lunedì 5 dicembre 2016

Santa Claus. Il natale consumista che tanto piace ai "mercati"


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Ecco il periodo in cui l'illusione dominante di un mondo già di per sè fasullo raggiunge il parossismo. Tutti si mettono d'accordo per far finta di credere alle più solenni minchiate. La pubblicità in televisione propone le più stupefacenti melensaggini a base di casette innevate, slitte cariche di luccicanti pacchi di regali, bambini
plagiati e compagnia bella. Si sentono frasi del tipo: "assapora la magia del Natale" "entra nel favoloso mondo di Santa Claus" "per natale regala un sogno" e simili vomitevoli scempiaggini che fanno sembrare i romanzi di Edmondo De Amicis profondi trattati filosofici.


Ancora non si leggono slogan del tipo: "La renna sia con te" oppure "Grandi viaggi al polo nord. Solo per fumati" ma non dubito che presto ci potremmo arrivare. Quando poi scorgo i patetici babbetti natale disperatamente avvinghiati alle case, ostentando una vocazione suicida, mi rendo definitivamente conto del crollo repentino delle facoltà cerebrali della gente. Ma cos'è questo oscuro impulso che fa sì che persone in altri periodi dell'anno diciamo così "normali" (e passatemi il termine un po' iperbolico) agiscano compulsivamente per comportarsi in modi più consoni a una casa di cura per alienati mentali?

E' come una silenziosa epidemia che colpisce le menti,obnubilando un gran numero di neuroni: quei pochi rimasti indenni, poveretti, si trovano a mal partito essendo in minoranza, e si rassegnano a reggere la scala mentre gli altri appendono gli addobbi.


In gran parte si tratta dell'americanismo dilagante e imperante, quella deplorevole infezione letale che impone a suon di dollaroni clichè culturali che stravolgono le culture non anglosassoni: peresempio, quando io ero bambino (molti,molti anni or sono) chi aveva mai  sentito parlare di Babbo Natale? Cioè, lo si conosceva vagamente, ma era una figura del tutto marginale, assolutamente non centrale alla
"magia del natale". Era "Gesù bambino" che portava i regali (anche nelle famiglie non osservanti, perchè,diciamolo pure, un po' di soprannaturale ci vuole sempre), e le mamme (più nonne) facevano il brodo col cappone e i cappelletti fatti in casa coinvolgendo una notevole forza-lavoro.


Mi rendo conto, naturalmente, che la nostra umanità,non da adesso, è manipolata (e non è un'idea mia); ma perché ciò sia possibile, ci deve essere un aggancio, una risonanza in termini di accettazione da parte delle vittime del gioco.

Allora qual'è il trucco? E' nell'esigenza di evadere, sia pure per pochi giorni, dall'anonimo stile di vita che contraddistingue i nostri desolanti tempi; è sostituire alla reale "magia" connaturata all'esistenza dell'essere umano -in certe condizioni - un gioco d'illusionismo, scadente e becero,volgare e depistante. Gli acquisti e i panettoni coprono - molto temporaneamente -un vuoto difficile da mascherare.


Finite le feste, ricomincia il giro di giostra. Senza più "magia".

Simon Smeraldo


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domenica 4 dicembre 2016

Complottisti e debunkers si contendono lo share nel web


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La contrapposizione tra complottisti ed anti-complottisti (sbufalatori, debunker, designati anche “ufficialisti” perché si “bevono” le versioni ufficiali degli eventi) è un fenomeno storicamente ricorrente ma molto accentuato nella nostra epoca, soprattutto dopo i fatti dell’11 settembre 2001, che ha segnato una linea di demarcazione. 

L’ottimo articolo (saggio) di Simonetti, che segue, non lo precisa, ma i complottisti (e simpatizzanti) in termini numerici assoluti sono una esigua minoranza rispetto all’intera popolazione. 

