domenica 12 novembre 2017

La tecnologia verde può aiutare l'ambiente?


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La competizione internazionale derivata dalla globalizzazione dei mercati costituisce anche per la Chimica Europea motivo di preoccupazione. La compressione alle imprese europee che deriva dai bassi costi dell’energia in Medio Oriente e di mano d’opera in Estremo Oriente obbliga a puntare sulla combinazione cultura/tecnologia che la creatività europea sa rappresentare al meglio. 

La Green Chemistry è espressione di tali qualità e quindi è una carta che l’Europa deve giocare al meglio, allargandone applicazioni ed aree geografiche interessate. Se è vero che i settori sui quali si basa la qualità della vita sono 5 (ambiente, salute, alimenti, energia disponibile, cultura e tempo libero) si può dire che la green technology li ha occupati quasi tutti ed in misura sostanziale. L’unico campo ancora “quasi vergine” rispetto a tale occupazione è quello dei Beni Culturali. 

Oggi anche per questo si aprono prospettive interessanti, forze di nicchia, ma certamente anche di eccellenza. Peraltro queste nuove ed innovative applicazioni aprono indirettamente anche altri spazi nel campo del monitoraggio e della protezione ambientale. Il nostro Paese è unanimemente internazionalmente riconosciuto come il depositario del più ricco patrimonio artistico culturale, anche in termini di numeri di siti UNESCO patrimonio dell’umanità. Questo è un onere, ma anche un onere per la conservazione, la manutenzione, il restauro eventuale di tale patrimonio. 

Molte di queste attività oggi vengono svolte con materiali e tecnologie che da un lato risultano rischiosi per gli operatori del restauro e dall’altro comportano danni all’ambiente per lo smaltimento dei residui di tali operazioni. Ecco perché è stato prodotto il concetto di restauro sostenibile, intendendo con ciò il carattere di sopportabilità da parte dell’ambiente e degli operatori, senza subire danni o correre rischi. Il restauro sostenibile adotta oggi materiali e metodi innovativi capaci di garantire la salute di chi li usa e di non provocare danni all’ambiente al momento del loro smaltimento o di quello dei loro sotto prodotti. Uno dei cardini su cui si basa il restauro sostenibile è di certo l’uso di AK Informa 7 prodotti naturali. 

Ecco quindi che le green technologies si aprono verso l’utilizzo di matrici naturali o di loro estratti ai fini del restauro. Il campo è oggi, essendo in fase di avvio, ancora abbastanza vergine. Forse il settore più promettente da questo punto di vista è quello del restauro dei materiali cellulosi, carta, legno, tessuti antichi. 

La cellulosa composto comune a tali materiali subisce con il tempo dei danni che derivano dall’attacco chimico, da quello fotochimico correlato alla produzione di radicali attivi per azione della componente UV della radiazione solare, sulle molecole ubiquitarie di ossigeno ed acqua e da quello biologico e che si sostanziano nell’idrolisi ed ossidazione della molecola che si frammenta perdendo o riducendo le proprie caratteristiche di polimero. 

Il restauro consiste nel ricomporre, quasi risaldare, si potrebbe dire, i frammenti della molecola. Alcuni composti naturali hanno per l’appunto la capacità di legarsi ai gruppi funzionali dei suddetti frammenti così ricomponendoli insieme in una sola molecola. Un caso particolare di questi composti naturali è costituito dai polisaccaridi: la specificità deriva dalla grande abbondanza, dalla possibilità di ottenerli da culture microalgali, dalla loro biodisponibilità, dal loro carattere verde e rinnovabile. 

Una preziosa fonte di polisaccaridi, come si accennava, è rappresentata dalle alghe. Il processo logico prevede la estrazione dei polisaccaridi dalle alghe, la loro purificazione ed infine la loro applicazione ai materiali cellulosici degradati. L’esperienza maturata insegna che in particolare casi perfino la cultura algale senza alcuna operazione estrattiva preliminare può risultare utile ai fini del restauro. 

L’esperienza finora sviluppata mostra anche che la concentrazione di polisaccaridi nelle alghe può essere incrementata stressando le alghe stesse con quantità omeopatiche di metalli pesanti e scegliendo la coltura algale più adatta a tale produzione. I risultati preliminari di queste ricerche hanno fornito esiti soddisfacenti: carta invecchiata e danneggiata artificialmente-a simulazione di manufatti cellulosici preziosi e antichi, con caratterizzazione dei danni subiti ,sottoposta a trattamenti sia con i polisaccaridi algali estratti, sia direttamente con le colture algali mostra evidenti segnali di restauro sia in termini di struttura risanata. sia di caratteristiche originali recuperate. Indirettamente la notazione che uno stress alla struttura algale comporta una risposta in termini di produzione di composti e di conseguenza di perturbazioni funzionali, apre un’ulteriore opportunità finalizzata all’impiego delle alghe come sistemi sensori di inquinamenti ambientali e di composti tossici. 

