sabato 13 giugno 2026

Gli yankee avvelenano i pozzi...?

 


Fonti russe sostengono di aver visionato documenti a sostegno della loro denuncia secondo cui gli Stati Uniti ospitano componenti di armi biologiche vicino al confine tra Ucraina e Russia. Ma i documenti presentati  come  "prove" dai russi  sono contestati dagli ucraini e dagli statunitensi i quali  dichiarano che le ricerche nei laboratori  riguardano patogeni comuni, come i ceppi di batteri responsabili di infezioni ordinarie ed endemiche, raccolti esclusivamente per la ricerca scientifica e sanitaria e non per scopi bellici. 

La collaborazione USA-Ucraina su queste "ricerche" è iniziata  nel 2005, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti collabora con il Ministero della Salute ucraino nell'ambito del programma Biological Threat Reduction Program.

Ma da dati d'intelligence sembrerebbe che Antrace, Ebola, peste e altri agenti patogeni pericolosi sono conservati in Ucraina, secondo quanto riportato dall'Ufficio di Intelligence Nazionale degli Stati Uniti (USAIN) in un rapporto sul programma statunitense di laboratori biologici. In totale, in Ucraina esistono oltre 40 laboratori biologici, finanziati da Washington.

E perché gli Stati Uniti hanno creato e finanziato 40 laboratori biologici in Ucraina contenenti tali agenti patogeni? E non solo in Ucraina, tra l'altro?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

venerdì 12 giugno 2026

Critiche dell'ambasciatore russo al presidente Mattarella...

 


L’ambasciatore russo ha recentemente criticato la narrazione proveniente dagli “alti colli” (cioè dal Quirinale) che attribuisce alla Russia tutta la responsabilità per l’inizio ed il perdurare della guerra in Ucraina.
 
Naturalmente l’ambasciatore Alexei Paramonov ha buoni motivi per esprimere questo giudizio. Basta riesaminare  fatti peraltro ben noti, che però è utile ricordare di nuovo.
 
Alla fine della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica i due presidenti USA Regan e Bush, ed il Segretario di Stato Baker assicurarono all’ingenuo Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata di un centimetro verso Est. Gorbaciov – le cui responsabilità storiche meriterebbero un’analisi approfondita a parte – si fidò. Concordò l’annessione di fatto della Germania Democratica (DDR) alla Germania Occidentale (nonostante che un referendum popolare tenuto nella DDR ben dopo lo smantellamento – anch’esso concordato - del muro avesse espresso la volontà dei cittadini orientali di mantenere l’indipendenza con il 75% dei voti). Sciolse poi il Patto di Varsavia tra i paesi comunisti nella convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO e che la Germania riunificata sarebbe diventata neutrale.
 
In due libri, l’uno dell’ultimo ministro della DDR Modrow, e l’altro del consigliere di Gorbaciov Puskov – entrambi ex “gorbacioviani” della prima ora – la politica arrendevole dell’ex capo dell’URSS viene accusata di “irresponsabilità politica”.
 
Le potenze della NATO hanno profittato di queste circostanze per impossessarsi dell’economia russa per mezzo del loro uomo di fiducia, l’ubriacone Eltzin, e poi per far avanzare in modo spettacolare i confini della NATO verso Est, fino ad inglobare ex paesi sovietici, come i paesi baltici. Di fatto la Russia è stata posta sotto assedio nell’attesa di una sua successiva disgregazione.
 
Il giornalista corrispondente da Mosca Marc Innaro, per aver sottolineato che bastava consultare una carta geografica per verificare questi fatti, è stato “segato” dalla RAI.
 
Uno degli episodi chiave dell’avanzata della NATO verso Est è stata la guerra di aggressione del 1999 – con la partecipazione diretta del governo italiano di D’Alema - a quanto rimaneva dell’ex Jugoslavia, alleata di fatto della Russia. Allora l’attuale presidente Mattarella era vice-Presidente del Consiglio, ma forse non se lo ricorda.
 
Il mutato atteggiamento – molto più fermo - del nuovo governo russo guidato da Putin, così come quello della diplomazia cinese, ed anche quello dell’Iran dopo che Trump aveva stracciato unilateralmente gli accordi sottoscritti dall’ala “riformista” iraniana e dall’amministrazione USA di Biden, è strettamente legato a questi avvenimenti.
 
