mercoledì 28 ottobre 2026

L'Iran ringrazia la Russia... (mentre aspetta i risultati elettorali in Israele)...



Il presidente iraniano, durante la visita a Mosca per l'incontro con Putin, ha ringraziato ancora una volta la Russia per il sostegno offerto all'Iran in quasi tutti i settori. A proposito delle diverse affermazioni secondo cui la Russia "ha abbandonato l'Iran", "non sostiene l'Iran", ecc., è importante sottolineare che l'Iran ringrazia costantemente la Russia, spesso anche più della Cina.

Naturalmente, molti aspetti dell'aiuto all'Iran non sono pubblici per ovvie ragioni, così come molti aspetti dell'aiuto cinese. Tuttavia, come ormai è evidente a molti, le guerre in Medio Oriente e in Ucraina sono interconnesse.

Intanto da Israele giungono a rilento i risultati parziali e preliminari per il rinnovo della Knesset.  In Israele le commissioni elettorali contano e ricontano le schede, evidenziando una situazione di forte stallo politico. In base all'ultimo aggiornamento ufficiale parziale  del 28 ottobre 2026, il Likud del Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu si conferma il primo partito con il 20,95% dei voti, corrispondenti a una proiezione di 27 seggi. Al secondo posto si attesta la lista Yashar, guidata dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, che ottiene il 16,07% dei consensi, pari a 21 seggi.

Al momento nessuno dei due schieramenti principali ha raggiunto la soglia della maggioranza di 61 seggi necessaria per governare in autonomia.

Le elezioni in Israele sono molto combattute. Secondo le stime preliminari l'opposizione è in vantaggio, in termini di mandati, mentre formalmente Netanyahu è in testa per numero di voti, ma nel complesso otterrà meno seggi. I partiti arabi hanno ottenuto molti seggi e ora entrambi i principali blocchi politici cercheranno di stringere accordi con loro.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 27 ottobre 2026

USA i democratici si preparano alle elezioni di midterm cercando motivazioni per "silurare" Trump


...e adesso pover'uomo?

"I Democratici stanno preparando un'indagine sull'accordo di Trump per le forniture di diesel russo", riporta  Axios

Importanti esponenti del Partito Democratico hanno chiesto a importanti banche e porti americani di conservare la documentazione relativa a possibili importazioni di carburante diesel russo e ad altre transazioni con risorse energetiche russe.

Se i Democratici ottengono il controllo di una o entrambe le Camere del Congresso, l'indagine sugli accordi dell'amministrazione Trump con Mosca potrebbe diventare una delle loro priorità.

In precedenza, Trump aveva annunciato un accordo che apriva le risorse energetiche russe ai mercati globali, compreso quello americano. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sospeso l'applicazione di alcune sanzioni per attuare l'accordo.

Gli oppositori dell'accordo sostengono che tali misure potrebbero essere in contrasto con una legge del 2022 che vieta l'importazione di petrolio, gas e prodotti petroliferi russi.

Insomma  negli Stati Uniti  in vista delle elezioni di midterm,  del 3 novembre 2026, il Partito Democratico punta a conquistare il controllo del Congresso per arginare politicamente  ogni azione del Presidente Donald Trump. I sondaggi e i modelli previsionali indicano un netto vantaggio nazionale per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti (circa 8-10 punti di scarto genericamente) e una forte competitività anche per il Senato, favorita dal calo di gradimento del capo della Casa Bianca.

L'obiettivo strategico dell'opposizione non mira a una rimozione immediata tramite un nuovo impeachment  -scenario considerato improbabile per la difficoltà di raggiungere i due terzi al Senato-, bensì a trasformare Trump in una "anatra zoppa" e a depotenziare politicamente la sua amministrazione.

In caso di vittoria, i Democratici otterranno la presidenza delle commissioni parlamentari alla Camera e potenzialmente al Senato. Questo potere permetterà loro di emettere mandati di comparizione (subpoena) e avviare indagini ufficiali su presunti casi di corruzione interna, sui conflitti di interesse legati alle attività commerciali della famiglia Trump, sulla gestione dei fondi pubblici, ecc.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 26 ottobre 2026

Nessuna speranza di pace con Zelensky al potere in Ucraina...

 


Zelenski ha dichiarato che "l'Ucraina non accetterà mai uno status neutrale e non allineato, né una riduzione dell'esercito. Queste  -ha affermato- sono linee rosse irrinunciabili".

Nelle ultime interviste rilasciate ai media internazionali, la posizione ufficiale di Zelensky lascia poche speranze per un eventuale accordo di pace con la Russia. 

