martedì 16 giugno 2026

Benjamin Netanyahu sull'accordo di pace in Medio Oriente: "Me ne frego!" - Volodymyr Zelensky sul conflitto in Ucraina: "Guerra fino all'ultimo ucraino!"

 

Ridi ridi che mammona ha fatti i gnocchi!

Come previsto Israele non accetta l'accordo e prosegue i bombardamenti e l'avanzata in Libano. E come previsto al momento non c'è alcuna condanna da parte di Stati Uniti e Iran che preferiscono giungere ad un compromesso nonostante l'ingombrante Bibi.

Bisogna vedere se il desiderio di giungere a un compromesso sarà a scapito dell'integrità libanese o se le regole saranno valide per tutti i contendenti. Per adesso Israele attacca e Hezbollah risponde.  Netanyahu ha dichiarato che l'IDF rimarrà nelle "zone di sicurezza" in Siria e Libano. Un altro attacco pubblico a Trump e al suo accordo con l'Iran. Israele lo sta sabotando in modo ancora più attivo e aperto rispetto all'Ucraina con Zelensky.

In Ucraina invece sono state smantellate diverse imprese legate alla costruzione e distribuzione di armi. L'attacco di ieri sera è stato particolarmente costoso per Zelensky. Tuttavia l'assemblaggio si sta spostando sempre più verso l'occidente e in paesi terzi. Per impedire la consegna i russi continuano a colpire le ferrovie rendendo la logistica ucraina sempre più complicata. Gli ucraini tentano la stessa cosa con risultati contrastanti, coinvolgendo sempre più civili ottenendo vittorie discutibili.

Sia nel Golfo Persico che in Ucraina i risultati positivi per una conclusione dei conflitti sono lontani dal concretizzarsi. E' decisamente presto per festeggiare. Ovviamente speriamo che prevalga il buonsenso ma siamo sempre preparati al peggio. Il buonsenso è una merce rara di questi tempi.

Anche se il conflitto nel Golfo finisse domani, che ne sarà di Gaza e che ne sarà del Libano? A cosa è servito tutto questo? A rafforzare la posizione israeliana, nonostante le vittime? Niente restituirà una vita normale ai sopravvissuti e non c'è compenso che colmerà il vuoto delle perdite.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 15 giugno 2026

Medio Oriente. Negoziati di 60 giorni... Forse


Il vice ministro degli Esteri iraniano  Gharibabadi:  "Durante il periodo di negoziazione di 60 giorni, verranno discussi i temi della completa revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran — sia primarie che secondarie — e anche la cessazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell'AIEA.  In caso di raggiungimento di un accordo definitivo, tutte le sanzioni saranno revocate.  Il secondo tema chiave dei negoziati nel periodo di 60 giorni sarà il programma nucleare. Verrà inoltre discusso il tema del ripristino e dello sviluppo economico, e verrà concordato definitivamente un meccanismo appropriato.  Un altro tema sarà la definizione dei meccanismi di esecuzione e controllo dell'adempimento degli obblighi da parte di entrambe le parti".

Netanyahu ha dichiarato che gli attacchi del regime sionista contro il Libano non fanno parte dell'accordo.  A quanto pare, l'accordo finirà prima ancora di iniziare...



P.S.  Nonostante ciò che si dice degli accordi in corso, le unità israeliane sono ancora nel Libano meridionale e saranno state sorprese tanto quanto noi dall'apprendere che dovrebbero lasciarlo. Questo ovviamente è un ostacolo piuttosto grande, che richiede l'accordo e il permesso di Hezbollah.  La firma avverrà il 19 giugno? Hanno 4 giorni per fare i bagagli e andarsene. In 2 ore può succedere di tutto, figuriamoci in 4 giorni. Come avrete appena letto, i negoziati dureranno 60 (!) giorni.  Israele sarà la prima a regalare sorprese a Trump. E qualsiasi reazione da parte di Hezbollah o dell'Iran sarà sanzionata. Difficile credere che Israele venga bombardata dagli Stati Uniti per ottemperare ai nuovi accordi. Se Israele potrà agire indisturbata significherà che gli Stati Uniti non hanno alcun controllo. Se si ritirerà allora la vittoria iraniana e della resistenza sarà confermata.  Attendiamo prove del ritiro israeliano e dell'impegno in un vero e proprio "cessate il fuoco". Per il momento le previsioni sono negative.  Ricordiamo che si tratta di una tregua che non è una pace a tutti gli effetti. Come faranno gli Stati Uniti a garantirla è un mistero.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A)

domenica 14 giugno 2026

Zelensky le prova tutte.... a Zaporizhzhya

 


Resta altissima la tensione attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, finita nuovamente al centro di attacchi con droni ucraini che hanno preso di mira le infrastrutture energetiche e il personale tecnico della società russa Rosatom (che controlla l'impianto occupato). 

sabato 13 giugno 2026

Gli yankee avvelenano i pozzi...?

