martedì 10 dicembre 2019

L'ultima tentazione - Orso M49 Libero. Sardine in scatola...

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Parlo oggi  di una democrazia neoliberale globalista che si definisce migliore e nemica del fascismo e, ça va sans dire, del comunismo. E dal cui universo, che i deterministi immaginano in espansione, elenco solo alcuni corpi celesti che già hanno impattato sulla Terra o lo stanno per fare. Prendiamo per buono – è un gioco - il falso assunto secondo cui il nostro esistente sarebbe il meno peggio rispetto a quelli del passato e che quindi saremmo, con Fukuyama, alla fine della Storia. E dimostriamo, alla mano di notiziole raggelanti o riscaldanti, che la Storia non finisce, anche perché, in questa fase, al meno peggio non c’è mai fine.

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 Orso M49 Libero

Ma partiamo da una notiziola riscaldante, con attinenza simbolica a quella che ci racconta che ai necrofori di Sistema non è riuscito di far fuori la Siria, e neppure l’Iran. E neppure la Corea del Nord e neppure l’Afghanistan e neppure il Venezuela, o il Nicaragua… L’Orso M49, quello per il quale il ministro 5 Stelle Costa ha opposto lo scudo della vita alla frenesia doppiettistica dei leghisti e sparatori trentini, è ancora libero. E’ quella specie di Spartaco, o Che Guevara degli orsi, dei viventi tutti, che, catturato, ha scavalcato una recinzione elettrificata a 7000 volt e se l’è battuta. Ora è probabile che non lo becchino più: siamo al tempo del letargo e gli orsi diventano irreperibili. 
Libero orso e sardine in scatola...

Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info

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domenica 8 dicembre 2019

Protesta contro Natura

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Protestare contro i cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, è come contestare i temporali. Sono fenomeni che fanno parte delle dinamiche della natura, alcuni sono ciclici e prevedibili come le stagioni, altri sono improvvisi e imponderabili come i terremoti. Eventi che dipendono da un’enorme quantità di fattori in continua modificazione, che nessun modello matematico è in grado di elaborare.

     L’isteria collettiva mette sul banco degli imputati i cosiddetti gas serra e principalmente la CO2, accusata di essere la causa primaria del surriscaldamento del pianeta. L’anidride carbonica è invece fonte di vita: è indispensabile per le piante che la trasformano in ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana. Senza la CO2 non ci sarebbe alcuna forma di vita sulla terra. Per compensare l’aumento dell’anidride carbonica – che comunque va contenuto - basterebbe incrementare la quantità di alberi e di superfice verde.

     L’aria che respiriamo è costituita per l’78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas, dove la CO2 è presente per lo 0,03%. Un eventuale aumento della concentrazione di anidride carbonica quale incidenza può avere nei cambiamenti climatici in atto? Praticamente nulla.

     Questo, chiaramente, non significa che non va contrastato l’inquinamento dell’aria causato dalle attività umane (industria, riscaldamento, auto). Tutt’altro.

     Il nostro pianeta è un circuito chiuso dove tutto si trasforma, nulla si crea e nulla si distrugge (legge della conservazione della massa, Lavoisier). La quantità di energia prodotta è sempre uguale a quella consumata… se non intervengono fattori esterni. L’aumento o la diminuzione della temperatura media della superfice terrestre dipende da due condizioni: il sottosuolo, costituito dalla lava che fuoriesce attraverso i vulcani, e l’irradiazione del sole. E’ sufficiente un aumento delle attività vulcaniche di superficie e/o sotto gli oceani (la terra galleggia su un mare di magma incandescente) o un impercettibile scostamento dell’inclinazione del sole rispetto alla terra per determinare i cosiddetti cambiamenti climatici.

     La terra, da quando è nata, circa quattro miliardi di anni fa, ha subito ben quattro glaciazioni (l’ultima, quella di Würm è avvenuta 100 mila anni fa), e tra una glaciazione e l’altra il clima e la temperatura della superficie terrestre si sono ovviamente modificati. Questi cambiamenti sono avvenuti a volte in maniera graduale e quasi impercettibile, considerato il lungo lasso di tempo in cui sono avvenuti, e altre volte in modo repentino, come avvenne 15 mila anni con l’interstadio di Allerod che portò all’improvviso scioglimento dei ghiacciai alpini.

    Pretendere che il clima sia perennemente stabile e immutabile e attribuire all’uomo il cambiamento in atto, significa non aver capito nulla di come funziona la natura.

