lunedì 18 giugno 2018

Ecco come difendersi dal terrorismo e dalla stupidità umana...


Risultati immagini per "Difendersi da un attacco terroristico"

La psicologia di massa dimostra che spesso le persone quando sono aggregate in grandi quantità assumono comportamenti da gregge o mandria contagiandosi a vicenda tramite il panico ed assumendo comportamenti antitetici con l'istinto di sopravvivenza e soprattutto con l'intelligenza applicata, panico e stupidità che concorrono ad aumentare il numero delle vittime di un eventuale attentato terroristico, seppur pessimamente organizzato e gestito da improvvisati, spesso decerebrati e strafatti di para-anfetamine e con armi che a malapena sanno usare. 

L'opuscolo "Difendersi da un attacco terroristico" *)  di Carlo Biffani mi ha fatto venire in mente le frequenti scene che si vedono in numerosi film americani (sceneggiature a mio avviso non casuali) dove le potenziali vittime sono quasi sempre rappresentate da donne stupide e imbranate che seppur in pericolo di vita, anziché nascondersi avendone l'opportunità, si mettono a correre in piena luce e in mezzo alla strada, come se la loro vita dipendesse dalla velocità di fuga (magari con i tacchi a spillo), anziché nell'impiego dell'intelligenza e della capacità di nascondersi o difendersi trasformando in arma qualsiasi oggetto sia a portata di mano. 

Credo sia la rappresentazione simbolica del gregge di pecore (della pecora rimasta isolata), la stupidità ci rende pecore al macello, ma l'intelligenza può trasformarci all'occorrenza in lupi, invertendo il ruolo tra preda e predatore. 

Occorre altresì tener presente che, anche nella nostra tanto vituperata Italia, che tendiamo sempre a sottovalutare essendo noi italiani tendenzialmente esterofili e i nostri media prevalentemente produttori di disinformazione, esiste un'ottima organizzazione di sicurezza (migliore di quelle di molti altri paesi occidentali), in particolare nell'antiterrorismo, con alcune unità specializzate e super addestrate, che negli ultimi anni sono state decentrate sul territorio in cellule di pronto intervento, circa una ventina sparse geograficamente secondo criteri di rapido intervento, in grado quindi di essere operative sul luogo di un eventuale attentato terroristico in poche decine di minuti (aviotrasportate). Si sta altresì operando istituzionalmente affinché anche le Forze dell'Ordine distribuite sull'intero territorio nazionale si dotino di nuclei di primo intervento affinché possano attivarsi immediatamente per contenere i danni in attesa dell'arrivo degli specialisti. 

Certamente sarebbe auspicabile che l'Italia adottasse una legislazione meno limitativa nei confronti almeno delle armi passive di difesa personale. Non pretendo certo che ogni cittadino possa portare con sé armi da fuoco, come in Texas dove si possono comprare anche nelle bancarelle delle sagre di paese esibendo solo un documento di identità, ma che almeno si possano portare con se bastoni telescopici, taser, spray al peperoncino, ecc., senza incorrere in una denuncia per porto d'arma impropria, sarebbe veramente il minimo. Anche perché i pericoli che si corrono non sono solo rappresentati dai potenziali terroristi, ma dalla criminalità comune, che non mi pare stia diminuendo, semmai il contrario, aggredendoci anche nelle nostre abitazioni. 

Pretendere, come fa lo stato in maniera arbitraria, basandosi sul monopolio della violenza e quindi dell'uso delle armi, che il cittadino sia disarmato e inerme e deleghi totalmente la sua difesa solo alle Forze dell'Ordine è anacronistico oltre che assurdo e spesso dagli esiti letali. 

La legittima difesa è riconosciuta in tutti i codici penali nazionali e dal diritto internazionale, anche dalla Carta delle Nazioni Unite, e non si può certo pretendere che si eserciti solo urlando per la paura e invocando aiuto.


Claudio Martinotti Doria       

Risultati immagini per "Difendersi da un attacco terroristico"

  

sabato 16 giugno 2018

Monopolio USA contro Casa Comune Eurasia - Dallo sviluppo forsennato al contenimento ragionato, oppure la guerra?


Risultati immagini per Monopolio contro multipolio

Come mai nel pieno della crisi sistemica più spaventosa dalla fine del secondo conflitto bellico, 27 paesi su 28 dell’Unione Europea rinunciano ad un piano massiccio di investimenti della Cina, 10 volte il piano Marshall?

