Programma:

La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.

Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.

L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.

Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.

Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?

Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.

Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.

Paolo D’Arpini

mercoledì 21 marzo 2012

No alla vivisezione - Lettera aperta ai senatori italiani




Carissimi amici,
MAI COME ORA NECESSITA LA MOBILIAZIONE GENERALE: MARTEDI' COMINCIA LA BATTAGLIA IN COMMISSIONE AL SENATO SUL RECEPIMENTO DELLA LEGGE EUROPEA SULLA VIVISEZIONE APPROVATA ANCHE GRAZIE ALL'IMPERDONABILE RESPONSABILITA' DI TANTI EUROPARLAMENTARI ITALIANI !

DOPO MARTEDI' POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI ! ! ! PERCIO' NON BASTA UNA SOLA CONDIVISIONE QUESTA VOLTA, DOBBIAMO IMPEGNARCI AL MASSIMO E INONDARE IL WEB ! ! !
La mozione che è stata proposta a approvata alla Camera è una BARZELLETTA ! Vietare solo l'allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivsezione di fatto non cambia nulla perchè... basta importarli ! ! ! ! !

Dopo il grandissimo successo della mozione approvata dalla Provincia di Monza e Brianza grazie soprattutto al consigliere Paola Gregato, che ha accolto la nostra proposta, ABBIAMO AVUTO CONFERMA ANCHE DA UN SENATORE CHE SE NE FARA' CARICO. APPENA AVREMO IL SUO TESTO UFFICIALE LO DIFFONDEREMO CON IL NOME DEL PARLAMENTARE !
Siamo propensi a credere che al Senato lo scontro sarà durissimo per i vari interessi contrari PERCIO' FACCIAMOCI SENTIRE ! ! ! ABBANDONIAMO PER UN PAIO DI GIORNI TUTTO IL RESTO E CONDIVIDIAMO A TAPPETO QUESTA NOTA COME ABBIAMO FATTO PER QUELLA DEI CANILI LAGER CHE HA AVUTO IL RECORD DI QUASI 1200 CONDIVISIONI !
I NUMERI VERRANNO PORTATI AL SENATORE PERCHE' LI MOSTRI ALLA COMMISSIONE ! ! !
POI SCRIVIAMO ANCHE A TUTTI I SENATORI DI CUI FORNIAMO SOTTO L'INDIRIZZO: POCO IMPORTA CHE NON SIANO SOLO QUELLI DELLA COMMISSIONE...

CON QUESTO SISTEMA SUGGERITO DA LAURA MATTEI, CHE RINGRAZAIMO DI CUORE, C' E' POSSIBILITA' DI INVIO AUTOMATICO DELLA LETTERA A TUTTI I SENATORI SENZA FARE COPIA INCOLLA!!!
http://www.podbete.fr/vivi/sena/vivisezione.html

OPPURE QUESTO E' IL SISTEMA TRADIZIONALE
OGGETTO: IO VOTERO' CONTRO CHIUNQUE APPOGGI LA VIVISEZIONE !


Onorevoli Senatori,
noi milioni di cittadini italiani che amiamo gli animali e che abbiamo dei diritti (come recita anche un'importantissima sentenza “il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse sancito dalla Costituzione ”) chiediamo a gran voce che anche i diritti naturali degli animali vengano rispettati con misure molto più restrittive per il recepimento della legge scandalo europea sulla vivisezione !
Chiediamo che qualsiasi emendamento migliorativo rispetto a quello approvato dalla Camera dei Deputati, che non ha convinto nessuno in quanto è solo populismo e un regalo alle lobbies farmaceutiche perchè di fatto non cambia nulla, venga approvato senza essere snaturato !

Siamo cittadini che votano e pagano le tasse e siamo pronti a far circolare il nome di tutti i senatori, con relativo partito, che decidessero di ignorare i nostri diritti e quelli degli animali in spregio del popolo sovrano. Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni !
Distinti saluti
(firma.....)

FORZA ! ! ! ! ! SOLLEVIAMO UN POLVERONE MAI VISTO VIRIBUS UNITIS ! ! ! ! ! !


ECCO GLI INDIRIZZI EMAIL DEI SENATORI DELLA COMMISSIONE

infopoint@senato.it,
santini_g@posta.senato.it,
pedica_s@posta.senato.it,
boldi_r@posta.senato.it,
sibilia_c@posta.senato.it,
digiovanpaolo_r@posta.senato.it,
adamo_m@posta.senato.it,
adamo_m@posta.senato.it,
bornacin_g@posta.senato.it,
boscetto_g@posta.senato.it,
castro_m@posta.senato.it,
dambrosio_g@posta.senato.it,
deeccher_c@posta.senato.it,
delvecchio_m@posta.senato.it,
divina_s@posta.senato.it,
fantetti_r@posta.senato.it,
fleres_s@posta.senato.it,
fontana_c@posta.senato.it,
germontani_m@posta.senato.it,
licastroscardino_s@posta.senato.it,
nessa_p@posta.senato.it,
pegorer_c@posta.senato.it,
pinzger_m@posta.senato.it,
sircana_s@posta.senato.it,
soliani_a@posta.senato.it,
tomaselli_s@posta.senato.it,


