lunedì 25 maggio 2015

CRISI SOCIALE E RISPOSTA POLITICA (seconda parte)


foto di Fernando Rossi.

(..) Le condizioni oggettive motiverebbero la rivolta se fossero comprese dalla parte attiva del popolo, diventando quindi anche soggettive.


Ma di questo sono ben consapevoli anche i globalizzatori e quanti per loro lavorano nei media, nelle associazioni, nelle logge massoniche, nelle sette religiose, nelle fondazioni, istituzioni, istituti di ricerca e quant’altro.


Tutti gli imperi (gruppi e classi dominanti) precedenti hanno avuto enormi risorse per esercitare il proprio potere (reprimere il popolo, creare una ‘opinione pubblica’ favorevole, ‘premiare’ chi passava dalla propria parte, costruire eserciti, spiare e controllare il formarsi di nuclei di oppositori, ecc.), ma tali risorse avevano comunque un limite; attraverso l’appropriazione del potere di creare la moneta dal nulla, la grande finanza, per la prima volta, ha costruito, e difende, il suo potere con risorse illimitate.


Chi lavora ‘per il sistema’ ha l’input di operare per impedire (attraverso la proprietà degli strumenti culturali, economici e sociali) e reprimere (attraverso la gestione delle attività belliche e poliziesche) ogni maturazione e diffusione di tale presa di coscienza.
Il settore operativo più efficace, ma che ai più sfugge poiché ‘il sistema’ lo ha etichettato come complottismo, è quello dell’infiltrazione/corruzione all’interno delle organizzazioni politiche che, per simbologia e programmi, sono in grado di attrarre quanti, pur avendo soggettivamente maturato una coscienza della criminale ingiustizia che sta alla base del sistema, sono ancora ‘facilmente’ guidabili agitando delle false bandiere, rosse o nere.
Come difenderci da questo onnipotente e crudele ‘Molok’ che, ubbidendo alla cupidigia di un potere assoluto, divora le vite dei popoli e compromette il futuro del pianeta ?
Come contrapporsi al progetto globalizzatore gestito dalle famiglie della grande finanza, attraverso la Trilaterale, il Club Bilderberg e le altre sedi di coordinamento, che mira a distruggere la sovranità e l’indipendenza degli Stati, le loro strutture economiche e le loro radici culturali?
Può farlo una classe sociale proletaria o un ceto medio o borghesia capitalista a cui la concentrazione di potere nelle mani delle famiglie della grande finanza, delle loro banche e multinazionali, ha tolto ruolo, potere e funzione sociale ?
Può farlo un partito che insegue una lenta, difficile e soprattutto inutile egemonia su una classe non più determinante/strategica, nella conquista del potere ?
Può farlo, pur con mirabili e generosi sforzi, un gruppo/movimento o un’associazione che si batte per disvelare e superare una singola questione sociale, ambientale, nutrizionale o religiosa ?
Può farlo, senza risorse finanziarie e visibilità mediatica, un gruppo/movimento o una associazione che persegue l’obiettivo di combattere le ‘contaminazioni’ ideologiche e di costume dell’ex partito comunista/socialista o fascista o liberal/capitalista, per sostituirvisi ?

Il sistema ha fondamenta marce, ma può essere sconfitto solo se attaccato al cuore e, cioè, bloccando la sua strategia, non assecondandola accontentandosi di rendere più lenta l’agonia di quella comunità nazionale, di quell’impresa, di quella categoria, di quel territorio.


I governi, i partiti e le associazioni sindacali e di categoria che stanno dentro alla globalizzazione, voluta dalle grandi banche e dalle multinazionali, ci prendono in giro quando fingono di piangere gli effetti delle guerre, delle migrazioni, delle fabbriche che chiudono e delocalizzano, delle acque, aria e suoli inquinati, dei diritti e dei servizi sociali che crollano insieme ai salari ed ai posti di lavoro.


La grande finanza, con le sue banche multinazionali, media, partiti, logge, università e fondazioni è nemica delle aspirazioni e degli interessi contingenti di tutto il popolo, dell’industriale come dell’operaio e di tutte le altre categorie e strati sociali. Chi alimenta divisioni ancestrali, barricate politico culturali, come chi guarda solo a ciò che può dividere il popolo, consapevolmente o inconsapevolmente è un servitore del sistema che ci opprime.


La struttura portante del sistema di potere della grande finanza è costituito: dalla sua proprietà della moneta, data ai popoli e agli stati a debito; dalla sua capacità di costruire consenso alla guerra-distruzione degli Stati che non si piegano al suo dominio; dal superamento della sovranità nazionale e dei confini degli Stati per dare assoluta libertà di circolazione alle sue merci e investimenti; da norme, leggi e costumi globali e uniformati, per non dover sottostare a culture, costumi e leggi nazionali di ‘intralcio’ e controllo del proprio operato.


Se questa è la sua ‘struttura portante’, l’ideologia ed il progetto, di chi ha soggettiva consapevolezza della situazione e vuole salvare sé e il proprio popolo, deve basarsi sulla puntuale difesa degli obiettivi, valori, leggi e principi che la grande finanza ha distrutto e vuole distruggere.


Ma costoro, quand’anche crescessero di numero, finirebbero per cozzare contro: la diffusa (volutamente) ‘ignoranza’ di milioni di inconsapevoli, manovrati dai media; la malavita organizzata che sarà sempre al servizio del sistema imperante; i milioni di clientes-beneficiari delle varie strutture in cui si articola l’attuale sistema di potere; le persone che, legittimamente, non intendono interessarsi alla gestione della polis, un po’ per l’idea che tutta la politica è cosa sporca e un po’ perché, legittimamente, come è sempre successo e come continuerà a succedere (pur confidando in un loro netto calo), pensano sia più comodo o più giusto lasciarsi rappresentare da altre persone più informate o più sagge di loro.


