lunedì 15 agosto 2022

Panoramica sull’opposizione di popolo...


Sfortunatamente non si è potuto arrivare a una lista alternativa  nazionale unica, cosa che, per la componente di ignavi del nostro corpo elettorale, richiederebbe la rinuncia alla battaglia e giustificherebbe l’astensione. Posizione di chi pensa di influire su eventi e storia non essendoci e che contraddice sia la logica che la fisica. Posizione, di conseguenza, graditissima al regime oligarchico, che si sentirebbe legittimato, anzi agevolato, anche se la partecipazione al voto si riducesse ai minimi termini. Per i cinici e corrotti autocrati che ci troviamo in casa, non è mai stato un problema. Gli USA insegnano. 

Posizione, infine, narcisisticamente adottata da alcuni personaggi di vertice dei movimenti del dissenso, meritoriamente organizzati e presenti nelle piazze durante questi quasi tre anni di contrasto politico, sociale e culturale ai protagonisti della dittatura sanitaria e delle guerre d’aggressione. Ma posizione che non sembra condivisa  dal popolo manifestante, visto  il formidabile passaggio dei cittadini liberi e pensanti dalle piazze alla raccolta delle firme.

In questo volo d’uccello sulle tre numericamente più consistenti e politicamente più articolate liste, pur partendo da un mio evidente punto di vista, provo di evitare i toni aggressivamente critici e, in certi casi, scompostamente diffamatori, che si sono sentiti nel corso di questa competizione. Toni, diserzioni, ripensamenti, scoperte di improprietà mai constatate prima, che si sarebbero potuti e dovuti riservare ai giorni successivi al 25 settembre. Quando nella trincea opposta si piagnucola, ci si accapiglia, il nemico se la ride, concetto elementare che qualcuno non ha appreso.

Traccheggiare, sorvolare, trascurare, come altre liste vanno facendo, quando invece si tratta di prendere posizioni nette, aperte, anche coraggiose, alla luce delle potenze manipolatorie e demonizzanti scatenate dagli aggressori globali, significa non solo non aver capito la posta in gioco, o subire la logora sindrome dei cavalli dei cosacchi alle fontane di San Pietro. Significa che qui casca l’asino. L’asino proprio.

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/




domenica 14 agosto 2022

Cisgiordania - Sionisti all'attacco, ANP in decadenza



12 agosto 2022 – Mentre nella notte una calma carica di tensione regnava lungo le linee tra Israele e Gaza, l’esercito israeliano di fatto trasformava Ibrahim Nabulsi, 26 anni, in un eroe nazionale palestinese. Quando le unità scelte dell’esercito hanno circondato il suo rifugio nella casbah di Nablus, in Cisgiordania, il giovane palestinese, ricercato da Israele, ha scelto di non arrendersi. Ha resistito, risposto al fuoco, poi ha compreso che per lui era finita. Prima di essere ucciso, è riuscito a registrare un messaggio vocale su WhatsApp e l’ha inviato alla madre, per salutarla e per spiegare la sua decisione di morire da martire e di non arrendersi. L’audio ha girato girava su tutta la rete. Quindi ha esortato i suoi compagni di lotta a resistere all’occupazione. Pochi secondi dopo i militari israeliani hanno lanciato un razzo contro l’edificio in cui si era barricato. L’esplosione ha ucciso tutti quelli che erano all’interno. Oltre a Nabulsi, sono morti altri due palestinesi, Islam Sabbouh, e un adolescente di 17 anni. Intanto sale il bilancio dei palestinesi uccisi nei giorni scorsi dai bombardamenti a Gaza è salito a 49.


Sulla stampa in lingua ebraica, o parte di essa, non manca chi sottolinea che qualcosa di rilevante sta avvenendo in Cisgiordania. E non dipende solo dalla crescente influenza di Hamas in quel territorio. La leadership dell’Anp di Abu Mazen sta progressivamente perdendo il controllo. A dimostrarlo sono proprio i continui raid israeliani anche nelle aree A (il 14% della Cisgiordania) che ufficialmente ricadono sotto la piena autorità del governo palestinese. Il quotidiano Haaretz in un articolo di qualche giorno fa lasciava intendere che Tel Aviv non crede più alle possibilità dell’Anp di svolgere azioni di «antiterrorismo». Perciò preferisce lanciare raid in Cisgiordania, scontrandosi spesso con i combattenti palestinesi ed effettuando decine di arresti ogni settimana. Secondo Haaretz, le previsioni fatte dal governo israeliano su cosa accadrà il giorno dopo la morte di Abu Mazen sono già superate: il cambiamento in Cisgiordania è già avvenuto mentre l’anziano rais è ancora al potere. 

