Nella
notte tra sabato 23 e domenica 24 settembre, membri della polizia del
Kosovo, hanno tentato di rimuovere le barricate erette da un gruppo
di serbi armati, all'ingresso del villaggio di Banjska. Sono seguiti
violenti scontri a fuoco per tutta la giornata con 500
uomini delle
KPS, Forze Speciali Kosovo.
Poi sul terreno sono rimasti uccisi quattro serbi (tre assassinati da
cecchini) e un poliziotto albanese. Ecco dove hanno portato nella
regione, le politiche terroristiche e vessatorie contro la
popolazione serba kosovara del fanatico sciovinista Albin Kurti,
reggente le autorità illegittime di Pristina e le strategie de
stabilizzatrici della NATO e degli USA. La guerra è sempre più
all’ordine del giorno e potrebbe essere devastante per tutti i
Balcani e non solo.
Il
quarto serbo assassinato è stato ritrovato a 1,5 km dal luogo degli
scontri.
Premettendo
che la dinamica complessiva della vicenda, degli obiettivi e delle
finalità ha molte lacune e punti incerti e che forse, solo nei
prossimi giorni o mesi si avranno risposte più certe, qui cerco solo
di informare e documentare i fatti conclamati e provati, con grande
cautela e attenzione, senza entrare negli aspetti tuttora dubbi o
interpretabili sotto diverse o contrastanti letture. Questo, per non
incorrere in letture o interpretazioni personali o virtuali, che,
come nel caso della crisi ucraina, poi si rivelano nei fatti
scombinate. Saranno i prossimi eventi e passaggi fattuali ad
avvicinarci agli aspetti più profondi e congrui, per ora non
accertabili.
Pertanto
qui espongo alcuni punti fermi e fatti che sono ad oggi fissati e
riscontrati, utilizzando i contatti e le relazioni sul campo, queste
sono sintesi e letture, di analisti, politici e militari serbi,
tutte aperte a varie ipotesi in divenire, soprattutto politiche, come
loro stessi confidano.
Nella
notte di sabato 23 settembre, circa le 2,45, un gruppo, per la prima
volta armato e molto bene equipaggiato di circa 30 cittadini serbi,
ha installato due camion come barricate a Banjska, nel
nord del Kosovo. Poi è arrivata la polizia del Kosovo,
che ha cercato di rimuovere le barricate, ne è nato un conflitto con
i serbi che hanno eretto barricate. Nel conflitto a fuoco è rimasto
ucciso l'ufficiale di polizia A. Bunjaku e un'altra persona è
rimasta ferita. E questo è un fatto accertato dai filmati, non è
stato colpito a freddo o direttamente. Alle 8:37, i valichi
amministrativi di Jarinje e Brnjak con la Serbia sono
stati chiusi mentre gli scontri continuavano. Alle 10:15 è stato
dato inizio alla “operazione antiterroristica".
Il gruppo armato si è allora
diretto verso il Monastero ortodosso, sfondando il portone con un
loro veicolo blindato hanno occupato il cortile e si sono preparati a
resistere a un attacco esterno. La dotazione e la quantità di
armamenti hanno fatto pensare addirittura ad una lunga resistenza ad
un assedio. Nell’arco di un’ora e mezza sul posto convergono
circa 500 agenti delle Forze Speciali
albanesi (quelli addestrati e armati
dalla NATO
e dagli USA,
che non dovrebbero esistere secondo l’ONU…)
e cominciano sparatorie a distanza. L’ipotesi di una resistenza da
assedio è legata, secondo alcuni esperti militari alla quantità di
armamenti e dotazioni a disposizione, abbandonati e ritrovati poi nel
cortile del Monastero. Un auto blindata, jeep, fuoristrada, moto
quad,
mine antiuomo, lanciarazzi portatili, dinamite, mitragliatrici,
maschere antigas, oltre a grandi quantità di cibo, medicinali e
altro. Poi, mentre le sparatorie si intensificavano e i cecchini sono
riusciti ad uccidere e ferire molti del gruppo operativo, qualcosa
deve essere cambiato nella progettualità militare, e molti video
ricostruiscono la ritirata sulla montagna retrostante la loro
posizione, probabilmente prima di essere completamente circondati, ma
lasciando molto materiale all’interno, oltre ai veicoli.
Questi
sono ad oggi i fatti riscontrati e comprovati, per le
interpretazioni, anche molto delicate e complesse, che questa azione
ha prodotto, aspettiamo gli sviluppi documentabili.