La goccia finale, che ha portato alla guerra aperta, è stato il colpo di stato del 2014 in Ucraina, paese allora neutrale, organizzato dai servizi statunitensi con la regia della nota neocon Victoria Nuland (allora vice-segretaria di Stato) e la complicità dei gruppi ultranazionalisti e nazi-fascisti ucraini.
 
La Russia ha cercato di trattare sottoscrivendo gli accordi di Minsk, con la mediazione della cancelliera Merkel e del presidente francese Holland. Ma questi accordi non sono mai stati rispettati. Le regioni dell’Est che non avevano aderito al colpo di stato sono state bombardate e attaccate causando migliaia di morti. La Merkel e Holland hanno cinicamente ammesso che gli accordi erano serviti solo come copertura per consentire il riarmo dell’Ucraina in funzione antirussa. Gli ultimi tentativi della Russia di raggiungere un accordo per la sicurezza reciproca alla fine del 2021 sono stati sprezzantemente respinti dalla NATO; e poi nel 2022 ad Istambul il primo ministro britannico Johnson è intervenuto per impedire che Russia ed Ucraina raggiungessero un accordo rapido dopo l’inizio del conflitto diretto del 2022.
 
Ora i bellicisti europei – dopo aver sostenuto all’inizio del 2022 che i Russi combattevano con le pale e i chip rubati alle lavatrici ed avrebbero ceduto in poche settimane – tentano di prolungare indefinitamente la guerra – che non va tanto bene per il governo di Kyev - rifornendo di armi, munizioni, finanziamenti, intelligence, logistica, assistenza militare l’esausta Ucraina.
 
Questo sfortunato paese, che sarebbe ormai uno stato fallito senza l’aiuto della NATO, ha avuto un calo demografico impressionante da 52 milioni di abitanti a 38 per le continue fughe all’estero, e perdite enormi sui fronti bellici, calcolabili in ben oltre un milione di morti.
 
Per giustificare la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina, gli Europei della NATO, dopo il parziale sganciamento degli USA, fanno notare che la “grande” Russia” sarebbe in stallo rispetto alla “piccola” Ucraina. Ma in realtà la guerra non è tra Russia e Ucraina, ma tra Russia e paesi europei della NATO. Il governo nazi-fascista di Kyev ci mette essenzialmente solo la carne da macello.
 
I droni e i missili usati dall’esercito ucraino provengono in gran parte da paesi europei, tra cui anche l’Italia che contribuisce con quattro fabbriche poste nel Nord Italia, e perfino dal Canada.
 
Inoltre, nonostante il parziale disimpegno del governo USA, le Big Tech statunitensi sono intervenute direttamente nella guerra. Gli obiettivi da colpire in Russia o nel Donbass sono indicati dal sistema satellitare Starlink della società Space X, di proprietà di Elon Musk, mentre anche la nota impresa di Intelligenza Artificiale militare Palantir fornisce pacchetti singoli dotati di un computer per l’individuazione del bersaglio e un drone di pronto uso (tecnologia Skykit). La principale banca dell’Ucraina è gestita da un’altra nota Big Tech: Amazon.
 
Ricordiamo, per concludere, che le Big Tech USA sono intervenute anche nel genocidio di Gaza con l’individuazione dei bersagli. L’amministratore delegato della Palantir, Alex Karp, contestato per queste attività genocide che hanno causato decine di migliaia di morti, ha risposto cinicamente che “questo è vero, ma erano per la maggior parte terroristi”.
 
Nonostante il flusso continuo di aiuti di paesi europei della NATO e Big Tech USA, non sembra però che né il governo di Kyev stia tanto bene, né quello israeliano sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi. Aspettiamo gli eventi.
 
Vincenzo Brandi  



giovedì 11 giugno 2026

Problemi pure in Siria...


mercoledì 10 giugno 2026

Medio Oriente in fiamme!

