giovedì 13 febbraio 2014

Le razze esistono? Discorso sulle origini


India - Rama abbraccia Hanuman

Ante Scriptum: 

"Interessante discussione sulla razza. Si noti la sorte dell'articolo (ottimo) di Armand Marie Leroi contenuto nella prima pagina e che riporto qui di seguito. E' del 2005. Già all'epoca risultava chiara, in ambito scientifico, l'utilità e la "liceità" dell'uso del termine. L'importante, per gli impiegati del Ministero della Verità, per l'infinita grigia schiera dei custodi del politically correct, era ed è che esso sia inagibile alle masse dei teleutenti, cui deve rimaner inculcato nel cranio l'impiego obbligatorio dell'apposita parola-ersatz ("etnia"). Ma a volte si producono crepe nell'edificio di nebbie e, anche solo per distrazione, qualche notizia non conforme e non immediatamente cloroformizzata filtra come piccolo raggio di luce. E' quel che deve essere successo con quello qui scritto." (Joe Fallisi) 

.................

Identificare le origini razziali non significa inseguire la purezza: siamo promiscui. La rivista "Nature Genetics" ha dedicato un supplemento allo studio della questione. Le teorie del dottor Richard Lewontin furono esposte in un articolo del 1972


Dopo che lo tsunami devastò le terre affacciate
sull´Oceano Indiano, The Times of India pubblicò un articolo che
titolava: Forse estinte a causa dello tsunami tribù minacciate. Le
tribù in questione erano gli Onge, gli Jarawa, i Grandi Andamanesi e i
Sentinelesi - abitanti delle isole Andamane, in tutto circa 400
persone. L´articolo, considerando che varie isole dell´arcipelago
erano basse e nella traiettoria diretta dell´onda, e presumendo un
alto numero di vittime, affermava che alcune gemme della collana di
smeraldi dell´India potrebbero essere andate perdute.
La metafora è tanto suggestiva quanto azzeccata. Ma che cosa significa
esattamente? Dopo tutto di fronte ad una catastrofe costata più di
150.000 vite, perché mai la sopravvivenza di poche centinaia di
appartenenti a una tribù dovrebbe aver diritto a una particolare
attenzione da parte nostra?
Esistono varie possibili risposte a questo interrogativo. La gente
delle Andamane ha uno stile di vita unico. La loro cultura materiale
non va oltre qualche semplice attrezzo e la loro arte visuale è
limitata a pochi motivi geometrici, è vero, ma sono
cacciatori-raccoglitori, quindi una rarità nel mondo moderno. Anche i
linguisti li trovano interessanti, in quanto parlano in tutto tre
lingue apparentemente prive di collegamenti con altri idiomi. 

Ma The Times of India ha scelto un approccio un po´ diverso. Queste tribù sono speciali, ha detto, perché appartengono ai "ceppi razziali negrito", che sono "residui delle più antiche popolazioni dell´Asia e dell´Australia". E´ un´idea antiquata, addirittura vittoriana. Chi parla ormai più di "ceppi razziali"? Dopo tutto equivarrebbe a parlare di qualcosa che secondo molti scienziati e studiosi non esiste. Se i moderni antropologi citano il concetto di razza, lo fanno invariabilmente solo per scoraggiarne l´uso e per bocciarlo. Lo stesso vale per molti genetisti. "La razza è un concetto sociale, non scientifico", sostiene il dottor Craig Venter, voce autorevole, poiché è stato il primo a "sequenziare" il genoma umano. L´idea che le razze umane non siano altro che costrutti sociali è opinione prevalente da almeno trent´anni.

Ma ora forse le cose sono sul punto di cambiare. Lo scorso autunno la
prestigiosa rivista Nature Genetics ha dedicato un ampio supplemento
all´interrogativo se le razze umane esistano e, in caso affermativo,
che valenza abbiano. L´iniziativa editoriale era motivata in parte dal
fatto che varie istituzioni sanitarie americane stanno attribuendo
alla razza un ruolo importante nelle politiche per tutelare al meglio
il pubblico, spesso a dispetto delle proteste degli scienziati. Nel
supplemento circa due dozzine di genetisti hanno espresso le loro
opinioni.


Sotto il linguaggio specialistico, le frasi prudenti e la cortesia
accademica, emerge chiaramente un dato: l´adesione alla tesi dei
costrutti sociali si sta sfaldando. Alcuni sostengono addirittura che,
se correttamente esaminati, i dati genetici dimostrano chiaramente che
le razze esistono.


La supremazia della teoria del costrutto sociale può essere ricondotta
a un articolo del 1972 in cui il dottor Richard Lewontin, genetista di
Harward, sosteneva che la maggior parte delle variazioni genetiche
umane possono essere individuate all´interno di qualunque data
"razza". Considerando i geni piuttosto che i tratti somatici,
affermava, un africano e un europeo non sono poi molto più diversi
l´uno dall´altro rispetto a due europei. Pochi anni dopo Lewontin
scrisse che la popolarità di cui continuava a godere il concetto di
razza era "indice del potere esercitato dall´ideologia basata su
fattori socioeconomici sulla presunta oggettività del sapere". La
maggior parte degli scienziati sono individui riflessivi, di opinioni
liberali e socialmente consapevoli. Questa tesi corrispondeva in pieno
al loro modo di vedere.

A trent´anni di distanza i dati del dottor Lewontin paiono corretti e
sono stati abbondantemente confermati da tecniche ancor più efficaci
di individuazione della varietà dei geni. Il ragionamento però è
sbagliato. Lewontin fece un errore elementare ma tale era il fascino
della sua tesi che solo un paio di anni dopo uno statistico
dell´università di Cambridge, A. W. F. Edwards, lo segnalò.
E´ facile spiegarlo. Per determinare la discendenza di 100 newyorkesi,
prendere in considerazione il colore della pelle sarebbe molto utile
per individuare gli europei, ma servirebbe a poco per distinguere i
senegalesi dagli abitanti delle isole Salomone. Lo stesso vale per
qualunque altra caratteristica del nostro corpo. La forma degli occhi,
del naso, del cranio, il colore degli occhi e dei capelli, il peso,
l´altezza e la villosità dei nostri corpi sono tutti elementi che,
presi singolarmente, sono di scarso aiuto nel determinare le origini
di un individuo.


Ma le cose cambiano se vengono considerati nell´insieme. Un certo
colore della pelle tende ad associarsi ad un certo tipo di occhi, di
naso, di cranio e di corporatura. Quando guardiamo uno sconosciuto
ricorriamo a queste associazioni per dedurre da quale continente e
persino da quale paese egli o i suoi avi provengano - e di solito non
sbagliamo. In termini più astratti, le varianti fisiche umane sono
correlate e le correlazioni contengono informazioni.