 Michele Giorgio



venerdì 12 agosto 2022

Dichiarazione di voto di Carlo Formenti...

 



Cari amici e compagni, il 25 settembre, che casualmente è anche la data del mio 75° compleanno, ammesso e non concesso che l’infame dispositivo che obbliga le poche forze realmente di opposizione a raccogliere le firme in tempi ridicolmente brevi, voterò per il PC di Rizzo. Scelta scontata, penseranno alcuni, visto che a quel partito sono iscritto e che negli ultimi uno/due anni l’ho sostenuto in varie occasioni, anche accettando di candidarmi alle recenti elezioni comunali di Milano. Invece la scelta non è affatto scontata per i motivi che cerco di spiegare qui di seguito.

In primo luogo perché sulla scheda elettorale non troverò il simbolo di quel partito ma un per me indigesto simbolo in cui non vedo né una falce e martello né la parola comunista, e nemmeno la parola socialista, rimpiazzata dall’aggettivo popolare che sta sotto le parole Italia e sovrana. Chiarisco che non è il riferimento alla sovranità nazionale a imbarazzarmi: è dai tempi in cui assieme ad altri amici avevo fondato il gruppo Nuova Direzione che vengo sistematicamente accusato di rossobrunismo per cui ci ho fatto il callo.

Il punto è che quell’esperienza, che mi ha consentito di conoscere dall’interno la galassia dei gruppuscoli del sovranismo di sinistra e dalla quale mi sono dissociato quando ho capito l’impossibilità di spostarla su posizioni coerentemente socialiste, fa sì che consideri ingiustificata la rinuncia a una chiara connotazione socialcomunista per mettere in piedi un’alleanza con quindici (15!) gruppi non tutti – per usare un eufemismo - di specchiata connotazione anticapitalista.

Certo ci sono situazioni in cui la tattica suggerisce l’opportunità di fare compromessi, ma questa è davvero una di quelle? E ancora: siamo sicuri che il gioco valga la candela? Non sono mai stato astensionista di principio, ma ammesso e non concesso (sbaglierò, ma temo che i 15 raggruppamenti di cui sopra non rappresentino un consistente bacino potenziale di voti, né un’ampia parte di opinione pubblica) che il compromesso ci consenta di piazzare uno o due rappresentanti in questo parlamento ridotto a un simulacro privo di potere decisionale, e persino del ruolo di cassa di risonanza di opinioni diverse dal pensiero unico neoliberale, quale potrà essere il loro contributo alla lotta contro il sistema? Non sarebbe stato meglio mantenere una chiara identità e sfruttare la tribuna elettorale per fare agitazione e propaganda onde raccogliere nuove adesioni al partito? Invece, e questa è l’altra nota dolente per chi come il sottoscritto si sta spendendo con gli amici di Cumpanis per creare le condizioni di un processo unitario dei tanti comunisti italiani rimasti senza un’organizzazione in cui riconoscersi, la strada che si è scelta è costata l’allontanamento di tanti bravi militanti, il che rende ancora più problematici e lontani l’obiettivo dell’unità e il momento in cui le classi subalterne italiane potranno tornare a contare sulla guida di un vero partito di classe.

