giovedì 30 maggio 2019

"DE LA QUESTION JUIVE" Par Abbé Olivier RiouIt - Resumé


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Selon Isaac Bashevis Singer, "un Juif c'est quelqu'un qui, n'arrivant pas à trouver le sommeil, empêche tout le monde de s'endormir." Pour aider le juif à retrouver un sommeil paisible et pour protéger celui des autres, il fallait remonter aux origines du mal-être juif, analyser ses manifestations et en faire la synthèse. Le résultat est sidérant et une fois de plus la réalité dépasse la fiction.


Appuyée sur des faits indéniables, fondée par des citations autorisées donnant la parole aux juifs comme aux non-juifs et justifiée par des milliers de références, cette étude donne une synthèse de la Question juive aussi complète et précise que possible.

Tous les point importants ont été traités, sans haine, sans faiblesse et sans tabou : de la crucifixion du Christ à la Synagogue de Satan, du Talmud au droits de l'homme, des marranes aux Khazars, du trafic d'esclaves à l'usure banquière, du ghetto au sionisme, du communisme au noachisme, de la névrose suicidaire à l'hystérie médiatique, de l'espérance messianique au projet mondialiste, du culte de Mammon à l'adoration d'Israël, de la haine des non-juifs au génocide des nations. Deux mille ans d'histoire chaotique qui ont abouti "au siècle juif" qui, selon la formule d'un propagandiste, a vu les juifs devenir "les chouchous de l'Histoire".


Mais, malgré ce triomphe apparent, quantité de juifs restent torturés. Ils sentent au fond d'eux-mêmes "une immense solitude", ils souffrent d'"angoisses" et sont obsédés par "des questionnements absurdes liés à la culpabilité." Pour nombre d'entre eux, "être juif constitue un problème qui n'a pas de réponse." Et pourtant cette réponse nous avait déjà été donnée dès le 1er siècle par l'apôtre Jean dans son Apocalypse.


La solution était là, sous nos yeux, mais on l'avait oubliée ou négligée. Ce livre n'est donc qu'une redécouverte qui éclairera par ailleurs toute la justesse de l'assertion johannique au niveau historique, théologique, philosophique, politique, moral, économique, ethnique, psychologique et eschatologique. Cette étude aura aussi le mérite de nous faire comprendre pourquoi, pour le bien et la paix de tous, des juifs comme des non-juifs, l'évêque de Linz, Mgr Gfoellner, affirmait : "combattre et briser la pernicieuse influence du judaïsme est pour tout chrétien sincère non seulement un droit légitime, mais un impérieux devoir de conscience."

martedì 28 maggio 2019

Avanti con le "missioni di pace" con la nave d'assalto più grande d'Italia


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Alla presenza del Capo della Stato Sergio Mattarella. del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio (di spalle nella foto), e delle massime autorità militari, è stata varata il 25 maggio nei Cantieri di Castellammare di Stabia (Napoli) la nave Trieste, costruita da Fincantieri.

È una unità anfibia multiruolo e multifunzione della Marina militare italiana, definita dalla Trenta «perfetta sintesi della capacità di innovazione tecnologica del Paese».

Lunga 214 metri e con una velocità di 25 nodi (46 km/h), ha un ponte di volo lungo 230 metri  per il decollo di elicotteri, caccia F-35B a decollo corto e atterraggio verticale e convertiplani V-22 Osprey.

Può trasportare nel suo ponte-garage veicoli blindati per 1200 metri lineari. Ha al suo interno un bacino allagabile, lungo 50 metri e largo 15, che permette alla nave di operare con i più moderni mezzi anfibi della Nato.

In termini tecnici, è una nave destinata a «proiettare e sostenere, in aree di crisi, la forza da sbarco della Marina militare e la capacità nazionale di proiezione dal mare della Difesa».

In termini pratici, è una  nave da assalto anfibio che, avvicinandosi alle coste di un paese, lo attacca con caccia ed elicotteri armati di bombe e missili, quindi lo invade con un battaglione di 600 uomini trasportati, con i loro armamenti pesanti, da elicotteri e mezzi di sbarco.

In altre parole, è un sistema d’arma progettato non per la difesa ma per l’attacco in operazioni belliche condotte nel quadro della «proiezione di forze» Usa/Nato a grande distanza.

La decisione di costruire la Trieste fu presa nel 2014 dal governo Renzi, presentandola quale nave militare adibita principalmente ad «attività di soccorso umanitario».

Il costo della nave, a carico non del Ministero della difesa ma del Ministero dello sviluppo economico, veniva quantificato in 844 milioni di euro, nel quadro di uno stanziamento di 5.427 milioni per la costruzione, oltre che della Trieste, di altre 9 navi da guerra. Tra queste, due unità navali ad altissima velocità per incursori delle forze speciali in «contesti operativi che richiedano discrezione», ossia in operazioni belliche segrete.

