sabato 24 ottobre 2026

Se la protesta diventa "fuorilegge"... - Lettera aperta di Antonio Castronovi

 


Per rispondere alla manifestazione di Milano, di alcuni giorni fa, censurata dalla grande stampa e dal governo, si è messo in moto all'unisono il "sistema" per fronteggiare questa "grave" emergenza nazionale e la "violenza" di "bande" di ragazzini.

Col Decreto Sicurezza approvato di corsa (come l'emergenza reclamava!), il governo mobilita l'esercito con 500 militari (per ora solo a Milano) per proteggerci da adolescenti pericolosi (che vogliono rubare capi firmati nelle boutique di lusso). Il decreto prevede il divieto di radunarsi in più di cinque minorenni in un luogo pubblico o durante una manifestazione potrà essere disposto dal questore; estensione del fermo preventivo anche per i minorenni in luoghi pubblici qualora si ravvedano rischi potenziali per la sicurezza (una carta bianca per il fermo anche solo in base a dei semplici sospetti); si parla di intensificare l'utilizzo di droni sulle nostre teste per controllarci meglio , non solo quando manifestiamo; sarà punito col carcere fino a 12 anni chi convoca manifestazioni non autorizzate di protesta coi social, quindi niente "rivoluzione colorata". Non ne hanno bisogno (per ora!), ma rimangono valide -invece- per i Paesi non allineati a Bruxelles e alla NATO, dove la violenza rimane buona e democratica, benedetta dalla Von der Leyen, quindi legittima, e i social qui sono i benvenuti.

Le manifestazioni saranno quindi consentite solo se convocate, anche con i social, da organizzazioni certificate in grado di garantire ordine, disciplina, compostezza, senza troppi grilli per la testa e che possono essere allegre, gioiose, colme d'amore e piene di antifascismo retorico.

Le uniche "proteste" consentite saranno praticamente quelle che fanno riferimento alla attuale opposizione parlamentare (per ora!). Vietate quindi le manifestazioni di protesta che non garantiscono la compatibilità con l’ordine sociale e istituzionale esistente.
Le proteste dei trasportatori e degli agricoltori che stanno infiammando il Sud contro l'economia di guerra e il caro gasolio, con un ampio e straordinario sostegno popolare, sarebbero quindi anch'esse fuori della legalità e i trattori e i camion potranno essere requisiti dalle forze dell'ordine per blocco stradale.

Questa protesta dei territori periferici del Sud sta assumendo sempre più nella coscienza popolare un carattere meridionalista e sta rendendo evidente che il Sud non ha rappresentanza né al governo e né all'opposizione del sistema politico e mediatico.

Questo vuoto meriterebbe attenzione e considerazione politica da parte di tutti quelli che si candidano a identificarsi in una postura anti-sistemica contro la guerra e l'economia di guerra e dei suoi promotori, NATO e UE in primis. Vedremo se accadrà. Ma ho i miei dubbi, nonostante si sia sollevata qualche flebile voce in tale direzione. In genere prevale, tranne lodevoli eccezioni, il non detto che queste siano esplosioni di carattere corporativo e parziale, fuochi di paglia, che non meritano attenzioni politiche da parte dell'ortodossia teorica incentrata sulla centralità del conflitto capitale-lavoro sempre e comunque, prevalente nella galassia variamente e diversamente comunista del nostro Paese. Una semplificazione astorica della teoria marxiana delle lotte di classe e del materialismo storico.

Ovviamente queste posizioni sono da criticare, ma spiegano da sé la loro inconsistenza politica in assenza di riferimenti e di interessi sociali reali di cui siano portatori.

