domenica 17 ottobre 2021

Sempre caro mi fu quest'ermo... gas...

 


Stiamo assistendo all'aumento dei prezzi. Significativo anche. Non ci vuole molto a capire che se negli ultimi due anni Stati Uniti ed Europa hanno stampato più carta moneta che mai (nemmeno i più informati penso siano in gradi di quantificare il fenomeno) prima o poi l'nflazione che ne è stata determinata ci si riversi addosso.

Fra i vari aumenti sotto i riflettori oggi c'è l'aumento del gas (non solo, ma soprattutto).

Metto all'attenzione una sintetica analisi, data da un lavoro del gruppo NO NATO, che si basa su elementi che ciascuno può verificare con un minimo di memoria e di pazienza.

Giorgio Stern





DIETRO IL CARO-BOLLETTE


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Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO


L’esplosione dei prezzi del gas è dovuta non semplicemente alla crescita della domanda e al calo dell’offerta, ma a un intreccio di fattori finanziari, politici e strategici.

Washington preme sull’Unione Europea perché si sganci dalla «dipendenza energetica» dalla Russia, che la rende «ostaggio» di Mosca. Calano di conseguenza i contratti a lungo termine, che permettono di importare nella UE dalla Russia gas a prezzi bassi e costanti, mentre aumentano gli acquisti di gas sui mercati dominati da potenti gruppi finanziari che speculano nelle Borse merci sui prezzi di gas e petrolio, e di altre materie prime, acquistandone enormi quantità con contratti futures.  La loro strategia è quella di far lievitare i prezzi delle materie prime per rivendere i futures a un prezzo più alto.

Solo la Borsa merci statunitense Chicago Mercantile Exchange effettua 3 miliardi di contratti l’anno per l’ammontare di un milione di miliardi di dollari: oltre dieci volte il valore del pil mondiale, ossia del valore reale prodotto in un anno nel mondo.

Contemporaneamente, gli USA premono sui paesi europei perché sostituiscano al gas russo gas naturale liquefatto (GNL) estratto negli USA da scisti bituminosi con una tecnica ambientalmente distruttiva. Il GNL è molto costoso e, per entrare nel mercato, ha bisogno che il prezzo generale del gas si mantenga ad alti livelli.

Vi è inoltre la «guerra dei gasdotti», che noi italiani abbiamo già pagato a caro prezzo quando nel 2014 l’amministrazione Obama ha bloccato il South Stream che avrebbe portato in Italia gas russo a basso prezzo.

La Russia ha aggirato l’ostacolo con il TurkStream che, attraversato il Mar Nero, prosegue nei Balcani per rifornire Serbia e Croazia. L’Ungheria (membro della Nato, come la Croazia) ha firmato due contratti per l’importazione di gas russo per 15 anni. 

Washington risponde non solo sul piano economico, ma su quello politico e strategico. La Polonia ha annunciato che non importerà più gas russo, ma GNL dagli USA.

giovedì 14 ottobre 2021

Trieste, 15 ottobre 2021 - Sciopero dei portuali uniti per un porto libero dalla carta verde

 

















🟣 A Trieste siamo riusciti in qualcosa di bello ed inedito: rimettere al centro dei dibattiti la solidarietà tra le persone e tra lavoratori/lavoratrici.

📢 Dopo un anno e mezzo in cui ci hanno colpevolizzato dividendoci tra bravi e cattivi, tra vax e no-vax, rifiutiamo che le responsabilità vengano calate ancora verso il basso: Il green pass è uno strumento illegittimo e un antecedente pericoloso, fermiamolo assieme!

✌🏼 I media stanno creando un clima di tensione per il 15, continuiamo invece unite con l’energia positiva che ha caratterizzato i cortei di Trieste dell’ultimo mese e mezzo: bisognerà essere molte persone per riuscire a percorrere quest’ultimo passo!

🧰 Dal punto di vista lavorativo: domani alcune categorie potranno avvalersi dello sciopero, altre della mancata presentazione del GP per essere “assenti ingiustificati”. Qui un piccolo vademecum: come comportarsi il 15 ottobre.

🟣 Unite/i assieme e solidali, ci vediamo il 15 ottobre 2021: no discriminazioni, no green pass!



