domenica 29 marzo 2026

In Iran vale il "sincretismo" religioso...


Ante Scriptum: "In Iran, il panorama religioso è caratterizzato da una complessa interazione tra la fede islamica sciita (seguita dalla maggioranza della popolazione) con l'integrazione di una minoranza sunnita e una stratificazione di tradizioni pre-islamiche. Sebbene l'Islam sciita imamita sia predominante e costituisca la base ideologica della Repubblica Islamica, persistono elementi sincretici e influenze antiche..." (P.D'A.)

LIran ha correttamente e strategicamente compreso una necessità storica e di prospettiva multipolare per il futuro. Infatti è dal 1987 che ha istituito la Conferenza Internazionale sull'Unità Islamica. (...)  Ad essa partecipano migliaia di studiosi islamici, mufti, ministri, studiosi e personalità di spicco provenienti dall'Iran e da tutto il mondo. Tra gli argomenti trattati figurano il confronto tra i movimenti takfiri, la resistenza palestinese, la "Nazione islamica unificata" e la promozione del rispetto reciproco tra le diverse connotazioni, oltre alla cooperazione tra gli stati musulmani.

In questo solco lavora anche il clero sunnita in IranMowlavi Nazir Ahmad Salami, membro del Consiglio supremo del Forum mondiale per la vicinanza delle scuole di pensiero islamiche,   membro dell'Assemblea degli Esperti della Leadership in Iran, rappresentante delle comunità sunnite del Sistan e Baluchistan, ha dichiarato, in un'intervista all’agenzia Iqna dopo l’aggressione israelo statunitense, che la rivoluzione islamica alla fine troverà la dignità della Ummah musulmana e la vittoria completa sui nemici dell'Iran“…L'unità musulmana vanificherà i complotti nemici e neutralizzerà le trame distruttrici pianificate dai nostri nemici…”.

Mawlawi Nazir Ahmad Salami, rappresentante del popolo di Sistan e Baluchestan nell'Assemblea degli Esperti, riferendosi agli sviluppi della regione, ha detto che “…I nostri  nemici stanno usando l'arma della discordia mentre cercano di minare le nazioni islamiche... essi cercano di supervisionare la disgregazione delle nazioni islamiche e stanno cercando di ridisegnare le mappe del Sistan e Baluchestan in linea con un complotto vecchio di decenni… il nostro Paese e popolo, il mondo intero ha attualmente bisogno di unità e giustizia e di eradicazione della discriminazione e della crudeltà più che mai…”, ha dichiarato la guida sunnita iraniana.

Anche le altre minoranze religiose che sono parte del popolo iraniano, si sono schierate fermamente per la difesa della nazione contro l’aggressione.

Dal Mandaeismo, noto anche come nasoreismo o sabianesimo, una religione gnostica, monoteista ed etnica, i cui aderenti, seguono Giovanni Battista noto anche come Yaḥyā ibn Zakarīyā. Il numero dei mandaei iraniani è stimata in circa 65.000 seguaci, essi sono concentrati principalmente nella provincia del Khuzestan, dove la comunità ha le sue radici storiche e dove ha sempre vissuto con la popolazione locale.

Al Buddismo, che è formato da una piccola comunità ma che è molto rispettata anche nella cultura e nelle arti. La sua presenza in Iran risale al II secolo, quando i parti, come An Shigao, erano attivi nella diffusione del buddismo in Cina. Molti dei primi traduttori della letteratura buddhista in cinese provenivano dalla Partia e da altri regni legati all'attuale Iran.

Anche i Sikh sono presenti nella società iraniana. C'è una comunità di sikh in Iran che conta alcune  migliaia di persone, che vivono principalmente a Teheran come  cittadini iraniani, dove hanno anche quattro gurdwara, tempio e loro luogo di incontro: uno nella capitale e tre fuori, Mashhad, Zahidan e Bushehr. I fedeli sikh sono molto rispettati e hanno dichiarato di non sentire alcuna discriminazione da parte della società iraniana e di sentirsi pienamente parte di essa e di voler condividerne il destino. Fanno anche servizi alla comunità, istituendo scuole e dopo scuola e insegnando ai giovani studenti . Le scuole attaccate alle gurdwaras  sono aperte ai non-Sikh.

Anche i Cristiani sono significativamente presenti nella società iraniana, contando comunità sia armene che cattoliche.

