lunedì 6 marzo 2023

UE. La Commissione all’Ambiente apre un’indagine sul “Far West calibro 12” in Italia...

 


Il Commissario all’Ambiente dell’Unione europea Virginijus Sinkevičius ha risposto - nota Ares (2023)1329806 del 23 febbraio 2023 - al ricorso inoltrato nel gennaio scorso dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) alle Istituzioni comunitarie avverso la possibilità di adottare piani di abbattimento di qualsiasi specie di fauna selvatica in qualsiasi giorno dell’anno e in qualsiasi luogo, compresi aree naturali protette e centri abitati, introdotta nell’ordinamento dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 (art. 1, commi 447-448) “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”.

Estremamente chiare le parole del Commissario: “la corretta applicazione della legislazione europea in materia di protezione delle specie negli Stati membri, come definita dalle direttive Uccelli e Habitat, è di grande importanza per la Commissione europea”.

“In particolare, l'articolo 12 della direttiva Habitat prevede che gli Stati membri adottino i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali di cui all'allegato IV, lettera a), nella loro area di ripartizione naturale, con il divieto, inter alia, di qualsiasi forma di cattura o uccisione deliberata di esemplari di tali specie nell'ambiente naturale. Pertanto, nell’ambito della Direttiva Habitat, abbattimenti o catture sono permessi esclusivamente per le specie elencate nell’allegato V o, in deroga al regime di cui sopra, se tutti i requisiti specificati nell’articolo 16 sono soddisfatti.

Analogamente, l’articolo 5 della Direttiva Uccelli prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio degli Stati membri cui si applica il Trattato, compreso in particolare il divieto di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo. Pertanto, nell’ambito della Direttiva Uccelli, abbattimenti o catture sono permessi esclusivamente per le specie elencate all’ allegato II, e quando tutti i requisiti elencati nell’ articolo 7 sono soddisfatti; o, in deroga al regime di cui sopra, se tutti i requisiti specificati nell’articolo 9 sono soddisfatti”.

Proprio per raggiungere gli obiettivi delle due direttive comunitarie, deve esser istituita in ogni Stato membro un’efficiente ed efficace Rete Natura 2000.

Il Commissario europeo all’Ambiente ha confermato l’apertura da parte dei Servizi della Commissione di “un'indagine … al fine di verificare la conformità dei commi 447 e 448 dell'articolo 1 della legge 29 dicembre 2022, n. 197, alle … disposizioni delle direttive Habitat e Uccelli”.

Nelle scorse settimane, infatti, la Commissione europea – Direzione generale Ambiente ha chiesto conto al Governo italiano della possibilità di adottare piani di abbattimento di qualsiasi specie di fauna selvatica in qualsiasi giorno dell’anno e in qualsiasi luogo, compresi aree naturali protette e centri abitati, introdotta nell’ordinamento dallalegge 29 dicembre 2022, n. 197 (art. 1, commi 447-448).

La Commissione europea ha contestato la probabile violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali e della direttiva n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica, assegnando un mese per la risposta.

La Commissione europea ha chiesto, in particolare, di chiarire: 

  • come si garantirà che nelle aree della Rete Natura 2000 siano rispettati gli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie faunistiche e, in particolare, non si pratichi l’abbattimento o la cattura delle specie che hanno giustificato l’istituzione delle aree stesse?
  • in che modo i piani di abbattimento stile Far West garantiscono il divieto di uccidere o catturare o disturbare gli animali selvatici così come stabilito dalle direttive habitat e uccelli?
  • In che modo viene assicurato che la caccia “rispetti i principi di una saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente equilibrata”, garantendo che gli uccelli non siano cacciati “durante il periodo di nidificazione né durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza”?

Se le risposte del Governo Meloni non saranno soddisfacenti, verrà aperta una procedura di infrazione per violazione delle normative comunitarie sulla tutela della fauna selvatica.

