lunedì 19 dicembre 2016

Spiritualità laica - La via del "ritorno" a ciò che siamo!



Il  "riconoscimento" della nostra vera natura avviene come nel passaggio dal sogno alla veglia, è naturale ed  intrinseco in ognuno di noi. Quando sogniamo siamo immersi nel sogno e quella è per noi la sola realtà… Quando giunge il momento del risveglio ci sono delle avvisaglie che ci fanno percepire l’imminente cambiamento di stato. Come dire, abbiamo sentore dell’imminente uscita dall’illusione del sogno. Certo questa è semplice analogia poiché nel sogno e nella veglia, che sono condizioni mentali, non vi è vera illuminazione e realizzazione. Quel “risveglio” di cui parlo è l’intima essenza indivisibile, inavvicinabile dalla mente, ma la sua realtà è intuibile e sperimentabile nello stato di pura consapevolezza.

Nel processo di ritorno che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità. Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità  regna sovrana ma la coscienza è carente nella auto-consapevolezza e nella ragione.

Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione  nel nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere integralmente l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato non possono essere separati.

Per ottenere questo risultato le religioni consigliano la via “dell’amare il prossimo tuo come te stesso” mentre le filosofie gnostiche indirizzano verso l’auto-conoscenza.

Non scindiamo queste due vie, teniamole strette come due remi della nostra barca che ci aiutano ad uscir fuori dal pantano del “dualismo”.
  
In fondo, come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi? 

Paolo D’Arpini

domenica 18 dicembre 2016

Attenzione, Gentiloni non è un clone (di renzie, bensì di francesco)... - "De depredatione Italiae"

"La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare sogni altrui"  (Andrea De Carlo)     


Risultati immagini per gentiloni il clone

Il fuoco di sbarramento, apparentemente non concordato a priori, messo in atto da consenzienti e non appartenenti (degli apparati, delle mezze calzette, dei derivati socioeconomici, dei pezzenti, dei questuanti, dei plaudenti, degli osannanti e degli oranti) per evitare una resa dei conti in Italia, almeno sotto forma di voto politico non determinante, fra cittadini di serie A... alcune centinaia, e cittadini di altre serie, tutti gli altri, ha escogitato un trucco mediatico di chiara impronta manipolativa. 

Infatti, contrariamente alle aspettative di chiunque si aspettava discussioni televisive, azzuffamenti, pugni più o meno alzati, grattamento di Koglioni e quant'altro, reciproca accusa di fallimenti e di brogli, viene fuori bel bello NON solo un governicchio GENTILONI, ma la kopertura di tale governicchio, attraverso il consenso artificiale nel definirlo un CLONE voluto da Matteo Renzi. 

Tutto ciò ci induce ad alcune deduzioni... ispirateci da una splendida trasmissione televisiva di Crozza nelle vesti di Gentiloni. A parte sicure gestazioni nelle retraites della Boldracchina di Monteclitorio (secondo la splendida definizione del nostro consulente napolibera), sicuramente finalizzate a minchionare Unioneuropeisti e soprattutto MERCATI (di che? di carne umana? di bambini violentabili nelle sacre stanze? di icone di frati & madonne? di ori incensi e mirre? di automi automasturbanti?) cosa induce a pensare che esista un progetto diabolik ascrivibile ad un emerito NIENTEECOSISIA come il Renzi? 

Non c'è alcuna ragione perché il Renzi sia un artefice di un governicchio stile i precedenti (da Monti e Letta fino ad oggi) quando questo sedicente primattore o attorgiovine è stato scovato fra i cartigli di Mike Buongiorno per fare alcune sceneggiate in stile libero. Ma la prova che la regia di questa commedia è data proprio dal fatto che spunta (un ben dì vedremo... non a caso riproposta alla Scala) un personaggio tenuto fra la naftalina e vecchi merletti da qualche secoluccio. 

Infatti, Gentiloni non è un parvenu (ricordare Trimalcione...) come "coerenzi", ma è personaggio di nobile lignaggio come si addice ad un perpetuo servitore del Sacro Soglio. E quindi è giuocoforza dedurre che NON è il Renzi lo stratega ma questi è, MORE solito, uomo di copertura di strategie altrui.

Certamente viene fatta notare la natura scialba del personaggio Gentiloni, il quale però NON ha bisogno di mettersi eccessivamente in mostra. Gli bastano due blasoni: far parte della famiglia di fedelissimi servitori del Sacro Soglio e aver partecipato a quel fin-troppo-nutrito gruppo di contestatori alla vaselina (in culo) dal quale è uscita una caterva di Test-e-katz alloggiati nei Posti kiave (quelli veri!) a mangiare a sbafo e fare da passacarte.... quelle che contano, NON quelle nelle mani dei magistrati di turno in veste di giustizieri. 

Quindi manipolazione, pura e concordata (parola santificata da ben due konkordati storici) e non manovre di sottofondo attribuite al Renzi, che è solo un poveraccio. 

Riguardo al ruolo in atto della Maria Elena Boschi, che ci risulta ANCHE laureata in Legge (col massimo dei Voti!) all'Università di....Firenze! Se non conoscessimo la funzione IMMARCESCIBILE dei Media-Gossip non riusciremmo a capire l'operazione gossip legata a questo personaggio da copertina e perché questo personaggio belloccio stile "Oca giuliva" sia stata prescelta per fini puramente manipolativi. 

Tra l'altro lo schema della donna politica bruttina, attempata, bigotta (o al prete, o al Partito o a tutte e due come il kattokomunismo insegna, stile Rosybindi, Rosamunda, Nildeiotti, Teresanoce, Rita Montagnana...) deve lasciare il passo a ragazzotte ben vestite (Italian Style) che devono far pensare a chissà quali trame  a sfondo sessuale (stile cavourriana Contessa di Castiglione); d'altronde, di contesse in TV ce ne sono a bizzeffe. E sono tutte a pontificare! E' sufficiente accedere ai Canali nelle ore canoniche. Inoltre, ci viene riferito che sono pronti i caldi dossiers sulla "relazione segreta Renzi-Boschi" atti a rinverdire la fama dei due piccioncini in chiave agro-dolce. 

