giovedì 18 gennaio 2018

Pornopolitica e donne in nero (al servizio dell'oscuro signore)


Risultati immagini per donne    in nero

Le Donne in Nero incominciarono a gironzolare in aree di conflitto alla fine degli anni’80. Furono fondate, in piena prima Intifada, da un gruppetto di bene intenzionate donne israeliane che ritennero di superare lo scontro tra palestinesi in lotta di liberazione e invasori ebrei in fregola di colonizzazione, promuovendo iniziative congiunte di pace e riconciliazione. L’operazione aveva un vizio che ne minava ogni possibilità di risultato positivo: l’utopia che tra dominanti e dominati si potesse arrivare alla pacifica convivenza, rimandando a un qualche roseo futuro la soluzione del problema. Che, invece, in questo modo, veniva sottratta a chi aveva i titoli per richiederla “con tutti i mezzi”, come prescrive la Carta dell’ONU, a sua disposizione. Tuttavia, diversamente da altre epifanie di donne in nero, mirate con ogni evidenza ad annacquare le giuste lotte in un paralizzante volemose bene a prescindere e a sabotarle condividendo i pretesti del carnefice (“democrazia”, “diritti umani”, “donne imprigionate nel velo”, “dittatori”), quella in Palestina ha avuto l’indubbio merito di diffondere conoscenze sulle nequizie dei genocidi sionisti.

Cosa che molto meno si verificò in relazione ai crimini dell’occupazione britannica, sempre nel nome della pace e sempre con “donne per la pace”, a metà degli anni ’70 in Irlanda del Nord. Anche qui, basta con la lotta di popolo contro coloni ed esercito di occupazione, specie se armata, e, solo di riflesso, basta anche con la repressione delle truppe britanniche e dei loro surrogati massonico-fascisti dell’unionismo protestante. Visto che, come tra i repubblicani, anche tra gli unionisti c’erano operai, che si unissero e lasciassero perdere l’anacronistico mito “nazionalista” della riunificazione.

Alla fine del giorno, la lotta di liberazione era scomparsa e Londra era tornata a regnare. E’ successo così sempre e ovunque, tanto da far pensare male, ma da prenderci: che questo pacifismo, tanto più prestigioso perché di donne, non l’abbiano inventato quelli che con la repressione non ne venivano a capo? Un’arma di distrazione di massa? Le due iniziatrici del movimento, Betty Williams e Mairead Corrigan, vennero insignite del Nobel per la pace. Quelli di Oslo sanno bene chi premiare. Chiunque risparmi danni allo stato di cose esistenti e ne rafforzi la presa sui subalterni. Vedi, Rabin, Kissinger, Obama, Gorbaciov. Il trucco sta nel mettere sullo stesso piano le parti in conflitto, di solito un carnefice che gli dà giù e una vittima che non ci sta. Privata delle sue armi la vittima, il rapporto di forze così sancito stabilisce l’esito del confronto. In Irlanda come in Palestina come in Serbia, come dappertutto.

Donne nere come Clinton a Belgrado
Personalmente ho visto la maschera delle Donne in nero schiantarsi clamorosamente tra le macerie di Belgrado durante l’aggressione Nato del 1999. Lì la lenzuolata nera è andata a coprire nientemeno che la quinta colonna degli squartatori della Jugoslavia. Sommessamente meno bombe, ok, ma prima ancora e a piena voce meno “dittatore Milosevic”, meno “ultranazionalisti fascisti serbi”, meno repressione di bravi pacifisti come i sorosiani di Radio B-92 (gemellata, ricordiamocelo, con le tutine bianche di Casarini e Radio Sherwood) e di Otpor, formazione di nonviolenti finanziata da Washington e Berlino e addestrata da un generale dei Marines a Budapest. Rischiarono il Nobel della pace anche queste nere belgradesi quando, a Jugoslavia distrutta e Serbia presa alle spalle, insistettero a servire i boia del loro paese e a esonerarli dei loro crimini, propalando l’inganno della pulizia etnica serba a Sarajevo e del ”genocidio” serbo a Srebrenica.

Belgrado. Donne in nero contro il “genocidio di Srebrenica”
L’obiettivo solennemente dichiarato è sempre la fine delle violenze. E, guarda caso, senza eccezione questo nobile intento delle sante donne si manifesta nel momento in cui un tipo di violenza, quello dell’aggressore o del potere costituito, attraversa una fase di maggiore difficoltà, mentre l’altro, quello di chi si difende o lotta per liberarsi da una condizione di sottomissione, vede balenare all’orizzonte una prospettiva di vittoria. Ultimamente i fautori di una soluzione non violenta della crisi siriana si sono materializzati nel preciso momento in cui al mercenariato jihadista delle potenze attaccanti le forze patriottiche imponevano la ritirata. Di solito, quando donne in nero e affini riescono a far passare il discorso della pacificazione attraverso la nonviolenza, grazie a Premi Nobel, manipolazione dell’opinione pubblica e supporto mediatico, la parte che lo prende in quel posto sono i giusti, mentre il prevaricatore (ri)stabilisce il proprio ordine. La vera funzione delle Donne in nero è quella di tagliare le gambe alle forme di lotta che al padrone fanno male, a dispetto delle parecchie attiviste, prede di dabbenaggine e pie illusioni, che ne costituiscono l’inconsapevole, ma poco autocritica e molto autocompiaciuta, truppa. Tutto questo con vista, tra le pieghe delle palandrane nere, sulle macerie fumanti e le distese di cadaveri in Iraq, Libia, Siria, tutte attribuibili a chi su guerre, conquiste, genocidi fonda profitto e potere, ma tutte attribuite alla “violenza” in quanto tale, categoria dello spirito inventata con l’unico scopo di spargere nebbia su torti e ragioni e offuscare soprattutto le seconde.

