domenica 25 febbraio 2018

Bioregionalismo e popoli - I veneti

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Pochi Veneti sanno che… come civiltà la loro è più antica di quella
romana (Combatterono a fianco dei Troiani contro i Greci – descritti
nell’Iliade – “Roma” e gli “Etruschi” all’epoca non esistevano) .

Pochi Veneti sanno che… il famoso Villaggio della Bretagna che i
Romani non riuscivano a conquistare, era un villaggio Veneto (Giulio
Cesare – De bello gallico libro II).

Pochi Veneti sanno che… a scrivere la storia di Roma fu un Veneto, Tito Livio.

Pochi Veneti sanno che… la vittoria dei Romani contro Annibale fu per
merito dei soldati Veneti.

Pochi Veneti sanno che… i Veneti hanno salvato Roma per ben tre volte
– due volte contro i galli e la terza nella loro guerra civile

Pochi Veneti sanno che… che la prima nave con i cannoni ai lati
(Galeazza) fu una loro invenzione.

Pochi Veneti sanno che… che il simbolo “@” fu inventato da loro nel
XI° secolo per questioni commerciali.

Pochi Veneti sanno che… che a Treviso si trova il testo più antico al
mondo di algebra, “l’Abaco”.

Pochi Veneti sanno che… il gioco del calcio veniva praticato nel
territorio della Serenissima già dal XV° secolo e che esisteva un vero
e proprio campionato.

Pochi Veneti sanno che… il gioco del Tennis Veniva praticato nel
territorio della Serenissima già dal XV° secolo.

Pochi Veneti sanno che… i fratelli Zeno scoprirono l’America prima di
Colombo, e che quest’ultimo arrivò in America grazie ad una copia di
mappe Venete.

Pochi Veneti sanno che… Elena Cornaro nasce nel 1646 e fu’ la prima
donna laureata al Mondo.

Pochi Veneti sanno che… Il canale di Suez fu progettato da loro nel
XVII° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la costituzione e la giustizia USA hanno
copiato le leggi della Serenissima – Benjamin Franklin si intrattenne
a Venezia per quasi un anno.

Pochi Veneti sanno che… il primo orologio a ingranaggi fu fatto a Padova.

Pochi Veneti sanno che… Salieri è Veneto.

Pochi Veneti sanno che… il pianoforte fu inventato a Vicenza nel XVIII° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la parola più diffusa al modo, “ciao” è Veneta.

Pochi Veneti sanno che… “Schiavoni” erano dei soldati Dalmati e
Istriani a servizio dei Veneti.

Pochi Veneti sanno che… la Repubblica Veneta esisté per più di 1100 anni .

Pochi Veneti sanno che… l’Istria e la Dalmazia sono Venete, no italiane.

Pochi Veneti sanno che… Cipro si chiamava Famagosta, ed era Veneta.

Pochi Veneti sanno che… Pietroburgo fu fatta da due architetti Veneti.

Pochi Veneti sanno che… nel 1866 diventarono italiani con l’imbroglio
del referendum farsa.

Pochi Veneti sanno che… nel Congresso di Vienna del 1815 furono
svenduti all’Austria.

Pochi Veneti sanno che… che l’inizio dei lori mali fu la nascita del
nano corso chiamato Napoleone Bonaparte.

Pochi Veneti sanno che… che il primo stato al mondo ad abolire la
schiavitù, ufficialmente, fu la Serenissima nel XVI° secolo.

Pochi Veneti sanno che… la storia del “Fornaretto di Venezia” fu una
balla inventata dai Francesi nel 1797 per giustificare la guerra
contro la Repubblica Veneta.

Pochi Veneti sanno che… Galileo Galilei per scappare all’inquisizione
si rifugiò in Veneto.

Pochi Veneti sanno che… il Santo patrono è San Marco.

Pochi Veneti sanno che… la parola Veneto, vuol dire popolo mite.

Pochi Veneti sanno che… più grandi artisti del Barocco e Rinascimento
erano Veneti. (Tiziano, Palma il Vecchio, Giorgione, Canaletto,
Tintoretto, Bellini, Mantegna, Veronese, ci vuole un libro per
elencarli tutti)

Pochi Veneti sanno che… le campane suonano a mezzogiorno per la
vittoria dei Veneti contro i Turchi nella battaglia di Lepanto del 7
ottobre 1571, dove si fermò l’avanzata islamica verso l’Europa.

