mercoledì 28 novembre 2018

Marche inquiete - Terremoto, che occasione!



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Una città senza i suoi abitanti, la sua cultura, la sua anima dunque, non è più una città. E’ un centro direzionale circondato da pulviscolo inoffensivo. Qualcuno fantastica di metterci quelli del Senegal, come nei borghi spopolati. 

La strategia è quella di Malthus. Vale per la Grecia e per l’Italia, con i rispettivi centomila giovani, costruttori del futuro nazionale, nel nome di Giotto e nella scia di Dante, di Prassitele e Sofocle, che vanno e non tornano. Rafforzano coloro che ci riducono così. 

E se i non consoni alle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione pensano di resistere, gli togli i treni, i pronti soccorsi, l’oncologia, l’università, i vigili del fuoco, asili, elementari, medie e licei. 

E quando ti si offre un’occasione d’oro come il terremoto, li lasci all’addiaccio, in tenda, nel camper, in campeggio al mare, o nelle casette in cui sui pavimenti crescono funghi, i cui boiler ghiacciano, i cui tetti crollano. 

Non gli ricostruisci una cippa e rimandi in grembo a Giove la decisione se le case siano agibili o no. Vedrai che alla fine se ne vanno e anziché viaggiare sul chilometro zero, fisiologico per chi lì produce e consuma, ma micidiale per la globalizzazione, da Arquata del Tronto si andrà ad Ancona all’Auchan. E il figlio a Londra.

Al loro posto, dicono, perché non africani? Impareranno Giotto e dimenticheranno i loro templi.


Fulvio Grimaldi  - www.fulviogrimaldicontroblog.info

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martedì 27 novembre 2018

Il grande inganno ecclesiastico... (eppure c'è gente che ancora ci crede)




“… e c’è gente che ancora gli crede…” (Saul Arpino)

Il papa vuole avere il controllo assoluto dottrinale e politico su tutti i cattolici che operano sul pianeta terra. Soprattutto i vertici ecclesiastici, vescovi e cardinali, debbono essere tutti nominati dal vaticano.

Cosa contraria persino all’antica tradizione cristiana. Infatti sino al V secolo le nomine vescovili (i cardinali non esistevano) venivano effettuate dal popolo, dai fedeli stessi. Il vescovo di Roma, che poi si tramutò in papa, era eletto dall’ecclesia dei credenti, con una votazione libera.

Di secoli ne son trascorsi ed ormai il papa è solo un monarca assoluto, ed il vaticano è uno stato totalitario e un potentato economico.

Il papa, uno specialista in storie costruite per ingannare le masse, può continuare a sperare che qualcuno creda alla sua “religiosità”, ma quelli che gli “credono” son solo i suoi sottoposti e gli scherani politici di convenienza.

Ma forse “alcuni” non sono al corrente di tante nefandezze ecclesiastiche… a quando bruciavano la gente o mandavano i fedeli a scannarsi alle crociate affermando che “dio lo vuole”….

Magari “qualcuno” dirà che la mia è una battaglia contro i mulini a vento, ma trovo che agire ed intervenire sui mali correnti delle religioni sia utile e necessario per l’elevazione della coscienza.

Sospetto però che non sarà facile scardinare il potere vaticano, che non è spirituale ma economico e politico. Inoltre se vogliamo parlare di “religione” facciamo prima un’analisi sul termine che significa “unire” (e non dividere)…. poi seguiamo un tracciato solido per stabilire ciò che “non” è coscienza religiosa, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di descrivere ed incarnare la coscienza (o lo spirito, che è comune a tutti e non ha bisogno d’intermediari).

Ed è proprio in questi termini, di spiritualità laica, che si configura la mia opposizione verso fedi cieche ed ideologiche, soprattutto quelle ipocrite e funzionali al potere dei “sepolcri imbiancati”.

Purtroppo di fronte all’acquiescenza di tanti “fedeli” serve solo la discriminazione ed il distacco, una partita a scacchi del pensiero.

Paolo D’Arpini

sabato 24 novembre 2018

Animali amati e odiati nell'Islam e nel cristianesimo


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L’Islam ricorda che il micio preferito del Profeta si chiamava “Muezza”. Un famoso hadîth—gli hadîth sono detti e fatti attribuiti a Maometto, ma non compresi nel Corano— racconta che un giorno, dovendo vestirsi in fretta per raggiungere la Moschea, scoprì il gatto addormentato proprio sull’abito da preghiera che gli serviva. Piuttosto che disturbare il sonno del felino, liberò la veste tagliando via la manica intrappolata con un paio di forbici. Il gatto è l’animale d’affezione per eccellenza nel mondo Islamico, specialmente per la pulizia e la cura di sé che esibisce. 

Il Corano è piuttosto generoso con gli animali. Gli attribuisce la capacità di far parte dell’umma—la comunità dei credenti—e di onorare il Profeta. Verranno “accolti dal loro Signore alla fine” (Corano 6:38). In altre parole, in contrasto con il Cristianesimo gli riconosce esplicitamente il possesso di un’anima. Il cane non ha la stessa fortuna del gatto nella teologia islamica. Negli oltre duecento versi del Corano che citano animali, solo tre toccano i canidi e riguardano soprattutto la loro utilità per l’uomo, nella caccia e nella pastorizia. A differenza dei gatti, pregiati ospiti ovunque, i cani non devono entrare nelle case. Sono haram—ritualmente impuri, anche se non maligni in sé.

È soprattutto la bava di questi animali la fonte dell’impurità e ogni contaminazione va immediatamente rimossa con ripetuti lavaggi. Non è strettamente vietato tenersi un cane, ma la troppa familiarità andrebbe evitata. La visione negativa dei cani discende non tanto dal Corano ma dagli hadîth, la via attraverso la quale gli usi tradizionali sono rientrati nell’Islam dopo la sua fondazione—un po’ come la tradizione cristiana ha riadattato i riti, costumi e festività pagani strada facendo. La Bibbia invece, pur non concedendogli un’anima, cita molte volte i cani—e non dice una sola parola sui gatti. 

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Il Cristianesimo difatti gli ha sempre guardati con sospetto. Girano di notte quando gli altri dormono, hanno degli allarmanti occhi luminosi, potrebbero essere dei servi di Satana. Il sospetto diventò guerra aperta nella prima metà del XIII secolo con l’emissione di un’incauta Bolla— Vox in Rama—da parte di Papa Gregorio IX che associò in maniera un po’ troppo spettacolare i gatti ai riti satanici che si supponevano praticati dagli eretici Catari. Già nel secolo precedente un Dottore della Chiesa, il Beato Alano di Lilla, arrivò a supporre che il termine cataro—spesso applicato indiscriminatamente a ogni tipo di eretico—derivasse dal latino catus, cioè gatto, perché “si dice che adorino il diavolo sotto le sembianze di un gatto". 

Divenne consuetudine —specialmente in Francia, dove resistette fino ai primi anni dell’800—l’uso del lancio rituale dei gatti dal campanile nella seconda settimana della Quaresima, in segno di rifiuto del Male. Per quanto non piaccia a nessuna delle due parti ammetterlo, le due grandi fedi monoteistiche—l’Islam e il Cristianesimo—sono chiaramente imparentate: una vicinanza conservata nelle vesti tradizionali di frati e suore, nella segregazione femminile tra clausura e harem, nelle usanze sepolcrali e perfino dietetiche (anche la Bibbia cristiana vieta in più punti il consumo della carne di maiale, ma la regola è disattesa) e molte altre cose ancora. Sui cani e i gatti però il contrasto è perfetto. 

James Hansen - hansen@hansenworldwide.com

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giovedì 22 novembre 2018

La propagazione della lingua inglese distrugge la nostra cultura

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Noi Italiani, fedeli ‘sciuscià’ degli Statunitensi, abbiamo subito il lavaggio del cervello, siamo fissati con l’inglese, stiamo massacrando la nostra lingua con assurdi termini inglesi allorché le parole in italiano esistono e sono di grande chiarezza e riteniamo che si possa comunicare con il Mondo solo in questa lingua. Non è vero! Si può comunicare in francese con quasi tutti i Paesi del Mondo, in spagnolo con tutta l’America Latina e aldilà, si può anche comunicare in italiano con molti Paesi tra cui quelli del Bacino Mediterraneo e dell’America Latina. 