Questo perché la maggioranza della popolazione purtroppo attinge ancora ai media convenzionali per informarsi, come un gregge privo di autonomia. Ma se ci limitiamo a considerare coloro che si documentano attingendo ad una pluralità di fonti, a coloro che sono dotati di strumenti culturali per effettuare ricerche autonome e controlli incrociati, cioè a coloro che sanno ancora pensare, ragionare, analizzare con senso critico, ecc., allora non sono più minoranza, ma semmai maggioranza, cioè tra coloro che pensano prevalgono i dubbi e quindi secondo i parametri degli anti-complottisti rientrano in pieno nella categoria dei “complottisti”, perché non si bevono le versioni ufficiali, che riconoscono come mendaci, e consultano con senso critico tutte le versioni alternative ed in contrasto, cosa che gli anti-complottisti fanno solo superficialmente, in quanto il loro scopo è solo screditare a prescindere. 

Quindi concludendo, tra i due “contendenti” sicuramente il meno affidabile tecnicamente e culturalmente è l’anti-complottista, perché le sue tesi ed asserzioni sono di seconda o terza mano, limitandosi a fare da cassa di risonanza del mainstream, ripetendo pedissequamente perifrasi e slogan appressi a memoria, senza alcun valore aggiunto. 

Sono come i sofisti dell’antica Grecia, prostituti della parola funzionali al potere che ricercano ingaggi e curano esclusivamente gli interessi personali nella speranza di distinguersi dall’anonimato ed essere sponsorizzati da qualche committente, salendo sul carro dei vincitori, dei detentori del potere. 

Claudio Martinotti Doria

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Complottisti e "ufficialisti"


Complottisti e "ufficialisti"
Fonte: Il giornale del Ribelle

Sgomberiamo il campo da equivoci: i complottisti esistono, non lo nego. Sono coloro che postulano dietrologie all'ombra di ogni singolo evento della storia. Lo fanno per pavidità, per scusare la loro passività di fronte ai mali che osservano, dicendoli invincibili e soprattutto nascosti. Lo fanno a volte per sembrare più furbi degli altri e spesso per evitare lo scomodissimo onere di distinguere e soppesare di fronte ad ogni accadimento.

Il problema è però che oggi il termine complottista è divenuto etichetta. Significa squilibrato, mezzo matto, credulone, inacculturato, e viene appiccicato con un sorrisino sprezzante a tutti coloro che, indipendentemente dalla modalità con cui pervengono ad essi, sostengono pensieri difformi da quelli della maggioranza titolata, dall'opinione pubblica, dai libri di scuola.

Chi accusa il complottista di essere tale spesso porta, anche quantitativamente, meno prove a sostegno della sua tesi di quanto lui faccia. Questo perché percepisce la sua non come una tesi, ma come la verità.

Lo sbufalatore, il debunker, l'anticomplottista insomma, si applica di meno, è spesso digiuno dei temi trattati, bastandogli il crisma dell'ufficialità a fare da scudo.
Non abbiamo un termine per definire l'anticomplottista e quindi ne creerò uno: ingenuista credo possa andare.

Il primo problema dell'ufficialista è che se conoscesse un minimo di filosofia, rimarrebbe basito nel constatare come quest'ultima nasca come vero manifesto del complottismo. Se intendiamo la conoscenza come ricerca del vero, dobbiamo ammettere che la verità è ancora da trovare. Se intendiamo la scienza come scoperta, dobbiamo ammettere che la verità è costituzionalmentenascostaSe intendiamo la didattica, preliminarmente, come sgombero delle precomprensioni, dobbiamo concedere che nella mente del discente ci sia l'errore, una falsa interpretazione della realtà.

A parte Socrate, il maestro del dubbio, il primo filosofo di cui ci rimangano testi compiuti e significativi,Platone, ci racconta nel suo mito più celebre, quello della caverna, la figura eroica del complottista. Il saggio è infatti considerato un complottista dai soggetti incatenati, i quali considerano le ombre proiettate davanti a sé come il mondo reale. Il saggio che rivelerebbe senza tatto la sua scoperta sarebbe prima non compreso, poi deriso e infine violentemente osteggiato dagli ignoranti. Ve lo immaginate? “Un mondo di luce là fuori? Ah ah ah... A Plato'...l'hai letto su Lercio? E sulla luna ci siamo andati realmente? E l'Area 51?” E giù tutti a ridere, ammiccando e dandosi gomitatine compiaciute, senza manco avvertire il peso delle catene alle braccia! E se potessero gli incatenati, in ottemperanza alla omeostasi che li orienta, colpirebbero il saggio anche nella sua libertà, impedendogli di rivelare ciò che pensa di aver scoperto. Non è assurdo immaginare infatti che all'interno della caverna potesse essere varata una sorta di legge antinegazionismo, nella quale venisse eternata la realtà immutabile del mondo delle ombre, certificata magari da un equivalente storico della nostra Norimberga. Ci sarebbe potuto essere quindi il risultato grottesco dell'esaltazione della realtà “grottuale”.