Pochi Veneti sanno che… il famoso “Galateo” fu scritto nell’abbazia di
San Eustachio del Montello a Treviso.

Pochi Veneti sanno che… hanno una vera cultura millenaria.

Massimo Formentin



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Mio commentino: 

Anca mi son veneto, da parte di madre (che si chiamava Giustina Tirabosco, originaria di Bagnoli di Sopra - Padova). Ed in veneto ho vissuto parecchi anni (prima a Trieste e poi a Verona) come cittadino di origine veneta non dimentico le mie origini, delle quali sono orgoglioso....”

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Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/01/26/sant%E2%80%99antonio-da-padova-e-dintorni%E2%80%A6-spaccato-di-memorie-epistolari-nell%E2%80%99assurdita-delle-origini%E2%80%A6-con-dedica-amorosa-in-chiave-di-spiritualita-laica/

sabato 24 febbraio 2018

USA - Candidati democratici pompati e la "fantasy story" del Russia Gate



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Asini e buoi dei paesi tuoi e degli Usa
Quando si tratta di buoi, cervi, renne, rinoceronti, che danno del cornuto all’asino, gli Stati Uniti d’America sono, al solito, maestri e noi, al solito, i ragazzi e (non se l’abbiano a male le femministe) le ragazze di bottega: gli sguatteri che arrivano dopo, trafelati e ai piedi del podio. Negli Usa è successa una cosa che rovescia tutto nel suo contrario. Il Russiagate è svaporato e trasfigurato nel ridicolo. Il grande accusatore di un’elezione americana decisa da hacker russi, è il procuratore Robert Mueller, già capo dell’FBI, la più grande associazione a delinquere mai apparsa sul pianeta, fondata nel 1924 e retta fino al 1972 dal capo gangster Edgar Hoover che, a forza di spionaggio e ricatti, ha tenuto al guinzaglio tutti i presidenti della sua epoca (salvo Kennedy e Nixon e s’è visto). Di fronte alla clamorosa assenza della benché minima prova a supporto dell’assunto, in pieno affanno l’aspirante boia dello sventurato Donald Trump s’è inventato 13 blogger russi che, da un antro in San Pietroburgo, avrebbero diffuso notizie talmente malvage su Hillary Clinton da convincere 62,3 milioni di fessacchiotti tra Manhattan e Beverly Hills a votare il suo avversario. Talmente boccaloni da non aver avuto nemmeno bisogno, come gli italiani, dei pacchi-dono Usa per votare democristiano, o di una scarpa su due per votare Lauro.

Crolla il Russiagate, emerge l’FBIgate
A seppellire definitivamente la panzana Russiagate, con tanto entusiasmo spappagallata anche da noi nelle larghe intese tra “manifesto”, “Repubblica” e tutti gli altri fakenewisti dei massmedia atlantisti, è arrivata la deflagrazione di una bomba a talmente alto potenziale che... non ne ha parlato nessuno. Né i paladini della libera stampa come Washington Post, New York Times, CNN, CBS, BBC, nè quei ragazzi della bottega di Soros, del “manifesto”, del “Corriere”, devi vari canali tv. Un esercito di “tre scimmiette”. Eppure l’affare è gigantesco, tanto grosso quanto le corna sull’ungulato del Russiagate. Vale per la mandria taurina dello Stato Profondo Usa, con dentro tutta l’intelligence, l’FBI, il ministero della Giustizia, Wall Street e il Pentagono, che si riprometteva di avviare all’impeachment il burattino sfuggito al controllo). Al confronto quelle di Trump sono corna di capretto.

