domenica 24 settembre 2017

Laicità e libertà spirituale

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Il significato stesso di “laicità” impedisce l’assunzione di un modello, di un pensiero definito e specifico. Ciò vale anche per la cosiddetta Spiritualità Naturale o Laica, che è sincretica nell’accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d’esse, si tiene in sospensione, in una condizione di trascendenza.

Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di “laicità” ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità.
Ciò è comprensibile se osserviamo i vari aspetti della spiritualità nel dominio dell’esperienza diretta e quindi dell’indescrivibilità del suo processo conoscitivo. In un certo senso la “laicità” è una forma di osservazione che denota assoluta libertà, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E d’altronde come potremmo mai descrivere il significato di “consapevolezza di Sé”?
Ma dal punto di vista dell’intelletto una certa “immagine” è possibile evocarla, in quanto il termine “Spiritualità Laica” rappresenta di per se stesso un concetto, un contenitore, in cui inserire tutte quelle forme “libere” di spiritualità sperimentate dall’uomo: taoismo, zen, non-dualismo…
Siamo coscienti di muoverci nell’ambito della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità: l’Io.
Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io.
Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno.
Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti.
C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali.
E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso. In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per andare al Centro..?
Occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Perciò questa coscienza-esistenza non può appartenere ad alcun credo, non è massonica, ebrea, cristiana, musulmana, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi cercare un riscontro – in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili. E forse lo è anche questa della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta.
Paolo D’Arpini
D_Arpini

sabato 23 settembre 2017

USA in Siria - Volli, volli, fortissimamente volli (la guerra)


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L’aspetto principale della stagione politica che stiamo vivendo è costituito  dalla guerra. Gli Stati Uniti d’America sono strettamente coinvolti con il problema della guerra. Come sappiamo, le forze armate americane, che nessuno ha mai invitato ad intervenire in Siria, continuano ad attaccare le posizioni dell’esercito siriano. *
* Questo a tutto vantaggio  delle milizie dell’ISIS e di Al Nustra, per i quali gli americani svolgono di fatto un’attività di consulenza, oltre che di armamento, sebbene ufficialmente dicano di combatterli.
Ma  bombardare soldati siriani non significa soltanto dichiarare guerra alla Siria, ma anche alla Russia, impegnata al fianco di Assad. La misura è colma.*
*Certo i vertici americani hanno  dichiarato che si è trattato di un errore e hanno chiesto alla dirigenza russa di non lasciarsi prendere dall’emozione. Ma gli americani possono stare tranquilli, perché grazie alla moderna tecnologia tramite i satelliti è possibile seguire quanto accade sul terreno da un desktop. Tecnicamente non possono essersi semplicemente confusi. E cosa più importante: se ti avessero detto che si stavano preparando a bombardarti, e tu non hai detto niente, allora vuol dire che tu eri d’accordo?*
*E’ evidente che gli Stati Uniti si stanno preparando una guerra contro la Russia. *
*Tali incidenti di frontiera somigliano molto ad operazioni effettuate per sondare un’eventuale reazione. Che fa a questo punto Putin? Il Cremlino reagisce? Il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto, ma la reazione di Mosca non sta a dimostrare che tanti russi sono pronti ad uno scontro diretto, frontale, con la NATO e gli Stati Uniti? E’ questa la vera ragione per la quale è stato sferrato l’attacco contro l’esercito siriano.*
*Quindi la situazione, in questo momento, è molto, molto grave. Gli ideologi della NATO e i globalisti americani, ormai sull’orlo dell’abisso, hanno bisogno della guerra ora. Di una guerra contro di noi. Non tanto per conseguire la vittoria: ciò che interessa loro è lo stato di guerra in sé. Questo è l’unico modo attraverso il quale possono prolungare il loro dominio e spostare l’attenzione degli americani e del mondo intero dalla loro serie infinita di fallimenti e di crimini. Il gioco dei globalisti è stato ormai scoperto. Presto dovranno cedere il potere e comparire davanti al tribunale della storia. Solo una guerra può salvarli.*
*Ma che dire di noi? Noi (Russia-ndr) non vogliamo la guerra. Né oggi, né domani, né mai. Nella nostra storia noi non abbiamo mai desiderato la guerra. Ma abbiamo sempre combattuto e, in effetti, non abbiamo quasi mai perso. Certo abbiamo sopportato perdite terribili e sacrifici colossali, ma alla fine abbiamo vinto. E vogliamo continuare a vincere. Se non fosse stato così, oggi non saremmo una nazione così grande e libera dal controllo straniero. *
*Ma questa volta è necessario guadagnare tempo, il più possibile. Gli americani hanno sostanzialmente attaccato le nostre posizioni, come i georgiani a Tskhinvali nell’agosto del 2008. I Russi sono sotto il fuoco nemico e questo non può essere ignorato. La nostra reazione è stata estremamente cauta ed equilibrata. Abbiamo detto ciò che pensiamo di questo atto di aggressione americano, ma con termini molto posati. *
*La fatalità della situazione, però, sta nel fatto che se Washington decide di optare per la guerra in questo momento, noi non possiamo impedirlo. Se dovessero continuare a ripetersi episodi di aggressione noi saremo costretti ad accettare la sfida e a scendere in guerra, o ammettere consapevolmente la sconfitta. *
*Questa volta, l’esito finale della lotta per la pace, che è come sempre il nostro obiettivo ed interesse, non dipende da noi. Abbiamo davvero bisogno di mantenere la pace. Dopo, tutto sarà più semplice. Ma il colosso al collasso ci concederà questo tempo?*
*Dio non voglia che accada. Ma chi poteva pregare, ha pregato alla vigilia della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. In ogni caso il nostro obiettivo è sempre e solo la vittoria. La nostra vittoria. *
*Gli americani stanno bombardando i nostri ragazzi. La Terza Guerra Mondiale non è mai stata così vicina.*
Stralcio di un articolo di Alexander Dugin 
Fonte: Katehon