Ma Platone è impenitente, e allora scrive, nel Dialogo Il Sofista, di come al mondo vi siano tanti cacciatori di uomini, cacciatori attraverso le armi dell'inganno, della affabulazione, che operano in tal modo per trarne proprio beneficio, anche economico. Secondo Platone il sofista non è inoltre un amante dell'agonismo, della lotta faccia a faccia, come un cacciatore che insegue la preda. No, è un pescatore che nasconde l'amo con l'esca e aspetta che il gonzo abbocchi. Sono pochissimi i pesci, solo i più esperti e smaliziati, in grado di smascherare l'apparenza e riconoscere il noumeno dietro al fenomeno. I boccaloni in sostanza muoiono e il pescatore si riempie la pancia.
Il secondo problema dell'ufficialista è che se conoscesse un po' di storia, anche di quella stessa storia scritta dai vinti che lui, il cui bagaglio culturale di solito è un sussidiario, quattro manuali e tre saggetti moderni presi alla Feltrinelli, ha studiato a scuola, si accorgerebbe che la storia è una lunga lista di complotti, segreti, macchinazioni, e che l'inganno in essa ha un posto d'onore.

Potrei fare una marea di esempi, dalla mascherata nel porto di Boston che diede avvio alla rivoluzione americana, all' “incidente” del golfo del Tonchino, ma mi soffermerò sul più significativo: l'incendio del Reichstag da parte di Hitler. Ufficialmente fu appiccato dal führer per incolpare i comunisti e giungere quindi più facilmente al potere. Come mai questo autoattentato è considerato verità inattaccabile mentre invece il solo prendere in esame l'11 Settembre come false flag espone al pubblico ludibrio? Risposta facile: perché Hitler era un orco cattivo barbaro e irrazionale e perché questa tesi sono tot anni che se ne sta tranquilla su quelle pagine. Praticamente la versione libraria del famoso “l'ha detto la televisione”. Quindi sono l'irriflessività, l'automatismo, il pregiudizio e la banalità a determinare che vi siano credenze credibili e credenze risibili, come in un certo senso Hume insegnava.
A nulla valgono le parole di Machiavelli nel Principe o quelle di Bacone ne La Nuova Atlantide, i quali secoli fa, senza conoscere Soros né i suoi avi, ci dicono come il Leviatano possa adoperare ogni sorta di accortezza per mantenere il potere e l'ordine, quest'ultimo inteso come l'ordine che vuole lui stesso in cima, ovviamente.

Nell'epoca del presenzialismo, nella quale regna il culto dell'attimo, del qui ed ora, si tende a dimenticare molto facilmente. Questo perché la società dei consumi, per i propri comodi, ha bisogno di modificare prontamente i bisogni indotti. Quindi quando trascorrono già pochi mesi, il fatto è compiuto e il giudizio che su tale fatto l'individuo può maturare non preoccupa più il potere. I bisogni, come gli oggetti, oggi non si sistemano con aggiustamenti minimi, si buttano, per dar corpo all'acquisto spasmodico di nuova merce. Tutto ha durata minima, anche di elaborazione e, come spesso succede, anche qualità minima.

Qualche esempio: chi conosce e soprattutto si interessa alla costruzione di un falso testimone, appositamente formato alla menzogna, per quanto riguarda l'accettazione della guerra in Iraq? Il potere intanto fa e disfa e sa che a distanza di qualche anno può anche ammettere di aver mentito e barato. Anzi, questa tardiva confessione, un milione di morti dopo magari, lo dipinge come liberale ed autocritico.

