domenica 7 agosto 2022

LE MICROPLASTICHE ORMAI SONO DENTRO I NOSTRI CORPI




Le microplastiche sono aggregati di molecole (metacrilato, propilene, polietilene, stirene, tereftalato) delle dimensioni dell'ordine del micron. La cosa interessante da una parte e shoccante dall'altra è che secondo uno studio danese (Heather, Leslie) il 77 % dei donatori di sangue le ha inglobate nel sangue ad una concentrazione fra 8 e 22 microg per ml di sangue. 

Se ci riferiamo ai 5 litri come volume del sangue di una persona di circa 70 kg di peso abbiamo un totale di 50 mgdi microplastica circolante nel nostro corpo.

Gli autori della ricerca si chiedono quali siano stati o quali saranno i danni derivanti da questa presenza.

Purtroppo non ci sono risposte definite e questo dovrebbe da un lato spingere ad approfondire la natura dei rischi che corre l'uomo soprattutto in tarda età quando sono maggiori i processi di accumulo, e dall'altro la messa a punto di nuovi metodi analitici di monitoraggio del fenomeno.

Prof. Luigi Campanella - ECOITALIASOLIDALE



sabato 6 agosto 2022

La griglia psichica dei rapporti interpersonali...

 


Spesso ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione)  incontrata. E' come osservare l'ambiente che ci circonda guardando da una finestra, ciò che vediamo è limitato e circoscritto dalla  posizione  e dimensione della sua apertura.

Ove questa “griglia”,  il nostro modo percettivo,  non aderisce con le situazioni e le emozionalità diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia  ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi)  dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un qualcosa di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice.

I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale,  Yin e Yang, e  dai movimenti (o elementi)  consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo.

Le opposizioni sono però solo completamenti della stessa energia archetipale, per cui  le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere  le affinità o le differenze,   il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.

Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.

Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire.

Nei rapporti di vario genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”.

Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.

Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote. La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco, diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! 

In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita.

Paolo D’Arpini e Antonella Pedicelli



venerdì 5 agosto 2022

La questione algerina. Draghi genio o ingenuo?



I partiti italiani commettono spesso l’errore di legarsi a Paesi stranieri di cui ignorano le dinamiche interne e internazionali. È accaduto  in Ucraina: l’Italia aumentava la dipendenza energetica dalla Russia disinteressandosi del Donbass. Eppure, prima di aumentare la dipendenza energetica dalla Russia, i partiti italiani avrebbero dovuto conoscere ogni dettaglio sui possibili punti di frattura tra Mosca e la Nato. 

Oggi i partiti italiani stanno ripetendo lo stesso errore con  l’Algeria, divenuto il principale fornitore di gas dell’Italia.  Quanto all’Algeria, Mario Draghi e i partiti che lo sostenevano (od  ancora  sostengono la sua "agenda")  si fregiano di averla trasformata nel primo fornitore di gas dell’Italia per affrancarsi dalla Russia. Si fregiano di essere in procinto di stabilire legami sempre più profondi con l’Algeria con cui annunciano nuovi accordi. 

Ma Draghi ha spiegato agli italiani che l’Algeria è un alleato stretto della Russia? Draghi ha spiegato che, costretta a scegliere tra la Nato e la Russia, l’Algeria sceglierebbe quasi certamente Putin? A noi non risulta che questo chiarimento sia mai provenuto dal “fronte draghiano”, fatto di partiti, televisioni e quotidiani. Quindi ci sembra doveroso fornire ai lettori alcune informazioni utili a tutelare l’interesse nazionale dell’Italia ed evitare nuovi fenomeni di “stupore collettivo” in caso di eventi inaspettati.

Tra i tanti fatti che confermano il legame tra la Russia e l’Algeria, ci limitiamo a citare il più recente. Il 31 luglio scorso, il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha dichiarato di volere entrare nei Brics, un “blocco politico-economico”, come Tebboune lo ha chiamato, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. I Brics rappresentano il 42% della popolazione globale e vantano il 31% del Pil mondiale. La posizione geopolitica dell’Algeria pone un serio problema per l’Italia, che i partiti evitano di discutere in questa campagna elettorale piena di vuoto.

I principali quotidiani italiani hanno descritto Draghi come un “genio del Mediterraneo” per i suoi accordi con l’Algeria. Eppure Draghi sta rafforzando la Russia vicino alle coste dell’Italia. È geniale?

