Quello che sta accadendo in queste ore non è un episodio isolato. E' un fatto che riguarda tutte e tutti. Riguarda il diritto internazionale, che non può essere violato impunemente in mare aperto, così come non può esserlo sulla terra ferma. Riguarda il principio fondamentale secondo cui gli aiuti umanitari devono poter raggiungere una popolazione civile sotto assedio.
Chiediamo con forza:
- che venga immediatamente ristabilito il contatto con tutte le imbarcazioni
- che sia garantita l'incolumità di tutte le persone a bordo (la missione vede una forte partecipazione italiana, con attivisti, medici e giornalisti)
- che cessino operazioni che violano il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali.
In queste ore è necessario mantenere alta l'attenzione.
1. Inondiamo le piazze: Padova, Bologna, Trento, Treviso, Venezia, Bari hanno già indetto manifestazioni. Mobilitiamoci anche a Roma!
2. Pressione Istituzionale: Inviare messaggi ai canali social del Ministero degli Esteri e alla mail del Ministero ( unita.crisi@esteri.it ) esigendo che il governo italiano intervenga per garantire l'incolumità dei cittadini (italiani e non) e il ripristino delle comunicazioni.
3. Monitoraggio costante e pubblico sui social media: Utilizzare gli hashtag ufficiali (come #GlobalSumudFlotilla, #FreedomFlotilla, #SafePassage) per mantenere l'algoritmo alto e impedire che la notizia venga sommersa.
4, Contatto con i Media: Sollecitare le testate giornalistiche affinché verifichino la posizione delle navi tramite i dati satellitari e che rompano il muro del silenzio stampa.
5. Mandiamo dei messaggi ai nostri compagni e amici a bordo ( contact@globalsumudflotilla.