mercoledì 14 settembre 2011

Sul papa ratzinger, su Gheddafi, sui crimini contro l'umanità, sulla via di mezzo

"Saltando la corda e suonando" - Disegno di Chiara Ferrara


Questa che segue è una corrispondenza fra vari amici, che condividono il senso della giustizia e della libertà epsressiva, su alcuni temi d'attualità riguardanti la morale, la politica, l'analisi degli eventi, con varie angolazioni (P.D'A).


Scrive Vincenzo Mannello:
Benedetto XVI come Milosevic , Mladic , Karadzcic e...Ghedda​fi: criminale contro l'umanità! - Questa l'accusa sollevata da una associazione statunitense di vittime di preti pedofili contro il Capo della Chiesa cattolica , apostolica , romana che , secondo molti , "non poteva non sapere" quel che combinavano moltissimi sacerdoti in tante parti del mondo . E , conseguentemente , colpevole di aver assunto la diretta responsabilità di tali crimini di fronte al mondo intero .
Cosí la proposta di cattura e processo al famigerato Tribunale dell' Aja , che gli Usa non riconoscono , fa il paio con quelle , già eseguite , di Milosevic , Mladic , Karadzic e con quella di Gheddafi , prossima alla soluzione (secondo i giudici) . Cosa aggiungere a commento ? Si potrebbe scrivere....ben gli sta ! Sia per il continuo riconoscimento della "responsabilità oggettiva" compiuto dalla Chiesa nei confronti di vari personaggi storici (sempre dopo che avevano perso) nel corso dei secoli . Sia per la glorificazione dello stesso Tribunale dell' Aja quando si è trattato di giudicare e condannare (a senso unico) persone non gradite alla parte vincente Nato in primis e secondo il modello "Norimberga" .
Ma , come già fatto per gli altri , chi giudica il Tribunale dell' Aja una tragica buffonata costruita da quanti vogliono processare i vinti ed i deboli tralasciando forti e vincenti , non può che prendere le difese di Benedetto XVI . E' vecchio , stanco , alle prese con uno dei peggiori periodi vissuti globalmente dalla Chiesa . Non risulta sia pedofilo o che abbia "coperto" legalmente qualcuno . Quanto alle "responsabilità" morali ribadiamo che non possono essere giudicate dalla giustizia "terrena" . Tantomeno da quella abusivamente erogata all' Aja ! Lascino perdere Benedetto XVI e , mentre che ci sono , pure... Gheddafi !

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Risposta di Paolo D'Arpini:
“Mah... mah... Caro Vincenzo... Nel mondo esistono due poteri economici molto forti, il primo è rappresentato dalle banche mondiali rette da finanzieri ebrei ed il secondo è la banca del vaticano, questi due poteri sono in lotta antagonista per accaparrarsi il dominio del mondo… forse stanno vincendo a livello mondiale gli ebrei… ma il vaticano controlla ancora (almeno in parte) i paesi di matrice cattolica, come appunto l’Italia... Tutti i politici che hanno fondi sozzi da riciclare, tutti i mafiosi e collusi, tutti i commercianti di morte, etc. hanno depositi ed investimenti nella banca del vaticano… Lo IOR papalino riesce ancora a mantenere il suo segreto bancario…. Ed è quindi l’unico potere economico competitivo contro le banche mondiali possedute dai grandi finanzieri ebrei. Insomma noi siamo fra l’incudine ed il martello… e la decisione di ricorrere all'Aja per i delitti di pedofilia  passati sotto silenzio dal vaticano rientra forse in questa strategia di lotta fra grandi potentati della finanza mondiale… Ma sul vaticano vogliamo aprire gli occhi fino in fondo? Allora guardiamo bene e scopriamo che il sepolcro non é vuoto ma contiene un cadavere putrescente da circa 2000 anni… che viene imbellettato da orde di necrofili avidi di mantenere il loro potere temporale… Tempo fa qualcuno mi ha riferito che in una trasmissione hanno parlato in TV di Satana, dicendo che il demonio esiste, e che i preti pedofili sono posseduti da Satana e quindi vanno esorcizzati. Ma forse bisogna dire che non v’é differenza fra l’esorcista e Satana, già da tempo uniti, essi abitano insieme proprio lì…”

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Commento di Andras Kocsis:
"In merito alla denuncia di papa Ratzinger al tribunale dell'Aja. Bravo Vincenzo! Pettinando, pettinando i nodi? Un po' come NURNBERG. Dal loro "altissimo morale"(?) i vincitori hanno condannato i tedeschi per "Crimini Contro Umanità". Benissimo! Peccato però che dopo anche loro sono andati fare il loro "turno" in Algir, Vietnam, Belfast, Afghanistan.. facendo a loro volte peggio. Forse solo i "dimensioni" erano diversi ma per i morti ammazzati che differenza fa? Mi sembra capire che quello che sta succedendo con i prigionieri nelle galere americane a Guantanamo,,, con i livelli di sofisticazione delle torture, hanno gran lunga superato, l'arte dei loro "colleghi " tedeschi” - Ed ancora commenta alla mia risposta sui trucchi diabolici vaticani: “Anche questo è vero. Non parlando del metodo con quale hanno diffuso ("amorevolmente") questa dolce fede! Mi ricordo un nome,un sant'uomo particolarmente attivo, Ignazio di Loyola. Slobo (Miloscevic) Ghedi (Per gli amici) Karazdic ed altri "criminali" (minori) ancor'oggi potrebberò chiamare: Maestro!”

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Altra lettera di Vincenzo Mannello:
"Caro Paolo, dato che tengo in gran considerazione le cose che scrivi ti invito ad esporre sempre le tue opinioni su quel che scrivo . Meglio se accompagnate da innegabili fatti , come sotto esposto . Però il bello è che la penso in generale come te sul Vaticano e quanto scrivo (e faccio) lo comprova . Tranne che non sia riuscito a rendere bene quel che ho scritto e messo sul sito , anche con l' accostamento delle foto , non credo di essere stato tenero con la Chiesa istituzione e con il Tribunale dell' Aja (il vero bersaglio) Ed il riferimento finale a lasciar perdere Gheddafi mi sembra dimostrarlo . Infine , seriamente , cerco di non usare mai due pesi e due misure . Pertanto difendo pure , in questa occasione , Benedetto XVI . Fammi sapere cosa pensi della presente. Ti abbraccio"

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Replica di Paolo D'Arpini:
"...vedi, caro Vincenzo, la via di mezzo che mi sono imposta è ardua e talvolta mi crea fastidi a destra e sinistra.. Però su alcuni punti ho le idee abbastanza chiare. Ovvero: non vale la pena riportarsi ad un passato che non potrà tornare, fra i vari mali scelgo sempre il minore, cerco di promuovere pensieri ed azioni che possano far crescere il desiderio di libertà e giustizia.... A volte sembra che tali fini vengano traditi, qui e lì, eppure un sottofondo resta, soprattutto per avvicinarmi il più possibile a ciò che è attuabile e non idealistico... Comunque riconosco sempre la sincerità negli altri e questo mi giova molto, soprattutto se anche gli altri riconoscono la mia....

martedì 13 settembre 2011

Spiritualità Laica: "Per un momento di silenzio...."



In questo momento storico in cui assistiamo ad un “clash! fra varie culture, mi son trovato a mediare le opposte visioni e le opposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza è sempre quella di separare nel nome di una ideologia, di una religione. Ciò che avviene in medio oriente fra ebrei e musulmani, avviene anche nel resto del mondo, le contrapposizioni ideologiche si manifestano a livello planetario.