E TUTTI GLI ALTRI

adamo_m@posta.senato.it,
adamo_m@posta.senato.it,
adragna_b@posta.senato.it,
agostini_m@posta.senato.it,
alberticasellati_m@posta.senato.it,
alicata_b@posta.senato.it,
allegrini_l@posta.senato.it,
amati_s@posta.senato.it,
amato_p@posta.senato.it,
amoruso_f@posta.senato.it,
andria_a@posta.senato.it,
antezza_m@posta.senato.it,
armato_t@posta.senato.it,
asciutti_f@posta.senato.it,
astore_g@posta.senato.it,
augello_a@posta.senato.it,
azzollini_a@posta.senato.it,
baiodossi_e@posta.senato.it,
balboni_a@posta.senato.it,
baldassarri_m@posta.senato.it,
baldini_m@posta.senato.it,
barbolini_g@posta.senato.it,
barelli_p@posta.senato.it,
bassoli_f@posta.senato.it,
bastico_m@posta.senato.it,
battaglia_a@posta.senato.it,
belisario_f@posta.senato.it,
benedettivalentini_d@posta.senato.it,
berselli_f@posta.senato.it,
bertuzzi_m@posta.senato.it,
bettamio_g@posta.senato.it,
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blazina_t@posta.senato.it,
bodega_l@posta.senato.it,
boldi_r@posta.senato.it,
bondi_s@posta.senato.it,
bonfrisco_a@posta.senato.it,
bonino_e@posta.senato.it,
bornacin_g@posta.senato.it,
boscetto_g@posta.senato.it,
bosone_d@posta.senato.it,
bricolo_f@posta.senato.it,
bruno_f@posta.senato.it,
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bugnano_p@posta.senato.it,
burgarettaaparo_s@posta.senato.it,
butti_a@posta.senato.it,
cabras_a@posta.senato.it,
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digiovanpaolo_r@posta.senato.it,
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digilio_e@posta.senato.it,
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divina_s@posta.senato.it,
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dubaldo_l@posta.senato.it,
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fantetti_r@posta.senato.it,
fasano_v@posta.senato.it,
fazzone_c@posta.senato.it,
ferrante_f@posta.senato.it,
ferrara_m@posta.senato.it,
filippi_a@posta.senato.it,
filippi_m@posta.senato.it,
finocchiaro_a@posta.senato.it,
fioroni_a@posta.senato.it,
firrarello_g@posta.senato.it,
fistarol_m@posta.senato.it,
fleres_s@posta.senato.it,
fluttero_a@posta.senato.it,
follini_m@posta.senato.it,
fontana_c@posta.senato.it,
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gallo_c@posta.senato.it,
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longo_p@posta.senato.it,
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marino_i@posta.senato.it,
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maritati_a@posta.senato.it,
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mercatali_v@posta.senato.it,
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milana_r@posta.senato.it,
molinari_c@posta.senato.it,
monaco_f@posta.senato.it,
mongiello_c@posta.senato.it,
montani_e@posta.senato.it,
monti_c@posta.senato.it,
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morra_c@posta.senato.it,
morri_f@posta.senato.it,
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mura_r@posta.senato.it,
musi_a@posta.senato.it,
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nania_d@posta.senato.it,
negri_m@posta.senato.it,
nerozzi_p@posta.senato.it,
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orsi_f@posta.senato.it,
palmizio_e@posta.senato.it,
papania_a@posta.senato.it,
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paravia_a@posta.senato.it,
pardi_f@posta.senato.it,
passoni_a@posta.senato.it,
pastore_a@posta.senato.it,
pedica_s@posta.senato.it,
pegorer_c@posta.senato.it,
pera_m@posta.senato.it,
perduca_m@posta.senato.it,
pertoldi_f@posta.senato.it,
peterlini_o@posta.senato.it,
piccioni_l@posta.senato.it,
l.piccioni@senato.it,
piccone_f@posta.senato.it,
pichettofratin_g@posta.senato.it,
pignedoli_l@posta.senato.it,
pininfarina_s@posta.senato.it,
pinotti_r@posta.senato.it,
pinzger_m@posta.senato.it,
pisanu_g@posta.senato.it,
piscitelli_s@posta.senato.it,
pistorio_g@posta.senato.it,
pittoni_m@posta.senato.it,
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pontone_f@posta.senato.it,
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saccomanno_m@posta.senato.it,
sacconi_m@posta.senato.it,
saia_m@posta.senato.it,
saltamartini_f@posta.senato.it,
sanciu_f@posta.senato.it,
sangalli_g@posta.senato.it,
sanna_f@posta.senato.it,
santini_g@posta.senato.it,
giacosan@tin.it,
saro_g@posta.senato.it,
sarro_c@posta.senato.it,
sbarbati_l@posta.senato.it,
scanu_g@posta.senato.it,
scarabosio_a@posta.senato.it,
scarpa_p@posta.senato.it,
schifani_r@posta.senato.it,
sciascia_s@posta.senato.it,
serafini_a@posta.senato.it,
serafini_g@posta.senato.it,
serra_a@posta.senato.it,
sibilia_c@posta.senato.it,
sircana_s@posta.senato.it,
soliani_a@posta.senato.it,
spadoniurbani_a@posta.senato.it,
speziali_v@posta.senato.it,
stancanelli_r@posta.senato.it,
stradiotto_m@posta.senato.it,
tancredi_p@posta.senato.it,
tedesco_a@posta.senato.it,
thalerausserhofer_h@posta.senato.it,
tofani_o@posta.senato.it,
tomaselli_s@posta.senato.it,
tomassini_a@posta.senato.it,
tonini_g@posta.senato.it,
torri_g@posta.senato.it,
totaro_a@posta.senato.it,
info@achilletotaro.it,
treu_t@posta.senato.it,
vaccari_g@posta.senato.it,
valditara_g@posta.senato.it,
valentino_g@posta.senato.it,
vallardi_g@posta.senato.it,
valli_a@posta.senato.it,
vicari_s@posta.senato.it,
viceconte_g@posta.senato.it,
viespoli_p@posta.senato.it,
villari_r@posta.senato.it,
vimercati_l@posta.senato.it,
vita_v@posta.senato.it,
vitali_w@posta.senato.it,
vizzini_c@posta.senato.it ,
carlovizzini@carlovizzini.it,
zanda_l@posta.senato.it,
zanetta_v@posta.senato.it,
zanoletti_t@posta.senato.it,
zavoli_s@posta.senato.it,

Universalismo - Vita, intelligenza, sentimento...