 


Fonti russe sostengono di aver visionato documenti a sostegno della loro denuncia secondo cui gli Stati Uniti ospitano componenti di armi biologiche vicino al confine tra Ucraina e Russia. Ma i documenti presentati  come  "prove" dai russi  sono contestati dagli ucraini e dagli statunitensi i quali  dichiarano che le ricerche nei laboratori  riguardano patogeni comuni, come i ceppi di batteri responsabili di infezioni ordinarie ed endemiche, raccolti esclusivamente per la ricerca scientifica e sanitaria e non per scopi bellici. 

La collaborazione USA-Ucraina su queste "ricerche" è iniziata  nel 2005, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti collabora con il Ministero della Salute ucraino nell'ambito del programma Biological Threat Reduction Program.

Ma da dati d'intelligence sembrerebbe che Antrace, Ebola, peste e altri agenti patogeni pericolosi sono conservati in Ucraina, secondo quanto riportato dall'Ufficio di Intelligence Nazionale degli Stati Uniti (USAIN) in un rapporto sul programma statunitense di laboratori biologici. In totale, in Ucraina esistono oltre 40 laboratori biologici, finanziati da Washington.

E perché gli Stati Uniti hanno creato e finanziato 40 laboratori biologici in Ucraina contenenti tali agenti patogeni? E non solo in Ucraina, tra l'altro?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

Nicolai Lilin. I BIOLABORATORI USA IN UCRAINA: https://www.youtube.com/watch?v=i5Hew6LTZVo

venerdì 12 giugno 2026

Critiche dell'ambasciatore russo al presidente Mattarella...

 


L’ambasciatore russo ha recentemente criticato la narrazione proveniente dagli “alti colli” (cioè dal Quirinale) che attribuisce alla Russia tutta la responsabilità per l’inizio ed il perdurare della guerra in Ucraina.
 
Naturalmente l’ambasciatore Alexei Paramonov ha buoni motivi per esprimere questo giudizio. Basta riesaminare  fatti peraltro ben noti, che però è utile ricordare di nuovo.
 
Alla fine della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica i due presidenti USA Regan e Bush, ed il Segretario di Stato Baker assicurarono all’ingenuo Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata di un centimetro verso Est. Gorbaciov – le cui responsabilità storiche meriterebbero un’analisi approfondita a parte – si fidò. Concordò l’annessione di fatto della Germania Democratica (DDR) alla Germania Occidentale (nonostante che un referendum popolare tenuto nella DDR ben dopo lo smantellamento – anch’esso concordato - del muro avesse espresso la volontà dei cittadini orientali di mantenere l’indipendenza con il 75% dei voti). Sciolse poi il Patto di Varsavia tra i paesi comunisti nella convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO e che la Germania riunificata sarebbe diventata neutrale.
 
In due libri, l’uno dell’ultimo ministro della DDR Modrow, e l’altro del consigliere di Gorbaciov Puskov – entrambi ex “gorbacioviani” della prima ora – la politica arrendevole dell’ex capo dell’URSS viene accusata di “irresponsabilità politica”.
 
Le potenze della NATO hanno profittato di queste circostanze per impossessarsi dell’economia russa per mezzo del loro uomo di fiducia, l’ubriacone Eltzin, e poi per far avanzare in modo spettacolare i confini della NATO verso Est, fino ad inglobare ex paesi sovietici, come i paesi baltici. Di fatto la Russia è stata posta sotto assedio nell’attesa di una sua successiva disgregazione.
 
Il giornalista corrispondente da Mosca Marc Innaro, per aver sottolineato che bastava consultare una carta geografica per verificare questi fatti, è stato “segato” dalla RAI.
 
Uno degli episodi chiave dell’avanzata della NATO verso Est è stata la guerra di aggressione del 1999 – con la partecipazione diretta del governo italiano di D’Alema - a quanto rimaneva dell’ex Jugoslavia, alleata di fatto della Russia. Allora l’attuale presidente Mattarella era vice-Presidente del Consiglio, ma forse non se lo ricorda.
 
Il mutato atteggiamento – molto più fermo - del nuovo governo russo guidato da Putin, così come quello della diplomazia cinese, ed anche quello dell’Iran dopo che Trump aveva stracciato unilateralmente gli accordi sottoscritti dall’ala “riformista” iraniana e dall’amministrazione USA di Biden, è strettamente legato a questi avvenimenti.
 
La goccia finale, che ha portato alla guerra aperta, è stato il colpo di stato del 2014 in Ucraina, paese allora neutrale, organizzato dai servizi statunitensi con la regia della nota neocon Victoria Nuland (allora vice-segretaria di Stato) e la complicità dei gruppi ultranazionalisti e nazi-fascisti ucraini.
 
