mercoledì 18 marzo 2026

Iran. La voce dei cristiani iraniani...

 


Al di là delle assillanti e “distrazioniste” campagne mediatiche, funzionali all’obiettivo della distruzione e annichilimento dello stato iraniano, in questo secondo lavoro, dopo il precedente articolo sulla posizione degli ebrei iraniani, qui documento la posizione e situazione delle varie comunità cristiane, che sono garantite e protette nella Costituzione del paese. Tutti i rappresentanti delle varie comunità cristiane, si sono espressi in modo chiaro e netto contro l’aggressione e per soluzioni diplomatiche di tutte le problematiche.

Le chiese cristiane dell’Iran hanno condannato le affermazioni, funzionali alla logica dell’interventismo bellico, da parte dei funzionari statunitensi sulla situazione delle minoranze religiose nella Repubblica islamica, invitando Washington a essere più preoccupata per il proprio sventurato record di diritti umani negati in patria e all’estero, invece di spargere “lacrime di coccodrillo” per altri.

In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’inizio dell’aggressione e dei bombardamenti sul paese, le chiese cristiane denunciano: “…respingiamo le accuse statunitensi di violazioni dei diritti contro le minoranze religiose in Iran, riaffermiamo che tutte le religioni divine nel paese hanno i loro rappresentanti al parlamento iraniano (Majlis), che godono di uguali diritti con i colleghi legislatori. All'interno dell'establishment islamico, le chiese si sentono libere di tenere cerimonie religiose e festival culturali, sociali e sportivi preservando la propria identità religiosa e culturale e proprio lo scorso anno è stato ancora incrementato un bilancio speciale alle comunità religiose iraniane. Questi sono solo alcuni esempi dell’impegno dell’establishment sacro della Repubblica islamica dell’Iran per la questione delle religioni divine e dei loro seguaci e per proteggere i loro valori morali e sociali…I ‘commenti interventisti’ degli uomini di stato americani attraverso piattaforme ufficiali e cyberspazio, in particolare Twitter, sulle violazioni dei diritti delle minoranze religiose nella Repubblica islamica dell’Iran non sono altro che spargere lacrime di coccodrillo…

Le chiese cristiane hanno inoltre invitato: “…i funzionari statunitensi a concentrarsi sulle proprie questioni interne e a impegnarsi in relazioni efficaci e costruttive con tutti i governi invece di interferire nei nostri affari interni. Condanniamo inoltre il sostegno di Washington ai regimi guerrafondai di Israele e Arabia Saudita e invitiamo gli Stati Uniti a smettere di sostenere le sanguinose guerre in Siria e Yemen. Ribadiamo che le minoranze religiose iraniane non hanno bisogno di alcun ‘tutore’ nella loro patria e sono in grado di difendere i loro diritti attraverso i loro rappresentanti al parlamento e le relative istituzioni governative”, si legge nel comunicato.

Secondo la Costituzione iraniana la religione ufficiale dell’Iran è l’Islam sciita, ma la Repubblica islamica riconosce e protegge le minoranze religiose dall’ebraismo, ai cristiani con le varie denominazioni, ai zoroastriani, che hanno rappresentanti anche nel parlamento, gli armeni, assiri, i sunniti, oltre a comunità più piccole ma riconosciute, come il mandaeismo, il yarsanismo, il buddismo, l’induismo.

Con diritti civili chiaramente definiti, ad esse sono garantite libertà economiche, culturali e religiose e partecipano pienamente alla vita politica del Paese. Dei 290 seggi in Parlamento, cinque sono riservati alle minoranze religiose. I rappresentanti di armeni, ebrei, zoroastriani, assiri e caldei parlano direttamente a nome delle loro comunità. Circa 450 chiese in tutto il Paese svolgono le loro attività religiose e comunitarie senza restrizioni. 40 chiese cristiane sono state restaurate con il sostegno dell'Organizzazione per il Patrimonio Culturale e il Turismo iraniano, mentre 57 associazioni dedicate alle minoranze religiose ricevono finanziamenti governativi per sostenere programmi sociali, culturali e assistenziali.

