martedì 4 giugno 2019

I tre dell'Ave Bilderberg: "Gruber, Feltri e Renzi..." (con integrazione)

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Tre italiani sono stati invitati quest’anno alla riunione del gruppo Bilderberg, svoltasi a Montreux in Svizzera dal 30 maggio al 2 giugno. Accanto a Lilli Gruber, la conduttrice televisiva de La7 ormai ospite fissa del Bilderberg, è stato invitato un altro giornalista: Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio. Il «terzo uomo» scelto dal Bilderberg è Matteo Renzi, senatore del Partito Democratico, già presidente del Consiglio.
Il gruppo Bilderberg, costituitosi nel 1954 formalmente  per iniziativa di «eminenti cittadini» statunitensi ed europei, fu  in realtà  creato dalla Cia e dal servizio segreto britannico MI6 per sostenere la Nato contro l’Urss. Dopo la guerra fredda, ha mantenuto lo stesso ruolo a sostegno della strategia Usa/Nato.
Alle sue riunioni vengono invitati ogni anno, quasi esclusivamente da Europa occidentale e Stati uniti, circa 130 esponenti del mondo politico, economico e militare, dei grandi media e dei servizi segreti, che formalmente partecipano a titolo personale. Essi si riuniscono a porte chiuse, ogni anno in un paese diverso, in hotel di lusso blindati da ferrei sistemi militari di sicurezza.
Non è ammesso nessun giornalista od osservatore, né viene pubblicato alcun comunicato. I partecipanti sono vincolati alla regola del silenzio: non possono rivelare neppure l’identità dei relatori che hanno fornito loro determinate informazioni (alla faccia della declamata «trasparenza»).
Si sa solo che quest’anno hanno parlato soprattutto di Russia e Cina, di sistemi spaziali, di uno stabile ordine strategico, del futuro del capitalismo.
Le presenze più autorevoli sono state, come al solito, quelle statunitensi: Henry Kissinger, «figura storica» del gruppo a fianco del banchiere David Rockfeller (fondatore del Bilderberg e della Trilateral, morto nel 2017); Mike Pompeo, già capo della Cia e attuale segretario di stato; David Petraeus, generale già capo della Cia; Jared Kushner, consigliere (nonché genero) del presidente Trump per il Medio Oriente e intimo amico del premier israeliano Netanyahu. Al loro seguito Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, che ha ricevuto un secondo mandato per i suoi servigi agli Usa.
Per quattro giorni, in incontri segreti multilaterali e bilaterali, questi e altri rappresentanti dei grandi poteri (aperti e occulti) dell’Occidente hanno rafforzato e allargato la rete di contatti che permette loro di influire sulle politiche governative e sugli orientamenti dell’opinione pubblica.
I risultati si vedono. Sul Fatto Quotidiano Stefano Feltri difende a spada tratta il gruppo Bilderberg, spiegando che le sue riunioni si svolgono a porte chiuse «per creare un contesto di dibattito franco e aperto, proprio in quanto non istituzionale», e se la prende con «i tanti complottisti» che diffondono «leggende» sul gruppo Bilderberg e anche sulla Trilateral.
Non dice che, fra «i tanti complottisti», c’è il magistrato Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione (deceduto nel 2018), che riassumeva così il risultato delle indagini effettuate: «Il gruppo Bilderberg è uno dei responsabili della strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella di Piazza Fontana, di concerto con la Cia e i servizi segreti italiani, con Gladio e i gruppi neofascisti, con la P2 e le logge massoniche Usa nelle basi Nato.
In questo prestigioso club è stato ammesso ora anche Matteo Renzi. Escludendo che lo abbiano invitato per le sue doti di analista, resta l’ipotesi che i potenti del Bilderberg stiano preparando in modo occulto qualche altra operazione  politica in Italia.
Ci scuserà Feltri se ci uniamo così ai «tanti complottisti».
Manlio Dinucci
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Comitato promotore della campagna NO GUERRA NO NATO
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Integrazione di Adriano Colafrancesco


Stefano Fetri a “Stasera Italia” (Rete 4 Mediaset) del 2 giugno, sul Bilderberg Meeting di Montreux":
"Giusto per spiegare a tutti quelli che pensano sia una cosa dove si fanno cose losche….e’ una fatica notevole, perché è molto impegnativo: dalle otto di mattina alle otto di sera si sta in una stanza e ci sono persone che si alternano sul palco. I complottisti si stancherebbero parecchio a venirci dentro. Giusto per capire, non c’è neanche una opinione condivisa….idee diversissime sulla Brexit, sui cambiamenti climatici, sull’Europa. E’ molto interessante ma non è una istituzione, non si prende alcuna decisione. Ci sono scambi, ci sono persone che sanno alcune cose e le condividono con gli altri. Molto interessante ma meno di come pensano i complottisti“.