Dalla nonviolenza ad Al Qaida
Da sotto quei panneggi che pretendono di spargere il lutto su ogni violenza, riuscì addirittura a sbucare Al Qaida. Fu quando l’Assopace, associazione di Luisa Morgantini, se ne usci con un’incredibile analisi in cui, sulla falsariga di quanto Obama andava cianciando sui ribelli “moderati” in Siria, di Al Qaida si elogiava la capacità di amministrare comunità, il sostegno delle popolazioni e, tutto sommato, una possibile scelta per il futuro della regione alternativa ai cattivi dell’Isis.. Meglio Al Qaida, protagonista, al soldo delle potenze occidentali e di Israele, di efferatezze senza uguali tra Medioriente e resto del mondo, che il “sanguinario dittatore Assad”. E a dimostrazione che l’ordine di servizio per questa rivalutazione promanava dalla solita centrale, ecco che anche in Siria germogliavano donne in nero e caschi bianchi a perorare il superamento della violenza attraverso il dialogo. Dialogo tra Davide e Golia. Con Golia che restava quello che è, ma con Davide senza la fionda.

Pornografia in nero
C’è un filo rosso, anzi nero, nerissimo (in senso cromatico e morale), che unisce le donne in nero, quelle apparse per calmierare insurrezioni, rivoluzioni e resistenze, alle ciabattone hollywoodiane della recente kermesse in nero anti-molestie. Eroine della più manipolata e manipolante industria subculturale del mondo, merce avariata di un postribolo dove tutto – salvo le eccezioni necessarie alle apparenze - è prostituzione agli interessi di una criminalità storica organizzatasi in élite politica, finanziaria, militare, mondialista. Il filo nero è quello del tessuto che, anche in occasione dei Golden Globe, ha occultato, sotto il nero di una nobile solidarietà, i fini abietti dell’establishment. Il tutto in una perfetta continuità degli strumenti ideologici con cui l’establishment persegue quei fini: puritanesimo e ipocrisia.

Puritanesimo delle originali Donne in nero, integraliste della nonviolenza e tanto accecate dalla purezza dei propri intenti, dalla propria superiorità morale rispetto alle parti in causa, da non avvedersi come sistematicamente la loro equidistanza si risolveva in una fregatura per le vittime e in un vantaggio per i carnefici. Come storicamente dimostrato dalla Palestina all’Irlanda, dalla Serbia alla non ancora del tutto normalizzata Siria, dato che lì la resistenza delle forze armate e del popolo non si è fatta convincere che a stendere la mano ai tagliatori di teste, interposte teste di legno dei necrofori USraeliani, sauditi, turchi, qatarioti, ci si sarebbe trovati a consumare tutti quanti uniti tarallucci e vino su una tavolata fatta di salme.

Lotta di classe o lotta di genere?
L’ipocrisia è quella che accompagna il consolidamento e l’espansione di profitto e potere ovunque una minoranza infima si fa élite oligarchica e, pretendendosi portatrice di valori superiori alle plebi razzolanti nell’ignoranza e nell’egoismo. Nel caso di Usa e Israele (che non si sa se dei primi sia padrino o figlioccio), ci si è autoassegnati il “manifesto destino” di un’eccezionalità conferita da dio e che legittima ogni prevaricazione, esonera da ogni crimine, rovescia il male in bene (di solito calcolabile con il proprio patrimonio in banca e il numero di creature inferiori soggiogate o tolte di mezzo).

Dalle suffragette alle Star di Hollywood
L’esibizione pornografica (dal greco πόρνη, porne, meretrice) delle varie Mery Streep e Nicole Kidman ai Golden Globe era il coronamento di un’operazione di cui è difficile stabilire il punto di partenza. Sicuramente successivo al movimento delle suffragette di inizio secolo che rivendicavano la sacrosanta parità di diritti con gli uomini, a partire dal’elettorato attivo e passivo. Un seme se ne può forse individuare nei movimenti femministi del post ’68 che tra queste rivendicazioni storiche iniziarono a far balenare uno scontro femmine-maschi che oggettivamente non sempre si poneva a fianco della lotta di classe, ma finiva con il distrarre da essa, innescando in sua vece una guerra dei generi, paradigma fondamentale per un progetto di autocrazia mondiale che necessita della frantumazione di ogni coesione sociale, o nazionale (maschi-femmine, giovani-anziani, cristiani-musulmani, sciti-sunniti, curdi-arabi, migranti-autoctoni, ecc.).

A questo punto il sistema non se lo fece dire due volte e, operando sulla componente più negativamente mascolinizzata del movimento, un po’ per volta lo trasformò in lotta del matriarcato contro il patriarcato, con per posta la gestione dello stesso assetto capitalista, oligarchico, guerrafondaio.. Non gli parve vero di aver sottratto alla lotta degli oppressi e sfruttati questa sua componente cruciale. Epitome della corruzione della lotta delle donne per contribuire a liberare l’umanità dal gioco patriarcal-borghese-capitalista è stato lo scatenamento della rivolta femminista alla vigilia dell’insediamento di Donald Trump. Due milioni di donne presero a pretesto alcuni borborigmi sessisti e razzisti di Trump e, indifferenti a quelli che, prima della sua presa in ostaggio da parte di Cia, Pentagono e Wall Street, erano i suoi propositi di riscatto operaio e di riconciliazione con Mosca, si rivoltarono sotto la guida e nel nome della sconfitta Hillary, corrotta beneficata da miliardi sauditi, sanguinaria assassina in Iraq e Libia, golpista in Honduras, dell’Obama delle sette guerre d’aggressione e del primato di vittime di sua mano rispetto a tutti i predecessori, e di George Soros, agente mondialista di genocidi e destabilizzazioni economiche e politiche.

