martedì 19 luglio 2016

1 agosto 2016 - Partenza del "BASTA CORRIDA VEG TOUR" - Da Torino a Madrid in bicicletta



Lasciate che i tori e le mucche  vivano liberi nei campi

Lunedì 1 agosto 2016 dalle ore 7 alle ore 7.30 si festeggerà la partenza del "BASTA CORRIDA VEG TOUR 2016", alla sua terza edizione. Il ritrovo sarà a Torino in via Michele Kerbaker, davanti al numero civico 3. 

Dal 1 al 17 agosto 2016 le date della terza edizione di "BASTA CORRIDA VEG TOUR", organizzata da "Bike for Animals": emozionante e generosa sfida di cui Paolo Barbon si è assunto la responsabilità organizzativa e di cui LEAL Lega Antivivisezionista è sostenitrice e partner.
Un tour in bicicletta che prevede la partenza da Torino, città del Toro, con tappe a Veynes, Ales, Nimes, Lunel, Montpellier, Beziers, Port Vendres, Barcellona, Amposta, Castellon de la Plana, Valencia, Alicante, Aguilas, Almeria, Malaga, Sevilla, Caceres, Madrid. La tappa finale è stata prevista nella capitale che ospita la più grande arena del mondo e ad accogliere i ciclisti vegani e antitaurini ci saranno attivisti spagnoli e stampa locale.

Più di 2.700 Km in bicicletta per protestare contro la tauromachia e contro le perreras, i famigerati canili spagnoli. In ogni città sede di tappa si terranno manifestazioni informative e di protesta contro la corrida, in collaborazione con le associazioni francesi e spagnole per la protezione animali. Previsti anche incontri con i volontari per consegnare gli aiuti raccolti in Italia da Paolo Barbon e destinati ai cani delle perreras.
Dichiara Paolo Barbon: "Non è accettabile pensare che la tortura, la sofferenza, l'umiliazione e la morte di un vivente possano costituire un divertimento per qualcuno, e noi facciamo il possibile per boicottare e fermare questo orrore".
A Torino, alla partenza del tour contro la corrida ci saranno, insieme agli attivisti con bandiere e striscioni, il presidente di LEAL, Gianmarco Prampolini, la parlamentare europea Eleonora Evi, del M5S, che si è sempre battuta contro la corrida e i sussidi per gli allevatori di tori da combattimento con i colleghi, a loro volta difensori dei diritti animali:  il senatore Lello Ciampolillo, Chiara Giacosa Consiglio Comunale di Torino, Francesca Frediani e Giorgio Bertola Consiglio Regione Piemonte. 
Appassionati, amici, sostenitori e ciclisti accompagneranno la "squadra" per i primi chilometri e altri si aggiungeranno alle tappe successive.
Durante il tour sarà possibile organizzare collegamenti telefonici con Paolo Barbon, nonché seguire il diario di viaggio su

 www.instagram.com/bastacorridavegtour2016 e
 sulla pagina fb:
 https://www.facebook.com/events/856147047816343/

Video intervista in due parti a Paolo Barbon
trasmissione "Qui La Zampa"
https://www.youtube.com/watch?v=9HwK0Aseb0E&feature=youtu.be
https://www.youtube.com/watch?v=wvPaIDQAgL0&feature=youtu.be

Fotografo al seguito del tour: Bruno Stivicevic



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Silvia Premoli
ufficio stampa
Liberazione Animale

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mob 328 0440 635

lunedì 18 luglio 2016

“Oltre la Bibbia. Antica storia di Israele” di Mario Liverani - Recensione


Mario Liverani, che insegna Storia del Vicino Oriente Antico all’università La Sapienza di Roma, è autore del volume Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, sostiene che non possono essere considerati storici i racconti più celebri del Vecchio Testamento, come le vicende di Abramo e dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto, l’Esodo e la peregrinazione nel deserto, la conquista della terra promessa, la magnificenza del regno di Salomone.