Le varianti genetiche che non sono scritte sui nostri volti, ma che
sono individuabili solo nel genoma, mostrano correlazioni simili. Sono
queste correlazioni che il dottor Lewontin sembra aver ignorato. In
sostanza ha preso un gene alla volta, non riuscendo a vedere le razze.
Ma se si prendono in considerazione più geni variabili (qualche
centinaio) è facile individuarle. Uno studio del 2002 condotto da
scienziati dell´Università della California del Sud e di Stanford ha
dimostrato che suddividendo con l´ausilio del computer un campione di
individui provenienti da tutto il mondo in 5 gruppi diversi in base
all´affinità genetica si ottengono gruppi originari dell´Europa,
dell´Asia orientale, dell´Africa, dell´America e dell´Australasia che
corrispondono in linea di massima alle principali razze secondo
l´antropologia tradizionale.


Uno dei vantaggi minori di questa scoperta è l´opportunità di
tracciare un nuovo tipo di albero genealogico. Oggi è facile scoprire
la provenienza dei nostri avi o addirittura il periodo in cui sono
arrivati da vari luoghi diversi, come è stato per molti noi. Per
sapere in che proporzione i tuoi geni sono africani, europei o
dell´Asia orientale, bastano un tampone orale, un francobollo e 400
dollari, anche se i prezzi sono sicuramente destinati a calare.


Alla base della suddivisione nelle maggiori razze continentali non ci
sono criteri fondamentali, ma di pura praticità. Studiando un numero
adeguato di geni in un numero adeguato di individui si potrebbe
suddividere la popolazione mondiale in 10, 100, forse 1.000 gruppi,
ciascuno locato in un qualche punto del globo. Non è ancora stato
fatto con precisione ma lo sarà. Forse sarà presto possibile
identificare i nostri antenati non solo come africani o europei, ma
Ibo o Yoruba, forse persino celti o castigliani, o quant´altro.
Identificare le origini razziali non significa inseguire la purezza.
La specie umana è irrimediabilmente promiscua. Abbiamo sempre sedotto
o costretto i nostri vicini anche se hanno aspetto straniero e non
capiamo una parola. Se gli ispanici, ad esempio, sono un misto recente
e in evoluzione di geni europei, indiani americani e africani, gli
Uighur dell´Asia centrale possono essere considerati un misto antico
di 3.000 anni di geni europei occidentali e dell´Asia orientale.
Persino gruppi omogenei come gli svedesi autoctoni portano l´impronta
genetica di successive migrazioni anonime.


Alcuni critici giudicano che queste ambiguità svuotino di valore il
concetto di razza. Non sono d´accordo.
La topografia fisica del nostro mondo non può essere descritta con
precisione a parole. Per esplorarla serve una carta topografica che
riporti quote, linee di contorno e griglie di riferimento. Ma è
difficile parlare in cifre, così diamo un nome alle configurazioni più
significative del pianeta: catene montuose, altopiani, pianure. Lo
facciamo a dispetto dell´intrinseca ambiguità delle parole. I monti
Pennini nel Nord dell´Inghilterra sono alti ed estesi circa un decimo
dell´Himalaya, ma entrambi sono indicati come catene montuose.


Lo stesso vale per la topografia genetica della nostra specie. I
miliardi di individui che nel mondo hanno discendenza prevalentemente
europea presentano una serie di varianti genetiche comuni raramente
riscontrabili tutte insieme in chiunque altro.


Questi individui sono una razza. In scala ridotta, lo stesso vale per
tre milioni di Baschi, che quindi a loro volta sono una razza. La
razza è solo una semplificazione che ci consente di parlare
razionalmente, benché non con grande precisione, delle differenze
genetiche, piuttosto che culturali o politiche.


Ma è una semplificazione a quanto pare necessaria. E´ particolarmente
penoso vedere i genetisti umani rinnegare ipocritamente l´esistenza
delle razze pur indagando la relazione genetica tra "gruppi etnici".
Data la storia tormentata, persino crudele della parola "razza", è
comprensibile che si ricorra ad eufemismi, ma ciò non aiuta certo il
sapere, perché il termine "gruppo etnico" fonde tutte e le possibili
differenze riscontrabili tra individui.


Il riconoscimento dell´esistenza delle razze dovrebbe avere vari
effetti positivi. Tanto per cominciare eliminerebbe la frattura che
vede governi e opinione pubblica ugualmente pronti ad accettare
categorie di cui molti, forse la maggior parte degli studiosi e degli
scienziati, negano l´esistenza.


Secondo, ammettere l´esistenza delle razze può migliorare l´assistenza
sanitaria. Razze diverse sono predisposte a contrarre patologie
diverse. Un afroamericano corre un rischio di ammalarsi di cardiopatia
ipertensiva o di cancro della prostata circa tre volte maggiore
rispetto ad un americano di origini europee, ma nel suo caso il
rischio di sviluppare la sclerosi multipla è dimezzato. Tali
differenze potrebbero derivare da fattori socioeconomici, ma
nonostante ciò i genetisti hanno iniziato a cercare di stabilire
differenze legate alla razza nelle frequenze delle variabili genetiche
che provocano le malattie. Sembra che le stiano trovando.


La razza può anche influenzare la terapia. Gli afroamericani
rispondono poco ad alcuni dei farmaci principalmente usati nel
trattamento delle cardiopatie - in particolare i betabloccanti e gli
inibitori dell´enzima che converte l´angiotensina. Le ditte
farmaceutiche ne tengono conto. Molti nuovi farmaci oggi portano
l´avvertenza che la loro efficacia può risultare ridotta per alcuni
gruppi etnici o razziali. Qui, come tanto spesso avviene, il principio
ispiratore è la semplice prospettiva di controversie legali.


Tali differenze sono, ovviamente, solo differenze in media. Tutti
concordano che la discriminante razziale è uno strumento rozzo per
prevedere chi sia destinato a contrarre determinate malattie o a
rispondere a certe terapie. L´ideale sarebbe "sequenziare" il genoma
di tutti prima di somministrare anche solo un´aspirina, ma finché non
sarà tecnicamente possibile, è prevedibile che le classificazioni in
base alla razza avranno sempre più peso in campo sanitario.
La tesi che avvalora l´importanza della razza, però, non poggia solo
su basi puramente utilitaristiche E´ presente anche un fattore
estetico. Siamo una specie fisicamente variabile.


Nonostante i trionfi della moderna genetica non sappiamo quasi nulla
di ciò che ci rende tali. Non sappiamo perché alcuni individui hanno
nasi prominenti piuttosto che schiacciati, crani arrotondati piuttosto
che appuntiti, volti larghi piuttosto che allungati, capelli lisci
piuttosto che ricci. Non sappiamo che cosa rende azzurri gli occhi
azzurri.


