lunedì 31 gennaio 2022

L'Italia alla deriva e la farsa quirinalizia...



Il 29 gennaio 2022 Sergio Mattarella è stato eletto nuovamente Presidente della Repubblica Italiana. La Costituzione, al titolo II, dagli artt. 83 al 91, regola elezione e funzioni del Capo dello Stato, specificatamente, con l’art. 85, stabilisce che la durata della carica è di sette anni.

L’estensione temporale più lunga di essa fu voluta dall’Assemblea Costituente per svincolare la sua attività da quelle delle Camere, che infatti vengono rinnovate ogni cinque anni, ove giungano a scadenza naturale. 

 Autorevoli costituzionalisti hanno ripetutamente discettato se il Presidente della Repubblica potesse svolgere un secondo mandato. Un’interpretazione autentica della norma ci dice che tale ipotesi non è esclusa, ma che forse non sarebbe opportuna. Di fatto, è già successo con Giorgio Napolitano, il predecessore di Mattarella, che fu nuovamente eletto nel 2013, dimettendosi anticipatamente due anni dopo.

Questo l’inquadramento giuridico e cronologico dei fatti, ma credo sia necessario interrogarsi sul contesto che ha generato quanto avvenuto, sulla sua genesi e le prevedibili conseguenze.

Piaccia o meno ammetterlo, le Istituzioni dei singoli Paesi e l’Italia di certo non fa eccezione, hanno progressivamente perso quote di facoltà reali, venendo sempre più eterodirette dai circoli di potere che controllano la finanza internazionale. Il motivo è assolutamente palese, le Istituzioni, sia centrali che periferiche, sono fortemente indebitate e il vero scopo della finanza è creare debito e gestirlo, asservendo così di fatto le Istituzioni al proprio volere. 

Se osserviamo il caso italiano ci rendiamo conto che il debito pubblico ammonta a circa 2700 miliardi di euro (il più alto tra i paesi europei) e tale pericolosa situazione è condivisa dalle varie amministrazioni periferiche, come le Regioni, le Province, i Comuni, le società controllate, tanto che sia i Comuni che queste ultime hanno infranto il tabù e hanno cominciato a fallire (per la precisione, i Comuni vanno tecnicamente in dissesto, ma la sostanza non cambia). Tutto questo sarebbe assolutamente proibito dal regolamento di amministrazione e contabilità enti della Ragioneria Generale dello Stato, che imporrebbe il pareggio di bilancio e il rapido rientro da episodiche situazioni debitorie in tempi e modi certi. Tali disposizioni dovrebbero costituire la Bibbia degli amministratori pubblici ma, i pochi che le sostengono, come il modesto sottoscritto, vengono apostrofati come “manovali della finanza” e “ignoranti della politica”.

Su questo scenario, complice un’opportuna pandemia, imperversa il governo di Mario Draghi - con un passato da banchiere d’affari nella Goldman Sachs - il quale non solo genera un impulso sostanziale all’aumento del debito pubblico italiano, ma si accinge a renderlo ingestibile favorendo l’ulteriore passivo di oltre seicento miliardi di euro derivante dai fondi del MES e del Recovery Fund, spacciati come opportunità economica, in realtà prodromici a trasformarci nella nuova Grecia, le conseguenze di cui alla cura Draghi (come Presidente della BCE) sono sotto gli occhi di tutti, avendo realizzato una tragedia economica e sociale epocale.

La gestione pandemica ha favorito questo assurdo disegno, poiché in realtà ciò che è avvenuto e sta avvenendo è stato un gigantesco trasferimento di fondi pubblici a favore di multinazionali private che hanno rimesso parte di quei fondi sotto forma di elargizioni, fatte pervenire a pioggia, ai settori più disparati, per alimentare il consenso.

   Con il pretesto dell’emergenza è stato creato un Governo impensabile che contiene in sé i partiti più disparati, intenti solo a gestire il fiume di denaro che Draghi - non a torto definito “Re di denari a prestito” - distribuisce con disinvoltura e garantendo una durata artificiale in carica a innumerevoli onorevoli e senatori ben coscienti che non torneranno mai più in Parlamento. 

Ecco quindi spiegato la moderna forma di gattopardismo, non più “cambiare tutto per non cambiare niente”, bensì “non cambiare nulla per continuare a spartirsi il tutto”. Draghi era destinato ad andare al Quirinale come compenso per la sua più che eccepibile attività, tale disegno si è rivelato irrealizzabile per molteplici ragioni ed ecco quindi la sceneggiata del “Mattarella bis”. La legislatura andrà avanti ancora qualche mese, il tempo necessario perché “Super Mario” completi la sua opera discutibile, dopodiché  Mattarella si dimetterà anticipatamente (un copione già visto), lasciando il campo al Presidente del Consiglio.

Una farsa quindi, destinata a finire in tragedia, poiché sul terreno giacciono i resti dei partiti italiani, ormai privi di presupposti ideologici ed etici, lontani dai bisogni dei cittadini, ridotti a comitati elettorali, finanziati da enti spesso stranieri e non certo votati al bene della Repubblica Italiana.

Occorre interrogarsi se i partiti siano ancora in grado di riaffermare la loro autonomia e la loro naturale funzione, ovvero gestire la cosa pubblica nell’interesse generale. Di certo, l’idea del centro destra, così come lo abbiamo conosciuto, è sempre più sfumata ed incerta, mentre reale si appalesa il disegno egemonico ultroneo di un nuovo grande centro, che espelle destra e sinistra rendendole nuovamente impresentabili, eversive e soprattutto irrilevanti, in nome di un consociativismo asservito ai voleri dei nuovi padroni. Il centrodestra, pur disponendo di una base teorica di oltre quattrocentocinquanta voti e potendo attingere facilmente alla prateria dei duecento parlamentari del gruppo misto, ha rinunciato ad eleggere un proprio candidato, mancando ad un’occasione che mai in precedenza si era presentata.

Chi è rimasto critico e al di fuori da tali deprecabili disegni, mentre  alcuni topi stanno già dando segni di nervosismo per restare su una nave che rischia di affondare, occorre che mostri reale leadership e si faccia promotore di un progetto di governo diverso, che guardi ad un futuro in cui le libertà individuali vengano garantite e persegua un ordinato sviluppo economico. E’ indispensabile recuperare una percentuale preoccupante e crescente della popolazione che tende ad essere disillusa e lontana dai meccanismi di partecipazione democratica, altrimenti prevarranno i pochi sui molti e presto o tardi, ci aspetterà un futuro di povertà e violenze; la storia ce lo insegna anche se essa, tradizionalmente, ha studenti scarsi e distratti.