Imperialismo contro sovranità nazionale = donne contro uomini
La guerra totale per la frantumazione della società occidentale (e non solo, vedi la versione desnuda della donne nere: Pussy Riot) tra donne e uomini, stavolta centrata, con ipocrisia ancora più esasperata, su una sessuofobia mascherata da “molestie”. La campagna molestie, peraltro unidirezionali degli uomini alle donne, sostitutrice delle ben più fondata denuncia dei femminicidi, venne affidata a un mondo da sempre contiguo e succube al potere e portatore del suo Zeitgeist, spirito del tempo: quello dell’infotainment: cinema, televisione, media. Molestie che, classificati tali anche i tentativi di approccio, il corteggiamento, la seduzione, un polpastrello sul ginocchio (“Quando una donna dice no è no”. Ma quando mai!), creava i presupposti per una separazione assoluta fondata, anziché sui naturali connotati di curiosità e attrazione, sul sospetto e ostilità a prescindere. Con ulteriore disistima per l’eterosessualità e la facilitazione delle sue divergenze. Thomas Robert Malthus, il teorico della riduzione della popolazione, non avrebbe potuto inventarsi di meglio, dopo e oltre le cospirazioni dei mondialisti affidate a USraele.

Oprah e Weinstein
ImmaginatevI le levatrici e conduttrici delle più scurrili e culturalmente hard core trasmissioni della nostra tv, Maria de Filippi e Barbara d’Urso (l’avete presente, scosciata e salivante, che finge di intervistare Renzi o Berlusconi?), assurgere a simbolo della rivolta delle donne contro molestie e abusi del potere maschile? Noi non ci siamo arrivati, ancora. Il gineceo di Hollywood sì. L’equivalente delle due signore del basso impero televisivo nostrano è Oprah Winfrey, una miliardaria che a forza di salamelecchi all’eccezionalità americana, da conduttrice è diventata la tycoon di un impero mediatico. Intima, sodale, amica dai tempi più sospetti, del sessuomane farabutto, più orco di tutti, Harvey Weinstein, al quale una teoria sconfinata di scaturite imputa oscenità trent’anni dopo, urlando alla cafoneria in nero trasparente che trascinerà l’America all’orizzonte di una nuova alba, è assurta a portavoce dell’armata sconfinata che ha subito molestie. Anzi, la candideranno a presidente degli Stati Uniti. Eterogenesi dei fini? Macchè: omogenesi dei fini! Dopo il duo Clinton, i due Bush, Obama, Trump, Bilderberg non poteva trovarsi marionetta migliore. Avesse mai detto una parolina di critica su quanto gli israeliani fanno in Palestina, o Obama e Clinton hanno fatto a mezzo mondo.

E che facciamo noi uomini. Beliamo in coro appresso a quelle che, inventate le categorie politiche contrapposte “uomini” e “donne” e fattesi categoria del bene, ci riducono compatti a categoria del male. Nel tripudio di maschi e femmine del progressismo liberal.

Ringraziamo con stima e affetto e grande ammirazione per il coraggio opposto alla torma urlante delle arpie progressiste di regime, Catherine Deneuve e le cento donne che con lei hanno rivendicato il diritto e la bellezza dei tentativi di seduzione, così rivelandoci dove è custodita l’intelligenza delle donne. E, con essa, la vita della specie. “Il manifesto”, che ha trovato in Oprah la sua nuova Hillary, ha coperta la Deneuve di vituperi. Noi, con gli occhi lucidi, la ringraziamo per aver gradito quel fischio che le facemmo appresso quando ci strizzò l’occhio dagli schermi.

Volete un’altra donna vera? Date un’occhiata a questo video: AhedTamimi, 16 anni, donna palestinese. https://www.youtube.com/watch?time_continue=26&v=MxhNRs-j6b4


Per inciso. Omaggi e peana reciproci tra la nere donne di Hollywood e un santone della propaganda USraeliana, Steven Spielberg, da sempre regista di abilmente confezionati polpettoni a sostegno delle intossicazioni, specialmente belliche, dell’establishment imperialista e genio cinematografico per “il manifesto”. L’occasione è l’ultimo suo lavoro “The Post” che, nel momento della sua massima decadenza deontologica da massimo portavoce, insieme al sionistissimo New York Times, delle fake news rigurgitate dallo Stato Profondo Usa, esalta il “Washington Post”, verniciandone le attuali oscenità con la celebrazione delle rivelazioni fatte al tempo del Vietnam.(I “Pentagon Papers”). E chi è il padrone di questo modello mediatico di intossicazioni di regime? Jeff Bezos, lo schiavista di Amazon. Il cerchio si chiude.


Immagine correlata


mercoledì 17 gennaio 2018

Guerra nucleare. Il giorno prima... nell'Orologio dell’Apocalisse - di Manlio Dinucci


Risultati immagini per Il giorno prima... nell'Orologio dell’Apocalisse vedi

GUERRA NUCLEARE
IL GIORNO PRIMA
Da Hiroshima a oggi:  chi e come ci porta alla catastrofe.
Di  Manlio Dinucci

La lancetta dell’«Orologio dell’Apocalisse» – il segnatempo che sul Bollettino degli Scienziati Atomici statunitensi indica a quanti minuti siamo dalla mezzanotte della guerra nucleare – è stata spostata in avanti: da 3 a mezzanotte nel 2015 a 2,5 minuti nel 2017. Tale fatto passa però inosservato o, comunque, non suscita particolari allarmi.

