mercoledì 14 ottobre 2026

Fermare la guerra, unire le forze...


Lettera aperta del Coordinamento Nazionale No NATO al Coordinamento Nazionale No Riarmo.


Alle compagne e ai compagni del Coordinamento Nazionale No Riarmo,

nelle ultime settimane abbiamo seguito con interesse il percorso di incontri e assemblee che avete promosso per contribuire a costruire nel nostro Paese un movimento di massa contro la guerra e il riarmo, ampio, unitario e plurale. È una necessità che condividiamo e che diventa ogni giorno più urgente.


La Terza guerra mondiale non è uno scenario futuro da scongiurare: è un processo già in corso. Si manifesta attraverso fronti militari aperti, aggressioni, occupazioni e genocidi, ma investe ormai ogni ambito della società. È economia di guerra e corsa al riarmo. È riconversione dell'apparato produttivo alle esigenze belliche mentre interi settori industriali vengono smantellati. È aumento delle spese militari a fronte dei tagli a sanità, scuola, servizi pubblici e salari. È militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, delle università e delle scuole. È propaganda di guerra, devastazione ambientale, repressione del dissenso e progressiva limitazione degli spazi di agibilità politica e sindacale.


Il nostro Paese è pienamente coinvolto. Le basi USA e NATO presenti sul territorio italiano, il transito di armi attraverso porti, aeroporti e ferrovie, l'aumento delle spese militari e la trasformazione dell'apparato produttivo sono aspetti dello stesso processo. La guerra condotta all'esterno da USA, NATO, UE e Stato sionista ha dunque un fronte interno, il cui prezzo viene scaricato sui lavoratori e sulle masse popolari.


Ma questo processo genera resistenza. La vediamo nei portuali che si organizzano contro il traffico di armi e preparano lo sciopero internazionale del 30 ottobre; nei lavoratori che difendono fabbriche e posti di lavoro dallo smantellamento e dalla deindustrializzazione; negli studenti, nei docenti e nei ricercatori che contrastano la militarizzazione dei luoghi del sapere; nelle mobilitazioni contro il genocidio del popolo palestinese e contro gli agenti sionisti; nei comitati contro basi e installazioni militari; nelle lotte per la difesa dell'ambiente e dei territori; nelle mobilitazioni contro il riarmo e il trasferimento di risorse dalla spesa sociale a quella militare.


Sono esperienze diverse per storia, cultura politica, appartenenza e obiettivi immediati. Esprimono però una resistenza che attraversa il paese e si oppone, da prospettive differenti, allo stesso tragico corso delle cose. Il problema non è creare dal nulla l'opposizione alla guerra. È unire ciò che già si muove, rafforzarlo, moltiplicarlo e coordinarlo.


In questa prospettiva riteniamo positivo il lavoro sviluppato negli ultimi mesi dal Coordinamento Nazionale No Riarmo e la volontà di costruire un movimento contro la guerra realmente di massa. È questo il terreno sul quale il Coordinamento Nazionale No NATO e il Coordinamento Nazionale No Riarmo possono e devono sviluppare una maggiore unità d'azione. La situazione impone di costruire un movimento ampio, radicato e unitario, capace di raccogliere tutti coloro che si oppongono sinceramente alla corsa al riarmo, all'economia di guerra e alla subordinazione del nostro paese agli interessi della borghesia imperialista USA, della NATO, dell'UE e dello Stato sionista.


Per avanzare in questa direzione non basta però limitarsi a invocare genericamente la pace o a denunciare la guerra. Occorre individuare i nodi concreti attraverso cui la guerra passa e si alimenta, le scelte e le strutture attraverso cui si realizza il coinvolgimento del nostro paese, e fare di questi altrettanti obiettivi della mobilitazione. Dalle basi militari al traffico di armamenti, dalla riconversione bellica delle fabbriche alla militarizzazione delle scuole, sono molti i terreni sui quali è possibile sviluppare iniziative capaci di ottenere risultati concreti. Darsi obiettivi comuni, misurabili e alla portata delle forze che riusciamo a mobilitare, verificare i risultati raggiunti e partire da questi per compiere passi ulteriori è anche il modo per alimentare la fiducia delle masse popolari nella possibilità di cambiare il corso delle cose e raccogliere, lungo la strada, le forze necessarie a fermarlo.