Tra le funzioni 2 sono quelle più coinvolte: la respirazione e la fotosintesi, la prima con consumo ,la seconda con produzione di ossigeno. Quando entrambe vengono perturbate la normale alternanza della concentrazione dell’ossigeno fra aumenti e diminuzioni correlata ad una corrispondente alternanza di stati di buio e di luce (respirazione prevalente, fotosintesi prevalente), viene smorzata o esaltata a seconda che la perturbazione-e quindi anche la specie che l’ha provocata-sia un’inibizione o un’attivazione. Su tale modificazione si può basare un monitoraggio ambientale affidato a un biosensore algale. 

Un altro campo delle green technologies che sta trovando applicazioni ai Beni Culturali è quello dei liquidi ionici. Si tratta di composti salini liquidi a temperatura ambiente: la presenza in base liquida di soli ioni è possibile con la fusione dei sali, che però richiede alte temperature. I liquidi ionici sono caratterizzati da bassa volatilità e bassa tossicità, alcuni di essi hanno anche la proprietà di utilizzare materie prime rinnovabili per essere preparati. La loro applicazione ai Beni Culturali nasce dalle loro proprietà solventi: quando si deve restaurare un oggetto artistico la prima operazione è quasi sempre la pulitura con la quale dalla superficie da restaurare viene rimossa ogni traccia di deposito diverso dal materiale di base che è il bersaglio ultimo del restauro. Oggi per questa operazione, malgrado le raccomandazioni e le norme, spesso vengono usati solventi tossici che pongono problemi alla salute di chi li usa ed all’ambiente al momento dello smaltimento. 

I liquidi ionici possono rappresentare un’alternativa sostenibile e rispettosa di ambiente e salute. 

Luigi Campanella - Dipt. Chimica Università “La Sapienza”.

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(Fonte: A.K. N. 44)

sabato 11 novembre 2017

Stati Europei… liberi solo di ubbidire agli USA


stati europei pronti alll'uso
Clausole segrete della NATO stabiliscono che gli USA possono deporre i governi europei su ordine della Casa Bianca, e gli USA lo fanno. A suo tempo, Hans Otto svelò la lista di politici europei da eliminare, che fu successivamente confermata dalla polizia. I documenti stabilivano gli assassinii da attuare “nel caso X”, caso che potrebbe riferirsi, secondo lo studioso Dr. Daniele Ganser, a proteste di massa contro i governi appoggiati dagli USA, o a una vittoria elettorale di un partito genuinamente alternativo. Le istruzioni per queste operazioni erano conservate nel quartiere generale della NATO, a sud di Bruxelles.

Quando il parlamento europeo ha richiesto ufficialmente che la NATO interrompesse queste operazioni, conosciute con il nome in codice di Gladio, gli USA l’hanno semplicemente ignorato.
Richard Cottrell è stato membro del Parlamento Europeo, ed è l’autore dell’investigazione “Gladio, il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa”, che riporta sia gli “assassinii morbidi” (la diffamazione di politici europei non allineati, attraverso i media, per renderli non eleggibili) che gli assassinii veri e propri di politici che nonostante tutto furono eletti.
- Richard, cosa sta succedendo?

Richard Cottrell: Gli Stati Uniti non tollerano governi che non siano favorevoli al regime. Prendiamo l’esempio di Syriza in Grecia, che ha appena vinto alle elezioni. Quello è un governo che non sarà tollerato dagli Stati Uniti d’America.
RT: Lei ha descritto un prototipo di “assassinio morbido”, quello del primo ministro britannico Harold Wilson, la cui blasfemia, agli occhi degli americani, era di favorire il disarmo nucleare.
Cottrell: Sì, è diventato un po’ più difficile usare, diciamo, mezzi violenti, quindi vedremo più spesso le tattiche usate contro Harold Wilson. E aumenteranno, vi dico perché: perché questo fine settimana le elezioni europee hanno formato un vasto blocco di anti-europeisti guidati dal Front National francese e da Nigel Farage, diventato dal nulla il leader del terzo partito britannico. Non si permetterà che questo continui, quindi ci saranno mosse come quelle contro Harold Wilson per rimuovere quei capi e quei partiti nei vari paesi.
RT: L’ex assistente-segretario generale dell’ONU Hans Sponeck ha rivelato che la NATO sta tentando di sovrastare e di fatto sostituire le Nazioni Unite. La sua nuova dottrina rifiuta il monopolio ONU dell’uso della forza, di cui si propone come ala militare. Il suo nuovo programma “Partner attraverso il globo” ha già incorporato Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Pakistan e Iraq. Con l’attesa adesione di stati come la Colombia ed El Salvador, la NATO sarà presente su tutti i continenti abitati. Le forze armate americane sono ora in più di 150 paesi. Il numero non ufficiale, che comprende le forze USA clandestine, è probabilmente molto più alto. Da quando il Pentagono ha formato il Comando USA per l’Africa, ha ridotto il paese più sviluppato del continente all’anarchia, rovesciato la Costa d’Avorio e troncato la metà meridionale del Sudan, ricca di petrolio, per farne un nuovo stato. Solo due paesi e mezzo restano al di fuori del suo controllo militare.
Abbiamo con noi Rick Rozoff, eminente analista militare e direttore di “Fermate la NATO”. Cosa succederà alla gente quando gli ultimi paesi cadranno sotto il controllo degli USA?
Rick Rozoff: La risposta è schiavitù globale, e la vediamo manifestarsi in modi che non sono sempre evidenti, per esempio nei voti dell’assemblea generale dell’ONU, nell’ultimo anno e mezzo, sulla questione della Siria. Vediamo che gli USA, con vari mezzi -corruzione economica, ricatto diplomatico, sovversione, ma anche programmi militari bilaterali e multilaterali- sono stati capaci di assicurarsi in gran parte la sottomissione degli altri paesi. Non c’è indipendenza diplomatica e politica nelle nazioni, perché sono obbligate dagli Stati Uniti e, francamente, hanno paura delle ritorsioni economiche e militari qualora non si adeguassero ai diktat degli USA.
RT:  L’analista militare William Engdahl scrive che “l’unica potenza rimasta” con la capacità di fermare ciò che il Pentagono chiama dominio a tutto spettro è la Russia. La crisi ucraina ha fornito il pretesto perfetto per esercitare il controllo militare USA nella regione.La NSNBC scrive: “Si può ben capire che la Russia interpreta lo spiegamento lungo i suoi confini del programma NATO di Guerre Stellari come una dichiarazione non ufficiale di guerra.”
Abbiamo con noi Bruce Gagnon, della Rete Globale contro le Armi nello Spazio. Cosa sappiamo dei piani per l’attacco?
Bruce Gagnon: Al momento sta venendo pianificato. Il Comando Spaziale USA sta compiendo esercitazioni per la possibilità di sferrare un primo attacco, e questo è l’elemento chiave. Sono progetti di primo attacco, e i cosiddetti sistemi missilistici di difesa sono elementi chiave del progetto di primo attacco statunitense. L’idea è di colpire la Cina o la Russia con un primo colpo e poi, quando queste tentano di lanciare la ritorsione nucleare, usare i sistemi “di difesa” per intercettarla, in modo tale che, dopo che la prima spada viene conficcata nel cuore della Cina o della Russia, lo scudo missilistico eliminerebbe ogni risposta. Non ha niente a che fare con la difesa, niente a che fare con la libertà o la democrazia, o con tutte queste parole che vengono sempre usate per mascherare le vere intenzioni: è solo per il dominio a tutto spettro.

