CARO PAOLO D'ARPINI, CONCORDO CON QUANTO SCRIVE MASSIMO SEGA,
http://saul-arpino.blogspot.com/2010/05/il-giornaletto-di-saul-del-22-maggio.html
MA A LUI, COME A TUTTI GLI AMICI, RICORDO CHE IL SISTEMA ITALIA, COSì COME NOI LO CONSTATIAMO, è STATO IDEATO E BEN OLIATO TANTI SECOLI FA. E CONSISTE NEL BLOCCO DELLA GIUSTIZIA. NELLA MIA LUNGHISSIMA ATTIVITà SVOLTA A TUTELA DI INTERESSI COLLETTIVI NELLE AULE GIUDIZIARIE, HO CONSTATATO CHE LE LUNGAGGINI DELLA GIUSTIZIA, PERALTRO MOLTO BEN AMMINISTRATE, SERVONO PROPRIO A NON FARE GIUSTIZIA. Sulla rivista bimensile LIBERO REPORT, reperibile nelle edicole ben fornite, si può leggere una edificantissima storia dedicata a Giovanni Di Napoli, che a tutt'oggi sta continuando una battaglia contro le BANCHE e contro la Magistratura di Lecce, a queste banche legata a triplo filo (scorsoio). Io già conoscevo in parte questa storia conoscendo l'avv. Di Napoli, attivo a Roma, che mi aveva narrato la storia del padre. Per inciso, il Di Napoli è espertissimo in legislazione bancaria.
IN BUONA SOSTANZA: SE SEI ATTACCATO DA UNA O PIù BANCHE, INGIUSTAMENTE E ILLEGALMENTE....MENTRE LA PROCEDURA BANCARIA ( ad esempio un pignoramento dell'abitazione) PROCEDE AD UNA VELOCITà, LA PROCEDURA INVERSA, quella che tu stesso hai attivato per difesa e contrattacco, PROCEDE AD UNA VELOCITà MOLTO PIù LENTA. DICIAMO QUESTE COSE PER LE PERSONE CHE CREDONO ANCORA NELLA GIUSTIZIA ITALIANA E VENGONO SISTEMATICAMENTE FREGATE.
Per quanto mi riguarda, ho al mio attivo un'esperienza relativamente recente. Avendo denunciato un personaggio che aveva fregato circa 1 miliardo di denaro pubblico, con dispendio ulteriore per attività di Carabinieri, NAS, Polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia Urbana di Roma, LA CAUSA è STATA PORTATA AVANTI DALLA MAGISTRATURA DELLA CAPITALE CON PRETESTI DI OGNI TIPO FINO A CHE IL DELINQUENTE è STATO CONDANNATO, MA....in periodo di prescrizione!
Ma io avevo appreso la lezione, circa vent'anni addietro, quando mi capitò tra le mani un libro usato ( che non comprai ed oggi mi mangio ancora dette mani) con l'autobiografia di un italiano del seicento che era stato fatto schiavo dei Turchi e che lavorando con ingegno si era fatto una posizione ad Istambul, per poi tornare in Italia a finire i suoi giorni. Costui descriveva la differenza fra la Giustizia turca e qualla italiana d'allora, e scriveva che mentre quella turca era rapidissima ( pochi mesi) quella italiana durava fino a 40 anni!
ALLORA HO CAPITO TUTTO! [Ho anche capito che è possibile uscir fuori da questa palude....]
Ma la saggezza popolare ci soccorre anche in questo:
MODI DI DIRE ROMAGNOLI.
Un occ ala pignata e un occ ala gata!
Un occhio alla pentola ed un occhio alla gatta!
Sempar icsè, sempr'icsè la n'andarà
e' diseva che purèt
che ruzlèva pr'al schel e eco da zà
us farmè int e' pianèt
Sempre così, sempre così non andrà, diceva quel disgraziato che ruzzolava giù dalle scale, ed ecco che si fermò nel pianerottolo!
NOTA DI FOLKLORE: negli anni trenta del secolo appena passato, viveva in Ravenna un certo Garibaldi. Un sempliciotto così chiamato perchè spesso si fermava sotto la statua di Garibaldi, allora in Piazza San Francesco, e le teneva dei lunghi discorsi come se fosse persona viva. garibaldi aveva un debole per le statue. Esse, infatti, lo ascoltavano in silenzio. Quando vide una nuova statua donata da Mussolini dopo la conquista dell'Impero, che era una statua di Augusto in pietra nera, come ce ne sono tante a Roma, le disse: Cum tsì negar! A sit stè in Africa? Va in Cumùn che it dà un impièg! [Come sei nera! Sei stata in Africa? Vai in comune che ti danno un impiego!].
A tutt'oggi, per dire che qualcosa è proprio nera, si dice, sempre in Romagna, "Nègar coma 'na mosca int' e' lat" [Negro/a come una mosca nel latte.] Applicabile anche a tale Obama che si crede (glielo fanno credere) di essere il padrone del mondo. Seguendo questo valido insegnamento, tutti noi potremmo recarci di fronte al Palazzaccio, dove le statue dei grandi Legulei non fanno difetto, ed apostrofandole con parole acconce, potremmo avere una risposta più pronta di quella che abbiamo abitualmente dalla Italika Giustizia.
Ricordo, a tal proposito un'ottima "performance" del Gruppo teatrale "Il Gruppo" validamente coordinato dal nostro amico Edoardo Torricella che installò alcuni attori travestiti da statue nel bel mezzo di Ponte Milvio (Mollo per i romanizzanti che vi ricordano il grande Marcus Aurelius Valerius Maxentius, ivi deceduto, per nostra ed altrui disgrazia, solo 2000 anni fa.) Opportunamente sollecitate, dette statue recitavano poesie dei grandi poeti in vernacolo romanesco.
Giorgio Vitali
.............
Altri articoli sull'autore della lettera
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=giorgio+vitali
Programma:
La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
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