Possiamo considerare l'ufficialista come prodotto esemplare della società di massa la quale, sin dal suo apparire, ha favorito e contemporaneamente osannato come valori l'omologazione, l'appiattimento e la medietà. Se proprio non vi va di leggervi Le Bon o Ortega y Gasset, almeno si ascoltino in merito Marcuse e Pasolini. Come uno dei componenti dei pur magnifici stormi di uccelli che ornano con le loro evoluzioni e i loro globi i cieli autunnali, l'ufficialista segue la corrente ma, a differenza di questi uccelli, il suo è un movimento esteticamente scialbo. Egli va su binari prefissati, altro che in cielo, e non ha nemmeno la possibilità offerta dal caso di guidare sporadicamente il gruppo. Inoltre, rispetto a questo elemento dello spettacolo animale, l'uomo moderno, come monade, non gode dei benefici di un totale riconoscimento nella propria società come comunità, fatto tipico ad esempio del mondo medievale, ma segue pur restando isolato, estraneo alle dinamiche vere della politica e della formazione del pensiero comune.

L'ufficialista, per tratteggiarne meglio la figura, è uno che leggendo Cartesio si abbatte di fronte al dubbio metodico e si rincuora dinanzi alla morale provvisoria.
La sua figura certamente è vicina a quella del benpensante, del mormone anche, il complottista come libero pensatore che si oppone al sistema è un Galilei contro l'inquisizione. Di fronte al ricercatore la giuria degli ufficialisti contrappone un eloquente “Stolto, non la senti la musica delle sfere celesti?”
Anche dal punto di vista strettamente logico l'ufficialista è meno coerente del complottista. Se per quest'ultimo, nel suo furore scettico, è facile mantenere una condotta sensata, l'ufficialista si trova in contraddizione. Ad esempio, per quanto riguarda l'11 settembre, vero spartiacque in questo campo, l'ufficialista dice al complottista che la sua tesi non regge perché sarebbero stati necessari troppi complici, ma se ne frega di spiegare la necessaria complicità di tutte le travi di acciaio, comprese quelle dell'edificio non colpito da aerei, d'accordo nel cadere in quel modo e a quella temperatura, fatto necessario se si accetta la tesi ufficiale. Una razionalità a singhiozzo, “umana, troppo umana”
Per finire questa breve carrellata fenomenologica, si può citare come la filosofia dell'ufficialismo, cioè quella di accettare la superficie, la banalità, ciò che è a portata di mano, come spiegazione di fatti complessi, sia compendiata nella celebre tesi della “banalità del male” formulata da Hannah Arendt. Questa teoria fa della sua incapacità di dipanare nodi intrecciatissimi, come quelli sottostanti alle dinamiche del percorso nazionalsocialista, un vanto. Ubi minor, maior cessat, dunque.

di Matteo Simonetti - 29/11/2016

sabato 3 dicembre 2016

Spiritualità laica, nella trascendenza e nell'immanenza



La Spiritualità Laica è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di distacco.

Ovviamente la laicità per essere genuina deve trascendere  persino il concetto stesso di "laicità", ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità.

Ciò è comprensibile  se osserviamo  la "spiritualità laica"  nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo ed esperienziale. Insomma in questo senso "spiritualità" e "laicità" sono sinonimi con i quali si tenta di
significare l'assoluta libertà della pura consapevolezza, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E come  potremmo mai descrivere il vero significato di "consapevolezza di Sé"?

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto  la Spiritualità Laica è già di per se stessa un’immagine, un "concetto", in cui inserire tutte quelle forme di “spiritualità” sperimentate dall’uomo. 


Siamo  coscienti di muoverci all’interno della concettualizzazione  dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo  indicato  con l’idea di spiritualità.

Se partiamo dalla comprensione  di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperienziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale  possiamo dire di essere presenti è questo io.

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme,  mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io.


Spiritualità laica è il riconoscere questo processo   in qualsiasi forma  si manifesti.