RT: Diversi decenni fa, il primo programma di Guerre Stellari ha dovuto fronteggiare un intenso dibattito pubblico. Oggi, gli USA sono controllati da appena 6 media mainstream, tutti completamente subordinati alla Casa Bianca. Il risultato è un silenzio orwelliano sulla questione forse più pericolosa del momento.
Fonte: Global Research
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Petizione in sintonia:

mercoledì 8 novembre 2017

“Contro maestro Ciliegia. Commento teologico a Le avventure di Pinocchio” - Recensione



Non ha espresso nessuna delle ideologie correnti, che erano tutte ignote ai suoi destinatari e che d’altronde non erano più pacificamente accettate nella profondità della sua coscienza. E sarà sempre una prevaricazione dare di Pinocchio delle spiegazioni ideologiche di qualunque tendenza e di qualunque colore, come di fatto sono state date: conservatorismo moralistico, liberalismo illuministico, pauperismo, marxismo, psicanalismo ecc.

Non le ideologie ma la verità, di sua natura universale ed eterna, è contenuta in questo magico racconto e, servita com’era da un’alta fantasia e da una fresca ispirazione poetica, spiega la sua rapida affermazione e il suo duraturo trionfo. Ma, per non lasciare nel vago le nostre affermazioni, quali sono specificamente le verità che, senza possibilità di discussione, traspaiono nella storia del burattino?

Sono sette quelle che reggono e illuminano tutta la vicenda:

Il mistero di un creatore che vuole essere padre
Pinocchio, creatura legnosa, origina dalle mani di chi è diverso da lui; è costruito come una cosa, ma dal suo creatore è chiamato subito figlio. C’è qui l’arcano di un’alterità di natura, superata da uno strano, gratuito, imprevedibile amore.
Il burattino, chiamato sorprendentemente a essere figlio, fugge dal padre. E proprio la fuga dal padre è vista come la fonte di tutte le sventure; così come il ritorno al padre è l’ideale che sorregge Pinocchio in tutti i suoi guai costituendo, infine, l’approdo del tormentato viaggio e la ragione della raggiunta felicità.
Il mistero del male interioreIn questo libro è acutissimo il senso del male. E il male è in primo luogo scoperto dentro il nostro cuore. Non è un puro difetto di conoscenza, come nell’illuminismo socratico; non è risolto tutto nella iniquità o nella insipienza delle strutture, come nell’ideologia liberal-borghese in polemica con l’Ancien Régime o nell’ideologia marxista in polemica con la società liberal-borghese. «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc 7, 21).
Pinocchio sa che cosa è il suo bene, ma sceglie sempre l’alternativa peggiore (Vedi, c. 9: a scuola o al teatro dei burattini?; cc. 12 e 18: a casa o al campo dei miracoli col gatto e la volpe; cc. 27: a scuola o alla spiaggia a vedere il pescecane?; c. 30: dalla Fata o al Paese dei balocchi? ). Soggiace chiaramente alla narrazione di queste sconfitte la persuasione della «natura decaduta», della «libertà ferita», della incapacità dell’uomo a operare secondo giustizia, espresso nelle famose parole: «Non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7, 19).
Il mistero del male esteriore all’uomo. La nostra tragedia è aggravata dal fatto che sono all’opera, esteriormente a noi, le potenze del male. Esse non sono viste come forze impersonali, quasi oggettivazioni delle nostre inclinazioni malvagie o dei nostri squilibri, ma come esseri astuti e intelligenti che si accaniscono inspiegabilmente ed efficacemente contro la nostra salvezza.