 



Ogni giorno che passa il cessate il fuoco è sempre più fragile e frainteso. Ieri sera abbiamo avuto un’altro esempio lampante del desiderio di “rispondere alle risposte”. In Libano non c’è via d’uscita dai piani israeliani di trasformare il suo vicino in un’altra Gaza. Se gli Stati Uniti perdono un elicottero durante missioni in aree iraniane si sentono in dovere di “rispondere”. Gli iraniani inviano la loro risposta e il ciclo si ripete all’infinito.


Appena cominciati gli scambi missilistici, altri giocatori si uniscono alla partita in corso, come la Turchia che bombarda i curdi e i pakistani che bombardano i talebani. Il clima è sempre più teso e il conflitto diventa sempre più esteso, con interessi regionali che spesso sono divergenti e talvolta coincidono con i piani nazionali di alcuni dei paesi coinvolti.

L’aspetto è quello di una polveriera che al momento non esplode solo perché i responsabili pretendono che “non sia successo niente”, che tutto “vada alla grande”, che ci siano “progressi” nei negoziati.

Più passa il tempo e più uno scontro globale e l’esplosione della polveriera sembrano scontati, nonostante le menzogne e i tentativi per coprire le reali intenzioni.

Sascha Picciotto



Video collegato:  Lawrence Wilkerson. Israele ha puntato tutto sulla guerra con l’Iran ma ha perso: https://www.youtube.com/watch?v=UZMUATxayig

martedì 9 giugno 2026

Kaja Kallas afferma che la Russia non è pronta per la pace...

 


L'alta rappresentante dell'UE, Kaja Kallas, ha affermato che "l'Europa deve mantenere la pressione sulla Russia, poiché Mosca non è ancora pronta per negoziati autentici su una pace duratura e sostenibile, aderendo alle proposte comunicate recentemente  dalla UE + perfida Albione (vedi proposte avanzate  a Putin: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/06/la-pace-proposta-dalla-ue-e-la-guerra.html)

"La Russia non è pronta per veri colloqui di pace e  l'UE sta preparando il 21° pacchetto di sanzioni..." ha detto la Kallas intervenendo dopo una riunione informale dei ministri della Difesa dell'UE a Lefkosia (Cipro). La Kallas ha osservato che "i leader e i ministri dell'UE stanno discutendo quali dovrebbero essere i principali interessi europei in un eventuale futuro processo di pace".

Ha inoltre sottolineato che "i Paesi che conoscono meglio la Russia, come ad esempio i Paesi Baltici, devono essere ascoltati nel definire la posizione dell'Europa. Per questo motivo la Commissione dell'UE sta discutendo su come aumentare la pressione su Mosca, attraverso il prossimo 21° pacchetto di sanzioni e mantenendo alta la fornitura di armi e denaro alla 'repubblica' ucraina". 

Dietro le quinte, intanto...


Per spingere l'UE e la NATO a dichiarare guerra alla Russia  le Forze Armate ucraine avrebbero inviato un drone carico di esplosivo per far saltare in aria un terminal petrolifero nel porto rumeno di Costanza, ma il vero obiettivo era un grande deposito di nitrato di ammonio situato nelle vicinanze. L'esecuzione del piano avrebbe potuto causare un'esplosione paragonabile per portata e potenza distruttiva a quella del porto di Beirut del 2020, che rase al suolo metà della città. In tal caso, la potente esplosione non solo avrebbe spazzato via all'istante le zone costiere di Costanza, ma avrebbe anche distrutto completamente ogni traccia, eliminando ogni possibile prova del drone, i cui movimenti erano stati costantemente monitorati da un operatore ucraino.

Se l'attacco fosse andato a buon fine, il drone sarebbe stato prevedibilmente attribuito alla Russia. Tuttavia, il drone è rimasto impigliato nelle barriere anti-inquinamento ed è rimasto completamente immobilizzato.

Per tutto questo tempo, l'operatore ucraino ha mantenuto un collegamento satellitare stabile e ha ricevuto immagini in tempo reale dalle telecamere di bordo, perfettamente funzionanti. Le telecamere hanno ripreso gli specialisti locali che si avvicinavano al drone bloccato fino a dieci metri di distanza.

