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martedì 24 aprile 2012

25 aprile 2012 – Verso la vera liberazione dell’Italia, affrancata dalla dominazione straniera e dal pericolo di una imminente guerra

Aspettando l'alba - Dipinto di Franco Farina


Lettere inviate e ricevute

Era un 25 aprile di 65 anni fa.. ma quel giorno non aveva ancora assunto le valenze ed i significati che oggi gli vengono attribuiti… La vicinanza con gli eventi drammatici che portarono alla caduta definitiva del fascismo, avvenuta con l’uccisione di Benito Mussolini “attorno” al 28 aprile 1945, era troppo calda nella coscienza degli italiani ancora divisi psicologicamente dalla sanguinosa guerra civile.

I miei ricordi della guerra sono molto sbiaditi, anche perché quando nacqui era quasi conclusa… ma un qualcosa la ricordo, un dialogo che avvenne tra me e mio padre, una mattina in cui la mia curiosità infantile sulla potenza delle armi fu soddisfatta. Chiedevo a mio padre: “Papà cosa c’è di più potente di un fucile” – “Un cannone” – “E più forte del cannone?” “un bombardamento aereo” – “e più forte del bombardamento?” – “una bomba atomica” – “e più forte della bomba atomica?” – “più forte della bomba atomica.. c’è solo la stupidità dell’uomo”. E con ciò il discorso si concluse e compresi il significato della guerra…

Eppure nella storia umana non sempre gli uomini in armi hanno significato aggressione ed oppressione, a volte è successo che alcune comunità si dovessero difendere da aggressioni esterne. Avvenne ai primordi della civiltà, sin dalla fine del neolitico, momento in cui le pacifiche comunità matristiche furono attaccate da orde di guerrieri patriarcali che pian piano riuscirono a conquistare e dominare il mondo con la forza delle armi. Certo nelle comunità matristiche ci fu opposizione, alcuni componenti di quelle comunità -sia uomini che donne- combatterono in difesa della loro cultura pacifica e contro la prevaricazione maschilista. Probabilmente proprio dal ricordo di questi combattimenti nacque la leggenda delle amazzoni, donne combattenti di una società tutta al femminile. Ma anche successivamente in varie situazioni si poté distinguere fra aggressione e difesa. Da notare, ad esempio la strenua difesa della confederazione greca che si oppose all’invasione persiana. Oppure la difesa dei primi nuclei civili della Cina che si difendevano alle incursioni e dalle razzie dei mongoli, fra l’altro proprio questa pressione esterna contribuì a far nascere una coscienza nazionale cinese.

Ed ancora della Cina antica voglio parlare. In quella civilizzazione c’era l’usanza della coscrizione obbligatoria per la guerra di difesa e quell’antica usanza, di creare una forza nata dal popolo, è ben descritta in uno degli esagrammi del Libro dei Mutamenti, l’I Ching, un testo che si fa risalire ad almeno cinquemila anni fa. Questo esagramma si chiama Shih, che significa “esercito”. E sentite il suo significato: “Nel grembo della terra vi è l’acqua: l’immagine dell’Esercito. Così il nobile magnanimo verso il popolo accresce e nutre le masse”

L’immagine dell’esagramma L’Esercito (Shih n. 7) è molto chiara nell’indicarne il significato. Infatti nell’antichità, in virtù della coscrizione popolare, i soldati erano presenti nella società come l’acqua sotto la terra. Ed avendo cura della prosperità del popolo si otteneva un esercito valoroso. Ed ancora nel commento alla prima linea. “Un esercito deve servire in buon ordine ed armonia e per giusta causa. Se ciò non avviene incombe sciagura”.

E ritorniamo al 25 aprile. In verità la cosiddetta “resistenza” potrebbe essere vista una esemplificazione dell’esagramma Shih. Il popolo, ribellandosi, aveva costituito una forza per opporsi all’invasione tedesca. Ma non tutto è oro quel che luccica… infatti è vero che questa forza popolare combatté contro lo straniero occupante, non rappresentando comunque la maggioranza degli italiani, perché in verità questa forza “partigiana” stava aiutando un’altra invasione, quella angloamericana, che poi si affermò stabilmente ed ancora è presente sul nostro suolo patrio, in forma di nuclei armati della NATO.