 

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) esprime grande soddisfazione per la decisa posizione assunta dalla Commissione europea in difesa della fauna selvatica e della sicurezza degli Italiani, determinata anche dal proprio ricorso inoltrato alle Istituzioni comunitarie.

Inoltre, tantissimi cittadini hanno aperto gli occhi e si sono rimboccate le maniche.

In poche settimane  sono ben più di 24 mila i cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare No al far West calibro 12 in Italia, promossa dal GrIG, contro le previsioni finalizzate all’adozione di piani di abbattimento della fauna selvatica senza se e senza ma.

I folli piani di abbattimento delle specie faunistiche.

La situazione è decisamente molto grave.      Ricordiamo, infatti, che la legge n. 197/2022, fra le tante previsioni, contiene, purtroppo, anche le assurde disposizioni (art. 1, commi 447° e 448°) che consentono alle Regioni e alle Province autonome di approvare piani di abbattimento di qualsiasi specie di fauna selvatica – anche quelle in regime di protezione assoluta[1]- anche nelle aree naturali protette e nelle zone urbane, in qualsiasi periodo dell’anno. Per giunta, a livello nazionale è prevista anche l’approvazione di un piano straordinario di abbattimenti di durata quinquennale.  

Tutti i piani di abbattimento non saranno basati su alcun parere tecnico-scientifico, dato che l’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) verrà coinvolto solo per pareri obbligatori, ma non vincolanti.

In pratica, saranno le richieste provenienti da amministratori locali o regionali, desiderosi di compiacere le parti più retrive del proprio elettorato, a decidere di far fuori Lupi e Orsi.  

Per non parlare degli amministratori regionali che non conoscono nemmeno il quadro normativo in materia e devono farselo indicare dall’I.S.P.R.A., come recentemente avvenuto per la Regione autonoma della Sardegna.

Le richieste più ottuse abbondano, come quella recentemente avanzata da 19 sindaci piemontesi di poter sparare al Lupo cattivo.  Senza pensare nemmeno che è il Lupo il principale fattore di contenimento del Cinghiale, individuato quale principale pericolo per i danni arrecati in agricoltura e alla circolazione stradale, senza averne realistiche stime sulla consistenza e sull’entità dei danni effettivi e, soprattutto, senza voler neppure considerare che l’aumento della presenza del Cinghiale è dovuto a cause umane, quali le ripetute immissioni pluridecennali a fini venatori di esemplari del Cinghiale europeo (ben più grande e prolifico degli autoctoni Cinghiali maremmano e sardo) e la sistematica presenza di discariche abusive nelle aree urbane periferiche, autentica fonte di cibo facile per l’Ungulato.

Anche altre scuse per i piani di abbattimento appaiono veramente risibili, come quella che vede gli animali quale determinante causa di incidenti stradali, ben lo 0,2% degli incidenti stradali nel 2021!

Le denunciate violazioni della normativa comunitaria.

La direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali protegge rigorosamente tutte le specie animali rientranti negli Allegati II e IV, così come la direttiva n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica tutela tutte le specie avifaunistiche di cui all’Allegato I, misure di difesa ribadite dalla Convenzione internazionale di Berna (19 settembre 1979), recepita in Italia con la legge n. 503/1981.

Recentemente proprio il Comitato permanente della Convenzione internazionale di Berna ha respinto decisamente la richiesta di declassare il livello massimo di protezione del Lupo.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), raccogliendo numerose richieste provenienti da cittadini e comitati locali, ha inoltrato (2 gennaio 2023) un puntuale ricorso alla Commissione europea e al Parlamento europeo affinchè valutino i nuovi piani di abbattimento della fauna selvatica previsti dalla legge n. 197/2022 e la relativa rispondenza o meno alla normativa comunitaria sulla salvaguardia della fauna selvatica.