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venerdì 22 settembre 2017

Laicità e spiritualità aldilà di ogni credo e di ogni etichetta



Il significato stesso di "laicità" impedisce l'assunzione di un modello, di un pensiero  definito e specifico.  Ciò vale anche per la cosiddetta Spiritualità Naturale o Laica, che  è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di trascendenza. 

Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di "laicità" ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità. 

Ciò è comprensibile se osserviamo i vari aspetti della spiritualità nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo. In un certo senso la "laicità"  è una forma di osservazione  che  denota assoluta libertà, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E d'altronde  come potremmo mai descrivere il  significato di "consapevolezza di Sé"? 

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto  il termine  "Spiritualità Laica" rappresenta di per se stesso un concetto, un contenitore, in cui inserire tutte quelle forme "libere" di spiritualità sperimentate dall’uomo: taoismo, zen, non-dualismo... 

Siamo coscienti di muoverci nell'ambito della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità: l'Io.  

Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io. 

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza  identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. 

Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti. 

C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato  (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali. 

E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso.  In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per andare al Centro..? 

Occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Perciò questa coscienza-esistenza non può appartenere ad alcun credo, non è massonica, ebrea, cristiana, musulmana, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi cercare un riscontro - in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili.  E forse lo è anche questa della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta. 

Paolo D'Arpini

mercoledì 20 settembre 2017

Satori - Il vuoto dell'io e la conoscenza di Sé...


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La Conoscenza del Sé, in termini zen definita "satori",  non è descrivibile a livello intellettuale, quindi tentare di darne qui una descrizione è azzardato e fuori luogo. Allo stesso tempo è importante fare chiarezza su questa "conoscenza" che non comparabile alla comprensione empirica, anche se non esclude questa comprensione (basata cioè sulla percezione sensoriale).

Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.


L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.

Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.


Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.


Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi.

Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara.
Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…
Paolo D’Arpini

martedì 19 settembre 2017

Era il 20 settembre... ricordate?

Roma, 20 settembre 1870,  ricordate? Ricorre l’anniversario della presa di Roma, ovvero si festeggia la breccia di porta Pia attraverso la quale i “nostri” bersaglieri poterono penetrare in città. Il papa Pio IX aveva emesso una scomunica su chi avesse consentito l’accesso degli stranieri nella città eterna.. e siccome i militi piemontesi erano tutti ferventi cattolici e non si trovava nessuno disposto ad accollarsi la maledizione papale, l’ordine di aprire il fuoco e praticare la fessura fu impartito da un ufficiale ebreo, così le anime cristiane furono salve e il merito della presa di Roma restò ai giudei.

Questo fatto simbolico ancora “pesa” sull’unità d’Italia. Sono in molti a criticare quel 20 settembre 1870 che consegnò l’Italia intera ai Savoia. Una dinastia di poca qualità. Ma almeno, con la breccia di Porta Pia è finito questo strazio delle scomuniche papaline! Infatti il 20 settembre si celebra la caduta del potere temporale del papato (o meglio dire il suo ridimensionamento).

