venerdì 17 settembre 2021

NPCI: "Premere sul m5s affinchè abbandoni il sostegno al governissimo Draghi"


Il governo Draghi è il centro motore dell’attacco dei gruppi imperialisti italiani e stranieri contro le masse popolari italiane in tutti i campi: dallo smantellamento dell’apparato produttivo di beni (le centinaia di aziende in via di delocalizzazione o riduzione), alle discriminazioni tra generi, nazionalità e razze, alla repressione delle masse popolari (Green Pass in testa), alla gestione criminale della pandemia, all’ulteriore peggioramento dei servizi pubblici (sanità, istruzione, trasporti, manutenzione di infrastrutture e del territorio e gli altri), alla libertà di licenziare e sfrattare, alla devastazione dell’ambiente inestricabilmente connessa con la libertà d’iniziativa dei capitalisti e dei ricchi in generale, all’asservimento all’UE e alla NATO, alla partecipazione alle guerre che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti conduce in Asia e in Africa nonostante la sconfitta subita in Afghanistan e alle mille restrizioni con cui cerca di soffocare i governi dei paesi che non si sottomettono alle scorrerie, alle ruberie e alla corruzione dei capitalisti.

Bisogna rendere impossibile la vita al governo Draghi.

È nell’interesse delle masse popolari italiane ed è il maggiore aiuto concreto immediato che possiamo dare ai popoli di tutto il mondo.

Il governo Draghi ha molti punti deboli.

Il maggiore punto debole del governo Draghi è che la sua maggioranza parlamentare dipende dal gruppo parlamentare M5S.

La maggioranza parlamentare del governo Draghi non reggerebbe senza il gruppo parlamentare M5S.

Né PD né la Lega accetterebbero di stare ancora nella maggioranza parlamentare del governo Draghi senza il gruppo parlamentare M5S, in particolare in settimane in cui sono in ballo le elezioni amministrative.

Mettere in moto ogni genere di pressioni e operazioni per indurre il gruppo parlamentare M5S a uscire dalla maggioranza, a votare contro il governo Draghi!

Delegazione del (nuovo)PCI  - delegazione.npci@riseup.net




P.S. - Sostenere in ogni modo la manifestazione indetta dal Collettivo di Fabbrica GKN a Firenze per sabato 18 settembre e lo sciopero generale indetto dai sindacati di base per lunedì 11 ottobre 2021!

Sono le manifestazioni centrali delle mille iniziative contro il governo Draghi che le masse popolari sviluppano in tutto il paese.



giovedì 16 settembre 2021

La disubbidienza civile può essere una “opportunità”...?

 “Nessuno stato, nessuna chiesa, nessun interesse costituito ha mai voluto che tu conoscessi la forza del tuo spirito, perché una persona con una solida energia spirituale sarà inevitabilmente un ribelle.” (Osho)


Solitamente, per modestia ma soprattutto per un radicato rispetto che ho per le istituzioni, tendo a contenere, in un ambito di "politicamente corretto",  il mio disaccordo verso norme, leggi, disposizioni amministrative, ecc. che ritengo ledere i  diritti del cittadino, di chi vive in uno stato definito "democratico". Tale espressione di democrazia è contenuta nella Costituzione che in più punti stabilisce i diritti alla libertà. Tanto che veniamo definiti "cittadini" e non "sudditi".

La prima regola democratica è quella di consentire a tutti di poter esprimere il proprio pensiero ed io  ho sempre cercato di avvalermi di questo diritto. Non mi astengo dal dire ciò che penso, anche se il mio pensiero e le mie parole possono risultare fastidiose per qualcuno, o possono procurarmi noie burocratiche e di carattere sociale.  Negli ultimi due anni, in seguito alle contingenze sanitarie in cui ci siamo trovati, ho potuto sperimentare come la mia "libertà di pensiero e di parola" sia stata  causa -per me- di notevoli difficoltà espressive.

Non sto parlando semplicemente della censura mediatica o dell'oscuramento subito sui social o sui motori di ricerca. Infatti da anni ormai ho imparato come il "mettersi contro", opponendosi al sistema, venga retribuito con la cancellazione pubblica dell'opinione.