Anima del lupo...


Gli organismi viventi (prescindendo dai minerali) si
dividono in 5 regni: batteri, protisti, piante, animali e funghi. Non
è possibile stabilire una demarcazione netta tra questi regni, come
tra il regno animale e il regno vegetale e tra questo e il regno
minerale. Nella scienza non esiste il concetto di organismi più
evoluti ed organismi meno evoluti, anche se vi sono alcuni animali
dotati di capacità proprie superiori ad alcuni esseri umani meno
dotati. Se l'uomo ha maggiore intelligenza e linguaggio più articolato
i pipistrelli hanno gli ultrasuoni ed i serpenti a sonagli possono
vedere i raggi infrarossi ecc. Ma è difficile stabilire se sia più
“evoluta” la formica o l’albero di fico. Vi sono anche organismi
vegetali che hanno caratteri acquisiti per derivazione, come il fiore,
il frutto, il seme ecc., mentre gli animali ne hanno altri, come la
muscolatura, il sistema nervoso, ecc..



La vita è ciò che, attraverso le funzioni biochimiche,
consente ad ogni organismo di svilupparsi e di progredire nel piano
dell’evoluzione. “Chi non rispetta la vita non la merita”. Così diceva
Leonardo da Vinci. L’uomo considera la vita della sua specie
sostanzialmente differente dalla vita degli altri esseri viventi. in
realtà non c’è la vita dell’uomo, la vita dell’animale e la vita della
pianta, ma la Vita come realtà univoca che tutto pervade e tutto
vivifica.



La Vita è paragonabile all’acqua che riempie e si adatta a
recipienti di ogni tipo e forma: in ogni recipiente vi è la stessa
sostanza il cui valore non è in funzione né della forma occupata né
del quantitativo contenuto. Da questo si può dedurre che qualunque
uccisione che pone fine all’esistenza di un essere danneggia non solo
la vittima ma la Vita: è come se la Vita fosse una moltitudine immensa
di candele accese nell’universo: ogni candela che si spegne riporta
una parte di oscurità nell’universo. Vi può essere una differenza di
grado non di sostanza; il recipiente può contenere a seconda delle sue
capacità; l’intelligenza come il sentire può essere più o meno
sviluppato a seconda della specie ma la sostanza è identica.



Allo stesso modo l’intelligenza dell’uomo non è diversa
dell’intelligenza dell’animale o anche della pianta (ammesso che si
possa parlare di intelligenza della pianta). L’intelligenza è
espressione unica in qualunque essere si manifesti, allo stesso modo
il sentimento, quale espressione dell’animo umano, non è diverso dal
sentimento animale (o della pianta): è l’identica sostanza
inseparabile che si manifesta in tutti gli esseri viventi. Credo che
la natura (o Dio) non ha creato un’intelligenza dell’uomo, quella
dell’animale o quella della pianta, come non ha creato una sfera
emozionale per l’uomo diversa dalla sfera emozionale dell’animale e
della pianta. Credo che ogni specie abbia le sue peculiarità e che
queste siano più o meno manifesti a seconda delle esigenze vitali di
ogni specie.



Corpo, mente, intelligenza, sentimento e vita sono realtà
tra loro inseparabili e comuni ad ogni organismo vivente, anche se
allo stato larvale è difficile concepire che la pianta abbia necessità
della componente emozionale, dal momento che l’indagine umana riesce
appena ad individuarla nel mondo animale. Ma io ritengo che se manca
una sola di queste componenti non è possibile l’esistenza di nessun
organismo.

Franco Libero Manco

martedì 20 marzo 2012

"Il bene che ci vogliono" - Citazioni di vari leaders e personalità sioniste



Dissero:

David Ben Gurion, durante la guerra: «Se io sapessi che è possibile salvare tutti i figli (ebrei) di Germania trasferendoli in Inghilterra, e solo metà di loro trasferendoli nella terra di Israele, sceglierei la seconda possibilità; perchè di fronte a noi non abbiamo solo il numero di questi figli, ma il progetto storico del popolo di Israele» (Shabtai Teveth, «Ben Gurion», 1988,).

«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca dei terreni e il taglio di tutti i servizi sociali per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba» (David Ben-Gurion, maggio 1948, to the General Staff. Da «Ben-Gurion, A Biography», di y Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978).

«Dobbiamo espellere gli arabi e prendere i loro posti» –(David Ben Gurion, 1937, «Ben Gurion and the Palestine Arabs» Shabtai Teveth, Oxford University Press, 1985).

«Non esiste qualcosa come un popolo palestinese. Non è che siamo venuti, li abbiamo buttati fuori e abbiamo preso il loro paese. Essi non esistevano» (Golda Meir,dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969).

«Come possiamo restituire I territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli» (Golda Meir, marzo, 1969).

«…Uscimmo fuori, e Ben Gurion ci accompagnò sulla porta. Allon ripetè la sua domanda: cosa si deve fare con la popolazione palestinese? Ben Gurion scosse la mano con un gesto che diceva: cacciarli fuori». (Yitzhak Rabin, è un passo censurato delle memorie di Rabin, rivelato dal New York Times, 23 ottobrer 1979)

«Saranno create, nel corso dei 10 o 20 anni prossimi, condizioni tali da attrarre la naturale e volontaria emigrazione dei rifugiati da Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo accordarci con re Hussein e non con Yasser Arafat». (Yitzhak Rabin, citato da David Shipler sul New York Times, 04/04/1983)

«I palestinesi sono bestie con due zampe» (Menachem Begin, primo ministro di Israele 1977-83, davanti alla Knesset, citato da Amnon Kapeliouk, “Begin and the Beasts”, New Statesman, June 25, 1982.)

«La partizione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta… Gerusalenne fu e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel sarà restaurato per il popolo d’Israele; tutto e per sempre» (Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’Onu per la partizione della Palestina).

