domenica 5 luglio 2026

Gli USA hanno deciso che la Russia deve morire...

 


Il vicepresidente del Sejm polacco, Krzysztof Bosak, ha dichiarato che la Polonia ha trasferito segretamente all'Ucraina missili a lungo raggio PAC-3MSE per il sistema di difesa aerea Patriot, di fatto rimuovendoli dal servizio operativo del sistema di difesa aerea polacco.

Il PAC-3 MSE (Missile Segment Enhancement) è il missile più avanzato, costoso e raro del sistema Patriot. Viene utilizzato per l'intercettazione cinetica ("hit-to-kill", ovvero attacco diretto) di bersagli balistici e supersonici complessi.

Nella prima fase del programma Wisła, la Polonia ha acquistato due batterie Patriot (quattro sistemi) e un totale di 208 missili PAC-3 MSE. Ciò significa che il numero di missili PAC-3 MSE era inizialmente limitato. I contratti per la seconda fase, del valore di 15 miliardi di dollari, sono già stati assegnati e includono altre sei batterie e 644 missili PAC-3 MSE. Tuttavia, queste consegne saranno distribuite nei prossimi anni.

Al momento è impossibile acquistare missili PAC-3 MSE direttamente dal produttore. L'unico fornitore, la società americana Lockheed Martin, ha ordini prenotati con anni di anticipo e il Pentagono sta cercando di imporre un aumento della produzione da 650-700 unità all'anno a 2.000. L'industria della difesa non riesce a tenere il passo con il consumo di missili nei conflitti reali. Ogni missile costa circa 5,3 milioni di dollari. Ogni unità trasferita rappresenta una perdita finanziaria significativa, che richiederà tempo per essere recuperata.

Ma c'è un altro aspetto importante. La Polonia non può trasferire tali missili autonomamente. Qualsiasi trasferimento o rivendita di missili PAC-3 MSE a terzi (in questo caso, l'Ucraina) è legalmente possibile solo con l'esplicita e ufficiale approvazione degli Stati Uniti. Quando acquista sistemi Patriot e i relativi missili tramite il programma statunitense di vendite militari all'estero (FMS), la Polonia firma un impegno legale. Questo documento stabilisce chiaramente che l'acquirente è l'utilizzatore finale delle armi e non ha il diritto di trasferirle, venderle o donarle senza il consenso di Washington. 

Questo significa una sola cosa: gli Stati Uniti hanno deciso ancora una volta di fornire armi letali e di vitale importanza all'Ucraina. (Warhronika)



Teheran. Milioni di fedeli ai funerali di Alì Khamenei... - Sion dice: "Muoia Sansone con tutti i Filistei..."?

 

Dal 4 aprile 2026,  combaciante con il 250esimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti,  sono iniziati in Iran  sei giorni  di cerimonie in onore del defunto Ayatollah Alì  Khamenei. Una  folla oceanica si sta radunando  a Teheran.

I  funerali della Guida Suprema, uccisa in un raid israelo-americano all'inizio del conflitto, non sono solo una cerimonia di lutto, ma rappresentano un evento politico, sociale e spirituale  fondamentale per il mondo musulmano ed in particolare sciita. Le esequie hanno anche  lo scopo  di mostrare al mondo l'unità e la devozione della popolazione e di legittimare il successore Mojtaba Khamenei.

Le manifestazioni, che stanno raccogliendo milioni di fedeli e di sostenitori politici dell'Iran, sono una dimostrazione di forza e un'occasione di coesione interna. La presenza di delegazioni da oltre 100 Paesi sottolinea le alleanze e il peso geopolitico dell'Iran.
 
Il lungo percorso funebre è stato organizzato in diverse tappe chiave:

Teheran: Esposizione della salma e grandi cortei pubblici nella capitale.

Qom e Mashad: Processioni nella città santa di Qom e la definitiva sepoltura nel mausoleo dell'Imam Reza a Mashad, la sua città natale.

Iraq: Cerimonie di omaggio anche nelle città sante di Najaf e Karbala, a rimarcare l'influenza transnazionale.