 Molti anni addietro, quando sembrava che la libertà d'espressione e l'indipendenza da ogni "opportunità di comodo"   fosse un "bene" da salvaguardare, vissi -come intellettuale, ecologista e opinionista politico e spirituale- un lungo periodo sulla cresta dell'onda.  Conservo ancora a Calcata, ove massimamente godei di un lungo tempo  di gloria mediatica, centinaia di copie di giornali, riviste e di emissioni di agenzie nazionali (ma anche internazionali) e menzioni  di apparizioni in tutte le reti televisive e radiofoniche.  Purtroppo a mano a mano che le mie "dichiarazioni" o battaglie  non collidevano con  gli interessi dei potenti o addirittura avevano causato debacle politiche  gravi, pian piano scomparii da ogni organo di comunicazione pubblico... fino al punto che -oggi- persino le mie  iniziative culturali più innocenti, pur di un certo livello,  vengono ignorate anche dai giornaletti di paese. Insomma ormai vengo "sopportato" da appena una manciata di "media" controcorrente 
 (gli ultimi coraggiosi della libertà espressiva)   o che non sanno ancora quanto siano "nocive" per il sistema (e per chi mi ospita) le mie idee bislacche.

Ad esempio qui a Treia, in provincia di Macerata, nella periferia delle Marche profonde, dove mi sono ritirato in esilio  per evitare il rogo, per ottenere una piccola "audience" spesso sono costretto a parlare per metafore, alludendo a storie  vere o inventate (che potrebbero comunque aprire spiragli di verità).  Come quelle, ad esempio, dell' "l'isola somarabile" o  della "la raccolta di fichi e di immondizie" o "la festa dell'acqua cotta", ecc...

Beh, per consentire una migliore comprensione della situazione in cui ci troviamo e dalla quale dobbiamo uscire, vorrei qui riportare alcuni pensieri sulla necessità della disobbedienza civile, espressi  dal filosofo ecologista  H. D. Thoreau.

"L'autore statunitense allineato, Paley,  sul "dovere di sottomissione al governo civile" riduce ogni obbligo all'opportunità  e si spinge sino a dire che finchè l'interesse della società lo richiede, vale a dire, finché il governo in carica non si può contrastare o cambiare senza pubblico disagio, è volontà di Dio (sic) che il governo in carica venga obbedito...".

Ma  questo Paley sembra non aver mai contemplato quei casi in cui non si applica la regola dell'opportunità, nei quali un popolo, così come un individuo, deve chiedere giustizia, costi quel che costi... altrimenti possiamo di nuovo assistere a giustificazioni, come quelle  portate dai criminali di guerra nazisti, che dichiararono al processo di Norimberga "mi sono limitato ad ubbidire agli ordini".

Tali persone che privilegiano solo "l'opportunità politica" non sono semplicemente degli ignavi, incapaci di discriminazione e di poca intelligenza comunitaria, ma dei veri e propri delinquenti che dovrebbero smettere di tenere la gente in schiavitù con la scusa dell'ordine pubblico e della decenza.  Una decenza degna di una "sudiciona di rango, sgualdrina vestita d'argento, con lo strascico levato in alto, e l'anima caduta nel fango" (Thomas Middleton).

Diceva ancora Thoreau: "Approvo con entusiasmo la massima 'Il governo migliore è quello che governa di meno' e gradirei vederla adottata più radicalmente e sistematicamente. Messa in pratica finisce per equivalere a un'altra di cui pure sono convinto: 'Il governo migliore è quello che non governa affatto' e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno”

Ed in previsione di ciò riporto un mio pensiero, una sorta di carta degli intenti della nostra "associazione fra  uomini" sulla necessità di precorrere i tempi che verranno.

E' giunto il momento di usare  discriminazione  verso alcune regole e  consuetudini della società in cui viviamo. Insomma  dobbiamo prenderci  la briga di cambiare il nostro atteggiamento, ribellandoci alle norme restrittive e meschine della politica corrente. Ecco perché  è giusto perseverare  nello scopo di far da rompighiaccio, aprendo  nuove  strade evolutive per la nostra comunità,  degli umani e dei viventi in generale.