Altro materiale su https://nogreenpasstrieste.org/

AFGHANISTAN: I LUPI SI RIUNISCONO PER “SALVARE” GLI AGNELLI



Il governo Draghi si è dato molto da fare per organizzare una riunione del G20, cioè dei rappresentanti dei 20 paesi più ricchi del mondo per decidere una qualche forma di intervento – che si suppone solo economico ed “umanitario” – per far fronte alla situazione drammatica in cui si trova l’Afghanistan.

L’iniziativa ci induce a considerazioni ironiche e sarcastiche, temperate solo dall’obiettiva situazione tragica di quel paese. Si dovrebbero sedere intorno ad un tavolo i paesi del G20, cioé proprio quegli stessi paesi che hanno provocato il disastro. Ѐ come se degli incendiari si riunissero per parlare di come sedare un incendio, o se un branco di lupi si sedesse a congresso per parlare di come salvare degli agnelli in pericolo. Alcuni paesi invitati si sono - però - già defilati ed invieranno solo delle delegazioni di seconda fascia, come la Cina e la Russia che invieranno solo ministri degli esteri o sottosegretari, ma non i presidenti dei rispettivi paesi.

La situazione dell’Afghanistan è frutto delle passate politiche dei paesi occidentali – in particolare degli USA – che hanno abbattuto l’unico governo riformista e progressista che cercò di modernizzare il paese tra il 1978 ed il 1992. Ciò è stato ottenuto finanziando bande di integralisti islamici estremisti ed ignoranti, predecessori degli attuali Talebani, con l’aiuto del Pakistan e dell’Arabia Saudita (i due paesi più reazionari del mondo) e la partecipazione attiva dell’organizzazione Al Qaida guidata da Bin Laden.

Negli ultimi 20 anni gli USA ed i paesi della NATO hanno cercato di impossessarsi dell’Aghanistan per trasformarlo in una loro base strategica in Asia, ma hanno fallito lasciando solo una scia di morti e distruzioni. Non è stato costruito nulla di buono. È stato solo creato un governo collaborazionista, fantoccio e corrotto che si è squagliato non appena le truppe della NATO hanno lasciato il paese. Tuttavia non si può parlare di una vera sconfitta degli imperialisti USA-NATO, perché hanno sempre a disposizione un piano B: se non possono controllare un paese lo distruggono in modo che non possa avere uno sviluppo indipendente o allearsi ai loro concorrenti, come Russia e Cina. È ciò che è successo ad esempio in Libia, il paese più ricco dell’Africa ai tempi di Gheddafi. Solo che Gheddafi pretendeva di aiutare i movimenti anticolonialisti africani e di creare una Banca Africana che avrebbe spiazzato la finanza occidentale, il Fondo Monetario internazionale ed il Franco Francese ancora usato nell’Africa Occidentale. Questo gli aveva fruttato le lodi aperte del leggendario Nelson Mandela, da lui aiutato nel momento più difficile, ma gli è costata la vita. Ora la Libia è completamente distrutta, abbandonata dalla metà della sua popolazione e percorsa da bande armate in conflitto. Lo stesso è per la Siria, ancora occupata in buona parte da truppe statunitensi e turche e sottoposta a pesantissime sanzioni che affamano la popolazione (anche da parte dell’Italia). Lo stesso è accaduto in Iraq, Somalia e tanti altri paesi.

Oggi si prevedono tempi durissimi per la popolazione afghana. I Talebani sono solo degli ignoranti fanatici provenienti dalle zone rurali più arretrate dell’Afghanistan centro-meridionale abitata dall’etnia Pashtun o dai campi-profughi afghani in Pakistan. Non sono affatto dei “rivoluzionari” come qualcuno poco avveduto li vuol far passare. Possono offrire solo versetti del Corano appresi nelle scuole coraniche da cui provengono, la distruzione di statue e strumenti musicali considerati pagani, e una repressione feroce delle donne tenute nell’ignoranza e vendute bambine dalle famiglie patriarcali al migliore offerente. Il personale più moderno e acculturato e le donne più evolute, che comunque hanno potuto godere di qualche vantaggio durante l’occupazione occidentale e che potrebbero assicurare un certo progresso al paese, o sono in fuga, o si nascondono, o cercano di sopravvivere con espedienti. Non sarà certamente il G20 organizzato da Draghi a portare a qualche soluzione ragionevole per quel disgraziato paese.

