giovedì 28 gennaio 2021

Il tempo della libertà è finito... - Reset sociale senza vie d'uscita



"Non torneremo alla società antecedente il  2019. È finito il tempo in cui si andava a scuola, all'università e poi si lavorava. Ora per tutta la nostra vita dobbiamo adattarci, cambiare ed essere pronti al cambiamento. E il sistema deve aiutare tutto questo."


Queste le parole di Enrico Letta, pronunciate in quel covo globalista che è Propaganda Live.

Il tutto davanti ad un Diego Bianchi vestito da centrosocialaro, con tanto di maglietta con pugno alzato, e sotto lo sguardo del "giornalista" Marco Damilano e del vignettista Makkox. Insomma: un bel quadretto della pseudo sinistra italiana odierna.

Una persona normale avrebbe chiesto a Letta: "mi scusi, ma tutto quello che lei ha detto chi lo ha deciso?"


Nessuno lo ha fatto.

Vi ricordate la vita  prima del 2019? Non tornerà più. Perché? Perché lo hanno deciso loro. Fine.

Dobbiamo abituarci ad "adattarci per tutta la nostra vita".
La stabilità? Roba vecchia, antiquata. È stato decretato che d'ora in avanti il cittadino del futuro dovrà correre da una parte all'altra: un eterno nomade privo di punti fermi, nel lavoro come nella vita. Saremo come tanti corrieri Glovo, con un cubetto agganciato alle nostre spalle, intenti a pedalare freneticamente verso il nulla.

È il Grande Reset. Non fatevi domande, populisti. (Matteo Brandi)


https://www.facebook.com/groups/322003318354862/permalink/805270540028135/






lunedì 25 gennaio 2021

La globalizzazione e la rivolta senza fili (e senza maschere)



Gli strumenti della globalizzazione, dopo le fasi “soft” delle manovre persuasive, manipolatrici e ricattatrici (vedi UE) diventano, nei momenti delle svolte storiche, quelli del collaudato processo colpa-punizione-premiazione, che una popolazione ipnotizzata dai dogmi socialmente coercitivi si fa imporre.  Dogmi, pensieri unici che, grazie alla pervasività dei media unificati, la gente ha di fatto interiorizzato e continua ad autogenerare. 

Quanto verificatosi negli Stati Uniti, oltre un passato di genocidi e stermini che non hanno l’uguale nella Storia, con la capacità di una classe straordinariamente abbiente e potente di manipolare la realtà e imporre la frode, ci avvicina fortemente all’obiettivo finale dell’élite. 

Con il concorso compatto di tutti i poteri non eletti, tecnocratici e antidemocratici, le loro avanzatissime tecnologie e la disponibilità di mezzi sconfinati per corrompere, hanno installato nella Casa Bianca un vecchio arnese del sistema, senile, ma dimostratosi affidabile durante mezzo secolo di gangsterismo internazionale. 

Finchè si muoverà passabilmente, appeso ai fili, lo faranno marciare in quel Lock Step vaticinato da Rockefeller fin dal 2010. Poi passerà una Parca e il filo lo taglierà. Così anche da noi. Fin qui il processo del globalismo “semper ad majora” gli è riuscito. Per fermarlo, “ad majora” dovremmo marciare noi. In lock step, al passo, meglio di loro, senza fili.

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/





venerdì 22 gennaio 2021

Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari che entra in vigore il 22 gennaio 2021

 


L’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari è un punto di partenza.

L’obiettivo finale è liberare l’umanità dall’incubo atomico, smantellare tutte le testate, rendere immorale e illegale il loro possesso. Ci sono 15000 ordigni negli arsenali nucleari, ognuno almeno 10 volte più potente delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Un pericolo costante che minaccia la vita del pianeta.

Il Trattato proibisce agli stati di sviluppare, testare, produrre, realizzare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare gli armamenti atomici, o anche solo permettere alle testate di stazionare sul proprio territorio, e di assistere, incoraggiare o indurre altri paesi ad essere coinvolti in tali attività proibite. Le nazioni che già possiedono armi di questo tipo, e che aderiscono al Trattato, devono impegnarsi a distruggere i propri arsenali in accordo con un piano definito e legalmente vincolante; le nazioni, come l’Italia, che ospitano armi atomiche sul proprio territorio dovranno rimuoverle entro una data stabilita.

I 50 stati che hanno già adottato il Trattato sono i pionieri di un accordo che deve diventare globale.

Sono solo 6 gli stati europei che l’hanno finora approvato e ratificato: Austria, Irlanda, Malta, San Marino, Liechtenstein, Città del Vaticano. Nessuna delle potenze nucleari, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord, l’ha firmato.

Davide contro Golia (e sappiamo com’è finita).

La forza del Trattato sta nel fatto che ha mobilitato milioni di persone, movimenti, parlamenti, governi, singoli attivisti per il comune obiettivo del disarmo. Ora c’è una norma internazionale che dà loro ragione. Alla fine, anche le potenze distruttive dovranno cedere e imboccare la via della pace. Infatti la storia dimostra come la proibizione di certe tipologie di armamenti faciliti i passi avanti verso la loro totale eliminazione; le armi rese illegali dai Trattati internazionali vengono sempre più viste come illegittime e perdono reputazione, le industrie trovano difficoltà nella produzione e le banche spostano i loro fondi su altri prodotti: è accaduto con le armi chimiche e biologiche, con le mine antiuomo, con le bombe a grappolo. Accadrà anche con le armi atomiche.