E d'altronde, di CORONA in cerca di fama e di soldi (pagabili con qualche mese di prigione) l'Italia è piena. A conferma dei sospetti è sufficiente seguire con occhio di esperto di Marketing tutto quello che diuturnamente è reso pubblico per ogni via di comunicazione al fine di rinverdire la maggior gloria del Servodiddio Francesco I. Distrarre, sopire, distrarre, sopire, dimenticare, Volare... ( Vola Colomba...).

Giorgio Vitali


Risultati immagini per francesco libera la colomba


Mia conferma: "Non sono un appassionato di telegiornali, non avendo nemmeno un apparecchio TV, ma ieri per caso ho assistito ad una edizione del Tg, in cui non mancava, in coda, cioè al posto principale, un bel servizietto sul papone in qualità di "garante" della politica in Italia. Altrettanto dicasi su tutti i giornaloni del potere costituito che non tascurano "le benedizioni" papali (o per riffe o per raffe) delle decisioni politiche portate avanti in Italia dai vari governicchi, a partire dall'immigrazione solidale sino all'assistenza religiosa sincretica..." (Paolo D'Arpini)   

sabato 17 dicembre 2016

Siria ed ovunque nel mondo - Ai signori della guerra USA & C. la guerra ad oltranza conviene....

L'obiettivo di potenti componenti governative USA ed alleate è provocare una guerra, ricorrendo a propaganda e false flag

 Risultati immagini per siria guerra continua

Come già riportato in numerose precedenti lettere, i mass media diffondo in prevalenza propaganda predisposta dagli USA, cioè le loro alterate versioni dei fatti, che spesso non sono neppure alterazioni e/o distorsioni della realtà ma menzogne prefabbricate senza uno straccio di prova o di fonte attendibile, mentre le versioni fornite dalla Russia, ad esempio su quanto accade in Siria, con tanto di filmati, documenti e fonti accertate, non sono minimamente prese in considerazione ma preventivamente censurate, su di esse cala l’assoluto silenzio mediatico. 

Questo è il modo di fare giornalismo in Occidente, mancanza assoluta di professionalità e rispetto per l’utenza e totale sottomissione ai frame provenienti dagli spin doctor, cioè alle veline predisposte dalle agenzie governative made in USA. Anche quanto proviene da sedicenti ONG (che quando non sono sedicenti sono comunque finanziate dagli USA) o da social network, spesso, per non dire sempre, a ben guardare in profondità, sono finzioni, recite, ricostruzioni artefatte, cioè frutto del lavoro di prostituzione culturale e sociale, di persone che si sono prestate per soldi e carriera e benefici a fornire una certa versione dei fatti strumentale agli interessi (o presunti tali) degli USA, o meglio di una potente componente degli USA, che fa capo ai neocons che occupano molti gangli degli apparati governativi e militari USA e soprattutto le multinazionali delle armi e dei contractors (Compagnie o Corporation Militari Private), cioè dei paramilitari ingaggiati dal governo ed operativi nelle zone di guerra o in quelle dove si intende far scoppiare una guerra (per compiere operazioni sporche). 

Questo è il modus operandi di questi cinici e moderni signori della guerra, che in questo momento sono particolarmente scatenati, perché devono fare presto a rendere calda, meglio se bollente, la situazione internazionale, in modo che quando ci sarà il passaggio di consegne tra il “fantoccio” Obama ed il neo presidente Trump, quest’ultimo si ritrovi con enormi gatte da pelare da non saperne più come venirne fuori pacificamente. Perché Trump non è certo un agnellino, ma è comunque un uomo d’affari e sa che il business non si fa con la guerra, a meno che non abbia interessi nel settore bellico e della ricostruzione postbellica, e lui non li ha, e quindi il suo obiettivo, per il momento, è far fare affari agli USA ristabilendo condizioni di pace ovunque sia possibile, strategia non propriamente in linea con quella neocons. 

Per cui attendiamoci che si tocchi l’apice della mistificazione, della propaganda, della strumentalizzazione, dei false flag, ecc., fino a condurre l’opinione pubblica ad accettare come dinamica inevitabile che si scateni una qualche guerra che costituisca dei fronti opposti permanenti, in modo che il conflitto non sia mai risanabile e perduri il più a lungo possibile, divenendo irreversibile, in modo che il business per loro sia a tempo indeterminato e la ricchezza incamerata sia illimitata. 

Claudio Martinotti Doria

Risultati immagini per Claudio Martinotti Doria

Articolo collegato: 

Ecco la strategia Usa (e turca) per trasformare la Siria nel Vietnam dei russi. False flag in arrivo?

Di Mauro Bottarelli , il 15 dicembre 2016 – Fonte: Rischio Calcolato http://www.rischiocalcolato.it/
ambush_mosul

