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lunedì 21 maggio 2012

Viterbo in Fiore, le mille (puzzolenti) miglia, le pietre che si staccano ed i cani molesti che ringhiano.. Lettera di Giovanni Faperdue

Passaggio delle Mille Miglia a Viterbo

Caro Paolo D'Arpini,

eccomi a te, con due o tre cose su Viterbo che vorrei comunicarti. Sono di ritorno dalla visita a Viterbo in Fiore e non posso fare a meno di manifestarti tutta la mia indignazione per il passaggio di centinaia di auto delle Mille Miglia, sulle antiche e monumentali stradine di San Pellegrino.

Non voglio parlare dei gas di scarico nauseabondi, che quasi impedivano la respirazione. Non voglio neanche accennare alle difficoltà dei poveri conduttori di suv, che dovevano passare a pochi millimetri dalle antiche pietre angolari dei palazzi. Non desidero parlare di questo.... (anche se te l'ho detto).

Voglio parlare d’altro. Come a te ben noto, sono anni che ci ostiniamo a far passare le auto di questa bella corsa, nel nostro quartiere più nobile e bello. Oggi tra l’altro questa corsa si combina con gli ornamenti floreali di Viterbo in Fiore, e sembrerebbe una cornice fiabesca da: …e tutti vissero felici e contenti”. Ma c’è un grosso ma. Proprio mentre assistevo al passaggio mi trovavo su Via San Pellegrino e ad un certo punto, al passaggio di una autovettura ho sentito una grossa pressione sotto al mio piede che mi ha quasi spaventato.

Ho guardato bene ed ho notato che un lastrone medievale di peperino, si era distaccato dalla sua sede e ad ogni passaggio altalenava in alto e in basso. Questo accadeva sulla pietra che era sotto i miei piedi, ma le altre pietre? Come stanno le altre pietre dopo questo massacro di traffico continuo e martellante. Quelle antiche strade furono costruite per un traffico di carri, molto diverso da quello al quale le sottoponiamo. Viterbo deve cercare il suo sviluppo non attraverso questo scempio, che può solo rovinare le nostre bellezze. Questa città al posto di centinaia di autovetture deve portare nel centro storico centinaia di turisti.

Le vetture della Mille Miglia portano solo danni alle strade e gas di scarico nocivi in quantità industriale. I turisti invece spendono anche qualche euro, magari dormono anche qui, magari ci fanno arrivare altri turisti. Dobbiamo però curare di più l’accoglienza.

Per esempio, dulcis in fundo, in Piazza del Gesù, sulla destra entrando nella piazza, ci sono dei cani rinchiusi nell’angusto spazio, tra la porta e la cancellata. Ogni volta che chiunque transiti vicino al cancello, queste due bestie si lanciano contro le sbarre e abbaiano a lungo, con furiosi latrati, rompendo la quiete della piazza e spaventando i turisti che sobbalzano. Domandiamo se noi viterbesi (politici in prima istanza), non possiamo fare niente per impedire questa disonorevole accoglienza. Magari trasferendo i cani altrove, per restituire la quiete a tutta la piazza del Gesù.

Giovanni Faperdue

venerdì 18 maggio 2012

Viterbo, 26 e 27 maggio 2012 - IV Festa del Bullicame alle Terme Carletti

Bullicame Viterbo - Foto Viterbo TV

Come preannunciato la IV Festa del Bullicame si celebrerà alle Terme Carletti sulla Strada Terme nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 maggio.

Cari viterbesi quest’anno la Festa del Bullicame è giunta alla sua quarta edizione. Dobbiamo condividere con voi tutti, la gioia che proviamo nel constatare che il Bullicame non è più un luogo dimenticato, ai margini della città, poco frequentato e poco amato dai viterbesi. Oggi, grazie alla nostra Associazione, il Bullicame e le pozze circostanti sono tornate ad essere un luogo di svago, di ritrovo e di aggregazione. Così come lo erano prima, circa venticinque anni fa, quando i ruscelli che uscivano dalla “callara” erano numerosi e tante famiglie di viterbesi venivano in questi luoghi per passare le feste “ricordatore”, come la pasquetta e il primo maggio. Poi, dopo la sub concessione a favore delle Terme dei Papi, c’è stato un periodo di grande sofferenza per il nostro Bullicame.

