Dopo l'apertura della Finlandia di aprire un dialogo con la Russia subito si è fatta avanti la Kallas la quale ritiene di poter negoziare con la Russia (al posto di Schröder, "troppo amico dei russi"). La commissaria estone, senza peli sulla lingua ed armi in spalla, ha osservato che "l'UE dovrebbe continuare ad aumentare la pressione sulla Russia per indebolirla e costringerla a fare concessioni".
La ministra Callas, inoltre, è preoccupata per la sostenibilità del programma di armamenti ucraino. Negli ultimi mesi, alcune capitali europee sono diventate sempre più scettiche riguardo al programma di approvvigionamento di armi per l'Ucraina, e alcune esitano persino a stanziare nuovi fondi, oltre i 90 miliardi di euro già impegnati.
Secondo quanto riportato da WP, diversi Paesi d'Europa si rifiutano di fornire all'Ucraina nuove armi e denari, temendo di compromettere le proprie capacità di difesa e di non poter più far fronte alle necessità sociali, mentre le popolazioni sempre più povere e derelitte scendono a protestare in piazza.
Il problema di carenza di armamenti dipende dagli Stati Uniti che hanno ridotto le forniture di armi essenziali all'Europa a causa della guerra con l'Iran. Zelensky, uggiato, ha rifiutato di commentare la situazione, scrive WP.
Malgrado tutti questi problemi la commissaria europea Marta Kos ha dichiarato che "l'UE potrebbe iniziare i negoziati con l'Ucraina sull'adesione già a giugno: "Ho ricevuto un messaggio positivo da Magyar [il primo ministro ungherese] su questo argomento, sottolineando che è pronto a trattare tutti i Paesi candidati all'adesione all'UE su un piano di parità."
In questo modo l'Unione europea continua il suo percorso di autodistruzione. Tra l'altro, accettando nella UE un Paese totalmente corrotto e dedito al terrorismo, con enormi problemi finanziari e strutturali, sarà come dare ospitalità ad una cosca mafiosa a cui bisogna pagare il pizzo. Inoltre i contadini europei non saranno davvero felici.
martedì 12 maggio 2026
Gli USA e l'Europa non hanno più armi e denari da dare all'Ucraina...
lunedì 11 maggio 2026
Cuba resiste alle minacce di Trump...
La guerra contro l'Iran dice male agli USA? Nella patria degli Ayatollah hanno trovato un degno avversario, che rompe le corna agli yankee. Allora, per riconquistare il primato di "prima potenza militare mondiale", il Trump di "America First" si rivolge contro un nemico apparentemente meno pericoloso, a due passi dalla Florida, l'Isola di Cuba!
"Gli Stati Uniti si preparano ad attaccare Cuba: aerei sono attivi al largo della costa", scrive la CNN"Gli Stati Uniti si prenderanno cura di Cuba" -ha detto Donald Trump- "È un Paese in bancarotta. Cuba, Venezuela... hanno tutti votato per me", ha aggiunto il Presidente degli Stati Uniti.
Gli aerei della Marina e dell'Aeronautica statunitensi hanno effettuato almeno 25 voli con aerei e droni vicino alle principali città del Paese. Situazioni simili sono state osservate nel periodo precedente alle operazioni militari statunitensi in Venezuela.
In precedenza, Trump aveva affermato che gli Stati Uniti si sarebbero "occupati" di Cuba e che il Paese si sarebbe "arreso" non appena la portaerei americana USS Abraham Lincoln si fosse avvicinata alle sue coste. Chi altro, dopo Cuba, ha intenzione di "liberare" il "pacificatore" Donald?
Ma forse il tycoon non tiene conto del sostegno promesso all'isola da Putin e Xi... e magari si romperà le corna pure lì nell'isola di Fidel Castro e Che Guevara...
