mercoledì 19 giugno 2019

GPS USA - Troppo disturbati, dai russi...


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I disturbatori di frequenze russi sono in grado di disabilitare completamente i ricevitori GPS americani e sono diventati un vero "mal di testa" per gli Stati Uniti, scrive il portale cinese Sina.
Come dichiarato nel materiale, i sistemi russi possono paralizzare i sistemi GPS del Pentagono, motivo per cui gli Stati Uniti subirebbero "una sconfitta dopo l'altra". La mancanza di un segnale GPS riduce significativamente la capacità di combattimento degli armamenti e fa sprecare munizioni, spiega l'autore dell'articolo.
Per questo motivo, Washington ha fretta di sviluppare apparecchiature GPS che siano stabili contro le interferenze russe. La prima generazione di tali apparecchiature viene ora prodotta, ma le forze armate statunitensi stanno già insistendo per modernizzarle alla seconda o addirittura alla terza generazione. La ragione di questo sono le tecnologie russe di disturbo, che crea nuove e nuove minacce al Pentagono.
"Tuttavia, a causa del fatto che il sistema GPS è suscettibile alle interferenze, segnali spuri e problemi sui satelliti, gli Stati Uniti potrebbero doverlo abbandonare del tutto, in quanto indebolisce le loro forze armate", dice l'articolo.
Secondo l'autore, la leadership militare statunitense ha iniziato a preoccuparsi dopo "l’attivazione di disturbatori GPS russi in Siria, nel Nord Europa e nella penisola scandinava", che ha disabilitato i ricevitori dei paesi membri della NATO.
"Questo è diventato un enorme successo per le tecnologie militari di navigazione russe", scrive Sina.
Come sottolineato nel materiale, la Russia è "non sta con le mani in mano" ed è impegnata nel miglioramento delle tecnologie nel campo del GPS. Così, una nuova generazione di disturbatori è stata creata, che è in grado di bloccare completamente il lavoro dei ricevitori.
"Per tali azioni, è necessario disporre di tecnologie avanzate di comunicazione elettronica e conoscenze eccellenti nel campo della matematica, e i russi sono famosi proprio per questo", conclude l'autore.

E' da tanto tempo che l'elettronica militare russa è superiore a quella Nato.

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martedì 18 giugno 2019

Golfo di Oman... brucia?


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Mentre gli Stati uniti preparano una nuova escalation in Medio Oriente, accusando l’Iran di attaccare le petroliere nel Golfo di Oman, il vice-premier Matteo Salvini incontra a Washington il segretario di Stato Mike Pompeo, uno degli artefici di tale strategia, assicurandogli che «l'Italia vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale». Aggancia così l’Italia all’operazione lanciata da Washington.
L’«incidente del Golfo di Oman», casus belli contro l’Iran, ricalca «l’incidente del Golfo del Tonchino» del 4 agosto 1964, usato come casus belli per bombardare il Nord Vietnam, accusato di aver attaccato un cacciatorpediniere Usa (accusa risultata poi falsa).
Oggi, un video diffuso da Washington mostra l’equipaggio di una presunta motovedetta iraniana che, in pieno giorno, rimuove dalla fiancata di una petroliera una mina inesplosa per cancellare la sua provenienza (dato che la mina avrà avuto la scritta «made in Iran»).
Con queste «prove», che costituiscono un vero e proprio insulto all’intelligenza, Washington cerca di camuffare lo scopo dell’operazione. Essa rientra nella strategia per il controllo delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale e dei relativi corridoi energetici.
Non a caso nel mirino degli Stati uniti vi sono l’Iran e l’Iraq, le cui riserve petrolifere complessive superano quelle dell’Arabia Saudita e sono cinque volte superiori a quelle Usa. Le riserve iraniane di gas naturale sono circa 2,5 volte quelle statunitensi. Per la stessa ragione è nel mirino Usa il Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo.  
Di primaria importanza è il controllo dei corridoi energetici. Accusando l’Iran di voler «interrompere il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz», Mike Pompeo annuncia che «gli Stati uniti difenderanno la libertà di navigazione». In altre parole, annuncia che gli Stati uniti vogliono controllare militarmente questa zona chiave per l’approvvigionamento energetico anche dell’Europa, impedendo anzitutto il transito del petrolio iraniano (a cui l’Italia e altri paesi europei non possono comunque accedere liberamente a causa del divieto Usa).
Dall’Iran avrebbe potuto arrivare in Europa anche gas naturale a basso prezzo per mezzo di un gasdotto attraverso Iraq e Siria, ma il progetto, varato nel 2011, è saltato in seguito all’operazione Usa/Nato per demolire lo Stato siriano.
Dalla Russia avrebbe potuto arrivare direttamente in Italia, e da qui essere smistato in altri paesi europei con notevoli vantaggi economici, gas naturale per mezzo del South Stream attraverso il Mar Nero, ma il gasdotto, già in fase avanzata, è stato bloccato nel 2014 sotto pressione degli Stati uniti e della stessa Unione europea con grossi danni per l’Italia. E’ invece andato avanti il raddoppio del Nord Stream, che fa della Germania il centro di smistamento del gas russo.
Successivamente, in base all’accordo di «cooperazione strategica Usa-Ue in campo energetico» stipulato nel luglio 2018, le esportazioni Usa di gas naturale liquefatto (Lng) nella Ue sono triplicate. Centro di smistamento è la Polonia, da dove il «gas della libertà» arriverà anche in Ucraina.
L’obiettivo di Washington è strategico: colpire la Russia sostituendo in Europa al gas russo quello statunitense. Non c’è però alcuna garanzia né sui prezzi, né sulla durata delle forniture Usa di gas, estratto dagli scisti bituminosi con la tecnica del fracking ambientalmente disastrosa.
Che cosa dice di tutto questo Matteo Salvini che, arrivato nella «più grande democrazia occidentale», ha orgogliosamente dichiarato «faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole»?
Manlio Dinucci - Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO
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lunedì 17 giugno 2019

Camerino, 16 giugno 2019. Il santo padre invita a sperare... - Della serie: "Tira più una tiara de F... che un carro di buoi..."