Buddisti contro scintoisti, cristiani contro pagani, destri contro sinistri, etc. etc.

In Italia e nel mondo oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli o verso lo yoga o tendenze new age e neopagane.

Di queste nuove espressioni di pensiero ne abbiamo già discusso in precedenza, ed io cerco sempre di accogliere tutto bonariamente con spirito laico e sincretico, ma in questi giorni in cui spesso ho ricevuto email collettive, sul tema religioso, ho notato a tratti alcune devianze un po’ deliranti.. in cui le accuse verso "altre" religioni o posizioni "di spiritualità laica" erano anche motivo di separazione e di spaccatura nel significato di comune appartenenza della specie umana (che spesso è il discorso anche di parecchi cosiddetti “razionalisti” oltre che di "credenti" ben definiti...)

Tempo fa nel nostro gruppo teatrale, il Cinabro di Calcata, stavamo facendo le prove di tre atti unici di Jean Tardieu, un autore dell’assurdo, ed io mi trovavo a dover incarnare la parte folle e pretenziosa di un professore che ha fatto dell’istruzione libresca e della cultura una sorta di roccaforte per ergersi al di sopra dell’umanità… Questo succede a tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un “loro” vangelo ed è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione od ideologia, i padri della chiesa, i maestri della fede ed i docenti supremi della verità.

Ecco la mia riposta ai professori della fede (o della non fede): Cari professori, non sarete mica fessi (nel senso di spaccati), spero..! Queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto religioso (o ateo), non hanno senso alcuno, come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile? Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un’animista prolificano; prendete un ebreo se lo accoppiate con una taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano….

Tra l’altro i musulmani, che sono furbi, l’avevano già affermato “indirettamente” che non c’è differenza alcuna, infatti hanno insegnato che tutti i figli nati da un musulmano sono musulmani (anche se hanno un genitore diverso) e tutte le donne che si accoppiano con un musulmano vengono assorbite nella “religione”.

Le religioni e le fedi sono solo etichette messe lì da “satanasso” a creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini separativi…. e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri… ed in questo ovviamente sono bravissimi anche i cristiani, i musulmani, gli ebrei, gli atei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti… e tutti quelli che spaccano l’umanità in nome di un “nome”

Sursum corda….. Esseri Umani



Paolo D’Arpini

Comitato per la Spiritualità Laica
Vicolo Sacchette 15/a - Treia (Macerata)

lunedì 12 settembre 2011

Roma, settembre 2011 - Verità sulla morte di Luigi Marinelli




"Sul Corriere della Sera, il 10 settembre 2011, è uscito questo articolo :
"Picchia la madre e muore La famiglia accusa la polizia
La denuncia Il fratello: gli sono state rotte 12 costole, lo ha dimostrato l'autopsia Aveva lesioni al fegato

ROMA - Una lite tra madre e figlio esce dalle mura domestiche per concludersi con un morto. Era lunedì scorso ma solo ora, con i risultati dell' autopsia in mano, i familiari denunciano. Sostengono che Luigi Marinelli, 49 anni, malato di schizofrenia, invalido civile (con pensione d' infermità), un passato da tossicodipendente, è stato pestato «dalla polizia come Cucchi e Aldrovandi». Dice il fratello Vittorio: «Quel giorno Luigi era su di giri. Per la prima volta ha alzato le mani su nostra madre, è vero. Ma dico che contro di lui gli agenti hanno usato metodi violenti». Chiamati a spegnere la lite fra una madre di ottant' anni e un figlio di quasi cinquanta (litigio per soldi: lui aveva speso diecimila euro in tre settimane e ne chiedeva altrettanti, lei rifiutava), quattro poliziotti del commissariato di zona rischiano ora una denuncia per omicidio colposo. Vittorio Marinelli, avvocato civilista, uno dei fratelli della vittima, quel lunedì c' era. Arrivato a discussione già iniziata. Quando sua madre aveva telefonato al 113 per evitare il peggio e gli agenti erano in salotto. «Due volanti. In casa c' erano tre poliziotti parlavano con mio fratello tranquillamente. Cercavano di farlo ragionare. Ho apprezzato. Gli dicevano: "Ma come, noi guadagniamo 1.300 euro al mese e tu ne butti via diecimila in pochi giorni?" Ma poi, quando Luigi ha detto di voler uscire di casa, con in mano l' assegno che a quel punto mia madre gli aveva firmato, loro lo hanno bloccato. Sono arrivati i rinforzi. È subentrato un quarto agente dai modi bruschi. Lo hanno ammanettato con la forza spingendogli il viso contro la porta. Lui era cianotico: "Toglietegli le manette", gli abbiamo detto, ma non si trovavano le chiavi e il tempo passava. Mio fratello stava soffocando». La procura ha aperto un fascicolo, ma sarà la consulenza medica a stabilire le eventuali responsabilità. Intanto l' esito dell' autopsia, secondo il legale di famiglia, Antonio Paparo, parla di dodici costole toraciche rotte. Grossolano tentativo di rianimazione? Possibile, filtra dalla procura. «Chiedevano: "Come si fa?, come facciamo?"», racconta Marinelli. In attesa dei risultati della perizia madre e fratello dell'uomo sono stati già ascoltati dal pm Luca Tescaroli. Ma il legale Paparo dice che il verbale dell' autopsia è già di per se sufficiente: «È stato picchiato e qui c' è il referto. Lesioni al fegato e un' emorragia interna. Marinelli è stato pestato»."

Ci sono delle imprecisioni, in questo articolo, ma, rispetto ai primi articoli, che parlavano di un tossico che aveva aggredito la madre per poche decine di euro e di una morte in ospedale, è già un passo avanti.

LUIGI FEDERICO, INFATTI, E’ DECEDUTO DURANTE LE OPERAZIONI DI IMMOBILIZZAZIONE E L’APPOSIZIONE DELLE MANETTE EFFETTUATO DAGLI AGENTI DELLA PUBBLICA SICUREZZA INTERVENUTI SUL POSTO e non MENTRE UN’AMBULANZA LO STAVA TRASPORTANDO AL SANT’EUGENIO.

Gli agenti si sono comportati in modo umano e amicale con il povero Luigi per l’intero periodo durante il quale si sono trovati all’interno della sua abitazione IN ATTESA CHE ARRIVASSE LA GUARDIA MEDICA PER UN EVENTUALE TSO.

Luigi Federico Marinelli, invero, era schizofrenico, e non tossicodipendente, pur essendolo stato in passato, in quanto assumeva stupefacenti, in particolare hascisc, e cocaina non in modo tale da essere dipendente. Non era neanche pericoloso.

NON E', INFATTI, VERO, CHE ABBIA PICCHIATO LA MADRE. E', invece, vero, che l'ha spintonata.

Allo stesso tempo, occorre precisare che Luigi aveva ottenuto un risarcimento danni da un'assicurazione per 20.000 euro e che, in 20 giorni, offrendo a destra e manca, in quanto affetto da prodigalità, aveva sperperato 10.000 euro.

Per questo, aveva chiesto alla madre, salvo poi cambiare idea, di custodirgli i 10.000 euro rimasti salvo poi cambiare idea.

Una volta ottenuto l'assegno, è andato alla porta di casa e ha preteso di uscire per recarsi a un appuntamento con la fidanza senonché, giustamente, stante lo stato comunque di ipercitazione, gli agenti gli hanno impedito di uscire, dapprima con le buone e solo dopo che Luigi si è inalberato, immobilizzandolo in tre, trattenendolo al suolo, in modo energico e con delle tecniche di immobilizzazione che sono sembrate subito essere eccessive.

