venerdì 5 dicembre 2014

Bischerate italiane - Import/export: l'illusorio pareggio


FRA LE ABITUALI BISCHERATE ESIBITE dall'attuale CREDUTO & CREDENTESI
"premier", manca il conteggio relativo all'export/import.


Laddove con i due termini si deve intendere importazione ed esportazione di UOMINI in carne ed ossa.  IL FENOMENO è più che drammatico: importiamo manodopera e esportiamo intelligenze. Si tratta di cifre ormai  superiori ad ogni logica previsione. I nostri neolaureati e neodiplomati sono ambiti e richiesti. la loro intelligenza e la loro preparazione è fuor di dubbio all'estero. Mentre in Italia le intelligenze sono ignorate se non perseguitate.


Ovviamente questa contabilità NON interessa a Renzi perché il ragazzo deve rispondere ai poteri finanziari e poi perché è notoriamente un CRETINO (nel senso lato del termine). A noi NON dispiacerebbe se le nostre intelligenze fatta esperienza dove ci sono i mezzi economici per farla, tornassero in Italia e portassero anche da noi ciò che hanno appreso. 


Al contrario, ci mandano indietro personaggi come Marino, respinto al mittente come pidocchio e ladro. Infatti gli fanno fare il sindaco di Roma. L'Italia è ora piena di mano d'opera di scarso valore, forse utile per i furti o per opere di ricatto e corruzione come dimostra la vicenda romana, ove gli zingari suppliscono alla Banda della Magliana per giustificare spese incredibili e traffico di valuta sporca in combutta con lo IOR e
frange massomafiosocamorristiche della Partitocrazia. 


L'impoverimento attuale è evidente, mentre per il futuro sarà catastrofico.  Per chi ancora NON ha capito, e si illude guardando alla TV le GARE di cucina o fra parrucchieri, che ci siano riserve di lavoro in prospettiva, diciamo chiaro che gli italiani pizzaioli, parrucchieri, garzoni di barbiere stile Mafia newyorkese anni 30, cantanti di canzonette, venditori di statuette E DI IMMAGINI DEL PAPA, CORRISPONDONO
ALL'IMMAGINE PERPETUANTESI DELL'ITALIANO NEL MONDO. 

Ma il mondo contemporaneo progredisce con le conoscenze tecnico scientifiche, i
brevetti, TUTTE COSE CHE NOI POSSIAMO FARE MA CHE FANNO I NOSTRI GIOVANI PER CHI LI ACCOGLIE ALL'ESTERO. 


Von Braun emigrò negli USA, con altri che invece furono portati in URSS, ma DOPO una sconfitta ed una invasione. Marconi brevettò le sue invenzioni in Inghilterra alla quale paghiamo ancora i diritti, perché in Italia la nostra burocrazia lo osteggiava, e Fermi se ne andò per PURO TORNACONTO personale. Tutto quello che raccontano a giustificazione è FALSO. 

Georgius Vitalicus

giovedì 4 dicembre 2014

Vladimir Putin e la tecnica dei compromessi digradanti



Né con Putin, né contro Putin, perché mi accontento di osservare la realtà e per ora la realtà dei fatti è che Matteo Renzi sta adempiendo alla grande al suo ruolo di sostituto di Letta Enrico. Infatti il matteo nazionale ha dichiarato che il gas russo non è strategico per l'Italia. Potrebbe essere, ma anche no. Leggasi "diversificazione".  

Guarda caso, dopo che Enrico Letta si recò a Soci per l'inaugurazione dei giochi invernali, i poteri d'oltre-oceano imposero a matteo di scendere nell'arena e combattere. Avrebbe vinto. 

Anche gli ucraini avrebbero vinto contro Putin e i putiniani. 
Ed hanno  vinto, grazie alle telecamere su piazza Maidan. Tuttavia i detrattori di Putin non potranno mai rispondere alle due seguenti domande: 

1) chi ha sparato sulla folla di Piazza Maidan? 

2) mentre la rivolta era in atto (spalleggiata dalla Cia, per sua stessa ammissione), dove sono andati a finire il grosso dei lingotti d'oro presenti nei caveau della banca centrale nazionale? 