L'attuale crisi sistemica delle varie istituzioni nazionali, tra cui quelle italiane, sembra favorire l’irresistibile avanzata di governances mondiali, nuove tecnocrazie basate sul controllo e il potere delle elites sui cittadini. In questo processo apparentemente inarrestabile, tra le vittime, oltre la democrazia e la volontà popolare, ci sarebbero indubbiamente i partiti, destinati alla scomparsa. I prossimi mesi ci diranno se andremo verso un cupo medioevo o saremo capaci di svoltare verso un nuovo auspicabile rinascimento.

Raffaello Federighi











Fonte: https://www.lacitta.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=65276:la-farsa-quirinalizia&catid=80:cronaca

sabato 29 gennaio 2022

Donbas. Contrordine camerati... è solo una piccola incursione...


 Primo Reich ucraino

 ...siamo tutti tra color che son sospesi, ma ai quali Biden ha fatto intravvedere una sintesi tra le due opzioni, quando ha borbottato "Potrebbe trattarsi di una "piccola incursione", con riferimento alle migliaia di tonnellate di armi e alle migliaia di truppe spedite a Kiev... La "piccola incursione" russa nel Donbass, vera o False Flag, giustificherebbe qualche scaramuccia al confine. 

Ora i pupazzi della catastrofe a chiacchiere, sostenuti dai pupazzetti con l'incenso, hanno dovuto spostare la "certissima invasione russa", cioè la loro provocazione False Flag, dall'annunciatissimo fine gennaio alla prima metà di febbraio. Sapete perché? Perché l'hanno scoperto, al quartier generale di Mosca  quegli zuzzurelloni di barbe finte della CIA? Figurarsi. La False Flag degli autori dell'11 settembre potrebbe avvenire allora, perché è in quei giorni che si svolgono i giochi olimpici invernali di Pechino. Quale migliore occasione per dare un calcio negli stinchi all'alleanza strettissima tra i due giganti asiatici? Nooo? L'hanno già fatto: 2007, Olimpiade estiva in Cina,  mandano la Georgia a far fuori l'Ossezia filorussa, per disturbare i giochi di Xin Ping (mal gliene incolse). E da quello schiaffazzo rifilato dall'Armata Rossa, dalla Russia in Siria, e dal ritorno in Russia della Crimea, che finisce l'unipolarità in mano a Washington.

Tutte queste spacconate per stoppare il gasdotto North Stream 2, indispensabile alla Germania come all'Europa e per far strapagare agli europei la porcheria di un gas liquefatto Usa estratto con il metodo eco-catastrofico del fracking. Una roba sostenuta a Berlino ormai solo dalla neocon verde Annalena Baerbock, ministro degli esteri.

 

Soluzione finalina

Il ripiego dallo scontro atomico tra le due grandi parti, con la terza che sta con la seconda, essendo invincibile e reciprocamente letale, sarebbe allora il barboncino Zelinsky (premier del protettorato ucraino golpizzato da Hillary e dalle SS ucraine), che dà un paio di morsi ai liberi pensanti del Donbas, seguito da uno dei capricci dello zar attraverso sostegni indiretti e materiali agli aggrediti. Qualche flusso di sangue, spavento generale, tregua, negoziato, ritiri, un nuovo pateracchio Minsk e i famigerati scienziati atomici che allungano da 100 a 120 secondi il tempo tra ora e l'apocalisse. La butto lì...

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/




venerdì 28 gennaio 2022

Italiani, depravata gente...


«Italiani brava gente». Come è stato rimosso il racconto delle truppe coloniali italiane in Africa, è stata del tutto rimossa la ferocia delle italiche truppe in Ucraina. Sotto il comando militare nazista, sul fronte russo-ucraino, vi furono le truppe italiane con precisi compiti di repressione della resistenza partigiana, di massacro di ebrei e rom, ma anche di conquista permanente e di uso del territorio come «fecondo granaio italiano». Ma il passato della guerra in Ucraina si collega con il presente…

L’articolo 11 della Costituzione – dovrebbe interessare al neopresidente della repubblica – ci chiama alla mobilitazione. È già un clima di guerra, infatti, l’abnorme mobilitazione degli apparati militari. È guerra la simulazione politica di un presunto conflitto per la libertà combattuto interamente in terra europea su pressione Usa.

In realtà, in queste ore, si discute molto del gasdotto Nord Stream 2 e del sistema finanziario Swift. La Nato, pochi mesi fa diagnosticata da Macron in «morte cerebrale», ritrova un primato. L’assembramento militare ai confini della Russia rischia di provocare una reazione. Tutti i blocchi militari si armano: i complessi militar/industriali accumulano profitti.

E i governi europei? La Germania tentenna: non si può permettere un’altra «operazione Barbarossa» d’infelice memoria non solo per Germania e Russia. Il governo Draghi, invece, oltre al basso profilo diplomatico dispiega tutto il suo oltranzismo transatlantico; giungendo, perfino, a ordinare marcia indietro alle aziende di Stato per il loro antico rapporto economico con la Russia.

Eppure il governo italiano dovrebbe mostrare la dignità di essere sensibile al principio internazionale che vincola alla funzione centrale di «neutralismo attivo» il nostro paese che è stato invasore dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale. Le vicende drammatiche di queste ore mi richiamano alla mente la prefazione che ho scritto, nel 2016, all’importante libro di Silvio Marconi Donbass, i neri fili della memoria rimossa. Ucraina, una guerra dimenticata, rimossa.

Il 30 giugno 1941 Hitler accetta la pressante proposta di Mussolini di partecipare all’aggressione, con l’obiettivo di saccheggio e sfruttamento delle risorse. È nel Donbass che il Corpo di spedizione italiano opera; esso supporta l’azione nazista contro Odessa. Come documenta Marconi, la centunesima Flottiglia Mas, comandata da Mimbelli, partecipa all’assedio di Sebastopoli.

Dal dicembre 1941 si riorganizza duramente l’azione antipartigiana; lo storico tedesco Schlemmer sottolinea: «La volontà di combattere i partigiani non venne meno neanche dopo i drammatici avvenimenti dell’inverno del 1942/43; anzi, in alcuni casi, la sete di vendetta spinge gli italiani ad intensificare le attività antipartigiane». Potrei continuare.

