giovedì 7 dicembre 2017

Lunga vita al lupo... No all'abbattimento del canide


Risultati immagini per lupi

E' saltato  il voto alla Conferenza stato-regioni del  6 dicembre 2017, con all’ordine del giorno, al punto 10, il piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, che  contiene anche norme per il suo abbattimento, chieste da alcune Regioni. Le associazioni ENPA, Italia Nostra, LAC, LAV e LIPU hanno espresso «vivissima contrarietà a qualsiasi proposta di poter concedere "abbattimenti" in qualsiasi forma e modalità. Un’autorizzazione del genere sarebbe del tutto inaccettabile e significherebbe cedere al ricatto di chi, in violazione della legge, ha già crudelmente ucciso, decapitato, impiccato lupi per ottenere proprio una legalizzazione di tali delitti». Le associazioni promettono una dura battaglia che avverrà con ogni mezzo possibile, anche con i proprio uffici legali.

«I cittadini, in milioni, hanno già espresso la propria netta contrarietà alle uccisioni, ma queste sono duramente condannate anche dal mondo scientifico - che le ha definite dannose e controproducenti come nell'ultimo recente caso dello studio dell'EURAC -  e anche dalle regioni stesse, che si sono in passato espresse contro. Non si comprende perché il Ministro Galletti - il quale continua a non voler coinvolgere né rispondere alle associazioni opponenti - voglia investire milioni di euro per contare i lupi, mentre invece dovrebbe finanziare le misure di prevenzione - vigilanza, guardiania con l'ausilio di cani, recinzioni fisse e mobili - che se fossero obbligatoriamente applicate tutelerebbero anche gli animali da allevamento risolvendo qualsiasi conflitto. Invece, sembrerebbe cedere - forse per non perdere qualche consenso? - a chi pretende di allevare gli animali liberi senza alcuna forma di protezione e anche a quegli allevatori che si sono trasformati in bracconieri. Non è Galletti, non è lo Stato e il suo Ministro per l'Ambiente che dovrebbe tutelare la biodiversità e proteggere gli animali selvatici, tra l'altro considerati dalla legge beni indisponibili dello Stato?».

Un ultimo appello le associazioni lo rivolgono alle regioni, chiedendo di mostrare buonsenso e di bocciare la parte del piano che prevede abbattimenti ora e in futuro, e ai vertici del Governo: «Distruggere quella rete di tutela che ha garantito la tutela del lupo, predatore fondamentale anche per tenere sotto controllo cinghiali e ungulati, equivarrebbe ad una dura sconfitta sul piano scientifico e significherebbe anche ledere la fiducia degli italiani che in tanti hanno bocciato le uccisioni: veramente questo Governo vuole essere ricordato come complice e responsabile della legalizzazione degli spari contro i lupi?» 

Carlo Consiglio, LAC -  consiglio.carlo@tiscali.it

mercoledì 6 dicembre 2017

Geopolitica - USA e cambiamenti in corso in Nord Africa e Medio Oriente - Curdi, Iran, Siria, Turchia, Yemen, Egitto...


Risultati immagini per iran

Sembra che gli USA abbiano smesso di armare l'SDF/YPG. Lo fanno per non irritare troppo la Turchia?
Lo fanno perché Trump e Putin si sono messi d'accordo su qualcosa? Io non lo so, ma per rispondere bisogna tener conto non della persona Trump e del suo apparire, ma delle forze che hanno messo Trump alla Casa Bianca (e non parlo della "rust belt"). Ad ogni modo se anche fosse penso che la cosa sarebbe così segreta che anche a Washington in pochi la sanno.

Infine, lo fanno per davvero? In questo caso la risposta sembra affermativa, visto che il sostegno aereo all'SDF e alle milizie etniche a Est dell'Eufrate è stato preso in carico dall'aviazione russa dopo una serie di incontri con comandanti dell'SDF/YPG e delle milizie locali anti ISIS. E a seguito di questi incontri i Russi hanno dichiarato che tutti sono d'accordo a considerare le regioni ad Est dell'Eufrate ora in mano all'SDF, "parte integranti della Siria": https://www.rt.com/news/411945-syria-kurds-russian-support/

