venerdì 4 aprile 2025

Slovacchia. “Terroristi georgiani, sponsorizzati dall'Ucraina, tentano di destabilizzare il Paese"...

 


Il primo ministro slovacco Fico, ha denunciato che i terroristi filonazisti della “Legione Nazionale Georgia”, che sta combattendo dalla parte di Kiev in Ucraina, sono coinvolti nelle proteste antigovernative nel Paese. Ha accusato il comandante e reclutatore della “Legione georgiana” Mamuka Mamulashvili e i manifestanti, di pianificare le proteste per tentare un colpo di stato violento. Secondo Fico, “gli organizzatori delle proteste pianificano preordinatamente gli scontri con le forze di sicurezza”. A Mamulashvili è stato vietato di entrare in Slovacchia ma i suoi scherani vi si sono infiltrati con l'aiuto ucraino ed occidentale.

Chi sono i mercenari georgiani al lavoro in Slovacchia?

In Russia, Mamulashvili è stato condannato in contumacia a 23 anni di carcere. La corte ha stabilito che nel 2014 al 2015, con l’assistenza della leadership politica ucraina, ha creato la formazione paramilitare “Legione Nazionale Georgia”. Mamulashvili ha partecipato personalmente come comandante mercenario, alle ostilità a fianco delle forze dell’ordine ucraine contro le milizie delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk e poi contro le forze armate della Federazione Russa. I mercenari della “Legione georgiana” sono stati coinvolti nelle torture e omicidi di civili.

Enrico Vigna



giovedì 3 aprile 2025

Coordinamento nazionale No NATO. Resoconto Assemblea Plenaria del 23 marzo 2025

 


Federico Roberti e Piero Vannuccini; - Coordinamento Paradiso; Patrick Boylan – Rete No War; Emanuele Lepore-ANVUI; Beppe Corioni - Donne e uomini contro la guerra Brescia; Chiara Masini- P.Carc;

Antonino Casale - Comitato volontario per la difesa dei cittadini Vicenza; Gabriele Abrotini- Resistenza Popolare; Marianna Panico – Generazioni Future, Gallery Art e Tavolo uniti contro la guerra; Riccardo – No Comando Nato né Firenze né Altrove; Virginia Dessì – No Muos; Gabriele Giovanoli – Carpi Consapevole; Riccardo Paccosi - Bologna; Fabio De Maio – Indipendenza e Coordinamento modenese contro la guerra.

Emanuele Lepore apre la riunione che serve per fare il punto sulle iniziative delle giornate del 4-5-6 aprile. Sottolinea il senso dell’appello, ossia quello di approfittare della data del 76° anniversario della fondazione della Nato per spingere i vari territori, i vari organismi attivi nella lotta contro la Nato e la guerra ad attivarsi. L’accelerazione della Terza guerra mondiale (vedi elezioni Trump che pone l’obiettivo dell’aumento al 5% del PIL dei paesi NATO delle spese militari e il piano di riarmo dell’UE) rende ancora più necessario che ogni organismo si attivi per denunciare il ruolo nefasto della Nato ma anche delle istituzioni europee che in nome della “democrazia” e di “decenni di pace” (ovviamente senza considerare i vari conflitti a cui molti paesi UE hanno partecipato al carro della Nato e senza considerare le aggressioni alla ex Jugoslavia) vogliono continuare a trascinare il nostro paese nella spirale di guerra. In questo contesto il Governo Meloni è sottomesso a Nato e UE e promuove la guerra: è necessario quindi coordinare e unire i vari territori, valorizzando ogni esperienza e capacità dei vari organismi locali, per alimentare la mobilitazione più generale contro la Nato e la spirale della Terza guerra mondiale. Questo è uno degli obiettivi del CNNN. Per il 4-5-6 aprile sono state convocante anche altre mobilitazioni non direttamente collegate all’appello del CNNN, mobilitazioni che non era possibile prevedere quando a metà febbraio il CNNN si è riunioni per lanciare queste giornate di lotta. Come Coordinamento non entriamo in conflitto con le altre mobilitazioni, al contrario queste ci permettono di aggiungere un pezzo con parole d’ordine chiare e nette anche in quelle iniziative e mobilitazioni dove non lo sono: no alla Nato, no all’economia di guerra (dall’aumento del carovita, alla conversione bellica dell’industria civile, no al piano Rearm Europe e alla repressione del dissenso) e no alla propaganda di guerra. La lotta che conduciamo ha nemici e obiettivi precisi: l’UE belligerante al carro della Nato, la Nato stessa e il Governo Meloni supino alle politiche di guerra dettate da esse.