Questo fatto di cronaca internazionale apparso solo marginalmente sui media ufficiali, è in realtà di cardinale importanza per il nostro futuro, ed è un chiaro indicatore del grave stato di crisi geopolitica che viviamo nei nostri giorni.

Il massiccio piano d’investimenti suddetto, è la “Nuova Via della Seta”, anche noto come “one Road One Bealt”, lanciato dal presidente cinese Xi Jimping nel 2013. Il progetto è già partito da 5 anni e secondo i piani cinesi, quando sarà completato (nel 2049), abbraccerà oltre 60 paesi, che già ora si sono resi disponibili ad allineare i propri piani di sviluppo a quello cinese. La Nuova via della Seta sarà composta da tre percorsi distinti:

1. una delle vie terrestri parte da Xi’an (la prima delle quattro antiche capitali Cinesi), città situata nel centro del paese, e si snoda attraverso il centro dell’Asia, ossia attraverso Kazakhistan, Russia (Mosca) e dirigendosi infine nel Mar Baltico;
2. Da Xi’an inizia un secondo percorso terrestre che attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran), Istanbul (Turchia);
3. Infine una terza via parte da Kunming a attraversa il sudest asiatico, attraverso paesi quali Thailandia e Myanmar,

Il progetto “One Belt One Road” prevede 900 progetti di nuove infrastrutture, quasi 1000 miliardi di investimenti, $780 miliardi generati dagli interscambi con i 60 paesi coinvolti, 200mila nuovi posti di lavoro. Il progetto in totale coinvolgerà circa 4,4 miliardi di persone, ossia circa il 63% della popolazione mondiale, e il 30% del PIL mondiale, 35% degli scambi commerciali internazionali.

Il nostro paese avrebbe un ruolo di primo piano in questo progetto perché la prima via terrestre delle tre, arriverebbe sino al porto di Venezia e Trieste con una riabilitazione a porto di prim’ordine anche per Genova, cambiando gli assetti economici interni all’Europa. Oggi, infatti, esiste una via marittima che da Shangai arriva sino ad Amburgo; con la costruzione di una nuova via terrestre, le merci cinesi potrebbero arrivare direttamente in Italia (e da qui diffondersi nel resto d’Europa), permettendo di risparmiare 2.000 miglia, con un vantaggio di ben 8 giorni di navigazione abbandonando il porto di Amburgo. Le opportunità commerciali per i porti italiani sono ingenti: secondo lo Shanghai Shipping Institute, il traffico di merci movimentato dai porti cinesi raddoppierà entro il 2030.

Il progetto è già in atto; già oggi i cinesi controllano il porto greco del Pireo, avendo acquistato oltre il 60% delle sue azioni nel 2016 attraverso la cinese Cosco. Il 90% dei traffici tra Cina ed Europa passa lungo la Via della Seta marittima. Un terzo del volume mondiale di container transita attraverso i porti della Cina, che detiene i due terzi dei maggiori porti mondiali. Stando ai dati elaborati da Deloitte, la Cina nel 2016 ha investito 20 miliardi di dollari nei porti stranieri, il doppio rispetto al 2015. Risultato? I cinesi partecipano alla gestione di circa 80 porti in tutto il mondo.

Infine, per la realizzazione di questo mastodontico progetto sono stati creati già due enti: il Silk Road Fund del valore di 40 mld di dollari creato nel 2014 e l’Asian Infrastructure Investment Bank, che già conta di 100 mld di dollari, attivato nel 2016.

Di fronte a queste opportunità, recentemente ventisette dei ventotto ambasciatori dei Paesi dell’Unione Europea a Pechino hanno lanciato, in un rapporto ufficiale, una dura critica all’iniziativa di sviluppo infrastrutturale euro-asiatica “Belt on Road”, perché “va contro l’agenda di liberalizzazioni del commercio dell’Unione Europea e spinge gli equilibri di potere in favore delle aziende cinesi che godono di sussidi”. Gli ambasciatori europei sostengono, conclude il report, che la Cina intenda modellare la globalizzazione in base ai propri interessi.

