mercoledì 27 febbraio 2019

Dall'Europa al Venezuela... Un mondo globalizzato dalla finanza




Convegno, 6 marzo 2019, dalle ore 19, Teatro Le Sedie in via Veientana Vetere, 51 Labaro - Roma


"Dall'Europa al Venezuela, siamo tenuti sotto scacco..."
Per capire meglio come funziona 'il gioco' che condiziona la vita di tutti i cittadini in Italia, in Venezuela ... in tutto il mondo incontreremo i giornalisti Tiziana Alterio e Franco Fracassi che hanno analizzato la realtà attuale in numerose pubblicazioni.


Risultati immagini per Tiziana Alterio e Franco Fracassi

Nota aggiunta:

Ottimo evento da parte di giornalisti che da tempo si battono per le nostre cause, contro il finanzcapitalismo nelle sue espressioni UE e mondiali.
Saluto che, a seguito di altre prese di posizione corrette, come sulla Grecia depredata, ora venga presa questa iniziativa, a cui invito di aderire.
Se poi ci sono differenze tra alcuni di noi e i due autori, che facciamo, li bruciamo vivi se su Venezuela, Grecia e UE dicono cose giuste? Piuttosto facciamoci un esame di coscienza su quanto s’è fatto noi. Meno male che tra i 5 stelle, come so che ci sono, ci siano voci come queste. Congratuliamoci.
Io faccio lo stesso mestiere dei due relatori e mi occupo del Venezuela nei miei articoli. 

Fulvio Grimaldi



Qualche esempio di cosa la Francia di Macron - e dei suoi degni predecessori - infligge all'Africa.

"La Francia in nero" di Silvestro Montanaro (2012)

Sankara - "... e quel giorno uccisero la felicita' "

martedì 26 febbraio 2019

Julian Assange? Deve morire...


Risultati immagini per Julian Assange

...Del resto non è la FNSI, assieme all’Ordine dei Giornalisti, quella che, diversamente dai sindacati giornalistici di mezzo mondo (non Nato), non ha mai speso una sola parola in difesa della condanna a morte strisciante praticata nei confronti di Julian Assange. 


Il fondatore di Wikileaks che ha rivelato al mondo, con documenti ufficiali, più crimini commessi dagli Usa assieme agli alleati di qualsiasi gola profonda della Storia, da 7 anni è chiuso nell’ambasciata dell’Ecuador dove gli aveva assicurato asilo l’ex-presidente Correa e in cui ora è privato di qualsiasi contatto con l’esterno, anche elettronico, dal nuovo presidente Moreno. 

Simbolo e martire della libertà di stampa, è a rischio di condanna a morte se estradato negli Usa, ma dal “manifesto” è stato vilipeso come “stella appannata”. Giudizio che alla FNSI basta per starne alla larga. Deontologia ed etica.

La tv, invece…

Fulvio Grimaldi


Risultati immagini per fulvio grimaldi
www.fulviogrimaldicontroblog.info

domenica 24 febbraio 2019

Marinella Correggia: "Momenti di vita e voci da Caracas ..."


Davanti ai tamburi di guerra, a Caracas la vita si svolge normalmente, non si respira affatto aria di guerra, ma il popolo bolivariano è mobilitato in permanenza. Del resto due milioni di persone si sono “arruolate” nella milizia bolivariana, pronte a difendere il paese….


La manifestazione chilometrica del 23 febbraio 2019: Maduro è proprio solo?!
Un mare di magliette e berretti rossi. Giovani di...tutte le età hanno sfilato in una manifestazione chilometrica sotto il sole; a percorrerla tutta dal fondo alla cima, ci si rendeva conto della pacifica allegra fermezza del popolo bolivariano. Invincibile, probabilmente. «Ecco il popolo di Chavez, che non è morto ma è diventato milioni» diceva una donna, mentre un attivista con gli occhiali truccati da occhi di Chavez reggeva un cartello «L’Onu fermi l’aggressione al Venezuela».

Maduro dal palco
In un lungo discorso dal palco, apparentemente senza particolari misure di sicurezza, il presidente Maduro, annunciando fra l’altro la rottura delle relazioni diplomatiche con la Colombia, ha detto fra l’altro: «Contro tutto questo odio, vogliamo la pace, ma con l’indipendenza»; «Trump vuole usare l’aiuto umanitario per invaderci? Siamo noi a difendere il diritto internazionale che vieta l’ingerenza, e i diritti umani»; «Sì c’è crisi, ma abbiamo forse ridotto le misiones sociali, abbiamo forse tolto le pensioni, eliminato i sussidi alimentari?»; «Che succederebbe se la marionetta Guaidò e i suoi arrivassero a governare qui? Lo immaginate?».


Ramon, spagnolo, argomenta intorno all’odio
Roman partecipa all’Assemblea dei popoli. Durante la manifestazione, argomenta così: «L’odio contro i poveri, qui in Venezuela, mi ricorda quello che mi raccontavano i miei nonni della Spagna durante la guerra civile: la Repubblica introdusse una serie di diritti per tutta la popolazione: scuola, voto, sindacati, e le classi superiori svilupparono un grande odio contro questi poveri che, organizzati dai sindacati iniziano a ottenere diritti che a classe media vive come una certa perdita del suo potere nella società. Succede anche qui in Venezuela in questi anni; l’odio non viene nemmeno dai capitalisti più potenti, quelli sono a Miami, ma è la classe media stessa». «Quando Chavez arriva alla presidenza, per la prima volta nella storia del Venezuela dà carte di identità, quindi un’identità, a otto milioni di persone che non l’avevano, non potevano avere un conto in banca, non potevano votare, non avevano alcun diritto di sussidio statale. Lo Stato negli anni Cinquanta e Sessanta aveva introdotto l’università gratuita, ma solo la classe media andava all’università, il popolo no. Con Chavez, hanno dovuto dividere anche le classi scolastiche con il popolo. Non gli è piaciuto.».

Solidarietà internazionale
Sta partendo la brigata di giovani Che Guevara, centinaia di presenza da 40 paesi che hanno visitato realtà di resilienza a Caracas e non solo, per una settimana. Oggi 23 inizia l’Assemblea dei popoli, con partecipanti da molti paesi. Si svolge all’hotel Alba. Totale mancanza di controlli (alle borse e simili). Come fanno a proteggersi?