Rocco Nuzzo




10392385


Articolo collegato:

Il modo di Putin di relazionarsi con partner interni ed esterni, concorrenti e persino nemici è da tempo noto a tutti coloro disposti ad osservare in modo razionale. Nella prima fase, Putin offre un ottimo compromesso. Preso come segno di debolezza viene respinto. Nella seconda fase, la situazione di coloro che rifiutano il compromesso rapidamente si deteriora e un nuovo compromesso viene offerto, ma assai meno vantaggioso, e ciò continua fin quando non ci sono più compromessi, o un partner sempre inflessibile "soffoca in una sciarpa di polonio" a Londra. Ad esempio, nella situazione del South Stream osserviamo la fase due: il deterioramento della posizione dell'UE con un accenno di nuovo compromesso sotto forma del "Blue Stream" e dello snodo gasifero al confine con la Grecia. In realtà, Putin costringe l'Unione europea a riconoscere che il caos in Ucraina non è un problema russo, ma europeo. Con accordi sul gas, in cui più importante è il riconoscimento dell'Unione europea del debito ucraino e non che la Russia ha il pieno diritto di esigere un pagamento anticipato, ci si può aspettare che semplicemente il senso di auto-conservazione spinga Bruxelles a finanziare Kiev, o pagarne il conto o stare a guardare mentre Mosca vi mette ordine. Per ragioni politiche e su pressione degli Stati Uniti, Bruxelles ha deciso di non fare ciò. Dare soldi a Kiev per il gas è inutile e pericoloso per quel burocrate che firmerebbe l'ordine di pagamento dell'Unione europea, la sua carriera finirebbe. Pagare direttamente per conto di Kiev è un'umiliazione disastrosa di fronte all'opposizione, al business, ai contribuenti e agli elettori che non perdoneranno i politici che hanno voluto scontrarsi con la Russia sull'obbligo di pagare i debiti delle marionette statunitensi a Kiev. I funzionari europei infine si rifiutano di lasciare che Mosca metta ordine a Kiev, perché dietro hanno i terrificanti distaccamenti statunitensi armati dei dossier sporchi raccolti dalla NSA negli ultimi decenni. Di conseguenza, un approccio da struzzo prevale in Europa, sperando che Mosca le fornisca gas sempre e comunque, anche tollerando i furti di crediti del regime di Kiev. Nelle ultime settimane, anche ai politici europei più duri è chiaro come sia inutile aspettarsi concessioni dal Cremlino. E' evidente che il Cremlino è infuriato dalle sanzioni e lieto di organizzare per l'Europa qualcosa di peggio del remake delle passate "guerre del gas", così i politici europei non penseranno che le loro azioni contro la Federazione Russa rimarranno senza conseguenze e che la Russia continui ad essere un partner aperto e accomodante.

Il rituale sacrificio di South Stream, davanti alla stampa europea, è un messaggio forte e chiaro. I politici europei avevano sperato che nel peggiore dei casi l'Europa sopportasse un inverno freddo, senza gas, ma con la distruzione delle "ambizioni imperiali della Russia", ne valesse la pena. Secondo la logica europea (non molto diversa da quella ucraina), la Russia ha così bisogno del mercato europeo del gas che Gazprom costruirà South Stream con il proprio denaro, cedendone la metà ai concorrenti, come preteso dal "terzo pacchetto energetico dell'UE", e patrocinando le forniture di gas all'Ucraina solo per accedere al mercato europeo. Putin ha distrutto tale logica, tracciando un nuovo indirizzo della politica energetica della Russia: "Reindirizziamo il flusso delle nostre risorse energetiche in altre regioni del mondo, anche attraverso promozione e accelerata attuazione di progetti sul gas naturale liquefatto. Svilupperemo altri mercati e comunque l'Europa non ne riceverà dalla Russia. Crediamo che ciò non sia coerente con gli interessi economici dell'Europa che minano la nostra cooperazione. Ma questa è una scelta dei nostri amici europei". (RIA Novosti)


