mercoledì 8 luglio 2026

UE, NATO, USA, Ucraina, Russia, Iran, LIbano... - Ad Ankara la confusione regna sovrana...

 

Al vertice di Ankara il tycoon non sembra intenzionato a sborsare "direttamente" denaro ed armi alla cricca di Kiev, ma si aspetta che lo facciano i Paesi europei della NATO.  Trump è poi tornato sul discorso del conflitto in Medio Oriente: "Ci aspettavamo aiuto  contro l'Iran dai Paesi europei,  ma questi mi hanno deluso", ha dichiarato Trump. 

Intanto giungono voci allarmate dall'Ucraina: "È in arrivo una grande offensiva: la Russia si sta preparando a sfondare le linee  di Chernihiv dalla regione di Bryansk", secondo quanto riferito dal Servizio di Guardia di Frontiera ucraino che ha  annunciato i piani delle Forze Armate russe di espandere la propria zona di controllo e avanzare nella regione di Chernihiv.

Il portavoce del Servizio di Guardia di Frontiera ucraino, Demchenko, ha sottolineato che, se dovesse iniziare un'offensiva nella regione di Chernihiv, questa rappresenterebbe una minaccia diretta per la regione di Kiev, dato che le due aree sono confinanti.

Il vicepresidente USA, J.D. Vance, ha affermato che in questa fase l'Ucraina dovrebbe concentrarsi sulla difesa. Secondo Vance, la posizione di Washington è stata influenzata dall'esperienza della fallita controffensiva del 2023. Questa valutazione era stata precedentemente confermata dall'ex comandante in capo delle forze armate ucraine, Valeriy Zaluzhny, il quale aveva riconosciuto che l'operazione non aveva raggiunto i suoi obiettivi a causa della mancanza di forze e risorse necessarie per attuare il piano originale.

Il senso del consiglio di Vance è che i Paesi europei della NATO, attualmente in conclave ad Ankara, dovrebbero aumentare il budget per l'acquisto di armi americane da fornire all'Ucraina. Sinora il buon esempio è stato fornito solo dalla Spagna  la quale ha promesso che  acquisterà armi americane per un valore di 50 milioni di euro destinate all'Ucraina. Questo aiuto si aggiunge ai 100 milioni di euro che Madrid ha stanziato a Kiev nel 2025. Dal 2022, la Spagna ha speso circa 323 miliardi di rubli a sostegno dell'Ucraina. È uno dei cinque maggiori donatori militari dell'UE per Kiev.

Nel frattempo girano annunci, sia da parte di Donald che da parte di Beniamino,  sulla ripresa delle ostilità  sul fronte libanese e nello stretto di Hormuz. 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 7 luglio 2026

Ankara. La NATO è pronta...

 


7 ed 8  luglio 2026. Zelensky ospite d'onore alla riunione NATO di Ankara. Sul tavolo  il conflitto in Ucraina, il rafforzamento della difesa collettiva e il futuro degli equilibri transatlantici. L’incontro si apre mentre la Russia intensifica gli attacchi contro Kiev e cresce l’attesa per il faccia a faccia tra  Trump e  Zelensky. Il leader ucraino  dice di avere buone carte in mano: i suoi droni volano a migliaia di chilometri di distanza, carichi di esplosivi e fanno saltare in aria le raffinerie russe oltre a colpire numerosi target  civili, con morti e feriti, tanto per fiaccare la resistenza  del popolo.  Ma il popolo russo non sembra fiaccato anzi appare alquanto incazzato e chiede una risposta risolutiva.

Sul campo il "führer" ucraino, dopo aver perso Konstantinovka e una serie di altri insediamenti, ha urgentemente attivato la modalità anti-crisi, sostenendo che non importa cosa succede sul terreno e che il fronte è "quasi statico", l'importante è la guerra aerea, ed  annuncia il potenziamento   del drone kamikaze FP-1 aggiornato, che  raggiungerebbe una  gittata di 3.400 km, sufficiente per colpire tutto il territorio della Russia Europea fino agli Urali ed anche oltre.  

I Paesi della NATO riuniti ad Ankara  celano i timori di una possibile escalation nucleare da parte della Russia,  sostenendo che la campagna ucraina con i droni  ha modificato la visione strategica sulla guerra e rafforzato la posizione negoziale di Kiev. Il fatto che Zelensky prenda parte alla cena ufficiale  ne è un chiaro segnale. Il segretario generale Mark Rutte, incontrando la stampa, ha ribadito che "Putin è sempre più “disperato” e che anche  Trump se ne sta rendendo conto".