“Gli ebrei, come del resto tanti altri popoli, si sono dati un mito delle origini nel momento in cui ne avevano più bisogno”, dice Liverani. “Oggi, con evidente anacronismo, ma con qualche ragione, si potrebbero accostare quelle pagine del Vecchio Testamento a un documento di propaganda politica”. Occorreva dare un passato nobile ad un popolo che rischiava di perdere la propria identità.

L’esilio imposto agli Ebrei dai Babilonesi nel 587 a.C. rafforzò la loro fede in unico dio. La scrittura e la rielaborazione dei testi biblici principali è durata più o meno un secolo, all’incirca dal 622 al 516 avanti Cristo: un secolo segnato da un evento che avrebbe potuto cancellare l’identità del popolo ebraico e la sua fede in un unico dio.

“Gli Ebrei avevano un loro piccolo Stato, il regno di Giuda, che attorno a Gerusalemme si estendeva su una superficie paragonabile a quella dell’Umbria: come altri staterelli dell’area, era assoggettato alla potenza egemone dell’epoca, l’impero babilonese. Si ribellò, ma gli andò male: i Babilonesi assediarono per anni Gerusalemme, la espugnarono e la distrussero. Il Tempio di Yahweh, il dio unico, fu abbattuto e il sommo sacerdote giustiziato assieme a una sessantina di notabili. La popolazione cittadina fu deportata in Mesopotamia. I contadini sparsi nelle campagne vennero invece lasciati sul posto: non rappresentavano un problema per l’impero”.

Lo scopo delle deportazioni fatte dai Babilonesi (e prima di loro dagli Assiri) era quello di cancellare l’identità dei popoli vinti, inducendoli ad adottare la lingua e ad adorare gli dei del vincitore.

Secondo le idee del tempo, i deportati non avevano motivo di credere ancora nel loro vecchio dio, che era stato sconfitto in guerra e non era stato capace di proteggerli. E invece, nei 70 anni che durò la “cattività babilonese”, i leader religiosi e politici ebrei, scampati al massacro, respinsero l’idea che Yahweh fosse stato sconfitto e adottarono una posizione religiosa radicalmente nuova, questa: il dio di Israele era l’unico dio di tutto l’universo. E non solo non era stato sconfitto, ma si era servito dei Babilonesi per punire il suo popolo, colpevole di gravissimi peccati.

I Babilonesi, dunque, erano stati solo uno strumento della divinità. Gli Ebrei, anziché perderla, rafforzarono la propria identità nell’esilio, convinti che, una volta espiata la colpa, forti di una religione rigorosa e purificata, sarebbero tornati in patria: dove avrebbero ricostruito Gerusalemme e il celebre Tempio.

L’occasione si presenta nel 539 avanti Cristo: Ciro, re dei Persiani, conquista Babilonia e consente agli Ebrei di rientrare in patria come sudditi del suo nuovo impero. Figli e nipoti dei deportati tornano a scaglioni a Gerusalemme, animati da un rinnovato spirito di rigore religioso.

Trovano però scarsa comprensione in quella parte della popolazione ebraica che non era stata deportata: peggio ancora, spazi che considerano loro sono stati occupati da immigrati di altra fede provenienti dalle regioni confinanti. I reduci hanno allora bisogno di un documento che dica in sostanza: “Abbiamo il diritto di riprenderci quello che è nostro da sempre: la Terra di Canaan, che ci è stata promessa da Yahweh e che Giosuè ha conquistato per noi.

Dice Liverani: “La riscrittura delle origini del popolo ebraico era già iniziata a Gerusalemme prima della deportazione, quando il re di Giuda, Giosia (regnò dal 640 al 609 avanti Cristo) progettava di espandere il suo piccolo Stato verso i confini di un mitico regno che nel remoto passato avrebbe unito sotto uno solo scettro tutti gli Ebrei. L’elaborazione del mito continuò durante l’esilio e proseguì negli anni successivi al ritorno da Babilonia.”