Gianfredo Ruggiero - circolo.excalibur@libero.it

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venerdì 6 dicembre 2019

Roma - Assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione - 7 dicembre 2019



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Unire le lotte! Contro un governo padronale! 

Il governo Conte bis è un governo dei poteri forti, nazionali ed europei, col sostegno del capitale finanziario e del Vaticano. Il PD è il loro punto di riferimento organico, il M5S un utile comprimario, per di più capace di assumere su alcune tematiche posizioni ancor più di destra. La legge di stabilità è il loro manifesto: riduzione del cuneo fiscale senza che i padroni paghino un euro, e dunque a carico dei lavoratori; ripristino e allargamento delle agevolazioni fiscali a vantaggio dei profitti; rispetto ossequioso del Patto di stabilità concordato con la UE. Nel mentre resta intatto tutto il lavoro sporco dei governi precedenti: Jobs Act, Legge Fornero, decreti sicurezza contro i migranti e le lotte dei lavoratori, accordi con la Libia, autonomia differenziata.

Se la soddisfazione per la caduta del governo M5S-Lega, un governo reazionario e liberticida, è ben comprensibile, non c’è davvero alcuna ragione (un vero paradosso) per esultare a sinistra, come pure è avvenuto da parte di alcune organizzazioni, per la nascita di questo nuovo governo padronale. Ma paradosso ancora più tragico è che il governo si regge sul sostegno diretto delle direzioni sindacali e sul coinvolgimento della sinistra parlamentare. Ciò che regala alle destre peggiori, Salvini e Meloni, un ampio spazio di demagogia reazionaria presso gli strati popolari in funzione della propria rivincita. Come sempre, il “meno peggio” spiana la strada al peggio. Lo stesso risultato delle elezioni regionali in Umbria conferma questa verità.

C'è allora urgente bisogno di ricostruire un'opposizione di massa al governo Conte dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici. Un'opposizione radicale e senza equivoci. Un'opposizione che punti a unire tutto ciò che padroni e governo vogliono dividere, a partire dalle lotte di resistenza a difesa del lavoro (ex Ilva, Whirlpool...) per contrastare i nuovi grandi processi di ristrutturazione capitalista. Una opposizione che si raccolga attorno ad una piattaforma generale indipendente, in una prospettiva di alternativa anticapitalista. Una opposizione che possa diventare riferimento utile per connettere i movimenti sociali, ambientalisti, femministi, contro la repressione e la reazione, a partire dal movimento contro il cambiamento climatico e di quello delle donne, dando continuità alle mobilitazioni di novembre. Una opposizione che possa saldare attorno alla classe lavoratrice la più vasta insoddisfazione popolare sbarrando la strada alla destra.

In funzione di questa prospettiva, e su queste basi di chiarezza, riteniamo necessaria la più vasta unità d'azione di tutte le sinistre di opposizione, sociali e politiche (comuniste, socialiste, anticapitaliste, libertarie). Per coordinare l'azione nelle lotte e unire nelle lotte il nostro campo sociale.

Per questo promuoviamo un'ASSEMBLEA UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE, per affermare questo impegno unitario e quale occasione di confronto, iniziativa, mobilitazione.

Roma, 7 dicembre, presso il Teatro de' Servi (Via del Mortaro 22), dalle ore 10:00


 PCL Roma  - pclroma@gmail.com

Promotori:

Partito Comunista dei Lavoratori
Partito Comunista Italiano
Sinistra Anticapitalista


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Per adesioni: assemblea7dicembre2019@gmail.com 

MES dal Monti al Conte 2- Tecniche di strangolamento economico-finanziario


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Il MES, ovvero Meccanismo Europeo di Stabilitá, non é l’ultima trovata degli strateghi del Quarto Reich per distruggere l’economia italiana. E per Quarto Reich – ripeto quello che ho detto in precedenti occasioni – intendo l’Unione Europea.

Non si tratta di una invenzione recente, dicevo. É un marchingegno che, allo stato embrionale, é stato dapprima sperimentato in Grecia. Poi gli é stata data una veste giuridica compiuta, con la costituzione di una “organizzazione internazionale” (non di un semplice “fondo finanziario”) che agisse come una autoritá politico-economico-finaziaria dotata – cito da una fonte neutra come Wikipedia – «del potere di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione».

In altre parole, gli Stati che vi aderiscono accettano di obbedire alle direttive economiche di quell’organismo in termini assoluti, quindi – come insegnano le prove generali in Grecia – anche quando tali direttive siano in contrasto con gli interessi dei propri cittadini.