Al momento del varo, il costo della Trieste è stato indicato in 1.100 milioni di euro, oltre 250 in più della spesa preventivata. Il costo finale sarà molto più alto, poiché va aggiunto quello dei caccia F-35B e degli elicotteri imbarcati, più quello di altri armamenti e sistemi elettronici di cui sarà dotata la nave nei prossimi anni.
L'innovazione tecnologica in campo militare – ha sottolineato la ministra della Difesa – «deve essere supportata dalla certezza dei finanziamenti»Ossia da continui, crescenti finanziamenti con denaro pubblico anche da parte del Ministero dello sviluppo economico, ora guidato da Luigi Di Maio. Alla cerimonia del varo, ha promesso agli operai altri investimenti: ci sono infatti da costruire altre navi da guerra.

La cerimonia del varo ha assunto ulteriore significato quando 
l'ordinario militare, monsignor Santo Marcianò, ha esaltato il fatto che gli operai avevano affisso sulla prua della nave una grande croce, composta da immagini sacre alle quali sono devoti, tra cui quelle di Papa Wojtyła e Padre Pio. Monsignor Marcianò ha elogiato la «forza della fede» espressa dagli operai, che ha benedetto e ringraziato per «questo segno meraviglioso che avete messo sulla nave».

È stata così varata la grande nave da guerra portata a esempio della capacità di innovazione del nostro paese, pagata dal Ministero dello sviluppo economico con i nostri soldi sottratti a investimenti produttivi e spese sociali, benedetta col segno della Croce come all’epoca delle crociate e delle conquiste coloniali.


Manlio Dinucci - ListaNoNato

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(Fonte: il manifesto, 28 maggio 2019)

domenica 26 maggio 2019

Isso, essa e 'o malamente... Proposta "sconcia" per un nuovo governo


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Il 26 maggio 2019  si vota per il rinnovo del consiglio comunale e per l'elezione del sindaco a Treia, inoltre si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le elezioni europee, in particolare, sono molto significative anche per il futuro del nostro governo nazionale un po' "anomalo". Ci sarà una resa dei conti tra Salvini e Di Maio sulla base dei rispettivi risultati, con probabile crisi. Vorrei qui ritornare sull'ipotesi, già da me avanzata in passato, sulla possibilità di un governo basato sull'alleanza tra PD e M5S. Questa proposta fu bloccata sul nascere dal "niet" dell'allora egemone Renzi, malgrado avesse avuto il beneplacito di Mattarella e persino di LEU.  Questo  vuole essere un invito rivolto ai vertici del PD marchigiano di riproporre al segretario nazionale, Zingaretti,  un incontro con il M5S per cercare un possibile accordo per un nuovo governo democratico. Anche in considerazione che i punti in comune tra le due forze sono sempre più evidenti  come pure lo sono le distanze con la Lega... 

Riporto qui di seguito un'intervista che rilasciai lo scorso anno a Radio Erre: “Sbagliato sbattere la porta in faccia al M5S. Lettera aperta di Paolo D'Arpini, membro di minoranza del direttivo del Pd di Treia" - Continua:

Paolo D'Arpini

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Commento di Ottavio Piredda: “Bravo, un compagno che si ispira alla storia del movimento operaio e del marxismo deve -sottolineo deve- mantenere un atteggiamento aperto verso i movimenti che cercano d'interpretare i desideri e i bisogni delle persone e dei lavoratori! È sempre sbagliato l'atteggiamento di chiusura e di autosufficienza che porta all'esclusione di importanti parti della società e riducono la democrazia!”

sabato 25 maggio 2019

26 maggio 2019, uno per tutti tutti per uno... Ovvero: "Il glande ammucchiato!"


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Una faccia, una razza

Su PD, Lega e Forza Italia, con la dependance nero-femminile FdI, non mette conto dilungarsi. Ne sappiamo tutto, nel senso che non c’è niente da sapere. Immutabili nel tempo, con i piedi e i neuroni chi nel Medioevo, chi nel Ventennio, chi nella Val Brembana del mitico Alberto da Giussano, sono quelli delle “radici cristiane dell’Europa”, per i quali il benvolere della Chiesa è l’elisir di lunga vita e Socrate, il già nominato Giuliano e Voltaire, sono ciò che l’aglio è per i vampiri. Il minimo comune denominatore tra la congrega Zinga, Cirino Pomicino, De Luca e la retroguardia renziana, quella di Salvini, Fontana, Fratus  (sindaco di Legnano rinchiuso), altri reperti tuffatisi dai barconi PD e FI, e la componente accademica dei Berlusconi, Tajani, Gelmini, sono rinnovamento, cambiamento e , soprattutto, legalità.  Per conoscerli bastano le paginate di foto del Fatto Quotidiano.

