mercoledì 19 giugno 2019

GPS USA - Troppo disturbati, dai russi...


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I disturbatori di frequenze russi sono in grado di disabilitare completamente i ricevitori GPS americani e sono diventati un vero "mal di testa" per gli Stati Uniti, scrive il portale cinese Sina.
Come dichiarato nel materiale, i sistemi russi possono paralizzare i sistemi GPS del Pentagono, motivo per cui gli Stati Uniti subirebbero "una sconfitta dopo l'altra". La mancanza di un segnale GPS riduce significativamente la capacità di combattimento degli armamenti e fa sprecare munizioni, spiega l'autore dell'articolo.
Per questo motivo, Washington ha fretta di sviluppare apparecchiature GPS che siano stabili contro le interferenze russe. La prima generazione di tali apparecchiature viene ora prodotta, ma le forze armate statunitensi stanno già insistendo per modernizzarle alla seconda o addirittura alla terza generazione. La ragione di questo sono le tecnologie russe di disturbo, che crea nuove e nuove minacce al Pentagono.
"Tuttavia, a causa del fatto che il sistema GPS è suscettibile alle interferenze, segnali spuri e problemi sui satelliti, gli Stati Uniti potrebbero doverlo abbandonare del tutto, in quanto indebolisce le loro forze armate", dice l'articolo.
Secondo l'autore, la leadership militare statunitense ha iniziato a preoccuparsi dopo "l’attivazione di disturbatori GPS russi in Siria, nel Nord Europa e nella penisola scandinava", che ha disabilitato i ricevitori dei paesi membri della NATO.
"Questo è diventato un enorme successo per le tecnologie militari di navigazione russe", scrive Sina.
Come sottolineato nel materiale, la Russia è "non sta con le mani in mano" ed è impegnata nel miglioramento delle tecnologie nel campo del GPS. Così, una nuova generazione di disturbatori è stata creata, che è in grado di bloccare completamente il lavoro dei ricevitori.
"Per tali azioni, è necessario disporre di tecnologie avanzate di comunicazione elettronica e conoscenze eccellenti nel campo della matematica, e i russi sono famosi proprio per questo", conclude l'autore.

E' da tanto tempo che l'elettronica militare russa è superiore a quella Nato.

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martedì 18 giugno 2019

Golfo di Oman... brucia?


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Mentre gli Stati uniti preparano una nuova escalation in Medio Oriente, accusando l’Iran di attaccare le petroliere nel Golfo di Oman, il vice-premier Matteo Salvini incontra a Washington il segretario di Stato Mike Pompeo, uno degli artefici di tale strategia, assicurandogli che «l'Italia vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale». Aggancia così l’Italia all’operazione lanciata da Washington.
L’«incidente del Golfo di Oman», casus belli contro l’Iran, ricalca «l’incidente del Golfo del Tonchino» del 4 agosto 1964, usato come casus belli per bombardare il Nord Vietnam, accusato di aver attaccato un cacciatorpediniere Usa (accusa risultata poi falsa).
Oggi, un video diffuso da Washington mostra l’equipaggio di una presunta motovedetta iraniana che, in pieno giorno, rimuove dalla fiancata di una petroliera una mina inesplosa per cancellare la sua provenienza (dato che la mina avrà avuto la scritta «made in Iran»).
Con queste «prove», che costituiscono un vero e proprio insulto all’intelligenza, Washington cerca di camuffare lo scopo dell’operazione. Essa rientra nella strategia per il controllo delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale e dei relativi corridoi energetici.
Non a caso nel mirino degli Stati uniti vi sono l’Iran e l’Iraq, le cui riserve petrolifere complessive superano quelle dell’Arabia Saudita e sono cinque volte superiori a quelle Usa. Le riserve iraniane di gas naturale sono circa 2,5 volte quelle statunitensi. Per la stessa ragione è nel mirino Usa il Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo.  
Di primaria importanza è il controllo dei corridoi energetici. Accusando l’Iran di voler «interrompere il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz», Mike Pompeo annuncia che «gli Stati uniti difenderanno la libertà di navigazione». In altre parole, annuncia che gli Stati uniti vogliono controllare militarmente questa zona chiave per l’approvvigionamento energetico anche dell’Europa, impedendo anzitutto il transito del petrolio iraniano (a cui l’Italia e altri paesi europei non possono comunque accedere liberamente a causa del divieto Usa).
Dall’Iran avrebbe potuto arrivare in Europa anche gas naturale a basso prezzo per mezzo di un gasdotto attraverso Iraq e Siria, ma il progetto, varato nel 2011, è saltato in seguito all’operazione Usa/Nato per demolire lo Stato siriano.
Dalla Russia avrebbe potuto arrivare direttamente in Italia, e da qui essere smistato in altri paesi europei con notevoli vantaggi economici, gas naturale per mezzo del South Stream attraverso il Mar Nero, ma il gasdotto, già in fase avanzata, è stato bloccato nel 2014 sotto pressione degli Stati uniti e della stessa Unione europea con grossi danni per l’Italia. E’ invece andato avanti il raddoppio del Nord Stream, che fa della Germania il centro di smistamento del gas russo.
Successivamente, in base all’accordo di «cooperazione strategica Usa-Ue in campo energetico» stipulato nel luglio 2018, le esportazioni Usa di gas naturale liquefatto (Lng) nella Ue sono triplicate. Centro di smistamento è la Polonia, da dove il «gas della libertà» arriverà anche in Ucraina.
L’obiettivo di Washington è strategico: colpire la Russia sostituendo in Europa al gas russo quello statunitense. Non c’è però alcuna garanzia né sui prezzi, né sulla durata delle forniture Usa di gas, estratto dagli scisti bituminosi con la tecnica del fracking ambientalmente disastrosa.
Che cosa dice di tutto questo Matteo Salvini che, arrivato nella «più grande democrazia occidentale», ha orgogliosamente dichiarato «faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole»?
Manlio Dinucci - Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO
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lunedì 17 giugno 2019