Come era ampiamente preventivabile, i tg di ieri sera hanno dipinto quanto sta accadendo ad Aleppo attraverso un’unica lente: Assad vuole fare piazza pulita degli oppositori e ha ricominciato a bombardare, rendendo impossibile l’evacuazione dei civili e dei miliziani che hanno accettato di arrendersi, deponendo le armi ai check-point e muovendosi verso Idlib. La cosa non stupisce, anzi sarebbe stato stupefacente il contrario. Questo video
'Meltdown of humanity': Two sides of Aleppo story as MSM paints grim picture
mette bene in prospettiva quanto sta accadendo e quanto è accaduto nei giorni scorsi: vedete voi a quale versione credere. La cosa stupefacente, però, è che Serghei Lavrov, il potente ministro degli Esteri russo, è diventato muto e invisibile. Non si tratta di qualche patologia strana ma della reazione della stampa internazionale al suo diluvio di parole, pesanti come pietre, di ieri pomeriggio. In un telefonata con il segretario di Stato Usa, John Kerry, Lavrov ha infatti detto chiaro e tondo che “le autorità siriane sono pronte da tempo a lasciare evacuare i militanti che accettino la tregua ad Aleppo Est, il problema è che gli stessi continuano a rifiutare il cessate-il-fuoco, visto che sono influenzati dai comandanti del fronte di Al-Nusra”. Inoltre, nella stessa chiamata Lavrov ha chiesto a Washington di persuadere i gruppi ribelli siriani che appoggia a porre fine alle ostilità ad Aleppo Est, lanciando un’accusa pesantissima: “John Kerry ha assicurato che gli Stati Uniti stanno lavorando al fianco dei gruppi che stanno sabotando la richiesta avanzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per un’immediata ripresa dei colloqui di pace senza precondizioni. I contatti continuano ma ogni volta che troviamo l’accordo su qualcosa, la controparte Usa si chiama fuori dagli accordi appena raggiunti”.
lavrov3
Ma non basta: “A differenza della Siria, nessuno in Iraq, Libia e specialmente in Yemen richiede la cessazione delle ostilità e l’implementazione di un regime di silenzio prima dei colloqui. Il problema è che questo regime del silenzio ha il suo focus in un unico obiettivo, garantire una pausa ai terroristi e far arrivare loro nuovi armamenti ed equipaggiamenti. Esattamente ciò che è accaduto di recente a Palmira. Diciamo chiaramente che gli americani evitano accuratamente di andare contro Al-Nusra”. Di per sé basterebbe ma Lavrov ieri era un fiume in piena: “I rappresentanti degli Stati Uniti nelle organizzazioni internazionali fanno dichiarazioni pubbliche nelle quali dicono che è una pessima idea evacuare i civili da Aleppo, che i russi stanno forzandoli a farlo. Nessuno sta forzando nessuno, solo chi vuole andarsene, se ne va”. Infine, un siluro anche per l’invato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, al quale Lavrov ha chiesto di “smettere si sabotare i negoziati politici sulla crisi siriana”.
http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2016/12/Lavrov2-490x245.jpg

Non so a voi ma a me che il capo della diplomazia russa lanci accuse del genere e che non uno straccio di telegiornale quantomeno le registri, appare un pochino strano. Se non inquietante. Ma ci sono molte cose inquietanti, come ad esempio questa foto,
fake_syria
la quale viene utilizzata dai ribelli e dai loro fiancheggiatori per spacciare una fake news destinata a diventare virale (15mila visualizzazioni in poche ore): sarebbe una bambina siriana che fugge dopo che i soldati di Assad hanno ucciso i suoi genitori a sangue freddo dopo la liberazione di Aleppo. Accidenti, roba che fa commuovere e che fa salire un giusto grado di indignazione verso i metodi di Assad (ieri Erdogan ha avuto il coraggio di accusarlo di voler eliminare tutti i suoi oppositori, ormai siamo all’avanspettacolo), peccato che quella foto altro non si che la sovrapposizione di due frames di questo video musicalehttps://www.youtube.com/watch?v=g93Jzxaxp9s  del 2014 dell’artista libanese Hiba Tawaji, dedicato alle vittime del terrorismo jihadista e della guerra. Potete riscontrarlo voi, la prima immagine in campo lungo sta nei primi secondi di video, mentre la figura della bambina che corre è a partire dal minuto 3:45. Fortuna che erano i russi a usare la propaganda.
Ma Serghei Lavrov non è stato l’unico le cui parole ieri sono state completamente ignorate da chi si è limitato a descrivere Aleppo come Srebrenica, invocando un Tribunale per i crimini di guerra, come ha fatto la rediviva Carla Del Ponte, prontamente ripresa da tutti i tg. Anche il generale Usa, Stephen Townsend, non ha visto le sue parole prese molto sul serio, peccato si tratti del comandante in capo dell’Operation Inherent Resolve a guida Usa in Siria e che abbia detto quanto segue: “Daesh si è impadronito di molte armi, tra cui mezzi blindati e equipaggiamenti di difesa anti-aerea nella città di Palmira. Pensiamo che tra quanto trafugato ci sia munizionamento pesante, di fatto tutto ciò che può porre una seria minaccia per la coalizione”. Poi, le parole più inquietanti: “Mi aspetto che i russi e il regime di Bashar al-Assad risolveranno la situazione a Palmira in tempi brevi, penso che dopo il ritorno di Daesh in quest’area, (russi e siriani) presteranno la dovuta attenzione nel mantenere il territorio che controllano. Se russi e siriani non bombarderanno Palmira, lo faremo noi”.
http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2016/12/Townsend-450x300.jpg
Ora, qualche delucidazione e qualche interrogativo. Primo, perché gli Usa aspettano che siano russi e siriani a contrastare Daesh e riprendersi Palmira, visto che la battaglia di Aleppo pare finita solo sulla carta, proprio a causa dei ribelli spalleggiati dagli americani, i quali sarebbero ancora in circa 1500 nascosti ad Aleppo Est? Secondo, a chi sono state rubate quelle armi pesanti e quei dispositivi e con quale dinamica? E come hanno fatto 5mila miliziani dellì’Isis, tra cui centinaia di potenziali kamikaze e dozzine di mezzi blindati, a raggiungere la provincia di Homs, attaccare Palmira e riconquistarla? Da dove sono saltati fuori così in tanti e così ben armati, in grado di cogliere l’esercito siriano con la guardia abbassata? L’80% della popolazione di Palmira è stata evacuata dalle forze governative, quindi prepariamoci a una rinascita del Califfato in grande stile o a una battaglia campale, visto il limitato numero di civili ancora presenti.
isis_us
http://scripts.publy.net/Publy.png