L’area di Gerusalemme è oggetto di scavi archeologici da un secolo e mezzo: del periodo che, secondo il racconto biblico, avrebbe visto la fioritura del “regno unificato” degli Ebrei (siamo nel X secolo avanti Cristo) non è stato trovato nulla, se non pochi cocci di terracotta. Non una traccia di scrittura, neanche minima: fatto inconcepibile per un regno di qualche importanza. Non si conosce, dai documenti contemporanei dei popoli vicini, neanche il nome di questo preteso regno. “In realtà”, dice Finkelstein, “quella Gerusalemme doveva essere un centro abitato piuttosto insignificante, un villaggio tipico della regione montuosa. Secondo calcoli demografici impiegati per questa epoca, il “regno” non doveva contare più di 5000 abitanti sparsi fra la capitale, Hebron e la Giudea, più qualche gruppo sparso di seminomadi.”

Secondo le osservazioni di Liverani nei documenti egizi dell’età del Tardo Bronzo non c’è traccia della permanenza di un popolo straniero nella valle del Nilo, né della presenza di Mosè alla corte del Faraone.

L’unico accostamento possibile è la prassi con la quale il Faraone accordava ai pastori nomadi il permesso di soggiornare nel Delta in tempo di siccità per abbeverare il bestiame. D’altra parte, l’idea di un impero che tiene prigioniero un popolo in terra straniera non poteva nascere prima dell’esperienza delle deportazioni assiro-babilonesi, avvenute però nel millennio successivo.

Analoghe osservazioni valgono per l’Esodo e la peregrinazione nel deserto. Usciti dall’Egitto grazie all’intervento divino, che terrorizza il Faraone oppressore con le terribili “sette piaghe”, il popolo ebraico avrebbe peregrinato per 40 anni nel deserto. Ma quello descritto è un deserto immaginato attraverso le paure e i pregiudizi di un cittadino di Gerusalemme o di Babilonia, che vi vede serpenti e scorpioni dappertutto ed è convinto di morirvi di sete e di fame, a meno di interventi della divinità. Un popolo di tradizione pastorale avrebbe avrebbe percorso le piste della transumanza e trovato acqua e pascoli nei posti giusti.

Di questa sapienza antica non c’è traccia nel racconto biblico, che appare poco più di una cornice per esporre questioni giuridiche e religiose.

Le Tavole della Legge, come del resto altre parti della narrazione biblica, contengono senza dubbio precetti antichissimi, che erano stati trasmessi per molto tempo soltanto dalla tradizione orale. Ma il primo dei comandamenti, quello che impone di adorare un solo dio, non è più antico del regno del di Giosia (640-609 a.C.).

L’onomastica rivela che gli Ebrei in origine adoravano altri dèi oltre a quello che sarebbe diventato il loro unico dio e che in ebraico era chiamato Yahweh. Alcune iscrizioni parlano di Yahweh e della sua compagna, una dea cananea di nome Asherah.

Poi adottarono la monolatria, cioè la fede in un unico dio per tutta la nazione, senza escludere che gli altri dei di altri popoli fossero a loro volta veri. Infine, ma solo negli anni dell’esilio babilonese, passarono al monoteismo puro, cioè al riconoscimento di Yahweh come dio unico di tutto l’universo. Anche il quarto comandamento, quello che impone l’obbligo di onorare il padre e la madre, si ritrova in scritti siriani mesopotamici, anche in forme più esplicite tipo “Mantieni il padre e la madre se vuoi avere diritto all’eredità.”

Lo studio delle culture del Vicino Oriente Antico ha permesso di stabilire che molte narrazioni bibliche non sono originali, ma si sono ispirate a fonti più remote. Il racconto del Diluvio Universale, per esempio, si trova già nel poema epico di Gilgamesh, eroe sumero-babilonese del 2000 a.C., come testimoniato dalle tavolette con scrittura cuneiforme trovate a Ninive.

Incredibile è la somiglianza fra il codice di Hammurabi, re babilonese del XVIII secolo a.C. che fece redigere la più antica raccolta di leggi e i Dieci Comandamenti, come “Non frodare”, “Non adorare altre divinità al di fuori del Signore”, “Non concupire”, “Non desiderare roba d’altri”.

