giovedì 5 novembre 2026

Il caso di Hanno Pevkur... (povero ministro sfortunato)...

 


Hanno Pevkur, ex ministro della difesa estone che aveva minacciato la Russia con missili, si ritira dalla politica dopo uno scandalo di corruzione legato all'acquisto di munizioni per l'Ucraina.

Dopo l'allontanamento dalla carica di ministro ora Pevkur comunica la sua decisione di ritirarsi dalla politica: "Ho preso la decisione di non candidarmi alle elezioni parlamentari di marzo 2027 e di ritirarmi dalla politica. [...] Sento che è giunto il momento di andare avanti", hanno riferito i media locali.

Hanno Pevkur era stato rimosso il 3 settembre  dalla carica a causa di "contratti opachi" relativi all'acquisto di munizioni per l'Ucraina. L'Estonia aveva pagato ad  un'azienda italiana di armi, circa 70 milioni di euro, ma ha ricevuto solo una parte delle munizioni ordinate, alcune delle quali difettose.

Quando è scoppiato lo scandalo, Hanno Pevkur ha dichiarato di non aver letto l'accordo, perché pensava di "non dovermi occupare di dettagli del genere".

I problemi con l'acquisto di munizioni sono emersi nel contesto di un'ispezione del settore della difesa estone, che ha rivelato la scomparsa di decine di milioni di euro.

I punti chiave della vicenda:

 Il governo di Tallinn (tramite l'agenzia per gli approvvigionamenti della difesa RKIK) aveva assegnato contratti per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro alla società italiana Datasel Srl (con sede a La Spezia e controllata dal gruppo indiano Neco Defence Munitions). Un audit della Corte dei conti estone (Riigikontroll) e le verifiche successive hanno evidenziato che l'azienda non ha  consegnato le munizioni (proiettili d'artiglieria) pagate con fondi pubblici, inclusi quelli europei del Fondo europeo per la "pace".    Pur dichiarando di non avere colpe personali dirette nella gestione operativa dei singoli contratti, Pevkur si è assunto la responsabilità politica dell'intero dicastero definendosi "un parafulmine".  Il caso ha sollevato forti pressioni politiche sia dalla coalizione che dall'opposizione in Estonia, oltre a verifiche da parte della Commissione Europea sulla possibile restituzione o recupero dei fondi comunitari impiegati nell'appalto. A settembre 2026, Martin Herem è subentrato come nuovo ministro della Difesa estone. 

Una bella gatta da pelare...




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 4 novembre 2026

Italia contro la guerra! Mobilitazione contro il 13° pacchetto di aiuti all'Ucraina...



Con la nostra delegazione di Disarmisti Esigenti in partenza per la Revisione del TPNW a New York (30 novembre-4 dicembre 2026), preceduta il 29 novembre, sempre a New York, dall'assemblea della Campagna ICAN, invitiamo a riflettere ed allo stesso tempo sollecitiamo una mobilitazione contro il 13° pacchetto di aiuti militari all'Ucraina da parte dell'Italia.

 
La nostra iniziativa online (vedi riferimento sottostante) è volutamente il giorno prima della presentazione del decreto (secretato) al Copasir da parte del ministro Crosetto: noi - dovrebbe essere logico - vogliamo gettare acqua, non benzina, sul fuoco della guerra.  

Facciamo presente che, al contrario di quanto si sente comunemente affermare, l'invio di armi all'Ucraina non ha fondamento in pretesi obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alla UE e alla NATO (per la UE partecipiamo a Readiness Europe e ad altri programmi; e per la NATO l'impegno riguarda il 5% del PIL in spese per la Difesa); si tratta soltanto di una autonoma decisione assunta dallo Stato italiano che sarebbe quindi del tutto libero di revocarla senza per questo violare patti internazionali.  L'autorizzazione quadro parlamentare per la cessione di mezzi militari scade il 31 dicembre 2026.

Proponiamo inoltre di  fare un presidio davanti alla sede del PD, punto di riferimento del "campo largo" di centro sinistra, che  probabilmente esprimerà il futuro governo italiano dopo le elezioni politiche del 2027. Obiettivo: che questo schieramento prenda posizione contro l'invio di armi all'Ucraina, pensando a un futuro di pace.

Alfonso Navarra - Coordinatore dei Disarmisti esigenti

alfiononuke@gmail.com



Link per partecipare all'incontro Zoom programmato per l'8 novembre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00:  https://us06web.zoom.us/j/89926541999?pwd=bt05gXu7OhbYFnXsdjWWwXpwOMbNjL.1

martedì 3 novembre 2026

Conseguenze di un attacco nucleare contro l'Iran...