Tutto un caso? No, perché in data 12 agosto 2012 fu la Defense Intelligence Agency statunitense ad avvertire l’amministrazione Obama che la strategia posta in atto avrebbe potuto spostare miliziani dell’Isis da Mosul in Iraq a Der Zor in Siria: casualmente, quanto sta accadendo nell’estremo tentativo del Deep State – penso senza troppa resistenza di Obama – di indebolire il regime di Assad fino alla sua resa, per rimpiazzarlo poi con un regime sunnita che risponda all’Arabia Saudita. E, quindi, agendo come fantoccio degli interessi Usa. La DIA chiamava questo scenario “scioglimento” (unraveling): quell’avvertimento di pericolo nella gestione si è ora tramutato in strategia, in modo da preparare il terreno all’amministrazione Trump per tentare l’abbattimento di Assad?
defense-intelligence-agency
La strategia potrebbe partire da lontano. Il 17 settembre scorso, jet statunitensi e britannici hanno bombardato un compound dell’esercito siriano a Der Zor, uccidendo 62 militari, ferendone un centinaio e, di fatto, ammorbidendo le difese per un takeover della coalizione a guida Usa sull’area, stranamente con i miliziani di Daesh che facevano saltare i ponti nei dintorni per tagliare le vie di collegamento. Quel dispaccio della DIA era, di fatto, un’anticipazione della strategia di Usa, Turchia e iracheni contro l’Isis a Mosul ma con una variazione siriana sul tema? Di fatto, quegli attacchi hanno eliminato o ridimensionato enormemente la presenza del governo siriano a est di Palmira, un qualcosa che potrebbe permettere a Usa e alleati di creare un’entità sunnita nella Siria dell’Est e nell’ovest dell’Iraq, la quale si tramuterebbe in una spina nel fianco permanente per siriani e russi.
ambush_mosul
Il 12 ottobre, poi, è emersa la voce in base alla quale l’amministrazione Obama aveva negoziato con il presidente turco, Tayyip Erdogan e con il principe saudita Salman, di fatto responsabile delle forze armate, un accordo per garantire un passaggio sicuro verso la città siriana di Deir Es Zor per i militanti dell’Isis che stavano occupando Mosul. Il 15 ottobre, poi, il governo turco ha pubblicato on-line una mappa relativa alla “Sensitive Operation Plan for Mosul”, la quale includeva sei step, uno dei quali era “un corridoio di fuga verso la Siria per i miliziani dell’Isis, i quali in questo modo possono lasciare Mosul”. Insomma, Ankara arrivava alla sfrontatezza di dire pubblicamente che i terroristi lei non li uccide o contrasta, li fa transitare dall’Iraq alla Siria in sicurezza. Poco più avanti di Der Zor, guarda caso sorge Palmira, riconquistata domenica scorsa da 5mila miliziani dell’Isis armati di tutto punto e in grado anche di far sparire equipaggiamento anti-aereo, stando all’ammissione del comandante in capo della coalizione Usa.
palmyra

Deep State e amministrazione Obama che trama sottotraccia vogliono creare lo “scioglimento” della Siria paventato dalla DIA nel 2012, affinché Donald Trump, piuttosto che normalizzare la relazioni con Mosca e combattere il terrorismo, si trovi “costretto” a proseguire la guerra Usa contro Russia e suoi alleati, in questo caso la Siria? Qualche sospetto a me sorge: per quanto la Russia si limiterà alle parole di fuoco di Serghei Lavrov, prima di capire che la testa del serpente va tagliata e passare alle maniere forti? Prepariamoci a disinformazione come se piovesse in questi giorni, prepariamoci a un bel casus belli per scatenare l’opinione pubblica contro Assad e i russi, magari un bel bombardamento su una colonna di civili in fuga da attribuire immediatamente – con Usa, Ue e Onu pronta a confermare la versione – all’esercito siriano, una specie di riedizione mediorientale della (falsa) strage di Racak che portò all’attacco Nato contro la Serbia.
keep-calm-and-blame-russia
Con oltre un migliaia di miliziani ancora ad Aleppo Est e che non intendono arrendersi, pare un gioco fin troppo facile, una false flag servita su un piatto d’argento. Nulla, purtroppo, in fasi simili accade per caso. Basti pensare al fatto che sempre ieri si è saputo che due responsabili dell’Isis, coinvolti nella preparazione degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, sarebbero stati uccisi a Raqqa, in Siria, durante un raid aereo lo scorso 4 dicembre. A renderlo noto, quel pozzo di sincerità del Pentagono. Russi e siriani assassini di civili, americani che vendicano i parigini in quel di Raqqa. Prove? Nessuna. Testimoni? Nessuno. Ma, sicuramente, i giornali e i tg francesi oggi ne parleranno. E molto. Sicuramente più di quanto non abbiano fatto con le accuse di Lavrov.
Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

venerdì 16 dicembre 2016

Intelligence interna - Il libero web parla più dei giornaloni e delle televisioni (del potere)


Risultati immagini per renzi il maneggione

Si intersecano i commenti a quanto avvenuto in Italy durante questi giorni. Il fatto che si commenti, e che si commenti via internet o sistemi di comunicazione NON ufficiali è già molto importante. SIGNIFICA CHE IL WEB STA PRENDENDO IL SOPRAVVENTO. PIACCIA O NON PIACCIA. Ma,come abbiamo molte volte detto e scritto, si tratta di una evoluzione naturale. 

In primo luogo il SISTEMA inventa un nuovo modello di comunicazione per uso proprio, cioè al fine di aumentare il consenso, ma per naturale evoluzione del sistema alternativo prende possesso l'opposizione e usa il mezzo ( attenzione... il mezzo è il messaggio!) ai propri fini. E' ciò che sta avvenendo in Italy.

Senza internet non avrebbe vinto il NO. C'è anche un altro elemento storicamente verificato. Chi gestisce il potere ( vero o falso che sia) presume di avere in mano le vie di comunicazione finché non si trova col cerino in mano. Le informazioni alternative scivolano sotto il suo sedere.

Ciò è avvenuto in relazione alla caduta del sistema sovietico, che era già fradicio per inconsistenza economico-politica, ma avrebbe ritardato il crollo qualora le informazioni non avessero circolato in Polonia e in Germania dell'Est. Un altro esempio essenziale ci è dato dalla Chiesa. 

La Chiesa post conciliare credeva di aumentare il consenso eliminando il latino e avvicinandosi al popolo (dei fedeli) invece ha perso di credibilità. Lo stesso dicasi per l'arte medica. Quando il medico ha smesso di parlare e scrivere in latino le sue ricette ha perso moltissimo del suo carisma. 