Oggi la lotta di classe non è prevalentemente tra borghesia e proletariato, soggetti storici usciti sconfitti in occidente dalla globalizzazione. Lo scontro in atto è tra le élite tecno-finanziarie- militari e la sovranità degli stati e dei popoli, tra globalismo in crisi e multipolarismo, tra il capitale finanziario e militare da una parte e gli strati sociali usciti perdenti dalla lotta di classe del Novecento: il ceto medio impoverito, le periferie territoriali ed urbane nelle metropoli, le classi lavoratrici dei settori industriali marginalizzati nelle piccole e medie imprese e nei servizi poveri delle metropoli, la piccola e media impresa produttiva e contadina nell'industria e nelle campagne che soffrono la pressione delle multinazionali che controllano le filiere produttive e i prezzi . Da aggiungere i "moderni" lavoratori super sfruttati nei servizi del capitalismo delle piattaforme governati da algoritmi impersonali.

Questa rivolta in atto è lo specchio oggi della crisi di egemonia del globalismo neoliberale su cui forze autenticamente rivoluzionarie potrebbero far leva per disarticolare e rompere la gabbia d'acciaio dell'oligarchia tecno-militare della UE e della NATO impegnata in una guerra di sopravvivenza contro la Russia in Ucraina e che sta impoverendo le società occidentali e ne sta condizionando le menti per renderle ricettive alla propaganda ossessiva di guerra. Il fantasma di Putin aleggia ormai come una comica sulle rovine morali e sociali dell'Europa e testimonia della disperazione in cui sono precipitate le nostra classi dirigenti.
Noi non vediamo purtroppo questa potenzialità . Non ci sarà purtroppo nessuno sciopero generale del sindacato confederale a sostegno di questa protesta popolare, come manca oggi pure la solidarietà di quello territoriale meridionale alle lotte in corso.

Giuseppe Di Vittorio si sta rivoltando nella tomba!

Fa eccezione a questo triste scenario il sindacato USB che ha indetto meritoriamente uno sciopero generale per il 30 ottobre 2026 in concomitanza con lo sciopero internazionale dei portuali contro la militarizzazione dei porti e la guerra. Non reclama un finto pacifismo: questa insurrezione di popolo reclama una risposta politica , essendo inadeguata e insufficiente quella puramente sindacale, pur importante.

Ma la pericolosità politica di questi movimenti è stata ben colta dall'apparato repressivo che sovraintende le politiche autoritarie europee che tramite le loro agenzie nazionali sta reagendo con la militarizzazione del conflitto sociale, imponendo misure di guerra come il coprifuoco in Francia e l'ingresso dei militari nella gestione dell'ordine pubblico in Italia.
Da oggi in poi, in Italia, le manifestazioni soprattutto se spontanee e contro il carovita, contro la guerra, contro la UE, contro la NATO diventeranno di per sé portatrici di odio e di violenza e quindi saranno tutte monitorate per motivi di ordine pubblico: chi manifesta può incorrere nelle norme repressive del decreto sicurezza, ovviamente pensate, orwellianamente, per proteggerci dalla violenza e dalle tentazioni di una qualche "rivoluzione...". Insomma la "Rivoluzione" e la protesta sociale da oggi sono fuori legge!

Non si sa mai... con tutti questi camionisti, agricoltori, operai, maranza vari, studenti in piazza... Potrebbero farsi venire strane idee in testa.

A proposito! Non sarebbe male lavorare politicamente per unificare i due poli dell'opposizione: quelle delle periferie urbane prodotte dalla globalizzazione e dai suoi valori consumistici e quelle delle periferie territoriali del Sud e delle zone interne, colpite e desertificate dalla industrializzazione capitalistica o ridotte a zone di servitù militari e industriali come la tanto devastata Taranto.

Sic rebus stantibus, il prossimo passo sarà il coprifuoco come in Francia. E pure peggio.

C'è solo una emergenza nazionale! E non è quella propagandata col decreto. La vera emergenza nazionale è farla finita con questi governi imbelli, di destra o di sinistra, al servizio della economia di guerra e dell'oligarchia UE-NATO, per ripristinate la nostra sovranità politica e decidere liberamente del nostro futuro.

Antonio Castronovi - Libero pensatore




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