Ora, credevamo forse che fino a ieri la globalizzazione fosse stata un processo automatico e guidato da nessuno? La realtà è che finché la globalizzazione era modellata sugli interessi dell’Occidente nessuno aveva nulla da obiettare; ora che invece si affacciano sulla scena globale nuovi paesi che potrebbero soffiar via il primato agli USA, si grida allo scandalo.

Tutta questa vicenda smaschera la grande contraddizione di una parte di mondo legata a un modello di governo unipolare (USA) in un contesto di progressiva affermazione di un mondo multipolare. Tutto lo sconquasso internazionale di questo periodo, le sanzioni, le minacce, le spese in armamenti, le esercitazioni militari su larga scala (operazione Tridente 2015), sono il riflesso del declino del mondo unipolare a guida americana. Gli USA non vogliono perdere il primato mondiale perché sanno che altrimenti le loro classi dirigenti, quella borghesia arricchita che conta tra il 15-10% della popolazione più benestante, dovrebbero ridimensionare il proprio stile di vita.

Poiché gli USA sono la potenza economica mondiale, dalla fine della seconda guerra mondiale, hanno imposto l’uso del dollaro come valuta di scambio internazionale per i commerci. Il vantaggio per loro, è il privilegio di signoraggio. Rapidamente, poiché tutti i paesi del mondo usano i dollari per scambiarsi beni, la domanda di dollari è molto alta; il valore del dollaro allora si mantiene alto; con una valuta forte possono importare beni dal resto del mondo a costi molto bassi. Si calcola che per ogni 100$ stampati dalla FED, il privilegio di signoraggio permetta agli USA di acquistare dall’estero beni e servizi per il valore di 70$.

A questo si deve aggiungere che negli ultimi 2 decenni gli USA si sono deindustrializzati perdendo oltre 44.000 grandi fabbriche da 500 a 1000 operai, delocalizzate nei paesi del terzo mondo o PVS (attraverso i trattati di partenariato economico internazionale come TPP, CETA, NAFTA, ex-TTIP), perdendo un quarto della produzione manifatturiera interna. Il deficit commerciale americano ha superato da anni i 750 miliardi di dollari, un record assoluto nella storia moderna. Contestualmente, c’è stata un’espansione della finanza speculativa enorme, sostenuta dalle politiche accomodanti della FED. Con i profitti della finanza, si comprano i beni manifatturieri dai paesi poveri, e il tutto solo grazie alla forza del dollaro; se però il valore del dollaro crollasse, gli USA non riuscirebbero più ad importare così tante merci e al contempo si troverebbero un paese deindustrializzato; le conseguenze sarebbero catastrofiche. Colpisci il dollaro, colpisci l’Impero.

Il problema è che negli ultimi 4 anni l’economia mondiale si sta de-dollarizzando. La forza del dollaro è imperniata su tre elementi: uso di dollari da parte degli altri paesi del mondo come riserva di valore (che garantisce il continuo acquisto di buoni del tesoro americano da parte di cittadini e governi stranieri); uso del dollaro per gli scambi internazionali di materie prime; paesi dollarizzati/che agganciano la propria valuta al dollaro. Di questi ultimi restano soltanto l’Ecuador e El Salvador, anche se stanno già parlando di dollarizzare il Venezuela per “risolvere” la “crisi”. Le riserve valutarie a livello mondiale erano denominate in dollari per il 70% sino a fine anni ’90, mentre oggi si aggirano attorno al 60%. Inoltre i principali detentori di dollari a livello mondiale (Cina e Giappone), dal 2015 hanno cominciato a vendere piccole trance di buoni del tesoro americani da 100 miliardi circa ciascuno. Infine, sempre più accordi bilaterali e multilaterali tra i PVS sono denominati nelle valute locali, liberandosi dall’uso del dollaro. 

Ricordo solo la Nuova Banca dello Sviluppo nata nel 2015 per volontà dei BRICS con il conclamante intento di superare istituzioni “desuete” e legate a “Washington”, come FMI e BM. Infine, lo scacco maggiore, è stato lanciato a marzo 2018, quando è stato lanciato dal governo cinese il primo future sulle commodities (materie prime) denominato in Renminbi (valuta cinese). Il future è un contratto a termine secondo cui il venditore si impegna vendere a una certa scadenza (mesi o anni) una partita di commodities a un valore fissato dall’accordo. In tal modo le imprese conoscono i costi di materie prime con largo anticipo. Fino ad ora questo tipo di accordi era denominato in dollari. Ora, si potranno scambiare materie prime in Renminbi. Pensiamo forse che mano a mano che procederà la costruzione della via della seta, quei 4,4 miliardi di persone che ne saranno coinvolti completamente continueranno a scambiarsi commodities in dollari? O useranno i nuovi future cinesi?