Come mai? Possibile risposta: il progetto di stato indipendente curdo in Iraq è sfumato il giorno dopo il "vittorioso" referendum (quel che è successo in Catalogna sembra una replica in farsa). La Turchia non ne vuole sapere (è noto che l'YPG è diretto, in senso letterale, dal PKK) e, anche se obtorto collo, gli USA ne devono tener conto. Inoltre un Kurdistan siriano, così come uno iracheno, sarebbe circondato da stati e nazionalità ostili e non avrebbe sbocco sul mare. Ancora, e a differenza degli stessi Curdi iracheni che una base regionale ce l'hanno, ad occhio e croce il 70% delle regioni conquistate dall'SDF non sono per nulla curde e le popolazioni locali, anzi, hanno il dente avvelenato con l'YPG/SDF a causa delle violenze e delle pulizie etniche che sta facendo, a partire dagli abitanti di Raqqa che hanno visto la loro città completamente distrutta dagli americani e dall'SDF che poi si sono messi d'accordo con l'ISIS - che a Raqqa ha fatto nefandezze - per farli andare, armi pesanti comprese, nella base illegale americana di al-Tanf al confine con la Giordania. 

L'SDF è totalmente curdo, nonostante la propaganda dica che è composto anche da assiri cristiani, arabi e turcomanni. Ma la famosa "brigata assira" è una unità public relation oriented, composta da 80 uomini. Idem la "brigata turcomanna". A quanto pare persino i famosi - da noi - combattenti occidentali (progressisti, femministi, persino marxisti) non hanno praticamente mai sparato un colpo ma sono stati presi per far scena (addirittura una era una modella canadese, se non ricordo male, che si è fatta pubblicità in questo modo). Tutto questo è stato rivelato dall'ex numero uno della comunicazione dell'YPG.

Ad ogni modo è' tutto da capire come si evolverà la situazione. E' veramente un intrico che non ha molti precedenti. Ricorda un po' quei bei film di Sam Peckinpah come Sierra Charriba o il Mucchio Selvaggio, dove A utilizzando degli infidi B deve andare ad ammazzare C che si rifugia dove c'è D che sta facendo la guerra a E, così che alla fine c'è una sanguinosa baraonda.

A proposito di Donald Trump, pare che voglia mandar via Rex Tillerson dal Dipartimento di Stato per metterci l'attuale capo della CIA, Mike Pompeo. Sarebbe un altro favore ai neo-liberal-cons. In molti la vedono come una mossa anti iraniana (Tillerson insiste che Teheran è "compliant" con gli accordi nucleari - inoltre vuole negoziare con la Corea del Nord). Una mossa che farebbe il paio con il mini golpe di Mohammad bin Salman in Arabia Saudita e le immediatamente seguenti dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri annunciate proprio da Ryiad, cioè da un paese straniero (cosa che non si era mai vista) per denunciare il cosiddetto "asse sciita". Dimissioni poi ritirate in Libano e ri-minacciate. 

Aggiungiamo la recentissima nascita della "Nato musulmana" diretta dai Saud ramo vincente (a scopo antiterrorista - hanno la faccia come il culo!). Aggiungiamo le dichiarazioni isteriche di Israele contro la possibile installazione di basi iraniane in Siria (in realtà l'intervento militare diretto iraniano in Siria è minimo) e sembreremmo avere il quadro della preparazione di un attacco militare contro il Libano e poi l'Iran.

Ma l'Iran può essere attaccato solo dagli USA
Israele sa che non ce la può fare da sola. Mohammad bin Salman le sta prendendo di santa ragione persino nello Yemen, nonostante i suoi massacri di civili e nonostante lo Yemen sia lo stato arabo più povero in assoluto. L'aritmetica ci dice che 0+0=0. Quindi anche la paventata alleanza israelo-saudita non ce la può fare da sola. Inoltre la "Nato musulmana" è solo sunnita. E non ha dentro il Qatar e nemmeno la Turchia che invece è impegnata in continui incontri con Russi e Iraniani ad alto livello. E penso che Mohammad bin Salman non riuscirebbe a portarsi in guerra nemmeno l'Egitto, cioè lo stato arabo più importante - e infatti gli sta scatenando contro l'ISIS nel Sinai.