Un Watergate dei Democratici
Si chiama “Nunes Memo”, cioè memoriale di Devin Nunes, che è il presidente della Commissione Intelligence (Servizi Segreti) della Camera. Un rapporto risultante da un’inchiesta della Commissione che è stato prima secretato, poi pubblicato sotto pressione dell’opinione pubblica e del Partito Repubblicano, felice di poter rivoltare la frittata democratica che avrebbe dovuto incartare il presidente repubblicano e che ora, coinvolgendo ministri e direttori dell’FBI, potrebbe aprire le porte del carcere proprio a chi pensava di sotterrare la capa di pannocchia.
Conviene approfondire l’argomento andando su internet. Qui si dica solo che tranne silenzi, borborigmi imbarazzati, risolini e balbettii, l’establishment politico e mediatico non ha saputo contrapporre una cippa. L’inchiesta ha appurato che FBI e Ministero della Giustizia avevano cospirato per incastrare Trump nella fandonia di un suo ruolo di agente di Putin e traditore della patria. Utilizzando un noto pendaglio da forca ed ex-spia britannica, Christopher Steele, pagato per la bisogna da FBI e Ministero della Giustizia, ma anche dal partito Democratico, avevano fabbricato un dossier che pretendeva di provare che Carter Page, consigliere di Trump nella campagna elettorale, era in mano a Putin e ai suoi ordini rovinava la vita a Hillary.. Sulla base di questa bufala si erano fatti, illegalmente, assegnare dal Tribunale per la Sicurezza dell’Intelligenc (FISC), ricorrendo, abusivamente, alla Legge sulla Sicurezza dell’Intelligence (FISA), il mandato per spiare Trump e tutto il suo staff nel corso della campagna elettorale. In piena collaborazione con la CIA.
Niente di meno che un altro Watergate, ancora più sporco, da porre, oltrettutto, accanto al sabotaggio, effettuato dal Comitato Nazionale Democratico, dell’altro candidato del partito alla presidenza, Bernie Sanders, in forte ascesa. Un’ondata di calunnie tese anche a distrarre dall’immane scandalo (subito seppellito dall’FBI) delle mail riservate di Stato che l’allora Segretaria di Stato scambiava sul suo account privato addirittura con Anthony Weiner, marito della sua più stretta collaboratrice, Abedin, e pedopornomane scoperto e condannato. Era questa la candidata alla presidenza degli Usa pompata dalla “sinistra” italiana e, con particolare passione, dal “manifesto”.


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"Nella vita moderna niente è più efficace di un luogo comune: affratella il mondo intero." (Oscar Wilde)

venerdì 23 febbraio 2018

Siria. La strage di Ghouta... l'altra verità che i giornali non dicono


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Parla padre Mounir di Damasco. «Ghouta non è un quartiere di vittime perseguitate dal regime. È l’esatto contrario. Sono anni che sparano missili sulla capitale, uccidono innocenti, poveri civili»

«Lo so cosa scrivono i media da voi in Italia e in tutto l’Occidente sulla guerra che si sta combattendo a Ghouta. Raccontano solo una faccia della medaglia, nessuno si preoccupa del nostro dramma». Si confida così a tempi.it padre Mounir, 34 anni, originario di Aleppo ma residente a Damasco, dove si occupa di un oratorio con oltre 1.200 giovani. Il salesiano fa riferimento ai durissimi scontri di questi giorni tra l’esercito del governo di Bashar al-Assad e le formazioni terroristiche che occupano Ghouta orientale, nella periferia della capitale. Secondo l’Osservatorio per i diritti umani, organizzazione vicina agli estremisti, negli ultimi giorni sarebbero morte quasi 300 persone nel sobborgo.
«Nessuno però parla dei civili, tanti bambini, uccisi qui dai colpi di mortaio, anzi, dai missili che vengono sparati da Ghouta», continua il sacerdote. Molte scuole nei quartieri di Damasco più colpiti dall’artiglieria ribelle sono state chiuse per sicurezza, al pari di molti negozi. I colpi di mortaio, infatti, cadevano spesso vicini agli istituti e nelle ore di uscita dei ragazzi. Da settimane anche i salesiani hanno dovuto chiudere il loro centro: «Era troppo pericoloso. Noi abbiamo degli autobus che girano per la città e raccolgono i ragazzi per portarli al centro, dove giochiamo, studiamo, facciamo catechismo ma ora per prudenza li lasciamo a casa, perché per strada potrebbero essere colpiti dai missili».