Alcune
considerazioni sono comunque inequivocabili, chi ha letto i miei
articoli e documentazioni dell’ultimo anno sulla situazione nella
regione, può trovare già lì molti riscontri e previsioni, che non
occorreva avere grandi doti intellettive particolari per delinearle o
coglierle:
le
RESPONSABILITA’ di chi vuole, cerca, lavora strategicamente per
propri interessi geopolitici, ad una situazione di conflitto
permanente o poi dispiegato nella regione, con l’obiettivo
primario della definitiva destabilizzazione della Serbia.
Leggasi NATO
e USA in primis.
il
totale fallimento e la conferma delle menzogne e falsità utilizzate
nel 1999 per distruggere la RFJ.
Gli obiettivi della NATO e della cosiddetta “comunità
internazionale” occidentale, NON
erano lo sviluppo e la pacificazione dell’area, visto che la
condizione sociale e di vita della stessa popolazione kosovara è a
livelli del Bangladesh
(da dati ONU…)
e le violenze, tensioni e criminalità, sono la vita quotidiana
nella provincia serba, nonostante settemila e oltre militari KFOR
ed Eulex. Oggi
24 anni dopo è sotto gli occhi di tutti
Questo è il
prodotto delle politiche di Albin
Kurti, un freddo e cinico
prosecutore in doppio petto del sciovinismo guerrafondaio dei suoi
predecessori dell’UCK.
Fondato su una metodologia terroristica, sul razzismo antiserbo,
sulla negazione della multi etnicità, multi religiosità e della
multiculturalità. e sul progetto della “Grande
Albania”.
ritengo
che potesse essere prevedibile e umanamente comprensibile, al di là
della politica, che, all’interno della Comunità
serba kosovara, potesse nascere una
componente che decidesse una scelta e una risposta disperata o meno,
questo è un altro aspetto. Una scelta di Resistenza anche armata,
di non più accettazione nel vedere i propri diritti, i propri cari,
il proprio presente colpiti e umiliati giorno per giorno da 24 anni,
e senza alcuna prospettiva politica concreta di un futuro migliore.
Ventiquattro anni di una vita quotidiana nella provincia, fatta di
assassinii, ferimenti, arresti indiscriminati, pestaggi, incendi,
discriminazioni e vessazioni anche contro bambini, donne e anziani,
colpevoli solo di essere di etnia serba, ed una frustrazione per la
mancanza da parte di tutti nel trovare una soluzione negoziata ed
equilibrata, sotto l’egida del Diritto
internazionale. Ora anche da
dichiarazioni pubbliche in Serbia,
di politici, analisti e militari, tra cui il presidente serbo, si sa
che filtravano voci che indicavano da oltre un anno, che nella
provincia serba, si stava organizzando una rete di Resistenza serba
anche armata, alla violenza e alle umiliazioni subite
quotidianamente da ventiquattro anni.
Il presidente della
Serbia Aleksandar Vučić in un discorso alla
nazione serba il 24 settembre sera ha detto:
"…Cosa
è successo veramente? I serbi del Kosovo e Metohija si sono
ribellati, non volendo subire più il terrore di Kurti….Cosa è
successo a Banjska? Una cosa incredibile: in appena un'ora e venti
minuti, quelle decine di serbi sono stati circondati, ed è stato
effettuato un attacco brutale contro di loro. Hanno dato a Kurti
carta bianca per affrontare i rivoltosi, da quel momento sono stati
uccisi tre serbi, due di loro sono stati sicuramente uccisi dal fuoco
dei cecchini, quando non era necessario che venissero uccisi, altri
due sono rimasti gravemente feriti e si teme che sia stata uccisa
anche una quarta persona…Hanno usato i cecchini anche per attaccare
case private, dove c'erano degli anziani. Da chi sono stati mandati
lì…perché non è intervenuta la KFOR o Eulex? …Non
voglio giustificare l'uccisione di un poliziotto albanese, è
riprovevole e nessuno ne aveva bisogno, men che meno il popolo serbo,
soprattutto nel momento in cui tutti si sono resi conto che Kurti è
il principale organizzatore del caos e non c'è troppo da girare
intorno al problema… Chiediamo a Pristina di rendere
pubblici i filmati che hanno registrato i vari momenti,
noi non abbiamo paura della verità, se loro non lo faranno
significherà che sono loro a temerla…Hanno scritto che
pellegrini e monaci erano tenuti in ostaggio o addirittura complici.