L’episodio riguardante Eva e la mela è tratto da una leggenda sumera che faceva dipendere l’origine dei mali dalla prima donna che, indotta da un serpente a disobbedire al dio creatore, convinse il suo compagno a mangiare il frutto dell’albero proibito. La favola sumera viene raccontata in un documento chiamato “Cilindro della Tentazione” che è conservato presso il British Museum di Londra. Questo documento, scritto nell’anno 2500, esisteva già venti secoli prima che venisse redatta la Bibbia.

La Torre di Babele altro non era che la ziggurat che il re di Ur, Nimrod, fece costruire a Babilonia nel 2100 a.C. in onore del dio Nanna.

Per gli storici, la folgorante campagna militare di Giosuè per la conquista della Palestina (la terra che la Bibbia dice promessa da dio ad Abramo, progenitore mitico degli Ebrei) è del tutto inverosimile: chi ne ha scritto il racconto ignorava che all’epoca la Palestina era occupata dagli egiziani, che di sicuro non se ne sarebbero rimasti con le mani in mano. Inoltre, nessun documento contemporaneo ne reca traccia.

L’archeologia ha dimostrato che, fra le città che la Bibbia dice espugnate da Giosuè, Gerico era già in rovina e abbandonata da quattro o cinque secoli e Ai addirittura da un buon millennio.

E i popoli che sarebbero stati sterminati fino all’ultimo uomo, donna e bambino per ordine di Yahweh? Con qualche sollievo gli storici hanno accertato che il loro elenco nella Bibbia è inventato. Salvo i Cananei, che si trovavano davvero in Palestina, ma che di certo non vennero sterminati, e gli Ittiti, autentici anche loro, ma che in Palestina non avevano mai messo piede, gli altri, Amorrei e Perizziti, Hiwiti e Girgashiti, “giganti” e Gebusei sono popoli semplicemente immaginari.

Figlio di David e Betsabea, Salomone segna, nella narrazione biblica, il momento di massimo successo politico degli Ebrei. Succeduto al padre su un trono comprendente tutte le 12 tribù di Israele, Salomone avrebbe allargato i confini del regno fino a farne una potenza regionale. Ma la pretesa che si estendesse dall’Eufrate al “torrente d’Egitto” (oggi Wadi Arish) rivela l’anacronismo: questi sono i confini della satrapia persiana della Transeufratene, istituita però secoli dopo.

La descrizione biblica del grande tempio edificato da Salomone non è credibile: nella Gerusalemme del tempo, una città piccolissima, non ci sarebbe stato neanche lo spazio per erigerlo. Ha poi tutta l’apparenza di una favola il viaggio della regina di Saba che parte dal regno dei Sabei (un territorio dell’odierno Yemen) per far visita a Salomone accompagnata dai suoi cortigiani con doni preziosi per saggiare la sapienza e l’intelligenza del grande re Israelita.

Salomone è forse una figura storica, ma del suo nome non c’è traccia in nessun documento al di fuori della Bibbia.





(Fonte: http://www.homolaicus.com/at/bugie-bibbia.htm)

domenica 17 luglio 2016

Satori o samsara? Trasmigrazione o fine dell'illusione



Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.

L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.  

Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.

Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.

Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi. 

Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara.

Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…
di Paolo D’Arpini

sabato 16 luglio 2016

Dal passato il futuro... - Roma: 21 luglio 2016: "La cricca della banca romana"

Roma. GIOVEDÌ 21 LUGLIO 2016 ore 21.30 L'ASSOCIAZIONE CULTURALE CENTRARTE MEDITERRANEA in collaborazione con il TEATRO 91 presenta Le Toghe in Giallo in "LA CRICCA DELLA BANCA... ROMANA", di Luigi di Majo e Andrej Adramelek, tratto da "Bankster's circus" (Herald Editore, Roma), di Gennaro Francione e Luigi di Majo