Tutto ciò rende il dominio del dollaro e degli USA precari. L’alter-ego cinese in campo militare, è la Russia, che detiene tante bombe atomiche quante gli USA, unico paese oltre agli Stati Uniti ad avere la triade nucleare, con sistemi di lancio all’avanguardia e missili non intercettabili capaci di velocità ipersonica (10 volte la velocità del suono).

Infine non va dimenticato che ci troviamo ai limiti dello sviluppo, ossia non è più possibile una crescita economica globale perché stiamo già pienamente impiegando tutte le risorse del pianeta. Secondo il WWF. l'Earth Overshoot Day cade a inizio agosto, ossia che il primo di agosto l’Uomo ha esaurito tutte le risorse che la Terra riesce a generare in un anno.

Il sistema della crescita infinita non è praticabile, non è compatibile e non è sensato. Lawrence Summers, è da poco uscito dal FMI sbattendo la porta e convertendosi progressista economicamente, ha annunciato che tutti i dati del FMI sono falsi, prospettando assenza di crescita mondiale per almeno i 5 anni successivi al 2020. In realtà già ora il PIL mondiale non ha mai più raggiunto il livello del 2011.

Questo stato del mondo rende la crisi ancora più traumatica: se non si fosse ai limiti dello sviluppo, gli Usa potrebbero lasciare che altri paesi si sviluppino, mentre loro potrebbero continuare a crescere. Poiché è ormai impossibile una crescita globale, poiché se tutti gli abitanti del mondo volessero consumare quanto gli USA servirebbero 3,5 pianeti, se gli Usa non sono disposti a ridimensionare il loro stile di vita, non possono far altro che mantenere in povertà e sottosviluppo il resto del mondo. Ma questo non lo si può ottenere per mezzo della sola persuasione, solo la guerra lo può fare.

Solo tenendo presente questo quadro si riesce a spiegare perché la NATO si sia espansa verso Est sino ai confini con la Russia, perché si è aperta una guerra in Siria, perché si è riarmato il Mar del Giappone e il mare Cinese con il pretesto delle minacce della Corea del Nord. Si capiscono anche i dazi che gli Stati Uniti hanno provato ad imporre a Pechino: se andranno in opera, si tratterà di dazi dalle proporzioni colossali. Per ridurre il deficit commerciale che gli Usa hanno col colosso asiatico (375,2 miliardi di dollari) la Casa Bianca ha messo in cantiere dazi punitivi su ben 150 miliardi di dollari di import dalla Cina. Infine, si capiscono anche i noti “dazi sull’acciaio” che arriverebbero a colpire praticamente solo l’Europa. Si tratta di una risposta a certe scelte fatte da alcuni paesi europei in contrasto con il Washington Consensus: il rifiuto del TTIP, l’astensione di moltissimi paesi nella votazione di Gerusalemme capitale e infine l’accordo che la Germania sta cercando di stringere con la Russia per la costruzione dell’enorme gasdotto Nord Stream 2.

In conclusione, il Comitato No Guerra No NATO rivendica per l’Italia una posizione internazionale neutrale, nel senso che non parteggiamo per una fazione di stati o per l’altra, né perché consideriamo più desiderabile il modello sociale russo o cinese rispetto a quello americano. Vogliamo un’Italia neutrale nel senso che non sia vassallo di nessuna potenza economico-militare, tuttavia essere neutrali non significa confondere aggressori e aggrediti. Se vogliamo evitare lo sterminio nucleare non possiamo evitare di denunciare che c’è una guerra oggi, e la guerra è contro il mondo multipolare. In questa fase storica le potenze che desiderano il mondo multipolare non hanno alcun interesse alla guerra mondiale; i sostenitori del mondo unipolare invece hanno molto da perdere da un ordine multipolare e quindi più declinano più la guerra diventa per loro l’ultimo strumento, quello estremo.