Nella fiaba queste forze malefiche sono rappresentate vivacemente nelle figure del Gatto e della Volpe e raggiungono il vertice dell’intensità artistica e della lucidità speculativa nell’Omino, corruttore mellifluo, tenero in apparenza, perfido nella realtà spaventosa e stupenda raffigurazione del nostro insonne Nemico: «Tutti la notte dormono, e io non dormo mai» (c. 31).
Il mistero della mediazione redentiva. L’ideologia illuministica aveva diffuso nel mondo l’orgogliosa affermazione dell’auto-redenzione dell’uomo: l’uomo può e deve salvare se stesso, senza alcun aiuto dall’alto.
Tutta la seconda parte del libro (dal c. 16 in avanti, che si potrebbe considerare quasi il Nuovo Testamento di questa specie di Bibbia) è costruita per smentire questa che è l’illusione dominante della nostra cultura. Pinocchio, interiormente debole e ferito, esteriormente insidiato da intelligenze maligne più astute di lui, non può assolutamente raggiungere la salvezza, se non interviene un aiuto superiore, che alla fine riesce a compiere il prodigio di riconciliarlo col padre, di riportarlo a casa, di dargli un essere nuovo.

Lo straordinario personaggio della Fata dai capelli turchini è posto appunto a indicare l’esistenza di questa salvezza che è donata dall’alto e può guidare al lieto fine la tragedia della creatura ribelle.
Il mistero del padre, unica sorgente di libertà. La scelta di un burattino legnoso come protagonista della narrazione è anch’essa una cifra: è il simbolo dell’uomo, che è da ogni parte condizionato, che è schiavo degli oppressori prepotenti e dei persuasori occulti, che è legato a fili invisibili che determinano le sue decisioni e rendono illusoria la sua libertà.
Il burattinaio di turno può anche essere soppresso dall’una o dall’altra rivoluzione, ma fino a che la creatura umana resta solitaria marionetta, ogni burattinaio estinto avrà fatalmente un successore.

Pinocchio non può restare prigioniero del teatrino di Mangiafuoco, perché a differenza dei suoi fratelli di legno riconosce e proclama di avere un padre. Il senso del padre è dunque la sola sorgente possibile della liberazione dalle molteplici, cangianti e sostanzialmente identiche tirannie che affliggono l’uomo.

Il mistero della trans-naturazione. Pinocchio riesce a raggiungere la sua perfetta libertà interiore e a realizzarsi perfettamente in tutte le sue virtualità soltanto quando si oltrepassa e arriva a possedere una natura più alta della sua, la stessa natura del padre. È la realizzazione sul piano dell’essere della vocazione filiale con la quale era cominciata tutta la storia.

Noi possiamo essere noi stessi soltanto se siamo più di noi stessi, per una arcana partecipazione a una vita più ricca; l’uomo che vuole essere solo uomo, si fa meno uomo.
Il mistero del duplice destino. La storia dell’uomo, come è concepita e narrata in questo libro, non ha un lieto fine immancabile. Gli esiti possibili sono due: se Pinocchio si sublima per la mediazione della Fata nella trans-naturazione che lo assimila al padre, Lucignolo — che non è raggiunto da nessuna potenza redentrice — s’imbestia irreversibilmente. La nostra vicenda può avere due opposti finali: o finisce in una salvezza che eccede le nostre capacità di comprensione e di attesa, o finisce nella perdizione.

Verità cristiane. Queste sette convinzioni, si è visto, sono affermate e conclamate dal libro, e non so come sia possibile con qualche ragionevolezza dubitarne.

Orbene, è anche fuori dubbio che esse siano sette fondamentali verità della visione cristiana, e cioè:
La nostra origine da un Creatore e la nostra vocazione a diventare suoi figli.
Il peccato originale e la decadenza della nostra volontà che da sola non sa resistere al male.
Il demonio, creatura intelligente e malvagia, che lavora alla nostra rovina.
La mediazione salvifica di Cristo, come unica possibilità di salvezza.
Il senso di Dio, fondamento della dignità umana e della nostra libertà di fronte a qualsivoglia oppressione.
Il dono della vita di grazia, che ci fa partecipi della natura di Dio.
I due diversi destini eterni tra i quali siamo chiamati a decidere.

Il Collodi che, sazio delle ideologie, si rivolge ai ragazzi d’Italia, con felice intuito di artista riscopre nell’anima dei destinatari l’unica concezione della realtà che accomunava tutti gli abitanti della penisola, prima che l’unificazione politica li dividesse nel profondo ed erigesse tra loro le barriere avverse delle ideologie.