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"Tira più un pel de f... che un carro di buoi..." - Il detto popolare, almeno  nelle Marche,  andrebbe cambiato in "tira più una tiara de F..... che un carro di buoi". La tiara in questione sarebbe quella del santo padre Francesco I che ha dato una scossa alle istituzioni ed ha  letteralmente monopolizzato l'edizione telematica e cartacea dei media locali, soprattutto quelli di Macerata e provincia. Già nei giorni scorsi si parlava dell'imminente visita pontificia in un paese della provincia, Camerino, e finalmente la visita si è compiuta, domenica 16 giugno 2019, vigilia della luna piena. 

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E piene, lunedì 17 giugno, erano le pagine dei giornali locali con le immagini pontificali e con le notizie particolareggiate di ogni mossa e mossetta del vicario. Il lunedì di solito i giornali sono presso che illeggibili, contenendo perlopiù cronache di avvenimenti sportivi ma lunedì 17, giorno di luna piena, il resoconto con tutti i particolari in cronaca della venuta di Francesco in terra maceratese ha superato di gran lunga gli spazi solitamente dedicati allo sport.

Il Resto del Carlino di Macerata riservava al papa  la prima pagina più altre cinque, ancora più solerte il Corriere Adriatico che oltre alla prima pagina gli dedicava ben altre 6 pagine interne. Paginoni sani sani, capite bene, nemmeno interrotti da annunci pubblicitari. La santità del pontefice evidentemente chiede maggior rispetto della politica, sempre inframmezzata da inserzioni su compra questo e compra quello.

E cosa dicono tutte queste pagine? Scusate non mi sono soffermato a leggere molto, ho solo scorso i titoloni, ho dato un'occhiata alle numerose foto, ho notato le sperticate approvazioni dei credenti e le benedizioni del clero. L'argomento principale mi è sembrato fosse l'invito del santo padre a portare pazienza, pregare il signore ed aspettare che le istituzioni si muovano per la ricostruzione post simica. "Sono venuto a portare speranza!" ha detto! Sì quella speranza di cui altri proverbi popolari sovente parlano, perché di ricostruzione invece ancora non si parla, visto che in alcuni casi le macerie sono ancora lì... dove caddero.

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Però, che grande viatico, che consolazione per il popolo camerinese ferito e vilipeso quel "sursum corda" di Francesco I. Le sue testuali parole sono state: "l'attenzione non deve calare...". In questo caso trattasi di una attenzione "tensa", carica di buone speranze e di buone volontà che, sicuramente, ora, smuoverà quel famoso "carro tirato dai buoi". Buoi, sia ben chiaro, non cavalli o asini...

Paolo D'Arpini

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Portavoce di European Consumers Tuscia



Video vaticano collegato: https://youtu.be/Xt7odqFzOpU?t=2

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sabato 15 giugno 2019

Julian Assange, il morituro, saluta l'impero

"Wikileaks ....  la colpa non è dello strumento!" (Saul Arpino)

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La persecuzione che sta subendo Julian  Assange, il fondatore di Wikileaks, sta arrivando ad un climax. Dopo sette anni di simil-prigionia nell'ambasciata dell'Ecuador di Londra e il suo  arresto dell'11 aprile 2019 da parte della polizia inglese,  ora rischia l'estradizione negli USA. Il governo inglese ha già dato il placet. Poco importa il suo precario stato di salute, anzi meglio, così una volta negli USA se dovesse morire in carcere i suoi  aguzzini avrebbero la scusa pronta.

I media non osano trattare il caso come meriterebbe.  Dal 2012 ad oggi le cose son cambiate parecchio: "Wikileaks importante strumento giornalistico come il Freedom of Information Act". Affermava il Time Magazine... ma internet e soprattutto Wikileaks non piace ai potenti. Specialmente dopo le azioni selvagge di Wikileaks che hanno scoperto i sepolcri imbiancati,  minacciando di destabilizzare il "sistema" di potere consolidato.   Con i media asserviti  al metodo delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. .

Ma intanto  vediamo come  si presenta  questa agenzia telematica free-lance: "Wikileaks è un'organizzazione mediatica non-profit  libera. Il nostro obiettivo è quello di portare importanti novità e informazioni al pubblico. Noi forniamo un modo innovativo, sicuro e anonimo per le fonti di fuga,  informazioni per i nostri giornalisti (la nostra casella di riepilogo elettronica). Una delle nostre attività più importanti è quello di pubblicare materiale originale, dalla fonte,  di  modo che i lettori e gli storici visitatori potranno vedere le prove della verità. Siamo una realtà giovane che è cresciuta molto velocemente, facendo affidamento su una rete di volontari impegnati in tutto il mondo. Dal 2007, quando l'organizzazione è stata lanciata ufficialmente, Wikileaks ha lavorato a riferire  e pubblicare  informazioni importanti.
Wikileaks ha resistito agli attacchi giuridico-politici  per mettere a tacere la nostra organizzazione editoriale, i nostri giornalisti e le nostre fonti anonime. I principi più generali su cui si basa il nostro lavoro sono la difesa della libertà di parola e dell'editoria, il miglioramento del nostro record storico comune e il sostegno dei diritti di tutte le persone di creare nuova storia. La nostra azione si basa sui principi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In particolare, l'articolo 19 ispira il lavoro dei nostri giornalisti e altri volontari. Essa afferma che ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di libertà di avere opinioni senza interferenze e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Siamo d'accordo con ciò e cerchiamo di mantenere vivi  questo e gli altri articoli della Dichiarazione..."

Ovvio che con certe premesse e promesse attuate in più occasioni e campi d'azione  una tale "agenzia d'informazione" non può piacere al potere... e meno che meno  piace ai governanti USA che da sempre sono abituati a comandare in modo mafioso, imponendo il silenzio sulle loro malefatte. Per cui nessuna meraviglia che persino  in Italia si persegua la politica delle tre scimmiette o addirittura   ci sia stata un'alzata di scudi per la "fuga di notizie  tendenziose messe in rete da Wikileaks che mette a repentaglio la stabilità economica e politica...".  A repentaglio, certo,  fuga di notizie,  certo...  ed allora?  "Wikileaks delenda est..."

