mercoledì 11 ottobre 2023

Hamas terrorista?

 


L' "informazione" ricorrente dice : Hamas terrorista. Devo ricordare ciò che accadde. 

Nei primi Anni Sessanta nacque Al Fatah e, subito dopo, l'O.L.P. (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina) rappresentata da Yasser Arafat. Questo fu il Governo Palestinese in esilio in cui si riconobbe l'intero popolo palestinese.

Israele, cercando di rompere una tale formidabile unità politica, foraggiò un nuovo partito sorto dalla costola del gruppo Fratelli Mussulmani, di osservanza politica nasseriana che a Gaza aveva un certo seguito e che si consolidò nel 1987 col nome di Hamas.

Parliamo di Hamas come partito politico sostenuto da Israele in opposizione all'O.L.P. di Arafat, nel quadro di una normalissima ed ovvia politica del divide et impera. Nulla dire, ciascuno cerca di ottenere il meglio politicamente.

Il lungo iter politico diplomatico detto "Processo di Pace per uno Stato di Palestina", che nel settembre 1993, con il sigillo della Casa Bianca e la stretta di mano tra Arafat ed il Primo ministro israeliano, Rabin, doveva risolvere i problemi, invece collassò quando lo stesso Rabin, il 4 novembre 1995, venne assassinato da un membro del partito di Netanyahu e lo stesso Netanyahu, che promise di affossare il "processo di pace", venne poi eletto al posto suo.

Il mancato conseguimento della creazione dello Stato Palestinese per via negoziale e diplomatica perseguito da Arafat condusse ad un progressivo rafforzamento politico di Hamas, che denunciava il "processo di pace" come una trappola. In questo frattempo Israele aveva tolto il sostegno al partito di Hamas del quale cominciava a diffidare, anche Hamas perchè procedeva ormai per conto proprio.

Col nuovo Millennio, tramontata ormai ogni ipotesi di Stato palestinese e morto Arafat, rivelandosi l'ottenimento di uno Stato per via negoziale come pura illusione, Hamas divenne riferimento politico diffuso fra i palestinesi, che non avevano altri a cui votarsi. E infatti nelle elezioni (elezioni con osservatori internazionali, c'era anche la Clinton, concordate con l'ONU ecc., ecc.) per il Consiglio Legislativo (il Parlamento) i palestinesi sia a Gaza che in Cisgiordania votarono in maggioranza per Hamas, che subito formò il Governo. 

Il Governo, come formato così arrestato, arrestato e messo in galera da Israele. Ivi compresi (concomitanti le elezioni amministrative) i nuovi sindaci di Hamas, compresi gli indipendenti in quelle liste. 

Filo conduttore: 1987 - 1996, Hamas utile a Israele; 1997 - 2004 Hamas sempre meno utile a Israele;  nel frattempo dal 2006 Hamas diventa, con legittimazione internazionale, il rappresentante del popolo palestinese... ahiaia... allora, con tutti i crismi della democrazia viene tolto di mezzo:  MESSO IN GALERA! 

Perchè in galera? Perchè Hamas è terrorista (come lo fu Arafat fin dalle origini). Se non sei Come tu mi vuoi... beh

Così funziona. E chi se la beve, se la beve, spesso tutta senza fiatare... non solo, ma poi emette giudizi tanto generalizzati quanto inappellabili: PALESTINESI TERRORISTI.

Shukran -  Giorgio Stern







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Integrazione di Maria Zakharova

In un'intervista con i giornalisti della TV statunitense, il Segretario di Stato Blinken si è rifiutato di commentare gli errori di calcolo dei servizi segreti americani che non hanno previsto l'escalation in Medio Oriente.

Ed ecco che Washington si è persa il più grande scontro militare nell'alleato più vicino, dove si trovano migliaia di cittadini americani?

Come mai nessuno negli Stati Uniti ha detto una parola almeno un giorno prima dell'attuale escalation in Medio Oriente? 

Vi ricordo che gli americani hanno satelliti ovunque, basi militari, anche nella regione, il loro Ministero delle Finanze controlla la circolazione bancaria di tutti i dollari nel mondo, i servizi di intelligence intercettano e monitorano la tecnologia e le attrezzature delle aziende informatiche americane e, soprattutto, nessuno dell'Amministrazione Biden si è mai dimesso per un fallimento così grave.

lunedì 9 ottobre 2023

Cancellazione di Israele come stato etnocratico, una soluzione possibile?



L'Unione Sovietica prima, e la Federazione Russa oggi, hanno sempre cercato soluzioni nell'ambito diplomatico sino all'estremo, là dove possibile. Partendo da ciò, ricordo che l'ultima tornata di incontri a presidenza sovietica dei famosi "Colloqui di pace per uno Stato di Palestina" si tenne proprio a Mosca poco prima del dissolvimento dell'URSS. Da qui credo prendano le mosse le dichiarazioni, molto diplomatiche, di Marija Zacharova, che potrebbero significare il riproporsi di Mosca ad un intermediazione che parta da quelle premesse.