Il Movimento Nonviolento ha da sempre perseguito questo obiettivo. Già alla Marcia del 1961 Aldo Capitini poneva come elemento politico “la cessazione degli esperimenti nucleari e la convocazione di una conferenza di tutte le potenze non atomiche”. Vent’anni dopo, nel 1981, il Movimento Nonviolento si fece promotore della conferenza internazionale Per un futuro non nucleare: quale strategia? chiamando a raccolta gruppi, comitati, associazioni, movimenti impegnati contro il nucleare civile e militare. Oggi il Movimento Nonviolento è parte attiva della Rete italiana Pace e Disarmo, e partecipa alla Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace del 2017 per il suo lavoro teso a “portare l’attenzione alle conseguenze umanitarie catastrofiche di qualunque uso delle armi nucleari e per i suoi straordinari sforzi per ottenere un trattato che metta al bando queste armi”.

Ora vogliamo anche che il nostro paese, l’Italia, si assuma le proprie responsabilità, prendendo una posizione non subalterna alla potenza atomica americana, e si aggiunga agli Stati che hanno ratificato il Trattato che entra in vigore dal 22 gennaio 2021.

I passi fatti fino ad oggi sono importanti per l’uscita dalla preparazione delle guerre. Questa è la strada su cui continuare.


Movimento Nonviolento

www.azionenonviolenta.it




giovedì 21 gennaio 2021

Segnali di Nuovo Ordine Mondiale e transumanesimo

 


Segnali di Nuovo Ordine Mondiale

- Pfizer, il colosso farmaceutico con la fedina penale più lunga dell'Anticristo, blocca il vaccino "per rivedere gli impianti" (?), dopo che da decine di paesi si sono segnalati gravissimi effetti e decessi. 

- USA: colpo di Stato Democratico. Dopo le prove dei brogli elettorali, quelle della False Flag al Congresso "invaso".

- Nella squadra di Biden tornano i neocon fautori di guerre e colpi di Stato.

- Allineati con il Deep State, i censori delle piattaforme digitali. Miliardari privati decidono chi deve parlare.  Parte la caccia alle streghe.


Credo che nella storia non si sia mai visto quanto di malvagità, mendacità e inganno un ridottissimo pugno di malfattori abbia potuto infliggere al resto dell'umanità e quale gigantesca e capillare condizione di collusione e subalternità abbia saputo ottenere dal volontariato dei suoi caporali di giornata. Una specie di matrix nella quale, con la promessa del vaccino-messia, ci hanno incatenati in un sotterraneo senza aria e senza luce. Poi quando il liquido è sceso nelle nostre vene, abbiamo incominciato a star male, qualcuno a morire, e abbiamo ritrovato i nostri morti, quelli degli errori terapeutici (tachipirina, ventilazione) e quelli perduti per negazione di cure, "causa covid".


Quod non fecit virus, vaccini fecerunt



Post Scriptum: 

Mentre, guardando in basso, vediamo i micidiali buffoni del circo degli orrori sbranare la vita nostra, dei nostri figli e anziani, dei nostri studenti, bottegai, contadini, artigiani, operai, imprenditori, guardando in lungo, vediamo, i loro padroni e padrini tornare  a occuparsi del resto del mondo ….. e sentiamo lezzo di carneficine




martedì 19 gennaio 2021

Bioregionalismo. Facebook lo censura e Google lo declassa… - Lettere inviate e ricevute

Non bastava la censura su Facebook, che impedisce la condivisione dei nostri blog che trattano temi bioregionali, ho scoperto che cliccando la parola “bioregionalismo” su Google il nostro blog “Bioregionalismo Treia” risulta pesantemente declassato. L’eradicazione è stata lenta ma pervicace. Infatti sino a qualche tempo fa questo blog compariva al primo posto del motore di ricerca, poi pian piano è stato sostituito da altri. Misteriose sono le ragioni di Google per una simile “punizione”, che ritengo non legata al “ridotto” numero di letture del blog o simili motivi “tecnici”, poiché vi risultano in totale circa 900.000 letture, con una media di oltre 200 letture giornaliere, il che implica che l’argomento bioregionale è stato trattato e seguito ampiamente dal pubblico. Ed allora cosa infastidisce Google? Deve esserci qualche articolo scomodo che non merita di essere divulgato...