Nell'analisi della situazione in Ucraina, a maggio delineai come il contratto sul gas con la Cina sia uno dei passaggi chiave necessari per sciogliere le mani della Russia in altri ambiti della politica estera. Ora vediamo i risultati di questo lavorio del Cremlino sul perno cinese. Putin sembra dire agli europei: "Fate attenzione a ciò che desiderate, potrebbe divenire realtà". Gli europei hanno liberato il genio russo dalla bottiglia delle sanzioni e che inizia a esaudirne i desideri con generosità. Gli europei sono in preda al panico e allo shock con Putin che gli dipinge un futuro molto sgradevole. Finché la junta filo-statunitense è a Kiev, l'Europa avrà freddo e sarà senza gas per tutti gli inverni. Pensateci! Per ogni inverno, enormi perdite economiche e un terribile inferno politico per i politici europei. Putin ha promesso all'Europa non il "giorno della marmotta" ma l'incubo infinito dell'"inverno della marmotta", che non sarà sciolto dalle costose forniture di GNL statunitense. E ancora, l'Europa dovrà fare una scelta: finanziare l'Ucraina (ogni anno!) o pagargli il gas (ogni anno!) o lasciare che Mosca metta ordine a Kiev (una volta!) Questo è il nuovo "compromesso di Putin". Ogni giorno freddo, ogni mese freddo, ogni miliardo di euro perduto e ogni milione di elettori congelati che chiederanno che "l'Ucraina sia amministrata da quei russi", tutto ciò spingerà gli europei alla soluzione desiderata. Nel processo di "addomesticamento" dell'Unione europea, parte dei profitti di Gazprom per il 2015 potrebbero essere sacrificati, ma spezzare la volontà d'insistere di Bruxelles è molto più importante e ciò sarà notevolmente redditizio in futuro, proteggendo il nostro Paese da molti problemi occidentali. Come dimostra la pratica, il congelamento renderà l'Europa intelligente e flessibile. La Russia, come è noto, ha un'anima generosa. Putin chiama gli Europei "amici" non per niente, e un amico si rivela nel momento del bisogno. L'Europa ha un problema, è malata di "americanismo" e "obamamania". Buon amico e medico, Putin ha prescritto la medicina migliore, la guarigione per fame di energia. A giudicare dalle urla dei politici e dei media europei alla lettura della prescrizione, la cura sarà difficile ma efficace.


Crimson Alter Politrussia


Traduzione di Alessandro Lattanzio

mercoledì 3 dicembre 2014

Diamoci una mossa... con MoviSol



Il governo Renzi ha passato il segno. Per compiacere chi l'ha messo al potere, l'oligarchia finanziaria della Troika (UE, BCE, Fondo Monetario Internazionale), non solo sta abolendo l'articolo 18, e con esso ogni tutela per i lavoratori, e svendendo il nostro patrimonio industriale (l'ultima notizia è la svendita di Ansaldo-Breda), ma ora vuole anche chiudere i teatri lirici in Italia. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha annunciato infatti che "quattordici fondazioni liriche sono troppe per le risorse del paese". La culla del Rinascimento e dell'opera lirica rischia così di diventare non soltanto il paese dei disoccupati e dei disperati, ma anche il paese delle macchiette televisive, dei reality di Mediaset, e dei buffoni di corte, ove la corte è quella dell'Unione Europea, che impone austerità e tagli al bilancio, per poter salvare coi soldi dei contribuenti gli speculatori che hanno provocato la crisi. "Cortigiani, vil razza dannata", direbbe Rigoletto, nella famosa opera di Verdi.

Sull'economia, il governo Renzi non si differenzia molto dagli altri governi europei, allineati a Draghi, a partire da quello di Angela Merkel, tutti pronti a imporre il prelievo forzoso per salvare le banche esposte in derivati ed altri titoli tossici, e ad imporre un'austerità genocida per farlo. Come gli altri governi europei, Renzi è ligio alla linea Obama sull'Ucraina, ed è stato il primo ad attuare le sanzioni contro la Russia, danneggiando pesantemente le nostre imprese e la nostra agricoltura, mentre quello francese temporeggiava e cercava vie di uscita per continuare ad esportare. E mentre MoviSol viene spesso invitato a parlare a conferenze in tutta Italia sull'urgenza della legge Glass-Steagall, che toglierà ogni garanzia dello Stato agli speculatori, per rilanciare il credito alle imprese ed alle famiglie (vedi "Da Roosevelt e dalla Scuola di Napoli un messaggio di speranza per il Mezzogiorno d'Italia", e "MoviSol - Conferenza a Milano su Glass-Steagall e BRICS+"), Renzi ignora bellamente il problema del credito. Sembra che abbia in mente una sola riforma, quella elettorale, ed il patto del Nazareno con Berlusconi, che mira a consolidare ciò che è accaduto negli ultimi due anni, ovvero governi imposti dall'UE e non eletti dal popolo, a cui viene tolto anche il diritto di voto.

