giovedì 19 settembre 2019

Ecco perché Teresa Bellanova vuole gli OGM ed il CETA...

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"...tutta l'agricoltura industriale è una terribile patologia della Terra, è un processo che distrugge la Vita. La colpa è di tutta la civiltà industriale, con il suo squallido primato dell'economia e della crescita, che ha ormai invaso il mondo intero..."   (Guido Dalla Casa)

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Teresa Bellanova, la nuova ministra per l'agricoltura del governo m5s+pd, ci porta la bella nuova: "Sugli Ogm e sul CETA voglio aprire un confronto rapidamente con le parti imprenditoriali...". Insomma apre la porta agli OGM ed al CETA. I tempi sono parecchio cambiati rispetto all'11 marzo 2013 in cui mi scriveva un neodeputato stelluto (che non nomino per non metterlo in imbarazzo): “Salve. Mi occupo della questione OGM, vorrei acquisire la documentazione scientifica che avvalora i rischi alla salute e all'ambiente e capire quali dossier hanno presentato gli altri paesi UE che hanno adottato la clausola di salvaguardia. Mi auguro di poterla incontrare anche di persona a Roma o in altra occasione. Il Dott. Trinca mi ha suggerito il suo contatto e dato che sono iscritto alla mailing list bioregionale le ho riscritto proprio ora. Grazie dell'attenzione.” 

Mia rispostina: “Caro neodeputato, son contento della tua lettera e dell'interesse che dimostri verso il problema degli OGM... Il materiale che abbiamo raccolto nel corso degli anni è parecchio voluminoso, intanto puoi cominciare da qui:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/page/3/?s=organismi+geneticamente+modificati

Qualcuno mi chiedeva come mai un ministro del governo Conte 2.0 malgrado la lunga contrarietà agli ogm ed al CETA del M5S si esprimesse a favore di questi progetti globalisti e distruttori dell'habitat. La risposta arriva para para da Facebook, dalla stessa Teresa Bellanova, ministro alle Politiche agricole,  che ha dichiarato: "Ho sempre detto che al momento opportuno avrei detto da che parte sto. Sto con Matteo Renzi. Quello di Renzi, sottolinea Bellanova nel suo post, è un progetto politico ambizioso..."   

Ah, ecco perché...

Paolo D'Arpini - Portavoce European Consumers Tuscia

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martedì 17 settembre 2019

17 settembre 2019, avevano ragione i gufi - Matteo Renzi torna nella foresta



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Avevano ragione i gufi,  17 settembre 2019.  Da fonti dirette (lo dice persino Repubblica) apprendiamo che Matteo Renzi ha deciso di scindersi dal PD.  Lo annuncia egli stesso su Twitter con queste parole emblematiche: "Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso” (Matteo Renzi @matteorenzi  - Senatore di Firenze). Ma la scissione era nell'aria sin dal successo di Zingaretti alle ultime primarie per l'elezione del segretario. 

La situazione strana è che Zingaretti ha vinto all'interno del partito, almeno formalmente, mentre renzie conserva il controllo della quasi totalità dei parlamentari eletti (visto che le candidature delle elezioni di un anno e mezzo fa le aveva decise lui). Ora si capisce perché a tutti i costi ha spinto per il Conte 2.0, con il m5s, non certo per amore del grillo o del Conte ma per poter restare in gioco con i suoi scherani e controllare le scelte di governo, che se -come avrebbe voluto Zingaretti- andando a nuove elezioni i posti sicuri nelle liste del PD  renzie, boschi e compari se li sarebbero sognati. 

Furbetto quel renzie, come ai tempi di "lascia o raddoppia", ma non intelligente e nemmeno onesto con il partito che lo ha accolto fornendogli l'occasione di un momento di gloria con una formidabile ascesa ripagata da lui con una altrettanto formidabile caduta. Si vede che renzie doveva essere la nemesi del PD, il continuatore dell'opera di Rutelli e Veltroni diretta al definitivo annichilimento di quello che fu un partito popolare e di sinistra. 

Bravo renzie sei riuscito nell'intento! Un commentatore marchigiano ha scritto: "Alla faccia degli estimatori di renzie... penso che stanotte qualcuno non è riuscito a dormire... "che faccio, rimango col PD senza renzie o vado con il nuovo partito assieme a renzie?" ... Per i trasformisti, quelli che fanno politica attiva, sia chiaro, è un bel guaio. Comunque con la sua boria ha fatto un bel casino... poverino i suoi adepti toscani tutti fuori dal governo, se ne va per una questione di posti, tanto lui non è stato mai di sinistra. Qualcuno nel PD infine se ne starà accorgendo ed io lo ho sempre detto: è più credibile Crozza!". 

Ora dobbiamo vedere come verrà spartita la torta del gradimento tra il probabile "partito della nazione", un miscuglio di renziani, berlusconiani e boninisti e l'ultimo fortino PD. Un sondaggio recente, ma precedente l'annunciata scissione renziana, realizzato da Scenari politici-Winpoll per il Sole 24 Ore fa registrare un aumento dei consensi per la Lega di Matteo Salvini. Resta al secondo posto il PD, seppur nettamente staccato. In calo costante (ed inevitabile) il Movimento 5 Stelle che si ferma al 15,5% (e continuando su questa china prima del termine della legislatura sarà estinto). In crescita invece Fratelli d’Italia e La Sinistra-sinistra.

Ora serve un nuovo sondaggio per capire che percentuali di voti renzie porterebbe via al PD... ma l'esperienza passata dimostra che gli scissionisti di solito restano con l'amaro in bocca... Intanto quelli della Sinistra-sinistra stigmatizzano l'azione del renzie definendola "un'operazione di controrivoluzione preventiva" (e stavolta si capisce benissimo cosa intendono).

Paolo D'Arpini - Portavoce di European Consumers Tuscia

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lunedì 16 settembre 2019

F35 ed altre armi inutili - Soldi buttati al vento....


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Gli F35, programma aeronautico internazionale che coinvolge (con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi lustri) la Difesa italiana, sono al centro da anni di critiche e contestazioni. In occasione delle elezioni politiche del 2013 ci fu la corsa dei partiti a proclamare che l’avrebbero ridimensionato. O addirittura cancellato. In tempi di campagna elettorale purtroppo da sempre l’italiano è abituato ad ogni sorta di promessa che viene poi, puntualmente, cancellata. E per gli F35 non è andata diversamente. 

La Rete Italiana per il Disarmo e altre organizzazioni pacifiste hanno prodotto dossier su dossier, denunce su denunce, sulla “qualità” degli aerei e su come quei fondi potevano essere investiti in maniera più fruttuosa. Dal risanamento del territorio di un Paese dove altissimo è il pericolo del dissesto idrogeologico (e la cronaca di questi anni ci ha documentato perfettamente, tra disastri e lutti, quanto questo pericolo sia terribile) alla possibilità di fornire istruzione universitaria gratuita a chi non può permetterselo (in un Paese dove sempre più le disuguaglianze sociali ed economiche aumentano sarebbe una rivoluzione) o alla costruzione e ristrutturazione delle scuole. 

Gli ultimi dati sulla inadeguatezza al rischio sismico delle scuole italiane, in alcune regioni anche oltre il 50% non rispettano standard di sicurezza contro i terremoti, sono di questi giorni. Ma il j’accuse più forte contro gli F35 non è dei disarmisti e dei pacifisti ma, in un assurdo che supera anche il teatro pirandelliano, de facto della Difesa USA e del governo che più negli anni l’ha sponsorizzato e sostenuto.