Vincenzo Brandi


lunedì 11 ottobre 2021

Cosa c'entra il green pass con la lotta alla pandemia?



La lotta contro il Green Pass è parte della lotta contro la gestione criminale della pandemia da parte dei gruppi imperialisti e delle loro autorità!

La loro gestione criminale della pandemia è fatta:

sia di aspetti che i gruppi imperialisti hanno creato prima che la pandemia da Covid-19 scoppiasse (premessa per questa e altre pandemie passate e future):

- riduzione e privatizzazione del sistema sanitario nazionale strappato dalle masse popolari durante la prima ondata;

- privatizzazione del settore che mette a punto, produce e distribuisce farmaci;

- privatizzazione della ricerca scientifica e asservimento di essa ai capitalisti ognuno alla caccia del suo profitto;

- indifferenza per la manutenzione del territorio e la cura del rapporto uomo-insediamenti umani-infrastrutture con il resto della natura (animali, vegetazione, foreste, ecc.);

sia di aspetti che i gruppi imperialisti hanno messo in opera quando la pandemia da Covid-19 è scoppiata:

- preminenza della continuità nella produzione di merci (il profitto dei capitalisti prima di tutto) rispetto alle misure di prevenzione del contagio (isolamento, ecc.);

- indicazioni contraddittorie legate a interessi di gruppi imperialisti in contrasto tra loro e sfiducia (indifferenza, rassegnazione, fatalismo, ignoranza e comportamenti irrazionali) che esse hanno generato nelle masse;

- rispetto dei brevetti e del mercato dei vaccini.

Il Green Pass serve a rafforzare il controllo e l’oppressione contro i lavoratori. È una lotta da associare a quella contro l’abolizione del blocco dei licenziamenti, contro l’obbligo di fedeltà aziendale, contro la violazione dei risultati dei referendum (acqua, energia nucleare e simili).

Noi comunisti dobbiamo

1. fare anche della lotta contro il Green Pass lo spunto per moltiplicare (in particolare nelle aziende private e pubbliche) Organizzazioni Operaie e Popolari, rafforzarle e coordinarle,

2. favorire la confluenza del movimento contro il Green Pass con la mobilitazione lanciata dal Consiglio di Fabbrica della GKN per mettere fine allo smantellamento in corso in ogni parte d’Italia dell’apparato produttivo di beni e persino di alcuni servizi,

3. orientare ogni mobilitazione popolare verso la cacciata del governo Draghi e per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Come ben dice il Collettivo di Fabbrica della GKN “dobbiamo riprenderci le piazze. Dobbiamo rimettere al centro il dualismo tra chi licenzia e chi viene licenziato, tra chi frutta e chi viene sfruttato, tra chi delocalizza e chi difende le fabbriche, tra chi lotta per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro e nella società e chi in nome del profitto mette a rischio ogni giorno le nostre vite. Fuori i fascisti dalle nostre sedi e dalla società, riprendiamoci le piazze”. In sintesi, come ha insegnato Dimitrov, essere avanti a tutti nel mobilitare le masse popolari contro il regime! Così si impedisce anche che reazionari e fascisti alla Salvini, Meloni, Fiore e altre canaglie simili acquistino un qualche credito fingendo di fare propri gli interessi delle masse popolari.

Delegazione del (nuovo)PCI  - delegazione.npci@riseup.net



sabato 9 ottobre 2021

Monoclonali? Troppa grazia santa Aifa...