Emanuele conclude l’intervento invitando i presenti a collettivizzare le varie esperienze locali sui vari territori e a mandare le info delle varie iniziative alla mail del coordinamento (coordinamentonazionalenonato@proton.me) per fare il calendario di tutte le iniziative.

Interviene Riccardo del No Comando Nato né a Firenze né altrove che parla della manifestazione promossa dal suo Comitato per il 5 aprile a cui stanno aderendo varie realtà, il cui scopo è quello di collegare l’economia di guerra alle reali esigenze della popolazione (risorse sottratte alle vere necessità in funzione dello sviluppo della guerra), quindi far emergere quanto aumenta sempre di più il distacco delle esigenze popolari dalle amministrazioni locali. Altra data importante è quella del 4 aprile in cui sarà organizzato un presidio davanti alla caserma Predieri dove la NATO vuole fare il comando sud Europa, seguito da un volantinaggio nei quartieri popolari del circondario.

Prende parola Riccardo Paccosi, esponente del comitato di Villa Paradiso e che ha avviato una collaborazione con il Coordinamento No Nato dell’Emilia Romagna. Parla della sua esperienza tesa a creare una rete di realtà che lottano contro la Nato (ad oggi Genova, Verona, Bologna, Modena e Parma) e della necessità di fare pubblicità congiunta con tutte le iniziative che ci sono per dare un impatto maggiore. Nel futuro propone di fare ordinariamente presidi nello stesso giorno in maniera coordinata.

Interviene Federico Roberti che aggiorna sulle iniziative su Bologna: verrà organizzato un presidio davanti al rettorato di Bologna per denunciare la collaborazione dell’Università con l’Entità sionista. Inoltre, su Bologna è in discussione l’attività da svolgere in vista della manifestazione europeista a Bologna per il 6 aprile chiamata in scia alla mobilitazione indetta il 15 marzo a Roma da Repubblica e in merito alla contro manifestazione promossa da Potere al Popolo.

Interviene Piero Vannuccini di Bologna che sviluppa un ragionamento sulla natura della Nato, un organizzazione che ha alle spalle esigenze economiche ben precise in un contesto in cui il capitalismo è in crisi e nella guerra trova strade per farvi fronte, per il fatto che le contraddizioni interne agli USA sono al limite e questi non riescono più a sopravvivere al loro debito al punto che per garantire la propria sopravvivenza devono investire maggiormente sui propri piani di guerra.

Chiara Masini aggiorna sulle mobilitazioni a Roma: il 4 aprile verrà promosso un presidio che prenderà di mira il COVI, nei fatti una base Nato sotto copertura, costruendo la giornata con una serie di diffusioni a La Sapienza volte ad intercettare gli studenti.

Interviene Patrick Boylan che chiede a Paccosi di inviare la lista iniziative di cui è a conoscenza e che propone di intervenire come CNNN alla manifestazione del M5S del 5 aprile a Roma, portando i contenuti del CNNN.

Gabriele Abrotini parla del presidio che organizzeranno nel centro di Ravenna.

Interviene Beppe Corioni che parla delle due iniziative che promuoveranno: sabato 5 aprile davanti alla base militare di Ghedi in cui chiameranno a raccolta tutte le realtà contro gli armamenti e un secondo presidio, sempre davanti alla base (previsto per il 26 marzo), per contestare la militarizzazione delle scuole in occasione di una visita organizzata di studenti presso la base. Sottolinea che sostengono non solo l’uscita dell’Italia dalla Nato ma lo scioglimento della Nato in quanto organismo criminale.

Emanuele Lepore prende parola e aggiorna sulle iniziative promosse a Milano: è in corso di definizione per il 4 aprile un presidio sotto gli uffici Nato che rappresentano il quartiere generale della base di Solbiate Olona e nella stessa giornata a Milano verranno fatti due piccoli presidi che raccolgono forze locali per propagandare materiale contro la Nato e la guerra. A Busto Arsizio, nei pressi di Solbiate Olona, il 5 aprile ci sarà un corteo cittadino. Inoltre, sempre per questa data, sia ad Arezzo che a Lecco ci saranno assemblee. Sottolinea l’importanza dell’assemblea pubblica promossa dal collettivo Millepiani di Arezzo, aderente al CNNN, che si svolgerà in un palazzo comunale e che deve far riflettere sull’importanza di portare all’interno di strutture simili le nostre parole d’ordine anche per portare lo schieramento della lotta contro la Nato e la spirale della Terza guerra mondiale nelle stesse amministrazioni locali. Infine, il 5 ci saranno iniziative a Trieste e Cagliari.