Come riportato nel 2014 da Francesco Vignarca su Altreconomia, il 19 settembre 2014 “ alla Lockheed Martin, capofila del programma, è stata accordata una modifica di un precedente contratto, per complessivi 25 milioni di dollari ” per “ intervenire con sistemazioni di post-produzione sugli aerei del lotto VI ”. In più le necessità operative e di supporto annuali triplicano i costi complessivi del progetto. Un paio di anni prima, rivelò sempre Vignarca, uno studio del governo canadese rapportato all’adesione italiana al progetto colloca la spesa complessiva “ per acquisto e gestione di una flotta di 90 aerei ad oltre 50 miliardi di euro ”, praticamente una finanziaria e molto di più di quanto occorre per disinnescare la clausola di salvaguardia sull’Iva annualmente. 

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Ma le criticità economiche non finiscono qui. Sempre dagli USA nel 2014 arrivò un rapporto secondo cui i costi annuali per gli F35 sono dell’80% superiori a 4 diversi aerei già in dotazione all’esercito a stelle e strisce. E anche qui tutto è partito da stime della Difesa statunitense. Sono passati 5 anni e diversi altri dossier sulle criticità, economiche e funzionali, degli F35. Ma, nonostante le promesse elettorali e non solo, il progetto internazionale è andato avanti per l’Italia a gonfie vele. Altri Stati hanno diminuito o azzerato il proprio impegno, il BelPaese no. 

Al di là delle belle parole retoriche in occasione di cerimonie e anniversari l’impegno per la Pace e il disarmo non esiste più. Basterebbe (per chi ha tempo e soprattutto lo stomaco così forte da sostenerlo) risfogliarsi e riascoltarsi i programmi e dibattiti pubblici degli ultimi anni. Nessuna parola per la riconversione delle spese militari, nessun impegno per la difesa non armata e nonviolenta (nonostante una campagna sostenuta da tantissime organizzazioni e cittadini!). In questi anni sono state tagliate tutte (o quasi) le spese pubbliche possibili, milioni di italiani si sono ritrovati senza assistenza sanitaria e previdenziale. Eppure le spese militari (in una dinamica terribilmente identica alla Grecia massacrata dalla crisi finanziaria e dall’austerity) hanno visto solo balzi in avanti.

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Una dimostrazione di quanto disarmo e riconversione sono stati banditi viene dalla Sardegna. La guerra in Yemen e le criminali conseguenze dei bombardamenti dell’Arabia Saudita hanno scalfito il “muro di gomma” del silenzio mediatico. Le denunce di varie associazioni per i diritti umani, e anche di alcune trasmissioni televisive nazionali, hanno mostrato anche in Italia quel che sta accadendo. Alimentando un fragile e debole dibattito in quanto le bombe sganciate in Yemen vengono prodotte anche in Sardegna. Nonostante silenzi, reticenze e un inner circle mediatico di ben altra “sensibilità” (ammesso e non concesso che si possa parlare di sensibilità per chi si schiera con militarismo e guerre), questo dibattito ha prodotto anche conseguenze in Parlamento: il 25 giugno scorso una mozione di maggioranza votata alla Camera ha chiesto al governo di bloccare l’esportazione di alcuni tipi di armi – le bombe d’aereo e i missili – verso i due Paesi fino a che non ci sarà una svolta concreta nel processo di pace con lo Yemen . Nei giorni successivi Rwm, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall con sede a Domusnovas, in Sardegna, e a Ghedi, in provincia di Brescia, ha annunciato la sospensione delle licenze per l’esportazione di bombe d’aereo e componenti verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Dopo l’approvazione della mozione parlamentare il Comitato per la riconversione della Rwm si è rivolta alle istituzioni sarde e nazionali, ai sindacati, all’Università e all’imprenditoria “ al fine di promuovere e sostenere la messa in atto di attività alternative a quelle della produzione di bombe ” e per la salvaguardia dei lavoratori che “ non devono subire le conseguenze di un’eventuale chiusura dello stabilimento e conseguente delocalizzazione ”. Davanti a questo scenario ci si aspetterebbe un rilancio della possibilità di riconversione della fabbrica e un ritorno a discussioni su disarmo e alternative alle spese militari. Resistenze da parte di determinati settori politici o, al massimo imprenditoriali. Per motivi ideologici i primi ed economici i secondi. E invece, colpo di scena, la negazione di ogni possibile alternativa all’industria bellica è venuta dai sindacati. Negli Anni Ottanta furono tra i primi in Italia a parlare, e produrre documenti su documenti, sulla riconversione delle spese militari e sul disarmo.

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Negli Anni Novanta e Duemila in prima fila nelle manifestazioni pacifiste con i tre sindacati confederali tra i promotori della “Tavola della Pace” e della Marcia Perugia-Assisi. Eppure oggi, nella Sardegna da cui partono le bombe per la guerra in Yemen viene da loro un secco no alla riconversione. Una decisione presa dall’assemblea dei lavoratori l’11 settembre che ha approvato un documento dove si fa riferimento ad “ un’alternativa ” che vada incontro “ alle esigenze della Difesa dello Stato Italiano e dei paesi europei ” e la “ non accettazione di alternative quali la riconversione della produzione ”. Un rifiuto quest’ultimo motivato con il fallimento di passate riconversioni delle industrie minerarie, fatti drammatici per l’intera società sarda che lasciano un senso di smarrimento, indignazione e scetticismo. In conclusione del documento i lavoratori hanno chiesto all’azienda di proseguire gli investimenti programmati. Che i lavoratori siano esasperati e indignati di fronte a rischi, come già accaduto a tantissimi altri in Sardegna e tutt’Italia, per il proprio lavoro è giusto e sacrosanto. 

Mai sacrificare migliaia di famiglie, mai gettare nel dramma della disoccupazione i lavoratori. Ma stupisce che i sindacati, vicini storicamente anche alle istanze pacifiste, non abbiano ripreso i temi della riconversione pacifica e delle alternative all’industria militare stupisce. Ancor di più alla luce di quanto accaduto lo scorso 1° marzo quando la Camera dei Deputati ha ospitato il Convegno “Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità”. In tale occasione Sergio Bassoli (esponente della CGIL e della segreteria della Rete della Pace) ha dichiarato che “ un Paese civile come l’Italia non può vendere le armi ad un Paese come l’Arabia Saudita ” e che “ se si segue la prospettiva secondo cui se non vendiamo noi, vendono altri, andiamo a sbattere ”.

Alessio Di Florio

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venerdì 13 settembre 2019

Cattive nuove dal Vaticano: "Bergoglio e l'infelice papato..."


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Mentre tutti noi siamo presi dalle vicende politiche nostrane, che sono un granello di sabbia nella politica mondiale, pochi si avvedono dei pericoli che incombono sulla Chiesa Cattolica Romana.

I problemi posti dall’infelice papato attuale, frutto di grossa svista dello Spirito Santo al momento del Conclave, non riguardano solo il mondo cattolico, ancorché formato da oltre un miliardo e mezzo di seguaci in tutto l’orbe, ma l’intera politica mondiale.

Il porsi Papa Bergoglio come autorità politica dimenticando quella precipua di guida spirituale dei suoi fedeli, sta creando fratture, speriamo non insanabili, nella Chiesa universale di Cristo ed anche negli assetti geopolitici generali.