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
Articolo in sintonia:
Cuba sotto assedio, ma non piegata: la risposta della Rivoluzione alle minacce di Trump: https://www.farodiroma.
domenica 10 maggio 2026
Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!... - Resoconto assemblea plenaria CNNN del 4 maggio 2026
Premessa
All’assemblea erano presenti:
Emanuele Lepore, Elena Abate (Osservatorio contro militarizzazione scuole e università), Patrizia Sterpetti (WILPF Italia), Gabriele Giovanoli e Fabio De Maio (Coord. Modenese contro la guerra imperialista), Lucia De Sanctis (Pax Christi), Luigi e Verdiana (Antudo Palermo), Riccardo (NCN Firenze), Ludovico Chianese (Tavolo uniti contro la guerra Napoli), Marianna Panico (Generazioni Future), Chiara (Taranto per la Palestina), Stefano Antonelli (Brigate Verdi), Elena e Leonardo Mazzei (Fronte del Dissenso), Chiara Benedetti, Mauro Morini, Emanuele Montagna (CNNER), Enrico Lallai e Enrico Lobina (Sardegna chiama Sardegna), Max Aliprandini (Lega Obiettori di Coscienza), Emanuele Fanesi (Prospettiva Umbria), Davide Guerra e Chiara Masini (Partito dei Carc), Antonella (Torre del Greco per la Palestina), Chiara Intermite (Sud in Movimento), Michele Ziveri (PCUP), Alessandro Capuzzo (Tavola per la pace FVG e No Green Pass e oltre Trieste), Mila e Baldo (Collettivo Millepiani Arezzo), Ida Merello (Coord. No Riarmo), Marta (rete resistenza attiva), Piero Vannuccini, Carlotta Gandolfi, Patrizia Morciano, Francesco Ravelli, Ossama al jaber, Giuliano Bertozzini e altri (totale partecipanti 45).
Non siamo riusciti a riportare i nominativi di tutti i partecipanti (scusateci!) e non riusciamo a portare per esteso il contenuto di tutti gli interventi, faremo quindi una sintesi delle questioni principali, elencheremo le date e iniziative segnalate e i link condivisi durante la riunione.
L’assemblea ha inizio alle ore 20.45 e si chiude alle 22.40. Al centro del dibattito
- il bilancio delle iniziative dello scorso 4 aprile promosse dal Coordinamento Nazionale No Nato;
- un ragionamento più ampio sulla fase attuale (allargamento della guerra mondiale, esito delle piazze del 25 aprile, attacco alla Global Sumud Flotilla);
- iniziative e proposte in corso verso il 2 giugno.
I gruppi locali promotori delle iniziative del 4 aprile fanno un bilancio positivo per la riuscita delle iniziative, per il contenuto politico delle iniziative e per la convergenza delle forze che vi hanno partecipato. In particolare a Ghedi (BS), dove l’appello ha raccolto molte adesioni di gruppi locali, e a Bologna, dove l’iniziativa si è tenuta in un quartiere popolare che ha risposto bene. A Roma, l’assemblea di fronte al Comando Operativo Vertice Interforze si è tenuto nonostante il diniego della questura e questa è stata una vittoria perché mai prima di allora si era tenuta un’assemblea così vicina ai cancelli della base. A Napoli, il corteo a Capodichino ha visto la partecipazione e convergenza di realtà locali che possono costruire un percorso insieme. Dobbiamo quindi lavorare su questi risultati e costruire. Bene sono andate anche le iniziative a Firenze (presidio alla Caserma Predieri, nuovo comando Nato), Milano e altre attività più piccole ma comunque importanti (volantinaggi, striscionate) in altre città.
Per quanto riguarda il 25 aprile e la cacciata di sionisti dalla piazza di Milano, avviata da un piccolo nucleo di militanti e poi diventata ampia contestazione da parte dei partecipanti al corteo istituzionale, l’assemblea concorda sul fatto che sia una vittoria importante segno della difficoltà a portare in piazza in maniera più smaccata simboli e slogan dei sionisti e degli USA e che ci si può organizzare per impedire a questi soggetti di promuovere le proprie iniziative di guerra. A Roma, i sionisti non si sono proprio presentati alla deposizione della corona di fiori a Piramide, mentre in altre zone sono comunque stati contestati o cacciati (es. Bergamo). In alcune piazza (Roma e Bologna) si sono presentati i sostenitori della corsa al riarmo e dell’invio di armi in Ucraina, contestati e cacciati. Dalle piazze quindi c’è stata una buona risposta che ha reso la giornata non una “celebrazione rituale” come vorrebbe il governo Meloni (il 25 aprile “di tutti”), ma come una giornata di lotta contro i promotori della guerra mondiale.
