venerdì 29 dicembre 2017

Preparedness... - Consigli per sopravvivere qualche giorno in più


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... un amico ha scritto che sta cercando di creare un gruppo di persone che si preparano. Vi dico che nel momento in cui riuscirà a raggiungere questo scopo sarà arrivato al grado più alto della Preparedness...

"Se il rifugio è il cardine della mia visione, ancora più importante è creare il gruppo di persone con cui dividerò il lungo periodo di tempo all'interno del rifugio. Quanto tempo dovrò rimanerci dopo l'arrivo di una crisi conclamata ? Giorni, mesi, anni ? 

Immaginate quanto è importante la scelta delle persone a cui, di fatto , affiderete la vita vostra e della vostra famiglia.

Quante persone devo ospitare ? (There is strenght in numbers)

Le loro capacità tecniche. Chi sa cucinare, cacciare, saldare, curare, aggiustare pannelli solari...

Il loro addestramento para militare. Chi non sa sparare ?

Il loro aspetto psicologico. Chi mette tensione nel gruppo, chi è ansioso, chi è un aggregatore...

I gradi gerarchici. Chi è il capo ? Chi i suoi aiutanti ? Chi pulisce i bagni ?

La divisione familiare. Chi va a letto con chi ? Chi è parente di chi...

La loro salute. Chi sta male non lavora anzi occupa il tempo degli altri...

Questa è la cosa più difficile da fare per un fondatore del rifugio. Non è scegliere se è meglio il coltello x o quello y per lo zainetto survival.

Difficile pensare ad una gerarchia, visto che necessariamente deve essere condivisa non di tipo militare dove uno è il tuo capo e da ordini perché l'ordine costituito ha stabilito a priori così. Mi spiego meglio. 

Non è assolutamente detto che colui o coloro che emergerebbero come 'capi' sarebbero effettivamente i più indicati. Dico questo perché spesso chi diventa capo in un gruppo è per il suo carisma e per la sua capacità aggregativa, a volta per la sua simpatia, ma questo non significa assolutamente che sarebbe in grado di guidare e forse nemmeno avrebbe un equipaggiamento decente. 

Tra l'altro, se nelle forze armate il superiore va obbedito senza discutere, come la mettiamo di fronte ad uno che diventa capo perché magari è sicuro e rassicurante di fronte agli altri e gli altri lo vedono bene come guida, ma poi nei fatti non sa sparare, non ha capacità mediche, non ha neppure uno straccio di equipaggiamento? Il 'capo', dovrebbe essere il meglio armato ed equipaggiato e se non lo è in partenza lo diventa, magari abusando delle cose altrui. 

Se voi formate un gruppo e portate al suo interno tutte le vostre nozioni, le vostre attrezzature, ma finisce per emergere un capo con le pezze al culo questo poi tra i suoi ordini potrà dirvi di cedere a lui, o ad altri suoi fidati, parte delle vostre attrezzature pazientemente e costosamente raccolte. A quel punto che fate? Vi imponete con la forza sul capo riconosciuto dal gruppo, sapendo che poi un gruppo terrorizzato da voi cercherà di eliminarvi appena chiudete gli occhi, ve ne andate, sempre che vi lascino andare con tutta la vostra roba, o cedete e sperate che alla fine le cose si sistemino? 

Sono tutte domande molto complesse e che nella teoria difficilmente si possono prevedere in ogni dettaglio. Io personalmente sarei disposto a cedere parte delle mie attrezzature e dei miei oggetti, mettendoli in comune o se la cosa viene da pari a pari, nel senso do ut des, oppure se mantengo un controllo generale, visto che la roba è mia, ma a quel punto un gruppo di disperati e senza legge ti potrebbe dire, e con buone ragioni, che non è più il tempo di proprietà privata e di diritti individuali, tanto più che le circostanze necessariamente obbligherebbero voi in primis a violarla, esempio accedendo a case private abbandonate per avere un rifugio più o meno temporaneo."

Riflessione di Gabriele d'Ancona

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giovedì 28 dicembre 2017

2018. Buon anno nuovo... in attesa del nuovo governo "tandem"


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Via che si entra in piena campagna elettorale. Però i risultati già a ottobre erano noti: si formerà un governo tandem che avrà il compito sostanziale di evitare la svendita totale dell’Italia, di proteggerla da una Troika devastante, un tandem che potrebbe permettere “attraverso un potere bi-polare” una minore svendita. Le elezioni ormai sono state pianificate, si sono accontenti pensionati e statali = voto assicurato. La stessa legge elettorale indicava che il potere sarebbe stato bi-polare. L’ennesimo calcio al barattolo: di quello ormai si campa. Però il contentino statali-pensionati è stato un filo eccessivo, quindi è possibile che per evitare l’iva al 25% dovremo prenderci carico di nuove tasse. Cosa possono colpire? Beni immobili, trasporti, settore energetico, sanità…

Dunque inizia la nuova gondola tandem; ehm però l’Europa è in stallo con una Germania senza governo e una Francia che regge il trono: ovvero è il nuovo cane da guardia americano. Però l’Est Europa sta prendendo distanza dalla Europa Occidentale. Il compatto Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca) ha stretto nuove alleanze con Austria, Croazia e Romania. Nazioni che premono per affermare posizioni nazionaliste, non intendono aderire ai progetti di Bruxelles: non desiderano la creazione degli Stati Uniti d’Europa e fanno già da tempo trattati bilaterali direttamente con Trump; ognuno di loro segue una precisa politica estera e si fanno sempre meno coinvolgere dalla UE. La svolta vera del 2017 è stata la formazione in Europa di un nuovo battitore libero: la Polonia è diventata il leader dell’Europa centro-orientale; su di lei sono intervenuti in modo massiccio Washington e Londra. Una nazione che si è spostata a destra diventando filo-atlantista, ma anche nemico giurato della Germania e della Russia. 