Io però sono convinto che una soluzione, non fittizia e definitiva, sia quella a lungo discussa, approfondita ed auspicata dall'intellettualità palestinese così come esposta da Edward Said. Uno Stato laico, plurinazionale, democratico, dotato di Costituzione, con confini dichiarati e certi.

Questo però significa cancellare Israele, che è una sorta di Stato etnocratico, a supremazia religiosa ebraica con esclusivamente due lingue ufficiali l'ebraico e l'inglese, ed altre tollerate di serie "b" compresa la lingua araba. Questa sorta di Stato non possiede una Costituzione, non riconosce al suo interno cittadini che non siano ebrei, si estende su una territorio al quale non ha mai riconosciuto confini e quindi ne può variare l'estensione senza doverne rispondere al suo interno o all'estero. Tra l’altro, Israele risponde dei suoi atti sempre e solo a sé stesso. Le violazioni delle leggi internazionali sono quindi valutate in ordine al proprio interesse politico. I rapporti con la popolazione autoctona palestinese improntati a repressione, apartheid e uso omicida e stragistico della forza  militare, sono quindi prive di remore legali, diplomatiche ed umane e considerati "affar di Israele".

Israele è un formidabile bastione dell'illegalità esterna ed interna. Mentre quella esterna, che prescinde da ogni relazione normale tra Stati, non è mai stata sanzionata, quella interna in anni recenti è stata confutata da una grande parte dai propri "cittadini" riconosciuti come tali. Infatti le garanzie reciproche interne, essendo saltate, sono confutate come fasciste dalla stessa intellighenzia ebraico sionista.

Per tutte queste ragioni, tralasciando le convenienze coloniali della potenza (ancora) egemone ed i legami internazionali che ne supportano l'esistenza, non è neanche lontanamente pensabile ad un cambiamento di Israele, neanche per gradi, in Stato democratico alla Edward Said, per intenderci. Ma non è pensabile nemmeno ad una soluzione di due Stati, sollecitata (spesso solo come alibi) da una serie di altre realtà politiche statuali e come interpretata oggi da Mosca. Tra l'altro, va ricordato, al proposito, che nel 2021 Israele ha oramai negato la possibilità di uno Stato Palestinese, definito aprioristicamente “terrorista”, accanto a sè. Affetta da patologia di onnipotenza, Israele si sente immune da qualsiasi obbligo. Ciò fa il paio con il senso di superiorità verso il resto del mondo, al quale, quando si rivolge lo fa o in modo autoritario o con disprezzo.

Mettere insieme questa congerie di situazioni pratiche e teoriche fa sì col concludere che Israele sarà condotta alla ragione e al cambiamento solo ed esclusivamente con la forza.

Nel frattempo, la nostra modestissima, ma totale, adesione alla lotta palestinese... 

Giorgio Stern







Articolo collegato: 

https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2023/10/israele-e-palestina-due-stati-per-la.html?sc=1696769538231#c5342823815688079979

domenica 8 ottobre 2023

La guerra fa bene a Wall Street (alle religioni ed anche ai Cartelli della droga)

 

“In temporibus alluvionis omnia struntia navigant.” (Orazio) 

"Ed eccoci arrivati in un nuovo teatro di guerra, abbastanza scontato, visto che lo è praticamente da sempre: il conflitto Israelo-Palestinese. Guardando oltre la cortina di fumo, mi interessa soprattutto far notare il movimento delle quotazioni del mercato azionario a Wall Street. Quello che è avvenuto è veramente, veramente bizzarro... mentre il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lo stato di guerra contro Hamas, dopo il lancio di razzi provenienti da Gaza..." (Andrea Cecchi)


Pensavate che fosse finita lì...?  Chi offre possibilità di "redenzione" ha bisogno di un "sussidio", di offerte per la propria ed altrui "salvezza". Chi ci offre un posto in "paradiso" ci manda alcune "mascherine" come nei cinema o nei teatri cui è educato offrire una "mancia".... E poi ci sono quelli che spargono "democrazia". 

Quanto scritto da Cecchi è da noi noto da molto tempo. In sostanza la seconda guerra mondiale ci ha visti impegnati nel tentativo di uscire da questa dinamica  (vi si potrebbero inserire, però, tutte  le guerre intraeuropee dell'800, comprese quelle per la conquista o la spartizione delle "Colonie").   

Una nuova guerra è "benvenuta" e torme di terroristi "democratici" e cartelli della droga  ringraziano per la nuova distribuzione di  armi (queste guerre coloniali servono anche per vendere armi di nascosto con l'intermediazione dei belligeranti, Ucraina in primis). 

Ma per giungere ad una conclusione politica dobbiamo constatare che il "pensiero razionale" è estraneo alla Massa. Questo tipo di ragionamento ha  minor presa delle "Profezie" della Madonna di Trevignano delle quali si avvale sempre "Chi ha l'autorizzazione  "Dal Cielo" a farlo. 

Scriveva Gaston Bouthoul, prof. all'Ecole de Hautes Etudes Sociales e fondatore dell'Institut Francais de Polémologie, nel suo libro: "L'infanticidio differito" (Mondadori) "Il progresso cominciò quando se ne scoprì la periodicità, il che consentì di passare subito alla ricerca dei loro sintomi (per esempio, l'indice di Juglar) e delle loro cause." 

