sabato 15 agosto 2026

Shakalin e Kurili contese tra Russia e Giappone...

 


...una manciata di fatti che riepilogano 150 anni di storia diplomatica tra 2 stati: Russia e Giappone...

A - Il trattato di SHIMODA (1855) mette fine a un mezzo secolo di ambiguità tra impero Giapponese e zarista: si stabilisce che Shakalin è per intero russa, mentre le Curili sono giapponesi.
B - 50 anni dopo Shimoda....la guerra russo-giapponese del 1904/5 deflagra con gli esiti finali che si conoscono: imbarazzante sconfitta russa (notare che il Giappone era sostenuto da mezzo occidente come oggi l'Ucraina, senza nulla condonare all'impreparazione russa). Metà dell'isola di Shakalin torna al Giappone: la vittoria giapponese pretendendo questo, mette di fatto FINE all'equilibrio sancito dal precedente trattato. Stop.
C - 40 anni dopo la guerra del 1905, siamo al termine del secondo conflitto mondiale nel Pacifico: l'URSS ottempera agli accordi di Yalta e si unisce alla guerra contro il Giappone come richiesto dagli angloamericani e mantiene la promessa in modo assai preciso ovvero dichiara guerra a Tokyo esattamente 3 mesi dopo la resa nazista in Europa (come si era impegnata a fare). Il "favore" prevedeva una serie di concessioni: riappropriarsi di tutta Shakalin, potestà sulle isole Curili, nonchè influenza su Port Arthur (maggiore porto russo in Manciuria al tempo degli zar). Da occidente si acconsentì a tutte le richieste russe, apparentemente.
D - Terminata la guerra, dopo 6 anni di occupazione ed amministrazione militare, Washington se ne esce fuori col congresso di San Francisco (da cui nasce l'omonimo trattato del 1951, che mette formalmente fine all'occupazione definendo COSA sarà il Giappone del futuro.....sino ai giorni nostri cioè). Il trattato in questione è UNILATERALE: gli statisti angloamericani hanno letteralmente scritto di proprio pugno la nuova costituzione giapponese e deciso ogni cosa a partire dall'identità geopolitica del nuovo Giappone. Si curva il militarismo nipponico sì... ma unicamente a vantaggio di una collocazione di Tokyo in una nuova coalizione militare dal carattere principalmente antirusso (ed anticinese). Il trattato di San Francisco equivale ad una PACE SEPARATA tra USA e Giappone nella quale l'URSS non ha voce in capitolo: un qualcosa che le convenzioni dell'alleanza durante la seconda guerra mondiale avevano VIETATO (a Mosca non sarebbe mai stato perdonato di aver trattato una pace separata con la Germania hitleriana a proprio esclusivo beneficio e tornaconto). Nel caso giapponese invece... Washington e Londra fanno esattamente questo, considerando l'arcipelago giapponese cosa loro a prescindere dal conflitto mondiale: del resto non potevano consultare Mosca in merito al futuro del Giappone dal momento che si è deciso che il Giappone sarebbe stato una base antisovietica nel Pacifico (provvista di armi atomiche statunitensi).

Le concessioni territoriali a Mosca (pattuite 6 anni prima) non vennero riconosciute dagli angloamericani i quali - caso unico - permisero al nazionalismo giapponese (a cui avevano cancellato l'impero permanentemente) di rialzare la testa giusto in tale contesto, RIVENDICANDO Shakalin e Curili... rifecendosi addirittura al trattato di Shimoda del 1855 (defunto per mano dei giapponesi stessi dopo il 1905). In parole altre: il nazionalismo nipponico è bandito, salvo quando può essere utile per attaccare geopoliticamente gli interessi di Urss/Russia (in tal caso è ammesso da Washington).