 C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca).  Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta.   Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione  dello stesso processo in  fasi diverse. Il percorso  cambia con le necessità del momento e
con le  pulsioni individuali.

E’ la  sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare.  I flussi passano la sorgente è perenne.  Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso.

Paolo D'Arpini


venerdì 2 dicembre 2016

Milano. Hermann Nitsch, artista satanista o semplice macellaio?


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Gli attivisti del movimento Iene Vegane l'1 dicembre 2016, a Milano,  erano presenti all'incontro che l' "artista" austriaco Hermann Nitsch ha tenuto con gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera.

Nitsch è stato presentato dal Preside e dal corpo docente quando stava per prendere la parola gli attivisti hanno estratto i cartelli di protesta e hanno contestato le sue modalità espressive e il suo infierire sugli animali morti.

È ormai nota l'idiosincrasia degli animalisti nei confronti di Nitsch, personaggio molto contestato a causa delle sue performance che prevedono l'utilizzo di cadaveri di animali di varie specie, mutilati e crocifissi.
A rendere la scena più realistica e raccapricciante sangue alle pareti e carcasse squartate in presenza del pubblico.

Un portavoce degli attivisti precisa
"Non vogliamo entrare nel merito artistico ma quello che ci indigna è che Nitsch, macellaio mancato, utilizza a fini scenici e per far parlare di sé il sangue, gli organi, i cadaveri degli animali, che ai suoi esordi sacrificava direttamente in scena. Animali sfruttati e barbaramente uccisi dall'uomo i cui corpi vengono oltraggiati nella perfomance. Troviamo anche pretestuose le sue affermazioni in cui si giustifica dicendo di mettere in scena rituali ancestrali e sfatare miti e tabù primordiali. Ci sembra solo un modo perverso e indecente di far parlare di sé".

Una visione negativa del suo modo di essere artista è stata condivisa da 54mila cittadini che hanno firmato una petizione contro l'esposizione delle sue opere e la messa in scena di queste orge di sangue e viscere animali. Nitsch usa per questi suoi riti collettivi, che possono durare diversi giorni, pezzi di cadaveri animali ed attori umani in un delirio malato, che mischia nudità, interiora e sangue a rituali sacri: in questo modo, ancora una volta gli animali vittime dell'uomo vengono privati anche dell'ultimo briciolo di dignità. 

Silvia Premoli
VEGANOK Animal Press 



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giovedì 1 dicembre 2016

Prima che parlino, Obama ordina l'eliminazione dei capi terroristi ex "buoni" ora "scomodi"... Il solito sistema "USA e getta!"


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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dato ordine (il 27 novembre 2016) al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria.

I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense. 

Il programma di assassinio deve impedire attacchi terroristici contro gli Stati occidentali. Un funzionario della Difesa inglese avrebbe detto che la missione potrebbe essere la più importante mai intrapresa dalle SAS in 75 anni. “La caccia è aperta”, ha detto il funzionario, “prenderemo alcuni cattivoni”. Significativamente, anche le operazioni di assassinio delle SAS in Siria sarebbero attuate nell’ambito di uno “sforzo multinazionale”, suggerendo che l’iniziativa del Pentagono indicata questo fine settimana, sia coordinata con gli inglesi. Tuttavia, c’è qualcosa di decisamente strano in tale improvvisa determinazione di statunitensi e inglesi ad eliminare i terroristi in Siria. Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la NATO ha mostrato scarso rispetto per le indicazioni ufficiali di lotta al terrorismo collegato ad al-Qaida, Stato islamico (SI, SIIL o Daash) e Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). Una spiegazione semplice di tale presunta anomalia è che Stati Uniti e NATO in realtà collaborino segretamente con tali reti terroristiche per il cambio di regime contro il governo di Assad, solido alleato di Russia e Iran. 

Ciò che Washington chiama “ribelli moderati”, che sostiene, sono in realtà le vie per armare e finanziare noti gruppi terroristici. In tale contesto, i gruppi terroristici sono stati attivati dagli occidentali nella guerra per il cambio di regime. Pertanto, non vi è alcuna intenzione di liquidarli, finora. Ma ore se ne discute.