Dal punto di vista della “sostanza” l’Italia il 25 aprile del 1945 si liberò da una occupazione, quella nazista pur feroce ed oppressiva, per accollarsi quella americana che comunque ha portato con sé un corollario di gravi sciagure – che non voglio qui menzionare per non fare la lagna. Però una almeno la vorrei menzionare.

Con la sudditanza ai voleri NATO e con l’acquiescenza alle sue volontà guerresche pian piano è venuta a mancare la spinta interna ed anche la “ragione” di un esercito basato sul servizio popolare. Oggi l’esercito è divenuto una forza mercenaria, mandata a combattere qui e lì sul pianeta per soddisfare le esigenze degli alleati atlantici, e che perciò non rappresenta più il “popolo italiano”.

Non sono d’accordo con il sistema corrente di delegare la “difesa della patria” (scusate l’inadatto eufemismo) ad un esercito a tutti gli effetti “privato” di forze prezzolate e di specialisti in aggressione. Credo che eventuale difesa (dico “difesa”…) della nostra terra e dei suoi abitanti non possa essere delegata a “volontari” professionisti. E soprattutto che tale difesa e salvaguardia dell’onore nazionale non possano risultare dalle continue guerre di aggressione sostenute dai nostri governi e che ledono il principio stesso costituzionale di rinuncia alla guerra.

Con le armi atomiche e chimiche di distruzione di massa, che ormai contraddistinguono il sistema militare delle nazioni egemoni, la presenza di un esercito mercenario è solo un invito all’aggressione. E la presenza sul suolo patrio di basi munite di arsenali atomici e di missili (sotto il diretto controllo alieno) non aiuterebbe assolutamente la causa della difesa della nostra patria.

Perciò sento che in occasione di questo 25 aprile 2012 è opportuno chiedere al governo la totale smobilitazione delle forze armate e l’abbandono della partecipazione alla NATO, facendo dell’Italia una nazione neutrale pacifica e permettendo, attraverso il risparmio così effettuato, di affrontare la corrente congiuntura economica.

Paolo D’Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.

lunedì 23 aprile 2012

25 aprile è festa? - John Kleeves e la verità scomoda sulla colonia Italia



(…) l’Italia ho già detto che è di Tipo A (cioè quando gli USA hanno la possibilità di imporre totalmente la propria volontà sul governo del Paese soggetto). Anzi, è il decano e il leader sia morale che politico che economico delle neocolonie USA in Europa. Se c’è un Paese europeo che fu una effettiva, totale e legittima preda di guerra degli USA nella WWII questo fu l’Italia: fu una delle due potenze dell’Asse, fece la sua guerra, la perse e fu occupata, rimanendolo sino adesso (oggi come oggi ci sono un paio di centinaia di basi militari USA sul territorio italiano, qualcuno dice solo 106).

L’Italia non ebbe neanche la fortuna della Germania, di essere in parte occupata dai Russi e di poter rinegoziare a Muro crollato. Logico quindi che l’Italia sia quello che è. Certo, la situazione non venne sbandierata ai quattro venti, anzi ci fu subito un accordo, più che per tenerla nascosta, perché non se ne parlasse. Venne inventata la Resistenza e la sua mistica, venne inventata una Repubblica e una nuova Costituzione, vennero inventati i partiti e le elezioni, con lo scopo di distrarre, ingannare, illudere. Straordinaria la classe politica italiana post 1945, selezionata con criteri assolutamente antimeritocratici, sia dal punto di vista professionale che intellettuale che soprattutto morale: largo ai peggiori fu la parola d’ordine.