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Hanno sentito il dovere civile di non sottrarsi dall’entrare a gamba tesa e quattro piedi uniti nell’eurocontesa l’ISPI e il manifesto, meno divergenti di quanto si vuole far sembrare. Tra Rossanda, Castellina e Paolo Magri c’è perfetta identità di vedute sia su Gheddafi, che sull’UE, che su Tsipras. L’ISPI, Istituto per gli Studi  di Politica Internazionale è quel prestigiosissimo think tank, pensatoio, il cui direttore, appunto Magri, compare come l’Oracolo di Delfi su ogni schermo e carta stampata che voglia farsi spiegare misteri del mondo. Il punto di vista di questi scienziati  della geopolitica (Scienza super partes con la S maiuscola, come quella dei vaccini) è quello di Kissinger quando faceva volare il Condor, o di Hillary quando salvava la Libia, o di Obama o Trump quando spargono democrazia e diritti umani su paesi primitivi e selvaggi. Ci siete? Per capire, pensate a Lucia Annunziata (Huffington Post e ½ h in più), o Lilli Gruber (Otto e mezzo), o più concretamente a Bilderberg....

Fulvio Grimaldi - fulvio.grimaldi@gmail.com

mercoledì 22 maggio 2019

"Al tuo buon cuore" - Ovvero: Strumentalizzazione della pietà umana a fini "altri"


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L’arma totale: il tuo buon cuore
A mio avviso non c’è pratica più subdola e ingannevole – vera eterogenesi dei fini conclamati – dello mobilitazione e dello sfruttamento dei sentimenti buoni della persona  perbene a fini non dichiarati. Sostanza ontologica dei monoteismi. Un’interpretazione maligna del fine che giustifica i mezzi, per il quale Machiavelli si rivolterebbe nella tomba.. Si utilizza un cocktail di immagini sconvolgenti (gente in barconi, corpi galleggianti, cadaverini spiaggiati), o di narrazioni Grand Guignol, ma prive di immagini (i “torturati, stuprati e ammazzati” nei lager libici; ma se la prendono con Haftar che quei lager di quelle milizie li vuole spazzar via. Curioso), o di guerre, fame e persecuzioni, dove non ce ne sono (o, se ci sono, sono da noi indotte). Ci si ricamano sopra i fiori dell’umanitarietà, carità, pietà. Risultato, commozione che dilaga e cancella lo studio della realtà: accoglienza senza se (sono stati sradicati) e senza ma (finiscono schiavi o mafiosi) . Che tasso di moralità assegniamo a chi incita mercenari alla guerra contro la Libia o la Siria o il Mali (da Rossanda a tutta la stampa ufficiale occidentale), e poi si sbraccia perché qualcuno ne accolga le vittime e le sfrutti ulteriormente per ricuperare l’economia  dei campi di cotone, frantumare le basi della convivenza e deprimere i diritti di tutti?.

Facciamoli scappare, così li accogliamo
Ciò che, invece, non importa una cippa a nessuno, giacché non conviene a padrini, sponsor e compari, è il primo dei diritti umani in assoluto: quello di nascere, vivere e morire a casa propria, con la gente propria, con la storia propria, con il futuro proprio. Magari con quel ”primitivo” rapporto con terra, acqua,  cielo, alberi, animali, il divino, che ha conservato la comunità per millenni e che qui, da noi, con l’integrazione, verrà sepolto  nel buco nero di uno smartphone.

Fulvio Grimaldi - fulvio.grimaldi@gmail.com

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martedì 21 maggio 2019

"Sterminio Segreto. Ciò che non ti viene detto..." di Monia Benini - Recensione


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Può apparire allucinante, può sembrare assurdo, può suonare
incredibile... Ma come ho dimostrato nel libro ci sono persone nei
ristretti gruppi che detengono il potere che non solo se ne lavano le
mani se le loro attività hanno effetti letali, ma addirittura, come
profeti del dio denaro, si arrogano la facoltà di ruotare il pollice
verso, condannando l'umanità a uno sterminio segreto. Monia Bernini In
un discorso tenuto nel 2008, Zbigniew Brzezinski, allora consigliere
per la politica estera del neo eletto presidente Obama, ammette senza
difficoltà che "Forse un tempo era più facile controllare un milione
di persone, anziché ucciderle fisicamente. Oggi è infinitamente più
facile uccidere un milione di persone piuttosto che controllarle." In
sostanza "È più facile uccidere che controllare". Risalendo
all'indietro nel tempo sino alla fine del 1974, un altro protagonista
della politica statunitense e internazionale, Henry Kissinger
sottoscrive, insieme all'allora presidente Nixon, un piano adottato
meno di un anno dopo da Gerald Ford. Si tratta del National Security
Study Memorandum 200: 'Implicazioni derivanti dalla crescita della
popolazione per la sicurezza e per gli interessi oltremare
statunitensi', che presenta nero su bianco la necessità di eliminare 3
miliardi di persone dalla faccia della terra. Da allora a oggi sono
passati oltre 40 anni, ma l'obiettivo è rimasto immutato, al punto che
un esperto consigliere delle Nazioni Unite nel 2012 ha rivolto un
appello ai governi del mondo per ridurre la crescita della popolazione
mondiale e per lavorare congiuntamente per modificare il clima. Ogni
misura diventa lecita per abbattere il numero di abitanti sul globo
terrestre. Un silenzioso sterminio è in atto nel nostro pianeta; uno
sterminio condotto dalle élites al potere che si arrogano qualunque
decisione sanitaria sulla popolazione globale. Ogni diritto è loro.
Anche quello di vita e di morte della popolazione mondiale.