L’italiano è anche una lingua molto diffusa in tutta Europa. Me lo lasci dire poiché, per ragioni di lavoro, ho girato l’Europa e il Mondo e ho potuto sperimentare, di persona, le conoscenze linguistiche e l’attitudine dei cittadini verso le diverse lingue. In quest’ambito ritengo di dover mettere in evidenza e sottolineare il fatto che, ovunque, ho sempre incontrato una grande apertura nei confronti dell’italiano. Non credo di esagerare affermando che l’italiano è la lingua più amata del Mondo. Ma, gli Italiani lo ignorano e vanno in giro per l’Europa e per il Mondo utilizzando esclusivamente l’inglese, la qual cosa costituisce un crimine culturale nei confronti della civiltà greco-latina, la nostra civiltà, aggredita dai faccendieri di livello mondiale a causa dei suoi valori incompatibili con il predominio dell’economia e della finanza che sta distruggendo il modello sociale europeo e i diritti fondamentali dei cittadini. 

L’unico punto debole dell’italiano sono gli Italiani che non oserebbero mai iniziare una conversazione con altri cittadini del Mondo in italiano, invece dovrebbero farlo, tenuto conto della grande apertura di livello mondiale nei confronti della nostra bellissima lingua, e passare ad un’altra lingua solo a richiesta dell’interlocutore.

C’è anche da mettere in evidenza l’importanza della qualità della comunicazione che non è assicurata dall’inglese, in particolare, per coloro che dispongono di una “forma mentis” e di un linguaggio strutturato dal diritto romano e dalla civiltà greco-latina. Certo, si può comunicare facilmente in inglese per una conversazione spicciola, da turista, ma quando si passa a questioni di fondo all’espressione del pensiero, alla concezione, alla regolamentazione di tematiche fondamentali d’interesse comune, l’inglese non dispone neanche delle parole corrispondenti e necessarie per esprimere idee, dispositivi e concetti derivanti dalla forma di pensiero conferitaci dalla nostra civiltà. 

Peraltro, noi siamo in Europa e dovremmo preoccuparci, in priorità, di questo nostro contesto istituzionale e culturale, nell’ambito del quale il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano sono lingue largamente diffuse e dispongono delle prerogative per assicurare la “qualità” alla nostra “comunicazione”. L’inglese è, in effetti, l’ultima delle grandi lingue di cultura dell’Europa che dovrebbe essere utilizzata per la redazione dei testi regolamentari e legislativi prodotti dalle istituzioni europee perché non dispone dei termini appropriati per permetterne un’agevole trasferimento nei sistemi legislativi degli Stati Membri che si fondano sul diritto romano e sui codici napoleonici, sottoponendo giuristi e amministratori della cosa pubblica ad incredibili compromessi ed arzigogoli.

Anna Maria Campogrande

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Altro che olocausto nazista... Le guerre USA, dal 1945 ad oggi, hanno causato la morte di 30 milioni di innocenti


