lunedì 27 luglio 2026

Quel che non vorresti sapere su Vladimir Putin...

 


Ogni tanto, nel muro compatto della propaganda occidentale, si apre accidentalmente una finestra.
E da quella finestra entra una corrente d’aria piuttosto imbarazzante.
Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea e certamente non sospettabile di simpatie per il Cremlino, il 26 maggio 2025 era ospite della trasmissione tedesca “Maischberger”.
La conduttrice le ha chiesto di raccontare la propria esperienza personale con Donald Trump e Vladimir Putin, incontrato anche nel 2018, quando Lagarde dirigeva il Fondo monetario internazionale.
La risposta sul presidente russo è stata una piccola demolizione involontaria della caricatura occidentale:
«È incredibilmente scrupoloso, attento ai dettagli, colto e informato. Quando parla con te non ha mai davanti fogli, verbali o appunti. Sa tutto a memoria».
Lagarde ha spiegato che, per incontrarlo, era costretta a prepararsi conoscendo ogni argomento 𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐞 𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚.
Perché?
«Per confrontarsi con lui bisogna sapere tutto, perché lui sa tutto di te».
𝐒𝐏𝐋𝐄𝐍𝐃𝐈𝐃𝐀 𝐀𝐌𝐌𝐈𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄.
Non pronunciata da un giornalista russo.
Non da un propagandista del Cremlino.
Non da uno dei pericolosissimi “putiniani” che infesterebbero l’Europa.
A dirlo è la presidente della BCE: una delle massime esponenti dell’establishment politico-finanziario occidentale.
Dopo anni trascorsi a presentarci Putin come un uomo isolato, irrazionale, scollegato dalla realtà e incapace di comprendere il mondo, scopriamo dalla viva voce di Lagarde che il presidente russo arriva agli incontri internazionali conoscendo i dossier nei minimi dettagli, senza bisogno di appunti e sapendo perfettamente chi ha davanti.
Un quadretto leggermente diverso da quello dipinto dai nostri specialisti del nulla: leader che leggono discorsi scritti da altri, ministri che confondono Paesi e continenti, commissari europei che ripetono formule prefabbricate e presidenti che, senza gobbo elettronico, rischierebbero di dichiarare guerra al proprio alleato.
Poi Sandra Maischberger ha domandato:
«E con Donald Trump è esattamente il contrario?»
Lagarde non ha risposto.
Ha sorriso, lasciandosi sfuggire un eloquente «Ah…».
Il pubblico ha riso.
Una pausa diplomatica capace di dire più di cinquanta vertici NATO.
Naturalmente, riconoscere l’intelligenza, la preparazione e la capacità negoziale di un capo di Stato non significa approvare automaticamente ogni sua scelta.
È soltanto il minimo sindacale dell’onestà intellettuale.
Ma nell’Occidente contemporaneo persino descrivere correttamente un avversario è diventato un gesto sovversivo.
Perché la propaganda ha bisogno di nemici rozzi, folli e incompetenti.
Il problema nasce quando quei nemici si presentano al tavolo avendo studiato l’intero dossier, mentre i nostri rappresentanti arrivano con lo slogan del giorno, il consulente d’immagine e il foglietto preparato dall’ufficio comunicazione.
E allora si comprende anche perché tanti negoziati finiscano come finiscono.
Non sempre perché l’altro bara.
Talvolta perché l’altro ha studiato.
E noi abbiamo mandato gli alunni impreparati convinti di essere i professori.
𝐃𝐨𝐧 𝐂𝐡𝐢𝐬𝐜𝐢𝐨𝐭𝐭𝐞
𝐅𝐎𝐍𝐓𝐈
• ARD/“Maischberger”, intervista a Christine Lagarde, 26 maggio 2025
• Stern, “Was Christine Lagarde bei Maischberger über Frauen und Putin sagte”, 27 maggio 2025
WEB.DE, “EZB-Chefin Christine Lagarde verrät bei Maischberger ein pikantes Detail über Putin”, 27 maggio 2025
• Cremlino, sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, 25 maggio 2018

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