I ragazzi italiani del 1881 potevano certo avere padri e zii clericali o anticlericali, cattolici intransigenti o conciliatoristi, filo-sabaudi o repubblicani, liberali o socialisti; ma nessuna di queste contrapposizioni li toccava minimamente. I ragazzi italiani del 1881 avevano come sola chiave interpretativa della realtà la concezione che potevano desumere dalle preghiere delle loro mamme e delle loro nonne, dagli affreschi e dalle vetrate delle loro chiese, dalle spiegazioni del vangelo del loro parroco, dal catechismo studiato per la prima comunione, dalle espressioni popolari della sapienza cristiana. I ragazzi italiani del 1881 non conoscevano ideologie, conoscevano la verità.
E il Collodi, entrando in comunione di spirito con loro in virtù della capacità penetrativa della sua arte, riconquista senza volerlo e probabilmente senza saperlo la verità della sua primissima giovinezza, la verità che aveva dato a sua madre la forza di vivere, la verità che ogni cuore umano non prevenuto percepisce d’istinto come la loro luce che salva. Si è in modo singolare avverata per lui la parola profetica del Signore Gesù: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 3). «Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli» (Mt 18, 4).

Conclusione

E’ dunque una lezione di vita che possiamo imparare: le ideologie. possono servire per far politica, per arricchire, per far carnera, per organizzare meglio l’esteriorità della vita terrena, per assicurarsi onori e vantaggi, per avviare rivoluzioni che lasciano la sostanza delle cose come prima, per intraprendere liberazioni che di solito si risolvono in un cambio di schiavitù; ma per la salvezza dell’uomo come uomo non servono. Per la salvezza occorre la verità: noi cerchiamo la verità sulla vita e sulla morte, sul senso dell’esistenza e sulla sua insignificanza, sulla felicità e sul dolore, sulla possibilità di speranza e sulla disperazione, sulla nostra origine e sul nostro ultimo destino.
La salvezza comincia quando l’uomo si rende conto che la sua vera alienazione sta nel rifugiarsi nell’una o nell’altra ideologia per la paura di misurarsi con la verità, e comincia a capovolgere questo mortificante processo. E’ l’insegnamento più elevato e più utile che si possa trarre dalla vicenda umana di Carlo Lorenzini detto Collodi e dal «caso» letterario de «Le avventure di Pinocchio».

Giacomo Biffi – “Contro maestro Ciliegia. Commento teologico a Le avventure di Pinocchio” Jaca Book, Milano, 1977

lunedì 6 novembre 2017

Il Mezzogiorno si salva con la "revolucion"


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Sono oramai decenni che sentiamo ripetere come un mantra da ogni parte politica che è necessario fare una politica per il rilancio del sud.

Abbiamo nel frattempo visto governi di ogni colore avvicendarsi al potere ed ogni volta li abbiamo sentiti ribadire le solite prediche,  promettere i soliti interventi, giurare la propria determinazione a risolvere il problema in modo efficace e complessivo.

Ma gli anni sono passati, i governi sono cambiati ed i risultati non si sono mai visti, salvo che la spartizione criminale dei fondi destinati allo sviluppo del sud e che invece hanno sviluppato solamente i conti in banca dei soliti noti!

Un misto di incompetenza, di inettitudine, di cinismo morale e di assoluto menefreghismo hanno caratterizzato sempre l’atteggiamento della politica nei riguardi del mezzogiorno ed i risultati concreti, palesi, reali, sono lì a confermare nei fatti che quanto andiamo dicendo non è né demagogia, né analisi superficiale, ma la semplice constatazione di una realtà!

Per motivi famigliari, frequentiamo spesso una cittadina della Calabria che conta circa ventimila abitanti ed abbiamo modo di vedere nel tessuto vivo di una comunità il grado di degrado sociale e di miseria in cui la media della popolazione è costretta a vivere.
Più di metà della popolazione giovanile è senza lavoro e senza la speranza di riuscire a trovarne uno e questo genera una prima conseguenza negativa anche nei rapporti di chi lavora con i datori di lavoro che approfittano della situazione di crisi e di precarietà per spingere al massimo lo sfruttamento pagando salari miseri (600/ 800 euro al mese ) e pretendendo straordinari gratuiti e ferie molto più ridotte di quanto dovuto quando addirittura non concesse per niente. Le autorità politiche e gli ispettorati del lavoro conoscono benissimo la situazione, ma non fanno nulla per migliorarla o per porvi rimedio, nemmeno quando essa sconfina nell’illegalità.

Seconda conseguenza del  degrado in questa cittadina è che la situazione del mercato immobiliare è assolutamente stagnante con metà degli immobili da vendere e metà da affittare senza che nessuno abbia i soldi per comperare o per pagare gli affitti.

Terza conseguenza l’abbandono generale in cui sono lasciate le città da amministrazioni comunali che non hanno i fondi nemmeno per l’ordinaria manutenzione e sono costrette a lasciare in giro sporcizia, guasti, disordine ed a rassegnarsi a disservizi che, come al solito, colpiscono le fasce più deboli della società.

In questo contesto, l’unica attività che prospera è la malavita organizzata e la Mafia e la ‘Ndrangheta la fanno da padrone trovando adesioni facili.