Alcuni detrattori dicono che siamo sessantottini non pentiti, oppure che siamo inveterati illusi, poiché il nostro voler cambiare il mondo si risolve in un nulla di fatto... Sarà così... ma almeno stiamo cercando di farlo cominciando dal cambiare noi stessi, decidendo per noi stessi quei comportamenti necessari a creare una nuova civiltà ecologica e spirituale.

Ed allora ci definiamo “ribelli” e non “rivoluzionari” poiché il rivoluzionario appartiene ad una sfera terrena mentre il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario sente il bisogno di rivolgersi alla folla, muovendosi in ambiti politici e di governo, insomma ha bisogno di “potere”. Ed il potere quasi sempre corrompe (lo sappiamo bene) ed i rivoluzionari che lo hanno assunto ne sono stati corrotti. Il potere ha cambiato la loro mente mentre la società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.

Per questo il mondo ha bisogno di precursori ribelli e questo è un momento in cui se non vi saranno parecchi spiriti ribelli i nostri giorni sulla terra sono contati... 

Paolo D'Arpini



Cambiare lo stile di vita è necessario...




Siamo sempre di più sulla Terra e stiamo cambiando la nostra dieta alimentare ma dobbiamo anche affrontare i cambiamenti climatici e gli eventi meteo estremi, tutto questo richiede grande pragmatismo per raggiungere un nuovo equilibrio improntato alla sostenibilità, unica strada per uscire dall’attuale crisi.

Il 17 e il 18 settembre 2021, Firenze ospiterà il Vertice interministeriale G20 dei Ministri dell’agricoltura per parlare di agricoltura e temi ad essa connessi come gli impatti ambientali del settore agricolo, la circolarità economica e l'incidenza dei cambiamenti climatici nel mondo agricolo; argomenti  di primo piano non solo a livello nazionale ma anche internazionale.

La Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) stima che nel 2050 saremo in 10 miliardi sulla Terra e si pone la domanda di come sfamare in modo sostenibile un così alto numero di persone in un contesto già dominato da importanti crisi come quella dovuta ai cambiamenti climatici.

Si parla molto di transizione ecologica e digitale ma non dobbiamo dimenticarci che siamo difronte anche ad una transizione etica che si sostanzia nella domanda di fondo: come si alimenta l’umanità nel terzo millennio in una situazione in cui abbiamo accumulato un debito ecologico che dobbiamo recuperare nei prossimi anni?

La pandemia ha peggiorato la situazione soprattutto a livello internazionale, oggi ci sono più persone che hanno fame ed in molti paesi siamo di fronte ad una vera emergenza alimentare che si aggiunge a quella climatica che, a sua volta, incide sull’agricoltura e sulla produzione di cibo.

I temi del vertice interministeriale G20 sull’agricoltura investono importanti questioni nazionali ed internazionali ma interessano anche l’intera opinione pubblica, perché toccano molti aspetti della vita quotidiana: il rapporto tra il cibo sano e salute, la filiera corta, gli sprechi alimentari, il rapporto tra città e campagna, la rigenerazione urbana, l’innovazione, la ricerca scientifica, la circolarità economica e la sostenibilità in agricoltura nonché gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole.

La comunità scientifica, ma anche la classe politica e dirigente, a tutti i livelli, devono mostrarsi più decisi nell’affrontare i nuovi temi e le nuove sfide nel settore agricolo, in particolare la questione dell’agricoltura sostenibile e dell'economia circolare in agricoltura che punta a produrre meglio, consumando meno.

La transizione ecologica ha, tra i suoi pilastri, la transizione in agricoltura che richiede cambiamenti concreti e uno specifico investimento sulla caratterizzazione, sulla specificità di ogni sistema agricolo ed alimentare. Ogni specificità connota un territorio, conoscendola si può implementare innovazione e tecnologia per raggiungere la sostenibilità ambientale, sociale ed economica in quel territorio.