Torniamo al dubbio: ne valeva davvero la pena? Il grado di marcescenza del sistema politico italiano ha raggiunto livelli tali che nessun’altra democrazia parlamentare borghese può esibire. Non penso solo all’immondo balletto orchestrato da Letta e soci per mettere in piedi un pastrocchio di centro, non per contendere la vittoria (scontata) alla destra, ma per sedersi al tavolo dei vincitori e collaborare con loro nel mettere a punto gli strumenti per rendere questo Paese ancora più povero e servo di Washington e Bruxelles; penso anche al miserando spettacolo offertoci dalle “sinistre”: Fratoianni e Bonelli, prima disposti a mettersi a novanta gradi accettando i veti di Calenda pur di restare attaccati al carro di Letta, poi col cappello in mano a pietire un accordo con l’M5S, il neo arcobaleno messo in piedi dalla mummia di Rifondazione, PAP e De Magistris, una vetrina delle varie versioni di sinistrese politicamente corretto, con posizioni sfumate sull’Unione Europea e genericamente pacifiste sulla guerra scatenata dalla NATO (che si appresta ad aprire un secondo fronte nel Mar della Cina), per cui mi chiedo che fine abbiano fatto gli amici della Rete dei Comunisti: anche loro intenti a tessere compromessi tattici alla Tafazzi? Sorvolo infine sul gruppo parlamentare di Alternativa convolato a giuste nozze con il fascio leghista Paragone.

Di fronte a questa marea di merda, è venuto il momento di prendere atto che gli appelli all’unità per la Costituzione lasciano il tempo che trovano. La carta nata dalla Resistenza è morta e sepolta da decenni di “riforme” che l’hanno irreversibilmente snaturata. Viviamo un terribile passaggio d’epoca in cui la crisi, prima ancora di avere assorbito gli effetti della pandemia, è destinata a divenire ancora più tragica in conseguenza della guerra; è iniziato lo scontro finale fra imperialismi occidentali (con l’Europa al carro degli Usa) e resto del mondo (Paesi socialisti più tutti quelli non disposti a inchinarsi ai diktat dell’Occidente); si annuncia un futuro di miseria e conflitti feroci. Tempi in cui occorrerebbe accelerare la costruzione del partito per far fronte alla guerra imperialista e trasformarla in guerra di classe piuttosto che perdere tempo in giochetti elettorali (si partecipi pure ma al solo scopo di fare propaganda). Quanto alla Costituzione, se esistesse un vero partito dovrebbe rivendicare la convocazione di una nuova Assemblea Costituente che liquidi un sistema politico costruito per impedire al popolo di esprimere la propria volontà: rafforzare i vincoli alla proprietà privata per garantire la piena occupazione e condizioni di vita e di lavoro dignitose; abolire le regioni che invece di avvicinare i cittadini al potere espropriano lo Stato del potere decisionale su questioni vitali e fungono da collettori di interessi lobbistici e mafiosi; regolare il sistema dei media per renderlo pluralista e aperto a tutte le opinioni; dettare leggi elettorali che consentano una effettiva rappresentanza dei soggetti sociali; reintrodurre l’obbligo del servizio militare per cittadini e cittadine, perché solo un esercito popolare può difendere la Repubblica dai nemici interni ed esterni.

Per concludere: voterò comunque per il PC di Rizzo, ancorché camuffato dietro quel brutto simbolo elettorale, non tanto perché sono iscritto al partito, ma perché è l’unico ad avere posizioni chiare sulla NATO, sull’Europa, sulla Cina e sulla guerra, e scusate se è poco. Dopodiché, passata l’ennesima dispersione di energie per partecipare a elezioni truccate, spero di poter contribuire a una seria discussione sui temi strategici.

Carlo Formenti 



giovedì 11 agosto 2022

25 settembre 2022 - Urne da brivido...

 


È davvero la campagna elettorale più brutta a cui abbia mai assistito: ricordo già da ragazzino quella fibrillazione che avvertivo quando si avvicinava il momento del voto. Per carità, il livello di consapevolezza era quello che era, tuttavia la sensazione di partecipazione (per quanto allora non votassi ancora) era tanta e c’era entusiasmo, la percezione di un possibile cambiamento alle porte. Era tutto certamente finto, ma la narrazione conservava forse un minimo di dignità, più che di verità potremmo dire di verosimiglianza.

Quello che vediamo ora è sinceramente disarmante, verrebbe da dire a destra come a sinistra, ma già nello scriverlo ci si rende conto di quanto anche questo sia francamente ridicolo. Non che certi valori non abbiano più senso, ma la contrapposizione tra chi dovrebbe incarnarli semplicemente non esiste.