L’ultimo sondaggio Gallup effettuato aveva rivelato che l'83% degli iraniani affermava che la religione è una parte importante della loro vita quotidiana. Un altro sondaggio online del 2020 condotto da GAMAAN, ha rilevato un numero più elevato di iraniani che si sono auto-identificati come atei, l’8,8%. Altri due sondaggi di GAMAAN, condotti a febbraio e dicembre 2022, sono stati testati meglio rispetto ai dati esterni e in confronto alle indagini di probabilità (ad esempio, sui tassi di occupazione, sulle lingue che le persone parlano a casa e sui tipi di assistenza sanitaria). Queste indagini hanno rilevato che rispettivamente il 10% e il 7% si identificavano come atei. Un altro sondaggio, condotto con l'assistenza dei provider VPN Psiphon e Lantern, ha rilevato nel luglio 2023 che il 7% si è identificato come non religioso e che, avendo introdotto l'opzione per la prima volta, il 16% si è identificato come umanista.

Stralcio di un articolo a cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG



Articolo collegato:   

 https://paolodarpini.blogspot.com/2026/03/iran-la-voce-dei-cristiani-iraniani.html

sabato 28 marzo 2026

Soli... nell'infinito universo!?

 


Il dibattito sulla natura del ‘creato’ è antico quanto l’abitudine degli antichi di guardare il cielo stellato notturno e chiedersi che diavolo fossero quei punti di luce. Circa due millenni e mezzo fa, il filosofo greco Aristotele chiuse la questione, asserendo che la Terra fosse il centro — unico — delle ‘sfere celesti’ e che pertanto non esistessero altre ‘Terre’, cioè altri posti nell'universo dove potessero esistere mondi abitati dai figli di Dio, al di fuori della nostra Terra.

La visione aristotelica regnò per circa duemila anni, fino al 1543, quando Copernico dimostrò che la Terra orbita attorno al Sole, spazzando via il pensiero ‘solista’ che asseriva che l’uomo era solo nell’universo. Di conseguenza il pendolo intellettuale si spostò rapidamente verso l’altra versione, cioè che l’universo dovesse pullulare di vita. Tra l’altro, la dottrina medievale della ‘plenitudine’ — ossia, della ‘pienezza’— asseriva piuttosto che tutti i mondi creati da Dio — il Sole, la Luna, i pianeti, le lune di Giove, e tutte le stelle — dovessero per forza essere abitabili e dunque abitati…

Nell’ultimo mezzo millennio però non abbiamo visto tracce affidabili degli 'altri' che dovrebbero provenire da questi mondi lontani. La letteratura popolare invece ne è convintissima e gli organi di stampa abbondano di storie di avvistamenti di UFO e quant’altro. Così, almeno a giudicare dai mezzi di comunicazione, un gran numero di persone sarebbe convinto che i più imponenti monumenti del passato — Stonehenge, le Piramidi, la Grande Muraglia cinese — siano stati costruiti con l’assistenza di ingegneri venuti dalle stelle e il 79% della popolazione americana è convinta che il loro Governo tenga nascoste ai cittadini le prove di contatti avvenuti con gli alieni.

Da dove verrebbero però? Abbiamo una ragionevole certezza che gli altri pianeti del sistema solare non siano abitati. Vediamo tante stelle lassù ma — fino ad ora almeno — non abbiamo avuto la prova che attorno a esse orbitino pianeti in grado di supportare la vita in una forma che potremmo riconoscere come tale. Ora invece, sì. Nel 2013 gli astronomi hanno scoperto tre pianeti di dimensione e massa simili alla Terra che girano attorno alla stella Gliese 667 — a ‘soli’ ventidue anni luce da noi — le cui orbite li mantengono a una distanza dalla propria stella tale da permetterebbe l’esistenza dell’acqua in forma liquida. Il capo dell’équipe di astronomi che ha fatto la scoperta — Guillem Anglada-Escude — ha commentato il risultato, spiegando che la possibilità che uno di questi pianeti possa ospitare forme di vita avrebbe un impatto “tremendo”.

Siamo soli nell’universo oppure no? Forse in uno dei prossimi decenni avremo una risposta al quesito.

James Hansen



venerdì 27 marzo 2026

Toscana. Presentazione del Dossier su Installazioni USA/NATO in Italia...