Forse uno di questi articoli l’ho individuato rivedendo un vecchio post del 2011 in cui comparivano delle previsioni su “situazioni” che ora si stanno avverando – http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/12/cassandra-2012-previsioni-e-sensazioni.html – Ad esempio vi è detto: “Pandemie. Preparatevi per altre influenze a sorpresa che porteranno a vaccinazioni obbligatorie: una elegante opportunità per infilare di nascosto dei chip RFID e verificare il funzionamento di virus intelligenti che hanno come bersaglio dei tratti specifici del DNA. Virus selettivi a livello razziale ed etnico quale parte di campagne di depopolazione di massa?…

Ed a riprova dell’allarme da noi lanciato nel 2011 ora appare una conferma “main-stream” dal sito di Ansa-Economia che dice: “Wef, ignorato allarme pandemia per 15 anni” Report del world forum in vista del summit di Davos: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/01/19/davos-wef-ignorato-allarme-pandemia-per-15-anni_447a38e3-9d52-49ff-8297-5631ae3e69a2.html

Paolo D’Arpini


lunedì 18 gennaio 2021

USA. Elezioni presidenziali farlocche - "...l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare..."

 

Trump  ha sbagliato a giocare le sue carte  ed ha regalato ai poteri forti della finanza globalizzatrice altri quattro anni di tempo per mettere al passo l’America, prima che – é solo questione di tempo – i nodi della globalizzazione economica vengano al pettine. E allora – sono pronto a scommettere – assisteremo a scene ben piú drammatiche che non la pagliacciata di qualche migliaio di bulli con le corna che bivaccano a Capitol Hill.

Mi spiego. Trump è probabilmente nel giusto quando dice che la vittoria di Biden è frutto di un colossale broglio organizzato. In America lo pensano in tanti, in tantissimi. Ma lo si sapeva giá da prima delle elezioni. I brogli erano praticamente annunciati; brogli cui noi europei – abituati a meccanismi di voto difficilmente falsificabili – stentiamo a credere. Negli USA, invece, truccare le carte è oltremodo facile. Lo si è sempre fatto, e lo hanno fatto soprattutto i democratici.

Capisco che questa mia affermazione possa apparire sorprendente, ma vi assicuro che é del tutto veritiera. Come è possibile? É possibile perché, nella “patria della democrazia”, per votare non é necessario un documento d’identitá. Basta che il nominativo che si dichiara al seggio risulti iscritto nelle liste elettorali dei democratici, dei repubblicani o degli indipendenti, e il gioco è fatto. A monte, la voter registration non è automatica, ma deve essere esplicitamente richiesta da un soggetto che, anche in questo caso, non é tenuto a presentare un documento di riconoscimento con fotografia.

Si puó facilmente immaginare, perció, quali e quanti brogli possano avvenire con questo sistema: dal singolo individuo che vota dieci volte in dieci diversi seggi elettorali e con dieci diversi nominativi, alla organizzazione di vere e proprie “carovane” che deambulano allegramente da un seggio all’altro. Nel tempo, tutti i tentativi dei repubblicani per introdurre l’obbligo di un documento d’identitá per accedere al voto, sono stati bloccati dai democratici perché, a loro dire, un siffatto provvedimento andrebbe a discapito dell’elettorato nero delle periferie. Di che fare invidia alla piú scalcinata delle repubbliche delle banane. Altro che patria della democrazia!

Ora, partendo da questa “cultura”, era facile immaginare che cosa avrebbe potuto essere organizzato nelle presidenziali di novembre, elezioni che per il mondo dell’alta finanza globalista avevano una valenza di vita o di morte. 


Scrivevo su “Social” del 3 luglio scorso: «La posta in gioco a novembre sará altissima, mille volte maggiore rispetto a quella di una elezione presidenziale “normale”. Il popolo americano dovrá decidere se interrompere definitivamente il processo di globalizzazione economica e di mondializzazione politica, o se rassegnarsi alla resa ai poteri fortissimi che vogliono distruggere gli Stati Nazionali e assoggettare tutti i popoli del mondo al potere ricattatorio dell’alta finanza internazionale. La lotta é solamente agli inizi e sará durissima, senza esclusione di colpi. Prepariamoci ad altri colpi di scena.»

Concetti ribaditi nell’edizione del 6 novembre: «La posta è talmente alta che sará tentata ogni cosa per superare l’ostacolo Trump: dalla eliminazione fisica del soggetto (come a suo tempo fatto con Kennedy) alla fabbricazione di inchieste giudiziarie ad hoc (la mente va al Russiagate dei servizi segreti obamiani), dai brogli elettorali su vasta scala (si teme per il voto “per corrispondenza”) alle piú diverse operazioni non convenzionali (qualcuno pensa anche ad epidemie di incerta origine), fino – addirittura – al proposito di far scoppiare una guerra civile nel caso che Trump riesca, nonostante tutto, a prevalere.»

E aggiungevo: «Hanno suscitato forte preoccupazione le recentissime dichiarazioni di Nancy Pelosi (speaker della Camera dei Rappresentanti ed uno dei massimi esponenti del Partito Democratico) secondo cui Biden verrá eletto «qualsiasi sia il conteggio finale dei voti». Semplice arroganza? Puó darsi. Ammissione di brogli in itinere? Puó darsi. Personalmente, la frase mi sembra piuttosto una minaccia, e con implicazioni assai inquietanti.»