Sembra di vivere nel film The Day After (1983), in quella cittadina del Kansas dove la vita scorre tranquilla accanto ai silos dei missili nucleari, con la gente che il giorno prima ascolta distrattamente le notizie sul precipitare della situazione internazionale, finché vede i missili lanciati contro l’URSS e poco dopo spuntare i funghi atomici delle testate nucleari sovietiche.

Questo libro ricostruisce la storia della corsa agli armamenti nucleari dal 1945 ad oggi, sullo sfondo dello scenario geopolitico mondiale, contribuendo a colmare il vuoto di informazione creato ad arte su questo tema di vitale importanza. Si è diffusa la sensazione che una guerra nucleare sia ormai inconcepibile e si è creata di conseguenza la pericolosa illusione che si possa convivere con la Bomba. Ossia con una potenza distruttiva che può cancellare la specie umana e quasi ogni altra forma di vita. Lo possiamo evitare, mobilitandoci per eliminare le armi nucleari dalla faccia della Terra.  Finché siamo in tempo, il giorno prima.

Risultati immagini per Da Hiroshima a oggi:  chi e come ci porta alla catastrofe vedi
NELLE LIBRERIE FELTRINELLI

L’autore, giornalista e saggista,  collaboratore de il manifesto e di Pandora TV, è membro del Comitato No Guerra No Nato.
Con Zambon Editore ha pubblicato L’Arte della Guerra / Annali della strategia USA/NATO (1990-2016).
È stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione insignita nel 1985 del Premio Nobel per la Pace per aver «
fornito preziosi servigi all'umanità divulgando informazioni autorevoli e diffondendo la consapevolezza sulle catastrofiche conseguenze di un conflitto nucleare». 


INDICE


1    La nascita della Bomba 
1.1  Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki
1.2  Gli effetti dell’esplosione nucleare su una città
1.3  Gli effetti della ricaduta radioattiva
1.4  L’inverno nucleare

 2    La corsa agli armamenti nucleari 
2.1  Il confronto nucleare USA-URSS
2.2  I missili balistici intercontinentali
2.3  La crisi dei missili a Cuba e l’ingresso della Cina tra le potenze nucleari
2.4  La pianificazione dell’attacco nucleare
2.5  Il Trattato sullo spazio esterno e il Trattato di non-proliferazione
2.6  I missili balistici a testate multiple indipendenti
2.7  La bomba N
2.8  I trattati sui missili anti-balistici e sulla limitazione delle armi strategiche
2.9  La Bomba segreta di Israele
2.10  L’ingresso di Sudafrica, India e Pakistan tra le potenze nucleari

 3    La polveriera nucleare 
3.1  Un milione di Hiroshima
3.2  La «valigetta nucleare»
3.3  I falsi allarmi di attacco nucleare
3.4  Gli incidenti con armi nucleari
3.5  L’inquinamento radioattivo dei test e degli impianti nucleari
3.6  Il legame tra nucleare militare e civile
3.7  Gli incidenti alle centrali nucleari
3.8  I movimenti antinucleari durante la guerra fredda
 

4    Le guerre del dopo guerra fredda 
4.1  Il mondo al bivio
4.2  Golfo: la prima guerra del dopo guerra fredda
4.3  Le armi a uranio impoverito
4.4  Il riorientamento strategico degli Stati Uniti
4.5  Il riorientamento strategico della NATO
4.6  L’intervento NATO nella crisi balcanica e la guerra contro la Jugoslavia
4.7  Terreno di prova dei bombardieri da attacco nucleare e uso massiccio di armi a uranio impoverito
4.8  Il superamento dell’Articolo 5 e la conferma della leadership USA
4.9  Il «Nuovo Modello di Difesa» dell’Italia
4.10  L’espansione della NATO ad Est verso la Russia
 

5    La messinscena del disarmo 
5.1  Le armi nucleari e lo «scudo anti-missili» nella ristrutturazione delle forze USA
5.2  I trattati START sulla riduzione delle armi strategiche
5.3  La messa al bando dei test nucleari e i test «subcritici»
5.4  Il Trattato di Mosca e il nuovo START
5.5  L’ingresso della Corea del Nord tra le potenze nucleari
5.6  Altri paesi in grado di fabbricare armi nucleari
5.7  Le armi chimiche e biologiche

6     
La nuova offensiva USA/NATO 
6.1  11 Settembre: maxi-attacco terroristico in mondovisione
6.2  11 Settembre: le falle della versione ufficiale
6.3  Afghanistan: l’inizio della «guerra globale al terrorismo»
6.4  La seconda guerra contro Iraq
6.5  La guerra contro la Libia
6.6  La guerra coperta contro la Siria e la formazione dell’ISIS
6.7  Il colpo di stato in Ucraina
6.8  Le guerre segrete dal volto umanitario

    L’Europa sul fronte nucleare 
7.1  L’Europa nel riarmo nucleare del Premio Nobel per la pace
7.2  Italia: portaerei nucleare USA/NATO nel Mediterraneo
7.3  La B61-12, nuova bomba nucleare USA per l’Italia e l’Europa
7.4  L’escalation USA/NATO in Europa
7.5  Lo «scudo» USA sull’Europa
 

8     Gli scenari dell’Apocalisse 
8.1   L’escalation qualitativa del confronto nucleare
8.2   La preparazione del first strike nucleare
8.3   Armi elettromagnetiche e laser e aerei robot spaziali per la guerra nucleare
8.4   La mortale minaccia del plutonio e il monito inascoltato di Fukushima 8.5   La minaccia del terrorismo nucleare
8.6   Le nanoarmi: potenziali detonatori della guerra nucleare



9     Il giorno prima finché siamo in tempo 
9.1   La strategia dell’Impero Americano d’Occidente
9.2   Il sistema bellico planetario degli Stati Uniti d’America
9.3   L’ancoraggio dell’Italia alla macchina da guerra USA/NATO
9.4  Il disancoraggio dalla macchina da guerra USA/NATO, per un’Italia sovrana e neutrale, libera dalle armi nucleari 

lunedì 15 gennaio 2018

Il gatto e la volpe... "Scie chimiche ed effetto serra"

Risultati immagini per "Scie Chimiche"
Conosciamo già Snowden per aver svelato segreti compromettenti del governo americano, il suo risalto mediatico è avvenuto quando ha rivelato a tutto il mondo come CIA e NSA sorvegliavano letteralmente tutta la popolazione americana e governi di altre nazioni. Sembrerebbe che il giovane informatore abbia altre “bombe” mediatiche, stavolta le sue informazioni riguarderebbero uno dei temi più caldi e discussi del web: LE SCIE CHIMICHE.