L’Italia, insomma, è storicamente parte in causa. Così come è stato rimosso il racconto delle truppe coloniali italiane in Africa, è stata del tutto rimossa la ferocia delle italiche truppe in Ucraina. «Italiani brava gente», ricordava Angelo Del Boca: la rimozione storica assume perfino la forma di un immaginario collettivo fondato sulla mistificazione di presunte ragioni ideologiche, religiose, etniche, nazional-scioviniste.

Sotto il comando militare nazista, sul fronte russo-ucraino, vi furono le truppe italiane con precisi compiti di repressione della resistenza partigiana, di massacro di ebrei e rom, ma anche di conquista permanente e di uso del territorio come «fecondo granaio italiano», nelle parole di Mussolini. La rimozione diventa strumentale alla «ragion di Stato».

Ma il passato della guerra in Ucraina si collega con il presente di quel Paese di 44 milioni di persone. Con le bande paramilitari ucraine d’estrema destra impiegate nella pulizia etnica anti-russa o in azioni di particolare ferocia con il rogo della Casa dei Sindacati ad Odessa il 2 maggio 2014, nel quale morirono bruciate vive almeno 48 persone – un crimine impunito e dimenticato dalla Ue. Basti ricordare il famigerato battaglione Azov, collaborazionista, con radici esplicitamente naziste, a cui si richiamano, oggi, esponenti di rilievo del governo di Kiev.

È prevalsa la rimozione totale. Anche dei crimini più gravi: stragismo, omicidi di massa per motivi etnici, deportazioni di massa per motivi politici. Un ricordo personale: ho fatto parte, in Parlamento, della Commissione Bicamerale d’inchiesta sui cosiddetti «armadi della vergogna»: c’erano le stragi in Ucraina insieme a Marzabotto, S. Anna di Stazzema, ecc. Come sappiamo, densa nebbia è caduta.

Come ci spiegarono esplicitamente, interrogati dalla Commissione, i ministri Taviani ed Andreotti, «ragion di Stato» e «guerra fredda» avevano indotto alla rimozione. Credo che il governo italiano possa svolgere una funzione di distensione, se non si fa strumento delle ragioni della guerra. Ritiri le navi da guerra dislocate nel Mar Nero e gli stormi dei jet militari nel Baltico. Rilanci gli accordi di Minsk: la Russia rinunzi a pretese su Paesi che erano parte dell’Urss; ma i Paesi europei siano garanti che quei Paesi non aderiscano alla Nato. Si affacci di nuovo la diplomazia.

Giovanni Russo Spena – Il Manifesto


Commento di  Vladimir Chizhov, ambasciatore russo all’Ue: “É la Nato che si sta avvicinando alla Russia”. “La Russia non intende invadere né l’Ukrajna né alcun altro Paese. E’ un bluff isterico inventato dalle cancellerie occidentali”.

giovedì 27 gennaio 2022

Tra Russia ed Ucraina spirano venti di guerra...



I venti di guerra che si intensificano nella zona di frontiera tra Russia ed Ucraina rischiano di degenerare in uno scontro globale tra grandi potenze militari con conseguenze nefaste per tutta l’umanità, ma soprattutto per l'Europa.

Questa crisi ha le sue radici profonde nella politica aggressiva attuata già da 30 anni dagli USA e della NATO consistente nel portare i confini della NATO a ridosso della Russia alle cui frontiere vengono ammassate truppe (tra cui anche truppe italiane, oltre che statunitensi) e impiantate nuove basi militari fornite di missili puntati sulla Russia.

L’ultimo e più grave episodio, gravido di pericolose conseguenze, è avvenuto nel 2014 quando il governo neutrale dell’Ucraina – regolarmente eletto in regolari elezioni – che si sforzava di avere relazioni amichevoli e corrette sia con la Russia che con l’Occidente, è stato abbattuto dal colpo di stato di Piazza Maidan. A questa operazione, sponsorizzata dai servizi segreti occidentali ed in particolare da quelli statunitensi, hanno partecipato attivamente bande armate appartenenti a due formazioni apertamente naziste, i cui militanti armati si distinguono per i simboli simili alle svastiche che portano sulle braccia e sulle loro bandiere. Ne è nata una guerra civile che si è conclusa con gli Accordi di Minsk, che prevedevano un’ampia autonomia per le regioni orientali dell’Ucraina abitate da Russi, accordi che non sono mai stati rispettati.

Dopo un periodo turbolento ed incerto, ma in cui i pericoli di guerra globale sembravano lontani, improvvisamente il presidente “democratico” Biden ha dato una forte accelerata alle tensioni allo scopo di far entrare ufficialmente l’Ucraina nella NATO. Ha lanciato appelli allarmistici e mandato armi e truppe nel paese. Contemporaneamente, persino dall’altra parte del mondo sono state fatte provocatorie “esercitazioni” navali anche nei mari cinesi, per ammonire la Cina. I paesi europei della NATO, tra cui l’Italia, che non ha più un solo leader politico che si rispetti, seguono pedissequamente la politica USA. Solo forse la Germania, che ha concluso importanti accordi con la Russia assicurandosi un approvvigionamento abbondante di gas combustibile attraverso il gasdotto North Stream, sembra premere per una politica meno aggressiva. Anche la Turchia si offre come mediatrice avendo buoni rapporti con la Russia, e forse sottobanco anche la Grecia che ha avuto sempre un rapporto speciale con la Russia.

Ѐ necessario premere sui nostri governanti perché frenino le provocazioni bellicose del grande fratello USA che ci espone a pericoli di guerra ed anche ad una grave crisi delle economie europee che hanno tutte (in particolare anche l’Italia) ottimi rapporti commerciali con la Russia, rapporti che sarebbero interrotti. Si continuano a denunciare spostamenti di truppe russe (si badi bene: all’interno di un paese sovrano!), ma non ci si chiede cosa dovrebbe fare un paese che si sente minacciato ed accerchiato da una corona di basi militari e missili puntati su Mosca e San Pietroburgo, posti a pochi chilometri dai propri confini. Se basi e missili fossero posti anche all’interno dell’Ucraina (paese legato alla Russia da più di 1000 anni!) dopo una sua adesione alla NATO, la situazione diverrebbe gravissima.

Vincenzo Brandi





mercoledì 26 gennaio 2022

La "Costituzione" che non c'è più...