Insomma: interessante, ma una rottura di palle. Una riunione della massima segretezza, con accessi rigorosamente selezionati, ma pur sempre una rottura di palle! Anzi una interessante rottura di palle. Dopo tutto che ci si poteva aspettare da un meeting, fatto in un albergo dal quale persino il personale è stato fatto evacuare, per sostituirlo con gente di fiducia che garantisse la riservatezza sulla goliardia di vecchi buontemponi venuti da tutte le parti del mondo a cazzeggiare come degli inguaribili adolescenti, chiusi dentro una stanza, insieme ai nostri Stefano. Lilli e Matteo.

Dagli Stati Uniti, accompagnati come scolaretti da Henry Kissinger, erano presenti in 32:

Abrams, Stacey, Founder and Chair, Fair Fight,
Altman, Roger C.Founder and Senior Chairman, Evercore,
Baker, James H., Director, Office of Net Assessment, Office of the Secretary of Defense,
Cohen, Jared, Founder and CEO, Jigsaw, Alphabet Inc.,
Hobson, Mellody President, Ariel Investments LLC,
Ellis, James O., Chairman, Users’ Advisory Group, National Space Council,
Daniels, Matthew, New space and technology projects, Office of the Secretary of Defense
Ferguson, Niall, Milbank Family Senior Fellow, Hoover Institution, Stanford University,
Grant, Adam M., Saul P. Steinberg Professor of Management, The Wharton School, University Henry,
Mary Kay, International President, Service Employees International Union,
Hoffman, Reid, Co-Founder, LinkedIn; Partner, Greylock Partners,
Karp, Alex, CEO, Palantir Technologies,
Jordan, Jr., Vernon E., Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Kotkin, Stephen, Professor in History and International Affairs, Princeton University
Kravis, Henry R., Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co
Kushner Jared, Senior Advisor to the President, The White House
McArdle, Megan, Columnist, The Washington Post
McCaskill, Claire, Former Senator; Analyst, NBC News
Micklethwait, John, Editor-in-Chief, Bloomberg LP
Mundie Craig J., President, Mundie & Associates
Nadella, Satya, CEO, Microsoft
Petraeus, David H., Chairman, KKR Global Institute
Pottinger, Matthew, Senior Director, National Security Council
Schadlow, Nadia, Senior Fellow, Hudson Institute
Rubin, Robert E., Co-Chairman Emeritus, Council on Foreign Relations; Former Treasury Schmidt,
Eric E., Technical Advisor, Alphabet Inc.
Singer, Peter Warren, Strategist, New America
Snyder, Timothy, Richard C. Levin Professor of History, Yale University
Thiel, Peter, President, Thiel Capital
Turpin, Matthew, Director for China, National Security Council
Walker, Darren, President, Ford Foundation

Per il resto del mondo, coordinati da

Azoulay, Audrey, Director-General, UNESCO
Stoltenberg, Jens, Secretary General, NATO

erano presenti:
:
dalla Gran Bretagna in 13
Adonis, Andrew, Member, House of Lords
Bostrom, Nick, Director, Future of Humanity Institute, Oxford University of Pennsylvania
Carney, Mark J., Governor, Bank of England
Fleming, Jeremy, Director, British Government Communications Headquarters
Garton Ash, Timothy, Professor of European Studies, Oxford University
Lund, Helge, Chairman, BP plc; Chairman, Novo Nordisk AS
Minton Beddoes, Zanny (GBR), Editor-in-Chief, The Economist
Sawers, John, Executive Chairman, Newbridge Advisory
Shafik, Minouche, Director, The London School of Economics and Political Science
Suleyman, Mustafa, Co-Founder, Deepmind
Tucker, Mark, Group Chairman, HSBC Holding plc
Tugendhat, Tom, MP, Conservative Party
Wolf, Martin H., Chief Economics Commentator, Financial Times
dalla Francia in 8
Barbizet, Patricia, Chairwoman and CEO, Temaris & Associés
Beaune, Clément, Adviser Europe and G20, Office of the President of the Republic of France
Buberl, Thomas, CEO, AXA
Godement, François, Senior Adviser for Asia, Institut Montaigne
Caine, Patrice, Chairman and CEO, Thales Group
Le Maire, Bruno, Minister of Finance
Nora, Dominique, Managing Editor, L'Obs
Pouyanné, Patrick, Chairman and CEO, Total S.A.
dalla Germania in 6
Boos, Hans-Christian, CEO and Founder, Arago GmbH
Döpfner, Mathias, Chairman and CEO, Axel Springer SE
Jost, Sonja, CEO, DexLeChem
Leyen, Ursula von der, Federal Minster of Defence
Teuteberg, Linda, General Secretary, Free Democratic Party
Zetsche, Dieter, Former Chairman, Daimler AG