Per scoprirlo si potrebbero studiare gli individui di origine razziale
mista, in parte perché le differenze razziali nell´aspetto fisico sono
quelle che più saltano all´occhio, ma c´è una ragione tecnica più
sottile. Quando i genetisti mappano i geni, contano sul fatto di poter
seguire i cromosomi dei nostri antenati per come si trasmettono da una
generazione all´altra, dividendosi e mescolandosi in combinazioni
imprevedibili. Ciò si rivela assai più semplice in soggetti i cui
antenati provengono da luoghi assai diversi.


Questa tecnica si chiama admixture mapping (admixture=miscela,
mapping= mappazione ndt). E´ stata sviluppata per individuare i geni
responsabili delle differenze di carattere razziale presenti nelle
malattie ereditarie ed è agli esordi dell´applicazione pratica. Ma
grazie ad essa potremo forse scoprire la ricetta genetica dei capelli
biondi di un norvegese, della pelle nera tendente al viola di un
abitante delle isole Salomone, del volto piatto di un inuit, e degli
occhi a mandorla di un cinese Han. Non guarderemo più con aria ebete
ai dipinti della galleria. Sapremo fare i nomi dei pittori.


Esiste un´ultima ragione per cui la razza conta. Ci dà motivo, se non
ve ne fossero già a sufficienza, di tenere in considerazione e
proteggere alcune degli individui più sconosciuti ed emarginati del
mondo. Riferendosi agli abitanti delle Andamane come ad appartenenti
all´antico ceppo razziale negrito, l´articolo pubblicato da The Times
of India usava una terminologia corretta. Negrito è il nome dato dagli
antropologi ad un popolo diffuso un tempo nel sudest asiatico. Si
tratta di individui di statura molto bassa, di pelle molto scura e con
capelli ricciuti.


Sembrano pigmei africani migrati dalle giungle del Congo per andare a
stabilirsi in un´isola tropicale, ma non lo sono.


I più recenti dati genetici suggeriscono che i negrito discendono dai
primi esseri umani moderni che invasero l´Asia, circa 100.000 anni fa.
Nel tempo furono invasi o assorbiti da ondate di popolazioni agricole
del Neolitico e in seguito quasi spazzati via dai colonialisti
britannici, spagnoli e indiani. Oggi sono confinati nella penisola
malese, e in poche isole delle Filippine e delle Andamane.
Fortunatamente pare che gran parte dei negrito delle Andamane siano
sopravvissuti allo tsunami di dicembre. Il destino di una tribù, i
Sentinelesi, resta incerto, ma un elicottero della guardia costiera
indiana inviato a controllare è stato vittima di un attacco con archi
e frecce, il che è confortante. Le popolazioni negrito, ovunque si
trovino, sono però così numericamente ridotte, isolate e impoverite
che paiono con certezza destinate a scomparire.


Eppure anche dopo la loro scomparsa le varianti genetiche che li
definivano come negrito resteranno, benché sparse, negli individui che
abitano il litorale del Golfo del Bengala e del mar cinese
meridionale. Resteranno visibili nella pelle di solito scura di alcuni
indonesiani, nei capelli insolitamente ricci di alcuni cingalesi, nei
fisici insolitamente esili di alcuni filippini. Ma la combinazione di
geni unica che caratterizza i negrito, e che ha impiegato decine di
migliaia di anni ad evolversi, sarà scomparsa. Una razza umana sarà
andata estinta e la specie umana ne risulterà impoverita.

ARMAND MARIE LEROI

New York Times la Repubblica 

22 marzo 2005 Traduzione di Emilia Benghi

mercoledì 12 febbraio 2014

Se antropologia fa rima con fantasia ... e la teoria delle "razze"


Dialettica e propaganda

....ieri mi ero messo a passeggiare per le colline circostanti a Neandertal, e camminando si pensa. E cosi' , tra una collina ed un'altra , ho iniziato a riflettere su questa cosa di Neandertal. Innanzizutto, la valle si chiama Neandertal, senza nessuna , ma proprio nessuna h. ( http://de.wikipedia.org/wiki/Neandertal ). La "h" fu aggiunta , sembra, da chi voleva "latinizzare" il nome degli ominidi: i siti archeologici prendono una "h" e si chiamano Neanderthal.

Lo scrivo perche' ieri, tra un cartello stradale "Neandertal" e l'altro, per poi passare ai cartelli nei boschi che hanno la "h" ,  ho cominciato a chiedermi dove diavolo mettere le h, visto che non ci sono nel nome originale.  Ecco, adesso lo so io e lo sapete voi. Se indicate la vallata dove c'e' Winklermühle allora e' senza H, mentre se indicate i siti archeologici mettete la h in "thal", in modo che la valle (tal in tedesco) diventi un "thal", qualsiasi cosa sia. Inizialmente , sapendo che "tal" significa valle, ero restio a metterci la h , e la mettevo all'inizio,

Ma non e' questo il punto. C'entra con l'uomo di Neanderthal, ma parla di altro.
Mia madre, che era emigrata da un bel pochino di distanza verso la bassa ferrarese, i primi tempi ebbe dei problemi linguistici. Da questi problemi nacque una certa idiosincrasia rispetto al legame tra lingua ed integrazione. Da cui, non mi permise mai di dire una sola parola in dialetto ferrarese. (che imparai nella versione stretta(1)  quando all'universita' frequentavo solo casa di mia nonna). Il motivo per il quale insisteva che imparassi l'italiano era, a suo dire, che "non serve a niente aver ragione, se non puoi difendere le tue ragioni".
Sono cresciuto avendo chiara una cosa molto semplice: qualsiasi dialettica deriva da un dibattito, e solo la dialettica che domina il dibattito produce effetti reali. Il dibattito, tuttavia, non e' quello televisivo. E' quello reale, effettivo, quello che fanno i vicini, il vostro capo, i vostri amici. Perche' questo ha impatto su di voi. Dominare il dibattito in TV puo' sembrare vantaggioso, ma se appena spegnete la TV e aprite bocca arriva qualcuno e vi fa fare delle figure da polli, la TV e' inefficace.
Come capita ai giornali di oggi, o alla TV di oggi: puoi difendere tizio e caio quanto vuoi, ma appena esci dalla TV, e parli con altre persone, nel dibattito sociale, nel dibattito reale, quello che forma le opinioni dominanti , con quel che si dice in TV fate una figura da gonzi. Certo, in TV la Boldrini si difende dall'accusa di scarrozzare il fidanzato qui e la' a spese dell'erario dicendo che "ce l'avete con lei perche' e' donna". Provate a sostenere una simile posizione fuori dalla TV, e vedete cosa vi succede: come minimo ci fate la figura dei gonzi. Morale: se non si dispone di una dialettica efficare, dominare i media non serve a nulla. M5S , che dice cio' che non si puo' dire sui media, e' un esempio: sui media grillo e' perdente, ma nel dibattito di strada e' assolutamente vincente: "questa classe politica ha affossato l'italia" e' attaccabile quanto un tirannosauro.(2) "Stiamo di merda quanto prima se non di piu'" e' anche questa molto difficile da attaccare.
La morale di questo discorso e' che se volete combattere contro , che so io, un pregiudizio, dovete avere degli argomenti che reggano nel dibattito tra "uomini qualsiasi". Quando parlo di "armi e munizioni contro il pensiero mainstream" mi riferisco proprio ad avere degli argomenti con cui combattere in strada. Una frase, un punto di vista, qualcosa per il quale chi sa solo quel che sente in TV non abbia argomenti per replicare.
Torniamo a Neandertal. In passato, dopo la seconda guerra mondiale, si cerco' di costruire un insieme di dialettiche che consentissero all'uomo della strada di combattere le ideologie basate sull'idea di razza, e si cerco' di fare in modo che chiunque potesse rispondere, venendo in contatto coi propagandisti razzisti, "ma non lo sai che XYZ?". Questo faceva si' che il razzista venisse zittito sempre, e quindi fece scomparire molte delle teorie della razza dal dibattito moderno.