Tornando a noi, le operazioni che hanno seguito al referendum o
pseudo tale sono APPARENTEMENTE truffaldine, maq svelano al colto ed all'inclita che esistono trame segrete alle spalle del popolo. PASSO quanto mai FALSO! Quando la nave sta affondando la tolda si fa scivolosa ma pochi tra i passeggeri se ne accorgono. E quindi proseguono nelle loro corbellerie come nulla fosse. Pensiamo alla Maria Elena Boschi. Se non fosse una sempliciotta di provincia si sarebbe accorta di quanto odio ha suscitato finora. Lo stesso dicasi per Renzi il quale, da bamboccione quale è, non si è reso conto di essere usato a meraviglia, come il fatto che i Media lo
fanno passare come maneggione, architetto degli espedienti di governo.

L'Ingenuo non capisce che Gentiloni appartiene ad un famiglia da sempre (secoli) al servizio di Santa Madre Chiesa, mentre lui è solo un ex boyscout miracolato da Mike Bongiorno. Altre appartenenze hanno ben poco a che vedere con i maneggi o pseudo tali di Renzi e sono di  Mattarella di nobile lignaggiosiculo-amerikano che non ha certo bisogno di avvalersi delle trame di Renzi. Per non dire di Angelino Alfano, per il quale ANCHE Repubblica ha dovuto scrivere che questo passaggio di Dicastero è al di sopra delle attese. (Ma attese di chi? Certamente NON di chi ha posizionato Angelino
prima col Berlusca poi con gli altri pseudo governanti). 

Una nota in più: quanto siano utili questi procaccianti che vanno a recitare copioni bisunti nelle trasmissioni televisive è noto a pochi. Non perché siano pochi coloro che sanno che in Italy le leggi NON le fanno i Ministri, che anche se intelligenti (e NON è certo il caso della Boschi) non saprebbero dove cominciare a formulare NON dico un progetto, ma anche una lettera circolare. Quando scrivevano e continuano a scrivere di RIFORMA Boschi NON
è piaggeria ma copertura. Eppure Nessuno pensa, nel leggere quelle parole, che la poverina è molto se sa leggere! 

Le leggi in Italy sono NON solo formulate e scritte dagli apparati burocratici, ma vengono ANCHE pensate da quegli stessi apparati. Che NON hanno bisogno i fare alcuna campagna elettorale per stare nella stanza dei bottoni. Ecco perché in Italy la politica vera è l'immobilismo. E diciamo di più: quando i soliti saccenti cianciano di Opus, Massonerie varie, Cattocomunismi, Azione cattolica
Focolari, Comunione& Liberazione, Mormoni, Quaqqueri, Geovisti e quant'altro la fantasia promuove, attribuendo le appartenenze a questo o quel politico, dimostra di non conoscere bene le cose. Queste appartenenze vanno, se possibile, ricercate negli apparati di governo, nei Direttori Generali inamovibili oltre che nei tecnici chiamati a formulare i termini tecnici di una legge troppo spesso VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE, che deve
passare al vaglio del parlamento per diventare sistematicamente
inapplicabile. 

Quante volte ho dovuto constatare, all'epoca in cui
presentavo proposte di legge, che la legge formulata alla fine di un iter parlamentare era diventata assolutamente INUTILE! Ecco perché i ministri ed i sottosegretari sono nominati sulla base di equilibri che esulano dal fatto politico (interno ed estero, beninteso), e che riguardano i rapporti interni fra i partiti (gli apparati partitocratici). Questa è la ragione per la quale i governi italiani sono CIRCHI Barnum con figuranti a cottimo (la Boschi fa la parte della mangiatrice di spade) dove la nomina a capo del Consiglio di Pseudo Ministri non ha alcun rapporto con la realtà sociale del paese. Poi ci sono quelli che ci credevano, come la bocciata ministra dell'Istruzione, che si è arrabbiata, poverina, per essere stata cacciata via.... da Renzi! 

Conclusione, perché Andreotti e pochi altri sono stati governanti veri? Risposta: perché controllava gli apparati. Tutto il resto
è fuffa, COME LA TESTA VUOTA  di Renzi e compagnia.

Giorgio Vitali

Risultati immagini per renzi il maneggione

giovedì 15 dicembre 2016

Salviamo i giovani abeti dal business natalizio


Risultati immagini per no al taglio degli abeti

Riproponiamo  la nostra annuale campagna per il salvataggio di innocenti alberi. Non tagliamo abeti per le ricorrenze natalizie ed invece rechiamoci in campagna muniti di ghiande, come fece l’uomo che piantava gli alberi di Jean Jono, e come atto simbolico, ma denso di concretezza, espressione della volontà di riscatto e vita, ripiantiamo le ghiande germoglianti delle tante specie autoctone di Querce! 

Un bastone a punta, un buco nella terra densa di pioggia, promessa di vita, e la ghianda con il suo germoglio affidata alla terra, nel suo ventre, e ricoperta di protettiva terra, perché avvenga il miracolo millenario della Rinascita. Così i cittadini riaffermano il possesso millenario comunitario di una terra intera, culla di civiltà e salubre generoso habitat d’uomini dagli albori della preistoria.


Il “natale” corrisponde in verità alla ripresa della crescita luminosa che subentra con il solstizio invernale, celebrato in tutto il mondo antico come simbolo del risorgere della vita, perciò è più che giusto che in occasione delle festività natalizie compiamo un rito di ritorno alla natura, andando in giro a piantar querce.


In tal modo onoreremo la vita e potremo approfittarne per abbracciare i grandi alberi e la natura che è matrice universale. In questo momento di obbrobrio consumista che accelera la distruzione del pianeta, attraverso il taglio indiscriminato di alberi, anche con la scusa religiosa addobbando un albero tagliato di fresco con palle di plastica e luminarie finte, più che un “natale” potremmo definirlo un “mortale” esempio di ipocrisia e strumentalizzazione della vera tradizione ecologista e spirituale.


Gli alberi, simbolo per antonomasia di vita e fornitori dell’ossigeno, ci consentono ancora di respirare, tale sacralità viene vilificata dalla consuetudine barbara di offrire milioni di piante alla sceneggiata di un natale che ormai è solo un business. 

Andiamo nella foresta e nelle campagne incolte a piantare alberi ed offriamo pensieri d’amore e di riconoscenza verso le piante che ci sostengono…. non tagliamo nemmeno un ramo e persino Gesù ne sarà contento!