Centro cultural La Estafeta
Il centro culturale La Estafeta (La staffetta) si chiama così in onore delle staffette che durante gli anni 1960 e 1970 lavoravano con i movimenti clandestini. E’ stato proiettato il video “Tutto sarà dimenticato?”, sulle guerre di aggressione dal 1991 a oggi. La Estafeta ha ottenuto i locali dall’amministrazione pubblica. Si svolgono attività, anche per i bambini, c’è il bar e il negozietto dove si vendono prodotti venezuelani (abiti, quaderni), ma l’ottima mooncup è importata dalla Colombia. «Dovremmo farla qui in Venezuela, accidenti!» dice Yekuana, che a 25 anni è stata viceministro per la donna.


Cuba in Venezuela
Cubano, Ernesto Wong Maestre dell’associazione Tricontinental informa che i suoi concittadini hanno raccolto tre milioni 600mila firme contro le minacce statunitensi al Venezuela, membro dell’alleanza Alba. Sono 40mila i cubani che lavorano qui, nel settore medico, educativo e agricolo; L’Avana fornisce anche medicine. E, per parlare di un paese vicino che non è certo amico (la Colombia gioca un po’ il ruolo della Turchia nella vicenda siriana), Wong sottolinea un fatto che si dimentica: «In Venezuela vivono, e ricevono gli stessi benefici pubblici dei venezuelani, quasi cinque milioni di colombiani. Il 10% delle case popolari è stato assegnato a loro.»

Eliana, incontrata nel bus
«Faremo di tutto per non finire come la Siria, come la Libia» dice Eliana mentre, scesa dall’enorme e affollatissimo – ma sempre gratuito – BusCaracas, si dirige alla metropolitana La Hoyada. Là si sono radunati donne e uomini con la camicia rossa chavista. Eliana riconosce e saluta, fra le magliette rosse, una delle fondatrici del Banco de desarrollo de la mujer, dove lei lavora. Nella metropolitana, il signor Andrade, famiglia di origine portoghese che coltiva patate a Mérida, nella zona andina spiega perché in questo periodo di emergenza il servizio è gratuito: «per aiutare un po’ la gente, in questa crisi». Sui mezzi pubblici, niente accaniti lettori di smartphone: lo hanno in pochi, ed esibirlo non va bene.

Il Clap
Per strada, bancarelle di frutta e generi alimentari a prezzi quasi europei. Non è lì che fanno acquisti le persone con un salario minimo di 18.000 bolivares: i pacchi alimentari mensili o bisettimanali forniti dal Clap, sistema pubblico che raggiunge 6 milioni di famiglie con la distribuzione affidata ai condomini, costano solo 500 bolivares, anche se non bastano a tutto.

Ecosocialismo o guerra
All’università bolivariana, l’agroecologo Miguel-Angel Núñez è relatore a una conferenza su «Ecosocialismo e guerre»: «Un altro modello di civiltà, come quello che con tanti errori e limiti siamo cercando di costruire, è l’antidoto alla guerra totale permanente. E non dobbiamo abbandonare questa idea neanche nell’emergenza, mentre contro il Venezuela è in corso una guerra ibrida».
(Segue)

Marinella Correggia


Immagine correlata


P.S. Ecco qua, non credo riuscirò a farlo tutti i giorni per varie ragioni, e anche perché devo cercare qualche corrispondenza a pagamento (anzi se avete idee sono benvenute!) per ammortizzare almeno in parte il costo dell'aereo e le spese sul posto, anche se grazie al mio amico Attilio ho una casa molto carina dove stare! Oggi è stata una giornata speciale!

sabato 23 febbraio 2019

Destra e sinistra a tutto servizio del Sistema Globale



Immagine correlata

Matteo Salvini è uno dei loro: Tav, Tap, trivelle, Guaidò, Netaniahu, Grandi Opere, prescrizione, discorsi a vanvera. E ha il grandissimo merito di mangiarsi, boccone dopo boccone, la più grande forza antisistema apparsa nel nostro paese dopo quella che era stata, o era sembrata, il PCI e poi il ’68.

Destra e sinistra sono termini desueti, più che altro perché il primo è stato privato di senso dai suoi portatori. Ma destra e sinistra continuano a dividersi la società, da quando si è formata. Si rendono conto che in quella che si definisce la parte dei padroni, appunto la destra, ci stanno proprio tutti? Tutti con l’UE, tutti atlantici, tutti con il neoliberismo, tutti a sparare cazzate su tutti i media, tutti però anche in agonia o catalessi: PD, FI, FdI, LEU, +Europa, il neopartito dei vescovi, più gli inani borbottoni nella sedicente sinistra delle pippe. 

Quella che non è riuscita nemmeno a mettere in piedi un flash mob in difesa del Venezuela. E allora come fanno a non capire che lo spazio aperto è dall’altra parte, chiamatela come volete, anche sinistra. E che lì si estendono praterie sconfinate? Del resto, è dal sole che le stelle hanno ricevuto la luce. Che tornino a brillare su un paese unito.
 Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info
Risultati immagini per Fulvio grimaldi


venerdì 22 febbraio 2019

VENEZUELA: LOS AVIONES USA SON LA AVANZADILLA DE LA GUERRA


L’Amministrazione Trump sta spedendo "aiuti umanitari" al confine venezuelano in Colombia, utilizzando aerei militari statunitensi per spingere Nicolas Maduro a rinunciare al potere. Circa 250 tonnellate di "forniture"  sono arrivate nella città di frontiera di Cucuta,  con la bandiera americana,  in attesa della consegna in Venezuela.