In caso di riscontrato contrasto, il GrIG ha chiesto l’apertura di una procedura di infrazione, ai sensi dell’art. 258 del Trattato UE (TFUE, versione unificata): qualora lo Stato membro non si adegui ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione  può inoltrare ricorso alla Corte di Giustizia europea, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna che può prevedere una sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.

Le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.     L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).

Attualmente sono ben 83 le procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, di queste 16 in materie ambientali.

Mai come in questo caso l’Italia, cioè i cittadini italiani, cioè i contribuenti italiani, dovrebbero letteralmente pagare le conseguenze delle cambiali elettorali che le attuali forze politiche governative devono ad associazioni venatorie e alcune associazioni del mondo agricolo.

Le azioni per la difesa della fauna selvatica.

Oltre ad aver provveduto all’invio del ricorso, il GrIG, sottolineando l’importanza del coinvolgimento quanto più ampio, mette a disposizione di singoli cittadini, associazioni, comitati un fac simile di ricorso da completare e inviare alle Istituzioni europee.   Il fac simile può essere richiesto all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Inoltre, il GrIG ha promosso una petizione popolare indirizzata alla Commissione europea, al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigidafinalizzata alla radicale modifica di previsioni normative che rischiano soltanto di portare pericoli alla consistenza di specie faunistiche rare e fondamentali per gli habitat italiani (Lupo, Orso), di creare evidenti e intuitivi rischi per la sicurezza pubblica nelle nostrecittà e nei nostri paesi, prevedendo addirittura le ipotesi di abbattimento nelle aree naturali protette e in ogni periodo dell’anno, con pesanti riflessi negativi sulla riproduzione delle specie faunistiche e, non ultimo, sulle attività turistiche nelle aree d’interesse naturalistico e paesaggistico.

Sono già ben più di ventiquattromila gli aderenti in pochi giorni.

L’interrogazione al Parlamento europeo.

Il contrasto alle assurde previsioni normative nazionali per i piani di abbattimento faunistici senza se e senza ma è arrivato anche nell’aula del Parlamento europeo.

L’on. Massimiliano Smeriglio, deputato del Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea riguardo le previsioni introdotte dalla legge n. 197/2022 (art. 1, commi 447-448) per l’adozione di piani di abbattimento della fauna selvatica in ogni giorno dell’anno, su ogni specie faunistica, in ogni luogo, compresi i centri urbani e i parchi naturali.

L’on. Smeriglio ha chiesto alla Commissione europea una valutazione sul contrasto delle nuove disposizioni con il diritto comunitario e l’adozione dei conseguenti provvedimenti.

Ora che la Commissione europea sta facendo la sua parte, è bene che cittadini, associazioni, comitati, opinione pubblica respingano con ancor più forza un assurdo tentativo di trasformare ambiente, paesi e città in un Far West calibro 12.

p. Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Stefano Deliperi


La petizione No al Far West calibro 12 in Italia si firma qui


domenica 5 marzo 2023

Giorgia Meloni cancella la storia... (pro domo sua...)

 



La presidentessa Meloni ca, in visita a Nuova Delhi, ha dichiarato che “l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina” costituisce una “provocazione al cuore della Carta dell’ONU” e mina “l’ordine internazionale fondato sulle regole”, concludendo che “non possiamo sottostare alla legge del più forte". Si cancella in tal modo la storia degli eventi che hanno portato all’attuale critica situazione.

La ricostruiamo nei tratti essenziali:

1.     La NATO nasce dalla Bomba

2.    Jugoslavia: la guerra fondante della nuova NATO

3.     L’espansione della NATO ad Est verso la Russia 

4.     USA e NATO attaccano e invadono l’Afghanistan e l’Iraq

5.     La NATO demolisce lo Stato libico 

6.     La guerra USA/NATO per demolire la Siria 

7.     La regia USA/NATO nel colpo di stato in Ucraina

8.     La portaerei Italia sul fronte di guerra

9.     USA E NATO stracciano i Trattati e schierano in Europa nuove armi nucleari


Fondamentale è il momento in cui la guerra fredda termina con il dissolvimento del Patto di Varsavia e della stessa Unione Sovietica nel 1991. Gli Stati Uniti ne approfittano per scatenare nel Golfo il primo conflitto del dopo guerra fredda, al quale partecipano i principali paesi della NATO, tra cui l’Italia. Contemporaneamente la NATO si muove per espandersi ad Est verso la Russia. Il primo passo è la demolizione della Federazione Jugoslava, che gli Stati Uniti e le potenze europee della NATO iniziano nel 1990. La guerra, denominata «Operazione Forza Alleata», inizia il 24 marzo 1999. Mentre demolisce con la guerra la Federazione Jugoslava, la NATO inizia a espandersi ad Est, Ciò, nonostante che Washington avesse assicurato il Presidente dell'URSS Mikhail Gorbaciov che «la NATO non si estenderà di un solo pollice ad Est». In vent’anni, la NATO si estende da 16 a 30 paesi. Con il prossimo ingresso di Svezia e Finlandia si allargherà a 32 paesi, sempre più a ridosso della Russia. Altri tre paesi – Bosnia Erzegovina (già parte della Jugoslavia), Georgia e Ucraina (già parte dell’Urss) – sono candidati a entrare nella NATO. 



Grandangolo: https://www.youtube.com/watch?v=A5nS0HdVuMk&pp=wgIGCgQQAhgB





sabato 4 marzo 2023

Sviluppi sugli accordi di Istanbul su cibo e fertilizzanti...



Si moltiplicano le speculazioni su ulteriori sviluppi, mentre si avvicina la data di scadenza del secondo termine di 120 giorni dell'Iniziativa del Mar Nero, sull'esportazione di grano ucraino. Su istigazione di Kiev e Washington, si insinua che l'iniziativa dovrebbe essere sia mantenuta nei suoi parametri attuali (i tre porti - Odessa, Chernomorsk e Yuzhny - per 120 giorni con la possibilità di un'ulteriore proroga di 120 giorni, se nessuna delle tre parti - Russia, Turchia e Ucraina - ha obiezioni) sia ampliata in termini di tempo e spazio (per un anno con l'aggiunta di altri porti marittimi). Tutto ciò è accompagnato da maldestri tentativi di invocare gli sforzi delle Nazioni Unite per garantire la sicurezza alimentare globale.

A questo proposito, è opportuno ricordare il concetto di accordo sul grano del Segretario generale delle Nazioni Unite in generale e, in particolare, come sono stati firmati gli accordi di Istanbul del 22 luglio 2022. Come è noto, Antonio Guterres ha proposto un pacchetto di accordi per normalizzare le forniture di cibo e fertilizzanti dalla Russia e dall'Ucraina come risposta all'aggravarsi della crisi alimentare sullo sfondo della pandemia di Covid-19, della stampa incontrollata di denaro occidentale e di una transizione accelerata verso la green economy. Questo suggerimento è stato formalizzato a Istanbul il 22 luglio 2022, sotto forma di firma simultanea di due accordi reciprocamente complementari: la già citata Iniziativa del Mar Nero e il Memorandum Russia-ONU sulla promozione dei prodotti agricoli russi.

La loro attuazione sincronizzata e interconnessa è destinata a ridurre la minaccia della fame e a fornire assistenza ai Paesi bisognosi in Africa, Asia e America Latina.

☝️ In pratica, però, otto mesi dopo la firma, solo una parte del pacchetto - l'esportazione di prodotti alimentari ucraini - è stata attuata. Inoltre, le modalità di attuazione sono ben lontane dagli obiettivi umanitari annunciati.