Dall’Olanda in 6
Buitenweg, Kathalijne (NLD), MP, Green Party
Kaag, Sigrid (NLD), Minister for Foreign Trade and Development Cooperation
Netherlands, His Majesty the King of the (NLD)
Rutte, Mark (NLD), Prime Minister
Uhl, Jessica (NLD), CFO and Executive Director, Royal Dutch Shell plc
Croiset van Uchelen, Arnold (NLD), Partner, Allen & Overy LLP
dalla Svizzera in 6
Hirayama, Martina, State Secretary for Education, Research and Innovation
Hoffmann, André, Vice-Chairman, Roche Holding Ltd.
Kudelski, André, Chairman and CEO, Kudelski Group
Maurer, Ueli, President of the Swiss Federation and Federal Councillor of Finance
Supino, Pietro, Publisher and Chairman, Tamedia Group
Thiam, Tidjane, CEO, Credit Suisse Group AG
dalla Turchia in 5
Balta, Evren, Associate Professor of Political Science, Özyegin University
Demiralp, Selva, Professor of Economics, Koç University
Ceviköz, Ahmet Ünal, MP, Republican People's Party (CHP)
Koç, Ömer, Chairman, Koç Holding A.S.
Sitti, Metin, Professor, Koç University; Director, Max Planck Institute for Intelligent Systems
dalla Spagna in 4
Arrimadas, Inés, Party Leader, Ciudadanos
Botín, Ana P., Group Executive Chair, Banco Santander
Casado, Pablo, President, Partido Popular
Monzón, Javier, Chairman, PRISA


dalla Norvegia in 4
Brandtzæg, Svein Richard, Chairman, Norwegian University of Science and Technology
Brende, Børge, President, World Economic Forum
Seres, Silvija, Independent Investor
Solhjell, Bård Vegar, CEO, WWF - Norway
dalla Svezia in 4
Kristersson, Ulf, Leader of the Moderate Party
Mazur, Sara, Director, Investor AB
Rockström, Johan, Director, Potsdam Institute for Climate Impact Research
Wallenberg, Marcus, Chairman, Skandinaviska Enskilda Banken AB
dal Canada in 3
Arbour, Louise, Senior Counsel, Borden Ladner Gervais LLP
Barton, Dominic, Senior Partner and former Global Managing Partner, McKinsey &
Sabia, Michael, President and CEO, Caisse de dépôt et placement du Québec
dalla Danimarca in 3
Findsen, Lars, Director, Danish Defence Intelligence Service
Hedegaard, Connie, Chair, KR Foundation; Former European Commissioner
Vestergaard Knudsen, Ulrik, Deputy Secretary-General, OECD
dalla Grecia in 3
Kerameus, Niki K., MP; Partner, Kerameus & Partners
Pagoulatos, George, Vice-President of ELIAMEP, Professor; Athens University of Economics
Papalexopoulos, Dimitri, CEO, TITAN Cement Company S.A.

Dall’Irlanda in 3
Donohoe, Paschal, Minister for Finance, Public Expenditure and Reform
Gnodde, Richard J., CEO, Goldman Sachs International
O'Leary, Michael, CEO, Ryanair D.A.C.

dalla Polonia in 3
Pienkowska, Jolanta, Anchor woman, journalist
Sikorski, Radoslaw, MP, European Parliament
Trzaskowski, Rafal, Mayor of Warsaw

dal Portogallo in 3
Barbot, Estela, Member of  Board and Audit Committee, REN (Redes Energéticas Nacionais)
Barroso, José Manuel, Chairman, Goldman Sachs International; Former President, European
Medina, Fernando, Mayor of Lisbon
dall’Austria in 2
Hanappi-Egger, Edeltraud, Rector, Vienna University of Economics and Business
Zeiler, Gerhard, Chief Revenue Officer, WarnerMedia
dal Belgio in 2
Albers, Isabel, Editorial Director, De Tijd / L'Echo
Leysen, Thomas, Chairman, KBC Group and Umicore
dalla Bulgaria 1
Krastev, Ivan, Chairman, Centre for Liberal Strategies
dalla Finlandia 1
Liikanen, Erkki, Chairman, IFRS Trustees; Helsinki Graduate School of Economics
dalla Estonia 1
Ratas, Jüri (EST), Prime Minister
….  tutta gentarella che ha tempo da perdere e cosette su cui cazzeggiare, ….come quelli, del resto, invitati a  rappresentarci… decisi, ovviamente, a nostra insaputa!