La perversión del calificativo "humanitario/a" se ha convertido ya en una práctica del país de los cuatreros, que vive a costa de las guerras y el sufrimiento de los pueblos. Pero   -matizan-    son guerras, son desestabilizaciones, son invasiones, son masacres HUMANITARIAS.   James Petras opina que "van a tratar de invadir el puente que separa Colombia de Venezuela,  porque quieren tener algún mártir, algún muerto, algún atacante que caiga herido o muerto, para decir que están lanzando ataque contra civiles que realizaban tareas humanitarias”
 
SUPUESTA AYUDA HUMANITARIA A VENEZUELA: “LOS AVIONES SON UN PRIMER PASO PARA LA INVASIÓN MILITAR”
El análisis de James Petras en CX36, 18 de febrero de 2018
La escalada contra Venezuela de parte de la oligarquía apoyada por EEUU “es una forma de intimidación para provocar una deserción en el Ejército venezolano. Es una prueba para ver hasta qué pueden provocar y recibir una respuesta desde el Ejército”, dijo el sociólogo norteamericano, profesor James Petras, en su habitual espacio de los lunes en CX36 (*). “Creo que van a tratar de invadir el puente que separa Colombia de Venezuela, quieren tener algún mártir, algún muerto, algún atacante que caiga herido o muerto, para decir que están lanzando ataque contra civiles que realizan tareas humanitarias”, precisó y recordó que “están organizando un festival y otras cosas de diversión para crear una imagen de inocencia, una imagen de que sólo buscan ayudar al pueblo. Pero atrás de Jonhy Guaidó, como lo llaman en Washington”, están “Pompeo, Bolton, Trump y los demás. No hay nada venezolano entre sus huestes”, indicó. Además dijo que lo que está pasando en Haití “es un crimen” de “un gobierno corrupto” y contrastó esa realidad con la venezolana. También habló de la grave situación en que se encuentra el pueblo estadounidense por no poder acceder a la atención en salud. Transcribimos la nota que puede volver a escuchar aquí:
Diego Martínez: Recibimos con muchísimo gusto a James Petras desde Nueva York.
Buen día, Petras.
James Petras: Es un placer conversar con vosotros en el calor, porque hay mucho frio y nieve aquí hoy.
DM: Acá tenemos una temperatura más que agradable.
Obviamente la atención está puesta en Venezuela, donde ahora Juan Guaidó se autonomina como coordinador de la oposición. ¿Cómo analizamos lo que ocurre en Venezuela?
JP: Es muy grave la situación porque Estados Unidos está enviando aviones de guerra a Colombia, con el pretexto que traen ayuda humanitaria. Pero esos aviones están siempre cargados con equipajes militares, entonces es posible que estén haciendo  las dos cosas: alguna comida, algunas galletas y también armas para los opositores, los terroristas que está utilizando para provocar algún incidente en la frontera; y utilizarlo como pretexto para mandar tropas. Los aviones son un primer paso para la invasión militar.
El otro asunto es que dentro de EEUU no hay ninguna gana de entrar en una guerra prolongada territorial. Están buscando la forma de utilizar la propaganda humanitaria que está engañando a alguna gente y después usar el incidente del bloqueo de la ayuda humanitaria para lanzar un ataque principalmente con los aviones.
María de los Ángeles Balparda: Hay una fecha que se maneja como clave que es el 23, Guaidó dice que la ayuda va a entrar si o si y que el hará lo necesario para que ingrese y pide un millón de voluntarios para entrar la supuesta ayuda. Esta semana parece de preparación, de escalada.
JP: Es posible. Pero por otro lado, es una forma de intimidación para provocar una deserción en el Ejército venezolano. Es una prueba para ver hasta qué pueden provocar y recibir una respuesta desde el Ejército.
Creo que van a tratar de invadir el puente que separa Colombia de Venezuela, quieren tener algún mártir, algún muerto, algún atacante que caiga herido o muerto, para decir que están lanzando ataque contra civiles que realizan tareas humanitarias. No creo que tengan ninguna chance de cruzar la frontera. Por otro lado, quieren un mártir, quieren acusar al gobierno de matar a los apoyantes de la ayuda humanitaria. Y están organizando un festival y otras cosas de diversión para crear una imagen de inocencia, una imagen de que sólo buscan ayudar al pueblo. Pero atrás de Jonhy Guaidó, como lo llaman en Washington, Juanito; prefieren ponerlo como cara del asunto. Y cada vez que lo escuchamos está consultando a Washington y tomando las direcciones de (Mike) Pompeo, (John) Bolton, (Donald) Trump y los demás. No hay nada venezolano entre sus huestes.
MAB: Trump hoy va a estar en Miami ¿tiene que ver con Venezuela?
JP: Está allá para tocar las pelotas.
Él quiere hacer el golf y la presidencia, pero cada vez está encontrando más oposición. Primero perdió el conflicto sobre el muro; segundo está problematizado por la declaración de un Estado de emergencia. Yo no creo que tenga una posición fuerte, está a la defensa en el Congreso; está bajando su opinión pública; y otra guerra, principalmente una guerra que no tenga resultado positivo en el corto plazo, no creo que se atreva a hacerla.
Entonces el asunto de Trump ahora es ver si con Guaidó puede tener algunos muertos. Es lo que buscan, muertos, heridos, sangre, y después podría ir al Congreso y decir que 'estamos frente a una ofensiva de personas y gobernantes terroristas'.
Ese es el escenario que están preparando actualmente. No una guerra inmediata, una guerra provocada por las mismas fuerzas de oposición podría tener algún impacto en la opinión pública norteamericana.
Hernán Salina: Miremos a Haití, donde hace más de una semana hay protestas masivas en las calles, muertos por la represión a bala limpia, manifestaciones que reclaman la caída del Presidente, que dijo hace pocos días que no piensa irse del poder. Y la comunidad internacional no mira lo que está pasando en Haití.
JP: Es una tragedia y un crimen.
La violación de los derechos de los haitianos es de hace mucho tiempo, cuando eligieron a un Presidente democráticamente -Bertrand Aristide- y enseguida lo raptaron, lo tumbaron, lo desplazaron del país y ahora, los títeres que ponen en el poder no tienen ninguna representatividad, trabajan para la oligarquía. La presencia norteamericana, la Fundación Clinton que supuestamente es de humanitarios, han robado millones de ayuda y han abandonado a todas las víctimas del terremoto y después la represión.
Los haitianos son muy combativos, muy comprometidos por la libertad y la comida, el techo; de hecho siguen sufriendo por las consecuencias del terremoto de hace muchos años, y buscan -porque no tienen nada que perder- seguir la lucha. Washington no va a aceptar ninguna concesión a los pueblos, no va a aceptar una nueva elección porque saben que van a perder.
Si contrastamos lo que pasa en Venezuela y en Haití,  en ambos lugares EEUU habla de democracia y las violaciones se multiplican en todos lados; un gobierno corrupto en Haití y un opositor en Venezuela con pretensiones bajo la tutela de Washington.
DM: Otro tema que queríamos conversar es el llamado a elecciones en España para el 28 de abril. ¿Cuál es el contexto político en España?
JP: El partido mal llamado Socialista del presidente (Pedro) Sánchez no tiene razón, tenía posibilidades de seguir en el poder y seguir negociando con los independentistas de Cataluña por lo menos liberándolos de un proceso judicial falso y falsificado. Pero en vez de eso, a último momento aceptó los dictámenes de los opositores, la ultraderecha del PP, de Vox, de Ciudadanos, que pretenden que sea algo más. y esta presión y la incapacidad de los socialistas de tomar una opción democrática, popular; tomaron posición con la derecha, en contra de los independentistas. Yo creo que va a perder; creo que los socialistas van a perder las elecciones porque no tienen ninguna oferta, no por los catalanes ni por el propio pueblo; hablan de tonterías en la primer declaración para las elecciones, nada serio, nada que toque los intereses populares. entonces va a caer entre las dos sillas: van a perder el apoyo de los nacionalistas y van a perder el apoyo de los sectores populares; por lo que va a bajar al 20% o menos en las elecciones. Sin apoyo catalán, sin apoyo popular, van a quedar en la oposición.
Lo peligroso es que la ultraderecha va a subir al poder y va a implementar políticas reaccionarias en lo económico, lo social y lo político. Vamos a entrar en una época de grandes conflictos en España, principalmente de todos los sectores que son afectados por la política económica de la derecha.
MAB: ¿Qué otros temas querés destacar en esta mañana?
JP: Una cosa interesante para la audiencia es que la principal causa por las bancarrotas en EEUU es por los altos costos de ayuda de salud. Hay más de 50 millones de norteamericanos que van a la bancarrota porque no pueden pagar los gastos médicos y hay muchas personas, más de 40 millones, que no tienen coberturas; otros tienen que decidir si pagan el alquiler o los gastos de salud. es el peor sistema médico del mundo, no tiene sistema de cobertura médica universal.
También debemos discutir lo que está pasando en Inglaterra con la división del Partido Laborista. Un grupo de siete chiflados de Israel decidieron dividir el Partido Laborista porque dicen que es antisemita porque critica a Israel y apoya los derechos de los palestinos. Encabezados por un personaje que se llama Luciana Berger, que es una fanática israelita que trata de dividir y debilitar a (Jeremy) Corbyn, el presidente del Partido Laborista. Pero yo creo que van a fracasar, no tienen ningún apoyo independiente, el dinero que reciben de Israel es insuficiente para decidir las elecciones. Y muchos militantes laboristas dicen 'que se vayan todos' y 'que se vayan a Israel' porque no tienen lugar en la política democrática laborista.
Finalmente, quiero tocar la situación sobre la política ecológica en EEUU donde hemos visto la desaparición de merluza y otros peces en la costa pacífica porque el agua se está calentando y los alimentos de los peces está desapareciendo, la oferta del mar está bajando.
El ecológico es uno de los problemas más graves, que se cruza con el económico y la alimentación sana para el pueblo.
MAB: Muy bien Petras, muchas gracias, hasta el lunes.
JP: Gracias, hasta pronto.
(*) El sociólogo estadounidense, profesor James Petras, analiza semanalmente la realidad internacional en exclusiva en español por CX36 Radio Centenario. Usted puede escuchar este análisis en vivo, los lunes a las 11:30 horas (local) por el 1250 AM del Dial uruguayo y por www.radio36.com.uy ya que la emisora transmite las 24 horas.