 

La costituzione già non c'è più. Chi si accanisce a proporne la difesa si mette a baluardo di una pioggia di coriandoli. E' passata per il tritacarta di una successione di premier e capi di Stato lunga trent'anni. Non c'è da recuperarla, anche perchè è lungi dall'essere perfetta. All'affermazione di diritti e garanzie aggiunge un sacco di scappatoie. Vedi la guerra (art.11), l'informazione (art.21), la salute (art.32). La si confronti con la Costituzione venezuelana di Ugo Chavez, o perfino con la Carta del Carnaro di D'Annunzio-De Ambris, o, soprattutto, con la Costituzione della Repubblica Romana (1849).

Occorreranno, una volta reinsufflato un po' di ossigeno nel corpo di un mondo raso al suolo, un'assemblea costituente, un referendum e una nuova costituzione, radicalmente scevra dai condizionamenti totalitaristi di una qualche entità che si definisca "europea", o "atlantica", oppure peggio, direttamente, Finanza Globale.

Nel frattempo assistiamo ai giochi e alle giostre di un futuro incombente che, mentre sto scrivendo, si va facendo presente: quello di  chi si becca cosa del PNRR (regalo oggi, sventura per quelli del dopo, ma chissenefrega) e a chi, in Italia, vada il timone del piroscafo indirizzato verso il mondo nuovo. La chiamano "elezione del capo dello Stato". E per non finire negli schiamazzi o demenziali, o velleitari, o idioti, o scaltri, di cui veniamo ammorbati su questa vicenda - scontata - da tre mesi, ci basterà dire una cosa evidente perfino al merlo che vedo sui rami nudi della mia quercia canadese.

 


L'uomo solo al comando si chiama Mario Draghi. Tutto il resto è fuffa, polvere di stelle accecante. Che lo sia dal Quirinale, da Palazzo Chigi, o dallo sgabuzzino delle scope, il capo è lui e lo sarà finche l'opera non sarà completata. Quale opera?

Volete che le veramente Grandi Opere, quelle della cementificazione e poi desertificazione delle coscienze, scienze ed essenze umane, di cui è stato incaricato Draghi molti lustri fa da chi questi incarichi li può dare, possano essere garantiti da fondi di magazzino come Casini,. Moratti, Frattini, Pera? Che a costoro siano dati il potere decisionale della firma di atti epocali come i vari passaggi verso il trans- o post-umano e la concentrazione di ogni ricchezza e di ogni potere nelle mani degli dei dell'Olimpo (che si erge a Manhattan)? Ombre cinesi. Dietro non c'è niente. Anzi c'è lui. Per loro...

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/



martedì 25 gennaio 2022

Modena. La Scintilla presenta: "La Grande Messinscena del Coronavirus"

Care amiche e cari amici, il 30 gennaio 2022, dalle ore 17:00, sarò al Circolo Culturale Libertario LA SCINTILLA di Modena,  in Strada Attiraglio n.66, per parlare della GRANDE MESSINSCENA DEL CORONAVIRUS.

Mi pare che spesso anche noi critici della situazione in essere siamo in difficoltà nello spiegare alla gente cosa stia accadendo, non avendo forse nemmeno noi le idee chiarissime. Certo, la dittatura la vediamo tutti, ma la mentalità che vi sta alla base e che la legittima (e la perpetua) non la vediamo bene nemmeno noi. E poi ci sono i tanti miti e dogmi da sfatare: sul Potere, sulla Medicina, sui Virus e sulla loro
supposta azione contagiosa...

Insomma, probabilmente serve fare un po' di chiarezza prima di tutto a noi stessi, e in questo spero di poter dare un contributo utile e propositivo con questa mia relazione aggiornata.

Vi ricordo che l'ingresso è gratuito e che a fine dibattito ci sarà un apericena

Grazie. Un abbraccio,
Enrico Manicardi   posta@enricomanicardi.it



lunedì 24 gennaio 2022

Assegnato il Premio Attila 2021 - Primo assoluto Mario Draghi, a seguire Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Francesco Figliuolo e Roberto Speranza

 

Niet Draghi. Né Quirinale né palazzo Chigi

Il più votato in assoluto è Mario Draghi. Il responso è che  Supermario  non merita né la presidenza del Consiglio né della Repubblica. Il suo governo infatti  è stato un fallimento, non si capirebbe perciò a quale titolo dovrebbe salire al Quirinale. Questo è il responso della votazione.  I primi che lo seguono  in graduatoria sono  tutti suoi ministri, a scalare: Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Francesco Figliuolo e Roberto Speranza.  

Il “Governo dei migliori” il  “Governo dei miracoli” viaggia a tutto vapore verso il suo iceberg istituzionale di fine gennaio. Non c’è stato Il miracolo per il quale era stato messo sull’altare un anno fa, in  forma irrituale ed extraparlamentare cioè svincolato dalla ricerca del consenso democraticoAnzi. Avrebbe dovuto “risanare” il Paese dalla grande epidemia e insieme stabilizzare la società politica suturandone le fratture con l’esorcismo della Grande Coalizione, e ha fallito su entrambi i fronti. Oggi, nell’intrecciarsi del “liberi tutti” e della “caccia alle streghe” siamo nel pieno di un’ondata senza precedenti quantomeno per numero di contagi. E mai come ora le forze politiche appaiono divise tra loro e frantumate al proprio interno. Il banchiere Mario Draghi per dieci, fatali, anni ha guidato la privatizzazione dei beni pubblici degli italiani: servendo, tra gli altri, due governi Amato, due Berlusconi, uno D’Alema

Al secondo posto Roberto Cingolani.

Il più votato  dopo Draghi, è Roberto Cingolani. Nessuno ha capito perché Beppe Grillo ha indicato Cingolani come ministro della Transizione ecologica dando l’ok al governo Draghi, fatto sta che il ministro-scienziato-manager (in aspettativa) di Leonardo è riuscito a inimicarsi tutti, ambientalisti e 5Stelle. Al suo ministero regna il caos, la parte “green” del Pnrr disegna un transizione a misura delle grandi imprese (pubbliche) di cui ha ripreso i progetti e a cui ha sveltito l’iter autorizzativo. Il, per così dire, Cingolani-pensiero è stato perfino peggio: pasdaran del nucleare e la scelta degli “ambientalisti radical chic” come nemici giurati. Il più grande equivoco del governo Draghi, l’equivoco "verde"

Al terzo posto Patrizio Bianchi

Patrizio Bianchi in un anno non è riuscito  a recuperare spazi e docenti per tenere in classe, distanziati, gli alunni. L’incaponimento del ministro dell’Istruzione nel voler riaprire la scuola il 10 gennaio dimostra soltanto totale mancanza di cognizione sulle dinamiche didattiche. Con i mezzi di trasporto stracolmi, con le aule affollate, senza distanziamento adeguato, senza sistemi di aerazione, si replica la situazione degli ultimi giorni di dicembre, prima della chiusura natalizia: i tanti contagi, quarantene e tamponi hanno determinato un caos tale per cui la didattica è rallentata fino quasi a fermarsi. Della sicurezza e della salute dei ragazzi, delle loro famiglie e di chi lavora nella scuola gli importa realmente? 