Monia Benini


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domenica 19 maggio 2019

Treia, 26 maggio 2019 - Evento elettorale comunale: "Paolo D'Arpini si presenta con la Lista Democratici per Treia"


Paolo D'Arpini, scrittore bioregionale ed operatore culturale residente a Treia, si presenta come candidato consigliere con la Lista civica  "Democratici per Treia"  alle prossime elezioni comunali che si svolgono il 26 maggio 2019 a Treia.

Quel giorno in tutte le sezioni elettorali della Città   le urne saranno aperte dalle ore 7 alle ore 23. Gli elettori, votando per la "Lista Democratici per Treia", con il candidato sindaco Massimo Medei,  potranno dare la loro preferenza a due candidati consiglieri di genere diverso (un uomo ed una donna).  Si raccomanda quindi di dare il vostro voto ad una delle donne presenti in lista, che qui menziono: Cardinali Tiziana, Montecchiesi Luciana, Atmane Oumnia, Passarini Alba. 

In abbinamento ad uno di questi nomi femminili potrete dare  la   preferenza anche al candidato consigliere D'Arpini Paolo, se vi piace!


Perché questo  post?

In un'epoca telematica in cui la maggior parte delle notizie passano sul web il modo migliore per dare un'informazione corretta e diretta ai cittadini è  l'utilizzo dei Media indipendenti e soprattutto gratuiti. La politica è un impegno sociale al quale tutti i cittadini interessati possono compartecipare senza dover affrontare spese ed oneri che potrebbero "deviare" il loro operato. Perciò Paolo D'Arpini ha creato questo post  per farsi ri-conoscere e per dichiarare la sua disponibilità a contribuire alla crescita sociale e culturale di Treia.  

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Stralcio del programma della Lista Democratici  per Treia,  tratto dal programma generale depositato presso Albo Pretorio del  Comune.

Identità e Comunità. Decoro. Partecipazione alla cosa pubblica e trasparenza. Lavoro dignitoso ed economia sostenibile. Ecoturismo ed agricoltura bioregionale. Enogastronomia e valorizzazione delle nostre straordinarie risorse e tradizioni. Tutela dell’ambiente, del verde e della salute pubblica. Conservazione, formazione permanente e promozione di artigianato, arte e cultura nelle varie forme. Solidarietà sociale e civile verso le persone fragili. Diritti e doveri uguali per tutti. Accoglienza. Valorizzazione e potenziamento del senso della Comunità. Green economy, economia circolare, bandi di formazione e/o start-up giovanili. Rinascimento treiese… impegno per il ripopolamento, censimento e riutilizzo dei tanti locali situati nel centro storico attraverso idee, studi, botteghe, attività essenziali, tradizionali, creative, innovative. Nuovo volto alla Disfida del Bracciale. Rilancio del Mercato settimanale del martedì e delle Fiere che ricorrono durante l’anno nel centro storico e nelle frazioni. Riqualificazione a Chiesanuova dell’ex hotel e dell'ex Fornace e dei Consorzi agrari di Passo di Treia e Chiesanuova. Miglioramento delle strutture sportive di tutto il territorio e dei rapporti con le Società sportive, ricreative e turistiche. Tariffa puntuale sul rilascio effettivo  dei rifiuti solidi urbani.  Istituzione nel capoluogo di una Biblioteca Comunale.  Valorizzazione dell’uso del Mercato Coperto del centro storico e della Torre del Mulino di Passo di Treia per esposizioni di artigianato, agricoltura bioregionale, arte e produzione culturale, etc.  Rilancio delle strutture  storiche anche a fini turistici: Museo Acheologico,Villa Spada, Accademia Georgica, Teatro, Chiese, Parco della Torre Onglavina, etc.  Realizzazione di strutture per uso sociale e culturale nelle frazioni. Istallazione nel territorio di alcune Case dell’Acqua. Relazioni permanenti con le associazioni sindacali, culturali, imprenditoriali, del volontariato e con gli enti religiosi.