Il fallimento del cessate il fuoco ad Aleppo dimostra il collegamento tra terrorismo ed occidentali. Il mancato rispetto da parte di Washington dell’impegno a separare i cosiddetti moderati dagli estremisti è la prova evidente che la presunta dicotomia è una bufala. Il fatto evidente è che gli Stati Uniti sostengono i “ribelli” completamente integrati nei gruppi terroristici. Cioè, Stati Uniti ed alleati sponsorizzano il terrorismo in Siria. Ciò ha portato alla ragionevole accusa del governo russo che gli Stati Uniti sostengono al-Nusra nonostante sia un’organizzazione terroristica bandita internazionalmente e al centro della cosiddetta “guerra al terrore” degli USA.L’accusa è stata confermata dai capi di al-Nusra che dicono di aver ricevute segretamente armi dagli statunitensi, suffragata anche dai recenti ritrovamenti di armi statunitensi nei covi terroristici smantellati dall’Esercito Arabo Siriano. 

Quindi, la domanda è: perché tale urgenza del Pentagono nel spazzare via la leadership di al-Nusra in Siria? In primo luogo, notiamo che la precisione implicita delle “liste di terroristi da uccidere” su cui statunitensi e inglesi lavorano, ad un tratto appare incongrua, dato che la NATO finora non ha fornito alla Russia le coordinate delle basi degli estremisti in Siria. Il Ministero della Difesa russo rivelava la settimana prima che gli statunitensi non fornirono una sola nota sulla localizzazione dei gruppi terroristici in Siria. Gli Stati Uniti erano obbligati a condividere le informazioni sulle posizioni degli estremisti nell’ambito del cessate il fuoco deliberato a settembre dal segretario di Stato John Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quindi vi fu un apparente curioso cambiamento; da non poter fornire alcuna intelligence sui gruppi terroristici, ora si dice in un contesto diverso che Stati Uniti ed inglesi agiscono rapidamente con attacchi preventivi per decapitare al-Nusra e SIIL. Dal punto di vista inglese, i rapporti indicano che l’elenco di centinaia di jihadisti inglesi da eliminare fu elaborato dai servizi segreti MI5, MI6 e GCHQ. Perché tali informazioni non furono condivise con la Russia, secondo gli accordi Kerry-Lavrov? 

Il tempismo è anche un altro fattore significativo. L’annuncio di Obama al Pentagono di assassinare i capi di al-Nusra avviene dopo la vittoria elettorale scioccante di Donald Trump, un risultato che ha completamente abbagliato Casa Bianca e Washington, che pensavano che la democratica Hillary Clinton fosse una scommessa sicura. Il brusco salto degli Stati Uniti per neutralizzare i quadri di al-Nusra è dovuto anche dalla squadra della Marina russa che si disloca nel Mediterraneo al largo della Siria. La squadra è guidata dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dai cacciatorpediniere armati di missili da crociera Kalibr. La formazione navale viene descritta come il maggiore dispiegamento russo dalla fine della guerra fredda, 25 anni fa, contribuendo a migliorare notevolmente la presenza aerea della Russia, che già nell’ultimo anno ha mutato il corso della guerra siriana, verso la netta sconfitta dei terroristi filo-occidentali. Ora che quasi tre settimane d’interruzione unilaterale della Russia degli attacchi aerei sui terroristi in Siria sono passate inutilmente, in attesa della resa dei terroristi, si prevede che la forza aerea russa e le forze siriane preparino l’offensiva finale per vincere la guerra per procura degli occidentali.