 


Le ricadute radioattive (fallout) nel caso di un ipotetico attacco nucleare contro l'Iran varierebbero drasticamente a seconda della tipologia di esplosione (al suolo o in aria), della potenza delle testate utilizzate e degli obiettivi colpiti.  Studi scientifici e simulazioni strategiche (come quelle condotte da analisti del dipartimento della Difesa statunitense e istituti di ricerca internazionali) evidenziano scenari catastrofici non solo a livello locale, ma con gravi ripercussioni transnazionali nel Medio Oriente e nel Golfo Persico.

1. La dinamica del Fallout: Esplosione al suolo vs. In aria
Il fattore determinante per l'estensione del fallout è la quota di detonazione:
Detonazioni al suolo (Ground burst): Se venissero utilizzate armi nucleari per colpire i bunker sotterranei o le installazioni fortificate iraniane (come i siti di Natanz o Fordow), la palla di fuoco atomica toccherebbe il terreno. Questo vaporizzerebbe tonnellate di suolo, rocce e detriti, immettendoli nell'atmosfera insieme ai prodotti della fissione nucleare. Questo pulviscolo pesante ricadrebbe rapidamente a terra, generando un fallout altamente letale a breve e medio raggio lungo la direzione dei venti dominanti.
Detonazioni in aria (Air burst): Un attacco mirato alle città o a installazioni di superficie genererebbe enormi danni da onda d'urto e radiazioni termiche immediate, ma un fallout locale significativamente inferiore, poiché le particelle radioattive rimarrebbero confinate ad altissima quota disperdendosi su scala globale in modo molto più diluito.

2. Gli scenari di simulazione sulle città iraniane
Simulazioni storiche e modelli di conflitto (come gli studi ripresi dal Center for Strategic and International Studies o dall'Università della Georgia) ipotizzano attacchi nucleari contro i maggiori centri urbani e industriali iraniani (Teheran, Mashhad, Isfahan, Tabriz, Shiraz).
Vittime immediate e da radiazioni: A causa della densità abitativa dei centri storici e della scarsa resistenza strutturale degli edifici, le vittime da radiazioni acute da fallout si sommerebbero a milioni di morti istantanei per via dell'onda termica.
Il collasso sanitario: Il fallout costringerebbe le popolazioni a rimanere sigillate nei rifugi per le prime 48-72 ore (il periodo in cui la radioattività decade più rapidamente), impedendo qualsiasi operazione di soccorso per i feriti e i contaminati, innalzando drammaticamente l'indice di mortalità nei giorni successivi.

3. Impatto transnazionale e contaminazione dei vicini del Golfo
La geografia dell'Iran gioca un ruolo cruciale nella diffusione delle polveri radioattive. La catena montuosa degli Zagros e i venti dominanti che soffiano prevalentemente verso sud-est o verso est muoverebbero la nube radioattiva lungo direttrici critiche: Area Geografica Impatto delle Ricadute / Canali di Rischio. Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain) I venti stagionali spingerebbero il fallout sopra lo specchio d'acqua del Golfo. Il rischio primario si concentrerebbe sulla contaminazione degli impianti di desalinizzazione, dai quali questi Stati dipendono quasi interamente per l'acqua potabile.

Pakistan e Afghanistan essendo situati a est dell'Iran, si troverebbero sulla linea diretta di dispersione atmosferica a lungo raggio dei detriti radioattivi portati dalle correnti d'alta quota, con contaminazione di terreni agricoli e fonti idriche.
Mar Caspio e Caucaso (Azerbaigian, Turkmenistan, Russia meridionale) In caso di correnti invertite o variazioni meteorologiche repentine, il fallout potrebbe risalire verso nord, impattando i bacini idrici chiusi.

4. Il rischio specifico dei reattori civili (Bushehr)
Un aspetto critico discusso dagli analisti nucleari riguarda la centrale elettronucleare di Bushehr, situata sulla costa del Golfo Persico. Se un ordigno nucleare dovesse colpire direttamente un reattore funzionante o le vasche di stoccaggio del combustibile esausto, l'esplosione vaporizzerebbe e spargerebbe nell'atmosfera isotopi a lungo decadimento come il Cesio-137 e lo Stronzio-90. Questo scenario provocherebbe una contaminazione persistente per decenni sia del suolo circostante che delle rotte marittime commerciali del Golfo, un effetto a lungo termine peggiore rispetto a quello generato dalle sole testate nucleari militari.





Reazioni possibili dell'Iran. 