Quindi la Germania sarà ostacolata per il potenziamento del North Stream. Di fatto si capisce che il 2017 è stato un anno di passaggio che ha consegnato una nuova geopolitica dove Londra e Washington hanno allentato il progetto di integrazione europea per iniziare a lavorare sul nuovo ordine europeo, dove si vedono già emergere i nazionalismi prima citati di Visegrad. Questa cosa nel 2018 andrà sempre più marcandosi, ora la notano in pochi ma di fatto questi sono i giochi.
Qui, nella metà Europa, rimaniamo in attesa di capire gli sviluppi. Ma gli sviluppi sono chiari: la Brexit è già passata alla seconda fase, la Scandinavia deve affrontare problemi di immigrazione che sono immani. Ma non è la Scandinavia che preoccupa; in molti si dimenticano che stiamo sempre vivendo una Guerra Fredda 2.0, ma lo stato che demarca la mezzeria questa volta non è chiaro.
Un anno dove sulla Libia ha vinto la Francia; l‘Italia ha sbagliato la partita su come gestire l’immigrazione e non è stata nemmeno capace di salvaguardare (per la sicurezza energetica nazionale) gli interessi di ENI. Gli interessi della Francia hanno chiaramente vinto. Per un intero anno la Libia è stata vista come il problema legato ai flussi migratori, ma la vera partita ENI è stata persa e i giornali non hanno speso molte parole per spiegarlo al popolo italiano. Comunque oltre ad aver bruciato gli interessi di ENI, l’Italia verrà esclusa dai contratti per la ricostruzione libica attraverso il provvedimento libico che vieta con la direttiva n° 37 (emanata, a metà agosto, dal ministro dell’Economia di Tobruk, Munir Asser) “l’apertura e l’estensione di qualsiasi filiale di aziende italiane in Libia, così come la costituzione di joint venture di imprese libiche con aziende italiane”. Perdenti su tutta la linea.
E ora arriviamo alla turlupinata dell’anno... i militari italiani verranno mandati in Niger: non fermeranno nessun flusso migratorio. E se come sempre la classica Italia si conferma col cuore a Est e col portafoglio a Ovest, ecco a Voi la seconda turlupinata dell’anno: il Pentagono in Italia, tutte le spese tutte a nostro carico. Ecco come il Pentagono ci impone di investire i soldi dei contribuenti italiani:
- Aeroporto militare di Ghedi (BS): inizia il progetto da 60 milioni di euro, a spese nostre, per le infrastrutture dei 30 caccia F-35 statunitensi, acquistati dall’Italia, e per le 60 bombe nucleari statunitensi B61-12.
- Base di Aviano (Pordenone), dove sono presenti circa 5.000 militari statunitensi con caccia F-16 armati di bombe nucleari :altri lavori costosi sono stati fatti dall’Italia e dalla NATO.
- Vicenza: spesi 8 milioni di euro a carico in Italia per riqualificare la caserma Ederle e per allargare il residence dove i soldati statunitensi risiedono con le loro famiglie.
- Base americana di Camp Darby (Pisa / Livorno) inizia a dicembre la costruzione della ferrovia (spesa interamente sostenuta dall’Italia) per sviluppare il collegamento della base con il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. Gli ecologisti dovranno tacere davanti al taglio di 1000 alberi nel parco naturale. Camp Darby è un deposito di armi (missili, proiettili, carri armati e veicoli blindati).
- A Napoli la nuova sede della NATO si spenderanno “nostri” 10 milioni per la nuova viabilità attorno al quartier generale.
- Amendola (Foggia): eseguiti i lavori per il Predator.
- Sigonella (Sicilia): oltre $ 100 milioni di lavoro fatti da USA, NATO e Italia. La base serve per operazioni in Medio Oriente, Africa ed Europa dell’Est. Da qui partono missioni, operazioni “scudo anti-missile” statunitense, operazioni in una funzione anti-Russia. Lì sta per essere installato Jtags (Joint_Tactical_Ground_Station). Il Parlamento italiano però è a conoscenza che tale decisione strategica mette l’Italia in prima linea in caso di scontro nucleare.
Il MO potrebbe veramente scoppiare, la politica di Trump va in quella direzione: una bella guerra di 10 anni che coinvolge tutto il MO, petrolio che sale alle stelle, Russia e Cina che questa volta mettono insieme “boots on the ground”. E se veramente accade cosa farà la UE? Sarà pronta a prendersi in carico una sfilza interminabile di attentati? Eh questo bisognerebbe chiedere alle belle anime di Bruxelles che non hanno capito che i giochi sono cambiati. Volatili per diabetici per tutti? (ALKA)

Mauro Bertamè

martedì 26 dicembre 2017

Psicostoria... la memoria intrinseca degli eventi nella materia...

Che ci sia un’attinenza indiscutibile fra l’emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantica. Basti vedere l’azione dell’energia solare e della sua captazione utile ai processi vitali sulla Terra…

Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello indistinguibili l’una dall’altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c’è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l’una e l’altra polarità che consente l’esistenza dell’universo conosciuto.
Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l’incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma, ma questa descrizione non è sola prerogativa dell’I Ching, anche altre religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano il movimento, la vibrazione o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza…
Dal punto di vista dell’esperienza empirica, basata sull’osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo” in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.
Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.
Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza (o stato di mutazione energetica se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale in corso (possiamo definirla anche “memoria”, “ombra” o “antitesi”). Ma non è solo descrizione in negativo è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa assumere una specifica identità.
Ed è per questa ragione che nell’I Ching si individuano delle specifiche forme archetipali, i trigrammi e gli esagrammi, utili al riconoscimento delle aggregazioni energetiche in corso. Insomma possiamo dire che gli eventi si ripetono, pur in in una scala evolutiva, in una sorta di gradiente continuo ma riconducibile ad un processo già conosciuto. Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti percepiti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. 
La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità, una descrizione quasi immaginaria, raccontata e corroborata (a fini speculativi) dall’opinione dei suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).
Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.
Questo “ricordo”, che a livello vitale viene definito DNA, a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura della memorizzazione automatica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. E non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, insomma ogni elemento, fisico o psichico, viene influenzato dalla mutazione in corso. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide...
Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olografica in ognuno di noi. In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.
Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?
La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?
Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “coscienza”. Ovvero rinunziando alla piccola identità separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene non solo nella nostra mente ma anche nei suoi sottoprodotti: la storia ufficiale, la filosofia o religione e la scienza.
Paolo D’Arpini
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lunedì 25 dicembre 2017

Panettone di plastica, spumante sintetico e buon pacco natalizio per tutti (dal governo de' gentiloni)


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Mentre il gregge disorientato mangia panettoni sintetici e beve spumanti tossici aromatizzati, seduto comodamente sul divano davanti ad un plasma da 50 pollici comprato proprio per le finte partite di calcio, il Regime va avanti con il suo ruolino di marcia. Le pecore festeggiano felici con in testa il cappellino rosso e bianco (colore non a caso della famosa coca legalizzata) e il Sistema estrae dal cilindro oltre alle trombette anche la vaselina.