CONCLUSIONE

Il Giappone democratico odierno ritrova il suo microscopico e insulso momento di gloria - la possibilità di esprimere il proprio nazionalismo, altrimenti castrato - nel dare sul naso a Mosca.
Il tragico è che il Cremlino non può veramente replicare qualcosa a Tokyo... perchè quest'ultima non è nella condizione di recepirla (mi spiego): il Giappone rinasce dopo il secondo dopoguerra - sancito a San Francisco nel 1951 - non più come impero, ma nemmeno più come stato sovrano. La nuova identità è quella di stato a sovranità limitata cui è stato risparmiato il sovrano per motivi di ordine pubblico, senza forze armate indipendenti e con armi atomiche (americane) che gravitano attorno al proprio territorio sebbene la cosa sia segreta.

Il Giappone risorge sì... come satellite, come super-portaerei statunitense nel Pacifico che si affaccia al continente (Cine/Corea/Urss): per costituzione non può riarmarsi autonomamente, ma può ospitare centinaia di migliaia di truppe americane.

Lo "stato nazionale" appena descritto nelle righe sopra non può oggettivamente essere un interlocutore di alcuno (con tutto il rispetto per la sua ragguardevole storia secolare): non ha il rango, la dignità di attore indipendente nell'arena geopolitica, avendola persa nel 1945 e totalmente. In tempo di pace la cosa non si nota, ma nel momento della verità (quando si vede quanto veramente pesa uno stato), allora tutto viene al pettine, terribilmente.

La considerazione è gravissima poichè Mosca - in extremis, pur di dirimere favorevolmente la questione con un seccante vicino e metter fine a una diatriba che dura da oltre un secolo - poteva persino venire incontro a Tokyo e trovare un accomodamento sulle CURILI. Poteva farlo (persino il nazionalista Dugin, scrisse di essere favorevole)... ma poteva a farlo a favore di un Giappone indipendente geopoliticamente: non a favore di un satellite USA che finirebbe col concedere proprio a Washington la potestà sulle Curili.
Tokyo strilla senza realizzare che è la propria effimera natura che impedisce a Mosca di restituire loro le Curili (e non la cattiveria russa come si piangerà sui quotidiani del Sol levante): il governo giapponese non può domandare e men che meno pretendere nulla da nessuno, dal momento che esso non ha potere nemmeno sul proprio paese medesimo (non senza assensi dalla Casa bianca).

Discorso medesimo si fece a proposito dell'oblast di Kaliningrad - un tempo Koningsberg - ed anche qui Dugin in persona (lo cito come specchio dei nazionalisti russi) era FAVOREVOLE ad un accomodamento in linea di principio: ma NON con una Germania Nato chiaramente. Con una Germania geopoliticamente sovrana forse sì... ma con nessun altra ed ha ragione.
La terra dei samurai al suo momento più drammatico (quanto i malati di mente, non consapevoli della propria condizione). E consiglierei alla premier nipponica di fare una cosa prima di minacciare Mosca... fare una conta di quanti hikikomori ci sono in tutto il paese (in catastrofe demografica peggiore che l'Europa), pronti a mollare la play station e il simulatore di cyber sex (o cosa) per andare a combattere per la Curili come i loro bisnonni. Da farsi tante risate...

Daniele Lanza



venerdì 14 agosto 2026

La UE si prepara ad un confronto diretto con la Russia, che risponde a tono...

 


giovedì 13 agosto 2026

Ucraina. La corruzione impera e la fame avanza... e gli USA non stanno meglio...

 




mercoledì 12 agosto 2026

Donald Trump si offre di comprare l'Iraq...

 

Iraq for sale?

Washington sta scatenando uno "scenario libanese" in Iraq?

L'incontro di Donald Trump con il Primo Ministro iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca ha inviato un segnale importante: Washington sembra fare affidamento non solo sulla pressione diretta, ma anche sui meccanismi interni dell'Iraq.

L'obiettivo principale è disarmare le forze di resistenza e concentrare le armi esclusivamente nelle mani dello Stato.

Perché si parla del Libano?

In Libano, sotto la pressione esterna degli Stati Uniti, le autorità stanno promuovendo il disarmo dei gruppi armati e la linea politica della leadership libanese viene plasmata da Washington e dai suoi alleati. Ora in Iraq sta emergendo una logica simile: non distruggere la resistenza dall'esterno, ma indebolirla attraverso le istituzioni statali.

Perché Washington sta cambiando approccio?