Il travestimento del MES é quello di una organizzazione quasi benefica, tanto da venire affettuosamente chiamato “fondo salva Stati”. In realtá sarebbe piú esatto definirlo “intrappola Stati”. Puó infatti distribuire generosi prestiti agli Stati-membri che si trovassero in difficoltá. Ma – é questo il meccanismo della trappola – solo a condizione che i richiedenti si impegnino a rispettare condizioni durissime di asuteritá, tali da ridurre drasticamente il proprio debito pubblico: é quello che si suole chiamare il massacro sociale.

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Ma questo é solamente un traguardo intermedio. L’obiettivo finale é quello “greco”: qualora lo Stato-debitore non sia stato abbastanza carogna e non sia pertanto in grado di restituire nei tempi previsti anche soltanto una parte delle somme ricevute in prestito, la direzione della sua politica economica sará di fatto trasferita al Consiglio d’amministrazione del MES. Il paese debitore sará cosí commissariato, sará costretto a spremere all’inverosimile i suoi cittadini, e coi proventi della rapina fiscale sará obbligato a dare precedenza ai pagamenti verso i creditori (e in primis verso le banche tedesche) ed a mettere in secondo piano i suoi cómpiti istituzionali (sicurezza, sanitá, infrastrutture, eccetera).

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É quello che é giá successo in Grecia. E non soltanto in epoca recente, con Tsipras. Giá nell’Ottocento, ai tempi del “riformatore illuminato” Karílaos Trikúpis. L’illuminato si ridusse a spendere soltanto una piccola parte del bilancio (qualcuno dice addirittura solo il 6%) per far funzionare lo Stato ellenico, utilizzando tutto il resto per pagare sorte capitale ed interessi alle banche inglesi che avevano finanziato il debito pubblico greco. Alla fine degli “anni di Trikúpis”, per la cronaca, la Grecia fu costretta a dichiarare ufficialmente fallimento, come una qualunque ditta individuale.

Ma torniamo ad oggi. O, meglio, a qualche anno fa, al 2012, quando il governo dell’eccellentissimo e chiarissimo professore (nonché senatore a vita) Mario Monti si prese la storica responsabilitá di far aderire l’Italia al nascente Meccanismo Europeo di Stabilitá. La qualcosa – sia detto per inciso – ci obbligó «irrevocabilmente e incondizionatamente» a sottoscrivere una quota di 125 miliardi di euro. Una cifra enorme, piú o meno 5 o 6 manovre finanziarie. Per nostra fortuna, i prestiti erogati dal MES sono stati fin’ora poca cosa, e quindi ci é stato chiesto di versare materialmente solo una modesta percentuale di quanto ci siamo obbligati a tenere a disposizione del fondo salva-Stati: 14 miliardi di euro. Ma si tratta di una buona notizia solo fino a un certo punto; perché, a semplice ed insindacabile richiesta del Consiglio d’amministrazione del MES, siamo obbligati – sempre «irrevocabilmente e incondizionatamente» – a versare la rimanenza (111 miliardi di euro, centesimo piú, centesimo meno) nel giro di una settimana. Piccolo particolare: i 111 miliardi non li abbiamo.

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Naturalmente, le cose fin qui dette si riferiscono al “primo” MES, quello del 2012. Sono considerazioni che a suo tempo ho giá fatto su queste stesse pagine («Italia a sovranitá limitata grazie al Meccanismo Europeo di Stabilitá» su “Social” dell’8 febbraio 2013) e che mantengono la loro validitá pure oggi, quando si vorrebbe che l’Italia accettasse anche la nuova versione del “meccanismo”, nettamente peggiorativa rispetto a quella – giá disastrosa – di sette anni fa.

Quali le novitá che il fronte degli eurobbedienti italiani vorrebbero accettare col sorriso sulle labbra? Fra le molte, vorrei citarne due: una che interessa la Germania, ed una che minaccia l’Italia. La prima riguarda la possibilitá che il MES presti soldi ad un fondo che dovrebbe ammortizzare le crisi bancarie; la qualcosa comporterebbe anche per noi l’esborso di cifre maggiori. Questa misura interessa la Germania, perché la Deutsche Bank (grande banca d’affari, da non confondere con la “centrale” Bundesbank) é in seri guai, e se la sua crisi dovesse esplodere potrebbe avere effetti catastrofici sull’intera economia tedesca.