 


La Terza Guerra Mondiale è in corso e il nostro Paese ne è pienamente coinvolto.
La Toscana esprime tutte le ricadute dell’escalation bellica, a partire dalla crescente militarizzazione del territorio: tra Pisa e Livorno è stata rafforzata la base di Camp Darby e le infrastrutture di collegamento con il porto di Livorno e l’aeroporto militare di Pisa; a Firenze è stato installato il nuovo Comando NATO alla Caserma Predieri, le Larghe Intese spingono per il raddoppio dell’aeroporto di Peretola per disimpegnare Pisa dal civile e poter investire nel militare, oltre alla presenza di industrie della guerra come Leonardo affiliate a università e centri di ricerca.
Accanto al progredire del processo di militarizzazione dei territori e della società, negli ultimi anni si è intensificata l’attività dei comitati, delle associazioni e delle organizzazioni operaie e popolari che si battono contro la guerra e i suoi effetti. Questo ha fatto sì che sia stato prodotto molto materiale di inchiesta e di denuncia da poter utilizzare come strumento per alimentare l’organizzazione e la mobilitazione dal basso per fermare la spirale di guerra.
Il dossier sulle istallazioni USA-NATO prodotto dal Comitato Nazionale No NATO e la rivista HUB ne sono due esempi importanti che vogliamo diffondere e usare per alimentare il dibattito e la convergenza.

FIRENZE: 

PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO
“INSTALLAZIONI USA/NATO IN ITALIA”

In un contesto caratterizzato dall’escalation bellica, il Comitato presenta l’opuscolo prodotto dal Coordinamento Nazionale No NATO. Oltre sessanta pagine in cui emerge con chiarezza il ruolo strategico dell'Italia nei conflitti promossi dal blocco imperialista USA/NATO, UE e sionista. Il nostro Paese è un tassello fondamentale di questo ingranaggio: proprio per questo, la mobilitazione sul nostro territorio può dare un contributo decisivo per inceppare l'economia di guerra e fermare il conflitto.

Mercoledì 1 Aprile 2026
Al Circolo Ricreativo “il Lippi”
(Firenze), via Pietro Fanfani 16

H 18:30 Discussione
a cura del Comitato No Comando NATO né a Firenze né altrove

Intervengono:

  • Coordinamento Nazionale No NATO
  • La conoscenza non marcia _ Francesco Zanotelli antropologo UniFI
  • Studenti di Sinistra _ Francesco di Stefano
  • Coordinamento fiorentino contro il riarmo

Fuori l’Italia dalla NATO,
fuori la NATO dall’Italia!



LINK DOWNLOAD LOCANDINA E VOLANTINO

Firenze: https://drive.proton.me/urls/011CW1P4HG#T1FqLJGtjlea


giovedì 26 marzo 2026

Festival Russia Today - 11/12 Aprile 2026 in provincia di Bologna...

 


Torna il Festival del cinema documentario di RT. Si svolgerà in provincia di Bologna: concerti, proiezioni di documentari, mostre e dibattiti con ospiti internazionali e italiani.

Saranno presenti: Angelo d'Orsi, Elena Basile, Vauro Senesi, Fiammetta Cucurnia, Davide Rossi, Alexandre Penasse, Pavol Slota, David Cacchione, Acido Enrique Javier Refoyo, Marinella Mondaini, Sena Erkoc, Umut Gultekin, Sara Reginella, Clara Statello, Stefano Orsi, Hala Bou Saab e in videocollegamento Moni Ovadia e Vincenzo Lorusso.

Il programma dei documentari prevede i seguenti docufilm:
Il Medio Oriente non si arrende!
Io accuso il fascismo
Russia-Ucraina, dietro la cortina di fumo
Il Miracolo di Gaza
8 giorni in Donbass
Le marionette sanguinarie dell'Occidente

Ci saranno dei video-collegamenti e video messaggi dalla Russia, semplicemente straordinari

La città e il luogo esatto verranno comunicati esclusivamente ai prenotati la mattina dell'11 Aprile.

Per prenotarsi utilizzare esclusivamente questo form:

https://forms.yandex.com/u/69aef899f47e730c26358328/


mercoledì 25 marzo 2026

Marzo 1999. Non dimentichiamo l'aggressione contro la Jugoslavia...

 


Marzo 1999 - Marzo 2026 -  Nonostante il tempo… e i tempi intorno: NOI NON DIMENTICHIAMO, la guerra di aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia. 