Ci domandiamo: in un Paese in cui i partiti tradizionali venerano (o fino a ieri veneravano) il presidente del Consiglio, quale spazio resta per criticarlo?

Stralcio di un articolo di Alessandro Orsini (da Il Fatto Quotidiano  del 4 agosto 2022)




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giovedì 4 agosto 2022

Incredibile India...

 


Mentre il sole radente del primo mattino illumina il tavolino del mio coffee quotidiano, sia IL FRIULI che il MV danno notizia del mega contratto della DEAL (de Eccher) per costruire a Mumbay una viadotto davanti alla baia della metropoli indiana.

Quando atterrai per la prima volta in India nel gennaio del 1983, NON AVREI MAI IMMAGINATO che questo Paese potesse evolvere così rapidamente e in modo stravolgente verso la nostra cosidetta "modernità". In quegli anni nell'immaginario giovanile era ancora viva l'idea dell'India mistica, dei -magic bus- degli hippies che a migliaia facevano rotta ad Oriente alla ricerca di una "verità" e di uno stile di vita che l'Occidente sembrava non offrire.;oppure bevavamo le migliaia di  foto di lebbrosi che la -caritas- cristiana sventolava sui media per tirar su elemosina per aiutare questi sfortunati.   

 Già sull'aereo partito da Fiumicino,con grande stupore vidi due bianchi allungare un tappetino nella corsia centrale del jumbo Alitalia e fare la preghiera islamica: avevano in testa la classica scodellina di cotone lavorato e occhi pieni di fede e fiducia nel futuro (voluto da Allah). Forse perchè ero barbuto come loro mi adottarono subito per raccontarmi la loro mission: andare ad Ajanta ed Ellora per guadagnare un sacco di dollari. Io non conoscevo ancora queste località Unesco e soprattutto mi sembrava un sacrilegio andare in India per "fare soldi". L'India allora per me era quella del misticismo e di folle immense di "morti di fame", punto. Non solo, nel sedile avanti il mio si era seduto un tipo magrolino alla gandhi, aveva indosso pantaloni e camicetta estiva (era gennaio!) ed un sacco da spalla da girovago mendicante. Anche lui attaccò bottone e mi invitò a seguirlo a Jillellamudi per conoscere  Amma Anasuya Devi, avatar femminile. Beh, per me l'India mistica era il guru: maschio, anziano e barbuto come la icona del Maharishi che aveva sedotto pure i Beatles con la sua Meditazione Trascendentale. Una donna guru? E pure Avatar? (comunque  alla fine ci andai... https://bioregionalismo.blogspot.com/2021/02/amma-anasuya-devi-of-jillellamudi.html)

Jillellamudi. Sergio De Prophetis e Paolo D'Arpini

Bombay era per le guide turistiche soprattutto il Gateway of India, dove sbarcarono gli Inglesi colonialisti non  molto tempo prima. Avevan costruito lì il loro "arco di trionfo"davanti l'oceano, o meglio la Bay, dove allora  non si rispecchiavano sul mare  le decine di grattacieli cresciuti rapidamente sulla Marina road e dove al tramonto. quando la calura si attenuava e lo specchio d'acqua si colorava d'arancio. la città sembrava non solo un calderone di polvere ,miseria e sporcizia  ma una stupenda cartolina che poteva affascinare in qualsiasi depliant turistico sull' India.

OH INDIA ...

Poi nei successivi decenni di anno in anno ho visto questa terra cambiare pelle, veleggiare verso un "progresso" occidentale che a me,amante dell'India Antica, dava molto fastidio; ed ogni volta che le centinaia di indiani sui treni e sui bus m'intervistavano senza chiedere permesso, ribadivo loro il pericolo di finire come noi Europei, dentro una gabbia dorata di euro e con la chiave della serratura obliata nella distrazione massiva e martellante dei media. Senza Dio e valori secolari.

Nell'anno 2000, una mattina presto stavo seduto in un "tea stall" a bermi il -milk chai- del giorno, e sfogliando l 'INDIAN EXPRESS il quotidano del sud dell'India (ero a Pondicherry) lessi a caratteri cubitali: "L'INDIA HA RAGGIUNTO OGGI UN MILIARDO DI CITTADINI, QUESTO E' IL SEGNO INDISCUTIBILE CHE L'INDIA HA UNA MISSIONE NEL MONDO, OVVERO DI  ESSERE IL FARO SPIRITUALE DEL PIANETA E PROPORRE LA PROPRIA MILLENARIA CIVILTA' A TUTTI I POPOLI". Beh, forse anche i fraticelli che sbarcarono con Colombo nell'isola di Ispaniola 500 anni prima avevano la stessa convinzione, "niente di nuovo sotto il sole" come pensava il Cohelet biblico. Per me in quel momento erano degli ESALTATI nazionalisti.