Ma si fece un errore. Un errore grave, che ho realizzato ieri, leggendo il "giornale di Neanderthal" una specie di pubblicazione che appendono fuori dal museo di Neanderthal, con tutte le novita' scientifiche che riguardano l'argomento. Insomma, una rassegna stampa sull'uomo di Neanderthal.
Che cosa sta succedendo? Sta succedendo che i primi studiosi a prendere in mano la questione delle origini remote dell'uomo erano umanisti. E gli umanisti hanno un piccolo problemino: sebbene sappiano costruire e raccontare storie avvincenti, raccontano storie deboli. Raccontano storie deboli perche' credono che nessuna scienza possa davvero contestarli , e quindi non si fanno scrupoli nel raccontare, raccontare, raccontare.
Non so se avete presente quegli archeologi che trovano un dente e un frammento di costola, e vi dicono "qui viveva una famiglia, due milioni di anni fa. Lui era interista, lei era un po' stronza, avevano tre figli, due erano un pochino scavezzacollo, e la maggiore un pochino mignotta. Votavano a sinistra".  Sulle prime uno ci crede, ma poi nota che quando la polizia scientifica arriva dopo DUE ORE da un omicidio, ha la scena del reato fresca, completa di testimoni e reperti , spesso fatica a ricostruire l'accaduto. E allora inizia a dubitare.
In particolare, questi umanisti presi da grandissima buona volontà si misero a raccontare delle palle. Convinti che non sarebbero mai stati contestati, ed animati da intenzioni tutto sommato giuste (combattere le teorie della razza) , si misero a raccontare storielle che non avevano fondamento alcuno. Pur di contraddire i teorici della razza, intento tutto sommato nobile, posero le basi per il disastro che sta per avvenire.
Innanzitutto, raccontarono una stavagante storia di diete, pesce e  carne, secondo cui un negro che arrivi dall'Africa e colonizzi l'europa diventerebbe bianco perché cambia dieta. Come se in Africa e in India mancassero zone dove la gente ha la pelle nera , ma fa freddo e si mangia pesce. O carne. O sarcazzo cosa: l'europa non e' cosi' unica da avere condizioni irripetibili, e non si capisce come mai in Africa tutte le pelli siano scure, nonostante il continente offra un bel coacervo di climi ed alimentazioni.
Ma tant'è: per zittire i teorici della razza, si inventarono di sana pianta che i Neanderthal si fossero estinti SENZA accoppiarsi (poi rivelatosi falso) , che gli europei discendessero da purissimi africani emigrati (anche questo sembra falso) e che la pelle bianca e i capelli chiari fossero una semplice mutazione dei tratti africani, per cui non sarebbe esistito nessun tratto genetico primigenio, ovvero fondante della razza, a dividere bianchi e neri.
Il guaio è che poi sono arrivati i genetisti, e le cose sono cambiate. Innanzitutto, gli uomini di neanderthal avevano la pelle chiara e spessa , i capelli rossi o biondi, gli occhi chiari, e i capelli più lisci degli africani. E non solo si sono accoppiati , ma hanno lasciato anche un 3% del loro DNA negli europei. La parte che ci da' la pelle chiara, gli occhi chiari, i capelli più lisci e chiari rispetto agli africani. Comprese alcune malattie , come il Lupus, per via della pelle piu' spessa.
Ora, e' un bel colpo per la scienza, ma il dramma e' diverso: nella discussione di strada, oggi i teorici della razza possono dire, e possono dirlo citando dei fatti scientifici, che gli europei abbiano tratti genetici diversi, assenti negli africani. E possono dire, allo stesso modo, che questa differenza si origini alle origini stesse dell'europa, ovvero che non venga da fuori.
Questo ovviamente non dara' ragione ai razzisti, ma consente loro di vincere i dibattiti. E' assai facile adesso, per loro, zittire le controparti. Possiamo discutere di quanto poco sia quel 3% del genoma, ma quando uno scimpanze' differisce da noi di ancora meno, anche questa strada e' sbarrata. In questo momento, molto semplicemente, se l'obiettivo e' vincere il dibattito in "main street", i razzisti hanno argomenti scientifici migliori.

Una delle regole della dialettica da strada dice che se avete torto su una cosa sarete meno credibili su tutto, ma il guaio e' che il disastro continua.

Negli anni '70, negli USA infuriava un dibattito sui negri all'universita'. CI fu addirittura un presunto studio scientifico che diceva che i negri fossero meno intelligenti dei bianchi, o meno adatti alla scuola.Nell'infuriare della polemica, gli stessi umanisti decisero di fare una specie di pompino paleontologico progressista, dicendo che l'europa fosse stata popolata da africani emigrati. Si inventarono una storia secondo coi gli africani avrebbero popolato l'europa , spazzando via i neanderthal, che a detta loro sarebbero stati "culturalmente inferiori" perche' avevano tecnologie peggiori.
Insomma, vedete come erano intelligenti gli africani?

Anche questa storia era senza fondamento alcuno. La "migrazione" fu ricostruita praticamente senza scheletri, solo notanto la diffusione di strumenti "africani" dentro l' Europa, senza curarsi del fatto che il clima stesse cambiando , che quindi cambiassero gli animali da cacciare, i tipi di legna a disposizione e che le zone ove trovare selce si stessero scongelando , insomma, alla fine era tutta fuffa. Tracciando i DNA si vide poi che semmai questa "migrazione" era arrivata dall'Asia.
Poi ci furono molti ritrovamenti di capanne di neanderthalensis, un pochino in tutta europa,  e si vide che non erano cosi' "arretrati". E a finire, il problema veniva proprio dalle grotte di Neanderthal: come fai a chiamare "arretrata" una tribu' che inventa' l'arte pittorica?

Adesso stanno arrivando sempre piu' evidenze che non solo in Europa, ma anche in Asia esistessero diversi tipi di ominidi NON derivanti dagli africani, e che le migrazioni dall' Asia era piu' frequenti, e che insomma, tutta la storia dei padri africani dell'umanita' non aveva alcun senso. Peraltro, pochi giorni fa sono siate trovate delle orme in Inghilterra, che testimoniano la presenza umana 750.000 anni fa in europa. Difficile continuare con la stronzata degli africani che colonizzano un mondo vuoto o popolato di "razze inferiori".