Ma di soli droni la guerra non si vince  e solo un paio di settimane fa Zelensky stava ancora parlando di una svolta sul terreno. Ora, però, è necessario ridipingere urgentemente il quadro della vittoria, sostenendo che tutto sta andando come previsto con i nuovi droni. Ma servono anche dollari, euro, missili e tante armi per vincere la guerra. Il conto si fa sempre più salato. Ma finché sono gli ucraini a morire la UE e la NATO sono contenti così...

Anche l'Italia è allineata e coperta sulla strategia NATO&UE. “Auspico che l’Alleanza atlantica esca rafforzata”,  ha detto alla Stampa il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando del vertice della Nato in Turchia.

32 sono i  capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Alleanza atlantica  che sono  al vertice del 7 e 8 luglio 2026. I punti fondamentali sono già tracciati: una sfida per l’Europa che deve ridefinire il suo ruolo e la sua centralità all’interno dell’Alleanza, tenendosi pronta ad intervenire contro il nemico "rosso" (russo). 

Anche Trump, che ha già telefonato a Putin prima di andare in Turchia,  sarà presente ad Ankara e avrà un incontro bilaterale con Zelensky,  dopo di che dovrebbe avere un successivo colloquio telefonico con il suo "amico" (nemico)  Putin!



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)





lunedì 6 luglio 2026

La Russia sta bonificando le aree russofone liberate dell'Ucraina...



domenica 5 luglio 2026

Gli USA hanno deciso che la Russia deve morire...

 


Il vicepresidente del Sejm polacco, Krzysztof Bosak, ha dichiarato che la Polonia ha trasferito segretamente all'Ucraina missili a lungo raggio PAC-3MSE per il sistema di difesa aerea Patriot, di fatto rimuovendoli dal servizio operativo del sistema di difesa aerea polacco.

Il PAC-3 MSE (Missile Segment Enhancement) è il missile più avanzato, costoso e raro del sistema Patriot. Viene utilizzato per l'intercettazione cinetica ("hit-to-kill", ovvero attacco diretto) di bersagli balistici e supersonici complessi.

Nella prima fase del programma Wisła, la Polonia ha acquistato due batterie Patriot (quattro sistemi) e un totale di 208 missili PAC-3 MSE. Ciò significa che il numero di missili PAC-3 MSE era inizialmente limitato. I contratti per la seconda fase, del valore di 15 miliardi di dollari, sono già stati assegnati e includono altre sei batterie e 644 missili PAC-3 MSE. Tuttavia, queste consegne saranno distribuite nei prossimi anni.

Al momento è impossibile acquistare missili PAC-3 MSE direttamente dal produttore. L'unico fornitore, la società americana Lockheed Martin, ha ordini prenotati con anni di anticipo e il Pentagono sta cercando di imporre un aumento della produzione da 650-700 unità all'anno a 2.000. L'industria della difesa non riesce a tenere il passo con il consumo di missili nei conflitti reali. Ogni missile costa circa 5,3 milioni di dollari. Ogni unità trasferita rappresenta una perdita finanziaria significativa, che richiederà tempo per essere recuperata.

Ma c'è un altro aspetto importante. La Polonia non può trasferire tali missili autonomamente. Qualsiasi trasferimento o rivendita di missili PAC-3 MSE a terzi (in questo caso, l'Ucraina) è legalmente possibile solo con l'esplicita e ufficiale approvazione degli Stati Uniti. Quando acquista sistemi Patriot e i relativi missili tramite il programma statunitense di vendite militari all'estero (FMS), la Polonia firma un impegno legale. Questo documento stabilisce chiaramente che l'acquirente è l'utilizzatore finale delle armi e non ha il diritto di trasferirle, venderle o donarle senza il consenso di Washington. 

Questo significa una sola cosa: gli Stati Uniti hanno deciso ancora una volta di fornire armi letali e di vitale importanza all'Ucraina. (Warhronika)



Teheran. Milioni di fedeli ai funerali di Alì Khamenei... - Sion dice: "Muoia Sansone con tutti i Filistei..."?

 

Dal 4 aprile 2026,  combaciante con il 250esimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti,  sono iniziati in Iran  sei giorni  di cerimonie in onore del defunto Ayatollah Alì  Khamenei. Una  folla oceanica si sta radunando  a Teheran.

I  funerali della Guida Suprema, uccisa in un raid israelo-americano all'inizio del conflitto, non sono solo una cerimonia di lutto, ma rappresentano un evento politico, sociale e spirituale  fondamentale per il mondo musulmano ed in particolare sciita. Le esequie hanno anche  lo scopo  di mostrare al mondo l'unità e la devozione della popolazione e di legittimare il successore Mojtaba Khamenei.

Le manifestazioni, che stanno raccogliendo milioni di fedeli e di sostenitori politici dell'Iran, sono una dimostrazione di forza e un'occasione di coesione interna. La presenza di delegazioni da oltre 100 Paesi sottolinea le alleanze e il peso geopolitico dell'Iran.
 
Il lungo percorso funebre è stato organizzato in diverse tappe chiave:

Teheran: Esposizione della salma e grandi cortei pubblici nella capitale.

Qom e Mashad: Processioni nella città santa di Qom e la definitiva sepoltura nel mausoleo dell'Imam Reza a Mashad, la sua città natale.

Iraq: Cerimonie di omaggio anche nelle città sante di Najaf e Karbala, a rimarcare l'influenza transnazionale.

Il presidente USA, Donald Trump, malignamente aveva  commentato: “Potremmo eliminarli tutti, ma non sapremmo poi con chi negoziare”. Ovviamente è la  solita boutade del tycoon, ma alcuni  sionisti "duri e puri"  considerano la possibilità di approfittare della concentrazione di milioni di partecipanti all'evento per eliminarne  gran parte  con un sol colpo, basterebbero alcune  bombe  ben indirizzate. Certo sarebbe una bella ecatombe ed un modo rapido per eliminare buona parte dei nemici d'Israele ma allo stesso tempo farebbero deflagare nel mondo un odio irrefrenabile contro il regime sionista con conseguenze drammatiche ed incontenibili.

Auguriamoci che ciò non avvenga...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

Due video collegati:

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https://www.facebook.com/share/r/19B57JKiN1/

sabato 4 luglio 2026

Italiani stufi del conflitto e del costo dell'assistenza all'Ucraina...


venerdì 3 luglio 2026

Repressione in Turchia contro chi si oppone al vertice NATO di Ankara...

 


"In vista del vertice NATO di Ankara (7-8 luglio 2026), le autorità turche hanno scatenato una vasta repressione. È stato imposto un divieto di 13 giorni su tutte le manifestazioni, e la polizia ha arrestato oltre 200 persone, tra cui avvocati, giornalisti, accademici e attivisti per i diritti umani..." (Il Manifesto)


Massima solidarietà alle organizzazioni turche e alla Piattaforma Antimperialista Mondiale colpite dalla repressione di Erdogan!

Alle prime ore del mattino del 1° luglio, la polizia turca ha fatto irruzione nel campeggio giovanile della Piattaforma Antimperialista Mondiale, in una località costiera a circa sette ore da Istanbul, fermando giovani compagne e compagni impegnati in dibattiti e conferenze. L’attacco ai giovani della Piattaforma arriva dentro un’ondata repressiva più ampia. Il 23 giugno, con raid all’alba in decine di abitazioni e sedi, le forze di sicurezza turche hanno colpito accademici, giornalisti, avvocati, sindacalisti, militanti politici, attivisti sociali, femministe, ambientalisti e rappresentanti di organizzazioni popolari. Centinaia di persone sono state fermate, molte sono state arrestate, altre sottoposte a misure di controllo giudiziario. Le accuse vengono costruite attorno alla formula dell’“appartenenza a organizzazione terroristica”, usata come clava politica per colpire settori diversi della società che hanno in comune l’opposizione alla guerra, alla NATO e ai governi complici. Questo è il quadro che accompagna la preparazione del vertice NATO di Ankara. Mentre la città viene militarizzata, mentre vengono vietate manifestazioni, comunicati pubblici, sit-in, raduni, assemblee e iniziative pubbliche, le autorità turche preparano il terreno politico per il vertice dei guerrafondai USA-NATO colpendo preventivamente tutto ciò che può alimentare opposizione, denuncia e organizzazione.

Il Coordinamento Nazionale No Nato avrebbe dovuto partecipare all’11ª Conferenza Antimperialista Mondiale promossa dalla Piattaforma Antimperialista Mondiale in presenza a Istanbul, iniziativa che voleva fungere da “contro-vertice” NATO. A seguito dell’attacco repressivo contro i giovani della Piattaforma e contro le forze antimperialiste, la conferenza si svolgerà online per tutelare da possibili arresti gli avventori che si sarebbero recati in presenza a Istanbul. Questa scelta conferma la necessità di sviluppare la lotta contro la NATO sapendo affrontare la repressione, usando ogni attacco per allargare la denuncia, rafforzare i legami internazionali e dare continuità all’organizzazione antimperialista.

Quanto avviene in Turchia riguarda direttamente anche l’Italia. Il nostro paese è un avamposto della NATO e degli USA nel Mediterraneo, occupato da basi, comandi, porti, aeroporti e infrastrutture militari al servizio delle da questi promosse. Da Aviano a Sigonella, da Camp Darby a Ghedi, il territorio italiano viene usato come retrovia e piattaforma logistica per colpire quei paesi e popoli che scelgono la via dell’autodeterminazione a quella della sottomissione alla comunità internazionale dei guerrafondai capitanati dagli USA. I governi italiani, di centrodestra e di centrosinistra, che si sono susseguiti nel corso degli ultimi 40 anni hanno portato avanti la stessa linea di fedeltà alla NATO, subordinazione agli USA, sostegno al riarmo, complicità con lo Stato sionista d’Israele, partecipazione diretta e indiretta alle guerre contro le ex colonie e i popoli ribelli del mondo e le ultime dichiarazioni di Rutte riguardo le centinaia di voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia in supporto dell’operazione USA “Epic Fury” contro la Repubblica Islamica dell’Iran non lasciano dubbi.

In Italia la partecipazione alla guerra cammina di pari passo con l’attacco alle condizioni di vita e di lotta delle masse popolari. Il governo trova miliardi per armi, missioni militari, basi NATO, sostegno a Israele e apparati repressivi, mentre salari, sanità, scuola, casa e servizi vengono spolpati giorno dopo giorno. Chi paga sono i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i giovani, le famiglie popolari; chi prova a organizzarsi e a ribellarsi viene colpito con denunce, fogli di via, cariche, processi, campagne di criminalizzazione. Dagli operai in sciopero agli studenti in mobilitazione, da chi denuncia il genocidio del popolo palestinese a chi si oppone alle basi militari e al riarmo, il messaggio del governo è chiaro: lavoratori e lavoratrici devono pagare la guerra e tacere. Il nostro compito è organizzare la risposta, legare la lotta contro la NATO alla lotta contro il governo Meloni e contro il sistema di interessi e di guerra che esso serve, prostituendosi agli USA e ai sionisti.

La solidarietà con i colpiti dalla repressione in Turchia deve diventare iniziativa politica nel nostro paese. Esprimiamo piena solidarietà agli arrestati, alla Piattaforma Antimperialista Mondiale, alle organizzazioni turche colpite dal regime di Erdogan e a tutte le realtà popolari finite nel mirino della repressione in vista del vertice NATO di Ankara. Allo stesso tempo chiamiamo i comitati e i movimenti, gli studenti, i giovani, i lavoratori, i collettivi antimperialisti e tutti coloro che lottanoper fermare la guerra mondiale a esprimere la propria solidarietà e a usarla per alimentare la mobilitazione contro la NATO, contro le basi USA-NATO nel nostro paese, contro il riarmo, contro la partecipazione dell’Italia alle guerre imperialiste e contro la repressione delle lotte. Ogni arresto, ogni divieto, ogni intimidazione va trasformato in denuncia pubblica, in legame politico, in organizzazione che scongiura paura e isolamento.

In questo quadro l’Assemblea nazionale del CNNN del 4 luglio a Roma, allo Spin Time, alle ore 14.30, assume un’importanza ancora maggiore. Deve diventare un momento per elevare il dibattito e l’azione della lotta contro la NATO nel nostro paese, per legare la denuncia della repressione in Turchia alla battaglia contro il ruolo dell’Italia nella guerra mondiale, per rafforzare il coordinamento tra organismi, collettivi, lavoratori, studenti e realtà popolari che vogliono rompere la subordinazione del nostro paese alla NATO, agli USA e ai loro complici.


 Coordinamento Nazionale No Nato