In Sud America, da dove è venuto l’attuale inquilino dei sacri palazzi vaticani, emergono i movimenti episcopali latino-americani ed amazzonici che rappresentano un’aperta contestazione alla chiesa tradizionale ed agli insegnamenti di Cristo, che però godono di aperta simpatia bergogliana.

In pratica, tutti questi movimenti danno tutta l’aria di un nuovo scisma, che non potrà che portare ad un effetto emulazione in tutto il mondo.

In Germania, per esempio, già qualcosa bolle in pentola. Lo ha compreso il Card. Woelkl arcivescovo di Colonia, ma papa Bergoglio no. Di quanto in quanto, lo schema della “chiesa nazionale” si riaffaccia.

Torniamo al prossimo Sinodo dei Vescovi del Consiglio Episcopale Latino americano e Rete ecclesiale panamazzonica che si terrà (udite, udite !) in Vaticano da domenica 6 a domenica 27 ottobre prossimi.

Il tema del Sinodo: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”.

Il Papa ha benedetto questa iniziativa che invece ha tutta l’aria di essere un vero e proprio scisma. Tra i tanti problemi del mondo, uno scisma della Chiesa cattolica proprio non ci voleva, soprattutto perché gli scismi del passato sono stati “giustificati” da eresie.

In parole povere, il prossimo Sinodo dei Vescovi del sud America prepara la formazione di una chiesa nazionale amazzonica in quanto pone come soggetto principale dell’interesse ecclesiale la popolazione, la realtà, il territorio di quelle zone del mondo, contravvenendo quindi all’insegnamento di Cristo che è universalità.

Osservando il “Documento di Bogotà” dei giorni 6, 7 settembre scorsi si leggono errori panteisti, pelagiani, luterani, proprio tutti quelli che nel passato portarono a scismi. Vedansi il sinodo filo-ariano di Milano nel 355, il sinodo monofisita di Efeso nel 449, il sinodo nestoriano di Costantinopoli del 553, quello conciliarista di Basilea del 1438 e quello giansenista del 1786. Le tesi di questi sinodi assomigliano a quelle “amazzoniche”.

Infatti, il documento di Bogotà si propone di minare o rovesciare gli elementi fondamentali della dottrina cattolica, sostenendo che la Chiesa non ha il “monopolio della salvezza” e che il pluralismo e la diversità delle religioni sono espressioni di una saggia volontà divina;

le religioni non cristiane sono in grado di portare la “salvezza” alle persone e le tradizioni religiose pagane degli indigeni in Amazzonia vanno rivalutate;

il testo ridefinisce l’Eucaristia come atto simbolico della comunità;

attacca il sacerdozio gerarchico del Nuovo Testamento prevedendo la creazione di nuovi ministeri per i laici, la possibilità dell’ordinazione delle donne al diaconato e l’ordinazione uomini sposati al sacerdozio;

promuove una nuova teologia indigenista, femminista ed ecologica e si propone di esportare questo modello per creare una Chiesa dal “volto amazzonico”.

Queste le tesi che si proporranno in Vaticano il mese prossimo!

Orrore!



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Nella Chiesa cattolica non possono esistere “chiese nazionali” e nemmeno movimenti di interesse locale. In passato, la formazione di “chiese nazionali” ha portato a pesanti scismi. E’ scritto nella storia.

Chi dovrebbe proteggere la Chiesa Cattolica da questi pericoli? Il Papa.

Ma Papa Bergoglio appare complice di questi movimenti, la sua provenienza dalla “fine del mondo” (così si definiscono le province meridionali argentine), lontana dalla Curia storica di Roma, l’hanno abbindolato.

Nell’ambiente della curia romana l’atmosfera è di forte preoccupazione, soprattutto per quanto riguarda il prossimo sinodo sull’Amazzonia.

La preoccupazione riguarda anche recenti avvenimenti, come la decapitazione dell’Istituto Giovanni Paolo II e le nomine dei nuovi cardinali, tutti uomini di fiducia di papa Bergoglio, sbilanciati su temi come l’Islam (Ayuso Guixot, Fitzgerald, Lopez Romero) l’immigrazione (Czerny, Ramazzini Imeri, Zuppi) la teologia femminista (Tolentino Mendonça).

Con queste nomine oltre il cinquanta per cento dei cardinali elettori sarà stato scelto da Papa Francesco e il prossimo conclave sarà “blindato” in senso progressista. Una larga parte della curia è legata alla memoria di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II, ma sembra che papa Francesco voglia prendere sempre di più le distanze dai due pontificati precedenti.

Un altro motivo di preoccupazione è infine l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti del cardinale Pell, abbandonato all’(in)giustizia australiana, malgrado in Vaticano tutti siano convinti della sua innocenza.

Per concludere.

Giorni fa, parlando con un noto ecclesiastico di cui ometto il nome, mi espressi augurando presto un nuovo Conclave che elegga un vero soldato di Cristo.

La risposta: “Non ti illudere, il prossimo sarà peggio.”

Non resta che affidarsi alla Beatissima Vergine Maria, perché interceda e che con i suoi angeli ci protegga nelle prossime decisive settimane.

Un’ultima osservazione: nel pontificato Bergoglio il culto di Maria appare offuscato. Chi ce lo può spiegare?

Andrea Stefano Marini Balestra


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Fonte:  https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgxwDrHqVDPFVKFSsVRNZDSDXQSnM?compose=GTvVlcSPFrFDtvtSppTMQJpbgskGRJCXXXldHqLClqvJMrbXjlzkpVqnfTGMzXTqpbcGlwSxbwrXs

giovedì 12 settembre 2019

USA. Petition to a Special Grand Jury on un-prosecuted federal crimes at the World Trade Center on September 11, 2001


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Whereas, the attacks of September 11, 2001, are inextricably and forever tied to the Franklin Square and Munson Fire Department;

Whereas, on September 11, 2001, while operating at the World Trade Center in New York City, firefighter Thomas J. Hetzel, badge #290 of Hook and Ladder Company #1, Franklin Square and Munson Fire Department of New York, was killed in performance of his duties, along with 2,976 other emergency responders and civilians;

Whereas, members of the Franklin Square and Munson Fire Department were called upon to assist in the subsequent rescue and recovery operations and cleanup of the World Trade Center site, afflicting many of them with life-threatening illnesses as a result of breathing the deadly toxins present at the site;

Whereas, the Board of Fire Commissioners of the Franklin Square and Munson Fire District recognizes the significant and compelling nature of the petition before the United States Attorney for the Southern District of New York reporting un-prosecuted federal crimes at the World Trade Center on September 11, 2001, and calling upon the United States Attorney to present that petition to a Special Grand Jury pursuant to the United States Constitution and 18 U.S.C. SS 3332(A);

Whereas, the overwhelming evidence presented in said petition demonstrates beyond any doubt that pre-planted explosives and/or incendiaries — not just airplanes and the ensuing fires — caused the destruction of the three World Trade Center buildings, killing the vast majority of the victims who perished that day;

Whereas, the victims of 9/11, their families, the people of New York City, and our nation deserve that every crime related to the attacks of September 11, 2001, be investigated to the fullest and that every person who was responsible face justice;

NOW THEREFORE, BE IT RESOLVED that the Board of Fire Commissioners of the Franklin Square and Munson Fire District fully supports a comprehensive federal grand jury investigation and prosecution of every crime related to the attacks of September 11, 2001, as well as any and all efforts by other government entities to investigate and uncover the full truth surrounding the events of that horrible day.