Da qui, mettendo in relazione queste ricerche con i progressi della scienza delle finanze e con le opere di Keynes e di Beveridge, si giunse ad una tecnica ogni giorno più perfezionata della prevenzione o del frenaggio di queste crisi, tecnica della quale oggi noi ci gioviamo (Domanda mia: fino a che punto? Risposta: fino al punto nel quale vogliono coloro che hanno in mano la matassa del Potere!.. Cioè le Parche!). Quando un fenomeno è periodico si integra nella  biologia.  Ed anche nella religione e nella finanza, infatti... 

Giorgio Vitali




sabato 7 ottobre 2023

L'intricata questione "migrazione"...



In questi  giorni di inizio ottobre  2023 sulla questione migrazione se ne sentono di tutti i colori. Si va dall’affermazione “..facciamoli entrare tutti” a: “...no ai respingimenti, ma all’ospitalità aperta e all’integrazione”. Dal punto di vista umano e cristiano queste intenzioni non fanno una piega, purtroppo, però, esiste anche la consapevolezza che l’Italia non può più sostenere e gestire da sola un flusso migratorio che anno dopo anno diventa sempre più pesante e insostenibile.


Ancora una volta assistiamo al presappochismo e alla poca conoscenza del problema da parte di parlamentari e uomini di cultura, un problema che senza dubbio possiamo definirlo epocale. Consiglierei a questi “saccenti del politicamente corretto” di fare come ho fatto io in più riprese: andare direttamente in Africa da dove inizia il tutto.

“Ma lei chi è, come si permette di dire queste cose... chi si crede di essere?” Un anno fa in occasione di un incontro a Roma sul problema migrazione, si rivolse a me con fare minaccioso un esponente del PD. Ed io con calma risposi: “...semplicemente una persona che dieci anni fa andò in Congo per indagare sulla questione dei bambini soldato e che in quell’occasione fu rapita, derubata e nel momento della fuga sparata dai sequestratori neri” - E non finisce qui, un anno dopo quella mia disavventura stavo per cadere in una trappola peggiore, visto che nelle TV dell’Africa Centrale ero apparso in vari incontri politici e sociali, per cui era evidente che qualcuno puntasse su di me per attuare un piano diabolico. 

Infatti mi era stato proposto di organizzare in Italia degli stage per giovani congolesi e senegalesi, quindi ospitarli e formarli. E questo in ondate di 50 persone alla volta ogni due mesi. Poi per fortuna, grazie alla collaborazione di alcuni funzionari della Farnesina si è scoperta la truffa e così mi sono salvato dall’essere incriminato come complice dell’immigrazione clandestina.

Tutto questo, a differenza dei soloni del nostro Parlamento, mi ha permesso di capire il meccanismo dell’industria criminale i cui scafisti rappresentano solo l’ultima linea. Non solo, ma ho acquisito dei contatti importanti con intellettuali di alcune regioni del nord Africa, dai quali attingo spesso notizie di prima mano molto importanti che non arrivano ai nostri politici.

Almeno fino a prima della pandemia da Covid19 l’organizzazione criminale dell’immigrazione si avvaleva
di persone un po’ più istruite che poi inviava nei villaggi di diversi stati africani per organizzare, previo pagamento, spostamenti di persone ingannate dalla visione di un Europa idilliaca e opulenta pronta ad accogliere tutti. Alla fine, però, questi “funzionari” erano costretti a confessare che potevano esistere dei rischi nel viaggio fino alle coste della “Terra promessa”. Questa organizzazione ha da subito capito che con la gestione dei flussi migratori si guadagnava e si guadagna di più che sul commercio della droga e delle armi, quindi foraggia membri dei governi africani affinché non interferiscano con gli spostamenti fuori confini dei loro cittadini. Mi fu detto a suo tempo che queste “brave persone” hanno anche un
sistema per avvisare le navi delle ONG della partenza delle barche di profughi.

In ultima analisi tutta questa povera gente che spera di trovare dignità di vita nella nostra Europa, rappresenta solo uno strumento di guadagno per criminali senza scrupoli. Intere famiglie che scappano da una vita misera e rischiosa non sanno che per questi criminali e non solo, come vedremo, rappresentano un’alternativa di guadagno al commercio della droga e della armi.

Diversa è la questione Tunisia di questi ultimi 2 mesi, li c’è in ballo un ricatto governativo perché non sono ancora arrivati i soldi promessi dall’UE . A tal proposito, visto che la percentuale degli ultimi sbarchi è maggiormente rappresentata dalla presenza di giovani soli, un mio conoscente che vive a Porto Said così mi ha descritto la situazione  “...sono questi ragazzi in cerca d’avventura e, forse, di trovare qualche occasione di lavoro, nulla più! Non hanno nessuna necessità di scappare dai loro paesi...” 