Il ballo del qua qua

...Quanto all'AIFA, meticoloso ricettore delle disposizioni dell'EMA (l'analogo organo UE), diretta dall'irlandese Emer Cooke, diligente ricettrice delle disposizioni di Big Pharma, della cui lobby era stata la punta di diamante, il magistrato che la punta è quello della Corte dei Conti.Tutta presa dal forsennato impegno di fornire alle vittime della più spaventosa pandemia della Storia l'unica, virtuosa e miracolosa, (diciamola tutta, micidiale ma redditizia), cura esistente (quella dispensata da Figliuolo), ha rifiutato di considerarne altre. Tipo le monoclonali. Forse perchè non micidiali e meno redditizie. O solo perchè mamma Emer Cooke raccomandava: non si accettano regali da sconosciuti. E il fior fiore dei mitologi dalla tv facevano smorfie di disgusto: "E' come se si volesse bucare un pallone con la punta di un campanile".

Toccasana gratis? sia mai!

 La sconosciuta è la Eli Lilly, un nanetto rispetto all'affidabilissima Pfizer. A ottobre 2020, in piena emergenza, aveva offerto all'AIFA una cospicua quantità di monoclonali, cura della plandemia stavolta sicura e meno costosa. A gratis!  L'AIFA s'era guardata bene dall'accettare l'offerta di questi porta a porta da strapazzo. Anche perchè colleghi della forza di un Crisanti ne dicevano malissimo. Tuttavia a marzo 2021, forse per l'evidenza imbarazzante degli effetti avversi dilaganti dopo le punture americane e anche perchè la cara Pfizer aveva dovuto ammettere che, dopo quattro, sei mesi, il suo intruglio valeva una valeriana, l'AIFA ha cambiato parere. 

E il prodotto che il "chi ti conosce" aveva voluto rifilargli, di colpo venne apprezzato e... acquistato. Con tanti soldini del contribuente italiano.  Che avrebbero potuto essere trattenuti in casa, insieme alle vite che invece non si sono salvate. Da lì l'inchiesta della Corte dei Conti. Magari seguisse un magistrato penale...

Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info




venerdì 8 ottobre 2021

...ed ora è tempo di sanzionare USA e UK per la loro persecuzione contro Julian Assange


Basta con la criminalizzazione dell’editore di Wikileaks!

Attivisti statunitensi e italiani residenti a Roma hanno chiesto all’UE di sanzionare gli USA e il Regno Unito per i loro atti persecutori contro Julian Assange: detenzione arbitraria, tortura psicologica, censura – misfatti regolarmente sanzionati dall'UE quando a commetterli sono regimi autoritari.

Delivering the Julian Assange letter, asking for sanctions against the U.S. and the UK, to President von der Leyen at the Rome headquarters of the European Commission

Il 28 settembre 2021  è stata la giornata UNESCO dell’Accesso Universale alle Informazioni e del Diritto di Sapere.

Quel giorno alle ore 11, U.S. Citizens for Peace & Justice  e  Italiani per Assange , insieme a DiEM25 in Italy ed altri attivisti della Capitale (1.), hanno consegnato a mano una busta gigante con una lettera per la Presidente dell’UE Ursula von der Leyen, presso la European Commission in Rome, sita in via IV Novembre 149.

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione europea lo scorso 15 settembre, infatti, la Presidente von der Leyen aveva dichiarato: “Dobbiamo porre un freno a coloro che minacciano la libertà dei media poiché difendendo la libertà della nostra stampa, difendiamo la nostra democrazia.”

Perciò, nel caso di Julian Assange e del suo sito Wikileaks, gli attivisti hanno chiesto che venga posto un freno a chi minaccia la libertà dei media oggi in occidente e segnatamente agli Stati Uniti e al Regno Unito che, da dieci anni, perseguitano il giornalista Assange:

▪ con la detenzione arbitraria (v. U.N. Working Group on Arbitrary Detention) (2.),

▪ con la tortura psicologica (v. la testimonianza del Relatore ONU sulla tortura) (3.),

▪ e con i continui intralci alla sua Libertà di espressione tramite il suo sito web, in violazione dell’art. 10 della Convenzione europea dei diritti umani.

L’UE non esita ad applicare sanzioni contro i governi rei di detenzione arbitraria, tortura, censura – dicono gli attivisti – e dovrebbe applicarle anche in questo caso. (4.)

Nel creare il suo sito Wikileaks 15 anni fa, Julian Assange ha reso effettivo il nostro Diritto all’Accesso alle Informazioni e il nostro Diritto di Sapere – proprio i valori che l’ONU celebra ogni 28 settembre”, aggiungono gli attivisti. “Perciò egli va protetto, non criminalizzato. Bisogna invece processare chi ha commesso i crimini rivelati da Assange.”