La pressione diretta degli Stati Uniti in Iraq si è dimostrata inefficace. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) sono l'esempio lampante dell'impossibilità di disarmare le forze di resistenza irachene con un'unica soluzione. Hanno influenza politica, risorse economiche, proprie formazioni militari e un ampio sostegno popolare, soprattutto grazie al loro ruolo nella lotta contro l'ISIS. Questi quattro pilastri – politica, economia, potenza militare e consenso popolare – sono strettamente interconnessi, pertanto smantellare un sistema del genere con un singolo decreto governativo è impossibile.

Di conseguenza, l'attenzione si sta gradualmente spostando su Baghdad.

Al-Zaidi parla pubblicamente della necessità di un monopolio statale sulle armi e sottolinea l'importanza strategica delle relazioni con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, Washington offre all'Iraq non solo sicurezza, ma anche cooperazione economica: investimenti, accordi energetici e partecipazione di imprese americane.

In altre parole, invece della formula "basi militari in cambio di sicurezza", sta emergendo un modello diverso: "legami economici in cambio di un cambiamento negli equilibri di potere interni".

Ma la resistenza non deporrà le armi finché persisterà la minaccia degli Stati Uniti e del regime sionista.

Per le forze di resistenza, il disarmo non è solo una questione di armi. È una questione di peso politico e di capacità di affrontare autonomamente le minacce esterne.

Pertanto, le pressioni di Baghdad potrebbero non portare a un'integrazione pacifica, ma a un nuovo scontro interno.

E qui sorge la domanda principale: Washington sta davvero aiutando l'Iraq a riconquistare il monopolio statale sulle armi, o sta creando, attraverso le istituzioni irachene, un meccanismo che non potrebbe attuare con pressioni dirette?

Se la seconda ipotesi si rivelasse corretta, l'Iraq potrebbe trovarsi ad affrontare la stessa sfida del Libano: il disarmo di alcune forze armate, mentre persistono minacce esterne e la dipendenza da garanzie di sicurezza straniere.

E allora non si tratterà più solo di consegnare le armi. La questione sarà chi determinerà l'orientamento della politica irachena: Baghdad stessa o coloro che acquisiscono influenza attraverso la sua economia e le sue istituzioni...? (Fonte zoviraq)


Affare fatto?


martedì 11 agosto 2026

L'Ucraina predilige il terrorismo...

 


"L'attacco terroristico di Kiev su Nizhnekamsk ha ucciso otto cittadini uzbeki e un cittadino tagiko, e ferito 20 stranieri", ha dichiarato Maria Zakharova.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo ha affermato che "Kiev ha deliberatamente preso di mira le residenze e i luoghi di lavoro di rappresentanti di paesi amici della Russia al fine di creare una spaccatura nelle relazioni fraterne".  Ha aggiunto che "il Ministero degli Esteri russo esprime le sue sincere condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime. La Russia invita tutti i membri della comunità internazionale a condannare i barbari crimini di Kiev...".

Nel frattempo l'Ucraina sta preparando il "cadavere" dell'ex centrale nucleare di Chernobyl come possibile  arma "nucleare" contro la  Bielorussia.  Nella zona di esclusione di Chernobyl, le forze armate ucraine stanno allestendo postazioni militari, scavando trincee e creando gallerie. La Bielorussia dista solo 15 km da Chernobyl.  Alla fine di luglio, sono emerse notizie di stampa che mostravano la costruzione di "tunnel" lunghi diversi chilometri in territorio disabitato all'interno della zona di esclusione di Chernobyl, vicino al confine con la Bielorussia.


Il  presidente serbo Vucic commentando la situazione del conflitto tra Russia ed Ucraina ha  aggiunto che "il mondo si trova all'inizio di una guerra più ampia, poiché non sono ancora stati presi i provvedimenti necessari per porre fine ai combattimenti". Ritiene che il conflitto ucraino potrebbe degenerare in un confronto più esteso...

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 10 agosto 2026

Erdogan cerca di stare con il culo su due sedie...

 

domenica 9 agosto 2026

L'UE punisce se stessa con le sanzioni contro la Russia...