Le parti in causa sono speculari le une alle altre: tutto un pastone, una melma informe e puzzolente, di figure patetiche in cerca di una collocazione che consenta loro di restare a galla. Davvero non saprei da dove cominciare.

Quelli che dicono di essere di sinistra, ad esempio, che dopo aver falcidiato le fasce più deboli della popolazione e in particolar modo i lavoratori, oggi puntano ad un’alleanza che contempli la presenza di Calenda e Fratoianni. Due impostazioni che dovrebbero (sottolineo il condizionale) risultare inconciliabili: uno che fa il ciecoliberista a fasi alterne e l’altro che va in giro con i capelli spettinati per convincere la gente di essere comunista, uno che parla di “agenda Greta”. Ma si può essere più patetici di così? Attenzione poi alla Boldrini, che qualche giorno fa parlava di oscurantismo: «La destra al Senato boccia l’introduzione del femminile per i ruoli istituzionali delle donne, altra forma di discriminazione. Le donne non devono cambiare genere quando rivestono ruoli apicali. Il neutro, dice la Crusca, non esiste». Capito come? La sinistra oggi muove le sue battaglie contro i nuovi padroni, i nuovi dominatori: all’assalto, armati di linguistica e filologia. Alle donne bastonate dalle riforme della Fornero (un’altra donna) e della Bellanova (una delle ispiratrici del Jobs Act) ovviamente nessun riferimento: prova a farlo e diventi fascista.

Calenda questi di sinistra proprio non li vuole, nonostante il pressing di quella che la sanità pubblica e l’articolo 18 li voleva far fuori con un referendum nel 1999: la Bonino che col suo simbolo gli ha risparmiato la raccolta di circa 50 mila firme sotto il sole. Sennò col cavolo che se la teneva dentro il partito (anzi, il comitato elettorale): diciamocelo!

Su una cosa però Calenda ha davvero ragione e vale più di tutte: vuole veder sparire Di Maio. Penso che Di Maio sia davvero il politicante più triste che il paese abbia mai visto scodinzolare. Si, insomma, abbiamo avuto gente di tutti i tipi, ma lui è davvero oltre. E le persone lo sanno: andate a vedere la sua pagina Facebook e vi renderete conto che la reazione della risata è quella più numerosa ad ogni suo post. Eppure, le probabilità di rivederlo in Parlamento non sono poche: si farà blindare dal PD, da Letta occhi di tigre e dai suoi sindaci, magari proprio in un collegio a due passi da Bibbiano. Il senso dell’umorismo della storia è pazzesco. Di Maio, l’antipolitica che si fa aiutare dal claudicante Tabacci (un altro vecchietto che evita ad un simbolo nuovo la raccolta delle firme sotto il sole di agosto), che si impone nonostante tutto e tutti: la politica al servizio di Di Maio. Che schifo.



Poi c’è la destra, quella che vuole farci credere di essere tale. Berlusconi e Salvini devono stare al gioco della Meloni, quantomeno prima del voto: dopo le faranno le scarpe. E la Giorgia cerca di convincere gli alleati e i sovrani eurounionisti e americani (anzi, prima i secondi) di essere cambiata, di essere diventata buona e perfettamente allineata ai dettami dei colonizzatori. Una patriota che chiede il permesso di vincere le elezioni: una patriota che bussa alla porta di palazzo Chigi supplicando di entrare: i patrioti non strisciano!

E poi c’è Giuseppe Conte. Gli va riconosciuto di aver messo uno sgambetto al governo dell’affarista, va detto senza infingimenti, ma ciò che colpisce è il fatto che non ne vada per nulla orgoglioso: l’atto più nobile della sua carriera di politico viene rinnegato e regalato ogni giorno alle finte destre, davvero curioso. E anche lo strappo col PD non viene rivendicato: prima di tutto perché è stato Letta a rompere, in secondo luogo perché fino a ieri sera Mariolina Castellone (in TV, su La7), capogruppo al Senato per i 5 stelle, ha chiaramente sostenuto che – se il PD cambia rotta – loro sono pronti a riprendere i rapporti. Insomma, la sensazione che si ha è quella di assistere ad un partito depresso e sconsolato per non essere stato invitato alla festa e così non va per nulla bene perché poi la gente non riesce proprio a dimenticarselo che è stato Conte a inventare il greenpass, ad osannare la gestione Speranza delle crisi sanitaria e a sostenere il governo Draghi fino a ieri. Tocca che vi sforziate di più, altrimenti manco Di Battista vi potrà aiutare.