Il bombardamento di Ghouta si è intensificato nell’ultima settimana, perché il governo prepara l’assalto finale per riprendere il quartiere. «Tutto il giorno si sentono gli aerei dell’esercito che sorvolano la capitale. Spero che l’attacco cominci presto e che la zona venga finalmente liberata, come è stata liberata Aleppo», continua padre Mounir, ricordando che «Ghouta non è un quartiere di vittime perseguitate dal regime, come raccontate voi. È l’esatto contrario. Sono anni che sparano missili sulla capitale, uccidono innocenti, poveri civili. Quanti sono i bambini morti qui di cui nessuno parla? Questi non sono l’opposizione, sono terroristi, vengono da ogni parte del mondo, e l’esercito siriano ha il diritto di difendere la dignità dei siriani e il paese».
Il prossimo mese la Siria entrerà nel suo ottavo anno di guerra e padre Mounir non si fida più delle trattative di pace condotte dalla comunità internazionale: «Non stanno risolvendo niente, parlano ma non fanno nulla». Il sacerdote è stato ordinato cinque anni fa a Torino, ma ha scelto di lasciare l’Italia e tornare a Damasco per «servire il mio popolo in difficoltà». In questi giorni, però, le sue attività sono limitate al minimo perché «il governo ha consigliato a tutti di non muoversi di casa, se non per attività strettamente necessarie, perché molte zone della capitale sono sotto tiro. Nonostante questo cerchiamo di stare vicini ai nostri ragazzi e alle nostre famiglie».
Pare Mounir ha vissuto in Italia, ma ora non riesce più a leggere i giornali nostrani: «Ho visto come date le informazioni: sempre parziali, sempre nascondendo una parte della verità, addirittura truccando le foto», continua. «Voi di Tempi siete tra i pochi che avete il coraggio di raccontare tutta la verità. Io lo so che il governo siriano non è costituito da santi né da angeli, c’è la corruzione come in tanti altri paesi. Però dovete capire che la maggioranza della popolazione siriana, che soffre come e più degli altri, si fida di questo governo, nonostante i suoi sbagli. Voi europei invece appoggiate i terroristi che colpiscono la gente innocente. Questo è inaccettabile e qualcuno deve dirlo».
Leone Grotti, 22 febbraio 2018

Il conflitto nel Ghouta e la memoria corta dell’Occidente

nella foto a sinistra le vittime di questi ultimi 3 giorni nella capitale
Damasco, a destra le milizie che occupano Ghouta 


Spesso si afferma che in guerra la prima vittima è la verità, resa parziale da ogni parte e resa quasi del tutto strumentale dagli attori presenti sul campo; ma in realtà, ciò che ancor prima della verità viene tolto di mezzo da un determinato conflitto è la stessa memoria: tutto viene resettato, anche la stessa storia viene resa funzionale al racconto ed alla narrativa imposta da chi vince o da chi, invece, spera di vincere. La memoria corta è una delle piaghe che affligge l’informazione inerente il conflitto siriano; è vero che fanno male le bombe russe, così come quelle americane ed è altrettanto vero che a causare vittime civili spesso sono sia i kamikaze delle sigle jihadiste così come i raid dei governativi, pur tuttavia dimenticare cosa accaduto e come si è arrivati al fatidico numero sette nel conteggio degli anni di guerra siriana, appare operazione scellerata e, nella migliore delle ipotesi, frutto di disonestà intellettuale. A prescindere da ogni considerazione politica che si possa avere su Assad e sul suo governo, dimenticare che la Siria non è stata attraversata da una vera ‘rivoluzione’ ma invasa da orde di jihadisti, stranieri e non, fa perdere di vista ogni giudizio obiettivo sul conflitto.

Cosa è accaduto nel Ghouta Est tra il 2012 ed il 2013

Proprio come accaduto nella zona est di Aleppo, non appena il legittimo governo siriano si prepara a strappare un determinato territorio alle sigle jihadiste, si scopre che il paese arabo ha un numero di ospedali per abitanti tra i più alti al mondo ed una quantità di edifici scolastici da fare invidia anche ai paesi più industrializzati; nel Ghouta l’operazione volta a strappare dalle mani takfire gli ultimi brandelli di una Damasco che da cinque anni vive con lo spettro di razzi e missili lanciati verso il centro, è iniziata da pochi giorni ma già nel mondo dell’informazione occidentale circolano gli stesso video visti e rivisti per Aleppo e per Homs, dove i raid russi e siriani vengono dipinti come brutali mezzi in grado di distruggere ogni volta strutture ospedaliere ed obiettivi sensibili.   Ben lungi dall’esultare per l’arrivo sulle teste di tanti civili di bombe e colpi d’artiglieria, è utile però ricordare il motivo per il quale questa crisi non è possibile risolverla per vie diplomatiche: nel Ghouta Est risiedono alcune delle più pericolose sigle jihadiste che hanno messo piede in Siria, tali gruppi nell’estate del 2012 hanno cinto d’assedio la capitale siriana prima di rintanarsi in questa regione posta nella periferia orientale damascena. 