A questo punto, un quarto poliziotto ha apposto le manette alla schiena di Luigi il quale si è subito arrestato, forse proprio perché è morto in quel momento divenendo subito nero in volto.

A nulla è servita l'implorazione agli agenti di chi ha assistito all'evento: “levategli le manette, non lo vedete che sta male?” ricevendo, questi, per tutta risposta, l’affermazione che sapevano come si fa o cose del genere.

Dopo pochi minuti, che in quel caso sono un'eternità, mentre, gli agenti si sono resi conto della gravità della situazione e hanno tentato di levargli le manette, inutilmente perché non trovavano le chiavi dimodoché sono stati costretti a chiedere di intervenire ai colleghi di sotto, che aspettavano davanti al citofono.

Saliti al terzo piano, non riuscivano a entrare in quanto la porta era bloccata da chiavistelli.

Solo una volta entrati, un agente aveva la chiave delle manette appesa con un laccio al collo ed è riuscito ad aprire le manette.

A quel punto, la respirazione bocca a bocca è stata praticata dal fratello mentre un agente tentava il massaggio cardiaco ma inutilmente in quanto, come detto, il povero Luigi è morto, forse proprio al momento dell’immobilizzazione, speriamo per un infarto.

SOLO ALLORA, DOPO OLTRE UN’ORA , E’ ARRIVATA LA GUARDIA MEDICA.

Forse, quella tecnica di immobilizzazione non andava fatta e, soprattutto, non andavano apposte le manette. Luigi era schiacciato addosso alla porta e non disteso a terra. Non aveva i denti, dato che portava la dentiera, e la lingua potrebbe averlo soffocato, con il che si spiegherebbe il colore nero al volto subito percepito. Le contrazioni non si sono percepite perché era immobilizzato.

Luigi era una persona simpatica, attorniata perennemente da una corte di miracoli, formata da ragazzi con analoghi problemi mentali, che, però, non avevano mai fatto male a nessuno, tranne a noi parenti che dovevamo sopportarli.

Erano conosciuti da tutto il quartiere, dove passavano il tempo a bere birre peroni e a fumare MS.

Chiediamo di conoscere la verità su quali sono le cause della morte.

Vittorio Marinelli

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Che la verità, sui fatti denunciati, prevalga.. è il mio auspicio sincero!
Paolo D'Arpini

Joe Fallisi e le verità altre dell'Islam su Gesù, Maria, i santi, il paradiso, le vergini... - Con commenti di Enrico Galoppini e Giorgio Vitali




Secondo l'Islam "Gesù", non figlio di Dio ma solo suo profeta ("'O Gente del Libro! non siate stravaganti nella vostra religione e non dite di Dio altro che la verità! Che il Cristo Gesù figlio di Maria non è che il Messaggero di Dio, il suo Verbo che egli depose in Maria, uno Spirito da lui esalato. Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: Tre! Basta! E sarà meglio per voi! perché Dio è un Dio solo, troppo glorioso e alto per avere un figlio! A lui appartiene tutto quel ch'è nei cieli e quel ch'è sulla terra, Lui solo basta a proteggerci!' (Cor., IV:171)", http://it.wikipedia.org/wiki/Gesù_nell'Islam; "Allah è Uno e l'Unico degno di adorazione", http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_e_Islam), come per la corrente cristiana eretica docetista (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Docetismo) che da Marcione giunse fino ai Catari, NON morì sulla croce ("'Hanno detto: Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, messaggero di Dio, mentre né lo uccisero né lo crocifissero ma così parve loro ... ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio.' (Cor., IV:157-158)", http://it.wikipedia.org/wiki/Gesù_nell'Islam). Ora, questo rifiuto radicale, inequivoco e definitivo di ogni possibile "incarnazione" divina e successiva auto-immolazione "salvifica", morte e "resurrezione" segna l'inconciliabilità assoluta della fede islamica con quella cristiana e in specie col cattolicesimo, di cui nega le basi stesse ("Se Cristo non è risorto vana è la nostra fede", I Corinzi 15:17).

Oltre a tutto ciò significa pure che agli occhi di un buon maomettano NON esiste nessun "popolo deicida" da colpevolizzare e su cui si debba, nel caso, infierire. E spiega anche perché l'Islam si sia rivelato nella storia incomparabilmente meno latore di persecuzioni rispetto ai cristiani ufficiali e alle stragi abominevoli che essi compirono in nome dell'"amore" e della "passione" di "Cristo". 'Sti pazzoidi tirannici volevano "redimere" l'umanità, che però non si era mai sognata di chiederglielo.

Nell'ottica dell'Islam, d'altronde, neppure il "peccato originale" (proprio per mondare l'uomo dal quale sarebbe disceso sulla Terra e si sarebbe immolato l'Uomo-Dio del cristianesimo) ha alcuna realtà. "Nella religione islamica è assente il concetto di eredità della colpa, perché ognuno è responsabile del proprio peccato. Secondo l'Islam il peccato originale sarebbe solo un errore commesso da Adamo ed Eva, ma essi si sarebbero pentiti e quindi perdonati da Dio, senza che il loro sbaglio si ripercuotesse sul genere umano." (http://it.wikipedia.org/wiki/Peccato_originale); "E' necessario dire che nel racconto coranico della creazione dei primi esseri umani è assente un dettaglio come la creazione di Eva dalla costola di Adamo.

Nell'Islam, perciò, nessuno poneva domande riguardo al fatto se la donna è un essere umano e se possiede un'anima, questioni che i cristiani discutevano nei loro concilii. L'antropologia coranica non era terreno fertile per un tipo di conclusioni sulla forma metafisica secondaria della donna come le seguenti: se Adamo fu creato prima di Eva la donna dovrebbe stare sempre zitta, non può insegnare, come vien detto da San Paolo, non può essere testimone, non può giudicare, come disse Sant'Agostino. Secondo uno degli Hadith, Eva fu creata insieme ad Adamo ed era sua sorella gemella.

Nella tradizione musulmana ci sono al riguardo altre leggende che riproducono la versione biblica della creazione di Eva dalla costola di Adamo. Ma in bocca al Profeta questa leggenda assume un altro senso, che non è diretto contro la donna, ma in sua difesa: 'Ella è creata dalla costola incurvata e, per questo, volendo tenerla più dritta, potrebbe succedere che la si rompa'.

Non vi sono ragioni per l'antifemminismo nella storia coranica del peccato dei primi esseri umani. Non c'è alcuna traccia del ruolo di Eva come la prima a violare la proibizione divina di mangiare il frutto dell'albero, né del fatto che ella per prima abbia ceduto alle tentazioni di Satana. Ancora più sostanziale è, dal punto di vista della prospettiva umanista, il modo in cui la tradizione islamica sminuisce il significato del peccato originale e lo riduce solamente ad un piccolo errore.