L’Europa, ma questo lo sappiamo, è in forte regressione demografica, ma la situazione  peggiore è in Italia dove i decessi ormai da anni superano le nascite. L’Italia è diventato il secondo paese più vecchio del pianeta con un “indice di vecchiaia”, cioè il numero di persone con più di 65 anni di età, come proporzione rispetto a quelle con meno di 15 anni di età che ormai è a livelli impressionanti. A gennaio 2020, in Italia risultavano 168,7 anziani ogni 100 giovanissimi. Quindi non saranno più solo le guerre e la mancanza di risorse primarie a spingere centinaia di milioni di disperati a cercare di entrare in Europa, ma anche la speranza di trovare spazi sempre più liberi da noi in Europa a causa del crollo delle nascite.
(Eco Italia Solidale)

Stralcio di un articolo tratto da "Il Sesto Sole" del 7 ottobre 2023

mission.mediterraneo@virgilio.it


giovedì 5 ottobre 2023

Lettera aperta ai lettori e simpatizzanti de Il Giornaletto di Saul



Noi che crediamo e lottiamo per un mondo senza ingiustizie e violenze né sull’uomo, né sull’animale né sulla natura, abbiamo il dovere di portare la nostra visione olistica ovunque vi sia una realtà ricettiva. Chiunque volesse farsi parte attiva in questo progetto, che coinvolge e rinnova l’individuo nella sua dimensione fisica, mentale, emozionale e spirituale, cercando persone con le quali dividere gli stessi ideali al fine di formare un nucleo operativo di informazione e sensibilizzazione... può divulgare Il Giornaletto  di Saul ad amici e conoscenti.

Attualmente per ovviare agli inconvenienti di essere definiti "spam" abbiamo creato un Google Group il-giornaletto-di-saul@googlegroups.com attraverso il quale inviamo agli iscritti il notiziario ma sinora gli iscritti sono solo qualche dozzina, non di più.

Insomma ho capito che la gente non ama più ricevere email, preferisce starsene su FB a fare pissi pissi. Secondo me questa è la conseguenza dell’utilizzo sempre più improprio del mezzo comunicativo d’internet. Questo handicap può essere però utilizzato per approfondire un discorso… limitandolo solo a “pochi eletti”.

Ritornando quindi al punto iniziale, se avete una o due amiche od amici fidati ai quali ritenete possa interessare la nostra informazione “fuori dal coro” mandate loro una copia del Giornaletto, o segnalate il nostro blog, ed invitatele/i ad iscriversi al Google Group.


Paolo D’Arpini


Attenzione: chiunque voglia contribuire, a titolo di volontariato, con i propri scritti che potranno essere pubblicati su Il Giornaletto di Saul, scriva a: circolovegetariano@gmail.com - saul.arpino@gmail.com



Il Giornaletto di Saul viene pubblicato nei seguenti blog:

http://saul-arpino.blogspot.it/

http://www.circolovegetarianocalcata.it/

https://www.facebook.com/groups/171694546355215/?fref=ts

martedì 3 ottobre 2023

La UE e gli USA non hanno più soldi né armi da regalare all'Ucraina...

 


I paesi dell’Unione Europea non possono più fornire armi all’Ucraina attingendo dalle loro scorte senza mettere in pericolo la propria sicurezza, riferisce Politico citando un funzionario europeo.

"Non possiamo continuare a donare con le nostre scorte", ha detto il funzionario, parlando a condizione di anonimato.
Il funzionario ha aggiunto che esiste ancora un forte sostegno pubblico e politico per la lotta dell'Ucraina ma "abbiamo dato tutto ciò che non metterà in pericolo la nostra sicurezza ".

Un funzionario dell’amministrazione statunitense, a sua volta, ha detto a Politico che dopo 18 mesi di intensi combattimenti su scala industriale, le scorte europee si stavano esaurendo. L'agenzia di stampa ha affermato, citando funzionari statunitensi, che il Pentagono aveva ancora armi da inviare in Ucraina ma "stava finendo i soldi per ricostituire le proprie scorte".

Il Wall Street Journal ha riferito il 2 ottobre, citando funzionari del Pentagono, che al Dipartimento della Difesa americano restano 5,2 miliardi di dollari per fornire sostegno militare all'Ucraina, che "è più o meno equivalente al valore delle armi che l'amministrazione Biden ha inviato all'Ucraina nel corso degli ultimi sei mesi."





lunedì 2 ottobre 2023

In Kosovo si prepara una nuova guerra... cara alla NATO

 


Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 settembre, membri della polizia del Kosovo, hanno tentato di rimuovere le barricate erette da un gruppo di serbi armati, all'ingresso del villaggio di Banjska. Sono seguiti violenti scontri a fuoco per tutta la giornata con 500 uomini delle KPS, Forze Speciali Kosovo. Poi sul terreno sono rimasti uccisi quattro serbi (tre assassinati da cecchini) e un poliziotto albanese. Ecco dove hanno portato nella regione, le politiche terroristiche e vessatorie contro la popolazione serba kosovara del fanatico sciovinista Albin Kurti, reggente le autorità illegittime di Pristina e le strategie de stabilizzatrici della NATO e degli USA. La guerra è sempre più all’ordine del giorno e potrebbe essere devastante per tutti i Balcani e non solo.

Il quarto serbo assassinato è stato ritrovato a 1,5 km dal luogo degli scontri.

