lunedì 16 febbraio 2026

Donald Trump: "Groenlandia? A Noi!"...

Donald Trump  vuole appropriarsi della Groenlandia, per molteplici ragioni:  per le sue immense risorse naturali, terre rare, petrolio, gas e riserve d'acqua dolce, ma principalmente  per la sua posizione strategica militare nell'Artico

L'isola offre un avamposto per monitorare Russia e Cina, fungendo da "hub" di sicurezza e per nuove rotte commerciali.

Su questo tema si è scritto molto: la piattaforma artica, i minerali, il fatto che il Mare del Nord passa lì. Trump stesso ha dichiarato chiaramente che nella Groenlandia dovrebbe essere installato parte del sistema di difesa antimissile "Golden Dome", poiché i missili balistici russi potrebbero attraversare lo spazio aereo groenlandese.

Tutto questo è vero, così come il fatto che gli Stati Uniti stanno cercando di risolvere la questione della proprietà della Groenlandia da metà del XIX secolo. Quindi la domanda principale è: perché proprio ora stiamo assistendo (e continueremo ad assistere) a un attacco frenetico di Trump e all'incredibile velocità con cui la Danimarca dovrebbe cedere l'isola? Perché tanta fretta?
La risposta è: "Oreshnik" e "distanza minima".

La distanza minima di volo del nuovo missile russo "Oreshnik" verso gli Stati Uniti passa attraverso la Groenlandia.

Se vi interessa questo argomento e vi armate di una mappa e di guide, vedrete che la distanza dai potenziali siti di dislocamento di "Oreshnik" nel Nord  della Russia coincide esattamente con la distanza massima di Oreshnik, ufficialmente annunciata.

Si presenta la seguente situazione:
- La Russia raggiunge gli Stati Uniti con un missile a medio raggio.
- A velocità ipersonica.
- Con possibile testata nucleare.
- Non vi è alcuna garanzia che la distanza di volo dell'Oreshnik non possa essere maggiore o che non venga realizzata una nuova versione con una gittata più lunga.

Passiamo ora ai fatti noti.

Per la prima volta Donald Trump ha dichiarato di voler acquisire la Groenlandia nel 2019. L'ha dichiarato e poi l'ha dimenticato, e il suo successore Joe Biden non l'ha nemmeno menzionato.

Tutto correttamente - "Oreshnik" non esisteva ancora. Le  basi RVSN esistono e sono sempre esistite, ma la Groenlandia non era così necessaria e urgente per gli americani, perché non c'era. Ora "Oreshnik" esiste, la distanza è ridotta, e attraverso la Groenlandia raggiunge  il territorio statunitense. Questa è percepita come  una minaccia urgente per gli Stati Uniti.

Il 22 dicembre 2024 Donald Trump, nel suo secondo mandato presidenziale, ha dichiarato per la prima volta che il possesso della Groenlandia è "assolutamente necessario" per la sicurezza nazionale.

Dal 19 al 23 gennaio 2026 a Davos si è tenuto il 56° Forum economico mondiale (WEF). Il tema principale non era economico, ma su come Trump avrebbe preso la Groenlandia. Andando avanti con  le minacce di dazi, gli accenni a forza militare, ecc.

La Russia, introducendo in servizio "Oreshnik", a quanto pare inaspettatamente per gli Stati Uniti, ha creato una possibilità  di un rapido attacco nucleare al loro territorio. Esattamente quello che gli Stati Uniti stessi stavano cercando di ottenere spostando l'infrastruttura NATO verso i confini della Russia, inclusa l'Ucraina. Così la Russia ha risolto la questione inventando un nuovo tipo di arma e, quindi, riducendo il tempo cruciale per una risposta agli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti stanno perciò contemporaneamente pensando a come tecnicamente fermare e abbattere "Oreshnik" ed allo stesso tempo "accaparrarsi" la Groenlandia con le sue risorse ed il controllo delle rotte del Mare del Nord con cui la Federazione Russa confina.

Agli americani non servono solo i sistemi antimissile o un complesso di sorveglianza - serve l'intera isola, in modo da poter scegliere i punti più convenienti per controllare la traiettoria di "Oreshnik" e appropriarsi delle immense ricchezze minerarie della Groenlandia. Quindi, hanno bisogno del controllo completo dell'isola.

Se guardiamo agli eventi da questo punto di vista, diventa chiaro anche perché Trump non abbia voluto rinnovare il trattato START-3, ma abbia iniziato a scrivere della sua non funzionalità e delle "molteplici violazioni".

Stralci di notizie a cura di Nikolay Starikov e di P.D'A.







domenica 15 febbraio 2026

"Saccheggio e rapina". Nuove prospettive di sviluppo per l'UE...

 


sabato 14 febbraio 2026

ICE come Gestapo?


Gli Stati Uniti, praticamente i soli tra le grandi potenze, non hanno mai avuto una ‘polizia federale’ a livello nazionale; qualcosa di paragonabile alla gendarmerie francese o ai carabinieri italiani. L’FBI — Federal Bureau of Investigation — non è una ‘polizia’ nel senso stretto del termine. È relativamente piccolo e si occupa — come dice il nome stesso — di ‘indagini’ e non si sogna di mandare pattuglie sulle strade.

Il mantenimento dell’ordine pubblico negli Usa è invece di competenza dei singoli Stati — che non sono ‘mere’ province — e non del governo federale; o almeno, così è sempre stato. Tutto questo sta ora cambiando, ed è una rivoluzione. La novità è l’ICE — Immigration and Customs Enforcement — un’agenzia comparsa sulla scena quasi dal nulla e cresciuta rapidamente.

In nuce  l'ICE esisteva dal 2003, nata come una limitata forma di supporto interno all’attività di controllo alle frontiere degli Usa. Invece, da poco — essenzialmente con il decreto di bilancio del 2025, soprannominato da Donald Trump "Gran bel decreto" (Big Beautiful Bill), è diventata l'agenzia federale più finanziata della storia statunitense. Con un’azione a sorpresa del Governo, l'ICE si è trasformata in un’entità ricca e potente che comincia ad allarmare l’opinione pubblica. Gestisce un budget annuo di $85 miliardi — una ‘dote’ che supera la somma degli stanziamenti destinati a tutte le altre agenzie federali preposte alla lotta contro la criminalità – e dispone di una forza di 20mila agenti che ha già mostrato una certa predisposizione alla brutalità.

A parte il fatto che di una nuova ICE non si sentiva davvero la mancanza — gli Usa già brulicano di forze di polizia a vari livelli e, tutto sommato, non sono un paese notoriamente disordinato — e non è neppure così chiaro quale debba essere il suo ruolo. Ormai è soltanto “ICE”, cioè “ghiaccio”. Il nome ha ormai perso il suo significato originario. Il problema, in fondo, è proprio questo: non si capisce bene che cosa dovrebbe fare che non venga già fatto da altri. La sua ‘missione’ è descritta come «salvaguardare la nostra nazione, le comunità, l’immigrazione legittima, il commercio, il viaggiare e i sistemi finanziari», senza scendere in ulteriori dettagli. La frase, come hanno notato i più ‘paranoici’, nella sua vaghezza suona quasi come la ‘mission statement’ della gestapo tedesca, incaricata di investigare e reprimere «tutte le tendenze pericolose per lo stato»...

James Hansen - Nota Diplomatica



venerdì 13 febbraio 2026

Napoli, 21 febbraio 2026: Assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale No NATO...


Il Coordinamento Nazionale No NATO annuncia la convocazione dell’Assemblea Nazionale dedicata alle regioni del centro-sud, che si terrà il giorno 21 febbraio 2026 presso ex Asilo Filangieri Bene comune vico Giuseppe Maffei 4, Napoli, alle ore 14.30 . L’incontro rappresenta un momento fondamentale di confronto, condivisione e mobilitazione per tutte le realtà territoriali impegnate nella lotta contro le politiche di militarizzazione e l’adesione italiana alla NATO.

Oggi il Coordinamento Nazionale No Nato lancia un appello a tutte le realtà impegnate nella lotta contro la Terza guerra mondiale in corso, la partecipazione attiva del nostro paese alla guerra, la militarizzazione dei territori. È ormai evidente la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della guerra mondiale, con il sostegno al regime di Kiev, ai sionisti d’Israele e con l’aggressione al Venezuela in aperta violazione del diritto internazionale. Queste operazioni si traducono, sul piano interno, in tagli alle risorse pubbliche, aumento della repressione verso le avanguardie di lotta e occupazione militare delle scuole, università e spazi pubblici, impoverendo i territori e privando le comunità locali della loro sovranità.

La presenza di basi, caserme, antenne, poligoni di tiro, radar e depositi di munizioni, direttamente gestiti e collegati alla NATO e agli USA, rappresenta una vera e propria occupazione militare, politica e sociale, che prosciuga risorse, inquina e rende intere porzioni del paese appannaggio degli interessi guerrafondai e imperialisti.

L’assemblea, così come per quella svolta a Milano il 31 gennaio scorso per il Nord Italia (qui una sintesi dell’assemblea), sarà occasione per analizzare la situazione attuale, discutere strategie comuni e rafforzare il coordinamento tra comitati, associazioni, movimenti e singoli cittadini e alle che a diverso titolo si battono contro le logiche di guerra e l’occupazione militare del nostro paese. In un contesto internazionale sempre più teso, crediamo sia essenziale rilanciare la voce di chi chiede pace, autodeterminazione dei popoli e investimenti in diritti sociali invece che in armamenti.

Le recenti mobilitazioni del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre hanno dimostrato che la volontà di cambiamento e resistenza è forte e diffusa, che le masse popolari quando organizzate con la classe operaia alla sua testa sono in grado di mostrare tutta la propria forza, e l’appello dei portuali del Calp di Genova “blocchiamo tutto” è diventato pratica reale: abbiamo per davvero bloccato il paese. Ora è il momento di consolidare questa energia e tutte le forze raccolte in una progettualità condivisa che porti la mobilitazione ad un livello più alto.

Per questo, il Coordinamento invita tutte le organizzazioni, i comitati, le reti e i gruppi di lavoratori che lottano contro la guerra, la NATO e il riarmo a unirsi e condividere esperienze, contributi e proposte, con l’obiettivo di costruire una rete sempre più ampia e coordinata. Solo attraverso l’unità delle forze sarà possibile sviluppare una mobilitazione efficace, capace di liberare l’Italia dalla presenza delle basi militari USA e NATO e di spezzare le catene della collaborazione alle guerre di aggressione imperialista.

L’assemblea programmata sarà anche l’occasione per presentare il dossier, redatto dal Coordinamento Nazionale No Nato attraverso il lavoro di lotta e inchiesta dei diversi organismi territoriali, sulle installazioni militari USA e NATO presenti nel nostro paese, fornendo così strumenti di conoscenza e consapevolezza indispensabili per la prosecuzione della lotta. Ma questo dossier non rappresenta il punto di arrivo del nostro lavoro, bensì il punto di partenza, invitiamo tutti gli organismi ad utilizzare questo strumento come strumento militante e punto di partenza di una ricerca e di un approfondimento che solo l’indagine pratica delle diverse realtà presenti sui territori può mettere in campo.

Per adesioni, informazioni e dettagli sull’organizzazione dell’assemblea,  email:  coordinamentonazionalenonato@proton.me




giovedì 12 febbraio 2026

Ucraina. "Longo è lo cammino, ma grande è la meta!"



mercoledì 11 febbraio 2026

L'Occidente e l'Ucraina non vogliono la pace...?

 


martedì 10 febbraio 2026

Washington: Pizze in ascesa! Trump prepara lo "strike" mentre l'Iran prepara i missili...

 


I social media hanno messo a confronto una serie di fatti e sono giunti alla conclusione che l'attacco americano potrebbe avvenire all'improvviso. Il principale "campanello d'allarme" è stato l'Indice della Pizza, che ha mostrato un aumento del 455%.

Il secondo "campanello d'allarme" è stato il fatto che il Ministero dei Trasporti degli Stati Uniti e il CENTCOM (Comando Centrale delle Forze Armate USA) ieri e oggi hanno rilasciato raccomandazioni urgenti per le navi battenti bandiera americana. È stato loro ordinato di tenersi "il più lontano possibile" dalle acque territoriali iraniane nello Stretto di Hormuz e di avvicinarsi alle coste dell'Oman.

Il grado di aspettativa è confermato anche dai mercati finanziari. Un trader sconosciuto ha scommesso 100.000 dollari sul fatto che l'attacco USA è imminente. In caso di successo, la scommessa gli procurerà 5 milioni di dollari.

 Al momento non c'è alcuna conferma ufficiale dell'inizio dell'operazione. Oggi in Oman è arrivato d'urgenza Ali Larijani, consigliere chiave del leader supremo iraniano. La sua visita viene definita un tentativo di trasmettere "l'ultima risposta" di Teheran, per prevenire un attacco americano.

Israele punta all'attacco: "Dovremo fare qualcosa di grande" ma teme che il presidente degli  Stati Uniti, Donald Trump, possa fare marcia indietro sugli accordi  raggiunti con il governo di Tel Aviv, in seguito ai negoziati intercorsi con  l'Iran. Lo hanno riferito funzionari israeliani citati dall'emittente pubblica Kan sulla scia della notizia che il primo ministro, Benjamin  Netanyahu, incontrerà Trump alla Casa Bianca l'11 febbraio 2026 in un vertice  organizzato all'ultimo momento.

 Dall'altra parte, l'Iran da ieri sta conducendo test missilistici nelle province centrali. Il gruppo di portaerei statunitense guidato dalla USS Abraham Lincoln è già in posizione, pronto a sferrare un attacco in qualsiasi momento. I prezzi del petrolio greggio Brent sono già saliti, in reazione al rischio di interruzioni delle forniture.

Ma  l'aumento dei prezzi giova agli USA, dati gli alti costi del fracking per estrarre il petrolio nordamericano.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)