Le cose, poi, sono andate come sono andate. É quasi certo che i brogli ci siano effettivamente stati, sia quelli “tradizionali”, sia soprattutto quelli del voto postale. Specialmente – guarda caso – negli Stati-chiave, quelli che alla vigilia erano considerati “in bilico”: Pennsylvania, Arizona, Michigan, Wisconsin, fra gli altri.

Il meccanismo era sempre lo stesso. Si contavano prima i voti “normali”, che vedevano quasi sempre la vittoria di Trump; poi i voti postali regolari, che confermavano i risultati giá acquisiti; infine, si contavano i voti postali giunti fuori tempo massimo (certamente inammissibili e ipoteticamente truccati) che invece, assai stranamente, andavano quasi tutti a Biden, fino a ribaltare i risultati iniziali. Ogni Stato fissava – autonomamente e illegittimamente – le sue “correzioni” alle regole vigenti: in Pennsylvania – come rivela il giornalista d’inchiesta Stefano Magni – si é deciso di conteggiare voti postali senza neanche un timbro che ne attestasse la spedizione; in Arizona si sono “aspettati” voti postali per una settimana dopo la scadenza legale; in North Carolina il prolungamento fai-da-te é stato addirittura di dieci giorni. E i voti postali sono stati una vera e propria valanga a favore di Biden: ma solo quelli in ritardo, mentre quelli giunti puntualmente premiavano Trump.

Solo dopo questi provvidenziali “aiutini”, si sono proclamati i risultati negli Stati “in bilico”. Stati andati tutti a Biden – ma guarda la combinazione! – mentre giornali e televisioni mainstream facevano a gara (anche in Europa) nel ridicolizzare i tentativi di Trump per ottenere la controprova di una verifica indipendente.

Tutto ció spiega l’ostinato rifiuto di Donald Trump,  il presidente in carica, a riconoscere la vittoria dello sfidante, ed altresí spiega (anche se non giustifica minimamente) la rabbia violenta delle frange piú estreme del trumpismo.

Ma – parliamoci chiaro – il responsabile principale di quanto avvenuto è proprio Donald Trump. Responsabile non certo dell’assalto al Congresso di un pugno di facinorosi. Basta rileggere il testo del suo “discorso incendiario” per averne conferma. Imputargli la paternitá dell’assalto al Congresso è soltanto una manovra dei democratici – l’ennesima – per criminalizzare l’avversario, per delegittimarlo, per avere un pretesto che giustifichi la normativa liberticida che si accingono a varare in nome del politicamente corretto.

No, la colpa di Trump è un’altra. É quella di aver giocato sempre in difesa durante i quattro anni della sua presidenza; salvo, poi, a giocare in attacco (e in modo sbagliato) solo in questi giorni, fuori tempo massimo, quando i suoi avversari avevano oramai vinto la partita, sia pure con metodi non proprio limpidi.

Ha giocato in difesa fin dall’indomani della sua elezione, nel 2016, quando di fatto “grazió” l’avversaria sconfitta, Hillary Clinton, non andando a fondo sulla clamorosa storiaccia (tornata recentemente d’attualitá) delle sue e-mail.

Continuó a giocare in difesa nella vicenda del Russiagate, subendo la campagna diffamatoria dei democratici senza avere il coraggio di denunziare al popolo americano che si trattava soltanto di una manovra di alcuni spioni della sconfitta cordata obamiana.

In difesa anche sui social, accettando che questi si prendessero il lusso di accordare o negare il diritto di esprimersi al Presidente degli Stati Uniti; fino alla ingloriosa conclusione di questi giorni, quando Twitter ha chiuso definitivamente il suo account.

In difesa sulla questione del nero ucciso dalla polizia a Minneapolis e della strumentale campagna “antirazzista” orchestrata da Soros e compagni contro di lui. Anche qui a subire quasi con rassegnazione, senza avere il coraggio di ribaltare le accuse, di spiegare agli americani che la polizia locale (responsabile dell’uccisione di Floyd e di altri eccessi un po’ dappertutto) dipende dai sindaci e dai governatori degli Stati, non dal Presidente e dal governo federale. Nella fattispecie, peraltro, il sindaco di Minneapolis era un democratico, come anche il governatore del Minnesota. Cosí come democratico – consentitemi l’inciso – é il sindaco di Washington, che l’altro giorno avrebbe dovuto schierare (e non l’ha fatto) forze di polizia in numero adeguato a garantire la sicurezza della sede del Congresso.

Trump ha giocato in difesa anche nello Spygate che era sul punto di deflagrare qualche mese fa [vedi “Social” del 29 maggio 2020]. Sembra che fosse pronto a trascinare in tribunale l’ex presidente Obama, con l’accusa di avere utilizzato i suoi uomini nei servizi segreti per “fabbricare” un Russiagate del tutto inesistente. Era tutto pronto, anche con interessanti appendici che riguardavano l’Italia, ma poi non se n’é fatto nulla.

Fino all’ultima partita in difesa, quella di una (mancata) radicale riforma che finalmente garantisse la correttezza delle procedure elettorali. Quest'ultima partita che gli é stata fatale, decretando la sua sconfitta strategica  “a tavolino”.