Premettendo che la dinamica complessiva della vicenda, degli obiettivi e delle finalità ha molte lacune e punti incerti e che forse, solo nei prossimi giorni o mesi si avranno risposte più certe, qui cerco solo di informare e documentare i fatti conclamati e provati, con grande cautela e attenzione, senza entrare negli aspetti tuttora dubbi o interpretabili sotto diverse o contrastanti letture. Questo, per non incorrere in letture o interpretazioni personali o virtuali, che, come nel caso della crisi ucraina, poi si rivelano nei fatti scombinate. Saranno i prossimi eventi e passaggi fattuali ad avvicinarci agli aspetti più profondi e congrui, per ora non accertabili.

Pertanto qui espongo alcuni punti fermi e fatti che sono ad oggi fissati e riscontrati, utilizzando i contatti e le relazioni sul campo, queste sono sintesi e letture, di analisti, politici e militari serbi, tutte aperte a varie ipotesi in divenire, soprattutto politiche, come loro stessi confidano.

Nella notte di sabato 23 settembre, circa le 2,45, un gruppo, per la prima volta armato e molto bene equipaggiato di circa 30 cittadini serbi, ha installato due camion come barricate a Banjska, nel nord del Kosovo. Poi è arrivata la polizia del Kosovo, che ha cercato di rimuovere le barricate, ne è nato un conflitto con i serbi che hanno eretto barricate. Nel conflitto a fuoco è rimasto ucciso l'ufficiale di polizia A. Bunjaku e un'altra persona è rimasta ferita. E questo è un fatto accertato dai filmati, non è stato colpito a freddo o direttamente. Alle 8:37, i valichi amministrativi di Jarinje e Brnjak con la Serbia sono stati chiusi mentre gli scontri continuavano. Alle 10:15 è stato dato inizio alla “operazione antiterroristica". Il gruppo armato si è allora diretto verso il Monastero ortodosso, sfondando il portone con un loro veicolo blindato hanno occupato il cortile e si sono preparati a resistere a un attacco esterno. La dotazione e la quantità di armamenti hanno fatto pensare addirittura ad una lunga resistenza ad un assedio. Nell’arco di un’ora e mezza sul posto convergono circa 500 agenti delle Forze Speciali albanesi (quelli addestrati e armati dalla NATO e dagli USA, che non dovrebbero esistere secondo l’ONU…) e cominciano sparatorie a distanza. L’ipotesi di una resistenza da assedio è legata, secondo alcuni esperti militari alla quantità di armamenti e dotazioni a disposizione, abbandonati e ritrovati poi nel cortile del Monastero. Un auto blindata, jeep, fuoristrada, moto quad, mine antiuomo, lanciarazzi portatili, dinamite, mitragliatrici, maschere antigas, oltre a grandi quantità di cibo, medicinali e altro. Poi, mentre le sparatorie si intensificavano e i cecchini sono riusciti ad uccidere e ferire molti del gruppo operativo, qualcosa deve essere cambiato nella progettualità militare, e molti video ricostruiscono la ritirata sulla montagna retrostante la loro posizione, probabilmente prima di essere completamente circondati, ma lasciando molto materiale all’interno, oltre ai veicoli.

Questi sono ad oggi i fatti riscontrati e comprovati, per le interpretazioni, anche molto delicate e complesse, che questa azione ha prodotto, aspettiamo gli sviluppi documentabili.

Alcune considerazioni sono comunque inequivocabili, chi ha letto i miei articoli e documentazioni dell’ultimo anno sulla situazione nella regione, può trovare già lì molti riscontri e previsioni, che non occorreva avere grandi doti intellettive particolari per delinearle o coglierle:


  1. le RESPONSABILITA’ di chi vuole, cerca, lavora strategicamente per propri interessi geopolitici, ad una situazione di conflitto permanente o poi dispiegato nella regione, con l’obiettivo primario della definitiva destabilizzazione della Serbia. Leggasi NATO e USA in primis.

  2. il totale fallimento e la conferma delle menzogne e falsità utilizzate nel 1999 per distruggere la RFJ. Gli obiettivi della NATO e della cosiddetta “comunità internazionale” occidentale, NON erano lo sviluppo e la pacificazione dell’area, visto che la condizione sociale e di vita della stessa popolazione kosovara è a livelli del Bangladesh (da dati ONU…) e le violenze, tensioni e criminalità, sono la vita quotidiana nella provincia serba, nonostante settemila e oltre militari KFOR ed Eulex. Oggi 24 anni dopo è sotto gli occhi di tutti

  3. Questo è il prodotto delle politiche di Albin Kurti, un freddo e cinico prosecutore in doppio petto del sciovinismo guerrafondaio dei suoi predecessori dell’UCK. Fondato su una metodologia terroristica, sul razzismo antiserbo, sulla negazione della multi etnicità, multi religiosità e della multiculturalità. e sul progetto della “Grande Albania”.