Secondo Snowden le Scie Chimiche farebbero parte di una programma “benevolo” contro il Riscaldamento Globale.

Con la collaborazione dei produttori di carburante per aerei (e anche se non detto esplicitamente sarebbero coinvolti alcuni rami delle forze armate) il governo americano ha dato il via libera al rilascio di sostanze chimiche nei cieli per impedire squilibri climatici che altrimenti causerebbero fame e carestie in vaste aree degli States.

Ma non finisce qui, con la collaborazione della Monsanto negli anni ’60 è stato creato in assoluta segretezza un laboratorio di Geo-Ingegneria conosciuto agli addetti ai lavori come “IL GIOIELLO” o Maud’Dib.

Ora che sempre più gente si sta rendendo conto della reale esistenza di queste strane e vistose scie nel cielo verrebbe da chiedersi: Che si stia creando un alibi veritiero per nascondere il vero utilizzo delle Scie Chimiche? Prima eravamo di fronte ad una negazione totale della loro esistenza, ora invece esistono e sono anche “essenziali”?

Snowden in merito ha detto: “Sto solo rivelando delle notizie che tutti dovrebbero sapere, parliamo di un programma esistente da decenni che non è mai stato sottoposto a nessuna supervisione della comunità scientifica, a nessuna discussione pubblica, i cui effetti collaterali sono noti soltanto ai pochi privilegiati e motivati alla continuazione del programma”.

Snowden ha anche dichiarato che il programma Maud’Dib è stato impostato per andare avanti a tutti i costi, anche se questo intensificherà la desertificazione in Africa e la diffusione di sostanze cancerogene in vaste zone altamente popolate. Gli scienziati che stanno dietro la creazione delle Scie Chimiche hanno predetto molti degli effetti collaterali che oggi stiamo vedendo, come la siccità in Amazzonia e i terribili Uragani che devastano la Costa Est americana.
I nomi degli scienziati non sono stati resi noti per ovvi motivi di contro-spionaggio e sicurezza, secondo loro ormai si è arrivati ad un punto che se queste scie chimiche venissero improvvisamente fermate il clima globale entrerebbe in una spirale senza controllo.

Sta a voi credere o no a quello che ha detto Snowden, ma una cosa è certa: ormai le Scie Chimiche sono un argomento che non può più essere tenuto nascosto e il rilascio delle prime motivazioni sul loro utilizzo significa che sempre più persone si stanno accorgendo del fenomeno. Dall’America all’Europa, dall’Asia all’Africa…non siamo gli unici ad essere “spruzzati” e molto probabilmente le vere ragioni sulle Scie Chimiche e Geo-Ingegneria devono essere ancora rese note.

Risultati immagini per Monsanto e governo Usa dietro le "Scie Chimiche"

