"Ucci, ucci.. sento odor di cristianucci..." (Saul Arpino)
A commento dell'articolo di Michele Bonatesta: http://www.latuavoce.it/notizie/notizia.asp?id=25245
Il palazzo della Provincia crolla? Sul perché io una risposta ce l'avrei... ma non so se la censura me la consente...
Dipende tutto da una maledizione...(come quella di Tutankamon), una storia magica... è la storia della lotta fra due energie contrapposte, quella laica e quella religiosa, che fa crollare il muro della Provincia..
Avete letto bene, il fatto gli é che ... siccome la piazza era stata dedicata in tempi migliori a Giordano Bruno, libero pensatore finito al rogo, perché il libero pensiero non pagava e non paga, e successivamente fu ridedicata a Mario Fani, noto baciapile giudaico cristiano cattolico apostolico romano, le due energie contrarie si sono combattute "sottilmente" attraverso le mura del palazzo, con scosse e scossoni psichici. Ognuna delle due energie voleva e vuole affermare la sua verità.... ed il palazzo "trema" perché la verità non piace né ai "palazzi" e nememno ai "palazzari", soprattutto quelli Uddiccini.
Inoltre, da quando l'amministrazione della Provincia ha consentito l'affissione (sul muro del palazzo) di una targa che ricorda la precedente dedicazione della Piazza a Giordano Bruno e siccome ogni anno, da allora, sono state fatte varie cerimonie (il 17 febbraio) per commemorare l'abbruciamento del martire laico... ecco che le subdole energie giudaico-romane Uddiccine, si sono rivolte all'anima persa di Sansone.. (sì proprio Sansone.. quello di "muoia Sansone con tutti i filistei" che fece crollare il tempio) chiedendogli la grazia di far crollare il Palazzo della Provincia... perché a rischio di trionfo del "libero pensiero".
Certo il vero scopo, come nel caso dell'incendio di Roma, ad opera di Nerone (dicono i cristiani), é quello di farlo tornare più "splendente e lussuoso che pria" tutto a spese della comunità ovviamente...
Finché c'era Mazzoli gli equilibri statici masonici (da mason = muratore) venivano mantenuti.. (spingendo un po' di qua ed un po' di là) ma ora che c'é Meroi, con gli Uddiccini, la bilancia pende dalla parte giudaico-romana e quindi la maledizione di Sansone sul Palazzo é alla sua massima potenza.. ed il palazzo crollerà, con tutti i filistei...
Mi si perdoni l'ardire... ma "tentar non nuoce" o come disse il vate, Gabriele D'Annunzio: "Memento audere semper.." e se non piacesse questo stile.. allora come disse il grande Che Guevara: "Hasta la victoria siempre; Patria o muerte.."
Paolo D'Arpini
.......
Numeri precedenti della Velina D'Arpina:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=velina+d%27arpina
Programma:
La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
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