I progressi nell'attuazione del Memorandum Russia-ONU sulla promozione delle esportazioni agricole russe tendono a zero. Il motivo è l'ostinata riluttanza dell'Occidente a riconoscere la seconda parte del pacchetto Guterres e la continua applicazione di sanzioni che, nonostante tutte le vuote dichiarazioni di Washington, Bruxelles e Londra, si estendono ancora a cibo e fertilizzanti. In effetti, i funzionari delle Nazioni Unite stanno cercando di eliminare le restrizioni sui prodotti agricoli russi, che devono essere nulle in una situazione in cui è in gioco la sicurezza alimentare globale. Ma gli sforzi dell'ONU sono inutili.

Dobbiamo quindi affermare che il pacchetto di accordi proposto da Antonio Guterres e firmato a Istanbul il 22 luglio 2022 non sta funzionando. Il problema principale è che i Paesi occidentali stanno sabotando l'attuazione del memorandum Russia-ONU. Come è ovvio, i nordamericani e gli europei non si curano né dei bisogni dei Paesi indigenti né degli sforzi delle Nazioni Unite, che hanno cercato a lungo e persistentemente di trasformare in uno strumento obbediente per servire i loro interessi politici.

❗️ È ora di smettere di giocare la carta del cibo. La maggior parte del grano ucraino viene venduto a prezzi di dumping nella UE piuttosto che nei Paesi più poveri. Allo stesso tempo, pongono apertamente ostacoli alle esportazioni agricole russe, indipendentemente da ciò che dicono gli europei e gli americani. Dopotutto, non sono nuovi a dire bugie.

☝️ L'Occidente sta insabbiando senza vergogna il pacchetto umanitario avviato dal Segretario generale delle Nazioni Unite.

 Ministero degli Esteri russo



venerdì 3 marzo 2023

«L’attualità di Hugo Chávez per la pace»





A dieci anni dalla scomparsa di Hugo Chávez, propongo a chi è interessato di ospitare una conferenza-dibattito intorno al libro El presidente de la paz (pubblicato in italiano da edizioni Sankara), vincitore del premio Trisol del Alba.

Il libro è dedicato a tre capisaldi dell’opera del presidente venezuelano: resistenza all'imperialismo bellico, solidarietà internazionalista, cammino verso l'ecosocialismo.

In particolare, nella conferenza ci si soffermerà sull’attualità delle (neglette e precise) proposte di Hugo Chávez nel quadro dell’Alleanza Alba, per prevenire e poi fermare la guerra della Nato contro la Libia e la guerra per procura in Siria.

Saranno anche trasmessi brevi spezzoni del documentario Tutto sarà dimenticato?, e si ripercorrerà in breve la storia ignorata degli sforzi di pace che dal 1991 alcuni paesi non belligeranti tentarono contro le svariate, devastanti guerre del blocco Nato-Golfo.

Perché "conferenza a scopo di solidarietà"? Perché l'incasso della vendita del libro (7 euro a copia) è interamente destinato a sostenere progetti di solidarietà realizzati in Siria da gruppi siriani, in una situazione diventata ancora più estrema dopo il terremoto del 6 febbraio. Nelle presentazioni precedenti, sono stati sostenuti i Maristi di Aleppo. 

Grazie! Marinella Correggia











DAL RETRO DI COPERTINA DEL LIBRO

Il mondo si divide fra chi fa le guerre e chi le contrasta. Fra chi sfrutta i popoli impoveriti e chi costruisce alleanze paritarie. Fra chi cerca di mantenere l'iniquo disordine mondiale e chi disegna i lineamenti di una nuova realtà. Hugo Chávez, presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela scomparso nel 2013 è stato capace, insieme ai paesi dell'Alleanza Alba, di portare avanti iniziative per la prevenzione dei conflitti, costruire relazioni internazionali emancipatrici e pacifiche ben al di là del continente sudamericano (con particolare attenzione all'Africa), avviare la sperimentazione di un modello economico e culturale equo e sostenibile, di valenza planetaria.