domenica 14 gennaio 2018

Allevamenti industriali e impatto sull’ambiente e sulla vita sociale




L’inquinamento è diventato uno dei problemi più scottanti della società attuale e le soluzioni proposte dai personaggi televisivi e della carta stampata sono: abbassare la temperatura nelle abitazioni, ridurre il traffico automobilistico e le emissioni delle grandi industrie. Mai che si menzioni la causa principale, la madre di tutti gli inquinamenti, la maggiore responsabile di inquinare l’aria, la terra, le acque: il settore zootecnico. Se ne guardano bene, perché cadrebbero in contraddizione con se stessi se non rinunciassero alla loro bistecca.
Ma non si può parlare di inquinamento senza parlare di allevamenti intensivi di animali. A parte il problema salutistico, che come affermato ultimamente anche dall’OMS è causa delle peggiori malattie umane; c’è l’aspetto etico che mette sotto accusa la coscienza degli uomini dal momento che gli allevamenti intensivi sono veri e propri campi di concentramento ed i mattatoi luoghi infernali di smontaggio di animali. E risulta difficile capire come l’umanità possa accettare passivamente che miliardi di creature innocenti vengono allevate ed uccise per deliziare il palato degli umani; come non percepisca questa grande ingiustizia, che giustifica la violenza, la distruzione del diverso e che inclina l’essere umano alla violenza e alla supremazia del forte sul debole. Ma a parte questi due fondamentali aspetti, gli allevamenti intensivi di animali sono responsabili dei seguenti grandi problemi sociali:
Sperpero di risorse alimentari. basti pensare che nel mondo gli animali allevati consumano derrate alimentari quanto 9 miliardi di esseri umani; solo in Italia ne consumano quanto 140 milioni di persone. La FAO dice che  il 70% delle terre fertili del pianeta è usato per coltivare cereali e legumi per animali, che il 90% della soia e il 50% dei cereali prodotti globalmente sono destinati a nutrire gli animali.
In dettaglio negli Stati Uniti sono necessarie 150 t. di vegetali per ottenere 20 t. di carne, con la conseguenza che 130 t. di vegetali vanno sprecati. I cereali necessari per produrre un solo hamburger basterebbero a sfamare 40 bambini per un giorno; il quantitativo tra sostanze alimentari utilizzate e la resa è: 57 a 1 per la carne di agnello; 40 a1 per quella di manzo; 39 a 1 per le uova; 14 a 1 per il latte e la carne di maiale; 10 a 1 per il tacchino; 4 a 1 per il pollo. In sostanza. Per ricavare proteine dalla carne servono risorse 4 volte maggiore di energia rispetto ai vegetali; 10 volte maggiore di terreno; 25 volte più di acqua, 130% in più di pesticidi e 1200% in più di fertilizzanti: la resa è di circa il 10%.  
Sperpero di materie prime: in Usa un terzo di tutte le materie prime vengono assorbite dall’industria della carne; il 75% dei cereali consumanti dagli animali allevati viene dai paesi in via di sviluppo; 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli Usa e l’Europa; un ettaro di terreno può produrre in un anno 2500 kg di proteine vegetali oppure 200 kg di proteine animali. Se tutti i popoli adottassero lo stile di vita occidentale ci sarebbe un collasso di tutti i sistemi: servirebbero almeno due volte e mezza le terre emerse oggi disponibili.  
Inquinamento dell’aria, prodotto dagli allevamenti che generano anidrite carbonica, metano, ossido di azoto che sommati (il 18%) causano più inquinamento di tutti i mezzi di trasporto del pianeta (14%): automobili, treni, aerei, navi ecc. Poi ci sono i gas serra generati dagli allevamenti, responsabili del 43-51% del totale. Ogni mucca ogni anno produce gas quanto un’automobile per 70.000 km. Gli allevamenti sono responsabili dell’80-90% di emissioni di ammoniaca che provocano le piogge acide. Il biossido di carbonio generato dagli allevamenti per produrre un solo kg di carne bovina è pari alla quantità emessa da un’automobile per 200 km.
Inquinamento del suolo e delle acque causato dal metano (60 volte più potente dell’anidrite carbonica) e l’ammoniaca,derivano dagli escrementi e dagli scarichi delle concerie, causano piogge acide, riduzione della biodiversità, erosione del terreno, effetto serra. 
Distruzione dell’ambiente e della biodiversità
Una superficie 7 volte l’Europa utilizzata per produrre mangimi per animali.
Una superficie solo di foresta tropicale, quanto la Gran Bretagna, viene distrutta ogni anno.
La deforestazione è dovuta alla distruzione delle foreste abbattute ad un ritmo di 35.00 ettari al giorno principalmente per adibirle a pascolo;
Il 75% della foresta amazzonica è già stata distrutta a causa degli allevamenti di animali da macello.
Spreco di acqua potabile: il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura. Si risparmia più acqua rinunciando ad un kg di carne bovina che fare la doccia per 2 anni. Una mucca da latte beve 200 litri di acqua al giorno, quanto 100 esseri umani. L’acqua che una persona carnivora consuma in un mese è sufficiente ad un vegetariano per un anno.  
Sperpero di risorse energetiche: un terzo di tutta l’energia prodotta in Occidente viene assorbita dal settore agro zootecnico alimentare.
Sperpero di risorse economiche
Per produrre 1 kg di carne di manzo sono necessari:
100.000 litri di acqua,
9 litri di petrolio,
25 kg di cereali,
12 mq di foresta
e produce 36 kg di CO2
——————————————
Su un ettaro di terra, nello stesso periodo di tempo,
si possono produrre i seguenti alimenti:
1.000 kg di ciliegie,
2.000 kg di fagiolini,
4.000 kg di mele,
6.000 kg di carote,
8.000 kg di patate,
10.000 kg di pomodori,
12.000 kg di sedano,
oppure…
50 kg di carne di manzo
Ogni anno gli animali consumano 5.000 tonnellate di soli antibiotici che finiscono nelle falde acquifere. L’aria, la terra, i fiumi ed i mari sono contaminati dalle deiezioni degli animali che producono escrementi 130 volte l’intero genere umano. Le coltivazioni a foraggio, per gli animali dall’allevamento, sono trattate con pesticidi, diserbanti, fungicidi, insetticidi, erbicidi, fitofarmaci, che dall’animale passano nel metabolismo di chi consuma prodotti animali e derivati.
Secondo le proiezioni pubblicate dalla Fao, lo stile di vita occidentale porterà la produzione di carne a più che raddoppiare entro il 2050, arrivando dagli attuali 230 milioni di tonnellate a 470 milioni.
Franco Libero Manco

sabato 13 gennaio 2018

Il vero complottista: Donald Trump


Risultati immagini per Il vero complottista: Donald Trump

Tutti parlano del libro esplosivo su Trump, con rivelazioni sensazionali di come Donald si fa il ciuffo, di come lui e la moglie dormono in camere separate, di cosa si dice alle sue spalle nei corridoi della Casa Bianca, di cosa ha fatto suo figlio maggiore che, incontrando una avvocatessa russa alla Trump Tower di New York, ha tradito la patria e sovvertito l’esito delle elezioni presidenziali.

Quasi nessuno, invece, parla di un libro dal contenuto veramente esplosivo, uscito poco prima a firma del presidente Donald Trump: «Strategia della sicurezza nazionale degli Stati uniti».  È un documento periodico redatto dai poteri forti delle diverse amministrazioni, anzitutto da quelli militari.

Rispetto al precedente, pubblicato dall’amministrazione Obama nel 2015, quello dell’amministrazione Trump contiene elementi di sostanziale continuità. 


Basilare il concetto che, per «mettere l’America al primo posto perché sia sicura, prospera e libera», occorre avere «la forza e la volontà di esercitare la leadership Usa nel mondo».
Lo stesso concetto espresso dall’amministrazione Obama (così come dalle precedenti): «Per garantire la sicurezza del suo popolo, l’America deve dirigere da una posizione di forza».