Camerino, 16 giugno 2019. Il santo padre invita a sperare... - Della serie: "Tira più una tiara de F... che un carro di buoi..."



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"Tira più un pel de f... che un carro di buoi..." - Il detto popolare, almeno  nelle Marche,  andrebbe cambiato in "tira più una tiara de F..... che un carro di buoi". La tiara in questione sarebbe quella del santo padre Francesco I che ha dato una scossa alle istituzioni ed ha  letteralmente monopolizzato l'edizione telematica e cartacea dei media locali, soprattutto quelli di Macerata e provincia. Già nei giorni scorsi si parlava dell'imminente visita pontificia in un paese della provincia, Camerino, e finalmente la visita si è compiuta, domenica 16 giugno 2019, vigilia della luna piena. 

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E piene, lunedì 17 giugno, erano le pagine dei giornali locali con le immagini pontificali e con le notizie particolareggiate di ogni mossa e mossetta del vicario. Il lunedì di solito i giornali sono presso che illeggibili, contenendo perlopiù cronache di avvenimenti sportivi ma lunedì 17, giorno di luna piena, il resoconto con tutti i particolari in cronaca della venuta di Francesco in terra maceratese ha superato di gran lunga gli spazi solitamente dedicati allo sport.

Il Resto del Carlino di Macerata riservava al papa  la prima pagina più altre cinque, ancora più solerte il Corriere Adriatico che oltre alla prima pagina gli dedicava ben altre 6 pagine interne. Paginoni sani sani, capite bene, nemmeno interrotti da annunci pubblicitari. La santità del pontefice evidentemente chiede maggior rispetto della politica, sempre inframmezzata da inserzioni su compra questo e compra quello.

E cosa dicono tutte queste pagine? Scusate non mi sono soffermato a leggere molto, ho solo scorso i titoloni, ho dato un'occhiata alle numerose foto, ho notato le sperticate approvazioni dei credenti e le benedizioni del clero. L'argomento principale mi è sembrato fosse l'invito del santo padre a portare pazienza, pregare il signore ed aspettare che le istituzioni si muovano per la ricostruzione post simica. "Sono venuto a portare speranza!" ha detto! Sì quella speranza di cui altri proverbi popolari sovente parlano, perché di ricostruzione invece ancora non si parla, visto che in alcuni casi le macerie sono ancora lì... dove caddero.