Il presidente USA, Donald Trump, malignamente aveva  commentato: “Potremmo eliminarli tutti, ma non sapremmo poi con chi negoziare”. Ovviamente è la  solita boutade del tycoon, ma alcuni  sionisti "duri e puri"  considerano la possibilità di approfittare della concentrazione di milioni di partecipanti all'evento per eliminarne  gran parte  con un sol colpo, basterebbero alcune  bombe  ben indirizzate. Certo sarebbe una bella ecatombe ed un modo rapido per eliminare buona parte dei nemici d'Israele ma allo stesso tempo farebbero deflagare nel mondo un odio irrefrenabile contro il regime sionista con conseguenze drammatiche ed incontenibili.

Auguriamoci che ciò non avvenga...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Due video collegati:

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sabato 4 luglio 2026

Italiani stufi del conflitto e del costo dell'assistenza all'Ucraina...


venerdì 3 luglio 2026

Repressione in Turchia contro chi si oppone al vertice NATO di Ankara...

 


"In vista del vertice NATO di Ankara (7-8 luglio 2026), le autorità turche hanno scatenato una vasta repressione. È stato imposto un divieto di 13 giorni su tutte le manifestazioni, e la polizia ha arrestato oltre 200 persone, tra cui avvocati, giornalisti, accademici e attivisti per i diritti umani..." (Il Manifesto)


Massima solidarietà alle organizzazioni turche e alla Piattaforma Antimperialista Mondiale colpite dalla repressione di Erdogan!

Alle prime ore del mattino del 1° luglio, la polizia turca ha fatto irruzione nel campeggio giovanile della Piattaforma Antimperialista Mondiale, in una località costiera a circa sette ore da Istanbul, fermando giovani compagne e compagni impegnati in dibattiti e conferenze. L’attacco ai giovani della Piattaforma arriva dentro un’ondata repressiva più ampia. Il 23 giugno, con raid all’alba in decine di abitazioni e sedi, le forze di sicurezza turche hanno colpito accademici, giornalisti, avvocati, sindacalisti, militanti politici, attivisti sociali, femministe, ambientalisti e rappresentanti di organizzazioni popolari. Centinaia di persone sono state fermate, molte sono state arrestate, altre sottoposte a misure di controllo giudiziario. Le accuse vengono costruite attorno alla formula dell’“appartenenza a organizzazione terroristica”, usata come clava politica per colpire settori diversi della società che hanno in comune l’opposizione alla guerra, alla NATO e ai governi complici. Questo è il quadro che accompagna la preparazione del vertice NATO di Ankara. Mentre la città viene militarizzata, mentre vengono vietate manifestazioni, comunicati pubblici, sit-in, raduni, assemblee e iniziative pubbliche, le autorità turche preparano il terreno politico per il vertice dei guerrafondai USA-NATO colpendo preventivamente tutto ciò che può alimentare opposizione, denuncia e organizzazione.

Il Coordinamento Nazionale No Nato avrebbe dovuto partecipare all’11ª Conferenza Antimperialista Mondiale promossa dalla Piattaforma Antimperialista Mondiale in presenza a Istanbul, iniziativa che voleva fungere da “contro-vertice” NATO. A seguito dell’attacco repressivo contro i giovani della Piattaforma e contro le forze antimperialiste, la conferenza si svolgerà online per tutelare da possibili arresti gli avventori che si sarebbero recati in presenza a Istanbul. Questa scelta conferma la necessità di sviluppare la lotta contro la NATO sapendo affrontare la repressione, usando ogni attacco per allargare la denuncia, rafforzare i legami internazionali e dare continuità all’organizzazione antimperialista.