NIENTE RIFLESSIONI DI MASSA MA TANTE MANOVRE DEL GOVERNO ILLEGITTIMO

Nel periodo natalizio in cui le potenti energie del solstizio invernale (il giorno più corto dell’anno), illuminate dalla flebile luce, suggeriscono non a caso l’introiezione, la meditazione, la chiusura per ritrovare se stessi, cosa sta facendo il governo illegittimo di turno? Non perde affatto tempo.

CHIUSURA ANNO ALL’INSEGNA DELLA DITTATURA MEDIATICA

L’emanazione dei poteri finanziari internazionali conclude l’anno siglando una dittatura oramai sempre più manifesta. Beatrice Lorenzin, la marionetta messa a gestire il ministero della Salute, insieme al Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Raffaele Lorusso, ha firmato il «Protocollo di Intesa» per la realizzazione di corsi di formazione in materie scientifiche rivolti ai giornalisti.

SE NON TI ALLINEI SEI FUORI

Attenzione, si tratta di una formazione «obbligatoria per tutti i giornalisti in attività». Chiaro il messaggio? Se non ti allinei (e qui il gioco è facile visto che sono TUTTI allineati e proni al Sistema) sei fuori. Se non veicoli le informazioni scientifiche ortodosse che il Sistema ti passa devi cambiare mestiere. Ora il controllo mediatico è alla luce del giorno! Sanno benissimo quanto importante e fondamentale sia avere il controllo delle informazioni mainstream.

OCCORRE INFLUENZARE IL TARGET DI RIFERIMENTO OSSIA I SUDDITI DELL’IMPERO

Lo dice espressamente una nota del ministero: «Le informazioni diffuse dai media sono in grado di influenzare la percezione e le scelte dei target di riferimento». Il target di riferimento è il popolo-gregge o popolo-bue, ovviamente, cioè i sudditi dell’Impero. Siccome non sono in grado di avere un pensiero autonomo possono essere “influenzati” nelle loro scelte dalle informazioni. La nota continua sottolineando che «l’obiettivo del Protocollo è quello di promuovere nei giornalisti conoscenze in ambito sanitario provenienti da fonte istituzionale autorevole e indipendente, al fine di fornire ai cittadini un’informazione corretta e scientificamente validata, contrastando il fenomeno della disinformazione e delle fake news».

SERVONO PIÙ CHE MAI FONTI INDIPENDENTI E AFFIDABILI COME GLAXO, MERCK E PFIZER

Nonostante il Natale bestemmiano al cubo. Le «fonti indipendenti» sarebbero quelle gentilmente fornite da GSK, Sanofi, Merck e Pfizer?  Infine un ministro che sarebbe da arrestare sia per le falsità che per il terrorismo veicolato e strumentalizzato. Basta riportare alla mente le sue vergognose dichiarazioni in diretta tv da «Porta a Porta» il 22 ottobre del 2013 e a «Piazza Pulita» il 22 ottobre del 2014 sulla mortalità per morbillo in Gran Bretagna.

UN MINISTRO IMBATTIBILE IN TEMA DI NOTIZIE FALSE

Secondo il più scandaloso e certamente incompetente ministro della salute italiano sono morti di morbillo a Londra negli anni 2013 e 2014 circa 470 bambini. Una ecatombe inventata: secondo il Ministero inglese nel 2013 è morta (per complicanze respiratorie) una sola persona e aveva 25 anni! Quindi questo ministro che potrebbe dare lezioni di Fake news a tutti vuole «contrastare il fenomeno della disinformazione e delle fake news» tappando la bocca e chiudendo l’ultima finestra di libertà che esiste ancora in Rete.

CHIUSURA ANNO ALL’INSEGNA DELLA DITTATURA SANITARIA

Purtroppo non è tutto. Il Senato ha avviato l’esame del Ddl Lorenzin. Dopo ben 10 anni (e sotto Natale) arriva la riforma degli Ordini professionali sanitari. Quindi invece di chiudere la casta dei camici bianchi, un ordine chiaramente politicizzato, il ministro cosa fa? Delega il governo ad «adottare, entro dodici mesi, uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di sperimentazione clinica dei medicinali per uso umano, introducendo uno specifico riferimento alla medicina di genere e all’età pediatrica».

IMPEGNO GOVERNATIVO A REGOLARE LA SPERIMENTAZIONE

All’articolo 1 quindi il governo s’impegna ad emettere decreti che andranno a regolamentare la sperimentazione umana, bambini inclusi. Che sia per il fatto che NON esistono studi in doppio cieco, quindi studi seri, sui vaccini pediatrici? Quindi quello che sta avvenendo ai bambini italiani si chiama sperimentazione clinica a cielo aperto. Per cui è meglio mettere a tacere tutto prima che il popolo si svegli dal letargo?

EVIDENTE TENTATIVO MEDICO DI INCORPORARE OSTEOPATIA E CHIROPRATICA

L’articolo 7 si occupa di osteopatia e chiropratica. «Entro tre mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, sono stabiliti: l’ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell’osteopata e del chiropratico.  Un successivo decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore, dovrà definire l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica». Vogliono per caso accaparrarsi, mettendole sotto la cupola sanitaria, l’osteopatia e la chiropratica?