sabato 18 maggio 2019

Siri ed il test elettorale del governo boccheggiante... secondo Michele Rallo



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Caso Siri: ovvero, come perdersi in un bicchiere d’acqua. Non mi riferisco all’indagine in sé, avviata d’ufficio perché terze persone parlavano tra loro di una “dazione” che con ogni probabilità non c’è mai stata. Mi riferisco invece al caso politico che ne è derivato. I fatti sono noti, e non starò qui a riassumerli.
Dirò soltanto che un Di Maio boccheggiante si è aggrappato disperatamente a quella vicenda per tentare di limitare i danni del disastro annunciato per le prossime elezioni europee. Giggino o’ Guaglione aveva già virato in direzione pro-migranti per contendere alle altre sigle della sinistra un pugno di voti buonisti. E, adesso, sul caso Siri si é avventato in nome della lotta ad una del tutto ipotetica corruzione, speranzoso di poter così rinverdire i fasti delle origini “viola” del movimento, quando si raccoglievano vagonate di voti semplicemente invocando l’onestà.
Nel caso in specie, con molta probabilitá, l’onestá non c’entra. C’entra soltanto il fatto che Armando Siri sia “indagato”, non “imputato”. Come tanti altri, cui nessuno si sogna di far fare “un passo indietro”. Come – per esempio – la sindaco grillina di Roma, Virginia Raggi, che di indagini dovrebbe averne collezionate piú d’una. Se ben ricordo: per una consulenza sulla ASL di Civitavecchia, per i canili municipali, per il famoso “caso Marra” e – ultimo in ordine di tempo – per lo stadio della Roma.
Non voglio mettere in dubbio la personale onestá del sindaco di Roma. Molto probabilmente, gran parte di quelle indagini si sono giá concluse con un nulla di fatto. Come, con buona probabilitá, si concluderá l’indagine sul caso Siri. Il punto é un altro: perché per Siri i grillini hanno chiesto le dimissioni e per la Raggi no?
Salvini, che come Ministro dell’Interno certamente conosce la reale portata dell’affare Siri, si é lanciato nella difesa a spada tratta del suo sottosegretario, mentre il Guaglione continuava a chiederne con crescente petulanza le dimissioni. Alla fine, l’indecorosa conclusione: il premier Conte ha avocato a sé la questione, ed ha revocato la nomina di Siri. Fin qui, tutto normale (si fa per dire).
Quella che non é normale, che non é neppure concepibile, é la mancata reazione di Salvini: solo un garbato disappunto, e l’immediata assicurazione che “il governo va avanti”.
Una cosa inaudita, incredibile, inconcepibile. Viene da chiedersi perché mai il Capitano abbia fatto tanto casino per ritirarsi poi in buon ordine, per fare questa figura del piffero, per dare modo di parlare a qualcuno che non avrebbe niente da dire. Un braccio di ferro (quello su Siri come prima quello sul deficit al 2,40%) si fa solo se si é sicuri di avere la forza di reggere all’urto dell’avversario.
Ma l’aspetto piú grave é ancora un altro. É che, avendo avuto offerta su un piatto d’argento la scusa migliore per far saltare il governo, il leader leghista l’abbia lasciata cadere. Anzi, sembra che la sua preoccupazione principale sia stata quella di mantenere in vita questo governo. Cosa assolutamente inspiegabile, se si ha ben presente che il governo “del cambiamento” è destinato comunque a naufragare nell’arco di pochi mesi, a causa della sua strampalata gestione dell’economia nazionale. Salvini aveva l’occasione buona per tirarsene elegantemente fuori, per presentarsi all’opinione pubblica con il suo bilancio – estremamente positivo – in materia di ordine pubblico e lotta all’immigrazione, e lasciando ai soli grillini il peso di una indifendibile politica economica. Non l’ha fatto, commettendo – a mio avviso – il suo primo clamoroso errore.
Nulla di irrimediabile, intendiamoci, nulla che possa scuotere il primo posto della Lega e la frana dei Cinque Stelle alle prossime europee. Ma quanto basta per spostare dalla Lega a Fratelli d’Italia le simpatie di una aliquota – non so quanto robusta – dell’elettorato nazionalista e sovranista.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 16 maggio 2019

Canapisisa del 18 maggio 2019 - Da Marcia a sit-in (causa censura)


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In data 14 maggio 2019 ci è stato comunicato che non ci sarà permesso di svolgere l’annuale corteo antiproibizionista Canapisa Street Parade, e che l’unica forma che ci sarà consentita per manifestare le nostre idee sarà un presidio stanziato in piazza della stazione di Pisa (e questo nonostante avessimo accettato il percorso che ci era stato proposto dalla questura lunedì 13 maggio, che prevedeva un corteo che partiva dalla Stazione e che sarebbe terminato prima del cavalcavia antistante il quartiere di Sant’Ermete).

Visto che nel lungo documento che ci ha consegnato la Questura per comunicarci questo divieto, esso viene motivato:  “nel corso dei successivi incontri, tenutisi il 10 e il 13 maggio, è stata prospettata ai promotori della manifestazione[...] la possibilità [...] di svolgimento della stessa, con la previsione dell’ instradamento del corteo in direzione del quartiere cittadino di S.Ermete e dello scioglimento dello stesso una volta raggiunta detta località”, pensiamo che la proibizione del corteo sia dovuta a uno spiacevole equivoco.