Adamo, secondo il Corano, semplicemente dimenticò il Testamento Divino e poi si pentì. Dio accettò la sua penitenza, 'E lo avvicinò a sé e lo indirizzò verso la retta via'. La fuga di Adamo ed Eva dal Paradiso può esser vista non come un castigo, ma come una possibilità data all'uomo di guadagnare col suo lavoro sulla terra il paradiso della vita futura. Come si vede, all'Islam è completamente estranea l'idea del peccato originale come il grande crimine che cambiò sostanzialmente l'integrità degli uomini e che, in particolare, li privò della somiglianza con Dio, così come gli è estranea l'idea della responsabilità che tutte le generazioni future devono sopportare. Secondo gli studi islamici, l'essere umano è per sua natura innocente: non solo nasce puro, senza peccato, ma anche credente, e si trasforma in qualcosa di differente solo sotto l'influenza dell'educazione e dell'ambiente. Il Corano non contiene informazioni sui castighi conosciuti, ai quali, secondo il racconto biblico, furono sottoposti i primi uomini e, successivamente, i loro discendenti come conseguenza del peccato originale.

In particolare, secondo l'Islam, 'guadagnarsi il pane col sudore' per mantenere la propria famiglia, non è il castigo per il peccato originale, ma è, al contrario, una delle azioni più devote. Ciò viene espresso nei detti del Profeta: 'Ci sono altri peccati, per redimere i quali si può solamente guadagnare il pane di ogni giorno' o, secondo un'altra versione: 'grazie al lavoro, mantenere la famiglia'.

Anche 'partorirai i tuoi figli nel dolore', non è un castigo per Eva e, con essa, per qualsiasi donna in generale, ma al contrario, si tratta, secondo l'Islam, di uno degli atti più grandi di autosacrificio. Secondo il Profeta, il Creatore stabilì che ogni qual volta una donna soffre durante il parto, si tiene conto delle sue sofferenze e verrà poi premiata come una martire divina. Se il parto è andato a buon fine, le vengono perdonati tutti i suoi peccati precedenti, anche se sono stati molti, anche se sono tanti quanti la schiuma del mare. Inoltre, se una donna muore durante il parto, viene considerata una martire e starà in Paradiso fino all'ultimo giorno, quello della resurrezione, quando potrà riunirsi a suo marito, superando, per di più, per settanta volte le donne del Paradiso, le vergini.

La glorificazione della donna madre trovò la sua più chiara incarnazione in queste altre parole del Profeta: 'Il Paradiso si trova sotto i piedi delle madri'. (...) Affermando l'erotismo amante della vita, l'Islam respinge il timore davanti alla carne e il rifiuto della vita sessuale come peccato, come macchinazione del Diavolo. 'Quando i coniugi si accarezzano', dice il Profeta, 'Dio li guarda con uno sguardo pieno di bontà'. Il tratto umanista dell'etica sessuale dell'Islam consiste nel sottolineare la parte della donna nelle relazioni intime come soggetto in condizioni di eguaglianza. E' obbligo del marito essere attento alla soddisfazione dei desideri sessuali della moglie. In una delle lezioni del Profeta si dice: 'Non gettatevi sulle vostre donne come fanno gli animali, costruite un ponte fatto di dolci parole e di baci'. L'Islam non diffondeva tra i suoi credenti una visione apocalittica, basata sul timore costante di prossime catastrofi. Se pure viene sottolineato il carattere ineludibile della fine del mondo, viene anche detto che 'Bisogna sforzarsi in questa vita come se essa fosse eterna'. Uno degli aspetti dell'umanesimo musulmano è relazionato con un modo speciale di amare l'essere umano, la bontà divina. 'Nel nome di Dio, benevolo e misericordioso', con questa formula si apre il Corano ed ognuno dei suoi cento quattordici capitoli. Il Dio coranico si propose di essere misericordioso.

Terminata la creazione delle creature, dice uno degli Hadith, il Creatore scrisse queste parole e le mise sul suo trono: 'La mia misericordia è più grande della mia ira'. In un altro Hadith si dice che Dio, dopo aver creato la misericordia, la divise in cento parti uguali. Una di queste parti la distribuì fra tutte le creature ed è per ciò che ogni tipo di amore, affetto, pietà e compassione sono parte di questo mondo. Le altre novantanove parti Dio le tenne per sé e le distribuirà fra la gente il Giorno del Giudizio Finale. Dio può perdonare tutti i peccati senza eccezione, si dice nel Corano. Solamente chi ignora la dottrina non crede nella Misericordia Divina: 'Giuro su di Lui, che ha in mano la mia anima', disse una volta il Profeta, 'che, se voi non commetteste peccati, il Supremo creerebbe altri affinché pecchino, si pentano e ricevano il suo perdono'. La rivelazione più chiara dell'amore di Dio per la gente e della sua indulgenza consiste nell'ordine da Lui stabilito, in base al quale tenere il conto delle azioni. Se l'uomo ha l'intenzione di commettere un atto buono, esso viene contato come un atto buono. Se l'uomo porta a termine questo atto buono, esso vale da dieci a settecento atti buoni. Se l'uomo ha intenzione di commettere un'azione cattiva, non se ne tiene conto. Dopo che l'azione cattiva è stata commessa, essa viene conteggiata solamente come una azione.

Inoltre, un peccatore pentito può sempre contare sul perdono divino, come disse il Profeta: 'Dio si rallegra di più per la penitenza del suo schiavo che tu del ritrovamento insperato di una cosa persa'; 'A chi si avvicina a Dio di un passo, Dio gli si avvicinerà di cento passi; mentre uno si dirigerà al suo incontro camminando, Dio lo farà correndo'. Non è mai tardi perché un peccatore si diriga a Dio per chiedere il Suo perdono.

Inviando Adamo sulla terra Dio gli promise: 'Non chiuderò mai le porte della mia Misericordia davanti alla penitenza dei tuoi discendenti, anche quando si pentissero solo nell'estremo istante'. Tuttavia il peccatore che non ha trovato il tempo di pentirsi durante la sua vita non deve perdere le speranze di salvazione, poiché coloro che, nel giorno del giudizio finale, saranno condannati alle sofferenze dell'inferno possono contare sull'aiuto degli angeli, dei profeti, dei saggi, dei martiri, compresi gli abitanti 'semplici' del Paradiso. Va fatta una speciale menzione per il diritto dato ai bambini di difendere i propri genitori. Il bambino innocente, il quale ha la salvezza garantita, desisterà dall'andare da solo in Paradiso.

Perciò, aggrappandosi alle vesti dei genitori, condannati per i loro peccati, li porta con sé in Paradiso, con il permesso di Dio. Anche quelli che vanno all'inferno, dopo aver scontato le proprie colpe di peccatori, vengono fatti uscire da lì. Questo felice finale spetta per primi ai musulmani - nel senso stretto della parola, i seguaci di Muhamad - e in un senso più ampio, ai monoteisti in generale. Poi, a tutti coloro che hanno una briciola di fede nel cuore; e, infine, secondo l'opinione di quasi tutti gli interpreti del Corano, a tutti i peccatori che abitano nell'inferno. Nessuno deve disperarsi. Tutti possono sperare nel perdono, inclusi gli ultimi peccatori e il nemico acerrimo di Dio, Satana. Non è forse detto nelle Scritture: 'La mia pietà è universale'?" (http://www.dialogo.org/docs/islam1.htm).

In realtà il Corano, se anche viene a "completare" le Rivelazioni precedenti, di fatto conduce alla loro abolizione (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_e_Islam).

Le sinistre favole (auto)punitive giudaicocristiane si dissolvono perdendo il loro potere ricattatorio-persecutorio. L'Islam è altra cosa, diversa e superiore, rispetto alle altre due "religioni del Libro". E così Allah il misericordioso NON è l'Arconte tribale e mostruoso della Bibbia (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/87073).

L'umanità viene sgravata di un enorme peso. Proprio questa effettiva alterità costituisce una delle cause più profonde dell'odio radicale nei confronti dei musulmani.

Come si sa, nei litolibri questi ultimi appaiono come i successori del "figlio della serva" (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Ismaele, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/84581).

Motivo in più perché un giorno, Inshallah, si liberino di questo fardello di pietra delirante.

Joe Fallisi - flespa@tiscali.it

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Commento di Enrico Galoppini: “Buongiorno a tutti,
figuriamoci, nel tasawwuf (Sufismo) si afferma una massima ben nota: "as-sûfî, ibn al-waqt" ("il sufi è figlio dell'istante"); pertanto si ha ben chiaro nei circoli islamici dediti alla contemplazione quanto conti l'esser presenti a se stessi, nel presente, e vivere appunto nella più totale "consapevolezza" del tempo che si vive, senza 'fughe in avanti' dove non è necessario.

Ma questo non esime dal porsi domande sul "destino ultimo", dopo la morte.
Il "mondo moderno" è caratterizzato essenzialmente dalla rimozione del "problema della morte", su questo non c'è dubbio. Da ciò discende il fatto di non prepararvisi adeguatamente. Come penserà di superare le dure prove che lo attendono dopo il trapasso colui che per tutta la vita s'è completamente immerso nel "mondo"? Gli mancherà terribilmente... e allora vorrà "tornare"... questo volevo dire col precedente messaggio.

Quanto al "pensiero greco" non vorrei che lo si usasse a mo' di "elogio del razionalismo", perché se è per questo anche la civiltà islamica ha avuto fior fior di "filosofi", i quali però non hanno costruito dei "sistemi" conclusi come i 'filosofi' moderni, i quali proprio per questo si sono messi perennemente uno contro l'altro, senza mai pervenire a nulla! I "filosofi" greci, che "filosofi" in senso moderno non erano affatto, sono rispettati e studiati da sempre in ambito islamico, tant'è che di Aristotele e Platone di dice Sayyidunâ (nostro signore) Aristû e Sayyidunâ Iflatûn!

Quanto alle "radici dell'Europa", ammesso che le terre dall'Atlantico agli Urali delineino una "civiltà" con caratteri omogenei, la questione è oziosa, perché ciascuno ci può infilare quel che più gli aggrada: si pensi alle "radici giudaico-cristiane" dei vari Casini e Buttiglione, del resto non messe in discussione da nessun politico di rilievo.

Per quanto riguarda il "sole" e la "natura", certo sono "viventi", nel senso che vivono effettivamente, e non sono né, il primo, una palla di fuoco né, la seconda, un'idea più o meno "ecologista"; ma non sono il Principio che ha creato tutto, anche il sole e la natura. Nel Corano si sostiene che alla "fine dei tempi" anche la Terra, che i "moderni" hanno violentato oltre ogni limite con la fisima dello "sviluppo", testimonierà al riguardo degli uomini... Perciò è chiaro che anche la Terra "vive" e ha un'anima, solo che oggi di queste relatà è stata fatta un'idea "laica" di tipo ambientalista ("Gaia" ecc.).
Un'ultima cosa, vorrei capire: a parte che non ha alcun senso cercare "inconciliabilità assolute" (è assurdo di per sé perchè tutto, nel mondo, è in qualche modo legato), chi rivendica "radici germaniche" e simili che cosa fa di concreto per "evolversi", "migliorarsi", "conoscere", "prepararsi al dopo"? Segue una tradizione "odinica"? Letta sui libri? Oppure esiste una catena di trasmissione di questa sapienza in grado di dare una conoscenza effettiva?

A proposito di "sapienza", non lo si ricorda quasi mai, ma "Sûfiyya", altra denominazione del Sufismo - anzi la più precisa, perché "tasawwuf" descrive l'attività dell'aspirante sûfî - suona esattamente come "Sofia", pertanto a buon intenditor poche parole!

Un saluto a tutti, senza alcun astio verso nessuno, sia chiaro! Almeno il sottoscritto cerca di "dialogare", non di "convincere" né soprattutto di "polemizzare" per accresscere, in fondo, solo il suo ego.

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Commento di Giorgio Vitali:

L'argomento in oggetto, come è ovvio, richiederebbe una lunghissima trattazione. Ma.... come si sa... argomenti di questo tipo possono essere affrontati SINTETICAMENTE, anche perchè, se si è all'altezza di CENTRARE il problema, o l'ORIGINE dello stesso, è poi anche facile arrivare alla deduzione necessaria. A questo punto è sufficiente legare fra di loro tutti gli aspetti STORICAMENTE rilevabili. Pertanto, se il PUNTO di partenza è l'ORIGINE ideologica della religione in questione, e questo è riscontrabile STORICAMENTE ( geografia+ eventi politici+opportunità belliche) è anche facile la COMPRENSIONE.

Non è una novità che elemento essenziale dell'islamismo sia il monofisismo cristiano. ( Concezione cristologica che riconosce UNA SOLA NATURA nell'unione di divino e umano nel CRisto.). Il primo monofisita fu Apollinare di Laodicea nel IV secolo ( apollinarismo). La credenza monofisita più nota prese le mosse da Cirillo d'Alessandria ( quello che fece martoriare, ovviamente assieme a chissà quanti altri, Ipazia). Per Cirillo, che intendeva COMBATTERE Nestorio, e quindi il nestorianesimo, era possibile distinguere le due nature PRIMA DELL'UNIONE, ma una sola DOPO L'UNIONE. ( Domanda non proprio impertinente: ma costoro NON avevano altro da fare????????)

Il monofisismo venne riproposto in forma più aggressiva da EUTICHE, dopo il concilio di Efeso, il quale negava del tutto l'umanità di Gesù. Il Concilio di Calcedonia nel 451 ( notasi: a quattrocenticinquantunanni dalla presunta nascita di Gesù) ribadì la DOPPIA NATURA nell'UNICA PERSONA DI CRISTO e condannò definitivamente il monofisismo. Tuttavia, molte comunità cristiane continuarono a professare questa fede, ed alcune permangono tuttoggi sotto la forma di CHIESE ORTODOSSE CRISTIANE. ( Tralasciamo, per brevità dei tempi disponisbili, le lotte e le stragi connesse con la definizione della Madonna come madre di Dio, da cui, per necessità di logica, l'immacolata concezione e la salita al Cielo in epoca indefinibile. Resta peraltro, conservata in una teca preziosa, in una chieda della Toscana, la cintura che la Madonna consegnò ad un apostolo mentre stava decollando da questa terra di dolore.)

La rivoluzione islamica, che coinvolse soprattutto le popolazioni cristiane monofisite, stazionanti nelle zone conquistate da Maometto, mentre ERA ANCORA IN ATTO LA DEFINIZIONE DOTTRINARIA DEL CRISTIANESIMO, ebbe con facilità l'acquisizione di queste popolazioni, sulla base di un SINCRETISMO, caratteristica essenziale di TUTTE LE RELIGIONI DIFFUSE ( CHE proprio in questo si distinguono dalle Sètte).
Ne conseguì l'assunzione di Cristo come profeta. (Infatti NON poteva essere diversamente: Cristo era il profeta di quei cristiani che aderirono all'Islam vedendo in LUI il precursore della NUOVA religione che, per opportunismo POLITICO e per SINCRETISMO, aveva assorbito "quel particolare cristianesimo".)