Paolo D'Arpini



European Consumers Tuscia

mercoledì 14 dicembre 2016

Eritrea - Fulvio Grimaldi: Intervista con Elias Amarè


Risultati immagini per Elias Amarè

"In Africa, tutto ciò che è progressivo, tutto ciò che tende al progresso si dice comunista, distruttivo. Piegarsi sempre e accettare qualsiasi cosa offerta dai colonialisti. Siamo solo uomini onesti e il nostro unico obiettivo è: liberare il nostro paese, costruire una nazione libera e indipendente". (Patrice Lumumba).

“La nostra rivoluzione è e deve essere l’azione collettiva di rivoluzionari per trasformare la realtà e migliorare concretamente la situazione delle masse del nostro Paese. La nostra rivoluzione avrà avuto successo solo se, guardando indietro, attorno e davanti a noi, potremmo dire che la gente è, grazie alla rivoluzione, un po’ più felice perché ha acqua potabile, un’alimentazione sufficiente, accesso ad un sistema sanitario ed educativo, perché vive in alloggi decenti, perché è vestita meglio, perché ha diritto al tempo libero, perché può godere di più libertà, più democrazia, più dignità”. (Thomas Sankara)

Risultati immagini per Elias Amarè

Ho avuto la fortuna di conoscere Elias Amarè prima in Italia, in occasione del congresso del movimento giovanile del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, l’organismo nato dal EPLF (Fronte Popolare Eritreo di Liberazione), protagonista della guerra anticoloniale e oggi al governo in Eritrea, e poi nel suo paese, nel quale ci ha accompagnato da un capo all’altro, arricchendo la nostra esperienza di studio e visiva con gli approfondimenti di uno straordinario conoscitore del presente, del passato e della rivoluzione in corso. Nel girare il nostro docufilm sull’Eritrea non avremmo potuto fare a meno delle informazioni, precisazioni, curiosità, dei suggerimenti, incontri, contatti che questo grande intellettuale rivoluzionario africano, conoscitore anche del mondo e delle cruciali questioni geopolitiche e geoeconomiche (ha vissuto a lungo negli Usa), ci ha elargito via via che toccavamo i vari aspetti sociali, culturali, ambientali, storici di questo bellissimo paese, vera avanguardia politica del continente. Il nostro docufilm, “ERITREA, UNA STELLA NELLA NOTTE DELL’AFRICA” non avrebbe potuto riuscire senza il fondamentale contributo di Elias. Elias è scrittore, giornalista e dirigente del Centro per la Pace nel Corno d’Africa.

 Come l’Italia si vedeva nel Corno d’Africa
Come è noto, l’area ha vissuto, dopo la colonizzazione italiana, una serie ininterrotta di scontri tra lo Stato più forte, l’Etiopia, oggi fiduciario dell’Occidente neocolonialista, e i paesi che si affacciano sulla costa strategica del Mar Rosso. La Somalia, dopo il fallimentare intervento Usa e Nato negli anni’90, è attualmente occupata da una brutale forza dell’Unione Africana sostenuta dagli Usa. Abbandonata al caos, sotto un regime fantoccio, vive una lotta di liberazione irrisolta. L’Eritrea, che domina lo stretto di Bab el Mandeb, il Golfo di Aden e l’imbocco del Mar Rosso, è l’unico Stato africano a rifiutare presenze militari Usa e di chiunque altro e a muoversi su una linea di indipendenza e giustizia sociale. Questo, e la sua collocazione su uno dei nodi geostrategici più cruciali del mondo, ambito dalle grandi potenze, le costano feroci sanzioni e costanti pressioni, aggressioni, campagne di demonizzazione.
La nostra conversazione con Elias ha avuto luogo all’ombra di un baobab, l’albero simbolo di questa parte del mondo, “albero-centro convegni”, dove anziani, giovani e, oggi, anche le donne del villaggio si uniscono per discutere e deliberare, secondo una formula di democrazia sostanziale.