AMBIZIONI DI DOMINIO ANCHE SU BIOLOGIA E PSICOLOGIA

L’articolo 9 «inserisce le professioni di biologo e psicologo nell’ambito delle professioni sanitarie. Per l’ordine degli psicologi resta ferma un’autonoma disciplina organizzativa. L’articolo prevede, inoltre, il «trasferimento di alcune competenze, relative ai due ordini summenzionati, dal Ministro della giustizia al Ministero della salute». Quindi anche se gli psicologici avranno una loro autonomia organizzativa vogliono trasferire «alcune competenze» al Ministro della Salute! Questo è assai interessante e vedremo cosa cambierà.

UN PACCO NATALIZIO CHE PROMETTE BENE

Infine, tra gli altri numerosissimi articoli presentati dal Ddl vi è anche quello sulla «riformulazione dell’apparato sanzionatorio». Sanzione di che? Purtroppo non sapendo cosa passa per la testa di un ministro scandaloso come l’attuale è necessario attendere i decreti attuativi. Ecco cosa c’è dentro (e purtroppo non è tutto) al pacco regalatoci da un governo del Pd per questo Natale 2017.

Buon panettone a tutti….

Marcello Pamio


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domenica 24 dicembre 2017

Cristiani e giudei (puri e spuri)


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I primi cosiddetti cristiani dei primi secoli d.C. non erano altri che appartenenti ad una setta ebraica che rifiutava il potere romano, anzi lo considerava "nemico", anche in seguito alla distruzione di Gerusalemme completata da Vespasiano e Tito ed alla conseguente "diaspora". In verità  la "diaspora" era un fatto  avvenuto da tempi molto anteriori alla distruzione di Gerusalemme. Ebrei di varie sette già da secoli popolavano diversi paesi del mondo antico. La persecuzione dei romani contro alcuni membri di queste sette  furono semplicemente una risposta alla mancanza di riconoscimento dell'autorità imperiale da parte dei suoi appartenenti. 

Presso i romani non esisteva alcuna persecuzione religiosa nei confronti di alcun credo. Infatti i romani furono maestri di sincretismo, ogni popolo aveva il diritto di conservare i propri dei ed usanze, purché riconoscesse l'autorità politica rappresentata dall'Imperatore.

E qui sta il nodo.  Gli appartenenti ad alcune  specifiche sette ebraiche, che poi si definirono cristiane, non riconoscevano la supremazia imperiale e quindi erano condannati come "sovversivi" politici e non come "praticanti d una religione".

Le cose cambiarono allorché queste sette ebraiche, che inizialmente, mantenevano la tradizione di appartenenza etnica alle "tribù d'Israele" e quindi a tutti gli effetti facevano parte dei giudei circoncisi, ovvero "puri", decisero di "convertire" anche i Gentili al loro credo e quindi accettarono nelle loro file anche i non giudei (i cosidetti "gentili"). Ovviamente questo segnò una linea di demarcazione fra i "giudei puri" (discendenti da madri ebree) e quelli "spuri" che si mescolavano ed accettavano i Gentili come correligionari. Ad un certo punto la frattura diventò insanabile ed i cristiani,  pur avendo accettato  in toto l'antica tradizione biblica, per la loro promiscuità genetica  si distinsero dai giudei e pian piano conquistarono terreno nelle classi povere e derelitte dell'impero fino a diventare una maggioranza numerica.

A quel punto le cose avevano assunto una forma completamente diversa e gli ultimi imperatori romani trovarono più conveniente usare il "cristianesimo" come legante per l'Impero. Ovviamente i capi cristiani stessi facilitarono questo gioco,  interrompendo qualsiasi antagonismo con il potere politico, anzi pian piano con la decadenza si sostituirono ad esso. 


Ciò avvenne in seguito  al riconoscimento del cristianesimo come  "religione" ufficiale dell'Impero. Infatti i papi di Roma erano considerati  gli eredi degli imperatori.

Paolo D'Arpini


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venerdì 22 dicembre 2017

Emmanuel Kant ed il ritorno all'idealismo... - Saggio di Vincenzo Brandi


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Emmanuel Kant, considerato uno dei maggiori filosofi della storia, tentò alla fine del “Secolo dei Lumi”, di operare una sintesi che tenesse conto del pensiero illuminista (tendenzialmente rivolto verso l’empirismo di Hume o il sensismo di Condillac), ma che recuperasse un criterio di certezza della conoscenza (messa in dubbio da Hume). Per il filosofo tedesco questo criterio di certezza è assicurato da una “sintesi a priori” che avviene automaticamente nella nostra mente al momento dell’esperienza. Come vedremo, questo tentativo, anche se condotto con grande intelligenza, non appare tuttavia riuscito ed ebbe come conseguenza anche quella di riaprire la strada all’idealismo filosofico, poi affermatosi in Germania con Fichte, Schelling ed Hegel..

Kant nacque nel 1724 a Konigsberg nella Prussia orientale (città oggi facente parte della Russia e ribattezzata Kaliningrad). Il padre era un semplice sellaio. La madre era una donna religiosa di sentimenti pietisti, fatto che ebbe una profonda influenza sulle concezioni morali del filosofo.

Kant, dimostratosi fin da bambino, persona di acuta intelligenza, ebbe modo di studiare. Lavorò come istitutore. Svolse studi di fisica sulle teorie di Newton e Leibniz (in particolare sull’adozione da parte di Leibniz del principio della conservazione dell’energia cinetica 1/2mv2 al posto di quello di conservazione della quantità di moto “mv” adottata da Cartesio, come già ricordato in questa rubrica nel numero 53 dedicato a Leibniz). Lesse attentamente le opere di Hume, Wolff e Baumgarten (vedi N. 63). Nel 1755 elaborò l’ipotesi (poi formulata per via indipendente anche dal francese Laplace) secondo cui il sistema solare si è generato a partire da una nebulosa originaria (ipotesi di Kant-Laplace, oggi riconosciuta come valida). Nello stesso anno Kant divenne libero docente di matematica, logica e fisica. Nel 1770 ottenne una cattedra presso l’Università di Konigsberg, dove poi lavorò tutta la vita.