La “callara” era quasi sempre vuota e non alimentava più le pozze a ridosso del monumento. Nel mese di marzo del 2010, dopo anni di lamentele inascoltate, ormai consapevoli che nessun articolo di giornale e nessun intervento di privati cittadini poteva restituire dignità al nostro meraviglioso monumento naturale, un gruppo di solerti cittadini (Pierluigi Amadeo, Simonetta Cappelli, Maria Caprasecca, Daniele Cortese, Giovanni Faperdue, Umberto Fusco, Augusto Goletti, Vittorio Tardioli e Cristiano Zappi) ha costituito l’Associazione, senza scopi di lucro,“Il Bullicame”. L’obiettivo precipuo dell’Associazione è la salvaguardia della sorgente del Bullicame e di tutto il bacino omonimo. Altro scopo importante dell’Associazione è sollecitare i politici locali ad adottare tutte le misure necessarie allo sviluppo del termalismo viterbese, con tante offerte che possano creare finalmente la città termale e far cessare il monopolio di fatto, oggi esistente.

Dal giorno della nostra costituzione tante cose sono cambiate. La fonte principale del Bullicame detta anche “la callara”, non ha subito più i prelievi massivi che la svuotavano quasi completamente facendola apparire quasi collassata. Da tempo essa si presenta sempre piena e alimenta di nuovo le pozze circostanti, con somma gioia del popolo viterbese che può usufruire dei bagni terapeutici. Ma la nostra lotta non è finita. Il popolo viterbese deve ancora vigilare sul Bullicame per evitare che tutto ritorni come prima. Lo sfruttamento sconsiderato di qualche anno fa non deve più accadere. Mai più. Perché la Festa del Bullicame? La nostra festa deve essere un momento di aggregazione con tutti i nostri soci e con tutti gli amici del Bullicame. Deve essere un’occasione per farci sentire, per fare capire ai nostri politici che i viterbesi amano il Bullicame e vogliono lo sviluppo termale, che è la nostra primaria vocazione. Noi vogliamo che l’offerta termale di Viterbo sia variegata e multipla.

Noi dell’Associazione “Il Bullicame”, chiediamo a tutti i politici di rinunciare a progetti invasivi e deleteri come la colata di cemento della Itet a Monte Pizzo. Viterbo ha bisogno di altro, deve diventare nel breve una città termale, e cambiare il suo nome in Viterbo Terme. Questo nuovo nome sarà un potente cartello pubblicitario delle nostre terapeutiche acque e un volano sicuro di sviluppo futuro.

Presidente Ass. Il Bullicame: Giovanni Faperdue

Per ricevere il programma aggiornato scrivere a: giovannifaperdue@libero.it

martedì 1 maggio 2012

Il Bullicame di Viterbo negletto... ovvero quando la politica è contro la storia ed il buon costume antico

Pozze del Bullicame fredde e deserte dopo il furto di acqua calda

Ante Scriptum

Anch'io bagnai i miei piedi stanchi nella pozza calda calda del Bullicame di Viterbo, su consiglio dell'amico Peter Boom, e ne trassi grande giovamento ad un dolore reumatico che affligge un mio ditino. Inoltre le sostanze benefiche contenute nelle acque sorgive del Bullicame sono un'ottima cura epidermica, a buon mercato, l'unica spesa essendo quella del trasporto in loco, e a disposizione di chiunque...
Ora apprendo che questo bagno pubblico termale è messo a grave rischio di esistenza, malgrado i millennni di storia che si porta appresso, a causa della miopia politica di alcuni amministratori viterbesi... Ahi de mi! Perchè certa gente non se ne torna da dove è venuta, ovvero sui boschi impervi dei monti Cimini? Lì troveranno l'ambiente adatto alla loro natura troglodita. Altro che politica, dovrebbero restarsene in solitudine in una caverna umida a meditare, che almeno poi -forse- saranno in grado di apprezzare il bene storico e terapeutico del Bullicame.
Paolo D'Arpini


Il Bullicame cerca politico lungimirante

Il Bullicame di Viterbo è un grande sconosciuto, a Viterbo. Noi dell’Associazione “Il Bullicame” lo sappiamo così bene che per poterlo fare conoscere di nuovo ai viterbesi e farlo soprattutto rispettare, nei primi mesi del 2010, abbiamo costituito l’Associazione omonima. E’ chiaro che non abbiamo alcun potere politico, possiamo però stimolare i politici a fare qualcosa che non si sarebbe mai fatta.