Gli abitanti del Ghouta Est sanno bene cosa vuol dire aver iniziato a convivere con la presenza di uomini barbuti inneggianti alla jihad; molti civili hanno visto portare via le proprie mogli, i propri figli ed i propri affetti da terroristi che non hanno avuto scrupoli nel rinchiudere centinaia di innocenti in gabbia per piazzarli sui tetti dei palazzi, in modo da utilizzarli come scudi umani contro i raid governativi. Specialmente tra il 2012 ed il 2013, quando si è ben capito come l’offensiva jihadista non era destinata a centrare l’obiettivo a Damasco, la scure della follia islamista si è abbattuta nei quartieri della capitale e del Ghouta est da loro controllati;  ma non solo: nel novembre 2015 hanno fatto il giro del mondo le immagini di un corteo, composto da almeno cento gabbie con all’interno almeno sette od otto persone, sfilare lungo una città del Ghouta in un’atmosfera di gogna che ha poi preceduto l’allocazione di tali gabbie sopra i tetti dei palazzi più alti. 

Non c’erano nemici o militari dentro quelle sbarre improvvisate, bensì solo civili colpevoli di essere alawiti come il presidente Assad; un’azione criminale di inaudita crudeltà, compiuta tra gli sguardi attoniti dei mariti che vedevano le proprie mogli rinchiuse come animali e portate chissà dove, senza forse la possibilità di rivederle. 

Il Ghouta Est è dal 2012 occupato, è questo il verbo giusto da utilizzare, da gente senza scrupoli ed i cui atti criminali sono inqualificabili oltre che ingiustificabili; gruppi di terroristi armati e sostenuti, politicamente e non solo, da quei paesi che hanno da subito appoggiato la presunta rivolta siriana anti Assad in nome proprio della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Un’accozzaglia di integralisti e terroristi che dal 2012 tiene sotto scacco Damasco, non solo intesa come sede del governo siriano, ma come città dove vivono almeno due milioni di persone la cui quotidianità è provata dal pericolo di uscire da casa e beccarsi un colpo di mortaio sparato dal Ghouta.Come viene vissuta a Damasco la nuova operazione

Intanto, mentre si fa riferimento da più parti alle conseguenze dei raid siriani e russi nelle città del Ghouta, nel cuore della capitale siriana la popolazione vive nel terrore delle ritorsioni islamiste per l’operazione avviata dall’esercito fedele ad Assad; nella giornata di lunedì, un razzo ha colpito un taxi in una delle vie più trafficate di Damasco, uccidendo un civile. Questo è soltanto l’ultimo episodio che vede la città più popolosa della Siria essere oggetto di attacchi a colpi di mortaio e razzi da parte delle sigle che controllano il Ghouta, i quali non hanno mancato di provocare nell’ultimo mese ancora morti e feriti; la percezione di una sicurezza sempre più precaria rischia di impadronirsi degli animi dei damasceni, anche se la popolazione continua a vivere la sua quotidianità nella speranza che l’assalto alle posizioni delle sigle jihadiste a pochi chilometri dal centro possa finalmente allontanare per sempre la guerra dalla città.  

Soffrono sia i damasceni che gli abitanti del Ghouta Est, del resto gli innocenti sono tali in quanto parti non direttamente in causa del conflitto ed è per questo che da entrambe le parti essi vivono il comune destino di essere vittime di un qualcosa più grande di loro; pur tuttavia, dimenticarsi cosa accaduto in questa regione già cinque anni fa, omettendo le crudeltà commesse da chi ha occupato questa zona, è un’operazione che rischia di prolungare l’agonia di milioni di civili, siano essi di Damasco, del Ghouta o di altre zone di questo martoriato paese.