Ma sulla cultura sta facendo peggio di tutti. Franceschini si accinge a chiudere sette teatri dell'opera, incurante del fatto che questo ridurrà sensibilmente anche il "turismo culturale" nel nostro paese, che Renzi sostiene di voler promuovere. Una petizione dell'Università Popolare dell'Opera di Parma per fermarlo ("Fermiamo il Ministro Franceschini!") è stata sottoscritta da oltre 3.000 cittadini da tutto il mondo, tutte persone che venivano nel nostro Paese per ascoltare le opere di Verdi, Bellini, Donizetti, magari nelle loro città natali, e ora non potranno più farlo. Come spiega la petizione, le risorse investite nei teatri lirici "dal 1985 al 2013 si sono ridotte del 56,08% (dati del Ministero: "Relazione sull'utilizzo del Fondo Unico per lo Spettacolo" ) arrivando ad essere le più basse d'Europa". Un triste primato.

C'è da chiedersi che cosa disturbi tanto il governo Renzi nelle opere liriche. Come spiega il poeta tedesco Friedrich Schiller, nei suoi scritti estetici, la bellezza, il Sublime, insegnano a ragionare con la propria testa, e spesso a ribellarsi all'ingiustizia. Come Rigoletto, che si ribella alla Corte, come Figaro, che si ribella al Conte nelle "Nozze di Figaro" di Mozart, un'opera veramente rivoluzionaria se si considera che allora vigeva ancor lo "jus primae noctis", o perfino Leporello, il fedele servo di Don Giovanni nell'omonima opera di Mozart, che cerca di opporsi alle malefatte del suo padrone, emblema musicale non solo del libertinismo, ma anche del liberismo economico quando inneggia "viva la libertà". Come il marchese di Posa, che in un'altra opera di Schiller, musicata da Verdi, il Don Carlo, si schiera dalla parte dei ribelli delle Fiandre sfidando Filippo II di Spagna. Troppi ribelli per i gusti di un governo che vuole mettere a tacere ogni protesta.

Così, mentre si prepara lo sciopero generale contro il suo Jobs Act, e infuria la protesta e la guerra tra poveri nella periferia di Roma, Renzi decide di ricevere invece i Reali di Spagna. Per dirla con Elizabeth Warren, la coraggiosa senatrice americana che ha sfidato Wall Street presentando un disegno di legge per il ripristino della legge Glass-Steagall, dopo centinaia di mozioni in questo senso promosse dal movimento di LaRouche negli Stati Uniti (vedi "Separazione bancaria: Elizabeth Warren accelera") "enough in enough" (quando è troppo, è troppo). La Sen. Warren si riferiva alla decisione di Obama di nominare come sottosegretario al Tesoro "l'ennesimo uomo di Wall Street", ovvero Antonio Weiss, proveniente da Lazard Freres. 

Anche Renzi, come Obama, ha passato il segno. E prima che ci tolga non solo la lirica, ma anche il diritto di parola, invitiamo i nostri lettori ad unirsi a MoviSol nel promuovere l'unica riforma che rilanci davvero l'economia reale e l'occupazione, ovvero la legge Glass-Steagall, e l'adesione al nuovo sistema creditizio dei BRICS, alternativo al sistema dell'Euro, inesorabilmente fallito. Aderite a MoviSol, firmate e fate firmare la nostra risoluzione a favore della cooperazione coi BRICS (vedi qui sotto, altrimenti per la firma qui), sosteneteci, organizzate incontri e conferenze su questi temi. La gente accetta passivamente i sacrifici imposti dalla Troika solo perché non sa che esiste un'alternativa, quella che noi proponiamo da anni. Solo così sarà possibile salvare non soltanto il nostro patrimonio industriale, ma anche quello culturale.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol

martedì 2 dicembre 2014

Ungheria - Trame oscure del solito Soros, il sionista mascherato da democratico



Le manifestazioni contro il Governo Orbán che si svolgono in questo periodo servono per l’Unione Europea e per gli Stati Uniti per fare un colpo di stato perché Orbán Viktor non segue i loro interessi. Non è il popolo ungherese che vuole far cadere il governo, anche perché alle elezioni di aprile esso ha preso di nuovo il 2/3 dei voti. I nemici sono degli estranei diretti dall’Ungheria che vogliono intromettersi negli affari interni del paese. Usano degli schemi già ben collaudati, sono finanziati da Soros György e sono capaci di qualunque cosa per non perdere il loro potere ed i loro profitti sul mercato ungherese. Trovano dei traditori della patria –l’opposizione- che per soldi li appoggiano e della gente semplice che gli crede.