Paolo D'Arpini

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venerdì 14 giugno 2019

Rivoluzioni colorate e Media. Sinistre burlesque e destre a disposizione


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Con tutti i tumulti, le sollevazioni, i casini che succedono in giro per il mondo, dal Sudan all’Algeria, da Haiti al Kazakistan, da Hong Kong all’Albania e in decine di altri posti, diventa sempre più difficile non prendere cantonate nelle analisi e distinguere il piombo dall’oro. Qualche criterio è relativamente affidabile. Quando il cattolico unanimismo destre in ghingheri e pseudo-sinistre in putrefazione sostiene un movimento di contestazione al governo ci sono buone ragioni per ritenerlo “rivoluzione colorata” mirante al regime change in un paese che non si allinea a ordini e strategie imperiali e globali. Quando il paese in questione si colloca storicamente fuori dal contesto Nato, nelle sue espressioni euro-atlantica, latinoamericana, araba, africana, c’è di nuovo motivo per giungere alla medesima conclusione, viste le pratiche sovversive impiegate dal consorzio anglosassone nel corso dei secoli in casi di non ottemperanza ai suoi interessi e diktat. Infine, e stavolta probanti, sono le caratteristiche formali, iconografiche, sociali, sloganistiche, tecniche, organizzative, di protagonisti e di contenuti, di sostegno esterno, come pedissequamente si ripetono di movimento in movimento, a partire dagli esordi in Serbia con Otpor, la Ong di tutte le Ong.


Personalmente mi pregio di aver avuto qualche esperienza diretta di classica “rivoluzione colorata” gestita da un mix di ingenui, disperati, rivoluzionari della pippa  e grandissimi figli di buona donna, formati, istruiti, equipaggiati e finanziati come si deve e elevati nell’olimpo dei contestatori democratici dalle presstitute dei media, con più accanimento addirittura da quelli della pseudo sinistra. Senza quelle ai colorati verrebbe a mancare la maschera d’ossigeno. Da Belgrado a Caracas, da Tripoli a Damasco ho visto attuare, in assoluta analogia, gli insegnamenti del padre di queste sollevazioni dette pacifiche, Gene Sharp, esordiente a Tien An Men, e del suo strumento prediletto: Otpor.


giovedì 13 giugno 2019

"Basta torture e sevizie sui macachi innocenti" - Leal scrive al governo del cambiamento



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Al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte
Al Vice Presidente On. Luigi Di Maio
Al Vice Presidente On. Matteo Salvini
Alla Ministra della salute On. Giulia Grillo


Premesso
che è iniziato il progetto di sperimentazione, invasiva e dolorosa, con grado di sofferenza "grave" e "protratta" vietata dalla legge italiana che qualifica questi come esperimenti che "Non sono autorizzabili" (Art 15, comma 2 del D.Lgs. n.26/2014) su un gruppo di 6 Macachi Rhesus, all’Università di Torino con l'Università di Pavia, per una ricerca intitolata: “Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale” collegata al progetto finanziato dall'European Research Council (ERC) intitolato “INSIGHT: Turning the cortically blind brain to see: from neural computations to system dynamics generating visual awareness in humans and monkeys”, che tradotto significa “INSIGHT: Riportare il cervello corticalmente cieco a vedere: da computazione neurale a sistemi dinamici generanti consapevolezza visuale negli umani e nelle scimmie”.


Considerato
che gli esperimenti sui macachi sono protratti nel tempo e gravemente dolorosi, non sono obbligatori per legge, non essendo questi esperimenti di "tipo regolatorio" e quindi non richiedendo "validazione" con sperimentazione animale, vengono condotti su animali vivi creando lesioni celebrali chirurgicamente e che il progetto coinvolge anche pazienti umani per provare protocolli riabilitativi destinati agli umani, indicando che la sperimentazione animale non è un "modello" efficace e sicuro per gli esseri umani, ma si deve comunque sperimentare nell'umano così ammettendo che gli esperimenti sugli animali, inclusi i primati, sono totalmente inutili.


La LEAL chiede al Governo del Cambiamento:
- il blocco immediato, con azioni d'urgenza, di tutti gli esperimenti sui primati non-umani
(6 Macachi Rhesus) dell'Università di Torino con l'Università di Parma,
- la revoca immediata degli eventuali permessi,
- di far escludere i macachi dal progetto,
- di assicurare tutti i 6 macachi ad un centro di recupero in grado di ospitarli nel rispetto
delle caratteristiche etologiche di specie,
- di far rimodulare il progetto e l'uso dei fondi ottenuti dall'European Research Council
(circa 1 milione di Euro al laboratorio dell'Università di Torino) e utilizzarli per ampliare la
platea di pazienti, includere stimolatori celebrali e tecnologie non invasive all'avanguardia da utilizzare direttamente negli umani, rendendo il progetto suddetto totalmente “human-based” (cioè basati su informazioni e dati provenienti solo da studi sugli esseri umani), e direttamente applicabile all'essere umano, e quindi clinicamente utile.


12/06/2019 - Gian Marco Prampolini Presidente di LEAL

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LEAL Lega Antivivisezionista
via L. Settala, 2
20124 Milano

ONG Affiliata al Dipartimento di Pubblica Informazione ONU
www.leal.it

Ufficio Stampa
Silvia Premoli
mob. 328 044 0635
animalpress@animalpress.it

mercoledì 12 giugno 2019

Per un'Europa più unita... (forse servono solo più strade)