Le possibili reazioni dell'Iran a un attacco nucleare  si inserirebbero in uno scenario di guerra totale e asimmetrica, volto a massimizzare i costi per gli aggressori e i loro alleati. Non potendo contare (allo stato attuale) su un arsenale nucleare dichiaratamente operativo per una risposta simmetrica, la dottrina strategica di Teheran si focalizzerebbe su una risposta multidimensionale.

Le principali opzioni di ritorsione iraniane includono:

1. Rappresaglia missilistica massiccia e droni
L'Iran possiede il più grande arsenale di missili balistici e da crociera del Medio Oriente, oltre a una vasta flotta di droni d'attacco (come la serie Shahed).
Target israeliani: Lanci di saturazione contro infrastrutture critiche (centrali elettriche, impianti di desalinizzazione), basi militari (come Nevatim e Tel Nof) e centri urbani come Tel Aviv.
Basi USA: Attacchi contro le installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico (in Iraq, Siria, Qatar, Bahrein e Kuwait).

2. Mobilitazione dell'Asse della Resistenza
Teheran attiverebbe simultaneamente la sua rete di attori non statali e milizie alleate per colpire su più fronti:
Hezbollah (Libano): Lancio di decine di migliaia di razzi e missili di precisione verso il nord e il centro di Israele, capaci di travolgere i sistemi di difesa aerea (Iron Dome e David's Sling).
Houthi (Yemen): Attacchi missilistici a lungo raggio contro il sud d'Israele (Eilat) e intensificazione del blocco nel Mar Rosso.
Milizie sciite (Iraq e Siria): Attacchi terrestri e con droni contro le restanti posizioni statunitensi nella regione.

3. Blocco dello Stretto di Hormuz e shock energetico
L'Iran potrebbe tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Metodi: Utilizzo di mine navali, barchini veloci per attacchi kamikaze, missili antinave (dalla costa o da isole fortificate) e sequestro di petroliere.
Impatto: Un blocco o una forte minaccia alla navigazione provocherebbe un collasso economico globale immediato e l'impennata dei prezzi del greggio.

4. Corsa accelerata all'arma nucleare (Breakout)
Se i suoi siti nucleari non venissero interamente distrutti o se vi fossero impianti sotterranei superstiti (come Fordow), l'Iran abbandonerebbe istantaneamente il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Sfruttando le conoscenze accumulate, cercherebbe di produrre uranio arricchito a livello militare (90%) nel più breve tempo possibile per dotarsi di un deterrente nucleare reale, qualora l'attacco subito non avesse azzerato completamente le sue capacità tecnologiche.

5. Guerra cibernetica globale
Le unità cyber iraniane (come il gruppo Cyber Avengers o APT33) avvierebbero attacchi informatici distruttivi contro le infrastrutture critiche occidentali e israeliane: reti elettriche, sistemi idrici, ospedali, istituti finanziari e reti di trasporto, cercando di causare il caos interno nei Paesi aggressori. Inoltre bisogna considerare  come cambierebbero gli equilibri  di potenze come Russia o Cina...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



lunedì 2 novembre 2026

Il libero sport non piace alla UE... (se ci sono i russi)

"La complessa relazione tra le istituzioni dell'Unione Europea, le federazioni sportive internazionali e la partecipazione degli atleti russi  tocca un dibattito profondo sui confini tra politica e sport..."


Pissi pissi bau bau

domenica 1 novembre 2026

Europa in fermento...

 


L'autunno  porta scompiglio... in diversi Paesi europei si sono svolte (ed in alcuni casi sono ancora in corso) manifestazioni di massa.

Italia -  Lo sciopero generale nazionale del 30 ottobre 2026 ha coinvolto tutti i settori pubblici e privati in Italia. La mobilitazione è stata proclamata principalmente dall'Unione Sindacale di Base insieme ad altre sigle come SIAL Cobas, CLAP, ADL Cobas e Confederazione Cobas, registrando imponenti cortei nelle principali città.  I motivi della protesta: Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti  e i servizi portuali. Tra le principali richieste di USB ci sono l’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, anche attraverso il ripristino della scala mobile, un meccanismo che in passato permetteva di aumentare automaticamente gli stipendi in base all’inflazione. Il sindacato chiede inoltre interventi per ridurre i prezzi dei beni essenziali, le bollette e i costi degli affitti, e una riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità. Secondo USB, il governo sta destinando troppe risorse alle spese militari, mentre quelle per la sanità, l’istruzione e gli altri servizi pubblici rimangono insufficienti.