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Quanto al secondo fattore – e chiedo scusa per un approccio inadeguato alla complessitá degli argomenti – il suo aspetto centrale é la suddivisione degli Stati-membri del MES in due sottogruppi: uno, diciamo cosí di serie A, che comprende gli Stati economicamente stabili, con un debito pubblico sotto controllo e con tutti gli altri parametri finanziari in regola; ed uno di serie B, cui appartengono l’Italia e gli altri Stati con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, oltre che con vari problemi di natura economico-finanziaria ma anche politico-sociale (le riforme-capestro «che l’Europa ci chiede»).

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Ora, semplificando al massimo, gli Stati economicamente floridi, che non avrebbero bisogno di prestiti, potranno riceverli. A meno che uno Stato ricco e potente come la Germania... E non vado oltre.

Viceversa, gli Stati che ne avrebbero bisogno non si trovano nelle condizioni di ottenerli. Molto meglio cosí – secondo la mia modesta opinione – perché accettare un prestito del salva-Stati potrebbe portarci dritto alla tomba. Ció nonostante, é inammissibile che un paese in difficoltá come il nostro venga obbligato a sborsare un mare di soldi per finanziare i paesi che stanno meglio di noi; e che noi, al contempo, abbiamo preclusa ogni strada per accedere alle medesime forme di finanziamento.

Qui, per il momento, mi fermerei. Naturalmente, le mie non sono considerazioni di ordine tecnico (non avrei la preparazione necessaria), ma semplicemente delle valutazioni di carattere politico. Ancora una volta l’Italia é sotto attacco da parte della Germania. La cancelliera Merkel lo ha fatto capire chiaramente: non considera giusto che, a fronte di uno Stato con un debito pubblico elevatissimo, gli italiani siano nel complesso piú ricchi dei tedeschi. Vorrei sbagliarmi, ma la Kanzlerin guarda con cupidigia ai risparmi e alla proprietá immobiliare dei cittadini italiani. Nella sua mente, i garanti dei 125 miliardi di euro per cui a suo tempo si impegnó Mario Monti, non sono Giuseppi e il suo incredibile esecutivo giallo-rosso, ma i cittadini italiani con le loro case, con i loro conti correnti, con quel poco di ricchezza reale che sono riusciti a salvare da un fisco famelico e privo di scrupoli. Potrei sbagliarmi, ma credo che la partita del MES si giochi proprio sulla loro pelle.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 5 dicembre 2019

MES. Il cappio al collo...

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A proposito di MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, che è il nome d’arte, o piuttosto di battaglia, dei terroristi UE impegnati a imporre il principio della democratura: il potere dell’oligarchia plutocratica, sciolta dalla dipendenza da elezioni, sui popoli che ancora s’illudono di poter dire la loro mediante voto. E qui l’azionista di maggioranza nel parlamento, quello che sorride alle sardine mentre gli stanno tirando via la terra sotto ai piedi, tentenna, traccheggia, s’avvia all’impossibile compromesso con una triade Gualtieri-Mattarella-Von der Leyen che sentenziano “cosa fatta capo ha”.

Ecco, il peccato originale e diononvoglia finale: si chiama Ursula von der Leyen, il voto dei Cinquestelle che ne ha permesso l’elezione, quello contrastato che ne ha permesso la conferma a stragrande maggioranza degli euro-eunuchi (4 Eurodeputati 5Stelle tra contro e astenuti, grazie Corrao!). E, conseguentemente, la proclamazione dell’ ”emergenza ambientale” che, come tutte le “emergenze” adottate dai regimi pencolanti verso l’autoritarismo, non punta ad altro che a imporci lacci e lacciuoli per assoggettarci al imperialcapitalismo della Green New Economy. Grazie a Greta, Fridays For Future, Extinction Rebellion e petrosardine.

Il MES e il figlio deforme di un genitore pesantemente afflitto da deriva genetica, il Fiscal Compact, l’obbligo del pareggio di bilancio, addirittura inciso nelle tavole costituzionali. La Lega di Salvini dice benissimo che si tratta di un commissariamento dell’Italia, con un cappio al collo, il debito, che i boia non eletti dell’Unione – eminentemente le banche tedesche - possono stringere e stringeranno, quando si tratterrà di disperdere al vento le briciole dell’Italia che si sono mangiati. Sarebbe più convincente il solito cartonato Salvini se il suo braccio destro, sinistro e di centro, Giorgetti, non ne fosse stato il primo firmatario...

Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info

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mercoledì 4 dicembre 2019

UNAC - The Antiwar Movement


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The necessity for antiwar and justice work has never been more urgent.  We see a continuation of endless wars, coups, sanctions, oppression, massive income inequality, and a cascading climate catastrophe...

