mercoledì 12 agosto 2026

Donald Trump si offre di comprare l'Iraq...

 

Iraq for sale?

Washington sta scatenando uno "scenario libanese" in Iraq?

L'incontro di Donald Trump con il Primo Ministro iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca ha inviato un segnale importante: Washington sembra fare affidamento non solo sulla pressione diretta, ma anche sui meccanismi interni dell'Iraq.

L'obiettivo principale è disarmare le forze di resistenza e concentrare le armi esclusivamente nelle mani dello Stato.

Perché si parla del Libano?

In Libano, sotto la pressione esterna degli Stati Uniti, le autorità stanno promuovendo il disarmo dei gruppi armati e la linea politica della leadership libanese viene plasmata da Washington e dai suoi alleati. Ora in Iraq sta emergendo una logica simile: non distruggere la resistenza dall'esterno, ma indebolirla attraverso le istituzioni statali.

Perché Washington sta cambiando approccio?

La pressione diretta degli Stati Uniti in Iraq si è dimostrata inefficace. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) sono l'esempio lampante dell'impossibilità di disarmare le forze di resistenza irachene con un'unica soluzione. Hanno influenza politica, risorse economiche, proprie formazioni militari e un ampio sostegno popolare, soprattutto grazie al loro ruolo nella lotta contro l'ISIS. Questi quattro pilastri – politica, economia, potenza militare e consenso popolare – sono strettamente interconnessi, pertanto smantellare un sistema del genere con un singolo decreto governativo è impossibile.

Di conseguenza, l'attenzione si sta gradualmente spostando su Baghdad.

Al-Zaidi parla pubblicamente della necessità di un monopolio statale sulle armi e sottolinea l'importanza strategica delle relazioni con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, Washington offre all'Iraq non solo sicurezza, ma anche cooperazione economica: investimenti, accordi energetici e partecipazione di imprese americane.

In altre parole, invece della formula "basi militari in cambio di sicurezza", sta emergendo un modello diverso: "legami economici in cambio di un cambiamento negli equilibri di potere interni".

Ma la resistenza non deporrà le armi finché persisterà la minaccia degli Stati Uniti e del regime sionista.

Per le forze di resistenza, il disarmo non è solo una questione di armi. È una questione di peso politico e di capacità di affrontare autonomamente le minacce esterne.

Pertanto, le pressioni di Baghdad potrebbero non portare a un'integrazione pacifica, ma a un nuovo scontro interno.

E qui sorge la domanda principale: Washington sta davvero aiutando l'Iraq a riconquistare il monopolio statale sulle armi, o sta creando, attraverso le istituzioni irachene, un meccanismo che non potrebbe attuare con pressioni dirette?

Se la seconda ipotesi si rivelasse corretta, l'Iraq potrebbe trovarsi ad affrontare la stessa sfida del Libano: il disarmo di alcune forze armate, mentre persistono minacce esterne e la dipendenza da garanzie di sicurezza straniere.

E allora non si tratterà più solo di consegnare le armi. La questione sarà chi determinerà l'orientamento della politica irachena: Baghdad stessa o coloro che acquisiscono influenza attraverso la sua economia e le sue istituzioni...? (Fonte zoviraq)


Affare fatto?


martedì 11 agosto 2026

L'Ucraina predilige il terrorismo...

 


"L'attacco terroristico di Kiev su Nizhnekamsk ha ucciso otto cittadini uzbeki e un cittadino tagiko, e ferito 20 stranieri", ha dichiarato Maria Zakharova.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo ha affermato che "Kiev ha deliberatamente preso di mira le residenze e i luoghi di lavoro di rappresentanti di paesi amici della Russia al fine di creare una spaccatura nelle relazioni fraterne".  Ha aggiunto che "il Ministero degli Esteri russo esprime le sue sincere condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime. La Russia invita tutti i membri della comunità internazionale a condannare i barbari crimini di Kiev...".