Quanto avviene in Turchia riguarda direttamente anche l’Italia. Il nostro paese è un avamposto della NATO e degli USA nel Mediterraneo, occupato da basi, comandi, porti, aeroporti e infrastrutture militari al servizio delle da questi promosse. Da Aviano a Sigonella, da Camp Darby a Ghedi, il territorio italiano viene usato come retrovia e piattaforma logistica per colpire quei paesi e popoli che scelgono la via dell’autodeterminazione a quella della sottomissione alla comunità internazionale dei guerrafondai capitanati dagli USA. I governi italiani, di centrodestra e di centrosinistra, che si sono susseguiti nel corso degli ultimi 40 anni hanno portato avanti la stessa linea di fedeltà alla NATO, subordinazione agli USA, sostegno al riarmo, complicità con lo Stato sionista d’Israele, partecipazione diretta e indiretta alle guerre contro le ex colonie e i popoli ribelli del mondo e le ultime dichiarazioni di Rutte riguardo le centinaia di voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia in supporto dell’operazione USA “Epic Fury” contro la Repubblica Islamica dell’Iran non lasciano dubbi.

In Italia la partecipazione alla guerra cammina di pari passo con l’attacco alle condizioni di vita e di lotta delle masse popolari. Il governo trova miliardi per armi, missioni militari, basi NATO, sostegno a Israele e apparati repressivi, mentre salari, sanità, scuola, casa e servizi vengono spolpati giorno dopo giorno. Chi paga sono i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i giovani, le famiglie popolari; chi prova a organizzarsi e a ribellarsi viene colpito con denunce, fogli di via, cariche, processi, campagne di criminalizzazione. Dagli operai in sciopero agli studenti in mobilitazione, da chi denuncia il genocidio del popolo palestinese a chi si oppone alle basi militari e al riarmo, il messaggio del governo è chiaro: lavoratori e lavoratrici devono pagare la guerra e tacere. Il nostro compito è organizzare la risposta, legare la lotta contro la NATO alla lotta contro il governo Meloni e contro il sistema di interessi e di guerra che esso serve, prostituendosi agli USA e ai sionisti.

La solidarietà con i colpiti dalla repressione in Turchia deve diventare iniziativa politica nel nostro paese. Esprimiamo piena solidarietà agli arrestati, alla Piattaforma Antimperialista Mondiale, alle organizzazioni turche colpite dal regime di Erdogan e a tutte le realtà popolari finite nel mirino della repressione in vista del vertice NATO di Ankara. Allo stesso tempo chiamiamo i comitati e i movimenti, gli studenti, i giovani, i lavoratori, i collettivi antimperialisti e tutti coloro che lottanoper fermare la guerra mondiale a esprimere la propria solidarietà e a usarla per alimentare la mobilitazione contro la NATO, contro le basi USA-NATO nel nostro paese, contro il riarmo, contro la partecipazione dell’Italia alle guerre imperialiste e contro la repressione delle lotte. Ogni arresto, ogni divieto, ogni intimidazione va trasformato in denuncia pubblica, in legame politico, in organizzazione che scongiura paura e isolamento.

In questo quadro l’Assemblea nazionale del CNNN del 4 luglio a Roma, allo Spin Time, alle ore 14.30, assume un’importanza ancora maggiore. Deve diventare un momento per elevare il dibattito e l’azione della lotta contro la NATO nel nostro paese, per legare la denuncia della repressione in Turchia alla battaglia contro il ruolo dell’Italia nella guerra mondiale, per rafforzare il coordinamento tra organismi, collettivi, lavoratori, studenti e realtà popolari che vogliono rompere la subordinazione del nostro paese alla NATO, agli USA e ai loro complici.


 Coordinamento Nazionale No Nato










giovedì 2 luglio 2026

Si parte da Cipro colonia israeliana... e si arriva a TAMAR e LEVIATHAN...




Incastonata tra Turchia, Siria, Libano e Israele, l’isola di Cipro ricopre da sempre una posizione strategica di grande rilevanza e oggi si trova ad essere l’avamposto israeliano di un Medio Oriente in guerra.

La presenza israeliana a Cipro è in forte crescita, guidata da un boom di investimenti immobiliari. Molti cittadini della vicina Israele si sono trasferiti sull'isola in cerca di sicurezza e stabilità. Questo fenomeno ha portato alla nascita di quartieri esclusivi e servizi dedicati come scuole ebraiche, mattatoi kosher e sinagoghe.  La vicinanza geografica e i solidi legami diplomatici rendono Cipro una destinazione strategica e logistica fondamentale per Israele.