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mercoledì 11 settembre 2019

Con Di Maio ministro degli esteri il nucleare verrà "spento"?

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C’è finalmente un ministro degli Esteri che si impegnerà a far aderire l’Italia al Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari?
Il neoministro Luigi Di Maio ha sottoscritto nel 2017 il Parliamentary Pledge dell’Ican, coalizione internazionale insignita del Premio Nobel per la Pace. In tal modo il capo politico del Movimento 5 Stelle – attuale ministro degli Esteri – si è impegnato a «promuovere la firma e la ratifica di questo Trattato di rilevanza storica» da parte dell’Italia. 
L’Impegno Ican è stato sottoscritto anche da altri attuali ministri 5 Stelle – Alfonso Bonafede (Giustizia), Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento), Fabiana Dadone (Pubblica Amministrazione) – e da altri parlamentari del M5S, come Roberto Fico e Manlio Di Stefano. C’è però un problema. 
All’Articolo 4 il Trattato stabilisce: «Ciascuno Stato parte che abbia sul proprio territorio armi nucleari, possedute o controllate da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi». 
Per aderire al Trattato Onu, l’Italia dovrebbe quindi richiedere agli Stati uniti di rimuovere  dal nostro territorio le bombe nucleari B-61 (che già violano il Trattato di non-proliferazione) e di non installarvi le nuove B61-12 né altre armi nucleari. 
Inoltre, poiché l’Italia fa  parte dei paesi che (come dichiara la stessa Nato) «forniscono all’Alleanza aerei equipaggiati per trasportare bombe nucleari, su cui gli Stati uniti mantengono l’assoluto controllo, e personale addestrato a tale scopo», per aderire al Trattato Onu l’Italia dovrebbe chiedere di essere esentata da tale funzione. 
Richieste impensabili da parte del secondo governo Conte che, come il primo, considera gli Stati uniti «alleato privilegiato». Qui si scoprono le carte. 
L’Impegno Ican è stato sottoscritto in Italia da oltre 200 parlamentari, per la maggior parte del Pd e del M5S (circa 90 ciascuno), gli attuali partiti di governo. Con quale risultato? 
Il 19 settembre 2017, il giorno prima che il Trattato venisse aperto alla firma, la Camera approvava una mozione Pd (votata anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia) che impegnava il governo Gentiloni a «valutare la possibilità di aderire al Trattato Onu».
Da parte sua il M5S non chiedeva l’adesione al Trattato Onu, e quindi la rimozione dall’Italia delle armi nucleari Usa, ma di «dichiarare l'indisponibilità dell'Italia ad utilizzare armi nucleari, e a non acquisire le componenti necessarie per rendere gli aerei F-35 idonei al trasporto di armi nucleari». Ossia che gli F-35, concepiti per l’attacco nucleare soprattutto con le B61-12, siano usati dall’Italia con una sorta di sicura che impedisca l’uso di armi nucleari. 
Il giorno dopo il Consiglio nord-atlantico, con il pieno consenso italiano, ha respinto e attaccato il Trattato Onu. 
Esso è stato finora firmato da 70 paesi ma, a causa delle pressioni Usa/Nato, ratificato solo da 26 mentre ne occorrono 50 perché entri in vigore. 
Lo stesso è  avvenuto con il Trattato sulle forze nucleari intermedie affossato da Washington. Sia in sede Nato, Ue e Onu, il primo governo Conte si è accodato alla decisione statunitense, dando luce verde alla installazione di nuovi missili nucleari Usa in Europa, Italia compresa. 
Il solenne Impegno sottoscritto dai parlamentari Pd, 5 Stelle e altri si è rivelato dunque, alla prova dei fatti, un espediente demagogico per raccogliere voti. Se per qualcuno non è così, lo dimostri coi fatti. 
A causa dell’«imprescindibile legame con gli Stati uniti», ribadito ieri da Conte nel discorso alla Camera, l’Italia viene privata della propria sovranità e trasformata in prima linea della strategia nucleare Usa. Con il consenso e il complice silenzio multipartisan.
Manlio Dinucci - Comitato promotore della campagna NO GUERRA  NO NATO
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martedì 10 settembre 2019

11 settembre 2001 – La grande beffa


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Non mi sono dimenticato della grande “beffa” dell’11/9. E sento il dovere di ricordare qualcosa di quanto accadde in quel non lontano 2001. L’11 settembre di quell’anno due grattacieli di New York, costruiti in cemento armato con intelaiature di acciaio durissimo, si sbriciolarono su se stessi in minuta polvere bianca senza toccare altri fabbricati. Il governo degli Stati Uniti dice che a causare il crollo e la morte di migliaia di persone che si trovavano nelle strutture furono due aeroplanini di linea, “dirottati da terroristi”, che si schiantarono sui fabbricati.


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Uhu, uhh… Quando quel giorno mi telefonò alla sede del  circolo vegetariano di  Calcata il caporedattore de Il Messaggero (edizione di Viterbo) per chiedermi un parere sull’appena avvenuto “attentato” alle twin towers (torri gemelle) immediatamente sentii la puzza di bruciato. Non credetti assolutamente alla fola dell’attacco dinamitardo di Al Qaeda ma siccome non avevo dati sufficienti per obiettare o sostenere tesi alternative mi limitai a dire “…sono stati gli extraterrestri…”.. e con ciò sistemai la faccenda, lasciando chiaramente intuire il mio pensiero, ovvero che la fantasia degli addetti ai “servizi” è intergalattica (se ne inventano di tutti i colori..). Peccato che il giornalista non raccolse la mia dichiarazione, che altrimenti la “bugia dinamitarda” sarebbe stata scoperta subito. Niente paura, con lo scorrere degli anni la verità vera dei fatti fu confermata da solide prove e da indizi inequivocabili sul come e perché le torri erano state buttate giù in un sol colpo…
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L’America aveva bisogno di una nuova guerra, piena di morti, una guerra di tragedia, paura. Serviva una guerra che facesse sentire al popolo americano d’essere in guerra perché un grande pericolo lo sovrasta… La desideravano la guerra, una guerra che facesse provare il tremolio della vendetta, una guerra che mantenesse ad libitum il senso di pericolo imminente, che giustificasse l’occhio per occhio.
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Ma era la vendetta brutale, che gli Stati Uniti d’America cercavano  oppure l’opportunità di rapinare il mondo di ogni sua ricchezza con la scusa di combattere il “nemico”? Questo è in fondo lo sporco segreto che, da quelle parti, tengono gelosamente nascosto. Rinunciando alla vergogna liberatoria di una confessione pubblica d’errore.  L’America mantiene il patto mefistofelico che aveva stretto con i “terroristi”. Ne abbiamo una prova anche oggi con le vicende dell’ISIS, con i rivoltosi di piazza Maidan, etc. etc.
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Per tutto questo gli americani, “che sanno”, provano quotidianamente un senso di colpa che non riescono a cancellare. Però l’ipocrisia è più forte: sopportano lo status quo, mangiando hamburgers e popcorn al cinema o davanti alla tv.
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L’America della Libertà e morta, viva l’America finta di Hollywood!
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Paolo D’Arpini
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sabato 7 settembre 2019

Era l’8 settembre… Povera Italia di allora! Povera Italia di oggi!