Quale è la realtà del Kosovo Metohija oggi… a ventisette anni dall'inizio dei bombardamenti e dell'aggressione alla  Repubblica Federale di Jugoslavia/Serbia… motivata dalla falsa "necessità di fermare una pulizia etnica” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell'umanità tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra), hanno decretato l'aggressione alla RF di Jugoslavia il 24 Marzo 1999.

“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…”.

Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…

Quali erano e sono, le strategie geopolitiche e geostrategiche, che c'erano dietro la “crisi del Kosovo” e Rambouillet, sono sotto gli occhi di tutti ed agli atti; così come le menzogne e la “disinformazione strategica” pianificate, che dopo 27 anni sono di dominio pubblico, pianificate per cancellare la RFJ e annichilire il popolo serbo.

 Qual è oggi la realtà del Kosovo dopo 78 giorni di bombardamenti e dopo 27 anni di “ristabilita” democrazia, di “ristabiliti” diritti umani, “ristabilita” multietnicità,,, di “ritrovata” libertà?

La realtà sul campo è esattamente il contrario delle verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunità Internazionale.

 Dopo 27 anni dove sono la cosiddetta “pulizia etnica”, il “genocidio”, “le fosse comuni” con le decine di migliaia di albanesi kosovari dentro?

Quando, secondo i documenti CIA, FBI, OSCE, Unmik, NATO….a tutt’oggi: sono stati ritrovati 2108 corpi di tutte le etnie; quando secondo l’UNCHR i primi profughi sono stati registrati il 27 marzo 1999, cioè 3 giorni dopo l’inizio dei bombardamenti; dal giugno ’99 ad oggi 3.000 serbi, rom, albanesi jugoslavisti, e di altre minoranze; sono stati rapiti 1300 serbi; oggi si sa (tramite le memorie della ex procuratrice del Tribunale dell’Aja per la Jugoslavia, Carla Del Ponte) che loro sapevano dei 300 serbi rapiti dalle forze terroriste dell’UCK portati in Albania per estirpare loro gli organi ad uno – Cos’è la democrazia quando per motivi etnici, le persone (serbi e le altre minoranze) non possono lavorare, studiare, avere l’assistenza sanitaria, camminare fuori dalle enclavi (campi di concentramento a cielo aperto) con il rischio di essere assassinati?

 - Che significato ha il termine “diritti umani”, quando per motivi etnici o religiosi, un uomo, un giovane, un bambino in ogni momento può essere ucciso? Quando oggi nel 2026, tutti i “diritti umani” fondamentali sanciti nella Carta Universale dei Diritti Umani fondante l’ONU…sono ogni giorno negati per tutti i non albanesi ed anche per migliaia di kosovari albanesi?

- Cosa significa la parola multietnicità, quando oggi il Kosovo è una provincia etnicamente pulita, mentre fino al 1999 vivevano lì 14 minoranze diverse, con gli stessi diritti sanciti nella Costituzione jugoslava? Quando 148 monasteri e luoghi sacri ortodossi sono stati distrutti dalle forze terroriste dell’UCK?                 

  - Che significato ha la parola “libertà”, quando ad un popolo per motivi etnici è negata la possibilità di lavorare, studiare, essere curato, privato dei diritti politici, civili o religiosi? Quando in uno stato fantoccio creato dalla forza militare della NATO, la sua leadership è formata da criminali, terroristi, da trafficanti di droga, di armi, di donne, di organi umani, come indicato e documentato da svariati organismi giuridici internazionali e dalla stessa DEA (Agenzia antidroga statunitense), che ha definito il Kosovo un narcostato nel cuore dell’Europa? Un lavoratore e le persone oneste di qualsiasi etnia, sono libere in una realtà simile?  

Come può essere libero un popolo o una regione quando sulla sua terra costruiscono una base militare straniera, come Camp Bondsteel, la più grande base militare americana dai tempi del Vietnam? Per cosa un tale investimento di denaro e forze? Per controllare alcune decine di migliaia di serbo kosovari chiusi dentro alcune enclavi? O forse (!) per i loro disegni ed obiettivi geostrategici?

 Menzogne! Menzogne! Menzogne!

Per questo come SOSYugoslavia-SOSKosovoMetohija e come Forum Belgrado per un Mondo di eguali, continuiamo a lavorare caparbiamente per una informazione di verità e per una solidarietà concreta, con ancora molti Progetti sul campo, per il popolo serbo del Kosovo occupato, che resiste sempre più difficoltosamente nelle enclavi assediate dalla violenza e dall’odio.