Per fortuna, c’è qualche buona notizia: l’agricoltura è in un quadro economico di ripresa e complessivamente il sistema agricolo è stato in grado di affrontare la crisi pandemica anche meglio di quanto prospettato sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Nutrire la popolazione mondiale, in crescita, è uno dei principali obiettivi, ma non meno importanti si mostrano le altre sfide: la riduzione dell’impatto ambientale generato dall’agricoltura e l’introduzione nel settore agricolo, in parte ancora molto conservatore, dell’innovazione tecnologica e scientifica per approdare alla sostenibilità ambientale ed economica del settore.

Dal punto di vista ambientale, uno dei problemi da affrontare è quello del cambiamento climatico, già presente, l’aumento della temperatura, infatti, crea grossi stress termici che incidono sulle colture agricole, già messi a dura prova dagli eventi meteo estremi.

Dall’altra si pone la questione di ridurre gli impatti che questo settore determina sul Pianeta, con le emissioni climalteranti (prevalentemente metano), che si stima siano attribuibili, per un quarto, all’agricoltura, in particolare agli allevamenti.

L’agricoltura, come ogni altro settore, incide sulla qualità dell’aria ma può anche essere parte della soluzione, acquisendo un ruolo maggiore nel sequestro di carbonio, ma il comparto agricolo deve migliorare, in quanto molti sono i problemi ambientali ad esso collegati come quello legato ai suoi impatti sulla risorsa idrica, la produzione di rifiuti, l’uso dei fitofarmaci, il consumo di energia e lo spreco di risorsa idrica per approdare ad una dimensione sostenibile.

In questa direzione molto potrebbe essere fatto anche applicando i principi dell’economia circolare,  richiamati dalla strategia europea From Farm to Fork. Certo che per abbandonare l’economia lineare ed implementare quella circolare, è necessario che il quadro normativo sia chiarito, in particolare la questione dei sottoprodotti.

Altro punto dolente, dal punto di vista ambientale e agricolo, è la deforestazione, pratica sempre più in uso per aumentare le superfici coltivabili e vista come risposta alla crescente richiesta di cibo di una popolazione mondiale in aumento, che, nel nostro Paese ma anche in Europa, non percepiamo a pieno perché viviamo una situazione antitetica con riduzione della popolazione e costante invecchiamento della stessa. La deforestazione provoca notevoli impatti sull’ambiente, che dobbiamo affrontare quanto prima per mitigare la nostra impronta ambientale e affrontare le nuove sfide ambientali e aliementari.

L’innovazione tecnologica può aiutarci con droni, satelliti, sensori per catturare dati da trasformare in informazioni e poi in decisioni; questo richiede l’introduzione della certificazione del dato, e del suo uso corretto, necessario per evitare che l’agricoltura finisca in mano a soggetti che non operano nel settore primario ma in altri ambiti, come quello finanziario; non scordiamoci che il dato, soprattutto i big data, genera valore.

Droni e sensori possono aiutarci inoltre a migliorare l’efficienza e la sicurezza del lavoro nei campi, rendendo possibile, ad esempio, trattare ogni singola parte del campo in modo diversificato, partendo da ciò di cui ha bisogno. I trattamenti mirati, anche se non semplici, riducono molto gli sprechi.

Al tempo stesso l’innovazione tecnologia può trasformare i macchinari utilizzati in agricoltura, rendendoli più sicuri e performanti ma anche in questo caso si pone un problema di certificazione, senza la quale il mercato è selvaggio. Con la certificazione, si sancisce che il macchinario rispetta i processi e la normativa settoriale, ancora meglio se si riuscisse ad indicare il reale vantaggio prodotto dall’applicazione di quella tecnologia rispetto all’obiettivo da raggiungere.

La ricerca scientifica, invece, può essere molto utile nel miglioramento genetico delle piante, si possono creare nuove varietà in grado di rispondere ai cambiamenti climatici ma anche garantire una maggiore produzione, una migliore qualità dei prodotti ed una maggiore resistenza alle fitopatologie.