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Nel riassunto del suo ultimo documento strategico – 2018 National Defense Strategy of the United States of America (il cui testo integrale è segretato) – il Pentagono sostiene che «dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati uniti e i loro alleati hanno instaurato un ordine internazionale libero e aperto per salvaguardare la libertà e i popoli dalla aggressione e coercizione», ma che «tale ordine viene ora minato dall’interno da Russia e Cina, le quali violano i principi e le regole dei rapporti internazionali».
Completo ribaltamento della realtà storica. Il prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centre for Research on Globalization, ricorda che questi due paesi, classificati oggi come nemici, sono quelli che, quando erano alleati degli Stati uniti durante la Seconda guerra mondiale, pagarono la vittoria sull’Asse nazi-fascista Berlino-Roma-Tokyo con il più alto prezzo in vite umane: circa 26 milioni l’Unione Sovietica e 20 milioni la Cina, in confronto a poco più di 400 mila degli Stati uniti.
Con questa premessa Chossudovsky introduce su Global Research un documentato studio di James A. Lucas sul numero di persone uccise dalla ininterrotta serie di guerre, colpi di stato e altre operazioni sovversive effettuata dagli Stati uniti dalla fine della guerra nel 1945 ad oggi: esso viene stimato in 20-30 milioni. Circa il doppio dei caduti della Prima guerra mondiale, di cui si è appena celebrato a Parigi il centenario della fine con un «Forum della pace».
Oltre ai morti ci sono i feriti, che spesso restano menomati: alcuni esperti calcolano che, per ogni persona morta in guerra, altre 10 restino ferite. Ciò significa che i feriti provocati dalle guerre Usa ammontano a centinaia di milioni.
A quello stimato nello studio si aggiunge un numero inquantificato di morti, probabilmente centinaia di milioni, provocati dal 1945 ad oggi dagli effetti indiretti delle guerre: carestie, epidemie, migrazioni forzate, schiavismo e sfruttamento, danni ambientali, sottrazione di risorse ai bisogni vitali per coprire le spese militari.
Lo studio documenta le guerre e i colpi di stato effettuati dagli Stati uniti in oltre 30 paesi asiatici, africani, europei e latino-americani. Esso rivela che le forze militari Usa sono direttamente responsabili di 10-15 milioni di morti, provocati dalle maggiori guerre: quelle di Corea e del Vietnam e le due contro l’Iraq. Altri 10-14 milioni di morti sono stati provocati dalle guerre per procura condotte da forze alleate armate, addestrate e comandate dagli Usa, in Afghanistan, Angola, Congo, Sudan, Guatemala e altri paesi.
La guerra del Vietnam, estesasi a Cambogia e Laos, provocò un numero di morti stimato in 7,8 milioni (più un enorme numero di feriti e danni genetici generazionali dovuti alla diossina sparsa dagli aerei Usa).
La guerra per procura negli anni Ottanta in Afghanistan fu organizzata dalla Cia che addestrò e armò, con la collaborazione di Osama bin Laden e del Pakistan, oltre 100 mila mujaidin per combattere le truppe sovietiche cadute nella «trappola afghana» (come dopo la definì Zbigniew Brzezinski, precisando che l’addestramento dei mujaidin era iniziato nel luglio 1979, cinque mesi prima dell’invasione sovietica dell’Afghanistan).
Il colpo di stato più sanguinoso fu organizzato nel 1965 in Indonesia dalla Cia: essa fornì agli squadroni della morte indonesiani la lista dei primi 5 mila comunisti e altri da uccidere. Il numero dei trucidati viene stimato tra mezzo milione e 3 milioni.
Questo è «l’ordine internazionale libero e aperto» che gli Stati uniti, indipendentemente da chi siede alla Casa Bianca, perseguono per «salvaguardare i popoli dalla aggressione e coercizione».
Manlio Dinucci   
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lunedì 19 novembre 2018

Riuscirà l'umanità a sopravvivere ai cambiamenti climatici ed all'inquinamento?



E’ ormai assodato che il clima è definitivamente cambiato ovunque sulla Terra ed anche in Italia. Non è più il caso scanzonato di esclamare: ”Lo sappiamo, lo sappiamo, le stagioni son cambiate!”, risposta ironica questa che andava in auge fino a poco tempo fa in risposta alle affermazioni dei climatologi. Oggi, senza più quello stupido sorrisino che ci stampavamo sulla faccia, dobbiamo invece riconoscere che le stagioni sono realmente cambiate e che il clima non è più quello del secolo scorso. 

Passando dal sorrisino idiota alla presa di coscienza reale, dobbiamo invece cercare di capire di più quello che sta accadendo sul clima del nostro pianeta e valutare se tutto ciò potrà avere delle ricadute negative sull’ambiente, sulla società, sull’economia globale, sugli equilibri geopolitici planetari e su noi stessi.

Fatta questa premessa, dopo un attimo di riflessione sulla situazione, dovremmo chiederci:  "ma siamo pronti ad affrontare questo cambiamento?"

