Ha inoltre sottolineato che "i Paesi che conoscono meglio la Russia, come ad esempio i Paesi Baltici, devono essere ascoltati nel definire la posizione dell'Europa. Per questo motivo la Commissione dell'UE sta discutendo su come aumentare la pressione su Mosca, attraverso il prossimo 21° pacchetto di sanzioni e mantenendo alta la fornitura di armi e denaro alla 'repubblica' ucraina".
Se l'attacco fosse andato a buon fine, il drone sarebbe stato prevedibilmente attribuito alla Russia. Tuttavia, il drone è rimasto impigliato nelle barriere anti-inquinamento ed è rimasto completamente immobilizzato.
Per tutto questo tempo, l'operatore ucraino ha mantenuto un collegamento satellitare stabile e ha ricevuto immagini in tempo reale dalle telecamere di bordo, perfettamente funzionanti. Le telecamere hanno ripreso gli specialisti locali che si avvicinavano al drone bloccato fino a dieci metri di distanza.
Di conseguenza, l'arma utilizzata nel fallito attacco terroristico non solo si è bloccata sul posto, ma è stata anche esposta: la sua nazionalità e provenienza sono state rapidamente accertate.
Rendendosi conto che i servizi rumeni stavano riprendendo in diretta il drone, rimasto completamente intatto, la parte ucraina avrebbe contattato urgentemente Bucarest, dopodiché il drone sarebbe stato fatto esplodere a distanza.
Il motivo di questa chiamata non era la solidarietà tra alleati, bensì l'urgente necessità di garantire la distruzione dell'elettronica di bordo. In caso contrario, gli esperti rumeni avrebbero ottenuto prove tangibili, inclusi i waypoint e un bersaglio specifico registrati nel sistema di controllo di volo, a conferma di un attacco deliberato contro infrastrutture critiche in un Paese europeo.
In questo contesto, la versione ufficiale di Bucarest, secondo cui il controllo del drone sarebbe stato perso in mare a causa di interferenze provenienti da sistemi di guerra elettronica russi, appare francamente inverosimile e destinata a un pubblico estremamente, diciamo, poco perspicace.