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Ieri ancora una volta ho incontrato un tale che ha voluto spiegarmi (senza che io glielo avessi chiesto, si badi): "io voglio l'Europa unita".
Ma che diavolo significa, in realtà, tutto questo?
Che cosa sarebbe una "Europa unita"?
Siamo uniti dalle vie stradali.
Siamo divisi da confini amministrativi.
Siamo uniti dai telefoni.
Siamo divisi da lingue differenti.
Siamo uniti dalle ferrovie.
Siamo divisi da fiumi, catene montuose e mari.
Siamo uniti dai servizi postali.
Siamo divisi da tassi di interesse diversi.
Siamo uniti dalla condizione umana.
Siamo divisi da mentalità diverse.
Siamo uniti dallo stesso cielo.
Siamo divisi in maschi e femmine.
Siamo uniti dalla comune necessità di mangiare.
Siamo divisi tra ricchi e poveri.
Siamo uniti dal bisogno di dormire quando siamo stanchi.
Siamo divisi tra contadini, operai, ingegneri e mille altre professioni.
Siamo uniti dallo stesso ossigeno della stessa aria.
Siamo divisi dai sistemi fiscali.
Siamo.......
Siamo un po' stupidi quando crediamo di "costruire l' Europa unita".
C'è già.
C'è sempre stata.
Il nostro continente è una penisola dell'Eurasia, unitariamente dato fin dai tempi della separazione di Pangea.
Prima era ancora più unita: assieme agli altri continenti, in un grande blocco unico.
L'Europa è una porzione unitaria (a parte qualche isola) delle terre emerse sul terzo pianeta della stella Sole, alla periferia della Via Lattea, gruppo galattico locale, tra miliardi di altri gruppi di un universo così ampio che non sappiamo ancora capire se sia finito o infinito, limitato o illimitato.
Quello è il mondo vero.
Che non vale la pena di oscurare con il mondo finto.
Specialmente quello delle finzioni politiche.
Alcuni, un questo Universo sterminato, vogliono addirittura "più Europa" (sic!).
Perché non "più Groenlandia", allora?
"Più Antartide" vi attrae?
Ragioniamo pure in grande, visto che ci siamo: "Più Antares" va bene?
Ma che significa?
Vogliono forse andare al mercato a comperare terra e sassi per fare più grande l'europa?
Non si accontentano di quella che c'è già?
I politici vogliono sempre "di più"?
Ma non lo sanno che "chi troppo vuole nulla stringe"?
Non hanno letto Leonardo, quando scrive negli Aforismi: "Non si abbia a pretendere lo impossibile"?
Non esiste propriamente "la gabbia Europa", come talvolta sbrigativamente si dice, esiste però la gabbia mentale della propaganda politica, con i suoi invasivi stereotipi, con la sua ingannevole retorica falsa e bugiarda.
Non esiste il "pensiero unico", il pensiero umano è sempre stato molteplice, e comprimerlo in una fantomatica unità è impossibile.
Perché molteplici sono le vite, non ne esistono due identiche.
Il pensiero dunque è vario e differenziato.
Ma esistono molti pensieri stupidi.
Mitologie politiche allucinatorie dalle quali liberarsi, per gettarne i residui nel recipiente della spazzatura intellettuale.
Quando qualcuno mi parla dell' "Europa unita" io, mentre sento salire i sintomi di una specie di irritante orticaria psichica, penso che il malcapitato sia vittima di un cattivo trip, gli hanno rifilato roba scadente, avariata.
Almeno, cambi pusher.
Esca dal delirio.
Per la sua salute.


Vincenzo Zamboni

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lunedì 10 giugno 2019

Ramstein, 28.6.2019. "No a basi militari e guerre NATO" - Con testo tradotto in inglese e tedesco


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Ramstein, 28.6.2019.
La III Conferenza Internazionale "No alle basi militari e guerre" si svolge in un paese in cui la situazione giuridica permette l'eliminazione di tutte le strutture militari degli Stati Uniti e della NATO, vale a dire con la risoluzione del Trattato sulla residenza delle forze armate straniere nella Repubblica Federale Tedesca (in breve: Trattato sulla stazionamento delle forze armate) e il ritiro dalla NATO, con un periodo di preavviso di soli due anni o di un anno, rispettivamente. Nel maggio 2019, l'IPPNW ha quindi chiesto a stragrande maggioranza all'assemblea generale di Stoccarda di porre fine al trattato sull'impiego di truppe. Nell'aprile 2019, una conferenza a Firenze ha indetto un "fronte internazionale di ritiro della NATO". Nell'ottobre 2018 a Francoforte è stata presa la decisione unanime di fare della richiesta di scioglimento dell'accordo di disimpegno delle truppe una richiesta centrale della campagna "Stop Air Base Ramstein". Si tratta di passi incoraggianti e innovativi.

I firmatari sono ora in attesa dei risultati della terza conferenza internazionale del 28 giugno 2019: "No alle basi militari e guerre" a Ramstein con grandi aspettative - anche se non possono essere tutti sul posto. Questa conferenza offre l'opportunità di riaffermare e internazionalizzare ulteriormente i passi pionieristici compiuti da Stoccarda, Firenze e Francoforte. Secondo il programma della conferenza, l'obiettivo è discutere di ciò che possiamo fare contro le basi militari. Sono inoltre necessarie proposte di ulteriori azioni. A questo proposito occorre raggiungere un accordo. Proponiamo pertanto di adottare il seguente accordo.

La conferenza "No alle basi militari e guerre" afferma: sosteniamo la richiesta di Firenze per la formazione di un "fronte internazionale di ritiro della NATO" e chiediamo che le iniziative di pace in tutti i paesi della NATO facciano propria questa richiesta. Secondo il Trattato NATO, il ritiro dalla NATO è possibile con un anno di preavviso. Appoggiamo anche la richiesta avanzata alla Germania di porre fine al trattato sullo spiegamento di truppe, con la conseguenza che tutte le basi militari statunitensi e della NATO, comprese le armi nucleari, devono scomparire dalla Germania entro soli due anni. Invitiamo le iniziative di pace in altri paesi a chiarire la situazione giuridica nel loro paese e su questa base ad avanzare richieste con l'obiettivo appropriato - con la conseguenza che tutti questi paesi saranno liberati dalle basi militari degli Stati Uniti e della NATO.


CAMPAGNA “FUORI LA NATO, FUORI DALLA NATO”  - www.arbeiterfotografie.com

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Campaign "NATO out - out of NATO" to the 3rd International Conference "No to Military Bases & Wars", Ramstein, 28.6.2019

The 3rd International Conference "No to Military Bases & Wars" (1) takes place in a country where the legal situation allows to eliminate all military facilities of USA and NATO, namely by terminating the "Convention on the Presence of Foreign Forces in the Federal Republic of Germany" (in short: troop deployment treaty) and withdrawing from NATO, namely with a period of notice of only two years or one year (2)(3). In May 2019, the IPPNW accordingly demanded by an overwhelming majority at its general meeting in Stuttgart that the troop deployment treaty be terminated (4). In April 2019, a conference in Florence called for an "international NATO withdrawal front" (5). In October 2018, a unanimous decision was taken in Frankfurt to make the demand to terminate the troop deployment treaty a central demand of the "Stop Air Base Ramstein" campaign (6). These are encouraging, groundbreaking steps.

With great expectations, the signatories - even if they cannot all be on site - are now looking forward to the results of the 3rd International Conference "No to Military Bases & Wars" at Ramstein. This conference offers the opportunity to reaffirm and further internationalise the groundbreaking steps taken by Stuttgart, Florence and Frankfurt. According to the conference programme, the aim is to discuss what we can do against the military bases. And proposals for further action are needed. Agreements are to be reached in this regard. We therefore propose that the following agreement be adopted.