È una politica arroccata, che non esprime una visione di paese perché non è necessario nutrirla: chiunque vinca non dovrà far altro che azionare il pilota automatico e tutto andrà a posto, tutto andrà bene. Arriveranno le veline di Biden e della von der Leyen sulla scrivania del premier e bisognerà seguire scrupolosamente le semplici istruzioni scritte sopra. Sono due facce della stessa medaglia: identiche.

Un altro mondo però emerge, demonizzato a reti unificate, schiacciato e insultato con tutta la fantasia che in queste circostanze certa politica è in grado di dimostrare, con la complicità di un sistema mediatico totalmente venduto: arrivano i no-vax, i sovranisti, i neo fascisti, i barbari di Capitol Hill, i violenti. Che poi nei mesi bui alle nostre spalle sono stati gli unici a dimostrare di riuscire a raccogliere il consenso delle persone, a riempire le piazze come uova (ignorati completamente dalla stampa impegnata a raccontare dei quattro gatti, principalmente politici tipo Maria Elena Boschi scesa in strada con un ragazzino, che provavano a puntellare in giro il pericolante governo del liquidatore seriale). E quei violenti, quei picchiatori, le botte non le davano: le prendevano. Manganellate in faccia, idranti a tutta forza, perché reclamavano il rispetto di basilari diritti costituzionali come quello al lavoro, alla dignità, alla libertà o perché, più semplicemente, non volevano essere strappati via dai banchi di scuola per poi essere macellati in luoghi insicuri, con la storia dei tirocini, della formazione professionale o altre menate come l’alternanza scuola lavoro (inventata da Renzi che da solo non correrà mai).

A questo mondo emergente nessuno sconto dai politicanti dei palazzi: hanno paura e provano a tenerli lontano, fuori. Progetti politici come Italexit o Italia Sovrana e Popolare non devono apparire sulla scheda elettorale, non devono essere sottoposti al vaglio del popolo: decine e decine di migliaia di firme sotto il sole, a ferragosto, se vogliono partecipare alla competizione democratica. E nessuno che alzi la mano, che sottolinei come tutto ciò sia palesemente incostituzionale e squalificante per un paese maturo, nessuno. È irresponsabile e rischioso: impedire al malessere di esprimersi entro i gangli della partecipazione democratica costituzionale non vuol dire espungere quel dolore, vuol dire alimentarlo con la rabbia, costringerlo a scatenarsi diversamente.

Questa è la realtà che hanno costruito attorno a noi, che non viene raccontata (ci sono ovviamente eccezioni: Byoblu, radioradio), che ci viene imposta con la violenza di un regime supportato, pare, anche dal Capo dello Stato.

È davvero una fase terribile, che peraltro prelude a qualcosa di molto molto peggio e che si schianterà sulla parte più debole dell’Italia prestissimo, in autunno: un autunno di fame, razionamenti, forse reclusioni e, certamente, guerra. Chiunque desideri un paese diverso, un paese che si riveda nella Costituzione repubblicana, faccia qualcosa subito.

Savino Balzano - https://www.lafionda.org/author/savino-balzano/




mercoledì 10 agosto 2022

ISDE: "Appello alle istituzioni UE e ai governi a sostegno di un’infrastruttura pubblica europea"



Il prossimo 28 settembre, presso il Parlamento Europeo, si discuterà l’idea di costituire un’infrastruttura pubblica comune di ricerca biomedica, per lo sviluppo autonomo di nuovi farmaci, vaccini, diagnostica e tecnologie medicali, orientata dai bisogni della salute, sostenuta dai governi della UE, aperta a paesi terzi, in dialogo con la società civile, in grado di valorizzare le eccellenti capacità esistenti in Europa nelle Università, negli istituti no-profit, nelle imprese innovative, sulla base di contratti trasparenti e senza esclusive brevettuali.