Questo per attaccare la Chiesa ortodossa serba, il che è anch'essa
una menzogna…Kurti è l'unico colpevole. L'unico che vuole
conflitti e guerre. Nessuno vuole la guerra tranne lui e chi lo
manovra. Il desiderio della sua vita è trascinarci in una guerra con
la NATO, non ha altra ambizione. E questa è l'unica cosa che fa in
giro per il mondo… Invito la comunità internazionale ad adempiere
alle condizioni concordate all’ONU e a formare il Consiglio
delle Comunità Serbe,, nonché ad avere i poliziotti
serbi nel nord, perché questo è l'unico modo per evitare che i
serbi vengano perseguitati dai loro focolari secolari e per
preservare la pace…Hanno sempre cercato un motivo per accusare la
Serbia di qualsiasi cosa finché non riconosiamo l'indipendenza del
Kosovo, questa è la sostanza: fare pressione sulla Serbia finché
non riconosceremo l'indipendenza del Kosovo. E allora lo
ripeto per l’ennesima volta, qui davanti alla nazione e a loro:
nonostante tutto quello che avete fatto finora, compreso quello che
avete compiuto oggi: non riconosceremo mai il Kosovo indipendente.
Potete ucciderci tutti, la Serbia non riconoscerà mai il
Kosovo indipendente, la bizzarra creazione che avete fatto con tutte
le bugie possibili… Per noi, al di là di valutazioni e
giudizi politici, i serbi morti nel conflitto con la polizia del
cosiddetto Kosovo non saranno mai dei terroristi.…Erano
tutti padri di famiglia e uomini profondamente credenti e onesti,
e saranno comunque onorati e considerati come caduti per la
Serbia e la Patria…Le nostre
condoglianze vanno alle famiglie dei nostri fratelli serbi
assassinati e anche a quella del poliziotto ucciso.
Kurti è responsabile di tutto. Se non fosse stato per la polizia
albanese, con quella serba, non sarebbe successo nulla…Nelle
intercettazioni radio dei comandanti l’operazione, le battute erano
‘uccideteli tutti…i feriti possono anche morire, fate con
calma…’.…Una cosa è certa, il Kosovo non otterrà mai
l'indipendenza, almeno non dalla Serbia. Non ho alcun problema,
qualunque cosa facciano i fattori esterni. Nei prossimi giorni
decideremo a mente fredda come e in che modo proteggeremo la
popolazione…”, ha detto il presidente serbo.
I serbi feriti nel
conflitto a Banjska che si sono rifugiati in Serbia,
hanno ricevuto le prime cure mediche presso l'Ospedale Generale di
Novi Pazar, dopodiché sono stati trasferiti in altre strutture
sanitarie. Come riportato dal giornalista di N1 si trovavano
nel reparto di terapia intensiva del reparto chirurgico, uomini di
età compresa tra 26 e 29 anni. Uno è stato ricoverato con ferite da
arma da fuoco al braccio e alla gamba, mentre l'altro è stato
colpito al petto, ma non aveva ferite da arma da fuoco perché era
protetto da un giubbotto antiproiettile. Il quotidiano Danas
ha annunciato che lunedì tra le 12 e le 13, accompagnato dalla
polizia, è stato portato dentro un altro ferito con una ferita da
arma da fuoco alla gamba. Dopo le cure è stato trasferito in
un'altra struttura sanitaria. Domenica i media hanno riferito che
davanti al reparto chirurgico dell'ospedale Novi Pazar c'era
una presenza visibile della polizia. Il ministro degli Interni del
Kosovo D. Svećlja ha detto che nell'ospedale di Novi Pazar
ci sono sei aggressori feriti e ha chiesto alle autorità serbe di
consegnarli. L'Ospedale Generale di Novi Pazar è
l'istituzione sanitaria nel territorio della Serbia centrale
più vicina al luogo del Kosovo dove è avvenuto l'incidente.
Da Rogozna si può prendere le strade forestali fino al centro
di Banjska, e su quel percorso non ci sono attraversamenti
amministrativi ufficiali.
In una sessione
straordinaria, il governo serbo ha dichiarato il 27 settembre 2023
giorno di lutto nazionale in occasione dei tragici eventi in
Kosovo e Metohija.
