venerdì 8 marzo 2024

Bentornati a Casa!



Di seguito alcune  informazioni generali sul "bioregionalismo". La Rete Bioregionale Italiana è nata nella riserva naturale di Monte Rufeno ad Acquapendente (Vt) nella primavera del 1996. Essa si pone come “terreno comune” per gruppi e singole persone, al fine di condividere idee, informazioni, esperienze, progetti ed emozioni, onde sviluppare forme e pratiche –culturali, sociali, spirituali  ed economiche-  in armonia con  la propria bioregione, con le altre bioregioni e il Pianeta Terra.

Una bioregione è un luogo geografico riconoscibile per varie caratteristiche: clima, suoli omogenei, specie vegetali e animali, bacini idrografici nella loro integrità, versanti montani, eccetera, ma anche le culture umane, considerando in particolare quelle prodotte da popoli che da tempo immemorabile hanno saputo convivere in armonia con tutto questo.

Per bioregionalismo si intende la volontà di ri-diventare nativi del proprio luogo, della propria bioregione. Possiamo fare tutte le scoperte possibili, usare la tecnica, la scienza; possiamo andare sulla luna e comunicare via satellite, ma alla base della nostra
sopravvivenza fisica, psichica e spirituale ci sono questi alberi, queste erbe, questi animali, queste acque, questo suolo del luogo dove viviamo. L’evoluzione sociale e tecnologica è ecologicamente compatibile solo su “piccola scala”, localmente e ancorata ad una visione olistica del sapere.

L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano.

Il bioregionalismo si rifà ai principi ecocentrici , riconoscendo che l’equilibrio ecologico esige una profonda trasformazione nella percezione che abbiamo come esseri umani riguardo al nostro ruolo nell’ecosistema planetario. Questa consapevolezza non è qualcosa di completamente nuovo, ma affonda le sue radici negli antichi saperi dei popoli nativi in ogni parte del mondo e nelle grandi tradizioni spirituali occidentali e orientali.

Il modo più appropriato per iniziare a ri-abitare non è attraverso leggi o regolamenti imposti, ma ponendosi in prima persona in relazione al luogo in cui si vive: scoprendone i significati, gli scambi, individuandone i contorni, dedicandosi ad attività sostenibili con la propria bioregione.

L’idea bioregionale, punta ad inserirsi nelle pieghe della
società; per riuscirci diverse possono essere le modalità, i linguaggi e le forme, ma, al di là delle differenze, ciò che accomuna i bioregionalisti è la consapevolezza di essere parte di un insieme senziente.

L’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali e selvatici; per sua natura, pertanto, si esprime attraverso la forma decentrata. Nell’introdurre questo concetto, si richiede la sensibilità di esporlo in modo che ogni persona, gruppo o realtà sociale lo senta proprio e nel proprio luogo si organizzi per radicarlo.

Paolo D’Arpini, portavoce della Rete Bioregionale Italiana




mercoledì 6 marzo 2024

Transnistria e Moldavia, un altro fronte di guerra?



Le politiche guerrafondaie e di scontro del governo moldavo sottomesso ai diktat occidentali e della NATO, stanno chiudendo la piccola repubblica della Pridnestrovie (Transnistria) in una situazione pericolosa e molto delicata, da qui la richiesta ufficiale di aiuto del Parlamento di Tiraspol, per l’unificazione alla Russia come forma di autodifesa. Ma in caso di conflitto, c’è un fattore che potrebbe essere un detonatore che investirebbe e incendierebbe a domino, anche i paesi vicini: la base militare di Kolbasna  sotto protezione russa, dove si ipotizza vi siano anche armamenti nucleari.

Nell’ultimo anno la “zelenskaya di Chisinau” Maia Sandu, invece di cercare forme e proposte di negoziazione e conciliazione con la regione orientale, ha intensificato azioni,  provocazioni continue e minacce, che stanno alimentando odio e tensioni altissime. Questo da un lato sta spaccando la popolazione in Moldova e incoraggiando forme di smembramento interno della stessa, come nelle regioni della Gagauzia e della Taracalia, dove è sempre più forte la volontà di distacco, oltre alla sempre più profonda avversità della componente russofona del paese.

