domenica 6 ottobre 2013

Israele - Muoia Sansone con tutti Filistei, procede il programma "fine del mondo"



E' nota come "opzione Sansone", dal nome dell'eroe biblico che con un drammatico gesto di forza causò il crollo del tempio seppellendo sotto le macerie se stesso e i suoi nemici, i filistei. Durante la guerra dello Yom Kippur del 1973, l'allora ministro della Difesa, Moshe Dayan, ordinò di preparare le testate nucleari nel caso le linee di difesa fossero crollate. La rivelazione è contenuta in un articolo di Avner Cohen sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth.

L'indiscrezione, la prima del genere che esce dai corridoi israeliani, è basata sulla testimonianza di Arnon "Sini" Azaryahu, allora consigliere del ministro Yisrael Galili. Rivelazioni traumatiche che non hanno ricevuto smentita. Già Seymour Hersh, il famoso giornalista del New Yorker non sempre attendibile, aveva rivelato che Israele in tre circostanze è stato sul punto di usare armi atomiche.

Israele ha messo in stato di massima allerta i missili, l'artiglieria e i bombardieri. Nel mirino del deterrente israeliano ci sarebbero state le maggiori basi e città sovietiche e arabe. Nel 1973 la guerra piombò dai confini siriani su un popolo a digiuno e immerso nella grande preghiera. Il pericolo fu mortale per un paese impreparato. Abba Eban parlò di "una nuova Pearl Harbor".

Non è un caso che l'indiscrezione sul Kippur fatale venga fatta uscire adesso, nelle settimane della détente atomica fra Washington e Teheran. Il messaggio dello stato ebraico è chiaro e drammatico: la scelta di Israele è di far sapere che stavolta Sansone non sarebbe morto se non con tutti i filistei. Ieri Israel Hayom, il più diffuso giornale israeliano, ha proposto un sondaggio che ribalta i precedenti: una solida maggioranza di cittadini dello stato ebraico sostiene adesso lo strike militare unilaterale contro l'Iran. Addirittura il 65 per cento, dopo che è emerso che Washington non ha alcuna intenzione di usare la forza per fermare i piani atomici degli ayatollah. La sindrome del 1973 è lunga quarant'an- ni e oltre. In gioco, come disse allora il generale con la benda Dayan, c'è il "Terzo Tempio", ovvero l'esistenza stessa dello stato ebraico.

La grande domanda ora è se abbiamo ancora la capacità di agire da soli o se abbiamo perso il momento", ha scritto Shalom Yerushalmi sul quotidiano Maariv. L'ex capo del Mossad, Dani Yatom, ha detto che il discorso di Benjamin Netanyahu all'Onu ha significato due cose importanti: che l'opzione militare resta valida, ma che Israele si muoverà soltanto se l'Iran sarà a poche settimane dall'assemblaggio di un ordigno atomico.

Secondo l'editorialista di Israel Hayom Dan Margalit, con il suo discorso Netanyahu "ha rinnovato a voce alta l'opzione militare", riservandola però a quando l'Iran arrivi effettivamente a dotarsi di un'arma nucleare, e non a quando raggiunga il "punto di soglia" o se continuasse semplicemente ad arricchire l'uranio. In questo senso, come nel 1973, il coltello dei nemici d'Israele si avvicina un po' di più alla sua gola. "Israele sta preparando lo strike da almeno due anni", ci dice Efraim Inbar, analista di fama, a capo del Besa Center e fra i consiglieri più ascoltati da Netanyahu.

"E' però una decisione politica e penso che ‘Bibi' sia pronto. Vuole essere il nuovo Churchill. Israele non si fida di nessuno, neppure del presidente americano. Una parola non significa niente. Neppure un pezzo di carta firmato". Siamo alle soglie di un nuovo Kippur? "No. Lo stato ebraico è ampiamente riconosciuto come una realtà radicata, anche dai suoi rivali arabi e musulmani. Ha costruito una macchina potente che può parare tutte le minacce e l'esercito israeliano rimane il più efficace. Israele è riuscito a contenere le attività terroristiche e ha costruito uno scudo efficace contro i missili. Solo un Iran nucleare sarebbe un punto di svolta in questa equazione strategica, e Gerusalemme è seria nel prevenire questo scenario".

 Giulio Meotti per "Il Foglio"

sabato 5 ottobre 2013

Shlomo Sand: 'When and How Was the Jewish People Invented?'