Su questi aspetti poco conosciuti del presidente venezuelano si sofferma questo testo, la cui versione spagnola ha vinto il Primo concorso letterario "El pensamiento y la obra de Hugo Chávez Frias", organizzato dall'associazione Tricontinental de las relaciones internacionales y de la solidariedad (Trisol) di Caracas.

Le proposte e le sperimentazioni di questo uomo politico geograficamente lontano ne fanno una figura di riferimento. Studiarlo è un esercizio non accademico ma di utilità operativa.


mercoledì 1 marzo 2023

Cos’è la Pridnestrovia/Transnistria...

 


In conseguenza della situazione in Ucraina e dei tentativi di destabilizzazione del governo atlantista e filo NATO della Moldavia, in queste ultime settimane la tensione nella regione moldava è a livelli altissimi con enormi potenzialità di sfociare in una situazione di guerra.


Con queste sintetiche documentazioni e informazioni, intendo contribuire a dare alcuni sommari dati storici e elementi per far comprendere la realtà pridnestroviana, un nodo geopolitico irrisolto che si trascina da 33 anni.


La Pridnestrovie una piccola realtà dell’Europa orientale, sempre più sottoposta ad una aggressione politica, economica, militare e spesso violentemente MEDIATICA. La questione Transnistria rappresenta una situazione indubbiamente complessa, delicata ed anche dolorosa, trattandosi di popoli fratelli. Ritengo che sia utile come compito informativo e storico, portare una informazione corretta e far conoscere documentazioni e storia di quella parte della contraddizione, rappresentata dalla piccola Repubblica Moldava della Pridnestrovie. Una realtà che è considerata uno degli “stati canaglia”, dall’imperialismo,.dalla NATO e dalle forze liberiste occidentali, per questo è sottoposta ad un pesante embargo e sanzioni commerciali da decenni. Negli ultimi anni molte ONG e la Fondazione Soros hanno intensificato campagne mediatiche in Internet, su riviste e in convegni internazionali, i cui echi sono arrivati fino in Italia. Le motivazioni sono le solite di sempre, che vanno bene per ogni occasione: diritti umani, corruzione, violazione delle regole della comunità internazionale, mancanza di “democrazia”, traffici illeciti, non disponibilità alla NATO, ecc. ecc. La memoria va immediatamente a Serbia, Iraq, Bielorussia, Afghanistan, Zimbabwe, Libano, Siria, Libia, Yemen, Cuba, Grenada, Venezuela, Nicaragua, Eritrea, Iran, Corea Nord, ecc. ecc. Questo dovrebbe già essere sufficiente per porsi domande e cercare di capire qualcosa di più, nulla di più di questo…ma almeno questo, poi ciascuno si farà una sua opinione. Un lavoro di dare voce a chi viene “silenziato” conoscendo bene quali sono i meccanismi devastanti della messa in isolamento di una realtà, di un paese e di un popolo, partendo come sempre dal presupposto politico e concettuale di lavorare per la solidarietà e soluzioni pacifiche delle contraddizioni geopolitiche tra i popoli. Ed anche in questo caso ciò che auspichiamo è un processo di soluzione graduale e pacifica delle problematiche tra le leadership della Moldavia e della Transnistria, come era stato fino all’arrivo del nuovo governo atlantista e liberista della Maia Sandu, ex funzionaria della Banca Mondiale e affiliata alla Fondazione Soros.


Informazioni storiche generali sulla Repubblica Moldava Pridnestrovie

Area Totale 4,163 kmq. Perimetro 851 km. Popolazione 800,000 (Moldavi 34%, Russi 28%, Ucraini 26%). Lingue Ufficiali: Moldavo, Russo, Ukraino. Moneta Rublo Trans-Dniester .-.Capitale - Tiraspol