Orbán Viktor vuole far pagare le tasse alle multinazionali che hanno vari benefit in Ungheria. Non pagano tasse, o ne pagano poche, sfruttano i dipendenti, portano via tutto il profitto dal paese e rendono impossibile l’attività delle piccole-medie imprese. Vuole inoltre far pagare le tasse alle banche che con dei crediti in valuta estera hanno ingannato migliaia di famiglie rovinandogli la vita. Ha abbassato le spese dell’elettricità, del gas e dell’acqua e vuole continuare a farlo per alleggerire ulteriormente le bollette degli ungheresi, ma i fornitori di questi servizi sono in mano a israeliani risiedenti in Francia e in Germania che non vogliono perdere del profitto. Un altro motivo è il possibile gasdotto che arriverebbe dalla Russia ed evitando l’Ucraina passerebbe per Bulgaria, Serbia ed Ungheria fino all’Austria (il flusso meridionale).


Insomma si tratta di danni all’interesse (il profitto enorme rischia di diminuire), quindi tutte queste attività del Governo per loro sono fastidiose e per questo motivo intervengono. Soros György finanzia varie organizzazioni dell’opposizione e gli oppositori Gyurcsány Ferenc e Bajnai Gordon. Arriva André Goodfriend incaricato d’affari americano, straordinariamente attivo negli affari interni dell’Ungheria. Qua tra parentesi menzionerei che lo stesso „Bravo Amico” tra il 2009-2012 come console generale ha cercato di far cadere il governo siriano. E adesso vuole dire al popolo ungherese cosa è buono. Inventano delle finte corruzioni e false accuse dei confronti del Governo -che non riescono mai a documentare, a testimoniare- mescolano un po’ le notizie, reclutano degli ungheresi traditori, ignoranti, pronti a fare un po’ di casino, dopodiché trasmettono in Occidente che il Governo Orbán è inaccettabile e che il risultato 2/3 delle elezioni non conta.


Qua di nuovo aprirei una parentesi perché devo mettere in chiaro che le marce della pace organizzate per il Governo Orbán avevano un’atmosfera particolare, non è mai successo nessun’ atrocità, nessuna violenza e la gente cantava, chiacchierava serenamente. Se invece andiamo a vedere le attuali manifestazioni contro il Governo Orbán ci sono prove su come i manifestanti hanno picchiato alcuni giornalisti, gli hanno sputato in faccia, hanno distrutto la sede del partito FIDESZ (quello di Orbán Viktor) causando dei danni enormi, urlavano parolacce e volgarità senza scrupoli. Si vede lontano anni luce la differenza tra le due folle, sono opposte, la civiltà e l’inciviltà e anarchia incorporate.




Era così incivile anche la manifestazione contro le tasse su internet “organizzata” da Gyurcsány Ferenc e le forze che stanno dietro di lui, finanziato da Soros György ed a cui ha partecipato Goodfriend. Prima di tutto la tassa dell’internet era un pretesto, perché senza un motivo concreto che all’apparenza tocca quasi tutti non sarebbe scesa tanta gente in piazza su richiesta di Gyurcsány che ultimamente ha perso popolarità. Con lo slogan “tasse su internet” è riuscito a muovere una modesta folla. Comunque la proposta di legge parlava di tasse da pagare da parte dei fornitori, non ricaricabili sugli utenti e con un tetto massimo di 3 euro, ma c’è sempre gente che non conosce tutti i dettagli ed è pronta a fare un po’ di caos. Ed ecco pronta la notizia da pubblicare in tutto il mondo su come gli ungheresi sono scontenti, su come è inaccettabile il Governo Orbán, ecc.


Questo scenario ed iter sono ben riconoscibili al colpo di stato nella Repubblica Ceca, dove con lo stesso sistema hanno fatto cadere il Governo Necas, negli eventi in Ucraina, in quelli della primavera araba (Tunisia, Libia, Egitto, Siria). Purtroppo riescono a mimetizzare bene la loro attività segreta, imbrattano l’immagine di chi è contro di loro e dopo difficilmente noi, gente comune possiamo capire chi aveva ragione. Per questo dobbiamo ragionare sulle notizie trasmesse, guardare gli eventi anche da un altro punto di vista, altrimenti crederemo anche noi ai nostri nemici.


Per il momento noi ungheresi che appoggiamo il governo Orbán Viktor non intendiamo manifestare ma aspettiamo lo svolgimento di tutta la faccenda.Se gli attacchi esteri non finiranno allora é nostra intenzione scendere nelle piazze e dimostrare quanto siamo vicini al nostro governo e quanto vogliamo difenderlo.
Grazie per aver letto l'articolo e vi auguro ogni bene.
 