Simone Lombardini

Comitato promotore della campagna NO GUERRA NO NATO Italia

Risultati immagini per no guerra no nato

venerdì 15 giugno 2018

Il diritto marittimo, gli immigrati clandestini e le bugie di saviano



Risultati immagini per navi ong con migranti

Il diritto marittimo stabilisce razionalmente che le persone raccolte in mare vanno sbarcate nel porto sicuro più vicino.
Quindi  le navi ong che  caricano i migranti a poche miglia dalla costa africana li dovrebbero sbarcare in Libia, o in subordine al massimo in Tunisia o Algeria.


Altre versioni sono bugie, delle quali giustamente la gente è stufa. Perché le bugie a lungo andare annoiano e nauseano.


Specialmente quando si tratti di bugie colpevolizzanti, uno strumento retorico disgustoso, e più che mai quando spacciano per intervento umanitario una truffa organizzata al servizio della politica economica antipopolare delle multinazionali per l'abbassamento concorrenziale del salario e dei diritti sindacali, a sostegno della politica dei prezzi e della disoccupazione voluta da banchieri e corporations in modo da sostenere l'onere della sterminata massa di derivati finanziari che intasano il sistema.


Il comandante della nave Acquarius, ad esempio, dovrebbe essere arrestato per non avere svolto il suo dovere.


"L'Europa ci finanzia il mantenimento dei migranti", come asserito da un tal saviano, è una BUGIA ab origine.
Come qualunque citazione di supposto finanziamento europeo.

L' Unione Europea riceve soldi da noi, che siamo contributori netti, ovvero ne restituisce MENO di quelli che abbiamo versato, accompagnati dall'ingiunzione su come spenderli, secondo le direttive stabilite da organismi non elettivi, cioè imponendo una tirannide antidemocratica.

Tutto ciò a prescindere dal particolare che si tratta di una restituzione di 800 milioni annui a fronte di una spesa italiana di 3000 mln nel settore migranti, nel quale dunque spendiamo il quadruplo di ciò che l'Unione ci fornisce, restituendoci soldi che erano già nostri.

Il tal saviano è, come tutti gli immigrazionisti ed euromondialisti, in primo luogo un bugiardo.

Vincenzo Zamboni

Risultati immagini per Vincenzo Zamboni

giovedì 14 giugno 2018

UE e superliberismo del laissez faire

Risultati immagini per laissez faire

C'è un caso nel quale la Germania abbandonerebbe l'Unione Europea: qualora il sistema venisse spinto verso la realizzazione di una unità politica e fiscale, perché ciò distruggerebbe i vantaggi determinati dagli squilibri monetari procilici sui quali i tedeschi hanno prosperato a danno dei paesi periferici.

Di fronte alla prospettiva di doversi adattare ad un regime di trasferimenti fiscali riequilibranti, ovvero di perdere tutti i benefici automatici della posizione attuale, la Germania rifiuterebbe e finirebbe per staccarsi dall'Unione, probabilmente provocandone la disgregazione.


Paradossalmente, chiedere la realizzazione degli USE potrebbe risultare il detonatore più efficace per la dissoluzione del sistema.


Al momento siano già in opera forze disgregatrici determinate dal nuovo corso antieuropeista inglese e americano, cui si aggiunge la possibilità di una azione fortemente critica del nuovo governo italiano, sviluppo possibile ma tutto ancora da verificare.


L'Italia è pur sempre paese fondatore e terza economia dell'Unione: se davvero cominciasse a chiedere conto e ragione dei suoi squilibri strutturali cosa succederebbe ?
Francia e Germania ci sarebbero ostili, ma dall'esterno vi sarebbe l'appoggio di Gran Bretagna e Stati Uniti, con tutto il peso economico che ciò comporta.


E' sempre difficile capire come si muoverà davvero il mondo nel futuro, ma la distruzione della Grecia sembra essere l'ultima vittoria europeista, dopodiché il vento ha soffiato contro.


All'antieuropeismo di Brexit e Trump bisogna aggiungere le rinuncie alle entrate nell'euro da parte di Svizzera, Croazia, Polonia, le politiche sempre più autonome e protezioniste dell'Ungheria, la continua crescita elettorale dei partiti nazionalisti in Olanda, Francia, Germania, Italia, che lasciano immaginare una grande avanzata euroscettica al prossimo rinnovo dell'europarlamento (2019).