Era ovvio, perché i migliori – specie i migliori dal punto di vista morale – non si sarebbero prestati, e difatti tranne le eccezioni di pochi illusi, di pochi ingenui, non si prestarono. Si trattava infatti non di fare politica, ma di fare polverone, di fare sceneggiate, di darla a bere ai connazionali, nel frattempo stornando un bel po’ di soldi pubblici per dirottarli una frazione nelle proprie tasche e il grosso verso la categoria ora dominante, quella dei Kapò.

Infatti anche con l’Italia gli USA adoperarono il loro solito sistema neocoloniale: la spartizione delle risorse locali con l’elite ricca del Paese, che in cambio mantiene il popolo tranquillo, lo addormenta e lo distrae magari con il grande spettacolo della politica parlamentare, delle sue liti, scandali, polemiche, elezioni, referendum eccetera, e all’evenienza lo reprime. In questo modo l’elite ricca del Paese diviene nella sostanza una categoria di Kapò, che in cambio di favori esclusivi controlla e reprime la massa connazionale, che viene sfruttata a piene mani. Naturalmente i kapò allo scopo assumono alle loro dipendenze una numerosa manovalanza di sottokapò, i politici, gli intellettuali, i figuranti generici, e la torma dei vigilantes, mazzieri e tonton macutes variamente addobbati.

La spartizione delle risorse nazionali italiane fra una elite traditrice in patria e gli USA è stata evidente: dopo il 1945, con una certa gradualità imposta dalla discrezione, sono scomparsi interi settori industriali strategici: aeronautica civile e militare, cantieristica navale militare, costruzione di artiglierie fisse e semoventi, industria elettronica e informatica, industria aerospaziale, missilistica, estrazione del petrolio all’estero e anche in patria (Mattei fu addirittura ucciso per ridimensionare l’Agip). Ciò era allo scopo di far importare all’Italia quei prodotti dagli USA, è evidente.

Nel contempo l’Italia era invasa di prodotti “culturali“ USA, come musica, libri e film, contro i quali non veniva posta alcuna restrizione .Clamoroso il caso della cinematografia, dove il neorealismo italiano – un filone troppo di successo anche nel mondo, dove faceva ombra a Hollywood – fu soffocato nel giro di pochi anni privandolo dei crediti cinematografici perché “il genere non andava più“.

Sistemi analoghi venivano usati anche nel settore industriale: il Personal computer fu inventato dall’ing. Perotto della Olivetti, che lo brevettò, ma in breve tempo guarda caso il brevetto finì alla IBM. La ricerca scientifica italiana fu di fatto proibita: fingendo incapacità e dabbenaggine della classe politica e sciocco baronismo della classe universitaria si evitò sempre accuratamente di renderla agibile in Italia, allo scopo di indirizzare i ricercatori italiani all’estero e nell’ambito in grande maggioranza, naturalmente, negli USA.

Attualmente ogni anno circa 10.000 giovani ricercatori italiani vanno a lavorare all’estero, direi negli USA, dove seminano i benefici industriali derivanti dalle loro scoperte, brevetti, invenzioni. E se qualche dirigente italiano si oppone a questa direttiva, a questa politica o, se si preferisce, a questi ordini americani, viene durissimamente punito, e vedasi certamente il caso dell’ex presidente del CNR Felice Ippolito. Il dottor Montezemolo in nome della Confindustria invoca il potenziamento della ricerca e sviluppo in Italia: bene, ma spero che sappia di cosa parla.

E mi piacerebbe ascoltare l’opinione in proposito di qualche ministro dell’Istruzione, di uno di quelli più votati alla“efficienza“: efficienza per chi, per l’Italia o per qualcun altro? E’ per quello che insistono tanto sull’insegnamento della lingua inglese, perché sanno che i giovani talenti scientifici sono destinati agli USA? Per quanto riguarda gli stessi ricercatori italiani all’estero, sono addirittura orgogliosi di lavorare “in America“ e per carità se possono dire “al MIT, M-a-s-s-a-c-h-u-s-e-t-t-s I-n-s-t-i-t-u-t-e of T-e-c-h-n-o-l-o-g-y “: geni forse, ma ingenui sicuramente.