Rispetto al documento strategico dell’amministrazione Obama, che parlava di «aggressione russa all’Ucraina» e di «allerta per la modernizzazione militare della Cina e per la sua crescente presenza in Asia», quello dell’amministrazione Trump è molto più esplicito: «La Cina e la Russia sfidano la potenza, l’influenza e gli interessi dell’America, tentando di erodere la sua sicurezza e prosperità».
In tal modo gli autori del documento strategico scoprono le carte mostrando qual è la vera posta in gioco per gli Stati uniti: il rischio crescente di perdere la supremazia economica di fronte all’emergere di nuovi soggetti statuali e sociali, anzitutto Cina e Russia le quali stanno adottando misure per ridurre il predominio del dollaro che permette agli Usa di mantenere un ruolo dominante, stampando dollari il cui valore si basa non sulla reale capacità economica statunitense, ma sul fatto che vengono usati quale valuta globale. 

«Cina e Russia  – sottolinea il documento strategico – vogliono formare un mondo antitetico ai valori e agli interessi Usa.
La Cina cerca di prendere il posto  degli Stati uniti nella regione del Pacifico, diffondendo il suo modello di economia a conduzione statale. 
La Russia cerca di riacquistare il suo status di grande potenza e stabilire sfere di influenza vicino ai suoi confini.  Mira a indebolire l’influenza statunitense nel mondo e a dividerci dai nostri alleati e partner». 

Da qui una vera e propria dichiarazione di guerra: «Competeremo con tutti gli strumenti della nostra potenza nazionale per assicurare che le regioni del mondo non siano dominate da una singola potenza», ossia per far sì che siano tutte dominate dagli Stati uniti.

Fra «tutti gli strumenti» è compreso ovviamente quello militare, in cui gli Usa sono superiori. Come sottolineava il documento strategico dell’amministrazione Obama, «possediamo una forza militare la cui potenza, tecnologia e portata geostrategica non ha eguali nella storia dell’umanità; abbiamo la Nato, la più forte alleanza del mondo».

La «Strategia della sicurezza nazionale degli Stati uniti», a firma Trump, coinvolge quindi l’Italia e gli altri paesi della Nato, chiamati a rafforzare il fianco orientale contro l’«aggressione russa», e a destinare almeno  il 2% del pil alla spesa militare e il 20% di questa all’acquisizione di nuove forze e armi.

L’Europa va in guerra, ma non se ne parla nei dibattiti televisivi: questo non è un tema elettorale.
 
Manlio Dinucci 


Risultati immagini per l'italia va in guerra
(Fonte:  il manifesto - 9 gennaio 2018)         

giovedì 11 gennaio 2018

Giudei - Fra ebraismo ed etnia non c'è distinzione


Immagine correlata


In alcuni numeri  della rivista "Non Credo", alla quale collaboro, erano stati pubblicati alcuni miei articoli sul problema ebraico, esaminato con un approccio laico. Dico "laico" in senso totale, poiché spesso ho notato che molti critici del cristianesimo o dell'islamismo si definiscono "laici", mentre alla fine si scopre -per loro stessa ammissione- che  appartengono alla comunità ebraica. Quindi la loro critica delle altre religioni è un po' pelosa. D'altro canto  ho conosciuto diversi ebrei, con i quali ho stretto amicizia, che dimostrano una grande apertura mentale e spesso non esitano a definirsi "atei" o perlomeno "agnostici", quindi dal punto di vista intellettuale si potrebbero definire "laici". Il fatto è che la religione degli ebrei, cioè l'ebraismo, non è una religione filosofico-elettiva, nel senso del pensiero,  e quindi aperta a tutti. L'ebraismo è sostanzialmente una religione etnica, che viene tramandata fra gli appartenenti del popolo  ebraico, cioè i nati da famiglia o da donna ebrea.  Il popolo ebreo e l'ebraismo sono perciò un tutt'uno inscindibile. 

Come avviene ad esempio nel bramanesimo induista, in cui i bramini dal punto di vista dottrinale possono appartenere a varie sette del Sanatana Dharma, possono essere  vishnuiti, shivaiti, shakta e persino nichilisti atei  ma continuano in realtà a mantenere la tradizione genetica braminica (sposandosi e  riproducendosi solo tra bramini).   

Ed allora quando smette  un ebreo di appartenere all'ebraismo od un bramino  alla sua casta, oltre alla rinuncia intellettuale elettiva? 

La risposta è semplice: il momento in cui abbandona anche la tradizione genetica del matrimonio e della riproduzione all'interno della sua "etnia" o casta.  Non essendoci  più ascendenza-discendenza  le caratteristiche genetiche vengono rimescolate e pian piano le tracce disperse assieme a quelle culturali. 

Certo alcune caratteristiche  dominanti restano. Ma scompare il senso di appartenenza  al gruppo etnico. In un certo senso questa rinuncia alla "gens" è quanto fecero i romani antichi, che essendo originariamente etruschi, sabini, falisci e latini, etc. rinunciarono alla loro "famiglia genetica" per riconoscersi nella nuova cittadinanza romana. 

Però l'esempio dei romani non è da considerarsi "universale"  e definitivo poiché essi rifiutarono  le precedenti  origini tribali ma non si fusero con "l'umanità" in senso lato. Cambiarono soltanto il senso di appartenenza. Quindi va de a sé che una vera "laicità" deve avvenire nel ricongiungersi totalmente nell' "Umano" lasciando da parte ogni altra identificazione con religioni, etnie, razze o dir si voglia. 