Al quarto posto Francesco Paolo Figliuolo

Quando si presenta attorniato dai militari in uniforme, il Comm. Str. Gen. C. A. F. P. F.  diventa subito una macchietta in mimetica nazionale, pancia in dentro e petto in fuori. Militari in uniforme da combattimento: significa che sono in missione armata. Eppure  sta svolgendo un incarico civile per conto del governo italiano: dovrebbe  vestirsi con abiti civili. Ci si può vestire in uniforme da combattimento per andare a fare delle vaccinazioni? La scelta di vestirsi in quel modo vuole comunicare qualcosa. Ed è un qualcosa che non piace. Perché sopra di lui c’è un generalissimo. 

Al quinto posto Roberto Speranza

Speranza è la foglia di fico con cui Draghi si copre con la mano sinistra. E’ considerato uno dei membri più in vista della sinistra italiana e, a sfatare il detto che a sinistra ormai si trovano soltanto piccoli lavoretti a tempo determinato,  è invece  il ministro più longevo: da quasi quattro anni  ministro della salute, dottore, non in medicina ma con 110 e lode in scienze politiche,  anzi con un successivo dottorato di ricerca in storia dell’Europa mediterranea, poi a Londra per iscriversi alla London School of Economics. Da Ministro della Salute, Roberto Speranza affronta l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19, è quello che in televisione ci mette la faccia.  Durante la pandemia ha scritto un libro intitolato “Perché guariremo“, che al momento dell’uscita è stato ritirato dalle librerie in concomitanza di un aumento generalizzato dei contagi.

Il Premio Attila è nel suo genere dal 2004 la più alta onorificenza italiana che incorona vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace.  movimentolotta.maccacaro@gmail.com 


 


 

 


sabato 22 gennaio 2022

Vieni avanti cretino...

 


C'è qualcosa di disperato e, contemporaneamente, di ottuso, nel parossismo sadico che i beoti di prima, seconda e terza fila nella falange macedone del siero ci stanno sparando addosso. Colpi di coda di draghi e sottodraghi feriti, andati in apnea di fronte alla reazione degli esseri umani.


...la persecuzione degli eretici della religione  del buco nel braccio sta manifestando segni di isteria e frustrazione che indicano, nel delirio d'onnipotenza, la prevalenza del primo termine sul secondo. Quando un virologo si rivela ippocraticamente d'accatto, commettendo una serie di reati e violazioni, addirittura della Costituzione, nega cure ed interventi a chi ha il pass scaduto, o rifiuta le dosi, o non ha ancora fatto la terza, c'è la conferma dell'assunto. E la prospettiva, contiamo, del tribunale.

- Quando il Migliore dei peggiori perde la brocca e strappa addirittura una risata ai pugnalati alle spalle quando sentono che sulle loro buste della spesa verranno condotti esami dagli ormai infiniti ufficiali giudiziari del paese (compresi commessi e buttafuori) per scovarvi il reato di un acquisto proibito...

- Quanto una valanga di notizie su effetti avversi da intruglio, anche letali, che si abbattono sul cittadino, a dispetto di quell'unico numero, tra  i terrorizzanti, che gli interessa e che non esce mai, da  studiosi d'ordine Usa, finiti in corner, viene attribuita a "disturbi psicologici" dei colpiti...

- Quando io, per la mia causa in tribunale, sono obbligato a scegliermi non il mio avvocato No-Vax, o No-Terza Dose, ma uno ligio alla forca caudina che, perciò, possa penetrare nelle auguste sale e occuparsi di fascicoli e udienze, vedo annullato il diritto alla difesa basato sul rapporto fiduciario con il legale...

 - Quando si scopre che il Papa argentino, che ha convissuto in grande armonia con il generale Videla,  ha incontrato due volte, in piena "pandemia" il plurimiliardario  Albert Bourla, capo della Pfizer (50 miliardi dalle vendite del coso), e che affettuose chat tra lo stesso Bourla e Ursula von der Leyen sono stato scambiati, sempre in corso d'opera, ma che la Commissione UE non vuole rendere note all'impertinente cagacazzi  né queste, né i contratti con quel farmacista...

Quando succede tutto questo, ed altro ancora,  ma ti fanno passare chiunque muoia di cancro (500 al giorno), di malattie cardiovascolari  (240.000 all'anno, il doppio del Covid), di fumo (90.000 all'anno), 8 al giorno di incidente stradale, da "vittima" del Covid, per  avergli infilato nel naso un tampone farlocco, sai che l'unica vera vittima sei tu. 

Allora arrampicati sulle loro balle, esci dal menzognificio e guarda lontano. Lo vedi quel giudice a Berlino? Quel tribunale internazionale di cui ci parla lo scienziato vero, Christian Perronne? (Vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2022/01/20/christian-perronne-abbiamo-calpestato-la-scienza-ed-abbiamo-calpestato-il-diritto/)


Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/




giovedì 20 gennaio 2022

La Serbia risorge - Si riaccende il Fronte Balcanico...



La mitica  Serbia,  vincitrice slava  degli invasori turchi e poi tedeschi, unificatrice dei Balcani nel segno del socialismo e del non allineamento, è sempre stato un orzaiolo nell'occhio dell'Occidente, Germania, che pretende una prelazione sui Balcani, in testa. Barriera all'espansione verso Est, dove incomincia la Russia, realtà da obliterare, fu negli anni dell'aggressione abbandonata dal suo alleato storico, l'URSS dei  rinnegati Gorbaciov ed Eltsin.

Oggi c'è un'altra Russia e, pur circondata da paesi balcanici Nato e UE, la Serbia è tornata ad essere un'anomalia extra-Nato ed extra-UE, legatissima a tutti i livelli a Russia e Cina. 


Un elemento di forte disturbo sulla scacchiera dove tutti i pezzi  stanno al loro posto: dall'Albania alla Macedonia, dalla Croazia alla Romania, dall'Ucraina alla Grecia.