L’8 settembre, l’Italia dei lupercali, l’arte del mugugno e l’arte del fischio… Il dramma dell’Esercito Italiano scoppia alle 19.45 dell’8 settembre 1943, quando la radio divulga il messaggio del Maresciallo Badoglio in cui si annuncia che è stato firmato l’Armistizio a Cassibile.
Da ciò lo sbandamento di centinaia di migliaia di soldati e l’occupazione degli uffici istituzionali e delle caserme da parte delle truppe tedesche, che in verità già stazionavano sul suolo italico (in veste di Alleati).
Da quel momento iniziava il “tutti a casa”, che finì per molti con la prigionia ed il lavoro forzato e per altri con l’imboscamento e la guerra civile, mentre il Re firmatario si rifugiava al sud sotto la protezione degli ex nemici.
Forse l’Armistizio dell’8 settembre 1943 fu cosa buona, poiché gli Italiani non avevano mai voluto la guerra dichiarata da Mussolini, ma il modo in cui le cose vennero gestite, senza alcuna considerazione per i danni morali e materiali alla popolazione, lasciò una traccia indelebile nel nostro DNA politico.
Ecco da quel momento in Italia iniziò un processo quasi irreversibile di “non credibilità politica” che si manifesta anche nella politica nazionale ed internazionale di questi giorni.
“Il guaio dell’umanità è l’Amore senza Giustizia. L’amore dato senza giustizia. Giustizia vuol dire dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Il rispetto, la dedizione, la stima, l’amore, vanno dati non per fini estetici: perché è bello (corpo), perché ha i soldi (materia), perché è agiato ecc. ma per fini interiori (spirituali): perché è nobile, perché è stimabile, perché è rispettabile, ecc…” (Paolo Pennacchi)
“Da qualche tempo le discussioni su internet rendono verosimile un sospetto che ultimamente alligna nelle menti di alcuni analisti sociopsicopatologici: le ondate di migranti islamici potrebbero essere provocate dalla scoperta che nove italiani su dieci assomigliano molto a tanti ayatollah, per cui i maomettani immaginano di potersi trovare benissimo in mezzo ad una popolazione di fanatici fideisti integralisti.” (Vincenzo Zamboni)
“In Discesa all’Ade e resurrezione: “Senza l’Essere l’ente non sussiste: infatti ne promana e ne fa parte. Ma l’essere non si restringe a spazio e tempo. Senza lo spazio non spaziale del luogo efficiente, suscitatore, dove si figura il punto, non nasce la geometria del mondo in divenire. Come designare questa fonte eterna? Le potenze generatrici «non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte insieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione» diceva l’osservatore platonico alla conclusione del mondo antico” (Elemire Zolla)
Dal passato il futuro…? Fischia che ti passa….
Paolo D’Arpini
…………………….
Commento di Marco Bracci: “…dici che la scarsa fiducia nella politica degli Italiani forse è cominciata con quell’8 settembre 1943. Io dico invece che quello che è accaduto da quel giorno era già nel nostro DNA e quindi i politici di allora, come ben si può vedere anche ai giorni nostri, fecero quello che fecero.
Quando andai a lavorare negli USA, i colleghi mi misero subito al corrente di quale aria tirava, raccontandomi una barzelletta sul perfetto IBMer: il tipico IBMer aveva la spiritosaggine dei tedeschi, la ??? dei francesi, la ??? degli inglesi e …. la SERIETA’ degli italiani.
Quindi, essere poco seri (e quindi opportunisti e cambiabandiera) è una nostra caratteristica e lo dimostra anche il fatto che ospitiamo in casa nostra l’istituzione più falsa e ipocrita che sia mai esistita, che predica bianco dai pulpiti e fa nero nelle segrete stanze.
Se non cambiamo noi in generale, inutile accanirsi contro i politici, che, come ogni singolo cittadino, vengono dal popolo italiano.
Abbiamo già tante qualità positive, che tutti gli altri popoli ci invidiano; se avessimo la serietà saremmo l’esempio per il mondo intero, ma, in generale, purtroppo ci manca..”

venerdì 6 settembre 2019

Ecologia pansessuale... senza bisturi


Affresco di Carlo Monopoli

Nell'immaginifico dell'alienazione dal genere  si comincia con poco, con innocenti modellini. Prima unisex, poi bisex, infine transex e trangender e l'uomo e la donna scompaiono. Insomma l’alienazione dal genere diventa una  forma  di alienazione sociale.  La specie umana diventa una specie di alieni... Angeli o demoni che siano. 

Infatti gli angeli ed i demoni anche nella fantasia "religiosa" non hanno un  preciso genere, sono neutri e  dimostrano  un sesso ambivalente secondo la "necessità" o  l'utilità. 

Non era in questa direzione che andava   la teoria della "pansessualità", alla quale fervidamente ho collaborato (assieme al suo autore  Peter Boom),   avente lo scopo di scardinare il criterio di "preferenza"  o "normalità"  nell'espressione sessuale. Non era una lotta contro il "genere" in se stesso, bensì una ipotesi di equiparazione, di equità tra i generi, pur lasciando ad ognuno di essi le sue peculiarità e lasciando che le espressioni sessuali si manifestassero secondo le pulsioni connaturate, quali esse fossero.

Con questo "criterio pansessuale" infatti non intendevo inserire una scala di "preferenza" o di "omologazione" bensì semplicemente riconoscere quel che nella natura prende forma e si sostanzia in comportamenti naturali, riconoscibili nell'attitudine sessuale dimostrata.

L'omosessualità o la eterosessualità sono comunque espressioni della sessualità umana senza dover ricorrere alla correzione od al cambiamento chirurgico del "genere". Questo, seconde me,  è il senso dell'ecologia sessuale espressa nella teoria della Pansessualità.

Ed invece? Stiamo diventando un popolo di mutanti e ancora non lo sapevamo.

Mutiamo il genere all'esterno. Siamo trans-gender: siamo uomini che decidono di diventare femmine  e donne che hanno deciso di diventare maschi.

Ma l'essere umano  in realtà non  è esclusivamente maschio o femmina nella forma esteriore.  Nella "anima"  ognuno di noi è mezzo yang e mezzo yin. Se si fa la pace fra le due parti, anzi se le due parti lavorano all'unisono allora l'esperimento  riesce, il matrimonio interiore è una alchimia riuscita, l'unità è raggiunta. 

La chiave? 

Per cominciare volersi bene per quel che siamo senza cercare di correggerci in "funzione" di un apparire...  L'utile come affermava Bataille ha un limite e dove c'è un limite c'è una gabbia e dove c'è una gabbia c'è sofferenza.

Come ha detto una volta l'ex ministro Mara Carfagna (una volta tanto un’ex velina merita di essere ascoltata): “E’ necessario far capire che le differenze di genere  non contano ma abbiamo bisogno della collaborazione,  troppo spesso i media tentano di enfatizzare le differenze utilizzando gli stereotipi per fare audience”.

Ed infatti succede che la televisione i giornali le lobbyes "sessuali", persino i potentati politici ed economici  (vedi le  affermazioni di Goldman Sachs e compagni), con la scusa di lottare per l’accettazione del "diverso",  in verità lo  gettano in pasto all’opinione pubblica, creando  un modello da seguire, un eroe da imitare.

E questa non è "pansessualità", questa è politica omologativa.