Premessa: 

Giuliano Imperatore:  “Ma che fin dal principio dio si prese cura dei soli Giudei e che essi sono il suo possesso esclusivo, lo hanno detto chiaramente non solo Mosè e Gesù, ma anche Paolo. Eppure in Paolo questa affermazione desta meraviglia. Egli invero, a seconda dei momenti, cambia le sue opinioni su dio, così come i polipi cambiano a contatto con le rocce. Alcune volte afferma che soltanto i Giudei sono la proprietà di dio, altre volte invece, quando cerca di convincere i Greci a divenire suoi adepti, dice: «Che forse è solo dio dei Giudei, ma non anche delle genti? Sì, anche delle genti». Sarebbe bene allora chiedere a Paolo perché, se non era solo il dio dei Giudei, ma anche delle genti, ha mandato ai Giudei ricchezza di dono profetico, Mosè, l’unzione, i profeti, la legge, i prodigi e le meraviglie dei loro favolosi racconti. E li senti gridare: «l’uomo ha mangiato il pane degli angeli». Infine ha inviato ad essi anche Gesù e a noi né profeti, né crisma, né maestro, né un essere venuto ad annunziare quello che, se pur tardivo, doveva essere il suo amore anche per noi. Ma ha invece permesso per decine di migliaia e, se voi volete, per migliaia di anni, che gli uomini da oriente ad occidente, dal pieno nord a sud, servissero, come voi dite, gli idoli in cosí grande ignoranza, eccetto una piccola stirpe che andò ad abitare da meno di duemila anni in una sola parte della Palestina. Se infatti è dio di tutti noi ed è anche demiurgo di tutto, perché dunque ci ha trascurato?... dovremo darvi ascolto perché voi o uno della vostra razza ha immaginato il dio dell’universo avendone solo una vaga nozione? Non sono forse questi segni di limitatezza: «dio geloso» (per quali motivi è geloso?) e «dio che fa scontare ai figli le colpe dei padri»? […] “ «Come è possibile che abbia cancellato la colpa il Verbo di dio, che ha spinto molti ad uccidere il padre, molti altri i figli, essendo gli uomini costretti a difendere le tradizioni avite e a rispettare la religione tramandata nel tempo, o ad abbracciare questa novità». … Gesù che è venuto a cancellare la colpa, si è scoperto che l’ha moltiplicata.” GIULIANO IMPERATORE (331 - 363), “Contra galilaeos”, introduzione, testo critico e trad. a cura di Emanuela Masaracchia, Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1990, Fr. 20, pp. 254 – 255, Fr. 107, p.


Giuliano - L'ultimo grande imperatore


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The founding narrative of the modern State of Israel was born from the words of Moses in the Old Testament, that God granted the land of Israel to the Jewish people and that it was to be theirs for all time.


Then, there was the story of the Diaspora – that after Jewish uprisings against the Romans in the First and Second centuries A.D., the Jews were exiled from the land of Israel and dispersed throughout the Western world. They often were isolated from European populations, suffered persecution, and ultimately were marked for extermination in the Nazi Holocaust.


Finally after centuries of praying for a return to Israel, the Jews achieved this goal by defeating the Arab armies in Palestine and establishing Israel in 1948. This narrative – spanning more than three millennia – is the singular, elemental and sustaining claim of the State of Israel as a Jewish nation.


But a new book by Israeli scholar Shlomo Sand challenges this narrative, claiming that – beyond the religious question of whether God really spoke to Moses – the Roman-era Diaspora did not happen at all or at least not as commonly understood.


In When and How Was the Jewish People Invented?, Dr. Sand, an expert on European history at the University of Tel Aviv, says the Diaspora was largely a myth – that the Jews were never exiled en masse from the Holy Land and that many European Jewish populations converted to the faith centuries later.


Thus, Sand argues, many of today’s Israelis who emigrated from Europe after World War II have little or no genealogical connection to the land. According to Sand’s historical analysis, they are descendents of European converts, principally from the Kingdom of the Khazars in eastern Russia, who embraced Judaism in the Eighth Century, A.D.


The descendants of the Khazars then were driven from their native lands by invasion and conquest and – through migration – created the Jewish populations of Eastern Europe, Sands writes. Similarly, he argues that the Jews of Spain came from the conversion of Berber tribes from northern Africa that later migrated into Europe.


The Zionist Narrative


Sand, himself a European Jew born in 1946 to Holocaust survivors in Austria, argues that until little more than a century ago, Jews thought of themselves as Jews because they shared a common religion, not because they possessed a direct lineage to the ancient tribes of Israel.


However, at the turn of the 20th Century, Sand asserts, Zionist Jews began assembling a national history to justify creation of a Jewish state by inventing the idea that Jews existed as a people separate from their religion and that they had primogeniture over the territory that had become known as Palestine.


The Zionists also invented the idea that Jews living in exile were obligated to return to the Promised Land, a concept that had been foreign to Judaism, Sand states.


Like almost everything in the Middle East, this new scholarship is fraught with powerful religious, historical and political implications. If Sand’s thesis is correct, it would suggest that many of the Palestinian Arabs have a far more substantial claim to the lands of Israel than do many European Jews who arrived there asserting a God-given claim.


Indeed, Sand theorizes that many Jews, who remained in Judea after Roman legions crushed the last uprising in 136 A.D., eventually converted to Christianity or Islam, meaning that the Palestinians who have been crowded into Gaza or concentrated in the West Bank might be direct descendants of Jews from the Roman era.


Despite the political implications of Sand’s book, it has not faced what might be expected: a withering assault from right-wing Israelis. The criticism has focused mostly on Sand’s credentials as an expert on European history, not ancient Middle Eastern history, a point that Sand readily acknowledges.