«I palestinesi saranno schiacciati come cavallette… le teste spaccate contro le rocce e i muri» (Yitzhak Shamir, primo ministro in carica, in un discorso ai «coloni» ebraici, New York Times 1 aprile, 1988).

«Israele doveva sfruttare la repressione delle dimostrazioni in Cina (nei giorni di Tienanmen, ndr.) quando l’attenzione del mondo era concentrata su quel paese, per procedere alle espulsioni di massa degli arabi dei territori (occupati)» (Benyamin Netanyahu, all’epoca vice-ministro degli esteri, già primo ministro, davanti agli studenti della t Bar Ilan University; citazione tratta dal giornale isrealiano Hotam, 24 novembre 1989).

«Se pensassimo che anzichè 200 morti palestinesi, 2 mila morti ponessero fine alla guerriglia in un colpo solo, useremmo molto più forza…» (Ehud Barak, primo ministro, citato dalla Associated Press, 16 novembre 2000).

«Mi sarei arruolato in una organizzazione terroristica»: (risposta di – Ehud Barak a Gideon Levy, il noto giornalista di Ha’aretz che gli aveva domandato cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese)

«Noi dichiariamo apertamente che gli arabi non hanno alcun diritto di abitare anche in un centimetro di Eretz Israel… Capiscono solo la forza. Noi useremo la forza senza limiti finchè i palestinesi non vengano strisciando a noi» (Rafael Eitan, capo dello stato maggiore di Tsahal, citato da Gad Becker in «Yedioth Ahronot», 13 aprile 1983).

«E’ dovere dei leader israeliani spiegare all’opinione pubblica, con chiarezza e coraggio, alcuni fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo è: non c’è sionismo, colonizzazione o stato ebraico senza l’espulsione degli arabi e la confisca delle loro terre» (Ariel Sharon, allora ministro degli esteri, ad un discorso tenuto davanti ai militanti del partito di estrema destra Tsomet – Agence France Presse, 15 novembre 1998).

«Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro… Tutto quello che non prenderemo andrà a loro.» (Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998)

«Israele ha il diritto di processare altri, ma nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato di Israele» (Sharon, primo ministro, 25 marzo 2001, BBC Online).

«Quando avremo colonizzato il paese, tutto quello che agli arabi resterà da fare è darsi alla fuga come scarafaggi drogati in una bottiglia» (Raphael Eitan, Capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, “New York Times”, 14/4/1983).

«Noi possediamo varie centinaia di testate atomiche e missili, e siamo in grado di lanciarli in ogni direzione, magari anche su Roma. La maggior parte delle capitali europee sono bersagli per la nostra forza aerea»
(Febbraio 2003, Martin Van Creveld, docente di storia militare all’Università Ebraica di Gerusalemme)

«C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti».
(1967, Ben Gurion, il “padre” di Israele)

«I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba.»
David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.

«Tra di noi non possiamo ignorare la verità … politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono … Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista li vogliamo cacciare dal loro paese.»
David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in “Zionism and the Palestinians pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938.

«Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.»
Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971

«Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello… devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno.» (Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.)

«Un milione di Arabi non valgono nemmeno l’unghia di un ebreo.» (Rabbi Yaacov Perrin, NY Daily News, Feb. 28, 1994, p.6)




(Fonte: http://saigon2k.altervista.org/)

Al Presidente Barack Obama: "L'aggressione d'Israele all'Iran dev'essere impedita"




Movimento per la società di giustizia e per la speranza

Cari amici,
il Movimento ha preparato questo documento al Pres. Obama affinché intervenga su Israele e si eviti un attacco all'Iran; per il quale chiede il vostro aiuto nell'invio e nella diffusione.

Gli indirizzi:
per il Pres. Obama andare al sito The White House, Contact us, Submit Comments, incolla il testo;
idem per il Vice Pres., Contact the Vice President,
Per la Clinton la Pag. Web è cambiata e non abbiamo trovato uno spazio adatto ai messaggi. Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

Lettera:

Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza Lecce

To the President Barack Obamato the Vice-President Joe Bidento the Secretary of State Hillary Rodham Clinton The aggression of Israel against Iran must be prevented Israel threatens to attack Iran, the U.S., who are their great protectors, must prevent it. War is the most heinous of crimes and can not be tolerated under any circumstances.Mankind has reached a maturity of conscience which no longer tolerates the war. The Treaty established by the UN states, as its first and fundamental point, that conflicts between peoples must never be solved through war but through negotiation. It is true that Israel has been attacked several times, but in years long past, while in recent years they have demonstrated their aggressiveness: with the Gaza Strip, with Lebanon. And now they threaten Iran.

It is necessary that the U.S. promote a strategy of peace, together with the European Union and other states, both large and small. A strategy, however, made ​​not by threats or embargoes, but by friendship and benevolence, strength of conviction, generosity in aid and trade.

Particularly with Iran and with the Islamic peoples. A new strategy.

May love prevail over fear and hatred, so that people behave as brothers and in doing so come to feel themselves as brothers.

Lecce, 2012-03-20

For the Movement,
the Chairman: Arrigo Colombo

Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce, Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160E-mail arribo@libero.it/ Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia (testo italiano)

L’aggressione d’Israele all’Iran dev’essere impedita

Israele minaccia di aggredire l’Iran, gli Usa che ne sono i grandi protettori lo devono impedire.

La guerra è il più atroce dei crimini e non può essere tollerata per nessun motivo.
L’umanità è giunta ad una maturazione di coscienza che non tollera più la guerra.
Il trattato dell’Onu stabilisce come suo punto primo e fondamentale che i conflitti tra popoli non devono mai essere risolti con la guerra ma con la trattativa. È vero che Israele è stato più volte aggredito, ma in anni ormai lontani; mentre ha dimostrato anche in anni recenti la sua aggressività: con la striscia di Gaza, con il Libano. E anche adesso minaccia l’Iran. È necessario che gli Usa si facciano promotori di una strategia di pace; insieme con l’Unione Europea e con altri stati grandi e piccoli. Una strategia, però, non fatta di minacce o embarghima di amicizia e benevolenza, forza di convinzione, generosità negli aiuti e negli scambi.