Adesso leggiamo, non senza un pizzico di divertimento, la gara tra i politici viterbesi e quelli di Civitavecchia per contendersi la costruzione di un centro termale, che oscuri tutti quelli che dovessero sorgere all’intorno. Apprendiamo anche con un certo senso di tenerezza le dichiarazioni di Sandro de Paolis del Comune di Civitavecchia, che già Garibaldi e prima di lui i legionari dell’antica Roma, scelsero quelle acque per curarsi, vantando per esse particolari proprietà. Ad onor del vero dobbiamo dire che in quel tempo non si disponeva delle analisi chimiche e fisiche delle acque termali.

Documenti che oggi però esistono e affermano che l’acqua del Bulllicame è una delle acque terapeutiche migliori in assoluto, nel panorama delle acque termali italiane.

Senza dimenticare che Dante Alighieri nel Canto XIV dell’Inferno non citò la “ficoncella”, bensì rese immortale il nostro Bullicame. E per informazione del Sig. de Paolis e del popolo amico di Civitavecchia, non possiamo tacere delle sontuose Termae Romane qui presenti, e dei tanti pazienti illustri che al Bullicame trovarono sollievo e benefici: un notevole numero di papi, Michelangelo Buonarroti, Michele de Montaigne e altri. Per non parlare poi dell’anno 1220 quando i viterbesi si comprarono Centumcellae (l’attuale Civitavecchia). L’atto fu stipulato nella Chiesa di S. Pietro per l’importo di 2500 libbre di denari senesi.

Dopo il necessario preambolo dobbiamo guardare un poco in casa nostra, con una buona lente di ingrandimento, e purtroppo scorgiamo tante magagne che non vorremmo vedere. Per esempio ci tornano alla mente tanti misfatti consumati in danno del Bullicame. Tutto inizia con la firma della concessione a favore delle Terme dei Papi. Concessione che il sindaco Giancarlo Gabbianelli in una sua lettera ebbe modo di definire “mai tanto vituperata”. Poi c’è la chiusura dello Stabilimento Terme dei Lavoratori (1993), e la concomitante riperforazione del “pozzetto” da parte delle Terme dei Papi, effettuata senza alcuna autorizzazione regionale. In questo momento sembra quasi che a Viterbo scatti un passa parola recepito da tutte le nostre istituzioni: “Oscurare il Bullicame”.

Infatti, dopo quella riperforazione inizia il calvario del nostro monumento naturale più bello. Nel particolare la “Callara”, sempre piena e rigogliosa di acqua, si svuota quasi completamente e appare quasi collassata. I reali motivi della penuria di acqua, non saranno mai resi di pubblico dominio. Si saprà solo che al Bullicame, improvvisamente e “misteriosamente”, non c’è più acqua. La prima conseguenza che pagherà tutta la cittadinanza dei viterbesi è che le pozze intorno alla “callara” non riceveranno più acqua per tanti anni, e i pozzaroli che le frequentavano, saranno costretti a rinunciare a lungo ai bagni terapeutici. Poi c’è un altro fatterello che va segnalato sempre relativo al Bullicame. Nel 2005 il Comune paga l’avvocato Angeloni per un intervento che doveva essere contro l’uso geotermico fatto dalle Terme dei Papi e invece, inspiegabilmente è a favore. In quel periodo era sindaco Giancarlo Gabbianelli e assessore al Termalismo Fosca Mauri Tasciotti.