Accadde con l’entrata strombettante dei bersaglieri dalla breccia di Porta Pia. “Alla breccia di Porta Pia sono entrati i bersaglieri…” faceva il ritornello della canzoncina allegra che si cantava una volta nelle scuole il 20 settembre, ed io l’ho cantata. Oggi non si canta più comunque la data resta a segnare un momento cruciale della nostra storia patria e dell’affermazione (sia pur per un breve momento storico) dei valori della laicità dello stato: “..perché niun savio dell’avvenire – reo di verità discoperta – s’inginocchiasse a un prete..”. Diceva il poeta evidentemente riferendosi alla disavventura di Galileo Galilei, costretto a piegarsi dinnanzi al papa ed a rinnegare la verità dei fatti per salvarsi la pelle.

Parlando di eretici mi sovviene anche l’eretico per antonomasia, nato il 21 settembre del 1452, Gerolamo Savonarola il quale si scontrò con il papa Alessandro VI (il Borgia) e finì sul rogo… Per lui niente cerimonie di commemorazione anche se Gramsci così lo ricorda: “Chi lo ritiene uomo del medioevo non tiene conto della sua lotta al potere ecclesiastico che voleva rendere indipendente Firenze dal potere feudale della chiesa”.

La storia è solo un racconto. L’angolazione del giudizio sui fatti esaminati dipende solo dalla propensione emozionale a vedere le cose per come le sentiamo vere. Sappiamo però che la storia non è mai quella raccontata e nemmeno quella percepita con le budella.

La storia, anche nella migliore delle ipotesi, è un mosaico di piccoli particolari ed eventi disgiunti che solo all’analisi successiva appaiono consequenziali… ” è comunque fondamentale, assolutamente fondamentale, capire e conoscere i fatti. Non credo al relativismo, credo alla verità e la differenza di punti di vista, nella sua infinita varietà, può essere, tra l’altro, tra due errori, tra un errore ed una verità e tra due verità” (Luca Zolli)

Nella nostra vita abbiamo lo stimolo di rispondere adeguatamente alle occasioni più diverse che ci capitano e non possiamo dire che il filo conduttore sia la nostra volontà di ottenere i risultati che ci siamo prefissati… Succede quel che succede e poi noi esprimiamo il nostro parere: ho fatto questa cosa e mi piace, ho fatto quella cosa e non mi piace… In realtà nessuno fa nulla c’è solo un’intersecazione e commistione di forze diverse che agiscono attraverso di noi. Quel che resta sono i semplici fatti, non le ragioni o le intenzioni. Comunque tendiamo ad esaminare quei fatti con la nostra visione personale ed il nostro senso del giudizio.

La vita è tutta una meravigliosa sorpresa e voler stabilire il suo significato è semplice arroganza! Questa la mia opinione…

Paolo D’Arpini


lunedì 18 settembre 2017

Terra terra - Per evitare il collasso della civiltà umana servono ecologia e crescita della Coscienza


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I mondi virtuali dell'uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero, uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l'esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo... Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l'acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l'uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell'equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell'acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura, etc.

L'uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificato, se alcuni fili vengono tagliati all'improvviso, l'intero complesso subisce una
modificazione. Questo è il significato intrinseco del Bioregionalismo e dell'Ecologia Profonda.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell'ultimo secolo- l'uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde... e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all'uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l'aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l'affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell'eterna abbondanza... le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio... molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l'armonia complessiva, cioè la reale
sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell'uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell'umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l'ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le
religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e interspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l'abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l'abbiamo ricevuta? 


La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza.

L'evoluzione ha una direzione univoca, la crescita della Coscienza, restiamo in essa!

Paolo D'Arpini




domenica 17 settembre 2017

Energia akashica e Coscienza…..