Mauro Indelicato, 22 febbraio 2018

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giovedì 22 febbraio 2018

L'Uno diventa i molti nel gioco del divenire

"Nella coscienza non dualistica esiste solo l’Uno, senza un due, per cui ogni cosa presente, passata o futura, è considerata la manifestazione di quell’Uno e non può essere altri che Quello." (Saul Arpino)
Ecologia profonda, spiritualità laica ed il mistero della "Presenza" nell'Uno


Nel gioco del Divenire l’Uno si proietta nel riflesso della mente e si percepisce come separato – questo processo è definito esteriorizzazione - ma allo stesso tempo sempre è in atto la spinta inversa, ovvero del consapevole "ritorno" all’Unità primigenia. Alcuni aspetti dello stesso Uno (che definiamo entità o persone) si manifestano come  separati e diversi  -così appare nello specchio della mente- per espletare la “commedia” della creazione.  

Questa dualità di pensiero “consente all’Uno di percepire se stesso”. Il che significa che ai fini del gioco cosmico le parti antagoniste (gli opposti) sono necessarie.L’ignorante  di Sé non può scegliere, perché sospinto da  una forza misteriosa in lui riposta che lo muove secondo le predisposizioni e qualità incarnate, una sorta di agire automatico che ha però la parvenza della manovra volontaria, derivante dalla sensazione che noi definiamo “libera scelta”. Ma pur essendo apparentemente risultante dal nostro “arbitrio” l’azione compiuta e le sue conseguenze sono in verità una semplice proiezione della forza energetica dell’Uno.

Il conoscitore dell’Uno, che è l’Uno stesso in Coscienza, e quindi aldilà di ogni senso di limitazione, e privo della nozione di “meglio” o “peggio” “giusto” o “sbagliato”, non "sceglie", ed in effetti cosa e come potrebbe scegliere se è lui stesso presente in ogni cosa?Il problema dell’incongruenza di tali affermazioni è solo nella mente del “cercatore”, il quale viene “invitato” ad esercitare disciplina ed autocontrollo per compiere il “ritorno a casa”, sia in senso biologico che spirituale, egli perciò ritiene che le opere, le pratiche, da lui portate a termine siano funzionali a quel “ritorno”, in effetti son solo “un segnale” del ritorno ed assolutamente non propedeutiche ad esso.

E poi definirlo “ritorno” è alquanto fuorviante –essendo un termine adatto alla mente duale che ritiene di concludere un percorso- infatti come si può “tornare” a ciò che si è? Ma nella condizione presente non possiamo far a meno, utilizzando il linguaggio che è una forma di condivisione e comunicazione nella dualità, di esprimerci “assurdamente" nel voler riconoscere quel che sempre siamo stati e sempre saremo.Resta il fatto che la consapevolezza non duale, essendo incomunicabile a parole, può essere trasmessa solo in forma "empatica" (noi diremmo anche “amore” o “compassione”), tale "empatia" è la costante e reale natura dell’Uno quindi non può esserne mai interrotto il flusso.

Lo stato del Conoscitore e l'empatia da lui emanata, verso le sue stesse forme, non è dispensazione o favore dall’Uno ai molti… è il semplice permanere nella propria natura, totalmente ed assolutamente Una e perciò indistinguibile, e che non può essere suddivisa in “gradi”. In tal senso la presenza del "Conoscitore" della realtà viene paragonata alla Presenza dell'Uno. E chiunque entra consapevolmente in quella Presenza in essa viene assorbito e riconosce se stesso. Questo è il grande mistero della Presenza.

Paolo D’Arpini
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mercoledì 21 febbraio 2018

Marche - “O LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD” a Filottrano e ad Osimo



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Continuando il giro nelle Marche e in Centro Italia, terra di terremoti coadiuvati dall’incompetenza, malaffare e cattive intenzioni del regime, proiezione del docufilm “O LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD”, si presenta sabato 24 febbraio 2018, alle 20.45, al Teatro Torqois   di Filottrano (Mc)  e domenica 25 febbraio, alle ore 17, al Teatrino Campana di   Osimo (AN). 
Ingresso gratuito.