Breve Istoria

Nell’estate del 1989, forze nazionaliste moldave che si rifacevano al fascismo romeno, anticomuniste e antislave, sostenute e finanziate dai circoli imperialisti occidentali, avevano preso in mano la situazione nel paese, occupando il vuoto di potere creatosi con l’indipendenza dall’URSS, della ex Repubblica Socialista Sovietica della Moldavia, teorizzando l’espulsione della popolazione russofona e l’integrazione con la Romania del post socialismo. Quando i nazionalisti moldavi a Chisinau e in altre città moldave iniziarono a gridare nei loro raduni che tutti i non-moldavi venissero deportati, divennero evidenti i loro programmi anti-slavi, e quando la leadership della nuova Moldavia post sovietica, stabilì la creazione di uno stato etnicamente puro e la rottura violenta con l’Unione Sovietica, la popolazione della Transnistria insorse contro l’aggressivo nazionalismo militante. Vennero creati dei Consigli Locali delle Collettività dei lavoratori e altre organizzazioni sociali per dirigere la resistenza contro il nazionalismo sciovinista moldavo-rumeno. Nella regione ci fu una risposta unita e concorde, con manifestazioni di piazza e scioperi contro le leggi discriminatorie introdotte dalle autorità di Chisinau.


Ma il nazionalismo in Moldavia cresceva. La nuova leadership Moldava adottò una serie di leggi e decreti che tentarono di imporre la Moldavia come un secondo stato rumeno. Il rumeno venne dichiarato lingua ufficiale, venne introdotto l’alfabeto rumeno al posto di quello cirillico usato tradizionalmente in Moldavia, e la bandiera rumena, il tricolore, divenne la bandiera ufficiale della Repubblica Moldava. L’inno rumeno veniva trasmesso ogni mattina alla radio nazionale.


Gli slogans del cosiddetto Fronte Popolare iniziarono a diventare realtà. Dmitry Matyushin, ucciso a Chisinau solo perché parlava russo, fu la loro prima vittima. I deputati del Trans-Dniester del Consgilio Supremo della Moldavia vennero ostracizzati sia politicamente che fisicamente. Il risultato fu che lasciarono il Parlamento moldavo per formare il Consgilio Supremo provvisorio della Repubblica Moldava del Trans-Dniester, Transnistria.


Le politiche sconsiderate della leadership moldava di allora, formata per la maggior parte da rappresentanti del Fronte Popolare, accelerarono il processo di ristabilimento di uno stato autonomo nel territorio del Trans-Dniester.


In seguito, il governo della Moldavia tentò di risolvere le contraddizioni con la violenza. A partire dal 1990, ci furono vari tentativi di risolvere il conflitto con la Transnistria con atti di forza, che portò a numerose perdite tra la popolazione civile. La guerra civile lanciata dalla Moldavia nel 1992 fu il culmine della violenza reazionaria nazionalistica, in questo contesto si scatenò una breve ma dura guerra civile, che tra marzo e giugno provocò circa 1.500 morti tra i due fronti, l’intervento delle truppe della quattordicesima armata russa di stanza nella parte transnistriana, pose fine al conflitto e permise alla piccola neonata Repubblica di non essere invasa dalle forze reazionarie scioviniste dell’epoca. Durante la guerra, ci furono 800 morti e 3000 feriti della Pridnestrovie, ma anche gravi danni materiali, dato che la guerra si svolse nel suo territorio.


Il popolo del Trans-Dniester, che stava combattendo per difendere la propria repubblica, ebbe il supporto delle forze patriottiche di tutte le ex-repubbliche sovietiche. La Russia prese parte attiva per fermare le operazioni militari sulle sponde del Dniester e la nuova Moldavia sciovinista e antisovietica, fu costretta a fermare la guerra e iniziare i negoziati. Il risultato fu la divisione fisica della Repubblica Moldava della Pridnestrovie dalla Moldavia, con un confine amministrativo ma di fatto piantonato dalle due parti, seppure con facilitazioni di spostamento delle persone, che da allora hanno vissuto come due stati indipendenti.


L’esperienza storica della Repubblica Autonoma Sovietica Socialista Moldava (MASSR, 1924-1940) servì come impianto storico per la costituzione dello stato pridnestroviano, dato che è anche situato sullo stesso territorio.