A sostegno della proposta parte oggi una lettera aperta alle Istituzioni europee e ai Governi, che vede tra i promotori oltre a Massimo Florio, Professore di Scienza delle Finanze, dell’Università di Milano, membro del Forum Disuguaglianze e Diversità e autore dello studio che verrà discusso, e a Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, all’interno del quale l’idea è nata, anche Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Giuseppe Remuzzi, Direttore scientifico dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e Professore “per chiara fama” dell’Università di Milano, Vittorio Agnoletto, Medico, coordinatore campagna NO profit on pandemic, Nicoletta Dentico, Giornalista Cofondatrice dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Roberto Romizi, Presidente Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia e Giuseppe Masera, già Direttore Emato-oncologia pediatrica dell’Università Milano Bicocca. E tra i primi firmatari tanti altri studiosi e studiose, rappresentanti di associazioni scientifiche e della cittadinanza attiva, nonché le ex Ministre della salute Rosy Bindi e Giulia Grillo.

ISDE Italia




martedì 9 agosto 2022

Vittorio Nicola Rangeloni: "Donbass. Le mie cronache di guerra"




È uscito il mio libro "Donbass, le mie cronache di guerra"! (Idrovolante Edizioni - https://www.idrovolanteedizioni.com/libri/donbass-le-mie-cronache-di-guerra/)
In questo libro ho raccontato i miei ultimi sei anni di vita trascorsi in Donbass. Se nei miei reportage e articoli ho sempre preferito lasciare da parte le mie impressioni dando voce alle persone che ho incontrato nei villaggi o nelle trincee, nel libro ho dato spazio anche alle mie riflessioni più personali.
Questo libro è un nuovo punto di partenza: con il sostegno degli amici di Progetto Donbass stiamo organizzando diverse presentazioni in Italia!


Ultime notizie: 

Recentemente ho visitato una delle posizioni della Milizia Popolare incaricate di coprire  il settore di New York (non distante da Gorlovka), controllato dai militari ucraini. New York è un centro abitato fondato da una comunità di mennoniti (setta della chiesa anabattista) fuggiti dalle repressioni in Germania e accolti da Caterina II nelle terre della Novorossiya, nell’Impero Russo. Con l’arrivo dei bolscevichi questi questa comunità di predicatori della totale nonviolenza fu costretta a lasciare la regione. 

Iniziata la Guerra Fredda, il paese venne rinominato in Novogorodskoe.  Nel 2021 l’ex presidente ucraino Poroshenko in persona ha nuovamente installato il cartello riportante l’originaria dicitura “New York”, come ai tempi degli zar. La storia sta tornando sui propri passi non solo per quanto riguarda la toponomastica. Nei mesi precedenti su molti villaggi attorno a New York è tornata a sventolare la bandiera russa.

Vittorio Nicola  Rangeloni



Chi è Vittorio Nicola Rangeloni?

Vittorio è un ragazzo di Lecco che nel 2015 ha messo insieme tremila euro e “ha deciso di cercare la verità”, cioè di partire per il Donbass con l’obiettivo di raccontare un conflitto di cui, qui da noi, si parlava poco. La sua missione: essere un reporter indipendente, una voce fuori dal coro che racconta la guerra dal fronte.


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=TrH43aJe23E

lunedì 8 agosto 2022

Dare l'addio al dollaro...



In occasione del 14.mo Summit dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), organizzato a Pechino a fine giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che i Paesi membri si stanno preparando a creare una valuta di riserva internazionale.

Parlando in via telematica al BRICS Business Forum, egli ha affermato: “Il sistema di messaggistica finanziaria russa è aperto per la connessione con le banche, proiettando così la necessità di una valuta di riserva BRICS. Il sistema di pagamento MIR russo sta ampliando la sua presenza. Stiamo esplorando la possibilità di creare una valuta di riserva internazionale basata sul paniere di valute dei Paesi BRICS.”.

Dopo le sanzioni imposte dall’Occidente contro la Russia a seguito della guerra in Ucraina, è una mossa quasi inevitabile, attesa da chi analizza i processi politici con un approccio scientifico e realistico senza dettami ideologici o pregiudizi di sorta.

Mario Lettieri e Paolo Raimondi - Fonte: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/23570-mario-lettieri-e-paolo-raimondi-brics-creare-una-nuova-moneta-per-dare-l-addio-al-dollaro.html