Adriano  Colafrancesco

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lunedì 3 giugno 2019

Malattie e karma - Espiazione ed evoluzione

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Dal punto di vista “karmico”, della legge spirituale di causa-effetto, ogni malattia è la causa funzionale per soddisfare le esigenze di pagamento di alcuni “debiti” contratti dall’anima. In verità la sola cosa certa una volta che l’anima ha assunto un corpo è che verrà il momento in cui questo corpo sarà abbandonato, si chiama processo di nascita-morte.

Le esperienze che vengono vissute nel lasso di tempo in cui l’anima permane nella forma fisica sono tutte stabilite nel libro del destino ed hanno una funzione educativa per ricondurre l’anima alla sua vera sorgente che è lo Spirito, ovvero la Consapevolezza Assoluta.

Nel gioco della vita, come avviene nei vari fotogrammi di un film, viene racchiuso uno ipotetico percorso che non è altro che un riflesso immaginario nello specchio mentale. Infatti la mente viene paragonata ad uno specchio che riflette le immagini proiettate dalla coscienza facendole apparire “esterne” alla coscienza stessa che le osserva. Questo processo viene anche definito “scissione della coscienza nella triade osservatore, osservato, osservazione”.

Ma lasciamo da parte queste descrizioni metafisiche e torniamo alla analisi di come il karma si manifesta. Dicevamo che una volta nati giocoforza occorre morire. Il modo in cui sopraggiunge questa morte è dettato dal destino scelto dall’anima per soddisfare le esigenze della sua posizione evolutiva. Un tempo si poteva morire di lebbra, con una lenta e lunga agonia in cui si sperimentavano vari stadi di depressione e di umiliazione. Oppure si poteva morire colpiti da un dardo in battaglia, con un infortunio, per esaustione, inedia o disfunzione fisica di ogni genere. 

Ma anche oggi si può morire in vari modi: per incidente stradale, per avvelenamento ambientale, per abbandono in un ospizio, etc. Insomma i modi di morire soddisfano diverse necessità karmiche.

Che siano quasi scomparse alcune malattie epidemiche, come la peste, il colera, etc. non ha però impedito al destino di trovare nuove forme espiative per soddisfare queste esigenze. Oggi la malattia per antonomasia è il cancro che assume vari aspetti e forme, sia nel genere che nei modi di affrontarlo.

Esaminando la cosa dal punto di vista naturalistico ogni malattia è solo una degenerazione organica che mostra alcuni aspetti dello squilibrio che il corpo-mente sta attraversando. E nel sistema adottato per combattere tale squilibrio, ovvero il “modo” in cui tale degenerazione viene affrontata, segue un’indicazione karmica dell’anima coinvolta.

Ad esempio ci si può ammalare di cancro, non saperlo e quando la morte sopraggiunge definirne la causa “vecchiaia” o “indebolimento”, etc. oppure si può scoprire la malattia e affrontare il calvario di cure invasive, torturanti e lente, come la chemioterapia, imbottitura di farmaci chimici, etc. (che corrisponde a determinate esigenze espiative dell’anima), oppure si può curare la malattia attraverso azioni di riequilibrio energetico, con sistemi naturali, come i metodi semplici elementali basati sul movimento e riaggiustamento delle energie psichiche e fisiche coinvolte nel processo indicato come “malattia”, il sistema più semplice essendo la corretta dieta alimentare. Ma questi sono piccoli esempi nella enorme gamma di possibilità implicate nel decorso karmico verso l’esaustione fisica, cause funzionali di un dato pagamento karmico.

In questo momento in cui lo squilibrio interno-esterno è molto accentuato nella nostra società, in seguito alla cecità che porta l’uomo a considerarsi astratto dalla natura e conseguentemente che lo spinge all’arroganza di voler autogestire, indipendentemente dall’insieme del contesto vitale, la sua esistenza sul pianeta, dà come risultato la retribuzione karmica di lunghe e penose malattie e stati generali di malessere. 