Qui il discorso morale si fa relativo perché una vera libertà di scelta la si ha solamente quando si può scegliere tra due opzioni, ma cessa di esistere quando di opzioni ce ne sia una soltanto e quando l’alternativa all’adesione mafiosa sia la fame.

Saremmo curiosi di vedere cosa farebbero i vari “Soloni” predicatori e moralisti se si trovassero a vivere situazioni così estreme come quelle che vivono i giovani del sud…

E’ vero che molti, per eroismo o per paura, scelgono di restare nella legalità, ma è altrettanto vero che altri, per necessità e per disperazione, fanno invece la scelta sbagliata ed anche di questo la responsabilità ultima cade su quella casta politica che da decenni manca ad un’altra promessa ripetuta e mai mantenuta e cioè a quella di “combattere la criminalità organizzata”..!

E’ del tutto evidente che l’attuale crisi generale ha il suo peso sulla situazione del sud, ma nelle zone più progredite del centro e del nord, dove la struttura economica era più solida, anche le conseguenze della crisi sono proporzionalmente meno pesanti e se nei decenni precedenti la politica avesse fatto qualche cosa di concreto anche per il mezzogiorno, invece di limitarsi ad una presa in giro con le solite vaghe promesse che non sono mai giunte neppure ad un abbozzo di piano operativo, oggi anche il sud, sebbene coinvolto nella crisi generale, la potrebbe sopportare molto meglio senza essere ridotto alla disperazione sociale!

Ad aggravare poi una situazione già tragica di per se stessa è la complicità della politica con le mafie nell’ambito di una comune convenienza in quanto le mafie sono in grado di controllare una parte consistente dei flussi elettorali e la politica scambia questi voti che le danno il potere con una condiscendenza ed una tolleranza che si concretizzano nel non fare concretamente nulla per dare allo stato le armi per combattere le mafie.

Come sempre, quando si analizza il comportamento della casta politica italiana, si giunge alla conclusione che le sue caratteristiche sono complessivamente negative e, per usare un eufemismo, sono l’essenza dell’incapacità e della mancanza di etica.

Il lungo periodo di esercizio dimostra che questa casta NON è riformabile e che l’unico modo di non doverla più subire è quello di eliminarla,  con la RIVOLUZIONE!

Non lo diciamo per spirito sanguinario o per sete di violenza e saremmo lieti se qualcuno volesse e sapesse proporci un’alternativa plausibile e concretamente realizzabile e che non sia la solita, utopica illusione ma, purtroppo, a causa dell’esperienza vissuta, noi non ne vediamo nessun’altra..!!

Alessandro Mezzano

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sabato 4 novembre 2017

Elezioni siciliane e Ius Soli... Ovvero la "Legge del Menga" a cui il PD non può rifiutarsi


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Ci siamo: la Sicilia il 5 novembre 2017 va  alle urne per eleggere il governatore e il Consiglio regionale. Un dato, sin d’ora, è certo: il Pd non vincerà. Si tratta solo di sapere se perderà male, finendo terzo, o malissimo, addirittura quarto. Saranno gli esperti di politica siciliana a interpretare, ad urne chiuse, le dinamiche più profonde di questo insuccesso, che però ha anche, e forse soprattutto, una valenza nazionale. La maggior parte degli elettori non crede più nel Pd di Renzi e in una regione come la Sicilia il problema dei migranti ha contato, eccome se ha contato.
Certo, gli elettori hanno la memoria corta – è noto – ma non cortissima. Sanno come il governo Gentiloni ha affrontato la questione del “servizio taxi” operato dalle navi delle Ong, dapprima negandolo, poi dissimulandolo, infine criminalizzando chi denunciava abusi e complicità con Organizzazioni non governative alcune delle quali chiaramente in combutta con gli scafisti e animate non solo da propositi umanitari quanto, soprattutto, da intenti politici per favorire un’irresponsabile e socialmente destabilizzante immigrazione di massa. Ora la verità sta venendo fuori, ora sappiamo chi aveva ragione.
Sì, il Pd paga, elettoralmente, anche per questo. Ma anche per l’ostinazione con cui continua a proporre lo ius soli ovvero la concessione automatica della cittadinanza agli stranieri che nascono in Italia. E come lo fa: toni drammatici, scioperi della fame, più mediatici che di sostanza, certo ma inequivocabili nel loro significato: il Pd quel provvedimento lo vuole approvare e prima della fine della legislatura.
Diciamolo pure: complimenti per la coerenza. Salvini e il centrodestra apprezzano e sentitamente ringraziano. Però qualcosa non torna. Perché i sondaggi sono inequivocabili: un numero crescente di elettori, ormai maggioritario, inclusi molti di sinistra, è contrario allo ius soli. E al Pd e a Renzi non mancano di certo gli esperti elettorali in grado di spiegare che intestardirsi su un tema impopolare significa urtare gli elettori moderati e dunque perdere le elezioni, domenica in Sicilia in marzo in Italia.
Eppure Renzi, per una volta d’accordo con Gentiloni, va avanti. Persino un ministro competente e che quest’estate ha saputo prendere posizioni ferme in tema di immigrazione, come quello degli Interni Minniti, improvvisamente ha innescato la retromarcia.
Titoli come questi sono inequivocabili:
"Ius soli, Gentiloni e Minniti: Impegno solenne per l'approvazione entro la legislatura"
E allora bisogna chiedersi cosa spinga il Pd al suicidio politico. Ci deve essere una ragione suprema, per cui l’approvazione di un provvedimento straordinariamente impopolare diventa più urgente delle più ovvie considerazioni di strategia elettorale. Perché anche se il Parlamento non lo approverà entro Natale, il Pd verrà attaccato su questo tema. E Salvini e la Meloni non molleranno la presa.
Dunque, perché? Non ho risposte certe, solo ragionevoli dubbi, ad esempio apprendendo che Open Society di Soros può contare su 226 europarlamentari “affidabili” per promuovere i propri progetti di diffusione dei migranti in tutta Europa. Di questi, 14 sono italiani, quasi tutti del Pd (trattasi di Brando Maria Benifei, Sergio Cofferati, Cecilia Kyenge, Alessia Mosca, Andrea Cozzolino, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Isabella De Monte, Luigi Morgano, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elena Schlein, Daniele Viotti). Più Barbara Spinelli, della lista Tsipras, ex indignata speciale di Repubblica.
Attenzione: non si tratta di complottismo ma di un dettagliato documento interno della Open Society, pescato e divulgato da DcLeaks.
Quel Soros che lo scorso maggio fu ricevuto a Palazzo Chigi da un gaudente Paolo Gentiloni. Quel Soros che da anni tesse una meticolosa ed efficace rete di contatti negli ambienti progressisti italiani. Quel Soros che ha appena deciso di donare 18 miliardi del suo patrimonio a Open Society.
E’ un uomo potente, influente, determinato, certo coerente con le sue convinzioni. E non è isolato. Fa parte di un mondo che persegue interessi che sono umanitari nelle motivazioni ufficiali ma dall’innegabile valenza politica pro immigrazione, contro la sovranità degli Stati, di aperta ostilità alle identità nazionali, ai valori e alle culture tradizionali.
E allora viene da chiedersi: è a quel mondo che il Pd non può dire di no?