Lorella Zanardo,   nel suo documentario  dal titolo Il corpo delle donne,  ci  fa riflettere sull’attuale rappresentazione delle donne nei media.  Il suo lavoro parte dalla riflessione di come “le donne vere stiano scomparendo dalla tv e di come siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.  “La perdita - continua la Zanardo - ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”.

Se la scomparsa delle “donne vere” è dovuta alla presenza massiccia delle donne completamente rifatte o ridotte a soprammobile, o "ri-settate" (come si dice nel web),  ci  si potrebbe chiedere se con l’invasione dei trans, trangender, etc.  non stia scomparendo anche l’uomo! L’uomo inteso in generale, come individuo pensante, che ha delle cose da dire e delle riflessioni da fare, a prescindere dal suo corpo, che sia nudo o vestito, che sia naturale o rifatto, che sia in vendita o no, che sia trans o no.

Forse -saltando su un tema di attualità-   osservando il degrado verso cui la società si sta indirizzando  per via delle spinte  comportamentali indotte da una  impetuosa ed incontrollata  suggestione mediatica e internettiana  nella vita della gente (vedi anche i  flash mob unisex cretini organizzati attraverso facebook), andrebbe studiata  una "patente" di capacità operativa per chi lavora nel sociale e nella comunicazione.  Proprio come i medici hanno un organo di controllo che tutela loro ed i pazienti, così anche l'informazione pubblica dovrebbe averne uno che, se ci si comporta diversamente ai dettati di certi principi ed una certa etica, si riservi di ritirarla.

Vieppiù un tale "patentino" di capacità operativa andrebbe studiato per coloro che gestiscono la cosa pubblica  che è la  matrice del comportamento sociale,   invece di prevedere il carcere per i giornalisti che "offendono" i politici, andrebbe prevista la rimozione dei politici che non sono in grado di gestire l'ecologia sociale, l'educazione sessuale ed i costumi nella nostra società. 

Smettiamola di essere dei passivi mutanti. Qualcuno ci sta iniettando un virus: crediamo che stiano  "liberando" i nostri corpi e i nostri costumi  e invece stanno mutando le nostre menti e le nostre coscienze, rendendoci simili a  burattini.

Paolo D'Arpini

martedì 3 settembre 2019

Siria libera e laica ma invisa al Bergoglio

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Jorge Mario Bergoglio, oggi Francesco, ha inviato un appello-protesta. A Trump? A Mohamed bin Salman? A Netaniahu? A Erdogan? No, a  Bashar el Assad.

Da otto anni la Siria, Stato libero, laico, di impronta socialista, multinazionale e multiconfessionale, baluardo arabo della decolonizzazione, della resistenza alle aggressioni e ai complotti da vicino e lontano, del sostegno alla lotta di liberazione dei palestinesi e dei popoli arabi, della solidarietà ai paesi che si oppongono all’imperialismo, è sotto attacco da parte di una coalizione internazionale che vanta il più grande potere militare, economico e finanziario del mondo. 

Da otto anni, con l’appoggio dell’Iran e di Hezbollah e quello prezioso, ma piuttosto selettivo, della Russia, il popolo siriano subisce il terrorismo di bande di mercenari jihadisti reclutate, istruite, armate e pagate da Usa, Nato, Israele, monarchie del Golfo, Turchia e la devastazione umana e materiale di bombardamenti Usa, Nato e israeliani, contro i quali non dispone di quelle difese che la Russia avrebbe potuto e dovuto fornirle...

Da otto anni, incredibilmente, il popolo, l’esercito, le forze popolari siriane stanno sostenendo questa aggressione di potenze infinitamente superiori, a costo di inenarrabili sacrifici, perdite, sofferenze, dando al mondo degli oppressi, aggrediti, offesi e sfruttati un esempio di eroismo e una prospettiva di vittoria. Già per questo può vantare vittoria contro un vero e proprio asse del male. 

Vittoria alla quale ora non manca che la liberazione degli ultimi territori invasi e occupati dal nemico: la provincia di Idlib, santuario del terrorismo internazionale espulso dal resto della Siria, protetto dall’esercito e dalle armi di Erdogan, e il Nord-Est, un terzo del territorio nazionale, in Occidente chiamato Rojava. Costellato da basi militari Usa, è l’area delle più ricche risorse petrolifere ed agricole siriane, occupata e pulita etnicamente, con l’aiuto e le armi statunitensi, britanniche e francesi, da mercenari curdi sostenuti da Israele, Arabia Saudita ed Emirati. A nessuno è possibile contestare questa realtà dei fatti.


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sabato 31 agosto 2019

In somniu veritas - Passi avanti del governo "concentrato" di Giuseppe Conte

Sussurri e grida: "Governo, Conte al Colle. Poi vede M5S e Pd. I dem: "Passi avanti, ma serve chiarimento".  In mattinata il premier incaricato ha visto Mattarella mentre filtrava la notizia che sarebbe stato pronto a rinunciare al mandato. Entro domani un altro incontro per sì o no definitivo... (notizie di cronaca spicciola del 31 agosto 2019)

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...ho fatto un sogno. Poi diventato un incubo. E dato che il vissuto capita che si riversi nel sognato, ecco che in braccio a un Morfeo malevolo s’è ripetuto l’incubo a occhi aperti della standing ovation tributato al premier bis, in parallelo ,dalle volpi PD e dai gattini tafazzisti 5 Stelle, fino a ieri decisi a escludersi vicendevolmente dal globo terracqueo. Da fuori penetrano i cimbali, le fanfare, i tamburi della festa di Borse, rendimenti Btp, spread, tassi d’interesse, mercati tutti, l’intero establishment mondiale, addirittura Satana nelle vesti di Bill Gates.

Il mondo (di sopra e anche di mezzo) sorride a Conte

Viva viva il presidente "concentrato" del Consiglio incaricato (https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/videos/1454131071394735/! Un premier sfornato dai grandi studi legali al servizio delle élites finanziarie e, dunque, vindice e chierico di UE, Usa, Trump, Nato, von der Leyden, TAV, Guaidò (e perciò Cia), Bergoglio e Padre Pio. 


L’avevamo preso per sprovveduto, invece grande il colpaccio  fatto dall’astuto Di Maio.Tutti in grande euforia dietro al pifferaio di Volturara Appula, verso il costone sotto al quale si intravvede il vasto e variopinto paesaggio di una gran bella colonia tricolore, animata da mafie, guerre, migranti, cemento, alte e altissime velocità per affari, uomini e merci e uomini-merce. 

E’ la famosa democrazia diretta? Come no? Non c’è forse il mitico Rousseau e il relativo gioco dei ruoli “uno vale uno”, a sacralizzare le decisioni dell’uno vale tutti? 