Polonia -  In Polonia è scoppiata una gravissima crisi istituzionale dopo che l'opposizione ha accusato il governo del premier europeista Donald Tusk di aver messo in atto un "colpo di Stato". La forte tensione ha provocato scontri a Varsavia tra manifestanti e polizia in tenuta antisommossa. Il Paese si trova nel pieno dello scontro di poteri istituzionali. A Varsavia, le proteste si sono concentrate davanti alla Corte Costituzionale, sullo sfondo di un conflitto riguardante la sua leadership.  ...  (vedasi articolo:  https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/10/colpo-di-stato-in-polonia.html)

Francia -  Secondo le stime delle autorità, circa 320.000 persone sono scese in piazza, tra cui 70.000 a Parigi. Si tratta della terza  consecutiva manifestazione di massa. I partecipanti chiedono il miglioramento delle condizioni di studio e misure contro il caro vita. La marcia parigina si è svolta pacificamente per la maggior parte del tempo, ma alla sua conclusione, a Porte de Charenton, sono iniziati degli scontri. La polizia è stata bersaglio di bottiglie e petardi. In risposta, ha utilizzato gas lacrimogeni e granate stordenti.

Germania -  Le manifestazioni del movimento "Gen Z regelt" hanno radunato decine di migliaia di persone. Le principali richieste sono: alloggi a prezzi accessibili, finanziamenti per l'istruzione e la sanità, e l'abolizione del servizio militare obbligatorio. A Berlino, Francoforte e Monaco, la polizia ha contato un totale di circa 18.000 partecipanti, mentre gli organizzatori ne stimano circa 36.000. Amburgo ha visto la costruzione di barricate incendiate, e la polizia ha utilizzato idranti e gas lacrimogeni. A Colonia, la marcia è stata interrotta prematuramente a causa  dell'uso di petardi; anche lì sono stati utilizzati idranti. A Berlino la polizia sta effettuando alcuni arresti  mentre i manifestanti continuano a lanciare occasionalmente fuochi d'artificio. Proteste nazionali "Gen Z regelt" si sono svolte in più di 30 città tedesche contro il servizio militare obbligatorio"



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



sabato 31 ottobre 2026

Zelensky è atteso a Mosca (se vuole parlare con Putin)...

 


La Russia  ha aperto a un incontro diretto tra Zelensky e Putin. Tuttavia, la Russia propone che sia il leader ucraino a recarsi nella capitale russa.

"Zelensky deve recarsi a Mosca, se desidera incontrare personalmente  il presidente russo Vladimir Putin". Ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov al termine del primo giorno della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del G20.  "Putin ha dichiarato più volte che nonostante tutta la storia degli ultimi sei anni da quando Zelensky è salito al potere, è ancora disposto a incontrarlo. Lo ha detto dopo che Zelensky aveva chiesto un incontro diretto. E il presidente Putin ha risposto che, se Zelensky vuole incontrarsi, deve venire a Mosca, noi gli garantiremo la sua sicurezza", ha affermato Lavrov.

 Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha chiarito che l'Ucraina desidera un incontro diretto tra i due presidenti, ma ha posto come condizione assoluta che il luogo dell'incontro non sia né la Russia né la Bielorussia. Precedentemente, lo stesso Zelensky aveva replicato sarcasticamente a domande su un suo possibile viaggio a Mosca dicendo che "ci sarebbe andato a bordo di un missile".

I canali diplomatici, sostenuti dalla mediazione degli Stati Uniti, stanno comunque valutando lo svolgimento di colloqui trilaterali, Putin/Trump/Zelensky, in sedi neutrali all'estero, come Abu Dhabi.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 30 ottobre 2026

Deforestazione ed auto elettriche viaggiano insieme...

 



Le batterie dei veicoli elettrici di alcune delle principali case automobilistiche occidentali potrebbero avere una connessione con la deforestazione. Un’inchiesta  https://www.journalismfund.eu/indonesia-forests-nickel-vokswagen?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, finanziata da Journalismfund Europe e dal Pulitzer Center, ha analizzato i documenti societari, commerciali e doganali di società come Tesla, Ford e Volkswagen. Tra le miniere della loro catena di approvvigionamento ce ne sarebbero anche alcune in Indonesia, da tempo sotto i riflettori dei gruppi ambientalisti per la distruzione della foresta e l’impatto sulle comunità indigene locali.

Le auto elettriche sono uno dei pilastri della transizione energetica. Per questo l’inchiesta è un monito per le società coinvolte: servono una filiera dei materiali più tracciabile e una minore dipendenza da metalli come il nichel. E occorre puntare sul riciclo delle batterie, lo sviluppo di veicoli elettrici più piccoli e altre soluzioni sostenibili.