Pare che la pazienza degli ospiti al banchetto balcanico si stia esaurendo. In simultanea, peraltro, con l'impazienza verso una Russia, tornata alla grande in piedi, ai confini delle colonie dell'Impero e del suo raggio d'azione economico-militare. Nelle ultime settimane il protettorato UE della Bosnia Erzegovina croata-musulmana-serba, sotto il proconsole Christian Schmidt (ovviamente un tedesco merkeliano), ha dato segnali di forte inquietudine. 

Custode degli accordi di Dayton, delle relative manomissioni dell'identità e sovranità dei popoli, come delle false giustificazioni a sostegno della frammentazione (le colpe dei serbi, la strage inventata di Srebrenica, i processi a Milosevic, Mladic e Karadzic), a Herr Schmidt è arrivato un ordine di servizio. Ai regimetti croato e bosniaco della Federazione è stata fatta lanciare una forte provocazione al sempre maltollerato altro membro: la Repubblica Srpska, arto della Serbia da sempre naturalmente portato a ricongiungersi al suo corpo.

Partire da Srbrenica, come partire dall'11 settembre.

Il pretesto, la solita, logora, ipersmentita, strage di 8000 bosniaci a Srebrenica, unicamente finalizzata a esonerare la Nato e il fascista presidente bosniaco e burattino Nato, Izetbegovic, e l'ustascia croato, Tudjman (commilitone di Marco Panella) dai crimini compiuti contro la principale vittima del complotto euro-statunitense, la Jugoslavia e il suo cuore, la Serbia. Una legge federale che impone l'arresto, la condanna e il carcere a chi nega quel presunto olocausto. Ennesimo attacco a chi si oppone alla trasformazione di una versione storica strumentale in dogma inconfutabile. 

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/



mercoledì 19 gennaio 2022

Paolo Maddalena candidato alternativo al Quirinale (ed iniziative contro Berlusconi e Draghi candidati del sistema)



Si avvicina l'inizio delle votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica.

Abbiamo al momento:

l'autocandidatura di Berlusconi sostenuto dal centro destra, 
l'autocandidatura latente di Draghi
l'ipotesi Mattarella bis
e, poco pubblicizzata dai media, la candidatura   di Paolo Maddalena, 
da parte di circa 40 grandi elettori degli ex M5s del gruppo l'Alternativa c'è e dell' ex m5s Mantero ora di Potere al Popolo, gruppo che appoggia pubblicamente questa candidatura

Di seguito intanto la pagina FB di Paolo Maddalena, che ancora non parla della candidatura, ma che, chi vuole, può iniziare a seguire e diffondere:  https://www.facebook.com/maddalenapaolo

Per molti motivi sarebbe giusto e utile mobilitarsi contro le candidature di Berlusconi e Draghi e non solo sul web. Segnalo contro Draghi la petizione lanciata da Nicoletta Dosio-Giorgio Cremaschi per Potere al Popolo, sostenuta anche da Raimo, Giovanni Russo Spena, purtroppo il solo esponente Prc a farlo pubblicamente, Franco Russo, Enzo Scandurra, Piero Bevilacqua, Paolo Favilli, (questi ultimi 3 collaboratori presenti spesso su il manifesto ) e a molti altri, purtroppo su:   https://www.change.org/p/no-a-draghi-presidente-della-repubblica-fermiamo-la-deriva-autoritaria

Per ora contro l'ipotesi Berlusconi abbiamo l'appello della Rete di donne "Se non ora quando", un sit-in previsto il 25 gennaio 2022 in Piazza Santi Apostoli a Roma.

E una petizione online  del Fattoquotidiano che attualmente ha 330.000 adesioni, 100.000 delle quali negli ultimi 3 giorni, dopo la candidatura ufficiale, al link: https://www.change.org/p/berlusconi-al-quirinale-no-grazie-174002e6-ef40-41cd-a968-8d385fb1ee52


Marco Palombo















martedì 18 gennaio 2022

Col pretesto dell'obbligo vaccinale l'agenzia delle entrate gestisce il green pass...

 


La lobby farmaceutica non aveva certo bisogno dell’obbligo vaccinale, poiché quel 10% della popolazione negatosi al sacro siero è ampiamente compensato dal susseguirsi delle dosi di richiamo, che si avviano a diventare trimestrali. Anzi, con l’obbligo vaccinale agli over-50 si rischia di scoperchiare una voragine di potenziali contenziosi giudiziari. Non che ci sia da farsi illusioni sulla magistratura, Corte Costituzionale compresa.

La normativa varata dal governo è talmente ambigua da non prevedere una procedura chiara per adempiere specificamente all’obbligo, con la prospettiva di ritrovarsi davanti il caro vecchio “consenso informato” da sottoscrivere. Ancora una volta si tratterebbe di estorsione di consenso e non di un obbligo giuridicamente inequivocabile. Non contento di aver stracciato ciò che rimaneva della Costituzione (del resto ci aveva già provveduto il governo Conte bis), il governo Draghi ha fatto strame della nozione stessa di legislazione, riconfermando che lo Stato, il pubblico e il privato sono astrazioni pseudo-giuridiche che coprono altre gerarchie sociali, cioè lobby e cosche d’affari.

Ad aver bisogno di questa finzione di obbligo vaccinale era invece la lobby digital/finanziaria. Affidando ufficialmente all’Agenzia delle Entrate la caccia ai renitenti al sacro siero e la relativa sanzione amministrativa pecuniaria, di fatto la gestione del Green Pass viene trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che d’ora in poi avrà in ostaggio i conti correnti dei contribuenti, potendo impedire loro persino l’accesso alle banche. In realtà il Green Pass è stato sin dall’inizio sotto la gestione del Ministero dell’Economia, che lo controlla attraverso la SOGEI, la società di gestione dei servizi informatici di proprietà del Tesoro, ma col decreto 1/2022 si è legalizzato a posteriori questo abuso.

La sanzione di soli cento euro è congegnata per favorire la “trasgressione” e, nel contempo, per scoraggiare costose impugnazioni. Il governo spera che non tutti capiscano che la sanzione è comunque una trappola e comporta l’ammissione di una sorta di reato. Dato che ciò che si fa chiamare Stato è un’associazione a delinquere con molti tentacoli, non è da escludere che qualche Procura possa individuare nella renitenza al vaccino qualche risvolto penale o che lo stesso governo vari qualche norma retroattiva. Ormai ci aspettiamo di tutto; anzi, sarà da ridere quando i “costituzionalisti” alla Zagrebelsky ci spiegheranno che non esiste alcun diritto dei cittadini a conoscere preventivamente le norme in base alle quali regolarsi. Sarà dura invocare la dignità umana nel momento in cui i “costituzionalisti” dimostrano di essere i primi a rinunciarci.