CRONACA
dei soli
ultimi venti giorni
di ordinario terrore e violenza contro i serbi in Kosovo. Così vive
da 24 anni la popolazione serba… 139
atti di violenza
a sfondo etnico contro i serbi in Kosovo Metohija dall'inizio di
quest'anno
La
casa di Bosiljka Nojić (77 anni) a Gnjilan, vicino al cimitero
cittadino, è stata presa a sassate e una finestra è stata rotta. Da
sabato 16
settembre al 22,
in questa cittadina del Kosovo
Metohija
ci sono stati quattro
assalti con pietre
alle abitazioni di serbi. Sabato 16 settembre la casa è stata
attaccata con pietre, lunedì 18 settembre con immondizie. L'anziana
è disabile e vive con il genero. I Nojić
sono rimpatriati, sono tornati nella loro città nel 2009 e sono
l'unica famiglia serba in quella parte della città. Da quando sono
tornati a Gnjilane
sono stati bersaglio di molteplici attacchi da parte degli albanesi e
la loro macchina era già stata bruciata negli scorsi anni.
Il
22 settembre
un
albanese
ha
aggredito
con dei coltelli i figli
del serbo Nenad
O.,
mentre giocavano nel cortile di Mikro
naselje a Mitrovica Nord,
i bambini sono stati aggrediti mentre giocavano nel parco giochi. Una
persona di nazionalità albanese ha estratto due coltelli e ha
aggredito i bambini serbi, gridando minacce terrificanti. I bambini
erano riusciti a scappare in un edificio vicino. Questo è il
sedicesimo
attacco contro i bambini serbi in Kosovo
da novembre 2022.
Il
26 settembre intorno alle 22.30, le
finestre della scuola elementare "Braća
Aksić" di Lipljan,
sono state prese a sassate,
finestre rotte e danni materiali.
Nikola
Elezovic, figlio di Ilija
Elezovic, uno dei tre serbi arrestati pochi
giorni fa, ha
denunciato che la detenzione in cella, per la vita di suo padre,
potrebbe essere fatale. Egli è malato di tumore e anche il medico
albanese ha affermato nel rapporto, che tale paziente dovrebbe essere
ricoverato in ospedale, ma il Tribunale e la Procura di Pristina lo
hanno ignorato.
Lui
sottolinea che dal momento dell'arresto fino ad oggi nessuno ha
contattato la famiglia dell'arrestato. “…Né la polizia, né
la procura, non conosciamo il suo stato di salute, l'unico contatto
con lui è l'avvocato L. Pantovic, e le sue parole sono preoccupanti.
Mio padre, era un rispettato cittadino di Kosovska Mitrovica, fuggito
con la famiglia dal villaggio vicino a Vucitrn nel 1999 durante la
guerra. Molto rispettato e apprezzato in città, come testimonia il
numero di amici che chiamano e non riescono a credere a quello che
sta succedendo. Per noi è molto difficile, crediamo profondamente
che l'accusa contro di lui di quei crimini di ventiquattro anni fa
siano completamente falsi, egli ha sempre aiutato gli albanesi e
tutte le persone che avevano bisogno di aiuto. Abbiamo contatti con
molte persone, anche con albanesi che non credono a ciò perché
sanno che è un brav'uomo e vogliono aiutarlo…",
A
Ranilug, nelle
prime ore del mattino, sconosciuti hanno lanciato
ordigni esplosivi
contro tre case serbe. Non ci sono stati feriti, ma c'è paura tra le
famiglie aggredite, così come tra la gente del posto.
Il
vicesindaco di
Ranilug, V. Aritonovic,
ha detto che
questo è il quinto ordigno esplosivo
lanciato nel
comune di Ranilug
negli
ultimi due mesi, aggiungendo che “
i cittadini sono preoccupati e temono per la propria esistenza.
chiaramente, il motivo di questo attacco è l'intimidazione, perché
non vedo nessun altro motivo per cui qualcuno dovrebbe lanciare un
ordigno esplosivo contro la nostra gente pacifica. Questo è il
quinto ordigno esplosivo che è stato lanciato negli ultimi due mesi
a Ranilug e Glogovac”. Al
momento di questi ignobili attacchi, intere famiglie erano nelle loro
case, compresi i bambini.
Un
ordigno esplosivo è stato lanciato anche contro la casa del
direttore del Centro per i servizi sociali di Ranilug,
Zoran Ristic, ma non è esploso. Una
"brutale intimidazione nei confronti dei rappresentanti della
Lista serba, che arriva solo pochi giorni dopo le minacce di Albin
Kurti secondo cui “i serbi e la Lista serba 'soffriranno
e pagheranno’, Kurti,, ha cominciato ad attuare il suo
piano prima arrestando tre serbi e ora sono
state lanciate bombe contro case serbe…”.