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Però, che grande viatico, che consolazione per il popolo camerinese ferito e vilipeso quel "sursum corda" di Francesco I. Le sue testuali parole sono state: "l'attenzione non deve calare...". In questo caso trattasi di una attenzione "tensa", carica di buone speranze e di buone volontà che, sicuramente, ora, smuoverà quel famoso "carro tirato dai buoi". Buoi, sia ben chiaro, non cavalli o asini...

Paolo D'Arpini

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Portavoce di European Consumers Tuscia



Video vaticano collegato: https://youtu.be/Xt7odqFzOpU?t=2

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sabato 15 giugno 2019

Julian Assange, il morituro, saluta l'impero

"Wikileaks ....  la colpa non è dello strumento!" (Saul Arpino)

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La persecuzione che sta subendo Julian  Assange, il fondatore di Wikileaks, sta arrivando ad un climax. Dopo sette anni di simil-prigionia nell'ambasciata dell'Ecuador di Londra e il suo  arresto dell'11 aprile 2019 da parte della polizia inglese,  ora rischia l'estradizione negli USA. Il governo inglese ha già dato il placet. Poco importa il suo precario stato di salute, anzi meglio, così una volta negli USA se dovesse morire in carcere i suoi  aguzzini avrebbero la scusa pronta.

I media non osano trattare il caso come meriterebbe.  Dal 2012 ad oggi le cose son cambiate parecchio: "Wikileaks importante strumento giornalistico come il Freedom of Information Act". Affermava il Time Magazine... ma internet e soprattutto Wikileaks non piace ai potenti. Specialmente dopo le azioni selvagge di Wikileaks che hanno scoperto i sepolcri imbiancati,  minacciando di destabilizzare il "sistema" di potere consolidato.   Con i media asserviti  al metodo delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. .

Ma intanto  vediamo come  si presenta  questa agenzia telematica free-lance: "Wikileaks è un'organizzazione mediatica non-profit  libera. Il nostro obiettivo è quello di portare importanti novità e informazioni al pubblico. Noi forniamo un modo innovativo, sicuro e anonimo per le fonti di fuga,  informazioni per i nostri giornalisti (la nostra casella di riepilogo elettronica). Una delle nostre attività più importanti è quello di pubblicare materiale originale, dalla fonte,  di  modo che i lettori e gli storici visitatori potranno vedere le prove della verità. Siamo una realtà giovane che è cresciuta molto velocemente, facendo affidamento su una rete di volontari impegnati in tutto il mondo. Dal 2007, quando l'organizzazione è stata lanciata ufficialmente, Wikileaks ha lavorato a riferire  e pubblicare  informazioni importanti.
Wikileaks ha resistito agli attacchi giuridico-politici  per mettere a tacere la nostra organizzazione editoriale, i nostri giornalisti e le nostre fonti anonime. I principi più generali su cui si basa il nostro lavoro sono la difesa della libertà di parola e dell'editoria, il miglioramento del nostro record storico comune e il sostegno dei diritti di tutte le persone di creare nuova storia. La nostra azione si basa sui principi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In particolare, l'articolo 19 ispira il lavoro dei nostri giornalisti e altri volontari. Essa afferma che ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di libertà di avere opinioni senza interferenze e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Siamo d'accordo con ciò e cerchiamo di mantenere vivi  questo e gli altri articoli della Dichiarazione..."

Ovvio che con certe premesse e promesse attuate in più occasioni e campi d'azione  una tale "agenzia d'informazione" non può piacere al potere... e meno che meno  piace ai governanti USA che da sempre sono abituati a comandare in modo mafioso, imponendo il silenzio sulle loro malefatte. Per cui nessuna meraviglia che persino  in Italia si persegua la politica delle tre scimmiette o addirittura   ci sia stata un'alzata di scudi per la "fuga di notizie  tendenziose messe in rete da Wikileaks che mette a repentaglio la stabilità economica e politica...".  A repentaglio, certo,  fuga di notizie,  certo...  ed allora?  "Wikileaks delenda est..."