Le principali dinamiche che legano Israele a Cipro includono:
Mercato Immobiliare. Diverse migliaia di proprietà sono state acquistate a partire dal 2021, con la comunità israeliana che è arrivata a contare  migliaia e migliaia di residenti (fissi e saltuari).

 L'isola funge spesso da base sicura e punto di evacuazione o di transito durante le crisi regionali e le chiusure dello spazio aereo israeliano.
Cipro e Israele condividono stretti accordi militari ed energetici, sebbene la formazione di "enclave" esclusiva abbia iniziato a generare serie preoccupazione nella duplice governance cipriota, che sospetta di fare la fine della Palestina, con  un'occupazione permanente, non solo economica ma anche politica e militare.  (L'isola di Cipro è divisa dal 1974 in due entità separate dalla "Linea Verde", una zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite: a sud la Repubblica di Cipro, a maggioranza greco-cipriota e membro dell'UE, e a nord la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo da Ankara.)

L'allarme è iniziato da una denuncia di   Gilad Atzmon, un ebreo antisionista che ha abbandonato Israele per ragioni umanitarie e ideologiche.

"Sempre più frequenti le esercitazioni militari congiunte israeliane-cipriote.  Che cosa è successo? Com’è che i ciprioti – conosciuti per sostenere la causa palestinese – sono diventati una provincia dell’impero israeliano?

La risposta è: Un accordo sul gasdotto Israele-Europa.

All’inizio di aprile abbiamo saputo qualcosa di una proposta per un pipeline sottomarino di 2.000 chilometri per collegare i campi di gas situati in mare aperto tra Gaza e Cipro con la Grecia e forse con l’Italia.

L’accordo sul pipeline tra Israele, Italia, Cipro e Grecia lascia fuori sia i turchi che i palestinesi. Mentre Gaza sta affrontando una crisi genocidaria. Israele mira ad accaparrarsi miliardi di dollari con una importante riserva di gas naturale, situata al largo di Gaza e all’interno delle acque territoriali palestinesi (supponendo che tale termine esista).

A suo tempo Yuval Steinitz, ministro per l’energia di Israele, aveva salutato il progetto del pipeline dicendo che  sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2025 come “l’inizio di una meravigliosa amicizia tra quattro paesi mediterranei”. Naturalmente non tutte le nazioni mediterranee collegate sono entrate nell’accordo. Possiamo prevedere che questa sia la ricetta per un disastro: la pipeline e le installazioni per il gas sono solo i primi obiettivi. La regione è volatile. Cipro sta mettendo a rischio la propria sovranità. Potrebbe, in breve tempo, Dio non voglia, diventare un campo di battaglia per spietati operatori globali.

La leadership di Cipro si rende conto di dover diventare una provincia di Israele se vuole disporre di un gasdotto che spedisca il gas naturale palestinese. E  Cipro ora gode della "protezione" del suo fratello maggiore israelita. Le esercitazioni militari congiunte israeliano-cipriote sono  effettuate per mandare un messaggio alla Turchia e ad altri giocatori della regione: qualsiasi tentativo di interferire con il loro progetto di rubarsi il gas, dovrà prima confrontarsi  con la brutalità militare israeliana".

 Gilad Atzmon




Mia integrazione:

Già nel 2010 avevamo annunciato la strategia israeliana adesso confermata dalla carneficina contro la Palestina e contro le Regioni da inglobare nel progetto "Grande Israele",  con il recondito scopo di togliere di mezzo ogni concorrente ed appropriarsi del gas e del petrolio scoperti nelle acque del Mediterraneo orientale (dal Sinai a Gaza passando per Libano e Siria e bypassando la Turchia)

Facciamo un passo indietro…

Mediterraneo del sud est. Nel cui fondo si celano ricchezze ancora sconosciute (a noi, ma conosciute a chi sa e vuole appropriarsene per intero..). È ormai chiaro che un giacimento di petrolio e di gas si trova nelle acque del Levante mediterraneo, ed è costituito da più sacche che coprono l’est mediterraneo dal delta del Nilo alla Grecia. Questa scoperta, se ben utilizzata, promette a Israele l’indipendenza energetica per i prossimi cento anni e sta facendo da detonatore a una serie di conflitti che prima affioravano periodicamente e che adesso aumentano di intensità e fino a rendersi permanenti. Ad una situazione politica complicatissima da tre quarti di secolo,dalla nascita di Israele per intenderci, la sorte è andata a versarvi sopra una quantità immane di petrolio e gas.