La condizione fondamentale posta è l’essere prima cittadini iraniani con diritti e doveri, e poi ciascuno segue le proprie credenze. Come era nella Repubblica Araba siriana, prima che arrivassero gli jihadisti protetti dagli USA, a portare la democrazia.

La Costituzione stabilisce che “lintromissione sulle singole credenze è proibita”, e che “nessuno può essere perseguito o arrestato semplicemente per avere una certa credenza”, se rispettoso delle leggi.

L'Iran ospita circa 550 chiese cristiane, con quasi 450 ufficialmente riconosciute e oltre 100 registrate come siti del patrimonio nazionale.

Tra le chiese più importanti e storiche del paese si annoverano il Monastero di San Taddeo a Kare Kilisa, considerato la prima cattedrale armena costruita nel mondo; la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel IX secolo, la seconda chiesa più importante dell'Iran; la Chiesa di Santa Maria, situata a nord-ovest di Kare Kilisa; la Cattedrale di Vank, costruita a Isfahan sotto lo Shah Abbas II; la Cappella di Chupan, talvolta chiamata Cappella del Pastore, una chiesa del XVI secolo nella provincia dell'Azerbaigian Orientale; la Cattedrale di San Sarkis, la chiesa più grande di Teheran, costruita nel 1970 e la Chiesa di Santa Maria a Tabriz, un sito storico risalente a 500 anni fa.

Se si guarda alla popolazione rispetto agli spazi di culto, le minoranze religiose godono in realtà di più del doppio dell’accesso pro capite rispetto alla maggioranza sciita. C'è circa una chiesa ogni 500 cristiani, mentre tra gli sciiti, c'è una moschea per più di 1000 persone

Il rispetto per le minoranze religiose è stato anche simboleggiato dalle numerose visite del leader della Rivoluzione islamica alle famiglie delle comunità minoritarie. Il riconoscimento di questi gruppi da parte dell'Iran si riflette anche a livello internazionale. Ad esempio, l'Unione Internazionale degli Assiri ha trasferito la propria sede da Chicago a Teheran nel 2008, a testimonianza della fiducia che la comunità assira ripone nell'Iran.

Le minoranze religiose hanno dato un contributo significativo anche al calcio iraniano nel corso degli anni. Giocatori cristiani divenuti leggendari nel paese, includono Vazgen SafarianKaro Haghverdian, Markar AghajanyanSerjik TeymourianFred MalekianEdmond Bezik e Andranik Teymourian.

E’ anche significativo che, alla fine di dicembre 2024 i nomi più popolari per le ragazze appena nate in Iran riflettevano sia la devozione religiosa che la tradizione culturale: il nome Fatima ha guidato la lista con 4.448.000 portatrici, seguita da Zahra con 2.969.000, e in particolare, Mariam, con 1.811.000 portatori, al terzo posto, indice di un perenne rispetto per le figure religiose oltre la maggioranza musulmana.

Chiesa Armena

L'arcivescovo Sebouh Sarkissian, arcivescovo armeno di Teheran, nei diversi Concili internazionali a cui ha partecipato negli anni, ha sempre tenuto a ribadire: "Dovete togliervi quella lente appannata dagli occhi, perché ciò che vi viene raccontato non è la realtà. Bisogna vivere in Iran per conoscere il popolo iraniano, il governo iraniano e la specifica disponibilità che dimostrano verso i seguaci delle religioni divine…”, ha dichirato.

