martedì 23 maggio 2017

Un reddito minimo va garantito ai disabili, agli abili va garantito un lavoro minimo



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La confusione è lungi dal diradarsi

Un reddito minimo va garantito ai disabili, come del resto già avviene. Agli abili va garantito un lavoro minimo. Anche per ottener questo, nulla di meglio che rendere democratico (pur con settant'anni di ritardo) il Pubblico Impiego: con l'introduzione del tempo determinato in ogni sua assegnazione, così da aprir pure, finalmente, il Potere Amministrativo e Giudiziario ad una partecipazione preparata, ampia ed interessata a far ben funzionare la società. Al contrario dei carrieristi pubblici, che spacciano per professionalità il loro professionismo: l'attaccamento ad un posto fisso che invece appartiene al popolo italiano e per questo al popolo deve periodicamente tornare.

Che professionalità possono avere i carrieristi pubblici?! Si sono impossessati a vita del Potere Amministrativo e Giudiziario, non essendo nemmeno in grado di capire e stabilire che quel ch'è Pubblico va assolutamente condiviso, partecipato, altrimenti perde il suo stesso carattere di Pubblico. Possono costoro definirsi professionali?!

Si tratta solo di professionisti: gente così attaccata al potere della loro casta che da settant'anni contraddicono in continuazione la nostra santa Costituzione. Se un Paese ha scelto la democrazia dicendo addio alla tirannide, come si può mantenervi il Potere Amministrativo e Giudiziario nelle mani di sempre gli stessi individui per tutta la loro vita?! Come si può accettare che il Pubblico Impiego abbia ancora quel disegno datogli dal duce e dal re ai tempi della dittatura e tirannide conclamate?!

Questa gente non dovrebbe soltanto vergognarsi per quel che ha fatto: per averci nascosto che la democrazia si basa tutta sul mandato temporaneo in un incarico pubblico, sia esso visto come un lavoro o come un ruolo di governo. E' il mandato temporaneo, l'incarico pro tempore, a fondare la democrazia. Il voto non è che una conseguenza.

Se a non saper cosa sia democrazia è un uomo comune è cosa assolutamente perdonabile. Ma che milioni di carrieristi, di professionisti, di strapagati esperti, professori, ricercatori, scienziati, non abbiano fatto altro che confonderci le idee, in tutti questi decenni, non è solo colpa grave ma un vero e proprio crimine contro l'umanità. L'intera nostra esistenza è stata inficiata dal voluto disordine intellettivo. Un esempio per tutti. Lo stesso continuo riversare il peso della distribuzione e garanzia del reddito sul settore privato piuttosto che su quello pubblico (luogo corretto ed elettivo per condividere ed includere) la dice lunga sulla distanza della vita che abbiamo vissuto ed ancora ci tocca vivere da quella che invece ci spettava. Adesso è tardi per rimediare ai danni del passato ma che almeno ora la verità venga fuori.

Perché chi ha sbagliato deve pagare. I carrieristi pubblici devono restituire al popolo impieghi, poteri e redditi senza manco fiatare. Civilmente, legalmente, pacificamente, il sottoscritto si adoprerà, come nei trascorsi vent'anni, finché campa, a denunciare l'evidente abominio di uno Stato il cui solo Potere Legislativo è democratico, concesso rigorosamente pro tempore, mentre il Potere Amministrativo e Giudiziario sono ancora nelle mani di una casta originatasi ai tempi del fascismo.


Danilo D'Antonio
Monti della Laga
0039 339 5014947


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Civilmente, legalmente, pacificamente, rendiamo democratico l'intero Pianeta!

Tanto per parlare, mi trovo al 20° giorno di digiuno per ottenere uno Stato democratico. Voi continuate pure a badare ai fatterelli vostri, a curarvi di problemi che nascono dalla mala pianta della tirannide. Da parte mia preferisco affrontarla la tirannide, perché solo dissolvendola non si avranno più problemi di sorta. Voi continuate a far finta di nulla, a fischiettare indomiti. Da parte mia faccio quel che devo, quel che sento di dover fare. Perché di notte voglio dormir certo d'aver fatto il possibile.

E quando giungerà la mia ora desidero poter salutare questa vita non con il tipico sguardo dell'idiota bensì fiero d'aver scoperto il Big Bug delle moderne società.


STATO DEMOCRATICO: APERTO E PARTECIPATO
http://stato-democratico.tk/

lunedì 22 maggio 2017

Vaccini dell’obbligo e delitto di negazionismo farmaceutico


Militarizzazione farmaceutica della società
Siamo all’eugenetica da far invidia a Mengele, a Malthus e agli Usa dei grandi esperimenti eugenetici (tossicità sperimentate sulla folla, sui detenuti, su volontari inconsapevoli, su popolazioni colonizzate). Con la legge sul fine-vita hanno dovuto mollare il controllo sulla nostra morte, ora si sono presi il controllo sui corpi dei nostri figli. E QUI NON E’ IN DISCUSSIONE SE I VACCINI FACCIANO BENE O FACCIANO MALE. Probabilmente dipende.
E’ in ballo un principio assoluto di civiltà e di integrità sanitaria: il principio di precauzione. Con diversità di valutazione anche in campo scientifico, ogni dogma è abuso. E’ in discussione la sovranità sul proprio corpo e gli ultimi a potersene appropriare sono i farmaceutici e i loro commessi viaggiatori ministeriali, con la storia criminale che hanno alle spalle.
Si ammanta di “scienza” una che ha la maturità classica, ma decide, senza discussione parlamentare e consultazione popolare, di omaggiare i farmaceutici passando da 4 a 12 vaccini obbligatori. In 15 paesi europei, quelli detti più progrediti, civili, democratici, non esiste obbligo di vaccinazione. E quelli che predicano l’accoglienza a milioni di immigrati, mai vaccinati, cosa fanno: un altro megaregalo a Big Pharma con la vaccinazione forzata di 5 milioni di immigrati?
Ogni libero arbitrio, ogni diritto di libera espressione, ogni scelta alternativa sono diventati delitti di negazionismo. Dove il pensiero diverso è negazionismo siamo all’ultra-nazismo, alla Chiesa di Torquemada e dei roghi. Museruola per tutto e per tutti.
Fulvio Grimaldi – www.fulviogrimaldicontroblog.info
LIBERO ARBITRIO, DIRITTO A OGNI NEGAZIONISMO, SOVRANITA’ POPOLARE E INDIVIDUALE
…………………….
Articolo in sintonia:

domenica 21 maggio 2017

Il satori è aldilà del ragionamento speculativo


Ci sono  dei momenti nella nostra esistenza in cui possiamo sperimentare "la perdita della ragione". Non nel senso dell'uscita di senno ma significando l’entrata in una condizione “psichica” in cui non è più possibile giudicare quel che è giusto e quel che è sbagliato. Uno stato di vuoto in cui l’osservatore interno osserva le potenzialità del momento sostituendo il giudizio con la testimonianza.