La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita. Per crescere spiritualmente dalla persona dobbiamo partire, in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva. Non voglio perciò sminuire il valore dell’io-persona, e come “questo” anche tutto gli altri “io” che pazientemente seguono e precedono.
Il pensiero, si dice, ha la forza di promuovere l’azione… e quando molti pensieri vanno in una certa direzione forse la conseguenza inevitabile è proprio quella preconizzata. Oppure… è  una sensazione che ha a che fare con l’inconscio, con il pescare nella “akasha” o mente collettiva.. e così le cose immaginate accadono…?!
I cicli (e le pieghe) del karma.. sono misteriosi…
Il  vuoto (Sunya) non è vuoto. Contiene una energia spirituale  conosciuta da millenni nelle antiche tradizioni spirituali come energia Akashica dell’universo. Questa energia non solo da forma al mondo fisico momento per momento, ma si relaziona con la coscienza.
La scienza contemporanea rivela che credere nella distinzione tra mondo materiale e spirituale è un errore. Non c’è dualità, l’universo è prodotto da una sostanza sola e sia il mondo fisico che spirituale prendono forma da questa singola sostanza, detta anche “etere”, che compenetra ogni essere in quanto “Coscienza”
Attenzione, qui occorre precisare che la “Coscienza” non è ciò che appare nella coscienza, non è -per intenderci- sensazione, pensiero, emozione, intuizione, visione ma è quella luce che rende possibile ogni  percepire.  Ed infatti  neanche questa spiegazione fatta di parole  può qualificare o indicare la Coscienza. Questo mio è un futile tentativo di definire l’indefinibile… ogni definizione della “Coscienza” è contenuto e mai può essere contenitore.

Paolo D’Arpini

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sabato 16 settembre 2017

Trapianto di cultura - L'Italia cambia pelle ed anche cuore...


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Malgrado i provvedimenti previsti da Minniti il trasbordo di immigrati continua ininterrotto. Nel frattempo il gobierno Gentiloni cerca di far rientrare in calendario la legge sullo Ius Soli. Però consiglierei prudenza, viste le conseguenze che tale legge potrebbe pertare (http://paolodarpini.blogspot.it/2017/09/pd-e-ius-soli-qualcosa-che-dovremmo.html).  

Dalle proiezioni di voto conseguenti  all'istituzione della nuova legge  risulta  che ciò comporterebbe per il PD una perdita in voti dal 2 al 5%, che andrebbe ad aggiungersi alla fuga di elettori disgustati dalle politiche vessatorie e disastrose del rottamatore (vaccini, vitalizi, incompetenza, corruzione, banche, disoccupazione, debito pubblico,riforme farlocche, etc.),   il che significa che il PDrenzi potrebbe anche precipitare, andando a finire nel novero dei "partitini" sotto il 10% 

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Eppure alcuni piddini buonisti affermano che l'integrazione, con le centinaia di migliaia di immigrati (ma ormai sono milioni) che attraccano sulle nostre coste, sarà possibile. Anzi che questi "rappresentano il nostri futuro". E portano l'esempio delle popolazioni barbariche che giunsero in occidente verso la fine dell'Impero Romano e furono integrate, dopo un certo periodo di tempo, sia nella cristianità che nella cultura latina. Non sarà così invece per le invasioni odierne di africani e mediorientali intenzionati a tenersi la loro cultura anzi a far cambiare religione usi e costumi agli europei. 

Lo dimostra il fatto che i maomettani, anche dopo due o tre generazioni in Europa, continuano a mantenere le loro tradizioni, continuano a costruire moschee ed a chiedere cambiamenti istituzionali per l'affermazione della loro fede. Iniziando dall'istruzione scolastica, con la richiesta di interruzione di riti tradizionali (natale, pasqua, etc.) e con  la pretesa di introdurre nei programmi educativi l'apprendimento dell'arabo e dei principi "sociali" dell'islam e della sharia. 

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La trasformazione culturale passa anche attraverso il sistema alimentare (halal) che prevede la macellazione per sgozzamento  di armenti senza stordimento, ed a tal proposito vedasi le ricorrenti carneficine pubbliche (eufemisticamente chiamate "festa del sacrificio") compiute con le benedizioni dei nostri politicanti ed addirittura con la loro partecipazione. 

Ma la dimostrazione evidente che un'integrazione fra le culture europee (sopratutto quelle laiche)  ed islamiche è impossibile sta nella storia. Durante la conquista dei Balcani da parte dei muslim gran parte delle popolazioni dell'est Europa (albanesi, croati, macedoni, ceceni, etc.) fu convertita all'islam ed ancora mantiene quella fede con le conseguenze che tutti conosciamo. 

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Qualcuno, sempre fra i buonisti,  insiste nel dire che “se non è possibile l'integrazione almeno sarà possibile una convivenza...”, ma l'esempio della possibile convivenza la vediamo, ad esempio, in Siria dove sotto il governo laico di Assad i cristiani e le altre minoranze  hanno facoltà di esistere mentre nelle zone conquistate dai “credenti” di fede sunnita la situazione è ben diversa... chi non si converte a Maometto è passato a fil di spada o deve nascondersi. 