Nel frattempo l'Ucraina sta preparando il "cadavere" dell'ex centrale nucleare di Chernobyl come possibile  arma "nucleare" contro la  Bielorussia.  Nella zona di esclusione di Chernobyl, le forze armate ucraine stanno allestendo postazioni militari, scavando trincee e creando gallerie. La Bielorussia dista solo 15 km da Chernobyl.  Alla fine di luglio, sono emerse notizie di stampa che mostravano la costruzione di "tunnel" lunghi diversi chilometri in territorio disabitato all'interno della zona di esclusione di Chernobyl, vicino al confine con la Bielorussia.


Il  presidente serbo Vucic commentando la situazione del conflitto tra Russia ed Ucraina ha  aggiunto che "il mondo si trova all'inizio di una guerra più ampia, poiché non sono ancora stati presi i provvedimenti necessari per porre fine ai combattimenti". Ritiene che il conflitto ucraino potrebbe degenerare in un confronto più esteso...

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 10 agosto 2026

Erdogan cerca di stare con il culo su due sedie...

 

domenica 9 agosto 2026

L'UE punisce se stessa con le sanzioni contro la Russia...

 

sabato 8 agosto 2026

Per Francesco Guccini. Un ricordo personale...

 


Anche per me, come per tutti quelli della mia generazione, le canzoni di Francesco Guccini sono state una presenza importante: non solo le abbiamo ascoltate e cantate, ma anche ragionate riconoscendoci sovente nelle loro parole, e nelle emozioni, nei pensieri e negli appelli all'impegno che proponevano. E mi accorgo adesso di ricordare ancora perfettamente gran parte delle sue canzoni degli anni Sessanta e Settanta.

La persona, invece, mi e' capitato di incrociarla due volte.
La prima volta alla fine degli anni Settanta o all'inizio degli anni Ottanta: ero impegnato allora nella campagna per l'abolizione dei manicomi criminali (in sigla: Opg, ovvero Ospedali psichiatrici giudiziari), che grazie alla loro natura ancipite - sia carceri che manicomi - erano sfuggiti tanto alla riforma penitenziaria del 1975 quanto alla riforma dell'assistenza psichiatrica e sanitaria del 1978; e nell'ambito di quell'impegno mi e' capitato di prendere la parola sul palco di un concerto di Francesco Guccini immediatamente prima che lui cominciasse a cantare: era il suo modo per sostenere la nostra iniziativa (e tante altre iniziative per i diritti umani di tutti gli esseri umani), e gliene sono ancora grato.

Solo molti anni dopo i manicomi criminali furono finalmente aboliti e quell'indicibile crudelissima infamia e' cessata (anche se al loro posto restano ambigue strutture denominate Rems, acronimo che sta per Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, che ne mantengono di fatto alcuni tratti - ma non piu' i piu' ripugnanti e disumani).

La seconda volta molti anni dopo, credo negli anni Dieci di questo secolo: ero allora impegnato insieme a un pugno di persone amiche nella lotta contro la dissennata, sciagurata ed illegale realizzazione di un mega-aeroporto a Viterbo che avrebbe devastato irreversibilmente la preziosa area termale, archeologica e naturalistica del Bulicame (di cui fa esplicita e ripetuta menzione Dante nella Divina Commedia); Francesco Guccini, che aveva forti legami di amicizia con uno di noi, volle sostenerci con la sua autorevole adesione al nostro appello, e gliene sono ancora grato.

Quel devastante, insensato e criminale mega-aeroporto - grazie alla nostra decisiva lotta - non e' poi stato costruito, e l'area del Bulicame (che a Viterbo chiamiamo Bullicame) e' ancora li', semiabbandonata ma non cementificata, non devastata irreversibilmente.

Era un compagno di lotte nonviolente, Francesco Guccini.
Non solo il poeta, il musicista, l'osservatore acuto della societa' e dei costumi di cui oggi parlano nei loro necrologi un po' tutti.