Che cosa chiedeva Donald Trump, e che cosa chiedevano i suoi pur esagitati sostenitori? Solamente che si ricontrollassero le schede in alcuni Stati, quelli dove il risultato ufficiale non era stato “al di sopra di ogni sospetto”. La stessa cosa che, alcuni anni fa, era stata chiesta dal democratico Al Gore, sconfitto dal repubblicano Bush grazie ad una vittoria di misura nello Stato della Florida.

Il fatto é che, se si vogliono sfidare i poteri fortissimi che dominano il mondo, bisogna essere attrezzati per respingere la reazione di quei poteri. Reazione che sará dura, durissima, senza esclusione di colpi, per distruggere l’avversario, per cancellarlo dalla scena politica, per farlo passare come un folle o come un criminale agli occhi dell’opinione pubblica del suo paese e del mondo intero. Questo Trump non lo ha capito. E ne sta pagando lo scotto.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com



domenica 17 gennaio 2021

Bando delle bombe atomiche e diversità di opinioni e di opzioni

 



Giovedì 21 gennaio 2021 a mezzanotte le armi nucleari divengono illegali -- almeno in principio.  Infatti, il trattato TPAN entrerà in vigore.
 
Ora tocca a far rispettare quel principio.
 
Chiaramente, oggi come oggi siamo tutti preoccupati per la pandemia.  Ma tra un anno rischiamo di essere ancora più preoccupati a causa di qualche disastro climatico oppure qualche disastro nucleare.   Ecco le due minacce contro le quali dobbiamo agire ORA.
 
Purtroppo giovedì è prevista pioggia; quindi non sarà possibile organizzare un sit-in per celebrare (e pubblicizzare!) il TPAN.  Ma possiamo pur sempre farci sentire virtualmente attraverso i social media.   Inoltre possiamo anche postare  video e notizie su Beatrice Fihn, direttrice dell'ICAN (l'associazione antinucleare che ha spronato l'ONU a votare il trattato TPAN e per questo vincitrice del premio Nobel per la pace),  dimostrando la follia dell'attuale corsa al riarmo nucleare. Ma Beatrice mostra anche, citando esempi storici, come un trattato che non sia vincolante per i paesi non firmatari (è il caso del TPAN, firmato da 53 paesi ma non dalla decina di paesi detentori delle armi nucleari), possa risultare comunque efficace.  Si tratta di usare il consenso quasi universale della comunità internazionale contro le armi nucleari, per indurre i paesi reticenti ad accettare i negoziati in vista di un disarmo totale.   Ma per questo ci vuole la pressione di una opinione pubblica informata e decisa.  Proprio per questo motivo, i mass media mainstream tacciano sull'entrata in vigore del TPAN.  Dobbiamo opporci a questo silenzio stampa.

Ecco il link ad un  video:
Un'ultima cosa: venerdì 22 gennaio 2021,  alle ore 17, ci sarà un webinar sull'entrata in vigore del TPAN, organizzato da Pressenza:




Commento-integrazione di Fulvio Grimaldi:

"Contro il nucleare, a parte la miopia e l’ignoranza di mettere tutti i paesi nucleari sullo stesso piano dell’unico che quell’arma l’ha usata e promette di usarla, chi si è reso succube o complice della più letale e globale minaccia all’umanità, oggi in atto,  la falsa pandemia e il Grande Reset disumanizzante,  preferisce indirizzare l’attenzione e l’impegno collettivo su un pericolo possibile futuro, fa opera di depistaggio, consapevole o meno. 

Sette miliardi e passa di esseri umani hanno già la merda al mento e l’acqua agli occhi, non possono né dire, né decidere più nulla, né tenersi per mano,  gli è stato assicurato il prossimo annientamento di corpo e anima e gli si dice di gioire perché sul solito pezzo di carta  i soliti illusionisti hanno messo qualcosa che vale zero. A coloro che annegano si dice: esultate, c’è il TPAN, cioè qualcuno si è augurato che domani pioverà di meno, forse. E ci saranno i main stream media, nientemeno, a fare pressione sui paesi” che non ci stanno, o che non si sentono vincolati (tutti). Proprio quelli!

E l’ONU, dependance del Deep State Americano, non è quella che ha assistito dalla finestra, a volte scendendo a dare una mano, a genocidi e colpi di Stato sanguinari, da quando il suo padrino ha frantumato la Corea, poi il Vietnam, poi l’America Latina, poi la Palestina, poi l’intero mondo arabo, poi il Congo, poi l’Afghanistan, poi, poi, poi… ?"


Fulvio Grimaldi  








venerdì 15 gennaio 2021

Commissione al lavoro per trasformare il giocoso dio Pan in Satanasso



La "commissione tecnico-scientifica" sa bene quel che deve fare.  Rappresenta  una classe dirigente-mediatica che, più di ogni altra del passato, è devota alla creatura con corna, coda, zampe di caprone e fiatella di zolfo, a cui i cristiani,. come sempre copiando, hanno attribuito i tratti morfologici del dio Pan. Un dio Pan, peraltro, aggiustato in modo che la sua natura silvana, ilare, vitale, festante, zufolante e assembrante, specie con ninfe, e dunque gioiosamente contagiosa, si tramutasse nel proprio Doppelgaenger negativo. Fosco, losco, rovinoso e castigoso.