In recenti colloqui con emittenti statunitensi, Zelensky ha definito il congelamento dei combattimenti lungo l'attuale linea del fronte come un "passo più realistico" per fermare le ostilità.  Pur accettando una tregua sulle linee attuali. Zelensky ha ribadito che l'Ucraina non è disposta a cedere formalmente o legalmente i territori attualmente occupati dalla Russia. 

Inoltre -e questo è il punto cruciale- Zelensky dice "No alla neutralità forzata": Kiev insiste sul fatto che i negoziati non debbano costringere il Paese a una neutralità permanente, quindi resta in piedi la decisione di aderire alla UE ed alla NATO da parte dell'Ucraina. Inoltre Zelensky richiede solide garanzie di sicurezza internazionali, compreso lo stanziamento di truppe alleate sulle linee del cessate il fuoco per evitare futuri attacchi da parte di Mosca. 

Sulla base di queste pre-condizioni  Zelensky sarebbe  comunque disposto  a nuovi incontri e tavoli tecnici trilaterali che coinvolgano Ucraina, Stati Uniti e Russia. Tuttavia esprime  cautela, ipotizzando che le aperture del Cremlino ai negoziati possano essere una "strategia politica".

Dall'altro lato, la leadership russa si dice pronta a proseguire i colloqui diplomatici e trilaterali, ma mantiene ferme le sue richieste strategiche (tra cui la rinuncia definitiva dell'Ucraina alle ambizioni NATO e al controllo delle regioni russofone che hanno scelto con un referendum di aderire alla Federazione Russa), escludendo al momento un cessate il fuoco immediato senza passi concreti sui propri obiettivi. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

domenica 25 ottobre 2026

Brasile. Lula o Bolsonaro... chi vincerà?


Notizie dell'ultima ora - Il presidente uscente di centro-sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile, sconfiggendo al ballottaggio del 25 ottobre 2026 il candidato della destra Flávio Bolsonaro (figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro)... 



Si è votato in Brasile, domenica 25 ottobre 2026, per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. La sfida, considerata un testa a testa serratissimo dai principali sondaggi, vede contrapposti il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva (Partito dei Lavoratori - PT) e il senatore Flávio Bolsonaro (Partito Liberale - PL), figlio dell'ex capo di Stato Jair Bolsonaro.

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange si è schierato a favore di Luiz Inácio Lula da Silva, con questa motivazione: «Fuori dal potere, Lula si è battuto per la mia libertà» scrive Assange, ricordando i 1.901 giorni passati in isolamento. «Al contrario, Jair e Flávio Bolsonaro non hanno fatto nulla e non hanno detto nulla». E aggiunge: «Senza la capacità di dire no a Washington e Tel Aviv non può esserci una politica interna, solo istruzioni dall’estero», scrive l'Indipendente.

Aggiornamenti:


La pubblicazione dei primi dati reali è prevista a partire dalla serata (ora locale).
 

L'ultimo duello televisivo trasmesso su TV Globo ha visto forti scontri verbali. Come riportato da Il Fatto Quotidiano il 24 ottobre, Bolsonaro ha attaccato l'avversario ironizzando sulla perdita del dito mignolo subita da Lula in un incidente sul lavoro nel 1964; il presidente ha replicato rivendicando con orgoglio il suo passato da operaio metalmeccanico.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 24 ottobre 2026

Se la protesta diventa "fuorilegge"... - Lettera aperta di Antonio Castronovi

 


Per rispondere alla manifestazione di Milano, di alcuni giorni fa, censurata dalla grande stampa e dal governo, si è messo in moto all'unisono il "sistema" per fronteggiare questa "grave" emergenza nazionale e la "violenza" di "bande" di ragazzini.

Col Decreto Sicurezza approvato di corsa (come l'emergenza reclamava!), il governo mobilita l'esercito con 500 militari (per ora solo a Milano) per proteggerci da adolescenti pericolosi (che vogliono rubare capi firmati nelle boutique di lusso). Il decreto prevede il divieto di radunarsi in più di cinque minorenni in un luogo pubblico o durante una manifestazione potrà essere disposto dal questore; estensione del fermo preventivo anche per i minorenni in luoghi pubblici qualora si ravvedano rischi potenziali per la sicurezza (una carta bianca per il fermo anche solo in base a dei semplici sospetti); si parla di intensificare l'utilizzo di droni sulle nostre teste per controllarci meglio , non solo quando manifestiamo; sarà punito col carcere fino a 12 anni chi convoca manifestazioni non autorizzate di protesta coi social, quindi niente "rivoluzione colorata". Non ne hanno bisogno (per ora!), ma rimangono valide -invece- per i Paesi non allineati a Bruxelles e alla NATO, dove la violenza rimane buona e democratica, benedetta dalla Von der Leyen, quindi legittima, e i social qui sono i benvenuti.

