L’ambasciatore russo ha recentemente criticato la narrazione proveniente dagli “alti colli” (cioè dal Quirinale) che attribuisce alla Russia tutta la responsabilità per l’inizio ed il perdurare della guerra in Ucraina.
Naturalmente l’ambasciatore Alexei Paramonov ha buoni motivi per esprimere questo giudizio. Basta riesaminare fatti peraltro ben noti, che però è utile ricordare di nuovo.
Alla fine della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica i due presidenti USA Regan e Bush, ed il Segretario di Stato Baker assicurarono all’ingenuo Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata di un centimetro verso Est. Gorbaciov – le cui responsabilità storiche meriterebbero un’analisi approfondita a parte – si fidò. Concordò l’annessione di fatto della Germania Democratica (DDR) alla Germania Occidentale (nonostante che un referendum popolare tenuto nella DDR ben dopo lo smantellamento – anch’esso concordato - del muro avesse espresso la volontà dei cittadini orientali di mantenere l’indipendenza con il 75% dei voti). Sciolse poi il Patto di Varsavia tra i paesi comunisti nella convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO e che la Germania riunificata sarebbe diventata neutrale.
In due libri, l’uno dell’ultimo ministro della DDR Modrow, e l’altro del consigliere di Gorbaciov Puskov – entrambi ex “gorbacioviani” della prima ora – la politica arrendevole dell’ex capo dell’URSS viene accusata di “irresponsabilità politica”.
Le potenze della NATO hanno profittato di queste circostanze per impossessarsi dell’economia russa per mezzo del loro uomo di fiducia, l’ubriacone Eltzin, e poi per far avanzare in modo spettacolare i confini della NATO verso Est, fino ad inglobare ex paesi sovietici, come i paesi baltici. Di fatto la Russia è stata posta sotto assedio nell’attesa di una sua successiva disgregazione.
Il giornalista corrispondente da Mosca Marc Innaro, per aver sottolineato che bastava consultare una carta geografica per verificare questi fatti, è stato “segato” dalla RAI.
Uno degli episodi chiave dell’avanzata della NATO verso Est è stata la guerra di aggressione del 1999 – con la partecipazione diretta del governo italiano di D’Alema - a quanto rimaneva dell’ex Jugoslavia, alleata di fatto della Russia. Allora l’attuale presidente Mattarella era vice-Presidente del Consiglio, ma forse non se lo ricorda.
Il mutato atteggiamento – molto più fermo - del nuovo governo russo guidato da Putin, così come quello della diplomazia cinese, ed anche quello dell’Iran dopo che Trump aveva stracciato unilateralmente gli accordi sottoscritti dall’ala “riformista” iraniana e dall’amministrazione USA di Biden, è strettamente legato a questi avvenimenti.
La goccia finale, che ha portato alla guerra aperta, è stato il colpo di stato del 2014 in Ucraina, paese allora neutrale, organizzato dai servizi statunitensi con la regia della nota neocon Victoria Nuland (allora vice-segretaria di Stato) e la complicità dei gruppi ultranazionalisti e nazi-fascisti ucraini.
La Russia ha cercato di trattare sottoscrivendo gli accordi di Minsk, con la mediazione della cancelliera Merkel e del presidente francese Holland. Ma questi accordi non sono mai stati rispettati. Le regioni dell’Est che non avevano aderito al colpo di stato sono state bombardate e attaccate causando migliaia di morti. La Merkel e Holland hanno cinicamente ammesso che gli accordi erano serviti solo come copertura per consentire il riarmo dell’Ucraina in funzione antirussa. Gli ultimi tentativi della Russia di raggiungere un accordo per la sicurezza reciproca alla fine del 2021 sono stati sprezzantemente respinti dalla NATO; e poi nel 2022 ad Istambul il primo ministro britannico Johnson è intervenuto per impedire che Russia ed Ucraina raggiungessero un accordo rapido dopo l’inizio del conflitto diretto del 2022.
Ora i bellicisti europei – dopo aver sostenuto all’inizio del 2022 che i Russi combattevano con le pale e i chip rubati alle lavatrici ed avrebbero ceduto in poche settimane – tentano di prolungare indefinitamente la guerra – che non va tanto bene per il governo di Kyev - rifornendo di armi, munizioni, finanziamenti, intelligence, logistica, assistenza militare l’esausta Ucraina.
Questo sfortunato paese, che sarebbe ormai uno stato fallito senza l’aiuto della NATO, ha avuto un calo demografico impressionante da 52 milioni di abitanti a 38 per le continue fughe all’estero, e perdite enormi sui fronti bellici, calcolabili in ben oltre un milione di morti.
Per giustificare la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina, gli Europei della NATO, dopo il parziale sganciamento degli USA, fanno notare che la “grande” Russia” sarebbe in stallo rispetto alla “piccola” Ucraina. Ma in realtà la guerra non è tra Russia e Ucraina, ma tra Russia e paesi europei della NATO. Il governo nazi-fascista di Kyev ci mette essenzialmente solo la carne da macello.
I droni e i missili usati dall’esercito ucraino provengono in gran parte da paesi europei, tra cui anche l’Italia che contribuisce con quattro fabbriche poste nel Nord Italia, e perfino dal Canada.
Inoltre, nonostante il parziale disimpegno del governo USA, le Big Tech statunitensi sono intervenute direttamente nella guerra. Gli obiettivi da colpire in Russia o nel Donbass sono indicati dal sistema satellitare Starlink della società Space X, di proprietà di Elon Musk, mentre anche la nota impresa di Intelligenza Artificiale militare Palantir fornisce pacchetti singoli dotati di un computer per l’individuazione del bersaglio e un drone di pronto uso (tecnologia Skykit). La principale banca dell’Ucraina è gestita da un’altra nota Big Tech: Amazon.
Ricordiamo, per concludere, che le Big Tech USA sono intervenute anche nel genocidio di Gaza con l’individuazione dei bersagli. L’amministratore delegato della Palantir, Alex Karp, contestato per queste attività genocide che hanno causato decine di migliaia di morti, ha risposto cinicamente che “questo è vero, ma erano per la maggior parte terroristi”.
Nonostante il flusso continuo di aiuti di paesi europei della NATO e Big Tech USA, non sembra però che né il governo di Kyev stia tanto bene, né quello israeliano sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi. Aspettiamo gli eventi.
Vincenzo Brandi