L’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change)  sin dal  1994 indicò le tre fasi necessarie all’umanità per cercare di contrastare l’aumento dei gas serra in atmosfera e di conseguenza l’eccessivo riscaldamento di tutta la biosfera. Queste le fasi: informazione, mitigazione e adattamento. 

La prima, l’informazione, aveva lo scopo di far comprendere al pubblico mondiale, attraverso tutti i canali d’informazione possibili, la situazione climatica in atto. Questo compito possiamo dire che è stato svolto egregiamente, ormai tutti, dai più piccoli ai più vecchi, sanno cosa vuol dire riscaldamento globale e cambiamenti climatici. 

Il secondo step, quello della mitigazione, invece è miseramente fallito. Dal protocollo di Kyoto al  nuovo accordo sul clima di Parigi, a parte varie iniziative blande o inconcludenti, la mitigazione climatica non si è potuta realizzare, l’aumento dei gas serra, in particolare la CO2 è passata dai 280 ppm dell’inizio del secolo scorso ai 420 ppm di oggi.  I mari si sono riscaldati oltre ogni aspettativa e sono cresciuti dall’inizio del 1900 di circa 20 cm, i ghiacciai del pianeta di sono ridotti di ¼, ridotte le foreste pluviali, scomparse definitivamente specie vegetali e animali, ecc. ecc. - 

Resta ora l’ultimo step, quello dell’adattamento: Adattamento ai cambiamenti climatici. Visto che le lobby dei combustibili fossili hanno vinto, visto che l’espansione demografica continua a divorare il verde del pianeta e visto che l’inquinamento dei suoli e del mare non si arresta più, allora non ci resta che prepararci alle inevitabili conseguenze.

E senza aspettare i diktat dei potenti e le decisioni dei governi e dei nostri comuni, dovremmo fare una breve analisi sul nostro piccolo mondo e capire se dobbiamo iniziare a cambiare qualcosa nei nostri programmi anche esistenziali. Capire anche semplici cose, come ad esempio se nel luogo in cui viviamo siamo sicuri da eventi meteo estremi, se il nostro tenore di vita verrà cambiato, se le nostre attività lavorative subiranno qualche modifica, ecc.

In tutto questo, senza troppo agitarci, dovremmo cominciare a farci alcune semplici domande, ad esempio: Siamo lontani da fiumi e coste marine al punto da uscire indenni da alluvioni, da grandi e inaspettate mareggiate, da cicloni, ecc.? La nostra casa è forte al punto da resistere a venti da tornado, a chicchi di grandine giganteschi? E’ lontana da boschi che potrebbero prendere fuoco? La nostra attività commerciale è indenne da eventuali e drastici cambiamenti climatici, oppure è adeguata a tali eventi? Il diploma o la laurea che vogliamo prendere sono in linea con gli eventuali stravolgimenti economici, sociali e produttivi che potrebbero verificarsi a causa dei cambiamenti climatici? Oppure gli studi che stiamo per intraprendere vanno proprio nella direzione di avere un vantaggio da questo scenario? Se siamo agricoltori, ciò che produciamo nei campi potrebbe risentire dei cambiamenti climatici e se si che tipo di coltura alternativa dobbiamo avviare?

Questi sono solo alcuni interrogativi che dovremmo valutare, ma ce ne sono altri che ognuno di noi  troverà analizzando meglio la situazione fin qui prospettata. Importante comunque non aspettare ad agire quando sarà troppo tardi e poi doverci pentire di non aver fatto nulla preventivamente per difendere la nostra vita, quella dei nostri cari e le nostre cose.

Riflettiamoci un po’ di più e togliamoci definitivamente dalla faccia quel sorrisetto un po’ idiota che sta a dire:  “ ...le solite stupidaggini dei soliti  catastrofisti!”

Luciana D’Avanzo  (A.K.)