Anche la storia della superiorita' militare degli emigrati africani sui neanderthal ha iniziato ad incrinarsi quasi subito. Lo scheletro dei neanderthal ha le ossa curve per ottenere piu' leva ai muscoli. Forse non e' chiaro a tutti l'effetto di una leva, ma un uomo di neanderthal poteva sfondarvi il torace con un pugno. Intendo "sbriciolare le costole". E poteva anche sfondarvi il cranio , con un pugno. Sfondarvi, intendo "tiro un pugno tra gli occhi e vedo il tuo cervello cadere a terra".

Ora, diventa sempre piu' difficile raccontare che un africano cosi' debole (come siamo noi) potesse abbattere quella specie di tarchiato culturista , solo perche' la sua lancia in selce era 3 centimetri piu' lunga. A meno che non facessero strategie di guerra, affermazione senza prove, il confronto era una specie di rissa , una serie di corpo a corpo, nel quale un uomo di neanderthal poteva strozzare un sapiens con un braccio solo, sfondargli il cranio con un solo pugno, sfondargli le costole sempre a pugni. Oh, si, aveva una lancia 3 centimetri piu' lunga. Il defunto.
La stessa migrazione fu ricostruita in maniera assurda. Si decise che siccome i monili africani si diffondevano in Europa, non potesse essere concluso che il clima europeo stesse cambiando e richiedesse tecniche simili. No, doveva essere una migrazione. Insomma, siccome ci sono iPhone ovunque, veniamo tutti da Cupertino. La quantita' di reperti, poi, sul piano statistico non bastava a dire nulla. Anche il discorso del soppiantamento, non era necessariamente una questione di superiorita'.

Insomma, gli stranieri arrivano qui, li ammazziamo e ci accoppiamo con le loro donne. Mentre (per motivi misteriosi) , pur di accontentare i progressisti nel dibattito americano Pro Luther King, si era detto che fosse stato il contrario: gli africani arrivano qui, uccidono i maschi e si accoppiano con le donne locali.
Una volta stabilito che si accoppiarono, cioe', il problema e' "chi con chi"? Abbiamo l'esame del dna mitocondriale e quello del dna nucleare. Allora, oggi abbiamo DNA nucleare di neanderthal, e dna mitocondriale africano. Si direbbe che siano stati gli uomini di neanderthal ad accoppiarsi con donne africane, e non viceversa. O gli uomini arrivati dall'africa erano scambisti, oppure le cose non sono andate proprio come si dice sinora.

Morale: il castello di carte crolla. Il che non sarebbe nulla di male, perche' la scienza e' piena di nuove scoperte. Il guaio non sta nel mondo accademico, che ha digerito e puo' digerire cambiamenti di paradigma del genere. Il problema sta nel dibattito di strada, il dibattito dell'uomo comune.
Nessuna delle argomentazioni prodotte per contrastare i razzisti e' integra. NEssuna e' piu' efficace. Nessuna funziona piu'. E' possibile, assolutamente possibile, che continuando a ricostruire i tasselli della specie umana salti fuori quel che molti sospettano sempre di piu' e sempre piu' spesso.
Prendete i grandi felini. Un tempo erano diffusi praticamente in tutto il pianeta. Ovviamente, una tigre asiatica bianca e' diversa da una africana,e  probabilmente la tigre europea era a sua volta diversa. Esistevano pantere di tante dimensioni, i leoni avevano la criniera oppure no, a seconda che vivessero in montagna o no. Insomma, se prendiamo i felini , che erano diffusi ovunque, e li osserviamo, scopriamo che di differenze tra zona e zona ce n'erano.
Allo stesso modo, se consideriamo che la specie umanai sia diffusa su tutto il pianeta, non e' impossibile pensare che salteranno fuori degli homo asiaticus, degli homo siberianis, degli homo sinensis, degli homo indianis, e che magari nessuno debba , almeno in epoche antiche, la propria esistenza a nessun altro.

E' possibile, cioe' , che tra poco qualcuno arrivi con una prova fumante e dica "signori, le razze esistono".  Sempre nuovi ritrovamenti di scheletri , in giro per il mondo, stanno costruendo un bel mosaico di "progenitori". Quanto reggera' ancora il castello "discendiamo tutti da antenati africani" e' difficile dirlo.
Ora, il punto e' semplice: presto , molto presto, i razzisti avranno piu' argomenti degli altri. Vinceranno ogni dibattito. Ma non in TV: per strada. Dove c'e' l'uomo che VOTA.
I vecchi argomenti degli antirazzisti sono morti, o pressoche' inutilizzabili, e questo significa che presto, nel dibattito pubblico,  saranno gli antirazzisti a sembrare stupidi e i razzisti a sembrare intelligenti, invertendo il trend degli ultimi decenni.
Per ora, gli umanisti che studiano la storia umana si limitano a reagire con la propaganda. Lo dico perche' e' propaganda quando si prende qualcuno e lo si dipinge grottescamente, per poi prendere qualcun altro e metterlo in risalto, e' propaganda. Lo faceva Der Stürmer.
Quando vedo le ricostruzioni degli uomini di neanderthal vicino a quelle dei presunti colonizzatori, mi viene da ridere. Sappiamo che i neanderthal avessero una massa muscolare grossa, ed una leva migliore sulle ossa. Non avrebbero fatto tutta questa fatica a camminare dritti, anziche' curvi. Sappiamo che avevano pelle piu' spessa e pannicolo per difendersi dal freddo. Quindi , mangiavano abbastanza bene e tanto flaccidi non erano. Sul viso sappiamo che avevano meno mento (o nessun mento)  e un naso meno lungo, che avevano occhi piu' chiari e capelli piu' chiari. Niente di questo fa sospettare il mostro che si mette vicino - oh, per comparazione, alle raffigurazioni del presunto uomo venuto dall'africa, che e' sempre raffigurato eretto, e ha sempre lineamenti che definirei ellenici.
Ora, tutto questo castello di carte e' crollato.
Il vero problema e': ma se anche ci fossero razze diverse, sarebbe poi un dramma? Ok, i felini hanno non so quanti tipi di pantera , che vanno dalla tigre al ghepardo. Che cosa sarebbe di cosi' stravagante se , come sembra emergera' coi progressi della genomica, si scoprisse lo stesso per la specie umana?
Essere di razza diversa e' un motivo per ammazzarsi, o farsi del male?
Questi sono i punti difficili che lo stratagemma del pompino accademico non ha voluto affrontare. Dopo la seconda guerra mondiale, con la fine dei regimi razziali europei, era assolutamente indispensabile mettere a tacere, ed in fretta, i razzisti. Quando caddero i regimi razziali coloniali e post coloniali in USA e UK, sino finalmente al sudafrica, tutto fu risolto semplicemente negando che ci fossero reali, significative differenze.
MA nessuno prese la briga di esaminare il VERO problema: "embeh?".
No, non sto scherzando. Il problema era proprio quello.