Most of the conflicts we see are caused or backed by the U.S. and the current administration and a bipartisan Congress and judicial system that pretends big differences but actually serves the rich and powerful.

2019 was a very busy year.  We took several solidarity and fact-finding trips to countries including Venezuela, Ukraine, Syria and Cuba and reported back to counter the U.S. government narrative when we returned.  We organized actions in Washington, DC when NATO came to town and called for protests to stop threats against Venezuela, Iran and other countries under attack by the U.S.  These took place in cities around the country. We protested US aggression when the United Nations General Assembly came to New York and helped build public meetings for representatives of the Venezuelan delegation and countries that have been sanctioned and attacked by the U.S. UNAC, the major antiwar coalition in the U.S. has played a significant role in organizing antiwar actions and standing in solidarity with those struggling under imperialism’s domination.  We maintain an important activist network using social media channels, a blog, and network alerts to spread the word about what is happening and call for action, disseminate information and support struggles that are generally suppressed by the propaganda machine.

We gave full support to the Venezuelan Embassy Protectors when they were arrested for staying in the Venezuelan embassy to protect it from right-wing forces trying to organize a coup in Venezuela.  This support included raising funds for their legal expenses and building meetings in a number of cities.  We also supported the campaigns for freedom for Julian Assange and Chelsea Manning.

We organized two panels at the Left Forum in New York and continued to publish our blog with many articles expressing facts and perspectives that we cannot access in the U.S. corporate media.

Next year looks to be another important year for UNAC and the antiwar movement.   As the U.S.-sponsored coup in Bolivia is being resisted by millions across that country, the U.S. corporate media is not reporting it, but we are doing our best to let people know what is really going on.

We are building a coalition to oppose U.S.-imposed brutal economic sanctions and economic warfare against countries (39 countries to date) that will not submit to the dictates of Washington and Wall Street.  The purpose is often the same: destabilization, regime change, and theft of resources.

As much attention is focused on the impeachment process and the upcoming elections, 2020 will feature important mass gatherings at the Democratic and Republican conventions.  UNAC will play an important role in exposing our misleaders and demanding social justice, climate justice, and an end to the endless wars.

We will hold our next national conference in New York City, February 21, 22, 23, "Rise Against Militarism, Racism and the Climate Crisis - Building Power Together."  We encourage our supporters to attend this important gathering.

United National Antiwar Coalition (UNAC)
 unac@lists.riseup.net

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To continue this work, we ask for your support.  Please make a generous donation by sending a check made out to UNAC to PO Box 123, Delmar, NY 12054.  

domenica 1 dicembre 2019

Il meno peggio è pur sempre un peggio... - Movimenti eterodiretti e politica


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So che a voi Salvini non piace. E su questo siamo d'accordo. Mi permetto però di  dire che la differenza, non con tutti ma con molti di voi, specialmente coi più antisalvinaini di voi, è che invece di mugugnare io ci ho messo la faccia pubblicando articoli contro lo sdoganamento del razzismo da parte degli atteggiamenti celoduristi del Capitano del Papeete (e questo, almeno per me, è forse la cosa più grave, perché corrode in modo atroce e immorale la società), contro il neoliberismo della Lega (al pari del PD, per altro), contro il suo servilismo nei confronti del Sionismo (pari a quello del PD, per altro) e di Donald Trump (qui invece ci sono contraddizioni in seno al potere), contro il suo appoggio al tentato golpe fascista in Venezuela (al pari di PD e LeU, per altro), contro il suo voto a Bruxelles per l'equiparazione di nazisti (aggressori) e comunisti (aggrediti), anche questo in sintonia col PD, per altro. Infine contro il suo opportunismo, anche questa una qualità che condivide con la “sinistra”, assieme a corruzione e ipocrisia.

Ma forse l'ipocrisia nella sinistra sta raggiungendo vette difficilmente superabili.

Una giovane signora modenese, studentessa di Filosofia, Samar Zaoui, ha pubblicato su Facebook il post: c'è bisogno di qualcuno che ammazzi Salvini. Questa è l'esortazione. Odio, incitamento al crimine attraverso i social, ce ne sarebbe di che mobilitare la Commissione Segre, che invece se ne sta zitta, a riprova che i suoi promotori sono di parte: gli “odiatori”, gli “hater”, sono solo a destra, a sinistra ci sono i giustizieri delle cause “giuste”, ai quali tutto è permesso.