La situazione politica italiana sarebbe disperante se non fosse esistito ed esistessero tuttora delle esperienze, forze e speranze ‘pre-politiche’, tenute aperte dagli aderenti ai gruppi, associazioni e movimenti che, battendosi su questioni, ambientali, sociali e culturali hanno raccolto saperi, fatto crescere la coscienza soggettiva e la domanda stessa di democrazia e sovranità, da parte di un significativo numero di persone.
Io penso che il ‘miracolo’ elettorale ed il radicamento territoriale dei 5 stelle venga proprio da questo ‘humus’, che era minore, quando i partiti ed i loro sindacati e associazioni erano ancora in grado di rappresentare, orientare e nutrire culturalmente i cittadini più consapevoli, che fu egemonizzato dalle varie anime della sinistra quando governavano la DC ed i suoi alleati, ma che è andato allo sbando quando Napolitano e Kissinger hanno portato il PCI-PDS-DS-PD- PDirenzi, ad essere il gestore e garante del sistema costruito dalla grande finanza e governato dalle banche e dalle multinazionali.


Dal minutaggio e messaggi dei media e comportamento dei servizi, si può comprendere la strategia che i gestori del potere vogliono attuare : rilanciare le ‘scorie’ della divisione tra l’estrema destra e l’estrema sinistra (Landini a capo della classe operaia e degli ex militanti ri-affondatori, Piddicini e seguaci del Favoliere della Puglia, e Salvini a capo dei consapevoli ‘da destra’, ma con le pastoie di chi vive di ricordi e di rapporti con i servizi), per concentrare sul PDirenzi il grosso degli elettori e strutture socio, economico, assistenziali e culturali, prima afferenti a DS-Margherita e Forza Italia- AN.
Non vi è chi non veda come Berlusconi finga di opporsi ma stia, politicamente ed elettoralmente, collaborando a questo disegno.


Nella attuale situazione non è giusto illudersi ed illudere che prospettando una organizzazione alternativa della società e dell’economia, o lottando di più per aumentare il numero dei militanti a questo o quel partito, o mettendo in cantiere la costruzione di un nuovo partito più deciso e più coraggioso si potrà fare la rivoluzione.


Sono parole d’ordine, slogan e programmi di lavoro politico ormai in campo da decenni e non credo sia opportuno attendere altri decenni per comprendere che non è la strada giusta.


Io credo che nel 2015, se una persona vuole essere utile al suo popolo ed è animata da sete di giustizia e di verità, debba far vivere la propria ideologia nella realtà e nelle contraddizioni dell’oggi, evitando di farsi guidare da chi ha letto Marx ma non ha letto il trattato di Maastricht.


Oggi in Italia, io non vedo altra strada politica che quella tenuta ancora aperta dai 5 stelle, non dico certo che quanto successo ad Imperia o la facilità con cui una loggia o una famiglia influente possa garantirsi la vittoria alle primarie in rete, siano cose ‘buone e giuste’, ma dico che, tra i partiti che ci hanno preso per i fondelli prendendo posto al centro, alla sinistra e alla destra nel palcoscenico del teatrino politico-mediatico allestito dal sistema, i 5 stelle non ci sono.


In più, salvo le ‘naturali’ eccezioni di quanti, per opportunismo e dopo il giro delle sette chiese, sono saltati sul carro dopo i successi elettorali, nei Meet up e nei gruppi 5 stelle ho riscontrato una percentuale molto alta di persone che vogliono fare del bene alla propria comunità, che sono disponibili al confronto, che vogliono conoscere, sapere e, soprattutto, fare.


Chi non vuole collaborare e confrontarsi con loro sul territorio, può votarli, anche restando critico e sospettoso. Ciò che sta rapidamente avvenendo dentro ai 5 stelle è una presa di coscienza soggettiva, una partecipazione, studio e conoscenza delle cose che io non ho vissuto nemmeno nel grande PCI.


I ‘maghi’ della Casaleggio-Grillo hanno fatto un miracolo nel radicamento territoriale e nel consenso elettorale, ma la creatura che ancora cammina carponi o da loro tenuta per mano, sta affinando metodi di lavoro selezionando persone, analisi e programmi e presto sarà nelle condizioni di correre con le proprie gambe.


Andranno nella giusta direzione ? Lo faranno bene ? Lo faranno male ? Colpiranno al cuore o di striscio il sistema che ci opprime ?

Gramsci disse che in Russia era in atto una rivoluzione contro il Capitale, poiché la società feudale non poteva aver prodotto una classe operaia, ma i comunisti non rimasero a guardare.
Alla faccia di Confucio, parlarsi addosso di un mondo politico italiano immaginario, fatto di rivoluzione e lotta di classe, facendo una o due manifestazioni all’anno, non ci ha permesso, in tanti decenni, di veder passare nel fiume il cadavere del sistema, in compenso il fiume continua ad essere pieno di cadaveri del popolo oppresso.
Alla faccia di De Coubertin, per vincere bisogna partecipare, e quella contro un sistema ingiusto e criminale è una battaglia che bisogna vincere.


Fernando Rossi - ferroferrarese@libero.it
(Prima parte:  http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2015/05/crisi-sociale-risposta-politica.html)

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