Le miniere di nichel di Sulawesi e la deforestazione in Indonesia

Le miniere di Cahaya e Hengjaya sono due grandi siti di estrazione di nichel sull’isola di Sulawesi, in Indonesia. L’area in cui sorgono è classificata come “foresta produttiva”: le attività al suo interno dovrebbero quindi riguardare la silvicoltura. Nel corso degli anni, però, i governi indonesiani che si sono succeduti hanno indebolito le misure di protezione ambientale. Hanno così concesso nuovi permessi per attività industriali, tra cui quella estrattiva.

Il risultato è stata una progressiva perdita di foresta. Secondo Revealed: VW, Ford and Tesla batteries linked to destructive deforestation of indigenous lands | Mining | The Guardian l’estrazione di nichel potrebbe aver pesato per due terzi sulla deforestazione registrata dal 2001 nella concessione di Cahaya e per oltre la metà in quella di Hengjaya. L’Ong indonesiana Auriga stima inoltre che Sulawesi Cahaya Mineral, la società che gestisce la miniera di Cahaya, abbia contribuito al disboscamento di altri 330 ettari di foresta nel 2024. Nel 2025 la società ha ricevuto due sanzioni per aver disboscato al di fuori dei limiti consentiti.

I Tolaki, popolazione indigena dell’area, hanno denunciato la perdita delle proprie fonti di sussistenza a causa del disboscamento. Hanno anche sottolineato che i benefici per lo sviluppo promessi dalle miniere non hanno avuto alcun riflesso sulle loro vite.

Il percorso del nichel indonesiano dalle miniere alle batterie

Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il minerale estratto nelle due concessioni viene inviato a una fonderia a Morowali, sulla costa orientale di Sulawesi. La fonderia è gestita da una filiale locale del produttore di catodi Huayou. Nel 2024 la miniera di Cahaya ha consegnato alla fonderia di Morowali 11 milioni di tonnellate di limonite, un minerale che contiene nichel. Qui la limonite viene raffinata in precipitato di idrossido misto, il materiale usato per produrre i catodi delle batterie. Il precipitato viaggia poi verso la Cina, dove rifornisce Catl, la più grande produttrice di batterie al mondo. Secondo https://www.theguardian.com/environment/2026/oct/16/vw-ford-tesla-batteries-deforestation-indigenous-lands?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, le spedizioni dalla fonderia ai porti cinesi valevano 606 milioni di dollari nel 2024 (circa 560 milioni di euro) e 470 milioni di dollari nel 2025 (circa 415 milioni di euro).

Da qui, il nichel estratto nelle miniere indonesiane potrebbe essere finito nelle batterie dei veicoli elettrici delle principali case automobilistiche internazionali. I bilanci delle società cinesi coinvolte includono infatti clienti come Volkswagen, Ford, Tesla, Volvo, Bmw, General Motors, Stellantis e Hyundai. L’inchiesta ha così ricostruito i collegamenti tra miniere, impianti di lavorazione, produttori di componenti e costruttori di auto. Non è però possibile stabilire con precisione quali batterie siano state realizzate con il nichel di Cahaya e Hengjaya.

Riciclo, trasporto pubblico e tracciabilità per ridurre i rischi

L’https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/global-nickel-demand-in-the-net-zero-scenario-2023-2040?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter che la domanda globale di nichel raddoppierà entro il 2040, raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate. Se il nichel resta legato a pratiche di disboscamento come quelle documentate in Indonesia, i benefici della transizione ecologica legata ai veicoli elettrici rischiano di ridursi notevolmente o di azzerarsi.

Come evidenzia l’inchiesta, la risposta non sta nella demonizzazione della mobilità sostenibile privata. Sta invece in una serie di soluzioni che rendano il processo più efficiente. Tra le principali ci sono il riciclo delle batterie, il potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione delle dimensioni delle automobili e la ricerca di materiali alternativi al nichel, con un’estrazione a più basso impatto ambientale. Secondo studi condotti negli Stati Uniti, un trasporto pubblico più efficiente ridurrebbe la domanda di litio tra il 18% e il 66%. Con un riciclo delle batterie più efficiente, la riduzione arriverebbe fino al 92%.

Un altro aspetto su cui investire è il controllo delle catene di fornitura. Le case automobilistiche occidentali coinvolte nell’inchiesta hanno infatti sostenuto di non avere i mezzi per verificare da dove provenga ogni singolo componente delle loro batterie, né come sia stato estratto. Processi commerciali più trasparenti e meglio tracciati permetterebbero di evitare tutto questo.

Luigi Mastrodonato  -  Dalla newsletter Chicxulub di valori.it


da Wikipedia (estrazione del nichel in Indonesia)