Per concludere noi dell’Associazione “Il Bullicame” siamo in attesa che tra i nostri politici esca finalmente qualcuno che prenda a cuore non il cemento ma il “tesoro” rappresentato dall’acqua termale del bacino del Bullicame, e sviluppi un termalismo che ci appartiene di diritto, più dell’aeroporto e più del cemento a Monte Pizzo. Per ora malgrado i nostri sforzi, non si vede nessuno, neanche all’orizzonte.

Giovanni Faperdue
Presidente Associazione “Il Bullicame”

mercoledì 7 dicembre 2011

Viterbo ed Avignone, le città dei papi... luoghi gemelli

Avignone... oh cara!

Viterbo si è gemellata con Avignone? Ed hanno fatto bene, infatti entrambi i luoghi hanno ospitato papi ed antipapi.. Il gemellaggio ha -in questo caso- veramente un senso. Peccato che non l'avessi saputo prima, infatti me lo comunica solo oggi l'amico Giovanni Faperdue da Viterbo, il quale ha scoperto i vecchi articoli del 1955 in cui si dava la lieta novella.

Dico che mi avrebbe fatto piacere saperlo prima perchè a suo tempo, qualche annetto addietro, assieme all'amico Peter Boom, organizzammo una visita dell'antipapa Saul Arpino (alias il sottoscritto) a Viterbo. Si trattava di una visita laica, ovviamente, e serviva a prendere in giro l'incombente visita del Ratzinger, con dispendio di elicotteri, papamobili, palchi nuovi al gazometro, folle oceaniche riverenti, tutto a spese del comune di Viterbo... Per la mia visita invece ci fu solo la discreta presenza della Digos, venuta a controllare in incognita che la visita dell'antipapa non celasse motivi dinamitardi...

Sarebbe stato bello aver saputo allora che Viterbo ed Avignone erano gemellati, avrei avuto una freccia in più al mio arco... poichè è risaputo che Avignone è il luogo di esilio dei papi e pure sede di antipapi vari... Avrei potuto fare un bello scoop... Pazienza... Comunque ringrazio Giovanni per aver risuscitato la notizia del gemellaggio, meglio tardi che mai... me ne servirò per la prossima visita antipapale (salvo che morte non sopraggiunga ad impedirmelo).

Paolo D'Arpini

Articoli sulla visita antipapale a Viterbo:

https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=paolo%20d'arpini%20antipapa%20a%20viterbo#q=paolo+d%27arpini+antipapa+a+viterbo&hl=it&client=gmail&rls=gm&prmd=imvns&ei=xUPfTqy-OIeA4gSGz5nABg&start=0&sa=N&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&fp=9452e6470e347287&biw=1024&bih=571





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Notizie sul gemellaggio da Giovanni Faperdue

VITERBO SI E’ GEMELLATA CON AVIGNONE: NEL 1955

Dall’emeroteca della biblioteca viterbese è venuto alla luce un pezzo della nostra storia dimenticata. A chi segue con passione le vicende locali, non sarà sfuggito che da diversi anni più persone si stanno prodigando per riuscire a “gemellare” la nostra città con la città francese di Avignone. La più evidente peculiarità che unisce Avignone con Viterbo è quella di aver ospitato per diversi decenni la Curia papale.

Infatti, i papi risedettero a Viterbo per circa 25 anni e ad Avignone per sessantanove anni. Il bravo prefetto Alessandro Giacchetti, amante di Viterbo più di noi viterbesi, è andato più volte in Francia a perorare la causa. Dopo di lui sono andate anche delegazioni del Rotary viterbese composte tra gli altri anche da Giuseppe Pagano e Fosca Mauri Tasciotti. Per i cugini francesi era tutto bello, era tutto interessante ma nessuno è mai riuscito a strappare un “si”. Gli avignonesi erano sempre sul punto di decidere, ma non decidevano mai. Insomma sembrava di cozzare sempre contro un muro di gomma. Ma adesso noi viterbesi abbiamo in mano una carta importante, quella che è uscita dopo una lunga ricerca dalla nostra emeroteca: Viterbo e Avignone sono gemellate dal 20 settembre del 1955.