In questi 15 anni, infatti, il sito Wikileaks ha offerto un luogo sicuro in cui le “gole profonde” (whistleblower) di tutto il mondo hanno potuto rivelare gli illeciti di cui sono venuti a conoscenza. Infatti, il sito ha consentito loro di pubblicare i documenti compromettenti passati tra le loro mani -- anche documenti arbitrariamente secretati -- in maniera anonima, senza la possibilità di essere rintracciati.

Naturalmente, Assange e la sua équipe hanno verificato poi i documenti ricevuti; inoltre, hanno oscurato i nomi di coloro che avrebbero visto violato il diritto alla privacy o che avrebbero rischiato vendette qualora i loro nomi fossero stati rivelati. I documenti, così redatti, sono stati poi passati quasi sempre a testate internazionali per una ulteriore verifica e un ulteriore vaglio – e anche per ottenere maggiore diffusione.

Grazie a questo strumento di giornalismo investigativo, dirompente, ma gestito con criterio, Assange ha potuto far conoscere i molteplici crimini di guerra commessi dai militari statunitensi in Afghanistan, in Iraq e in molti altri paesi del mondo, nonché gli illeciti commessi dal politici statunitensi come l’allora Presidente Donald Trump e l’allora Segretaria di Stato Hillary Clinton. Non glielo hanno perdonato.

Anzi, hanno ordinato una campagna diffamatoria, il blocco del finanziamento del sito Wikileaks, e la detenzione arbitraria di Assange durata 7 anni (durante la quale sono stati commessi i crimini di tortura psicologica), culminatasi, in questi ultimi due anni, con la “custodia cautelare” di Assange nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra.

Ora Assange deve affrontare un’udienza all’Alta Corte di Londra per decidere sulla concessione della sua estradizione negli USA, su richiesta del Dipartimento della Giustizia statunitense. Lì rischia i 175 anni di carcere sulla base dell'Espionage Act – per quanto questa legge dovrebbe riguardare i soli cittadini americani che rivelano segreti a nemici di guerra stranieri. Assange, invece, è un cittadino Australiano che non ha mai operato negli Stati Uniti.

Ma il messaggio che vuole mandare il Dipartimento di Giustizia statunitense è chiaro: “Non importa chi sei, non importa di che nazionalità sei, non importa dove ti trovi nel mondo, se osi svelare i crimini di guerra commessi dai militari USA, noi verremo a prenderti e a portarti in una nostra galera per il resto della tua vita.”

L’effetto intimidatorio dell’estradizione di Julian Assange su tutti i mass media mondiali è più che evidente: lo status di giornalista investigativo non proteggerà più chi svela i crimini di guerra statunitensi.

Naturalmente, non è prevista nessuna indagine, da parte del governo USA, su i crimini di guerra denunciati da Assange e tanto meno l’imputazione dei militari che li avrebbero commessi. Solo chi li ha denunciati verrà sottoposto a processo.

Patrick Boylan - NoWar Roma







(1.) tra cui NoWar-Roma, PeaceLink, Donne in Nero e altre formazioni italiane di attivisti.

(2.) https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=24552 The UN WGAD also cited violations of Universal Declaration on Human Rights (Art 9/10) and International Covenant on Civil & Political Rights (Art. 7, 9.1, 9.3, 9.4, 10, 14). European Court of Human Rights recognizes WGAD.

(3.) https://www.ohchr.org/en/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=25249

(4.) EU sanctions regulation: "This Regulation shall apply to torture and other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment, arbitrary arrest or detention, violations or abuses of freedom of opinion and expression." For specific cases, see https://eeas.europa.eu For the norm see:
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:32020D1999&from=EN#d1e32-19-1


Firmate anche voi la lettera alla Presidente von der Leyen
per chiedere la fine della persecuzione USA/UK di Julian Assange

Trovate la lettera qui: http://peaceandjustice.it/assange/28-9/lettera_ce.pdf

Potete aggiungere la vostra firma qui: https://www.change.org/EUforAssange