L’alienazione dalla vita porta all’alienazione da se stessi, da qui l’insorgere di malattie degenerative come appunto il cancro e conseguenti “cure” che in realtà sono solo peggioramenti della condizione psicofisica, ovvero che comportano un ulteriore degrado mentale e fisico. Ma si dice che l’uomo apprende attraverso un processo di tentativi ed errori per cui si suppone che l’intelligenza alla fine prevalga… 

Paolo D'Arpini

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domenica 2 giugno 2019

"Materialismo storico" e quel Marx che non ti aspetti...



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Sulla figura di Marx (1818-1883) sono stati scritti innumerevoli saggi che tentano di interpretare la sua filosofia e la sua attività politica. Sarebbe impossibile riassumerli in una breve scheda come questa, ma ci sforzeremo di tratteggiare alcune linee di interpretazione essenziali, mettendo in luce i caratteri “scientifici” del suo pensiero più maturo.

E’ noto che il giovane Marx fu profondamente influenzato dalla filosofia hegeliana. Fece parte del gruppo di filosofi che costituirono la cosiddetta “sinistra hegeliana” che rileggevano in modo critico l’opera del maestro, fino a distaccarsene profondamente. Tra questi: l’ateo e rivoluzionario filocomunista Heinrich Heine (1797-1856); Friederich Strauss (1808-1874), che nell’opera “La vita di Gesù” interpretò in modo illuminista i Vangeli sottolineandone il carattere mitico; il liberale Arnold Ruge (1802-1880), animatore della rivista “Annali Tedeschi”, poi chiusa d’autorità; e soprattutto Ludwig Feuerbach (1809-1872) che pose al centro del suo pensiero nella nota opera “L’essenza del Cristianesimo” (1841) l’uomo concreto, con i suoi bisogni materiali, che “si aliena” nella figura di un Dio creatore (nel senso che è l’uomo che crea Dio). Il pensiero materialista di Feuerbach influenzò profondamente Marx e l’amico Engels, che però lo criticarono anche per l’assenza di dimensione “storica” nell’analizzare la figura dell’Uomo.

Dopo essersi laureato in filosofia nel 1841 con una tesi sulle differenze tra Democrito ed Epicuro (vedi N. 15), Marx collaborò con la “Gazzetta Renana”, giornale progressista poi chiuso d’autorità, e quindi fu esule a Parigi, dove collaborò con Ruge, Heine, l’amico Friedrich Engels e l’anarchico russo Bakunin alla rivista “Annali Franco-Tedeschi”, di cui potè uscire un solo un numero doppio prima dell’inevitabile chiusura (1843). In questi anni, dopo aver steso i “Manoscritti economico-filosofici” (del 1844, ma pubblicati solo nel 1932) in cui sottolinea l’alienazione del lavoro umano nel prodotto che non appartiene più al lavoratore, e dopo aver collaborato con Engels alla stesura de “La Sacra Famiglia” (1845) durante un ulteriore periodo di esilio a Bruxelles, Marx si convinse che il problema era costituito dai rapporti di produzione tra lavoratore e capitalista e che la dialettica andava intesa in senso materiale e non idealistico come in Hegel. Questo cosiddetto “rovesciamento” della dialettica è segnato soprattutto nell’opera considerata una rottura rispetto all’hegelismo, “L’Ideologia Tedesca” del 1846 (anch’essa pubblicata solo nel 1932), in cui si criticano le varie forme storiche di proprietà privata, si parla di “lotta di classe” tra contadino e feudatario e tra operaio e capitalista, ed in cui è contenuta la celebre affermazione che i filosofi hanno finora interpretato il mondo, mentre invece si tratta di cambiarlo attraverso la prassi rivoluzionaria.

In questo periodo poté usufruire dell’esperienza acquisita dall’amico Engels nel suo periodo di lavoro in Inghilterra come amministratore di una fabbrica del padre industriale. Engels, molto critico verso il modo troppo empirico di procedere del movimento operaio inglese, tradusse le sue esperienze nelle opere:”La Situazione in Inghilterra” e soprattutto “La Condizione della Classe Operaia in Inghilterra”, capolavoro sorretto da un’inchiesta sperimentale precisa. Inoltre, dopo aver studiato accuratamente l’opera degli economisti classici (soprattutto Ricardo) scrisse uno “Schizzo per una critica dell’Economia Politica”, in cui critica l’incapacità degli economisti di affrontare il tabù della proprietà privata e dell’inconciliabilità degli interessi delle varie classi. Da parte sua Marx scrisse nel periodo successivo trascorso a Bruxelles “Lavoro Salariato e Capitale” e “Miseria della Filosofia” (1847) che contiene un duro attacco alle concezioni confuse di Proudhon sulla proprietà. Dopo essere entrati in contatto con la Lega dei Giusti guidata da Weitling, poi divenuta Lega dei Comunisti, Marx ed Engels pubblicarono il celebre Manifesto del Partito Comunista del 1848. Vi si afferma che le leggi dialettiche della società capitalista porteranno necessariamente al suo affossamento da parte del proletariato. 

