mercoledì 28 febbraio 2024

"Habemus antipapam" - La profezia di Nostradamus su papa Francesco...

 



Nella Centuria X, quartina 91 delle profezie di Nostradamus leggiamo:
Clergé Romain l’an mil six cens e neuf,
Au chef de l’an feras election:
D’vn gris e noir de la Compagnie yssu,
Qui onc ne fut si maling.
Nostradamus scriveva in un francese arcaico, comunque la migliore traduzione è la seguente:
Il Clero Romano l’anno 1609,
All’inizio dell’anno farà elezione
Di un grigio e nero uscito dalla Compagnia di Gesù,
Giammai ci fu qualcuno così malvagio.
La quartina sembra alludere all’elezione di Bergoglio al soglio pontificio, ma salta agli occhi il problema della data.
Spesso, nelle profezie di Nostradamus, troviamo predizioni abbastanza precise, ma con date "sbagliate".
Studiosi che hanno indagato per anni su queste misteriose quartine affermano che bisogna trovare la chiave per decifrare queste date e che questa chiave sarebbe celata proprio nell’opera del veggente francese. Qualcuno asserisce anche di averla trovata.


Ma veniamo al significato recondito della quartina:

...è un'analisi sulle proiezioni "fantastiche"  che non  sono solo immaginazioni nel nostro pensiero, nel nostro sentire, il pensiero fantastico è mutevole ma attinge al  bagaglio dell'inconscio,  e lì tutto cova, a metà fra la fantasia e la "realtà". 


All'atto pratico si risolve tutto eliminando la fissità del credere unicamente nella "realtà oggettiva",  basata sull'attenersi ai fatti, accettando l'apparente incongruenza che li precede, in forma di fantasia (preveggenza).  

Questo atteggiamento è comunque utile  al mantenimento della congruità  della intelligenza-coscienza nell'affrontare il contingente "storico". Insomma la "saggezza" è la capacità di vedere e vivere  le cose in "movimento".  
E qui qualcosa si muove!

Paolo D'Arpini


Post Scriptum:  
“ ..tutta l'informazione è anche un po' di parte. Per questo bisogna cercare di vedere le cose da diverse angolazioni. Comunque nell'articolo si parla di "proiezioni fantastiche" non di verità assodate... ma anche nei "miti" permane un fondo di "verità oggettiva". Lobo logico ed analogico compongono un unico cervello. La mente non è fatta di sola "ragione" e le cosiddette prove storiche sono solo costruzioni di fatti adattati ad una ipotetica ragione..” 

martedì 27 febbraio 2024

Per soddisfare il "sistema" Assange deve morire?


Calco

...si parla in lungo e in largo della vicenda Assange, omicidio bianco programmato, e della spaccatura tra due mondi in contesa strategica e definitiva: quello di Assange e  l’antimondo di Navalny.

 Altri ne hanno trattato, anche meglio e sotto le più varie angolazioni. La stampa mainstream, dal canto suo, che si trova nel secondo dei due mondi citati, del primo non sa, non vede, non dice, se non per ripetere l’arzigogolo dello spione – altro che giornalista - al servizio di Putin. Il giornalismo lo concepiscono così, essendo della razza di quelli che si beccano uno stipendio e buffetti da mane a sera per ogni servizietto fornito, cioè per fare i ragazzi di bottega di assassini in marsina, truffatori, mentitori, rapinatori. E, dunque, per ignorare e diffamare Assange ed elevare sugli altari il qui pro quo russo.

 A me pare che l’imperdonabile, lo scandaloso, l’irrimediabile anche, del lavoro che ha portato Julian alla tattica della morte strisciante durante 14 anni di reclusione, senza un raggio di sole o uno spicchio di cielo, non sia stato evidenziato a dovere. 

C’erano stati i Pentagon Papers del 1991, le 7000 pagine delle infamie del Dipartimento della Difesa USA; c’era stata la Commissione Frank Church, nel 1975, che svelò i fantastici crimini di CIA e FBI contro nemici, amici, alleati. Ma erano altri tempi. La sconfitta del Vietnam, agevolata da milioni di persone nelle strade, scuole, università, fabbriche, di tutto il mondo, perfino le solitamente ligie Chiese, la tuttora incombente memoria del nazifascismo orrido e stravinto, avevano creato le condizioni. Favorite anche da un’informazione della quale si poteva ancora dire con apprezzamento: “E’ la stampa, Bellezza!”...