Il neopresidente Trump ha dichiarato in più occasioni l’approvazione dell’operazione antiterrorismo russo e siriano, a differenza dell’amministrazione Obama che ha cercato di ostacolarla accusando Mosca e Damasco di “crimini di guerra” contro i civili. La Russia ha respinto tali affermazioni come false, indicando l’iniziativa dei corridoi umanitari ad Aleppo come prova di voler minimizzare le vittime civili. Sono i terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che sabotano gli sforzi umanitari. In ogni caso, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca darebbe alla Russia via libera nel concludere la guerra siriana. E com’è noto, il rafforzamento delle forze russe sembra preparare l’ultimo scatto.Qui forse si evince il vero senso del piano per uccidere i terroristi del Pentagono e degli inglesi. Se si accetta la premessa plausibile e provata che la NATO ha segretamente finanziato, armato e diretto i suoi sicari terroristici, allora è probabile vi siano molte prove presso i terroristi su tali crimini di Stato. Mentre le forze russe e siriane sradicano i resti del terrorismo, è prevedibile che molte informazioni altamente cruciali siano scoperte imputando seriamente Washington, Londra, Parigi e altri della guerra sporca alla Siria, tra cui vi saranno centinaia di terroristi di al-Nusra e altri agenti disposti a testimoniare contro i mandanti. 

Un enorme vaso di Pandora attende di essere aperto. Per impedire che emergano tali prove devastanti sulla colpevolezza occidentale nella guerra criminale segreta alla Siria, il Pentagono e i partner inglesi spediscono le loro truppe d’élite a fare “pulizia in casa”, comportando l’eliminazione dei jihadisti che sanno troppo. 

Non stupisce che il funzionario inglese parlasse della possibilmente più importante missione delle SAS in 75 anni. Ne va del collo di Washington e Londra.

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 

Traduzione di Alessandro Lattanzio 

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(Fonte italiana: https://aurorasito.wordpress.com/2016/11/27/usa-e-regno-unito-insabbiano-i-legami-con-i-terroristi/)

mercoledì 30 novembre 2016

Intelligence satanica (notizia riservata ai quartieri alti della cupola)


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Per quanto Maurizio Blondet sia già uno navigato ed arguto non lo è abbastanza per capire fino in fondo cosa ha veramente “scoperchiato” (almeno in Italia) riportando le notizie (che potete leggere al link segnalato in calce). 

Non si tratta solo di perversioni sessuali e patologie psichiatriche con l’aggiunta appena accennata nel finale di pratiche magiche, diffuse nelle élite al potere come fossero mode occasionali e limitate a pochi ambienti, è molto di più. 

Ma per parlarne occorre avere un minimo know how, occorre aver condotto alcune ricerche che consentano di acquisire una minima consapevolezza di come stiano le cose sul nostro pianeta, di come sia esercitato il potere, da chi e da quando. 

Occorrerebbe in proposito aver letto e/o ascoltato almeno le ricerche di Maurizio Malanga, di Riccardo Tristano Tuis, di Mauro Biglino (che però non è ancora pervenuto ad una visione d’insieme “aggiornata” perché si limita alla Bibbia), per citarne solo alcuni. Tutti ricercatori cosiddetti “di frontiera”, che non hanno nulla a che fare coi complottisti paranoidi, categorizzazione in cui convenientemente si inseriscono coloro che emergono dal coro e denunciano temi da far accapponare la pelle. 

Questi nomi che ho citato sono fior di scienziati e/o ricercatori molto qualificati e con doti di intuito, coscienza espansa, consapevolezza, erudizione, ecc., che da sole basterebbero a renderli affidabili e degni della massima considerazione. Ebbene costoro sanno benissimo che da sempre, ripeto: “da sempre”, le élite al potere praticano questi rituali, che non si limitano alla pedofilia (che come Biglino ha dimostrato, era pratica abituale descritta nell’Antico Testamento) ma a veri e propri e frequenti sacrifici umani, prevalentemente di donne e bambini. 

E se pensate che siano pratiche del passato cui abbiano rinunciato siete in errore, commettete un’ingenuità. E’ comprensibile che dubitiate che una simile nefandezza ed oscenità sia possibile ai giorni nostri, ma ponetevi questo parametro di confronto: siete a conoscenza che in giro per il mondo vi sono organizzazioni criminali che rapiscono e uccidono migliaia di persone (sane) ogni anno per asportar loro gli organi per venderli e trapiantarli su persone benestanti che pagano profumatamente questi servizi? 