giovedì 21 febbraio 2019

Venezuela. La democrazia è solida" - Le menzogne mediatiche non prevarranno...


Risultati immagini per Venezuela manifestazioni pro Maduro
In Venezuela siamo nel bel pieno di una guerra di quinta generazione (G5G), in cui viene verificato l’assassinio della verità e il tentativo di sostituirla con una realtà virtuale che serve a minare, spezzare i popoli, assassinare idee laddove armi e strumenti vecchi non sono più utili. “La verità è la prima vittima della guerra”, disse Esquilo, 2500 anni fa. La realtà virtuale manipolata in tutto il mondo dai media egemonici e dalle reti digitali, vuole mostrare un Venezuela in guerra civile, ma dove le due marce di domenica 10 (chavista ed opposizione) confermano l’esistenza di una democrazia solida. Non è stato registrato un singolo incidente. E anche questo fu reso invisibile dal terrorismo dei media. 
Il termine Guerra di quarta generazione viene utilizzato dagli strateghi statunitensi per definire l’ultima fase della guerra nell’era della tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni globali. Gli eserciti non sono più necessari per imporre piani politici, economici o sociali: i soldati di questa guerra non sono militari, ma esperti di comunicazione in rivolta e contro-insurrezione che sostituiscono le operazioni militari con quelle psicologiche. Nella G5G (chiamata anche guerra senza limiti), introdotta dal 2009 come concetto strategico operativo negli interventi USA-NATO, non importa vincere o perdere, ma demolire la forza intellettuale del nemico, costringendolo a cercare un compromesso, usando qualsiasi mezzo, anche senza l’uso di armi. È una manipolazione diretta dell’essere umano attraverso la sua parte neurologica (onde biaurali e componenti di cristalli di magnetite del cervello e metodi sulle loro possibili manipolazioni). (1) E i mass media e i social network sono parte integrante dello schema di tale guerra, per generare destabilizzazione nella popolazione attraverso operazioni di carattere psicologico prolungate; cercano d’influenzare la psiche collettiva, razionalità ed emotività, oltre a contribuire all’usura politica e della capacità di resistere. E ci sono meccanismi scientifici di controllo totale non solo attraverso la manipolazione massiccia di mass media e informazioni concentrate, ma anche dei sistemi finanziari come Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, migliaia di fondazioni e organizzazioni non governative.
Non sono più solo gli Stati-nazione ad andare in guerra, ma rispondono agli interessi delle grandi multinazionali, dei cartelli finanziari, della lobby del petrolio, dei media e dell’emisfero comunicativo nelle mani di cinque megacompagnie che controllano biga data e l’intelligenza artificiale, le società del complesso militare-industriale di Stati Uniti ed Europa. È l’1% del mondo che vuole controllare, sicuramente, il restante 99%, Il concetto di dominio a spettro completo significa l’applicazione simultanea e permanente di vari meccanismi che tendono a confondere e a produrre risultati combinati con un bombardamento permanente, simultaneo, continuo su tutti i fronti, che non lascia tempo di reagire (o prendere fiato), dove i media transnazionali cartellizzati e la manipolazione dei cosiddetti social network svolgono un ruolo predominante.
WSJ: il fallito piano Trump-Guaidó
“Molti sostenitori dell’opposizione venezuelana e loro sponsor statunitensi pensavano che il governo del Presidente Nicolás Maduro sarebbe collassato rapidamente dopo che Washington appoggiava un piano destinato a indebolirne il supporto militare e istigarne la dipartita”, riferiva l’influente giornale statunitense The Wall Street. Journal. I giornalisti David Luhnow e Juan Forero affermarono sul WSJ che vi erano aspre critiche nei confronti di chi “spacciò” il piano con la promessa che sarebbe stata un’operazione di 24 ore e che tre settimane dopo l’auto-proclamazione di Juan Guaid, la normalità avrebbe regnato in Venezuela. “Chi l’ideò a Caracas e lo vendette qui (a Washington), lo fecero con la promessa che se Guaidó avesse fatto un passo e (i Paesi del Sud America) e gli Stati Uniti gli fossero andati dietro, i militari si sarebbero ribellati. e Maduro se ne sarebbe andato”, aveva detto un alto funzionario degli Stati Uniti, citato dal WSJ. Il giornale sosteneva che più Maduro rimane al potere, maggiore è la probabilità di un lungo stallo. “(Questa situazione) aumenterà i rischi per l’immagine di Trump di uno scontro violento e crisi regionale mentre le nuove sanzioni economiche degli Stati Uniti aggravano il collasso economico del Paese”. Poi, il giornale sosteneva che vi erano gravi rischi per l’opposizione venezuelana nel tentativo di portare “aiuti umanitari” in Venezuela, ricordando che le agenzie internazionali, come la Croce Rossa, indicavano che non possono distribuirli perché sarebbe considerato schieramento nella situazione politica in Venezuela. Nel frattempo, il quotidiano londinese Financial Times pubblicava il 18 febbraio un articolo che affermava che “Juan Guaidó vuole stabilire legami diplomatici coi più potenti alleati di Nicolás Maduro”, Cina e Russia. Distrazione, scommessa?
Trump continua a provocare
