domenica 24 maggio 2026

Vladimir Putin, l'ultimo pacifista...?

 


In Occidente continuiamo a raccontarci la favoletta secondo cui la Russia sarebbe una “dittatura personale” retta esclusivamente dalla figura di Vladimir Putin, quasi fosse un monolite privo di dinamiche interne, correnti, apparati e tensioni strategiche.

La realtà, però, è molto più complessa. E soprattutto molto più pericolosa.
Perché nelle prossime elezioni parlamentari russe — previste per il settembre 2026 — il vero tema non sarà la “caduta di Putin”, fantasia infantile coltivata da una parte delle élite europee fin dal 2022, bensì il possibile riequilibrio interno degli apparati di potere russi.

Ed è qui che l’Occidente rischia di aver aperto un vaso di Pandora.
Infatti, mentre per anni i media occidentali hanno dipinto Putin come:
• un pazzo;
• un criminale;
• un estremista;
• il nuovo Hitler;
la realtà geopolitica potrebbe essere diametralmente opposta.

Perché oggi Vladimir Putin rappresenta probabilmente la componente più moderata dell’attuale sistema russo. Ed è proprio questo il punto che in Europa non vogliono capire.

La Russia non è la Serbia degli anni Novanta, né l’Iraq di Saddam Hussein, né la Libia di Gheddafi.
La Russia è una superpotenza nucleare.
Una delle due maggiori potenze atomiche del pianeta insieme agli Stati Uniti.
E una superpotenza nucleare non può permettersi di perdere una guerra percepita come esistenziale.
Soprattutto quando il conflitto non viene più interpretato come una semplice disputa territoriale ucraina, ma come uno scontro storico tra Russia e Occidente.
Ed è esattamente questa la lettura che emerge dalle parole di Sergej Karaganov, uno dei più influenti ideologi geopolitici vicini agli apparati strategici del Cremlino.
Karaganov non è un blogger qualunque, né un provocatore televisivo.
È un uomo dell’apparato russo. Uno stratega ascoltato. Un teorico della politica estera russa contemporanea. Ed è talmente conosciuto anche in Italia da essere stato ospite più volte di Limes e di Lucio Caracciolo, oltre che di numerosi convegni geopolitici nel nostro Paese.
Per questo motivo le sue recenti dichiarazioni non possono essere liquidate come semplici “deliri propagandistici”.

Quando Karaganov afferma: “Siamo già nella terza guerra mondiale”, oppure: “Ci aspettano vent’anni di guerre”, non sta parlando all’Europa.
Sta parlando innanzitutto alla Russia.
Sta preparando psicologicamente il popolo russo e gli apparati dello Stato a una lunga fase di conflitto sistemico contro l’Occidente.
E qui, paradossalmente, torna persino attuale la figura geopolitica di Papa Francesco. Perché fu proprio Bergoglio il primo leader mondiale a parlare apertamente di: “terza guerra mondiale a pezzi”. Una formula che molti liquidarono come retorica pacifista e che invece oggi appare drammaticamente concreta.

Perché ciò che stiamo vedendo:
• Ucraina;
• Medio Oriente;
• Iran;
• Mar Rosso;
• tensioni asiatiche;
non sono conflitti isolati, ma frammenti di un unico scontro sistemico globale.
E questa guerra “a pezzi” rischia di avere un finale già scritto.
Chiunque abbia sempre sostenuto — come il sottoscritto o Alessandro Orsini — l’impossibilità di una sconfitta totale della Russia, lo ha fatto non per simpatia ideologica verso Mosca, ma per semplice realismo geopolitico.

Perché la Russia non è una potenza regionale qualsiasi.
È:
• una superpotenza nucleare;
• un gigante energetico;
• un Paese dalle risorse praticamente inesauribili;
• e soprattutto una civiltà storicamente abituata a sopravvivere a guerre di logoramento devastanti.

E qui emerge l’equivoco strategico più grave dell’Occidente.
Si continua infatti a ragionare come se la Russia potesse essere:
• piegata;
• isolata;
• destabilizzata;
• o addirittura smembrata.

Ma chiunque conosca minimamente la storia delle grandi potenze sa benissimo che una superpotenza nucleare non accetterà mai una dissoluzione umiliante senza reagire. Ed è qui che il vaso di Pandora rischia davvero di aprirsi.
Perché fino a questo momento Mosca ha combattuto una guerra ancora sostanzialmente convenzionale. Durissima, certamente. Con vittime civili, devastazioni e bombardamenti. Ma non una guerra di annientamento totale del popolo ucraino. E questo, agli occhi dei falchi russi, rappresenta quasi una colpa di Putin: aver combattuto con una logica ancora simmetrica. La Russia, cioè, ha risposto colpo su colpo senza ancora liberare completamente il proprio potenziale distruttivo.

Ma il problema nasce proprio qui. Perché una parte crescente degli apparati strategici russi sembra ormai ritenere insufficiente questa risposta simmetrica.
Ed è esattamente questo il senso delle parole di Karaganov.
Karaganov infatti sostiene apertamente:
• la revisione della dottrina nucleare russa;
• l’utilizzo della deterrenza tattica;
• la possibilità di colpire obiettivi europei;
• e perfino la necessità di “punire” le élite occidentali.

Parole che molti in Europa fingono di non prendere sul serio.
Eppure sarebbe folle sottovalutarle.
Ma vi è un altro passaggio dell’intervista forse ancora più impressionante.
Karaganov arriva infatti a sostenere che la Russia non avrebbe più nulla di realmente comune con l’Occidente sul piano culturale e civile.
Ed è qui che si percepisce davvero la profondità della frattura storica che si sta consumando.

Perché questa affermazione, storicamente, è un’aberrazione. La Russia è profondamente intrecciata alla storia europea. La sua cultura, la sua letteratura, la sua spiritualità ortodossa e persino il suo immaginario politico appartengono anche alla civiltà europea, pur nella loro specificità euroasiatica.
Dostoevskij, Tolstoj, Čajkovskij, Solženicyn: non appartengono forse anch’essi alla grande storia culturale europea?

Eppure oggi il disgusto geopolitico reciproco sta producendo qualcosa di devastante: la progressiva separazione psicologica e culturale della Russia dall’Europa. Ed è forse questo il vero successo strategico della guerra: non la conquista di territori, ma la distruzione definitiva del ponte storico tra Russia e Occidente.

Karaganov, in fondo, non dice: “la Russia vuole lasciare l’Europa”.
Dice qualcosa di molto più grave: la Russia si sente rigettata dall’Europa.
E questo sentimento, se dovesse consolidarsi nelle future generazioni russe, potrebbe produrre conseguenze storiche enormi.

Perché una Russia che smette di sentirsi anche europea diventa inevitabilmente:
• più asiatica;
• più militarizzata;
• più diffidente;
• e più ostile verso il continente occidentale.

Ed è qui che bisognerebbe fermarsi a riflettere.
È davvero questo che vogliamo?
Io penso sinceramente di no.
E lo affermo non soltanto come analista politico, ma anche come presidente dell’Associazione Italiana di Russia, che da anni promuove rapporti culturali, umani e civili con il popolo russo.

Perché una cosa è il conflitto geopolitico. Altra cosa è spezzare definitivamente il legame storico tra popoli europei e popolo russo.

Nel frattempo, però, il rischio reale è che l’Occidente continui a forzare la mano alla Russia nella convinzione di poterla logorare fino alla resa o alla dissoluzione interna.
Ma il risultato potrebbe essere esattamente opposto: non la caduta di Putin, ma l’ascesa definitiva dei falchi.

E se oggi Putin viene descritto come un estremista, domani l’Europa potrebbe scoprire troppo tardi che era in realtà l’ultima colomba rimasta dentro gli apparati del potere russo.

Chi gioca con il fuoco nucleare sperando nella resa dell’avversario, spesso scopre troppo tardi di aver incendiato il mondo.




Lorenzo Valloreja è un saggista, analista politico e attivista italiano, noto per le sue posizioni euroscettiche e per il suo ruolo di Presidente dell'Associazione degli Italiani Amici della Russia.




sabato 23 maggio 2026

La pazienza di Mosca è giunta al limite... dopo i nuovi attacchi ucraini contro civili innocenti...

 

venerdì 22 maggio 2026

Una guerra ci attende? I rischi per l'Italia sono tanti...

 

"Ahi serva Italia, di dolore ostello"  

Voci di guerra contro la Russia circolano sempre più con insistenza nei corridoi della UE e della NATO.  

Il nostro Paese è sottoposto a rischi enormi di ritorsioni nel caso dovesse deflagrare un conflitto, per la presenza  sul nostro territorio  di basi militari dotate di bombe nucleari e strutture radar e di comunicazione, poste sotto il comando diretto di  USA e NATO.  Infatti i potenziali bersagli sul suolo italiano sono centinaia e la popolazione corre rischi notevoli senza esserne pienamente consapevole. 

Tutto dipende  dalla propensione dei nostri "alleati" -o meglio "occupanti"- di far sì che le loro guerre  siano combattute da altri ed in casa d’altri, al massimo rischiando la vita delle poche migliaia di soldati insediati nelle basi sparse qui e lì, che sono perlopiù immigrati cui è stata promessa la cittadinanza alla fine del periodo di arruolamento, oppure disoccupati che non hanno trovato di meglio da fare per sbarcare il lunario...

Attualmente occorre riconoscere che con "America First" e con la "sete di sangue" dei vertici UE la probabilità di un conflitto contro la Russia, con la possibile compartecipazione dell'Italia, ha raggiunto vette inimmaginabili di parossismo, sfiorando il patetico ed il ridicolo e oltrepassando il senso della misura.

Purtroppo una cospicua parte della popolazione italiana è talmente imbevuta dalle  menzogne del "sistema" che non è in grado di discernere e si pone passivamente in attesa degli eventi,  nell'ingenua speranza che le cose si risolvano per il meglio, per gentile concessione paternalistica dei nostri governanti e detentori del potere. 

"Sursum corda!"

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



giovedì 21 maggio 2026

La NATO scopre le carte dell'imminente invasione...

 



La NATO potrebbe intervenire se il conflitto in Ucraina "continuasse ad intensificarsi", ha dichiarato il Primo Ministro polacco Donald Tusk in una conferenza stampa a Varsavia, secondo quanto riportato da Sky News.

"Voglio ribadire, e non sono il solo a pensarla così, che il conflitto ucraino-russo potrebbe presto portare a una situazione in cui dovremo reagire con decisione."

Per "situazione", Tusk intende la sconfitta dell'Ucraina e la perdita di regioni chiave. Presumibilmente, questo momento arriverà dopo la conquista di Sloviansk e Kramatorsk, e l'esercito russo dovrà decidere dove e come muoversi. E la risposta significherebbe il dispiegamento di truppe NATO in Ucraina.

Intanto i baltici si preparano a scappare: L'allarme è scattato a causa di un drone ucraino che ha sorvolato lo spazio aereo lituano.  La questione dei droni nel Baltico sta assumendo risvolti sempre più paradossali. Stamattina la Lituania è stata paralizzata da un allarme aereo dovuto a un drone non identificato. Il traffico aereo, stradale e ferroviario è stato fermato, le scuole evacuate, l'intero governo è stato frettolosamente portato in un bunker, la gente si è ammassata nei parcheggi sotterranei, i jet NATO si sono alzati in volo ma inutilmente...

Ma c'è di peggio. Il Segretario Generale della NATO minaccia una risposta "devastante" contro la Russia se dovesse usare armi nucleari contro l'Ucraina.  "Sanno (i russi)  che se ciò accadesse, la reazione sarebbe devastante. Ovviamente stiamo monitorando le esercitazioni in corso tra Russia e Bielorussia, teniamo sotto controllo  la situazione", ha dichiarato il Segretario Generale della NATO Mark Rutte.

Intanto anche i russi stanno monitorando le mosse della Perfida Albione sul Mar Nero. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa britannico, due aerei da combattimento russi hanno intercettato "ripetutamente e pericolosamente" un aereo da "ricognizione" (leggi "spia") britannico sul Mar Nero.  
Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa britannico, due aerei da combattimento russi hanno intercettato "ripetutamente e pericolosamente" un aereo da ricognizione britannico sul Mar Nero.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 20 maggio 2026

Iran nel mirino di Sion ed USA... mentre Trump costruisce una Sala da Ballo alla Casa Bianca

 

martedì 19 maggio 2026

La Russia si prepara...?

 


Punti chiave degli annunci del Ministero della Difesa della Federazione Russa  in merito alle esercitazioni di addestramento e utilizzo delle forze nucleari:

Dal 19 al 21 maggio 2026, le Forze Armate russe condurranno esercitazioni sull'addestramento e l'utilizzo delle forze nucleari sotto la minaccia di aggressione NATO.

Oltre 64.000 militari e più di 7.800 mezzi saranno coinvolti nelle esercitazioni di addestramento nucleare delle Forze Armate russe;

Le Forze Armate russe si eserciteranno nell'addestramento e nell'utilizzo congiunto delle armi nucleari schierate in Bielorussia;

Parteciperanno alle esercitazioni truppe delle Forze Missilistiche Strategiche, della Flotta del Pacifico e della Flotta del Nord;

Gli obiettivi delle esercitazioni nucleari delle Forze Armate russe sono di esercitare la deterrenza del nemico e di testare la preparazione delle truppe coinvolte.


Il politologo e  consigliere del Cremlino Sergej Karaganov sostiene da tempo l'abbassamento della soglia per l'uso delle armi nucleari. Le sue posizioni, che hanno riacceso il dibattito internazionale, si articolano nei seguenti punti:

1) La teoria della "deterrenza": Karaganov argomenta che l'Occidente ha perso la paura dell'olocausto nucleare e che la Russia dovrebbe usare la minaccia atomica, o persino un attacco preventivo limitato su Paesi della NATO, per ristabilire il timore e fermare il supporto all'Ucraina.

2) Reazione all'escalation: Negli ultimi mesi ha ribadito che, di fronte a un coinvolgimento diretto dell'Europa o all'uso di armi a lungo raggio contro il territorio russo, Mosca dovrebbe valutare l'opzione nucleare come deterrente estremo.

3) Il dibattito istituzionale: Sebbene le sue tesi siano considerate espressione dell'ala oltranzista e abbiano trovato spazio su riviste specializzate, i vertici ufficiali russi mantengono una posizione di "moderazione strategica".  

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Vladimir Putin incontra il 19 ed il 20 maggio 2026 Xi Jinping a Pechino


Video collegato: 

Il Contesto: L’avvertimento di Karaganov. Con Roberto Buffagni: https://www.youtube.com/watch?v=M4YVMMesepE

lunedì 18 maggio 2026

La NATO europea si dissangua per "rinsanguare" l'Ucraina...