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domenica 18 novembre 2018

Sesso e depravazioni programmate - Legalizzazione della devianza sessuale… passo dopo passo


Oggi, per molti è diventato evidente che conversazioni, lettere, tavole rotonde, manifestazioni per i diritti dei pedofili e altre minoranze pervertite – non un segno di crescita, o la democratizzazione della società, ma il processo di natura completamente diversa. Questo si vede chiaramente in Russia e in altre società “intolleranti”, in contrapposizione alla “tollerante” Europa e Stati Uniti, dove la lotta per i diritti delle ““ minoranze sessuali ” ha un peso meno acuto.
Ma andiamo con ordine.
La Società occidentale ha a lungo sostenuto che la tutela dei diritti delle minoranze sessuali è un elemento di democrazia ed il naturale processo di sviluppo delle istituzioni sociali e della società in generale.
Ma, come ha dimostrato in modo convincente nel 1990, dal sociologo Joseph Overton (1960-2003) nella sua “teoria delle finestre,” assolutamente non è così. Si scopre che c’è tutta una tecnologia di distruzione delle istituzioni pubbliche per la legalizzazione delle idee moralmente inaccettabili. E per fare questo, sono necessari solo 5 punti!
1 ° passo. Da impensabile a radicale
Qualche persona, gruppo di persone o organizzazioni sono invitati a discutere, per esempio nei circoli accademici, un argomento che è tabù. Ad esempio, la pedofilia .
2 ° passo. Da radicale ad accettabile
In parallelo, con la discussione, si fa sentire il partito dei pedofili, come era nei Paesi Bassi. E ora, i mezzi di informazione replicano nelle loro pubblicazioni. Tabù rimosso. Così pedofili iniziano a confrontarsi con altri radicali, per esempio neonazisti. Nasce così una scala di grigi una scala. I pedofili sono terribili, ma è diventato una realtà. Essi sono già parte della comunità. La cosa principale in questa fase è trovare un eufemismo. Bisogna mettere in circolazione il nuovo termine politicamente corretto. Non sodomiti, ma “gay” , non cannibali, ma “antropofagi”, non pedofili ma “detolyuby – (quelli che amano i bambini)
Fase 3. Da accettabile a ragionevole
Solleva una questione di amore. “Sei come i miei figli, perché gli altri non possono amare i vostri figli? E se questo amore è reciproco? La gente dovrebbe avere il diritto alla felicità. Dunque è ragionevole combattere per i loro diritti? Certo, sì ! “In questo momento, gli scienziati americani riconoscono la pedofilia normale.
Fase 4. Da ragionevole a popolare
Interviste, testimonianze, un talk show sul tema della pedofilia. “Lo sapevate che tale scrittore / musicista / celebre figura come pubblico, era un pedofilo? Necessità di prendere l’uomo come egli è. Ed anche amara il proprio lavoro? ”
Fase 5. Da popolare per le politiche / regole
“Guarda, così tante persone famose sono state” pedofili ” In Norvegia – fa tutto parte della cultura. Perché privare le persone del diritto ad essere felici? Facciamo legalizzare queste relazioni, assicuriamo i loro diritti ! ”
Terribile? Ma ricordate: è proprio perché il mondo occidentale sta per legalizzare i matrimoni omosessuali. Da inaccettabile a norma di legge.
E in questo modo continuerà, se non altro perché esiste realmente nei Paesi Bassi, la verità è sullo status semi-legale, il partito dei pedofili , e gli “scienziati” degli Stati Uniti davvero riconosco normale la pedofilia .
Tuttavia, questa non è la fine. C’è anche il sesto passo, come si può vedere in alcuni paesi europei. Questo è un passo avanti dalla norma, alla dittatura. Tutti coloro che non sono d’accordo sono prima multati, poi messi in prigione e poi, eventualmente, l’esecuzione – è solo una questione di tempo.
Come resistere? Basta dirlo agli altri. Uomo avvisato mezzo salvato.
Ilya Postolov
…………………..
Articolo connesso: “GB: scoperta rete di deputati pedofili e killer attiva dagli anni ‘70 e ‘80 – Corriere.it (albione, albione, quanto mi fai impressione … da notare il pudico GB del titolo corrieresco!)
http://www.corriere.it/esteri/14_novembre_16/gb-scoperta-rete-deputati-pedofili-killer-attiva-anni-70-80-cd98317e-6dd2-11e4-a925-1745c90ecb18.shtml