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, all’Università internazionale di Miami, reiterava le sue minacce ai componenti delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB): “Oggi ho un messaggio per tutti i funzionari che permettono di mantenere (il Presidente della Repubblica Nicolas) Maduro in carica. Gli occhi del mondo sono su di voi. Possono scegliere tra accettare la generosa offerta di amnistia del presidente Guaidó e vivere in pace con le famiglie e i compatrioti, oppure possono scegliere la secondo via: continuare a sostenere Maduro. Se scegliete questa strada non troverete rifugio, non ci sarà una facile via d’uscita. Perderanno tutto”, minacciava. Trump espresse ignoranza e mancanza di rispetto per le relazioni internazionali che il Venezuela mantiene con altri Paesi del continente: “Il successo della transizione pacifica alla democrazia in Venezuela contribuirà a promuovere la democrazia in Nicaragua e Cuba (…) Abbiamo creato la strada per il primo emisfero completamente democratico nella storia dell’umanità”, aveva detto. E continuando la provocazione, rese omaggio al terrorista Oscar Pérez, responsabile dell’attacco alla sede della Corte Suprema di Giustizia e del Ministero per le Relazioni Interne, Giustizia e Pace, a Caracas, nel giugno 2017, e riconobbe il lavoro svolto da David Smolansky, sindaco latitante di El Hatillo, Stato di Miranda. Sono gli “eroi” necessari per giustificare la sua “epopea”. L’ex-Vicepresidente venezuelano Jose Vicente Rangel ricorda che tutte le azioni di Trump e della sua squadra, nelle situazioni rese tese (gestione dei rapporti con Unione Europea, Russia e Cina, Turchia, Nazioni del Medio Oriente, Afghanistan, Paesi africani), sono caratterizzati da goffaggine. L’oltraggio ne è la caratteristica. La pretesa di imporre dittature che favoriscono solo il governo nordamericano, moltiplicano reazioni avverse isolandolo. Rangel indica che l’errore peggiore commesso dal presidente Trump e dal suo ineffabile team di consulenti e collaboratori è il trattamento del caso venezuelano. Ora, la politica di Trump, eseguita dai suoi ineffabili consiglieri, “prude e si amplia”. Tutte le sue azioni sono un disastro: ignorare un presidente eletto (Maduro) e riconoscerne uno spurio (Guaidó); tentativi frustrati di dividere le Forze Armate Nazionali Bolivariane; l’aiuto umanitario; gli annunci sistematici di un colpo di Stato militare od invasione del territorio venezuelano, fatti da Trump e cantata dai suoi consiglieri. Deliberatamente, o no, Trump e la sua squadra ineffabile hanno istigato un situazione a livello regionale, locale, universale con tutte le terribili conseguenze che possono derivare da tale goffaggine.
L’Europa si stacca da Trump?
L’Unione Europea (UE) avvertiva questa settimana sul pericolo di un’escalation militare in Venezuela, due giorni prima dell’arrivo di una missione del gruppo di contatto che spinge verso l’uscita dalla crisi con le elezioni presidenziali. “Escludiamo categoricamente qualsiasi sostegno da parte dell’UE o qualsiasi accettazione di un’escalation militare in Venezuela”, avvertiva il capo della diplomazia europea Federica Mogherini a Bruxelles. Il ministro spagnolo Josep Borrell era più chiaro, assicurando di non condividere la visione del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence. “La nostra posizione è ancora cercare una soluzione che eviti l’uso della forza (…) Non siamo per un intervento militare”, aveva detto. Gli Stati Uniti schieravano un Aircraft Carrier Attack Group (CSG) nell’Oceano Atlantico e al largo delle coste della Florida, tra cui un incrociatore, quattro cacciatorpediniere, una portaerei nucleare classe Nimitz e il più avanzato cacciabombardiere dell’arsenale statunitense. “Evitare l’escalation militare”, ribadiva il ministro degli Esteri della Spagna Josep Borrell, che affermava di sentirsi “preoccupato” dalle informazioni sullo schieramento militare degli Stati Uniti al confine tra Colombia e Venezuela. La missione viaggerà in Venezuela prima della data fissata da Juan Guaidó, autoproclamato presidente ad interim riconosciuto da circa 40 paesi (su un totale di 193), per gli aiuti umanitari inviati dagli Stati Uniti nel Paese, il 23 febbraio. “L’aiuto umanitario deve arrivare ed essere distribuito secondo i principi che lo governano: neutralità, indipendenza, imparzialità e umanità”, aveva detto Borrell, esprimendo paura per un eventuale deterioramento della situazione. L’UE dà priorità al lavoro con le ONG sul campo e tutti sappiamo che si tratta di un grande business, come quello istituito ad Haiti per garantire che gli aiuti non possano mai raggiungere gli haitiani.
Il costo economico e la moratoria sul debito
L’economista Simón Andrés Zúñiga sostiene che blocco e pirateria dei fondi costringono a una moratoria sul debito estero e presentava una serie di misure supplementari che il governo dovrebbe prendere, indicando il sostegno della produzione nazionale e il riordino dell’istituzione dello Stato.(2) Blocco e sequestro dei beni generati, genera e genererà maggiore contrazione dei guadagni in valuta estera, pertanto è necessario dare priorità alle scarse risorse e concentrare gli sforzi su produzione, acquisizione, distribuzione e conservazione di alimenti e farmaci, sottolineava. La moratoria non è solo un segnale politico difensivo, è uno strumento per liberare e allocare risorse in valuta estera utilizzate per pagare il debito estero e soddisfare i bisogni del popolo nella congiuntura attuale, dice Zúnhiga, che ricorda che la politica del “buon pagatore” del debito estero finora utilizzata dal governo non è più giustificata. “Blocco e pirateria dei beni nazionali ci obbligano a mettere le persone davanti al pagamento del debito estero”, sottolinea in una serie di note di ampia risonanza. Da parte sua, l’economista Pasqualina Curcio notava che l’impatto delle misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti ammonta a 34 miliardi di dollari di perdite. Comprende la cancellazione unilaterale dei conti bancari, l’aumento dei prestiti internazionali dovuti alla manipolazione del rischio finanziario del Paese, ostacoli alle organizzazioni multilaterali, blocco delle attività finanziarie, caso Citgo, aumento del costo delle operazioni di trasporto e triangolazione per l’acquisizione di merci. Aggiunge che a questo bisogna aggiungere 95 miliardi di dollari di perdite dovute al calo della produzione dal 2016 al 2018, a seguito dell’attacco alla valuta. La manipolazione per oltre il 3500000000% del bolivar spiega il 40% della diminuzione del PIL. Questi 129 miliardi di dollari di perdite causate dalle azioni criminali degli Stati Uniti equivalgono alla produzione di un anno intero, o 30 anni di cibo e medicine, o 10 anni di cure ospedaliere e ambulatoriali, o 6 anni di importazione di forniture di beni di produzione e di consumo finali, o debito estero da pagare in 20 anni.
Álvaro Verzi Rangel * -  CLAE
Risultati immagini per Venezuela manifestazioni pro Maduro