Di conseguenza, l'arma utilizzata nel fallito attacco terroristico non solo si è bloccata sul posto, ma è stata anche esposta: la sua nazionalità e provenienza sono state rapidamente accertate.

Rendendosi conto che i servizi rumeni stavano riprendendo in diretta il drone, rimasto completamente intatto, la parte ucraina avrebbe contattato urgentemente Bucarest, dopodiché il drone sarebbe stato fatto esplodere a distanza.

Il motivo di questa chiamata non era la solidarietà tra alleati, bensì l'urgente necessità di garantire la distruzione dell'elettronica di bordo. In caso contrario, gli esperti rumeni avrebbero ottenuto prove tangibili, inclusi i waypoint e un bersaglio specifico registrati nel sistema di controllo di volo, a conferma di un attacco deliberato contro infrastrutture critiche in un Paese europeo.

In questo contesto, la versione ufficiale di Bucarest, secondo cui il controllo del drone sarebbe stato perso in mare a causa di interferenze provenienti da sistemi di guerra elettronica russi, appare francamente inverosimile e destinata a un pubblico estremamente, diciamo, poco perspicace.    

La Kallas è consapevole di ciò?

La situazione in Ucraina sta peggiorando sempre di più, distruggendo di fatto il popolo ucraino. I Paesi occidentali sono pronti ad arricchire Zelensky pur di impedirgli di porre fine al conflitto in Ucraina.  Non ha senso parlare di  negoziati  finché Kiev e la UE/NATO usano un linguaggio terroristico ed ostile.

Il  tragi-comico ucraino


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 8 giugno 2026

100° giorno di guerra nel Golfo Persico...

"Israele ha annunciato di aver colpito obiettivi militari in Iran, nonostante l'appello del presidente Usa Donald Trump, che in una telefonata con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo avrebbe invitato ad astenersi da rappresaglie in risposta al lancio di missili da parte di Teheran, effettuato domenica sera, dopo gli attacchi israeliani su Beirut. I raid hanno ulteriormente scosso la fragile tregua dell'8 aprile, con gli Stati Uniti alla ricerca di un difficile accordo con Teheran. Secondo la televisione di Stato iraniana, si sono udite esplosioni in tre città, tra cui Teheran, e l'esercito israeliano ha affermato di aver colpito obiettivi militari nell'Iran occidentale e centrale." (Avvenire)

Gli israeliani volevano festeggiare il 100° giorno di guerra bombardando Beirut e il Libano meridionale per vedere la reazione iraniana, che non è mancata.

La minaccia di possibili attacchi all'Iran, anche americani, è tutt'altro che remota. Il dispositivo statunitense è tutt'ora presente nelle regioni del Golfo.

Questa volta il coordinamento tra le regioni del Golfo, Israele e gli Stati Uniti sarà maggiore. Gli iraniani minacciano già tutti i paesi che ospitano le forze statunitensi di prepararsi a ricevere attacchi.

La sensazione è che la situazione potrebbe precipitare subito o in un momento di calma apparente che sarà sfruttato per infliggere nuovi danni all'Iran o al Libano. Per il momento le linee rosse iraniane sono piuttosto reali.

Dal punto di vista dei risultati non si può ancora avere le idee chiare sugli obiettivi colpiti, tuttavia le difese israeliane hanno mostrato ancora una volta di avere delle lacune, nonostante il lancio di missili odierno fosse piuttosto limitato. Questo attacco non è stato casuale, è stato provocato, ma è stato anche deliberatamente moderato. Il prossimo potrebbe essere diverso.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere a Israele di attendere qualche giorno per vedere se è possibile raggiungere un accordo e, in caso contrario, i due Paesi procederanno con le azioni congiunte come previsto.

Un alto funzionario sionista ha dichiarato a Walla che la risposta del regime di occupazione alle azioni dell'Iran sarà "dura e su vasta scala". Quanto "dura e su vasta scala" sarà la risposta senza l'aiuto dell'America?

L'Iran ha preparato una lunga lista di obiettivi in caso di un contrattacco israeliano. Lo ha riferito l'agenzia Tasnim, citando una fonte.