L'Europa, di una guerra in Libano e in Iran non ne vuole sapere. Macron pur di riportare Hariri in Libano e fargli ritirare le dimissioni si è esposto agli schiaffoni diplomatici a Ryiad (non è stato ricevuto da re Salman). E io non penso che gli USA faranno la guerra all'Iran. Certo, cercano di mettere Teheran sotto pressione, cercano di convincere Mosca a tenere a bada l'Iran. Ma una guerra contro l'Iran non la faranno. Innanzitutto, se scoppiasse la guerra lo Stretto di Hormuz sarebbe chiuso immediatamente (chi conosce come è fatto il suo fondale sa che basterebbe mezzora) mettendo in ginocchio l'approvvigionamento energetico europeo. Ma, ancora più importante, oggi gli USA la guerra all'Iran non se la possono permettere né per ragioni interne né per rapporti di forza globali. 

I neocons sapevano il fatto loro: quando decisero nel 2001 di mettere sottosopra il Medioriente allargato si diedero come scadenza 5 anni, perché sapevano che la finestra delle possibilità geostrategiche, aperta col collasso dell'URSS, si sarebbe chiusa in fretta. E l'intervento russo in Siria ha dimostrato che la finestra infatti si è chiusa. Per chiudersi ci sono voluti più di 5 anni. In Libia nel 2011 la Russia non è potuta intervenire e in Siria non ha potuto farlo fino al 2015. 

Poi è intervenuta, ribaltando la situazione con una modestissima presenza militare (si pensi che in Siria non ha mai avuto contemporaneamente più di 35 aerei da combattimento). E Putin non è persona da mosse avventate, se è intervenuto è perché sapeva che tenendo conto di tutto il quadro complessivo della crisi mondiale, poteva farlo.

Piotr

Immagine correlata


Articolo collegato: : https://www.rt.com/usa/411759-us-stop-arming-kurds/

martedì 5 dicembre 2017

Fake news "a fin di bene", diramate dai dominanti


Risultati immagini per Fake news "a fin di bene"


I dominanti sono quattro gatti e campano di rendita, nel senso che campano alle spalle di tutti gli altri. I dominati sono tutti gli altri , ormai anche più del 99% reclamato dagli Occupy, oggi svaporati. Per cui aveva ragione Gramsci a chiamarli popolo e si aggirano tra i sepolcri coloro che ancora invocano la classe operaia e il proletariato a guidare la rivoluzione. Irriducibili alla presa di coscienza che proletario è il mio fruttarolo ridotto al nocciolo dal proliferare dei supermercati e operai sono la cassiera di qualsiasi supermercato e l’insegnante di qualsiasi scuola. Compresi coloro che questi lavori se li sognano, o li fanno da tre giorni a un mese. 

L’operaio Fiat oggi sta alla FCA di Detroit o Pomigliano e, come l’altofornista dell’Ilva, sta attaccato con i denti alla catena di montaggio, o alla palata di carbone, che avvelenano lui, i suoi figli e la sua comunità.


I dominanti per mantenere questo assetto delle cose devono mentire per forza. Con le bugie, oggi dette fake news, lo mettono in quel posto ai dominati. I dominati possono mentire anch’essi, ma costretti, e perlopiù a se stessi, per cavarsela in qualche modo, o per non dar fuori di matto. 

Nel primo caso è dolo, nel secondo colpa, ma neanche tanto. La vicenda delle fake news è tutta qui. 

Sarebbe facile smascherare il gigantesco inghippo planetario, radicato in una storia che inizia 2017 anni fa e che raggiunge la perfezione con il finanz-militar-securitar-capitalismo dei nostri giorni. 

Non fosse che i dominanti hanno messo in campo una formula assolutamente geniale: quella delle fake news a fin di bene con dentro, però, il batterio dell’eterogenesi dei fini. Fini malvagi.


Fulvio Grimaldi

Risultati immagini per Fulvio Grimaldi


Risultati immagini per Fake news "a fin di bene"
Tanto per dirne una....

lunedì 4 dicembre 2017

La “dolce morte”…


Risultati immagini per socrate

Tutto il discorso si può dire  che inizi con Socrate e con la sua decisione di sottomettersi volontariamente alla morte, ovvero di non fuggire alla condanna inflittagli dagli ateniesi per avvelenamento con la cicuta.  Ai suoi tempi alcuni dei discepoli stretti gli consigliarono di non accettare la sentenza e di salvare la pelle scappando da Atene ma il filosofo imperterrito suggerì: “Prima o poi la morte arriva comunque, ora se io fuggissi per amore della vita negherei il valore della democrazia e del verdetto popolare liberamente espresso, inoltre non conoscendo ciò che mi attende nel “post mortem”  la curiosità innata del ricercatore che è in me  mi spinge a non scantonare da questa esperienza,  che viene spontaneamente. Se dopo la morte non vi è più nulla  potrò godermi un meritato riposo se invece vi è ancora coscienza ed esistenza allora potrò    finalmente corrispondere con spiriti nobili ed elevati ed avere una interessante condivisione sul significa dell’Essere. In entrambi i casi perché preoccuparsi?” Con queste parole serene Socrate bevette l’infuso mortale e se ne  morì descrivendo dettagliatamente le sue esperienze  fisiche e psichiche in ogni momento del processo di dipartita.