Paolo D'Arpini

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venerdì 14 giugno 2019

Rivoluzioni colorate e Media. Sinistre burlesque e destre a disposizione


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Con tutti i tumulti, le sollevazioni, i casini che succedono in giro per il mondo, dal Sudan all’Algeria, da Haiti al Kazakistan, da Hong Kong all’Albania e in decine di altri posti, diventa sempre più difficile non prendere cantonate nelle analisi e distinguere il piombo dall’oro. Qualche criterio è relativamente affidabile. Quando il cattolico unanimismo destre in ghingheri e pseudo-sinistre in putrefazione sostiene un movimento di contestazione al governo ci sono buone ragioni per ritenerlo “rivoluzione colorata” mirante al regime change in un paese che non si allinea a ordini e strategie imperiali e globali. Quando il paese in questione si colloca storicamente fuori dal contesto Nato, nelle sue espressioni euro-atlantica, latinoamericana, araba, africana, c’è di nuovo motivo per giungere alla medesima conclusione, viste le pratiche sovversive impiegate dal consorzio anglosassone nel corso dei secoli in casi di non ottemperanza ai suoi interessi e diktat. Infine, e stavolta probanti, sono le caratteristiche formali, iconografiche, sociali, sloganistiche, tecniche, organizzative, di protagonisti e di contenuti, di sostegno esterno, come pedissequamente si ripetono di movimento in movimento, a partire dagli esordi in Serbia con Otpor, la Ong di tutte le Ong.


Personalmente mi pregio di aver avuto qualche esperienza diretta di classica “rivoluzione colorata” gestita da un mix di ingenui, disperati, rivoluzionari della pippa  e grandissimi figli di buona donna, formati, istruiti, equipaggiati e finanziati come si deve e elevati nell’olimpo dei contestatori democratici dalle presstitute dei media, con più accanimento addirittura da quelli della pseudo sinistra. Senza quelle ai colorati verrebbe a mancare la maschera d’ossigeno. Da Belgrado a Caracas, da Tripoli a Damasco ho visto attuare, in assoluta analogia, gli insegnamenti del padre di queste sollevazioni dette pacifiche, Gene Sharp, esordiente a Tien An Men, e del suo strumento prediletto: Otpor.


giovedì 13 giugno 2019

"Basta torture e sevizie sui macachi innocenti" - Leal scrive al governo del cambiamento



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Al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte
Al Vice Presidente On. Luigi Di Maio
Al Vice Presidente On. Matteo Salvini
Alla Ministra della salute On. Giulia Grillo


Premesso
che è iniziato il progetto di sperimentazione, invasiva e dolorosa, con grado di sofferenza "grave" e "protratta" vietata dalla legge italiana che qualifica questi come esperimenti che "Non sono autorizzabili" (Art 15, comma 2 del D.Lgs. n.26/2014) su un gruppo di 6 Macachi Rhesus, all’Università di Torino con l'Università di Pavia, per una ricerca intitolata: “Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale” collegata al progetto finanziato dall'European Research Council (ERC) intitolato “INSIGHT: Turning the cortically blind brain to see: from neural computations to system dynamics generating visual awareness in humans and monkeys”, che tradotto significa “INSIGHT: Riportare il cervello corticalmente cieco a vedere: da computazione neurale a sistemi dinamici generanti consapevolezza visuale negli umani e nelle scimmie”.


Considerato
che gli esperimenti sui macachi sono protratti nel tempo e gravemente dolorosi, non sono obbligatori per legge, non essendo questi esperimenti di "tipo regolatorio" e quindi non richiedendo "validazione" con sperimentazione animale, vengono condotti su animali vivi creando lesioni celebrali chirurgicamente e che il progetto coinvolge anche pazienti umani per provare protocolli riabilitativi destinati agli umani, indicando che la sperimentazione animale non è un "modello" efficace e sicuro per gli esseri umani, ma si deve comunque sperimentare nell'umano così ammettendo che gli esperimenti sugli animali, inclusi i primati, sono totalmente inutili.


La LEAL chiede al Governo del Cambiamento:
- il blocco immediato, con azioni d'urgenza, di tutti gli esperimenti sui primati non-umani
(6 Macachi Rhesus) dell'Università di Torino con l'Università di Parma,
- la revoca immediata degli eventuali permessi,
- di far escludere i macachi dal progetto,
- di assicurare tutti i 6 macachi ad un centro di recupero in grado di ospitarli nel rispetto
delle caratteristiche etologiche di specie,
- di far rimodulare il progetto e l'uso dei fondi ottenuti dall'European Research Council
(circa 1 milione di Euro al laboratorio dell'Università di Torino) e utilizzarli per ampliare la
platea di pazienti, includere stimolatori celebrali e tecnologie non invasive all'avanguardia da utilizzare direttamente negli umani, rendendo il progetto suddetto totalmente “human-based” (cioè basati su informazioni e dati provenienti solo da studi sugli esseri umani), e direttamente applicabile all'essere umano, e quindi clinicamente utile.