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Si arriva a un tal punto di mancanza di vergogna che, essendosi indignato per questo post, Salvini sia stato accusato di aver messo la povera signora Zaoui “alla gogna” (sic!). Così Nextquotidiano, tanto appassionatamente filosardiniano quanto beceramente antisiriano (e su questo torneremo tra poco, perché tout se tient). Così la filosardiniana Askanews, l'agenzia di stampa di Luigi Abete, ex presidente di Confindustria, attuale presidente di BNL, presidente di Civita Cultura Holding, costola dell'Associazione Civita di Gianni Letta, e membro dell'Aspen Insitute Italia (questa tiratina sull'indipendenza dei media fa già capire un po' di cose).

In questo caso Capitan Papeete si era persino moderato nei termini. Aveva solo sarcasticamente detto:  “Aspetto reazioni indignate di giornalisti, politici e merluzzi ... ” e definito Samar Zaoui  “sardina democratica”, che non mi pare un insulto ma un dato di fatto. Ma tant'è.

La signora Samar Zaoui non è una semplice privata cittadina, ma assieme al suo compagno Jamal Houssein, studente modenese di ingegneria meccanica, è una dei principali leader delle Sardine emiliane. Esponenti entrambi del sindacato di sinistra degli studenti Udu, i loro legami con i Giovani Democratici del PD sono noti. Anche se lasciamo perdere i presunti legami tra Mattia Santori, motore iniziale delle Sardine, e Romano Prodi attraverso la collaborazione con la Rie, (Ricerche Industriali ed Energetiche) sventolato dalla Meloni, che francamente mi sembra un po' poco, è comunque sotto gli occhi di tutti che le Sardine abbiano diviso il mondo in due: da una parte Salvini, la destra, i populisti e i sovranisti, dall'altra la sinistra - quindi il PD et similia - e i giusti (cioè non populisti e non sovranisti). E' un dato di fatto.
Lo conferma anche Mattia Santori quando dichiara al Giornale che sì, è anche vero che alcuni di loro provengono dal PD, ma “nel momento in cui si scende in piazza senza bandiera, non è una convocazione di partito. Se uno usa l’immagine delle sardine e rilancia il format, non ci vedo nulla di male. Chiaro che chi ha avuto vita politica è più portato a organizzare un evento di piazza. Quindi succederà anche in futuro. L’importante è che non ci sia una connotazione partitica”. Ed “è normale” che i movimenti giovanili dei partiti si sono mobilitati per portare sardine in strada.

Sembra normale anche a me. E poi per certi versi è come discutere se l'acqua è bagnata.  Invece il punto sottile e importante è che con buona  probabilità è proprio vero che c'è qualcosa in questo movimento che il PD stesso non controlla.

Secondo l'ex leader della Fiom, Giorgio Cremaschi, oggi esponente di Potere al Popolo, il rischio è che come i “girotondi” alla fine le Sardine verranno incorporate dall'establishment di sinistra.
E' un giudizio che da una parte concede un po' troppo credito all'autonomia di questo movimento, ma dall'altra ha qualcosa di vero, perché oggi come oggi le Sardine non sembrano totalmente riconducibili a questo establishment, ma a qualche establishment superiore.

E' vero che nella Storia ci sono stati momenti di mobilitazione e ribellione scoppiati tutti insieme. Si pensi al biennio 1848-1849. O si pensi al periodo che è seguito alla Prima Guerra Mondiale. Ed è vero che i servizi segreti delle potenze che contavano si sono tutti dati da fare per portare acqua agli interessi che rappresentavano, ai loro establishment di riferimento. Io non credo che Mazzini fosse al soldo dell'intelligence britannica, ma è vero che l'intelligence  britannica lo proteggeva (e controllava) e non penso che Mazzini fosse così stupido da non saperlo. Era una partita a scacchi. Similmente è sciocco pensare che Lenin non si rendesse conto del perché i Tedeschi gli stavano mettendo a disposizione un treno per riportarlo in Russia a cercare di fare la rivoluzione. Lo sapeva, e lo sapeva bene. Non per questo era un agente dei Prussiani, come qualcuno stolidamente continua a sostenere.

Che durante una profondissima e lunghissima crisi ci siano mille motivi per mobilitarsi è un dato di fatto elementare. Il problema è allora la direzione che prendono le mobilitazioni e chi, per via della sua forza, può indirizzarle e raccoglierne i frutti, per quanto genuini possano essere stati all'inizio intenti e motivazioni, cosa che in una società e in un'epoca dove il controllo e la capacità di influenzare è tanto straordinaria quanto capillare, pone già una sfida analitica.