Dal governo “dei sì” salviniano contro il governo “dei no”, eccoci riscattati dal Conte pinto (diffidare da quelli che si tingono i capelli) con il governo “del per”, contro i governi “del contro”. Rivoluzionario paradigma. Pare ispirato da Milton Friedman, quello dei Chicago Boys. Guai ai “contro”, sarebbero quelli  che spargono “odio, rancore, paura”. Insomma, i dominati...


venerdì 30 agosto 2019

Greta Thunberg fa parlare di sé, anche alla RAI - Lettera aperta a Marcello Foa e compagni


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Alla cortese attenzione del
  • presidente Marcello Foa
  • amministratore delegato Fabrizio Salini
  • direttrice Rai 1 Maria Teresa De Santis
  • direttore Rai 2 Carlo Freccero
  • direttore Rai 3 Stefano Coletta

e per conoscenza alla Commissione di Vigilanza Rai, nelle persone del
  • presidente Alberto Barachini
  • vicepresidente Primo Di Nicola
  • vicepresidente Antonello Giacomelli


Gentili signori,

nel riportare di seguito integralmente il testo della notizia trasmessa nel corso del TG3 delle 14,00 del 29 agosto 2019, relativa alla recente traversata atlantica della giovane adolescente svedese Greta Thunberg, unitamente, sempre a seguire, a quello di una importante intervista sul tema di “grave” attualità dei flussi migratori nel nostro paese, totalmente ignorata, da parte vostra, sconcertato dalla spregiudicatezza di tanto ipocrita rappresentazione nel primo caso, e non di meno dalla gravità della omissione di servizio pubblico, nel secondo, desidero rivolgervi due domande di elementare buon senso e ragionevolezza, auspicando opportuni chiarimenti, ammesso ve ne possano essere, da parte vostra:   
  • davvero ritenete che la narrazione, palesemente costruita a tavolino, della adolescente-prodigio che col suo ardire mette in imbarazzo i potenti della terra, possa stare in piedi senza ricoprire di ridicolo chi se ne fa portavoce?
  • davvero ritenete che la gravità di una troppo spesso reiterata omissione di sevizio pubblico, così impudicamente consumata a scapito del vero non rappresenti responsabilità e colpa grave per le ricadute possibili di impoverimento morale e intellettuale della società civile?

Grato dell’attenzione, in attesa dei ragionevoli, e possibilmente tempestivi, chiarimenti richiesti, porgo distinti saluti, con i migliori auguri di buon lavoro.

Adriano Colafrancesco - adrianocolafrancesco@gmail.com

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TG3 delle 14,00 del 29 agosto 2019

Greta Thunberg è arrivata a New York, ha subito attaccato Trump: “rifiuta di accettare la scienza” ha detto. La giovane attivista svedese parteciperà il prossimo 23 settembre al vertice sul clima delle Nazioni Unite. Malizia seconda, l’imbarcazione a zero emissioni con cui Greta ha solcato l’oceano atlantico, entra nel porto di New York alle quattro del pomeriggio. E’ scortata da 17 piccole barche delle Nazioni Unite, ognuna delle quali rappresenta un obiettivo del programma per uno sviluppo sostenibile
E’ stato un viaggio massacrante quello di Greta: 15 giorni in balìa di vento e onde, i segni della fatica si leggono sul suo volto schivo, ma a strapparle un sorriso c’è il calore dei suoi fans, che hanno atteso pazientemente per ore in una giornata plumbea.
Alessandro Dal Bono: “Greta per me è una grande ispirazione ed è grazie a Greta che noi partecipiamo. C’è una crisi che va risolta e se non ci muoviamo velocemente tra 10 anni potrebbe non esserci più il nostro pianeta”.   
E’ visibilmente stanca ma non si nega alle domande dei giornalisti: “il mio messaggio per il presidente Trump è di ascoltar la scienza, ma chiaramente non lo fa”
“Ognuno può fare la differenza, ma bisogna agire ora, subito a difesa dell’ambiente.”, questo è il messaggio di Greta, accolto dai suoi fans con scrosci di applausi


Migranti, “Vera tratta di essere umani gestita da organizzazioni criminali”

Intervista di Mirko Crocoli per http://www.affaritaliani.it all’avvocato Marco Valerio Verni, esperto in diritto penale e diritto penale militare, nonché Consigliere Qualificato in diritto internazionale Umanitario per le Forze Armate, già componente del Settore Rapporti internazione dell’Ordine degli Avvocati di Roma, nonché membro della International Society for Military Law and the Law of War.

Gentile Avv. Verni,
in virtù delle sue specializzazioni in campo militare e in diritto internazionale ci sa dare una versione in merito a quanto accaduto con la Sea Watch 3?
E’ accaduto quello che è sotto gli occhi di tutti. La Sea Watch 3, come sostenuto dai magistrati inquirenti, ha violato gli ordini di una nostra nave da guerra, attraccando forzosamente nel porto di Lampedusa. Ha deciso, in autonomia, cioè, che quello fosse il porto più sicuro e, sempre in autonomia, in spregio alla legge, di lì entrare, mettendo a repentaglio la vita dei militari della Guardia di Finanza intervenuti.

L’ordinanza del Gip di Agrigento, con la quale non è stato convalidato l’arresto della comandante Rackete, però, sembra affermare altro.
Il Gip di Agrigento ha ritenuto non sussistere il reato di cui all’art. 1100 del codice della navigazione dal momento che, secondo lui, una unità della Guardia di Finanza che operi in acque territoriali non possa considerarsi una nave da guerra, secondo una interpretazione della Corte Costituzionale del 2000.
Ed ha ritenuto scriminato quello, pur contestato, di cui all’art. 337 del codice penale, perché compiuto nell’adempimento di un dovere, ossia quello derivante dal rispetto dei trattati internazionali riguardanti il soccorso in mare dei naufraghi.
Quanto al primo punto, a parere del sottoscritto, mi lasci subito dire che il Gip di Agrigento ha, a sua volta, mal interpretato la sentenza in questione (la n. 35 del 2000), che peraltro interveniva sulla richiesta di referendum popolare inerente il riordino proprio della Guardia di Finanza.
Scrive infatti il magistrato agrigentino che “Invero, per condivisibile opzione ermeneutica del Giudice delle Leggi (v. Corte Cost., sent. N. 35/2000), le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo “quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare”.
Ebbene, andando a leggere bene, e per intero, il testo della citata sentenza, in essa, sembra affermarsi altro: ossia che “le unità navali in dotazione della Guardia di finanza sono qualificate navi militari, iscritte in ruoli speciali del naviglio militare dello Stato (…), battono “bandiera da guerra” e sono assimilate a quelle della Marina militare (artt. 63 e 156 del r.d. 6 novembre 1930, n. 1643 – Approvazione del nuovo regolamento di servizio per la Regia Guardia di finanza -); sono quindi considerate navi militari agli effetti della legge penale militare (art. 11 del codice penale militare di pace); quando operano fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un’autorità consolare esercitano le funzioni di polizia proprie delle “navi da guerra” (art. 200 del codice della navigazione) e nei loro confronti sono applicabili gli artt. 1099 e 1100 del codice della navigazione (rifiuto di obbedienza o resistenza e violenza a nave da guerra), richiamati dagli artt. 5 e 6 della legge 13 dicembre 1956, n. 1409 (Norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi)”.
In sintesi, le unità navali della Guardia di Finanza sono sempre considerate come navi militari, battono bandiera da guerra e sono assimiliate a quelle della Marina Militare. In più, quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri dove non vi sia una autorità consolare, esercitano le funzioni di polizia proprie delle “navi da guerra”, con tutto quello che ne consegue.
Questo non vuol dire, quindi, come erroneamente supposto, che, al contrario, quando esse si trovino in acque territoriali, non siano, invece, da considerarsi “non da guerra”, soprattutto al ricorrere di certi presupposti.
Per non annoiare troppo, le cito, tra tante, una sola sentenza della Corte di Cassazione, la n. 31403, sez. III, del 14 giugno 2006, secondo cui, anche ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 1100 del Cod. nav. , era indubbia, nel caso lì trattato, “la qualifica di nave da guerra attribuita ad una motovedetta, non solo perché essa era nell’esercizio di funzioni di polizia marittima, e risultava comandata ed equipaggiata da personale militare, ma soprattutto perché è lo stesso legislatore che indirettamente iscrive il naviglio della Guardia di Finanza in questa categoria, quando nella L. 13 dicembre 1956, n. 1409, art. 6, (norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi) punisce gli atti di resistenza o di violenza contro tale naviglio con le stesse pene stabilite dall’art. 1100 c.n., per la resistenza e violenza contro una nave da guerra”.
Nella stessa sentenza citata, peraltro, gli stessi giudici hanno ricordato che “Anche ai fini dell’applicazione dell’art. 1099 c.n. (rifiuto di obbedienza a nave da guerra), questa Corte ha già avuto modo di affermare che “una motovedetta armata della Guardia di Finanza, in servizio di polizia marittima, deve essere considerata nave da guerra” (Cass. Sez. 3^, n. 9978 del 30.6.1987, Morleo, rv. 176694)”.