In particolare con l’Iran e con i popoli islamici. Una strategia nuova.

Che l’amore prevalga sul timore e sull’odio, che i popoli si comportino da fratelli
e giungano così a sentirsi fratelli.

La presente lettera è condivisa e sottoscritta da Paolo D'Arpini

lunedì 19 marzo 2012

10 / 22 maggio 2012 - VI Festival Internazionale di Poesia - Parola nel Mondo




VI Festival Internazionale di Poesia - Parola nel Mondo, Vorto en la mondo, Palavra no mundo, Palabra en el Mundo, Worte in der Welt, Rimayninchi llapan llaqtapi, Paràula in su Mundu, Cuvânt în Lume, Parole dans le Monde, Ordet i verden, Word in the world, Palabra no mundo, Ñe’ê arapýre, Paraula en el Món, Chuyma Aru, Koze nan lemond, Kelma fid-dinja, מילה בעולם (milá baolam), Nagmapu che dungu, Tlajtoli ipan tlaltikpaktli, וורט אין ועלט (Vort in Velt), Dünyada kelime, العا لمفي كلمة, lhamet ta íhi honhát, Titzaa Yeezii Loyuu, Dunyoda so’z , Слово в мире, Pallabra nel mundu


Dal 10 al 22 maggio 2012 Diamo un’opportunità alla Pace


Il Festival internazionale di Poesia Parola Nel Mondo rappresenta da anni e ovunque un’immensa riunione poetica: è come il giorno che ingrandisce il mondo scoprendo l’essenza delle direzioni, il colore delle cose, il mistero della vita che ci spiega la Pace con la naturalezza delle sue manifestazioni, senza necessità di giustificazioni né discorsi complessi.

Parola Nel Mondo è un Festival di Poesia che libera da ogni palmo del pianeta, da ogni casa, luce delle fraternità, e cresce e alimenta la direzione infinita.

Questo è Parola nel Mondo: un grande incontro senza frontiere attorno alla Poesia. Dal 2007, prima esperienza inedita di questo tipo nel mondo, atta a sostenere un carattere plurale e orizzontale, autogestito, libero. Nasce da ognuno di noi per moltiplicarsi: pane buono di mano in mano, canto e speranza.



Decine di paesi, centinaia di città, migliaia di azioni poetiche integrate lungo questi ultimi anni, per esercitare la poesia a voce alta nelle strade, nei paesi, aule e fabbriche, piazze e caffè, biblioteche, università, carceri e parchi (e ovunque l’immaginazione arrivi a creare realtà, grazie alla voglia di costruire dei poeti lavoratori, di docenti, di gestori culturali...)

Uniti diciamo che, tutti, possiamo costruire un grande abbraccio alla Pace e per la Pace.

Perché la pace non è il silenzio dei cimiteri, la pace non fruttifica sotto l’oppressione, non è il

prodotto della paura per il Gran Manganello né cresce accanto alle forze economico-militari di dissuasione del niente.



La pace non sopravvive ai silenzi complici, ancora meno rappresenta mercanzia né necessita di sottomarini nucleari o di mercenari, pastori di greggi allucinate da visioni consumiste.

La Pace è un bambino che legge poesia, il nostro prossimo attorno al pane e alla libertà, un canto collettivo. Questo diciamo, uniti, come parola magica che apre le porte dei popoli affinché la fraternità sogni con noi il miglior futuro per tutti.

Ci convochiamo per costruire il possibile e l’impossibile.

Dal 10 al 22 maggio 2012, in ogni luogo e in poesia.





in poche righe:


Parola nel Mondo si costruisce con la partecipazione di tutti. L’idea di base è che ogni partecipante realizzi una o varie attività poetiche nella sua città. Chi lo riterrà opportuno potrà integrare con musica, teatro, arti plastiche, fotografia, danza, etc.



La pubblicità legata all’evento deve avere per oggetto, in l’Italia:


IV Festival Internazionale di Poesia

Parola Nel Mondo



Vorto en la mondo, Palavra no mundo, Palabra en el Mundo,

Worte in der Welt, Rimayninchi llapan llaqtapi, Paràula in su Mundu,

Cuvânt în Lume, Parole dans le Monde, Ordet i verden, Word in the world, Palabra no mundo, Ñe’ê arapýre, Paraula en el Món, Chuyma Aru, Koze nan lemond, Kelma fid-dinja, מילה בעולם (milá baolam),

Nagmapu che dungu, Tlajtoli ipan tlaltikpaktli, וורט אין ועלט (Vort in Velt), Dünyada kelime, العا لمفي كلمة, lhamet ta íhi honhát, Titzaa Yeezii Loyuu, Dunyoda so’z , Слово в мире, Pallabra nel mundu



Dal 10 al 22 maggio 2012

Diamo un’opportunità alla Pace



Si segnala l’istituzione, il gruppo etc. che convocano a livello locale ogni incontro di Parola Nel Mondo (esempio: Centro Culturale Il Fiore di Milano, il Caffè Letterario Pasolini in Roma…)


Promozione: Tutti gli organizzatori assumono la responsabilità di promuovere tra i loro contatti il Festival

Poesia ai bambini, nelle scuole: Parlare di poeti e poesia nelle scuole. Lo faranno i docenti, i bambini la inventeranno o la illustreranno affinché si possa allestire una mostra poetica locale o, semplicemente, si possano affiggere ‘manifesti’ di poesia (Poesia Manifesta) nelle vetrine dei locali commerciali.