Sarà anche l’occasione, assieme a una carrellata attraverso le devastazioni pianificate dai mondialisti contro Stati, popoli e ambienti sovrani (Usa, UE, FMI, BCE), a partire dalla Grecia e a finire con l’Operazione Migranti, passando attraverso la distruzione e lo spopolamento dei nostri territori, per qualche riflessione su cosa significhi “arma di distrazione di massa”. Tipo l’incombente minaccia del ritorno del nazifascismo, tipo la guerra dei fakenewisti al potere, Boldrini sulla prua, contro la presunte Fake News delle verità non gradite all’establishment, tipo le categorie “politico-antropologiche” degli uomini tutti violenti e le donne tutte vittime.  Tipo il fascismo vero, nuovo, travestito, dove sta. 

E altro che riguardi la frantumazione di società e comunità in vista del governo globalizzato totalitario. Con le forze politiche che vi partecipano, utili idioti o amici del giaguaro. Ma ovunque punteremo lo sguardo ci consoleranno la nascenti, irriducibili resistenze.

Fulvio Grimaldi  
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martedì 20 febbraio 2018

Il mondo come noi lo conosciamo ha i giorni contati... per surriscaldamento o per glaciazione


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Pubblicato sulla  rivista inglese “Nature Comunications” uno studio sull’anomalo riscaldamento delle acque marine. Per il prof. Ian Hall dell’Università di Cardiff , che ha partecipato alla ricerca, “l’atmosfera si sta riscaldando molto più velocemente del previsto e ciò sta determinando la variabilità degli oceani in maniera estremamente preoccupante”.

Tutt’altra l’interpretazione sul cambiamento climatico in corso  presentata tempo fa da John Bates, funzionario all’interno del prestigioso NOAA, che contesta decisamente l’aumento della temperatura sulla Terra, asserendo che per far “contenti” i leader del mondo green i reali fatti sono stati censurati o nascosti. In parole povere questo tizio ci dice che da 15 anni, la temperatura della Terra non è più cresciuta, si è arrestata, e che questi dati sono stati volutamente tenuti nascosti, quindi l’accordo di Parigi sul clima è una truffa vera e propria. Anzi la Terra va verso una nuova era glaciale…

Ma tralasciando le interpretazioni personali di John Bates e venendo invece allo studio dell’Università di Cardiff, c’è da capire come si è giunti a questa conclusione preoccupante. Da almeno quindici anni i ricercatori dell’università hanno monitorato ecosistemi marini e terrestri e alla fine hanno compreso che sta avvenendo qualcosa che altera la vita di alghe, molluschi e insetti. Ad esempio a causa dell’aumento della temperatura delle acque del lago Myvatn, in Islanda, è scomparsa dal 2013 un’alga unica al mondo perché formava delle bolle verdi grandi come un pallone da calcio che riuscivano anche a galleggiare. Al posto di questa rara manifestazione della natura sono comparse alghe tossiche (cianobatteri) che hanno reso la superficie del lago inospitale alla vita acquatica e ai volatili. Per gli scienziati ciò è opera della variazione di temperatura del lago. Ancora più grave è che a causa dell’anticipo delle stagioni per il riscaldamento globale, le api escono dai loro alveari prima del dovuto saltando così la fase di impollinazione di alcune piante. Sempre gli scienziati hanno notato che la famosa farfalla californiana Euphydryas editha, ha cominciato a percorrere rotte migratorie diverse, sempre più a nord, verso aree più fresche. Ma gli esempi sul comportamento di altri insetti, molluschi e anche uccelli sono talmente tanti che per gli scienziati è in atto uno spostamento di habitat sempre più a nord del pianeta e chi non lo può fare, vedi alghe marine e piante terrestri, soccombe.

Se questo andamento o, meglio, fuga verso zone meno colpite da mesi estivi torridi e siccitosi continuerà ancora, per gli scienziati USA il nostro Mondo ha i giorni contati…”


Filippo Mariani

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(Accademia Kronos)