L’emergenza sanitaria ci sta facendo riflettere su come affrontare le più svariate situazioni emergenziali, come quella legata ai cambiamenti climatici. Per il prossimo futuro, gli aspetti su cui puntare, quindi, saranno vari, tra questi:

  • soddisfare la domanda di cibo che è in aumento, infatti, crescita della popolazione e crescita di cibo sono strettamente legati, non basta produrre ma bisogna rendere il cibo accessibile. Rallentare i consumi è un’opzione che vale solo per i paesi più industrializzati, una minima parte al mondo.
  • migliorare le tecniche di produzione, che devono essere compatibili con la sostenibilità e olistiche
  • razionalizzare il sistema agricolo, facendo riferimento alla scienza e all’innovazione tecnologica, non ci può essere opposizione tra agricoltura e scienza
  • gestire gli incrementi di produttività sia nei sistemi di post produzione che in quella di distribuzione
  • contrastare l’emersione di posizioni di conservatorismo e politiche su scala esclusivamente nazionale
  • ripensare i rapporti con paesi con crisi alimentare, non limitandosi a fornire sporadicamente del cibo ma creando rapporti reciproci forti e costruttivi.

Di sicuro c'è necessità di maggiore ricerca scientifica e più innovazione tecnologica se vogliamo andare nella direzione della sostenibilità ambientale, falliremo ma questo sarà necessario a raggiungere nuovi successi, come sosteneva lo stesso Galileo, non dobbiamo avere paura di fallire, ma di stare fermi.

Infine, non dimentichiamo che i corposi incentivi economici messi a disposizione, ci possono aiutare nel realizzare i cambiamenti necessari per intraprendere la strada della transizione ecologica.

Consulta gli eventi preparatori al G20 Agricoltura organizzati dal Comune di Firenze e dalla Accademia dei Georgofili.



martedì 14 settembre 2021

“Il tramonto yankee”... è arrivato?

 


Al declino  yankee si è tentato di porre un freno con l’esercizio della forza militare, 900 basi sparse su tutto il globo, il dominio dell’aria e dello spazio, interventi diretti e, sempre più, di forze mercenarie: terroristi per la cosiddetta “guerra al terrorismo”. Ma la colossale debacle di Kabul alimenta il sospetto che a questo immenso apparato della forza possa essere riservata la stessa fine dell’esercito fantoccio superarmato di 300.000 uomini, a difesa dell’occupazione dell’Afghanistan e del regime di miserabili quisling installato dagli invasori.

Dal Vietnam in poi USA e i suoi mercenari NATO e ISIS/Al Qaida non fanno che rimediare insuccessi. Perfino i colpi di Stato, vedi Bolivia, o Venezuela, non riescono più e, dopo l’Ucraina, neanche le “rivoluzioni colorate”: Hong Kong, Libano, Myanmar, Iran, Russia... 

La risorsa estrema è digitale e sanitaria e anche qui, alla luce, sempre più diffusa, di cosa ci combinano i vaccini e coloro che li manovrano, si aprono delle crepe.

Un segnale mediatico significativo viene dal noto, rozzo e cieco, atlantismo che fa di tutti i media generalisti un'unica camera dell’eco,  che trasmette quotidianamente e fedelmente gli ordini di servizio del Deep State USA e dei suoi servizi terroristici. La sviscerata promozione della nuova arma-fine-del-mondo sanitaria, chimico-genica, si accompagna in questi giorni alle geremiadi dei suoi vari specialisti geopolitici sullo scontro di civiltà perduto dall’Occidente in Afghanistan. In particolare sui diritti umani (sopravvissuti a vent’anni di bombardamenti, carceri della tortura, stragi di civili, depredazione di un intero popolo) lasciati alla mercè dei trucidi “turbanti neri”...