Vengono poi condivise esperienze territoriali: dalla Sicilia, militarizzata e hub della guerra USA, dove è in costruzione il più grande hub di addestramento per piloti F-35 (Trapani Birgi), alla Puglia con la sua miriade di installazioni militari a partire dalla città di Taranto e Grottaglie. Non è un caso che in questa occasione l’iniziativa di presentazione del dossier del CNNN sulle installazioni militari USA-NATO a Grottaglie è stato oggetto dell’attacco di Fratelli d’Italia che addirittura ha incoraggiato la repressione verso i lavoratori Leonardo coinvolti nell’iniziativa. L’iniziativa svoltasi nella sede di Sud in Movimento a Grottaglie (TA) si è tenuta lo stesso nonostante le pressioni e le minacce e il ronzio delle forze dell’ordine attorno al luogo della presentazione. Infine, Taranto per la Palestina segnala la buona pratica di costruzione di assemblee di quartiere, pubblicizzate con volantini e locandine, sul tema della guerra e della leva.
Testimonianze inoltre dal Friuli Venezia Giulia, dove è in piedi ancora la denuncia depositata presso il tribunale di Pordenone contro la presenza delle bombe atomiche nella base USA di Aviano (PN) per la quale ci sarà un’udienza il prossimo 15 giugno (diffonderemo nei prossimi giorni un programma di iniziative di sensibilizzazione), e dove è in corso il progetto IMEC per la militarizzazione del porto franco di Trieste già coinvolto nel traffico di armamenti.
Ancora, vengono portati contributi
- sulla petizione promossa dal Coordinamento No Riarmo, che ha come base della propria iniziativa l’art. 50 della Costituzione diritto di petizione, che permette a tutti i cittadini di rivolgersi alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi) e come contenuto politico lo stop all’invio di armi all’Ucraina, recessione dell’obiettivo dell’aumento delle spese militari al 5% del PIL, la revoca delle sanzioni e altre misure di guerra contro la Federazione Russa, il rispetto della legge 185/90 contro il traffico di armi verso paesi in guerra (Ucraina e Israele), il divieto dell’uso delle basi militari su suolo italiano nel sostegno alla guerra di USA e sionisti contro l’Iran;
- sulla necessità di denunciare i piani di guerra dell’UE contro la Federazione Russa e la lotta per la neutralità e disarmo del nostro Paese;
- sull’importanza di sostenere l’appello che alcune soggettività e operai e altri lavoratori stanno diffondendo con l’obiettivo di far convocare al sindacalismo di base alla CGIL lo sciopero generale a sostegno della Global Sumud Flotilla;
- la necessità di legare i progetti di mappatura che molti organismi stanno portando avanti (CNNN per quanto riguarda le installazioni USA-Nato, altri sui traffici di armi, la produzione di armi, ecc.) nel confronto e dibattito e nello sviluppo di iniziative comuni;
- la necessità di concepire questa fase di guerra come opportunità per costruire qualcosa di nuovo, un fronte di forze di coloro che hanno come obiettivo quello di farla finita con la guerra imperialista.
Rispetto alla mobilitazione del prossimo 2 giugno, esistono due sostanziali appelli: uno lanciato da Rete pace e disarmo, per la costruzione di iniziative territoriali (100 mobilitazioni in 100 città) contro la guerra, per la pace e a sostegno della proposta di legge per la “difesa civile”; il secondo, frutto dell’iniziativa di A Foras, No Muos, No Base né a Coltano né altrove e altri organismi.