Di seguito trascriviamo le cronache dell’epoca:

Da Il Messaggerodi Viterbo del 20 settembre 1955
Presente l’ambasciatore di Francia a Roma
La cerimonia del gemellaggio
Tra le citta’ di Avignone e Viterbo
Alla manifestazione sono intervenute oltre a S.E. Fouques Duparc e all’on. Del Bo, le più alte autorità del capoluogo e della provincia
Nella Sala Regia del Palazzo dei Priori è avvenuto questa sera il “gemellaggio” tra Avignone e Viterbo alla presenza dell’Ambasciatore di Francia a Roma, S.E. Jacques Fouques Duparc e del sottosegretario italiano agli Esteri on. Del Bo. Erano presenti le autorità cittadine tra cui il vescoco S.E. Albanesi, gli onorevoli De Luca e Jozzelli, il Vice Prefetto dott. Cosentino, il sindaco dott. Mignone, il Questore dott. Visco, il Segretario Generale del Comitato organizzatore del “gemellaggio” rag. Marcoaldi. Hanno assistito alla cerimonia anche la Signora Duparc, il Console di Francia a Roma sig. Meziere e la sua Signora, il Segretario dell’Ambasciata sig. Le Gourreriec e la sua Signora, il corrispondente del “Figaro” da Roma ed altri giornalisti francesi.
All’on. Fouques Duparc è stato consegnato un gonfalone a ricordo di quello che nel 1315 il suo compatriota Bernardo De Coucy, rappresentante del pontefice avignonese donò ai viterbesi per il loro appoggio nella lotta contro i nemici della Chiesa.
Il pro-sindaco avv. Enzo Ludovisi ha porto con nobili parole il saluto di Viterbo agli illustri ospiti e l’on. Igino Giordani ha commemorato i vincoli storici tra le due città papali e le ragioni del “gemellaggio” rievocando tra l’altro l’origine bretone della nostra famiglia viterbese dei Gatti, il glorioso pontificato del papa francese Clemente IV, l’opera pittorica del viterbese Matteo Giovannetti che affrescò il palazzo papale di Avignone e la città di Viterbo esistente nel dipartimento del Tarn.
L’oratore ha concluso con una nobile esaltazione dei valori dello spiritualismo cristiano sottolineando poi l’importanza delle tradizioni municipali affermate nel “gemellaggio” in un’epoca di desolante livellazione delle coscienze. L’ambasciatore Fouques Duparc, che ha parlato in francese, dopo una profonda analisi della vita spirituale dei secoli XIII e XIV, che vide il fuglore di Viterbo e Avignone, ha ricordato l’opera del De Coucy ed ha esaltato la collaborazione tra le due nazioni latine, come elemento basilare di pace nell’Europa e nel mondo.
IL sottosegretario agli Esteri Del Bo, ha poi esaltato la funzione storica dei liberi Comuni italiani e francesi; anch’egli ha sottolineato l’amicizia tra le due nazioni latine, auspicando che dal concetto di patria francese e di patria italiana sia costituita la base per la costruzione della grande patria europea. Tutti i discorsi sono stati calorosamente applauditi dal pubblico che gremiva la sala; abbiamo notato con piacere anche molte persone appartenenti alle classi più modeste il che prova che il gemellaggio dei valori a cui esse si ispirano, sia profondamente sentito dalla cittadinanza. La cerimonia si era iniziata con breve ritardo, causa un incidente meccanico all’auto dell’on. Giordani. S.E. Fouques Duparc è ripartito per Roma subito dopo la manifestazione ma ha promesso all’avv. Ludovisi che tornerà a Viterbo per una visita più lunga ai monumenti cittadini. Egli ha espresso all’on. Jozzelli, presidente del comitato organizzatore del gemellaggio la sua più profonda riconoscenza e la soddisfazione per la cerimonia odierna.
Adesso ci auguriamo che il Comune di Viterbo si metta subito all’opera per rispolverare questo ambito vincolo e, dopo una comunicazione ufficiale al Comune di Avignone, ponga in atto tutte le iniziative più utili a trasformare questo “gemellaggio”, in un ulteriore volano di sviluppo turistico per la nostra città.