Dal punto di vista etico, l’eutanasia  volontaria  ha una sua dignità morale, non solo nella cultura occidentale ma anche in oriente, ove è accettato il “suicidio” onorevole, vedi il caso dell’auto sbudellamento (harakiri) in Giappone, o l’ascesa sulla pira degli asceti ancor vivi in India (ed a questo proposito ricordo la storia del guru prelevato da Alessandro Magno nella piana gangetica eche si  immolò sul fuoco ardente poco prima della morte di Alessandro stesso).

Anche in Cina e nella cultura indioamericana la “morte sacrificale” viene accettata come un fatto normale, addirittura nella storia mesoamericana si narra che la creazione del mondo avvenne proprio in seguito al “sacrificio” di due importanti Dei (uno brutto
ed uno bello) che si gettarono nel fuoco primordiale e da ciò fecero nascere la vita sulla terra.

 Allo stesso tempo, sempre da epoche immemorabili, viene posto l’accento sulla gravità del suicidio come atto di regressione karmica, ad esempio nella tradizione cristiana ai suicidi è comminato un girone infernale pessimo e persino in India ed in Tibet ai suicidi vengono riservate numerose reincarnazioni espiative (come ciechi o malati gravi).  Ma in questo caso si parla di atti di suicidio in cui si vuole fuggire dal proprio destino, non si ha il coraggio cioè di affrontare le prove che la vita ci manda e quindi queste prove devono essere riportate davanti all’anima. Insomma c’è sempre il dubbio che  la morte auto indotta sia una specie di fuga o noncuranza verso la vita, come nel caso di morte causata da eccessi e vizi,  in tal senso persino la persecuzione terapeutica -che tiene in vita il malato a “tutti i costi”-  potrebbe esser vista come una forma karmica espiativa.

Mentre, dal punto di vista del giuramento di Ippocrate,  la cosiddetta “donazione” degli organi non è altro che un omicidio legalizzato, infatti molti anestesisti si rifiutano di certificare la “morte cerebrale” di infortunati (soprattutto giovani) ai quali vengono poi espiantati degli organi sani, poiché  tali asportazioni possono avvenire solo da “un organismo  vivo”  -il cuore della vittima  ancora batte-  mentre l’esame delle onde pensiero segnalanti l’attività cerebrale  indica  una linea piatta. Il che non significa però che tale “morte cerebrale” sia reale decesso, infatti la stessa condizione si manifesta ad esempio in uno stato di assorbimento profondo, come il samadhi dello yogi, ma già sappiamo che dal samadhi si può tranquillamente uscire e riprendere le funzioni vitali… Dal che se ne deduce che “materialmente” la donazione degli organi avviene “uccidendo” il donatore.

Queste ipocrisie e falsità mediche sono poi “pareggiate” dal punto di vista moralistico nella conservazione in vita di un corpo malato irrimediabilmente che viene mantenuto artificialmente “vivo”, come tanti casi eclatanti descritti dalla cronaca.

Lasciando  da parte la “morale” resta comunque aperto il discorso della legalità e del diritto umano,  in Italia come nel resto de mondo il legislatore decide (in teoria) su base  razionale e quindi la normativa  è ancora aperta sia pur confusa, di più non posso dire anche perché  non è nelle nostre mani poter prendere decisioni in un senso o nell’altro.

Credo che il “feroce”  karma umano stia già lavorando nel tracciato del dovuto.  Mi si perdoni l’argomento "truce"...