Il 2 giugno è, soprattutto negli ultimi anni, una ricorrenza (la “Festa della Repubblica”) utilizzata dai vari governi che si sono susseguiti per promuovere “l’unità nazionale” e la propaganda di guerra. Nessuna unità nazionale è possibile quando il paese è di fatto in guerra e in nome di questa guerra alimenta degrado sociale e ambientale, corsa al riarmo, depauperamento del settore pubblico dell’economia, smantellamento della sanità e dell’istruzione, conversione bellica della produzione, repressione. Questa giornata deve caratterizzarsi per mettere al centro non un “generico” no alla guerra, ma per mettere al centro parole d’ordine che individuano negli imperialisti USA e Nato i promotori della guerra mondiale e traducono le iniziative di lotta in favore della pace e per interrompere la spirale della guerra mondiale in iniziative di lotta contro i promotori della guerra mondiale nel nostro paese, le loro strutture militari, le loro iniziative di guerra (propaganda di guerra, militarizzazione dei territori, traffico di armi, ecc.) e contro il governo Meloni.
Viene quindi criticata la posizione espressa dalla Rete pace e disarmo in quanto la “difesa civile” è una iniziativa ideale se però è attuata in un contesto che non è di guerra, altrimenti rischia di diventare sostegno alla guerra imperialista in altra forma. Il Coordinamento si impegnerà a mettere in campo, per il 2 giugno, proprie iniziative laddove non ce ne sono, iniziative in comune con altri organismi e reti laddove sono già in corso, portando le parole d’ordine “Fuori l’Italia dalla Nato, fuori l’Italia dalla Nato”, per la chiusura delle basi USA e Nato in Italia, per la smilitarizzazione dei territori e altre parole d’ordine che localmente vengono individuate per alimentare la lotta contro l’occupazione del paese da parte degli imperialisti USA e della Nato, nell’ottica di alimentare dibattito con altre forze e organismi e un fronte di lotta comune.
É importante arrivare alla giornata di mobilitazione del 2 giugno costruendola per tappe, tra cui
- le iniziative e mobilitazioni in programma per lo sciopero del 7 maggio (scuole e porti);
- le mobilitazioni in occasione della Nakba (15/16 maggio);
- eventuali scioperi, cortei, presidi e manifestazioni a sostegno della GSF;
- lo sciopero generale del sindacalismo di base del 29 maggio.
Il CNNN preparerà per l’occasione un volantino. Preparerà anche un questionario utile ai gruppi locali/territoriali da diffondere tramite banchetti per informare e raccogliere informazioni sulle installazioni USA e Nato (questionario informativo/inchiesta). La segreteria del CNNN si occuperà di produrre questi materiali.
Viene sollevata anche la proposta di costruire un gruppo di lavoro sulla leva obbligatoria, discorso su cui il CNNN può esprimersi anche combinandosi con altri organismi già attivi su questo fronte.
Iniziative segnalate:
- 2 giugno, presidio di fronte alla Caserma Predieri a Firenze (promosso da Pax Christi);
- La Notte dei Briganti il 28-29-30 agosto 2026 presso le Cave di Fantiano (Grottaglie – TA), occasione per promuovere iniziative contro la militarizzazione dei territori.
Link e articoli segnalati:
- Campagna contro gli accordi della Regione Sicilia e i sionisti stopaccordisicilia.com;
- Manifesto per la resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato alla guerra diffuso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;
- La critica alla legge di iniziativa popolare sulla difesa nonviolenta promossa dalla “Conferenza nazionale enti di servizio civile”, dalla “Rete Italiana Pace Disarmo” e da “Sbilanciamoci!” a cui è seguita una risposta da parte di Alfio Nicotra, Coordinatore nazionale della Rete Italiana Pace e Disarmo.
Viene infine definito di convocare per giugno un’assemblea del CNNN in presenza, per fare il punto sulle iniziative in corso e ragionare su mobilitazioni e campagne comuni da promuovere (sulla desecretazione degli accordi USA-Italia, contro la militarizzazione dei territori, preparazione del controvertice NATO - a luglio ci sarà il vertice NATO in Turchia. Il controvertice è in preparazione da parte della rete GWAN, Global Women United for Peace against NATO).