Noi infatti avevamo accettato di sciogliere il corteo prima del cavalcavia di Sant’Ermete. Se invece non si trattasse di un equivoco questa proibizione costituirebbe una gravissima violazione del diritto di manifestazione che potrebbe costituire un pericoloso precedente, perché oggi si inizia a proibire Canapisa e domani si può proibire qualsiasi manifestazione che non è gradita a chi governa questa città.

PER QUESTO NOI SABATO SAREMO COMUNQUE IN PIAZZA DELLA STAZIONE E CREDIAMO CHE INSIEME  A NOI CI SARANNO TUTTI COLORO CHE HANNO A CUORE LA LIBERTA' DI MANIFESTAZIONE, DI ESPRESSIONE E DI PENSIERO. L' APPUNTAMENTO PER TUTTE E TUTTI E' SABATO 18 MAGGIO 2019  ALLE 16 IN PIAZZA DELLA STAZIONE!!!

Evviva la tribù e chi ci ferma più!


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CORRISPONDENZE INFORMAZIONI RURALI

Il fascismo mascherato... 2.0


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Di fascismi ce ne sono diversi. Se la tirano da nemici, ma sono sinergici. Uno noto, scoperto, storicamente validato, con i suoi detriti a cranio rasato dell’oggi. L’altro aggiornato, ammodernato, de-ideologizzato, riciclato. Rispetto a quello precedente è come un dollaro – o euro – guadagnato vendendo glifosato Bayer-Monsanto, o eroina, o bombe prodotte in Sardegna ai sauditi, poi riciclato nell’acquisto di carburante per navi che traghettano africani in Europa, “che sennò affogano”. 

Chiamiamolo per comodità e disinvoltura scientifica: “fascismo 2.0”. O fascismo del XXI secolo rispetto a quello del XX. O Finanzfascismo. E’ la forma di governo più diffusamente praticata in Occidente. Ha in comune con il carnevale di Venezia il travisamento-miglioramento del proprio aspetto grazie alla maschera. Con il fascismo d’antan ha in comune i pilastri della costruzione sociale e del pensiero che la sovrintende. 

Che, allora come oggi, come quasi sempre a partire dal quarto secolo, deve essere unico, univoco, uniforme, unidirezionale, universale. Diffuso grazie alla coercizione, variamente violenta, del “TINA”, “There Is No Alternative”, da lì non si scappa. 

La costruzione sociale perpetua, con invariata persistenza nel tempo, quella della piramide. Pochi in alto, ma di grande peso, che schiacciando i tanti in basso, li riducono nella polpa di cui si nutrono. Metafora: spremi il pomodoro del contadino e ne esce la passata della Grande Distribuzione; strizzi uno schiavo traghettato dall’Africa e ne esce l’outlet di papà Renzi. 

Fulvio Grimaldi

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mercoledì 15 maggio 2019

La nuova corsa all'oro


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Le banche centrali stanno indicando la strada, alcune di quelle più grandi sono ancora in pieno giorno di shopping.
 
Nel primo trimestre del 2019, secondo il Consiglio mondiale dell'oro, tanto oro quanto non è più presente nelle scorte della banca centrale dal 2013 (primo trimestre). Anche gli investitori privati dovrebbero   prestare attenzione.
 
Perché le banche centrali puntano così tanto sull'oro? 


La Russia è attualmente il paese con la maggiore propensione all'acquisto.
 
Delle riserve auree mondiali, la Russia possiede oggi circa il 19 per cento (2168 tonnellate d'oro).
 
L'inflazione della carta moneta delle banche, i rischi politici, i punti critici e le incertezze globali portano al rifugio sicuro dell'oro.
 
L'oro è un metallo di crisi, ma soprattutto un'assicurazione sotto forma di moneta.
 
Non c'è ancora stato un crollo o qualcosa di simile, quindi alcuni investitori sono ancora in attesa di investire in oro.
 
Aumenta la domanda di oro
 
Nel 2018, il mondo ha consumato circa 4364 tonnellate d'oro.
 
Per il 2019 si prevede un consumo di circa 4370 tonnellate, il che rappresenta una tendenza all'aumento.
 
Oltre alle banche centrali, in particolare Russia, Cina e Turchia, che stanno ritirando oro dal mercato, vi è stata una forte domanda da parte dei fondi indicizzati coperti da oro (ETF/ETC). E' così che il Consiglio mondiale dell'oro l'ha scoperto. In India, ad esempio, ci sono sforzi politici per portare l'oro nella classe di attivi.
 
L'oro sotto forma di monete o lingotti deve essere estratto.


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Fonte: wwww:auvesta.com
  

martedì 14 maggio 2019

NATO. Direzione Russia...