Questo è esattamente il mio caso. Infatti i miei nonni paterni erano entrambi  di origine ebraica, quella  "pura", non quella ashkenazi, che è composta da  turcomanni convertiti nell'anno 1000  e che a rigor di logica non è di origine semita, essi però durante il fascismo rinunciarono alla loro identità, forse per salvare la pelle o per simili ragioni. I loro figli, compreso mio padre, sposarono donne gentili, rompendo  la continuità genetica, ed io a mia volta ho continuato in questa strada di allontanamento.  Dal che si può affermare che la mia ascendenza-discendenza ebraica è  nulla. Resta -come detto sopra- solo qualche caratteristica genetica: il naso grosso ed un po' appuntito, l'intelligenza speculativa ed altre cosucce che non sto a menzionare.

Beh, perché vi sto raccontando tutto questo?  Qui ritorno alla rivista Non Credo N. 35 in cui erano presenti addirittura tre lettere di lettori evidentemente di famiglia ebraica, in particolare mi riferisco alla lettrice Sarah Ancona, che scrive al direttore Paolo Bancale: "Negli ultimi due fascicoli di NonCredo ed anche in fascicoli precedenti, si parla di ebrei, ma non di ebraismo in quanto religione, il che sarebbe nella normale tematica della rivista, ma piuttosto come popolo. Per inquadrare questi interventi nella loro categoria vorrei chiederle quale è la sua opinione sulla spinosa vicenda di quel popolo?" 

Il direttore risponde esaurientemente e vi consiglio di leggere la sua risposta consultando appunto il numero sopra riferito della rivista.  Ma "indirettamente" ho voluto anch'io rispondere alla signora Sarah Ancona. Una riposta che vuole anche essere un invito allo scioglimento nell'Umanità a cui tutti noi indistintamente apparteniamo. Aldilà di ogni componente etnica. Riconoscendoci quindi nella comune matrice della specie  e cancellando ogni vestigia di "razza", che tra l'altro anche dal punto di vista scientifico antropologico  non ha alcuna consistenza. Infatti la scienza oggi ha stabilito che esiste una sola specie umana e le cosiddette "razze" non esistono,   non essendo altro che il risultato di  un adattamento  di popolazioni umane  che si sono evolute in determinati ambienti e clima.

Paolo D'Arpini


mercoledì 10 gennaio 2018

Metamorfosi di un Movimento - C'era una volta l'M5S... or non c'è più (è rimasto solo Gesù)!


Risultati immagini per cercasi Gesù grillo

Risultati immagini per C'era una volta il Movimento 5 Stelle..

La prima cosa che mi viene in mente è che, malgrado il M5S si professi un movimento fautore della democrazia diretta e popolare (e che ha ottenuto dai 6 agli 8 milioni di voti) esso prenda le sue decisioni basandosi solo sul parere degli iscritti certificati e registrati su internet, il che significa che un infima minoranza di privilegiati decide per tutti.

D’altronde nel M5S si sapeva già che la linea viene dettata dal capataz Grillo, con il buon consiglio di Casaleggio figlio, e risente degli umori ondivaghi del comico prestato alla politica: destra, sinistra, centro....?

Le posizioni grilline sono cambiate nel corso degli anni da un populismo sfrenato e dalla protesta a tutto campo sino a giungere alla posizione odierna “filo-liberaldemocratica centrista”. Ma democratici non ci si improvvisa…  e la politica non può essere il risultato d’improvvisazione umorale. 

Ed il risultato di questa improvvisazione è alla vista di tutti. Ad esempio pur ammettendo che i media del potere facciano la loro parte per macchiare l’immagine dei sindaci grillini è pur vero che essi, con la loro incapacità amministrativa, contribuiscono alla stessa perdita d'immagine. In primis facendo scelte  in chiave “utilitaristica”, come usuale nella vecchia politica, in secundis dimostrando che la sola faccia pulita non comporta una adeguata capacità gestionale della cosa pubblica.

I supporters grillini, senza se e senza ma, continuano ad affermare "lasciate che crescano, sono giovani ma presto impareranno...". Purtroppo un giovane incapace non potrà mai apprendere... e tra l'altro dove la politica è decisa dai "poteri forti" si sa che i prescelti al comando sono i più incapaci.  Lo abbiamo visto con l'esempio eclatante fornitoci dal giovane di belle speranze per antonomasia: matteo renzie. Che non ne ha azzeccata una, dimostrando anzi una pariteticità spaventosa con l'incapacità  politica grillina. Tanto che possiam dire che m5s e pd sono due facce della stessa medaglia... 

La mia impressione è che  la caduta grillina è nei fatti. Il crepuscolo è stato sancito con la nomination di Masaniel Di Maio,  portavoce della linea casaleggio-grillo, decisa da un manipolo di aficionados, ovvero i pretoriani del capataz.  Ormai il Movimento 5 stelle  sembra destinato a seguire le sorti del Movimento dell’Uomo Qualunque di Giannini. Evidentemente agli uomini di spettacolo non conviene la politica, soprattutto se sono alla capezza dei "potenti"…

Peccato, perché l’Italia avrebbe avuto bisogno di un cambiamento reale, ma la sola promessa di “onestà” non è sufficiente, occorre anche che l’onestà sia accompagnata da una capacità di gestione della cosa pubblica.

Paolo D’Arpini






P.S. –  Non voglio essere frainteso in toto e ribadisco che ho  massimo rispetto per otto milioni di intelligenze, che hanno difeso al loro meglio la democrazia e si sono fatte un mazzo così per salvare la Costituzione dalla deforma. Ma c’è poco da fare,  Beppe NON è un politico, NON è un economista, e col passare del tempo sta pigliando delle cantonate  colossali, per cui dovrebbe tornare a fare il  "comico", in modo che 8 milioni di intelligenze non vi siano vincolate.



Articoli collegati: