giovedì 17 gennaio 2019

Manbij, cui prodest? - Attentato "promozionale" targato "deep state"


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Il 17 gennaio 2019 a Manbij un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo 21 persone tra cui 5 soldati americani. E' la prima volta che soldati americani sono fatti segno di un attentato in Siria. L'attentato è stato rivendicato dall'ISIS. Se è così abbiamo una risposta arricchita alla domanda: "Chi vuole che i soldati statunitensi rimangano in Siria"?

Avevamo già due risposte chiare: 1) Il Deep State (cioè i clintonoidi); 2) molti servi sciocchi di sinistra (come ad esempio, negli USA, Noam Chomsky e l'internazionale di sedicenti anarchici e comunisti che stravede per il Rojava curdo - e anche per le sue pulizie etniche, mi immagino, perché fanno parte integrante del pacchetto, assieme al "libertarismo", al "femminismo", alla "democrazia" e all' "ecologismo" dei curdi dell'YPG/SDF).

Adesso abbiamo una terza componente: l'ISIS.
I servi sciocchi sono per l'appunto sciocchi, guidati da un "idealismo" che fa più danni del cinismo. Ma la convergenza tra Deep State e ISIS mi sembra un'ipotesi molto verosimile dove l'idiozia non conta, ma semmai conta la psicopatia politica. 

A parte le reiterate ammissioni oblique da parte del Deep State americano (generale Petraeus, Hillary Clinton, senatore McCain etc), basta ragionare sulle cifre.
Il ministero della Difesa russo ha affermato che dal 2015 (inizio dell'intervento russo) alla fine del 2018 sono stati uccisi circa 85.000 jihadisti e distrutti oltre 600 carri armati.
Il che significa che dall'inizio della guerra sono stati uccisi circa 100.000 jihadisti. Dato che il rapporto tra uccisi e feriti è circa 1/3, vuol dire che l'esercito jihadista era composto da più di 300.000 uomini con una dotazione di almeno 1000 carri armati. Una forza analoga, anzi superiore, a quella della 6a armata del generale tedesco Paulus impiegata a Stalingrado.

Un esercito simile non si raccoglie spontaneamente e infatti il Pentagono si lasciò sfuggire che al-Qaida era l'unico reparto operativo dell'Arabia Saudita e un ragionamento analogo vale per l'ISIS dato che all'emittente Al Arabiya (degli Emirati Arabi Uniti, stretti alleati dei Saud) un comandante dell'ISIS dichiarò che loro ricevevano ordini da Bandar Bin Sultan Al Saud, all'epoca capo dei servizi segreti sauditi, intimo di Bush jr. e dei neo-cons. 

Non era una grande rivelazione perché tutti sanno che l'ISIS era ed è finanziato dai Sauditi ed armato dagli Stati Uniti (l'ex capo della CIA di Obama, David Petraeus, è al centro del più grande traffico d'armi della storia, a favore dei jihadisti, coinvolgente 17 Paesi, tra i quali la Bulgaria: infatti il traffico è stato indagato a partire da Aleppo e infine denunciato dalla coraggiosa giornalista bulgara, Dilyana Gaytandzhieva, sul suo giornale di Sofia, “Trud”). I bunker dell'ISIS sono invece stati costruiti dagli ingegneri della Nato col cemento della francese Lafarge (cosa che è saltata fuori a seguito di un'indagine originariamente fiscale). La Nato ha anche fornito ad ISIS e al-Qaida/al-Nusra le informazioni di intelligence aerea e satellitare.

Si sa anche (perché rilevato dall'intelligence russa e spifferato da leader curdi) che comandanti dell'ISIS sono stati prelevati da al Raqqa e da altre zone nella valle dell'Eufrate da elicotteri americani e portati nella base statunitense di al Tanf (che è totalmente illegale visto che si trova in territorio siriano). Ad al Tanf sono esflitrati migliaia di terroristi ISIS dalle zone via via occupate dai curdi della Syrian Democratic Force.

Morale, l'opposizione accanita dei neo-liberal-cons alla decisione di Trump di ritirarsi dalla Siria, prerequisito a un accomodamento con la Russia necessario, nella strategia imperiale di Trump, per contrastare l'ascesa della Cina, si è oggi arricchita con operazioni sul campo. Difficile sostenere dopo questo attentato che l'ISIS è stato sconfitto e quindi i soldati USA se ne possono andare...

(P.)


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martedì 15 gennaio 2019

ONG. Il cavallo di Troia del capitalismo globale e il potere dei più buoni


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Sono circa 50.000 le organizzazioni non governative che svolgono attività a livello internazionale. Nel 2012, si calcolava che l’ammontare del denaro che esse utilizzano superasse i 1.100 miliardi di dollari. Le 36 fondazioni “caritatevoli” più ricche del mondo, fra le quali 23 sono statunitensi, hanno una dotazione complessiva di oltre 300 miliardi; la sola Open Society di George Soros, che non fa parte di queste 36 più facoltose, avrebbe elargito 11 miliardi di dollari in ventiquattro anni.

La storia del dominio economico, politico e culturale ha visto per secoli la Chiesa protagonista e i suoi missionari come emissari di Paesi e popoli conquistatori. Al posto loro oggi, nell’epoca del capitalismo fattosi globale, sempre più troviamo i “filantropi”, cioè vere e proprie aziende che non amano farsi chiamare tali ma fondazioni benefiche, organizzazioni no profit, organizzazioni non governative (ONG): i “missionari” dell’Occidente post-industrializzato.

A parte quella di fare denaro, il capitalista non ha infatti più alcuna vocazione. Non è un produttore di merci, legato a certi tipi di materiali, strumenti, tecniche e conoscenze, ma piuttosto un nomade che esplora territori per trovare dove è più redditizio “investire”, un avventuriero che crea mercati dal nulla, servendosi di mode e bisogni indotti e anche creando il bisogno mediante la destrutturazione delle economie locali. Terre, acque, foreste, sottosuoli, i paesaggi e persino i sentimenti umani diventano merci, che possono essere commercializzate e scambiate. E’ questo il “lavoro” del capitalista e dei suoi satelliti.

E tra questi ultimi ci sono anche buona parte delle organizzazioni “filantropiche”, che svolgono il compito di preparare il terreno al “mercato” in molteplici modi e funzioni.

Incontro-dibattito con la scrittrice e giornalista Sonia Savioli, autrice di ONG. Il cavallo di Troia del capitalismo globale, edito da Zambon, sabato 19 gennaio, alle ore 16:00, presso la Sala Biagi (Baraccano) in Via Santo Stefano 119 a Bologna. L'ingresso è libero.

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bye bye uncle sam  - byebyeunclesam@gmail.com 

lunedì 14 gennaio 2019

Roma, 16 gennaio 2019 - Presidio pacifista davanti l'ambasciata dell'Arabia saudita


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#UnCalcioAiDirittiUmani Lo daranno la Lega Calcio, la Juventus e il Milan con la decisione di scendere in campo a Gedda, in Arabia Saudita, mercoledì 16 gennaio 2019 per la Supercoppa italiana.

E lo daranno tutti coloro che hanno scelto il silenzio. Complice.
Sette milioni di euro.

Tanto vale il silenzio di fronte alle bombe – anche italiane – che da quattro anni massacrano i civili nello Yemen.

Di fronte all’arruolamento dei bambini soldato.
Di fronte al brutale omicidio nel consolato saudita di Instabul in Turchia del giornalista Jamal Khashoggi.
Di fronte alle inchieste che chiamano in causa come mandante direttamente il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman.
Di fronte a uno stadio con “settori riservati agli uomini”.
Di fronte a un paese dove i diritti delle donne sono ancora oggi calpestati e molte attiviste sono in carcere.
Di fronte a un Paese in cui quattro anni fa un blogger, tuttora in prigione, subiva 50 frustate.
Di fronte a un Paese in cui ogni anni decine di condanne a morte vengono eseguite mediante decapitazione pubblica.

Per questo l’Usigrai, d’intesa con la Fnsi, l’Ordine dei Giornalisti, Amnesty International Italia e Articolo21, organizza un presidio per il 16 gennaio 2019,  alle ore 10,  davanti alla sede dell’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma.

Marco Palombo

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sabato 12 gennaio 2019

Italia e UE a favore dei missili NATO


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Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c’è una scultura metallica intitolata «il Bene sconfigge il Male», raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia.
Fu donata dall’Urss nel 1990 per celebrare il Trattato Inf stipulato con gli Usa nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in Urss).
Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all’Italia e agli altri paesi dell’Unione europea che, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla «Preservazione e osservanza del Trattato Inf», respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni.
L‘Unione europea – di cui 21 dei 27 membri fanno parte della Nato (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla Ue) – si è così totalmente uniformata alla posizione della Nato, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati uniti.
Prima l’amministrazione Obama, quindi l’amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di aver sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Inf.
Hanno contemporaneamente avviato un programma mirante a installare di nuovo in Europa contro la Russia missili nucleari, che sarebbero schierati anche nella regione Asia-Pacifico contro la Cina.
Il rappresentante russo all’Onu ha avvertito che «ciò costituisce l’inizio di una corsa agli armamenti a tutti gli effetti». In altre parole ha avvertito che, se gli Usa installassero di nuovo in Europa missili nucleari puntati sulla Russia (come erano anche i Cruise schierati a Comiso negli anni Ottanta), la Russia installerebbe di nuovo sul proprio territorio missili analoghi puntati su obiettivi in Europa (ma non in grado di raggiungere gli Stati uniti).
Ignorando tutto questo, il rappresentante Ue all’Onu ha accusato la Russia di minare il Trattato Inf e ha annunciato il voto contrario di tutti i paesi dell’Unione perché «la risoluzione presentata dalla Russia devia dalla questione che si sta discutendo». Nella sostanza, quindi, l’Unione europea ha dato luce verde alla possibile installazione di nuovi missili nucleari Usa in Europa, Italia compresa.
Su una questione di tale importanza, il governo Conte, rinunciando come i precedenti a esercitare la sovranità nazionale, si è accodato alla Ue che a sua volta si è accodata alla Nato sotto comando Usa.
E dall’intero arco politico non si è levata una voce per richiedere che fosse il Parlamento a decidere come votare all’Onu. Né in Parlamento si leva alcuna voce per richiedere che l’Italia osservi il Trattato di non-proliferazione, imponendo agli Usa di rimuovere dal nostro territorio nazionale le bombe nucleari B61 e di non installarvi, a partire dalla prima metà del 2020, le nuove e ancora più pericolose B61-12.
Viene così di nuovo violato il fondamentale principio costituzionale che «la sovranità appartiene al popolo». E poiché l’apparato politico-mediatico tiene gli italiani volutamente all’oscuro su tali questioni di vitale importanza, viene violato il diritto all’informazione, nel senso non solo di libertà di informare ma di diritto ad essere informati.
O si fa ora o domani non ci sarà tempo per decidere: un missile balistico a raggio intermedio, per raggiungere e distruggere l’obiettivo con la sua testata nucleare, impiega 6-11 minuti. 
Manlio Dinucci 
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Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

giovedì 10 gennaio 2019

Niger - Appello ai buonisti...



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Voglio fare un appello, vediamo che succede. Tra i migranti sudanesi si moltiplicano anche quelli del Niger. Tra sindaci, governatori e altre voces clamantes in moltitudine, ci siamo chiesti come potesse essere che sant’uomini come Zanotelli, Ciotti, Revelli, Noury, Bergoglio, Strada, non si fossero accorti che quel paese è stato rubato ai suoi abitanti. 

Eredi di antichissima civiltà, i nigerini si dissanguano nella resistenza a bande armate Nato, Usa, con la gigantesca base di droni, 500 italiani a fare da caporali di giornata, francesi in capo alla vecchia colonia, tedeschi, britannici, tutti a guardia di un colossale bidone zeppo di uranio, coltan, litio e altri beni utili alle bombe e all’elettronica delle democrazie occidentali. 

Ebbene, carissimi clericosinistri, non vogliamo allargare le nostre braccia, estendere le nostre grida, far tracimare le nostre lacrime anche sulle vittime e sui carnefici di questo episodietto della globalizzazione colonialista? Dai, su, facciamo in modo che possano restare a casa loro!

Ascolteranno l’appello i buoni? Accetto scommesse: il “SI” è dato a 97 a 1. Dovuto a una coda di paglia lunga da qui a Niamey.

Fulvio Grimaldi

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mercoledì 9 gennaio 2019

Immigrazione o sostituzione? - Buio pesto e squarci di luce...


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Nel buio pesto di una sinistra sinistrata oltre ogni limite di immaginazione, tenuta in vita solo grazie a un giornalismo schierato e settario, sempre più rancorosamente “alla bava”,

·         il “filosofo” Massimo Cacciari – lo stesso signore per nulla turbato quando Renzi violentava la Costituzione con l’introduzione del “jobs act” e addirittura si professava supporter del referendum promosso dallo medesimo saltimbanco fiorentino, per abolire a modo suo (ossia facendone rifugio per politici condannati) il Senato della Repubblica - lancia il grido di allarme ”, per condannare il (mai condannato, in decine di casi dei precedenti governi) voto di fiducia del governo giallo-verde, delirando “salviamo la democrazia” perché - testuali parole - “mai si era giunti a un tale livello di nefandezza,
·         i sindaci delle metropoli del sud d’Italia che si dichiarano pronti a disobbedire alla legge, per motivi umanitari, pur di adempiere ai doveri dell’accoglienza dei migranti, mentre, nella capitale del nord, il primo cittadino, non esita, addirittura a lanciare l’allarme: “senza immigrati Milano si ferma

Non mancano però, per fortuna, squarci di luce e bagliori di verità

“La prima cosa che dobbiamo comprendere è che questo fenomeno della cosiddetta immigrazione non è, in realtà, una migrazione. I fatti dimostrano che questi che chiamiamo migranti sono il frutto di una politica dei poteri globali, una immigrazione artificiale fatta per trasportare una grande quantità di mussulmani, specialmente mussulmani, nei paesi cristiani d’Europa.

E’ evidente per coloro che usano ancora la propria ragione e vedono con realismo questo fenomeno, che si tratta di una azione politica regionale e globale fatta dai poteri mondiali per una ulteriore tappa di scristianizzazione dell’Europa. Si tratta di mischiare le razze perché l’Europa perda la sua identità, che non è altro che l’identità cristiana.
Questa guerra in medio oriente, per esempio, è stata fatta principalmente con il cosiddetto stato islamico che è stato finanziato e appoggiato dagli Stati Uniti e l’Unione Europea, tramite altri paesi arabi.
Se è vero che si è prodotto questo fenomeno di migrazione, la prima cosa più naturale sarebbe stata che i migranti venissero accolti dai vicini paesi mussulmani che sono ricchi: Arabia Saudita ed altri, per esempio. Questo sarebbe più logico e più umano, perché dal punto di vista morale si deve sempre evitare di sradicare dal proprio ambiente naturale, dalla sua cultura, dalla sua storia. E questo è un grande errore che i politici stanno facendo, evidentemente con un piano preciso e un programma.
Certamente tra questi migranti ci sono anche persone innocenti che devono soffrire e che sono usate come strumento, ma la maggioranza e una gran parte sono uomini giovani che hanno lasciato le loro famiglie. Quale rifugiato fugge dal suo paese, lasciano la moglie e i suoi bambini? Nessun uomo farebbe questo.
L’uomo deve restare là dove è la sua famiglia per difenderla. E questo anche è un ulteriore dimostrazione del fatto che tutto questo fenomeno degli immigrati è un‘azione politica programmata”. 

Monsignor Athanasiu Schneider - Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana


 “Il primo passo per distruggere la libertà di un popolo è distruggerne l’identità. Per abbattere un albero, tagliare le radici. Occorre ridicolizzare la religione di quel popolo, con uno stillicidio continuo di minuscoli gnomi, sedicenti intellettuali, cantanti, presentatori, attori, registi, fotografi, pubblicitari, artisti postmoderni, giornalisti, scrittori, eccetera con uno stillicidio continuo di odio e sarcasmo. La storia di quella religione e la storia di quel popolo viene ridotta ai suoi episodi peggiori, ovviamente enfatizzati e i fiumi di gloria vengono cancellati. Questa Europa ogni istante più ridicola nega il cristianesimo e si apre all’islam più radicale, di cui cela la realtà. La generazione Bataclan colora i marciapiedi con i gessetti e canta Imagine.
La nostra storia è infangata, ridotta al suo peggio, perché la generazione fiocco di neve, l’ultima, possa credere che è meglio vergognarsi della propria storia. Per abbattere un albero occorre sradicarlo. Dopo aver abbattuto la sua religione e infangato la sua storia, occorre recidere il legame con la terra. La terra non deve più essere coltivata: le quote latte hanno ammazzato le nostre vacche, buttiamo le arance perché quelle straniere costano meno, il 60% dei nostri pelati è made in Cina, gli agricoltori si suicidano. La terra non deve essere più amata. Churchill ha fermato Hitler per l’Inghilterra, De Gaulle per la Francia. Ora il legame deve essere spezzato. Erasmus, scambi culturali, il mito del migrante come elemento sempre positivo, mentre chi resta a combattere per la propria terra e a farla fiorire non raccoglie simpatie, servono a creare l’apolide, lo sradicato, il fiocchetto di neve che non combatterà mai per nulla.
L’annientamento dell’identità territoriale, dell’identità storica e dell’identità religiosa sono venduti
come apertura al mondo, in realtà servono a creare un’umanità intercambiabile, incapace di
combattere, manipolabile, un mondo di consumatori che riempiranno con lo smartphone e la
cannabis legale la lunga fila di giorni che li separa dalla tomba. Quanto un popolo è in ginocchio lo
si deduce dal tasso i natalità basso e dal tasso di suicidio alto. Ritorniamo alla terra. Noi siamo noi,
noi siamo la nostra storia, noi siamo la nostra fede. Noi siamo noi, e questo non vuol dire che siamo
migliori degli altri, esattamente come amare la propria famiglia ed esserne fieri non vuol dire voler
schiacciare gli altri, ma noi siamo noi. Ogni popolo ha diritto alla sua storia, alla sua religione e alla
sua terra. Questo vale anche per noi. Alla prossima catastrofe non aspetteremo più il suono della campane: saremo soli
.”

La grande inquietudine è che l’Europa non vede più e ha perso il senso delle sue origini. Ha perso le sue radici. Ma un albero senza radici muore. L’occidente morirà. Ci sono molti segni. Non più natalità. Invasione di altre culture di altri popoli. Progressivamente ti dominano con il loro numero e cambiano completamente la tua cultura, le tue convinzioni, i tuoi valori”.
  
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lunedì 7 gennaio 2019

Jeff Foster: "Non lottare contro l’oscurità. Tieni semplicemente alta la tua luce..."


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Quando qualcuno ti insulta, ti riduce a un oggetto, quando ti offre un consiglio non richiesto, quando ti incolpa per la sua sofferenza, quando non ti ascolta, e parla continuamente di sé,  quando ti paragona agli altri, quando ignora, contraddice, giudica o ridicolizza i tuoi pensieri e le tue emozioni. Fermati. Respira. Sappi che si tratta del suo dolore, non del tuo. Sappi che sta facendo il solo sogno che può fare finché si sveglierà. Sappi che non ti conosce, conosce solo la sua immaginazione. Forse gli è difficile amare se stesso. Forse cerca il suo valore all’esterno. Forse è disconnesso dal respiro, dal corpo, dalla sua preziosa vitalità, dalla sua vera vocazione. Forse vive in un mondo dualistico di bene e male, giusto e sbagliato, successo e fallimento. Forse ha dimenticato la semplice gioia di essere. Forse puoi capirlo. Forse sei stato dov’è stato lui. Non cercare di cambiarlo, ora. Potrebbe non cambiare mai. Non cercare di correggerlo. Non sta chiedendo di essere corretto. Più tu forzi, più lui reagirà. Non rimanere impigliato nella sua rete di infelicità. Osserva con chiarezza, magari sii compassionevole, ma non forzare. Va bene se è sconvolto. Davvero. Dagli lo spazio di essere sconvolto. Va bene se si sente deluso da te. Dagli lo spazio di sentirsi deluso. Va bene se ti giudica. Fa’ spazio anche per i suoi giudizi. E fa’ spazio per ciò che pensi e senti tu! Permettiti di sentirti triste, arrabbiato, in colpa, in dubbio. Lasciati attraversare da tutte queste preziose energie. Non ti faranno alcun male, permettendo loro di muoversi. Sì, incontrerai molti guardiani in questo viaggio. Va comunque per la tua strada, e permetti agli altri di andare per la loro. Non hai bisogno di giustificare il tuo cammino, né di difenderlo. Resta accanto a te stesso in questi tempi difficili. Non lottare contro l’oscurità; non ha potere in ogni caso. Tieni semplicemente alta la tua luce.

Jeff Foster


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sabato 5 gennaio 2019

Siria. Usa ti ritiri... o è la solita tiritera?



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Sul ritiro in 100 giorni di tutte le truppe Usa dalla Siria (5000, tra Forze Speciali e bombaroli) e della metà di quelle che bombardano e trafficano oppio in Afghanistan, poi estesi a quattro mesi, vista la malaparata con lo Stato Profondo (Cia, Pentagono, Wall Street, Lockheed Martin, media). Malloppone guerrafondaio furibondo, capeggiato da “Cane Pazzo” Mattis, dimessosi da ministro della Guerra per non aver potuto ripetere in Siria il bagno di sangue e fosforo di Fallujah (Iraq 2004) e per essere stato privato del suo massimo godimento, così da lui espresso:”Cosa c’è di più divertente che sparare a qualcuno”. Per inciso, il noto quotidiano pacifista, il manifesto, ne ha deplorato la dipartita e lo ha qualificato “elemento razionale e di equilibrio” nella compagine trumpiana.

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Israele e curdi uniti nella lotta
Da noi, affetti dalla solita ipocrisia clericomafiosa, si piagnucola sull’abbandono dei curdi, “avanguardia democratica, laica, ecologista, femminista, LGBTI”, con tanto di majorettes in armi. Si sorvola su queste milizie curde YPG arrivate in massima parte dalla Turchia che, mascherate da Federazione Democratica Siriana (solo la Cruciati del manifesto li vuol far passare per coalizione multinazionale di arabi, assiri, turcomanni, puffi e curdi), grazie all’aiuto degli Usa dall’alto, si sono sostituiti all’Isis come fanteria Nato contro la Siria. Si ignora che, se sono passati da meno di un milione a parecchi di più è perché la Siria di Assad li ha accolti, insieme al leader Ocalan, profughi dalla Turchia. In compenso si sono fatti mercenari dell’aggressore in sostituzione dell’Isis e, assumendo il progetto dello squartamento della Siria, si sono presi un terzo del paese, imponendo, sfrattando, incarcerando e uccidendo gli autoctoni.

Ora, abbandonati dai loro danti causa, forse, pressati dai turchi che, alla faccia loro, ma anche di quella del popolo siriano, vorrebbero prendersi almeno una gran striscia di confine, con dentro i più ricchi giacimenti petroliferi, le più fertili terre e ricche acque della Siria, buttano la mimetica a stelle e strisce e con stella di David e, giurando di rispettare l’integrità territoriale del paese, invocano aiuto da Damasco. Che fa bene a darglielo e ad accorrere con la Guardia Nazionale e la Divisione Tigre a Manbij. Che tornino nel loro angolo di Siria e vadano a prendersela oltre confine con chi li ha maltrattati davvero.

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Chi taglia il nodo gordiano?
Qui la situazione è intorcinata. Ci stanno i turchi, che già avevano scacciato i curdi dal cantone di Afrin, in piena e tollerante vista degli americani, ci stanno i curdi, ci stanno i militari Usa da ritirare, nel tempo, e sono arrivati i siriani. Cosa faranno gli uni e gli altri? Qui non soccorrono le ambiguità e le indecenti equivalenze tra Assad ed Erdogan di Alberto Negri. Qui vanno visti gli attori e i loro interessi. Per primo Trump che ha accelerato alcune mosse per riprendere i temi della sua campagna elettorale: riduzione dell’impegno e della spesa militari globali, accomodamento con i russi, dialogo con i nordcoreani, sordina agli attacchi all’Iran e alla Cina dei dazi. Non stona con tutto questo la sorprendente e sacrosanta affermazione dell’avvocato di Trump, Rudi Giuliani, che ad Assange di Wikileaks, recluso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, non c’è proprio nessun reato da contestare. In compenso, dall’altra parte, i Democratici hanno eletto alla presidenza della Camera la collaudata Nancy Pelosi, espressione arcigna e inflessibile dell’apparato guerresco statunitense. E di Julian Assange, eroe della libera informazione, i Democratici vorrebbero fare polpette da servire a Mattis.

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Liberal per liberare i cani di guerra
Poi i nemici dell’outsider strambo, scatenati contro ognuno di questi obiettivi, tanto da rovesciare sul presidente accuse di alto tradimento per aver incontrato Xi, Putin e Kim Jong Un e inventarsi la bufala galattica del russiagate, ovviamente ripresa dai loro sodali e sguatteri in Europa. Nemici riuniti nello Stato Profondo Usa rappresentato politicamente da uno schieramento bipartisan Democratici-Repubblicani, ma con forte prevalenza dei primi, dalla banda guerrafondaia Obamian-Clintoniana, dai neocon, insomma da tutti coloro che hanno inventato, creato e nutrito Al Qaida e l’Isis, dalla Siria all’lraq alla Libia all’Egitto all’Africa e all’Afghanistan. In sostanza l’élite statunitense plutocratica e perennemente in guerra, sostenuta da media e think tank di puntellamento, che vede sfidata la sua dottrina di base: una strategia di dominio militare e neoliberista mondiale, fondata su quasi mille basi militari, un’egemonia (sub)culturale onnipervasiva e l’assalto, con sanzioni, guerre, terrorismi, a chiunque vi si sottragga, o opponga modelli incompatibili. Vanificata da loro stessi l’equivoca alternativa del PCI e di forze simili, tutto ciò che si pretendeva di sinistra si è inserito in questo Zeitgeist, visione del mondo. La riprova è la solidarietà di chi ha lo stomaco di condividere con questa èlite la furia contro il ritiro delle truppe Usa da un teatro di massacri.

Ritiro che tale belluina reazione ha già costretto il malleabile cerchiobottista della Casa bianca a estendere da un mese a cento giorni e più. Ed è aperto a ogni ipotesi ciò che l’una e l’altra fazione in campo, sullo sfondo dei probabili contenziosi russo-turchi sul che fare dei curdi e di quel pezzo di Siria,faranno e otterranno in questi quattro mesi. Sempre che i plutocrati in armi degli Usa non si rassegneranno e si accontenteranno del loro nuovo pivot: Africa e America Latina, dove sono in corso le altre loro grandi manovre imperialiste a contrasto di Russia e Cina. Difficile, però, che Israele non li tiri per la collottola. Quel che è certo è che sul Donald vanno a esercitarsi pressioni mai viste, con dentro anche gli sceicchi del Golfo e tutta la potenza lobbistica e ricattatoria di Israele. E’ probabile che, come altre volte, soccomberà.

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Geopolitica, ma anche petrolio
Perché Trump ha osato tanto? Può darsi che, più di un suo spirito conciliatorio, sia stata la prospettiva di uno scontro tra Usa-curdi nel cosiddetto Rojava, sottratto alla Siria e ambito da tutti e tre gli usurpatori in campo, e il bastione turco della Nato, alle porte di Iran e Russia, a sollecitare il ritiro di Trump. Se questo ritiro, con conseguente occupazione turca di larghe fasce siriane, ha comportato la messa in crisi della triplice Russia-Turchia-Iran, oggi a capo della strategia mediorientale, la cancellazione dell’acquisto del sistema anti-aereo S400 russo e, chissà, la sospensione del gas-oleodotto Turkish Stream, allora lo scenario delle alleanze rischia ancora una volta di essere sovvertito. E quello che, secondo le colleriche geremiadi dei globalisti occidentali e di Israele, sarebbe stato un regalo a Russia e Iran, potrebbe ben rivelarsi una trappola mortale proprio per Mosca e Tehran. E Siria. Presto, dunque, per cantare vittoria.

Fulvio Grimaldi  - www.fulviogrimaldicontroblog.info

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giovedì 3 gennaio 2019

LE LEGGI DELL’ELETTROCHIMICA. LINEE DI FORZA E CAMPI ELETTROMAGNETICI



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Nel 1820 il ricercatore danese Hans Christian Oersted (1777-1851) realizzò una delle esperienze più importanti di tutta la storia dell’elettromagnetismo. Egli dimostrò che la corrente elettrica, passando in un conduttore, crea un campo magnetico capace di orientare un magnete, come un ago di bussola magnetizzato. Questa esperienza è stata il punto di partenza per i successivi sviluppi di questa branca della fisica importantissima per le successive applicazioni tecnologiche, come le dinamo, i generatori ed i motori elettrici, che sono alla base della società industriale moderna.

Gli studi sui rapporti tra fenomeni elettrici e magnetici furono incrementati dall’opera dell’intelligente scienziato francese Andrè-Marie Ampere (1775-1836 ) erede della grande tradizione di fisica di Laplace. Ampere, nato a Lione e trasferitosi come professore a Parigi dopo una gioventù travagliata caratterizzata dall’esecuzione del padre considerato un oppositore del governo Giacobino, sviluppò le ricerche nel campo elettromagnetico impostando su una base rigorosamente matematica la legge che regola i rapporti di una corrente con il relativo campo magnetico. Un paio di generazioni dopo le sue equazioni saranno riprese ed ampliate dal geniale fisico scozzese Maxwell. Ampere fu anche in grado di sviluppare un’adeguata teoria che lo portò ad affermare che i fenomeni elettrici e magnetici sono due facce della stessa realtà e che il magnetismo sarebbe legato al fatto che intorno ad ogni molecola di materia esistono delle mini-correnti che creano piccoli campi magnetici. Con questo Ampere, non solo si dichiarava sostenitore della teoria atomica, ma anticipava anche elementi di quelli che saranno un secolo dopo i famosi modelli atomici sviluppati da Rutheford e Bohr. Il giusto riconoscimento dell’importanza del lavoro di Ampere è testimoniato dal fatto che all’unità di misura dell’intensità di corrente è stato dato il suo nome. Ampere elaborò indipendentemente dall’italiano Avogadro la nota legge di chimica fisica, secondo cui uguali volumi di gas diversi contengono ugual numero di molecole (Legge di Avogadro).

Gli studi sui fenomeni elettromagnetici furono straordinariamente ampliati dall’inglese Michael Faraday, uno dei più importanti chimici e fisici dell’800, famoso soprattutto per le sue straordinarie scoperte nel campo dell’induzione elettromagnetica e dell’elettrochimica. Egli era nato da una famiglia poverissima nel piccolo centro di Newington Butts, in Inghilterra, nel 1791. Il padre era un fabbro con continui problemi di salute. Da giovanissimo fu avviato a lavorare come fattorino e poi come rilegatore in una libreria e non effettuò alcun tipo di studio regolare. Tuttavia la sua grande passione per la ricerca scientifica lo portò a frequentare da completo autodidatta le lezioni del noto chimico Humphry Davy (vedi N. 68). Fu notato da Davy e riuscì a diventare suo assistente, ma con compiti spesso assai umili, tra cui quello di cameriere. Ebbe notevoli difficoltà ad affermarsi nel seno della classista società inglese: tra le persone che lo osteggiarono e lo umiliarono vi fu la stessa moglie di Davy ed, in un secondo tempo, lo stesso suo maestro, geloso dei progressi dell’allievo.

In campo chimico Faraday ottenne notevoli risultati nello studio dei composti del cloro e degli idrocarburi aromatici (a lui si deve la scoperta del benzene), ed inoltre nel settore della liquefazione e diffusione dei gas, e delle leghe dell’acciaio. Si deve anche a lui l’invenzione del famoso “becco Bunsen”, apparecchio fondamentale nella ricerca chimica, poi perfezionato da Bunsen.
Ma soprattutto nel settore elettrico rifulse il genio di Faraday, sperimentatore sempre attento ed instancabile. A lui si devono le ben note leggi fondamentali dell’elettrochimica dette leggi di Faraday, che sottolineano la proporzionalità tra la carica elettrica e la massa di elettrolita (formata da ioni positivi e negativi) che si raccoglie agli elettrodi di una soluzione elettrolitica, ed inoltre la proporzionalità tra carica elettrica che affluisce agli elettrodi e carica ionica dell’elettrolita.

Nel campo elettromagnetico il grande fisico inglese dette un fondamentale contributo allo studio del fenomeno dell’induzione elettromagnetica, sulle orme di Oersted ed Ampere. Egli dimostrò che correnti elettriche o campi magnetici variabili generano corrente elettrica indotta. Questa fondamentale scoperta è alla base di tutte le tecnologie di produzione dei moderni motori elettrici. Egli stesso mise a punto un tipo di dinamo capace di erogare corrente ed elaborò l’equazione detta di Faraday che esprime il fenomeno dell’induzione. Faraday inoltre intuì la presenza di linee di forza di origine elettromagnetica, dimostrandone l’esistenza reale con l’uso di limature di ferro magnetizzate, e di campi elettromagnetici nel vuoto. Non avendo una grande preparazione matematica non ne diede un’interpretazione matematica, compito che poi sarà svolto dal grande Maxwell, ma la sua equazione coincide comunque con una delle equazioni fondamentali di Maxwell.
Faraday dimostrò inoltre che anche le radiazioni luminose sono elettromagnetiche, riuscendo a far ruotare mediante un campo magnetico il piano di polarizzazione di un fascio di raggi luminosi in un vetro polarizzante da lui ideato. Si deve a lui anche l’invenzione della cosiddetta “gabbia di Faraday”, basata sul principio che le cariche elettriche si concentrano sulla superficie dei conduttori, che è alla base di tutti i sistemi di protezione di un ambiente dalle scariche elettriche, come ad esempio nelle gabbie parafulmini degli edifici moderni.

Divenuto membro della famosa Royal Society, di cui era stato presidente Newton, Faraday con molta modestia rifiutò due volte di divenirne presidente. Declinò anche l’onore di essere sepolto alla sua morte accanto alla tomba dello stesso Newton. Scoppiata la guerra di Crimea, il grande scienziato si rifiutò fermamente di utilizzare le sue conoscenze per mettere a punto armi chimiche.
Morì, ormai famoso ed universalmente stimato, ad Hampton Court nel 1867. Raramente un autodidatta di così umili origini ha dato tanto per lo sviluppo della scienza e della tecnologia moderna.

Vincenzo Brandi

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mercoledì 2 gennaio 2019

Erri De Luca e le sviolinate controverse - Poesia o ipocrisia, orgoglio o pregiudizio?



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...Non apprezzo che si faccia pseudopoesia sulla “spinta della disperazione”, quando quella disperazione è invece solo l’imbroglio di chi sulle deportazioni di popoli ci guadagna in soldi, falsa morale e frantumazione sociale e culturale. O quando di disperazione vera si tratta, la si veda solo all’arrivo in barca e mai alla partenza dalle macerie di un paese squartato come la Jugoslavia, raso al suolo come la Libia, insanguinato come l’Afghanistan, seviziato come l’Iraq, inondato dalle bombe della superiore civiltà giudaicocristiana e da turbe di cannibali mercenari, come la Siria.

O alla partenza da un’Africa, dove il tuo villaggio ora si trova sotto il bacino della diga costruita da noi, dove il tuo campo è diventato il frammento di un’estensione agroindustriale su cui imperversa, per questa e le generazioni future, la Monsanto con i suoi strumenti di profitto e morte. O alla fuga dalla Palestina, Erri De Luca, nel caso che il disperato sia scampato ai 180 palestinesi inermi uccisi e ai 6000 feriti e mutilati durante una semplice marcia per il Ritorno a casa (300 ammazzati e 29.000 feriti in tutta la Palestina nel 2018); o alla brutale persecuzione e apartheid di uno Stato per soli membri della stessa “etnia”, religione e lingua (accanto a Stati arabi distrutti, che ospitavano tutte le etnie, religioni e lingue).

Apprezzo avere ricordato il politicamente corretto ghetto di Varsavia e non apprezzo la sistematica, tribale, dimenticanza di De Luca delle Aleppo, Tripoli, Baghdad, Gaza, Ramallah, Nablus, Hebron, Fallujah, Belgrado assediate e maciullate con il pretesto che erano e sono governate da personaggi che disturbano la criminalità politico-economica organizzata globale.

Ricordo il mio ex-compagno a LC,  Erri De Luca, in uno spettacolo pubblico anti-guerra,  a cui chiesi come mai ai tempi di Lotta Continua guidasse cortei al grido di “fe-fe-fedayin” e oggi i resistenti li chiamasse “terroristi” e stesse sempre e comunque con Israele e come mai, nel parlare contro le guerre, non si ricordasse quelle di Israele contro i palestinesi e arabi tutti a forza di stermini bombaroli, fosforo bianco, torture, distruzioni, assassinii mirati, devastazione e rapine di terre a mano armata. Ribattè De Luca: “A questo non rispondo”, si alzò e fuggì. Poi fui affrontato duramente da alcuni suoi sodali...


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