F.G: Cosa fa il Centro per la Pace nel Corno d’Africa?
E.A. Conduce ricerche sull’origine dei conflitti nel Corno che, come sappiamo, è una delle regioni più turbolente dell’Africa. Organizza conferenze, seminari, gruppi di lavoro per individuare percorsi e mezzi che promuovano la pace e risolvano i conflitti.
F.G. Non pare, però, che nel Corno d’Africa esistano al momento prospettive di pace. Perché questa regione è precipitata in una successione di tensioni e conflitti?
E.A. IL Corno d’Africa è da sempre un crocevia tra Africa e Medioriente , ma anche tra Sud e Nord del mondo. Le potenze coloniali europee e poi le superpotenze hanno sempre cercato di dominare la regione. Promuovono Stati neocoloniali che stiano al loro servizio, suscitano conflitti etnici, marginalizzano popolazioni, saccheggiano territori.  Nei 50-60 anni del periodo postcoloniale questa parte dell’Africa è stata ininterrotta scena di conflitti, di cicli di guerre, con il risultato di uno spaventoso impoverimento delle popolazioni. Si tratta di una delle aree di maggiore importanza strategica  del mondo: Mar Rosso, Bab el Mandeb, l’Oceano Indiano, il Golfo Arabo-Persico. L’interesse della grandi potenze, specie di quelle imperialiste, si concentra su questa zona alla luce di una strategia di dominio globale che presume il controllo su tutte le cruciali vie di comunicazione. Senza contare che l’’Africa è tutta sotto attacco. Ai grandi predatori non sfugge che possiede circa il 50% delle risorse naturali del mondo e gran parte della sua biodiversità.
F.G. Come possono i popoli della regione reagire a un tale destino, a una così forte concentrazione di interessi con le relative potenzialità militari ed economiche?
E.A. I popoli della regione hanno lottato contro questo dominio con movimenti di liberazione nazionale. Quello eritreo è stato uno dei più vincenti. Altrove, nell’Ogaden, nella regione degli Oromo in Etiopia, ci sono stati e permangono forti movimenti di lotta. Tutt’intorno alla nostra regione c’è stata una lunga fase in cui i popoli si sono organizzati e hanno condotto lotte di liberazione nazionale contro il dominio coloniale. Il successo non è stato sempre quello sperato, ma la resistenza, in una forma o nell’altra, è stata continua negli ultimi 60 anni. Solo che ai media non è consentito riferirne.
F.G. Come giudichi la situazione della Somalia che, dal rovesciamento del despota filoamericano, Siad Barre, nel 1991, si trascina tra aggressioni e conflitti interni. Si accusa l’Eritrea di sostenere la guerriglia delle forze islamiche contro il governo installato dall’Occidente.
E.A. Purtroppo la Somalia è un esempio classico di interventismo. Dopo la caduta di Siad Barre, alla Somalia non è mai stato consentito di ricostituirsi in Stato sovrano. Si sono promossi conflitti interni e interventi stranieri, il più recente dei quali è stata l’ennesima invasione dell’Etiopia, Stato cliente degli Usa. Si tratta di un caso da manuale. Durante l’ultimo quarto di secolo alla Somalia non è stato consentito, da parte delle potenze imperialiste e dei loro surrogati nella regione, di vivere in pace. L’accusa mossa all’Eritrea è totalmente priva di fondamento. Serve a coprire gli interventi coloniali e di destabilizzazione di ben altre potenze.
F.G. Come influisce sull’Eritrea questa drammatica situazione nel Corno?
E.A. La più grande minaccia per l’Eritrea è lo Stato vassallo dell’Etiopia che viene pressato dalle potenze imperialiste a condurre una costante guerre, strisciante o aperta, contro l’Eritrea. Si usano vari pretesti. La guerra del 1998-2000 viene presentata come un conflitto sui confini, ma trascende questo nodo. I confini non possono essere pretesti per grandi guerre. L’Eritrea viene costantemente presentata come fattore di disturbo, di destabilizzazione, il che capovolge i ruoli di vittima e di aggressore. Bisogna chiedersi perché viene vittimizzata dalle grandi potenze. La risposta è perché insiste sul suo cammino politico indipendente, di autodeterminazione anche economica  che focalizza tutte la proprie risorse su uno sviluppo autonomo e non accetta i diktat dell’ortodossia liberista provenienti dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione Mondiale del Commercio e da altre grandi istituzioni che lavorano per l’egemonia dell’Occidente.
Considera anche che il governo di questa nazione non ruba. I dirigenti vivono una vita normale, quella dei cittadini qualsiasi. Non vedrai mai un nostro dirigente accompagnato da guardie del corpo, come succede da voi. Nessuna classe dirigente in nessuna altra nazione dell’Africa vive a questo modo. Vai dai vicini: il Primo Ministro dell’Etiopia, da poco deceduto, ha lasciato alla sua famiglia circa 8 miliardi di dollari.
Corrompere le classi dirigenti, renderle ricattabili, dipendenti, è altrettanto pericoloso dei complotti di destabilizzazione e degli interventi militari per procura. La corruzione è uno degli strumenti utilizzati dalle potenze straniere per ridurre le nazioni in schiavitù. Leader corrotti sono facili da manipolare e come regola essi fanno davvero poco per la propria gente ma tutto per la propria famiglia, le proprie clientele e per l’Impero. Le grandi potenze non vogliono che l’esempio eritreo venga replicato in Africa. Lo ripeto, l’Africa ha vaste risorse naturali. Le grandi potenze vogliono provare ad appropriarsi di queste risorse. Cosa accadrebbe se altre nazioni in Africa provassero a seguire l’esempio eritreo? Ai colonialisti di certo non converrebbe”.
F.G. Come vedi il futuro immediato e a medio termine, tenendo conto che l’Etiopia continua ad occupare territori eritrei e a minacciare nuove aggressioni, l’ultima condotta nel giugno di quest’anno?
E.A. Per oltre 25 anni l’Eritrea è riuscita a mantenere la propria indipendenza e sovranità contro soverchianti forze ostili. Già questo è un successo e una fonte di ottimismo. A dispetto di tutta questa ostilità, l’Eritrea ha rifiutato di essere dirottata, di farsi ostaggio e ha fortemente investito in significativi progressi economici e sociali, ha continuato a investire in programmi sociali decisivi, istruzione, sanità, servizi di base, infrastrutture. Ma quella schiacciante ostilità, le sanzioni, la demonizzazione che ci vengono inflitte, comportano vincoli e sfide che dobbiamo continuamente sforzarci a superare. E’ chiaro che sono intese a bloccare il nostro progresso.
F.G. Dopo la caduta della Libia di Gheddafi voi siete, insieme a pochissimi paesi africani, lo Zimbabwe, l’Algeria, forse l’Egitto, un paese, una delle  nazioni che insistono sul proprio cammino, che non si sono fatte sottomettere e non sono ancora state distrutte dalle grandi potenze, come è capitato alla Libia, alla Somalia, ai paesi del Sahel. Che cosa ti suggerisce questo?
E.A. Le grandi potenze imperialiste vogliono imporci l’isolamento. Ma non ci sono riuscite, nonostante grandi manovre politiche e propagandistiche, tipo le calunnie, le menzogne. L’Eritrea ha rotto questo isolamento e ha ora significativi rapporti di cooperazione con vari paesi che hanno apprezzato le scelte del paese e hanno compreso i benefici reciproci che se ne possono trarre. In Africa, è vero, sono pochi i paesi realmente indipendenti. Ma i popoli in Africa stanno iniziando a risvegliarsi. Dopo un trentennio di vicoli ciechi, di neocolonialismo rampante, dopo quanto è stato fatto alla Libia e alla Somalia, i popoli si pongono domande e, tra le altre cose, guardano al modello eritreo.
F.G. Un modello, un’ispirazione, come lo è stata un tempo, che so, il Vietnam?
Perché non dovremmo poter contribuire indicando una via alternativa? L’Eritrea è una nazione relativamente piccola, con risorse limitate, ma sta andando bene in termini di autosufficienza e progresso. La nostra parola d’ordine è resilienza, che significa tante cose: resistenza, autosufficienza, fiducia in se stessi, tenuta nelle difficoltà. Sono qualità che, se si diffondono, credo possano darci speranza per il futuro del continente africano. Sono convinto che questo tipo di rete tra popoli e movimenti alla fine dei conti risulterà decisivo. In fondo, quel che conta quando si parla di democrazia, è la partecipazione popolare. Non la democrazia che viene imposta dall’Occidente, ma una democrazia vera, genuina, partecipatoria. Questa si deve espandere e realizzare.
F.G. Pensi che per raggiungere questi risultati serva un sistema pluripartitico, come lo particano e lo vogliono diffondere in Occidente?
E.A. No, no, per niente. Non credo che il multipartitismo che l’Occidente vorrebbe imporre ai paesi africani sia la soluzione. Anzi, sarebbe la fine. Tocca ai popoli africani decidere che tipo di cammino democratico funzioni per loro, un modello fondato sui propri bisogni, vincoli, carenze, storia. Comunque prerequisito fondamentale per una democrazia autentica resta il processo della partecipazione popolare. E su questo punto gli esiti di molti movimenti di liberazione nazionale non sono stati soddisfacenti. Molti di questi movimenti, una volta arrivati al potere, si sono impadroniti dello Stato e si sono dimenticati dei cittadini. 
F.G. Che cosa ti rende particolarmente orgoglioso di essere eritreo?
E.A. Orgoglioso? Che nonostante tutte le difficoltà incontrate non abbiamo ceduto. Non siamo diventati un altro Stato cliente postcoloniale. Siamo riusciti a mantenere la nostra indipendenza e sovranità. Questo mi rende estremamente orgoglioso. Poi, essendo la liberazione nazionale un’operazione anche culturale, come Amilcar Cabral ha sottolineato tanto tempo fa, ora abbiamo una buona base per liberare noi stessi, liberare la nostra mente per riconquistare il nostro retaggio di civiltà che era stato soppresso: le opere d’arte, la letteratura orale e scritta, le tradizioni. Il fatto che siamo riusciti a emancipare il nostro popolo dall’oppressione dei tempi coloniali. E’ una buona base su cui costruire una nuova Eritrea, un’Eritrea libera, che ha fiducia in se stessa, in pace con se stessa e col mondo.
F.G. Mi potresti nominare qualche personaggio che ha lasciato una traccia importante nella tua vita?