In pratica, come tutte le colonie, l’Italia deve pagare un tributo annuo al padrone, sotto forma di una passività commerciale imposta per importare beni che si potrebbero fare in casa (nutro seri dubbi sulle cifre dell’interscambio Italia-USA che vengono diffuse). E questa non è solo una opinione mia: nel 1995 nel suo libro“La grande scacchiera“ lo ha addirittura ammesso Zbigniew Brezinski, l’eminenza grigia del regime USA. Il flusso di migliaia di ricercatori invece è proprio l’equivalente degli ostaggi della miglior gioventù che nell’antichità i vincitori pretendevano dai vinti.

Tutto ciò per l’Italia ha comportato e comporta la perdita di centinaia di migliaia, forse di milioni di posti di lavoro, e ha comportato certamente la compressione del salario di quelli rimasti occupati, ed è realmente sbalorditivo rilevare come mai nessun sindacalista italiano, come certamente nessun politico, abbia protestato, o almeno mostrato di aver compreso la situazione.

Tutto ciò dal 1945 alla CMB, quando la dominazione USA sull’Italia era soft. Dopo il 1990, in pratica quando si cominciò a parlare guarda caso di un sistema politico bipartitico e maggioritario, questa dominazione è divenuta hard, perché gli USA non hanno più restrizioni né remore e quello che vogliono lo prendono. E si hanno avuto le privatizzazioni, che hanno avuto e stanno avendo (occorre tempo) il classico effetto neocoloniale: sottrazione di risorse al popolo (vendita a “privati“ di aziende di erogazione, utilities, acquedotti, reti elettriche e telefoniche, centrali, rotaie e vagoni, immobili pubblici, assicurazioni, banche ecc; si parla anche di vendere a “privati“ le strade, le coste) e loro ripartizione tra l’elite di Kapò locali e le Multinazionali, Finanziarie e altre Aziende USA.

Al banchetto al momento sono fatte partecipare entità anche di altri Paesi, ma ciò cesserà al momento opportuno. E tutto, ripeto, avviene nel silenzio di politici, giornalisti, scrittori eccetera di ogni e qualsivoglia partito, anche del più marxisticamente o“nostalgicamente“ puro e intransigente: la connivenza dei sottokapò è totale.

Sto forse affermando che c’è un complotto contro il popolo italiano? Certo che sì: l’Italia è un Tipo A e la sostanza della situazione di questi Paesi è proprio l’esistenza di un complotto contro i rispettivi popoli.(…)

CHI HA VINTO LA 2° GUERRA MONDIALE? un ritornello che ha accompagnato molti commenti delle celebrazioni del 25 aprile, afferma insistentemente che il movimento partigiano da un punto di vista militare non fu rilevante che, mai l’Italia sarebbe stata liberata se non vi fosse stato l’intervento dell’esercito anglo-americano, da qui il gesto polemico di chi non a compendio ma “in alternativa” alle manifestazioni del 25 aprile si reca a commemorare i caduti degli eserciti alleati, morti per la nostra libertà.

L’affermazione è una verità banale detta, tuttavia, con intenti faziosi al fine di sminuire il ruolo della Resistenza. Se si vuole affrontare la questione da un punto di vista storico-militare, aspetto che giudico importante ma non l’elemento essenziale, bisogna allora ricordare che l’Asse nazifascista fu sconfitto con grande difficoltà, dopo sei anni di guerra; per sconfiggerlo fu necessaria una grande alleanza che faceva perno attorno a Gran Bretagna, URSS e USA. E’ evidente che il merito fu di tutti, anche se l’apporto alla vittoria da un punto di vista militare fu diverso.