Succede ad esempio per i movimenti sorti sull'onda (o così almeno appaiono e ci dicono) delle campagne mediatico-politiche ruotanti attorno a quella ragazzetta di nome Greta Thunberg che, diciamolo francamente, non conosce assolutamente le cose di cui parla. Sono movimenti con cui le Sardine intendono gemellarsi.

Dove stanno puntando, allora, Extintion Rebellion o Friday For Future? Possono dire tutto quello che vogliono ma di fatto stanno puntando alla New Green Economy, che, come vedremo in un prossimo post, con esempi che toccano tutti noi da vicino e da domani, con la salvaguardia della Madre Terra non c'entra un fico secco. Anzi!

Non solo questi  movimenti sono strumenti ricorsivi, autoalimentantisi, di propaganda verso i soggetti di domani, cioè i giovani di oggi, ma sono anche masse di manovra di piazza, a volte molto aggressive come Extintion Rebellion, che possono essere usate per controllare che i governi prendano proprio quella direzione e non altre, perché là ad attendere con sempre più impazienza ci sono frazioni rampanti delle élite che possono raccogliere migliaia di miliardi e frazioni vecchie, non necessariamente disgiunte dalle prime, che ci vedono la possibilità di protrarre un'economia di rapina e di speculazioni finanziarie.

E' un'economia strafatta che ha bisogno di nuove droghe. Non naturali, checché ne dica, ma sintetiche.

In questa confusione di gente che si mobilita per una cosa o per l'altra ci sono però segnali che aiutano a capire.
Ad esempio le Sardine toscane. Lì uno dei leader è il giovane Bernard Dika astro nascente del PD è ora imprestato (ma a tempo determinato) a questo movimento.

Bernard Dika sa con chi stare, non foss'altro che in caso contrario sarebbe un astro cadente. Durante la “Giornata della Memoria” del gennaio del 2017 aveva paragonato Aleppo ad Auschwitz, riprendendo le canagliesche campagne mediatiche occidentali contro la liberazione di Aleppo Est dalla teppaglia tagliagole di al-Qaida, appena conclusa.

Che Aleppo Est e Idlib fossero in mano ad al-Qaida lo sapevano tutti tanto che gli Americani, non potendolo smentire, avevano dato la colpa di ciò a … a ... ma sì, alla Russia e ad Assad perché avevano scacciato i tagliagole dalle altre parti della Siria (non sto scherzando). La colpa non era certo degli Usa, dell'Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, della Turchia e del Qatar che gli passavano finanziamenti ed armi. Ma per carità!

Insomma, il giovane Bernard Dika riprendeva integralmente e coscientemente la campagna di public relation dei White Helmets, cioè, per l'appunto, dell'agenzia di public relation di al-Qaida, fondata dall'ex ufficiale e agente segreto di Sua Maestà Britannica, poi consulente per l'intelligence di Bill Clinton, di George Bush jr e degli Emirati Arabi Uniti, James Le Mesurier, recentemente trovato morto vicino al suo ufficio nel quartiere di Beyoğluad Istanbul.

E i
 White Helmets, sarà un caso, sono un punto di riferimento anche di Joshua Wong, il leader dei rivoltosi “democratici” di Hong Kong, quelli che cercano di bruciare vivi poliziotti e avversari politici, quelli che vorrebbero che Hong Kong ritornasse ad essere una colonia inglese, quelli che chiedono a Washington di attaccare militarmente la Cina. Lo scorso settembre Wong, per l'appunto, si è incontrato a Berlino col presidente dei White Helmets, Raed Al Saleh. Dio li fa e la Nato li accoppia.

Sembra un romanzo di Le Carrer. Ma è una realtà alla Le Carrer. E' lo Zeitgeist ideale, politico e geopolitico.

Non sono un complottista. Anzi, Dio solo sa quante polemiche ho fatto con i complottisti. Ma non ci posso fare nulla se siamo nella medesima situazione che Karl Marx descriveva nelle Lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850«L'aristocrazia finanziaria faceva le leggi, dirigeva l'amministrazione dello Stato, disponeva di tutti i pubblici poteri organizzati, dominava l'opinione pubblica coi fatti e con la stampa».

L'enfasi è mia:  l'aristocrazia finanziaria creava lo Zeitgeist.