E lì finisce ogni affermare o negare, ogni vincere od essere sconfitti. So che quel momento glorioso in cui trionfa “l’attimo presente” è lo stato della vera nascita e della vera beatitudine. Eppure questa “condizione” si manifesta (e per me avvenne drammaticamente) come un ingrippamento del motore funzionale della mente. Un vuoto che sopraggiunge di fronte all’imponderabile ed all’inaffrontabile. Sapete la storiella zen che racconta il “satori”? Un giorno un viandante si trovò dinnanzi ad una tigre affamata.

Cercando di sfuggire alle sue fauci aperte ed ai suoi unghioni appuntiti si rifugiò su un precipizio, aggrappandosi ad una radice sporgente nel vuoto. La tigre si aggirava sopra di lui rabbiosa allorché l’uomo si accorse che anche sotto di lui, alla base del crepaccio, c’era un’altra tigre che lo spiava famelica. Proprio in quel momento la radice alla quale era avvinghiato prese a staccarsi dalla roccia, si vide perduto, non poteva risalire né scendere, nel mentre il suo sguardo si posò su una fragolina selvatica matura che pendeva invitante davanti ai suoi occhi, la colse.. Com’era buona….

Successe più o meno così pure a me, mi sentivo oppresso ed aggredito a destra e sinistra, il destino aveva deciso di farmi apprendere questa lezione. Che fare? Rispondendo alle provocazioni, con la violenza o la capziosità, avrei perso la mia equanimità di giudizio e sarei precipitato nella finzione speculativa (e satana è questo che vuole per attiraci nella sua trappola). Non avevo speranze.. e quando smisi di preoccuparmi, sentii che non importava assolutamente nulla ottenere un risultato logico e soddisfacente, lasciai andare ed abbandonai la frustrazione e la potenza, la vendetta e l’umiliazione, la giustizia e l’ingiustizia, il bene ed il male…. Insomma rinunciai, anzi “dimenticai”, ogni azione-reazione.  

Questo lo chiamo “perdere la ragione”.


Ma attenzione, questa condizione di Vuoto, strettamente parlando, non si risolve in un “momento”, anche se la comprensione avviene in un “flash”, dovrà trasformarsi in uno stato, quell’essere in perfetto bilico, in cui non c’è che il sorridere ed il piangere insieme.

Come dice Capra, il fisico: “..analogamente al Vuoto dei mistici, il “vuoto fisico” -così chiamato nella teoria dei campi quantici- non è uno stato di semplice “non-essere” ma contiene in sé la potenzialità di tutte le forme. Queste forme non sono entità indipendenti ma sono manifestazioni transitorie del vuoto, che sempre soggiace ad esse. Il vuoto è “vuoto vivente”, pulsione creativa e distruttiva”.

Ed è proprio in questo stato “aldilà del ragionamento” che è veramente possibile godere in pieno della vita, nella sua interezza, è uno stato di perenne “comprensione” in cui è impossibile perdere, si vive momento per momento, con chiarezza, intelligenza, creatività. E’ un vivere nell’ignoto!

Paolo D’Arpini



sabato 20 maggio 2017

Macelleria umana - Espianto/trapianto di organi... la barbarie delle scienze al servizio del mercato

In questo nostro tempo vertiginosamente mutante gli aggiornamenti ci fanno capire come sta cambiando la stessa natura dell'uomo sotto la pressione di leggi infami. Già ben più di un secolo fa Nietzsche diceva che stava sopraggiungendo un secolo di barbarie e che le scienze si sarebbero messe al suo servizio.

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DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) Senato DDL 2801 è ora in corso di esame al Senato in commissione. Il provvedimento è passato alla Camera il 20 aprile 2017 con 326 voti favorevoli, 37 contrari, 4 astenuti e tante assenze tra le opposizioni. Il testo alla Camera sostenuto dall'asse PD, Movimento 5 Stelle e dagli esponenti dei partiti di sinistra ma contrastato da Lega, Fratelli d'Italia, UDC e Forza Italia (che ha lasciato libertà di coscienza) genera forzature, ambiguità e rischio di contenzioso. Al testo noto è stato aggiunto un articolo che introduce il divieto di “ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e il ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati” e ciò dà al medico un totale arbitrio come è avvenuto nell'imposizione della c.d. “morte cerebrale”. Nessuno dei parlamentari ha preso in considerazione il diritto di opposizione alla "morte cerebrale" a cuore battente, dimostrando che non di “scelta” si tratta, ma di induzione alla morte. Sono dei falsari.
 
DONAZIONE PRESUNTA Senato DDL 2751 “Modifiche alla disciplina relativa alla donazione di organi e tessuti” della L. 91/99 presentato il 16/03/2017 da Alternativa Popolare (ex NCD) che fa capo ad Alfano, Lorenzin, Costa, Formigoni, Lupi, Cicchito... Primo firmatario Marcello Gualdani propone l'abrogazione del c. 2. e parte del c.4. b) dell'articolo 4 della L. 91/99. Detto comma 2. considera non donatore chi non ha ricevuto la notifica dall'ASL di richiesta di manifestazione della propria volontà secondo il decreto del Ministro della Sanità di cui all'art. 5 (mai emesso: quindi a rigori al presente siamo tutti non donatori). Tale abrogazione renderebbe donatori tutti coloro che non hanno espresso alcuna volontà, salvo che si presenti una dichiarazione autografa di opposizione entro i tempi di accertamento della cosiddetta "morte cerebrale" (6 ore). Inoltre introdurrebbe la dichiarazione di volontà con modalità telematiche agganciandosi al Decreto fasullo e temporaneo 8 Aprile 2000 della Bindi, che non ha nulla a che vedere col Decreto attuativo previsto all'art. 5 della legge che va sotto il nome di Silenzio-Assenso.

LEGGE 11 dicembre 2016 n. 236 Modifiche al codice penale e alla L. 91/99 in materia di traffico di organi prelevati da persone viventi: è stato inserito nel Codice penale l'art. 601-bis che punisce il reato. La cosa apparentemente è positiva ma nasconde il crimine istituzionale che legalmente rovina persone sane con l'asportazione di reni, parti di fegato, di polmone, di pancreas, di intestino ecc. Cioè condannano l'illegalità non il crimine in sé. Tale legge estende l'associazione per delinquere anche al traffico d'organi da c.d. morto cerebrale definendolo illecitamente cadavere.
 
ESPIANTO A "CUORE NON BATTENTE" continua la subdola ed illegale campagna detta dai manipolatori "prelievo a cuore fermo" (ndr ma cervello vivo) che coinvolge già alcuni ospedali per aumentare il numero di organi disponibili (vedi nostro Comunicato del 17 settembre 2015).
Il 22 febbraio 2017 la stampa ha enfaticamente annunciato il primo trapianto multiorgano con prelievo "a cuore fermo" a Varese, stranamente il 30 aprile 2017 tornano ad enfatizzare il primo prelievo multiorgano a cuore fermo al Centro di Careggi: quanti primi prelievi multiorgano ci sono?
Ricordiamo invece che il prelievo illegale a cuore fermo (NHBD - Non Heart Beating Donor) e cervello vivo è partito a livello sperimentale da Pavia nel 2008 coinvolgendo come progetto pilota Cagliari, Pisa e Treviso e poi dal settembre 2010 è partito il protocollo dell'ospedale S.Camillo di Roma con il prosieguo più recente dell'ospedale di Varese, di Lecco e di Careggi e chissà quanti altri non segnalati o a noi sfuggiti.
A rigori andrebbe denunciato ogni ospedale che pratica questi espianti fuori legge: valanga di illegalità! Molti medici illustri di altri Paesi hanno espresso pubblica condanna e chiesto moratoria.
 
Come vedete il lavoro di aggiornamento e di informazione prosegue, ma urge sostenerlo economicamente, per cui vi chiediamo di invitare i vostri amici ad iscriversi o a dare un libero contributo, grazie.
 
Nerina Negrello
Presidente

 
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venerdì 19 maggio 2017

L'impero più corto - Dedicato ai nostalgici di un passato regime...


L’Impero più corto della storia che ci ricorda il film “Re per una notte” formato non da un popolo sovrano, ma da Gerarchi i cui discendenti sono ancora presenti senza capacità e con lingue biforcute nel distruggere il nostro Paese per personali interessi.

Un po’ di storia di un recente passato da dimenticare. A Roma nel quartiere EUR programmato all’epoca Fascista per lo sviluppo della nuova città di Roma, nell’anno 1937 iniziarono i lavori per la costruzione di un edificio che doveva rappresentare Roma capitale dell’Impero nell’Esposizione Universale “EXPO del 1942” e con l’occasione festeggiare contemporaneamente i venti anni del Regime Gerarchico Social Fascista Comunista Vaticanista.  

Sulla facciata principale della costruzione denominata il Palazzo della Civiltà, ancor oggi si possono leggere frasi che allora descrivevano i meriti virtuali dagli ideali individuali di un Popolo ancora da formare, nel difficile compito di unire gli Italiani:
UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI
DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI
DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

Per fortuna non c’era più spazio altrimenti avrebbero continuato a imprimere aggettivi di grazia per nascondere una realtà molto diversa, formulata sulle Ingiustizie e la Mafia Istituzionalizzata, che divennero capisaldi tradizionali del Potere che si tramandarono sino ai nostri giorni.

Il titolo di Impero Italico ebbe una durata molto limitata dal 1936 sino al 1945, nove anni scarsi sino alla fine della seconda guerra mondiale che si conclusero con la perdita di tutte le nostre conquiste di espansione in Africa Settentrionale con la Libia, Cirenaica, Tripolitania, e l’Africa Orientale con l’ Etiopia, Somalia, Eritrea, il rimborso dei danni di guerra, oltre a cedere alcune aree dei territori Nazionali: Nizza e Savoia, Rodi, Dodecaneso, Istria, Dalmazia, Albania, Anatolia e relative Isole.

Territori
Nome
Area (km²)
Note
1
Italia metropolitana
309.100

2
1.873.800
compresa laStriscia di Aozou
3
1.749.600
comprese le Isole Hanish
4
28.750

5
2.690

6
0,5

Totale

3.963.940,5


Per il nostro paese la seconda guerra mondiale fu un grave errore di calcolo, che ci degradò da un Impero allargato a quattro milioni di chilometri quadrati quasi 13 volte l’Italia, ridotta ad un calvario con nemici e milioni morti su parecchi fronti. Dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia contro l’asse formato da Inglesi e Francesi il 10 Giugno del 1940 e più tardi nel Dicembre del 1941 contro gli Americani con previsioni di una guerra lampo che invece si protrasse per ben 6 anni, con gravi perdite di vite umane e tante sofferenze per il nostro Paese, con sconfitte su tutti i fronti, iniziando dall’Africa Occidentale, l’Africa Orientale, in Grecia, in Russia, per finire di dover combattere in casa contro milizie armate distaccate, Fascisti, Partigiani, Bande armate, Delinquenti, dove i nostri maggiori nemici furono interni con tradimenti che ci portarono alla continuazione di una guerra interna fra concittadini che avevano cambiato padrone, oltre a combattere contro i nostri alleati Tedeschi divenuti nostri nemici in seguito al tradimento, dopo che ci aiutarono fraternamente durante i lunghi anni di sanzioni imposte all’Italia dalla Società delle Nazioni oggi ONU.

Non intendo riscrivere la vera storia d’Italia, ne hanno scritte già tante tutte limate secondo gli interessi del momento, ma non dimentichiamo che non vi sono guerre pulite o guerre sporche, in guerra tutto è lecito pur di vincere, nonostante i regolamenti internazionali che invitano al rispetto del nemico, dei prigionieri, dei civili e dei mascalzoni, tutte anime di Dio.

Il Generale Badoglio in Africa Orientale faceva sparare anche alle mosche, mentre gli Americani per concludere la seconda guerra mondiale, gettarono due bombe nucleari su due città Giapponesi, dopodiché ottennero la resa incondizionata.

Per nostra grande soddisfazione a guerra finita, i nostri nemici ci portarono via tutto ad eccezione del Vaticano, uno stato indipendente dentro allo Stato, il quale non perse l’occasione di formare un proprio Governo in Italia, con l’aiuto di mercenari del soldo che si prestarono alla formazione di un Partito Nazionale della Democrazia Cristiana ed altri Partiti secondari quali Comunione e Liberazione per il controllo totale del Paese nel raggiungimento dei personali interessi.

Molti fra quelli che fingono di non ricordare, gioirono di grandi favori e benefici economici che determinarono i personali anni felici di una manciata di individui impuniti i quali sbandieravano il fittizio bum Italiano. Mi duole confermare che l’Italia non beneficiò di nessun bum. Soltanto furbizie per far apparire operazioni e programmi per dimostrare acute capacità di Statalismo da bottega di cui le conseguenze furono abilmente nascoste e rinviate nel tempo.

Il nostro bum di scandali, imbrogli e corruzione, vissuti per 70 anni dalle Politiche di servilismo e ingiustizie in nome di Dio, accompagnati dalla censura e dalla disinformazione, ce li ritroviamo tutti oggi con un debito pubblico di 2 mila miliardi e 184 milioni di Euro  al Febbraio 2015, i quali paragonati ai valori della lira di allora ci vorrebbero calcolatrici speciali per trascrivere la cifra di debito pubblico in 4 milioni e mezzo di miliardi di lire, da aggiungere al debito delle Industrie e delle famiglie, per un totale preventivato in 10 milioni di miliardi di lire, paragonabile al costo di un tappeto dorato che ricoprirebbe la circonferenza del Pianeta col bum bum.

Come possiamo notare allo specchio della situazione attuale, la nostra civiltà si è degradata attraverso un processo dominante di Corsari dall’occhio bendato con tanta cattiveria e ignoranza, dove il Potere per privilegiare i Partiti Politici hanno seminando tante sofferenze, disoccupazione, suicidi e gravi atti di pirateria interna, con quattro colpi di Stato consecutivi, senza alcuna opposizione da parte del Parlamento e l’appoggio esterno di dieci disinformati, l’ultimo dei quali rappresentato da un certo Renzi il Presidente, appoggiato da Garantisti e firmatari fuori Legge i quali scavalcando gli Organi di controllo della Repubblica, si sono imposti con Decreti Legge e raffinate furberie nel porre la fiducia ad un Governo illegale con la minaccia di sciogliere le camere e mandare tutti a casa, in un momento di alti privilegi per gli Onorevoli di qualsiasi colore e livello.

Quale sarà la fine di questa Repubblica delle banane, così come viene definita in Patria e all’estero, nelle mani di disfattisti che si alternano al comando del Paese?

La presente morale rilevata da un breve passaggio della nostra storia che si ripete all’infinito, con galli e galletti marchiati di Monarchia, Fascismo, Socialismo, Democrazia, Comunismo, Liberismo, Repubblicani, Sbruffoni e Cascamorti, tutti affetti dalla medesima patologia dove uno o dieci al comando del Paese decidono secondo i personali interessi, mentre milioni di persone soffrono o muoiono generando profitti supplementari per gli avvoltoi.

Il Paese necessita di una rivoluzione del pensiero tradizionale seguendo un processo civile di equità e dei diritti all’esistenza con dignità di tutti i cittadini come una unica famiglia, e per arrivare a ciò sarebbe più giusto impiccare uno o dieci bulli e salvare il Paese con i milioni di malcapitati in continua sofferenza.

Per la salvezza del nostro Paese attualmente immerso in acque buie e profonde, richiede lo sviluppo di un nuovo pensiero imperniato sulla costituzione di una nuova Politica Referendaria, con principi sociali fondati sulla cooperazione di tutti i cittadini nel rispetto della Costituzione, attualmente offesa su diversi articoli vitali che generano forti ritorsioni all’Economia con danni superiori ai Black Blocs, ritardano la ripresa.



Anthony Ceresa

giovedì 18 maggio 2017

Sion vincerà? - Donald Trump sprangato dal Deep State e la Siria straziata e smembrata...


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E Trump? Spaccone, incompetente, bislacco, imprevedibile, forse anche un po’ fuori di testa (niente rispetto a predecessori e rivali). Ma il dato centrale è che coloro che non hanno accettato l’esito delle, per loro, democratiche elezioni presidenziali e ne vogliono rovesciare il vincitore, Donald Trump lo tengono per le palle. 

Così, mentre si apprestava a condividere con i russi una sistemazione della Siria, catastrofica per i siriani, ma di relativa soddisfazione per le maggiori parti in causa, gli hanno schiaffato tra i piedi il forno crematorio e ne hanno silenziato gli scambi con Putin e con Lavrov con le urla scomposte del solito pendaglio da forca israeliano, il ministro Yoav Galan: “Giustiziano la gente, effettuano attacchi chimici sul popolo, bruciano cadaveri come 70 anni fa… è nientemeno che un genocidio… la linea rossa è superata, è arrivato il momento di assassinare Assad”. 

L’uomo, membro rumoroso ma consapevole di una conventicola che dell’assassinio ha fatto la propria ragione di vita, salivava mentre lo diceva. E un pensierino lo faceva anche sul Consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, McMaster, che, in due infami occasioni, si era rifiutato di riconoscere al territorio rivendicato da Israele il Muro del Pianto.

Lo Stato profondo Usa - E’ la guerra di Hillary, neocon, Cia, Sion
Fatto fuori da Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, per contatti con l’ambasciatore russo assolutamente legittimi, ora la tenaglia si chiude sul presidente Trump stesso. L’accusa da impeachment è di aver rivelato al ministro degli esteri e all’ambasciatore russi segreti dell’ intelligence. La manina è sempre quella israeliana. Da lì sarebbe venuto l’avvertimento che l’Isis stava preparando attentati al tablet sugli aerei. Dal momento che tra i primissimi burattinai di Isis ci sono gli israeliani in combutta con i neocon americani , la minaccia era assolutamente credibile. Ed era non solo legittimo, ma doveroso, per il presidente Usa comunicare la cosa al suo partner russo. E’ o non è sancito da due titolari della Casa Bianca in successione, e fin dall’epifania del mercenariato imperiale in Siria e Iraq, che il terrorismo andava combattuto assieme?

E allora cosa andavano cercando gli organi telescritti nelle centrali del Mossad e integrati dalla Cia, Washington Post e New York Times, quando accusavanoTrump di aver spifferato al “nemico” segreti di Stato? Seccati perché un progettino di quelli all’israeliana era stato sventato? O piuttosto, o anche, all’affannosa ricerca del pretesto finale per abbattere Trump e andare avanti con l’assassinio di Assad, l’annientamento della Siria, la Grande Israele, la guerra all’Iran, alla Russia, alla Cina, alla galassia?

Ultranazi all’assalto delle istituzioni

Chi, a forza di scaricare i suoi lanciafiamme su Trump, non conserva neanche un po’ di brace da lanciare su agevolatori e battistrada mediatici di Rothschild e del relativo complesso predatore e necrogeno di classe, dal New York Times al “manifesto”, si deve inevitabilmente considerare complice di una manovra eversiva che punta al sovvertimento degli ultimi rimasugli delle istituzioni statunitensi. Siamo all’alto tradimento di una cosca di felloni impegnati alla definitiva realizzazione del piano neocon per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) o, meglio, talmudista-statunitense. L’abbattimento di Trump, attraverso impeachment, o soluzione più drastica, qualunque giudizio si dia dello strampalato personaggio, introduce alla dittatura mondiale e a qualcosa di molto simile alla fine del mondo.

Siria per Putin e tutti noi: hic Rhodus, hic salta
Il reiterato sforzo, da parte dei massimi stragisti della storia, di attribuire ad Assad – impunito e irriducibile difensore del suo popolo e, dunque dell’umanità tutta - carneficine di ogni tipo serve, nella congiuntura, anche come arma di distrazione di massa dagli ininterrotti eccidi operati dagli Usa e dalla loro coalizione aerea sui civili di Siria e Iraq. Non c’è giorno che donne, bambini, uomini di questi due paesi non vengano massacrati da bombe che poi si dicono dirette su concentramenti di jihadisti. A Mosul, Deir Ezzor, Raqqa, in tutte le aree dove si svolgono combattimenti veri o presunti, piovono bombe sui civili e sulle rimanenti infrastrutture che gli consentono la sopravvivenza. Spesso, come a Deir Ezzor, il bersaglio è lo stesso l’esercito arabo siriano quando va mettendo in difficoltà le bande terroriste di obbedienza USraeliana.

Perché, dichiarando all’universo mondo di voler combattere quel terrorismo islamico che ferisce lo stesso Occidente di cui gli Usa si dicono vindici e difensori, poi gli spianano la strada svuotando di popolazioni, ovviamente non complici, i territori che quel terrorismo occupa e impedendone la liberazione da parte dell’esercito legittimo? Saperlo non è difficile. Questa guerra non è guidata dal “comander in chief” Trump. Trump, sapendo di aver i rottweiler dello Stato Profondo, Cia, FBI, neocon, i clintoniani, le grandi multinazionali, pezzi di Pentagono, alle calcagna, ogni tanto gli butta un boccone. Tipo l’attacco missilistico alla base aerea siriana di Al Shayat, in buona misura inefficaci e fuori bersaglio. Per poi – anatema ! - tentare di riprendere il vecchio filo del dialogo con i russi.

Questa guerra è condotta e diretta dallo Stato Profondo che punta allo scontro diretto e globale. Ne campa. Ne campano i suoi caveau. Dalla strage di civili, un po’ affidati ai mercenari, un po’ alle proprie bombe, si aspetta lo spopolamento della Siria. Sia per eliminazione fisica, sia per quella fuga per la quale jihadisti e bombe sono il push factor e le navi delle Ong, Soros e suoi militanti umanitari, accoglitori universali, il pull factor. In questo, in qualche modo, siriani ed europei, specie quelli del Sud, sono uniti dalla comune sorte di vittime, per vari gradi, dello stesso mostro.


Di fronte a tutto questo, fidandosi di chi non si dovrebbero mai fidare, i russi si sono inventati le quattro aree di de-escalation, di riduzione del danno per così dire. Una è quella di Idlib, dove sono e resteranno i turchi. Le altre sono enclavi di varie formazioni terroriste e dei relativi sponsor esterni a Damasco: Homs, Deraa, Quneitra. 

Il Kurdistan che passa da un pezzettino di Siria a un pezzettone grosso, perlopiù arabo prima della pulizia etnica curdo-americana, è ufficialmente riconosciuto. Come quello iracheno, raddoppiatosi nelle more. Gli iracheni si stanno riprendendo Mosul. Probabilmente in cambio accetteranno un Kurdistan indipendente su gran parte di terre e petrolio arabi. Sembra che ai siriani sia consentito di avanzare verso est a riprendersi almeno Deir Ezzor, da anni assediata. A Raqqa regnerà un proconsole curdo degli Usa, magari un farabutto narcos come Massud Barzani, di cui le nostre “sinistre” diranno che è Che Guevara. Forse nei due paesi-martiri si morirà di meno. 


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mercoledì 17 maggio 2017

Identità genetica bioregionale - Gli "italiani" provengono da vari luoghi ma sostanzialmente appartengono alla matrice indoeuropea


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I popoli dell'Italia attuale sono in massima parte i discendenti diretti delle popolazioni dell'Italia antica, con una aderenza morfologica e genetica quasi totale a quegli stessi popoli europei ed indoeuropei che abitarono da sempre la nostra terra. "Meticcia" è una persona figlia o discendente di membri di tipologie umane distanti tra loro, le cosiddette "cinque razze continentali" (africana, estremo orientale, caucasoide, nativa americana, australide). E' abbastanza palese che questo tipo di incrocio di genti non abbia mai riguardato la nostra Penisola... né nessuno dei Paesi europei!


L'Italia, oltre ad una base paleolitica europea occidentale, è in massima parte stata colonizzata durante il neolitico, da popolazioni europidi mediterranee. In tempi storici i loro discendenti si chiameranno Falisci, Etruschi, Reti, Sardi... a queste si aggiungono genti indo-europee, provenienti dal Centro Europa: in massima parte sono Italici come gli Umbro-Liguri, gli Umbro-Sabini, i Sanniti, i Latini, i Siculi, i Veneti. 

Un'altra famiglia indoeuropea, strettamente imparentata a quella italica, quella dei Celti, influenzerà l'estremo Nord-Ovest della penisola, per poi espandere la sua influenza a buona parte del Centro-Nord per alcuni secoli prima della romanizzazione. Le coste adriatiche e tirreniche, specialmente del Sud, furono visitate e colonizzate anche da Greci ed Illiri, anch'essi indoeuropei. 

Delle sporadiche e temporanee colonizzazioni dei Cartaginesi poco o nulla rimane: popolo poco numeroso, si avvaleva di mercenari delle attuali Spagna e Francia, Greci, oppure delle tribù europidi che un tempo abitavano l'Africa del Nord.  Una volta sconfitti e deportati i punici veri e propri, da parte dei Romani, ciò che rimaneva dei mercenari di Cartagine, popoli già simili agli Italici nativi, si confuse nella massiccia opera di ripopolamento e colonizzazione italico-romana.

Il grande elemento unificatore dell'Italia, se non genetico perlomeno a livello culturale, è la romanizzazione, fenomeno conclusivo di un avvicinamento etno-religioso trai diversi popoli europei d'Italia in corso fin dall'Età del Bronzo. 

La romanizzazione e l'unione dei "togati in terra italica" ad opera di Cesare e di Augusto sancisce la definitiva unità di popoli simili eppure diversi in un'unica lega fatale. Di quest'epoca dorata rimangono le nostre lingue locali, tutte neolatine, e l'italiano comune, che dal Medioevo è la lingua letteraria principale della nostra Nazione.
L'influsso delle invasioni barbariche, corrisponde geneticamente ad alcune sacche di germanismo, molto diluite in ampie zone dell'intero territorio nazionale, con una concentrazione più alta in alcune zone del Nord, della Toscana, dell'Umbria e delle alture campane: resti del sangue dei Goti e dei Longobardi, principalmente, gli ultimi popoli indoeuropei che si stabilirono in grandi numeri nella nostra Terra, e che una volta adeguatisi alle lingue e ai costumi locali, vennero assorbiti dalla più vasta schiera dei 'romanici', i discendenti medievali degli Italico-Romani. La loro influenza genetica non supera il 5% dell'intero patrimonio genetico italiano, mentre culturalmente possiamo far derivare dal germanico un centinaio di parole della nostra lingua, che aumentano se andiamo a valutarne l'influsso nei singoli dialetti, o analizzando termini in disuso.
E i famosi Unni, Arabi, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Turchi e africani che tutti citano come componenti dell'"Italia meticcia"?
Semplice: nessuno si stanziò stabilmente in Italia, dopo i Longobardi. Ci furono soltanto scorrerie a scopo di rapina, come nel caso degli Unni e di una buona parte dei raid degli Arabi e dei Saraceni, e DOMINAZIONI POLITICHE. Case regnanti tedesche (gran parte degli Imperatori medievali), spagnole, francesi, dominarono cospicue porzioni del territorio, ma questo non comportò mai travasi di popolazione. Lo stesso si può dire degli Arabi di Sicilia, che rappresentarono un esercito occupante su di una popolazione nettamente separata, religiosamente ed etnicamente. Questi furono tutti espulsi prima dagli Hohenstaufen, poi dagli Angiò. Il loro dominio non durò più di un secolo, a fronte di tremila anni di italicità e greco-romanità siciliana. 

