Domanda a Donald Trump: "Avete detto che Russia e Ucraina hanno concordato un cessate il fuoco, ma entrambe le parti affermano di non essere state d'accordo".
Trump risponde: "Loro hanno concordato. Sapete perché? Perché io ho detto: "Voi siete d'accordo". Ecco perché. Penso che Putin voglia concludere un accordo, e dobbiamo convincere Zelensky affinché anche lui lo desideri..."
Risposta di Trump: "Ci sono violazioni da entrambe le parti."
L'intesa "fa acqua" principalmente per tre motivi strategici, economici e politici:
1. Limiti strutturali: Mosca ha davvero il gasolio?
I dubbi tecnici sulla capacità della Russia di adempiere ai patti sono consistenti. Secondo i dati forniti da S&P Global, a fine settembre circa 3,1 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione russa erano fuori servizio (quasi la metà del totale nazionale) a causa dei ripetuti attacchi ucraini. Le esportazioni russe di diesel sono crollate, rendendo gli obiettivi di fornitura promessi da Trump (300mila tonnellate subito e un milione a breve) difficilmente realizzabili nel concreto.
2. Lo scontro frontale USA-Ucraina
L'annuncio di Trump includeva una proposta di "cessate il fuoco energetico" per fermare i raid di Kiev contro le infrastrutture petrolifere russe. La reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stata di netta condanna, rifiutando lo stop ai raid e dichiarando l'intenzione di intensificarli. Per tutta risposta, Trump ha attaccato duramente Zelensky sui media, affermando che "all'Ucraina serve un nuovo presidente" poiché l'attuale leader non avrebbe fatto abbastanza per porre fine al conflitto.
3. La spaccatura con gli alleati e l'opposizione interna
Il fronte politico a supporto della decisione mostra già profonde crepe...
Fronte europeo: L'Alta rappresentante dell'UE, Kaja Kallas, ha aspramente criticato la mossa, ricordando che sospendere le sanzioni sul diesel russo garantisce a Mosca le entrate necessarie a finanziare la guerra.
Fronte interno USA: Secondo quanto rivelato dalla CNN, persino all'interno del partito di Trump sta montando il dissenso. Sette senatori statunitensi (tra cui quattro repubblicani) hanno espresso aperto disaccordo, criticando la decisione di allentare la pressione economica sul Cremlino.
Trump risponde: "Loro hanno concordato. Sapete perché? Perché io ho detto: "Voi siete d'accordo". Ecco perché. Penso che Putin voglia concludere un accordo, e dobbiamo convincere Zelensky affinché anche lui lo desideri..."
Altra domanda a Trump: ""La Russia ha violato il cessate il fuoco nella serata di oggi."
Risposta di Trump: "Ci sono violazioni da entrambe le parti."
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L'accordo sul gasolio tra Donald Trump e Vladimir Putin sta incontrando forti ostacoli e critiche su più fronti, mettendo in discussione la sua reale efficacia. Firmato l'11 ottobre 2026, l'intesa prevede una sospensione temporanea per 6 mesi delle sanzioni statunitensi sul diesel russo da parte del Tesoro USA in cambio dell'immissione immediata di centinaia di migliaia di tonnellate di carburante per calmierare i prezzi americani (da tempo sopra i 6 dollari al gallone).
L'intesa "fa acqua" principalmente per tre motivi strategici, economici e politici:
1. Limiti strutturali: Mosca ha davvero il gasolio?
I dubbi tecnici sulla capacità della Russia di adempiere ai patti sono consistenti. Secondo i dati forniti da S&P Global, a fine settembre circa 3,1 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione russa erano fuori servizio (quasi la metà del totale nazionale) a causa dei ripetuti attacchi ucraini. Le esportazioni russe di diesel sono crollate, rendendo gli obiettivi di fornitura promessi da Trump (300mila tonnellate subito e un milione a breve) difficilmente realizzabili nel concreto.
2. Lo scontro frontale USA-Ucraina
L'annuncio di Trump includeva una proposta di "cessate il fuoco energetico" per fermare i raid di Kiev contro le infrastrutture petrolifere russe. La reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stata di netta condanna, rifiutando lo stop ai raid e dichiarando l'intenzione di intensificarli. Per tutta risposta, Trump ha attaccato duramente Zelensky sui media, affermando che "all'Ucraina serve un nuovo presidente" poiché l'attuale leader non avrebbe fatto abbastanza per porre fine al conflitto.
3. La spaccatura con gli alleati e l'opposizione interna
Il fronte politico a supporto della decisione mostra già profonde crepe...
Fronte europeo: L'Alta rappresentante dell'UE, Kaja Kallas, ha aspramente criticato la mossa, ricordando che sospendere le sanzioni sul diesel russo garantisce a Mosca le entrate necessarie a finanziare la guerra.
Fronte interno USA: Secondo quanto rivelato dalla CNN, persino all'interno del partito di Trump sta montando il dissenso. Sette senatori statunitensi (tra cui quattro repubblicani) hanno espresso aperto disaccordo, criticando la decisione di allentare la pressione economica sul Cremlino.
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



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