Nel 1788 il filosofo pubblicò la sua opera maggiore: “Critica della Ragion Pura” (sul problema della conoscenza), cui seguirono la “Critica della Ragion Pratica” (sull’etica, 1787) e la “Critica del Giudizio” (sull’estetica, 1788). Nel 1793 una sua opera sulla “Religione nei Limiti della Ragione” gli procurò una dura reprimenda da parte dell’oscurantista governo prussiano seguito alla parentesi “illuminista” di Federico II. Kant fu un sostenitore della Rivoluzione Francese ed un pacifista. Una sua opera “Sulla Pace Perpetua” parlava della necessità di evitare i conflitti anche con l’istituzione di organismi sovranazionali (idea che anticipa quella dell’ONU).

Nella sua opera maggiore Kant sostiene che l’esperienza è elaborata dalla nostra mente mediante una “sintesi a priori” (che il filosofo distingue nettamente dalle idee innate cartesiane precedenti l’esperienza). Ciò significa che l’esperienza è inquadrata nell’ambito del processo cognitivo in delle “forme a priori” , definite “trascendentali”, già presenti nella nostra mente: Kant indica esplicitamente come forme “trascendentali” lo spazio ed il tempo ed afferma che tutti igiudizi universali” sono insiti nello stesso processo cognitivo.

La stessa geometria sarebbe connessa all’intuizione “pura” spaziale intesa come “forma trascendentale”, mentre l’aritmetica sarebbe più legata alla forma temporale. Ne consegue che la matematica ci può dare conoscenze nuove, universali, e necessarie, indipendenti dalla stessa logica. L’intuizione di tipo matematico ci permette di costruire gli oggetti matematici indipendentemente dalla loro esistenza reale. L’intuizione temporale ci permette di individuare il movimento e la trasformazione.

Il pensiero successivo all’intuizione sensibile (cioè successivo all’esperienza immediata) si baserebbe su una serie di “forme pure” della nostra mente, definite come “categorie”. Queste categorie riguarderebbero la quantità, la qualità, la relazione (tra cui la relazione di “causa”), e la modalità (intesa come possibilità, esistenza, necessità o contingenza). Un collettivo “Io Penso”, che quindi riguarderebbe tutta l’umanità, connette i pensieri e sviluppa la razionalità nel momento in cui si attua.

Come si vede dalle sintetiche note precedenti il pensiero di Kant, che si articola in sottili ragionamenti che qui è impossibile riportare nella loro interezza, nel tentativo di superare il probabilismo di Hume e di dare certezze al pensiero illuminista, riapre la porta all’idealismo, postulando l’esistenza di forme mentali (sostanzialmente metafisiche) preesistenti all’esperienza, e con l’introduzione del concetto dell’Io Pensante.

Anche l’atteggiamento di Kant verso la realtà esterna si presta a diverse interpretazioni e presenta qualche aspetto poco chiaro. Il filosofo riconosce l’esistenza di cose in sé (indipendenti da noi) rappresentate dai fenomeni esterni nel momento dell’esperienza, ma poi parla anche di “noumeni”, ovvero di cose solo pensate, inconoscibili e di incerta esistenza, che sarebbero alla base della metafisica.

Il filosofo di Konigsberg predilige la fisica meccanica, ma nega validità scientifica alla chimica (che è in realtà una branca della fisica); ritiene che la “sostanza” dei corpi sia la loro massa (concetto che sarà poi efficacemente criticato da Mach) e che le sostanze (cioè le masse) interagiscano nello spazio; critica giustamente il concetto di “spazio assoluto” di Newton (vedi NN. 50-51), ma nega l’esistenza del vuoto (sostenuta dagli atomisti) ed accetta la teoria dell’etere (presunta sostanza impalpabile di cui abbiamo scritto in precedenti numeri, della cui esistenza erano convinti anche Cartesio e altri fisici fino alla smentita avvenuta alla fine dell’800 con l’esperienza di Morley e Michelson).

Anche nel campo dell’etica (ovvero nel campo della “Ragion Pratica”) Kant adotta un punto di vista coerente con la teoria della “sintesi a priori”, affermando che anche i principi morali sono forme (metafisiche) “a priori”, immutabili, della nostra mente, che influenzano il nostro comportamento, e non invece dettati dalla cultura, dalla società, e dalla fisiologia, come ritengono i pensatori illuministi e materialisti di ogni epoca.

Vincenzo Brandi - brandienzo@libero.it 

giovedì 21 dicembre 2017

La geopolitica è un puzzle che va ricomposto con pazienza ed attenzione...


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Non sono un follower di Putin "a prescindere". So benissimo che Putin è il presidente della Federazione Russa e che quindi la sua missione è fare gli interessi della Russia. Ma 'sta faccenda di Putin che molla Assad sul più bello era già stata tirata in ballo nel marzo dell'anno scorso. Non è andata come si temeva. Insomma, a costo di ripetermi, quando i potenti parlano lasciamoli parlare. Con loro bisogna solo stare a vedere i fatti, che comunque già non saranno né tutti chiari né tutti portati alla conoscenza del volgo e bisognerà destreggiarsi per interpretarli.

Io cerco di partire dal quadro generale, per quanto lo riesco ad intendere. E il quadro generale mi suggerisce che la Russia segue alcune direttive strategiche: per quanto riguarda il Medio Oriente stabilizzare il "corridoio sciita" di terra (termine orrendo, ma tanto per intenderci), strategia che vede l'appoggio della Cina (nuove vie della seta). Un obiettivo più generale è l'indebolimento del Dollaro come moneta internazionale. Le due cose sono legate e fanno diventare matti gli USA e, ovviamente, Israele, oltre che i Saud.

Finisco notando che nell'area d'influenza dell'impero statunitense si è già arrivati agli intrighi interni e agli altri sintomi tipici della decadenza. 

Nel centro imperiale vediamo lo scontro Trump/Clinton, cioè una crisi istituzionale mai vista precedentemente negli USA, con contorni di scandali di ogni tipo, sesso, uranio e chissà cosa salterà ancora fuori.

Intrigo di corte in Casa Saud e ammissione esplicita che le cose devono cambiare, a partire dall'abbandono della monoeconomia del petrolio e nuovi, sebbene poco decifrabili,  rapporti con la Russia. E non mi sorprederebbe una futura grossa crisi interna in Israele.