One critic, Israel Bartal, dean of humanities at the Hebrew University, attacked Sand’s credentials and called Sand’s thesis “baseless,” but disagreed mostly over Sand’s assertion that the Diaspora story was created as an intentional myth by Zionists seeking to fabricate a direct genealogical connection between many of the world’s Jews and Israel.


“Although the myth of an exile from the Jewish homeland (Palestine) does exist in popular Israeli culture, it is negligible in serious Jewish historical discussions,” Bartal wrote in the newspaper Haaretz. “Important groups in the Jewish national movement expressed reservations regarding this myth or denied it completely. …


"The kind of political intervention Sand is talking about, namely, a deliberate program designed to make Israelis forget the true biological origins of the Jews of Poland and Russia or a directive for the promotion of the story of the Jews' exile from their homeland is pure fantasy."


In other words, Bartal, like some other critics, is not so much disputing Sand’s historical claims about the Diaspora or the origins of Eastern European Jews, as he is contesting Sand’s notion that Zionists concocted a false history for a cynical political purpose.


But there can be no doubt that the story of the Diaspora has played a key role in the founding of Israel and that the appeal of this powerful narrative has helped the Jewish state generate sympathy around the world, especially in the United States.


"After being forcibly exiled from their land, the people remained faithful to it throughout their Dispersion and never ceased to pray and hope for their return to it and for the restoration in it of their political freedom," reads the preamble to the Israeli Declaration of Independence.


Reality from Mythology


In January 2009, as the Israeli army bombarded Palestinians in Gaza in retaliation for rockets fired into southern Israel, the world got an ugly glimpse of what can result when historical myths are allowed to drive wedges between people who otherwise might have a great deal in common.


After the conflict ended – with some 1,400 Palestinians dead, including many children and other non-combatants – the Israeli government investigated alleged war crimes by its army and heard testimony from Israeli troops that extremist Rabbis had proclaimed the invasion a holy war.


The troops said the Rabbis brought them booklets and articles declaring: “We are the Jewish people. We came to this land by a miracle. God brought us back to this land, and now we need to fight to expel the non-Jews who are interfering with our conquest of this holy land.”


In his book – and in an interview with Haaretz about his book – Sand challenged this core myth. In the interview, he said:


"I started looking in research studies about the exile from the land - a constitutive event in Jewish history, almost like the Holocaust. But to my astonishment I discovered that it has no literature. The reason is that no one exiled the people of the country.


“The Romans did not exile peoples and they could not have done so even if they had wanted to. They did not have trains and trucks to deport entire populations. That kind of logistics did not exist until the 20th Century. From this, in effect, the whole book was born: in the realization that Judaic society was not dispersed and was not exiled."


The True Descendants


Asked if he was saying that the true descendants of the inhabitants of the Kingdom of Judah are the Palestinians, Sand responded:


"No population remains pure over a period of thousands of years. But the chances that the Palestinians are descendants of the ancient Judaic people are much greater than the chances that you or I are its descendents.


“The first Zionists, up until the Arab Revolt [1936-1939], knew that there had been no exiling, and that the Palestinians were descended from the inhabitants of the land. They knew that farmers don't leave until they are expelled.


“Even Yitzhak Ben-Zvi, the second president of the State of Israel, wrote in 1929 that, 'the vast majority of the peasant farmers do not have their origins in the Arab conquerors, but rather, before then, in the Jewish farmers who were numerous and a majority in the building of the land.'"


Sand argues further that the Jewish people never existed as a “nation race” but were rather an ethnic mix of disparate peoples who adopted the Jewish religion over a great period of time. Sand dismisses the Zionist argument that the Jews were an isolated and seminal ethnic group that was targeted for dispersal by the Romans.


Although ruthless in putting down challenges to their rule, the Romans allowed subjects in their occupied territories a great many freedoms, including freedom to practice religion, freedom of speech, and freedom of assembly.


Thousands of Jews served in the Roman legions, and there was a sizable Jewish community in Rome itself. Three Jewish descendants of Herod the Great, the Jewish Emperor of Jerusalem, served in the Roman Senate.


Jewish dietary laws were respected under Roman law, as well as the right not to work on the Sabbath. Jewish slaves – 1,000 carried to Italy by Emperor Titus after crushing the first Jewish rebellion in 70 A.D. – were bought and set free by Jewish families already long settled into Roman society.


After the final Jewish rebellion, the Bar Kokhba revolt of 132-136 A.D., historians say the Romans placed restrictions on Jews entering Jerusalem, which caused other areas, such as Galilee in northern Palestine, to become centers of Jewish learning. But there is little or no evidence of a mass forced relocation.


Sand says the Diaspora was originally a Christian myth that depicted the event as divine punishment imposed on the Jews for having rejected the Christian gospel.


Genetic Evidence


There has been no serious rebuttal to Sand’s book, which has been a bestseller in Israel and Europe – and which is expected to be released in the United States within the year. But there were earlier genetic studies attempting to demonstrate an unbroken line of descent among Ashkenazi Jews in Europe from the Hebrew tribes of Israel.


In a genetic study published by the United States National Academy of Sciences, the Y chromosomes of Ashkenazi, Roman, North African, Kurdish, Near Eastern, Yemenite, and Ethiopian Jews were compared with 16 non-Jewish groups from similar geographic locations. It found that despite long-term residence in different countries and isolation from one another, most Jewish populations were not significantly different from one another at the genetic level.


Although the study also demonstrated that 20 percent of the Ashkenazim carry Eastern European gene markers consistent with the Khazars, the results seemed to show that the Ashkenazim were descended from a common Mid-Eastern population and suggested that most Jewish communities have remained relatively isolated from neighboring non-Jewish communities during and after the Diaspora.


However, a monumental genetic study entitled, “The Journey of Man,” undertaken in 2002 by Dr. Spencer Wells, a geneticist from Stanford University, demonstrated that virtually all Europeans males carry the same genetic markers found within the male population of the Middle East on the Y chromosomes.


That is simply because the migration of human beings began in Africa and coursed its way through the Middle East and onward, stretching over many thousands of years. In short, we are all pretty much the same.


Obsessive Delusion


Despite the lack of conclusive scientific or historical evidence, the Diaspora narrative proved to be a compelling story, much like the Biblical rendition of the Exodus from Egypt, which historians and archeologists also have questioned in recent years.


It is certainly true that all nations use myths and legend for sustenance; some tales are based on fact, others are convenient self-serving contrivances.


However, when myth and legend argue for excess, when they demand a racial, ethnic or religious purity to the exclusion of others – so that some prophecy can be fulfilled or some national goal achieved – reason and justice can give way to extremism and cruelty.


The motive for creating the state of Israel was to provide respite for the Jews of Europe after World War II, but that worthy cause has now been contorted into an obsessive delusion about an Israeli right to mistreat and persecute Palestinians.


When right-wing Israeli Rabbis speak of driving non-Jews out of the land that God supposedly gave to the Israelites and their descendants, these Rabbis may be speaking with full faith, but faith is by definition an unshakable belief in something that taken by itself cannot be proven.


This faith – or delusion – also is drawing in the rest of the world. The bloody war in Iraq is an appendage to the Israeli-Palestinian conflict, as is the dangerous rise of Islamic fundamentalism across the region.


There is also now the irony that modern Israel was established by Jews of European origin, many of whom may be ethnically unconnected to Palestine.


Another cruel aspect of this irony is that the descendants of the ancient Israelites may include many Palestinians, who are genetically indistinct from the Sephardic Jews who were, like the Palestinians, original and indigenous inhabitants of this ancient land.


Yasir Arafat told me quite often that the Israelis are really cousins of the Palestinians. He may have been wrong; they are more likely brothers and sisters.



Morgan Strong


Morgan Strong is a former professor of Middle Eastern history, and was an advisor to CBS News “60 Minutes” on the Middle East.


Source: http://www.middle-east-online.com/english/?id=31461

venerdì 4 ottobre 2013

Rinascimento Nuovo Comunismo... e avvisaglie di una nuova guerra mondiale



La vera prosperità di vita non è nel denaro e nel potere, o nel disporre a piacimento di alienanti beni materiali strumentali, la vera ricchezza è nella libertà e nell’abbondanza di tempo da dedicare alle attività che più ci interessano e ci fanno felici.

Questo è l’unico modo per spezzare i malefici incantesimi dei vari capitalismi, privati e comunisti di Stato, che hanno fino ad ora tenuto incatenata l’intera umanità.

Questa è l’idea centrale del nostro nuovo modo di intendere il socialismo marxiano, non più fondato sull’idea dell’uomo al servizio di una astratta collettività, ma sulla realtà concreta della coscienza di ognuno, della sua capacità di provare sofferenza e gioia.
In ciò sta il vero significato del bellissimo enunciato, altrimenti vuoto, “dell’economia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia”.
Attraverso l’applicazione di questa idea davvero rivoluzionaria, sorgerà l’inevitabile Rinascimento prossimo venturo, di cui il partito RINASCIMENTO NUOVO COMUNISMO è paladino.
È la Storia stessa a chiederci un rinnovato Umanesimo ed un controllo intelligente dell’economia, i soli meccanismi in grado di salvare il delicato equilibrio di un pianeta ormai al collasso per inquinamento da eccesso di produzione, e preservare la specie umana scongiurando l’annunciata catastrofe per penuria di risorse naturali, le quali non basteranno a calmare la fame consumistica di tutti i paesi.
Allora inevitabilmente si scatenerà la nuova e più terribile tra tutte le guerre mondiali, di cui già ora si scorgono le prime avvisaglie. 


giovedì 3 ottobre 2013

Beppe Grillo, distruttore o salvatore?


Onda d’urto per una politica evolutiva?


Una lettura di questo momento politico secondo le indicazioni della Scienza dello Spirito

Quando ho detto ai miei conoscenti che ho deciso di appoggiare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ho sentito scricchiolare più di qualche mandibola, slogata dalla sorpresa… ma come era possibile? Una persona come te, che per più di dieci anni si è dedicata solo alla ‘spiritualità’… diventare una sostenitrice di Grillo…eh no, una spiegazione ce la devi dare!

Forse l’equivoco si basa sul preconcetto che si è spirituali solo se ci si ritira a fare l’eremita sul cocuzzolo di una montagna, disinteressandosi completamente della vita del pianeta e di coloro che lo abitano. Su questo punto il Maestro Tibetano Djawal Khul, i cui scritti trasmessici da Alice Bailey hanno illuminato la mia ricerca in questi ultimi anni, è molto chiaro: non siamo più nel Medioevo, quando per cercare Dio ci si chiudeva in un monastero di clausura, tagliandosi fuori da tutti i conflitti che imperversavano all’esterno delle mura claustrali. No, oggi un vero monaco deve fare il suo apostolato in mezzo alla gente, ai conflitti e rendersi utile all’evoluzione delle coscienze.

Secondo quello che dicevano gli antichi saggi vissuti migliaia di anni fa (Rishi indiani, Veda, Maya, Maestri trans himalayani ecc..), l’epoca in cui stiamo vivendo e cioè il passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell’Aquario, sarebbe stato un momento davvero straordinario da tutti i punti di vista. Gli Indù narravano che nella decadente era di Kali Yuga, in cui le forze delle tenebre avrebbero avuto maggior presa sulle menti degli uomini, sarebbe apparso Shiva il distruttore, per spazzare via tutto ciò che ostacola l’evoluzione degli uomini. In termini aquariani, le forme che nell’Era dei Pesci si erano basate su ideologie di destra e di sinistra sarebbero state abbattute dal Primo Raggio per fare posto alle nuove energie dell’Era dell’Aquario, dove non ci saranno più leader centralizzanti ma un lavoro di gruppo finalizzato ad una vita sul pianeta che si svolga in modo armonico nel rispetto
del Bene Comune dell’organismo in cui siamo inseriti: umanità, pianeta, sistema solare…

Ho osservato per anni l’operato di Grillo… senza giudizio, in maniera distaccata come farebbe un qualsiasi scienziato. Certo, all’inizio restavo basita che esistesse qualcuno che avesse il coraggio di dire ( ma a quale scopo, mi chiedevo?) cose che gli avrebbero tagliato i ponti e i contratti lavorativi, soprattutto in un ambiente falso e strumentalizzato come quello della tv, che conosco davvero bene avendoci lavorato in prima persona, censura che poi si è puntualmente realizzata: Grillo è stato emarginato per anni dal piccolo schermo perché il giullare aveva avuto il coraggio di prendere un po’ troppo in giro il suo Re!

Ammirevole caso di martirio… o forse di un accesso di follia? Ma tanto… mi dicevo rassegnata… a chi vuoi che importi? Gli italiani vivono un sonno profondo, si fanno due risate e poi tornano nel mondo delle illusioni così abilmente creato dalla Tv/ Matrix , e il ‘sacrificio’ di Grillo non avrà nessun riscontro. Si, mi dicevo, non è che non abbia fiducia in Grillo… è che non ho fiducia negli italiani! Poi, secondo voi, dando un’occhiata al panorama politico italiano in questo momento, chi sta assumendo il ruolo di Shiva il distruttore? A me sembra solo Beppe Grillo! Nella cultura Indù, Shiva rappresenta l'aspetto divino che conclude i cicli duali di vita-morte, per consentire a Brahmā (l'aspetto creativo) di iniziarne degli altri; è anche il Signore che distrugge la separazione tra il Sé individuale e il Sé universale.

L'appellativo di "distruttore" non è quindi da intendersi in senso negativo, in quanto l'azione distruttrice si esplica in realtà contro tutto ciò che costituisce ostacolo (Śhiva è distruttore dell'ignoranza del velo di Maya, l'illusione metafisica che tiene separato l'individuale dall'universale); non è possibile una creazione senza una precedente distruzione! Dobbiamo abbattere le vecchie forme pensiero per dare ai giovani la possibilità di creare il nuovo se davvero vogliamo fare qualcosa per il nostro paese, per l’Europa, per il mondo!

Ho sempre un po’ storto il naso sul linguaggio sinceramente pesante di Grillo, ma come si può assumere la funzione di ‘distruttore’ usando un linguaggio forbito e ben educato, come si può buttare giù una montagna di corpi incancreniti, di zombie imbevuti di ideologie o semplicemente concentrati sul proprio piccolo interesse, persone che considerano il Bene Comune o l’Etica come parole prive di senso? Il ‘nostro’ Shiva vince un’importante tornata elettorale proprio nel 2012, l’anno della fine del mondo ( o di un’epoca) secondo i Maya… un caso o il segno che tutto sta andando secondo un Piano ben definito che noi non dobbiamo far altro che agevolare? Chi segue la via dello yoga sa che il caso non esiste e che tutte le cose hanno un loro significato, una loro ragione di essere.

Grillo parla di gestione orizzontale in cui tutti decidono tramite referendum… un modo di pensare molto diverso dall’Era dei Pesci dove era solo il Re o capo di partito ad avere diritto di vita o di morte sui cittadini. Ma non avete mai l’impressione che l’operato del governo Monti sia davvero anacronistico? Ad ogni nuova dichiarazione sei indeciso se ridere o piangere per la cecità e la completa ignoranza di ciò che davvero è utile o vicino ai bisogni della gente.

Grillo ha ridato la speranza agli italiani ai quali sono stati rubati quattrini e sogni… e, fra i due, i sogni sono la cosa più importante soprattutto ora che la fisica quantistica ci ha spiegato scientificamente che la realtà viene creata dai nostri pensieri, per cui se pensi che non ci sarà nessun cambiamento…. non avverrà mai nessun cambiamento! Il clima di terrore e di pessimismo che la tv ci somministra come un veleno, giorno per giorno, serve allo status quo del potere, serve a mantenerci nella paura e a far perdurare il nostro senso di impotenza a loro favore. Dobbiamo pensare positivo: Grillo sta compiendo egregiamente la sua funzione di Shiva il distruttore, a noi resta il compito di pensare che il cambiamento previsto dai nostri avi ci sarà e che saremo in grado di portarlo avanti perché saremo forti della loro preveggenza e del fatto che stiamo lottando per far prevalere il Bene sul male, essendo il Bene il nuovo e il male ciò che è vecchio ed obsoleto, ciò che ha ormai finito la sua funzione e deve essere semplicemente messo da parte.

Il vento del cambiamento non sarà indolore, lo sappiamo ma, e sottolineo questo ultimo punto, la rivoluzione da lui iniziata è una rivoluzione pacifica. In un clima dove la prima reazione alle vessazioni dei politici sarebbe potuta essere solo violenta ( bombe davanti ad Equitalia e manifestazioni in piazza non proprio pacifiche) lui mantiene il suo punto combattendo strenuamente, passo dopo passo, nella legalità… magari dice le parolacce ma lo fa con un sorriso… e oggi più che mai c’è bisogno di sorrisi quando la posta in gioco è il futuro dell’Era dell’Aquario!


Adele Caprio

mercoledì 2 ottobre 2013

Alf -etta e la macchina va.... no problem, ...noi lavoriamo sempre per evitare sorprese e garantire la continuità del sistema. .




Il governo Letta /Alfano/D’Alema/Monti/Berlusconi è già saltato / Il governo Letta/Alfano/D'Alema/Monti/Berlusconi è già tornato! 

Il pretesto usato sia da Letta che da Berlusconi per tutto sto casino è l'impossibilità di trovare 2, o 3 miliardi per evitare il pagamento dell' IMU sulle prime case e l'aumento di 1 punto IVA, che invece la BCE vuole mantenere, Non è necessario avere dimestichezza con i bilanci (basta saper fare 2+2) per capire che su 2.100. 000.000.000 di € (duemilacentomiliardi di euro) non è per nulla arduo trovare un "risparmio" o "strorno di fondi" per 2/3 miliardi. 

Chi si beve la balla mediatica delle ragioni della crisi è un "ingenuo". Quindi Berlusca lo avrà di certo fatto per sfuggire ai trabocchetti dei magistrati PD, ma Letta (maio) perchè non gli ha tagliato la strada realizzando gli impegni di governo e ha invece rinviato la decisione in modo da far automaticamente scattare l'aumento IVA? 

E' evidente che la decisione l'hanno ancora una volta presa alla BCE e al BILDERBERG! E il bello (ma molto brutto per noi) deve ancora venire, perché quando non potranno più mentirci, verrà fuori che di miliardi la grande finanza ne vuole altre decine e decine entro l'anno! 

Per chiarire la questione dei 2/3 miliardi "di difficile reperimento" leggetevi, o rileggetevi, questo post:  https://www.facebook.com/notes/fernando-rossi/aaa-ecco-altri-10-miliardi-recuperabili-per-non-aumentare-iva-cancellare-imu-e-s/642681159093844 

Draghi è preoccupato per una eventuale crisi proprio ora che l’Italia ce la stava facendo (?!), Confindustria e Sindacati temono l'interruzione dei programmi di governo (che sta massacrando imprese e lavoro), i mercati segnalano un aumento di sfiducia, lo spread cresce… 

Tutte balle. In verità alla Trilaterale, al Bilderberg, alla Goldman Sachs & altre banche della grande finanza, compresa la BCE, stanno pensando : “Bravi Alfano, Letta e PD sul TAV, su F 35 e ri-allineamento con noi sulla Siria a sosteno dei terroristi”, “Tutti i nostri partiti stanno procedendo nella distruzione della struttura produttiva italiana e su OGM, Scie Chimiche, Chemioterapia, Privatizzazioni e Tasse, stanno seguendo i nostri programmi ”. 

Pare che all’ultimo Forum Ambrosetti un neo invitato, pargolo di una grande famiglia milanese, abbia chiesto a Jim O'Neill, di Goldman Sachs, quello che si dice nei loro ambienti sulla situazione italiana e su chi vincerebbe eventuali elezioni e che questi gli abbia sorriso e fatto questo discorsetto: “Con la stra-vittoria della Merkel in Germania e il bau-bau di Alba Dorata in Grecia, nessuno riuscirà a mettere in discussione la nostra dittatura in Europa… e poi, tranquilli, se non riusciamo a tenere in piedi il Governo del nostro affiliato (Bilderberg, Trilaterale, Aspen) e si andasse alle elezioni, ... noi di elezioni ce ne intendiamo abbastanza per non perderle mai… persino nel 1994, vincemmo ancora noi pur avendo lavorato perché vincesse Occhetto (l’Italia di allora era quasi la Germania di oggi e volevamo l’ex sinistra a fare da timone alla nostra Europa), invece vinse Berlusconi, che noi avevamo previsto di metterlo all'opposizione, insieme alle altre nostre creature, Mariotto Segni e Pannella, per incalzare la sinistra su una rapida attuazione dei protocolli firmati sul Britannia. 

Ma ...no problem, ...noi lavoriamo sempre per evitare sorprese e garantire la continuità del sistema. .... provi lei a dirmi cosa è cambiato in Francia con la vittoria del nostro Hollande sul nostro Sarkozy ! ... Alle elezioni “democratiche” corrono cavalli di varie forme e colori, ma sono tutti nostri ! E alle prossime elezioni italiane sarà ancora così, non si preoccupi!”

Con buona pace degli illusi....

Fernando Rossi



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Tutto è bene quel che finisce bene, il governo è salvo!
(ANSA) – ”Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l’Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso non senza interno travaglio per il voto di fiducia”. Così Silvio Berlusconi in Aula al Senato.
(ANSA) – Abbiamo dato vita a questo governo anche nella “speranza che potesse cambiare il clima di questo Paese” per andare “verso la pacificazione” e questa “speranza la conserviamo ancora”. Così Silvio Berlusconi, in Senato.
(ITALPRESS) – “E’ un grande”. Cosi’ sembra dire il premier Enrico Letta, come mostrato dalle immagini televisive, guardando il labiale, dopo le parole del leader del Pdl Silvio Berlusconi che a sorpresa ha annunciato il voto di fiducia al governo.
(Vanity Radio) - Il governo Letta ha ottenuto la fiducia. Dopo giorni di tensioni e di polemiche, oggi il Senato si è espresso sul futuro del governo: 235 senatori hanno votato sì alla fiducia, 70 hanno votato no. Tra i primi, a sopresa, c'è anche il voto di Silvio Berlusconi. L'ex premier, dopo aver più volte annunciato l'intenzione di «mettere un termine» all'esecutivo, ha fatto marcia indietro allieneandosi alla linea tracciata da Angelino Alfano. «Abbiamo deciso di votare la fiducia al governo Letta», ha detto il Cavaliere in Senato. 


Berlusconi arcicontento

Memoria di massa cibernetica e Memoria Universale psichica




La M.M. del PC, cioè il disco rigido, è costituita, appunto, da un supporto rigido di alluminio o di plastica, da uno strato di collante per poter far aderire bene la vernice magnetica al supporto e la vernice magnetica stessa, che non è applicata in uno strato unico, ma in più strati detti “layers”.

Ed è grazie all’esistenza della M.U. che l’inventore della memoria del PC ha potuto inventarla. Infatti anche la M.U. è costituita da uno strato rigido, la Terra, da un collante, l’Atmosfera, e dalla parte magnetica vera e propria, la Stratosfera, che si chiama così appunto perché è formata da strati, “layers”.

Come nella M.M. vengono memorizzati tutti i programmi e le informazioni che servono a noi per lavorare, così nella M.U. vengono memorizzate tutte le informazioni che ci sono necessarie per vivere: le sensazioni, i pensieri, le parole e le azioni. E non solo le nostre di noi esseri umani, ma anche degli animali, delle piante e dei minerali. Insomma, di tutti gli esseri viventi che vivono o hanno vissuto, nei secoli e millenni, sulla Terra.

Come dal PC possiamo richiamare all’occorrenza il programma e i dati che ci necessitano, così in ogni istante vengono richiamate dalla M.U. le informazioni che ci servono per compiere una data azione, per rispondere alle domande  di altre persone o a farle noi stessi, per pianificare il nostro futuro o riflettere sulle esperienze passate, in sostanza tutto ciò che ci serve in ogni più piccolo istante delle nostre vite.

E l’arrivo “in noi” di queste informazioni avviene in base alla Legge di causa ed effetto o del karma, che si avvale delle due caratteristiche del “Tempo”, la quantità e la qualità.

Purtroppo, nel corso dei millenni in cui c’è stata vita sulla Terra, ciò che l’uomo ha immesso e continua ad immettere è essenzialmente “male”, cioè è costituito da pensieri, parole e azioni negativi, vale a dire contrari alla “Legge dell’Amore”.

Molti, oggi e nel passato, si sono ribellati al “male” con la violenza, credendo di poter debellare il “male” utilizzando altro “male”, perché la violenza, anche se il fine è buono, non è mai buona e positiva e richiama, prima o poi, altra violenza.
Ne consegue che l’unico modo per poter debellare il “male” è di sostituirlo pian piano con il “bene”, quindi di fare il “bene”, affinché il “male” memorizzato nella M.U. diminuisca sempre più a vantaggio del “bene” e un giorno la Terra possa essere in pace e doni ai suoi abitanti una vita felice, serena e in salute e in armonia fra tutti gli essere viventi.