Interviene Marianna Panico che parla dell’esperienza positiva di presentazione del coordinamento a Napoli e della realtà del Tavolo Uniti contro la guerra, un insieme di organismi che è partito dalla necessità di mobilitarsi in solidarietà alla Palestina. Per le giornate del 4-5-6 aprile hanno definito varie iniziative: il 4 aprile faranno un flash mob davanti all’ex base Nato di Bagnoli e avvieranno il censimento di tutti gli edifici militari e statali dismessi che devono essere riconvertiti a beni comuni, a maggior ragione stante l’emergenza bradisismo. Il 5 aprile a Casoria interverranno nelle scuole assieme all’Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e Università mentre il 6 aprile ospiteranno una delegazione della PAM (piattaforma antimperialista mondiale) alla Galleria Principe di Napoli per un convegno in cui delegati sud coreani porteranno informazioni di prima mano sulla situazione nel loro paese.

Gabriele Giovanoli che dice che la sua organizzazione confluirà 5 aprile a Modena nell’evento organizzato da Fabio De Maio mentre il week end successivo a Carpi ci sarà la presentazione del CNNN. Conclude dicendo che è giusto avere obiettivi ambiziosi, come l’uscita dalla Nato e il suo scioglimento, ma occorre andare per gradi e fare un passo dopo l’altro.

Riprende parola Beppe Corioni per comunicare che anche a Brescia venerdì 28 faranno un’iniziativa con i sud coreani e, riprendendo quanto detto da Giovanoli, dice che bisogna imparare a fare passo dopo passo ma è necessario mettere al centro l’analisi: la parola d’ordine di uscire dalla Nato è già qualcosa ma l’obiettivo deve essere quello del suo completo scioglimento.

Interviene Fabio De Maio di Modena che afferma che come aggregato si muovono sulle parole d’ordine del no al riarmo e no alla Nato. Stanno cercando di interfacciarsi con altre realtà tra cui 9MQ per fare un evento in diretta che colleghi le varie piazze che si mobilitano in contemporanea fermo restando l’autonomia di ogni città, propone di fare un flyer unico che raccolga tutte le iniziative.

Emanuele Lepore, rispetto alle iniziative da svolgersi in contemporanea chiarisce che il CNNN ha lanciato la mobilitazione per 4-5-6 perché copre il fine settimana (c’è chi preferisce organizzarsi per la data del 4 per intervenire sulle aziende, chi invece si mobiliterà le altre due giornate perché più congeniali per fare iniziative pubbliche e assemblee); il principio è quello di dare massima libertà d’azione ai territori, converge il più possibile e dare forza a ogni iniziativa. Tutte le iniziative saranno fatte circolare senza pretese di mettere nessun cappello perché appunto l’ obiettivo è quello di valorizzare tutti gli organismi, ognuno con propri simboli e bandiere, mettendo a disposizione un volantino che ognuno potrà valorizzare.

Chiara Masini interviene sulla proposta di intervenire come CNNN alla manifestazione indetta dal M5S valutando positivamente la partecipazione del coordinamento: la questione non è quella di aderire o meno alle loro parole d'ordine ma valorizzare questo spaccato per inserirsi con parole d'ordine più nette e chiare e quindi il gruppo romano parteciperà con questi intenti (già era stata fatta una riunione del gruppo locale in cui si era trattata della questione).

Beppe Corioni invita tutte le realtà a sottolineare nel loro interventi della pericolosità del ddl 1660, di legare le giornate di mobilitazione alla denuncia dei tentativi repressivi in corso e all’approvazione dell’articolo 31 che dà la possibilità ai servizi segreti di delinquere per difendere lo Stato, compresa l’infiltrazione nelle organizzazioni terroristiche. Federico Roberti sottolinea che hanno trovato il coraggio di mettere nero su bianco ciò che fanno già da 50 anni e che adesso sta a noi giocare le nostre carte. Emanuele Lepore interviene dicendo che questo è un ambito di mobilitazione del CNNN, infatti tra le parole d’ordine abbiamo inserito il No alla repressione del dissenso. Il decreto nei fatti stenta ad essere approvato ma ciò non toglie che passi avanti in questa direzione vengano fatti, a guidarli c’è la paura dell’opposizione organizzata.