Tale è il ruolo e la funzione delle società umane denominate "NELLO STATO NESCENTE". In esse, che sono CROGIOLO nel quale si impastano tra di loro tutte le ISTANZE e PULSIONI presenti nell'Area, si sviluppa una POTENZIALITA' energetica che vediamo anche nelle rivoluzioni autentiche (tipo rivoluzione francese) dove per un certo periodo la violenza la fa da padrona.

Occorre aggiungere anche che una certa qual vicinanza, persistente anche oggi, fra il CRISTIANESIMO ORTODOSSO e l'Islam è dovuta proprio alla vicinanza interpretabile in senso geopolitico, fra queste due "versioni" del cristianesimo. Aggiungiamo anche che NON ci è possibile studiare a fondo queste forme di cristianesimo che si sta islamizzando perchè le tracce che erano presenti e reperibili ancora a GOA furono distrutte dai portoghesi dopo la loro conquista di quella località dell'India nella prima metà del secolo XVI. Ciò ci permete anche di aggiungere una considerazione fra le tante: e riguarda le cROCIATE. Contro chi furono indette le Crociate? Conto l'islam o contro l'Impero Romano d'Oriente, basato sull'ortodossia? ( Nota conseguente: perchè si chiama così questa religione? Non è forse quella vera? )
Proseguendo nello scandaglio: ci sono, nelle religioni che assumono Cristo come elemento comune, molte reminiscenze di religioni precedenti ( non potrebbe essere diversamente trattandosi di culti sincretici) ma esiste un'eccedenza di "richiami biblici" che ci sembrano abbastanza equivoci.

DATO CHE: 1) La figura del Cristo è stata creata dai filosofi ellenisti di Alessandria, quindi da tutta la scuola alessandrina, dove poi si è svolto il grande scontro dottrinario/ideologico. [ NOTA: ma se l'elaborazione della dottrina è durata qualche secoluccio e su di essa si sono cimentati NON profeti ( per definizione in contatto con DIO) ma FILOSOFI, per definizione impregnati nella razionalità filosofica di natura ellenica ( poi ellenistica)...se detti filosofi, chiamati poi teologi, hanno ritenuto che tutto ciò che sgorgava razionalisticamente dalla loro MENTE, fosse per ciò stesso espressione di divinità....

NON siamo nel pieno del pensiero platonico??? Ed infatti il cristianesimo è la religione costruita dentro il NEOPLATONISMO, filosofia sincretica elaborata entro il sistema romanocentrico. Ne consegue che il cosiddetto ebraismo c'entra come i cavoli a merenda. Tanto più che detto ebraismo, almeno quello che conosciamo come tale, è stato COSTRUITO proprio nello stesso ambito alessandrino ed in epoca Ben posteriore a quello che vogliono farci credere. ( La bibbia dei settanta, che fu abbandonata dal giudaismo nel secondo secolo dopo cristo, era la versione in GRECO, cioè nella lingua parlata e conosciuta. COME dire che se vogliamo conoscere gli scritti degli extraterrestri dobbiamo tradurli in amerikan-slang.) Inutile ricordare gli scritti di Logica che riguardano il ruolo del linguaggio, da Nietzche a Wittgenstein etc...

Per quanto riguarda invece la nascita miracolosa di Gesù, i suoi miracoli, l'ascensione al Cielo e quant'altro, siamo in PIENA RELIGIONE CLASSICO-PAGANA. Mentre quello che di genuino viene attribuito ad una ipotetica cultura ebraica è pura religiosità assiro-babilonese di derivazione indiana.

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Riflessione ulteriore di Enrico Galoppini:

...se per "cultura" s'intende tutto quel che circola in terze pagine, salotti letterari, trasmissioni d'approfondimento ecc., sono pure d'accordo che questa non sia vera cultura! Essenzialmente perché la reputo, oltre che una perdita di tempo, un "inganno" ai danni di chi le attribuisce, grazie ad un pregiudizio "moderno" che ha spacciato la "cultura" per uno dei più elevati aneliti dell'essere umano, un valore che non le compete affatto.
Ma questo è stato possibile solo dopo aver teso - con mille artifici, non ultimo un "superomismo" di cui lo stesso Nazionalsocialismo si è fatto portatore... - una bella cortina fumogena per velare invece ciò a cui l'uomo aspira da sempre: la Conoscenza, la comprensione del perché è al mondo e qual è il destino che lo attende dopo la morte.
Se poi, come sostiene con un po' d'ironia (che non guasta) l'amico Giorgio, il "Dio Priapo" potrà bastare per "orientarci" in un percorso che, volenti o nolenti, dobbiamo intraprendere (per non girare a vuoto tutta la vita e alimentare il circolo vizioso delle rinascite ripullulanti), questo non lo so davvero... Nell'Islam, nella preghiera più diffusa, si invoca Dio di indicare as-sirât al-mustaqîm, la "via retta", il che fa immediatamente pensare a chi, invece, gira e gira, sempre a vuoto come in una giostra, dalla quale, quando il 'tempo è finito' viene lanciato via per far posto ad un altro.
Comunque sia, lungi da me l'intenzione di fare polemica tanto per bisticciare, non sono neppure un "dotto". Anzi, non so praticamente nulla, ma la mia intenzione era apportare qualche elemento di riflessione.
Saluti a tutti E.G.


Mio commento: Caro Enrico Galoppini, la tua intenzione è stata soddisfatta, infatti la riflessione c'è stata.. ed ognuno ha portato il suo contributo, secondo le proprie capacità e propensioni.... Grazie, Paolo D'Arpini

domenica 11 settembre 2011

Belgio: "Come si governa bene senza governo..!"

La capra si è liberata e ci guarda.. - Foto di Gustavo Piccinini


Nessun governo e il paese va... La formula magica del Belgio

I partiti incapaci da oltre un anno di trovare un’intesa. Ma amministrazione ed economia funzionano.

C’è un paese nel cuore di quest’Europa sofferente che se la cava meglio degli altri. Il suo deficit pubblico è in netto miglioramento: era del 4,6 nel 2010, è del 3,6 nel 2011, sarà del 2,8 nel 2012. La sua crescita è superiore alla media: nel 2010 era stata del 2 per cento contro l’1,7 della zona euro, nel primo trimestre di quest’anno è stata dell’1 per cento contro lo 0,8 e il trend continua.

Crolla la Grecia, trema l’Italia, persino la Francia sente franare il terreno sotto i piedi e la Germania cammina sulle uova. Ma il Belgio no, offre cifre virtuose e comportamenti diligenti. Quelli della Standard&Poor’s sono frustrati: avevano pronto il pollice verso, ma hanno dovuto rimettere la mano in tasca. Qual è il segreto del Belgio? Semplice, vien da dire: è senza governo dalla bellezza di 452 giorni. Una vacanza di potere che neanche l’Iraq dopo la guerra, che ce ne mise 289 per formare un esecutivo.

Il Belgio è dunque acefalo, ma non per questo paralizzato. Nessun ictus istituzionale, nessuna paresi della macchina pubblica, nessun meccanismo fuori controllo. Le pensioni vengono regolarmente pagate, le immondizie puntualmente (quasi) raccolte, i malati normalmente curati e rimborsati, l’ordine pubblico decentemente garantito. I treni sono un po’ in ritardo, ma questo da sempre. Che il buon governo corrisponda a nessun governo?