Nuovi
arresti di serbi a Mitrovica
Nord e Zvecan,
il
20 settembre
A
Mitrovica Nord
è stato arrestato IE
nelle prime ore
del mattino, e a Zvecan
è stato arrestato anche l'ex membro della polizia del Kosovo, DM.
Secondo testimoni oculari, IE
è stato fermato e portato via vicino alla Scuola Tecnica da membri
delle forze speciali di polizia ed è stato messo in un veicolo che
si dè diretto verso Mitrovica
sud.
Il suo arresto è stato confermato dalla sua famiglia, che fino a
questo momento non sa dove si trovi.
Nello
stesso giorno è stato arrestato anche DM,
ex membro della polizia del Kosovo. Secondo quanto riferito, è stato
arrestato dalle forze speciali del Kosovo vicino a una fermata
dell'autobus a Zvecan.
Arrestato
un altro serbo a Priluzje
Un
altro serbo,
ZK,
è stato arrestato il 20 settembre a Priluzje
e
poi portato a
Pristina.
È
stato arrestato a casa sua dalla polizia del Kosovo. Il motivo
dell'arresto di ZK
è ancora sconosciuto.
Messaggi
di odio con la scritta UCK,
sono stati tracciati sulla scuola elementare "San
Sava" di Klokot,
il 15 settembre,
frequentata da più di 70 bambini. “Un'altra
preoccupante conferma che l'odio verso tutto ciò che è serbo,
compresi i bambini, è la base ideologica della politica di Kurti e
che è visibile ovunque in Kosovo, il pericolo di una
destabilizzazione incontrollata e di un'escalation di violenza…”,
ha denunciato l'Ufficio
serbo per il Kosovo Metohija.
Madre
di
due giovani picchiati e arrestati a Gracanica:
“ sono
molto angosciata, gli hanno rotto la clavicola e le costole, oltre al
viso”
Andrijana
Micic di
Gracanica,
la madre dei
due giovani che sono stati picchiati e arrestati dalla polizia del
Kosovo, ha
denunciato che dopo l’arresto non gli permettono di vedere i figli.
L'episodio in
cui sono stati picchiati i giovani serbi Andrija
Micic
di 24 anni e Mihajlo
di 19 anni, è avvenuto nel centro di Gracanica,
dopo essere stati fermati per un'infrazione al codice della strada,
la polizia kosovara li ha brutalmente pestati. "..I
due ragazzi non hanno fatto nulla di grave o del male a nessuno,
Mihajlo è stato picchiato mentre era ammanettato, non poteva colpire
nessuno…”,
ha detto la madre.
Tre
testimoni hanno dichiarato che Mihajlo
è stato picchiato senza motivo, le loro dichiarazioni coincidono.
L’8
settembre 2023 arrestato
un serbo a Leposavic,
ex membro della polizia del Kosovo
Un
serbo di
Leposavic,
GS,
ex membro della polizia del Kosovo,
è stato arrestato davanti a sua madre. Secondo testimoni oculari,
era seduto nella taverna non lontano dalla stazione ferroviaria, dove
si era fermato a prendere un caffè, quando è arrivata un'auto della
polizia e lo ha preso e portato via. Al momento non si hanno
informazioni riguardo a dove è detenuto.
La
comunità Rom del Kosovo denuncia la brutalità e la violenza della
polizia kosovara nella regione
Dopo
il pestaggio
brutale di
un giovane rom mentre
era in custodia a
Gracanica,
decine
di persone della comunità rom
del Kosovo
hanno protestato a fine agosto, nel comune di Gracanica,
a maggioranza serba, accusando la polizia di aver picchiato
violentemente un giovane rom che era stato preso in custodia il 19
agosto. Una ONG
locale per i diritti dei rom, Opre
Roma,
ha postato le foto delle ferite subite da Burhan
Ibrahimovic
per mano della polizia di Gracanica
dopo essere stato denunciato per un incidente stradale in città.
Rivolgendosi alla
folla davanti alla stazione di polizia di Gracanica, Berisha
di Opre Roma ha affermato che la comunità rom in Kosovo
“è continuamente esposta alla violenza, alla discriminazione
e all'emarginazione…Non siamo qui per incitare all’odio o alla
divisione. Ma diciamo a coloro che esercitano violenza contro la
nostra comunità, che tali azioni non saranno tollerate e non saranno
più accettate con il nostro silenzio, in tutto il Kosovo…”.
Va sottolineato che
i Rom sono scappati e solitamente vivono nelle aree dove vivono i
serbi e insieme a loro in tutti questi anni hanno subito vessazioni e
persecuzioni.
A cura di Enrico
Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia/CIVG