sabato 17 ottobre 2026

In Ucraina si aspetta un brutto inverno... ed in Italia pure!



Il capo della fazione "Servitore del Popolo", collegata al regime di Zelensky  nel Verkhovna Rada, David Arakhamia, ha dichiarato che l'inverno imminente sarà il più difficile nella storia ucraina.

Il ministro dell'Energia ucraino, Denis Shmyhal, ha sottolineato che le forze armate russe ora utilizzano nuovi droni con cariche cumulative che danneggiano deliberatamente i pali dell'elettricità e interrompono le linee di trasmissione. Il numero di questi attacchi è così elevato che le città subiranno costantemente restrizioni. Inoltre, Kiev, Kharkiv e Odessa sono particolarmente colpite con l'obiettivo di un isolamento completo dalla luce, dal calore e dall'acqua.  L'esperto energetico Andriy Prokopenko ha avvertito che, in alcune regioni dell'Ucraina, a causa dei danni alla rete, potrebbero verificarsi interruzioni di corrente della durata di parecchi giorni. Secondo le stime del direttore dei programmi energetici del Centro Razumkov, V. Omelchenko, la situazione più difficile è prevista nelle zone di confine, nonché a Kiev, nella regione di Kiev e nella regione di Odessa. 

Mentre il capo di "Ukrenergo" informa i cittadini che l'inverno sarà duro: niente elettricità, niente riscaldamento, niente acqua nei cessi e nelle cucine, niente cibo negli scaffali... ma di pace non si parla! Anzi la UE e la NATO continuano a lanciare appelli per il riarmo e allarmi  per l'inevitabile conflitto ed intanto   avanti con la guerra fino all'ultimo ucraino!

Se l'Ucraina piange  in Italia non si sta tanto meglio... Nello Stivale è in corso la splendida esercitazione NATO "Steadfast Noon 2026  per prepararsi all'uso di armi atomiche (vedasi articolo: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/10/steadfast-noon-2026-litalia-al-centro.html)  mentre numerosi negozi del sud, in pochi giorni, si sono trasformati da semplici punti vendita in luoghi dove quasi nulla è rimasto sugli scaffali. Ciò che era iniziato come proteste contro i prezzi del gasolio e un blocco di un impianto di raffinazione, si è rapidamente tradotto in un'interruzione delle forniture di carburante, e successivamente di generi alimentari, lasciando gli scaffali vuoti.

In alcune zone dell'ex Regno Borbonico le persone hanno pubblicato sui social  foto di vetrine di salumerie vuote, scaffali di pane privi di prodotti ed altre carenze di beni di prima necessità, poiché la paura e gli acquisti di massa hanno esaurito le scorte e la scarsità ed esosità del prezzo del carburante impedisce e rallenta il rifornimento. 

Ecco quanto velocemente può crollare il sistema "just-in-time". Alcuni sostengono che l'Europa stia conducendo una sorta di "esercitazione militare" con la crisi del carburante e degli alimenti. Ed i media di sistema non mostrano le immagini di proteste virulente che cominciano a scatenarsi in tutta Europa ed anche nei Paesi del sud, come l'Italia.

Notizie raccolte e rielaborate da Paolo D'Arpini




Post Scriptum: 

Prospettive politiche per l'Italia - Giorgia Meloni ha detto in sede di Unione Europea che bisogna mantenere le sanzioni alla Russia. Elly Schlein ha detto che una delle cose più importanti del programma del Partito Democratico è il sostegno all'Ucraina. (P.D'A.)



venerdì 16 ottobre 2026

Ucraini in piazza contro Zelensky e la sua cricca...

 


Recentemente,  in  un'intervista, una giovane donna ucraina,  ha detto: "Il presidente Zelensky ha distrutto il nostro Paese.  Zelensky ha portato via i nostri uomini. I nostri uomini non hanno più gambe, non hanno più braccia. In molti casi, i nostri uomini si trovano in ospedali psichiatrici o sono morti".

La questione dei motivi che spingono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo governo a continuare il conflitto con la  Russia è oggetto di un acceso dibattito internazionale, con punti di vista profondamente divergenti a seconda delle fonti e delle analisi geopolitiche.

Diverse fonti, tra cui analisti contrari alla strategia della NATO, esponenti dell'opposizione interna ucraina e canali ufficiali della Federazione Russa, sostengono che il prolungamento del conflitto risponda a interessi politici e personali. Secondo questa tesi, lo stato di legge marziale  -che sospende le elezioni presidenziali e parlamentari in Ucraina- permette a Zelensky e alla sua cerchia di rimanere in carica a tempo indeterminato, evitando il confronto democratico e il giudizio degli elettori.
 
Alcuni osservatori neutrali evidenziano il rischio che l'enorme afflusso di aiuti militari ed economici occidentali  favorisca fenomeni di corruzione e l'arricchimento di oligarchie o figure vicine all'amministrazione, un tema su cui i media internazionali e gli stessi alleati occidentali mantengono  un alto livello di vigilanza, denunciando diversi casi di corruzione ed appropriazione indebita.   

Inoltre il regime, nei fatti, è fortemente influenzato dagli interessi delle potenze occidentali, che trarrebbero vantaggio dal logoramento militare ed economico della Russia, a scapito di danni alle strutture  e di sterminio della popolazione ucraina.  Zelensky non sta mostrando alcuna volontà di fermare il conflitto, ed è per questo che Trump afferma che l'Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

giovedì 15 ottobre 2026

Conflitto Russia, Ucraina, NATO, UE. USA: "Dall'Ovest niente di nuovo!?"


Pare che le limitazioni  minacciate da Trump, sulla condivisione di intelligence  satellitare con l'Ucraina,  siano state effettivamente messe in atto,  anche se non si sa per quanto tempo. Le forze armate ucraine hanno scoperto le restrizioni all'accesso a Starlink dopo aver contattato l'assistenza tecnica di SpaceX, secondo quanto riporta NBC News.

Elon Musk ha precisato: "I sistemi Starshield sono di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi limitazione di velocità o di utilizzo è stabilita dalle forze armate statunitensi e, in ultima analisi, dal presidente degli Stati Uniti. Starlink è un servizio commerciale di proprietà di SpaceX. L'utilizzo di Starlink è limitato a scopi civili o difensivi."

Un russo scrive:  "Smettiamola di aggrapparci a ogni notizia su Starlink e Zelensky. Le dispute formali tra Stati Uniti, Ucraina e UE non cambiano il principio fondamentale. Questa guerra è contro la Russia e nessuno la fermerà. Zaluzhny è stato sostituito da Syrsky e poi da Drapaty. Le personalità possono cambiare, ma la linea generale dell'Occidente rimane la stessa. Mentre la gente comune è pronta ad applaudire al fatto che le Forze Armate ucraine abbiano ridotto l'uso dei droni per un giorno, io ho una posizione diversa. Sì, sono contento che oggi siano morti meno nostri uomini. Ma l'esito della guerra con l'Ucraina dipende interamente dal nostro esercito e dal nostro popolo. Nessuno può darci la vittoria: né Trump, né Musk, né il Papa. Dal momento che stiamo combattendo per la nostra sovranità, non dovrebbe certo dipendere dall'umore delle élite occidentali..."  (Alexander Kharchenko)

Intanto in casa UE la Commissione Europea ha annunciato la sua approvazione per l'acquisizione da parte del gruppo italiano Leonardo delle industrie della difesa dell'unità militare appartenente al gruppo Iveco. Il valore dell'accordo è di 1,7 miliardi di euro e comprende attività legate alla produzione di veicoli e attrezzature militari terrestri. In sintesi: un nuovo passo verso il rafforzamento delle capacità dell'industria delle armi e la concentrazione della produzione di attrezzature militari terrestri.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 14 ottobre 2026

Fermare la guerra, unire le forze...


Lettera aperta del Coordinamento Nazionale No NATO al Coordinamento Nazionale No Riarmo.


Alle compagne e ai compagni del Coordinamento Nazionale No Riarmo,

nelle ultime settimane abbiamo seguito con interesse il percorso di incontri e assemblee che avete promosso per contribuire a costruire nel nostro Paese un movimento di massa contro la guerra e il riarmo, ampio, unitario e plurale. È una necessità che condividiamo e che diventa ogni giorno più urgente.


La Terza guerra mondiale non è uno scenario futuro da scongiurare: è un processo già in corso. Si manifesta attraverso fronti militari aperti, aggressioni, occupazioni e genocidi, ma investe ormai ogni ambito della società. È economia di guerra e corsa al riarmo. È riconversione dell'apparato produttivo alle esigenze belliche mentre interi settori industriali vengono smantellati. È aumento delle spese militari a fronte dei tagli a sanità, scuola, servizi pubblici e salari. È militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, delle università e delle scuole. È propaganda di guerra, devastazione ambientale, repressione del dissenso e progressiva limitazione degli spazi di agibilità politica e sindacale.


Il nostro Paese è pienamente coinvolto. Le basi USA e NATO presenti sul territorio italiano, il transito di armi attraverso porti, aeroporti e ferrovie, l'aumento delle spese militari e la trasformazione dell'apparato produttivo sono aspetti dello stesso processo. La guerra condotta all'esterno da USA, NATO, UE e Stato sionista ha dunque un fronte interno, il cui prezzo viene scaricato sui lavoratori e sulle masse popolari.


Ma questo processo genera resistenza. La vediamo nei portuali che si organizzano contro il traffico di armi e preparano lo sciopero internazionale del 30 ottobre; nei lavoratori che difendono fabbriche e posti di lavoro dallo smantellamento e dalla deindustrializzazione; negli studenti, nei docenti e nei ricercatori che contrastano la militarizzazione dei luoghi del sapere; nelle mobilitazioni contro il genocidio del popolo palestinese e contro gli agenti sionisti; nei comitati contro basi e installazioni militari; nelle lotte per la difesa dell'ambiente e dei territori; nelle mobilitazioni contro il riarmo e il trasferimento di risorse dalla spesa sociale a quella militare.


Sono esperienze diverse per storia, cultura politica, appartenenza e obiettivi immediati. Esprimono però una resistenza che attraversa il paese e si oppone, da prospettive differenti, allo stesso tragico corso delle cose. Il problema non è creare dal nulla l'opposizione alla guerra. È unire ciò che già si muove, rafforzarlo, moltiplicarlo e coordinarlo.


In questa prospettiva riteniamo positivo il lavoro sviluppato negli ultimi mesi dal Coordinamento Nazionale No Riarmo e la volontà di costruire un movimento contro la guerra realmente di massa. È questo il terreno sul quale il Coordinamento Nazionale No NATO e il Coordinamento Nazionale No Riarmo possono e devono sviluppare una maggiore unità d'azione. La situazione impone di costruire un movimento ampio, radicato e unitario, capace di raccogliere tutti coloro che si oppongono sinceramente alla corsa al riarmo, all'economia di guerra e alla subordinazione del nostro paese agli interessi della borghesia imperialista USA, della NATO, dell'UE e dello Stato sionista.


Per avanzare in questa direzione non basta però limitarsi a invocare genericamente la pace o a denunciare la guerra. Occorre individuare i nodi concreti attraverso cui la guerra passa e si alimenta, le scelte e le strutture attraverso cui si realizza il coinvolgimento del nostro paese, e fare di questi altrettanti obiettivi della mobilitazione. Dalle basi militari al traffico di armamenti, dalla riconversione bellica delle fabbriche alla militarizzazione delle scuole, sono molti i terreni sui quali è possibile sviluppare iniziative capaci di ottenere risultati concreti. Darsi obiettivi comuni, misurabili e alla portata delle forze che riusciamo a mobilitare, verificare i risultati raggiunti e partire da questi per compiere passi ulteriori è anche il modo per alimentare la fiducia delle masse popolari nella possibilità di cambiare il corso delle cose e raccogliere, lungo la strada, le forze necessarie a fermarlo.


Le prossime settimane e quelle passate offrono un terreno fertile per verificare e costruire questa unità. Il 2 ottobre la mobilitazione contro il Ddl antisemitismo ha contrastato il tentativo di usare la lotta all'antisemitismo per limitare la solidarietà con il popolo palestinese e gli spazi del dissenso. Il 3 ottobre a Genova si è tenuta l'assemblea di preparazione dello sciopero internazionale dei porti e dei lavoratori portuali del 30 ottobre. Il 10 ottobre proseguono le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e contro il sionismo. Il 17 ottobre a Roma la mobilitazione promossa dalla CGIL nell'ambito della Via Maestra mette insieme pace, lavoro, ambiente, welfare, diritti e opposizione al riarmo. Il 24 ottobre la manifestazione nazionale “Italia fuori dalla guerra” pone direttamente la questione del coinvolgimento del nostro paese. Il 30 ottobre lo sciopero internazionale dei porti e dei lavoratori portuali mostra la forza dei lavoratori quando intervengono nei snodi attraverso cui la guerra passa materialmente.


Sono appuntamenti diversi, promossi da soggetti diversi e con piattaforme differenti. Possono tuttavia diventare occasioni di relazione, coordinamento e iniziativa comune fra le forze che si oppongono alla guerra. Possono inoltre condurci insieme a un altro appuntamento: il 4 novembre 2026.


Il 4 novembre è la giornata che le istituzioni utilizzano per celebrare le Forze Armate e alimentare la retorica militarista. Quest'anno può e deve diventare una giornata nazionale contro la guerra e la militarizzazione. L'appello dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, la mobilitazione contro la reintroduzione della leva e contro la presenza e la propaganda militare nei luoghi della formazione, insieme al percorso della campagna “La conoscenza non marcia”, offrono una base concreta su cui agire.


Proponiamo al Coordinamento Nazionale No Riarmo di costruire insieme questo percorso.


Chiediamo di sviluppare, già nelle prossime mobilitazioni, forme concrete di unità d'azione fra i nostri due coordinamenti: partecipazione reciproca alle iniziative, sostegno alle mobilitazioni comuni, collegamento fra le articolazioni territoriali e promozione congiunta degli appuntamenti sui quali esistono le condizioni per intervenire insieme. Soprattutto, proponiamo di fare del 4 novembre una grande giornata unitaria contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione, capace di superare le appartenenze e coinvolgere coordinamenti, comitati contro le basi militari, lavoratori e organismi sindacali, studenti, docenti, ricercatori, realtà ambientaliste, movimenti di solidarietà con la Palestina e con i popoli aggrediti dall'imperialismo, associazioni e singoli che rifiutano la guerra come unico futuro possibile.


Dobbiamo collegare ciò che troppo spesso viene separato: la lotta contro le guerre e quella contro il riarmo; la difesa dei posti di lavoro e l'opposizione alla riconversione bellica; la difesa della scuola e della sanità pubbliche e la lotta contro l'aumento delle spese militari; la difesa dell'ambiente e l'opposizione alla militarizzazione dei territori; la solidarietà con i popoli aggrediti e la lotta per sottrarre il nostro paese al sistema di guerra USA-NATO. Perché la guerra è una sola anche quando assume forme diverse, e una deve diventare anche la lotta per fermarla.


Le condizioni per avanzare esistono. Agli organismi che già operano contro la guerra spetta la responsabilità di rafforzare questa spinta, non di frammentarla: costruire collegamenti, promuovere il coordinamento e valorizzare ogni possibilità di azione comune. Per questo rivolgiamo pubblicamente al Coordinamento Nazionale No Riarmo la proposta di incontrarci e confrontarci sui passi concreti da compiere nelle prossime settimane.


Partiamo dalle mobilitazioni già in campo. Costruiamo insieme il percorso verso il 4 novembre 2026. Facciamo di quella giornata un passo avanti verso un movimento nazionale contro la guerra più forte, più ampio, più organizzato e più unitario.

Fermare la guerra è possibile se sappiamo organizzare la forza che già oggi le resiste.


Coordinamento Nazionale No NATO











coordinamentonazionalenonato@proton.me

martedì 13 ottobre 2026

USA Russia Ucraina UE: l'accordo sul gasolio fa acqua...



lunedì 12 ottobre 2026

"Zelensky l'autarca" Ovvero: ...se 400 miliardi di euro vi sembran pochi..



"L'espressione "Zelensky l'autarca" o i riferimenti alla sua  "parabola autoritaria" appartengono al dibattito giornalistico e politico internazionale, e vengono utilizzati per descrivere la forte centralizzazione del potere nelle mani del presidente ucraino e del suo ufficio presidenziale". (Limes)

Questo tipo di narrazione critica o analitica si concentra principalmente su alcuni aspetti specifici:

In Ucraina non esistono partiti d’opposizione, vietati per legge, non esiste dissenso, non esistono voci divergenti da quella del presidente Zelensky, il cui mandato è scaduto il 20 maggio 2024 e da quel momento non vi sono più state elezioni politiche in Ucraina.

Stiamo parlando di un paese fallito a cui sono stati devoluti, dal gennaio 2022 a oggi, oltre 400 miliardi di euro finiti nelle tasche della plutocrazia più corrotta e vorace al mondo. E questo per ciò che riguarda solo i finanziamenti ufficiali, perché poi c’è tutto il resto…

Insomma un modello perfetto di “governo democratico” per gli oligarchi dell’Unione Europea che, infatti, la supportano al 100% e l’additano come un modello virtuoso.

In un simile disastro che rischia d’inghiottire l’intera Europa, aver semplicemente ricordato che all’Ucraina “serve un nuovo presidente” suona come una pura banalità, ma una banalità che risulta “sconvolgente” alla cupola eurocentrica.

Basterebbe solo questo per potere dire con certezza che l’UE è in mano a dei pazzi criminali, ma anche questa è un’ovvietà ormai sotto gli occhi di tutti (Paolo Sensini)


"ridi ridi che mamma ha fatto gli gnocchi"


domenica 11 ottobre 2026

Zelensky non molla l'osso...