Curioso il fatto che la moderna scienza genetica riesca a rintracciare una influenza genetica, seppur esigua, dei soldati scandinavi, inglesi, francesi e bretoni al seguito dei Normanni, mentre degli Arabi non rimanga quasi traccia: un rumore di fondo pressoché sopito, che va a mescolarsi con più antichi echi neolitici mediterranei, molto più antichi e non afferenti ad un identico bacino popolativo.

Azione Identitaria  - ordet3000@yahoo.it

martedì 16 maggio 2017

Democrazia alla “francese”, democrazia diretta, o democrazia che non esiste?


Hanno lanciato urla di gioia, alte al cielo. Hanno festeggiato l’un con l’altro, mandando messaggi di congratulazioni a iosa. In qualche altro caso, sono addirittura scesi in piazza per latrare ai quattro venti, il proprio piccolo (e passeggero) momento di felicità. Eh già…tutto questo perché o si sono resi, fin troppo bene, conto di cosa comporta l’elezione all’Eliseo del competitor elettorale di Marine Le Pen, o, proprio non se ne sono ancor del tutto accorti ed allora quando se ne accorgeranno, saranno lacrime amare.
Qualche imbecille d’oltralpe intervistato dalla nostrana tivvù, ha affermato che, a suo dire, l’aver votato per il nuovo presidente francese, dovrebbe rappresentare un chiaro segnale di cambiamento e riportare in auge l’economia ed, in primis, la disastrata occupazione. Il tutto mentre, all’indirizzo del neoeletto, piovono congratulazioni dai principali rappresentanti dell’establishment occidentale e nessuno osa dire ad alta voce l’indicibile.
E cioè che, il neo insediato signor Nullità, altri non è che l’espressione degli interessi congiunti dei Poteri Forti, ed in particolare, di quella famiglia Rotschild, presso le cui istituzioni bancarie il nostro ha svolto un fruttuoso tirocinio che lo ha via via portato ad assurgere al ruolo di ministro dell’economia nella compagine governativa francese, sotto la presidenza Hollande. Le vigorose, ma vane, proteste per i gravosi tagli sul sociale, la ferocia degli attacchi terroristici, hanno lasciato l’opinione pubblica con l’amaro in bocca, ma non hanno, evidentemente, sortito quel salutare effetto in grado di provocare un reale cambiamento di rotta da parte del nostro dirimpettaio transalpino. A pensarci bene, però, ad un piccolo-grande miracolo le elezioni francesi ci hanno fatto assistere.
Qualcuno mi dovrebbe proprio spiegare come fa un partito (il Front National) che, sino a qualche giorno prima, i sondaggi davano alla pari con la formazione del neoeletto, se non in leggero vantaggio, numericamente considerato addirittura il primo partito francese, bene, come fa a non vincere, incassando anzi, già sin dalle ultime battute della campagna elettorale, vistosi cali di preferenze, concordemente pronosticati da altrettanti strani sondaggi. E’ presto detto. Il miracolo non lo ha fatto il signor Nessuno ed il suo partito di plastica, ma le varie forze politiche francesi, tutte concordi nell’orientare i voti dei propri elettori in direzione di quest’ultimo.
E qui non può non sorgere, spontanea, una riflessione sulla natura aleatoria ed illusoria dell’attuale modello di democrazia parlamentare che, come il caso francese ci insegna, non premia il consenso maggioritario degli elettori, bensì dei veri e propri pacchetti di consenso, già preformati e preventivamente organizzati da gruppi di pressione, che assurgono, in questo caso, al ruolo di vere e proprie holding del voto. In questo modo, le elezioni che, della dialettica democratica dovrebbero rappresentare il momento-cardine, cioè quello della libera scelta di un individuo pienamente cosciente ed integrato nei processi decisionali della propria comunità nazionale, assumono invece una funzione di mera riconferma di equilibri precedentemente stabiliti, creando, invece, attraverso l’orientamento dei pacchetti elettorali, dei veri e propri cordoni sanitari nei riguardi di qualunque forma di opposizione democratica che, in tal modo viene immediatamente neutralizzata, come nel caso della Francia di Marine Le Pen, per l’appunto.
Il caso francese è, pertanto, esemplificativo della forma degenerata oggidì assurta dal sistema democratico occidentale ma, sulla falsariga di quanto qui illustrato, esistono altre varianti del medesimo scenario. Prendendo l’esempio del nostro amato paese, qui si può tranquillamente affermare che, nei riguardi delle varie opposizioni, sia stato adottato un sistema più “inclusivo”. Qui, quelli che, a vario titolo, rappresentavano le opposizioni “dure e pure” sono stati, con l’abbaglio di logore tattiche entriste, introiettati in logiche politiche che hanno finito con l’inficiarne qualunque valenza politica antagonista. Varianti a parte, resta, comunque, il fatto che l’essenza del sistema democratico occidentale è proprio quella descritta poc’anzi, in questo momento assurta ad una vera e propria “democrazia a sovranità limitata”, ovverosia imperniata sul controllo e sull’orientamento preventivo del consenso in genere da parti di determinati gruppi di pressione, oggidì rappresentati da cosmopolite oligarchie globaliste.
L’orientamento del consenso di cui abbiamo parlato poc’anzi, si esercita attraverso uno stretto controllo dei mezzi di informazione, divenuti cassa di risonanza e diffusione a livello capillare, di un vero e proprio bombardamento propagandistico.
Quest’ultimo è accompagnato da subliminali messaggi dalla valenza intimidatoria e ricattatoria, in grado di annichilire la coscienza del singolo elettore che, in tal modo, perdendo qualsiasi capacità di autonomia decisionale, finisce con il divenire una delle parti di quegli impersonali portafogli elettorali, la cui orientabilità sta a fondamento di un intero sistema di potere. Qualora poi non si riuscisse ad addivenire a quell’agognato controllo totale, allora, per conferire maggior solidità all’intero impianto, si ricorre al classico voto di scambio o favore, che dir si voglia e, se questo non dovesse ancora bastare, alla criminalizzazione dell’avversario.