E allora, viviamo in pace con noi stessi in modo di esserlo anche con gli altri. Siamo sereni e fiduciosi nel futuro, sicuri che il “Buon Padre” ci guida e ci assiste nel miglior modo possibile. Agiamo “per il bene”, sforzandoci di escludere dalla nostra vita ogni pensiero, parola e azione che possa danneggiare il nostro prossimo, uomo o animale o pianta o minerale che sia.
 
Cari Saluti, Marco Bracci

martedì 1 ottobre 2013

Il messaggio della Nonviolenza secondo Gandhi e Peppe Sini


Quando l'Onu, pochi anni fa, ha istituito la Giornata internazionale della nonviolenza la cui celebrazione cade il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, ha confermato una necessita' di cui e' consapevole ogni persona onesta: la necessita' che la nonviolenza diventi il criterio fondamentale cui adeguare ogni relazione tra gli esseri umani (dalle relazioni interpersonali fino a quelle tra i popoli e tra gli ordinamenti giuridici), tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi (animali, vegetali) e tra gli esseri umani e la natura.
Affermare questa necessita' costituisce una scelta impegnativa, eppure indispensabile.

Indispensabile perche' lo sviluppo tecnologico cui la civilta' umana e' giunta ci espone al rischio di distruggere noi stessi, la nostra civilta', la biosfera. E quindi occorre decidere di abolire la violenza come modalita' relazionale tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e il mondo vivente.
Impegnativa perche' la scelta della nonviolenza ci costringe ad analizzare e modificare molte condotte che per uso inveterato sembrano quasi essere "naturali" ovvero coessenziali all'essere umano, mentre invece sono anch'esse "storiche" ed in quanto tali modificabili. Ma questa analisi e questa modifica sono tutt'altro che ovvie, tutt'altro che facili, richiedono un di piu' di coscienza, di intelligenza e di volonta'. Richiedono una decisione e una fatica.
Ma questa decisione va presa, questa fatica va sostenuta.

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Quando gli scienziati all'uopo incaricati dall'Onu ci avvertono che l'attuale modello di sviluppo sta portando il pianeta alla catastrofe, ogni persona si avvede che occorre cambiare modi di produzione e riproduzione sociale, stili di vita, consumi: ed abbracciare un modo di vivere piu' responsabile, piu' sobrio, piu' sostenibile, piu' generoso, piu' accudente, piu' sollecito del bene comune e della vita, della dignita' e dei diritti dell'umanita' presente e di coloro che verranno, le generazioni future.

Quando meditiamo sugli orrori della guerra, ogni persona sente e sa che la guerra e' un crimine contro l'umanita' e che essa va abolita.

Quando ci colpisce il dolore per la persecuzione o l'uccisione di qualcuno, o per la sofferenza o la morte di qualcuno che ci e' caro, ogni persona sa che tutta l'umanita' deve unirsi contro il male e la morte ed agire unanime per recare soccorso e salvare ogni essere umano.
La nonviolenza e' questo: la lotta contro tutte le violenze, la solidarieta' che tutti raggiunge, la responsabilita' di ciascuna persona per l'intera umanita', per l'intero mondo vivente.

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Certo, non basta un giorno all'anno per ricordarci questa lezione. Certo, gli anniversari hanno in se' qualcosa di ripetitivo e di rituale che non sempre ci attrae. Certo, se la Giornata internazionale della nonviolenza divenisse il trucco che consente di lasciare tutti gli altri giorni dell'anno negli artigli della violenza, sciacquandosi la coscienza a buon mercato semel in anno, ebbene, allora la celebrazione del 2 ottobre sarebbe una beffa e una frode. Ma e' ben possibile che non sia cosi', e dipende solo da noi.
Dipende da noi fare in modo che il 2 ottobre sia non solo il Giorno della nonviolenza, ma l'avvio dell'Anno della nonviolenza, l'avvio della Storia della nonviolenza.
Ad esempio nelle scuole: dal 2 ottobre cominci il lavoro educativo centrato sulla pace, la solidarieta', la difesa dei diritti umani e dell'ambiente, la scelta teorica e pratica della nonviolenza: e prosegua per tutto l'anno scolastico, per tutti gli anni scolastici.

Ad esempio negli enti locali: dal 2 ottobre inizi un percorso di buone pratiche che rigorizzi le condotte amministrative, lumeggi la responsabilita' morale, sproni alla politica - locale e complessiva - della nonviolenza: e prosegua per tutto il mandato amministrativo, per l'intera esperienza di pubblico servizio.
Ad esempio nell'associazionismo democratico, nei movimenti sociali, nelle esperienze collettive tutte.
Il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, sia non la celebrazione di un'ora ma l'inizio di un percorso di solidarieta', di liberazione, di pace e di responsabilita'.


Peppe Sini


La nonviolenza è in cammino