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Nel 1990, alla vigilia dello scioglimento del Patto di Varsavia, il Segretario di stato Usa James Baker assicurava il Presidente dell'URSS Mikhail Gorbaciov che «la NATO non si estenderà di un solo pollice ad Est». Ma in vent’anni, dopo aver demolito la Federazione Jugoslava, la NATO si estende da 16 a 29 paesi (30 se ingloba la Macedonia), espandendosi verso la Russia.
Nel 1999 ingloba i primi tre paesi dell’ex Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Nel 2004, si estende ad altri sette: Estonia, Lettonia, Lituania (già parte dell’Urss); Bulgaria, Romania, Slovacchia (già parte del Patto di Varsavia); Slovenia (già parte della Federazione Jugoslava). Nel 2009 ingloba l’Albania (un tempo membro del Patto di Varsavia) e la Croazia (già parte della Federazione Jugoslava) e, nel 2017, il Montenegro; nel 2019 firma il protocollo di adesione della Macedonia del Nord quale 30° membro. Altri tre paesi – Bosnia Erzegovina (già parte della Federazione Jugoslava), Georgia e Ucraina (già parte dell’Urss) – sono candidati a entrare nella NATO.
Così Washington lega questi paesi non tanto all’Alleanza, quanto direttamente agli USA, rafforzando la sua influenza all’interno dell’Unione Europea. Sui dieci paesi dell’Europa centro-orientale che entrano nella NATO tra il 1999 e il 2004, sette entrano nell’Unione Europea tra il 2004 e il 2007: all’Unione Europea che si allarga a Est, gli Stati Uniti sovrappongono la NATO che si allarga a Est sull’Europa. Si rivela così, chiaramente, il disegno strategico di Washington: far leva sui nuovi membri dell’Est per stabilire nella NATO rapporti di forza ancora più favorevoli agli Stati Uniti, così da isolare la «vecchia Europa» che potrebbe un giorno rendersi autonoma.
L’espansione a Est ha, oltre a queste, altre implicazioni. Inglobando non solo i paesi dell’ex Patto di Varsavia ma anche le tre repubbliche baltiche un tempo facenti parte dell’Urss, la NATO arriva fino ai confini della Federazione Russa. Nonostante le assicurazioni di Washington sulle sue intenzioni pacifiche, ciò costituisce una minaccia, anche nucleare, verso la Russia.
3B/10  USA E NATO ATTACCANO E INVADONOI L'AFGHANISTAN E L'IRAQ
Gli Stati Uniti attaccano e invadono l’Afghanistan, nel 2001, con la motivazione ufficiale di dare la caccia a Osama bin Laden, indicato come mandante degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 (la cui versione ufficiale non regge alle indagini tecnico-scientifiche effettuate da esperti indipendenti). Osama bin Laden è una figura ben nota a Washington: appartenente a una ricca famiglia saudita, aveva collaborato attivamente con la CIA quando, dal 1979 al 1989, essa aveva addestrato e armato  tramite l’ISI (il servizio segreto pachistano) oltre 100 mila mujaidin per la guerra contro le truppe sovietiche cadute nella «trappola afghana» (come la definirà in seguito Zbigniew Brzezinski, precisando che l’addestramento e l’armamento dei mujaidin erano iniziati nel luglio 1979, cinque mesi prima dell’invasione sovietica dell’Afghanistan).
Si apre così una nuova fase della situazione internazionale: il presidente degli Stati Uniti viene autorizzato a condurre la «guerra globale al terrorismo», in cui non vi sono confini geografici, condotta contro un nemico che può essere identificato di volta in volta non solo in un terrorista o presunto tale, ma in chiunque si opponga alla politica e agli interessi statunitensi. L’immagine perfetta di nemico, intercambiabile e duratura. Il presidente Bush lo definisce «un nemico oscuro, che si nasconde negli angoli bui della Terra».
Scopo reale dell’intervento militare USA in Afghanistan è l’occupazione di quest’area di primaria importanza strategica. L’Afghanistan è al crocevia tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In quest’area (nel Golfo e nel Caspio) ci sono grandi riserve petrolifere. Vi si trovano tre grandi potenze – Cina, Russia e India – la cui forza sta crescendo e influendo sugli assetti globali. Come aveva avvertito il Pentagono nel rapporto del 30 settembre 2001, «esiste la possibilità che emerga in Asia un rivale militare con una formidabile base di risorse».
Nel periodo precedente l’11 settembre 2001, vi sono in Asia forti segnali di un riavvicinamento tra Cina e Russia. Washington considera tale fatto una sfida agli interessi statunitensi nel momento critico in cui gli Stati Uniti cercano di occupare il vuoto che la disgregazione dell’URSS ha lasciato in Asia Centrale. Una posizione geostrategica chiave per il controllo di quest’area è quella dell’Afghanistan.
La guerra inizia nell’ottobre 2001 con il bombardamento effettuato dall’aviazione statunitense e britannica. A questo punto il Consiglio di sicurezza dell’ONU autorizza la costituzione dell’ISAF (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza), la cui direzione viene affidata in successione a Gran Bretagna, Turchia, Germania e Olanda. Ma improvvisamente, nell’agosto 2003, la NATO annuncia di aver «assunto il ruolo di leadership dell’ISAF, forza con mandato ONU». E’ un vero e proprio colpo di mano: nessuna risoluzione del Consiglio di sicurezza autorizza la NATO ad assumere la leadership, ossia il comando, dell’ISAF. Solo a cose fatte, nella risoluzione 1659 del febbraio 2006, il Consiglio di sicurezza «riconosce il continuo impegno della NATO nel dirigere l’ISAF». La missione ISAF viene in tal modo inserita nella catena di comando del Pentagono. Nella stessa catena di comando sono inseriti i militari italiani assegnati all’ISAF.
Dopo l’Afghanistan è il turno dell’Iraq, paese sottoposto dal 1991 a un ferreo embargo che ha provocato in dieci anni un milione e mezzo di morti, di cui circa mezzo milione tra i bambini. Il presidente Bush mette l’Iraq, nel 2002, al primo posto tra i paesi facenti parte dell’«asse del male». Il segretario di stato Colin Powell presenta al Consiglio di sicurezza dell’ONU una serie di «prove» raccolte dalla CIA, che successivamente risulteranno false, sulla presunta esistenza di un grosso arsenale di armi chimiche e batteriologiche in possesso dell’Iraq, e su una sua presunta capacità di costruire in breve tempo armi nucleari. Poiché il Consiglio di sicurezza si rifiuta di autorizzare la guerra, l’amministrazione Bush semplicemente lo scavalca.
La guerra inizia nel marzo 2003 con il bombardamento aereo di Baghdad e altri centri da parte dell’aviazione statunitense e britannica e con l’attacco terrestre effettuato dai marines entrati in Iraq dal Kuwait. In aprile truppe USA occupano Baghdad. L’operazione, denominata «Iraqi Freedom», viene presentata come  «guerra preventiva» ed «esportazione della democrazia». Le forze di occupazione statunitensi e alleate – comprese quelle italiane impegnate nell’operazione «Antica Babilonia» – incontrano una resistenza che non si aspettavano di trovare. Per stroncarla, l’Iraq viene messo a ferro e fuoco da oltre un milione e mezzo di soldati, che il Pentagono vi disloca a rotazione insieme a centinaia di migliaia di contractor militari, usando ogni mezzo: dalle bombe al fosforo contro la popolazione di Falluja alle torture nella prigione di Abu Ghraib.
La NATO partecipa di fatto alla guerra con proprie strutture e forze. Nel 2004 viene istituita la «Missione NATO di addestramento», al fine dichiarato di «aiutare l’Iraq a creare efficienti forze armate». Vengono addestrati, in 2.000 corsi speciali tenuti in paesi dell’Alleanza, migliaia di militari e poliziotti iracheni. Contemporaneamente la NATO invia istruttori e consiglieri, compresi quelli italiani, per «aiutare l’Iraq a creare un proprio settore della sicurezza a guida democratica e durevole» e per «stabilire una partnership a lungo termine della NATO con l’Iraq». 
Comitato promotore della campagna NO GUERRA NO NATO
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Video in sintonia: https://youtu.be/ObYJVBpDaus