Vincenzo Zamboni 

Risultati immagini per Vincenzo Zamboni

P.S. Beh, dopo anni ed anni di internazionalismo del capitale deregolamentato era ovvio che da qualche parte gli strumenti di normale regolazione della politica economica, come i dazi, dovevano pur rientrare. Il "superliberismo del laissez faire" può anche sembrare attraente all'inizio, ma dopo qualche tempo le tensioni conflittuali diventano per forza insopportabili, e gli stati devono ricominciare a metter ordine, altrimenti è la legge della jungla pura e semplice, ovvero la guerra.

mercoledì 13 giugno 2018

USA e UE divisi su tutto ma uniti contro la Russia



Risultati immagini per conte al g7

La proposta tattica di Trump di ripristinare il G-8 – mirante a imbrigliare la Russia in un G-7+1, dividendola dalla Cina – è stata respinta dai leader europei e dalla stessa Ue, che temono di essere scavalcati da una trattativa Washington-Mosca.

La ha approvata invece il neo-premier Conte, definito da Trump «un bravo ragazzo» e invitato alla Casa Bianca.

La strategia resta però comune. Lo confermano le ultime decisioni prese dalla Nato, di cui sono principali membri Stati uniti, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, più il Giappone quale partner, ossia tutte le potenze del G-7.

La riunione dei 29 ministri della Difesa (per l’Italia Elisabetta Trenta, 5 Stelle) ha deciso all’unanimità il 7 giugno di:
-- potenziare la struttura di comando in funzione anti-Russia, accrescendo il personale di oltre 1200 unità;
-- costituire un nuovo Comando congiunto per l’Atlantico, a Norfolk negli Usa, contro «i sottomarini russi che minacciano le linee di comunicazione marittima fra Stati uniti ed Europa»;
-- costituire un nuovo Comando logistico, a Ulm in Germania, quale «deterrente» contro la Russia, con il compito di «muovere più rapidamente le truppe attraverso l’Europa in qualsiasi conflitto».

La «mobilità militare» è al centro della cooperazione Nato-Ue, che in luglio verrà rafforzata da un nuovo accordo.

Entro il 2020 la Nato disporrà in Europa di 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadriglie aeree e 30 navi da combattimento, dispiegabili entro 30 giorni o meno contro la Russia.

A tal fine, come richiesto dagli Usa, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato la loro spesa militare di 87 miliardi di dollari dal 2014 e si impegnano ad accrescerla. La Germania la porterà nel 2019 a una media di 114 milioni di euro al giorno e pianifica di accrescerla dell’80% entro il 2024.

Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia, mentre al G-7 in Canada litigano con gli Usa sui dazi, in Europa partecipano sotto comando Usa all’esercitazione Saber Strike che, mobilitando 18000 soldati di 19 paesi, si svolge dal 3 al 15 giugno in Polonia e nel Baltico a ridosso del territorio russo.

Gli stessi paesi e il Giappone - gli altri sei membri del G-7 - parteciperanno nel Pacifico, sempre sotto comando Usa, alla Rimpac 2018, la più grande esercitazione navale del mondo in funzione anti-Cina.

A queste prove di guerra, dall’Europa al Pacifico, partecipano per la prima volta anche forze israeliane.

Le potenze occidentali, divise da contrasti di interesse, fanno fronte comune per mantenere con qualsiasi mezzo – sempre più la guerra – il dominio imperiale del mondo, messo in crisi dall’emergere di nuovi soggetti statuali e sociali.

Nel momento stesso in cui in Canada si spaccava il G-7 sulla questione dei dazi, a Pechino Cina e Russia stipulavano nuovi accordi economici. La Cina è il primo partner commerciale della Russia, e questa è il primo fornitore energetico della Cina. L’interscambio tra i due paesi salirà quest’anno a circa 100 miliardi di dollari.

Cina e Russia cooperano allo sviluppo della Nuova Via della Seta attraverso 70 paesi di Asia, Europa e Africa.

Il progetto – che contribuisce a «un ordine mondiale multipolare e a relazioni internazionali più democratiche» (Xi Jinping) – viene osteggiato sia dagli Usa che dall’Unione europea: 27 dei 28 ambasciatori della Ue a Pechino (salvo l’Ungheria) sostengono che il progetto viola il libero commercio e mira a dividere l’Europa.

In crisi non è solo il G-7, ma l’ordine mondiale unipolare imposto dall’Occidente.