Edina Karossy
Kovács Andras


Contatti: bundi01@vipmail.hu

lunedì 1 dicembre 2014

"Una crisi mai vista" di Valentino Parlato - Recensione

UN LIBRO PER DISCUTERE
Una crisi mai vista
 A cura di Valentino Parlato e Massimo Loche - Interventi di: Alberto Burgio, Pierluigi Ciocca, Luigi Ferrajoli, Francesco Indovina, Giorgios Katougalos, Giorgio Lunghini, Giovanni Mazzetti, Enrico Pugliese, Guglielmo Ragozzino, José Maria Ridao.

Il volumetto "Una crisi mai vista"  è in vendita nelle edicole, sul sito de Il Manifesto  e nelle librerie.   Viviamo una crisi a livello mon­diale, non solo ita­liano o euro­peo. A que­sta crisi le forze di sini­stra non sanno dare una rispo­sta, anzi stanno per essere tra­volte. Penso, e voi sarete d’accordo, che prima di agire biso­gna stu­diare, capire natura e pro­fon­dità di que­sta crisi. È neces­sa­ria una ana­lisi (per una malat­tia si direbbe dia­gnosi). Senza una ana­lisi e una dia­gnosi non saremo in grado di con­tra­stare que­sta crisi e vol­gerla a favore della sini­stra. Da que­sto con­vin­ci­mento è nato il volu­metto Una crisi mai vista. È un lavoro che affronta i pro­blemi di oggi con lo stesso spi­rito con il quale la rivi­sta il mani­fe­sto nel 1969 aprì un’utile discus­sione sul che fare della sini­stra dopo la crisi del comu­ni­smo sovie­tico. Nelle pagine di que­sto volu­metto si pos­sono leg­gere ana­lisi serie sull’attuale crisi e i suoi effetti sull’economia, la società, la cul­tura pen­sate e scritte da un gruppo di intel­let­tuali di sini­stra e di alto livello cul­tu­rale poli­tico, come potete vedere sulla coper­tina del libro. Non si tratta di un numero unico, ma dell’inizio di un lavoro di ricerca e ini­zia­tiva poli­tica da con­ti­nuare con nuovi con­tri­buti dei col­la­bo­ra­tori attuali e di quanti altri vor­ranno offrirci le loro ana­lisi e le loro proposte. Per­tanto chiedo a voi tutti di soste­nere la dif­fu­sione di que­sto lavoro, non solo com­prando, ma orga­niz­zando ini­zia­tive. Gra­zie con fiducia.

domenica 30 novembre 2014

Cattive notizie della domenica di Fabrizio Belloni, il maligno....



Un amico mi ha fatto notare che spesso costa di meno
abbattere una vecchia casa malandata, e costruirne una nuova, con
tutti i crismi e rispetto delle regole, piuttosto che ristrutturarla.
Sono d’accordo. Ma poiché sono anche maligno, ho subito pensato che
questa squinternata Italia non può essere “ristrutturata”. Deve essere
rasa al suolo (intendo la classe dirigente, non la gente o la terra),
e lo Stato deve essere sostituito. Questo non sta più in piedi. Non
vorrei che crollasse in testa ai cittadini, ma  temo che questo, in
verità, stia già avvenendo.

·        Il capitalismo è morto. Alla buonora! Il bello è che è morto
sia il capitalismo privato (liberalismo), sia il capitalismo di stato
(socialcomunismo). E allora? Non rispondo, facendo rispettosamente
appello al Quinto Emendamento, perché la risposta potrebbe
incriminarmi.

·        Le vaccinazioni sono sotto giudizio. Se ne parlerà per un po’
di giorni e poi tutto sparirà dai media. Come sempre: per la “viaria”
si sono buttati 320 milioni in vaccini mai distribuiti. Una cosa
vorrei fare, e non è detto che un giorno o l’altro…. Sogno di fermarmi
sull’autostrada vicino a Verona, a bordo di una camionetta Toyota con
sopra montato un cannoncino senza rinculo da 105, e cominciare a
pompare proiettili dirompenti nell’edificio della Glaxo. Poi, se ce la
faccio a scappare, scendere fino a Pisa per ripetere l’operazione con
la Novartis.

     Poi all’arrivo dei Carabinieri, non opporrei resistenza….

Renzi, Berlusconi, Salvini, legge elettorale, elezione del dopo il
savoiardo re Giorgio, crisi di Grillo…. Ma, sacripante! Vogliamo
parlare di POLITICA per la gente? Ci vogliono illustrare uno che è uno
di progetti politici?

