In questo momento storico in cui assistiamo ad un "clash! fra varie culture, mi son trovato a mediare le opposte visioni e le opposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza è sempre quella di separare nel nome di una ideologia, di una religione o di una ragione o cultura.
Ciò che avviene in medio oriente fra ebrei e musulmani, avviene anche nel resto del mondo, le contrapposizioni ideologiche si manifestano a livello planetario. Buddisti contro scintoisti, cristiani contro pagani, destri contro sinistri, etc. etc.
In Italia oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli o verso lo yoga o tendenze new age e neopagane.
Di queste nuove espressioni di pensiero ne abbiamo già discusso in precedenza, ed io cerco sempre di accogliere tutto bonariamente con spirito laico e sincretico, ma oggi mi è capitato di dover rispondere ad una email collettiva un po’ delirante in cui le accuse verso le religioni monoteiste erano anche motivo di separazione razziale e di spaccatura nel significato di comune appartenenza della specie umana, che spesso è il discorso anche di parecchi atei o cosiddetti "razionalisti".
Un po' di tempo addietro nel nostro gruppo teatrale, il Teatro Cinabro di Calcata, stavamo per mettere in scena tre atti unici di Jean Tardieu, un autore dell’assurdo, ed io mi sarei dovuto trovare ad incarnare la parte folle e pretenziosa di un professore che ha fatto dell’istruzione libresca e della cultura una sorta di roccaforte per ergersi al di sopra dell’umanità… Poi fui esautorato dalla parte per "mancanza di serietà professionale", anzi fui mandato in quarantena e riassunto solo dopo aver abbondanamente spurgato ogni "presunzione". Purtroppo questi fatti succedono allorché c'é qualcuno che si arroga il diritto di insegnare un "suo" vangelo e questo è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione od ideologia, i padri della chiesa, i maestri della fede ed i docenti supremi della verità.
Ecco la mia riposta blasfema ai professori della fede:
Cari professori, non sarete mica fessi (nel senso di spaccati), spero..!
Queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto religioso, non hanno senso alcuno, come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile? Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un'animista prolificano; prendete un ebreo se lo accoppiate con una taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano.... Tra l'altro i musulmani, che sono furbi, l'avevano già affermato "indirettamente" che non c'è differenza alcuna, infatti hanno insegnato che tutti i figli nati da un musulmano sono musulmani (anche se hanno un genitore diverso) e tutte le donne che si accoppiano con un musulmano vengono assorbite nella "religione".
Le religioni e le fedi sono solo etichette messe lì da "satanasso" a creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini separativi.... e che non hanno nient'altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri... ed in questo ovviamente sono bravissimi anche i cristiani, i musulmani, gli ebrei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti... e tutti quelli che spaccano l'umanità in nome di un "nome".
Sursum corda..... Esseri Umani
Ed ora per la vostra esilarazione qui di seguito alcuni flash, in chiave professorale, delle affermazioni, di vari autori, contenute in varie email ricevute:
"Nel confermare la mia concordanza con gli scritti, che ho finito di leggere ora, e mi riservo di commentarli in seguito, ritengo utile iniziare a ridurre l'impatto del mito cristico/palestinese, in quanto elaborazione mitica con ambientazione palestinese di un personaggio la cui vita altri non è che la ripetizione ad iosa di vite di altri iniziati/fondatori di religioni etc..."
"Va notato che Filone era giudeo e quindi era interessato a situare la vicenda cristica in quei luoghi. Va inoltre sottolineato che dal lavoro di Filone discende tutta l'interpretazione cristiana della bibbia ( che resta sempre nell' ambito dell' allegoria), fino alla mistificazione delle profezie, strutturate per poter dimostrare che l' avvento del messia era stato preannunciato. Secondo Giovanni Reale, profondo conoscitore della filo-teologia di Filone, il procedere di F. è l' andamento tipico di un procedere sintetico, dove i dati di partenza, nel loro reciproco rapportarsi, danno vita a qualcosa di nuovo, in cui ciascun elemento perde la primitiva fisionomia e ne acquista una originale. Quindi, salvo prova contraria, pura invenzione".