L'Europa totalmente incartata, col suo centro, la Germania, che ha un governo che si tiene assieme coi cerotti. Comunque, per la cronaca, ero a Berlino il giorno delle elezioni e mi vidi i risultati nella sede della Linke. Quando sentii Schulz dichiarare alla televisione, mentre si trasmettevano exit poll e proiezioni, che non avrebbero mai più rifatto una Grosse Koalition ho subito pensato "Bugiardo!". Era evidente che non c'erano alternative e che le èlite europeiste e atlantiche se lo sarebbero impallinato se non rifaceva l'alleanza. Fatto sta che i due grandi partiti tedeschi hanno perso milionate di voti.

Il bel Macron in pochi mesi è crollato a minimi storici di consenso da fare concorrenza all'orrendo ex presidente socialista Hollande. A Parigi c'è uno sciopero dietro l'altro che sembra l'Italia presa in giro dai conservatori d'oltralpe negli anni Settanta ("Non funziona mai niente").

Da noi caos pre-elettorale totale, col partito di governo che crolla dal 40% delle Europee al probabile 23% (e anche meno a sentire Aldo Giannuli).

E nello sfondo una UE che non sa più che pesci pigliare per non crollare e darsi un minimo di senso. Se non derive autoritarie, ovviamente, che van sempre bene, confortate dallo spauracchio del "terrorismo islamico" (leggi dei servizi segreti, noi in Italia ben lo sappiamo, lasciando perdere il singolo fuori di testa), magari di nuovo quello dello spread e per complemento lo spauracchio del "fascismo che rialza la testa", così che un presunto antifascismo diventa ultimo rifugio della canaglia, al pari del patriottismo. 

Un antifascismo professato da un sistema strutturalmente fascista, cioè: a) dedito alle guerre imperiali: miglia (ripeto: migliaia!) di bombardamenti italiani in Libia nel 2011, sostegno ai jihadisti in Siria, sostegno ai Saud nelle loro stragi di civili nello Yemen con le bombe inviate dalla Sardegna (con conseguente propaganda delle aggressioni imperiali, ivi compresa la bugia della Pinotti - ministro difesa renziano - che l'intervento saudita nello Yemen è avvallato dall'ONU: fake news di alto livello), b) seguace (seppur riottoso) della nuova Operazione Barbarossa contro la Russia,c) dedito a una lotta di classe dall'alto che nemmeno il Fascismo storico fece (le proiezioni danno un italiano su tre sotto la soglia della povertà e il mercato del lavoro è messo peggio che all'epoca delle Corporazioni),
d) proteso verso l'abolizione della democrazia (sono anni che non abbiamo il piacere o il dispiacere di eleggere il capo del governo) e verso il controllo del Minculpop su pubblicistica, stampa e forme varie di pensiero (con l'alto patrocinio dell'onorevole Boldrini e altre amenità come il pareggio di bilancio in Costituzione, che oltre a non essere un provvedimento obbligato dall'orrendo Fiscal Compact - era una fake news di Monti - mette fuori legge ipso facto premi Nobel dell'Economia come Lord Keynes).
e) Infine va ricordato il razzismo e la xenofobia col cuore in mano, cioè la deportazione "per motivi umanitari" (come le guerre) di masse sradicate da violenza e fame dai loro Paesi per ghettizzarle nei nostri come esercito industriale di riserva "etnico", onde spingere ancor più verso il basso i salari, smantellare i residui diritti del lavoro, e destabilizzare la società con tensioni barbariche tra i dominati (che comunque per definizione sono "deplorables" - credit Hillary Clinton). 


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Insomma, il concretizzarsi della distopia di "Fuga da New York".

Ovviamente i Paesi d'origine vampirizzati di "risorse umane" saranno poi vampirizzati di ogni risorsa.

La Rosa dei Venti, il golpe Borghese, il Piano Gelli? Bambinate di dilettanti. Tutto attuato invece dalla post-sinistra, ad abundantiam. Attuato alla virgola nello spirito anche se non nell'estetica dei fasci littori. Ma al "popolo di sinistra" l'estetica basta, identitarista e nostalgico com'è, che vota con lo stesso spirito con cui guarda le foto di gioventù. Un gruppo socio-politico-antropologico "atroce" (come avrebbe detto Pasolini).

Nel Bengala Occidentale, in India, al contrario, quando il Fronte delle Sinistre al governo, capeggiato dal potente Partito Comunista Marxista bengalese, si mise a sparare dietro a bandiere con falce e martello sui contadini che non volevano lasciare le loro terre alle multinazionali, gli intellettuali di sinistra e le masse lasciarono perdere l'estetica e arrivarono subito al sodo: il Fronte delle Sinistre era un pericolo per la democrazia. 

Oggi il Partito Comunista Marxista fa fatica a vincere un seggio nemmeno alleandosi con l'ex odiato Congress. Finito nella merda e nel dimenticatoio della storia. Oggi a Calcutta siede al governo il Trinamul Congress Party. Non è Disneyland, il Trinamul non è il partito dei sogni degli intellettuali di sinistra e delle masse, ma è più attento ai bisogni di base (la sua leader, Mamata Banarjee, è nata in uno slum) e la dialettica politica, da soffocata com'era, si è riaperta, ivi compresa la possibilità di criticare e contrapporsi al Trinamul stesso.

Marx diceva che l'India è un'Italia di dimensioni asiatiche. Speriamolo!

Piotr


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lunedì 18 dicembre 2017

Religioni monolatriche ed uso del potere finanziario come mezzo di controllo sociale e politico



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In ambito spirituale l’idea sincretica sarebbe la più laica… e questa idea era presente anche a Roma ed in tutti i paesi del vecchio continente, almeno sino alla supremazia dei  culti monolatrici oggi dominanti (giudaismo, cristianesimo ed islam), essa è l’unica forma di pensiero che garantisce pari dignità ad ogni credo religioso o ateo, considerandolo parte del patrimonio morale e filosofico dell’umanità.