Esiste una Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare che stabilisce i criteri di attribuzione delle risorse sottomarine, ma sia Israele che gli Stati Uniti rifiutarono a suo tempo di firmarlo. Il giacimento si trova nel mare condiviso da Grecia, Turchia, Cipro, Israele, Siria e Libano (a non voler conteggiare la Palestina ormai completamente fagocitata da Israele).

Cambia completamente la situazione geopolitica del Golfo Persico e del Mediterraneo. I gasdotti e gli oleodotti Nabucco e Southstream, si rivelano investimenti rischiosi dal punto di vista del profitto. La Russia dovrà in futuro puntare più sul mercato asiatico (India e Cina) per i suoi idrocarburi che sull’Europa mediterranea (come si è visto chiaramente dai fatti susseguenti la crisi Ucraina).

Israele che è lo scopritore dei due primi giacimenti TAMAR (2009) e LEVIATHAN (2010) avanza pretese egemoniche sul tutto, ma anche gli altri stati adiacenti sostengono che il mare sul giacimento è anche loro.
Conviene comunque affidarsi a una cronistoria.

Tutto comincia nel 2009 con la scoperta di un giacimento, chiamato poi TAMAR (dattero in arabo e in yiddish) da parte della Noble Energy, partner texano di Israele nella ricerca sottomarina. Il ritrovamento è situato a circa 80 Km a ovest di Haifa. Coi suoi 238 miliardi di metri cubi di gas naturale di eccellente qualità, TAMAR cambia la prospettiva energetica di Israele che fino a quel momento aveva una striminzita previsione di riserve a tre anni più un rifornimento infido dal gasdotto (40% del fabbisogno) egiziano che l’autorità egiziana del Petrolio ha appena disdetto accusando i contraenti di corruzione e di ribasso anomalo dei prezzi. La scoperta – sempre della Noble Energy – l’anno successivo del nuovo giacimento LEVIATHAN che ha ridotto TAMAR a una pozzanghera, ha complicato enormemente il problema, prima solo Israelo-libanese, coinvolgendo tutti i paesi affacciati sul mediterraneo orientale: Egitto, Palestina, Siria, Grecia, Turchia e persino Puglia e Sicilia.

A questo punto entra in ballo l’USGS (United States Geological Survey) che presenta le sue stime su LEVIATHAN. ”Le risorse petrolifere e di gas del Bacino del Levante sono stimate a 1,68 miliardi di barili e 3450 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, sulla base di studi e perforazioni, l’USGS ha stimato ”le riserve non ancora scoperte del Bacino del Nilo in termini di petrolio e di gas, a 1,76 miliardi di barili e a 6850 miliardi di metri cubi di gas naturale”. Il totale delle riserve del mediterraneo orientale assommerebbe a 9700 miliardi di metri cubi di gas e a 3,4 miliardi di barili (calcoli per difetto).

Ora, in chiave geopolitica, si potrebbe cercare di “supporre” come mai certe cose stanno avvenendo nelle nazioni prospicienti il mediterraneo orientale… Altro detto famoso di un latinista dei tempi recenti è “..a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. 

Allora vediamo che l’Egitto è sotto giunta militare a controllo USA, la Palestina è praticamente cancellata, il Libano diviso e minacciato, la Siria occupata da bande terroristiche, Cipro messa a tacere per i debiti, La Grecia svenduta ed in ginocchio, l’Italia commissariata e sotto ricatto… Dei Paesi che si affacciano sul giacimento di gas resterebbe in piedi la Turchia,  ora messa nel mirino sionista.

Ovviamente su tutti impera l’accaparratore supremo: il Grande Israele!