Il processo ormai non più nascosto di adesione alla NATO, è avviato da tempo, ma ora si sta velocizzando, pur con il 62% dei residenti moldavi dichiaratasi contrari e oltre il 70% favorevoli a una neutralità del Paese. Come con le provocatorie manovre congiunte con presenza di truppe polacche, rumene e persino statunitensi, effettuate nei mesi scorsi a Bulboaca, proprio ai confini della Transnistria, con elicotteri stranieri delle forze speciali polacche, che volano sulla capitale moldava per non precisati motivi di sicurezza, i divieti di circolazione dei veicoli immatricolati nella PMR in Moldavia, attacchi al diritto di uso della lingua russa e così via.

Mentre, al contempo, nei mesi del 2023 le forze armate ucraine hanno schierato altri 4.000 soldati (con mezzi militari addobbati con emblemi dei battaglioni nazisti) nella regione di Odessa e posizionati in direzione della Pridnestrovie, casualmente proprio il giorno prima, il ministro degli Affari esteri dell'Ucraina aveva effettuato una visita di due giorni a Chisinau.

Di recente, nonostante una disastrosa situazione economica interna, con aumenti continui dei beni di prima necessità, del gas, dell’energia elettrica, della benzina, Chisinau ha annunciato l'acquisto del radar francese Ground Master 200 Thales per 14,5 milioni, che sarà acquistato dal governo moldavo, oltre a veicoli corazzati dalla Germania. Ai giovani moldavi è stata data l'opportunità di iscriversi a otto accademie militari negli Stati Uniti, Turchia, Grecia e Romania. Il primo ministro moldavo Dorin Recean ha affermato che il Paese amplierà il raggio di cooperazione con la NATO, perché "…l’Alleanza significa sviluppo democratico…". Anche il deputato del partito al governo, Andrian Cheptonar,  ritiene che la Moldavia “…dovrebbe essere integrata in un sistema di difesa più ampio e fare accordi con i singoli paesi della NATO in modo da essere protetta…". Lo stesso parlamentare ha ammesso che in caso di referendum, la maggioranza dei moldavi voterebbe contro l'adesione all'Alleanza.

In questo contesto il Parlamento pridnestroviano ha chiesto aiuto alla Russia, che in questi trent’anni è stata una efficace garante di pace, con il suo corpo di peacekeeping, di una non belligeranza e di continui negoziati e trattative, purtroppo finora non risolutivi, ma perlomeno senza altri conflitti militari e con una pacifica coesistenza. La risposta alle richieste della PMR da parte del Cremlino sono state: “…La questione del perché la Transnistria si è rivolta alla Russia per chiedere aiuto dovrebbe essere rivolta alle autorità della Moldavi… Le domande dovrebbero essere rivolte a coloro che hanno causato una simile dichiarazione da parte del Parlamento pridnestroviano. Il regime insediatosi a Chisinau sta abolendo tutto ciò che è russo, discrimina la lingua russa in tutti gli ambiti e impone gravi pressioni economiche sulla PMR…Invitiamo la leadership della Moldavia a smettere di bloccare e ostacolare il processo negoziale nel formato “5+2” dell'accordo Moldova-Pridnestroviano. Chisinau sta cercando di distruggere questo formato per sempre…", ha detto il ministro russo alla RIA Novosti.

Il VII Congresso dei deputati di tutti i livelli della Transnistria, che si è svolto il 28 febbraio e ha riunito più di 600 rappresentanti del popolo, ha adottato una dichiarazione con appelli alle due camere dell'Assemblea federale della Federazione Russa, al Segretario delle Nazioni Unite, all'OSCE, ai membri del formato “5+2”, all'Assemblea interparlamentare degli Stati membri della Comunità degli Stati Indipendenti, al Parlamento Europeo e all'organizzazione della Croce Rossa. Con esso i deputati della Pridnestrovie hanno chiesto alla Russia di adottare misure diplomatiche e concrete per proteggere la PMR di fronte alle crescenti pressioni della Moldavia e dell’Ucraina..