Fulvio Grimaldi





Continua: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/

lunedì 26 febbraio 2024

Il lato nascosto della famiglia Schwab...



Quanto riportato nell'articolo sotto segnalato è di estremo interesse perché chiarisce alcune cose... La prima in assoluto è questa: A Lorsignori interessa la diminuzione della popolazione, e quindi, poiché costoro hanno in mano la politica dei paesi sviluppati, peseguono i loro fine  attraverso il controllo dell'economia. Ciò detto, la loro proposta finisce qui ed i loro convegni (oltre a far prosperare industrie collaterali come il turismo e la  prostituzione) sono per lo più utili per stabilire contatti d'affari promettenti. Non vanno oltre le minacce e le proposte assolutamente INUMANE (definizione più calzante che: transumane)... 

Lascia il tempo che trova la notizia relativa all'attività produttiva a pro del Nazismo. Durante una guerra impegnativa come il secondo conflitto mondiale, tutti quelli che potevano hanno collaborato, amerikani compresi, ottenendo lauti guadagni. E per quanto riguarda il "lavoro coatto" , magari ce ne fosse stato per tutti. Tutti i paesi belligeranti hanno fatto lavorare i prigionieri di guerra i quali si riprendevano dall'inedia e trovavano anche il modo di mangiare, anche perché il materiale umano sottopagato è sempre un'opportunità... Fin dai tempi della schiavitù.

In più possiamo aggiungere che, almeno in Italia, i prigionieri di guerra tedeschi furono utilizzati come sminatori. E non si trattava di uno svago. Nelle città che espongono lapidi dedicate ai caduti del secondo conflitto, compresa la guerra partigiana ed i morti in prigionia, la lapide che elenca i caduti sminatori è la più estesa.  

Giorgio Vitali  


Articolo segnalato - Il lato nascosto della famiglia Schwab:   https://reseauinternational.net/la-face-cachee-de-la-famille-schwab/

domenica 25 febbraio 2024

Non dimentichiamo il caso di Leonard Peltier...

 


Leonard Peltier è nato a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944; attivista dell’American Indian Movement che si batte per i diritti umani dei nativi americani, nel 1977 fu condannato a due ergastoli in un processo-farsa sulla base di presunte prove e presunte testimonianze successivamente dimostratesi artefatte, inattendibili, revocate e ritrattate dagli stessi ostensori. Da allora e’ ancora detenuto, sebbene la sua innocenza sia ormai palesemente riconosciuta. 

Di seguito riportiamo una breve nota di presentazione di un suo libro edito in Italia nel 2005: “Accusato ingiustamente dal governo americano – ricorrendo a strumenti legali, paralegali e illegali – dell’omicidio di due agenti dell’FBI nel 1975 (un breve resoconto tecnico della farsa giudiziaria e’ affidato all’ex ministro della giustizia degli Stati Uniti Ramsley Clark, autore della prefazione), Peltier, al tempo uno dei leader di spicco dell’American Indian Movement (AIM), marcisce in condizioni disumane in una prigione di massima sicurezza.

 Nonostante la sua innocenza sia ormai unanimemente sostenuta dall’opinione pubblica mondiale, nonostante una campagna internazionale in suo favore che ha coinvolto il Dalai Lama, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu’, Robert Redford (che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala), Oliver Stone, Howard Zinn, Peter Matthiessen, il Parlamento europeo e Amnesty International, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 e’ chiuso. Non sorprende dunque che Peltier sia divenuto un simbolo dell’oppressione di tutti i popoli indigeni del mondo e che la sua vicenda abbia ispirato libri (Nello spirito di Cavallo Pazzo di Peter Matthiessen), film (Cuore di tuono di Michael Apted, per esempio) e canzoni (i Rage Against the Machine hanno dedicato a lui la canzone Freedom). In parte lucidissimo manifesto politico, in parte toccante memoir, questa e’ la straordinaria storia della sua vita, raccontata per la prima volta da Peltier in persona. Una meravigliosa testimonianza spirituale e filosofica che rivela un modo di concepire la vita, ma soprattutto la politica, che trascende la dialettica tradizionale occidentale e i suoi schemi (amico-nemico, destra-sinistra e cosi’ via): i nativi la chiamano la danza del sole” (dalla scheda di presentazione del libro di Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005, nel sito della casa editrice: fazieditore.it).

Opere di Leonard Peltier: La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005.

Opere su Leonard Peltier: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, 1994; Edda Scozza, Il coraggio d’essere indiano, Erre Emme, 1996.

Il sito dell'”International Leonard Peltier Defense Committee”: www.whoisleonardpeltier.info

Alcuni altri libri utili per approfondire: Alce Nero, La sacra pipa, Rusconi, Milano 1986, 1993; Bruno Bouchet (a cura di), Wovoka. Il messaggio rivoluzionario dei nativi americani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982; Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, Milano 1972, 1977; Vine Deloria jr., Custer e’ morto per i vostri peccati, Jaca Book, Milano 1972, 1977; Raymond J. DeMaille (a cura di), Il sesto antenato. I testi originali egli insegnamenti di Alce Nero, Xenia, Milano 1996; Charles Hamilton (a cura di), Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianza degli indiani d’America, Feltrinelli, Milano 1956, 1960; Diana Hansen (a cura di), Indiani d’America. Identita’ e memoria collettiva nei documenti della nuova resistenza indiana, Savelli, Roma 1977; Philippe Jacquin, Storia degli indiani d’America, Mondadori, Milano 1977; Franco Meli (a cura di), Parole nel sangue. Poesia indiana americana contemporanea, Mondadori, Milano 1991; Messaggio degli Irochesi al mondo occidentale. Per un risveglio della coscienza, la Fiaccola, Ragusa 1986, 1989; Nando Minnella, Pascoli d’asfalto. Poesia & cultura degli indiani d’America, Rossi e Spera Editori, Roma 1987; Nando Minnella, Michele Morieri, Indiani oggi. La Resistenza indiana oggi: documenti e testimonianze, Gammalibri, Milano 1981; John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi, Milano 1968, Mondadori, Milano 1973, 1977; William W. Newcomb jr., Gli indiani del Nord-America, Il Bagatto, Roma 1985; Scritti e racconti degli indiani americani, raccolti da Shirley Hill Witt e Stan Steiner, Jaca Book, Milano 1974, 1992; Stan Steiner, Uomo bianco scomparirai, Jaca Book, Milano 1977, 1994.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo



sabato 24 febbraio 2024

Polonia. La popolazione rurale si ribella contro il revanscismo nazifascista importato dall'Ucraina con il suo grano tossico...

 



“Aiuto Putin, ristabilisci l’ordine in Ucraina, a Bruxelles e in Polonia”, l’appello dagli agricoltori polacchi in rivolta.  Dal  20 febbraio  gli agricoltori polacchi hanno attuato sei posti di blocco al confine con l’Ucraina, chiudendolo quasi completamente;  in alcuni di essi non è stato consentito il passaggio nemmeno agli autobus e alle automobili. Hanno bloccato anche la ferrovia, rovesciando il grano dai vagoni.


Nelle manifestazioni di protesta degli agricoltori polacchi contro le politiche del governo di Varsavia e l’importazione di grano e cereali a basso prezzo, per favorire la giunta di Kiev, che hanno strangolato i contadini locali, questo cartello/invito rivolto a Putin, con accanto una bandiera dell'URSS è stato definito scandaloso e criminale dal governo, la polizia polacca ha arrestato un contadino che lo aveva appeso sul suo trattore, tra le proteste e atti di solidarietà con esso, degli altri manifestanti. 

La procura lo ha denunciato sulla base dell'articolo 256.1 del codice penale, che prevede una multa o una reclusione fino a due anni per incitamento all’odio. Con l’aggravante di aver promosso un sistema statale totalitario relativo alla falce e martello sulla bandiera
dell'URSS.

Dopo la seconda settimana di proteste dei contadini polacchi, ora essi hanno deciso un blocco quasi totale degli attraversamenti stradali al confine con l’Ucraina, decidendo di bloccare anche il più importante passaggio automobilistico al confine polacco-ucraino di “Korchovaya – Krakovets”.

Ma l’aspetto più inaspettato, che dà l’idea delle tensioni in corso è che se prima i polacchi passavano liberamente attraverso tutti i posti di blocco, con autobus, automobili e camion, con carichi militari e umanitari, ora sono sorti problemi anche per questa categoria di veicoli e la circolazione anche di questi è fortemente limitata. Mentre prima i mezzi polacchi attraversavano il confine anche quattro all’ora, il movimento dei camion in entrambe le direzioni è completamente bloccato.

La tensione si è innalzata ulteriormente a causa di insulti sui social del "radicale" ucraino Nazar Smyk, il quale però vive a Londra e che sui social si identifica come Nazikuk. Questo nostalgico fascista  ha pubblicato sui social network frasi come "…fottuti abitanti dei villaggi polacchi non hanno permesso l'ingresso nel territorio dell'Ucraina a diversi camion con attrezzature militari provenienti dalla Gran Bretagna, registrati e considerati come aiuti umanitari"  Oppure “…sti c**** di polacchi…”  In particolare si trattava di camion militari DAF dotati di gru per lo scarico delle casse di proiettili. Nella notte del 20 febbraio il carico, dopo l'intervento dell’esercito polacco, è stato poi fatto passare manu militari al posto di confine di Medyka-Shegini, ma al mattino questa dogana è stato poi nuovamente bloccata.


Allo stesso tempo, i contadini polacchi hanno bloccato anche la ferrovia che corre vicino a Medyka-Shegini, levando traversine dei binari e rovesciando per terra il grano dai vagoni merci lungo il percorso, con slogan tipo “…Sosteniamo i polacchi, non gli ucraini…”.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina, O. Nikolenko, ha pubblicamente attaccato le proteste e i manifestanti, denunciandone la natura politica: ”… Il blocco del confine polacco-ucraino, a prescindere dagli slogan che lo accompagnano, non ha alcuna giustificazione... Le azioni dei manifestanti polacchi e dei politici polacchi che li sostengono, minano l’economia ucraina e la resistenza nel respingere l’aggressione russa. Il confine tra Polonia e Ucraina è anche il confine dell’UE… Riteniamo inaccettabile l'atteggiamento aggressivo dei manifestanti nei confronti degli ucraini e delle merci ucraine che attraversano il confine polacco-ucraino. Gli slogan antiucraini sentiti al confine confermano la natura politicamente fondata dell'azione. Il suo obiettivo è provocare un ulteriore inasprimento delle relazioni bilaterali… Chiediamo alle autorità polacche di fornire una risposta giudiziaria delle azioni dei manifestanti, di garantire lo sblocco del confine e di adottare misure per ridurre la retorica antiucraina...”.

Queste  proteste con rivendicazioni economiche e sociali, in Polonia sono solo le ultime di una sempre più evidente insofferenza e incompatibilità che ha radici storiche con i nazisti ucraini, e anche di una ostilità diffusa verso l’UE e le sue strategie storiche perché nel Paese esiste una vera e propria avversione e intolleranza popolare verso gli autori dei massacri di centinaia di migliaia di polacchi, avvenuti nella Seconda guerra mondiale, da parte dei nonni banderisti dei neonazisti attuali, che padroneggiano le autorità di Kiev.

Il Codice Penale del Parlamento della Polonia, proibisce il Banderismo in termini molto specifici: la propaganda dell'ideologia dell'OUN, lodandone le sue attività, così come le attività dell'UPA (bandite anche nella Federazione Russa), e le persone coinvolte in queste organizzazioni, secondo il Codice penale polacco, devono essere punite con tre anni di carcere. Una nota esplicativa, aggiornata lo scorso anno, afferma chiaramente che ciò è dovuto all'arrivo di diversi milioni di cittadini ucraini, che provengono da un Paese, l’Ucraina neonazista di oggi, dove le formazioni coinvolte nell'assassinio di centinaia di migliaia di polacchi sono onorate a livello statale.

L’ira radicata a livello popolare è molto profonda, e anche la consapevolezza che in questa Ucraina sono stati eretti 44 monumenti al criminale di guerra Stepan Bandera. Lo stesso Bandera è cittadino onorario di 26 città ucraine. Il 7 luglio 2016, il consiglio comunale di Kiev aveva votato 87 voti contro 10, per rinominare Moskovsky Prospekt in Stepan Bandera Prospekt.

Lo stadio cittadino di Ternopil prende il nome dal comandante del criminale esercito ucraino, il nazista e genocida Roman Shukhevych, personalmente responsabile del massacro di Volyn, dove nel solo 1943 furono massacrati oltre 100,000 polacchi in Galizia e Volinia. 

Tutti in Polonia sanno che in Ucraina si tengono regolarmente marce in onore di Stepan Bandera e dell'esercito nazista ucraino UPA, che raccolgono migliaia di partecipanti.

Uno studio che ha analizzato questa questione nella società polacca, in particolare relativamente agli ultimi due anni, ha concluso che l'arrivo di immigrati ucraini da questo ambiente politico e sociale, rende la situazione in Polonia “tossica” e foriera di conflittualità difficili da gestire.

In Polonia si sono registrati nel 2023 anche numerosi casi di esposizione di bandiere rosso-nere e l'esecuzione pubblica dell'inno ufficiale dell'UPA  "Chervona Kalina", lodando la divisione SS "Galizia" e ricordando in modo positivo ogni sorta di "eroi nazisti" ucraini filo-occidentali.

Da tempo il malcontento contro tutto ciò, si manifesta regolarmente in una varietà di forme informali, nella società polacca.

Stralcio di un articolo di Enrico Vigna - 23 febbraio 2024


IniziativaMondoMultipolare/CIVG

venerdì 23 febbraio 2024

Bressanone. Il lupo è innocente...

 

Albert Stockner, il 73 enne di Velturno, è morto a causa di una severa ipotermia e non a causa di un attacco da parte di un lupo o di altra specie animale.  L’uomo, ritrovato in grave stato a Bressanone dopo una notte trascorsa all'aperto, è successivamente deceduto. Inizialmente, si pensava che le ferite da morso trovate sul corpo fossero la causa della morte, ipotizzando un attacco da parte di un lupo o di un grosso cane. Tuttavia, l'autopsia ha escluso questa ipotesi, stabilendo che la causa del decesso è stata l'assideramento, ovvero una severa ipotermia. La temperatura corporea dell’anziano al momento del ritrovamento era di 22°C, ulteriore conferma della causa di morte per assideramento tanto che la Procura di Bolzano ha dato il nullaosta per la sepoltura del corpo.


LEAL, stigmatizza la fretta di accusare il lupo o il selvatico in genere proprio quando oltretutto era noto che sul territorio da settimane non era stata segnalata la presenza di esemplari o di branchi. Gian Marco Prampolini presidente LEAL sottolinea: “Non possiamo più ignorare che lupi e orsi sono animali schivi che non vedono nell’uomo una preda. Si deve fare prevenzione e cultura sugli animali selvatici, conoscerli e sapersi rapportare. Instillare nella popolazione paure e fobie equivale solo a un controproducente procurato allarme. Possiamo lecitamente domandarci se lavorare sul terrore non sia un tentativo per ottenere la riduzione o l’eliminazione delle presenze di lupi sul territorio”.

Silvia Premoli



Ufficio Stampa e Comunicazione
ufficiostampa@leal.it
22 febbraio 2024

giovedì 22 febbraio 2024

La madre di Navalny accusa Yulia, la "vedova affranta", di speculare sulla morte del figlio...

 

Yulia, ex moglie di Navalny

 "Non lo vedevi dal 2022. Ti sei fatta intestare le sue proprietà. Anche per motivi di decenza, non ti sei presa una pausa per il lutto, ma sei corsa a vendere la sua morte. Sei una persona vile e bassa! Ti disprezzo e ti proibisco di speculare sul nome di mio figlio!" Diversi media russi hanno pubblicato una lettera aperta della madre di Alexei Navalny alla moglie.


La madre di Navalny accusa Yulia Navalnaya di non aver mai visitato il marito in carcere nei due anni di detenzione, nonostante non vi sia stato alcun divieto di ingresso per lei in Russia, non sia ricercata dalla polizia e non sia stato aperto alcun procedimento penale contro di lei in Russia.

Lyudmila Navalnaya incolpa Yulia anche del fatto che è stata lei a costringere Alexei Navalny, appena uscito dal coma mentre era in Germania, a recarsi in Russia.

L'appello solleva anche la questione dell'eredità e della divisione della famiglia Navalny. Di fatto, dice la madre di Navalny, Yulia e Alexei non vivevano più insieme dalla primavera del 2021.

Qui sotto la trascrizione integrale della lettera di Lyudmila Navalnaya:
"Cara Yulia Borisovna Abrosimova [nome da nubile di Yulia Navalny - n.d.a.] ora voglio rivolgermi a te.
Tu ha visto mio figlio per l'ultima volta nel Febbraio 2022. Non te era stato vietato di entrare in Russia, non è stato aperto alcun procedimento penale contro di te, ma in due anni non sei mai venuta a trovarlo.
In realtà, dalla primavera del 2021, tu non eri più sposata con mio figlio e sei apparsa in pubblico con altri uomini. Sei stata tu a costringerlo a venire in Russia quando era appena uscito dal coma e non aveva una buona capacità di giudizio. Hai costretto Alexei a cedere a te il suo intero patrimonio. E tu hai persino diseredato il suo figlio, che per questo motivo non parla più con te, ed hai  messo controAlexei la figlia Daria.

Yulya, la ex moglie, e Daria, la figlia di Navalny, su Vanty Fair

Per me è stato strano e incomprensibile vederti sorridere alla conferenza di Monaco, poche ore dopo la morte di Alexei, mentre parlavi in suo nome. Ti sei appropriata della sua voce dopo la sua morte. Non ti sei fermata nemmeno un giorno, per decenza, non hai nemmeno osservato il lutto. Sei subito corsa a speculate sulla sua morte, nel palcosceico internazionale. Sei una persona spregevole e ignobile. Ti disprezzo e ti proibisco di speculare sul nome di mio figlio, di abusare di mio figlio."

Lettera pubblica di Lyudmila Navalnaya, madre di Alexei Navalny, alla ex moglie del figlio, Yulia.

La madre di Navalny



Video collegato:   https://www.facebook.com/castronovi/videos/318527824549057


Yulia, Daria e fidanzati - Glamour a spese CIA

Dietro le quinte:

"Trama per una storia di fantasia"

Julija Borisovna Naval'naja, la moglie del nazista russo Alexei Navalny, se la gode con i suoi boyfriend mentre il marito morto scontava 19 anni di carcere nella colonia penale artica IK-3

Lei gongola della notorietà che gli deriva dal fatto che suo marito, agente dei servizi occidentali, è stato scelto per la propaganda antirussa.

Lei gode del fatto che è stata scelta per portare avanti la sceneggiata.

I servizi occidentali decidono di far fuori l'agente Navalny che viene scelto e destinato dall'occidente a divenire martire.

Mandano Julija Borisovna Naval'naja a Monaco, alla Conferenza della Sicurezza, ... Julija si prepara a salire sul palco...

2 giorni prima mandano l'avvocato di Navalny, Leonid Solovyov a fargli visita per "prepararlo" alla dipartita

Hanno dovuto "convircerlo" perché stava sorprendentemente bene nonostante fosse nella colonia penale artica IK-3 in mano agli spietati russi infatti:
- dichiarazione del suo avvocato il giorno dopo la morte: "gli ho fatto visita, stava bene"
- dichiarazione del suo braccio destro Leonid Volkov 3 giorni prima della morte: "Navalny è in condizioni psicofisiche sorprendentemente buone"

Passarella alla conferenza di Monaco della Julija Borisovna Naval'naja con la Ursula Albrecht, nuova di ricandidatura alla guida della marcia Unione Europea la quale promette all'inconsolabile vedova vendetta per la morte del caro marito Alexei

Organizzazione di manifestazioni per glorificare il nazista russo Navalny, fiaccolate, stracciamento delle vesti e dei capelli da parte del popolino sciocco per farlo passare come martire dei diritti e delle libertà... cioè esattamente il contrario di ciò che era in vita... del resto come abbiamo sempre fatto qui in occidente con i pupazzi usati per "lo scopo"

Candidatura di Julija Borisovna Naval'naja alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo

Julija Borisovna Naval'naja gongola

L'occidente ha ottenuto il suo falso martire

Fine della storia di fantasia".

Luperco

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Intervento di Fiammetta Cucurnia: 

Interessante intervento di Fiammetta Cucurnia, giornalista e moglie di Giulietto Chiesa, sulla morte di Navalny.
La Cucurnia ricorda che dopo il presunto avvelenamento (cui non crediamo), a Navalny fu data la possibilità di trasferirsi in Germania ma lui volle tornare in Russia, sapendo che lo avrebbero arrestato.
Mi chiesi il motivo del trasferimento nel carcere siberiano - dice la giornalista - e mi risposi che i russi volessero metterlo a riparo da pericoli, giacché in caso di morte la parte occidentale del mondo avrebbe prontamente responsabilizzato Putin del decesso.


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Integrazione di Antonio Castronovi:

Ecco uno dei video di Navalny, nel quale il "difensore della democrazia occidentale" e "santo oppositore di Putin" paragona gli immigrati e i musulmani ad insetti, in particolare a mosche e scarafaggi, e dichiara inoltre, che vanno uccisi con armi da fuoco, che secondo questo "faro della civiltà" devono essere di libera vendita in Russia. Alla fine del video Navalny fa finta di uccidere con la pistola una donna musulmana vestita con hidjab, invitando i suoi seguaci a fare altrettanto: https://www.facebook.com/castronovi/videos/1154100295578248


Il martire involontario