lunedì 13 maggio 2019

Emilia Romagna. Presentato progetto di legge per metodi alternativi alla vivisezione


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Su richiesta di LEAL Lega Antivivisezionista è stato appena depositato in Regione Emilia Romagna, un importate progetto di legge per la promozione dei metodi alternativi sostitutivi alla sperimentazione animale a firma di Silvia Piccinini, portavoce M5S (testo del progetto al link http://bit.ly/2JwiAhP).

L’utilizzo di animali non-umani o modelli animali nella ricerca scientifica è sempre più sentito con senso critico dall’opinione pubblica che si interroga sugli aspetti anche etici rispetto a queste metodologie. Molti medici e ricercatori sono consapevoli che la sperimentazione sugli animali non porti a dei validi risultati quando li rapportiamo agli esseri umani. Abbiamo bisogno di una svolta per rispondere all'esigenza di ricorrere a metodi di ricerca tecnologicamente più avanzati che permettano di trovare le cure di per tante malattie. “Ricordiamo inoltre - aggiunge Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL - che ci sono eccellenti professionalità che se adeguatamente finanziate, come accade per la sperimentazione animale, sarebbero messe in grado di trovare soluzioni e cure a tante patologie. 

Ci auguriamo che la Regione Emilia Romagna accolga la proposta di promozione di metodi sostitutivi come già fatto dalla Regione Piemonte in data 16 luglio del 2018. Abbiamo bisogno di reali innovazione nel settore scientifico che non deve rimanere ancorato alla ricerca tradizionale ma deve essere per sua natura in evoluzione”.

LEAL Lega Antivivisezionista

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