Purtroppo  in Italia non siamo ancora giunti ad un affrancamento dalla dominanza religiosa… Anzi alla dominanza cristiana si è affiancata quella musulmana ed oggi assistiamo ad una gara per la supremazia,  con lo stato che cerca di salvare capra e cavoli cancellando consolidate tradizioni popolari, come quella del presepe realizzato nelle scuole, favorendo allo stesso tempo "feste" halal, con sgozzamento pubblico di animali senza stordimento.

Vorrei qui aggiungere  qualche altra “ragione sporca” che impone all’Italia la sudditanza alle religioni monolatriche (ebraismo, cristianesimo  e islam). Le motivazioni sono  diverse e pesano sulle scelte  di ogni compagine di centro, di destra o di sinistra che sia…

Sì avete letto bene…

In primis c'è la  sudditanza all'ebraismo sionista, che  ha ragioni economiche, poiché le grandi banche ed i potentati finanziari sono retti da sionisti, poi c'è l'ossequianza tradizionale nei confronti del vaticano, anch'esso dotato di vasti possedimenti immobiliari e depositi aurei,  nonché a causa del controllo papale esercitato su  numerosi credenti (malgrado le continue defezioni di fedeli delusi  i cattolici mantengono un certo peso politico), infine in questi ultimi anni si è aggiunto il potere musulmano soprattutto in  ambito di centro-sinistra, a causa la sua politica favorevole all'immigrazione, alla costruzione di nuove moschee  ed alla "sostituzione" dei cittadini (per il calo della popolazione autoctona e per il vistoso calo dei voti popolari in quell'area).  

Insomma se prima i laici avevano da contrastare solo lo strapotere ecclesiastico cattolico, oggi sono attaccati da più parti, dal consumismo sionista ed americano, dal vaticano e dall'imam musulmano.  Tra l'altro i tre ceppi minacciano una "fusione" falsamente definita "sincretica" (poiché comprende solo i credo di matrice monolatrica ma non altre filosofie non teiste, come quella buddista, taoista, etc.), funzionale ad un NWO sia politico economico che finto-religioso.

Paolo D'Arpini

  Comitato per la Spiritualità laica

domenica 17 dicembre 2017

A Jeremy Corbyn piace le "roba" israeliana - Jeremy Corbyn would be happy to buy Israeli goods


Di seguito  un dispaccio sull’atteggiamento del leader laburista inglese nei confronti di Israele e della campagna BDS. Risponde a chi mi aveva severamente rampognato per aver messo in discussione le credenziali filopalestinesi di Corbyn. Discorso analogo varrebbe per coloro che accreditano il democratico Sanders tra le file del pacifismo e antimperialismo. Due fake flags, Fulvio Grimaldi


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Jeremy Corbyn would be happy to buy goods from Israel and does not support a blanket boycott, divestment and sanctions (BDS) policy, though his spokesman said he did back targeted action against illegal settlements.
Labour clarified the leader’s position after a cabinet split emerged over the issue when Kate Osamor, the shadow development secretary, publicly backed the BDS movement.
A tweet from Osamor this week said BDS “works to end international support for Israel’s oppression of Palestinians”. The statement provoked a row with the Labour Friends of Israel group.
Asked about the dispute, Corbyn’s spokesman said supporting BDS was not Labour party policy but argued Osamor should not be disciplined over the matter.
Jeremy is not in favour of a comprehensive or blanket boycott,” he said. “He doesn’t support BDS. He does support targeted action aimed at illegal settlements and occupied territories.” Asked if Corbyn would be happy to buy Israeli goods himself, the spokesman said: “Yes.”
Emily Thornberry, the shadow foreign secretary, said last week that the party did not support boycotts of Israeli products.
Praising the Israeli Labor party, she said: “Theirs is a positive vision of how a Labor-led government can build a more peaceful, more prosperous and more progressive future both for Israel and its neighbours.
A constant rejoinder to all those who somehow believe that opposition to the policies of an individual Israeli government can ever justify a hatred of the nation and its people, or a boycott of its products, its culture or its academics, or a denial of its right to defend itself from military assault and terror attacks. That sort of bigotry against the Israeli nation has never been justified and it never will be.”
The BDS movement campaigns for a global
boycott of Israel until the country withdraws from all occupied
Palestinian territories, among other demands.
Following Osamor’s statement, Joan Ryan, chair of Labour Friends of Israel, asked the shadow development secretary for clarity.
The BDS movement is morally wrong. It seeks to demonise and delegitimise the world’s only Jewish state and thus call into question its right to exist,” she wrote. “BDS also does nothing to advance the cause of peace, reconciliation and coexistence. The BDS campaign undermines the work of those Israelis – including our sister party, the Israeli Labor party – who are seeking to advance a two-state solution.”

Rowena Mason Deputy political editor


sabato 16 dicembre 2017

La guerra del grano ... Sbarcato dal Canada grano al glifosato


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A far scoppiare quella che la Confederazione agricola definisce “la guerra del grano” è stato l’arrivo, giudicato provocatorio, di una nave di 256 metri provenienti da Vancouver carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. 

Un oltraggio, secondo la Coldiretti Puglia, nei confronti dei coltivatori italiani che vantano una produzione di altissima qualità. Quali sono i rischi che si corrono? “Il pericolo – ha illustrato l’associazione dei coltivatori – è costituito dal fatto che i cereali stranieri sono risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che rappresentano il triplo di quelli usati in Italia. 

I campioni risultati irregolari per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari all’0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende appena allo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale. Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate - proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato- che è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno”. 

Il nodo della querelle sta tutto nella mancanza di un’etichetta che illustri il percorso seguito dal grano usato per la produzione della pasta. L’81% dei fruitori italiani ritiene tra l’altro che la mancanza di notizie chiare relative all’origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole. 

Luigi Campanella

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(A.K. Informa N. 49)

venerdì 15 dicembre 2017

I debiti irredimibili ed i grandi parassiti dell'umanità...


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I tam tam dei media, in tutti questi anni sono riusciti a convincere le masse che il bilancio di uno Stato è equivalente a quello di una famiglia.