Ed in questo il nostro amato paese, con le tragiche vicende degli anni ’70 ed ’80 ha costituito un esempio all’avanguardia…Esiste però un qualcosa che, anche sotto i migliori (o peggiori) intenti e nonostante controlli e censure da parte della politica politicante non è prevedibile o controllabile ed è costituito da quel mix di esasperazione e volontà di rivolta che, condizioni estreme quali fame o altre tangibili rinunce economiche, possono arrivare a determinare. Certo, è vero, in Austria, Olanda e Francia, tanto per citare degli esempi attuali, quelle formazioni politiche i cui programmi si rifanno al comune ed irrazionale sentire della gente ( i cosiddetti “populismi”) hanno, a detta dei media ”embedded”, subito una battuta d’arresto. Un arresto che, avendo però ufficialmente collocato costoro al secondo posto nel consenso elettorale dei vari contesti nazionali, va assumendo, al di là dei vari starnazzamenti di gioia, la valenza di una vera e propria “vittoria di Pirro”.
La vita dei Signori del Vapore va facendosi sempre più difficile, gli immensi spazi di consenso a cui un sistema attingeva per ottenere la propria legittimazione, è andato e va restringendosi continuamente. Pertanto, il complessivo scenario politico europeo, dovrà fare i conti con i condizionamenti determinati dalla sostanziosa presenza del convitato di pietra “populista”. Una presenza che, però, di per sé, non è sufficiente a determinare quella poderosa spinta al cambiamento, di cui oggi l’Europa intera necessiterebbe. Chiarezza ideologica e programmatica, sembrano non essere i punti forti di questi movimenti che, troppo spesso, affidandosi unicamente al “mal di pancia” di certa opinione pubblica, non riescono poi a conseguire i risultati sperati.
E qui ritorna prepotentemente alla ribalta, il nodo di Gordio da cui tutto, poi, si dipana, rappresentato da quel rapporto con la Globalizzazione, che oltrepassa e supera qualunque residuale confronto ideologico sinistra-destra. O si è CON la Globalizzazione o le si è CONTRO. Senza mediazioni o scorciatoie di sorta. O si è con chi intende portare avanti l’idea che il mondo debba essere uniformato a quei valori occidentali, frutto di una visione improntata sulla preminenza a livello planetario di un’economia finanziarizzata, supportata da un sapere scientifico asservito ai propri scopi, a cui fa da corollario un astruso mix di progressismo e di buonismo da strapazzo o, contrari a tutto questo, ci si rifà ad una concezione imperniata su principi quali Identità e Sovranità. Logicamente, da ambedue le opzioni qui brevemente illustrate, derivano tutta una serie di ricadute ideologiche e programmatiche, da cui non si può esulare. Una di queste riguarda, per l’appunto, il problema del consenso pilotato, a cui abbiamo poc’anzi accennato.
E qui torna prepotentemente alla ribalta, il quanto mai abusato e frainteso tema della democrazia diretta, oggi caro a certi movimenti (5 Stelle, uno su tutti…) ma, il cui lignaggio, risale a molto tempo prima che Grillo ed i suoi se ne appropriassero in modo tanto goffo e confuso.
Dal modello ateniese all’istituzione repubblicana dei comizi centuriati romani, da Rousseau alla Comune di Parigi, da Bakunin a Burkl, sino ai contemporanei teorici dell’anarchia alla Nozick, l’idea di una gestione diretta della Res Publica da parte del popolo, è stata accarezzata non poche volte nel corso della storia. Il problema sta nei limiti di realizzazione di un’idea che, a causa di una prassi distorta e confusionaria, rischia, invece, di trasformarsi in irrealizzabile utopia. Non si può, difatti, pensare di demandare ad un popolo la gestione diretta della res publica, senza provocare una paralisi istituzionale di quest’ultima, determinata da un continuo e logorante ricorso alle urne, giuocoforza accompagnato da una altrettanto continua e logorante mobilitazione nazionale. La democrazia diretta, invece, ha un senso laddove essa è realizzata, al fine di confutare quelle che rappresentano le più importanti e strategiche scelte in materia politica o economica che dir si voglia, di una nazione.
L’istituzione del referendum propositivo potrebbe rappresentare, una valida soluzione a tutte quelle situazioni in cui vi sia un ristagno politico, determinato, come nell’attuale contesto, dalla volontà di lasciare le cose così come sono o di volgerle al peggio, facendo orecchie da mercante alle istanze della gente. Un bel plebiscito contro l’Euro o sull’uscita dagli accordi-cappio internazionali in vari campi o, ancor meglio, per ristabilire la validità giuridica delle nostre frontiere, dinnanzi all’emergenza dell’invasione migratoria ed altro ancora, sarebbero le materie ideali per dei referendum in tal senso, ponendo così la classe politica di fronte alla difficile opzione di doversi adattare alla volontà popolare, o scomparire. Già. Perché se ce lo fossimo dimenticato, quella della democrazia diretta, può rappresentare il propellente atto ad ispirare una svolta anche in ambito elettorale. Le elezioni dovrebbero trasformarsi in altrettanti plebisciti sulla sopravvivenza di questo o quei partiti politici che, grazie alla volontà popolare, potrebbero essere cancellati e sostituiti con nuove formazioni.
Qualcuno ha recentemente detto che dovremo morire piddini o grillini o italo forzuti… Nulla di più sbagliato. L’esempio francese è lì a dimostrarci, con tutti i suoi paradossi ed i suoi chiaroscuri, che, se ci si mette, alla fine si può arrivare e mettere il Sistema in grave difficoltà, sino ad arrivare, a Dio piacendo, alla vittoria. Quella della democrazia diretta e plebiscitaria, è l’unica strada percorribile per stravolgere uno stato di cose ad oggi divenuto insopportabile, in Francia, come in Italia, come nell’Europa intera. Prima ce ne renderemo conto e meglio sarà. Per tutti.
Umberto Bianchi