La battaglia per la verità è battaglia per la giustizia. Senza verità non può esserci giustizia. Senza giustizia non ci può essere pace per nessun popolo.

Come modesta voce delle enclavi resistenti del Kosovo Metohija usurpato, chiediamo a coloro che li possiedono, col cuore e con la coscienza di uomini e donne liberi e consapevoli, di certamente non dimenticare l’aggressione criminale al popolo jugoslavo del 1999, ma altrettanto fortemente di non dimenticare la resistenza del popolo serbo del Kosovo Metohija occupato, OGGI.    

 “…i tempi neri della distruzione sono arrivati. Sono gonfiati la feccia, il vizio, la malvagità.

  Il marcio puzzo del declino si è levato. Tutti gli eroi e i poeti sono morti.

 Le tane, i covi e i canali sono scoperchiati, i sotterranei sono elevati al sole del giorno.

     Tutti subdoli, tutti maledetti, tutti piccoli….”   ( V.P. Dis )

        “…la guerra non è una canzone, che si può dimenticare

 la guerra è una favola funesta, che ogni giorno si manifesta…” (Milena N.  12 anni )

Enrico Vigna – Forum Belgrado Italia e SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija



martedì 24 marzo 2026

Iran. La guerra continua... mentre Trump propone nuove trattative fasulle...

 

Trump promette un accordol'Iran risponde: «Fake news per i mercati» 


Pare che sottobanco gli Stati Uniti stiano cercando di trovare un accordo con l'Iran, perché la situazione sta portando molta incertezza all'economia mondiale, anche se l'aumento dei prezzi di gas e petrolio agevola le compagnie americane, la cui estrazione "fracking" ha costi molto alti, una crisi mondiale porterebbe danni globali e comunque colpirebbe anche gli USA. Ma gli iraniani non vogliono farsi fregare per l'ennesima volta, con promesse non mantenute e con  abbandono delle trattative  appena USA e Israele  si sentono pronti a riprendere il conflitto.  
L'Iran ha ingoiato troppi rospi e stavolta detta le sue condizioni: ritiro di tutte le basi americane in Medio Oriente, rimborso dei danni causati dall'aggressione, annullamento definitivo delle sanzioni, ecc.  Intanto  il popolo iraniano  non piega il capo:   «Siamo la nazione di Hussein, non accettiamo compromessi».


Le strade delle principali città iraniane sono gremite di persone che esprimono sostegno all'esercito iraniano e alle Guardie Rivoluzionarie, chiedendo la continua resistenza militare all'aggressione statunitense e israeliana.  Hussein, nipote del profeta Maometto, morto nella battaglia di Karbala, occupa un posto centrale nell'Islam sciita, e la sua sofferenza e la sua morte sono diventate un simbolo di sacrificio nella lotta per il bene contro il male, per la giustizia e la verità contro l'ingiustizia e la menzogna.

Comunque girano voci che i funzionari americani e iraniani si potrebbero incontrare in Pakistan, a Islamabad. L'Iran non ha affatto confermato che l'incontro sia stato programmato. Trump avrà serie difficoltà a negoziare una via d'uscita "vittoriosa". Nel frattempo il suo ultimatum di 48 ore è stato aumentato a 5 giorni. Il tempo che serve per l'arrivo dei Marines e dei paracadutisti americani. Le probabilità di una soluzione rapida sono  distanti, soprattutto perché dietro questo paravento Israele continua a bombardare, espandersi e reclamare territori che non gli appartengono, soprattutto in Libano e Siria.

Intanto le bombe si sprecano: Israele e gli Stati Uniti stanotte hanno lanciato attacchi contro un gasdotto e una stazione di distribuzione in Iran.  Il  Pentagono riferisce che  gli Stati Uniti sinora hanno colpito più di 9.000 obiettivi dall'inizio dell'operazione contro l'Iran. 
Secondo l'UNICEF, più di 2.100 bambini sono stati uccisi o feriti dall'inizio dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati:

L’Iran colpisce Dimona, il piano di Trump e Israele è fallito: https://www.youtube.com/watch?v=gqA8QLwO63Q


Nicolai Lilin. La grande speculazione di Donald Trump vale 3 trilioni di dollari: https://www.youtube.com/watch?v=vgvua8Fwwjw

lunedì 23 marzo 2026

Israele occupa nuovi territori in Libano e Siria e prepara nuovi genocidi...