The conference "No to Military Bases & Wars" states: we support the demand of Florence for the formation of an "international NATO withdrawal front" and call on peace initiatives in all NATO countries to make this demand their own. According to the NATO Treaty, the withdrawal from NATO is possible with one year's notice. We also support the demand made for Germany to terminate the troop deployment treaty with the consequence that all US and NATO military bases, including nuclear weapons, must disappear from Germany within only two years. We call on peace initiatives in other countries to clarify the legal situation in their country and on this basis to make demands with the appropriate objective - with the consequence that all these countries will be freed from US and NATO military bases.

Appell anläßlich der 3. Internationalen Konferenz No to Military Bases & Wars



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Kampagne "NATO raus – raus aus der NATO" an die 3. Internationale Konferenz "No to Military Bases & Wars", Ramstein, 28.6.2019

Die 3. Internationale Konferenz "No to Military Bases & Wars" findet in einem Land statt, in dem die Rechtslage erlaubt, alle militärischen Einrichtungen von USA und NATO zu beseitigen, nämlich durch Kündigung des Vertrags über den Aufenthalt ausländischer Streitkräfte in der Bundesrepublik Deutschland (kurz: Truppenstationierungsvertrag) und Austritt aus der NATO, und zwar mit einer Frist von nur zwei Jahren bzw. einem Jahr. Im Mai 2019 hat die IPPNW dem entsprechend bei ihrer Mitgliederversammlung in Stuttgart mit überwältigender Mehrheit die Kündigung des Truppenstationierungsvertrags gefordert. Im April 2019 hat sich in Florenz eine Konferenz für eine "internationale NATO-Austrittsfront" stark gemacht. Im Oktober 2018 ist in Frankfurt einstimmig entschieden worden, die Forderung nach Kündigung des Truppenstationierungsvertrags zu einer zentralen Forderung der Kampagne "Stopp Air Base Ramstein" zu machen. Das sind ermutigende, wegweisende Schritte.

Mit großen Erwartungen sehen die Unterzeichner - auch wenn sie nicht alle vor Ort sein können - nun den Ergebnissen der 3. Internationalen Konferenz "No to Military Bases & Wars" bei Ramstein entgegen. Diese Konferenz bietet die Chance, die wegweisenden Schritte von Stuttgart, Florenz und Frankfurt zu bekräftigen und weiter zu internationalisieren. Laut Konferenzprogramm soll diskutiert werden, was wir den Militärbasen entgegensetzen können. Und es sind Vorschläge für weitere Aktionen gefragt. Diesbezüglich sollen Vereinbarungen getroffen werden. Deshalb regen wir an, die folgende Vereinbarung zu verabschieden.

Die Konferenz "No to Military Bases & Wars" bekundet: wir unterstützen die Forderung von Florenz nach Bildung einer "internationalen NATO-Austrittsfront" und rufen Friedensinitiativen in allen NATO-Staaten dazu auf, sich diese Forderung zueigen zu machen. Gemäß NATO-Vertrag ist der Ausstieg aus der NATO mit Ein-Jahresfrist möglich. Wir unterstützen zudem die für Deutschland erhobene Forderung nach Kündigung des Truppenstationierungsvertrags mit der Konsequenz, dass auf diese Weise innerhalb von nur zwei Jahren sämtliche US- und NATO-Militärbasen einschließlich der Atomwaffen aus Deutschland verschwinden müssen. Friedensinitiativen in anderen Staaten rufen wir auf, die Rechtslage in ihrem Land zu klären und auf dieser Basis Forderungen mit der entsprechenden Zielrichtung zu erheben – mit der Konsequenz, dass all diese Länder von Militärbasen der USA und der NATO befreit werden.


Unterzeichner für die Kampagne "NATO raus – raus aus der NATO":
Sebastian Bahlo (stellv. Vorsitzender des Deutschen Freidenker-Verbands), Peter Betscher (Bundesverband Arbeiterfotografie, Vorstand), Toni Brinkmann (Juristin, Mitglied des Bremer Friedensforums), Anneliese Fikentscher (Bundesverband Arbeiterfotografie, Vorstand), Klaus Hartmann (Vorsitzender des Deutschen Freidenker-Verbands), Senne Glanschneider (Bundesverband Arbeiterfotografie, Vorstand), Samira Jouini (Deutscher Freidenker-Verband, Landesvorstand NRW), Wolfgang Jung (LUFTPOST – Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein), Jürgen Kelle, Düsseldorf (Rentner), Dr. Ansgar Klein (Sprecher der Aachener Aktionsgemeinschaft "Frieden jetzt!"), Helene Klein (Sprecherin der Würselener Initiative für den Frieden), Andreas Neumann (Bundesverband Arbeiterfotografie, Vorstand), Klaus v. Raussendorff (Mitglied im Vorstand des Deutschen Freidenker-Verbands), Wilhelm Schulze-Barantin (Deutscher Freidenker-Verband, Landesvorsitzender Hessen), Ernesto Schwarz (Musiker, Mitglied des Deutschen Freidenkerverbandes), Fee Striefler (LUFTPOST – Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein), Jürgen Suttner (Mitglied im Siegener Friedensbündnis ABFS und im Freidenkerverband), Georg Maria Vormschlag (Bundesverband Arbeiterfotografie, Vorstand), Christoph Vohland (Deutscher Freidenker-Verband, Landesvorstand NRW)
 Neue Rheinische Zeitung (www.nrhz.de)
  DAS KROKODIL (www.das-krokodil.com)
  Arbeiterfotografie - Forum für Engagierte Fotografie (www.arbeiterfotografie.com)
  Anneliese Fikentscher
  Andreas Neumann
  Merheimer Str. 107
  D-50733 Köln
  Tel: 0221/727 999
  Fax: 0221/732 55 88
  eMail: arbeiterfotografie@t-online.de 

domenica 9 giugno 2019

PDL SEMPLIFICAZIONI FISCALI: AGEVOLAZIONI FISCALI PER LA PROMOZIONE DELL'ECONOMIA LOCALE


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PDL SEMPLIFICAZIONI FISCALI: AGEVOLAZIONI FISCALI
PER LA PROMOZIONE DELL'ECONOMIA LOCALE

Martedì 14 maggio 2019, è stata approvata alla Camera dei Deputati, la proposta di legge sulle semplificazioni fiscali, a prima firma dell’On. Ruocco, Presidente della Commissione Finanze.