Infine, Antonino Casale non riesce a intervenire per problemi di collegamento ma manda un contributo scritto in cui parla dell’intervento che metteranno in campo a Schio e nell’Alto Vicentino con centro Montecchio Maggiore, Bassano del Grappa e Vicenza, sede delle basi USA. Perno delle iniziative sarà l’uso del gazebo nelle piazza e negli spazi frequentati dalla popolazione. Ribadisce l’importanza di puntare alla costruzione di una rete e promozioni di momenti comuni il più orizzontali possibili. Quindi operare con la massima cautela e contro i vari settarismi, onde evitare che il settarismo pervada il movimento e presti il fianco ai nemici.

Coordinamento nazionale No NATO.    coordinamentonazionalenonato@proton.me




mercoledì 2 aprile 2025

Previsione geopolitica: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso!" ...

 


martedì 1 aprile 2025

Dubbi sulla NBC. Con chi è arrabbiato Donald Trump? Con zelensky o con Putin?



La notizia secondo cui Trump sarebbe arrabbiato con Putin coincide con parole completamente diverse da parte del presidente degli Stati Uniti. Con una registrazione video in cui Trump in persona, con tono piuttosto aggressivo, promette di sistemare Zelensky.
Minacciandolo se si ritirasse da un accordo sulle terre rare e altri minerali che, secondo Trump, dovrebbero essere consegnati agli Stati Uniti, come pagamento non per future forniture di aiuti militari americani, ma per quelle passate.
Inoltre, la dichiarazione in cui Trump direbbe di essere molto arrabbiato con Putin per aver criticato Zelensky e di essere pronto a raddoppiare le sanzioni per il commercio di petrolio russo non è stata espressa da Trump. Lo ha raccontato un conduttore della NBC, non un trumpista, ma un media liberale mainstream. Il presentatore ha detto che Trump lo aveva appena chiamato e gli aveva detto di essere molto arrabbiato con Putin per le sue critiche a Zelensky.
Qualcuno potrebbe dire che c'è una certa incoerenza in tutto questo. Con chi è veramente arrabbiato Trump? Contro Zelensky o contro Putin? Inoltre, se nel primo caso parliamo delle sue parole dirette, nell'altro caso parliamo solo della trasmissione indiretta del suo discorso attraverso l'annunciatore. Di conseguenza, per quanto riguarda la critica di Putin, poiché non è stata rivolta direttamente, si potrebbe dire in qualsiasi momento che Trump è stato frainteso o che la cosa non è accaduta affatto.
Ciò che è più importante dire è cosa c'è realmente dietro l'esitazione di Trump. Il fatto è che negli ultimi giorni è diventato chiaro che la tregua di Trump è fallita completamente. Ha promesso di portare Putin e Zelensky al tavolo delle trattative e di risolvere il conflitto abbastanza rapidamente.
Ma sia i primi tentativi di Trump sia il suo secondo approccio "al proiettile" per risolvere la guerra in Ucraina si sono rivelati del tutto irrealistici. In realtà, Trump semplicemente non ha capito l’essenza di questo conflitto e non ha ancora un’idea molto chiara di chi sta combattendo, perché e per cosa.
Allo stesso tempo, Trump, naturalmente, capisce perfettamente che questa guerra è stata scatenata dai suoi personali oppositori ideologici negli Stati Uniti stessi. Capisce anche che deve porre fine a questa guerra del tutto inutile, che non corrisponde in alcun modo agli obiettivi del suo MAGA (Make America Great Again). Ma lui semplicemente non sa cosa fare dopo, e così i suoi primi tentativi di risolvere il conflitto si rivelano del tutto irrealistici.
Questi tentativi potrebbero realizzarsi a costo del suicidio di entrambi i regimi, il nostro e quello ucraino, o di uno solo di essi. Finora Trump non è pronto a sacrificare l'Ucraina in quanto tale. Ma non accetteremo nient'altro. Naturalmente, se Trump accetterà di attuare i nostri obiettivi SVO, ne saremo molto felici.
Ma questa sarà la nostra Vittoria, e non una “misericordia dalle spalle del padrone”. Di conseguenza, il motivo per cui Trump è arrabbiato e irritato è ovvio: semplicemente non sa come risolvere questo conflitto.