Manlio Dinucci

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

martedì 12 giugno 2018

Israele ed il caso di Razan al-Najjar - "Quando non c’è più onestà, ciò che rimane non è altro che propaganda"


Risultati immagini per Israele ed il  caso di  Razan al-Najjar

"Quando non c’è più onestà, ciò che rimane non è altro che propaganda"
Poche parole – “Razan al-Najjar non è un angelo della misericordia” – riassumono la profondità della propaganda israeliana. Avichay Edraee, il portavoce in lingua araba dell’esercito israeliano, che parla anche in mio nome, è il rappresentante di un esercito della misericordia che ora si è autonominato giudice del livello di misericordia di una dottoressa che curava un ferito palestinese sul confine di Gaza con Israele e che i soldati dell’esercito israeliano hanno ucciso senza misericordia. Dopo averla uccisa, era anche necessario assassinare il suo personaggio.
La propaganda è uno strumento a disposizione di molti Paesi. Meno le loro politiche sono giuste, più incrementano i propri sforzi propagandistici. La Svezia non ha bisogno di propaganda. La Corea del Nord sì. In Israele viene chiamata ‘hasbara’ – diplomazia pubblica – in quanto: perché avrebbe bisogno di propaganda? Recentemente la sua propaganda è scesa a una bassezza talmente deprecabile che niente può dimostrare meglio di così che le sue giustificazioni sono esaurite, le sue scuse finite, che la verità è la nemica e che ciò che rimane sono menzogne e calunnie.
Si rivolge soprattutto al consumo interno. Nel resto del mondo pochi abitanti di Gaza ci crederebbero in ogni caso. Ma come parte del disperato tentativo di continuare con la repressione e la negazione psicologiche, nell’incapacità di dirci la verità e nell’elusione di ogni responsabilità – tutto è accettabile quando si tratta di questi sforzi.
Una dottoressa con un camice da infermiera è stata uccisa con un colpo di fucile da cecchini dell’esercito israeliano – come hanno fatto con giornalisti con i giubbotti con la scritta “stampa” e con un invalido senza gambe su una sedia a rotelle. Se ci fidiamo dei cecchini dell’esercito israeliano per sapere cosa stanno facendo, contando su di loro per essere i più corretti al mondo, allora queste persone sono state uccise deliberatamente. Sicuramente se l’esercito credesse alla giustezza della campagna militare che sta combattendo a Gaza, si sarebbe preso la responsabilità di queste uccisioni, manifestando rincrescimento e offrendo un risarcimento.
Ma quando la terra scotta sotto i nostri piedi, quando sappiamo la verità e capiamo che sparare contro manifestanti e ucciderne più di 120 e rendere centinaia di altri disabili assomiglia di più a un massacro, non si può chiedere scusa e esprimere rincrescimento. E allora l’aggressiva, goffa, imbarazzante e vergognosa macchina della propaganda del portavoce dell’esercito entra in azione – una fragorosa voce dal ministero della Difesa che aggrava semplicemente quello che è stato fatto. Martedì il maggiore Edraee ha reso pubblico un video in cui si vede da dietro un’infermiera, forse Najjar, mentre lancia lontano un lacrimogeno che i soldati avevano sparato verso di lei. Lo stesso Edraee avrebbe fatto altrettanto, ma quando si tratta di una propaganda disperata, è una prova inconfutabile: Najjar è una terrorista. Ha anche detto di essere uno scudo umano. Sicuramente un medico è un difensore di esseri umani.
Un’inchiesta militare israeliana, basata ovviamente solo su testimonianze dei soldati, dimostra che non è stata colpita volontariamente. Chiaro. La macchina della propaganda è andata oltre ed ha suggerito che potrebbe essere stata uccisa da armi da fuoco palestinesi, che sono state usate molto di rado durante gli ultimi due mesi.
Forse si è sparata da sola? Tutto è possibile. E ci ricordiamo forse di una qualunque inchiesta dell’esercito israeliano che abbia dimostrato il contrario? L’ambasciatore israeliano a Londra, Mark Regev, che è un altro grande, raffinato propagandista, è stato veloce nel twittare in merito alla “dottoressa volontaria” tra virgolette, come se una palestinese non potesse essere una dottoressa volontaria. Invece, ha scritto, la sua morte è “un ulteriore dimostrazione della brutalità di Hamas.”
L’esercito israeliano uccide un medico in camice bianco, durante una vergognosa violazione delle leggi internazionali, che garantiscono protezione al personale medico in zone di conflitto. E ciò nonostante il fatto che il confine di Gaza non costituisca una zona di guerra. Ma è Hamas che è brutale.
Uccidimi, signor ambasciatore, ma chi potrebbe mai seguire questa logica contorta, malata? E chi può credere a questa propaganda a buon mercato se non qualche membro del Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici – la più grande organizzazione rappresentativa dell’ebraismo britannico – insieme a Merav Ben Ari [del partito di centro Kulanu, all’opposizione, ndt.], la deputata della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] che ha subito approfittato dell’occasione e ha dichiarato: “Risulta che la dottoressa, proprio quella, non era solo un medico, come vedete.” Sì, quella. Come vedete.
Israele avrebbe dovuto essere scioccato dall’uccisione della dottoressa. Il volto innocente di Najjar avrebbe dovuto toccare ogni cuore israeliano. Organizzazioni di medici avrebbero dovuto esprimersi. Gli israeliani avrebbero dovuto nascondere la faccia per la vergogna. Ma sarebbe potuto succedere solo se Israele avesse creduto alla giustezza della propria causa. Quando non c’è più onestà, ciò che rimane non è altro che propaganda. E da questo punto di vista, forse questa caduta ancora più in basso annuncia novità positive.
Gideon Levy 
(traduzione di Amedeo Rossi)
Risultati immagini per Israele ed il  caso di  Razan al-Najjar