 Ammettiamo pure per assurdo (e per amore di speculazione) che fosse vero (ma la statistica era fatta coi piedi) che i negri non siano adatti all'universita', come si affermo' in USA negli anni '60. Ok, e allora? Intendete ammazzare tutti quelli che non sono adatti all'universita'? Immaginiamo pure per assurdo che i negri siano piu' stupidi. Ok. Intendete ammazzare, o schiavizzare, tutti gli stupidi del mondo?
Uhm. Programma ambizioso, direi.
Qualsiasi cosa attribuiate alla "razza", il vero problema e' che quella misura si applica su chiunque. Volete davvero dire che la razza X sia meno adatta al "pensiero astratto" e trasformarli per questo in schiavi? Beh, mi raccontate del VOSTRO pensiero astratto? Non e' che in giro pulluli di Platone ed Ipazia, eh. In un regime del genere, dovreste stare MOLTO attenti a non finire dalla parte sbagliata dell'asticella.
Volete dire che nella razza X siano tutti piu' stupidi, e per questo togliere il diritto di voto? Uhm. Togliere il diritto di voto agli idioti in effetti e' una proposta affascinante, ma organizzare delle elezioni per dieci persone mi sembra esagerato, conviene chiamarli a casa. Volete impedire l'ingresso all'universita' agli imbecilli? Ok. Guardate i vostri figli. Osservate i video che guardano in TV, i pantaloni che cascano lasciando le mutande fuori, le sopracciglia scolpite ad ala di gabbiano. Ok, sembrano di una razza diversa, eh?
Insomma, gli umanisti nel dopoguerra europeo, che dovevano combattere le ideologie razziali, insieme a quelli degli anni '60 negli USA, che dovevano porre termine ai regimi di segregazione americani, avevano intenti tutto sommato nobili, ma non affrontarono MAI il problema di "e va bene, esistono le razze, e allora?".
Essi si limitarono ad inventare migrazioni, a "dimostrare" che tutti vengono dall'africa, che non c'era motivo per credere nelle razze. Ma ora lo studio dei geni e i nuovi ritrovamenti mettono in dubbio tutto questo. E' possibile che esistano le razze.

Allora, il punto e' che sebbene per gli scienziati questo e' marginale, presto nel dibattito di strada gli antirazzisti non avranno piu' argomenti "scientifici". Saranno deboli ed usciranno sconfitti dalle discussioni della gente reale. Di quelli che votano.
E nessuno, pero', si sta dando fare per rispondere alla seguente domanda:
"Ok, le razze umane esistono. E allora?".

che e' il VERO argomento delle diatribe sulla razza, che nessuno ha toccato prima, e sul quale, forse, si decidera' l'equilibrio elettorale tra razzisti ed antirazzisti. Presto sara' possibile stabilire chi ha geni neanderthal e chi no, con un esame molto semplice. Sara' meglio che gli umanisti si affrettino a rispondere a questa domanda, perche' oggi c'e' una grossa carenza di armi e munizioni (dialettiche) dalla parte degli antirazzisti.

Almeno, specialmente per quelli che, come me, usavano argomenti scientifici per rispondere loro. Oggi come oggi gli argomenti scientifici sono "dalla loro parte". Quindi, rimangono quelli degli umanisti.
E il voto svizzero e' un esempio.Ok, lo ammetto. Maroni incazzato perche' gli svizzeri mettono le quote ai terroni della Lombardia e' impagabile. Per tutto il resto c'e' Mastercard. Ma adesso smettetela di sollazzarvi e pensate alle cose serie.
Oppure, assicuratevi di avere abbastanza geni di neanderthal addosso.


Uriel Fanelli




(1) Stretta significa che, per fare un esempio, se per indicare gli zoccoli il ferrarese medio direbbe direbbe "zzokul", prendendo in prestito una parola italiana e localizzandola, io direi "kösp", che e' la forma arcaica per le calzature di legno dei contadini.
(2) Uhm. Diciamo quanto un tirannosauro se la gravita' e' di 0.5 g. Con 1g, si muove piu' lento di una tartaruga, e solo alzandosi in piedi produce un cambiamento di pressione dei liquidi sanguigni di 1.5 bar. Significa che se alza la testa dal suolo sino al massimo dell'altezza, per la decompressione il sangue gli ribolle per i gas. A meno che non ci metta qualcosa tipo 2/3 minuti, come fanno i sub per compensare la pressione, quella roba crepa di embolia appena cerca di muoversi, solo per le variazioni di pressione in gioco.


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martedì 11 febbraio 2014

Rutilio Sermonti: "La natura è come la libertà: indomabile"

Un pregevole articolo del nostro amico e maestro di vita Rutilio Sermonti che con la sua tipica schiettezza sa ben attaccare quel certo perbenismo intriso di ipocrisia e di retorica, figlio dell'attuale società, ponendoci tutti a fare delle importanti ed interessanti riflessioni! (Memento Naturae) 


La natura è come la Libertà: se ne parla e straparla tanto che non si sa più che cosa significhi. E l'aggettivo "naturale" segue la sua triste sorte: Naturalmente ! Ma quest'ultimo avverbio ha solo il significato di "ovviamente", e, come tale, è tollerabile.


Natura deriva etimologicamente da nascere, e il termine ha cominciato ad usarsi, in latino (come il greco fusis) per designare tutto ciò che è innato, originario, spontaneo, e cioè non "acquisito". I Romani attribuivano a quella "sfera" una dignità e una incidenza maggiore che a quella delle "opere dell'ingegno", alle quali negavano recisamente il potere di sostituire l'innato, e assegnavano solo quello di poterlo integrare, il che sembra sapessero fare egregiamente, senza mai violarlo. 


Dicevano infatti:"Naturam expellas furca, tamen usque recurret", significando che la natura finisce sempre col farsi rispettare. Purtroppo -e lo sappiamo bene- il ripudio di tale religiosa massima da parte di coloro che espropriarono i Romani dall'impero della Terra ha finito col portare quest'ultima, di miglioramento in miglioramento (progresso), all'autentica forma di suicidio collettivo che il genere umano sta ora assaporando, continuando a prestare orecchio alle scempiaggini di cui il libero pensiero, al servizio soltanto del lucro immediato di pochi delinquenti idioti, lo rimbambisce.


Non di meno, si continua ad aver sempre la natura in bocca, come una sorta di passepartout, atto ad aprire tutte le porte che la dialettica del quacquaracquà non è capace di scassinare.