Questa visione storico-dialettica, basata su fatti reali, ha preso il nome di “Materialismo Storico”.

Nel 1867 fu pubblicata la prima parte dell’opera più importante, benchè incompiuta, di Marx, ritiratosi definitivamente in Inghilterra dopo il fallimento della rivoluzione del 1848 e dedicatosi ad un intenso lavoro teorico: “Il Capitale” (altre due parti furono pubblicate nel 1885 e 1894 con il contributo decisivo di Engels). I’opera era stata preceduta da altre due importanti opere della maturità: i “Grundrisse”, ovvero i “Lineamenti fondamentali per una Critica dell’Economia Politica”, opera ricchissima di spunti interessanti del 1858-59, ma pubblicata solo in 1939-41, e “Per una Critica dell’Economia Politica” del 1859. In queste opere il pensiero di Marx assume un carattere sempre più “scientifico” ponendolo sulla scia dei grandi economisti classici. Marx infatti spiega lo sfruttamento ed il conflitto di classe introducendo il concetto di “plusvalore”, cioè la parte del valore del lavoro di cui il capitalista si appropria (concetto comunque già presente in Ricardo e negli scritti dell’economista filo-socialista Thomas Hodgskin). Egli introduce anche il concetto di forza-lavoro che viene messa a disposizione dal lavoratore in cambio del salario. Ritiene che il profitto e l’accumulazione e l’espansione del capitale dipendano esclusivamente dal capitale variabile (che comprende i salari) e non dal capitale fisso (le macchine) e da quello circolante (che comprende anche il costi di gestione, delle materie prime, ecc.). Di conseguenza il progresso tecnico e l’uso generalizzato di macchine, che fa aumentare il peso del capitale fisso e circolante, se da una lato aumentano la produttività, dall’altro causano una caduta tendenziale del saggio di profitto ed un aumento della disoccupazione (con la formazione di un “esercito industriale di riserva”) che rende difficile il problema della valorizzazione del capitale, cioè del problema del ritorno in danaro del capitale investito, con possibilità di crisi (problemi con cui il capitalismo dei nostri giorni effettivamente si confronta, trovando uno sbocco in una gigantesca finanziarizzazione con la produzione di un’impressionante mole di titoli-spazzatura ed ad alto rischio). Bisogna anche sottolineare che il modello capitalistico di Marx è sempre di tipo concorrenziale, tipico del Regno Unito a metà dell’800. Non si esaminano il problema dello strapotere del capitale finanziario e dell’imperialismo (poi esaminato brillantemente da Lenin), né il problema del capitale in regime di monopolio (poi esaminato dallo stesso Lenin e dagli economisti marxisti statunitensi Paul Sweezy e Paul Baran).

Passando alle interpretazioni del pensiero marxiano, Bertrand Russell ha recisamente affermato che l’opera di Marx manterrebbe intatta tutta la sua validità di analisi economica e invito alla prassi rivoluzionaria anche se si liberasse di tutte le “inutili” residue “bardature hegeliane”. Un giudizio sotto vari aspetti analogo è quello del filosofo francese “strutturalista” Louis Althusser (di cui scriveremo in un prossimo numero) secondo cui Marx studia le “strutture” economico-sociali per poi poterle superare. Tra i marxisti italiani, anche Galvano della Volpe predilige il Marx “scientifico” raccomandando di interpretarlo alla luce di una prassi sperimentale di tipo galileiano. Al contrario, il compianto filosofo Domenico Losurdo (purtroppo scomparso da poco) sottolinea l’importanza dell’eredità hegeliana in Marx e parla di un Marx “umanista”. Anche il noto filosofo marxista ungherese Gyorgy Lukacs (1885-1971) nell’opera “Storia e Coscienza di Classe”(1923), e altri scritti, ed il tedesco Karl Korsh, negli scritti “Marxismo e Filosofia” (sempre del 1923) e “Karl Marx” (1938) sottolineano l’importanza della dialettica hegeliana e dell’autocoscienza del proletariato (attirandosi accuse di idealismo). Dopo la seconda guerra mondiale il grande dirigente comunista Kim Il Sung, fondatore della Corea Popolare Democratica, ed i suoi eredi politici, hanno inserito un importante punto nella teoria marxista ufficiale di quella nazione, il Juche; secondo cui “l’uomo può tutto”, che deve essere interpretato come valorizzazione della volontà cosciente collettiva dell’uomo nella costruzione di una nuova società più giusta.