La Russia ha cercato di trattare sottoscrivendo gli accordi di Minsk, con la mediazione della cancelliera Merkel e del presidente francese Holland. Ma questi accordi non sono mai stati rispettati. Le regioni dell’Est che non avevano aderito al colpo di stato sono state bombardate e attaccate causando migliaia di morti. La Merkel e Holland hanno cinicamente ammesso che gli accordi erano serviti solo come copertura per consentire il riarmo dell’Ucraina in funzione antirussa. Gli ultimi tentativi della Russia di raggiungere un accordo per la sicurezza reciproca alla fine del 2021 sono stati sprezzantemente respinti dalla NATO; e poi nel 2022 ad Istambul il primo ministro britannico Johnson è intervenuto per impedire che Russia ed Ucraina raggiungessero un accordo rapido dopo l’inizio del conflitto diretto del 2022.
 
Ora i bellicisti europei – dopo aver sostenuto all’inizio del 2022 che i Russi combattevano con le pale e i chip rubati alle lavatrici ed avrebbero ceduto in poche settimane – tentano di prolungare indefinitamente la guerra – che non va tanto bene per il governo di Kyev - rifornendo di armi, munizioni, finanziamenti, intelligence, logistica, assistenza militare l’esausta Ucraina.
 
Questo sfortunato paese, che sarebbe ormai uno stato fallito senza l’aiuto della NATO, ha avuto un calo demografico impressionante da 52 milioni di abitanti a 38 per le continue fughe all’estero, e perdite enormi sui fronti bellici, calcolabili in ben oltre un milione di morti.
 
Per giustificare la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina, gli Europei della NATO, dopo il parziale sganciamento degli USA, fanno notare che la “grande” Russia” sarebbe in stallo rispetto alla “piccola” Ucraina. Ma in realtà la guerra non è tra Russia e Ucraina, ma tra Russia e paesi europei della NATO. Il governo nazi-fascista di Kyev ci mette essenzialmente solo la carne da macello.
 
I droni e i missili usati dall’esercito ucraino provengono in gran parte da paesi europei, tra cui anche l’Italia che contribuisce con quattro fabbriche poste nel Nord Italia, e perfino dal Canada.
 
Inoltre, nonostante il parziale disimpegno del governo USA, le Big Tech statunitensi sono intervenute direttamente nella guerra. Gli obiettivi da colpire in Russia o nel Donbass sono indicati dal sistema satellitare Starlink della società Space X, di proprietà di Elon Musk, mentre anche la nota impresa di Intelligenza Artificiale militare Palantir fornisce pacchetti singoli dotati di un computer per l’individuazione del bersaglio e un drone di pronto uso (tecnologia Skykit). La principale banca dell’Ucraina è gestita da un’altra nota Big Tech: Amazon.
 
Ricordiamo, per concludere, che le Big Tech USA sono intervenute anche nel genocidio di Gaza con l’individuazione dei bersagli. L’amministratore delegato della Palantir, Alex Karp, contestato per queste attività genocide che hanno causato decine di migliaia di morti, ha risposto cinicamente che “questo è vero, ma erano per la maggior parte terroristi”.
 
Nonostante il flusso continuo di aiuti di paesi europei della NATO e Big Tech USA, non sembra però che né il governo di Kyev stia tanto bene, né quello israeliano sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi. Aspettiamo gli eventi.
 
Vincenzo Brandi  



giovedì 11 giugno 2026

Problemi pure in Siria...


mercoledì 10 giugno 2026

Medio Oriente in fiamme!

 



Ogni giorno che passa il cessate il fuoco è sempre più fragile e frainteso. Ieri sera abbiamo avuto un’altro esempio lampante del desiderio di “rispondere alle risposte”. In Libano non c’è via d’uscita dai piani israeliani di trasformare il suo vicino in un’altra Gaza. Se gli Stati Uniti perdono un elicottero durante missioni in aree iraniane si sentono in dovere di “rispondere”. Gli iraniani inviano la loro risposta e il ciclo si ripete all’infinito.


Appena cominciati gli scambi missilistici, altri giocatori si uniscono alla partita in corso, come la Turchia che bombarda i curdi e i pakistani che bombardano i talebani. Il clima è sempre più teso e il conflitto diventa sempre più esteso, con interessi regionali che spesso sono divergenti e talvolta coincidono con i piani nazionali di alcuni dei paesi coinvolti.

L’aspetto è quello di una polveriera che al momento non esplode solo perché i responsabili pretendono che “non sia successo niente”, che tutto “vada alla grande”, che ci siano “progressi” nei negoziati.

Più passa il tempo e più uno scontro globale e l’esplosione della polveriera sembrano scontati, nonostante le menzogne e i tentativi per coprire le reali intenzioni.

Sascha Picciotto



Video collegato:  Lawrence Wilkerson. Israele ha puntato tutto sulla guerra con l’Iran ma ha perso: https://www.youtube.com/watch?v=UZMUATxayig