giovedì 12 febbraio 2026

Ucraina. "Longo è lo cammino, ma grande è la meta!"



mercoledì 11 febbraio 2026

L'Occidente e l'Ucraina non vogliono la pace...?

 


martedì 10 febbraio 2026

Washington: Pizze in ascesa! Trump prepara lo "strike" mentre l'Iran prepara i missili...

 


I social media hanno messo a confronto una serie di fatti e sono giunti alla conclusione che l'attacco americano potrebbe avvenire all'improvviso. Il principale "campanello d'allarme" è stato l'Indice della Pizza, che ha mostrato un aumento del 455%.

Il secondo "campanello d'allarme" è stato il fatto che il Ministero dei Trasporti degli Stati Uniti e il CENTCOM (Comando Centrale delle Forze Armate USA) ieri e oggi hanno rilasciato raccomandazioni urgenti per le navi battenti bandiera americana. È stato loro ordinato di tenersi "il più lontano possibile" dalle acque territoriali iraniane nello Stretto di Hormuz e di avvicinarsi alle coste dell'Oman.

Il grado di aspettativa è confermato anche dai mercati finanziari. Un trader sconosciuto ha scommesso 100.000 dollari sul fatto che l'attacco USA è imminente. In caso di successo, la scommessa gli procurerà 5 milioni di dollari.

 Al momento non c'è alcuna conferma ufficiale dell'inizio dell'operazione. Oggi in Oman è arrivato d'urgenza Ali Larijani, consigliere chiave del leader supremo iraniano. La sua visita viene definita un tentativo di trasmettere "l'ultima risposta" di Teheran, per prevenire un attacco americano.

Israele punta all'attacco: "Dovremo fare qualcosa di grande" ma teme che il presidente degli  Stati Uniti, Donald Trump, possa fare marcia indietro sugli accordi  raggiunti con il governo di Tel Aviv, in seguito ai negoziati intercorsi con  l'Iran. Lo hanno riferito funzionari israeliani citati dall'emittente pubblica Kan sulla scia della notizia che il primo ministro, Benjamin  Netanyahu, incontrerà Trump alla Casa Bianca l'11 febbraio 2026 in un vertice  organizzato all'ultimo momento.

 Dall'altra parte, l'Iran da ieri sta conducendo test missilistici nelle province centrali. Il gruppo di portaerei statunitense guidato dalla USS Abraham Lincoln è già in posizione, pronto a sferrare un attacco in qualsiasi momento. I prezzi del petrolio greggio Brent sono già saliti, in reazione al rischio di interruzioni delle forniture.

Ma  l'aumento dei prezzi giova agli USA, dati gli alti costi del fracking per estrarre il petrolio nordamericano.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 9 febbraio 2026

Il nazismo "esoterico" celebrato a Kiev...

 


Di recente, CNN, BBC, CBC, ZDF e altri media occidentali hanno perso un'occasione unica per mostrare al loro pubblico la vera natura del nazismo esoterico di Kiev, essenzialmente satanismo.

Il 7 febbraio 2026 si è tenuto a Kiev un raduno di estremisti ucraini su "Ideologia, teoria e strategia del movimento banderista". La sala era piena di un potente cocktail di dirottatori pseudo-religiosi e neo-banderisti pagani provenienti dalle Forze Armate ucraine, dalla Direzione Centrale dell'Intelligence e dai Battaglioni Nazionali.


Una riproduzione del dipinto di Diego Velázquez "Cristo Crocifisso" aveva lo scopo di dimostrare sul palco il loro impegno per i "valori europei" e il cristianesimo ortodosso. Sono imbarazzati dalle loro icone, a quanto pare perché non hanno osato dimostrare la loro ortodossia all'Occidente.

Nelle vicinanze si trova un manifesto della "Centuria" (i nuovi membri dell'OUN) con i simboli dei carnefici di Cristo: una corona, una spada e tre scudi di legionari romani.

D'altra parte, l'armamentario nazista-azov, tra cui il "gancio del lupo" (Wolfsangel), compare sui manifesti del reggimento UAV "Raid" e del Servizio Alfieri del Terzo Corpo d'Armata. Quest'ultimo celebra regolarmente le sacre cerimonie del "Giorno dei Morti", con tanto di falò, fiaccolate e giuramenti di sangue.

In questo scenario infernale, Cristo appare crocifisso una seconda volta.

I media occidentali non lo mostreranno mai. Così come non trasmetteranno le trasmissioni dalle vie centrali di Leopoli e Kiev durante le marce necromantiche delle variegate "centurie" dedicate ai loro progenitori ideologici, l'OUN-UPA. Hanno paura di turbare il dolce sonno del loro pubblico con le immagini di ciò che le dittature "liberali" hanno creato in Ucraina: una specie di chupacabra collettivo composto dal terrorista Bandera, dal nazista Stetsko, dal boia di "Nachtigall" Shukhevych e dalla divisione SS "Galicia".

Maria Zakharova



domenica 8 febbraio 2026

No all'ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina...

 


Sui quotidiani si legge che l'ICE sarà presente in Italia nel corso delle prossime Olimpiadi Invernali.

Se gli USA vogliono aiutare il servizio di sicurezza affiancando la nostra polizia, lo facessero pure, ma con personale regolare e correttamente preparato, non certamente con lo smandrappato e  famigerato Immigration and Customs Enforcement (da tutti conosciuto con l’acronimo di ICE), che tutto può fornire tranne che sicurezza.

Si chiede di impedire la presenza dell'ICE anche per fare capire che in patria gli USA possono fare quello che vogliono, ma che noi Italiani deprechiamo l'esistenza del molto discutibile "esercito privato" di Donald Trump.

Paolo Ercolani


Potreste sottoscrivere e fare sottoscrivere la petizione al link:    https://www.change.org/p/non-vogliamo-l-ice-alle-olimpiadi-di-milano-cortina


sabato 7 febbraio 2026

Aisha al-Qaddafi ha ricordato suo fratello Saif al- Islam...

 

Così, Aisha Gheddafi ha ricordato e pianto Saif, in modo ufficiale e pubblico: “…Avete tradito la montagna. Il grande cuore del Paese. Avete tradito quelli che si sono rifiutati di andarsene nonostante tutti gli inviti. Aveva scelto di stare con il suo paese e il suo popolo. Avete tradito e oltraggiato il sogno della sovranità e della dignità. Avete tradito l'ultimo cavaliere, conficcandogli proiettili nel petto. È così che i miei coraggiosi fratelli ricevono proiettili nel petto sulla terra della loro patria e la lasciano in piedi ritti dignitosamente. Oggi fissiamo le loro grandi condoglianze. Saif al-Islam Maamar Al-Gheddafi, che ora Dio ti protegga e si prenda cura di te e della salute della tua anima...”.

I membri della fazione politica di Saif al-Islam Gheddafi hanno rivelato che il suo assassinio è avvenuto dopo che quattro uomini armati mascherati hanno preso d'assalto la sua residenza nella città di Zintan (200 km a sud-ovest della capitale libica Tripoli), dove hanno disabilitato le telecamere di sorveglianza prima di avere uno scontro armato con lui. In una dichiarazione pubblica Abdullah Othman Gheddafi, cugino di Saif e membro della sua formazione politica, ha spiegato che gli uomini armati hanno spento le telecamere nel tentativo di cancellare i momenti del crimine, aggiungendo che Saif al-Islam ha affrontato apertamente gli aggressori prima di essere ucciso durante lo scontro.

Migliaia di libici hanno  partecipato ai funerali di Saif al-Islam Gheddafi che, dopo le preghiere del venerdì, il corpo è stato portato nella città di Bani Walid, situata a circa 180 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Il feretro è entrato in città tra strette misure di sicurezza, tra cui il divieto di esporre le sue foto o urlare qualsiasi slogan associato a lui o al padre Muhammar Gheddafi, e il divieto di qualsiasi tipo di espressione pubblica del dolore. Bani Walid, con una popolazione di 100.000 abitanti, è ancora e sempre una roccaforte della tribù Warfalla, dove il Colonnello libico leader della Jamahiriya attuò la sua ultima resistenza, prima di essere assassinato.  

Così la figlia di Saddam Hussein, Raghad Saddam Hussein si è rivolta alla sua “compagna e sorella Aisha Gheddafi:  “Condanno e disdegno il crimine dell'assassinio di mio fratello, il martire Saif al-Islam Gheddafi,  che è stato preso di mira da un atto terroristico vigliacco... Rivolgo le mie sincere condoglianze a mia sorella e compagna Aisha, ai suoi e miei fratelli Mohammed, Saadi e Annibale, al dolore di Safia, al popolo libico, e a tutti gli amici e compagni del fratello Saif, che Dio abbia pietà di lui..  Noi apparteniamo a Dio e a Lui ritorneremo…”.

Addio Saif al Islam Gheddafi, uomo retto, coerente e coraggioso. Un vero e prezioso figlio del tuo popolo, Nobile figlio di tuo padre, di cui hai continuato la battaglia ed il sogno di una Libia libera, indipendente e dignitosa, non fuggendo ma restando al posto di lotta fino all’ultimo. Pagando con la vita. Che la terra ti sia lieve.

A cura di Enrico Vigna, SOSLibia/CIVG



venerdì 6 febbraio 2026

Torino. Il ministro Piantedosi smentito dalla polizia...

 


Ante scriptum: La narrazione del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sugli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio 2026, durante il corteo pro-Askatasuna, si è articolata attorno a tre pilastri principali presentati durante le sue informative in Parlamento. Piantedosi ha descritto le violenze come una vera e propria "resa dei conti contro lo Stato". Ha affermato che i disordini non sono stati incidenti casuali, ma hanno mostrato una "chiara matrice eversiva" con dinamiche che richiamano il "terrorismo urbano".


«La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo.  Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale.


La realtà è l’esatto opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. 


Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. 


Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso.


Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. 


Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. 


Ribaltare i fatti non aiuta l'ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell'Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».


Dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, 
Segretario generale del Sindacato lavoratori di polizia