Rispettare le leggi o essere accoglienti e umanitari. Dove finisce il confine di uno e inizia quello dell’altro?
Credo che una cosa sia imprescindibile dall’altra. Rispettare le leggi permette, sia da parte di chi riceve, sia da parte di chi viene ospitato, di poter accogliere e garantire un corretto processo di integrazione. Ma la bilancia di diritti e doveri va sempre tenuta in equilibrio, così come quella del contemperamento di interessi. Sono tanti gli aspetti in gioco, da quelli economici a quelli politici.
Nel caso di specie, si è avuta una sorta di giustizia (nella mente della comandante della nave) privata: a noi hanno insegnato che, se vantiamo un diritto, ed esso ci viene negato, è alle autorità giurisdizionali che dobbiamo rivolgerci, evitando di agire per conto nostro. Qui, una ONG ha deciso, invece, di sfidare uno Stato, nel nome- secondo i responsabili- del rispetto del diritto del mare e di quello internazionale. Bene, quand’anche fosse, se lo Stato che ti dovrebbe ospitare ti nega l’ingresso, non è che- liberamente – puoi entrare nei suoi porti. Cerchi rifugio altrove (ed in tutti quei giorni di navigazione, si sarebbero potute raggiungere molte altre destinazioni), e poi, magari, agisci nelle sedi opportune per far riconoscere i diritti che assumi violati.
Sul punto, vorrei appena ricordare che la nave in questione batte(va) bandiera olandese e che, dunque, era come se i migranti fossero stati accolti in quel paese, con tutte le conseguenze del caso. Anche questo è un concetto che- evidentemente scomodo per i fautori dell’immigrazione incontrollata a nostro carico- viene sovente dimenticato.

Avvocato, lei sta seguendo il caso processuale di sua nipote Pamela Mastropietro. Una vicenda mediatica che ha sconvolto l’intera Nazione. Dietro a questi sbarchi si nasconde una mente criminale (anche foraggiata da gruppi internazionali) oppure sono solamente normali flussi migratori come ce ne sono stati sempre nei secoli a partire da quella verso gli Stati Uniti dei primi del 900?
Certamente. E’ evidente che questi flussi migratori non siano affatto casuali e che dietro di essi operino anche delle vere e proprie organizzazioni criminali che lucrano su questa che non esito a definire una vera e propria tratta di esseri umani. Ed è evidente che, a maggior ragione, occorra governarli con decisione, come sempre avvenuto nel passato, compresa l’esperienza statunitense da lei richiamata.
Lei ha ricordato Pamela: ebbene, in quel tragico caso, ci sono evidenze che, alcuni dei soggetti coinvolti- a cominciare da quello principale, Innocent Oseghale, condannato in primo grado all’ergastolo con isolamento diurno-, possano appartenere alla mafia nigeriana. Ebbene, tutti questi soggetti sono giunti da noi sui famigerati barconi. In tal senso, vi sono ormai dei chiari report delle nostre agenzie di intelligence e forze di Polizia, oltre che, ad esempio, del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il Servizio di sicurezza federale tedesco (a proposito: ma Karola Rachete non è di nazionalità tedesca?), che proprio a gennaio di quest’anno ha allertato le proprie autorità di riferimento circa la pericolosità del fenomeno mafioso nigeriano e del fatto che esso abbia proprio il nostro Paese come fonte di ingresso principale in Europa.

Verni, ci dica una cosa. Se fosse stato lei a decidere sulla questione Lampedusa avrebbe creduto alla versione della comandante Carola (atto estremo) oppure si sarebbe indirizzato più per un’azione dolosa? Ed inoltre. Chi c’è dietro (se mai ci fosse qualcuno) in realtà a queste imbarcazioni? Possiamo azzardare ipotesi?
Io intanto mi chiederei come siano finiti quei migranti su quella nave, se abbiano pagato un prezzo ed a chi. Dopodichè, applicherei la legge. Non vi era nessun motivo di urgenza o necessità, come pure ho sentito dire impropriamente, che potesse giustificare- anche sotto il profilo dell’adempimento del dovere- una simile azione che- lo ripeto-, oltre a violare delle precise disposizioni di uno Stato sovrano, sembra aver messo in pericolo la vita di alcuni finanzieri. Coloro che erano bisognosi di cure- e veniamo all’altro nodo cruciale della questione- erano già stati fatti sbarcare, e sul punto, si erano espressi già due tribunali, circostanza che viene spesso sottaciuta: quello amministrativo del Lazio e, se ciò non fosse bastato, la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che, dopo aver rivolto- lo ricordo- delle precise domande a tutte le parti in causa, ha negato ai ricorrenti (ossia la stessa comandante dell’imbarcazione ed alcuni migranti) le interim measures, non ravvisando, evidentemente, l’esistenza di un imminente rischio di danno irreparabile, in presenza del quale, viceversa, sarebbero state certamente disposte.
Qui, peraltro, non siamo in presenza di un soccorso di migranti (sul concetto di naufraghi, rapportato al caso di specie, ci sarebbe pure molto da dire) sporadico, ma di azioni sistematiche e ripetute nel tempo che non hanno nulla a che vedere con lo spirito originario del diritto del mare né del Regolamento di Dublino che, chiaramente, non era certo stato creato per affrontare la trasmigrazione di interi popoli. E che, politicamente, doveva comunque essere sorretto da una condivisione di oneri e di responsabilità, a livello europeo, che, invece, non sembrano aver avuto seguito.
Domandiamoci perché chi arriva sui barconi sia privo di documenti. Interroghiamoci se lo sfrenato land grabbing, ad esempio, possa esserne una delle ragioni, e se non sia affatto casuale che proprio la regione sub-sahariana (da cui, generalmente, proviene la maggior parte dei migranti), sembri essere il principale bersaglio di questa nuova “corsa alla terra”.
Interroghiamoci sulle reali cause che spingono queste persone a venire da noi (non solo guerre, come dicono alcuni) e sui possibili interventi realizzabili “in loco”: cosa ci sarebbe, infatti, di più dignitoso e civile di creare delle condizioni di sviluppo lì, consentendo ad esse (persone) di poter vivere nelle loro terre di origine?
E le Nazioni Unite? Sono ancora attuali o andrebbero modernizzate, per rendere più incisivo il loro intervento anche in questi ambiti? E l’Unione Europea, come nuovo attore politico e di sicurezza regionale e globale, che ruolo ha?
Riflettiamo su tutto questo, prima di creare finti eroi dell’umanità. Per il bene di tutti.

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