Caro Paolo,
penso sia vero, come ho sentito da molti, che questo mezzo elettronico che usiamo per confrontarci ci porta facilmente su terreni di scontro. Personalmente, sento una grande differenza tra la parola scritta e quella detta guardando negli occhi l'interlocutore.
Io sono uno che scrive, anche se talvolta mi trattengo perché sento che è troppo facile e che dovrei di più parlare quando ho davanti le persone alle quali mi rivolgo.
In questo caso ho iniziato a scrivere a giochi finiti o a giochi già molto avanzati.
Voglio però argomentare su quanto hai scritto: "....non mi piace però come "condizione" per cui se quanto richiesto non viene attuato allora seguono anche le "dimissioni" di Vincenzo..."
Siamo complessi, siamo fatti anche di ragione e, quando mi si pongono degli interrogativi, o quando ho dei conflitti o dei dubbi, mi serve ragionarci sopra utilizzando anche le esperienze che ho avuto in altri contesti.
Ero in un gruppo di meditazione che segue gli insegnamenti di un monaco buddista (un "maestro"). Mi andavano bene molte cose .... . Non mi andava bene pronunciare il proponimento di dover, ogni giorno, dichiarare una serie di "comandamenti", non li chiamano così ma io li sentivo tali. Per due tre volte ho obiettato, poi ho detto che non sarei più venuto. Sento ancora un conflitto perché il gruppo mi è mancato ma ritengo, almeno per ora, di aver fatto bene. Nessuno mi ha scomunicato, posso ancora dire di seguire la via spirituale buddista, come altre, e io non ho giudicato né scomunicato nessuno.
Si tratta, mi sembra quì, della Verità che, a mio avviso, non può essere che la "mia" verità, la verità di ciascuno, soggetta a tutti i condizionamenti che ciascuno ha ricevuto e che, comunque, è quella che mi deve impegnare. Siamo diversi: se per quel gruppo, dato il percorso che ha fatto, i condizionamenti ricevuti ecc., ecc., va bene così, che diritto ho io di insistere nelle mie contestazioni? Posso, forse, pretendere di sapere cosa va bene per loro, qual'è la loro verità?
Nessuno può togliere qualcuno dall'adesione al Bioregionalismo o all'Ecologia Profonda.
Però, all'interno di una vasta adesione multiforme, diversa e forse anche, talvolta, conflittuale, si sono formati dei gruppi di confronto e di lavoro. Qui i rapporti si fanno più stretti e occorre, per stare vicini fianco a fianco, più omogeneità ed intese. Altrimenti, se uno tira da una parte e l'altro dall'altra si rimane fermi. Può non trattarsi di posizioni inconciliabili ma solo di priorità, ma che io non pretenda di sapere la priorità dell'altro!
Ci potranno essere assemblee allargate a più gruppi che non necessitano dell'omogeneità di un gruppo operativo ristretto. In queste occasioni ci si potrà confrontare sempre con il dovuto rispetto ......
Nella linea di quanto sopra scritto mi sta bene confermare la mia posizione di uscire anch'io dalla Rete se coloro che hanno fatto prima di me questa decisione non cambieranno idea. Infatti è con quelle persone ed altre a loro simili che sento di poter utilmente collaborare.
Si, perché anche con te, Paolo, non è che mi senta proprio a mio agio .... Ma non si possono fare tutti i percorsi e tutti i confronti che si aprono davanti .... .
Salutando tutti, faccio un saluto particolare a Stefano, che spero mi legga, sperando che questa mia possa essere servita a chiarire meglio la mia posizione.
Vincenzo Benciolini
.........
Mia risposta:
Caro Vincenzo, quanto da te espresso con sincerità e chiarezza é pur condivisibile e ragionevolmente accettabile.. resta il fatto che -scusa la franchezza- viste le tue conclusioni e le premesse fatte da Etain e gli altri "sulla possibile continuità di collaborazione con chi si sente in sintonia" che la fuoriuscita dalla Rete sia semplicemente funzionale alla esclusione "materiale" di Stefano e mia nonché degli argomenti da noi portati avanti... (diminuzione del consumo della carne, spiritualità naturale o laica, etc.).
Dici di sentirti ancora un "buddista" ed é forse proprio questa la chiave di lettura... della tua reiterata proposta di "dimissioni".. ovvero non sei "propriamente" laico e libero da preuspposti.. ma ritieni di poter collaborare solo con chi la pensa "almeno" quasi come te... magari con maggiore attitudine alla "anarchia" di percorso...
Buona fortuna a te ed ai tuoi simili, che continuerete a stare su questa terra, assieme a me e Stefano, assieme a Berlusconi e D'Alema, assieme al Buddha ed al Nisargadatta Maharaj (esempi..)
Aha, spero che se qualcuno, come potrei essere anch'io se mi gira, si occupi del prossimo "incontro/scontro" della Rete Bioregionale Italiana al quale poterci confrontare "vis a vis" come dici tu!
P.S. Siccome dici di voler prima parlare a quattrocchi, perché non dai le dimissioni dopo esserci incontrati? E l'attuazione dei "sottogruppi" della Rete come la immagini se tutti si dimettono dalla Rete?
Cari Saluti, Paolo D'Arpini
Programma:
La difesa dei diritti, ma anche dei doveri, dei “consumatori” deve partire da una presa di coscienza individuale. Per questo, avendo aderito alla Rete di Associazioni di European Consumers, sento il dovere di esporre alcune mie considerazioni su quelli che dovrebbero essere i fini da raggiungere come operatori nel sociale e nell’umano.
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
Un sovvertimento di valori é necessario, sia in forma di emendamento dai vecchi modelli consumistici o di protezione passiva degli utenti sia nell'ambito della comprensione di ciò che realmente é utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra. Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate? Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono attorno… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l'occhio dell’ecologia profonda, anche nell'ambito istituzionale ed amministrativo. Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti. Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto "umano" e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno delle Rete. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, "l'ecologia profonda" e la "spiritualità laica" in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Spero di non aver offeso nessuno con questo discorso e invito tutti i lettori ad una discussione aperta su questo tema.
Paolo D’Arpini
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