lunedì 15 maggio 2017

Bruxelles, 24 e 25 maggio 2017 - Fuori dalla Nato e dalla UE guerrafondaie


Risultati immagini per Fuori dalla Nato e dalla guerrafondaia UE
Manifestiamo uniti contro la politica di guerra!
Fuori dalla NATO e dalla UE guerrafondaie
e antipopolari!
 
Il prossimo vertice della NATO che si terrà a Bruxelles il 24 e 25 maggio 2017, con la presenza dell’ultrareazionario guerrafondaio Trump, vedrà un’ampia mobilitazione internazionale del movimento popolare per la pace e la democrazia.
Noi, membri europei della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML), appoggiamo risolutamente l’azione di massa, le marce di protesta e gli incontri che si succederanno per denunciare il ruolo guerrafondaio, militarista e antipopolare della NATO e della UE ed informare i lavoratori e i popoli.
Fondata nel 1949 contro il campo socialista e le forze di opposizione operaie, popolari e democratiche, la NATO è stata costruita come una macchina di minaccia, provocazione e guerra esterna e interna (è noto che la rete Stay Behind ha svolto un ruolo cruciale nella “strategia della tensione” e nel terrorismo fascista).
Questa alleanza militare aggressiva e criminale da sempre è lo strumento fondamentale del dominio dell’imperialismo USA per soggiogare i popoli europei e limitare fortemente la loro sovranità nazionale.
Dopo il crollo dell’URSS, la NATO invece di dissolversi, ha rafforzato il suo approccio offensivo a e la sua potenza militare “fuori area”, specialmente espandendosi verso est, seguendo una strategia di controllo continentale, di estensione delle sue attività e di accerchiamento della Russia imperialista, che da parte sua reagisce con un vasto programma di riarmo e operazioni militari per rompere l’unità politica dei suoi rivali. La NATO ha anche esteso le sue relazioni con Stati come Israele, Egitto, Colombia… mentre Trump vuole un maggiore impegno della NATO nella “guerra al terrorismo”.
Nessun problema è stato risolto con gli interventi militari della NATO (Afghanistan, Libia, etc.), ma al contrario i problemi si sono approfonditi sempre più, perché questi interventi hanno provocato una gran quantità di vittime civili, atrocità, distruzioni, il diffondersi di guerre civili reazionarie e un enorme flusso migratorio.
Il vertice di Bruxelles è connesso all’ulteriore ampliamento e agli interventi militari di questa alleanza guerrafondaia. La NATO e i suoi vassalli dispiegano battaglioni in Polonia, nei paesi Baltici, in Ungheria, mentre potenziano l’armamento nucleare e rafforzano l’apparato militare in Nord Africa e  nel Medio Oriente, con il pretesto della lotta al terrorismo jihadista, un fenomeno che si alimenta con la politica di guerra e il depredamento dei paesi dipendenti.
Un altro aspetto del vertice di Bruxelles è quello della modernizzazione dell’arsenale atomico e l’installazione di nuove basi e scudi nucleari, cosiddetti difensivi, in accordo con la linea seguita da Obama-Clinton e proseguita da Trump con lo slogan nazionalista e guerrafondaio “make US military great again”.
La NATO, come ha dichiarato recentemente il nuovo capo del Pentagono, Mattis “Mad Dog”, è «la base fondamentale per gli Stati Uniti». Infatti, questa organizzazione serve a mantenere la supremazia mondiale USA, oggi sfidata dall’emergere di potenze rivali.
Trump ha anche dichiarato «noi sosteniamo fortemente la Nato, ma i nostri partner devono rispettare i loro obblighi finanziari», cioè aumentare la spesa militare fino al 2% del PIL. Questo peso ricadrà sulle spalle della classe operaia e delle masse popolari, che soffrono le pesanti conseguenze della crisi economica e delle misure di austerità.
I diktat di Trump sono stati pronatmente accettati dai leader dell’UE, che allo stesso tempo si sono lanciati in una “politica di difesa europea”, ossia la costruzione di un esercito comune europeo complementare e subordinato alla NATO, per ottenere la loro parte del bottino.
La UE dei monopoli e i suoi membri – con l’appoggio dei partiti neoliberisti, socialdemocratici e riformiste – cooperano strettamente con la NATO nella gestione delle crisi e nelle operazioni militari (Ucraina, Balcani, Afghanistan, Mediterraneo meridionale, Sudan, Somalia, etc.). Questa relazione strategica ha raggiunto nuovi livelli poiché la UE reagisce al suo fallimento sviluppando un corso più aggressivo, partecipando a guerre e interventi militari all’estero, mentre all’interno aumenta la reazione, il razzismo e la repressione.
Il summit di Bruxelles avviene mentre lo sviluppo ineguale del capitalismo nei differenti paesi, le crescenti difficoltà economiche e politiche, il tentativo di scaricare le loro conseguenze sui propri rivali, stanno portando a un serio aggravamento dei rapporti fra le potenze imperialiste e capitaliste.
Oggi, mentre la stagnazione economica si prolunga e la povertà si estende, la “globalizzazione”cede il passo al protezionismo, ai dazi doganali e alle guerre commerciali; si acutizza la concorrenza per i mercati di sbocco e le rotte commerciali, per le materie prime e le risorse energetiche, per l’acqua e le terre fertili, per le aree di influenza e le zone strategiche.
Su questa base si sviluppa la politica di guerra e la corsa agli armamenti, di cui la NATO è battistrada per difendere i grandi interessi dei suoi Stati membri, soprattutto gli interessi nordamericani. Una politica che provoca distruzioni, morti e ondate di migranti, che inasprisce i contrasti in molte regioni del mondo - Europa dell’Est, Medio Oriente, Mar del Sud della Cina, penisola Coreana, Artico, etc. – così come genera enormi problemi nello spazio e nel cyber-spazio , produce la militarizzazione della società e accelera la formazione di blocchi imperialisti che possono portare a un conflitto generalizzato.
Tutte le potenze imperialiste si stanno preparando a una nuova spartizione del mondo da compiersi con la guerra. Il rinascente nazionalismo, lo sciovinismo, il razzismo, la xenofobia, la crescita e l’affermazione di partiti di destra populisti e fascisti sono forze che incitano alla guerra in nome della “nazione” e diffondono l’odio fra i popoli.
La borghesia e i suoi servi opportunisti dicono che è necessario accrescere costantemente le spese militari e militarizzare sempre più la società per “proteggere la “democrazia e lo stile di vita occidentale”, un falso slogan che è ampiamente diffuso con il pretesto di combattere quel terrorismo antipopolare che è esso stesso un prodotto delle guerre imperialiste.
Queste “soluzioni” servono solo per abolire le libertà e i diritti dei lavoratori, dei sindacati, dei giovani, per continuare la politica di austerità e proteggere i privilegi di una minoranza di sfruttatori. La paura viene sparsa fra i popoli per legittimare la militarizzazione dell’economia e promuovere guerre nell’interesse dei proprietari del capitale, dei ricchi e dei parassiti.
Lanciamo un appello alle masse che non vogliono la guerra, la reazione e nuovi sacrifici: uniamo le nostre forze, lottiamo insieme per la pace e la libertà dei popoli, organizziamo un fronte unito e mobilitiamoci contro i guerrafondai, andiamo a protestare contro il summit NATO a Bruxelles con le seguenti parole d’ordine:
NO alla NATO e all’esercito europeo, strumenti di guerra e di terrore! Fuori dalla NATO, dall’UE e da tutte le alleanze guerrafondaie e antipopolari! Ritiro immediato di tutte le truppe spedite all’estero!
Basta con la corsa alle armi, drastica riduzione delle spese militari, il denaro deve essere speso per i bisogni dei lavoratori e dei popoli, per la salute, l’educazione e i servizi sociali!
Vogliamo un mondo libero dalle armi nucleari! No agli Stati di polizia e alla militarizzazione della società! Difendiamo con la lotta le libertà democratiche e i diritti che abbiamo conquistato!
Viva la solidarietà internazionale dei lavoratori e dei popoli!

Teoria & Prassi  - (piattaforma_comunista@lists.riseup.net)

Partito Comunista degli Operai di Danimarca (APK)
Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF)
Organizzazione per la Costruzione del Partito Comunista degli Operai di Germania (Arbeit Zukunft)
Movimento per la riorganizzazione del Partito Comunista di Grecia (KKE 1918-1955)
Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia
Organizzazione Revolusjon e Piattaforma Comunista Marxista-Leninista di Norvegia
Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista) – PCE (m-l)
Partito del Lavoro (EMEP), Turchia