Clandestini: se io scappo in Libia, in Marocco, in Algeria, nel
Burkina Faso….. mi danno accoglienza, casa, cibo, assistenza
sanitaria, tessere telefoniche, vestiti, soldi, luce, gas, acqua
gratis…..? Dite di no? Allora difendiamo la nostra Italia e la nostra
Europa. Senza se e senza ma.

Un magrebino ha refilato un pugno in faccia ad un “bangla”. Morto. Lo
stato italiano verserà, vita, natural durante, alla vedova, in
Bangladesh, 2000 (duemila) euro al mese, cioè mille per lei e mille
per i figli: faranno una vita da nababbi, con un reddito medio
nazionale di circa 120 dollari al mese. Lo stesso era avvenuto quando
una donna rumena era stata violentata da quattro o cinque
connazionali, regolarmente tornati in Romania: decine e decine di
migliaia di euro di risarcimento (54.000?). Domanda: perché non ci si
rivolge alle rispettive ambasciate dei delinquenti?

Montezemolo è il nuovo presidente dell’Alitalia. Siamo bizantini:
invece di vendere la compagnia di Bandiera, come hanno fatto altri
(Sabena, Swissair….ecc) noi abbiamo scelto la strada del farla fallire
mettendola nelle mani di chi ha portato la Ferrari, per esempio, a
livelli inverecondi. Gianni Agnelli (!) si rivolta nella tomba.
Nemesi: le colpe dei padri ricadono sui figli.

Per un giorno, un giorno solo, mi lasciate guidare Polizia,
Carabinieri, Guardia di Finanza? Il primo ordine che darei, sarebbe:
se si muovono centri sociali, clandestini, “extra” di tutti i tipi,
picchiate duro, più duro, ancora di più. “Finché il palo non diventi
stoppia” come diceva l’immenso Guareschi. “Ma allora sei per il
sistema”, mi dirà il minorato di turno. No, anzi! Ma se si fa
“baccano” lo si deve fare per vincere, non per fracassare gli zebedei
alla gente. Reato di imbecillità inutile e ripugnante.

Il petrolio è sceso da circa 100 dollari al barile a poco più di
settanta. Due considerazioni: a) alla pompa non ce ne siamo accorti,
al solito; b)io ci vedo una guerra degli yankee contro Russia e
Venezuela. Con la differenza che la Russia ha talmente tante altre
risorse, che potrà reggere all’infinito, mentre il Venezuela già con
una quotazione a 80 dollari rischia il fallimento-paese. E certi
esperti suppongono per il 2015 una ulteriore discesa fino a 35/40
dollari il barile. Rischiamo il collasso generalizzato del sistema
mondiale. Forse è quello che vogliono certi gnomi coi nasi grifagni e
le orecchie lunghe.

E per oggi la smetto di seccarvi. Un sorriso a tutti. Magari il
sorriso sarà un po’ agro, ma non è colpa mia.

Fabrizio Belloni

sabato 29 novembre 2014

PUTIN, LA RUSSIA, LA DESTRA EUROPEA, IL NAZISMO, IL DONBASS.... e la disinformazione USA



Domanda: "Gentile Giulietto, da un po' di tempo leggo inchieste in merito a presunti finanziamenti da parte di Putin (o comunque da parte di banche e finanziarie "vicine" a Putin) dei movimenti di estrema destra europei, tra cui pare Front National, Lega, addirittura Casa Pound. Si parla poco anche delle infiltrazioni rosso brune tra gli insorti della Nova Russia. Ha notizie in tal senso?" (stralcio di una lettera scritta da C.A. a Giulietto Chiesa)

Risposta: "Gentile C.A.,  rispondo a te per rispondere a molti, che chiedono chiarimenti (e li capisco).

Cominciamo con i presunti finanziamenti di Putin al Front National e a
Casa Pound.  Ho cercato i documenti, ma non ho trovato niente di
niente. Ma, soprattutto, sospettavo in anticipo di una classica
operazione di disinformazione, pilotata ovviamente dai servizi segreti
di qualche paese al servizio di Washington. Perché? Perché penso, e
so, che Vladimir Putin non è né uno sciocco, né un ingenuo. Se fosse
così facile prenderlo in castagna sarebbe già morto da tempo. Dire che
una banca russa è “vicina a Putin” è come dire che Papa Francesco
abita in Vaticano. Uno risponde: bella scoperta! E allora? Ma dire che
una banca russa finanzia un partito politico europeo è ancora meno
semplice. Perché presuppone che il Cremlino tutto intero sia composto
di deficienti. Bisogna tirare fuori i documenti e mostrarli bene
chiari. E questi, chissà perché, sono latitanti come quelli
dell’abbattimento del Boeing malaysiano da parte di Putin, o dei suoi
“agenti” nel Donbass. Lasciamo perdere Casa Pound. Questa è la notizia
classica che serve per fare imbestialire i movimenti di sinistra
italiani, che vedono Casa Pound come il babau. Notizia falsa prima di
tutto perché palesemente ad uso e consumo degli italiani fessi, siano
essi di destra o di sinistra.