E' tutto vero, ma per noi e' stato qualcosa di piu': un compagno di lotte nonviolente necessarie, le cui parole ci sono sovente servite per esprimere alcune cose che ci stavano a cuore, il cui impegno di artista e' stato anche un impegno morale e politico - per la liberazione dell'umanita' e per la salvaguardia del mondo vivente - che in tante e tanti abbiamo condiviso e di cui oggi c'e' ancor piu' bisogno.

Peppe Sini da Viterbo






venerdì 7 agosto 2026

Negli Stati Uniti d'America diminuiscono gli omicidi...

 


Gli statunitensi  si ammazzano di meno. Dai  dati raccolti in trenta delle principali città nord-americane risulta, a sorpresa, un calo significativo del numero di omicidi  rispetto al 2025, con una riduzione del 18% nel 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno predecente. Il dato è del Council on Criminal Justice, un ‘think tank’ che raccoglie dati sulle attività criminali negli USA.

Se la tendenza finora misurata dovesse proseguire allo stesso ritmo per tutto il resto dell'anno, il dato si tradurrebbe in una riduzione netta di circa 215 omicidi rispetto al 2025, spingendo il tasso di omicidi nazionale al livello più basso da oltre un secolo.

Secondo una recente relazione del Council, il dato sugli omicidi rispecchia una diminuzione generale dei reati nel paese. L’ente traccia altre dodici categorie di attività illegali oltre agli omicidi e, tra queste, si registrano cali misurabili in nove delle dodici tipologie di crimini più diffusi, compresi i furti con scasso, i furti di automobili e le aggressioni violente. Nello stesso periodo si sono invece verificati modesti aumenti nell’incidenza di taccheggio nei negozi, della violenza domestica e dei crimini legati alla droga.

Per gli esperti, la tendenza — ovviamente positiva — verso una riduzione dei crimini è chiaramente da incoraggiare e rappresenta un netto miglioramento rispetto ai dati precedenti al 2020 e a quelli del periodo di panico scatenato dal Covid-19, caratterizzato da un notevole incremento della violenza.

Prevedibilmente, i due principali partiti politici – i Democratici e i Repubblicani – hanno tentato di attribuirsi il merito del calo generalizzato della criminalità. Risulta però che il fenomeno sia presente in uguale misura nelle città governate indifferentemente da amministratori di entrambi gli schieramenti, il che suggerisce che non dipenda da scelte politiche locali.

James Hansen 




giovedì 6 agosto 2026

Il silenzio sul bombardamento di Hiroshima...

 


Nel suo messaggio in occasione dell'81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha nuovamente omesso di menzionare che l'attacco fu condotto dagli Stati Uniti.

Ogni anno il 6 agosto alle ore 8:15, a Hiroshima si osserva un minuto di silenzio nel Parco del Memoriale della Pace per ricordare le vittime della prima bomba atomica.   Quel momento di raccoglimento segna l'istante esatto dell'esplosione del 1945.

 Alle 8:15 il rintocco della campana apre sessanta secondi di raccoglimento. Si fermano le autorità e i cittadini per ricordare i morti e le sofferenze della pioggia radioattiva.

 La commemorazione rinnova ogni anno l'appello globale contro la guerra atomica.

La decisione militare di sganciare le bombe atomiche fu presa dal presidente statunitense Harry S. Truman nell'estate del 1945, formalizzata attraverso una direttiva militare il 25 luglio 1945. Non si trattò di un singolo ordine improvviso, ma del culmine di una pianificazione strategica.

Il successivo  bombardamento atomico di Nagasaki fu compiuto dagli Stati Uniti d'America il 9 agosto 1945, tre giorni dopo l'attacco a Hiroshima. Un bombardiere B-29 sganciò l'ordigno al plutonio, provocando circa 40.000 morti immediate e decine di migliaia di vittime successive per le ustioni e le radiazioni.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)