PERSONAGGI E INTERPRETI:
On. Giovanni Giolitti: Filippo Chiricozzi
On. Francesco Crispi: Giulio Eccher
Donna Lina Crispi: Elisabetta Magrini
Comm. Bernardo Tanlongo: Paolo Gattini
On. Napoleone Colajanni: Ferdinando Abbate
Presidente della Corte Suprema: Antonio Buttazzo
Pubblica Accusa: Luigi di Majo
Barone Cesare Lazzaroni: Pier Francesco Russo
Augusto, macellaio: Fabio Risi
Sen. Giacomo Alvisi: Valter Tulli
Comm. Gustavo Biagini: Dario Andrea Chiricozzi
Ferdinando Montalto, funzionario di polizia: Fabio Risi
Dr. Giovanni Crescenzi: Pier Francesco Russo

con la partecipazione di Beatrice Palme nella parte del narratore
coordinamento generale: Lucilla Tamburrino, regia: Luigi di Majo

Narrazione: 


Una frenesia edilizia nel 1870 investe Roma, diventata capitale d'Italia.

E' il boom delle Banche; il valore dei terreni sale alle stelle. La speculazione urbanistica sprofonda presto nella voragine del fallimento. L'ingordigia dei politici, con i loro affiliati, né è la maggiore causa. La Banca Romana è sull'orlo della bancarotta, ha messo in circolazione circa 50 milioni (svariati miliardi di oggi) falsi, stampati clandestinamente a Londra con la stessa numerazione di serie di quelle originali. Protagonista è il comm. Bernardo Tanlongo, governatore della Banca, in collusione con ministri, politici, giornalisti, liberi professionisti, proposto senatore dal Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. La Banca Romana si è presto trasformata in una piovra i cui tentacoli si sono proiettati, fuori e dentro il tempo, coinvolgendo anche l'attualità! E' uno spettacolo che riunisce in unico processo simbolico le inchieste giudiziarie e parlamentari sulla Banca Romana.

In questo immaginario scenario teatrale, specchio di una società cinica e corrotta, ho pensato, con un salto temporale al Dr. Mabuse di Fritz Lang, film muto di '22, mentre le camice nere marciavano su Roma, dopo una tragica guerra.

I Solisti del Teatro - Giardini della Filarmonica
Via Flaminia, 118 (Ministero della Marina) - Info: 06 4746390 - 06 47883133
Mail:  teatronovantuno@gmail.com

venerdì 15 luglio 2016

Le scie chimiche sono alternativamente vere e false... ma se vogliamo tutelare la nostra salute dobbiamo considerarle vere



HO SPESSO SOSTENUTO CHE LA VITA è FATTA DI COINCIDENZE, e di questo continuo ad essere convinto, indipendentemente dalla lettura dei libri dedicati alle profezie di Celestino, peraltro molto interessanti, e di quanto scrivono autori spiritualisti e post-quantisti. (Il caso della sincronicità studiata da Jung, Pauli e Chopra è quanto mai indicativo). 

Ho anche più volte scritto che senza le coincidenze non ci sarebbe SCIENZA. Infatti per l'osservazione creativa di un FENOMENO occorre la coincidenza seguente: casuale presenza di un acuto osservatore, casuale evento, casuale PERCEZIONE di una particolarità MAI NOTATA PRIMA DA ALTRI. Poi ci sono le conferme etc..etc..etc..

Personalmente ho potuto notare un fatto.. .non ho mai acceso la radio al mattino, meno due volte. In ambedue le volte la radio  ha trasmesso informazioni per me essenziali. Ricordo un caso narratomi da un medico, dott. Giambalvo, caso poi pubblicato in una rivista piuttosto seria, che riguardava l'ascolto NON CASUALE nel senso che ha ascoltato due persone che si comunicavano tra loro  di una notizia per lui importante: LA MORTE DI UN SUO CARO AMICO.  

CASUALMENTE in questo momento, una voce mi cita alcuni versi di una canzone del 1997... "nel vostro inferno brucerete solo voi, trasmettendo morte con un'onda che affonda l'anima, brucerete. Siate maledetti per l'eternità....".

TORNANDO AL CASO, LE SCIE CHIMICHE SONO ALTERNATIVAMENTE VERE O FALSE... ma se vogliamo tutelare la nostra salute LE DOBBIAMO CONSIDERARE VERE.