Il sacerdote Grigoris Nersesiani, della Diocesi Armena di Teheran, così testimonia: “ I cristiani rappresentano la più grande minoranza religiosa dell'Iran, contando più di 130.000 persone. Avendo una lunga e profonda presenza nel paese, i cristiani hanno contribuito in modo significativo alla vita economica, culturale e artistica dell'Iran, mantenendo le proprie chiese, scuole e istituzioni culturali. La loro presenza arricchisce il variegato mosaico religioso e culturale dell'Iran. Artisti cristiani come Mahaya Petrosian, Lorik Minasyan e Levon Haftvan sono tutti nomi familiari e rispettati in tutto il paese…Dalla mia esperienza di vita in Iran, posso dire che è un'esperienza molto serena e positiva, perché tra tutti i segmenti del popolo iraniano, possiamo davvero sperimentare affetto, amicizia, sincerità e solidarietà…Secondo la Costituzione, per noi armeni l'apprendimento della nostra lingua madre fa parte del percorso scolastico ed è obbligatorio. Anche l'educazione religiosa viene insegnata in armeno nelle nostre scuole. Per quanto riguarda lo svolgimento di cerimonie religiose, godiamo di piena libertà e, in generale, il Ministero dell'Interno e la polizia garantiscono la massima sicurezza e predispongono tutto il necessario per le nostre celebrazioni. Il Ministero della Cultura e dell'Orientamento Islamico sostiene attivamente le attività culturali, artistiche, mediatiche e religiose di tutti i cittadini. Negli ultimi cinque anni, ciò ha portato all'approvazione di 376 raduni per cerimonie e festività religiose, al rilascio di 157 licenze editoriali per libri di case editrici affiliate alle minoranze, a 107 eventi culturali, sociali e religiosi a livello nazionale e provinciale e a sovvenzioni dirette per i media al servizio delle comunità etniche e religiose. Le minoranze religiose in Iran possono celebrare liberamente le proprie cerimonie, festività e tradizioni, comprese le festività ufficiali. I cristiani iraniani celebrano la Pasqua, il Natale e il Capodanno gregoriano. Alcune chiese celebrano funzioni eucaristiche il venerdì per venire incontro alle esigenze dei fedeli che lavorano, dato che il venerdì è il giorno festivo settimanale ufficiale in Iran. Il governo ha inoltre adottato misure a sostegno delle celebrazioni religiose, come la donazione di 5000 alberi di Natale alle comunità cristiane per contribuire a rendere più solenni le festività. La storia ne è una testimonianza: quando gli armeni subirono il genocidio nell'Impero Ottomano e gli ebrei furono perseguitati nella Germania nazista, le comunità armene ed ebraiche iraniane continuarono a vivere in pace, salde nella loro fede e nella loro identità iraniana…In materia legale, ad esempio l’eredità, la distribuzione avviene secondo le nostre leggi religiose. E in questioni come il divorzio e il matrimonio, anche i casi delle persone sono gestiti secondo le nostre regole. C'erano anche alcuni vecchi regolamenti in Iran e lo stesso leader Ayatollah Khamenei ha emesso sentenze su di loro, ribaltando quelle precedenti disposizioni a favore delle comunità cristiane, ebraiche ed assire...”.

Proprio di fronte alla cattedrale di Sarkis, che è anche la sede della diocesi armena di Teheran, è stata costruita una stazione della metropolitana chiamata St Mary, e se si va in quella stazione, si può vedere che la sua architettura è una miscela di elementi islamici e cristiani. I designer sono andati a visitare la chiesa, hanno preso visione della sua architettura e poi hanno progettato la metropolitana in linea con quello stesso stile architettonico cristiano.

In tutta la stazione, si vedono le immagini della Vergine Maria e le immagini di Gesù. I simboli cristiani che appaiono nel Vangelo sono lì visibili in modo inconfondibile.

Chiesa cattolica

La Chiesa cattolica in Iran fa parte della Chiesa cattolica mondiale, sotto la guida spirituale del Papa di Roma. Il cattolicesimo si diffuse nel paese attraverso i missionari e la migrazione o il reinsediamento delle comunità cattoliche orientali fin dal Medioevo. Il XVII secolo vide sforzi missionari più forti da parte della Chiesa latina, ma la maggior parte di essa cessò entro la fine del XVIII secolo e solo dalla metà del XIX secolo in poi la Chiesa latina stabilì una nuova presenza. Oggi, ci sono circa 22.000 cattolici in Iran, la maggior parte dei quali sono cattolici caldei, ma con anche comunità latino-cattoliche presenti.

Chiesa Ortodossa Patriarcato Mosca

L’ 11 marzo 2026 il Patriarca Kirill ha espresso le sue condoglianze per  l'assassinio dell'Ayatollah Seyyed Alì Khamenei, definendolo "un uomo dalle profonde convinzioni religiose”  e si è poi complimentato con il figlio di Khamenei per la sua elezione a guida spirituale del suo popolo.

In una lettera indirizzata a Masoud Pezeshkian, il Patriarca ha descritto il defunto come "un uomo di profonde convinzioni religiose" e un leader spirituale e nazionale di grande forza d'animo e carattere. Il Patriarca ha espresso la sua solidarietà e il suo sostegno alla famiglia e ai cari di Khamenei, pregando affinché Dio Misericordioso conceda a loro e al popolo iraniano la forza e il coraggio per sopportare il dolore.

Il Primate russo, si è schierato apertamente al fianco della Repubblica islamica iraniana, in seguito all’aggressione e all’assassinio dell’alto esponente, sollecitando a schierarsi dalla parte di essa e  ribadendo  i buoni rapporti tra Russia e Iran"La Chiesa ortodossa russa mantiene un dialogo proficuo con la comunità islamica iraniana, basato sul rispetto reciproco e sull'impegno condiviso a preservare i valori morali tradizionali. Attendo con ansia il suo ulteriore e continuo sviluppo".

Il patriarca Kirill ha poi confermato all'Ayatollah Mojtaba Khameneila posizione di Mosca secondo cui i popoli di Russia e Iran intrattengono buoni rapporti di vicinato, mentre all'inizio della sua lettera lo chiama "fratello". Parlando anche di un'elezione storica in un momento difficile per l'Iran, sia a livello personale che nazionale: "…Mi congratulo sinceramente con Lei per la Sua elezione alla guida suprema del Paese da parte dell'Assemblea degli Esperti dell'Iran! Questo momento storico è stato segnato da una dura prova personale, legata alla morte del Suo stimato padre e dei Suoi cari. Lei si assume la responsabilità dello Stato e dei suoi cittadini in un momento drammatico, in cui l'Iran si trova ad affrontare numerose sfide esistenziali", ha affermato nella lettera.

La comunità ortodossa del Patriarcato di Mosca in Iran è formata solo più di un centinaio di fedeli, pur essendoci stretti rapporti tra la Federazione Russa e Teheran, e tra il Patriarca Kirill e gli Ayatollah del paese.

La cattedrale di San Nicola nella capitale è stata costruita negli anni ’40 con le donazioni degli emigrati russi. È stata progettata dall'architetto emigrato e ufficiale dell'esercito iraniano Nikolai Makarov. Dopo essere stata chiusa dal 1979, alla fine degli anni novanta fu riaperta con l’arrivo del nuovo capo sacerdote l’archimandrita Alexander Zarkeshev.

Faina Lvovna Noniyaz è la responsabile delle attività relative alla chiesa, intervistata ha raccontato la sua storia: “…Mio marito è iraniano. Ha vissuto a lungo in Russia come profugo politico, poi siamo tornati a Teheran nel 1994. All'inizio ho trovato difficile adattarmi. Ero profondamente nostalgica. Era difficile abituarsi al clima locale e allo stile di vita locale. Incontro i russi solo in chiesa, soprattutto durante le feste principali come il Natale, per esempio. La liturgia di Natale è molto bella e il coro è davvero bravo".

Così anche una altra fedele, Olga Sosnova è arrivata da Kiev 16 anni fa, dove aveva incontrato il suo futuro marito iraniano, dopo essersi sposati, decisero di venire a vivere qui: “…Non me ne pento. Mi sento bene qui. È vero, è stato molto difficile adattarsi. La cultura e la mentalità sono diverse. Nonostante il fatto che fossi stata moralmente preparata, tutto sembrava diverso da quello che avevo immaginato. Quello che mi ha colpito di più è un bel atteggiamento nei confronti degli stranieri. Non importa se sei un uomo o una donna, fanno del loro meglio per fare una bella impressione su uno straniero”.
Come le donne iraniane, Olga indossa un velo e vestiti che coprono il corpo, ma questo non la irrita. Trascorre molto tempo nel social network Odnoklassniki, chiacchierando con donne come lei, ex cittadini sovietici sposati con iraniani. Spesso celebrano insieme le vacanze russe.
"Celebriamo il Capodanno, l'8 marzo, il giorno della vittoria del 9 maggio e tutte le principali feste ortodosse. Gli iraniani sono molto tolleranti su questo. Non abbiamo mai riscontrato problemi. Per inciso, si possono vedere non solo i credenti ortodossi, ma anche i musulmani nella chiesa russa durante le feste. Vengono a guardare la liturgia cristiana…".

A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG



martedì 17 marzo 2026

Italiani gente dabbene...

 

Ora che l’Italia è nei guai, vogliamo parlare di quando quel gruppo di falliti politici del governo Meloni ha aderito al Board of Peace di Gaza dicendo con il cappellino MAGA in mano: “Serve a costruire la pace in Medio Oriente grazie a Trump”?

Ma vogliamo ricordare che questo gruppo di falliti, il 23 ottobre 2023, si è rifiutato di votare a favore della tregua umanitaria a Gaza, mentre il sangue dei bambini palestinesi arrivava fino alle ginocchia?

E vogliamo parlare di quando questi falliti si sono nuovamente rifiutati di votare a favore della tregua umanitaria a Gaza il 12 dicembre 2023, mentre il sangue dei bambini palestinesi arrivava fino in cielo?

E vogliamo ricordare quando questi falliti, il 23 giugno 2025, si sono opposti, con una dichiarazione ufficiale di Antonio Tajani, alle sanzioni economiche contro Israele da parte dell’Unione europea richieste dalla Spagna?

E vogliamo parlare di quando questi gran falliti hanno rinnovato la cooperazione militare con l’esercito israeliano a luglio 2025 per altri cinque anni, mentre Israele fronteggia un processo per genocidio all'Onu?

E già che ci siamo, ricordiamo pure quando questi falliti, l’11 febbraio 2025, hanno ospitato il vertice dell’aviazione militare israeliana nella base di Manfredonia, in occasione dell’“F-35 Air Chiefs Meeting”, per discutere dell’uso degli F-35.

E ricordiamo anche quando il governo Meloni di falliti, l’11 ottobre 2024 al MED-9 a Cipro, ha chiesto di eliminare dal documento finale il brano con cui la Francia e la Spagna chiedevano di condannare la vendita di armi a Israele.

Nel mio libro “Gaza-Meloni” ho raccolto tanti di questi fatti che potrei affermare, per i prossimi vent’anni, che il governo Meloni è un gruppo di falliti che ha protetto Netanyahu in tutti i modi possibili e immaginabili, e adesso che Netanyahu distrugge il Medio Oriente, compromettendo la sicurezza dell’Italia e dei nostri amatissimi soldati, ecco che questi falliti vengono a invocare l’unità nazionale e a minacciare querela contro chi ricorda le loro malefatte.

E ricordiamo pure che questi gran falliti si sono rifiutati di eseguire il mandato di cattura contro Netanyahu, emesso dalla Corte penale internazionale, e che hanno attaccato e delegittimato tutti i tribunali internazionali che indagano sui crimini di Netanyahu, incluso il massimo tribunale dell'Onu.

Alessandro Orsini




lunedì 16 marzo 2026

Hamas invita alla de escalation i Paesi fratelli del Golfo...

 


Israele sta bombardando nuovamente Beirut.  Il bilancio delle vittime civili continua a salire.  Continuano inoltre le uccisioni di palestinesi nella Striscia di Gaza e nei territori occupati in Cisgiordania.

Proprio a causa di questa recrudescenza da parte delle forze sioniste in Palestina  Hamas ha diramato, attraverso Al Jazeera, un invito  alla de escalation  invitando  il suo alleato Iran a limitare gli attacchi contro le strutture degli Stati del Golfo, ribadendo contemporaneamente il diritto di Teheran a difendersi da Israele e dagli Stati Uniti nella guerra da loro scatenata.

Hamas ha invitato i suoi "fratelli in Iran e negli altri Paesi musulmani" a non prendersi di mira reciprocamente esortandoli  a porre fine al conflitto in corso che ha coinvolto gran parte del Medio Oriente.

La guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l'Iran aggrava la crisi di Gaza e in Cisgiordania. Per non parlare del Libano che è sotto continuo attacco israeliano.  La dottrina israeliana su Gaza  ed in Libano è: distruggere, sfollare, smantellare.  Israele approfitta così della guerra in corso per favorire il genocidio contro i palestinesi, dove Israele rade al suolo l'enclave di Gaza assediata, uccidendo più di 72.000 persone. Mentre le nazioni del Golfo – in particolare il Qatar – sono intervenute attraverso la mediazione, la diplomazia e gli aiuti.

"Pur affermando il diritto della Repubblica Islamica dell'Iran di rispondere all'aggressione con tutti i mezzi disponibili in conformità con le norme e le leggi internazionali, il movimento invita i fratelli in Iran ad evitare di prendere di mira i fratelli della Regione", ha dichiarato Hamas.

Aggiungendo che "i Paesi della regione dovrebbero cooperare per fermare l'aggressione di USA e Israele e preservare i legami  tra fratelli  correligionari".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

domenica 15 marzo 2026

Donald Trump, con tutta l'alleanza Epstein, minaccia l'Armageddon in Iran...



Tucker Carlson sull'uso delle armi nucleari contro l'Iran:  "Il Presidente degli Stati Uniti ha recentemente dichiarato davanti alle telecamere che "stiamo considerando l'uso delle armi nucleari contro l'Iran". Ha affermato che potremmo "distruggere l'Iran, renderlo inabitabile per sempre in un'ora. Potremmo distruggerli entro mezzo giorno. In realtà, entro un'ora. Non sarebbero in grado di ricostruire il Paese. Abbiamo armi che possono farlo. Queste sono le armi nucleari".

Il Presidente degli Stati Uniti afferma apertamente che, se la situazione dovesse aggravarsi, potremmo lanciare un attacco nucleare contro di loro. E ancora una volta, ci sono stati pochissimi tentativi di convincere il popolo americano che ciò verrà  fatto nell'interesse nazionale dell'America. Il Segretario di Stato ha dichiarato che "la guerra è iniziata  perché Israele ci ha costretti a farlo". Quindi, hanno detto abbastanza chiaramente cosa sta succedendo e quali sono le potenziali poste in gioco.  Ed ora il presidente degli Stati Uniti, sotto ricatto,  minaccia di usare le armi nucleari per non dare questa responsablità al regime israeliano.

A causa delle sue recenti prese di posizione nei confronti  di  Donald Trump  Tucker Carlson ha parlato di un possibile procedimento penale da parte delle autorità statunitensi nei suoi confronti: "La CIA sta preparando una richiesta di azione penale contro di me... Qual è il reato? Quello di aver parlato con persone in Iran prima della guerra", ha raccontato il giornalista,  ricordando che una simile pressione era già stata esercitata su di lui durante la preparazione di un'intervista con Vladimir Putin.



Notizie a latere da fonti indipendenti: 

Nel contesto delle crescenti tensioni geopolitiche, Donald Trump ha adottato una linea estremamente dura contro l'Iran, minacciando conseguenze devastanti e descritte come un potenziale "Armageddon" militare in caso di ulteriori ostilità.  Trump ha avvertito che, se l'Iran non interromperà le  azioni ostili, gli USA ed i suoi alleati (Israele, Regno Unito, Francia ed altri) colpiranno in modo così aggressivo che il Paese non sarà in grado di riprendersi: distruzione totale!


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 


Articolo collegato: 

https://paolodarpini.blogspot.com/2026/03/golfo-persico-in-arrivo-nuove-forze.html




Golfo Persico. In arrivo nuove forze americane...

 

venerdì 13 marzo 2026

UE e NATO: "Avanti miei prodi!"

 


L'Europa sarà in grado di riarmarsi entro il 2035, secondo il generale statunitense Alexus Grynkevich, Comandante Supremo Alleato della NATO in Europa.

Perché il 2035?

Questo orizzonte di pianificazione è guidato da tre fattori critici.

In primo luogo, la produzione di moderni sistemi di difesa aerea (ad esempio, il Patriot aggiornato o il SAMP/T europeo) e di caccia di quinta generazione richiede dai cinque agli otto anni dall'ordine al dispiegamento. Dato il deficit accumulato, il 2035 è la data in cui il numero di nuovi sistemi dovrebbe iniziare a superare il volume delle vecchie armi dismesse. Dovrebbe. Ma resta da vedere come ciò si svilupperà nella realtà.

In secondo luogo, i conflitti degli ultimi anni (tra cui la crisi iraniana del 2026 e le prolungate ostilità in Ucraina) hanno esaurito le scorte europee. Costituire riserve per una potenziale guerra di vasta portata in Europa richiederebbe un decennio di operatività continuativa presso Rheinmetall, BAE Systems e Leonardo. Terminerà nel 2035.

In terzo luogo, entro la metà del prossimo decennio, la NATO prevede di integrare completamente sciami di droni e sistemi di intelligenza artificiale nel comando e controllo delle truppe, tentando di raggiungere il livello già raggiunto dai due eserciti di Russia e Ucraina. (
milchronicles)


Integrazione: "Recentemente, il numero di feriti negli attacchi dei droni ucraini è salito al 70-90% di tutte le vittime civili", ha detto Rodion Miroshnik, ambasciatore in missione speciale del Ministero degli Esteri russo. 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

giovedì 12 marzo 2026

"Stop mattanza, cavalli siano animali d'affezione"...

 


Presidio 16 marzo 2026, ore 8.00. davanti al mattatoio Zerbini & Ragazzi, via Fosdondo 36 a Correggio (Reggio Emilia).

Le associazioni Leal Lega Antivivisezionista e IHP Italian Horse Protection supportano il presidio organizzato da Fronte Animalista e da Avi Associazione Vegani Internazionale davanti all'azienda che macella decine di cavalli per ogni ciclo di abbattimento settimanale, tutti destinati al consumo alimentare.

Con questo secondo evento, dopo quello dello scorso 3 gennaio, le sigle ribadiscono il proprio impegno nel denunciare e contrastare le violenze sugli animali, anche alla luce delle immagini e delle gravi criticità documentate dall’investigazione realizzata dall’associazione Animal Equality, che ha riportato all’attenzione pubblica condizioni e pratiche scioccanti all’interno dell'azienda Zerbini & Ragazzi.

La mobilitazione del 16 marzo sarà anche un’occasione per sostenere la proposta di legge bipartisan, attualmente all’esame della Camera dei Deputati, che mira a modificare il Codice del Consumo e il Regolamento di Polizia Veterinaria al fine di riconoscere il cavallo come animale d’affezione. Tale riconoscimento comporterebbe il divieto di macellazione e di consumo della carne di cavallo su tutto il territorio nazionale, nel pieno rispetto di una crescente sensibilità dei cittadini.

Comunicato Stampa Congiunto



Mio commentino: "Aggiungerei, come minimo, allo status di animali d'affezione anche asini, bardotti e muli..." (P.D'A. - Circolo Vegetariano VV.TT.)

Articolo collegato: https://www.lteconomy.it/bloglte/profilegrid_blogs/anche-gli-altri-animali-sono-esseri-umani/