Paolo D'Arpini  

domenica 3 dicembre 2017

La destra è sinistra e la sinistra è destra


Risultati immagini per La destra nel guanto della sinistra

.... l'auto-definita  "sinistra"  dopo un secolo è ritornata ai nefasti dei "crediti di guerra" e al linciaggio di chi si oppone alle guerre imperialiste "democratiche". La storia di questa parabola, di questa sorta di corruzione aristotelica deve essere ancora capita. Io in parte la imputo al crollo (momentaneo?) dell'idea di comunismo e delle sue organizzazioni, cosa che ha lasciato correre a briglia sciolta quella intellettualità un po' bohémien e molto ideologica - e quindi non politica - che era tenuta a freno dai partiti comunisti storici. Non sto facendo un'apologia dei modi in cui questa disciplina era imposta. Rilevo però che era ritenuta necessaria dal marxismo politico, innanzitutto da Gramsci e da Lenin. Invito a rileggere gli "Scritti Corsari" di Pier Paolo Pasolini per capire cosa intendo, anche se so che qualcuno - con cui per altro mi trovo in sintonia su tutto il resto - non sarebbe d'accordo con questo invito.

Raffaele Scirtino su "Infout" afferma che la sinistra è ormai strutturata nel potere, non quindi nemmeno senso parlare di "tradimento". E ha perfettamente ragione. Io infatti penso che sia meglio parlare di "corruzione in senso aristotelico", una forma di decadenza da uno stato originario. D'altra parte questo tipo di sinistra bohémien e ideologica non è mai stata di classe. Ed essendo ideologica era facile preda delle parole o, per dirla con Gramsci, dei camuffamenti di obiettivi reazionari con scimmiottamenti de modi di agire della classe. Le "rivoluzioni colorate" ne sono un fulgido e moderno esempio. L'inganno è stato bene apparecchiato e una lunghissima schiera di ex rivoluzionari ci è cascata, spesso pensando di essere così fedele ai propri ideali. 

Altri non ci sono "cascati" perché semplicemente sono divenuti parte attiva dell'inganno stesso. Si pensi solo a quanti ex leader del Sessantotto in Europa si sono messi attivamente al servizio delle truppe imperiali, senza nemmeno avere quel residuo di prudenza, seppur confusionaria, che era espressa nel vecchio appello in questione.


Se poi qualcuno mi chiedesse perché io invece la penso in un altro modo pur avendo fatto le medesime esperienze a sinistra, francamente dovrei metterci un po' a rispondere. Ma la prima cosa che posso dire è che tutte queste guerre scatenate dall'Impero da quando l'Unione Sovietica è implosa, mi hanno fatto venire il voltastomaco. La mia analisi politica è figlia di questo voltastomaco, viene dopo, non prima.

Piotr



Risultati immagini per La destra nel guanto della sinistra

sabato 2 dicembre 2017

L'illuminismo laico e Jean Jacques Rousseau, filosofo controcorrente


Immagine correlata

L’Illuminismo settecentesco è stato caratterizzato da una filosofia laica, empirista e sensista (con Voltaire, Hume, Condillac, Helvetius), con punte ateiste radicali (D’Holbach); da una spiccata tendenza verso lo sviluppo delle scienze, della matematica e della tecnologia (con Diderot, D’Alembert, Buffon, Maupertois,Eulero, Lamettrie, Lavoisier, Lagrange); dall’idea del progresso e dell’istruzione universale pubblica (con Condorcet, Filangieri).

Anche nel campo economico ricordiamo gli italiani Genovesi e Galiani, ma soprattutto lo scozzese Adam Smith (1724-1790), padre riconosciuto dell’economia “classica” capitalistica di mercato.

Sarebbe troppo lungo e fuori tema parlare in questa sede del pensiero economico di Smith; ma ricordiamo che, pur avendo sviluppato il criticabile concetto della “mano nascosta” che regolerebbe l’economia di mercato, il grande economista scozzese – nella sua massima opera del 1776, nota col titolo “La Ricchezza delle Nazioni” ha sviluppato interessanti tematiche, riprese anche da Marx ed Engels, come quella secondo cui il valore della produzione è determinato dal lavoro umano (teoria del valore-lavoro), e quella secondo cui il progresso economico (di cui Smith è un sostenitore) si basa sulla divisione del lavoro e sul capitale rappresentato dalle macchine.

Contro l’idea che la scienza, le tecnologie e l’economia possano portare al progresso materiale e morale dell’umanità si schierò un filosofo di origine svizzera, Jean Jacques Rousseau, nato nel 1712 a Ginevra da una modesta famiglia di artigiani di fede calvinista, fatto che influenzò tutto il pensiero del filosofo ginevrino, che rimase sempre credente, religioso e critico verso le punte più ateiste e razionaliste dell’Illuminismo.