Università: Organizzare colloqui, seminari e conferenze focalizzando lo studio su di un tema poetico, una generazione, un poeta etc.
Proporre e realizzare recitali, mostre di poesia illustrata.
Occorre approfondire, poeticamente, i vincoli tra comunità universitaria e società.

Radio: Durante i giorni del Festival le radio iscritte all’iniziativa trasmetteranno programmi o rubriche dedicate alla poesia con poeti invitati, interviste, letture etc.
E’ anche possibile, in occasione delle date destinate a Parola nel Mondo, trasmettere readings in diretta radiofonica (via web).



Televisione: Idem come sopra. Programmi o interviste ad autori locali con poesia letta in studio o in collegamento da. Via web.

Stampa: I periodici partecipanti possono pubblicare una pagina o un supplemento di poesia. Le riviste possono partecipare con un numero speciale dedicato alla poesia.

Biblioteche: Organizzare omaggi o reading di poesia. E’ possibile diffondere in maniera particolare, nei giorni dedicati a Parola Nel Mondo, il patrimonio poetico della biblioteca invitando la comunità alla lettura.

Parchi, giardini botanici etc.: Organizzare una lettura e piantare un albero dedicato alla poesia o come omaggio ad uno o vari poeti con l’idea di creare, col tempo, un piccolo bosco simbolico di Poesia o della Parola Poetica nel Mondo.



Municipi: Numerosi comuni, durante questi anni, hanno dichiarato l’attività poetica ‘cittadina’ in occasione di Parola nel Mondo. Tutto questo ha sostenuto le organizzazioni locali dell’iniziativa.
E’ necessaria una semplice richiesta di patrocinio gratuito alle autorità locali; ogni comune partecipante godrà dell’iniziativa con la pubblicità dei canali culturali di Parola Nel mondo, a livello internazionale.

Responsabilità: Ogni organizzatore riceverà il materiale promozionale di Parola Nel Mondo affinché questo possa venire stampato e distribuito.
Si riceverà, pure, una ‘certificazione di partecipazione all’evento’ destinata e all’organizzatore locale e ai poeti partecipanti.


I dati richiesti:

Ad ogni organizzatore si domandano i seguenti dati, che verranno inclusi nel programma generale del Festival e diffusi nel mondo


Nazione, città o paese:
location scelta per l’evento: (es. Scuola, caffè letterario Pasolini, etc.),
giorno: ( E’ possibile realizzare un’iniziativa al giorno per tutti i giorni di Parola Nel Mondo),
generalità organizzatore:
generalità poeti partecipanti:
e-mail di riferimento:
eventuale patrocinio di:

Ogni organizzatore dovrà comunicare, a fine evento, un sunto dell’esperienza che verrà divulgato tra i canali internazionali di competenza del Festival.



Riferimenti, info, adesioni per l’Italia: G.Mulas – mulasgiovanna@yahoo.it /direzioneisolanera@yahoo.it



Un abrazo cordial


Equipo Festival

Tito Alvarado (presidente honorario Proyecto Cultural Sur) pcsur@aei.ca

Gabriel Impaglione (director Revista Isla Negra) poesia@argentina.com

Alex Pausides (presidente Festival Internacional de Poesía de La Habana) proyectosurcuba@uneac.co.cu

Carolina Orozco (responsable del blog oficial del Festival) pcsur-nc@colombia.com

Cintia Oliva (responsable de la página web del Festival) cinoliva@gmail.com
Rey D' Linares ( coordina Venezuela) sociedaddepoetas2004@hotmail.com
Maria Elena Mesa Coordina en Inglés) m_e_mesa@yahoo.ca
Salimah Valiani (coordina en inglés) well_13905@yahoo.com
Sinda Miranda (coordina radios) sindamiranda@gmail.com
Melenn Kerhoas (coordina en francés) melenn.kerhoas@gmail.com
Giovanna Mulas (coordina en italiano) giovannamulas@yahoo.it
Luis Sanchez Rivas (coordina norte de Perú) ranchoclub@hotmail.com
Maria Regina Moura (coordina en portugués) m.rmoura@yahoo.com.br
Patrícia Custódio (coordina en portugués) pa_custodio@yahoo.com.br
Mirna V. Viveros (coordina Centro América)Marisa Trejo Sirvent (coordina Universidades) marisatrejos@hotmail.com

Schiavi selezionati per produrre ricchezza ai potentati del Nuovo Ordine Mondiale



Servono schiavi sempre più resistenti: alla vendita della tratta, si sceglievano gli uomini più robusti, in salute, con la dentatura sana, poiché la merce umana doveva durare, poi paradossalmente si chiamerà "capitale umano".

Una fonte da sempre di "energia rinnovabile" a basso costo, e se per caso aumenta si va in altri posti dove questa "energia capitale" ha poco valore poiché in grande quantità. Ma anche questo ormai è storia, la globalizzazione con il principio dei vasi comunicanti, ad eccezione dell'emissione monetaria, sta livellando "l'energia vitale umana" mostruosamente governata da quelle dichiarazioni di guerra contro la natura umana che si chiamano contratti collettivi di lavoro. Pur di mantenere profitto e potere, stanno riportando lo stesso valore, al ribasso, del lavoro umano, nel mondo occidentale, il produttore guadagna, il consumatore muore. (altro che legge di Say).

Il sistema capitalistico che prevede l'accumulo di capitale, concentrazione verticistica e piramidale, necessariamente deve distruggere l'autonomia della piccola impresa ovunque sia, che invece ha la funzione sociale di radicare ricchezza nel territorio. Il sistema monetario "usurocratico" centralizzatio, quindi investirà sempre sulla impresa capitalistica più solida e più sicura, oltre che alleata, che non sulla piccola impresa familiare, che si ostina a voler lasciare ricchezza sul territorio dove questa opera. Con il sistema usuraio legalizzato la ricchezza corre sempre verso chi emette moneta.