Fracassi e io abbiamo cercato di buttare un po’ di sabbia negli ingranaggi del menzognificio. Una sabbia che fa anche giustizia della furbata degli ambiguoni che, per rimediare al disastro di tutto l’Occidente, si sono inventati la teoria, oggettivamente salvafaccia degli USA, per cui non ci sarebbe stata nessuna sconfitta dell’Impero, ma piuttosto un’intesa sotterranea tra Washington e i vendipatria Taliban, in vista di spartirsi economicamente le risorse del paese. Così ne uscirebbero sani e salvi gli americani e farebbero una figura di merda gli odiosi Taliban...

Stralcio di un articolo di Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/



lunedì 13 settembre 2021

La comune appartenenza alla matrice spirituale… nella casa Terra…



In questi giorni di solitudine gli italiani sono scossi e senza parole per la crisi sanitaria ed  economica che imperversa e stanno ritornando in auge discorsi corrosivi per la solidarietà sociale e la comune umanità.  La nostra società sembra spaccarsi su temi che in verità non hanno valore dal punto di vista  pratico. Ci si distingue solo in base all'aderenza o meno alle normative "anti contagio": vaccino sì vaccino no, lockdown si lockdown no, green pass sì green pass no... 

Il 12 settembre 2021, dopo una passeggiata ecologista, ne parlavo con un amico medico di Treia ed il dialogo aperto, malgrado le iniziali differenze di vedute sul come affrontare l'emergenza, ha poi trovato una sintesi ed un'intesa sul fatto che non possiamo esimerci dall'appartenere alla stessa comunità. No solo quella umana, ma quella di tutte le specie del pianeta, piante e minerali compresi.  

Dobbiamo superare la tendenza  alla separazione e allo scollamento sociale, che soprattutto sui social  divengono più evidenti mentre la comunità sembra aver perso la capacità di esprimere solidarietà e collaborazione. 

Ciò avviene persino fra  coabitanti di una piccola comunità, sembra quasi     che oggi inequivocabilmente  ci si percepisca alieni l'un l'altro.  Il "diverso" è addirittura visto come un dinamitardo e questo comporta uno scontro continuo fra le parti.  Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio, se non si adegua alle nostre convinzioni,  come possiamo accettare ed accogliere chi  magari è "estraneo", un oriundo, un ospite, un appartenente ad una altra parrocchia, che non la pensa come noi?

 Eppure  se  il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse  una realtà, la  coesione sociale sarebbe un dato acquisito e risolutore. 

Stiamo riducendo il nostro pianeta ad un cimitero, seguendo un'idea di benessere che non tiene conto degli altri, di tutti gli altri,  ignorando la  distruzione delle risorse, l'inquinamento causato alla Terra per il nostro egoismo,  eppure non consideriamo  le malattie che ne conseguono e continuiamo a distruggere, usando metodi scientifici non ecologici,  illudendoci di fare il bene della collettività.  

A questo proposito consiglio l'ascolto di questa conferenza del prof. Stefano Mancuso sui danni  da noi causati che ci si ritorcono contro: https://www.facebook.com/sapiensfestival/videos/823716398305937 

Ma andiamo avanti con l’analisi. Questo sembra il tempo dello spezzettamento. In ogni parte d’Europa (e del mondo) si assiste ad un processo di frantumazione della solidarietà umana con  forme esacerbate di distinzione, non solo per motivi  salutistici, ma anche religiosi, ideologici o di status. Qual’è la motivazione di questo sgretolamento? Blocchi monolitici di potere economico e politico sembrano voler prendere il sopravvento globale ma   si stanno sbriciolando sulle  macerie da loro stessi provocate sul pianeta. La società umana si dibatte nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi, riuscirà a sopravvivere a se stessa?

Con l'avvento della "virtualizzazione" forzata, in seguito alla separazione  derivante dalla lotta al contagio,  sono cambiati i modi di lavoro e di socializzazione. Nuove entità, basate sulla produttività amorfa,  stanno prendendo il sopravvento, mentre le forze sociali sane  percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non regge le sorti della nazione.