Passando ad alcuni critici di Marx, come l’economista britannica di area keynesiana e social-democratica Joan Robinson o il giapponese Morishima, essi, pur criticando Marx, lo fanno sul piano prettamente scientifico (contestando, ad esempio, la teoria del valore-lavoro o la formazione dei prezzi basati sul capitale investito e sul tasso di profitto, come si trova in Marx). Anche il ricardiano Piero Sraffa, nell’opera “Produzione di Macchine mediante Macchine” ha criticato la teoria economica del valore-lavoro ripresa da Marx. Invece Karl Popper – come vedremo in un prossimo numero - considera le teorie marxiane come dogmatiche, ovvero non sottoponibili a critica, trascurandone completamente gli aspetti scientifici.

Secondo il parere di chi scrive nella dialettica marxiana, pur se “rovesciata” rispetto a quella idealistica hegeliana, permangono elementi interpretabili come idealisti e teleologici, come l’uso di una dialettica storica che porterebbe “ineluttabilmente” alla società comunista. Andrebbero invece valorizzati tutti gli elementi scientifici (che ci permettono di parlare di un socialismo “scientifico”) e gli aspetti di prassi rivoluzionaria cosciente. La questione è molto complessa ed il dibattito aperto.

Vincenzo Brandi

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  1. Ludovico Geymonat, “Storia del Pensiero Fil. e Sc.”, op. citata in biblografia
  2. F. Adorno e altri, “storia della Fil.”, op. cit. in bibl.
  3. Domenico Losurdo, “Il Marxismo Occidentale, come nacque e come morì”, op. cit. in bibl.
  4. Baran Paul, “Il Surplus e la Teoria marxista dello Sviluppo”, op. cit. in bibl.
  5. Della Volpe Galvano, “Russeau e Marx”, op. cit. in bibl.
  6. Bortkiewicz L. , “La Teoria Economica di Marx”, op. cit. in bibl.
  7. De Palma A. , “Le Macchine e l’Industria da Smith a Marx”, op. cit. in bibl.
  8. Kim Djeung Il, “A partire dagli Ideali Juchè”, GAMADI, op. cit. in bibl.
  9. Korsch Karl, “Karl Marx”, op. cit. in bibl.
  10. La Grassa G. F. , “Fuori dalla Corrente – Decostruzione e Ricostruzione di una Teoria critica del Capitalismo” , op. cit. in bibl.
  11. Lenin, “Opere Scelte”, op. cit. in bibl.
  12. Mandel Ernest, “La Formazione del Pensiero Economico di K. Marx”, op. cit. in bibl.
  13. Marx K. , “Il Capitale”, op. cit. in bibl.
  14. Marx K. , “Per una Critica dell’Economia Politica”, op. cit. in bibl.
  15. Marx K. , “Lineamenti fondamentai per una Critica dell’Ec. Pol.” (Grundrisse), op. cit. in bibl.
  16. Marx K. , “Miseria della Filosofia”, op. cit. in bibl.
  17. Marx K. , “Lavoro salariato e Capitale”, op. cit. in bibl.
  18. Marx K. – F. Engels, “La Concezione materialista della Storia”, op. cit. in bibl.
  19. Marx K. – F. Engels, “Manifesto del Partito Comunista”, op. cit. in bibl.
  20. Marx K – F. Engels, “Opere scelte”, op. cit. in bibl.
  21. Marx K. – Ruge A. , “Annali Franco-Tedeschi”, op. cit. in bibl.
  22. Morandi Bruno, “Introduzione a Marx”, op. cit. in bibl.
  23. Moro Domenico, “Nuovo Compendio del Capitale”, op. cit. in bibl.
  24. Morishima M. , “La Teoria Economica di Marx”, op. cit. in bibl.
  25. Robinson Joan, “Saggi su Marx e Marxisti”, op. cit. in bibl.
  26. Sweezy Paul e altri, “Teoria dello Sviluppo Capitalistico”, op. cit. in bibl.


sabato 1 giugno 2019

Un ebreo può essere “laico”? Un discorso un po' ostico...