Per quanto concerne il razzismo dei russi, mi pare che quel tipo di
razzismo lo abbiamo anche in Italia. E accusare Putin di questo
sarebbe come accusare Renzi di quello italiano. I nazisti russi ci
sono, certamente. Più o meno quanti sono i nazisti italiani. Non vedo
la differenza, se non che ho l’impressione che in Russia ce ne siano
percentualmente di meno. E’ vero, verissimo, che Putin non disdegna
affatto il rapporto con le destre europee che stanno sorgendo. In una
situazione come quella in cui è costretto, non vedo perché non
dovrebbe farlo. Tutte le sinistre moderate e tutti i liberali europei
sono contro la Russia. Ovvio che lo stato russo cerchi
gl’interlocutori che si presentano. Dunque, prima di criticare Putin
si chieda alle sinistre europee perché sono emigrate quasi tutte in
America.

Quanto alle “infiltrazioni fasciste” tra gl’insorti del Donbass si può
dire molto e niente. Dovunque ci sono state guerre di questo genere si
sono sempre verificati inquinamenti di questo genere. Il mondo attuale
è pieno di disperati e di disgraziati che cercano avventure. In questo
caso, per motivi che riguardano loro, per esempio Forza Nuova ha rotto
i rapporti con i fascisti-nazisti-nazionalisti ucraini (che aveva in
abbondanza prima del golpe di febbraio) perché è molto più
antiamericana di quanto non sia amica dei nazisti. E poiché questi
sono marionette nelle mani di Washington, ha preferito il
conservatorismo (quello che considera tale) della Russia attuale. Non
so se abbia mandato volontari, ma penso che di personaggi del genere
ce ne sia andato più d’uno. E dubito che nel Donbass, che ha bisogno
di combattenti, siano andati troppo per il sottile nell’arruolarli.
Dubito anche che dispongano degli strumenti politici e culturali per
distinguere. Per loro l’Europa, che aiuta i nazisti di Kiev, è il
nemico, dunque tutti quelli che sono contro questa Europa sono, per
loro i benvenuti. Chi si scandalizza, in Italia, è un sepolcro
imbiancato. Ci sono cose ben più gravi su cui i sepolcri imbiancati
italiani non si scandalizzano affatto. Per esempio il pogrom di Odessa
del 2 maggio 2014. Semmai occorre dire che certi sciocchi gruppuscoli
italiani stanno dipingendo la ribellione del Donbass come un movimento
militare antifascista tout court. Qualcuno addirittura, fantasticando,
lo dipinge come un movimento dai contorni marxisti-leninisti e
rivoluzionari. Tutte sciocchezze senza senso e senza verifica, dare
credito alle quali porta soltanto ad aumentare la confusione. La
Novorossia non è una rivoluzione sociale: è un evento complesso, con
molte striature, ma più importante, essenziale, è rappresentata dalla
difesa dell’etnia e della lingua russe di fronte a una svolta nazista
antirussa che è nata da un intreccio tra intolleranza russofobica
interna al paese, e il suo uso politico e militare da parte degli
Stati Uniti e di un gruppo di paesi europei che agiscono come diretti
agenti degl’interessi strategici americani di preparazione allo sconto
con la Russia.

Infine: sono anch’io preoccupato per i focolai nazisti e fascisti che
si accendono in Europa, ma penso che quello ucraino (che è al momento
l’unico che ha caratteristiche di massa) sia il più pericoloso di
tutti. Se questa Ucraina dovesse entrare in Europa, credo che
l’infezione sarebbe gigantesca. Avremmo migliaia di fanatici e
assassini, pagati dai servizi segreti americani, che invadono l’Europa
e cominciano la caccia all’uomo, così come stanno facendo in Ucraina.
Sarebbe un cambio qualitativo e quantitativo.

Queste, in estrema sintesi , sono le mie opinioni sui temi che mi hai
proposto.
Cordiali saluti

Giulietto Chiesa




https://www.facebook.com/giuliettochiesa/posts/10152831134495269