Con la proposta di legge sulle semplificazioni fiscali, sostegno delle attività economiche e delle famiglie e contrasto all'evasione fiscale abbiamo compiuto un grande passo in favore dello snellimento di tutti quegli adempimenti che imprigionano le energie produttive delle nostre imprese e complicano la vita ai contribuenti”,

Tra le tante novità, è stata anche approvata l'agevolazione fiscale per la promozione dell'economia locale.
A decorrere dal 1° gennaio 2020 l’agevolazione promuove l’economia locale incentivando, nei territori dei comuni con popolazione fino a 20 mila abitanti, la riapertura e l’ampliamento di attività commerciali, artigianali e di servizi, ed in particolare attività di artigianato, turismo, fornitura di servizi destinati alla tutela ambientale, alla fruizione di beni culturali e al tempo libero, commercio al dettaglio, compresa la somministrazione di alimenti e di bevande al pubblico.
Il beneficio spetta in caso di ampliamento degli esercizi già esistenti o di riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi.
L’agevolazione consiste nell’erogazione di un contributo, in misura rapportata alla somma dei tributi comunali dovuti dall’esercente e regolarmente pagati nell’anno precedente a quello nel quale è presentata la richiesta di concessione, fino al 100 per cento dell’importo.
Il contributo viene corrisposto per l'anno dell'apertura o ampliamento dell’esercizio commerciale e per i tre anni successivi.
I contributi sono erogati a decorrere dalla data di effettivo inizio dell’attività dell’esercizio.

L'agevolazione è circoscritta a:
  • esercizi di vicinato: quelli con superficie di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
  • medie strutture di vendita: gli esercizi con superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti.
A tali fini, nell’ambito del bilancio comunale, è prevista l’istituzione di un apposito Fondo, con oneri a carico del bilancio dello Stato, con dotazione annuale in 5 milioni per il 2020, 10 milioni per il 2021, 13 milioni per il 2022 e 20 milioni a decorrere dal 2023.
I soggetti che intendono usufruire delle agevolazioni devono presentare al Comune di residenza, a partire dal 1° gennaio ed entro il 28 febbraio di ogni anno, apposita richiesta.
Il Comune, effettuati i controlli, determina la misura del contributo spettante, previo riscontro del regolare avvio e mantenimento dell’attività.
I contributi, non cumulabili con altre agevolazioni, sono concessi nell’ordine delle richieste presentate e fino all’esaurimento delle risorse iscritte nel bilancio comunale.
Ora aspettiamo che anche il Senato esamini e approvi definitivamente il testo e finalmente avremo garantito ai contribuenti italiani una serie di migliorie fiscali che attendevano da troppo tempo”,

Gruppi M5S

sabato 8 giugno 2019

No, non siete pazzi... forse vi state solo svegliando!

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In questo periodo, unico nella storia di questo pianeta, un grande
miracolo sta avvenendo nella vita di tante persone, il risveglio della
coscienza, per costoro la vita non sarà mai più la stessa. Uomini e
donne si stanno riconnettendo con la propria anima, molti stanno
soffrendo perché non si sentono più parte della società. Non si
sentono compresi nel loro meraviglioso cambiamento evolutivo,
proverete un allontanamento da familiari amici, e tutto ciò che vi
circonda. Solitudine nella propria famiglia che inevitabilmente fa
fatica a comprendere i tuoi cambiamenti così radicali, questo è il
risultato di grossi cambiamenti interiori a livello di DNA e
coscienza, questo passerà. Voi sarete spazialmente cambiati e vi
sentirete come se steste camminando tra due mondi, poichè la vostra
consapevolezza transita nella nuova energia e il corpo talvolta rimane
indietro. Avrete una sensazione di solitudine anche in compagnia di
altre persone.

Sentire il bisogno di solitudine e di passare più tempo in mezzo alla
natura per aiutare la nuova energia a radicarsi, perdita di passione,
poco o nessun desiderio, questo fa parte del processo. Accettate
questo momento, questo passerà, è simile alla riprogrammazione di un
computer, avete bisogno di spegnere per un breve periodo, desiderio di
condividere conoscenza, saggezza, verità con gli altri. Incremento
della gnosi, capacità di comprendere i misteri nelle parole e
scritture. Distacco dai mezzi di comunicazione negativi, predilezione
per un'alimentazione più consapevole e naturale, maggiore tolleranza
verso il prossimo e le differenze. Desiderio profondo di libertà e
rifiuto totale di qualsiasi schema o programma sociale limitativo o
ingannevole, profonda consapevolezza dell'esistenza della vita in più
dimensioni e mondi. Consapevolezza che siamo tutti interconnessi e
siamo tutti l'uno, sappi che non sei solo ne pazzo, ma ci sono milioni
di persone nel mondo che condividono questo risveglio con te.

L'uomo è destinato a cambiare e il mondo con esso, o si cambia o tutto
si ripete.

Fonte: La Verità ci Rende Liberi

martedì 4 giugno 2019

I tre dell'Ave Bilderberg: "Gruber, Feltri e Renzi..." (con integrazione)