Il piccolo imprenditore (artigiano, agricoltore, commerciante, artista, ecc) sarà dunque sempre eliminato, se vorrà, potrà dopo una lunga selezione, e sempre che da debole non si sia già suicidato prima, mettersi a disposizione del grande sistema per elemosinare un "posto" nel sistema al prezzo da schiavo.

Dall'homo faber di ingegno e autonomia si passa all'homo economicus in un cui o consumi quello che produci riconoscendo l'usura al padrone oppure sei tagliato fuori non sei degno del sistema ed infine si arriva inevitabilmente all'homo inutilis, talmente inutile che ormai da anni è in opera una riduzione di questa "inutile razza", falcidiato da chemioterapie statisticamente inutili, vaccini polivalenti spesso dannosi, cibo OGM, contaminazione dei terreni con irrorazioni non meglio identificate, inquinamento delle acque, trasfusioni infette, AIDS praticamente quasi inventato, distruzione culturale della propria identità, industria della paura, decremento delle nascite, morti sulle autostrade, sanità scadente, istruzione per formare idioti che credono a tutto senza obbiettare assolutamente nulla, spettacolo per la distrazione delle masse e la distruzione delle menti, erosione del tempo libero per la vita e la dignità, imposizione della sudditanza e del sacrificio come religione per adorare il "dio mercato" ecc ecc

Chi resiste a tutto questo senza morire prima è idoneo per il sistema e sarà pronto per il nuovo ordine mondiale costituito. Tutti siamo chiamati a sostenere questa selezione dittatoriale, imposta democraticamente da un "mercato libero" con una tombale rassegnazione. A nessuno che venga in mente che forse c'è un'altra idea di uomo e di vita?

Giuseppe Turrisi

domenica 18 marzo 2012

Vittorio Arrigoni... martire senza speranza di giustizia!

Vittorio Arrigoni


Ante scriptum

Confermo quanto ho già scritto: Vittorio è stato ucciso da mani identiche a quelle dei seviziatori-assassini, infamia dell'Islam e al servizio e a libro paga della Cia/Mossad, che i predoni occidentali (ItaGlia compresa) hanno installato sulla giugulare libica (e ora eseguono lo stesso sporco lavoro, per i medesimi mandanti, in Siria). Hamas, filiazione degli ultrareazionari Fratelli musulmani, ha dato il suo pieno appoggio, anche operativo, a questo vergognoso tradimento nei riguardi di un Paese arabo-africano che li aveva sempre sostenuti e aiutati. E' una macchia che non si toglieranno più e che procurerà ai martiri palestinesi solo nuove sofferenze e nuovi lutti. Vittorio, vicinissimo alla popolazione della Striscia e sempre in prima fila nel difenderla contro i sionisti criminali, era coraggiosamente critico del settore più retrivo di Hamas e aveva appoggiato in modo aperto il manifesto Gybo dei giovani di Gaza. Questa è la ragione prima e vera della sua condanna a morte. Comunque il "processo" si concluda, giustizia NON sarà fatta.
Ti abbraccio, Vittorio.

Joe Fallisi


La mamma del pacifista italiano: «A Gaza solo delusioni e rinvii E dal governo italiano nessun aiuto» Da sei mesi e dopo una dozzina di udienze, il dibattimento è impantanato nelle procedure della corte militare di Hamas


GAZA — Inutile bussare. Non apre nessuno. Alle 10 di giovedì il tribunale di Gaza City è chiuso, la porticina verde sbarrata. Ma non doveva esserci l'udienza del processo Arrigoni? «Rinviata». Una volta, qui c’era l’asilo degli Arafat. Oggi, che vi abita la giustizia di Hamas, nell’atrio umido c’è un usciere in ciabatte e con le risposte scritte su un foglio: «Niente processo! Ragioni di sicurezza! Non ha visto che gl’israeliani bombardano? ». Ma se hanno smesso da tre giorni... «No, è troppo pericoloso. Per l’incolumità dei giudici, degl’imputati e anche vostra. Giusto rinviare». A quando? «Non lo so».


La delusione è di pochi. Qualche amico, qualche giornalista, nessuno che si sorprenda. Va così da mesi: una procura non tradotta, una carta senza timbro, un testimone assente (in)giustificato, il pubblico ministero che s’è dimenticato a casa le domande da fare, gli avvocati che non possono stare vicino alla gabbia... «Ogni volta ne inventano una», sorride Nathan Stuckey, 34 anni, che faceva il broker a Chicago e adesso vive da cooperante dell’Ism, l’International Solidarity Movement: «Diciamo che i tribunali veri sono un’altra cosa. E che l’attenzione del mondo, ecco, non è proprio quella del processo O.J. Simpson...». In piedi, entra la corte. Anzi no. Fra un mese sarà il primo anniversario della morte di Vittorio «Vik» Arrigoni, il pacifista che viveva a Gaza e che nello spazio d’una mezza giornata fu rapito, picchiato, videoripreso e subito strangolato col fil di ferro da un gruppo di salafiti fanatici.


Da sei mesi e una dozzina d’udienze, il processo ai quattro imputati è impantanato nelle procedure della corte militare di Hamas, nel silenzio quasi totale dei media, nel disinteresse generale dell’opinione pubblica. Gli assassini hanno confessato, tutti. E se a Gaza di solito basta mezz’ora di processo per infliggere un’impiccagione, qui la si tira per le lunghe e senza ragioni evidenti. «In teoria, almeno due dei quattro rischiano la forca — anticipa il procuratore generale, Ahmad at Allam, basco verde e Corano sul tavolo —. Ma un mese fa ci è arrivata una lettera della madre di Arrigoni. Ci dice d’essere contraria alla pena di morte: ne dovremo tenere conto». Giovani, le barbe lunghe, ogni volta che arrivano in aula i killer fanno le star. «È già tutto deciso, la prima udienza li ho visti ridere e m’è venuta la nausea », ha raccontato Ebaa Riziq, palestinese e il nome di Vik tatuato sul braccio. «Gl’imputati e i loro familiari hanno un atteggiamentomolto ostile—dice Rosa Schiano, 29 anni, volontaria napoletana dell’Ism —. La cosa incredibile è che in aula possono parlare, confabulare, passarsi messaggi. L’ultima volta che è successo, mi sono alzata io e ho protestato».