Rousseau, di intelligenza pronta e vivace, ebbe modo di istruirsi, ma, viste le sue non floride condizioni economiche, abbandonò poi gli studi intraprendendo vari mestieri: segretario, maestro, istitutore, copista, trascorrendo anche 10 anni felici come istitutore presso una ricca signora svizzera divenuta la sua amante. Trasferitosi in Francia, continuò ad avere una vita disagiata (ne è testimone il fatto, molto criticato da Bertrand Russell, di aver abbandonato all’orfanotrofio due bambini avuti da una sua compagna popolana di umilissime origini), ma divenne improvvisamente celebre nel 1750 quando vinse un concorso indetto dall’Accademia di Digione sul tema: ”Se le Scienze hanno contribuito a migliorare i Costumi”. Rousseau dette una risposta del tutto negativa sostenendo che l’uomo primitivo nasceva libero e poteva esplicare la sua genialità naturale mentre il falso progresso della società lo rende schiavo.

Questa tematica del “buon selvaggio” (sbeffegiata da Voltaire nel “Candido”) fu ribadita nella successiva opera del 1753.”Discorso sull’Origine e i fondamenti della ineguaglianza tra gli uomini”.

A Parigi Rousseau ebbe modo di conoscere i pensatori illuministi, da cui fu parzialmente influenzato, partecipando anche inizialmente alla stesura dell’Enciclopedia e frequentando il circolo di D’Holbach; ma poi ruppe clamorosamente con tutto il gruppo di D’Holbach e Diderot per gravi divergenze idelogiche, ma anche per il suo carattere estremamente sospettoso ed ombroso. Uguale rottura ci fu con Hume, che lo aveva amichevolmente ospitato in Scozia in un momento di difficoltà con le autorità politiche parigine.

Nelle successive opere, contenenti evidenti tematiche preromantiche - il romanzo filosofico “La Nuova Eloisa” e “L’Emilio” - il pensatore ginevrino affrontò, nella prima opera, il tema dell’amore che deve essere libero dai condizionamenti sociali, e, nella seconda, il tema dell’istruzione. Per Rousseau l’istruzione deve essere individuale con l’aiuto di un istitutore, e deve svolgersi vicino all’ambiente naturale. Egli è contrario all’istruzione pubblica universale esaltata nei progetti riformisti di Condorcet o Filangieri.

Infine l’opera più politica (e da molti considerata la più importante) del filosofo di Ginevra è certamente “Il Contratto Sociale” in cui Rousseau esprime la sua idea di una democrazia diretta basata su un patto tra cittadini, in cui deve sempre prevalere la “Volontà Generale”, che coincide con la volontà della maggioranza, che è considerata sempre giusta per definizione, perché l’uomo naturale è tendenzialmente buono.

Da queste brevi note risulta come il pensiero di Rousseau privilegi il sentimento e l’istinto a fianco della ragione, valorizzi il pensiero religioso e morale (anche se non riferito ad alcuna particolare religione), valorizzi i diritti umani “naturali” (tipici del Giusnaturalismo e del mito del “Buon Selvaggio”), si opponga all’idea del progresso economico e scientifico. Questa ideologia è drasticamente criticata da Bertrand Russell nella sua “Storia della Filosofia Occidentale” ed in modo più sfumato da Ludovico Geymonat.

Il pensiero di Rousseau, polemico verso i progressi della borghesia capitalistica dell’epoca, divenne, durante la Rivoluzione Francese, l’ideologia dell’ala rivoluzionaria più radicale, i Giacobini, cui spetta l’indubbio grande merito di aver salvato la Rivoluzione dall’invasione straniera e dalla controrivoluzione negli anni più drammatici ed eroici: il 1792 ed il 1793. Contemporaneamente la successiva sconfitta dei Giacobini può essere addebitata anche al fatto che le correnti più moderate di tendenze capitaliste e finanziarie avevano un concreto programma basato sullo sviluppo tecnologico e la rivoluzione industriale, mentre i Giacobini coltivavano l’utopia di una società egualitaria formata da piccoli borghesi proprietari (mentre non concepivano un uso alternativo della scienza in una società socialista ben organizzata)(1). 


