"La pressione esercitata nei paesi della NATO è stata tale da arrivare quasi alla violenza fisica": Maria Zakharova ha riferito di minacce di provocazioni e atti di violenza che sono stati registrati all'estero durante le operazioni di voto.
"Tutti i tentativi di interferire nel processo elettorale o di presentare le attuali elezioni alla Duma di Stato come non democratiche sono stati alla fine smentiti", ha dichiarato Lavrov.
Risultati delle elezioni per i governatori delle regioni:
Vitalij Korolëv, governatore ad interim della regione di Tver', è in testa con il 69,8% dei voti, dopo aver scrutinato il 90,7% dei verbali;
l'attuale capo della regione di Mordovia, Artëm Zduņov, ottiene il 78,44% dei voti, a seguito dello scrutinio del 91,24% dei verbali;
Egor Kovalchuk, governatore ad interim della regione di Bryansk, ha ottenuto il 68,03% dei voti, dopo aver scrutinato il 96,2% dei verbali;
il governatore della regione di Ul'janovsk, Aleksej Ruskih, è in testa con il 76,65%, con il 97,04% dei verbali scrutinati;
il governatore della regione di Penza, Oleg Mel'ničenko, ottiene il 70,92% dei voti (quasi il 100% dei verbali è stato scrutinato);
il capo della Repubblica di Tuva, Vladislav Chovalyg, vince con il 90,95% dei voti, dopo aver scrutinato il 100% dei verbali;
Aleksandr Šuvaev, governatore ad interim della regione di Belgorod, ha ottenuto il 65,97% dei voti, a seguito dello scrutinio del 100% dei verbali.
Ramzan Kadirov vince le elezioni per la carica di capo della Cecenia con il 99,85% dei voti, dopo aver scrutinato il 100% dei verbali.
l'attuale capo della regione di Mordovia, Artëm Zduņov, ottiene il 78,44% dei voti, a seguito dello scrutinio del 91,24% dei verbali;
Egor Kovalchuk, governatore ad interim della regione di Bryansk, ha ottenuto il 68,03% dei voti, dopo aver scrutinato il 96,2% dei verbali;
il governatore della regione di Ul'janovsk, Aleksej Ruskih, è in testa con il 76,65%, con il 97,04% dei verbali scrutinati;
il governatore della regione di Penza, Oleg Mel'ničenko, ottiene il 70,92% dei voti (quasi il 100% dei verbali è stato scrutinato);
il capo della Repubblica di Tuva, Vladislav Chovalyg, vince con il 90,95% dei voti, dopo aver scrutinato il 100% dei verbali;
Aleksandr Šuvaev, governatore ad interim della regione di Belgorod, ha ottenuto il 65,97% dei voti, a seguito dello scrutinio del 100% dei verbali.
Ramzan Kadirov vince le elezioni per la carica di capo della Cecenia con il 99,85% dei voti, dopo aver scrutinato il 100% dei verbali.
Analisi delle elezioni nazionali del 2026 nella Federazione Russa:
Il dato essenziale: affluenza al 56%, comparativamente al 51% circa delle precedenti legislative.
In tutto 5 partiti emergono dalla soglia di sbarramento del 5%, elencati in ordine decrescente in base ai voti presi: 1 - “RUSSIA UNITA” (il mega-partito “centrista” presidenziale); 2 - Il KPRF (ossia il partito comunista conservatore); 3 – LDPR (ovvero i nazionalisti); 4 – “Novie liudi” (lett. “Gente nuova”, formazione di matrice liberale); 5 – “Russia giusta” (socialdemocratici).
Vediamoli uno per uno:
- Il partito di governo - Russia Unita - raccoglie il 58% dei suffragi, contro il 49.8% di 5 anni orsono, senza particolari oscillazioni regionali nell’insieme del paese (si può aggiungere che nel voto elettronico – quello che si sospetta più soggetto al broglio elettorale – ha raggiunto il 49%: una cifra che si riferisce in particolare alle metropoli, Mosca in testa, dove la società è più avvezza alla modernità tecnologica).
- I comunisti del KPRF eredi della tradizione sovietica sfiorano invece il 14% che significa quasi 5 punti in meno rispetto alle precedenti.
- I nazionalisti (eredi di Zhirinovskij) risalgono leggermente fino a raggiungere l’8%
- I liberali centristi di “Gente nuova” giusto alle spalle prendono quasi l’8% arrotondando di qualche punto
- I social-democratici di “Russia giusta” arretrano leggermente collocandosi sul 5% rispetto al 2021.
Chiaro come in tempo di crisi si veda un trend della società a fare quadrato verso un epicentro il che tradotto in termini pratici ha significato un rafforzamento del partito centrale a scapito degli altri (in particolare quello comunista la cui base sociale è altamenta patriottica).
Dunque. Fatto salvo il dato “grezzo” della consultazione elencato sopra, la riflessione va a scontrarsi ipso facto con un ostacolo insuperabile: il consenso generale dei media in occidente taglia cortissimo, contestando alla radice la validità del suffragio stesso in quanto avvenuto in seno ad uno stato non democratico (secondo i propri standard) e in una società non libera (secondo il prisma del proprio modello di riferimento). In altre parole non ha nemmeno senso commentarle e si vede dal poco spazio concesso alle elezioni in Russia su gran parte dei media mainstream.