Fonte: http://zeitun.info/2018/06/11/dopo-aver-ucciso-razan-al-najjar-israele-assassina-il-suo-personaggio/

lunedì 11 giugno 2018

Amministrative del 10 giugno 2018 - Analisi a caldo di Tiziana Livi‎


Immagine correlata

M5S perde dei pezzi per strada, anche se conquista il ballottaggio in varie città non brilla mai tuttavia. Effetto delle comunali perché il candidato non è noto nel territorio? Prendo ad esempio il comune di Ancona, alle nazionali ha vinto Il Mov5S, il 10 giugno 2018 gli anconetani hanno votato per il 48% circa il sindaco uscente PD, il candidato Centrodestra al 29,00% circa, e i 5S prendono una manciata di voti. 

 A mio giudizio i penta stellati pagano l’ambiguità delle anime sia di destra che di sinistra che compongono il movimento, non dimentichiamo che c’era fra loro addirittura chi auspicava l’alleanza con il Pd. Quindi il patto-contratto con la lega li ha penalizzati? E poi qualcuno degli elettori forse rimprovera a Di Maio e quindi al movimento il modus agendi per la formazione di questo governo. 

Il buon risultato del centrodestra è dato dalla spinta della Lega, che ha trascinato i voti. Viceversa dall’elettorato grillino, il raggiungimento dell’accordo lega-5S ha premiato la lega, probabile che i propri elettori abbiano comunque preferito un governo politico, a prescindere dall’alleanza, meglio 5S che Berlusconi a questo punto... 

E poi l’annuncio di Salvini che avrebbe chiuso i porti per me ha fatto decidere gli indecisi. Vedremo gli sviluppi delle parole del leader della lega, quello dei migranti e’ un punto chiave per il suo programma ed il suo elettorato. Anche questa coalizione, contratto, fra lega e 5S è per alcuni versi molto delicata, come un vaso di cristallo che va maneggiato con estrema cura e attenzione. Devono convivere elementi di sinistra con la destra, vero e’ che non e’ più corretto parlare di sinistra e di destra, ma di pensiero diverso si’. 

Personalmente non condivido le esternazioni di Fico, le sue simpatie e il suo retaggio comunista sono note, quando c’è in ballo una trattativa così importante con Malta, apre bocca e afferma che bloccare gli attracchi non serve a nulla. E poi: qualsiasi tipo di solidarietà è sempre ben accetta. Mah, qui non si tratta di solidarietà ma di anni e anni di un paese, l’Italia, lasciato solo in balia di una vera invasione.

Tornando al voto il pd cala ma tiene ancora in qualche Comune, una parte dell’elettorato resta fedele sognando un partito che per molti ancora purtroppo rispecchia quel pensiero comune in cui si ritrovano, un allineamento che o non hanno capito oppure sta loro bene. Cui prodest?


 Tiziana Livi‎  

Immagine del profilo di Tiziana Livi, L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano