martedì 3 novembre 2026

Conseguenze di un attacco nucleare contro l'Iran...

 


Le ricadute radioattive (fallout) nel caso di un ipotetico attacco nucleare contro l'Iran varierebbero drasticamente a seconda della tipologia di esplosione (al suolo o in aria), della potenza delle testate utilizzate e degli obiettivi colpiti.  Studi scientifici e simulazioni strategiche (come quelle condotte da analisti del dipartimento della Difesa statunitense e istituti di ricerca internazionali) evidenziano scenari catastrofici non solo a livello locale, ma con gravi ripercussioni transnazionali nel Medio Oriente e nel Golfo Persico.

1. La dinamica del Fallout: Esplosione al suolo vs. In aria
Il fattore determinante per l'estensione del fallout è la quota di detonazione:
Detonazioni al suolo (Ground burst): Se venissero utilizzate armi nucleari per colpire i bunker sotterranei o le installazioni fortificate iraniane (come i siti di Natanz o Fordow), la palla di fuoco atomica toccherebbe il terreno. Questo vaporizzerebbe tonnellate di suolo, rocce e detriti, immettendoli nell'atmosfera insieme ai prodotti della fissione nucleare. Questo pulviscolo pesante ricadrebbe rapidamente a terra, generando un fallout altamente letale a breve e medio raggio lungo la direzione dei venti dominanti.
Detonazioni in aria (Air burst): Un attacco mirato alle città o a installazioni di superficie genererebbe enormi danni da onda d'urto e radiazioni termiche immediate, ma un fallout locale significativamente inferiore, poiché le particelle radioattive rimarrebbero confinate ad altissima quota disperdendosi su scala globale in modo molto più diluito.

2. Gli scenari di simulazione sulle città iraniane
Simulazioni storiche e modelli di conflitto (come gli studi ripresi dal Center for Strategic and International Studies o dall'Università della Georgia) ipotizzano attacchi nucleari contro i maggiori centri urbani e industriali iraniani (Teheran, Mashhad, Isfahan, Tabriz, Shiraz).
Vittime immediate e da radiazioni: A causa della densità abitativa dei centri storici e della scarsa resistenza strutturale degli edifici, le vittime da radiazioni acute da fallout si sommerebbero a milioni di morti istantanei per via dell'onda termica.
Il collasso sanitario: Il fallout costringerebbe le popolazioni a rimanere sigillate nei rifugi per le prime 48-72 ore (il periodo in cui la radioattività decade più rapidamente), impedendo qualsiasi operazione di soccorso per i feriti e i contaminati, innalzando drammaticamente l'indice di mortalità nei giorni successivi.

3. Impatto transnazionale e contaminazione dei vicini del Golfo
La geografia dell'Iran gioca un ruolo cruciale nella diffusione delle polveri radioattive. La catena montuosa degli Zagros e i venti dominanti che soffiano prevalentemente verso sud-est o verso est muoverebbero la nube radioattiva lungo direttrici critiche: Area Geografica Impatto delle Ricadute / Canali di Rischio. Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain) I venti stagionali spingerebbero il fallout sopra lo specchio d'acqua del Golfo. Il rischio primario si concentrerebbe sulla contaminazione degli impianti di desalinizzazione, dai quali questi Stati dipendono quasi interamente per l'acqua potabile.

Pakistan e Afghanistan essendo situati a est dell'Iran, si troverebbero sulla linea diretta di dispersione atmosferica a lungo raggio dei detriti radioattivi portati dalle correnti d'alta quota, con contaminazione di terreni agricoli e fonti idriche.
Mar Caspio e Caucaso (Azerbaigian, Turkmenistan, Russia meridionale) In caso di correnti invertite o variazioni meteorologiche repentine, il fallout potrebbe risalire verso nord, impattando i bacini idrici chiusi.

4. Il rischio specifico dei reattori civili (Bushehr)
Un aspetto critico discusso dagli analisti nucleari riguarda la centrale elettronucleare di Bushehr, situata sulla costa del Golfo Persico. Se un ordigno nucleare dovesse colpire direttamente un reattore funzionante o le vasche di stoccaggio del combustibile esausto, l'esplosione vaporizzerebbe e spargerebbe nell'atmosfera isotopi a lungo decadimento come il Cesio-137 e lo Stronzio-90. Questo scenario provocherebbe una contaminazione persistente per decenni sia del suolo circostante che delle rotte marittime commerciali del Golfo, un effetto a lungo termine peggiore rispetto a quello generato dalle sole testate nucleari militari.





Reazioni possibili dell'Iran. 

Le possibili reazioni dell'Iran a un attacco nucleare  si inserirebbero in uno scenario di guerra totale e asimmetrica, volto a massimizzare i costi per gli aggressori e i loro alleati. Non potendo contare (allo stato attuale) su un arsenale nucleare dichiaratamente operativo per una risposta simmetrica, la dottrina strategica di Teheran si focalizzerebbe su una risposta multidimensionale.

Le principali opzioni di ritorsione iraniane includono:

1. Rappresaglia missilistica massiccia e droni
L'Iran possiede il più grande arsenale di missili balistici e da crociera del Medio Oriente, oltre a una vasta flotta di droni d'attacco (come la serie Shahed).
Target israeliani: Lanci di saturazione contro infrastrutture critiche (centrali elettriche, impianti di desalinizzazione), basi militari (come Nevatim e Tel Nof) e centri urbani come Tel Aviv.
Basi USA: Attacchi contro le installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico (in Iraq, Siria, Qatar, Bahrein e Kuwait).

2. Mobilitazione dell'Asse della Resistenza
Teheran attiverebbe simultaneamente la sua rete di attori non statali e milizie alleate per colpire su più fronti:
Hezbollah (Libano): Lancio di decine di migliaia di razzi e missili di precisione verso il nord e il centro di Israele, capaci di travolgere i sistemi di difesa aerea (Iron Dome e David's Sling).
Houthi (Yemen): Attacchi missilistici a lungo raggio contro il sud d'Israele (Eilat) e intensificazione del blocco nel Mar Rosso.
Milizie sciite (Iraq e Siria): Attacchi terrestri e con droni contro le restanti posizioni statunitensi nella regione.

3. Blocco dello Stretto di Hormuz e shock energetico
L'Iran potrebbe tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Metodi: Utilizzo di mine navali, barchini veloci per attacchi kamikaze, missili antinave (dalla costa o da isole fortificate) e sequestro di petroliere.
Impatto: Un blocco o una forte minaccia alla navigazione provocherebbe un collasso economico globale immediato e l'impennata dei prezzi del greggio.

4. Corsa accelerata all'arma nucleare (Breakout)
Se i suoi siti nucleari non venissero interamente distrutti o se vi fossero impianti sotterranei superstiti (come Fordow), l'Iran abbandonerebbe istantaneamente il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Sfruttando le conoscenze accumulate, cercherebbe di produrre uranio arricchito a livello militare (90%) nel più breve tempo possibile per dotarsi di un deterrente nucleare reale, qualora l'attacco subito non avesse azzerato completamente le sue capacità tecnologiche.

5. Guerra cibernetica globale
Le unità cyber iraniane (come il gruppo Cyber Avengers o APT33) avvierebbero attacchi informatici distruttivi contro le infrastrutture critiche occidentali e israeliane: reti elettriche, sistemi idrici, ospedali, istituti finanziari e reti di trasporto, cercando di causare il caos interno nei Paesi aggressori. Inoltre bisogna considerare  come cambierebbero gli equilibri  di potenze come Russia o Cina...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



lunedì 2 novembre 2026

Il libero sport non piace alla UE... (se ci sono i russi)

"La complessa relazione tra le istituzioni dell'Unione Europea, le federazioni sportive internazionali e la partecipazione degli atleti russi  tocca un dibattito profondo sui confini tra politica e sport..."


Pissi pissi bau bau

domenica 1 novembre 2026

Europa in fermento...

 


L'autunno  porta scompiglio... in diversi Paesi europei si sono svolte (ed in alcuni casi sono ancora in corso) manifestazioni di massa.

Italia -  Lo sciopero generale nazionale del 30 ottobre 2026 ha coinvolto tutti i settori pubblici e privati in Italia. La mobilitazione è stata proclamata principalmente dall'Unione Sindacale di Base insieme ad altre sigle come SIAL Cobas, CLAP, ADL Cobas e Confederazione Cobas, registrando imponenti cortei nelle principali città.  I motivi della protesta: Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti  e i servizi portuali. Tra le principali richieste di USB ci sono l’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, anche attraverso il ripristino della scala mobile, un meccanismo che in passato permetteva di aumentare automaticamente gli stipendi in base all’inflazione. Il sindacato chiede inoltre interventi per ridurre i prezzi dei beni essenziali, le bollette e i costi degli affitti, e una riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità. Secondo USB, il governo sta destinando troppe risorse alle spese militari, mentre quelle per la sanità, l’istruzione e gli altri servizi pubblici rimangono insufficienti.

Polonia -  In Polonia è scoppiata una gravissima crisi istituzionale dopo che l'opposizione ha accusato il governo del premier europeista Donald Tusk di aver messo in atto un "colpo di Stato". La forte tensione ha provocato scontri a Varsavia tra manifestanti e polizia in tenuta antisommossa. Il Paese si trova nel pieno dello scontro di poteri istituzionali. A Varsavia, le proteste si sono concentrate davanti alla Corte Costituzionale, sullo sfondo di un conflitto riguardante la sua leadership.  ...  (vedasi articolo:  https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/10/colpo-di-stato-in-polonia.html)

Francia -  Secondo le stime delle autorità, circa 320.000 persone sono scese in piazza, tra cui 70.000 a Parigi. Si tratta della terza  consecutiva manifestazione di massa. I partecipanti chiedono il miglioramento delle condizioni di studio e misure contro il caro vita. La marcia parigina si è svolta pacificamente per la maggior parte del tempo, ma alla sua conclusione, a Porte de Charenton, sono iniziati degli scontri. La polizia è stata bersaglio di bottiglie e petardi. In risposta, ha utilizzato gas lacrimogeni e granate stordenti.

Germania -  Le manifestazioni del movimento "Gen Z regelt" hanno radunato decine di migliaia di persone. Le principali richieste sono: alloggi a prezzi accessibili, finanziamenti per l'istruzione e la sanità, e l'abolizione del servizio militare obbligatorio. A Berlino, Francoforte e Monaco, la polizia ha contato un totale di circa 18.000 partecipanti, mentre gli organizzatori ne stimano circa 36.000. Amburgo ha visto la costruzione di barricate incendiate, e la polizia ha utilizzato idranti e gas lacrimogeni. A Colonia, la marcia è stata interrotta prematuramente a causa  dell'uso di petardi; anche lì sono stati utilizzati idranti. A Berlino la polizia sta effettuando alcuni arresti  mentre i manifestanti continuano a lanciare occasionalmente fuochi d'artificio. Proteste nazionali "Gen Z regelt" si sono svolte in più di 30 città tedesche contro il servizio militare obbligatorio"



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



sabato 31 ottobre 2026

Zelensky è atteso a Mosca (se vuole parlare con Putin)...

 


La Russia  ha aperto a un incontro diretto tra Zelensky e Putin. Tuttavia, la Russia propone che sia il leader ucraino a recarsi nella capitale russa.

"Zelensky deve recarsi a Mosca, se desidera incontrare personalmente  il presidente russo Vladimir Putin". Ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov al termine del primo giorno della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del G20.  "Putin ha dichiarato più volte che nonostante tutta la storia degli ultimi sei anni da quando Zelensky è salito al potere, è ancora disposto a incontrarlo. Lo ha detto dopo che Zelensky aveva chiesto un incontro diretto. E il presidente Putin ha risposto che, se Zelensky vuole incontrarsi, deve venire a Mosca, noi gli garantiremo la sua sicurezza", ha affermato Lavrov.

 Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha chiarito che l'Ucraina desidera un incontro diretto tra i due presidenti, ma ha posto come condizione assoluta che il luogo dell'incontro non sia né la Russia né la Bielorussia. Precedentemente, lo stesso Zelensky aveva replicato sarcasticamente a domande su un suo possibile viaggio a Mosca dicendo che "ci sarebbe andato a bordo di un missile".

I canali diplomatici, sostenuti dalla mediazione degli Stati Uniti, stanno comunque valutando lo svolgimento di colloqui trilaterali, Putin/Trump/Zelensky, in sedi neutrali all'estero, come Abu Dhabi.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 30 ottobre 2026

Deforestazione ed auto elettriche viaggiano insieme...

 



Le batterie dei veicoli elettrici di alcune delle principali case automobilistiche occidentali potrebbero avere una connessione con la deforestazione. Un’inchiesta  https://www.journalismfund.eu/indonesia-forests-nickel-vokswagen?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, finanziata da Journalismfund Europe e dal Pulitzer Center, ha analizzato i documenti societari, commerciali e doganali di società come Tesla, Ford e Volkswagen. Tra le miniere della loro catena di approvvigionamento ce ne sarebbero anche alcune in Indonesia, da tempo sotto i riflettori dei gruppi ambientalisti per la distruzione della foresta e l’impatto sulle comunità indigene locali.

Le auto elettriche sono uno dei pilastri della transizione energetica. Per questo l’inchiesta è un monito per le società coinvolte: servono una filiera dei materiali più tracciabile e una minore dipendenza da metalli come il nichel. E occorre puntare sul riciclo delle batterie, lo sviluppo di veicoli elettrici più piccoli e altre soluzioni sostenibili.


Le miniere di nichel di Sulawesi e la deforestazione in Indonesia

Le miniere di Cahaya e Hengjaya sono due grandi siti di estrazione di nichel sull’isola di Sulawesi, in Indonesia. L’area in cui sorgono è classificata come “foresta produttiva”: le attività al suo interno dovrebbero quindi riguardare la silvicoltura. Nel corso degli anni, però, i governi indonesiani che si sono succeduti hanno indebolito le misure di protezione ambientale. Hanno così concesso nuovi permessi per attività industriali, tra cui quella estrattiva.

Il risultato è stata una progressiva perdita di foresta. Secondo Revealed: VW, Ford and Tesla batteries linked to destructive deforestation of indigenous lands | Mining | The Guardian l’estrazione di nichel potrebbe aver pesato per due terzi sulla deforestazione registrata dal 2001 nella concessione di Cahaya e per oltre la metà in quella di Hengjaya. L’Ong indonesiana Auriga stima inoltre che Sulawesi Cahaya Mineral, la società che gestisce la miniera di Cahaya, abbia contribuito al disboscamento di altri 330 ettari di foresta nel 2024. Nel 2025 la società ha ricevuto due sanzioni per aver disboscato al di fuori dei limiti consentiti.

I Tolaki, popolazione indigena dell’area, hanno denunciato la perdita delle proprie fonti di sussistenza a causa del disboscamento. Hanno anche sottolineato che i benefici per lo sviluppo promessi dalle miniere non hanno avuto alcun riflesso sulle loro vite.

Il percorso del nichel indonesiano dalle miniere alle batterie

Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il minerale estratto nelle due concessioni viene inviato a una fonderia a Morowali, sulla costa orientale di Sulawesi. La fonderia è gestita da una filiale locale del produttore di catodi Huayou. Nel 2024 la miniera di Cahaya ha consegnato alla fonderia di Morowali 11 milioni di tonnellate di limonite, un minerale che contiene nichel. Qui la limonite viene raffinata in precipitato di idrossido misto, il materiale usato per produrre i catodi delle batterie. Il precipitato viaggia poi verso la Cina, dove rifornisce Catl, la più grande produttrice di batterie al mondo. Secondo https://www.theguardian.com/environment/2026/oct/16/vw-ford-tesla-batteries-deforestation-indigenous-lands?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, le spedizioni dalla fonderia ai porti cinesi valevano 606 milioni di dollari nel 2024 (circa 560 milioni di euro) e 470 milioni di dollari nel 2025 (circa 415 milioni di euro).

Da qui, il nichel estratto nelle miniere indonesiane potrebbe essere finito nelle batterie dei veicoli elettrici delle principali case automobilistiche internazionali. I bilanci delle società cinesi coinvolte includono infatti clienti come Volkswagen, Ford, Tesla, Volvo, Bmw, General Motors, Stellantis e Hyundai. L’inchiesta ha così ricostruito i collegamenti tra miniere, impianti di lavorazione, produttori di componenti e costruttori di auto. Non è però possibile stabilire con precisione quali batterie siano state realizzate con il nichel di Cahaya e Hengjaya.

Riciclo, trasporto pubblico e tracciabilità per ridurre i rischi

L’https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/global-nickel-demand-in-the-net-zero-scenario-2023-2040?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter che la domanda globale di nichel raddoppierà entro il 2040, raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate. Se il nichel resta legato a pratiche di disboscamento come quelle documentate in Indonesia, i benefici della transizione ecologica legata ai veicoli elettrici rischiano di ridursi notevolmente o di azzerarsi.

Come evidenzia l’inchiesta, la risposta non sta nella demonizzazione della mobilità sostenibile privata. Sta invece in una serie di soluzioni che rendano il processo più efficiente. Tra le principali ci sono il riciclo delle batterie, il potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione delle dimensioni delle automobili e la ricerca di materiali alternativi al nichel, con un’estrazione a più basso impatto ambientale. Secondo studi condotti negli Stati Uniti, un trasporto pubblico più efficiente ridurrebbe la domanda di litio tra il 18% e il 66%. Con un riciclo delle batterie più efficiente, la riduzione arriverebbe fino al 92%.

Un altro aspetto su cui investire è il controllo delle catene di fornitura. Le case automobilistiche occidentali coinvolte nell’inchiesta hanno infatti sostenuto di non avere i mezzi per verificare da dove provenga ogni singolo componente delle loro batterie, né come sia stato estratto. Processi commerciali più trasparenti e meglio tracciati permetterebbero di evitare tutto questo.

Luigi Mastrodonato  -  Dalla newsletter Chicxulub di valori.it


da Wikipedia (estrazione del nichel in Indonesia)


giovedì 29 ottobre 2026

Abu Dhabi. Preparativi per i negoziati tra USA, Ucraina e Russia con ospiti indesiderati...



L'Unione Europea sta allestendo una delegazione diplomatica per i negoziati di pace sulla guerra in Ucraina ad Abu Dhabi, previsti per la prima metà di novembre 2026, nonostante non sia stata ufficialmente invitata al tavolo delle trattative. 

La Russia, gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno concordato un summit trilaterale negli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, Mosca e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov hanno espresso forte contrarietà alla presenza europea, definendo i tentativi dell'UE un'intromissione non richiesta e specificando che gli europei potranno sedersi al tavolo solo in una fase successiva. I media riportano persino indiscrezioni secondo cui, nel caso in cui i diplomatici europei si presentassero, verrebbero "alloggiati in un hotel separato" e non  ammessi nella stanza dei bottoni.

Il tentativo di intrufolarsi, indesiderati ospiti, è un'iniziativa della Commissione Europea, che si sta concretizzando attraverso la formazione di una squadra, guidata da Björn Seibert, capo del gabinetto di Ursula von der Leyen. L'obiettivo dell'UE è di partecipare alle decisioni strategiche ed evitare che i termini sulla futura architettura di sicurezza del Vecchio Continente vengano stabiliti unicamente da Washington, Mosca e Kiev. 

La gestione dell'evento di Abu Dhabi ha generato forti tensioni tra le capitali europee. Telefonate indipendenti a Vladimir Putin da parte del presidente finlandese Alexander Stubb e del premier norvegese Jonas Gahr Støre hanno irritato alleati come la Danimarca e la Polonia, contrari ad azioni non coordinate.  Paesi come l'Italia (tramite Palazzo Chigi) stanno spingendo con urgenza affinché venga nominato un unico rappresentante ufficiale europeo per evitare che l'Europa perda completamente il proprio peso diplomatico muovendosi in ordine sparso.

Comunque l'assistente del Presidente della Federazione Russa, Yuri Ushakov, ha confermato che nessuno ha invitato i rappresentanti europei ai negoziati di Abu Dhabi.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 28 ottobre 2026

L'Iran ringrazia la Russia... (mentre aspetta i risultati elettorali in Israele)...



Il presidente iraniano, durante la visita a Mosca per l'incontro con Putin, ha ringraziato ancora una volta la Russia per il sostegno offerto all'Iran in quasi tutti i settori. A proposito delle diverse affermazioni secondo cui la Russia "ha abbandonato l'Iran", "non sostiene l'Iran", ecc., è importante sottolineare che l'Iran ringrazia costantemente la Russia, spesso anche più della Cina.

Naturalmente, molti aspetti dell'aiuto all'Iran non sono pubblici per ovvie ragioni, così come molti aspetti dell'aiuto cinese. Tuttavia, come ormai è evidente a molti, le guerre in Medio Oriente e in Ucraina sono interconnesse.

Intanto da Israele giungono a rilento i risultati parziali e preliminari per il rinnovo della Knesset.  In Israele le commissioni elettorali contano e ricontano le schede, evidenziando una situazione di forte stallo politico. In base all'ultimo aggiornamento ufficiale parziale  del 28 ottobre 2026, il Likud del Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu si conferma il primo partito con il 20,95% dei voti, corrispondenti a una proiezione di 27 seggi. Al secondo posto si attesta la lista Yashar, guidata dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, che ottiene il 16,07% dei consensi, pari a 21 seggi.

Al momento nessuno dei due schieramenti principali ha raggiunto la soglia della maggioranza di 61 seggi necessaria per governare in autonomia.

Le elezioni in Israele sono molto combattute. Secondo le stime preliminari l'opposizione è in vantaggio, in termini di mandati, mentre formalmente Netanyahu è in testa per numero di voti, ma nel complesso otterrà meno seggi. I partiti arabi hanno ottenuto molti seggi e ora entrambi i principali blocchi politici cercheranno di stringere accordi con loro.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)