Quando Vittorio fu ucciso dai palestinesi, lui che a Gaza era venuto per aiutare i palestinesi, lui che contestava a Israele il diritto di sigillare un milione e mezzo di persone, la bara non fu rimpatriata da Tel Aviv. Hamas non sta ricambiando tanta amicizia. L’inchiesta è riassunta in due paginette di mattinale: si sa chi è stato; non si sa se, quando e a quanto potrà mai essere condannato. L’ultimo che vide Arrigoni vivo, Salman Hat, il custode della casa dove viveva, non è neppure stato ascoltato. Due degl’imputati erano a libro paga di Hamas: non hanno ancora spiegato chi li abbia mandati, né perché abbiano scelto proprio Vittorio. Gli stessi giudici, barbe lunghe uguali a quelle degl’imputati, si guardano bene dal chiedere qualcosa di più delle semplici generalità. Anche la mente della banda, Abdel Rahman Breizat, il misterioso giordano entrato nella Striscia due settimane prima del delitto: si disse subito che volesse scambiare l’ostaggio Arrigoni con lo sceicco salafita Al Maqdisi, sua guida spirituale, detenuto a Gaza. Ma nessuno potrà mai accertarlo: il giordano, con un altro del gruppo, fu ammazzato subito dalla polizia islamica. «Ho contattato ad Amman il fratello di Breizat — racconta Khalil Shanin, del Centro palestinese per i diritti umani — e ho capito che la versione dello sceicco non regge. Il capo della banda sosteneva la resistenza palestinese, era stato un anno a Londra pagato da Amman. Che c’entrava coi salafiti?».


Qualche settimana fa pure il basista, Aamer Abu Ghula, uno che sa molto, è stato inspiegabilmente scarcerato ed è sparito. «Anche in Occidente ci sono i processi in absentia — dottoreggia il procuratore Allam —e comunque gli stiamo dando la caccia », come se fosse complicato trovare un latitante in un’area chiusa di 40 chilometri: Aamer se l’è data a gambe attraverso i tunnel, probabilmente, e dicono se ne stia in Egitto.


Questo processo è una farsa triste. «Non ho mai visto una cosa tanto approssimativa », è sconsolato Gilberto Pagani, l’avvocato della famiglia Arrigoni: «Sono riuscito ad assistere a un’udienza soltanto. Ma anche se le avessi seguite tutte... Non viene fuori niente. Gl’interrogatori sono ridicoli. Gli atti evasivi. I testimoni non ci vengono comunicati. Ci siamo costituiti parte civile, ma non siamo stati ammessi in aula perché la legge militare non lo prevede«. L’Italia, di questi tempi così attiva nella tutela dei marò in India, in aula non s’è vista. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica, Roma non la riconosce come interlocutrice e a questo processo non ha mandato, mai, nemmeno un osservatore.


La mamma di Vik, Egidia Beretta, sindaco lecchese di Bulciago, assieme all’avvocato ha scritto al presidente Napolitano, agli ex ministri degli Esteri e della Giustizia, Frattini e Nitto Palma, per chiedere conto di tanta indifferenza. Nessuno ha risposto: «Le mie lettere sono cadute nel nulla — dice — il governo italiano non ha fatto nulla. Dalla Farnesina non abbiamo più avuto contatti né notizie da aprile. Evidentemente, l’uccisione d’un volontario italiano è una cosa di poco conto e ancora di minor conto è il rispetto verso la sua famiglia. A dicembre ho scritto anche ai nuovi ministri, Giulio Terzi e Paola Severino.


In febbraio, m’ha finalmente risposto la Guardasigilli. Per dirmi d’aver incaricato i collaboratori d’esaminare la vicenda. E per farmi sapere quanto ammirasse la mia contrarietà a un’eventuale pena di morte. Me l’ha insegnato Vittorio, "restiamo umani": come potrei, altrimenti, ripetermi quella sua frase?». Papà Arrigoni è morto qualche mese dopo Vik ed Egidia ha dubitato con lui, fino all’ultimo, di troppe superficiali verità: «Sul processo, all’inizio ero fiduciosa. Ora provo delusione, non riesco a vederne la fine. Né la risposta a quel che noi vogliamo veramente sapere: perché? Vittorio, proprio in quei giorni, era alla vigilia del rientro. Se non piangessi, mi verrebbe da sorridere quando sento che l’avrebbero colpito perché era troppo "occidentale": Vittorio era palestinese fra i palestinesi. Come si può credere che, di sua volontà, un giovane giordano entri nella Striscia attraverso i tunnel e appositamente per colpire Vittorio? Posso essere scettica?».


Mamma Beretta forse riuscirà a vedere Gaza per la prima volta il 15 aprile, l’anniversario, quando a suo figlio sarà intitolato un nuovo pozzo d’acqua destinato a ventimila famiglie di profughi. Ad aspettarla, se verrà, un vecchio con la faccia rugosa, Farur Gharami, 64 anni. È il papà d’uno dei quattro, Khader, il palo: «Voglio solo dirle grazie perché ha chiesto di non condannarli a morte». Piove, nella baracca gelida del campo di Shaati. E Farur ha in braccio una neonata seminuda. Nell’altra mano una torcia, perché a Gaza la luce manca da più d’un mese. Il vecchio piange: «Mio figlio è stato un pazzo. E noi la morte ce l’abbiamo già dentro».


Francesco Battistini
Fonte: www.corriere.it
16 marzo 2012