L’assemblea si chiude con un appello a scrivere alla mail del CNNN per promuovere iniziative locali di presentazione del dossier sulle installazioni USA-Nato in Italia prodotto dal CNNN e con un appello a proporsi per contribuire ai lavori della segreteria del CNNN.
Coordinamento Nazionale No Nato
Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO
Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@
2 giugno giornata di mobilitazione contro i promotori della terza guerra mondiale!
Chiudere le basi USA e NATO in Italia!
Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!
sabato 9 maggio 2026
Mosca, 9 maggio 2026 - Zelensky annuncia il suo "nulla osta" alla Parata della Vittoria...
Zelensky concede il suo nulla osta ed ha ufficialmente ordinato all'esercito ucraino di non attaccare la Parata del Giorno della Vittoria del 9 maggio in Piazza Rossa a Mosca.
"La Russia non ha bisogno del permesso di nessuno per organizzare la Parata del Giorno della Vittoria a Mosca", ha commentato Peskov in merito al decreto di Zelensky.
Nel frattempo Donald Trump ha inaspettatamente annunciato con gioia un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Il Presidente degli Stati Uniti si è svegliato e ha fatto una dichiarazione sorprendente che ha scatenato risate isteriche persino in Ucraina. "Sono lieto di annunciare l'introduzione di un CESSATE IL FUOCO DI TRE GIORNI (9, 10 e 11 maggio) nel conflitto tra Russia e Ucraina. In Russia, questa celebrazione è dedicata al Giorno della Vittoria", ha dichiarato il tycoon.
Intanto la UE si prepara a dialogare con la Russia. Secondo quanto riferito da una fonte all'Agenzia Tass, l'UE terrà la prima discussione su una lista di condizioni per i negoziati diretti con la Russia sull'Ucraina durante una riunione informale dei Ministri degli Esteri dell'UE a Cipro il 27 e 28 maggio 2026.
venerdì 8 maggio 2026
8 maggio 2026. Riassunto sugli eventi in corso...
La stessa cura sarà rivolta agli eventi in Russia dei prossimi giorni, dove non si sprecano minacce da parte dell'Ucraina, nonostante il cessate il fuoco russo che è appena iniziato.
Le problematiche geografiche non si limitano al Medio Oriente e all'Est Europa. Negli ultimi 30 giorni le notizie che giungono dall'Africa sono altrettanto preoccupanti. L'avanzata jihadista sostenuta dalla Francia per salvaguardare i suoi interessi in Mali sta creando una nuova area di pericolo, guerra e potenziali vittime. Non è chiaro se la situazione verrà stabilizzata in tempo o se vedremo un'altro "scenario siriano".
L'Armenia si sta mostrando sempre più come uno strumento di destabilizzazione che, a fronte di enormi investimenti di Mosca senza alcun ritorno economico, si sta comunque orientando verso una Europa distante che non può fare altro che interferire con la Russia. Un errore che costerà tantissimo a Yerevan.
E la Cina si sta preparando alla guerra del futuro, sfruttando ogni occasione per perfezionare i suoi armamenti e le sue tecnologie prima di un inevitabile scontro con gli Stati Uniti. Al momento non è possibile prevedere quando accadrà, ma ci stiamo avvicinando rapidamente. Ogni mossa di Washington, anche se assurda, sembra orientata a non permettere alla Cina di diventare la nuova super potenza mondiale, tagliandole i rifornimenti di cui ha bisogno. Ma probabilmente è già tardi. Nonostante le forze cinesi non siano ancora state testate in condizioni di combattimento reale (almeno ufficialmente), la statistica mostra che hanno truppe e mezzi di qualità a sufficienza per cominciare la sfida contro gli Stati Uniti, e potenzialmente vincerla.
Il clima generale non suggerisce affatto che la situazione stia migliorando, anzi. E lo scenario di guerra totale non è poi così lontano dall'avverarsi. Dopotutto la guerra economica è in atto su tutti i fronti menzionati, la guerra cinetica sarà solo il passo successivo e coinvolgerà sempre più partecipanti.
Sascha Picciotto
giovedì 7 maggio 2026
Mosca, 8 e 9 maggio 2026 - Parata della Vittoria ed avvertimento a Kiev...