Poi c'è il fattore demografico... 

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Gli italiani spaventati dalla crisi economica e pervertiti dal consumismo e dalla devianze sessuali non fanno più figli mentre i musulmani, indipendentemente dalle condizioni economiche in cui si trovano, e avvantaggiati dall'assistenza che ricevono in Italia, continuano a figliare. 

Una popolazione italiana sempre più anziana, viziata ed imbelle, facilmente soccombe ad una popolazione giovane decisa a tutto. E lo scopriamo giornalmente dalle cronache "mondane" che, malgrado la censura (o l'auto-censura), non possono nascondere quel che sta avvenendo... 

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Aggiungo che la stragrande maggioranza dei nuovi immigrati è composta da maschi forzuti e capaci di azioni decise. 


Mi viene in mente anche un altro fatto significativo che è andato evidenziandosi sempre più in questi ultimi anni. 
Qui in Italia, nord o sud che sia, le persone impaurite dalle continue aggressioni e furti tendono a farsi  un cane. Molti -soprattutto le donne sole- tengono in casa diversi animali e spesso trattasi di cagnoni belli grossi che fungono da “difesa personale”. I musulmani al contrario odiano i cani, che sono considerati persino più impuri dei maiali, ma sono abituati a fare comunella fra correligionari. Non vedo mai, passeggiando per strada od ai giardini pubblici, un musulmano da solo, girano sempre in gruppi numerosi. 

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Sapete cosa significa ciò? Il proverbio dice che l'unione fa la forza. Quindi traetene le dovute conclusioni e consideratene le conseguenze.


Paolo D'Arpini 

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Portavoce European Consumers Tuscia

venerdì 15 settembre 2017

Previsioni geopolitiche - Siria, Turchia, USA, dollaro e dintorni - Vedo, vedo... e provvedo!


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Quando si fanno previsioni, raramente si azzeccano. Ma anche quando si azzeccano, non è detto che quanto previsto sia successo proprio per i motivi che avevano suggerito quella previsione.  

Dunque in alcune precedenti comunicazioni ho sostenuto che:
a) Forse l'Esercito Arabo Siriano avrebbe varcato l'Eufrate quel tanto che basta per liberare l'intera deir-Ezzor e garantirne l'integrità.
b) Che i curdi dell'YPG/SDF si sarebbero comunque installati (almeno momentaneamente) anche nelle regioni del distretto di deir-Ezzor a Est dell'Eufrate (valle del Khabur).
c) Che sull'Eufrate si sarebbe raggiunto uno status quo, frutto di accordi tra Russia, USA, Siria, e Iran.
d) Che come "ricompensa" si sarebbe consentita la bonifica dai terroristi della intera regione di Hama, del deserto di Damasco, che sarebbero scomparse le aree in mano ai "ribelli" al confine con la Giordania e che a Idlib si sarebbe iniziata una de-escalation sponsorizzata, tra i "ribelli", dalla Turchia (sempre più nera per l'appoggio americano ai curdi dell'YPG).

Bene iniziamo dagli ultimi punti.
a) C'è un accordo con gli USA per cui i "ribelli" lasceranno all'Esercito Arabo Siriano tutte le zone che occupano al confine con la Giordania (pare che militari Russi già stiano garantendo l'ordine in alcune di esse), tranne la cittadina di al-Tanf che rimarrebbe presidiata delle truppe USA (e norvegesi!).
b) La Turchia è attivissima per la riuscita del prossimo round dei colloqui di pace di Astana. In quella sede dovrebbe essere ratificata non solo la de-escalation a Idlib
ma anche la decisione di spedire il Free Syrian Army (controllato dalla Turchia) contro chi si opponesse alla de-escalation (la galassia di al-Qaida). Non solo, In questa operazione il Free Syrian Army sarebbe supportato congiuntamente dall'aviazione russa e turca (che solo un anno e mezzo fa si sparavano addosso: uno sviluppo pazzesco se ci si pensa a freddo).

Ricordo, per chi non lo sapesse, che spezzoni del Free Syrian Army hanno attaccato direttamente i militari USA di sostegno all'YPG/SDF (ovviamente on behalf of Ankara).

Risalendo più su nella scaletta delle "previsioni", mi aspetto di vedere i Siriani varcare l'Eufrate. In realtà in questo caso più che prevederlo, mi piacerebbe vederlo.
Fermo restando che Israele fa, per auto-definizione, il "cane pazzo", e quindi può intromettersi con mosse (criminali) a sorpresa, le cose stanno andando per quel verso. 