Questo atteggiamento antistorico è testimoniato dalla frase infelice pronunciata dal giudice che condannò a morte lo scienziato Lavoisier durante il Terrore (frase che, secondo altre fonti, sarebbe stata invece pronunciata dallo stesso capo dei Giacobini, Robespierre): “La Rivoluzione non ha bisogno di Scienziati!”. Anche Condorcet fu arrestato durante il Terrore e morì in carcere, forse suicida.

Vincenzo Brandi
Risultati immagini per Jean Jacques Rousseau

1) Nelle bandiere di vari stati socialisti , come ad esempio l’ex Germania Democratica, la DDR, e l’attuale Corea Democratica, sono stati inseriti simboli che indicano la conoscenza scientifica e l’istruzione, come la penna ed il compasso.


venerdì 1 dicembre 2017

Boschi da bruciare... e pressioni sull'ambiente e sui mezzi di sostentamento animale


Risultati immagini per Boschi da bruciare.


Il rapporto annuale sugli incendi boschivi del Centro comune di ricerca-JRC della Commissione europea (riferito al 2016 e a 30 paesi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa) conferma una tendenza verso stagioni più lunghe e più intense, con incendi che si verificano durante tutto l'anno. Dal canto suo il 2017, con oltre 700.000 ettari di terreno già bruciati, verrà sicuramente ricordato come uno dei più devastanti per gli incendi in Europa. Gli ultimi dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi forestali (EFFIS) suggeriscono che quasi tutti gli incendi sono causati dall'uomo e pochi sono quelli derivanti da fenomeni naturali come il fulmine. Tuttavia, le condizioni calde e asciutte causate dai cambiamenti climatici provocano incendi più gravi ed una maggiore frequenza di piccoli incendi che crescono fino a diventare incontrollabili.
Relativamente all’Italia, il rapporto riporta i dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato relativamente al 2016: 4.793 incendi che hanno bruciato complessivamente 47.926 ettari. Il maggior numero di incendi si è verificato in Calabria, ma la più grande zona bruciata si trova in Sicilia. La Sardegna presenta un numero relativamente basso di incendi, ma di grandi dimensioni, tanto da renderla la seconda regione più colpita in termini di zone bruciate.
Oltre al pericolo immediato per la vita ed il sostentamento, il fumo provocato da questi incendi distruttivi costituisce anche un rischio sostanziale per la salute umana: in questo contesto si inserisce lo studio di un gruppo internazionale di ricercatori del Centro comune di ricerca, Università di Lund in Svezia e Centro nazionale per gli studi atmosferici degli Stati Uniti d'America. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Atmospheric Chemistry and Physics. Attualmente, leemissioni di PM2.5 provenienti dagli incendi superano quelle da fonti antropiche in grandi parti del mondo, con gravi ripercussioni sulla salute. Aumentando le stagioni degli incendi, aumentano dunque inevitabilmente anche i potenziali problemi per la salute.
Il Centro comune di ricerca sta sviluppando altresì un sistema globale di informazione sugli incendi, finalizzato a monitorare e valutare le tendenze e gli effetti degli incendi in tutto il mondo, riunendo tutte le fonti di informazione esistenti a livello regionale e nazionale.
Le attuali politiche di qualità dell'aria non si concentrano sugli incendi e finora non esiste un metodo ampiamente accettato e condiviso per la gestione degli incendi, in grado di contenerli e di ridurre le emissioni conseguenti. Alla luce di questo fatto, all’accertata tendenza all’aumento delle stagioni degli incendi e alla grave stagione vista in Europa quest'anno, si rende sempre più necessaria una costante collaborazione fra tutti i paesi, al fine di individuare il modo migliore per gestire efficacemente gli incendi.
La relazione del Centro comune di ricerca, unica fonte ufficiale di informazioni sul numero di incendi e di aree bruciate per i paesi interni ed esterni all’Unione europea, fornisce ai politici i migliori dati e strumenti disponibili per aiutarli a prevenire gli effetti distruttivi degli incendi boschivi. Attraverso la raccolta dei rapporti dei singoli paesi, la pubblicazione supporta anche la condivisione di buone pratiche nella gestione forestale. I paesi partecipanti forniscono infatti informazioni importanti su
  • rischi degli incendi,
  • cause e impatti del fuoco,
  • esperienze di prevenzione e risposta agli incendi,
  • campagne di informazione,
  • esempi in cui i paesi si sono reciprocamente aiutati per combattere gli incendi
Per approfondimenti: il rapporto 2016 sugli incendi boschivi

(Fonte: Arpat)

Gli incendi boschivi in aumento in Europa