Nella sua missione, in linea coi tempi farmaco-digitali, alle antiche punizioni tra ghiacci, fiamme e scudisciate, soprattutto ai nostalgici del dio pagano, riserva  ai reprobi un destino anche peggiore. L’elegantemente definita sconoscenza, che, col pane al pane, significa crassa ignoranza e non ti fa capire cosa vanno facendo a te e alla tua comunità e cosa dovresti fare tu per il tuo bene. Sconoscenza che si ottiene, per un verso, connettendo e, per l’altro, disconnettendo.

I due processi, deconstruens e construens, sono integrati e sinergici. Uno svolge il compito di disconnettere gli umani dal loro ambiente reale, fisico, sia naturale, che sociale, sapendolo indispensabile e salvifico per l’intera specie e necessario a perpetuarla integra, in quanfo fornitore di conoscenza e, dunque, coscienza di sè e dei fatti. L’altro, parallelamente, connette. A cosa? Esattamente a ciò che, oggi come oggi, s’intende per quel verbo. Il diavolo non veste Prada, veste il nulla. Se paragoniamo la realtà come la vorrebbe la classe diabolica che ci dirige, potremmo pensare a un pallone di calcio. Siamo disconnessi dalla sfera di cuoio e stiamo attaccati al forellino del gonfiamento per connetterci con l’aria. Si chiama nichilismo. La cosa da fare, sarebbe prenderlo a calci.

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/








mercoledì 13 gennaio 2021

Commissione eugenetica per anziani e disabili... e sperimentazione vaccinale coatta



Decreti e regolamenti non impediscono le visite dei parenti nelle Rsa. Mentre le nuove regole sulla   somministrazione farmacologica degli incapaci introdotte con l’inizio dell’anno gettano pesanti ombre sulle modalità di rilascio del consenso alla vaccinazione.

Queste le due importanti scoperte del team legale di Federazione Rinascimento Italia (FRI), associazione di difesa civica di diritti e libertà.

Tutto comincia con il decreto ministeriale con cui il ministro Speranza istituisce una Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, in ossequio a quanto previsto dal cosiddetto Piano Colao. 

A presiedere la Commissione viene chiamato Mons. Vincenzo Paglia, Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Perché una commissione di riforma di uno stato laico deve essere presieduta da un ecclesiastico? E perché tale commissione è stata istituita così in sordina? Una nomina che deve aver allietato la loggia massonica del Grande Oriente D’Italia che in tempi non sospetti, nel giugno 2012, manifestava tutto il suo apprezzamento per il Monsignore, definito: “uno dei pochi uomini di Chiesa che meritano davvero la stima, la considerazione e l’affetto del popolo cattolico”.

La Commissione è composta anche da Andrea Urbani e Gianni Rezza, direttori generali del Ministero della Salute, Velia Bruno, presidente del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici in sanità, Silvio Brusaferro e Paola Di Giulio, presidente e vicepresidente dell’Istituto superiore di sanità, Maite Carpio, regista e giornalista, Edith Bruck e Simonetta Agnello Horby, scrittrici, Mario Barbagallo,Gianpiero Dalla Zuanna, Nerina Dirindin, Giuseppe Liotta, Paolo Vineis, docenti universitari, Alessandro Pajno, giurista. Nel settembre del 2015, Mons. Paglia era stato scagionato da una pesante inchiesta che lo aveva visto accusato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita ed alla turbativa d’asta per presunte irregolarità nella compravendita del Castello di San Girolamo di Narni. La sua posizione era stata archiviata per estraneità ai fatti. Dopo sette anni di inchieste e processi, nel dicembre scorso, gli altri imputati erano stati assolti dal tribunale di Terni perché “il fatto non sussiste”.

L‘8 marzo 2020, sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha fornito “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”. Tale decreto ha previsto, all’articolo 2, comma 1, lettera q), che “l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”. Disposizione confermata dai successivi decreti.

E quali sono i casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura? In data 30.11.2020 il Ministero della Salute emana un regolamento, a firma dei direttori Generali Urbani e Rezza, in cui viene disciplinato l’accesso a RSA e Hospice. “Poiché l’isolamento sociale e la solitudine rappresentano motivo di sofferenza e importanti fattori di rischio nella popolazione anziana per la sopravvivenza, lo stato di salute fisica e mentale, in particolare per depressione, ansia e decadimento cognitivo/demenza, come documentato da ampia letteratura scientifica, debbono essere assicurate le visite dei parenti e dei volontari per evitare le conseguenze di un troppo severo isolamento sulla salute degli ospiti delle residenze. Le visite devono essere effettuate in sicurezza tramite adeguati dispositivi di protezione e adeguate condizioni ambientali. (...) Le direzioni sanitarie debbono perciò predisporre un piano dettagliato per assicurare la possibilità di visite in presenza e contatti a distanza in favore degli ospiti delle strutture. Si sollecitano soluzioni tipo “sala degli abbracci” dove un contatto fisico sicuro può arrecare beneficio agli ospiti in generale ed a quelli cognitivamente deboli in particolare (...) Le visite agli assistiti in isolamento o in quarantena possono essere consentite in casi selezionati secondo la valutazione dei Direttori delle strutture”.