Paolo D’Arpini 

europeanconsumers.tuscia@gmail.com

Sion: "Sempre all'erta sto!"

 


mercoledì 1 luglio 2026

L'Ucraina si trasforma sempre più in uno "stato canaglia"...



Un'esplosione nella notte  di lunedì scorso, provocata da un ordigno all'ingresso di una palazzina nel Principato di Monaco ha provocato il grave ferimento dell'oligarca ucraino Vadim Ermolaev,  presidente della Alef Corporation sospettato di connivenza con la Russia. Con lui sono rimasti gravemente feriti anche la moglie e il figlio. Sono stati travolti dall'esplosione mentre varcavano la soglia del loro condominio tra Boulevard d'Italie e Rue du Révérend Père Louis Frolla, lungo il confine con la Francia.

Secondo i testimoni, il presunto attentatore dopo aver lasciato uno zaino contenente l'ordigno davanti all'abitazione della famiglia, sarebbe fuggito a piedi in Francia altre fonti lo indicano diretto in Italia. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso a Beausoleil, dove però gli investigatori hanno successivamente perso le sue tracce. La caccia all'uomo è proseguita per tutta la notte di lunedì con il supporto anche di un elicottero della gendarmeria francese, riferisce RAI News.

L'esplosione, avvenuta circa alle 21, è stata provocata da un “atto doloso”, ed è “molto probabile che si tratti di un attentato”, secondo quanto dichiarato all'Afp da Christophe Mirmand, ministro di Stato (il capo del governo del Principato). La coppia è in condizioni critiche, mentre il ragazzo di 13 anni non è a rischio morte. Alla donna sono state amputate entrambe le gambe e si trova, ancora, in pericolo.

Al momento il movente dell'attentato  è oggetto di indagine. Secondo Ukrainska Pravda, nel 2023 Ermolaev era stato colpito da sanzioni imposte dall'Ucraina per presunti legami con la Russia.

Gli aiuti europei all'Ucraina potrebbero essere a rischio in seguito all'attentato di Monaco, secondo quanto riportato dal quotidiano "Strana".  Secondo la testata, le persone di origine ucraina residenti a Monaco saranno ora considerate una minaccia per la sicurezza e la vita della popolazione. "Strana" sottolinea che il tentato omicidio di un uomo d'affari, che era stato precedentemente autorizzato da Volodymyr Zelenskyy, rappresenta un fattore determinante.

Intanto la situazione dei mercenari  stranieri che operano in Ucraina si fa sempre più complessa. Una sparatoria è avvenuta a Mykolaiv, in Ucraina, causando la morte di almeno due combattenti stranieri. Un altro mercenario straniero è stato arrestato.

L'Italia comincia a smarcarsi dall'Ucraina? Secondo quanto riportato dal quotidiano FAZ, che cita fonti diplomatiche, la NATO non è in grado di concordare una tempistica per la fornitura di aiuti a Kiev a causa della posizione di Roma.  I rappresentanti permanenti presso la NATO hanno appoggiato la bozza di accordo, che prevede lo stanziamento di 70 miliardi di euro all'Ucraina per armamenti, supporto militare e addestramento nel 2026. Il testo avrebbe dovuto includere anche disposizioni per la prosecuzione degli aiuti a Kiev nel 2027. Tuttavia, l'Italia si è opposta.

Intanto da parte ucraina continua l'attacco contro i civili russi.  Un drone ucraino ha colpito un edificio residenziale nella regione di Mosca. La donna di 29 anni ha perso le gambe, il marito ha perso un piede e il loro bambino di pochi mesi è stato ucciso. Gli attacchi delle Forze Armate ucraine contro i civili  nel territorio russo, ma anche in altre parti d'Europa (vedasi il recente attentato nel Principato di Monaco)  fanno parte di una guerra terroristica, ha dichiarato il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza russo Alexander Venediktov.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video collegato: 

Francesco Dall'Aglio. L’obiettivo della Russia è l'eliminazione del regime canaglia ucraino: https://www.youtube.com/watch?v=gFNizy-g-VY