lunedì 19 febbraio 2018

George Soros, il manipolatore manipolato

George Soros, lo speculatore “illuminato”, il benefattore dei profughi e lo sponsor di Emma Bonino, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.
Secondo Soros, la minaccia per l’Europa è Putin, non l’Isis. E quale sarebbe la ragione di un’affermazione tanto azzardata? Semplice, Putin starebbe orchestrando la distruzione dell’Europa attraverso la crisi dei migranti. Siccome “l’obiettivo di Putin è la disintegrazione dell’Unione Europea - dice Soros- il modo migliore per realizzarla è quello di inondare l’Europa di profughi siriani”. I russi, in Siria, ci starebbero per bombardare la popolazione civile così da costringere milioni di disperati a fuggire e invadere il nostro continente.
Quindi l’esodo biblico d’immigrati che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica dell’Europa e il suo futuro, sarebbe opera di Putin. I barconi che attraversano il Mediterraneo, i milioni di profughi islamici (di cui più della metà non sono profughi) che premono ai nostri confini, il rischio di trasformarci in Eurabia, tutto questo sarebbe un complotto russo finalizzato a far implodere l’Unione Europea.
INCONGRUENZE
Che l’emergenza profughi sia iniziata molto prima dell’intervento russo in Siria, è una constatazione che non sembra scalfire le certezze di Soros. Così come nelle sue considerazioni, non vi è alcun cenno alle “guerre umanitarie” che l’Occidente ha condotto in questi anni, destabilizzando l’intera area che va dal nord Africa, al Medio Oriente.
Non rappresenta un elemento di valutazione neppure il fallimento della “Primavera araba” e il disastro libico (altro capolavoro occidentale) che hanno aperto la porta al dilagare dell’integralismo islamico nel Mediterraneo; né il fatto che l’Isis sia un prodotto di laboratorio delle centrali d’intelligence americane e saudite, creato apposta per distruggere la Siria e costruire una entità salafita sul Mediterraneo come ultimo tassello di un effetto domino che avrebbe dovuto portare alla rimozione di tutti i governi dell’area ostili al potere dei regnanti del Golfo.
Ma al di là delle incongruenze storiche, perché la Russia dovrebbe cercare di distruggere l’Europa col rischio di ampliare la minaccia islamica non solo in Asia centrale ma anche ai suoi confini occidentali? Per Soros la risposta è semplice: siccome la Russia sta per finire in default (altra vecchia ossessione del finanziere), “il modo più efficace con cui il regime di Putin può evitare il collasso è causare prima il crollo dell’Unione Europea. Una UE a pezzi non sarà in grado di mantenere le sanzioni inflitte alla Russia dopo la sua incursione in Ucraina”.
Ecco che nello schemino semplice di Soros, tutto viene riportato al suo maggiore interesse: l’Ucraina e il governo fantoccio di Kiev ennesimo prodotto delle rivoluzioni democratiche costruite a tavolino nei think tank d’oltreoceano e nei consigli d’amministrazione delle banche d’affari e dei fondi d’investimento degli amici di Soros che poi lui fa nominare ministri anche se sono cittadini stranieri (le collusioni scandalose tra Soros e il governo ucraino le abbiamo già rivelate). Questa mescolanza tra delirio e ossessione, tra interessi e manipolazione della verità attraverso i media di sistema, porta Soros a negare persino l’evidenza: e cioè che l’Isis ha fermato la sua avanzata solo dopo che la Russia è entrata in campo.
UN AVVERTIMENTO ALL’EUROPA
Quello di Soros è in realtà un avvertimento agli europei: “lasciate perdere l’Isis che tanto l’abbiamo creato noi e quindi lo distruggiamo quando non ci servirà più. Voi occupatevi della Russia, e non sognatevi di decidere liberamente quali sono i vostri interessi strategici”.
Il pensiero di Soros non va relegato nel capitolo “disturbi senili” perché è lo specchio di cosa passa nella testa dell’élite tecnocratica che domina l’Occidente, la cui folle ideologia mischiata ad un’aggressività senza scrupoli, ci sta spingendo verso la guerra globale.

Questa élite che è finanziaria e tecno-militare, contamina i governi occidentali, controlla la Nato, domina Wall Street e condiziona l’informazione globale; ha bisogno di allargare la propria sfera d’influenza nella ricerca compulsiva di dominio.
PERCHÈ L’EUROPA MUORE
A differenza di ciò che dice Soros, l’Europa sta morendo non per colpa di Putin ma a causa della perdita di sovranità (monetaria, democratica e militare) che sta distruggendo le economie, la coesione sociale e l’identità delle nostre nazioni. Passo dopo passo gli spazi di libertà si stanno chiudendo ed una élite di tecnocrati senza volto, alchimisti della moneta, burocrati e politici scodinzolanti sta prendendo il potere sulle nostre vite e sul nostro destino. Sono questi i veri nemici dell’Europa.
Giuseppe Federici – http://federiciblog.altervista.org/