In verità un governo c’è, guidato dal signor Yves Leterme. Sta lì dal 13 giugno del 2010, che fu giorno di elezioni politiche. Avrebbe dovuto curare gli "affari correnti" per qualche settimana in attesa di un esecutivo pienamente politico, figlio legittimo delle urne. Come si sa, la situazione s’imballò: nelle Fiandre il partito separatista fiammingo N-Va aveva sfiorato il 30 per cento, e gli altri non trovavano un punto di mediazione. Mentre Yves Leterme fungeva da "reggente", si apriva un negoziato parallelo che dura tuttora, affidato all’intelligenza politica di Elio Di Rupo, socialista vallone di origini italiane. Sotto la sua guida, ogni tanto si ritrovano attorno ad un tavolo otto leader di partito. Senza fretta, per carità.

All'inizio di settembre, per esempio, la riunione è saltata perché il verde Jean Michel Javaux, che è anche sindaco dell’amena cittadina di Amay, doveva imperativamente partecipare al consiglio comunale: si trattava di votare l’acquisto di una nuova macchina per i vigili e di un nuovo computer, mica bubbole. Di Rupo ha ancora una mesetto per concludere. Dopodiché, o partorisce un nuovo esecutivo di cui sarà il primo ministro (il primo vallone francofono da 32 anni a questa parte, e anche il primo omosessuale dichiarato al vertice di un paese europeo), oppure si torna alle urne.

Come si vede, non è che manchi il governo in senso stretto. Manca piuttosto il gioco politico dei partiti, confinato da un anno e mezzo nella stanza degli otto leader. Di conseguenza manca il conflitto parlamentare in tutta la sua gloria, che in Italia conosciamo bene. La reggenza di Yves Leterme sarà anche un vulnus per la democrazia belga, ma comporta alcuni vantaggi. Primo: le spese ministeriali sono ridotte al minimo. Secondo: il primo ministro reggente lavora al riparo dalle baruffe parlamentari tra valloni e fiamminghi, può quindi operare in base al buonsenso e non al punto minimo di mediazione. Terzo: lo stesso Leterme è esentato dall’adozione di misure di carattere elettoralistico, e ha potuto presentare una finanziaria non inquinata (per intendersi, priva di assatanati emendamenti localistici o corporativi: anche questi in Italia li conosciamo bene).

Nel contempo il premier può svolgere senza patemi i compiti di competenza del governo federale, reggente o meno che sia: ha presieduto l’Unione europea nel secondo semestre dell’anno scorso, e ha anche spedito qualche F-16 in Libia con l’approvazione unanime del parlamento.Esteri e difesa, infatti, come la sicurezza sociale, il 95 per cento della fiscalità, gli indirizzi economici, le telecomunicazioni, insomma tutto ciò che tocca l’"interesse nazionale", è di competenza del governo centrale. Il resto, è bene sapere, è affidato ad altri cinque governi, regionali e comunitari.

È il federalismo che tiene in piedi il corpaccione belga, o quantomeno che gli assicura un’agevole sopravvivenza da 452 giorni. Non lo mette al riparo, invece, da una possibile evaporazione statuale e politica di tipo jugoslavo, pur in assenza di conflitto armato. Evitarlo sarebbe compito delle forze politiche, per ora in naftalina. Ma questa è un’altra storia, né amministrativa né contabile.



Fonte: Il Fatto Quotidiano

sabato 10 settembre 2011

Il golpe silenzioso ma assordante del Sivio Berlusconi da Arcore




Gli uomini contano. Alla conferenza di pace di Parigi De Gasperi salvò l’Italia: era, in quel consesso, un Paese nemico, distrutto dalla guerra, gravido di miseria; tutto, tranne l’enorme prestigio del presidente del Consiglio italiano e la dignità con cui difese l’Italia, era contro di lui. Ma De Gasperi colpì gli Alleati, apparve credibile, e l’Italia rientrò ben presto a pieno titolo nella comunità internazionale, e cominciò la sua ricostruzione, prima della Germania, prima del Giappone, suoi alleati di guerra, prima della Cina.

Nell’agosto angoscioso appena trascorso, Berlusconi ha portato l’Italia fino all’orlo dell’abisso: l’ha considerata lui stesso un Paese spregevole, l’ha mostrata senza dignità, con un governo indifferente e cinico in ogni sua scelta, fino al punto di poter decidere in poche ore tutto e il contrario di tutto; un Paese giudicato inaffidabile eticamente, e non solo finanziariamente, perfino dai mercati; un potere politico interno irriso dalla stampa internazionale, incapace, per le sue false analisi, di affrontare la crisi, impossibilitato, per le sue contraddizioni, a governarla e indegno, per i suoi comportamenti, di fare appello alle risorse materiali e morali dei cittadini.

Eppure all’Italia non mancherebbe nulla; è un Paese ancora ricco, seppure di una ricchezza ignorata dal fisco, lavora, produce e risparmia, si dà da fare nell’aiuto reciproco, e ai giovani, se è matrigna la società, resta madre la famiglia. Certo, da quando è finito il “caso italiano” e l’Italia ha cessato di essere un grande laboratorio politico per un diverso futuro, essa è ridiventata politicamente bambina e arrendevole (altrimenti non si farebbe guidare così), ma è un Paese straordinario che ha pur sempre grandi risorse di intelligenza, di creatività, di lavoro.

Ora dobbiamo trarre le lezioni che ci ha impartito quest’agosto (agosto è sempre un mese pericoloso, fu il 15 agosto 1972 che Nixon distrusse l’ordine monetario del dopoguerra sancito a Bretton Woods, aprendo la strada all’attuale cataclisma). Il nostro agosto 2011 ci ha insegnato come una crisi economica possa diventare il momento e l’alibi di un grande tentativo reazionario, fino ai limiti di un sovvertimento del sistema.

Questi sono i colpi di mano che il governo ha tentato col pretesto della crisi:

1) Liquidare l’art. 41 della Costituzione che unisce la libertà economica all’utilità – o almeno non dannosità – sociale, per rendere discrezionale ai privati tutto ciò che non è proibito.

2) Mettere nell’art. 81 il vincolo del pareggio del bilancio, il che toglierebbe allo Stato ogni margine di manovra economica e renderebbe incostituzionale anche il pagamento degli stipendi pubblici quando il limite fosse raggiunto (come stava succedendo disastrosamente ad Obama).

3) Demolire un’intera branca del diritto, quello del lavoro, distruggere la contrattazione collettiva e il ruolo dei grandi sindacati, rimuovere l’obbligo della giusta causa e con esso lo stesso Statuto dei lavoratori, tornare ai rapporti tra “padroni” e operai dell’età preindustriale.

4) Revocare i diritti acquisiti in tema di riscatto della leva e della laurea per il calcolo dell’età pensionabile, in tema di tredicesime e liquidazioni, introdurre nuove disuguaglianze tra dipendenti pubblici e privati, residenti e immigrati, ricchi evasori e poveri tartassati.

5) Mortificare il valore simbolico della Repubblica nata dalla Resistenza impedendo la celebrazione festiva del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno.

6) Cavalcare il risentimento verso la politica, tagliando demagogicamente quelli che vengono chiamati i costi della politica e che sono invece i costi della corruzione e i costi della democrazia; attaccare al cuore il principio rappresentativo riducendo drasticamente la rappresentanza popolare dai comuni alle province al Parlamento fuori di qualsiasi piano organico e razionale di riordinamento dello Stato.

