Dopo un mese passato (una fortuna...) senza Internet a Capracotta (IS) per un bel programma di animazione ecopacifista dedicato a Gianni Rodari e Thomas Berry e l'Era ecozoica (per i curiosi su www.orecchioverde.ilcannocchiale.it o su www.youtube.com/orecchioverde il videoclip "Un mese lungo un sogno") e quindi la possibilità di riflettere sui recenti avvenimenti e le recenti lettere, compresa quella che riporto di Mario Cecchi, ecco ciò che penso.
A scanso di equivoci voglio innanzitutto scusarmi con tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle mie parole e ci sono stati male. Non era mia intenzione far star male nessuno e quindi ciò mi dispiace a prescindere dalla situazione in sé.
Voglio anche scusarmi con tutti per aver sollevato le questioni che mi interessavano evidentemente nel luogo e nel tempo (anche ripetuto) sbagliato. Per tutti intendo anche le persone che mi hanno appoggiato e confortato ma che comunque sono rimaste (alcune) allibite (persino con degli incubi notturni) da come sono andate male le cose a livello di gruppo, una situazione evidentemente inaspettata e probabilmente scioccante per che ci osservava e ci stimava, anche da anni, dall'esterno.
Vedete, io so che le nostre lettere girano anche al di fuori della cerchia dell'indirizzario e allora per tutti spiego che erano almeno 10 anni che avevo notato che nella Rete il dibattito sui temi di attualità, o almeno quelli che io ritengo tali, era molto fermo (nativi europei/Gimbutas, diritti degli animali/vegetarianesimo-veganesimo, stato ambientale della terra, qualità delle traduzioni - e li ripeto, mi scuso ancora, solo ad uso di qualcuno che potrebbe leggere per la prima volta la mia lettera e non per tediare gli altri).
Ci incontravamo come un bel gruppo di amici e amiche in bei posti, come casa di Etain e Martin, abbiamo tradotto o pubblicato libri e i quaderni (ognuno ovviamente praticando a casa sua) ma non molto di più, il blog della Rete non funzionava (anche se ultimamente ha superato i 40.000 accessi) anzi da un po' di tempo la situazione stagnante incominciava anche a venire alla luce tramite le riflessioni di alcuni.
Ora però concedetemi qualche minuto di attenzione sul fatto che io insieme ad alcune altre persone fondai la Rete nel lontano 1994 (ma con alcuni ci frequentavamo anche da prima) e quindi ciò mi ha dato la speranza di poter dire la mia magari anche con insistenza, lo ammetto, ma solo dopo aver avvertito, con stupore e anche irritazione, ma magari mi sono pure sbagliato, che su certe tematiche non c'era poi un grande dialogo aperto, quasi la Rete avesse un sentiero tracciato in modo ormai irreversibile e immutabile anche col passare di quasi due decenni insieme al mutare di tante situazioni ecologiche, sociali, culturali...
Detto ciò però permettetemi di ripartire dalla contestazione delle parole, pur in gran parte sagge, di Mario Cecchi che da una parte ci spiega come risolvere i conflitti nei gruppi ben affiatati e poi invece decreta che noi non lo siamo e che quindi è sicuro che la storia è finita... Mario! E la pratica? Se non ci hai nemmeno provato...
Ecco, questo è il punto che mi preme, Giuseppe, Gino, Elena, Jacqueline, Paolo (voi sicuramente mi ricordo eravate al primo incontro a Monterufeno - ma c'erano tanti altri), Etain, Martin, Mario, Renato, Felice e anche Silvana, Fulvio, Mariagrazia, Francesca, Egidio, Oscar, Chiara, Massimo, e poi Teodoro, Antonella e quanti ne dimentico purtroppo... Bene, allora per tutti questi anni avevamo scherzato? Io sono diventato aggressivo e diciamo scherzosamente "disturbatore" solo ora? Direi che qualcosa non torna, ma non voglio discuterne qui, qui voglio solo affermare che siamo (stati?) un bel gruppo di persone e possibile che se ne debba decretare la fine, così, freddamente per lettera, senza che ci sia scampo o speranza? E la tanto acclamata "pratica di vita" allora dove la mettiamo?
Mi dispiace ma ancora una volta allora non sono d'accordo. "Mai lasciarsi spaventare dalla parola fine ", diceva Gianni Rodari, e allora penso che almeno per giustizia, se proprio dobbiamo lasciarci che almeno sia detto in faccia, in un incontro in cerchio e che se sarà l'ultimo che lasci almeno un bello e indelebile ricordo...
Ma la speranza è l'ultima a morire, io ma probabilmente tutti, alla rete Bioregionale Italiana e a tutto quello che ha rappresentato in questi anni nella buona e nella cattiva sorte, ci sono molto affezionato e allora ancora per i curiosi un video (realizzato a Capracotta) che per la presenza di tanti bambini e bambine ho messo su youtube in forma privata. Si svolge in una situazione selvaggia che mi ha ricordato tanto quella del pianeta Pandora (dal film Avatar). Ecco rappresentata la mia speranza...
http://www.youtube.com/watch?v=6V0V-Gn_Iq0
Per concludere penso sia importante sapere che che quando ho cominciato a parlare non avevo assolutamente messo in conto la possibile fine della Rete ma volevo unicamente portare avanti le mie idee, peraltro ben documentate, solo ad uso e beneficio di tutti e della Rete...
Un saluto,
Stefano Panzarasa
Mia Rispostina:
Caro Stefano concordo con quanto da te espresso e ritengo che l'unico modo per superare le divergenze sia quello di incontrarci e dialogare con spirito laico e sincretico... L'importante -nel bioregionalismo come in qualsiasi altra filosofia olistica- é la pratica attuativa e non l'ideologia...
Come ti dissi qui nelle Marche ho trovato “terreno fertile” e anche Felice del Seminasogni, malgrado all'inizio del nostro incontro avesse manifestato alcune reticenze ha poi accettato di partecipare alla nuova agorà prevista a San Severino Marche il 30 e 31 ottobre 2010. Rinnovo perciò l'invito a partecipare all'incontro nel podere di Lucilla Pavoni, amica di Etain Addey e di Sonia Baldoni.
Vedi programma di massima:
http://paolodarpini.blogspot.com/2010/08/rete-bioregionale-italiana-incontro-del.html
Programma:
La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
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