Sia detto questo, soprattutto, per la stucchevole faccenda del diritto naturale, che si da ormai addirittura per scontato ed immanente, sebbene in tutta la natura che abbiamo intorno, per quanto la si rigiri e rivolti come un calzino, non sia riscontrabile la minima traccia di alcunché di definibile ... giuridicamente.


Il perfetto equilibrio ecologico vigente sul pianeta, prima che l'Homo sapiens ci mettesse le sue manacce puzzolenti di "sterco del diavolo", di diritti non aveva alcun bisogno. Vi provvedeva ottimamente la selezione (quella, si !) naturale, con l'eliminazione degli individui meno adatti alla sopravvivenza (fitness), nella quale persino i predatori divenivano i più preziosi alleati delle prede, e quindi i leoni fossero necessari alle zebre quanto le zebre ai leoni.


Macché! Per le categorie fasulle create dal pensiero umano, la natura era in errore, e spettava a lui di correggerla, col diritto a sopravvivere contro natura uguale per tutti per... natura! Vallo a capire, il libero pensiero ! Ti porta addirittura a concepire distinzioni manichee tra animali buoni (detti anche mansueti: alla peggio, si castrano) e animali cattivi (detti anche feroci), che vanno evangelizzati, fino ad ottenere i leoni vegetariani dei Testimoni di Geova, flirtanti con pie pecorelle e altri belanti, e nutrentisi (chissà) di asparagi. E la colpa di simili balordaggini sarebbe niente meno che della solita Natura e dei suoi naturali diritti. In parole povere, con quel giochetto di parole, si è trovato il modo di addossare alla Natura i comportamenti innaturali dell'imbecillità umana.
Non è mica corretto, mi sembra !


Vogliamo smettere di curare il colera, perché anche il vibrione responsabile ha i suoi naturali diritti ?
Mi sembra che già, per cose cento volte più dannose del colera, a conclusioni analoghe ci siamo già arrivati ! O vogliamo finalmente (se non è irremissibilmente troppo tardi) registrare umilmente i chiari e autentici messaggi che la natura vivente ogni ora ci trasmette, senza sospetti intermediari televisivi?


La dea Natura non ce li ha, i mass-media suadenti. Ma ha ben altri mezzi per farla pagar cara a chi la bestemmia.

Naturam expellas furca, tamen usque recurret !

Rutilio Sermonti

lunedì 10 febbraio 2014

L'inquinamento acustico e musicale... mette a rischio l'intelligenza umana


"Nel silenzio tutto si manifesta" (Saul Arpino) - Foto di Gustavo Piccinini 

Solitamente l’immagine che si ha del rumore è legata alle attività lavorative, si pensa ad un martellar di lamiere, colpi d’ascia, motori che sibilano, traffico, ululati di sirene…. Solo a pensarci ci si sente infastiditi sia nell’olfatto che nell’udito! Ma è soprattutto il “rumore da divertimento” che è irritante e dannoso anche se viene considerato fonte di delizia e di esaltazione. Mi riferisco ovviamente ai decibel delle tiritere strombazzate dalle auto in corsa, fuoriuscenti dalle porte di localacci ambigui, dalle finestre delle case con televisioni accesi giorno e notte, dagli stereo dei venditori ambulanti, dalle cadenze hard rock di discoteche e club privati, etc.etc.


Quali sono le conseguenze sulla mente e sul corpo umano di queste cadenze emesse senza sosta? L’elettroencefalogramma evidenzia rallentamento dei ritmi, alterazioni dell’attività elettrica delle cellule nervose, riduzione dei riflessi e della memoria, eccitabilità e mancanza di risposte adeguate alle situazioni contingenti, anche alcune forme di cefalea possono essere collegate a traumi acustici. Il sottoporsi a rumori eccessivi porta a disturbi urinari e mestruali, fertilità e libido ne risentono anch’esse.


Le persone che vivono o lavorano in ambienti rumorosi sono le più soggette a fenomeni quali l’ipertensione o l’improvvisa elevazione della pressione sanguigna, a rischio sono soprattutto le persone soggette a problemi cardiocircolatori. Alcuni test di laboratorio hanno infatti dimostrato che se sottoposti ad un rumore di 90 decibel per 10 minuti i malati presentano evidenti alterazioni nell’elettrocardiogrammma.


Insomma il rumore in eccesso è puro veleno per l’uomo!


Il rumore di fondo al quale siamo esposti non dovrebbe superare i 60 decibel ma è un limiti ampiamente superato sia in Italia che all’estero. Tutto questo baccano oltre che portare ai disturbi sopra indicati ha anche altre disagevoli conseguenze: disabitua l’orecchio all’ascolto. Infatti l’inquinamento acustico ci porta ad ignorare (nel livello cosciente) quei suoni che il nostro udito non può sopportare, che è una sorta di sordità o distrazione psicologica. Oggi per combattere l’inferno del “baccano” si contrappone la semplice diminuzione (insonorizzazione) delle emissioni ma questo è un approccio meramente negativo.

Dobbiamo invece far sì che gli studi sull’acustica ambientale abbiano un valore positivo. Quali sono i suoni che intendiamo privilegiare, conservare, moltiplicare? Per capire questo discorso dobbiamo imparare a scegliere il rumore al quale sottoporci. Possiamo cominciare discriminando fra l’ascolto volontario della nostra melodia preferita ed il martellamento della musica indiretta. Questa presa di coscienza non ci potrà certo impedire l’ascolto della musica indiretta, spesso ammannitaci nelle forme più subdole come quando si va al supermercato o si ascoltano musiche strane su internet o televisioni (e dir si voglia), ma ci consentirà comunque di abituarci al distacco ed al discernimento in modo da non cadere vittime degli incantatori pubblicitari.


Infatti la sottomissione passiva (ignorante) alla musica indiretta è fonte di stravolgimento culturale e mutazione dei costumi (esattamente ciò che vuole la pubblicità..). Se restiamo vittime di questo influsso la musica, che è l’arte più vicina alla spirito (essendo nata proprio in funzione del nutrimento spirituale) ed orgoglio della nostra tradizione millenaria, smette di essere una cosa nata per “illuminare” la mente umana, allietando il nostro vivere, ma diventa fonte di confusione ed alienazione dalla vita (cosa tanto gradita a satana).


Oggi nella società in cui tutto è consumo ed appropriazione materialistica anche la musica è una merce di cui “godere” senza ritegno sino alla nausea ed alla negazione dell’armonia. “Gli uomini, cosiddetti civilizzati, sono diventati feroci uditori ma in realtà non sanno più ascoltare! Usano il suono come una droga stordente dimenticando così di godere del significato e del valore di quanto viene ascoltato” (Walter Maioli, etnomusicologo).