La scarsa entità della sanzione ha anche un effetto di distrazione sull’opinione pubblica soggiogata dalla vaccinolatria; un’opinione pubblica che può trovare occasione di indignarsi e di invocare provvedimenti forcaioli, facendosi sfuggire il nocciolo del problema, cioè la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di usare il lasciapassare come strumento di ricatto verso chiunque. Del resto lo squallore è la principale arma di distrazione di massa, un modo per abbassare drasticamente il livello della discussione e non far trapelare i dettagli più importanti. Nella sua ultima conferenza stampa Draghi ha persino esagerato nel battere sul tasto dello squallore, tanto che la sua immagine pubblica è allo sfacelo.

Anche se l’attuale potere continua a contare su una base di opinione pubblica, ciò non vuol dire che abbia una vera base sociale, ed è questa la sua differenza con i fascismi del ‘900, che invece offrivano al ceto medio un ascensore sociale. Al contrario, oggi il ceto medio tende sempre più a sprofondare insieme con la classe lavoratrice. Non reggono quindi i paragoni del Green Pass nostrano col sistema del credito sociale cinese, al di là delle pur evidenti affinità sul piano del controllo informatico. In Cina infatti la stretta sulla disciplina sociale si accompagna ad una crescita diffusa del reddito e ad un allargamento del ceto medio. Forse per questo motivo la rivista “Focus” ci tiene a far sapere che il credito sociale cinese non piace al mondo occidentale. Sicuramente in Italia a riguardo facciamo di meglio, perché qui l’obbiettivo è di controllare senza distribuire reddito.

L’accumulo di potere e risorse in poche mani alimenta anche i conflitti interni alle oligarchie. Nei prossimi giorni l’elezione del supermonarca da parte del parlamento sarà un’occasione per capire in quali direzioni potrebbe andare la conflittualità interna all’establishment italiano. L’altra incognita riguarda la percezione all’estero del crescente attivismo dell’oligarchia nostrana, che sta inseguendo chiaramente il primato nella corsa alla digitalizzazione del controllo sociale. Non che all’estero gliene freghi qualcosa delle umiliazioni che stanno subendo gli Italiani; non tutti però sono così smemorati da non ricordarsi che quanto più l’Italietta maltratta il proprio popolo, tanto più diventa pericolosa per gli altri Paesi. L’autorazzismo italico infatti non è l’opposto del nazionalismo, bensì rappresenta storicamente la forma specifica della prassi di grandeur nazionale e imperialistica dell’Italietta. L’oligarchia nostrana si esalta nelle sue ambizioni di proiezione internazionale, potendo vantare la dominazione su di un popolo/cavia, da denigrare ed avvilire per essere usato come carne da macello in sperimentazioni politiche e sociali.




lunedì 17 gennaio 2022

Panoramica sui sistemi di controllo sociale












L’idea di una grande organizzazione che controlla menti e pensieri degli individui, spingendoli verso un’ideologia specifica e determinate scelte può sembrare fantascienza, o un’assurda cospirazione che si trova nei libri e nei film. Tuttavia, per alcuni, non è certo una sorprendente scoperta che aziende, organizzazioni e politici manipolano l’opinione pubblica per determinati programmi. Questi, a loro volta, sono manipolati da organizzazioni ancora più grandi e potenti, come il governo. La CIA che controlla e manipola le menti dei civili non è finzione: è una cospirazione che rivelatasi vera negli anni ’70 negli Stati Uniti.

Dopo la seconda guerra mondiale, la Central Intelligence Agency (CIA) riuscì a ottenere il controllo su ciò che veniva pubblicato non solo negli Stati Uniti ma nel mondo. Ebbe molta influenza su ciò che il pubblico doveva vedere e su ciò che andava nascosto. In sostanza, decise ciò che “il pubblico vedeva, ascoltava e leggeva regolarmente” (Tracy 2018). L’operazione Mockingbird è una campagna della CIA che mirava non solo a influenzare i media ma anche a infiltrarli. Dagli anni ’50, la CIA iniziò a reclutare giornalisti, editori e studenti per scrivere e spacciare storie false della CIA che erano solo propaganda e i suoi dipendenti ricevevano enormi stipendi per promuovere tali falsità. In sostanza, la CIA controllava giornali nazionali e internazionali con le tangenti. Negli anni ’50, Cord Meyer e Allen W. Dulles idearono e organizzarono un programma di propaganda. Reclutarono importanti giornalisti nordamericani in una rete volta a promulgare le opinioni della CIA. La CIA è arrivò a finanziare studenti, organizzazioni culturali e riviste che avrebbero diffuso le sue opinioni.


Tuttavia, il sospetto che la CIA potesse manipolare l’opinione pubblica sorse tra il 1972 e il 1974 a causa dello scandalo Watergate, che rivelò il coinvolgimento del presidente Nixon nella guerra in Vietnam. In effetti, Nixon aveva adottato due strategie: se da una parte utilizzava strategie aggressive per cercare di placare il Vietnam del Nord, dall’altra cercava di placare le proteste negli Stati Uniti dicendo attraverso stampa e telegiornali che mirava a raggiungere un accordo di pace e riportare a casa le truppe nordamericane. Quando fu rivelata la verità sulla vietnamizzazione di Nixon, molti dubitarono su fin dove la CIA fosse coinvolta nella pubblicazione di notizie e informazioni (Slate 2018). Inoltre, durante la Guerra Fredda, la CIA finanziò molti scrittori e artisti come Arthur Schlesinger e Jackson Pollock nella sua “guerra di propaganda contro l’Unione Sovietica” (Washington 2017).

Nel 1977, Carl Bernstein pubblicò The CIA and the Media su Rolling Stone. L’articolo denunciò l’atteggiamento della CIA nei confronti della diffusione di notizie false e la sua collaborazione tacita oltre che ‘esplicita’ coi giornalisti. Bernstein spiegò come i giornalisti non si siano limitati a scrivere quanto suggerito dalla CIA: il loro rapporto era molto più intimo. In effetti, i giornalisti “condividevano i taccuini con la CIA”, alcuni erano anche scrittori pluripremiati e altri divennero spie nei Paesi comunisti (Bernstein 1977). Secondo Dice (2016), ogni anno venivano investiti più di un miliardo di dollari in tali programmi di propaganda. Gli autori della CIA furono generosamente pagati e non c’erano limiti a quanto ricevevano: a volte venivano pagati più di mezzo milione di dollari per diffondere le informazioni volute dalla CIA. Quando la CIA fu colta nelle sue malefatte, non rivelò giornali e giornalisti con cui aveva collaborato (Harrock 1976).