Le manifestazioni saranno quindi consentite solo se convocate, anche con i social, da organizzazioni certificate in grado di garantire ordine, disciplina, compostezza, senza troppi grilli per la testa e che possono essere allegre, gioiose, colme d'amore e piene di antifascismo retorico.

Le uniche "proteste" consentite saranno praticamente quelle che fanno riferimento alla attuale opposizione parlamentare (per ora!). Vietate quindi le manifestazioni di protesta che non garantiscono la compatibilità con l’ordine sociale e istituzionale esistente.
Le proteste dei trasportatori e degli agricoltori che stanno infiammando il Sud contro l'economia di guerra e il caro gasolio, con un ampio e straordinario sostegno popolare, sarebbero quindi anch'esse fuori della legalità e i trattori e i camion potranno essere requisiti dalle forze dell'ordine per blocco stradale.

Questa protesta dei territori periferici del Sud sta assumendo sempre più nella coscienza popolare un carattere meridionalista e sta rendendo evidente che il Sud non ha rappresentanza né al governo e né all'opposizione del sistema politico e mediatico.

Questo vuoto meriterebbe attenzione e considerazione politica da parte di tutti quelli che si candidano a identificarsi in una postura anti-sistemica contro la guerra e l'economia di guerra e dei suoi promotori, NATO e UE in primis. Vedremo se accadrà. Ma ho i miei dubbi, nonostante si sia sollevata qualche flebile voce in tale direzione. In genere prevale, tranne lodevoli eccezioni, il non detto che queste siano esplosioni di carattere corporativo e parziale, fuochi di paglia, che non meritano attenzioni politiche da parte dell'ortodossia teorica incentrata sulla centralità del conflitto capitale-lavoro sempre e comunque, prevalente nella galassia variamente e diversamente comunista del nostro Paese. Una semplificazione astorica della teoria marxiana delle lotte di classe e del materialismo storico.

Ovviamente queste posizioni sono da criticare, ma spiegano da sé la loro inconsistenza politica in assenza di riferimenti e di interessi sociali reali di cui siano portatori.

Oggi la lotta di classe non è prevalentemente tra borghesia e proletariato, soggetti storici usciti sconfitti in occidente dalla globalizzazione. Lo scontro in atto è tra le élite tecno-finanziarie- militari e la sovranità degli stati e dei popoli, tra globalismo in crisi e multipolarismo, tra il capitale finanziario e militare da una parte e gli strati sociali usciti perdenti dalla lotta di classe del Novecento: il ceto medio impoverito, le periferie territoriali ed urbane nelle metropoli, le classi lavoratrici dei settori industriali marginalizzati nelle piccole e medie imprese e nei servizi poveri delle metropoli, la piccola e media impresa produttiva e contadina nell'industria e nelle campagne che soffrono la pressione delle multinazionali che controllano le filiere produttive e i prezzi . Da aggiungere i "moderni" lavoratori super sfruttati nei servizi del capitalismo delle piattaforme governati da algoritmi impersonali.

Questa rivolta in atto è lo specchio oggi della crisi di egemonia del globalismo neoliberale su cui forze autenticamente rivoluzionarie potrebbero far leva per disarticolare e rompere la gabbia d'acciaio dell'oligarchia tecno-militare della UE e della NATO impegnata in una guerra di sopravvivenza contro la Russia in Ucraina e che sta impoverendo le società occidentali e ne sta condizionando le menti per renderle ricettive alla propaganda ossessiva di guerra. Il fantasma di Putin aleggia ormai come una comica sulle rovine morali e sociali dell'Europa e testimonia della disperazione in cui sono precipitate le nostra classi dirigenti.
Noi non vediamo purtroppo questa potenzialità . Non ci sarà purtroppo nessuno sciopero generale del sindacato confederale a sostegno di questa protesta popolare, come manca oggi pure la solidarietà di quello territoriale meridionale alle lotte in corso.

Giuseppe Di Vittorio si sta rivoltando nella tomba!

Fa eccezione a questo triste scenario il sindacato USB che ha indetto meritoriamente uno sciopero generale per il 30 ottobre 2026 in concomitanza con lo sciopero internazionale dei portuali contro la militarizzazione dei porti e la guerra. Non reclama un finto pacifismo: questa insurrezione di popolo reclama una risposta politica , essendo inadeguata e insufficiente quella puramente sindacale, pur importante.