Mentre c’è una differenza sostanziale, e cioè che le famiglie prima devono accumulare dei soldi per poi spenderli; mentre gli Stati prima producono i soldi e poi li immettono nel circuito economico, costituendo la spesa pubblica. Quindi, una famiglia può spendere soldi risparmiati dal proprio reddito lavorativo o, se li spende prima di averli guadagnati, sulla base di un prestito (vero se fatto da un familiare o da un amico, falso se fatto da una banca), si indebita e deve poi lavorare per ripagarlo.
Ben diversa la logica di uno Stato degno di questo nome, e cioè che gode della sovranità monetaria; che gli permette, appunto, di emettere moneta in proprio, a costo e debito zero. Ma uno Stato sovrano è intollerabile per i parassiti della finanza, che si sono prodigati per decenni per usurpargli il privilegio dell’emissione monetaria, attribuendo a se stessi il lucro di emettere e prestare moneta ad uno Stato imbelle (come pure ai privati), pur non possedendone l’equivalente in solido; con l’aggiunta beffarda di un interesse.
I parassiti stampano banconote (cartacee o elettroniche), a loro totale arbitrio e a costi risibili, le “prestano” agli Stati (e ai privati) al prezzo di facciata più gli interessi, e poi si dichiarano contabilmente creditori, con ciò surrettiziamente equiparandosi a un privato che presta soldi veri, ossia guadagnati, assumendo lo status di creditore vero.
Il punto forte dei finanzieri è stato il mantra della spesa pubblica facile, che dissipa i soldi pubblici attraverso corruzione, clientelismo e assistenzialismo. Verissimo. Tuttavia, nonostante questi fardelli, innegabili per uno Stato come quello italiano, se non si pagassero gli interessi, il bilancio dello Stato – cosiddetto primario – sarebbe comunque attivoSono gli interessi su un debito truffa che fanno continuamente lievitare il debito pubblico (oggi a € 2.250 miliardi), che sarebbe zero se a questi signori del denaro rubato venisse tolto lo sconcio monopolio dell’emissione monetaria a interesse. Ma fintanto che i governi saranno retti da servi della finanza e i cittadini saranno privati dell’autodeterminazione, cioè della democrazia, questa è una speranza vana.
L’UE è nata sotto la spinta di questi caimani, proprio per rendere schiavi in eterno gli Stati che hanno avuto la dabbenaggine di incatenarsi ai diktat di Bruxelles, naturalmente celando i loro veri intenti dietro le luci sfolgoranti di un continente finalmente unito e solidale: si è visto come hanno trattato la Grecia, secondo la logica mafiosa che chi sgarra paga, affinché serva di esempio agli altri. L’effetto domino che temevano era questo: “perché alla Grecia sì e a noi (Italia, Portogallo, ecc.) no?”
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Un altro pretesto per convincerci che l’euro sarebbe stato la fine delle svalutazioni della lira, era la stabilità del suo potere d’acquisto, obiettivo primo di ogni banca centrale. Come sappiamo, l’euro ha più che dimezzato il potere d’acquisto degli italiani in un solo decennio. Mentre la Federal Reserve americana, contraltare della BCE, nata sotto gli stessi auspici, ha ridotto il potere d’acquisto del dollaro del 97% in un secolo. Il valore di una valuta corrisponde alla salute o meno della sua bilancia dei pagamenti con l’estero. La lira era soggetta a periodiche svalutazioni competitive, che ridavano fiato alle sue esportazioni. Perché l’Italia era (oggi molto meno, grazie allo smantellamento programmato della sua capacità industriale) un Paese trasformatore di materie prime, quindi con un alto valore aggiunto dei suoi prodotti, che trovavano ampio mercato all’estero. In ciò si differenzia, non so ancora per quanto, dalla Grecia, Paese scarsamente esportatore, quindi con una dracma molto più soggetta a massicce svalutazioni.
Concludo queste mie scarne osservazioni estrapolando qualche brano dal recente articolo del prof. Michael Hudson (un raro economista non lobbyista):
L’odierna teoria guida, è che i debiti di qualsiasi dimensione siano, possano e debbano essere pagati. Come? Semplicemente tagliando i salari e il livello di vita, e inoltre svendendo la ricchezza di una nazione, la sua terra, le riserve di gas, petrolio e minerali, la distribuzione dell’acqua, le strade e il sistema dei trasporti, le centrali elettriche, i depuratori, insomma ogni tipo di infrastrutture. Quando sentiamo il governo spingere sulle privatizzazioni, ecco: questo sono. Imposta dalle istituzioni finanziarie intergovernative – FMI, BCE, ecc.- la leva finanziaria dei creditori è diventata la nuova forma di guerra del XXI secolo, devastante nei suoi effetti contro la popolazione al pari di un conflitto militare, che colpisce le fasce più giovani della popolazione.
Ma ora, anziché venire arruolati per combattere schiere nemiche, i giovani sono costretti ad emigrare in cerca di lavoro. […] L’alta finanza, mentre spinge l’economia mondiale in uno stato di guerra internazionale, ha anche dichiarato guerra alla classe lavoratrice, in ultima analisi ai governi, e perciò alla democrazia.  Nessuna meraviglia che l’ex ministro Varoufakis abbia definito i metodi della Troika “terrorismo finanziario”. La loro idea di negoziati si traduce in resa incondizionata. Le istituzioni dei creditori  minacciano di isolare, sanzionare e distruggere intere economie, incluse le loro industrie, e quindi i lavoratori. Hanno trasformato la lotta di classe ottocentesca in mera distruzione.
Questa è la grande differenza rispetto al 1929-1931. Allora, i governi riconobbero l’impossibilità di pagare i debiti e cancellarono le riparazioni di guerra alla Germania e i debiti degli ex-alleati. Oggi usano l’insolvibilità dei debiti a leva in una rinnovata lotta di classe.
Che i debiti irredimibili si possano cancellare con semplici artifici contabili (simili a quelli con cui sono stati creati) viene sostenuto da altri economisti, come Richard Werner, Richard Duncan, Michael Rowbotham, ma anche da ex (l’ex è d’obbligo) dirigenti di organismi come la Banca Mondiale, ad es. Peter Koenig.

Marco Giacinto Pellifroni *

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* Fonte: http://www.signoraggio.it