Vedremo poi se le truppe ONU andranno a sorvegliare il confine del Donbass (verso l'Ucraina nazificata e non verso la Russia come invece vorrebbe Poroshenko, ormai ridotto a dover dire cretinate che fanno ridere tutti).

Vedremo cosa succederà nella penisola coreana.

Fatto sta che quasi in contemporanea al vertice BRICS di Xiamen c'è stata la dichiarazione di Junker sulla necessità di un esercito congiunto europeo entro ... il 2025. Perché quella data? Certo, sicuramente per motivi organizzativi. Ma, guarda caso, più o meno per quella data l'Organizzazione di Shanghai rappresenterà un continuum territoriale di nazioni che rappresenteranno una forza economica nemmeno avvicinabile da parte di quella Occidentale. 

E per quella data il Dollaro sarà ridotto al rango di moneta come tutte le altre monete di grandi economie, come il Rublo e lo Yuan (se gli va bene, perché trovo difficile che per il Dollaro ci sia uno stato intermedio tra il primeggiare e il collassare, tra le stelle e le stalle, talmente è intrecciato alla crisi, alla conseguente finanziarizzazione e alla sua stratosferica bolla che non è scoppiata ancora solo per motivi politici e geopolitici - è forse proprio la consapevolezza che tra questi estremi non ci sono stati intermedi che rende "selvaggiamente" aggressivi gli USA, per usare l'aggettivo di David Harvey).

Piotr

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P.S.
Prossimamente si potrebbe parlare dei volontari di sinistra occidentali che vanno a combattere con l'YPG/SDF curdo passando attraverso centri di reclutamento e smistamento gestiti direttamente dalla CIA e dai servizi segreti della NATO.
L'YPG ha un grande bisogno di foreign fighters perché in realtà non ha un grandissimo seguito tra i Curdi stessi. Si sta configurando come una sorta di partito-milizia opportunista e dedito ad affari poco chiari o chiaramente sporchi, come è successo nel Kurdistan iracheno a beneficio del clan mafioso di Barzani. Temo che ne ricalcherà le orme, purtroppo.
Fatto sta che è singolare andare a "combattere il capitalismo" (perché l'YPG si professa marxista, ecologista, femminista e anticapitalista"-  e questi volontari occidentali ci credono), sotto il comando della CIA e della NATO. Penso che anche Che Guevara lo avrebbe trovato bizzarro.
Va bene l'ingenuità, ma all'idiozia dovrebbe esserci un limite!
Così mentre loro combattono per il sol dell'avvenir, l'YPG si dedica alla pulizia etnica delle zone conquistate e le denunce  del vescovo di al-Hasaka rimangono inascoltate, dai governi occidentali e dalle loro ONG tirapiedi.
Ormai i villaggi assiri e di altre etnie, sia sunniti che cristiani, distrutti nella provincia di al-Hasaka sono migliaia. I leader curdi lo avevano esplicitamente e spudoratamente predetto: avrebbero fatto come i sionisti coi Palestinesi. Dal canto loro, in Israele il battage corrente è che "i Curdi sono come gli Ebrei".
Sarà forse per questo che nel Rojava marxista, ecologista e femminista la bandiera di Israele sventola spesso.

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giovedì 14 settembre 2017

Perdita della matrice culturale indoeuropea e separazione tra spirito e materia, in conseguenza all'introduzione delle religioni di origine giudaica (ebraismo, cristianesimo ed islam)

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Tra le differenze d'impostazione e di espressione  che contraddistinguono le religioni orientali e quelle di matrice giudaico-cristiana,  va considerata l'aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale presso gli asiatici,  mentre  in Europa ed in Medio Oriente prevale la condanna dei piaceri mondani e la separazione tra spirito e materia.

La causa di questo scollamento dal quotidiano nella cultura occidentale  è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha  provocato la progressiva corruzione  e cancellazione della originaria visione naturalistica indoeuropea.  Questa sostituzione di valori  si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana   ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita  e della sessualità, imputando alla "mondanità" la ragione della sofferenza  - a partire ovviamente  dal cosiddetto peccato originale-  e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia  (al fine di potersi guadagnare  la gioia in un aldilà).

Nelle manifestazioni rappresentative di tale "mortificazione" vi sono anche le auto-fustigazioni in pubblico, la scalata di santuari a ginocchioni, l'automutilazione, le sceneggiate infernali,  le vie crucis, le torture e gli olocausti inflitti nelle piazze agli eretici, alle donne, etc.