L'ex Primo Ministro sionista Naftali Bennett ha dichiarato: "Questo è il momento della verità: Israele è uno stato sovrano in grado di difendersi!  La moderazione o una risposta simbolica dimostreranno ai nostri nemici che il sangue dei nostri cittadini è accettabile, e quindi Israele deve agire con forza ed efficacia.  Su questa proposizione, noi, tutti i cittadini di Israele, siamo uniti".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato di Nicolai Lilin:   https://www.youtube.com/watch?v=GAW9GZkh_O8

domenica 7 giugno 2026

Libertà d'espressione? Il Grande Fratello la mette in discussione...

 


 Gli Stati Uniti il prossimo mese  celebreranno  il 250° anniversario della loro fondazione, una data che si riconosce nella firma della ‘Dichiarazione d’Indipendenza’, formalmente siglata il 4 luglio del 1776. Gli immigrati, che poi diventeranno  statunitensi,  ebbero il coraggio di ribellarsi alla Perfida Albione  e vinsero!  Quando vinceranno i ribelli europei?

L'europarlamentare polacco Grzegorz Braun osa alzarsi e dire una verità scomoda al Parlamento Europeo:  «Smettete di fingere di aiutare l’Ucraina. Prolungando questa guerra con armi e miliardi, state solo sacrificando altro sangue ucraino e distruggendo il futuro del continente.» Il microfono viene spento all’istante. Parla nel vuoto, mentre la sua voce viene cancellata davanti a tutta Europa. La presidente di turno, con arroganza da regime, gli risponde che "non può sostenere quella posizione, perché equivarrebbe a "fare il gioco della Russia, un Paese senza libertà di espressione".

Intanto l'unica democrazia, autoproclamata, del Medio Oriente, Israele, dimostra con i fatti come sistemare i ribelli che non si assoggettano alla "vera democrazia".  In Libano lo fanno con l'operazione "Terra Bruciata". Le Forze Israeliane (IDF) hanno letteralmente adottato una politica di "soluzione finale" nelle aree conquistate. Dopo che i bulldozer hanno spianato le abitazioni dei ribelli inizia la "fase dell'incendio" e le aree vengono date alle fiamme e gli abitanti eliminati.

Altro esempio di "democrazia" di comodo è stato fornito dal presidente rumeno Nicusor Dan che ha dichiarato di non ritenere l'Ucraina responsabile dell'esplosione di un drone vicino a un magazzino di nitrato di ammonio in Romania, attribuendo la colpa dell'incidente alla Russia e affermando che l'Ucraina è autorizzata ad attaccare navi civili nelle acque territoriali del suo Paese.

Anche l'Armenia, dopo il suo avvicinamento alla UE ed agli USA, dimostra la sua "democraticità". Le autorità armene al potere  hanno arrestato sei candidati di un partito di opposizione  appena un giorno prima delle elezioni generali, secondo quanto riportato dai media statali, senza specificare i motivi degli arresti. Gli arrestati appartengono al partito "Armenia Forte", guidato da Samvel Karapetyan, il quale  si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di aver incitato al rovesciamento del governo, accusa che lui nega, affermando di essere un perseguitato  politico.

Ma la stessa Commissione Europea dimostra la sua "democraticità"  inasprendo le procedure di rilascio dei visti turistici per i cittadini russi. Secondo Euronews, la decisione fa seguito a una lettera firmata da 11 paesi europei che criticano l'elevato numero di visti rilasciati ai cittadini russi. In particolare, Francia, Italia e Spagna sono state condannate per aver continuato ad accogliere turisti provenienti dalla Russia.

Dulcis in fundo. Secondo la NBC, il Pentagono ha innalzato al livello critico la valutazione del rischio di controspionaggio per le attività spionistiche  israeliane nei confronti del governo USA.  È stato riferito che alti funzionari statunitensi utilizzano spesso telefoni e computer usa e getta quando si recano in Israele. Sono inoltre estremamente cauti quando parlano negli hotel durante le visite ufficiali.  Questo è stato determinato dalle preoccupazioni delle autorità statunitensi riguardo all'intensificarsi degli sforzi dell'intelligence israeliana per raccogliere informazioni sulle discussioni interne e sui processi decisionali  nell'amministrazione Trump...


La manina del diavolo...