"Non può trattarsi di constatazione di coincidenze, ma fatti sostanziali che non si possono ignorare. (Così come le recenti ricerche, sviluppate proprio in Israele, sulla falsità dell'identificazione del popolo ebraico con la Palestina. Vedi...... Shlomo Sand, prof. di Storia Moderna Univ. di Tel Aviv sulla falsità del mito della diaspora, e Jules Isaac: Verità e Mito, Carabba, 1965."
"Sarebbe come dire che un'idea filosofica, teologica o più semplicemente scientifica possa essere espressa al giorno d'oggi, divulgata, e per di più accettata universalmente senza includervi, volente o nolente, il substrato ideologico dell'evoluzionismo!"
"Ovviamente, sono d'accordo su tutto. Resta da definire un punto, direi fondamentale. All'origine della religione cristiana (cioè messianica. Infatti, in greco messianesimo si traduce in cristianesimo) non abbiamo che in minima parte una componente giudaica. Se esaminiamo il cristianesimo nella sua struttura, religione elaborata in 500 anni dalla cosiddetta nascita di Gesù, vi vediamo molto Platone, molto Pitagora e pochissimo giudaismo. E' per questo nei vangeli, falsi tanto quanto quelli giudicati, a posteriori, apocrifi, si dice chiaramente che il Messia è venuto per modificare sostanzialmente la Legge...( ma quale legge? quella della bibbia elaborata dai 70, direttamente in greco...dove? ad Alessandria, che non è Palestina, ma centro culturale essenziale per l'elaborazione di quella formidabile struttura di pensiero che è l' ellenismo e la sua propaggine ellenico-romana)".
"Ti faccio tuttavia osservare: a) Caino così bistrattato, ha semplicemente applicato la legge del pastore su quella dell'allevatore. Ne abbiamo viste, nella storia, di guerre come questa; poi chi ha detto che Caino è cattivo e Abele un santo? In teoria, viste le età, discenderemmo tutti da caino.... (eh eh eh, sardonico). b) Ismaele ha dato origine agli arabi.ma quello zuccone di Abramo, non poteva andare all'osteria a bere un goccio e ricordare i bei vecchi tempi, invece di mettersi a copulare alla sua veneranda età? Guarda tu che casini ci ha lasciato in eredità! c) Esaù è uno dei termini che "quelli là" usano per indicare i cristiani o comunque i non ebrei, i goym".
"Personalmente non vedo forti contrapposizioni fra le tre religioni monolatre: in fondo in fondo si aiutano e si spalleggiano a vicenda. Questo perché "quelli là" sono riusciti ad imporre il loro dio sia a cristiani che a maomettani. Ecco perché bene ha fatto l'Europa a non riconoscere "le comuni radici giudaico cristiane": tutto ciò che è semita, di provenienza semita, di cultura semita è alieno alla nostra cultura europea, per Odino! I semiti sono altro da noi; i semiti non sono aggregabili a noi: come acqua e olio non possono mischiarsi".
"Sarebbe bene fare una riflessione sul termine "fratelli maggiori" che Giovanni Paolo II usò nei confronti degli ebrei in occasione della visita alla Sinagoga di Roma. Spesso si afferma che quella frase è una forma di sottomissione della Chiesa al Giudaismo. Ma bisognerebbe invece riflettere su cosa siano stati i "fratelli maggiori" nella Bibbia.
* Caino: il primo "fratello maggiore" della storia umana, assassino, maledetto e reietto (ma non travolto dal diluvio: questa è un'altra storia...);
* Ismaele: il primo figlio di Abramo, scacciato da casa e ridotto a vagare nel deserto con la madre Agar;
* Esaù: ingannato e tradito sia dalla madre che dal fratello "minore" Giacobbe;
* Beniamino: fratello del Giuseppe l'egiziano, venduto dai suoi fratelli, fu da questi fatto incarcerare".
"Una lettura attenta della Bibbia (che andrebbe fatta e seriamente commentata) probabilmente ci fornirebbe altri esempi del genere, che vedono i "fratelli maggiori" sempre vittime di qualcosa. Forse, in queste storie ci potrebbe essere anche un'eco mascherata delle lotte ereditarie all'interno delle famiglie, contro il cosiddetto "maggiorasco" che sussiste tuttora in Alto Adige con il "maso chiuso" e che deriva dal patriarcato".
Avete compreso ora cosa intendevo in apertura?
Paolo D'Arpini
........
Altri articoli sulla Spiritualità Laica:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=spiritualit%C3%A0+laica
Programma:
La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
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