(giorgio vitali)  


 Messaggio in sintonia: 

Oggi guardavo uno dei cartoons dati tutti i giorni dalle
ore 13,40 e le ore 15 circa su ITALIA 1 .
Oltre alla serie "I SIMPSON " , di cui sono goloso , seguivo
un episodio di " AMERICAN DADDY " il quale , dato il
discreto successo di pubblico , dovrebbe aver definitivamente sfatato tutte le " teorie " circolanti sulle
scie chimiche , ossia " TUTTE BALLE ".
La storia narra di un anchorman rimasto senza quello  che
era suo partner nel presentare il notiziario e , per questo , in crisi ( pare che ci fosse anche una attrazione omosex ...
almeno da parte sua ) .
Venendo subito al sodo , la famiglia protagonista della
serie decide di aiutarlo a ricomporre il duo e, dato che il
capo famiglia è uno stereotipicissimo agente della cia
questi , approfittando della sua posizione , chiede ai suoi
superiori ( caratterizzati un pò storditi e simpaticotti )
di fare una buona azione utilizzando gli aerei diffusori
di scie chimiche .
Avrebbero così prodotto una " perturbazione del secolo "
e , nel frattempo , trovato il modo di far ritrovare i due
presentatori ( quello scomparso dalle scene era l'uomo
delle previsioni del tempo poco prima del suo allontanamento ) nel cuore della notizia riguadagnando
la posizione ed il successo perduto ,naturalmente a loro
insaputa .
A fine della storia ( e furono tutti felici e contenti ) ,
pensando che tutti e due condividessero anche
altri " sentimenti ", furono invitati a festeggiare con
abbracci e" bacio " e , quando il ritrovato metereologo
si accingeva all'effusione pubblica , all'altro che ,
nell'interrompere il gesto chiedeva ... ma non mi
avevi detto che eri eterosessuale ? ...questi ,
sottovoce , rispondeva ...sono terrorizzato da queste
persone ... possono condizionare il clima .
Quindi , sembrerebbe ormai sdoganato ( termine amato dai sinistrorsi ) il mistero " scie chimiche "  e ridicolizzato lo
sforzo fatto dai complottisti per subdorare chissà quali
inganni perpretati dai " POTERI OCCULTI " ai danni della
popolazione inerme .
Come si usava dire solennemente ...A TE L'ARDUA SENTENZA .

Nando Mascioli 

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giovedì 14 luglio 2016

Per un ritorno all'umano - La comune matrice ecologica e spirituale.... nella casa Terra....


In questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole, per la crisi economica e per gli eventi sempre più drammatici che stiamo vivendo, stanno ritornando in auge discorsi contrari al senso di comune appartenenza alla specie umana. Nord contro sud, est contro ovest... Anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti... mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani.. tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi. Perciò è evidente che lo "straniero" è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che la “razza globale”, il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società  è ormai evidente.

Non desta quindi meraviglia  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa  -che si propone come società alternativa- e  la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Nelle grandi città, come pure nei piccoli centri,   la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce o si ignora,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.

La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi. Questo  mentre la "politica" ha fallito il suo scopo sociale   e  sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga.   La classe politica  e religiosa invece di emendarsi  per  riportare l'uomo al centro 
 cerca  soluzioni  esclusivamente  finanziarie al malessere. Il far cassa è la parola d'ordine,  appoggiandosi  ad un'economia basata sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, droga,  etc),   mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione.

Gli umani nel tentativo di uniformasi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica.  Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi "esperti"…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa "alienazione" sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione del criterio di vita,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. Separazione  è solo un concetto per giustificare  degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l'essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il "Ritorno a Casa",  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna. 


L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!