Il senatore russo, primo vicepresidente della commissione di difesa del Consiglio della Federazione Russa, V. Chizhov, ha a sua volta dichiarato che “… la Russia è pronta a fornire alla Pridnestrovie un sostegno proporzionato alle sfide che deve affrontare. I deputati della Pridnestrovie si sono rivolti alla Federazione Russa non dal nulla…L’attuale politica filo occidentale e atlantista della Moldavia, guidata da Maia Sandu, ha spinto verso questa situazione in tutti i modi possibili. Queste sono azioni mirate e studiate ed è chiaro che non sono state inventate a Chisnau ma in Occidente. Quindi reagiremo di conseguenza…”.

Il rappresentante permanente della Federazione Russa presso l'OSCE, A. Lukashevich ha avvertito che la situazione sulle rive del Dniester si sta sviluppando secondo uno scenario molto pericoloso e ha chiesto all’OSCE di intervenire urgentemente per trovare una soluzione positiva. L’accumulo di forze armate ucraine nei pressi della PMR, può far pensare ad una possibile provocazione di un attacco con obiettivo la base di Kolsbana, che dista solo 2,5 chilometri dal confine con l’Ucraina, che se fosse presa dai militari di Kiev, gli fornirebbe scorte di un anno per ulteriori combattimenti.


Enrico Vigna











Postilla

“…Contiamo su azioni adeguate da parte moldava, ma non escluderei nemmeno scenari seri e complessi, perché la situazione è imprevedibile e non banale anche a livello globale, figuriamoci a livello regionale…”. Ha dichiarato il ministro degli Esteri della PMR V. Ignatiev.

Molti esperti e analisti concordano sul fatto che, in caso di invasione della Transnistria da parte dell'Ucraina o della Moldavia, i magazzini di Kolbasna, di fatto una polveriera, potrebbero saltare in aria.

In uno studio dell’Accademia delle scienze moldava degli anni 2.000, fu valutato che in caso di una esplosione, la forza di esplosione sarebbe di 10 kilotoni, equivalente a quella sganciata su Hiroshima nell'agosto 1945 e si formerebbe un imbuto profondo di circa 1 km, il raggio dell'onda d'urto sarebbe di 150 km e 3mila chilometri quadrati. In questo raggio tutte le case, gli edifici e la popolazione rimarrebbe distrutta, coinvolgendo Moldavia, Ucraina e Transnistria.

Al momento, a Kolbasna sono immagazzinate almeno 20mila tonnellate di varie armi, 2600 carri di munizioni, circa 500 carri di esplosivi. Ci sono circa 100 carri armati, 200 veicoli da combattimento di fanteria e mezzi corazzati, 300 sistemi di difesa aerea, decine di migliaia di mitragliatrici e fucili, camion, pezzi di ricambio per veicoli corazzati e mezzi militari. Alcuni esperti non escludono la presenza di bombe nucleari tattiche.

 
Il rischio di guerra in Transnistria. Video di Nicolai Lilin:   https://www.youtube.com/watch?v=5KdHvmMLaow

martedì 5 marzo 2024

Sion procede con la "bonifica" di Gaza...



Il servizio stampa del governo della Striscia di Gaza riferisce che “Nei 150 giorni trascorsi dall'inizio dell'operazione militare, le forze di difesa israeliane hanno completamente distrutto circa 70mila unità abitative e più di 500 moschee nella Striscia di Gaza. 

Altre 290mila unità abitative sono risultate parzialmente distrutte e inabitabili. A seguito degli attacchi aerei e delle operazioni condotte dall'esercito israeliano, 32 ospedali e 53 centri medici hanno cessato di funzionare. Nell'enclave sono stati distrutti circa 200 siti archeologici e del patrimonio culturale.

In quasi cinque mesi di guerra, sulla Striscia di Gaza sono state sganciate almeno 70mila tonnellate di esplosivo”.

Una fonte della resistenza palestinese  conferma ad Al-Mayadeen che “i mediatori egiziani e del Qatar continuano a fare passi avanti nei negoziati ma si trovano ad affrontare fortissime difficoltà”.



lunedì 4 marzo 2024

Giorgio Meloni e la vendita della sovranità....



Giorgia Meloni a nome dello stato italiano ha firmato un accordo bilaterale di cooperazione per la Sicurezza con il presidente ucraino Zelensky.

L'accordo ha validità decennale (10 anni).