Non tutte queste cose sono riuscite, per la debolezza e la confusione della leadership, la difesa corporativa dei propri interessi elettorali da parte della Lega, la resistenza degli Enti locali, i veti incrociati nell’ambito della stessa maggioranza e la reazione vigorosa delle classi attaccate e umiliate; mentre un minimo di continuità istituzionale è stato assicurato da quanto resta della divisione dei poteri, che ha permesso il dispiegarsi di un ruolo di supplenza da parte del Presidente della Repubblica e di controllo di legalità da parte dei magistrati.

Ma resta da chiedersi come tutto ciò sia potuto accadere. È accaduto perché il sistema, grazie agli apprendisti stregoni dei patiti della “Seconda Repubblica”, era stato privato di tutte le sue difese, al Parlamento era stata tolta ogni autonomia mentre un’artificiale, esorbitante maggioranza parlamentare era stata messa per legge nelle mani di un padre padrone, e a quest’ultimo era stato permesso di difendere ossessivamente il potere e di mantenerlo con ogni artificio, mentre tutto il resto era abbandonato alla rovina. La tanto agognata “governabilità” è stata realizzata nel modo peggiore, senza un governo che potesse veramente governare e una democrazia che potesse difendersi; per di più senza che si potesse dare una vera, efficace e giusta risposta alla crisi economica. Perciò, per uscirne, bisogna ora ripartire da qui, cioè dall’idea stessa di cosa debba essere una Repubblica parlamentare e rappresentativa, contro la cecità di chi, anche a sinistra, insiste nel dire che “non si può tornare indietro”.

Raniero La Valle

venerdì 9 settembre 2011

Continua il viaggio di Lidia nel pianeta immigrazione - India

Frammenti d'infinito - Dipinto di Franco Farina

Seguito del viaggio nell’Immigrazione….

Kuki è un nome di fantasia che questo straordinario ragazzo indiano si è
attribuito per facilitare chi lo chiama, ma il suo vero nome è Dipak. La
generosità e la solarità che lo caratterizzano, gli hanno consentito di poter
contare su un numero veramente grande di amici, italiani e non, che ancora oggi
lo cercano volentieri.

Quando Dipak lasciò l’India molti anni fa, purtroppo dovette farlo senza
essere riuscito a procurarsi un visto per l’estero. Come molti sanno, lasciare
l’India non è affatto semplice per gli indiani! In quelle condizioni le
alternative per espatriare non erano poi molte! Decise così di tentare una
traversata a piedi. Riuscì a raggiungere la ex Jugoslavia camminando per circa
3 mesi ininterrottamente, raggiungendo una delle città del nord Italia. Era
ridotto pelle e ossa, magro da morire e con una fame incredibile, sporco dalla
testa ai piedi, ma con la speranza nel cuore di riuscire ad entrare in Italia,
il Paese del benessere, della pace e della speranza in un futuro migliore!
Così, appena arrivato, tramite alcuni amici indiani conosciuti per caso, Kuki
si spostò verso la Sabina, nel Lazio, e lì ebbe la fortuna di incontrare un
giovane imprenditore edile che lo prese con sé e lo regolamentò anche con i
documenti, in vista del decreto per i flussi migratori che sarebbe uscito dopo
pochi mesi.

Vorrei ricordare che l’attuale legislazione prevede che un datore di lavoro
faccia una richiesta per un lavoratore che si trova all’estero completamente al
buio, non conoscendolo e non sapendo neppure se il futuro lavoratore sarebbe
idoneo o meno al lavoro che dovrà svolgere! Nel caso dei domestici, ad esempio,
senza un tirocinio o un piccolo corso formativo, è veramente impossibile
svolgere quel lavoro, in quanto la nostra cultura domestica rispetto a quella
indiana è veramente lontana anni luce! Senza contare, infine, che lo straniero
arriverebbe nel nostro Paese dopo più di due anni dalla richiesta e senza
conoscere una sola parola di italiano! Questo eccessivo ritardo, nel caso dei
badanti è un grosso problema poiché il lavoratore, secondo l'attuale meccanismo
legislativo, potrebbe arrivare in Italia quando il paziente è già morto, ed è
già accaduto in molti casi!

Ma torniamo a Dipak.
Il lavoro quindi c’era, ma per avere il permesso di soggiorno fu costretto ad
attendere altri 2 anni, periodo in cui, risparmiando e sacrificando qualsiasi
cosa, riuscì a mettere da parte un gruzzolo sufficiente a far venire la sua
famiglia in Italia: una moglie e due bambini. Mi ricordo che aveva preso in
affitto una piccola casetta che imbiancò da cima a fondo! Fu proprio in quell’
occasione che lo conobbi. Era veramente felice di poter finalmente
riabbracciare i propri cari che non rivedeva da anni! Mi ricordo che il
bambino, che era piccolissimo quando Dipak partì dall’India, quando lo vide all’
aeroporto di Fiumicino non voleva neppure abbracciarlo perché lo riteneva uno
sconosciuto e ci vollero un po’ di giorni per abituarsi a questo padre!
La moglie di Kuki, infermiera in India, naturalmente quando arrivò non parlava
una sola parola di italiano, tuttavia grazie ai numerosi amici di Dipak, si
riuscì a trovarle una sistemazione vicino casa come badante il pomeriggio
presso un’anziana signora, così da permetterle la mattina di accudire i propri
bambini. Per circa un anno ci trovammo spesso insieme a casa mia, (che in quel
periodo era diventata una specie di scuola anche per i ragazzi mie vicini,
cercando di insegnar loro a parlare italiano, pur non conoscendo io stessa una
sola parola della loro difficilissima lingua!). Poi Dipak un giorno mi disse
che un caro amico gli aveva trovato un ottimo lavoro presso un’impresa edile
vicino Brescia, con uno stipendio decisamente migliore rispetto a quello
attuale. Così partì con la sua famiglia e quella fu proprio una separazione
molto dolorosa per tutti noi, a cominciare da me! L’ultima sera però
organizzammo una grande cena indiana con tutti i ragazzi, e Dipak cucinò alcuni
piatti tipici del suo Paese, molto piccanti a dire il vero, ma buonissimi!
E fu così che si sistemò veramente bene nella nuova città dove andò a vivere
con la sua famiglia! Lui in ditta e sua moglie come badante, riuscirono a
comprarsi una piccola casetta richiedendo un mutuo, acquistarono perfino un’
automobile usata! Occorre dire che l’essere riusciti a guidare una macchina in
Italia, per i ragazzi indiani è la cosa più difficile del mondo!

La patente indiana in Italia non è riconosciuta e per avere quella italiana occorre saper leggere bene l’italiano o anche l’inglese per sostenere l’esame, cosa che
nessuno di loro è in grado di fare! Ma Dipak riuscì anche in questo! Ancora
oggi mi capita di sentirli al telefono, soprattutto la bambina mi aggiorna
sulla loro vita, con un accento italiano che è proprio quello del nord, ma la
loro cultura tuttavia rimane sempre quella indiana nonostante la loro ottima
integrazione nel nostro Paese! Per fare un esempio, le donne da sole non
viaggiano mai, devono essere accompagnate da un uomo, o i capelli lunghi
raccolti in treccia che le donne non tagliano mai, e tante altre cose che
comunque ti fanno dire che forse non saranno mai italiani al 100%, pur vivendo
nel nostro Paese.

Conobbi questa famigliola tramite uno dei ragazzi che abitavano sotto casa
mia, Sonu, un giovane ragazzo indiano bellissimo, occhi profondi ed espressione
da furbetto, che arrivò nel nostro Paese nascosto nell’intercapedine di un
camion dove rimase per 3 giorni senza mangiare né bere! Ma questa è un’altra
storia……

…..continua

Lidia