Insomma lo spettacolo  religioso in occidente può essere definito un "teatro dell'orrore", a sfondo sadomaso.  Ma non è mia intenzione continuare a descrivere  l'alienazione che pervade l'Europa dopo l'adozione di  certe "religioni" aliene. Posso solo rimpiangere l'antico spirito bacchico e dionisiaco scacciato (per sempre?) dal nostro DNA.

Per fortuna  la  rappresentazione religiosa  in Oriente ha mantenuto -malgrado le perfide influenze esportate in India ed in Cina da missionari vittoriani e cattocristiani-   la sua caratteristica originaria di glorificazione e celebrazione dell'esistenza.  Il teatro, la danza, le processioni, l'arte in generale, tutto trabocca di sensualità e di gioia di vivere.

Sulle scene indiane vengono rappresentati gli amori di Krishna, le adivasi danzano lasciviamente nei templi, i cortei sono un'orgia di colori, suoni e godimento. Persino i funerali vengono celebrati con grande ricchezza e dispendio di musiche e di lauti pranzi.

Tra l'altro parlare di teatro  "religioso" indiano in un certo senso è improprio. Poiché in esso  non si espongono norme, precetti od episodi metafisici astratti. Si mettono in scena episodi delle epiche classiche, il Ramayana ed il Mahabarata ad esempio, che potrebbero corrispondere alle storie mitologiche dell'Iliade e dell'Odissea. Storie di re, di amori, di guerre, insomma di vita vissuta. Certo queste rappresentazioni offrono anche una "morale" ma è sempre una morale mondana, non religiosa come noi intendiamo la religione. Tant'è che in India non esiste una traduzione esatta  per "religione", esiste solo il "sanatana dharma", la legge eterna del corretto agire nel mondo. Poiché la parola religione sta a significare "riunire ciò che è diviso" mentre per la filosofia indiana non c'è mai stata  alcuna divisione. Il tutto è sempre presente nel tutto. 

Questa è anche una vera espressione di laicità, una laicità pura, naturale, non macchiata da una rivalsa nei confronti del pensiero religioso o spirituale.  Per questa ragione durante gli spettacoli teatrali ai quali ho assistito in India, a volte della durata di parecchie ore, se non giorni, sembrava di rivivere nel presente quel  "pathos" delle vicende vissute dai grandi eroi ed eroine, incarnazioni divine, che veniva riportato sulle scene. Scene che spesso erano la strada, il tempio, un antico monumento, un bosco,  raramente un teatro (quest'ultimo una invenzione della cultura occidentale che tende a racchiudere ed ad astrarre il vissuto dal suo contesto naturale).

In un certo senso lo stesso modello è espresso anche nelle funzioni "teatrali" dell'antica Cina, basate sulla musica e sulla cerimoniosità ma non indirizzate ad una ipotetica divinità, bensì agli antenati od alle forze della natura. Per contraltare assistiamo poi all'assoluta mancanza di etichetta o formalità in quelle "rappresentazioni", se così possiamo chiamarle, che avvenivano nei monasteri Chan, in cui tutto era recita assurda, con il fine di risvegliare i ricercatori alla presenza cosciente del qui ed ora. Quando leggiamo le storie di vita nei monasteri cinesi non possiamo fare a meno di riconoscere la "pazzia" spirituale  che diventa "spettacolo".

Ricordo, ad esempio, la storia di una bellissima  monaca, chiamata Ryonen, vissuta in un monastero zen. Un monaco che stavo nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione. La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità può essere presa ad esempio lampante di cosa sia il "teatro religioso" nella tradizione zen. 
Con il  metodo teatrale zen, infatti, in considerazione che tutto è una “commedia”, non vale celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (spesso immotivate). Il render complici gli altri anche “forzosamente” serve a rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentano a manifestarsi liberamente.

Insomma il teatro religioso in Oriente attinge ancora direttamente alla vita di ogni giorno, in un certo senso potremmo definirlo un "teatro di strada". In particolare penso a quella rappresentazione teatrale giapponese chiamata Kabuki, che ritengo collegato all'esperienza dello zen,  e il significato di questo termine è quello di “provocazione” cioè si intende provocare  mettendo in “scena” anche esplicite allusioni sessuali.  Ka che sta per canto, bu è ballo e ki conoscenza tecnica. Quindi si riassume in un  insieme inscenando una recita che oltre a rispettare le origini (cioè provocare o essere una rappresentazione realistica) prevede cambi d’abito repentini (che vengono agevolati dai “servi di scena” ed è una pratica chiamata bukkaeri) perché sotto quelli indossati, che si lasciano cadere, ce ne sono altri, a significare il “cambio” (non solo nell’azione ma nel ruolo dell’attore) e quindi delle diverse funzioni vitali.