Nel giugno del 1990, gli esponenti sciovinisti di Chisinau dichiararono decaduto e illegale il Patto “Molotov-Rippentropp” e il decreto del Soviet Supremo dell’USSR del 1940 sullo stabilimento della Repubblica Sovietica Socialista Moldava sul territorio della Bessarabia e della RSSM, riconoscendo così legittimo il ristabilimento dello stato nel territorio dell’ex RSSM.


La regione transnistriana situata sulla riva sinistra del fiume Dniestr, la cui popolazione era prevalentemente di origini russe e ucraine, insieme alla stragrande maggioranza dei moldavi lì presenti, si opposero ai processi di distruzione e assimilazioni astoriche, e indirono nell’estate del ’90 un referendum per autonomizzarsi legislativamente da questi eventi; votarono il 95,8 % degli elettori, e il 75,3 % votò per la formazione della Repubblica Sociale Sovietica Moldava della Transnistria.

Il 2 settembre 1990 il secondo Congresso dei deputati transnistriani, proclamò la definitiva nascita della Repubblica Moldava Pridnestrovie (RMP), eleggendo un Soviet Supremo di 50 eletti e I. Smirnov venne eletto come primo suo presidente.


Il nome stesso della Repubblica ha il significato dell’aspirazione dei transnistriani di proteggere e preservare i diritti della comunità moldava, la sua cultura e tradizioni, all’interno delle leggi repubblicane.


La regione è sempre stata fortemente industrializzata e specializzata nella produzione di armamenti pesanti, eredità dell'Unione Sovietica, ma oggi la situazione è di profonde difficoltà, causa la situazione politica difficile, il contestato status giuridico internazionale e un embargo totale.


I confini della RMP sono controllati da truppe di frontiera pridnestroviane e dogane, tutto il territorio della Transnistria è soggetto alla legislazione emanata dalla Costituzione della Repubblica Moldava di Pridnestrovie.


Durante gli anni è divenuto uno stato a tutti gli effetti con un Presidente eletto legalmente, il principale corpo legislativo è il Consiglio Supremo della Repubblica, il governo viene eletto e diretto dal Presidente, con una Corte di Giustizia, mass media con Radio, TV e giornali, con una propria bandiera, un Esercito, un corpo di polizia e un Inno nazionale.


La Costituzione della RMP, adottata da un referendum nazionale nel 1996, stabilisce che la “Repubblica Moldava di Pridnestrovie è uno stato indipendente, sovrano, democratico, legale”. La Costituzione stabilisce anche che nella Repubblica sono riconosciuti e protetti equamente i diritti politici, religiosi e delle minoranze, le proprietà di diversi tipi: proprietà dello stato, proprietà privata, e altre.

Nel Referendum del 2006, quasi il 98% degli elettori ha appoggiato il percorso per l'indipendenza.

I maggiori partiti rappresentati nel Consiglio Supremo sono il Partito della Repubblica che ottiene mediamente l’80% dei voti, poi ci sono due Partiti Comunisti (PKPe PKC) con l’8%, il Partito Indipendente con il 4% e il Partito del Rinnovamento con il 2%.

Consiglio Supremo, Tiraspol


In questi decenni si sono svolte molte trattative con la Repubblica Moldava, intensificatesi negli anni delle presidenze comuniste e socialiste, con la presenza di organismi internazionali tra cui l’OSCE, per trovare una soluzione alle controversie, dirimere le divergenze e ritrovare prospettive di collaborazione pacifica e congiunta. Purtroppo negli ultimi anni con le presidenze atlantiste e filo NATO dei governi della Maia Sandu, tutto si è fermato e sono riprese politiche provocatorie, ostili e di aperto scontro, fino ad arrivare ai giorni nostri, con venti di nuove ostilità e guerra.

Enrico Vigna 








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