Tuttavia, nel 1973, il Washington Star pubblicò i nomi di tre dozzine di giornalisti nordamericani. Secondo la CIA, rivelare i nomi di chi aveva lavorate per essa significava “mettere in pericolo” la vita di scrittori e giornalisti, oltre a farli apparire sotto una luce “ridicola” (Harrock 1976).

Comitato Church e azioni per impedire il coinvolgimento della CIA nell’informazione


Ne gli anni ’70, il Comitato Church fu creato dal senatore Frank Church per indagare su eventuali “operazioni del governo e potenziali abusi” perpetrati da CIA, NSA, FBI e IRS (Goldfarb 2018). Durante un’intervista, il senatore Church affermò: “abbiamo molte informazioni dettagliate e le valuteremo e includeremo qualsiasi prova di illecito o di scorrettezza nel nostro rapporto finale e faremo una raccomandazione”. Nel 1973, la CIA pubblicò Family Jewels, il libro che espone tutte le informazioni nascoste e/o manipolate nel corso degli anni. Il libro è di settecento pagine. Inoltre, nello stesso anno il direttore della CIA, William E. Colby, dichiarò che “la CIA non intraprenderà alcuna attività in cui vi sia il rischio di influenzare l’opinione pubblica interna, direttamente o indirettamente. L’Agenzia continuerà a vietare l’immissione di materiale nei media nordamericani. In alcuni casi, di solito, quando l’iniziativa è dei media, la CIA fornirà dei briefing non attribuibili a vari elementi dei media, ma solo nei casi in cui siamo sicuri che la redazione conosca la fonte delle informazioni” (Slate 2018; citando Colby).

Nel 1975, la CIA ammise la manipolazione dei media mainstream al fine di falsificare e reindirizzare le opinioni dei cittadini nordamericani. Ammise che le informazioni furono distorte per adattarle a piani specifici. A seguito del rapporto pubblicato dal Congresso degli Stati Uniti nel 1976: “La CIA ha una rete di centinaia di stranieri nel mondo che forniscono informazioni alla CIA e a volte tentano di influenzare l’opinione pubblica usando propaganda occulta. Costoro forniscono alla CIA accesso diretto a numerosi giornali e periodici, servizi stampa e agenzie stampa, stazioni radiofoniche e televisive, editori di libri commerciali e altri media stranieri”. Sebbene nel 1975 George H. W. Bush ponesse fine, pubblicamente, alle relazioni della CIA coi media statunitensi, la CIA è ancora attivamente coinvolta coi media stranieri, che a loro volta forniscono informazioni ai media statunitensi. Bush decise che “la CIA non entrerà in alcun rapporto retribuito o contrattuale con alcun corrispondente accreditato da alcun notiziario, giornale, periodico, rete o stazione radiofonica o televisiva degli Stati Uniti” (Slate 2018).

Sebbene nel 1976 Colby affermò che la Central Intelligence aveva rotto relazioni e legami coi giornalisti nel 1973, è difficile da credere (Harrock 1976). Inoltre, affermò di non aver visto alcun danno nell’acquistare informazioni da “corrispondenti part-time che vendono le loro informazioni a testate giornalistiche del paese” (Harrock 1976). Tuttavia, un sospetto generale si impadronì di Capitol City: tutti i giornalisti conservatori e gli ex-dipendenti della CIA che avevano rapidamente ottenuto riconoscimenti nel mondo dell’informazione erano ora considerati con diffidenza (Harrock 1976). Lo stesso anno, il senatore Church pubblicò nel suo rapporto che la CIA aveva una forte rete composta da “centinaia di individui stranieri nel mondo” che si dedicavano a fornire alla Central Intelligence notizie fuorvianti (Slate 2018). In effetti, il giornalista Scott Shane raccontò la sua esperienza nella CIA: nel 1979 ricevette la lettera di assunzione in cui “esprimeva “provvisorio interesse” per le [sue] qualifiche” (Shane 2018). Shane rifiutò l’offerta di collaborare con la CIA e il suo fascicolo fu inserito nella “sezione inattiva” (Shane 201). Secondo Bernstein (1977), chi lavorava sotto copertura per la CIA era spesso assunto da “CBS, Time, New York Times, Louisville Courier-Journal, Copley News Service, ABC, NBC, Reuters” e così via. Inoltre, negli anni ’50, la CIA investì molto denaro nell’addestramento dei suoi agenti come giornalisti: secondo membri della CIA, “gli fu insegnato ad apparire dei giornalisti” prima di essere collocati in organizzazioni potenti (Bernstein 1977).

In sostanza, i mass media possono adottare strategie manipolative al fine di alterare la “percezione globale” di eventi, persone e situazioni (Washington 2017; citando Davis 2008). Certo, sarebbe ingenuo credere che il governo abbia smesso di comprare giornalisti “per spacciare disinformazione” (Washington 2017). Gli Stati Uniti sono i primi a divulgare informazioni per raggiungere i propri obiettivi: come sottolinea Washington (2017), “il governo spaccia disinformazione nei media nordamericani per fuorviare gli stranieri”.

Fonte: https://transnational.live/2021/11/18/operation-mockingbird/

Traduzione di Alessandro Lattanzio - Aurora Sito

Bibliografia
[1.] Bernstein, C. (1977). La CIA e i media. Rolling Stone.
[2.] Dadi, M. (2016). Operazione Mockingbird: controllo della CIA dei media mainstream. La storia completa.
[3.] Goldfarb, K. (2018). Nell’operazione Mockingbird – Il piano della CIA per infiltrarsi nei media. ATI.
[4.] Harrock, MN (1976). Legami della CIA coi giornalisti. New York Times.
[5.] Shane, S. (2018). Il momento in cui la CIA cercò di reclutarmi: il nostro reporter per la sicurezza sulle spie coperte. New York Times.
[6.] Slate, J. (2018). Cos’era l’operazione Mockingbird? Medium.
[7.] Tracy, JF (2018). La CIA e i media: 50 fatti che il mondo deve sapere. Ricerca globale.
[8.] Washington, G. (2017). Documenti declassificati sulla CIA ha lavorato a stretto contatto con proprietari e giornalisti dei grandi media. Arret su Info.