Ma la pericolosità politica di questi movimenti è stata ben colta dall'apparato repressivo che sovraintende le politiche autoritarie europee che tramite le loro agenzie nazionali sta reagendo con la militarizzazione del conflitto sociale, imponendo misure di guerra come il coprifuoco in Francia e l'ingresso dei militari nella gestione dell'ordine pubblico in Italia.
Da oggi in poi, in Italia, le manifestazioni soprattutto se spontanee e contro il carovita, contro la guerra, contro la UE, contro la NATO diventeranno di per sé portatrici di odio e di violenza e quindi saranno tutte monitorate per motivi di ordine pubblico: chi manifesta può incorrere nelle norme repressive del decreto sicurezza, ovviamente pensate, orwellianamente, per proteggerci dalla violenza e dalle tentazioni di una qualche "rivoluzione...". Insomma la "Rivoluzione" e la protesta sociale da oggi sono fuori legge!

Non si sa mai... con tutti questi camionisti, agricoltori, operai, maranza vari, studenti in piazza... Potrebbero farsi venire strane idee in testa.

A proposito! Non sarebbe male lavorare politicamente per unificare i due poli dell'opposizione: quelle delle periferie urbane prodotte dalla globalizzazione e dai suoi valori consumistici e quelle delle periferie territoriali del Sud e delle zone interne, colpite e desertificate dalla industrializzazione capitalistica o ridotte a zone di servitù militari e industriali come la tanto devastata Taranto.

Sic rebus stantibus, il prossimo passo sarà il coprifuoco come in Francia. E pure peggio.

C'è solo una emergenza nazionale! E non è quella propagandata col decreto. La vera emergenza nazionale è farla finita con questi governi imbelli, di destra o di sinistra, al servizio della economia di guerra e dell'oligarchia UE-NATO, per ripristinate la nostra sovranità politica e decidere liberamente del nostro futuro.

Antonio Castronovi - Libero pensatore




venerdì 23 ottobre 2026

La grande ammucchiata di aspiranti "patteggiatori" europei che non piace alla Russia...

 


Almeno cinque leader sono in lizza per il ruolo di negoziatore con la Russia, sulla questione ucraina, a nome dell'Europa, scrive il Daily Telegraph citando fonti.

Tra i candidati menzionati ci sono la premiere italiana Giorgia Meloni, il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente ceco Petr Pavel, il premier norvegese Jonas Gahr Støre e la premier danese Mette Frederiksen. "È probabile che verrà scelta una squadra di leader" per i negoziati", sottolinea il giornale. 

Ma una  grande ammucchiata non sembra essere gradita alla Russia che preferirebbe  una persona singola, come ad esempio  l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, rifiutato però dalla Commissaria UE  von der Leyne.

Intanto in sede UE la concorrenza si fa spietata.  Esiste una divisione netta tra l'asse che chiede il sostegno militare a oltranza e l'isolamento totale di Mosca (guidato dai paesi baltici e dalla Polonia) e i governi o movimenti (come Ungheria, Slovacchia, Bulgaria  o Austria) che premono per una riapertura diplomatica e una risoluzione pacifica ed economica dei contatti.
 
I governi europei stanno valutando una figura o un gruppo di leader per avviare un dialogo diretto con Vladimir Putin. Tra i profili discussi figurano:

Alexander Stubb: Il presidente finlandese viene considerato da fonti diplomatiche (riportate da Politico) come uno dei principali candidati al momento. A suo favore giocano gli ottimi rapporti con Donald Trump.

António Costa: Il presidente del Consiglio europeo è stabilmente al centro delle discussioni per la sua recente apertura a riattivare i canali di comunicazione con Mosca. Dal punto di vista diplomatico viene ritenuto un profilo più neutrale e adatto rispetto a figure come Ursula von der Leyen o Kaja Kallas, giudicate come troppo sbilanciate a favore di Kiev.
 

Sbilanciate...


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

giovedì 22 ottobre 2026

A Parma contro la Vivisezione il 6 dicembre 2026...

 


Hanno ucciso Alan e Larry, i due macachi prigionieri dell'Università di Parma. Dopo 7 anni di torture e sperimentazione sui loro poveri corpi, hanno deciso di sopprimerli, piuttosto che affidarli a chi avrebbe potuto ricollocarli in un rifugio, per fargli vivere almeno la fine dei loro giorni senza che alcuna sofferenza gli venisse inflitta.

Parma: 6 dicembre 2026 -  Corteo contro la Vivisezione RITROVO ALLE 13.00 IN PIAZZALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA - STAZIONE FS

A Parma torniamo in strada perché di sperimentazione animale si parla ancora troppo poco... Eppure in Italia la ricerca sugli animali non è affatto una pagina del passato.
Ancora oggi migliaia di esseri senzienti vengono utilizzati nei laboratori: topi, ratti, conigli, pesci e, in determinati protocolli, anche cani beagle e primati.
Non sono numeri... sono vite!
E non possiamo permettere che la vivisezione diventi invisibile soltanto perché se ne parla poco.

Fronte Animalista



Info:  koalina74@gmail.com