  4. ritengo che potesse essere prevedibile e umanamente comprensibile, al di là della politica, che, all’interno della Comunità serba kosovara, potesse nascere una componente che decidesse una scelta e una risposta disperata o meno, questo è un altro aspetto. Una scelta di Resistenza anche armata, di non più accettazione nel vedere i propri diritti, i propri cari, il proprio presente colpiti e umiliati giorno per giorno da 24 anni, e senza alcuna prospettiva politica concreta di un futuro migliore. Ventiquattro anni di una vita quotidiana nella provincia, fatta di assassinii, ferimenti, arresti indiscriminati, pestaggi, incendi, discriminazioni e vessazioni anche contro bambini, donne e anziani, colpevoli solo di essere di etnia serba, ed una frustrazione per la mancanza da parte di tutti nel trovare una soluzione negoziata ed equilibrata, sotto l’egida del Diritto internazionale. Ora anche da dichiarazioni pubbliche in Serbia, di politici, analisti e militari, tra cui il presidente serbo, si sa che filtravano voci che indicavano da oltre un anno, che nella provincia serba, si stava organizzando una rete di Resistenza serba anche armata, alla violenza e alle umiliazioni subite quotidianamente da ventiquattro anni.

Il presidente della Serbia Aleksandar Vučić in un discorso alla nazione serba il 24 settembre  sera ha detto:

"…Cosa è successo veramente? I serbi del Kosovo e Metohija si sono ribellati, non volendo subire più il terrore di Kurti….Cosa è successo a Banjska? Una cosa incredibile: in appena un'ora e venti minuti, quelle decine di serbi sono stati circondati, ed è stato effettuato un attacco brutale contro di loro. Hanno dato a Kurti carta bianca per affrontare i rivoltosi, da quel momento sono stati uccisi tre serbi, due di loro sono stati sicuramente uccisi dal fuoco dei cecchini, quando non era necessario che venissero uccisi, altri due sono rimasti gravemente feriti e si teme che sia stata uccisa anche una quarta persona…Hanno usato i cecchini anche per attaccare case private, dove c'erano degli anziani. Da chi sono stati mandati lì…perché non è intervenuta la KFOR o Eulex? …Non voglio giustificare l'uccisione di un poliziotto albanese, è riprovevole e nessuno ne aveva bisogno, men che meno il popolo serbo, soprattutto nel momento in cui tutti si sono resi conto che Kurti è il principale organizzatore del caos e non c'è troppo da girare intorno al problema… Chiediamo a Pristina di rendere pubblici i filmati che hanno registrato i vari momenti, noi non abbiamo paura della verità, se loro non lo faranno significherà che sono loro a temerla…Hanno scritto che pellegrini e monaci erano tenuti in ostaggio o addirittura complici. Questo per attaccare la Chiesa ortodossa serba, il che è anch'essa una menzogna…Kurti è l'unico colpevole. L'unico che vuole conflitti e guerre. Nessuno vuole la guerra tranne lui e chi lo manovra. Il desiderio della sua vita è trascinarci in una guerra con la NATO, non ha altra ambizione. E questa è l'unica cosa che fa in giro per il mondo… Invito la comunità internazionale ad adempiere alle condizioni concordate all’ONU e a formare il Consiglio delle Comunità Serbe,, nonché ad avere i poliziotti serbi nel nord, perché questo è l'unico modo per evitare che i serbi vengano perseguitati dai loro focolari secolari e per preservare la pace…Hanno sempre cercato un motivo per accusare la Serbia di qualsiasi cosa finché non riconosiamo l'indipendenza del Kosovo, questa è la sostanza: fare pressione sulla Serbia finché non riconosceremo l'indipendenza del Kosovo. E allora lo ripeto per l’ennesima volta, qui davanti alla nazione e a loro: nonostante tutto quello che avete fatto finora, compreso quello che avete compiuto oggi: non riconosceremo mai il Kosovo indipendente. Potete ucciderci tutti, la Serbia non riconoscerà mai il Kosovo indipendente, la bizzarra creazione che avete fatto con tutte le bugie possibili… Per noi, al di là di valutazioni e giudizi politici, i serbi morti nel conflitto con la polizia del cosiddetto Kosovo non saranno mai dei terroristi.…Erano tutti padri di famiglia e uomini profondamente credenti e onesti, e saranno comunque onorati e considerati come caduti per la Serbia e la Patria…Le nostre condoglianze vanno alle famiglie dei nostri fratelli serbi assassinati e anche a quella del poliziotto ucciso. Kurti è responsabile di tutto. Se non fosse stato per la polizia albanese, con quella serba, non sarebbe successo nulla…Nelle intercettazioni radio dei comandanti l’operazione, le battute erano ‘uccideteli tutti…i feriti possono anche morire, fate con calma…’.…Una cosa è certa, il Kosovo non otterrà mai l'indipendenza, almeno non dalla Serbia. Non ho alcun problema, qualunque cosa facciano i fattori esterni. Nei prossimi giorni decideremo a mente fredda come e in che modo proteggeremo la popolazione…”, ha detto il presidente serbo.