Marcello Foa

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venerdì 3 novembre 2017

Gentiloni: "Mors tua vita mea" - Il governo di transizione vara leggi definitive


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L'attuale Governo italico, quello che doveva solo traghettare verso nuove elezioni, continua a prendersi il lusso di imporre decisioni epocali al nostro sventurato popolo.

Ora si è attribuito una vera e propria licenza che consente di scippare i cittadini: lo confermano due fatti recentissimi che costringono a tornare sul tema delle pensioni. Da un lato, l'aggiornamento dell'aspettativa di vita previsto ogni 3 anni e registrato dall'Istat, che decreta un nuovo innalzamento dell'età d'uscita per la pensione di vecchiaia: 67 anni, a partire dal 2019. Dall'altro lato, c'è la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara legittimo il decreto Poletti sulle rivalutazioni pensionistiche. Si tratta dell'uno-due degno di un incontro di pugilato che infligge il K.O. ai contribuenti italiani, purtroppo non solo a quelli direttamente interessati dalle due decisioni.
  

Infatti, risulta evidente il duplice messaggio sotteso a queste scelte: il primo è che lo Stato tratta i pensionati italiani alla stregua dei possessori di case, diventati il bancomat preferito quando si tratta di far quadrare i conti; il secondo è che la ridistribuzione sociale si può fare anche sui diritti acquisiti, annullando di fatto qualsiasi onorabilità del Governo. È chiaro naturalmente che laddove si stringe un patto coi cittadini e poi lo si disattende, uno Stato perde qualsiasi credibilità. Ci si può ancora fidare di un'Istituzione che per anni ti promette un determinato trattamento, con una rivalutazione dello stesso in base all'indice Istat, e poi se lo rimangia quando hai raggiunto il traguardo?

Sono fatti di una gravità assoluta, ancora più pesanti dell'emanazione di una legge elettorale ai limiti della legalità, che tanto tempo ha preso ai parlamentari tra attività d'Aula e propaganda in piazza. Mentre con un mano si spandevano dichiarazioni infuocate e veline stampa, con l'altra lo Stato italiano è andato a prelevare di fatto dalle tasche dei pensionati i quattrini che — piaccia o meno — aveva promesso loro per decenni. E non si può che rabbrividire per il silenzio assordante riservato al riguardo dalla stampamainstream.
 
Inoltre non ci si può non indignare per quei furbastri che, pur essendo nella maggioranza, provano a fingere di fare opposizione dicendo che così non va. Il riferimento è a Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, niente meno che ex ministri del Lavoro, i quali mentre erano al potere costruirono la regola sull'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, e hanno sostenuto a suo tempo il decreto Poletti. Nessuno di loro si è scandalizzato al momento di pigiare il pulsante giusto, saldamente seduti nei propri scranni: risultano patetici nel loro tentativo, a due passi dalle elezioni, di avanzare timide proteste contro l'innalzamento dell'età pensionabile. E non sono da meno i sindacati, che non hanno assolutamente protetto i diritti dei loro iscritti, se non con qualche sciopero effimero, poche chiamate in piazza e tante, troppe comode dichiarazioni su giornali che poi non si traducono mai in fatti concreti e non portano alcun risultato.
 