Quindi se sapete che questa notizia è vera, perché dubitate che lo sia anche la pratica dei sacrifici umani? E non è limitata al cosiddetto satanismo, è una prassi comune ai massimi livelli dei detentori del potere planetario. E’ assodato da decine di ricercatori che hanno avuto modo di raccogliere testimonianze, nelle forme più svariate anche ricorrendo all’ipnosi regressiva e varie tecniche di indagine, ricorrendo anche a decriptazione di documentazione ed individuando gli innumerevoli intrecci, interconnessioni e correlazioni tra dinastie, società, sodalizi, sette, organizzazioni, ecc., sono pervenuti a capire le modalità di accesso, detenzione e gestione del potere a questi livelli macroscopici planetari. 

Per cui se qualcuno è ancora convinto che chi sta ai vertici della piramide gerarchica sociale si ponga dei limiti morali ed esiti a provocare sofferenza e morte all’umanità, pecca di ingenuità, perché giudica coi propri parametri coscienziali che non sono gli stessi che loro posseggono. Sarebbe come attendersi sentimenti di affetto e pietà da parte di uno psicopatico serial killer, sadico e spietato. E mi fermo qui, perché andare oltre mi rendo conto sarebbe arduo da accettare. 

Meglio fare un passo alla volta. Leggere l’articolo di Blondet e questa mia “introduzione” costituiscono già un primo passo di avvicinamento ai codici di interpretazione della effettiva realtà in cui siamo immersi a livello materico, un primo passo verso la disillusione, verso la percezione della Matrix in cui siamo immersi.

Claudio Martinotti Doria

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martedì 29 novembre 2016

Italia, repubblica delle banane, colpo di stato soft mediatico


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Non solo in Italia l’infima politica al servizio dell’alta finanza e dei poteri forti rappresentati a Bruxelles sta minacciando la Costituzione, avviene anche in Brasile, come ben descritto nel video che vi propongo e consiglio di visionare interamente (vedi in calce). Solo che da noi non è ancora emersa una figura di soli 16 anni (visibile dal nono minuto del video), in rappresentanza del movimento studentesco, che nella sua emotività più che comprensibile, esprime concetti articolati e profondi che lasciano basiti e che la stragrande maggioranza degli adulti italiani semi-analfabeti nemmeno potrebbero recepire.

Se solo ci fosse una figura simile tra le giovani generazioni italiche, che temo ormai in prevalenza preda di sciatteria, accidia, indolenza, indifferenza, ecc., forse potrei rivedere la mia posizione di totale scetticismo prospettico verso questo "nostro"  paese, anziché proseguire nella mia, temo ormai irreversibile, tendenza all’apolidismo ed al cosmopolitismo. 

Concludo rammentando che ormai da molti anni nei paesi cosiddetti occidentali ed industriali (anche in quelli che una volta si definivano “in via di sviluppo”) non avvengono più colpi di stato militari, e quando ci provano falliscono (vedasi il recente in Turchia). Sono altre le strategie, estremamente insidiose e subdole, adottate per attuare colpi di stato togliendo alla popolazione il potere che una volta era connesso al diritto elettorale, svuotando di significato il voto e deprimendo, demotivando e depotenziando le energie popolari di reazione, in particolare ricorrendo al totale controllo mediatico propagandistico, rendendo la popolazione sempre più ignorante e superficiale, priva di capacità critica analitica. L’Italia ed il Brasile sono due esempi calzanti. 

Claudio Martinotti Doria

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Articolo in sintonia: 
Italia e Brasile: due governi illegittimi attaccano la Costituzione
  
Come mai i media mainstream non parlano più del Brasile? Dopo tutti gli scandali che fino ad alcuni mesi fa affollavano stampa e telegiornali, dopo la destituzione della Presidente Dilma Rousseff, tutto sembra tornato alla “normalità”.

Una “normalità” che, con le dovute differenze, ricorda molto quella italiana, con tanto di proposta di modifica costituzionale. I due governi, quello italiano e quello brasiliano, perseguono lo stesso obiettivo: togliere la sovranità al popolo.

La buona notizie che viene dal Brasile è che lì esistono ancora molti anticorpi sociali, e si fanno sentire. Questo video parla dei movimenti studenteschi e del notevole impatto sociale delle loro lotte.

Per approfondire: Latinoamerica http://www.pandoratv.it/?cat=1219