Come affermavo sopra anche le culture aborigene sono minacciate dalla massificazione musicale in corso, la musica dolce e profonda dell’oriente, delle Americhe o d’Australia rischia di restare contaminata irrimediabilmente dall’ondata volgare di suoni elettronici e decadenti della musicaccia occidentale di taglio consumista. “E’ pur vero che le diverse civiltà possono crescere attraverso ibridazioni e contatti, ciò è sempre avvenuto in passato, ma dovrebbero poter continuare ad evolversi senza subire una colonizzazione assoluta e perciò inaccettabile” (Roman A. Vlad, musicista). Nell’ascolto non si tratta perciò di mettere in contrapposizione la musica elaborata, ricca di significati simbolici, con quella popolare e primitiva… piuttosto, ai vari livelli, di sottolineare la profonda e radicale differenza delle finalità fra un prodotto di consumo ed opere in cui la ricerca estetica continua ad essere portata avanti.


E qui torniamo al problema dell’inquinamento acustico… (e non solo nelle città, poiché ormai esso impera ovunque) per scoprire che mentre un pubblico sempre più vasto si sottopone, più o meno volontariamente, ai prodotti musicali di consumo, s’impone per “l’ascoltatore” di qualità un eccessivo sforzo discriminatorio e di pazienza per non restare coinvolto e sconvolto dal rumore della diffusione di massa.


Occorre evitare che la capacità melodica, che fece sognare l’uomo per millenni e che è ormai una componente emozionale della sua vita spirituale, cada vittima dei “petrolieri” musicali. La melodia, che ha il silenzio come base, non deve infatti soccombere ad un’era perversa e sordida frastornata da ogni rumore. Il rischio inverso, dicevo sopra, è l’assuefazione inconscia al frastuono e la perdita totale della capacità di ascolto.


E vorrei ora ricordare ai convalescenti desiderosi di cure melodiose un qualcosa che possiamo fare per recuperare l’amore per i suoni naturali. Quando ci rechiamo in campagna, sulla riva di un fiume, in qualsiasi ambito naturale, abituiamo l’orecchio al vuoto, spegniamo ogni brusio tecnologico, non parliamo, lasciamo che la natura trasmetta i suoi messaggi: il ronzio di un’ape sui fiori, il guizzo d’ala di un passero, un refolo di vento tra le foglie, il fruscio dei nostri passi sul sentiero… In tal modo sentiremo nascere dentro di noi una nuova armonia, che parte dal cuore…


Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana 

domenica 9 febbraio 2014

Siria. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: “Esperti statunitensi: esercito siriano non ha nulla a che fare con l'utilizzo di gas Sarin a Ghouta"

Ante Scriptum
Ma l'ambasciatore USraeliano non manderà nessun messaggio di scuse dal colle, nè lo faranno Monti, la Bonino, Bersani, Renzi, Letta & complici sinistro-dirittumanistici e pacifinti delle sinistra "da compagnia", che fanno e dicono ciò che viene loro detto da multinazionali e grandi banche, che vogliono appropriarsi del pianeta con la globalizzazione (attraverso il debito o le guerre).  Fernando Rossi


Washington, Esperti degli Stati Uniti hanno detto che il reclamo degli Stati Uniti che l'esercito siriano ha usato gas sarin in un attacco su East Ghouta, in periferia di Damasco provincia, lo scorso agosto, è "debole e falso".

Gli esperti hanno detto "Questa affermazione è stata sfruttata dal governo degli Stati Uniti per la minaccia di intraprendere un'aggressione contro la Siria", chiarendo che la gamma del razzo utilizzato, nel più grande attacco, in quella notte era di una gittata molto corta per essere stato lanciato dalle posizioni dell'esercito.

Nel rapporto intitolato "Possibili Implicazioni della difettosa intelligenza tecnica degli USA", Richard Lloyd, un ex ispettore delle Nazioni Unite, e Theodore Postol, professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT), hanno sottolineato che qualunque siano le ragioni di errori per quanto riguarda le conclusioni dell'intelligenza USA, dovrebbero spiegare come si sono verificati.

Fonti diplomatiche russe hanno confermato, in uno studio pubblicato lo scorso ottobre, che la provocazione attraverso l'utilizzo di armi chimiche nella zona est di Gouta è stato preparato da un gruppo speciale inviato da lati sauditi attraverso la Giordania, tale gruppo operativo in Siria all'interno della cosiddetta brigata Liwa 'al-Islam.

Sulla base di calcoli matematici, Lloyd e Postol stimano il razzo di tale aerodinamica non poteva viaggiare più di 2 chilometri. Sulla base del poligono di tiro e le posizioni dell'esercito il 21 agosto, gli esperti hanno concluso che tutti i possibili punti di lancio entro i 2 km di raggio erano in zone occupate dai terroristi.

Il rapporto ha detto che ancora rimane un mistero, il perché che quel particolare tipo di razzo che è stato utilizzato nell’attacco non è stato dichiarato dal governo siriano, come parte del suo arsenale di armi chimiche quando ha accettato di distruggere le sue armi chimiche e le loro modalità di consegna.

Gli ispettori OPCW incaricati di attuare l'accordo, inoltre, non ha ritrovato alcun razzo simile in possesso delle forze governative.
Il rapporto ha respinto le informazioni che sostengono che solo l'esercito siriano è in grado di produrre munizioni carichi con sostanze tossiche.

Egli ha sottolineato che chiunque possiede un'officina meccanica di modeste capacità in grado di produrre armi chimiche a mano.
(Fonte: Tg24 Siria)

sabato 8 febbraio 2014

Andirivieni - Scorie radioattive girano per l'Italia



Le scorie nucleari viaggiano in Italia ed anche all'estero

Ad esempio quelle di Caorso dirette in Francia su camion o treno passano nottetempo per Alessandria, senza avvertire i cittadini con piani di sicurezza. Ad esempio quelle di Trino andrebbero a finire nei pressi della centrale atomica da smantellare. Ad esempio alcune di quelle di Bosco Marengo (900 fusti. 198.000 litri) stanno per partire verso Casaccia (Roma) per poi ritornare ricompattate. Dunque i rifiuti radioattivi vanno all’estero per poi ritornare riprocessati e sempre radioattivi e/o sono immagazzinati senza protezione in depositi temporanei (cioè per sempre). 

Contro il deposito “temporaneo” di Fabbricazioni Nucleari a Bosco attendiamo la decisione del Consiglio di Stato al nostro ricorso. Analogo ricorso per Trino pende davanti al Tar del Lazio. Il deposito nazionale unico, costruito in luogo sicuro e antisismico, dove confluire tutte le scorie, avrebbe dovuto per legge essere pronto entro il 2008. 

Gli ambientalisti lo pretendono per la sicurezza e la salute di milioni di persone. I politici italiani se ne fregano del deposito nazionale. Ai politici alessandrini basterebbe che le scorie fossero definitivamente rifilate a Roma. A loro poco importa che a Sellafield (Inghilterra), che tratta appunto materiale usato anche proveniente dall’Italia, ad esempio in questi giorni siano in allarme a causa del livello di radioattività superiore alla media.

Medicina Democratica
linobalzamedicinadem@gmail.com