I serbi feriti nel conflitto a Banjska che si sono rifugiati in Serbia, hanno ricevuto le prime cure mediche presso l'Ospedale Generale di Novi Pazar, dopodiché sono stati trasferiti in altre strutture sanitarie. Come riportato dal giornalista di N1 si trovavano nel reparto di terapia intensiva del reparto chirurgico, uomini di età compresa tra 26 e 29 anni. Uno è stato ricoverato con ferite da arma da fuoco al braccio e alla gamba, mentre l'altro è stato colpito al petto, ma non aveva ferite da arma da fuoco perché era protetto da un giubbotto antiproiettile. Il quotidiano Danas ha annunciato che lunedì tra le 12 e le 13, accompagnato dalla polizia, è stato portato dentro un altro ferito con una ferita da arma da fuoco alla gamba. Dopo le cure è stato trasferito in un'altra struttura sanitaria. Domenica i media hanno riferito che davanti al reparto chirurgico dell'ospedale Novi Pazar c'era una presenza visibile della polizia. Il ministro degli Interni del Kosovo D. Svećlja ha detto che nell'ospedale di Novi Pazar ci sono sei aggressori feriti e ha chiesto alle autorità serbe di consegnarli. L'Ospedale Generale di Novi Pazar è l'istituzione sanitaria nel territorio della Serbia centrale più vicina al luogo del Kosovo dove è avvenuto l'incidente. Da Rogozna si può prendere le strade forestali fino al centro di Banjska, e su quel percorso non ci sono attraversamenti amministrativi ufficiali.

In una sessione straordinaria, il governo serbo ha dichiarato il 27 settembre 2023 giorno di lutto nazionale in occasione dei tragici eventi in Kosovo e Metohija.

CRONACA dei soli ultimi venti giorni di ordinario terrore e violenza contro i serbi in Kosovo. Così vive da 24 anni la popolazione serba… 139 atti di violenza a sfondo etnico contro i serbi in Kosovo Metohija dall'inizio di quest'anno

La casa di Bosiljka Nojić (77 anni) a Gnjilan, vicino al cimitero cittadino, è stata presa a sassate e una finestra è stata rotta. Da sabato 16 settembre al 22, in questa cittadina del Kosovo Metohija ci sono stati quattro assalti con pietre alle abitazioni di serbi. Sabato 16 settembre la casa è stata attaccata con pietre, lunedì 18 settembre con immondizie. L'anziana è disabile e vive con il genero. I Nojić sono rimpatriati, sono tornati nella loro città nel 2009 e sono l'unica famiglia serba in quella parte della città. Da quando sono tornati a Gnjilane sono stati bersaglio di molteplici attacchi da parte degli albanesi e la loro macchina era già stata bruciata negli scorsi anni.

Il 22 settembre un albanese ha aggredito con dei coltelli i figli del serbo Nenad O., mentre giocavano nel cortile di Mikro naselje a Mitrovica Nord, i bambini sono stati aggrediti mentre giocavano nel parco giochi. Una persona di nazionalità albanese ha estratto due coltelli e ha aggredito i bambini serbi, gridando minacce terrificanti. I bambini erano riusciti a scappare in un edificio vicino. Questo è il sedicesimo attacco contro i bambini serbi in Kosovo da novembre 2022.

Il 26 settembre intorno alle 22.30, le finestre della scuola elementare "Braća Aksić" di Lipljan, sono state prese a sassate, finestre rotte e danni materiali.

Nikola Elezovic, figlio di Ilija Elezovic, uno dei tre serbi arrestati pochi giorni fa, ha denunciato che la detenzione in cella, per la vita di suo padre, potrebbe essere fatale. Egli è malato di tumore e anche il medico albanese ha affermato nel rapporto, che tale paziente dovrebbe essere ricoverato in ospedale, ma il Tribunale e la Procura di Pristina lo hanno ignorato.

Lui sottolinea che dal momento dell'arresto fino ad oggi nessuno ha contattato la famiglia dell'arrestato. “…Né la polizia, né la procura, non conosciamo il suo stato di salute, l'unico contatto con lui è l'avvocato L. Pantovic, e le sue parole sono preoccupanti. Mio padre, era un rispettato cittadino di Kosovska Mitrovica, fuggito con la famiglia dal villaggio vicino a Vucitrn nel 1999 durante la guerra. Molto rispettato e apprezzato in città, come testimonia il numero di amici che chiamano e non riescono a credere a quello che sta succedendo. Per noi è molto difficile, crediamo profondamente che l'accusa contro di lui di quei crimini di ventiquattro anni fa siano completamente falsi, egli ha sempre aiutato gli albanesi e tutte le persone che avevano bisogno di aiuto. Abbiamo contatti con molte persone, anche con albanesi che non credono a ciò perché sanno che è un brav'uomo e vogliono aiutarlo…",


A Ranilug, nelle prime ore del mattino, sconosciuti hanno lanciato ordigni esplosivi contro tre case serbe. Non ci sono stati feriti, ma c'è paura tra le famiglie aggredite, così come tra la gente del posto.

Il vicesindaco di Ranilug, V. Aritonovic, ha detto che questo è il quinto ordigno esplosivo lanciato nel comune di Ranilug negli ultimi due mesi, aggiungendo che “ i cittadini sono preoccupati e temono per la propria esistenza. chiaramente, il motivo di questo attacco è l'intimidazione, perché non vedo nessun altro motivo per cui qualcuno dovrebbe lanciare un ordigno esplosivo contro la nostra gente pacifica. Questo è il quinto ordigno esplosivo che è stato lanciato negli ultimi due mesi a Ranilug e Glogovac”. Al momento di questi ignobili attacchi, intere famiglie erano nelle loro case, compresi i bambini.