Note:
1- Concetti ampiamente esposti e analizzati in “L’omicidio della verità”, di Aram Aharonian, Editions Ciccus e altre pubblicazioni dell’autore
2- Vedi CLEA
* Sociologo venezuelano, Co-direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione e la democrazia e Centro latinoamericano per l’analisi strategica (CLAE)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

mercoledì 20 febbraio 2019

TAV sconosciuta - La ferrovia più "finanziata" del mondo!


Risultati immagini per TAV  sconosciuta

In Italia il tratto Torino-Lione è in mano a un mega consorzio di note mega aziende: FIAT, Impregilo, Gruppo Gavio, Gruppo Marcegaglia, Gruppo Benetton autostrade, Fincantieri, Gruppo della Valle, Cooperativa Cmc legata al Pd, Rocksoil, l’immobiliare lombarda di Ligresti...  in sostanza c’è tutto il vertice di Confindustria, compresi piccoli industriali dell’Api di Torino.

E ci sono tutti i partiti, Lega compresa, che pure inizialmente era contraria al progetto (Borghezio negli anni 90 faceva i comizi in val di Susa sparando contro). Belusconi  le ha fatto cambiare idea con l’adesione alla coalizione di centrodestra.


L’azienda più interessante, però, è l’LTF (Lyon-Turin Ferroviaire), la società madre responsabile della realizzazione dell’opera. Paolo Comastri, direttore generale di Ltf, nel 2011 è stato condannato in primo grado a otto mesi per turbativa d’asta, la metà di quanto chiesto dal pm; oggetto: la gara per la direzione dei lavori per il tunnel esplorativo della Torino-Lione. L’avvocato difensore di Comastri era Paola Severino, ministro della Giustizia del Governo Monti. L’appello a quanto pare non si è mai fatto.

Si comprende così l’enorme pressione mediatica degli interessi in gioco, lo sfacciato coacervo di lucro e politica, nonché la vera e propria disinformazione di regime che punta soprattutto a liquidare i 5 stelle dal governo, gli unici che resistano davvero a un simile comitato d’affari costruito su una grande, miliardaria opera senza utilità.

D’altra parte, se è fallita la linea av che collega le due maggiori città turistiche del continente, la Parigi-Barcellona, e in particolare il tratto Perpignan-Barcellona, le due maggiori città catalane, indebitando sino al fallimento le due maggiori aziende di costruzione francese e spagnola, è plausibile che possa funzionare la Torino-Lione?


Roberto Schena - Infosannio

Immagine correlata

lunedì 18 febbraio 2019

Da Varsavia a Sochi... e le guerre americane



Risultati immagini per Da Varsavia a Sochi

Risultati immagini per Da Varsavia a Sochi

Se forse qualcuno a Washington si pone il problema che oltre ai conflitti minori, suscettibili alla peggio di causare diverticoli, due bocconi insieme. come Venezuela e Iran, possano anche strozzarti, non è questione che pare turbare Netaniahu. E’ l’unico da quelle parti che tiene l’indice sul bottone di 200-400 bombe atomiche. E ora che, intorno a questo arsenale ha fatto inginocchiare anche Arabia Saudita, Emirati, Kuweit, Bahrein, Oman, con i palestinesi accalappiati dal piano di pace Trump-Kushner che li riempierà di dollari in cambio della resa, tiene anche le spalle coperte.