Dunque rilevati questi importanti chiarimenti e/o linee guida, ci si chiede a che titolo vengano impedite le viste ai parenti nelle RSA e a che livello di disumanità si sia arrivati.

Con il decreto legge 1/2001 sono inoltre cambiate le regole di somministrazione farmacologica delle persone incapaci, per le quali decide il tutore, curatore e/o amministratore di sostegno. In caso di incapacità naturale o se il fiduciario nominato per legge non viene reperito in 48 ore (limite temporale incompensibile e del quale è difficilmente rispettabile l’applicazione) procede al consenso il direttore sanitario od il responsabile medico della struttura. Le stesse figure potranno chiedere l’autorizzazione   al giudice tutelare nel caso ravvedano un rifiuto da parte dei congiunti al rilascio di un consenso considerato in difformità con quello della volontà dell’interessato. Entro il termine di 48 ore il giudice nega o autorizza la richiesta ed entro le 48 ore successive (termine perentorio) il Giudice deve comunicare il decreto, presso la residenza ove è collocato l’ospite e non già all’Amministratore di Sostegno e/o ai parenti che mai verranno a conoscenza dell’atto se non con una precisa richiesta di accesso atti alla Pubblica Amministrazione che potrà rispondere entro 30 giorni. Se il giudice non rispetta il termine di trasmissione di 48 ore il decreto emanato perde efficacia! 

Inoltre il consenso preventivo dell’Amministratore di sostegno non è valido senza la comunicazione di convalida tramite decreto del Giudice tutelare. E se non dovesse arrivare nelle 48 ore successive? Senza la comunicazione del giudice “il consenso espresso si considera a ogni effetto convalidato e acquista definitiva efficacia ai fini della somministrazione del vaccino. 

Con il rifiuto della somministrazione del vaccino o del relativo consenso da parte del direttore sanitario o del responsabile medico, ovvero del direttore sanitario della Asl o del suo delegato, il coniuge, la persone parte di unione civile, o stabilmente convivente e i parenti fino al terzo grado possono ricorrere al giudice tutelare affinché disponga la sottoposizione al trattamento vaccinale”.

«Ecco ciò che è stato introdotto per decreto legge – commenta il team legale di Federazione Rinascimento Italia - un TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO mascherato da vigliacche ed inattuabili garanzie di legge che tradiscono in modo plateale la Costituzione. La sperimentazione in primo luogo verrà fatta su quelle persone che non sono in grado di intendere e volere ossia sui soggetti più fragili!».

Associazione Civica Federazione Rinascimento Italia

Corso Barolo, 47 – Alba (CN)
Codice Fiscale: 92076050050
www.rinascimentoitalia.it  




martedì 12 gennaio 2021

Il Grande Reset. Non sentite odore di "governance mondiale"?



Tra i tifosi dell'esistente in marcia verso il Great Reset, Jorge Bergoglio non stupisce quando, a ogni Angelus domenicale, a scanso di perdizione eterna, intima ai peccatori la vaccinazione per "tutti tutti tutti". 

Sarebbe pure dovere morale, secondo il papa, visto che sennò ammazzi anche gli altri e chi la inoculazione non la fa, il demonio se lo porta via. 

L'uomo, dopo tutto è quello che è: un appassionato di Grandi Reset per il Nuovo Ordine Mondiale, fin da prima con i generali argentini americo-fascisti e, oggi, al passo con i tempi, con Klaus Schwab (Davos), Bill Gates e le nobili famigle dallo Scudo Rosso, che ci lavorano dal '500. 

Anzi, anche prima, molto prima, se nella Bibbia, Deuteronomio, sta scritto che ai fratelli nella tribù non si chiedono interessi sui debiti e li si rimettono dopo 7 anni. Però agli estranei sì, interessi anche altissimi, soprattutto alle nazioni, perchè "il debitore è schiavo del creditore". 

Non sentite odore di "governance mondiale"?

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/

lunedì 11 gennaio 2021

Domination - La presenza virtuale e l'alienazione reale...



Apple, Facebook, Microsoft, Amazon, ecc.: il coronavirus ha ulteriormente consolidato la loro posizione. Cloud, ricerche, acquisti, tutto ruota intorno ai giganti che ormai plasmano anche la politica degli Stati e possono decidere di "zittire" anche il presidente degli Stati Uniti. I tardivi sforzi dei regolatori europei e le cause negli Usa non sembrano in grado di intaccare il loro potere. Ammesso che si voglia e si possa davvero farlo. L'esperto: "Ad alcuni Stati va anche bene che sia così".