Gli umani, nel tentativo di uniformarsi alle direttive "superiori", hanno perso invero il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si giudica. Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi “esperti”…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa succederà che questa “separazione” sfocerà necessariamente in un  ri-accostamento interiore e dell’uomo verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Lo yin e lo yang son forze che si alternano e si compensano, nessuna delle due può prendere un definitivo sopravvento.  Ecco perciò che l’allontanamento diviene avvicinamento… La vita è elastica e non può andare in una sola direzione. 

Ora sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. 

Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione dell'evento  vita, ad atteggiamenti simbiotici e ad uno stato di coscienza collettiva. L’evoluzione spirituale richiede che le persone si riconoscano nella comune appartenenza alla vita. Separazione è solo un concetto per giustificare degli “indirizzi” personalistici ed egoici, è una frattura radicale che spacca il mondo e l'essere in due. 

La capacità  di coabitare nel “condominio terra”,  sta nella  capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in sintonia con l'esistente. L'uomo, la specie umana nella sua totalità, e l'ambiente vitale sono un'entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno a Casa”, è l'accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna. L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’ nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve, ma nella coscienza di appartenere all'unica specie umana. Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina, renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini




domenica 12 settembre 2021

Il futuro può essere "allestito"...?

"Ci si accanisce contro la parte avversa, ma stiamo dedicando energia e attenzione al punto sbagliato dello spettacolo"


Ora ne parlano anche i media con emme maiuscola (per fatturato, non certo per qualità dell’informazione).

Le elementari domande che il popolo dei cosiddetti complottisti, poi novax, adesso terroristi, pone da sempresono ascese nelle camere alte dove si farebbe la “vera informazione”.

Il monito del vaccino come unico rimedio è divenuto istituzionale ai massimi livelli. In bocca al Presidente della Repubblica è risuonato come la rescissione dell’ultimo lembo nervoso tra persone qualunque e lo Stato.

È un fatto che alza il livello di uno scontro che i criminalizzati non hanno mai avuto nei sentimenti, quantomeno nei confronti del cosiddetto vaccino, né della malattia da Sars-Cov2.

Il livello sale anche nei salotti delle tv. È sorprendente sentire politici che affermano che “con la vaccinazione non si muore più”. Di pari valore è assistere all’assenza nelle loro bocche dell’esistenza di efficaci cure domiciliari.

L’attrito tra le parti ha fatto scintille individuali o quasi. Qualcuno che non ha i mezzi per alzare il proprio livello di tolleranza, né quelli per riconoscere la controproducenza dei gesti di forza, forse tantomeno quelli per comprimere e annientare il proprio livello di alienazione nei confronti di politici, istituzione e informazione, ha ceduto alla pressione. Un fatto più emblematico – per chi vuol capire e non solo condannare e strumentalizzare – per urlare la propria condizione di indegno di ascolto, tutt’altro che diretto contro qualcuno in quanto tale.

Nel clima di incertezza prossimo ai due anni di età, la paura tam-tam, dirige il gregge nella direzione desiderata dai nostri Signori del Nuovo ordine. Verso la flessibilità, verso la permanenza e crescita della precarietà, verso una riduzione dello stato sociale, verso l’oppiaceo reddito di cittadinanza, verso uno scientismo mai tanto politicizzato, verso quindi l’accettazione della gestione del nostro corpo.

Le nanotecnologie avanzano e si ode l’entusiasmo della ola che genera. Promesse di benessere, prevenzione e lunga vita ammaliano gli adoratori di questo progresso e eccitano i giovani scienziati a credersi in cima al razzo che guida il mondo.

Intanto anche altro viene a galla. Ciò che prima era ristretta informazione complottista, sta uscendo dalle carbonaie. La verità sulla sfilata dei mezzi dell’esercito convocati a Bergamo per la longa, mediatica, gran parata del trasporto delle bare di morti da Covid19 (o uccisi dalle cure?) è ora nota a più persone di quanto non lo sia stato finora. La censura aveva soppresso chi all’epoca del gran pavese scientifico-istituzionale aveva fatto presente come in effetti stessero le cose. Nuove testimonianze, su canali non censurabili, rispolverano quella menzogna giornalistica e di Stato.