Voglio soffermarmi su questa capacità ultrasecolare di trasformare le idee della classe dominante in idee dominanti, oggi con una perizia,  con capacità politiche e con   psicotecnologie   (credit: Derrick de Kerckhove) che farebbero sfigurare Goebbels.

Guardate come si passa facilmente dalla percezione comune (vera e preoccupante) che fa sempre più caldo, alla “climate opportuninity” di speculatori e multinazionali, gli stessi che fin'ora hanno ridotto il pianeta a un posacenere a maggior gloria dei loro profitti e delle loro rendite e con le guerre per difendere quei profitti e quelle rendite.Oggi tutti colpiti sulla via di Damasco, tutti improvvisamente  ultrà dell'ecologia, a partire dal premio Nobel (ahah!) Al Gore, ipocrita firmatario formale ma poi reale   boicottatore dei protocolli di Kyoto (ne riparleremo).

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Il giovane dem Bernard Dika è il portavoce non solo di interessi, quindi, ma di una mentalità, che è una mentalità tutta interna al potere imperiale. Non è un caso che i leader delle Sardine toscane abbiano asserito, con sicurezza: “non siamo né una riedizione dei girotondi né dei grillini del Vaffa Day perché non siamo contro il sistema.” (Il fatto quotidiano, 25-11-2019, enfasi mia).

Non ne dubitavo. E non lo ha dubitato nemmeno Elsa Fornero: Ben prima che questo movimento si manifestasse ho incontrato moltissimi giovani. I giovani si riuniscono in associazioni e sono desiderosi di comprendere. I giovani hanno capito che la riforma delle pensioni era un tentativo di riequilibrare il bilanciamento economico tra generazioni, fortemente sbilanciato a scapito dei giovani”.

Così l'endorsement dell'ex ministra lacrime e sangue. Il suo massacro sociale non era una questione di classe, ma generazionale, dunque. Protrarre l'età lavorativa degli anziani a maggior gloria dell'aristocrazia finanziaria era dunque un favore ai giovani (evidentemente perché rimanendo disoccupati hanno più tempo libero).  Mi sa però che è un bel boomerang per le Sardine dato che la Fornero è, giustamente, una delle personalità più detestate d'Italia.

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Non è una questione sociale nemmeno il degrado ecologico. No! Anche questa è una questione generazionale. Così ci dicono dal bandwagon di Greta.

Così dice il “sistema”, quel sistema che da decenni sta immiserendo i più e arricchendo in modo scandaloso i pochi, in modo persino sguaiato. Esattamente come nella Francia descritta da Marx: «Mentre l'aristocrazia finanziaria faceva le leggi, dirigeva l'amministrazione dello Stato, disponeva di tutti i pubblici poteri organizzati, dominava l'opinione pubblica coi fatti e con la stampa, in tutti gli ambienti, dalla corte sino al Café Borgne, si spandeva l'identica prostituzione, l'identica frode svergognata, l'identica smania di arricchirsi non con la produzione, ma rubando le ricchezze altrui già esistenti. Alla sommità stessa della società borghese trionfava, in urto ad ogni istante con le stesse leggi borghesi, il soddisfacimento sfrenato degli appetiti malsani e sregolati in cui logicamente cerca la sua soddisfazione la ricchezza scaturita dal gioco, in cui il godimento diventa gozzoviglia, e il denaro, il fango e il sangue scorrono insieme. L'aristocrazia finanziaria, nelle sue forme di guadagno come nei suoi piaceri, non è altro che la riproduzione del sottoproletariato alla sommità della società borghese».

Così il sistema che per proteggere questa merda da decenni uccide uomini, donne e bambini a centinaia di migliaia, a milioni (“Mezzo milione di bambini iracheni morti? Sono un prezzo giusto”, Madeleine Albright, Segretaria di Stato di Bill Clinton, sì proprio lui, il presidente “de sinistra”!).

Così il sistema che le Sardine non vogliono cambiare.
E' la riprova che peggio di Salvini ci sono solo gli antisalviniani.
Non è una novità. Succede spesso che un sistema in crisi metta di fronte alla ben nota alternativa secca: o la padella o la brace, o il peggio o il meno peggio, con la preghiera di dimenticarsi di quel che diceva Hanna Arendt: “il meno peggio è pur sempre un peggio”.

L'Italia non è solo un Paese di santi, di poeti e di navigatori, ma anche di ardite sperimentazioni politiche. Ecco dunque un esperimento straordinario: una rivoluzione colorata preventiva, una rivoluzione colorata non contro un governo ma, roba da non credersi, contro l'opposizione.

(Piotr)

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