Tempo fa lessi l’autobiografia di un attore giapponese (di cui purtroppo ho dimenticato il nome) in cui egli narrava le peripezie vissute per compiere  lo straziante destino dell’attore, le parti strane, le umiliazioni, la fame, la fatica, le scomodità, gli applausi, i fischi e tutte il resto.. mi sembrava di leggere la vita di un santo… Io stesso -che sono un attore e regista dilettante- misi in scena, per strada o in luoghi all'aperto od in grotte, diverse storie zen che avevano lo scopo di trasmettere la consapevolezza che la verità è presente in tutto quel che ci circonda. Certo, come fanno i maestri zen, anche attraverso bastonate psicologiche od anche reali.

Questo perché ho notato che parecchia  gente in Europa solitamente vive con una etichetta di rispettabilità e di santità artificiosa. Le persone sovente assumono dei comportamenti falsi, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri.

Mi auguro che la freschezza del teatro d'Oriente possa ancora una volta contagiare le menti libere d'Europa, mostrando loro lo squallore dello  spettacolo finto trasgressivo del cinema hollywoodiano  o peggio ancora delle sacre rappresentazioni bacchettone della pseudo cultura occidentale. Una cultura corrotta prima dalle perversioni religiose e poi da un laicismo materialista che tende a trasformare l'essere umano in un robot, cancellandone lo "spirito".

Paolo D'Arpini

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mercoledì 13 settembre 2017

La guerra degli USA contro il mondo, per un dollaro bucato...


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Noi siamo testimoni della più grande battaglia della nostra epoca (la battaglia per il mantenimento dell'egemonia globale del Dollaro, e con essa il predominio economico, militare e politico statunitense in tutto il pianeta), e questa lotta sta ora venendo al pettine. Nonostante i suoi innegabili grandi successi negli ultimi cento anni, il rapporto degli Stati Uniti col resto del mondo è totalmente parassitario. Questo perché crea moneta e strumenti debitori dal nulla, il che non richiede praticamente alcuno sforzo, i quali poi scambia per beni e servizi con altri Paesi.

Poiché il dollaro è la valuta di riserva globale, gli USA sono in grado di accumulare deficit astronomici che sarebbero insostenibili per qualsiasi altro Paese. I debiti degli Stati Uniti sono ora a livelli tali che se il dollaro perdesse il suo status di valuta di riserva, l'economia degli Stati Uniti imploderebbe e sarebbe rapidamente ridotta al rango di una repubblica delle banane, da qui il senso d'urgenza di fronte alle crescenti minacce. 

Qualsiasi Stato che si muova e scelga di non utilizzare il dollaro come mezzo di scambio viene affrontato con la forza, se ritenuto necessario. Le tattiche sono di tre tipi: embargo economico (sanzioni), il finanziamento di una rivoluzione interna (magari assistita da forze speciali statunitensi), e una vera e propria invasione militare, oppure una combinazione delle tre opzioni... 

Paolo Sensini

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Commenti: 

"Può sembrare strano che gli USA iniziano a uccidere il loro  sostenitore più importante e coerente del mondo che è l’Europa. Questo può sembrare strano a prima vista. Quando il denaro per il mantenimento della stabilità non è più sufficiente per tutti (Stati Uniti ed Europa), e quando i principali emettitori del denaro sono in opposizione, devono scegliere tra due mali - chi morirà prima? Lo scopo degli Stati Uniti è quello di fare la massima quantità di denaro per fuggire dall'Europa per trasferirlo negli Stati Uniti. Allo stesso modo hanno agito durante il periodo della seconda guerra mondiale. L'Europa è ora il mercato più grande unico rimasto, che è ancora possibile derubare per prolungare la propria agonia." (Cripstone)


"Gli Usa preferiscono seguire la legge del più forte e non il diritto internazionale. Sono convinti di essere stati scelti e di essere eccezionali, di avere il permesso di modellare il destino del mondo, di essere gli unici nel giusto. Agiscono come vogliono. Qui e là usano la forza contro Stati sovrani, creano coalizioni in accordo col principio: chi non è con noi è contro di noi". (Vladimir Putin - 18 marzo 2014)


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Taci,  la censura ascolta!


Video collegato: 
https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=gBujzemNd3s