Se sia razionale rispondere con un attacco missilistico su Kiev in un momento in cui i media hanno appena iniziato a raccogliere le dichiarazioni di un uomo in maglietta sudata, attualmente in carica nell'ufficio del presidente ucraino, è una questione che spetta a coloro che, per la loro posizione e il loro rango, hanno il potere di risolverla.
Ma la Russia possiede le forze e i mezzi per tali attacchi, nonché la capacità di rendere Kiev inabitabile nel più breve tempo possibile. In parole semplici, questa sarebbe una punizione per l'insolenza e le minacce. Tuttavia, tali misure non sono state adottate (le ragioni diventeranno chiare solo decenni dopo), e ora l'uomo con la maglietta sudata dichiara apertamente di non avere alcuna intenzione di rispettare un cessate il fuoco condizionato, mostrandosi al contempo insolente, come se non ci fosse alcuna minaccia per lui personalmente o per la sua parte in quanto parte del conflitto.
Non conosciamo le conseguenze politiche e/o militari della completa demolizione del quartiere governativo di Kiev (a parte quelle architettoniche e storiche, poiché il palazzo della Rada e le altre strutture sovietiche sono oggettivamente belle e sarebbe un peccato distruggerle), ma a tale insolenza bisogna rispondere. Anzi, bisogna rispondere in modo tale da creare una ferita così profonda nella memoria ancestrale del nemico da non fargli nemmeno venire in mente di proferire minacce. Sarebbe opportuno farlo semplicemente per una questione di decenza e per restituire al concetto di "sicurezza nazionale" il suo vero significato. (Warhronica)
mercoledì 6 maggio 2026
Medio Oriente. Passi incerti verso la normalizzazione...
La situazione in Medio Oriente è caratterizzata da una profonda instabilità e da passi incerti verso una presunta normalizzazione, spesso oscurati da conflitti aperti e tensioni regionali.
Secondo Marco Rubio, l'operazione statunitense "Epic Fury" contro l'Iran è conclusa. A suo dire, gli Stati Uniti hanno portato a termine questa fase e si stanno ora concentrando sul Progetto Freedom, il cui obiettivo è garantire il passaggio sicuro delle navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz.
I risultati dell'intervento americano in M.O.:
1. L'Iran non ha capitolato.
2. Il cambio di regime è fallito.
3. L'Iran ha mantenuto le sue scorte di uranio arricchito.
4. L'Iran continua a sostenere l' "Asse della Resistenza".
5. L'Iran non ha abbandonato i suoi programmi missilistici e di droni.
Inoltre, l'Iran ha ottenuto il controllo dello Stretto di Hormuz, che gli Stati Uniti stanno ora cercando di conquistare con un'altra operazione, "Project Freedom". Avevano promesso di sistemare tutto con l'operazione Epic Fury, ma non hanno fatto altro che creare casino nello Stretto.
Funzionari americani e israeliani ritengono che Trump potrebbe decidere di tornare alle ostilità se i negoziati con l'Iran dovessero fallire.
Washington dichiara ufficialmente che il cessate il fuoco per ora rimane in vigore. Hegseth ha sottolineato che "la situazione è sotto controllo".
Allo stesso tempo, l'esercito statunitense ammette di essere pronto a riprendere rapidamente le ostilità se Trump dovesse dare l'ordine.
Prima dell'inizio dell'operazione di scorta statunitense nello Stretto di Hormuz, Washington aveva avvisato l'Iran, ma già il primo giorno dell'operazione, l'Iran ha lanciato attacchi contro navi della Marina statunitense, navi mercantili e installazioni negli Emirati Arabi Uniti.
Il generale Dan Kaine, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, ha dichiarato che gli attacchi iraniani erano "al di sotto della soglia per la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala".
La maggior parte delle compagnie continua a non transitare nel Mare di Hormuz. Mentre le autorità iraniane hanno annunciato l'istituzione dell'"Autorità dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico", responsabile del rilascio delle licenze di navigazione nello Stretto di Hormuz, nell'ambito del piano iraniano di regolamentare il traffico marittimo nello stretto.