12/06/2019 - Gian Marco Prampolini Presidente di LEAL

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LEAL Lega Antivivisezionista
via L. Settala, 2
20124 Milano

ONG Affiliata al Dipartimento di Pubblica Informazione ONU
www.leal.it

Ufficio Stampa
Silvia Premoli
mob. 328 044 0635
animalpress@animalpress.it

mercoledì 12 giugno 2019

Per un'Europa più unita... (forse servono solo più strade)


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Ieri ancora una volta ho incontrato un tale che ha voluto spiegarmi (senza che io glielo avessi chiesto, si badi): "io voglio l'Europa unita".
Ma che diavolo significa, in realtà, tutto questo?
Che cosa sarebbe una "Europa unita"?
Siamo uniti dalle vie stradali.
Siamo divisi da confini amministrativi.
Siamo uniti dai telefoni.
Siamo divisi da lingue differenti.
Siamo uniti dalle ferrovie.
Siamo divisi da fiumi, catene montuose e mari.
Siamo uniti dai servizi postali.
Siamo divisi da tassi di interesse diversi.
Siamo uniti dalla condizione umana.
Siamo divisi da mentalità diverse.
Siamo uniti dallo stesso cielo.
Siamo divisi in maschi e femmine.
Siamo uniti dalla comune necessità di mangiare.
Siamo divisi tra ricchi e poveri.
Siamo uniti dal bisogno di dormire quando siamo stanchi.
Siamo divisi tra contadini, operai, ingegneri e mille altre professioni.
Siamo uniti dallo stesso ossigeno della stessa aria.
Siamo divisi dai sistemi fiscali.
Siamo.......
Siamo un po' stupidi quando crediamo di "costruire l' Europa unita".
C'è già.
C'è sempre stata.
Il nostro continente è una penisola dell'Eurasia, unitariamente dato fin dai tempi della separazione di Pangea.
Prima era ancora più unita: assieme agli altri continenti, in un grande blocco unico.
L'Europa è una porzione unitaria (a parte qualche isola) delle terre emerse sul terzo pianeta della stella Sole, alla periferia della Via Lattea, gruppo galattico locale, tra miliardi di altri gruppi di un universo così ampio che non sappiamo ancora capire se sia finito o infinito, limitato o illimitato.
Quello è il mondo vero.
Che non vale la pena di oscurare con il mondo finto.
Specialmente quello delle finzioni politiche.
Alcuni, un questo Universo sterminato, vogliono addirittura "più Europa" (sic!).
Perché non "più Groenlandia", allora?
"Più Antartide" vi attrae?
Ragioniamo pure in grande, visto che ci siamo: "Più Antares" va bene?
Ma che significa?
Vogliono forse andare al mercato a comperare terra e sassi per fare più grande l'europa?
Non si accontentano di quella che c'è già?
I politici vogliono sempre "di più"?
Ma non lo sanno che "chi troppo vuole nulla stringe"?
Non hanno letto Leonardo, quando scrive negli Aforismi: "Non si abbia a pretendere lo impossibile"?
Non esiste propriamente "la gabbia Europa", come talvolta sbrigativamente si dice, esiste però la gabbia mentale della propaganda politica, con i suoi invasivi stereotipi, con la sua ingannevole retorica falsa e bugiarda.
Non esiste il "pensiero unico", il pensiero umano è sempre stato molteplice, e comprimerlo in una fantomatica unità è impossibile.
Perché molteplici sono le vite, non ne esistono due identiche.
Il pensiero dunque è vario e differenziato.
Ma esistono molti pensieri stupidi.
Mitologie politiche allucinatorie dalle quali liberarsi, per gettarne i residui nel recipiente della spazzatura intellettuale.
Quando qualcuno mi parla dell' "Europa unita" io, mentre sento salire i sintomi di una specie di irritante orticaria psichica, penso che il malcapitato sia vittima di un cattivo trip, gli hanno rifilato roba scadente, avariata.
Almeno, cambi pusher.
Esca dal delirio.
Per la sua salute.


Vincenzo Zamboni

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