E.A. A citarli tutti verrebbe fuori un bel mosaico: Franz Fanon, Amilcar Cabral, Thomas Sankara, Patrice Lumumba, Hugo Chavez, Che Guevara, Fidel Castro, Evo Morales…. Un bel po’ di gente, come vedi, di cui la Terra ci è stata prodiga. E nel tuo paese un’altra grande personalità che ammiro è Antonio Gramsci. Spero di essere in grado, un giorno, di tradurre estratti dei suoi Quaderni dal Carcere  e vedere come il suo concetto di egemonia possa essere espresso nella nostra lingua e adattato alla nostra vita.

Fulvio Grimaldi

martedì 13 dicembre 2016

Urge abbattere la gerarchia maschilista che domina la chiesa... si dia spazio al femminile


Risultati immagini per papa donna
Al Vescovo di Roma Jorge Mario Bergoglio
al Segretario di Stato Arcivescovo Pietro Parolin
al Card. Angelo Bagnasco
Si sa che nella Chiesa la donna è sempre stata emarginata.
Già dai primi inizi, nella comunità apostolica, dove Paolo la sottomette all’uomo in termini forti: «come Cristo è capo dell’uomo, così l’uomo è capo della donna». Dove le impone il velo: una tradizione della sinagoga ebraica che è durata poi per millenni e infine è caduta in disuso. Dove
le impone rudemente di tacere nell’assemblea. Ma anche Pietro si esprime in termini analoghi.
Il Concilio Vaticano II, almeno di passaggio, riconosce la «perfetta eguaglianza di uomo e donna […] in quanto persone umane», l’«identica dignità a immagine di Dio» (GS 9, 29; ripresa con forza dal nuovo Catechismo, 369-370).
Ma quando nel 1958 la Chiesa luterana di Svezia apre alla donna l’ufficio di pastore; poi le chiese episcopaliane d’America, a partire dal 1974; la Chiesa anglicana, prima in Canada, poi in Inghilterra, nel 1975 (e in seguito anche l’ufficio di vescovo più o meno in tutta la Riforma),
allora la cattolica Congregazione per la dottrina della fede pubblica un documento, Inter insigniores, del 15/10/1976, in cui interdice alle donne il sacerdozio: la funzione gerarchica, e tutta la struttura gerarchica è riservata al maschio («Il Regno-Documenti», 22, 1977, n. 348, pp. 98-102)..
E quali argomenti adduce?
che la scelta del Cristo stabilisce un modello, indica una volontà precisa (una mera illazione);
che v’è una tradizione continua e universale (la stessa dell’asservimento della donna);
che essendo la Chiesa sposa di Cristo, lo sposo dev’essere maschio (ridicolo abuso di un linguaggio simbolico);
che l’incarnazione è avvenuta nel sesso maschile, e così deve avvenire la santificazione. Ma il Cristo si è fatto uomo e ha scelto come apostoli solo uomini perché la donna in Israele non era circoncisa, e quindi propriamente non apparteneva al popolo di Dio; non poteva studiare la torah, la sacra legge ebraica, non poteva parlare nella sinagoga, né testimoniare in giudizio; non aveva alcuna prerogativa o diritto nella vita pubblica.
Ma è chiaro che Dio non è né maschio né femmina, e tale è il Figlio che si fa uomo;
che, se si fa maschio, è solo per le ragioni contingenti addotte sopra.
Ragioni che ora l’umanità ha superato, riconoscendo la parità e pari dignità di uomo e donna.
Che attende allora la Chiesa cattolica a riconoscere appieno questa parità, abbattendo una gerarchia fatta tutta di maschi, introducendo la donna nel sacerdozio e nell’episcopato?
Che attende a superare infine questa emarginazione.?
Prof. Arrigo Colombo
…………………………………………….
Con l’adesione di Paolo D’Arpini
Risultati immagini per papa donna