domenica 2 settembre 2018

Lettera aperta a Massimo Fini su Al Sisi, ISIS e Regeni



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Caro Massimo Fini, da un giornalista esperto e libero come Lei mi sarei aspettato una maggiore circospezione nei giudizi su Al Sisi, Fratelli Musulmani e Regeni e una minore adesione alla vulgata propagandistica del colonialismo occidentale (Il "Fatto Quotidiano, "Il cielo poco stellato dei 5 Stelle tra Al Sisi e la guerra afghana", 1 settembre 2018).

Non dovrebbe esserle sfuggito che i FM, creatura partorita dagli inglesi nel 1924 contro il nascente risveglio panarabo, sono da sempre al servizio del recupero del controllo anglosassone sul mondo arabo, che Morsi, eletto appena dal 17% dei cittadini, è stato cacciato da una rivolta popolare di cui si sono fatti carico i militari, ma sostenuta da 20 milioni di firme, tra l’altro per la sua repressione sanguinosa dei copti e delle lotte operaie, per il suo integralismo religioso con l'imposizione della Sharìa a una nazione storicamente laica e per la sua fornitura di volontari al jihadismo anti-siriano. 

Se in Egitto vige un forte controllo sulla popolazione, non certo nei termini da Lei acriticamente sussunti dalla disinformazione occidentale (tenga presente le grottesche – e poi smentite - bufale di organi del Dipartimento di Stato come Amnesty o HRW su Iraq, Libia, Siria), dovrebbe anche dirsi che il paese è sottoposto a una feroce guerra terroristica dell’Isis che non distingue tra civili, poliziotti, soldati e alti funzionari dello Stato e che è il braccio armato dei FM. 

Dal suo articolo esplode una contraddizione sbalorditiva. L’Isis le va bene se massacra egiziani per conto dei suoi mandanti occidentali e del Golfo, e le va male quando sabota il sacrosanto sforzo di liberazione dei Taliban da questi stessi mandanti. 

Quanto a Regeni, ne andrei a vedere il curriculum, tutto segnato dalla formazione di quadri dell’Intelligence negli Usa, da collaborazione con gli spioni John Negroponte (Squadroni della Morte in Centroamerica e Iraq) e McColl (MI6) in “Oxford Analytica”, probabilmente soppresso dai suoi stessi datori di lavoro una volta bruciato dal video in cui offriva 10.000 dollari al sindacalista purchè gli fornisse un “progetto”, ovviamente eversivo. Bruciato ma ancora da utilizzare da morto.
Non le provoca il minimo sospetto la circostanza che venisse tolto di mezzo nel momento in cui Roma e il Cairo concludevano grandi affari petroliferi a spese di altre potenze occidentali e serviva un cadavere tra i piedi di Al Sisi?  

Affermare poi che i servizi segreti egiziani, eredi di Nasser e Mubaraq, temuti in tutto il Medioriente, non siano capaci di far sparire un cadavere torturato,"come fa bene la mafia", fa davvero torto alla sua rispettabile storia professionale. Il cadavere di Regeni, con terrificanti segni di tortura, andava trovato, visto, mostrato al mondo e utilizzato per togliere dalla scena politica e petrolifera egiziana un concorrente robusto come l'Italia dell'ENI. 

Oltrechè per additare alla riprovazione universale un governante laico, sostenitore del generale Haftar in Libia (esponente dell’unico parlamento e unico governo eletti dai libici) e dalle intollerabili aperture verso la Russia di Putin.

Con stima,


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Giornalista, inviato di guerra, già BBC, RAI-TG3 e di molte testate italiane e internazionali.

1 commento:

  1. Corrispondenza intercorsa - Scrive Fulvio Grimaldi a integrazione dell'articolo:

    "Scopro con piacere che il Fatto Quotidiano di oggi, 6 settembre 2018, ha avuto la correttezza deontologica di pubblicare la mia lunga risposta a un articolo di Massimo Fini sul tema di Als Sisi, migranti, Fratelli Musulmani, Regeni, Isis, che ho diffuso a suo tempo a tutti i miei contatti e che potete ritrovare sia nel blog, sia su Facebook (se non ancora rimosso).
    Grida al cielo il conflitto, da un lato, tra l’arte demistificatoria delle manipolazioni, falsità, servi encomii e codardi oltraggi, praticati da giornaloni e televisionone di regime in favore dei propri editori di riferimento, che va riconosciuta al direttore Marco Travaglio, e, sull’altro versante, la sua complicità con un trattamento della politica estera nel FQ che dei difetti, peccati, vergogne, menzogne, superficialità, da Travaglio attribuiti agli altri, rappresenta la più turpe convalida e ripetizione. Tanto più apprezzo la disponibilità a pubblicare una forte, ma documentata, critica a una delle firme che il giornale considera tra le sue più prestigiose.

    Nella mia lettera avevo riconosciuto a Fini esperienza e libertà. Non gli nego la seconda, non avendo elementi per farlo e riconoscendo però la sua direzione spesso ostinata e contraria nei confronti dei colleghi che si occupano di questioni internazionali. Mi vengono invece fondati dubbi sulla prima, l’esperienza, dato che ciò che si può dare davvero per storicamente dimostrato – i Fratelli Musulmani fondati dai britannici negli anni ’20 del secolo scorso e carta di ricambio colonialista contro la risorgenza araba, e l’Isis dimostrato ricettore di guida, finanziamento, armamento e obiettivi delle potenze occidentali, del Golfo e della Turchia per liquidare Stati arabi sovrani – al giornalista Massimo Fini risultano “espressione di una mentalità complottista”. Peccato che un giornalista di lungo corso come il nostro abbia dovuto ricorrere allo stereotipo più logoro di tutti coloro che devono coprire malefatte di cospiratori. Quelle sì.

    Ecco la replica di Massimo Fini alla mia risposta:
    “Che i Fratelli Musulmani siano al servizio degli inglesi mi pare espressione di una mentalità complottista che ho sempre rifiutato. E che l’Isis sia al soldo dell’Occidente mi pare far parte della stessa mentalità”.

    Osservo che è già molto che Fini non abbia avuto nulla da ridire a proposito della mia descrizione dei trascorsi e del ruolo di Giulio Regeni. Che qui si stia aprendo finalmente uno spiraglio di sconcerto e dubbio sulle tante panzane raccontate dai martirologi di occidentali a prescindere, giustizieri di professione degli arabi quando non obbediscono?"

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