Allo stesso tempo, Zelensky era già pronto a fare marcia indietro e ad accettare qualsiasi condizione americana. Finché continueranno gli aiuti militari. Ma poi la Gran Bretagna, l'Unione Europea e i globalisti americani sono intervenuti di nuovo, convincendo Zelensky a rompere le relazioni con Trump, promettendogli il sostegno dell'Unione Europea in questa guerra.
Proprio come durante i colloqui di Istanbul, l'SVO ha iniziato convincendo Zelensky a rompere tutti gli accordi già firmati. E ora hanno convinto Zelensky a rompere gli accordi con Trump sulla concessione del diritto su tutti i minerali, soprattutto perché prima era pronto a trasferire questo diritto agli inglesi, che avevano promesso il loro aiuto.
In questo contesto, Vladimir Putin a Murmansk ha detto chiaramente che non ci limiteremo a schiacciare il nemico, ma lo finiremo. Ciò significa che la guerra continua e nulla cambia. E anche se riuscissimo a migliorare le relazioni con l'America, ciò non avrebbe un impatto diretto e immediato sul Nuovo Ordine Mondiale.
La guerra continua. Ciò deriva dall’irritazione di Trump, dalla politica aggressiva dell’Unione Europea e dalle pratiche terroristiche di Zelensky. Ma questo emerge dalle parole del nostro Presidente, che invita il popolo e la società a non rilassarsi. La guerra non è finita, perché può finire solo con la nostra Vittoria, e per questo abbiamo ancora molto da fare.
E infine, la conclusione più importante. Trump e gli Stati Uniti stanno gradualmente uscendo da questo conflitto. Ma poiché questa non è la sua guerra e non è in grado di porvi fine, Trump consegnerà l'iniziativa all'Unione Europea, lasciando la conduzione di questa guerra all'Europa e allo stesso Zelensky.
È un gesto alla Ponzio Pilato: Trump se ne lava le mani. Naturalmente lo fa gradualmente, affinché dopo il ritiro del sostegno americano il fronte non crolli immediatamente.
Ciò implica un certo livello di de-escalation. Ma poiché l'Unione Europea si sta assumendo la responsabilità di combatterci, la dittatura liberale in Europa verrà ora fortemente aggravata. Vediamo che, nello stesso momento, la leader del Raggruppamento Nazionale francese, Marine Le Pen, principale avversaria politica di Macron, è stata condannata in modo del tutto infondato. Inoltre, a quanto pare, Soros ha comprato tutti i giudici dei regimi democratici e l'intero sistema giudiziario è ora ideologicamente attivato e corrotto dalle reti globaliste.
Né in America né in Europa esistono praticamente più diritti. Può essere mantenuto solo sotto regimi sovrani. Laddove è consolidata la democrazia liberale, l'intero sistema giudiziario è completamente acquistato dai globalisti. Pertanto non è più possibile sperare in soluzioni legali. Ora ognuno pensa a sé stesso.
Ripeto, l'Unione Europea, in quanto centro e quartier generale della dittatura liberale, sta oggi entrando in uno stato di guerra diretta con noi in Ucraina, e l'America sta prendendo le distanze da questo, sta abbandonando la guerra. E questa è una buona notizia. Il campo per la miseria terroristica di Zelensky si sta un po' restringendo, ma sappiamo quanto successo abbia questo pagliaccio sanguinario nel raccogliere denaro e sostegno militare.
Pertanto la guerra continua e dobbiamo essere pronti a combatterla fino alla fine. E ora non riesco nemmeno a immaginare se ci fermeremo ai confini occidentali dell'Ucraina oppure no. Proprio come non lo sanno gli europei, perché loro stessi stanno facendo tutto con le proprie mani proprio perché noi in Ucraina non ci fermiamo in questa guerra

Aleksandr Gel'evič Dugin




P.S. L'Unione Europea, in quanto centro e quartier generale della dittatura liberale, sta ora entrando in uno stato di guerra diretta con Putin in Ucraina, e l'America sta prendendo le distanze da questo, abbandonando la guerra. Foto: Luis Soto /Globalookpres