Delle riluttanze europee, di cui a Varsavia non si sono visti né quelle del Sacro Romano Impero, e nemmeno delle loro periferiche marche, né Usa, né Israele terranno alcun conto. L’esercito comune franco-tedesco e la relativa industria delle armi sono di là da venire. Come parrebbe di là da venire la fiera risposta alle sanzioni Usa contro l’Iran, che l’UE aveva detto di voler dribblare

La stampa nostrana parla di flop a Varsavia.Ne dubito, forse è un esorcismo di fronte alla prospettiva di una conflagrazione generale. Intanto sta in piedi, ed è nucleare, la Nato-arabo-israeliana. Di nulla di fatto si parla anche dell’altro vertice, a Sochi, con Putin, Rouhani ed Erdogan. tenuto quasi in contemporanea, che vedeva riuniti per la quarta volta i tre brutti e cattivi, compreso quello preso di mira a Varsavia. Sotto le apparenze di concordia e serenità tra i tre protagonisti-concorrenti del conflitto siriano, si sono confermate le differenze tra Iran e Russia, in particolare sull’atteggiamento da tenere verso la sempre più impunita aggressività israeliana. E non si è fatto neanche un passo avanti sulla questione di Idlib, vasta provincia siriana di cui i turchi hanno fatta una ridotta jihadista, affidata ad Al Nusra, Isis e altre milizie, spesso in lotta tra loro, ma che insistono, contro ogni accordo russo-turco di demilitarizzazione, ad attaccare la provincia di Aleppo. Ne si è venuto a capo di cosa fare della regione di confine, ora in mano ai curdi , ma di cui Erdogan, d’accordo con Washington, vorrebbe fare in profondità la sua “zona di sicurezza”. Ovviamente senza curdi. E senza Damasco.

Intanto i curdi, sotto forma di Forze Democratiche Siriane, assediano Baghuz, l’ultima città in mano all’Isis, sul confine con l’Iraq, con copertura aerea Usa. Si tratta di territorio arabo siriano come quello di tutto il Nord Est, un terzo della Siria, occupato e pulito etnicamente dai curdi. Ai civili intrappolati a Baghuz e nei villaggi vicini, il governo siriano aveva fatto arrivare una colonna di soccorsi, da utilizzare anche per l’evacuazione. Ma i curdi l’hanno bloccata e rispedita indietro.


Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info

domenica 17 febbraio 2019

Negazionismo. Politeismo della libertà, monoteismo del dogma



Immagine correlata

Torniamo al fenomeno del negazionismo, anatema dei tempi che corrono. Non crimine in sé, ovviamente, dato che è una scienza inoppugnabile come la storiografia che lo giustifica. Ma crimine per colui che afferma, sostiene e impone il dogma, pensiero unico, in ciò facilitato dal pensiero unico globale partito qualche millennio fa dalla Palestina, lì poi ribadito e infine sussunto anche da altre fedi monoteiste. Colonna portante del capitalismo. Parliamo della catastrofe umana che ha posto fine alla civiltà greco-romana, quando alla molteplicità delle religioni e degli dei, tutti reciprocamente tollerati, anzi cooptati in un pluralismo che, anziché annullare le identità, le esaltava nel rispetto e nello scambio, senza livellare nulla in quello che oggi demenzialmente si auspica nel cosiddetto meticciato multiculturale. Alla filosofia sostituirono la teologica, all’ umano si impose il metafisico, al corpo di terra il divino del cielo, alla dialettica il dogma.


Risultati immagini per E i negazionisti? Già allora al rogo.

E i negazionisti? Già allora al rogo. Massacri inauditi per secoli. Per ora a negare qualcosa, i vaccini, le foibe, si viene seppelliti dal discredito. Ma anche solo ad avanzare il dubbio, connaturato alla storiografia e alla scienza, in molti paesi si rischia l’esclusione, il dimensionamento, il carcere, la morte civile. La storiografia, o è compatibile con chi dirige l’orchestra, o è cacofonia da sopprimere. La scienza, ontologicamente ricerca tra opzioni diverse, è diventata tavola della legge quando favorisce un sentire comune indotto da pubblicità e consensi comprati o imposti. E’ discutibile, opponibile, addirittura rigettabile quando non lo fa. Tipo quando delude e blocca i mazzettari e speculatori del TAV. O incide con le rivelazioni nel blocco mafie-Stato.

Fulvio Grimaldi


Risultati immagini per fulvio grimaldi
www.fulviogrimaldicontroblog.info

venerdì 15 febbraio 2019

"L’ancien journalisme" - Un saggio di Adriano Colafrancesco



Un paese umiliato per anni da un sistema politico corrotto e incapace che ha regalato agli italiani le più turpi vergogne – mafia capitale, conflitti di interesse, jobs act, ministre e ministri senza titoli, autostrade killer in mano a privati, priva(tizza)zioni-rapina di beni pubblici, camorristi e soubrettes in Parlamento, leggi ad personam, martiri di apparati deviati dello stato scesi a patti con la mafia, salvataggi costosissimi di banche di partito, truffe finanziarie sulla pelle dei correntisti, vittime di calamità naturali abbandonate in baracche dopo essere state sfruttate per  invereconde passerelle della politica, invasione senza controllo di centinaia di migliaia di migranti vittime di mercanti di carne umana – un paese offeso da un omertoso e partigiano sistema dell’informazione al soldo degli interessi di “prenditori e magnager”, finalmente ce l’ha fatta a trovare il vero  responsabile delle sue disgrazie: la nuova classe di governo gialloverde, colpevole di aver cercato di mettere un freno alla sua vergognosa, e inqualificabile deriva degli ultimi decenni.

Lo certifica su LaSetta, a trasmissioni unificate, il trio ForFloBer, la nuova avanguardia del telegiornalismo d’inchiesta, specializzato, e per questo costantemente impegnato, sul tema divisioni-tensioni di governo.