Le prossime settimane e quelle passate offrono un terreno fertile per verificare e costruire questa unità. Il 2 ottobre la mobilitazione contro il Ddl antisemitismo ha contrastato il tentativo di usare la lotta all'antisemitismo per limitare la solidarietà con il popolo palestinese e gli spazi del dissenso. Il 3 ottobre a Genova si è tenuta l'assemblea di preparazione dello sciopero internazionale dei porti e dei lavoratori portuali del 30 ottobre. Il 10 ottobre proseguono le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e contro il sionismo. Il 17 ottobre a Roma la mobilitazione promossa dalla CGIL nell'ambito della Via Maestra mette insieme pace, lavoro, ambiente, welfare, diritti e opposizione al riarmo. Il 24 ottobre la manifestazione nazionale “Italia fuori dalla guerra” pone direttamente la questione del coinvolgimento del nostro paese. Il 30 ottobre lo sciopero internazionale dei porti e dei lavoratori portuali mostra la forza dei lavoratori quando intervengono nei snodi attraverso cui la guerra passa materialmente.


Sono appuntamenti diversi, promossi da soggetti diversi e con piattaforme differenti. Possono tuttavia diventare occasioni di relazione, coordinamento e iniziativa comune fra le forze che si oppongono alla guerra. Possono inoltre condurci insieme a un altro appuntamento: il 4 novembre 2026.


Il 4 novembre è la giornata che le istituzioni utilizzano per celebrare le Forze Armate e alimentare la retorica militarista. Quest'anno può e deve diventare una giornata nazionale contro la guerra e la militarizzazione. L'appello dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, la mobilitazione contro la reintroduzione della leva e contro la presenza e la propaganda militare nei luoghi della formazione, insieme al percorso della campagna “La conoscenza non marcia”, offrono una base concreta su cui agire.


Proponiamo al Coordinamento Nazionale No Riarmo di costruire insieme questo percorso.


Chiediamo di sviluppare, già nelle prossime mobilitazioni, forme concrete di unità d'azione fra i nostri due coordinamenti: partecipazione reciproca alle iniziative, sostegno alle mobilitazioni comuni, collegamento fra le articolazioni territoriali e promozione congiunta degli appuntamenti sui quali esistono le condizioni per intervenire insieme. Soprattutto, proponiamo di fare del 4 novembre una grande giornata unitaria contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione, capace di superare le appartenenze e coinvolgere coordinamenti, comitati contro le basi militari, lavoratori e organismi sindacali, studenti, docenti, ricercatori, realtà ambientaliste, movimenti di solidarietà con la Palestina e con i popoli aggrediti dall'imperialismo, associazioni e singoli che rifiutano la guerra come unico futuro possibile.


Dobbiamo collegare ciò che troppo spesso viene separato: la lotta contro le guerre e quella contro il riarmo; la difesa dei posti di lavoro e l'opposizione alla riconversione bellica; la difesa della scuola e della sanità pubbliche e la lotta contro l'aumento delle spese militari; la difesa dell'ambiente e l'opposizione alla militarizzazione dei territori; la solidarietà con i popoli aggrediti e la lotta per sottrarre il nostro paese al sistema di guerra USA-NATO. Perché la guerra è una sola anche quando assume forme diverse, e una deve diventare anche la lotta per fermarla.


Le condizioni per avanzare esistono. Agli organismi che già operano contro la guerra spetta la responsabilità di rafforzare questa spinta, non di frammentarla: costruire collegamenti, promuovere il coordinamento e valorizzare ogni possibilità di azione comune. Per questo rivolgiamo pubblicamente al Coordinamento Nazionale No Riarmo la proposta di incontrarci e confrontarci sui passi concreti da compiere nelle prossime settimane.


Partiamo dalle mobilitazioni già in campo. Costruiamo insieme il percorso verso il 4 novembre 2026. Facciamo di quella giornata un passo avanti verso un movimento nazionale contro la guerra più forte, più ampio, più organizzato e più unitario.

Fermare la guerra è possibile se sappiamo organizzare la forza che già oggi le resiste.


Coordinamento Nazionale No NATO











coordinamentonazionalenonato@proton.me

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