Affrontando il discorso sotto questo aspetto, senza rimozioni, bisogna allora precisare che il peso maggiore della guerra al nazifascismo fu sostenuto dall’URSS, che per prima sconfisse le invitte armate tedesche a Rostov e a Mosca e che con la battaglia di Stalingrado segnò la svolta della guerra, che lo sbarco in Normandia avvenne quando l’Armata Rossa era all’offensiva dal Baltico ai Carpazi e che anche dopo il D-Day più dei due terzi della forze armate del Terzo Reich rimasero a fronteggiare l’Armata Rossa. Anche questa è una verità banale ma pressoché rimossa.


ESTRATTO DEL LIBRO “USA – Un paese pericoloso per la pace mondiale” di John Kleeves

martedì 17 aprile 2012

Lettera aperta a quell'indegno napoletano che abita a Roma..

Quanto tempo è passato....


Lettera aperta a quell'indegno napoletano che abita a Roma..

Certo, presidente Napolitano, chiederle di provare vergogna nel definire indegni gli italiani che evadono le tasse, con i suicidi giornalieri di coloro che, da veri italiani, sentono come disonore essere stati catapultati criminalmente ai margini della società, è come chiedere ad un vampiro di pentirsi per aver succhiato il sangue.

Per lei, invece, è cosa degna aver fatto il comunista con il cappuccio a stelle strisce sulla testa. È grazie a questa coerenza e sottomissione che si sente autorizzato a criminalizzare gli italiani, visto e considerato che siete stati voi ad averli messi nella condizione che, voi stessi, considerate disonorevole?

A quale evasione, lei si riferisce? A quella, per esempio, che costringe lo Stato fantoccio, che lei indegnamente rappresenta, ad acquistare titoli spazzatura dagli Usa? Oppure a quella ideologica della Fornero, prevedendo “uscite virtuose” dal
lavoro stabile e, quindi, costringere a scegliere tra il pagare “onorevolmente” le tasse oppure provvedere al sostentamento della propria famiglia?

Lei ha uno strano concetto dell'onore presidente Napolitano se non sente come disdicevole far diventare prima senatore a vita e poi presidente del consiglio colui che ha contribuito a creare la cosiddetta “crisi” facendo il “tecnico” di società finanziarie di riciclaggio di titoli spazzatura per conto degli Usa.

Oppure, presidente, ritiene più degno far lavorare la nipote alla Regione Puglia alle dirette dipendenze del presidente Vendola? Sa bene che non a tutti gli italiani è concesso questo degno privilegio, e allora ci chiediamo, con quale faccia tosta si permette di gettare discredito sugli italiani?

È facile parlare genericamente di evasione, presidente, mentre è molto più complicato entrare nel merito della questione e circoscrivere il fenomeno.

Visto che lei conosce meglio di tutti noi chi gestisce criminalmente il fenomeno dell'immigrazione , il modo in cui vengono fatti entrare sull'ex nostro territorio (ormai colonia americana), e come sono costretti a vendere illegalmente merce prodotta criminalmente in diverse regioni d'Italia, ci dica come pensa di risolvere questo problema fuori dalla retorica presidenziale?

O forse lei si riferiva a quegli italiani che, per conto della criminalità d'oltreoceano, riciclano i soldi che provengono dalla droga afgana (grazie all'attacco criminale all'Afghanistan) attraverso i centri commerciali (vere e proprie lavanderie).

Oppure si riferisce alla criminalità cinese che, oltre ridurre i propri connazionali in schiavitù, si sta impadronendo di interi quartieri italiani con sistemi che un paese “degno”, presidente, non potrebbe accettare.

Adesso, presidente, si prepari pure il discorso che terrà “degnamente” in occasione del 25 aprile parlandoci di libertà e del debito di riconoscenza verso i nostri “salvatori, un debito che stiamo pagando con il sudore e il sangue, con la sottomissione e il disonore.

Cerchi, se le riesce, di commuoversi meno ed essere più sincero verso i suoi diretti referenti di oltreoceano.

Un popolo colonizzato l'onore, presidente, lo conquista cacciando l'invasore non facendogli l'inchino.

Stefano Moracchi
(Fonte: attuazionista)