L'accordo impone all'Italia di intervenire in sostegno di Kiev entro 24 ore in caso di nuovo attacco di Mosca e di continuare a fornire aiuti economici e militari al governo ucraino.

L'Italia si impegna inoltre a favorire l'ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea e nella Nato.

Si prospetta poi la possibilità di addestrare l'esercito ucraino e di condurre esercitazioni da parte dell’esercito italiano anche in territorio ucraino.

In sostanza, non paga di aver bruciato ottimi rapporti pluridecennali con la Russia, di aver buttato un numero indefinito di miliardi (i numeri sono secretati) nel sostegno bellico all'Ucraina, di aver contribuito a un'esplosione dei prezzi dell'energia che ha impoverito il paese e proseguito nell'attività di deindustrializzazione, ora Giorgia Meloni vuole lasciare il suo segno nella storia legando l'Italia sempre più strettamente a un paese che sta colando a picco, militarmente ed economicamente, esponendola in maniera crescente sul piano bellico.

 Andrea Zhok












Leggi tutto

domenica 3 marzo 2024

La spada di Damocle che pende sulla testa di zelensky...



È bene non dimenticare la leggenda di Damocle, che Cicerone racconta nelle sue Dispute Tusculane. Un giorno, Damocle, un cortigiano di Dionisio, tiranno di Siracusa, lo elogiava «per le sue ricchezze, per la maestà della sua potenza, per la magnificenza della sua reggia». «Damocle –gli rispose il tiranno – poiché ti piace questa vita, voglio dartene un assaggio e farti provare la mia sorte». 

Lo fece sedere su un divano ricoperto da un drappo finemente ricamato, gli mise davanti vasellami preziosi e mise al suo servizio giovani di straordinaria bellezza pronti a eseguire ogni suo cenno. Damocle si credeva felice, finché non si accorse che dal soffitto gli pendeva sul capo una spada acuminata sospesa a un crine di cavallo. A quel punto l’incauto encomiasta rinunciò a ricchezze e potere e scongiurò Dionisio di lasciarlo andar via, perché non voleva più essere felice in quel modo.

Oggi vediamo che la spada sospesa sul capo dei tiranni sta per cadere, il crine che sostiene quella sospesa sul capo di Zelensky è ormai liso e consunto e forse, domani, anche quella che pende su altri, a lui complici o avversi, potrà cadere.

Giorgio Agamben 


 Continua: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/27535-giorgio-agamben-la-spada-di-damocle.html

sabato 2 marzo 2024

Ricorrenze tragiche. La distruzione di Bikini del 1 marzo 1954...



Era il 1° marzo del  1954, il giorno fatidico in cui gli Stati Uniti  condussero il loro più disastroso  test nucleare, chiamato in codice Castle Bravo.

I militari nordamericani fecero esplodere una bomba all'idrogeno di 15 tonnellate (la resa fu 2,5 volte superiore alle stime iniziali) sull'atollo di Bikini (Isole Marshall). Era 1.000 volte più potente delle bombe sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki durante la Seconda Guerra Mondiale.

L'esplosione ha causato una grave contaminazione dell'ambiente. Il vento diffuse rapidamente il fallout radioattivo per centinaia di chilometri. L'area totale di contaminazione radioattiva era di circa 18.000 chilometri quadrati (7.000 miglia quadrate). Il rilievo dell'atollo cambiò notevolmente. La detonazione creò un gigantesco cratere di quasi 2 chilometri di diametro.

Decine di persone in Micronesia ricevettero un'enorme dose di radiazioni. Gli americani non pensarono nemmeno di avvertirli in anticipo di questo test. Gli esperti stimano che  l'esplosione di questa  bomba all'idrogeno sia stata la più sporca dell'intera storia dell'attività nucleare statunitense.

L'incidente del peschereccio giapponese Daigo Fukuryū Maru fu una delle tristi conseguenze dell'esplosione del Castle Bravo. Il peschereccio si trovava a 170 chilometri di distanza dall'epicentro dell'esplosione ma la polvere radioattiva causò all'equipaggio una grave e mortale malattia da radiazioni.

 Ancora oggi, molte isole dell'atollo di Bikini sono inagibili a causa della contaminazione radioattiva.



venerdì 1 marzo 2024

Farah Dakhlallah... entra nella NATO...!