Risultati immagini per I tre del Bilderberg  2019
Tre italiani sono stati invitati quest’anno alla riunione del gruppo Bilderberg, svoltasi a Montreux in Svizzera dal 30 maggio al 2 giugno. Accanto a Lilli Gruber, la conduttrice televisiva de La7 ormai ospite fissa del Bilderberg, è stato invitato un altro giornalista: Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio. Il «terzo uomo» scelto dal Bilderberg è Matteo Renzi, senatore del Partito Democratico, già presidente del Consiglio.
Il gruppo Bilderberg, costituitosi nel 1954 formalmente  per iniziativa di «eminenti cittadini» statunitensi ed europei, fu  in realtà  creato dalla Cia e dal servizio segreto britannico MI6 per sostenere la Nato contro l’Urss. Dopo la guerra fredda, ha mantenuto lo stesso ruolo a sostegno della strategia Usa/Nato.
Alle sue riunioni vengono invitati ogni anno, quasi esclusivamente da Europa occidentale e Stati uniti, circa 130 esponenti del mondo politico, economico e militare, dei grandi media e dei servizi segreti, che formalmente partecipano a titolo personale. Essi si riuniscono a porte chiuse, ogni anno in un paese diverso, in hotel di lusso blindati da ferrei sistemi militari di sicurezza.
Non è ammesso nessun giornalista od osservatore, né viene pubblicato alcun comunicato. I partecipanti sono vincolati alla regola del silenzio: non possono rivelare neppure l’identità dei relatori che hanno fornito loro determinate informazioni (alla faccia della declamata «trasparenza»).
Si sa solo che quest’anno hanno parlato soprattutto di Russia e Cina, di sistemi spaziali, di uno stabile ordine strategico, del futuro del capitalismo.
Le presenze più autorevoli sono state, come al solito, quelle statunitensi: Henry Kissinger, «figura storica» del gruppo a fianco del banchiere David Rockfeller (fondatore del Bilderberg e della Trilateral, morto nel 2017); Mike Pompeo, già capo della Cia e attuale segretario di stato; David Petraeus, generale già capo della Cia; Jared Kushner, consigliere (nonché genero) del presidente Trump per il Medio Oriente e intimo amico del premier israeliano Netanyahu. Al loro seguito Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, che ha ricevuto un secondo mandato per i suoi servigi agli Usa.
Per quattro giorni, in incontri segreti multilaterali e bilaterali, questi e altri rappresentanti dei grandi poteri (aperti e occulti) dell’Occidente hanno rafforzato e allargato la rete di contatti che permette loro di influire sulle politiche governative e sugli orientamenti dell’opinione pubblica.
I risultati si vedono. Sul Fatto Quotidiano Stefano Feltri difende a spada tratta il gruppo Bilderberg, spiegando che le sue riunioni si svolgono a porte chiuse «per creare un contesto di dibattito franco e aperto, proprio in quanto non istituzionale», e se la prende con «i tanti complottisti» che diffondono «leggende» sul gruppo Bilderberg e anche sulla Trilateral.
Non dice che, fra «i tanti complottisti», c’è il magistrato Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione (deceduto nel 2018), che riassumeva così il risultato delle indagini effettuate: «Il gruppo Bilderberg è uno dei responsabili della strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella di Piazza Fontana, di concerto con la Cia e i servizi segreti italiani, con Gladio e i gruppi neofascisti, con la P2 e le logge massoniche Usa nelle basi Nato.
In questo prestigioso club è stato ammesso ora anche Matteo Renzi. Escludendo che lo abbiano invitato per le sue doti di analista, resta l’ipotesi che i potenti del Bilderberg stiano preparando in modo occulto qualche altra operazione  politica in Italia.
Ci scuserà Feltri se ci uniamo così ai «tanti complottisti».
Manlio Dinucci
Immagine correlata
Comitato promotore della campagna NO GUERRA NO NATO
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Integrazione di Adriano Colafrancesco


Stefano Fetri a “Stasera Italia” (Rete 4 Mediaset) del 2 giugno, sul Bilderberg Meeting di Montreux":
"Giusto per spiegare a tutti quelli che pensano sia una cosa dove si fanno cose losche….e’ una fatica notevole, perché è molto impegnativo: dalle otto di mattina alle otto di sera si sta in una stanza e ci sono persone che si alternano sul palco. I complottisti si stancherebbero parecchio a venirci dentro. Giusto per capire, non c’è neanche una opinione condivisa….idee diversissime sulla Brexit, sui cambiamenti climatici, sull’Europa. E’ molto interessante ma non è una istituzione, non si prende alcuna decisione. Ci sono scambi, ci sono persone che sanno alcune cose e le condividono con gli altri. Molto interessante ma meno di come pensano i complottisti“.



Insomma: interessante, ma una rottura di palle. Una riunione della massima segretezza, con accessi rigorosamente selezionati, ma pur sempre una rottura di palle! Anzi una interessante rottura di palle. Dopo tutto che ci si poteva aspettare da un meeting, fatto in un albergo dal quale persino il personale è stato fatto evacuare, per sostituirlo con gente di fiducia che garantisse la riservatezza sulla goliardia di vecchi buontemponi venuti da tutte le parti del mondo a cazzeggiare come degli inguaribili adolescenti, chiusi dentro una stanza, insieme ai nostri Stefano. Lilli e Matteo.

Dagli Stati Uniti, accompagnati come scolaretti da Henry Kissinger, erano presenti in 32:

Abrams, Stacey, Founder and Chair, Fair Fight,
Altman, Roger C.Founder and Senior Chairman, Evercore,
Baker, James H., Director, Office of Net Assessment, Office of the Secretary of Defense,
Cohen, Jared, Founder and CEO, Jigsaw, Alphabet Inc.,
Hobson, Mellody President, Ariel Investments LLC,
Ellis, James O., Chairman, Users’ Advisory Group, National Space Council,
Daniels, Matthew, New space and technology projects, Office of the Secretary of Defense
Ferguson, Niall, Milbank Family Senior Fellow, Hoover Institution, Stanford University,
Grant, Adam M., Saul P. Steinberg Professor of Management, The Wharton School, University Henry,
Mary Kay, International President, Service Employees International Union,
Hoffman, Reid, Co-Founder, LinkedIn; Partner, Greylock Partners,
Karp, Alex, CEO, Palantir Technologies,
Jordan, Jr., Vernon E., Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Kotkin, Stephen, Professor in History and International Affairs, Princeton University
Kravis, Henry R., Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co
Kushner Jared, Senior Advisor to the President, The White House
McArdle, Megan, Columnist, The Washington Post
McCaskill, Claire, Former Senator; Analyst, NBC News
Micklethwait, John, Editor-in-Chief, Bloomberg LP
Mundie Craig J., President, Mundie & Associates
Nadella, Satya, CEO, Microsoft
Petraeus, David H., Chairman, KKR Global Institute
Pottinger, Matthew, Senior Director, National Security Council
Schadlow, Nadia, Senior Fellow, Hudson Institute
Rubin, Robert E., Co-Chairman Emeritus, Council on Foreign Relations; Former Treasury Schmidt,
Eric E., Technical Advisor, Alphabet Inc.
Singer, Peter Warren, Strategist, New America
Snyder, Timothy, Richard C. Levin Professor of History, Yale University
Thiel, Peter, President, Thiel Capital
Turpin, Matthew, Director for China, National Security Council
Walker, Darren, President, Ford Foundation