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Un ebreo può essere “laico”? Dico “laico” in senso totale, poiché spesso ho notato che molti critici del cristianesimo o dell’islamismo si definiscono “laici”, mentre alla fine si scopre -per loro stessa ammissione- che appartengono alla comunità ebraica. Quindi la loro critica delle altre religioni è un po’ pelosa. D’altro canto ho conosciuto diversi ebrei, con i quali ho stretto amicizia, che dimostrano una grande apertura mentale e spesso non esitano a definirsi “atei” o perlomeno “agnostici”, quindi dal punto di vista intellettuale si potrebbero definire “laici”. Il fatto è che la religione degli ebrei, cioè l’ebraismo, non è una religione filosofico-elettiva , nel senso del pensiero, e quindi aperta a tutti. 
L’ebraismo è sostanzialmente una religione etnica, che viene tramandata fra gli appartenenti del popolo ebraico, cioè i nati da famiglia o da donna ebrea. Il popolo ebreo e l’ebraismo sono perciò un tutt’uno inscindibile.
Come avviene ad esempio nel bramanesimo induista, in cui i bramini dal punto di vista dottrinale possono appartenere a varie sette del Sanatana Dharma, possono essere vishnuiti, shivaiti, shakta e persino nichilisti atei ma continuano in realtà a mantenere la tradizione genetica braminica (sposandosi e riproducendosi solo tra bramini).
Ed allora quando smette un ebreo di appartenere all’ebraismo od un bramino alla sua casta, oltre alla rinuncia intellettuale elettiva?
La risposta è semplice: il momento in cui abbandona anche la tradizione genetica del matrimonio e della riproduzione all’interno della sua “etnia” o casta. Non essendoci più ascendenza-discendenza le caratteristiche genetiche vengono rimescolate e pian piano le tracce disperse assieme a quelle culturali.
Certo alcune caratteristiche dominanti restano. Ma scompare il senso di appartenenza al gruppo etnico. In un certo senso questa rinuncia alla “gens” è quanto fecero i romani antichi, che essendo originariamente etruschi, sabini, falisci e latini, etc. rinunciarono alla loro “famiglia genetica” per riconoscersi nella nuova cittadinanza romana.
Però l’esempio dei romani non è da considerarsi “universale” e definitivo poiché essi rifiutarono le precedenti origini tribali ma non si fusero con “l’umanità” in senso lato. Cambiarono soltanto il senso di appartenenza. Quindi va da a sé che una vera “laicità” deve avvenire nel ricongiungersi totalmente nell’ “Umano” lasciando da parte ogni altra identificazione con religioni, etnie, razze o dir si voglia.
Questo è esattamente il mio caso. Infatti i miei nonni paterni erano entrambi di origine ebraica, quella “pura”, non quella ashkenazita, che è composta da turcomanni convertiti nell’anno 1000 (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2013/12/25/storia-di-come-e-nato-il-sionismo-ovvero-se-gli-ebrei-non-sono-ebrei-ma-khazari-convertiti/) e che a rigor di logica non è di origine ebraica semita, essi però durante il fascismo rinunciarono alla loro identità, forse per salvare la pelle o per simili ragioni (cambiando anche il cognome di famiglia). I loro figli, compreso mio padre, sposarono donne gentili, rompendo la continuità genetica, ed io a mia volta ho continuato in questa strada di allontanamento. Dal che si può affermare che la mia ascendenza-discendenza ebraica è presso che  nulla. Resta -come detto sopra- solo qualche caratteristica genetica: il naso grosso ed un po’ appuntito, l’intelligenza speculativa ed altre cosucce che non sto a menzionare.
Questo vuole anche essere un invito, rivolto agli ebrei veramente “laici”, allo scioglimento nell’Umanità a cui tutti noi indistintamente apparteniamo. Aldilà di ogni componente etnica. Riconoscendoci quindi nella comune matrice della specie e cancellando ogni vestigia di “razza”, che tra l’altro anche dal punto di vista scientifico antropologico non ha alcuna consistenza. Infatti la scienza oggi ha stabilito che esiste una sola specie umana e le cosiddette “razze” non esistono, non essendo altro che il risultato di un adattamento di popolazioni umane che si sono evolute in determinati ambienti e clima.
Qualcuno, fra gli ebrei tradizionalisti, potrebbe obiettare che “in tal modo scomparirebbe anche l’ebraismo come religione”. Verissimo, infatti quel che un vero “laico” augura all’umanità è la scomparsa di ogni religione e la riscoperta della “spiritualità laica”, quella naturale dell’uomo, senza distinzioni di sorta…

Paolo D’Arpini
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