Un governo, a loro dire, diviso su tutto, che non si capisce come faccia ancora a stare in piedi, responsabile com’è di provvedimenti impopolari e degni di dittature del terzo mondo:

  • il Reddito di cittadinanza a favore di nullafacenti (che, ipocrita e contraddittoria considerazione di alcuni, sarebbe comunque non sufficiente per raggiungere tutti quelli che ne avrebbero realmente diritto),
  • la pensione a 62 anni per gli sfaticati che ne hanno lavorati appena 38, assicurando loro subito un gettito di 30mila euro per il TFR (fino ad oggi prudentemente concesso solo parzialmente e in due o più rate - secondo l’importo complessivo - a  partire dal secondo anno di pensionamento),
  • leggi Anticorruzione, riforma della prescrizione, daspo per i corrotti, agenti sotto copertura
  • leggi per la Sicurezza e controllo serio dell’immigrazione con stroncamento della gestione mafiosa dei centri di accoglienza,
  • leggi contro il precariato e per la dignità dei lavoratori

Un governo che osa pensare - dopo truffe inenarrabili, col coinvolgimento di imprenditori con le pezze al culo (rattoppi, ovviamente, con soldi pubblici) - a una seria ri-nazionalizzazione della compagnia di bandiera!.....un governo che ha addirittura l’ardire di abbattere drasticamente le misere prebende dei parlamentari, riducendo di questi persino il numero! …… ma dove vogliamo arrivare, dico io!!?? 

Risultati immagini per Adriano Colafrancesco

Come si permettono questi parvenu dell’ultima ora di rifiutare le brioches che gli abbiamo elargito finora al posto del pane?”.......che pena, che tristezza, che schifo e, soprattutto che puzzaimpudica!


Adriano Colafrancesco adrianocolafrancesco@gmail.com

Risultati immagini per Adriano Colafrancesco

giovedì 14 febbraio 2019

Geopolitica - Se Russia e Cina restano a metà del guado...


Risultati immagini per Russia e Cina

Perché Russia e Cina non possono intervenire in Venezuela mentre gli USA intervengono a migliaia di chilometri di distanza? La risposta è che le Forze Armate russe e cinesi sono state costruite per la difesa mentre quelle statunitensi sono esclusivamente configurate sulla proiezione di potenza, cioè sull'aggressione. 
Per via della loro geografia, storicamente gli USA non devono difendersi da nessuno (Messico al sud separato da deserti e Canada al nord separato da steppe solitamente gelate). 

L'unica loro preoccupazione in origine è stata la difesa (dal temuto Impero Britannico) delle vie d'accesso al Midwest, cioè le coste dove sfociano il Missisipi e il Missouri. E questo è significato il controllo dei mari antistanti. Una riedizione di quello che avevano fatto gli Inglesi i quali privi di nemici di terra dovettero solo sviluppare una marina militare-commerciale che finì per dominare il mondo.

Fine della storia antica. Quella moderna ci dice che la Russia ha una sola mezza portaerei, la Admiral Kuznetsov, di epoca sovietica, costruita dopo molte polemiche perché, per l'appunto, per la pura difesa serve a poco (infatti la costruirono solo per una questione di prestigio).

Se in Siria i Russi possono intervenire anche dal Mar Caspio, come si è visto, intervenire in Venezuela per la Russia sarebbe un disastro militare ed economico annunciato con tentativo di "regime change" dietro l'angolo. Analoghe considerazioni valgono per la Cina.
 
I sistemi S-400? Non è solo business, ma l'acquisto/vendita di questi sistemi d'arma hanno un valore geopolitico. Guarda il can can nella Nato che è stato scatenato dall'annuncio turco. E i mal di pancia che ha fatto venire all'Arabia Saudita l'annuncio del Qatar (e viceversa). Questi sistemi implicano un legame con la Russia, anche tecnico (software, hardware, firmware). 

Senza contare che non credo che la Russia sia così pazza da vendere armi che possono abbattere i suoi aerei. Quindi o c'è un inghippo tecnico oppure la Russia prevede che non saranno usati contro i suoi aerei. 

Non li ha forniti alla Siria? Ma qui si gioca sempre sul filo del rasoio di una guerra aperta con Israele. La Russia se la può permettere? No, anche non tenendo conto delle lobby occidental-sioniste a Mosca.

L'unica guerra aperta che oggi la Russia si potrebbe permettere è una guerra di difesa nazionale. Oppure una guerra nucleare, ma qui la mutua distruzione, ovvero una vittoria/sconfitta reciproca, è assicurata.
 
Infine, non esiste oggi al mondo l'internazionalismo proletario, in nessuna accezione concepibile. Esistono alleanze, non solidarietà. Tutte le Potenze pensano solo a come avvantaggiarsi/non essere distrutte dalla crisi sistemica, dal cambio storico di paradigma dei rapporti internazionali. Tutte le Potenze fanno politica estera sulla base di un solo concetto: "interesse".

E grazie al cielo a volte - sempre più spesso - l'interesse vuol dire ostacolare l'arbitrio dell'Impero statunitense. E grazie al cielo Russia e Cina vedono più in là del loro naso e pensano anche al medio termine e all'aiuto della generalessa Crisi Sistemica (che vuol dire crisi del Dollaro come moneta internazionale, eccetera). A volte questo vuol dire che fanno cose che sono difficili da valutare. Senza contare che i loro confini sono smisurati, mentre quelli degli USA a tutti gli effetti pratici non esistono, perché sono una sorta di mastodontica isola bagnata da due oceani strategici sia commercialmente che militarmente.
(P.)


Commento di F.G.: 
"Le distanze geografiche qui contano poco, come dimostrano gli Usa. E furono gli stessi russi a rammaricarsi di non essere stati pronti a reagire sulla Libia. Troppe attenuanti basate sull’assunto delle debolezze economiche. E quelle statunitensi allora?
Com’è che si è arrivati a una Russia totalmente circondata dalla Nato e non agli Usa con i russi a Cuba, in Venezuela, in Bolivia, in Nicaragua, ad Haiti?
E perché aspettare centinaia di incursioni israeliane, limitandosi a borbottare, prima di concedere il sistema S300 e neanche l’S400 che invece ricevono turchi e sauditi. Realpolitik? Mica un po’ miope, per caso?
Contare sull’approfondimento della “crisi sistemica” degli Usa è come contare su un buon vento che ci porti via il riscaldamento climatico.
Anche la comunicazione dei due colossi euroasiatici sull’enormità che si sta verificando in Venezuela e sugli abusi scandalosi di Trump e Israele non è all’altezza del pericolo.
Credo che varrebbe la pena coltivare qualche dubbio sulla sagacia e coerenza delle strategie sinorusse..."

Risultati immagini per Russia e Cina