La Rete dei Santuari di animali liberi in Italia esprime ferma opposizione alla costruzione di un allevamento intensivo di galline nel comune di Arborio, in provincia di Vercelli.
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La Rete dei Santuari di animali liberi in Italia esprime ferma opposizione alla costruzione di un allevamento intensivo di galline nel comune di Arborio, in provincia di Vercelli.
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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è arrivato il 5 giugno 2025 alla Casa Bianca, per i suoi primi colloqui faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nello Studio Ovale. Il 69enne tedesco, che il mese scorso ha assunto la guida della più grande economia europea, ha avuto un colloquio bilaterale che può definire il tono delle relazioni tra Stati Uniti e Germania al momento presente e forse per gli anni a venire.
Merz aveva dichiarato prima della visita che la Germania, terza economia mondiale, non avrebbe avuto un atteggiamento “mendicante”. Per quanto riguarda il lontano passato e le comuni origini Merz ha portato in dono a Trump una copia incorniciata del certificato di nascita di suo nonno, Frederick Trump, nato in Germania nel 1869.
Secondo Merz gli Stati Uniti dovrebbero usare una «pressione più forte» su Mosca per farla recedere ed accettare le proposte occidentali per la conclusione del conflitto in Ucraina. Ma nello stesso Studio ovale dove il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è stato pubblicamente umiliato solo qualche mese fa, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, è stato attirato in una sottile trappola ideologica riguardo alla situazione in cui la Germania si trovò di fronte alla Russia nella primavera del 1945.
Durante la riunione, Merz si stava scagliando contro la Russia e Trump ha interrotto il tedesco, mentre parlava della data della fine della Seconda Guerra Mondiale, chiedendogli se fosse stata una "brutta giornata". Merz, in risposta, ha lasciato intendere che il giorno in cui il suo Paese fu "liberato" dalla dittatura nazista non fosse stato propriamente "un bel giorno".
Merz: Oggi sono qui, signor Presidente, per discutere con lei di come possiamo contribuire al raggiungimento dell'obiettivo di fermare la Russia. E siamo alla ricerca di misure e strumenti per porre fine a questa guerra in corso. E penso che la decisione di un intervento risolutore sia nelle sue mani...
Trump: È stata una brutta giornata, quella volta nel 1945, per voi, eh?
Merz: Beh! Non è stata una giornata spiacevole, ma non è stata la giornata migliore...
Nel complesso la visita di Merz a Trump, a parte queste battutine ironiche, è andata molto meglio di quella rovinosa di zelensky, liquidato come "non grato", ma non sono mancate le frecciatine... Di Taurus e di altre facezie non si è parlato!
Paolo D'Arpini
P.S. Come è stato descritto l'incontro del 5 giugno tra Trump e Merz?
I media tedeschi e i social media locali riassumono i primi risultati della visita del cancelliere tedesco Merz a Washington. Durante l'incontro con Trump, dei 40 minuti (trasmessi dalla stampa), Merz ha parlato per meno di 4 minuti, mentre per il resto del tempo Trump ha regnato. Merz non ha sollevato alcun argomento importante per la Germania: si è limitato a congratularsi ossequiosamente con Trump per l'anniversario dello sbarco alleato in Normandia, avvenuto il 6 giugno del 1944, e ha dichiarato il sostegno della Germania all'Ucraina.
La Nato ha iniziato ufficialmente la discussione sui nuovi obiettivi di spesa militare dei paesi membri e quanto sta discutendo è perfettamente in linea con i più che ventilati piani di riarmo promossi da Ursula von del Leyen e dalla Commissione Europea. Il Consiglio Atlantico sta esaminando le possibilità da concordare al summit che si terrà a L’Aia dal 24 al 26 giugno 2025, summit che vedrà la partecipazione di capi di Stato e capi di governo dei trentadue membri della NATO, dei loro Paesi partner e dell’UE.
La discussione partirà dalla proposta statunitense promossa dal vicepresidente USA JD Vance di raggiungere almeno il 5% del Pil in spesa per la Difesa, oltre il doppio rispetto al 2% attuale (che, ad oggi, buona parte dei paesi NATO non è ancora in grado di rispettare), con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte che, nel tentativo di tenere insieme le posizioni dei 32 Stati membri, ha proposto che ogni Paese membro della NATO dovrà impegnarsi a spendere almeno il 3,5% del Pil per sistemi d’arma e di difesa ‘classici’, ossia truppe, mezzi e munizioni, e prevedere l’ulteriore 1,5% per la “prevenzione” della guerra ibrida, i cyberattacchi ecc.
In questo progetto di corsa al riarmo rientrano anche la sostituzione delle testate atomiche B61 statunitensi in Europa (per l’Italia a Ghedi e Aviano) con le B61-12 trasportabili dagli F-35 e l’installazione in Germania nel 2026 dei nuovi Euromissili in seguito ad un accordo con gli USA dell’ex governo tedesco Scholz.
La linea della NATO e della UE è chiara: bisogna investire e ancora investire nella promozione della Terza guerra mondiale.
Dal canto suo, il governo Meloni cerca di far ingoiare a gran parte della popolazione italiana le proprie politiche guerrafondaie obbedendo da buon cane da guardia agli ordini di Washington, Bruxelles e Tel Aviv: dalle operazioni di “war washing” (vedi l’evento/esercitazione Joint Stars for Charity promossa dal COVI di Roma), alla propaganda della necessità di “adeguare le Forze Armate alle sfide dei nostri tempi”, al silenzio sulle operazioni di guerra sporca promosse da agenti stranieri su suolo nazionale, fino all’apertura ufficiale del bando per la costruzione del nuovo comando NATO a Firenze in barba alle proteste e mobilitazioni che da due anni coinvolgono la città.
Tutto ciò si aggiunge all’occupazione del nostro paese da parte di decine e decine di basi USA e NATO, agli accordi tra le università italiane e le agenzie NATO e dello Stato sionista d’Israele, alla guerra commerciale contro la Federazione Russa che pesa sul carovita e i salari di lavoratori e lavoratrici del nostro paese, il DL Sicurezza che negli obiettivi del governo Meloni serve a intimidire e perseguitare la crescente ribellione contro i promotori della Terza guerra mondiale, lo smantellamento del tessuto produttivo e la riconversione di una parte di esso in produzione bellica.
Ma nel nostro paese l’opposizione a tutto ciò esiste, è diffusa e capillare, è vivace e può trasformarsi in mobilitazione generale per cambiare il corso delle cose, per interrompere la spirale della Terza guerra mondiale e far saltare i piani dei guerrafondai e dei loro soci. Buona parte di questa opposizione confluirà in piazza a Roma il 21 giugno. Dobbiamo alimentare questa mobilitazione dando forza e vigore alle centinaia di realtà e organismi territoriali che lottano contro l’occupazione militare USA-NATO e per fermare lo sviluppo della Terza guerra mondiale in ogni forma in cui si manifesta!
La spirale della Terza guerra mondiale può e deve essere fermata solo attraverso una decisa e continua lotta contro la partecipazione del nostro paese ai conflitti in corso, contro il sostegno allo Stato sionista d’Israele deciso più che mai a continuare lo sterminio del popolo palestinese, contro le politiche di riarmo dell’UE e della NATO.
L’assemblea del 21 giugno vuole essere un momento di discussione e dibattito per rilanciare la lotta contro le basi USA-NATO e la sottomissione del nostro paese a Washington, Bruxelles e Tel Aviv, centri promotori della Terza guerra mondiale.
Dal MUOS di Niscemi ai poligoni NATO in Sardegna, dalle basi di Ghedi e Aviano passando per Camp Darby, Vicenza, Amendola e Taranto, non c’è città che non sia invischiata nelle logiche di guerra.
Alimentiamo il coordinamento degli organismi territoriali!
Fermiamo la Terza guerra mondiale a partire dai suoi ingranaggi!
Alimentiamo la mobilitazione generale per liberarci dai guerrafondai!
Coordinamento Nazionale No Nato
Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@

Il 1° giugno 2025 ha avuto luogo una conversazione telefonica tra il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa S.V. Lavrov e il Segretario di Stato americano M. Rubio.
La tutela degli animali è un tema che continua a guadagnare importanza nell’opinione pubblica italiana. Lo conferma con chiarezza il 37esimo Rapporto Italia dell’Eurispes,, pubblicato il 29 maggio e che ha dedicato ampio spazio alle opinioni degli italiani riguardo a pratiche che coinvolgono gli animali, evidenziando un forte sentimento contrario a forme di sfruttamento e maltrattamento. Infatti vivisezione, caccia, pellicce e circhi ricevono un netto rifiuto da parte degli italiani.
Secondo il Rapporto, una larga maggioranza degli italiani si dichiara contraria a diverse pratiche che implicano sofferenza o sfruttamento degli animali.
Vivisezione: il 78,7% degli intervistati si oppone all’utilizzo degli animali per esperimenti scientifici che comportano dolore o danno. Caccia: il 68,3% degli italiani è contrario alla caccia, considerata una pratica non più accettabile in una società moderna e sensibile. Pellicce: il 79,4% si oppone all’uso delle pellicce animali nella moda, sottolineando una crescente attenzione verso alternative cruelty-free. Animali nei circhi: il 76% degli intervistati è contrario all’impiego di animali negli spettacoli circensi, una pratica sempre più criticata per motivi etici e di benessere animale.
Il Rapporto Eurispes ha ampliato la sua indagine evidenziando anche nuove frontiere di sensibilità: allevamenti intensivi e gestione della fauna selvatica: allevamenti intensivi per uso alimentare: il 71,4% degli italiani si dichiara contrario a questa pratica, spesso associata a condizioni di vita stressanti e crudeli per gli animali. Abbattimento di animali in sovrannumero: anche questa pratica incontra un’opposizione significativa, con il 66% contrario all’abbattimento in aree extraurbane e il 60,1% contrario quando riguarda animali in sovrannumero vicino o all’interno di aree urbane.
Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, commenta: "I dati del 37esimo Rapporto Italia evidenziano innegabilmente un cambiamento culturale profondo e diffuso: gli italiani non solo sono più consapevoli delle condizioni in cui vivono gli animali, ma esprimono anche una chiara volontà di promuovere pratiche più etiche e sostenibili. Questa sensibilità crescente rappresenta un importante stimolo per istituzioni, legislatori e imprese affinché si adottino politiche e comportamenti rispettosi del benessere animale non solo riferito agli animali domeestici, a dimostrazione che il lavoro instancabile di sensibilizzazione di associazioni come LEAL, dei media e degli attivisti sta ottenendo risultati concreti e tangibili”.