Analisi 
“Domination!”. Si narra che questo sia il grido con cui il padre padrone di Facebook, Mark Zuckerberg, è solito concludere le riunioni con il suo staff. Manie di onnipotenza? O semplicemente presa d’atto di quella che è la realtà. Più probabile la seconda, quando si guida un social media che conta una comunità di iscritti pari a due volte la popolazione cinese e un gruppo che vale in borsa 760 miliardi di dollari, ossia quanto il prodotto interno lordo della Turchia. O quando si può decidere di silenziare, da un momento all’altro, il presidente degli Stati Uniti senza dover rendere conto a nessuno di questa scelta, come avvenuto in questi giorni con Donald Trump. Sparito da Facebook e Instagram dopo l’assalto al Congresso di alcuni dei suoi sostenitori. E poi cancellato anche da Twitter.

domenica 10 gennaio 2021

Monica Camozzi intervista Loretta Bolgan sul "destino" del vaccino

 


Mentre si ascolta Loretta Bolgan parlare del vaccino, la sensazione è quella di una roulette russa. Laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche, dottorato in scienze farmaceutiche e research fellow alla Harvard Medical School di Boston, quindi ricercatrice industriale per aziende che producono kit diagnostici e si è occupata di registrazione di farmaci, Bolgan teme, nell’ordine, “un rischio gravissimo di reazione avversa fatale; il pericolo di reazioni autoimmuni, di malattie gravi a carico del sistema nervoso; la possibilità che si verifichino alterazioni epigenetiche, ovvero capaci di modificare l’espressione dei geni. Infine, l’ipotesi che possa essere attaccato il sistema riproduttivo con lo spettro dell’infertilità”

“Sono sempre stata per la libertà vaccinale e terapeutica, ma questa volta sono assolutamente contro l’autorizzazione del vaccino. Non è stato rispettato alcun principio di precauzione. La popolazione farà da cavia”.


Continua: https://www.affaritaliani.it/coronavirus/vaccino-covid-si-rischia-una-reazione-avversa-fatale-711866.html


Monica Camozzi



Loretta Bolgan




sabato 9 gennaio 2021

Stragi di Modena e Bologna e le ferite alla democrazia ed alla giustizia


Non riusciremo MAI a ringraziare così tanto il sacrificio di quegli operai in lotta per i diritti e le conquiste degli anni ‘50, ‘60, ‘70 … per il movimento operaio, sindacale, sociale, popolare. Grazie! Non vi dimenticheremo mai! Siete la storia di chi vuole cambiare questo paese, di chi lotta per una formazione economico-sociale alternativa all'attuale, di chi si mobilita per il lavoro, la sanità, l’istruzione, l’ambiente, di chi si batte contro la povertà, le disuguaglianze, le ingiustizie.

La storia di quella tremenda giornata.

L'eccidio delle Fonderie Riunite di Modena fu una strage avvenuta durante lo sciopero del 9 gennaio 1950 indetto dal sindacato Cgil per protestare contro i licenziamenti di 500 operai metalmeccanici delle Fonderie Riunite.

Per impedire l'occupazione della fabbrica, gli agenti della polizia di Stato spararono contro i manifestanti, uccidendo sei operai e ferendo 200 persone.


Alle ore 10.00 del 9 gennaio una decina di operai giunse ai cancelli delle Fonderie Riunite, circondate da carabinieri armati. All'improvviso un carabiniere sparò un colpo di pistola in pieno petto al trentenne Angelo Appiani, che morì sul colpo. Dal tetto della fabbrica i carabinieri aprirono il fuoco con le mitragliatrici verso via Ciro Menotti contro un altro gruppo di operai, al di là del passaggio a livello chiuso in attesa dell'arrivo del treno, uccidendo Arturo Chiappelli e Arturo Malagoli e ferendo altri gravemente.


Dopo 30 minuti, in via Santa Caterina l'operaio Roberto Rovatti, con al collo una sciarpa rossa, venne circondato da una squadra di carabinieri, linciato con i calci dei fucili e poi gettato in un fossato e freddato con un proiettile alla nuca.

Infine, giunse in via Menotti un blindato T17 che iniziò a sparare sulla folla, uccidendo Ennio Garagnani.


Appresa la notizia della strage, i sindacalisti della Cgil iniziarono ad avvisare, con gli altoparlanti montati su un'automobile, i manifestanti di spostarsi verso piazza Roma. Alle ore 12.00 un carabiniere uccise con il fucile Renzo Bersani, che stava attraversando l'incrocio alla fine di via Menotti, a 100 metri dalla fabbrica.


Il bilancio fu di 6 morti, 200 feriti e 34 arrestati con l'accusa di “resistenza a pubblico ufficiale, radunata sediziosa e attentato alle libere istituzioni”. (R.M.)







La Strage di Bologna fu una strage di Stato


"Il dilemma se la strage alla stazione di Bologna sia stata una strage 'comune' o una strage 'politica' non esiste. Non esiste in radice, perché si è trattato di una strage politica, o, più esattamente di una strage di Stato". Ne è convinto il presidente della Corte di assise di Bologna Michele Leoni, nel motivare la condanna all'ergastolo di Gilberto Cavallini..." Continua: https://www.ansa.it/amp/emiliaromagna/notizie/2021/01/08/la-corte-la-strage-di-bologna-fu-una-strage-di-stato_3bd292aa-0e07-4fb1-a7c1-53847aa95ef8.html