Un ordigno esplosivo è stato lanciato anche contro la casa del direttore del Centro per i servizi sociali di Ranilug, Zoran Ristic, ma non è esploso. Una "brutale intimidazione nei confronti dei rappresentanti della Lista serba, che arriva solo pochi giorni dopo le minacce di Albin Kurti secondo cui “i serbi e la Lista serba 'soffriranno e pagheranno’, Kurti,, ha cominciato ad attuare il suo piano prima arrestando tre serbi e ora sono state lanciate bombe contro case serbe…”.

Nuovi arresti di serbi a Mitrovica Nord e Zvecan, il 20 settembre

A Mitrovica Nord è stato arrestato IE nelle prime ore del mattino, e a Zvecan è stato arrestato anche l'ex membro della polizia del Kosovo, DM. Secondo testimoni oculari, IE è stato fermato e portato via vicino alla Scuola Tecnica da membri delle forze speciali di polizia ed è stato messo in un veicolo che si dè diretto verso Mitrovica sud. Il suo arresto è stato confermato dalla sua famiglia, che fino a questo momento non sa dove si trovi.

Nello stesso giorno è stato arrestato anche DM, ex membro della polizia del Kosovo. Secondo quanto riferito, è stato arrestato dalle forze speciali del Kosovo vicino a una fermata dell'autobus a Zvecan.

Arrestato un altro serbo a Priluzje

Un altro serbo, ZK, è stato arrestato il 20 settembre a Priluzje e poi portato a Pristina. È stato arrestato a casa sua dalla polizia del Kosovo. Il motivo dell'arresto di ZK è ancora sconosciuto.

Messaggi di odio con la scritta UCK, sono stati tracciati sulla scuola elementare "San Sava" di Klokot, il 15 settembre, frequentata da più di 70 bambini. “Un'altra preoccupante conferma che l'odio verso tutto ciò che è serbo, compresi i bambini, è la base ideologica della politica di Kurti e che è visibile ovunque in Kosovo, il pericolo di una destabilizzazione incontrollata e di un'escalation di violenza…”, ha denunciato l'Ufficio serbo per il Kosovo Metohija.

Madre di due giovani picchiati e arrestati a Gracanica: “ sono molto angosciata, gli hanno rotto la clavicola e le costole, oltre al viso”

Andrijana Micic di Gracanica, la madre dei due giovani che sono stati picchiati e arrestati dalla polizia del Kosovo, ha denunciato che dopo l’arresto non gli permettono di vedere i figli. L'episodio in cui sono stati picchiati i giovani serbi Andrija Micic di 24 anni e Mihajlo di 19 anni, è avvenuto nel centro di Gracanica, dopo essere stati fermati per un'infrazione al codice della strada, la polizia kosovara li ha brutalmente pestati. "..I due ragazzi non hanno fatto nulla di grave o del male a nessuno, Mihajlo è stato picchiato mentre era ammanettato, non poteva colpire nessuno…”, ha detto la madre. Tre testimoni hanno dichiarato che Mihajlo è stato picchiato senza motivo, le loro dichiarazioni coincidono.

L’8 settembre 2023 arrestato un serbo a Leposavic, ex membro della polizia del Kosovo

Un serbo di Leposavic, GS, ex membro della polizia del Kosovo, è stato arrestato davanti a sua madre. Secondo testimoni oculari, era seduto nella taverna non lontano dalla stazione ferroviaria, dove si era fermato a prendere un caffè, quando è arrivata un'auto della polizia e lo ha preso e portato via. Al momento non si hanno informazioni riguardo a dove è detenuto.


La comunità Rom del Kosovo denuncia la brutalità e la violenza della polizia kosovara nella regione

Dopo il pestaggio brutale di un giovane rom mentre era in custodia a Gracanica, decine di persone della comunità rom del Kosovo hanno protestato a fine agosto, nel comune di Gracanica, a maggioranza serba, accusando la polizia di aver picchiato violentemente un giovane rom che era stato preso in custodia il 19 agosto. Una ONG locale per i diritti dei rom, Opre Roma, ha postato le foto delle ferite subite da Burhan Ibrahimovic per mano della polizia di Gracanica dopo essere stato denunciato per un incidente stradale in città.

Rivolgendosi alla folla davanti alla stazione di polizia di Gracanica, Berisha di Opre Roma ha affermato che la comunità rom in Kosovo “è continuamente esposta alla violenza, alla discriminazione e all'emarginazione…Non siamo qui per incitare all’odio o alla divisione. Ma diciamo a coloro che esercitano violenza contro la nostra comunità, che tali azioni non saranno tollerate e non saranno più accettate con il nostro silenzio, in tutto il Kosovo…”.

Va sottolineato che i Rom sono scappati e solitamente vivono nelle aree dove vivono i serbi e insieme a loro in tutti questi anni hanno subito vessazioni e persecuzioni.


A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia/CIVG