Vista la quantità di contraddizioni e bugie finora messe in scena al teatro del Covid, nello spettacolo politico-istituzionale-mediatico pare incomprensibile, privo di un canovaccio conduttore. E lo è se ci si dedica a considerare le singole battute, i singoli ruoli. Ma diviene più lineare se si ipotizza una occulta cabina di regia.

Per chi comanda – privati più potenti di stati – la condizione sociale e la questione demografica non sono gestibili con le buone. Tantomeno con le cattive. La terza via è quella subdola e occulta. Come realizzare giustizia sociale se la politica è corrotta, più che dalle mazzette, dalla sua sottomissione al neoliberismo, al mito del progresso digitale? Come in piena evoluzione tecnologica ridurre la disoccupazione? Come impedire al mondo di figliare? Come ridurre realmente il tasso di inquinamento?

Serve produrre una classe sociale nutrita a bromuro, a valori edonistici e individualistici affinché quella produttiva possa seguitare a planare sulle teste dei pària. Serve creare ubbidienza e conflitto tra miserabili. Serve diluire le identità individuali e sociali, affinché restino quelle delle pubblicità. 

Serve allontanare lo spirito degli uomini dalla natura, una volta di più, e questa volta definitivamente. Serve creare persone smarrite di tutto pronte all’arma bianca o contro il prossimo, il solo nemico che gli è permesse scorgere nella nebbia del suo piccolo mondo dello spettacolo. Serve inoculare grafene e altro per disfare il prodotto delle politiche predatorie e avide che ci hanno condotto dove ci troviamo: per ridurre la popolazione del mondo.

E lo spettacolo al teatro del Covid19 non è che robetta d’avanguardia rispetto a ciò che le nanotecnologie potranno fare sugli uomini.

E se in questo fine anno si dovessero verificare un numero consistente di decessi, quanto detto non sarà più solo un’ipotesi.

Intanto, l’allestimento del futuro ci sta scivolando come acqua tra le dita.

Lorenzo Merlo 



sabato 11 settembre 2021

Il vero 11 settembre... nel 1973 in Cile



Gabriel Garcia Màrquez nel breve articolo intitolato La vera morte di un Presidente

«Resistette per sei ore, impugnando il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro, fu la prima arma che Salvador Allende usò in vita sua. Il giornalista Augusto Olivares che rimase al suo fianco sino alla fine, ricevette numerose ferite e morì dissanguato in un ambulatorio pubblico. Verso le quattro del pomeriggio, il generale di divisione Javier Palacios, riuscì ad occupare il secondo piano, con il suo aiutante capitano Gallardo e un gruppo di ufficiali. Lì, tra le poltrone finto Luigi XV, il vasellame di dragoni cinesi e i quadri di Rugenda del salone rosso, Salvador Allende stava aspettandoli. Aveva un casco da minatore, stava in maniche di camicia, senza cravatta e con i vestiti macchiati di sangue. Impugnava il mitra. Allende conosceva il generale Palacios. Pochi giorni prima aveva detto ad Augusto Olivares che quello era un uomo pericoloso, perché manteneva stretti contatti con l'ambasciata degli Stati Uniti. Come lo vide apparire dalla scalinata, Allende gridò: "Traditore!" e gli riuscì di ferirlo ad una mano. Allende morì a seguito dello scambio di raffiche con questa pattuglia. Poi, tutti gli ufficiali, quasi seguendo un rito di casta, spararono sul suo corpo. Alla fine, un ufficiale lo sfigurò con il calcio di un fucile. Esiste una fotografia: la scattò il fotografo Juan Enrique Lira, del giornale El Mercurio, l'unico autorizzato a fotografare il cadavere. Era tanto sfigurato che, alla signora Hortensia, sua moglie, mostrarono il corpo solo quando stava nella bara. E non permisero che scoprisse il volto.»



11 settembre 1973. Salvador Allende assieme ai militanti di Unidad Popular mentre armi in pugno difendono la democrazia cilena prima di morire assassinati durante il colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti, per mano del Consigliere della Sicurezza Nazionale, Henry Kissinger.