Claudio Martinotti Doria 


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Un'ultima analisi merita anche la legittimazione della mancia concessa da Poletti sulla rivalutazione delle pensioni più ricche. Sia chiaro, non si parla solamente delle pensioni d'oro (il tentativo di chi volle quella legge per far quadrare i bilanci è proprio quella di accomunare nel medesimo calderone), ma anche di pensionati che alla fine della fiera percepiscono poco più di duemila euro al mese, e che sono il numero più consistente e quindi più appetitoso per fare cassa — e che nel giro di pochi anni, senza vedersi aumentato il trattamento, percepiranno come le persone che hanno versato molto meno di loro. Questo fatto appare equo alla Corte Costituzionale? Sembra giusto socialmente al Parlamento italiano? Pare proprio di sì! Peccato che funzioni solo nella loro testa ideologicamente tarata sulla redistribuzione reddituale anche post mortem, dopo averlo fatto per tutta la vita con il prelievo fiscale. D'altronde, in questa strana penisola chiamata Italia viene considerato alla pari il figlio di Agnelli, quello di un avvocato o di un medico e quello di un impiegato di alto livello arrivato al culmine della sua carriera: per l'erario pagano uguale come fascia reddituale qualsiasi servizio offerto per l'accesso all'istruzione e alla sanità. 

Ecco quindi che nel paese delle meraviglie, solo in apparenza, tutto è possibile: anche arrivare ad assicurare nel corso degli anni una pensione uguale a gente che ha versato un montante ben meno consistente. Ma d'altra parte c'è chi promette mille euro al mese, all'approssimarsi di ogni campagna elettorale, a chi ha raggiunto la pensione sociale senza aver versato uno straccio di contributo nella sua vita. Quindi che ci si lamenta a fare?

giovedì 2 novembre 2017

Roma: "Avanti, avanti... con le armi, contro la Costituzione"


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Al posto del verde il comando militare nazionale

Gli abitanti del quartiere di Centocelle, a Roma, protestano a ragione per l’impatto del costruendo Pentagono italiano sul parco archeologico e la sua area verde. C’è però un altro impatto, ben più grave, che passa sotto silenzio: quello sulla Costituzione italiana.

Il progetto di riunire i vertici di tutte le forze armate in un’unica struttura, copia in miniatura del Pentagono statunitense, è parte organica della «revisione del modello operativo delle Forze armate», istituzionalizzata dal «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti.

Esso sovverte le basi costituzionali della Repubblica italiana, riconfigurandola quale potenza che interviene militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri «interessi vitali» economici e strategici, e ovunque nel mondo – dal Baltico all’Afghanistan – siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando Usa.

Funzionale a tutto questo è la Legge quadro del 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero (attualmente 30 in 20 paesi), finanziandole con un fondo del Ministero dell’economia e delle finanze.

Cresce così la spesa militare reale che, con queste e altre voci aggiuntive al bilancio della Difesa, è salita a una media di circa 70 milioni di euro al giorno, che dovranno arrivare a circa 100 milioni al giorno come richiesto dalla Nato.

La riconfigurazione delle Forze armate in funzione offensiva richiede sempre più costosi armamenti di nuova generazione. Ultimo acquisto il missile statunitense Agm-88E Aargm, versione ammodernata (costo 18,2 milioni di dollari per 25 missili) rispetto a precedenti modelli acquistati dall’Italia: è un missile a medio raggio lanciato dai cacciabombardieri per distruggere i radar all’inizio dell’offensiva, accecando così le difese del paese sotto attacco.

L’industria produttrice, la Orbital Atk, precisa che «il nuovo missile è compatibile anche con l‘F-35», il caccia della statunitense Lockheed Martin alla cui produzione l’Italia partecipa con l’impianto Faco di Cameri gestito da Leonardo (già Finmeccanica), impegnandosi ad acquistarne 90. Il primo F-35 è arrivato nella base di Amendola il 12 dicembre 2016, facendo dell’Italia il primo paese a ricevere, dopo gli Usa, il nuovo caccia di quinta generazione che sarà armato anche della nuova bomba nucleare B61-12.

L’Italia, però, non solo acquista ma produce armamenti. L’industria militare viene definita nel Libro Bianco «pilastro del Sistema Paese» poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione».

I risultati non mancano: Leonardo è salita al nono posto nella classifica delle 100 maggiori industrie belliche del mondo, con vendite annue di armamenti per circa 9 miliardi di dollari nel 2016. Agli inizi di ottobre Leonardo ha annunciato l’apertura di un altro impianto in Australia, dove produce armamenti e sistemi di comunicazione per la marina militare australiana.

In compenso, per spostare sempre più la produzione sul settore militare, che fornisce oggi a Leonardo l’84% del fatturato, sono state vendute alla giapponese Hitachi due aziende Finmeccanica, Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, leader mondiali nella produzione ferroviaria.

Su questo «pilastro del Sistema Paese» si edifica, con fondi stornati dal budget della Legge di stabilità, il Pentagono italiano, nuova sede del Ministero della Guerra.


Manlio Dinucci


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(il manifesto, 31 ottobre 2017)