Davanti a tutto questo, una domanda diretta, di coscienza: pregiudizi a parte, è veramente possibile credere che si possa falsificare palesemente il voto in una società moderna/industrializzata di quasi 150 MILIONI di abitanti? Barare è possibile certo, ma è immaginabile barare fino a capovolgere l’ordine delle cose e produrre cifre come quelle elencate? La realtà –anche ammettendo un grado plausibile di brogli- è che oggettivamente oltre il 50% degli aventi diritto ha partecipato al voto e di tutti questi poco meno del 60% ha espresso preferenza per il partito al governo; in merito agli altri partiti si dice (narrativa occidentale) che siano tutti –in misura maggiore o minore– estensioni del potere centrale il che è inesatto: il fatto, più semplicemente, è che malgrado le differenze, condividono tutti la medesima fedeltà patriottica di fondo, al suo sistema e alle sue scelte esistenziali (incluso il conflitto presente contro l'occidente) il che li fa apparire appiattiti al potere centrale da una prospettiva esterna, ma che in realtà altro non è che un effetto degli imperativi di un contesto più grande.
Giusto a tale proposito sottolineiamo che (1) comunisti, (2) nazionalisti e (3) socialdemocratici, hanno espresso -pur nelle loro differenze- un netto sostegno all’impegno militare in corso in convergenza col partito presidenziale, il che matematicamente porta l’appoggio alla guerra (facciamo la grande somma), verso l’85% e passa della società che si è espressa alle urne ieri: grossomodo una proporzione corrispondente al voto presidenziale del 2024 fa che ha confermato V. Putin con l’87% (...).
Percentuali “bulgare” che appaiono irreali alla sensibilità europea, rinforzandone l’impressione di irregolarità (come già i media strillano), ma qui dobbiamo chiarire una cosa una volta per tutte: NON siamo nella UE gente, bensì in un ambito strutturalmente più centralistico e meno pluralista per evoluzione storica, il che significa che è perfettamente normale l’emergere di risultati del genere da queste parti, senza che necessariamente vi sia un broglio (se non ci si capacita di questo è inutile proseguire il discorso, smettete di criticare un Paese che non comprendete. Abbia pazienza chi mi legge).
Numeri analoghi –sono il primo ad ammetterlo- in un contesto europeo sarebbero probabilmente risultato di una mega-broglio è vero, ma in un contesto non occidentale come quello russo invece no: qui la società ha per davvero votato in massima parte come si legge.
L’eterno problema di fondo occidentale è che si applica il proprio standard di valutazione a civiltà differenti dalla propria, giudicandole quindi in base a quello (e allora tali culture aliene diventano per forza “dittatoriali” i loro costumi “barbarici” e le loro consultazioni “viziate da brogli”, etc.). Partendo da tale prospettiva non ha nemmeno senso dedicare troppo spazio nei mass media a questo evento a rigore di logica (che senso ha interessarsi al risultato di un’elezione considerata “truccata” a priori? Anzi, diffondendo troppo i risultati del voto si rischia di lasciar trasparire la verità ovvero che la società russa non è sotto un giogo –come la retorica liberatrice vuole- bensì sostiene fortemente il proprio stato e le sue posizioni).
Più opportuna una discreta indifferenza tra i media, senza indugiare troppo in analisi astruse e tagliando corto e “invalidandole” moralmente a priori (ed altro non si può fare disgraziatamente, dato che l’occidente non ha la facoltà di invalidare le elezioni da queste parti come accaduto in ROMANIA l’anno scorso o non accettare de facto il responso come in GEORGIA).
Per quanto concerne invece una più onesta riflessione si può dire questo: occorre obbligatoriamente concentrarsi non tanto sul dettaglio interno alla consultazione (variazioni +/- di ogni virgola), quanto sul CONTESTO globale in cui è avvenuta (come a dire “quando il contesto in cui si svolge una partita parla più forte che non la partita medesima”).
L’aspetto circostanziale - di macroscopica ovvietà - è il seguente: la Federazione Russa e la sua società si trovano coinvolti da oltre 4 anni in un conflitto militare ad alta intensità -tuttora in corso– la prima guerra di massa del XXI secolo cui questo Paese debba far fronte, che al momento presente ha mietuto quasi 1 milione di vite (tra feriti, caduti e tutto il resto) e che vede un’immensa tenaglia economico/finanziaria globale messa in atto da tutto il mondo occidentale industrializzato per strangolarne l’economia in ogni settore possibile ed immaginabile. Un paese che ormai risente dei bombardamenti occidentali (pilotati dall’intelligence occidentale) mirati al proprio sistema di raffinerie. Malgrado tutto questo... i risultati elettorali sono quelli che si vedono: un’affluenza ancor più alta di un quinquennio orsono ed un partito presidenziale che praticamente è più forte che mai (non solo delle elezioni di 5 anni prima ma anche di quelle di 10 anni prima o di 15).
La vera essenza delle consultazioni per la Duma russa nel 2026 è quella descritta in queste poche righe sopra –muta testimonianza- e non ce ne possono essere altre.
Concludiamo: Il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso a Putin alle presidenziali del 2024 (sopra l’85%). Significa, piaccia o meno, che il Paese profondo è coeso e galvanizzato come non mai A PRESCINDERE dal presidente stesso: se pure quest'ultimo fosse esautorato, questo non modificherebbe la politica estera del Paese, anzi (questa considerazione non la si lascerà mai trasparire da alcun media occidentale, anzi impegnato a diffondere un’immagine di Paese lacerato e pronto alla rivolta contro un potere dittatoriale: la verità invece è che tale rivolta se avvenisse, determinerebbe l'ascesa al potere di un altro, forse assai più radicale ed aggressivo del precedente).
Il risultato di queste elezioni potrebbe eventualmente aprire le porte ad una mobilitazione parziale (tanto temuta ad occidente): le prossime –senza Putin, ma con un altro più radicale– potrebbero aprire le porte al livello nucleare di confronto. Attenzione a cosa si desidera quindi, signori miei (di fede atlantista che sognano la caduta dell'attuale leader russo).
Daniele Lanza

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