Paolo D’Arpini


Portavoce European Consumers Tuscia e Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293

mercoledì 13 luglio 2016

Neuropsicofisiologia applicata e funzionamento dei due emisferi cerebrali



In diverse occasioni ed in diversi incontri ho avuto il piacere di ascoltare le allocuzioni del prof. Michele Trimarchi  relative alla sua teoria della “neuropsicofisiologia applicata”. Al proposito  ho trovato estremamente interessante il suo discorso  sul funzionamento dei due emisferi cerebrali, che in qualche modo configura scientificamente la teoria dello Yin e dello Yang della filosofia confuciana e taoista. 

In particolare ricordo che durante la conferenza tenuta a Calcata l’8 novembre 2009,  a chiusura della manifestazione Il Ciclo della Vita, sono stati toccati  alcuni aspetti pratici “fisici” della teoria neuropsicofisiologica,  che sono poi quegli elementi di “pulsione energetica”  che si manifestano attraverso la funzione coscienziale dello stato di veglia,  del sogno, della meditazione, del sonno profondo e del pre-morte ed anche oltre questo stadio. Infatti l’energia psichica del pensiero mai si può dire che sia distrutta bensì trova diversa espressione a seconda della condizione esistenziale in cui l’io cosciente si trova.

Paolo D’Arpini




Quello che segue è una sinossi sulla manifestazione energetica nel livello fisico  sottile:  

Già  negli anni ‘80  del secolo scorso  presentai alla comunità scientifica internazionale una teoria neuropsicofisiologica su come i due emisferi cerebrali codificano e decodificano le informazioni ricevute, mettendo in evidenza come la natura comunichi sulla base di scambi di informazioni le cui caratteristiche sono misurabili con la fisica.

La fisicità  delle informazioni agisce nello stesso modo dei “telecomandi” e spesso con lo stesso tipo di energia. Tali informazioni, con le loro caratteristiche fisiche, vengono riconosciute e identificate dalle aree primarie del cervello (relative ai cinque sensi) che sono dei veri e propri monitor dei segnali in arrivo. Ciò è valido anche per entrambi gli emisferi cerebrali.

Abbiamo poi le informazioni cosiddette culturali, rappresentate da tutti quei codici prodotti dall’evoluzione culturale che sono le varie forme di linguaggio con cui l’umanità interpreta, elabora e identifica la realtà. Tutte le forme di linguaggio prodotte dall’uomo vengono normalmente acquisite, memorizzate e interpretate dall’emisfero sinistro, mentre la natura, con la molteplicità dei suoi messaggi fisici costituiti da varie forme di energia, fornisce informazioni che vengono acquisite, identificate e interpretate dall’emisfero destro. Troviamo così all’interno dei due emisferi cerebrali due forme di coscienza: il destro interpreta e ricostruisce costantemente la realtà oggettiva e obiettiva, il sinistro ricostruisce con i codici culturali la logica interpretativa della realtà.

Quando l’interpretazione logica non corrisponde alla realtà si crea una separazione funzionale fra i due emisferi, ovvero i due emisferi non comunicano più fra loro costruendosi sul piano logico-formale una pseudo-verità che non corrisponde alla realtà: questa è la “realtà soggettiva”, che può essere trasferita agli altri costringendoli alla ripetitività logico-formale. In tal modo si perpetuano trasmissioni culturali che sul piano logico-formale sono perfette, ma sono dissociate dalla realtà oggettiva ed obiettiva. Il sogno si inserisce in questo contesto operando costantemente affinché la realtà soggettiva dell’emisfero sinistro tenda all’oggettività ed obiettività percepita dall’emisfero destro. Ovvero, tutti i giudizi e interpretazioni sbagliate operati dal sinistro devono essere rimossi per consentire alla persona di evolversi verso la ricerca della verità, che nasce sempre da una sintesi integrativa operata dai lobi frontali dei due emisferi: il lobo frontale destro opera la sintesi integrativa dei segnali oggettivi e obiettivi percepiti; il lobo frontale sinistro opera una sintesi logico-formale, nei vari codici linguistici, dei segnali provenienti dal lobo frontale destro.

La consapevolezza di tale funzionalità consente la nascita dell’Io cosciente, che è propria dell’individuo considerato saggio.  

Michele Trimarchi – isn.npf@gamil.com