Giovanni Faperdue

lunedì 17 ottobre 2011

Viterbo - Tavola rotonda sui cinque conclavi viterbesi e su Santa Rosa

"Apparizione di Santa Rosa ad un papa eletto a Viterbo"

Successo della Conferenza sui Conclavi Viterbesi del 14 ottobre 2011

Viterbo - Grande successo di pubblico alla conferenza “I Cinque Conclavi Viterbesi”, tenuta da Giovanni Faperdue, e organizzata da Archeotuscia Onlus. Lo storico, autore anche di un libro “I Conclavi Viterbesi”, ha ripercorso tutta la storia di Viterbo nel suo periodo più fulgido che va dal 1255 al 1281.

Ventisei anni durante i quali sono accaduti i fatti più salienti e più importanti della storia di questa città. Una storia meravigliosa che però, come ha sottolineato Faperdue, purtroppo per noi non è stata a lieto fine. Tutto ha inizio con la venuta a Viterbo di papa Alessandro IV, che muore qui il 25 maggio del 1261, e innesca la serie di conclavi che segnerà per Viterbo, primati positivi e negativi.

Tra i positivi il termine Conclave che è un neologismo coniato a Viterbo, quando i cardinali furono “clausi cum clave” (chiusi a chiave) nel Palazzo Papale; poi quelli negativi del tetto scoperchiato, del conclave più lungo della storia (due anni e nove mesi) e quello sacrilego della violazione della stanza del conclave.

Un’irruzione di esagitati che non passerà inosservata, ma che punirà severamente i cittadini di Viterbo con un interdetto, lanciato sulla città dal vescovo Filippo, che durerà ben oltre quattro anni e, a parere di Giovanni Faperdue, avrà il potere di cambiare il carattere dei viterbesi. Infatti, l’interdetto prevedeva queste punizioni: 1)Erano vietate le sacre funzioni; 2) Le chiese importanti erano chiuse; 3) Rimanevano aperte solo le chiese parrocchiali; 4) In queste però c’era una procedura di messa a lutto che prevedeva per tutti gli altari la privazione degli arredi sacri, delle croci, delle statue dei santi, delle immagini sacre, e di tutti gli altri oggetti sacri che giacevano sul pavimento in modo disordinato.

Le statue ed i simboli che non si potevano rimuovere erano coperti da un lenzuolo nero, come ad impedire qualsiasi richiesta di intercessione; 5) Le campane era state calate a terra e giacevano anche loro sul pavimento della chiesa; 6) I preti che celebravano la messa lo dovevano fare in gran segreto. Era permessa la presenza solo di due chierici. 7) Le nozze si celebravano nei cimiteri, senza alcuno sfarzo di vestiti e di invitati; 8) I morti si dovevano seppellire, a lume spento, in aperta campagna come se si trattasse di carogne di animali, senza esequie e cerimonie religiose; 9) Erano vietate le feste, le riunioni, i giochi di qualunque genere, il parlare a voce alta o comunque il gridare; 10) Non ci si poteva cibare di carne; 11) Era solennemente vietato radersi la barba e vestire in modo troppo elegante; 12)

Tutto e tutti dovevano testimoniare con il comportamento e con l’aspetto, di essere profondamente addolorati di aver provocato la collera celeste. Queste regole erano ferree poiché il papato in quel periodo di storia, aveva in mano due poteri, quello spirituale e quello giurisdizionale. Un’altra notazione di rilievo è stata fatta dal Faperdue quando ha messo in evidenza che, Urbano IV, il primo papa eletto a Viterbo, viene incoronato nella chiesa di S. Maria in Gradi il 4 settembre del 1261. Un giorno molto legato alla nostra patrona. Infatti, nello stesso giorno tre anni prima avviene la solenne traslazione del corpo dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al Cenobio di San Damiano, e lo stesso giorno qualche secolo dopo, nel Martirologio Romano, sarà dedicato alla nostra Santa patrona. Questa per Faperdue è la firma di Santa Rosa, sul trasferimento della curia papale a Viterbo.