Per il resto del mondo, coordinati da

Azoulay, Audrey, Director-General, UNESCO
Stoltenberg, Jens, Secretary General, NATO

erano presenti:
:
dalla Gran Bretagna in 13
Adonis, Andrew, Member, House of Lords
Bostrom, Nick, Director, Future of Humanity Institute, Oxford University of Pennsylvania
Carney, Mark J., Governor, Bank of England
Fleming, Jeremy, Director, British Government Communications Headquarters
Garton Ash, Timothy, Professor of European Studies, Oxford University
Lund, Helge, Chairman, BP plc; Chairman, Novo Nordisk AS
Minton Beddoes, Zanny (GBR), Editor-in-Chief, The Economist
Sawers, John, Executive Chairman, Newbridge Advisory
Shafik, Minouche, Director, The London School of Economics and Political Science
Suleyman, Mustafa, Co-Founder, Deepmind
Tucker, Mark, Group Chairman, HSBC Holding plc
Tugendhat, Tom, MP, Conservative Party
Wolf, Martin H., Chief Economics Commentator, Financial Times
dalla Francia in 8
Barbizet, Patricia, Chairwoman and CEO, Temaris & Associés
Beaune, Clément, Adviser Europe and G20, Office of the President of the Republic of France
Buberl, Thomas, CEO, AXA
Godement, François, Senior Adviser for Asia, Institut Montaigne
Caine, Patrice, Chairman and CEO, Thales Group
Le Maire, Bruno, Minister of Finance
Nora, Dominique, Managing Editor, L'Obs
Pouyanné, Patrick, Chairman and CEO, Total S.A.
dalla Germania in 6
Boos, Hans-Christian, CEO and Founder, Arago GmbH
Döpfner, Mathias, Chairman and CEO, Axel Springer SE
Jost, Sonja, CEO, DexLeChem
Leyen, Ursula von der, Federal Minster of Defence
Teuteberg, Linda, General Secretary, Free Democratic Party
Zetsche, Dieter, Former Chairman, Daimler AG

Dall’Olanda in 6
Buitenweg, Kathalijne (NLD), MP, Green Party
Kaag, Sigrid (NLD), Minister for Foreign Trade and Development Cooperation
Netherlands, His Majesty the King of the (NLD)
Rutte, Mark (NLD), Prime Minister
Uhl, Jessica (NLD), CFO and Executive Director, Royal Dutch Shell plc
Croiset van Uchelen, Arnold (NLD), Partner, Allen & Overy LLP
dalla Svizzera in 6
Hirayama, Martina, State Secretary for Education, Research and Innovation
Hoffmann, André, Vice-Chairman, Roche Holding Ltd.
Kudelski, André, Chairman and CEO, Kudelski Group
Maurer, Ueli, President of the Swiss Federation and Federal Councillor of Finance
Supino, Pietro, Publisher and Chairman, Tamedia Group
Thiam, Tidjane, CEO, Credit Suisse Group AG
dalla Turchia in 5
Balta, Evren, Associate Professor of Political Science, Özyegin University
Demiralp, Selva, Professor of Economics, Koç University
Ceviköz, Ahmet Ünal, MP, Republican People's Party (CHP)
Koç, Ömer, Chairman, Koç Holding A.S.
Sitti, Metin, Professor, Koç University; Director, Max Planck Institute for Intelligent Systems
dalla Spagna in 4
Arrimadas, Inés, Party Leader, Ciudadanos
Botín, Ana P., Group Executive Chair, Banco Santander
Casado, Pablo, President, Partido Popular
Monzón, Javier, Chairman, PRISA


dalla Norvegia in 4
Brandtzæg, Svein Richard, Chairman, Norwegian University of Science and Technology
Brende, Børge, President, World Economic Forum
Seres, Silvija, Independent Investor
Solhjell, Bård Vegar, CEO, WWF - Norway
dalla Svezia in 4
Kristersson, Ulf, Leader of the Moderate Party
Mazur, Sara, Director, Investor AB
Rockström, Johan, Director, Potsdam Institute for Climate Impact Research
Wallenberg, Marcus, Chairman, Skandinaviska Enskilda Banken AB
dal Canada in 3
Arbour, Louise, Senior Counsel, Borden Ladner Gervais LLP
Barton, Dominic, Senior Partner and former Global Managing Partner, McKinsey &
Sabia, Michael, President and CEO, Caisse de dépôt et placement du Québec
dalla Danimarca in 3
Findsen, Lars, Director, Danish Defence Intelligence Service
Hedegaard, Connie, Chair, KR Foundation; Former European Commissioner
Vestergaard Knudsen, Ulrik, Deputy Secretary-General, OECD
dalla Grecia in 3
Kerameus, Niki K., MP; Partner, Kerameus & Partners
Pagoulatos, George, Vice-President of ELIAMEP, Professor; Athens University of Economics
Papalexopoulos, Dimitri, CEO, TITAN Cement Company S.A.

Dall’Irlanda in 3
Donohoe, Paschal, Minister for Finance, Public Expenditure and Reform
Gnodde, Richard J., CEO, Goldman Sachs International
O'Leary, Michael, CEO, Ryanair D.A.C.

dalla Polonia in 3
Pienkowska, Jolanta, Anchor woman, journalist
Sikorski, Radoslaw, MP, European Parliament
Trzaskowski, Rafal, Mayor of Warsaw

dal Portogallo in 3
Barbot, Estela, Member of  Board and Audit Committee, REN (Redes Energéticas Nacionais)
Barroso, José Manuel, Chairman, Goldman Sachs International; Former President, European
Medina, Fernando, Mayor of Lisbon
dall’Austria in 2
Hanappi-Egger, Edeltraud, Rector, Vienna University of Economics and Business
Zeiler, Gerhard, Chief Revenue Officer, WarnerMedia
dal Belgio in 2
Albers, Isabel, Editorial Director, De Tijd / L'Echo
Leysen, Thomas, Chairman, KBC Group and Umicore
dalla Bulgaria 1
Krastev, Ivan, Chairman, Centre for Liberal Strategies
dalla Finlandia 1
Liikanen, Erkki, Chairman, IFRS Trustees; Helsinki Graduate School of Economics
dalla Estonia 1
Ratas, Jüri (EST), Prime Minister
….  tutta gentarella che ha tempo da perdere e cosette su cui cazzeggiare, ….come quelli, del resto, invitati a  rappresentarci… decisi, ovviamente, a nostra insaputa!

Adriano  Colafrancesco

Risultati immagini per Adriano  Colafrancesco