 Poi, quello che ho visto  è stata una inarrestabile mutazione in Federazione moderna ed oggi i cittadini dalla pelle ambrata sono un miliardo e 260 milioni e mi continuo a dire: come fanno a mangiare tutti? Dove prendono i soldi per costruire tutte le infrastrutture? Io sono un viaggiatore ed europeo qualsiasi e non ho i dati economici per capire, prendo atto.



Questa mega commessa della Rizzani de Eccher fa parte della rivoluzione copernicana indiana: Bombay è una teoria infinita di strade congestionate oltre ogni dire,una fila interminabile di shops che per decine di chilometri  si affacciano su qualche "main road" che in pratica è polvere,clacsomania, pollution, plastica -vol au vent- e milioni di formichine umane che vanno da tutte le parti, ciascuno sa dove andare, ciascuno con in testa  l'Indian Way of Life. INCREDIBLE INDIA.

Oggi quasi tutti odiano il presidente MODI perchè ha aumentato le tasse, tutti dicevano "perderà le elezioni" invece le ha vinte di nuovo puntando sul nazionalismo. E qualche mese fa ha detto No all'America che voleva si allineasse alle nazioni anti Putin. 

L'India ha la sua testa, ha il suo sogno e il 75% della popolazione che ha meno di 25 anni. 

Noi Occidentali oggi siamo vecchi e demotivati dal nostro stile di vita.

Loro hanno un futuro credibile.  E si permettono di bypassare l'impossibile traffico della terraferma di Mumbai con 17 km. di autostrada sul mare grazie al nostro know how e i loro soldi: bingo!

 Se in futuro farò un viaggio sbarcherò a Mumbai anziche'a Chennai perchè voglio toccare con mano ciò  che stanno facendo e sentirmi un po' orgoglioso di essere nato in Friuli quando guarderò i lavori in corso del progetto DEAL/DE ECCHER.

Namasté mistero India!

Sergio De Prophetis



mercoledì 3 agosto 2022

Notizie frammentarie dall'oltretomba elettorale...

 


Le luci, le ombre, il niente, in vista del 25 settembre e, soprattutto, oltre...

 


Sono poche le cose che mi hanno colpito, più delle tante altre  dei grandi eventi che incalzano a ritmi forsennati.  Nel Circo dell'Orrore pre-elettorale dei cannibali di regime, il tanto naturale quanto osceno sposalizio tra due ominidi buoni per ogni stagione, Tabacci e Di Maio, nel generale vorticare di sputi, schiaffi e coltelli contro nuotatori concorrenti, per  restare attaccati alla zattera. 

GLI EVANESCENTI

Tre. L'autodissoluzione di un Movimento, peraltro già da tempo diviso in tronconi, che, compiuto meritoriamente il suo lavoro di mobilitazione e compiuti anche parecchi errori e perse occasioni cruciali, di fronte al cambio di fase e di interesse dell'opinione pubblica, mostra il broncio al fato irriconescente e si toglie di mezzo. Cioè si toglie dal voto, con ogni evidenza unica lotta ora da condurre, unico modo presente per dare fastidio al sistema: "Questo giro lo saltiamo" (Fronte del Dissenso e Liberiamo l'Italia). 

Siamo, con gli astenuti, nel terzo canto dell'Inferno, quello degli ignavi, con coloro che per Dante non sono buoni neppure per l'inferno che, pure, una sua dignità ce l'ha. " Color che visser senza 'nfamia e senza lodo"... non ragioniam di lor, ma guarda e passa".

E sia detto con grande rispetto e stima per chi ha retto la barra in questi due anni di repressione, inganni, calunnie, botte e idranti. E ora crede in buonafede che astenersi faccia numero è forza politica. Ma con altrettanto dispiacere per chi  in questa fase si apparta in attesa di incerta ripetizione degli schemi di lotta precedente e fa mancare la sua forte e significativa voce al NO che è possibile e necessario urlare ora.

Quattro. Il peggio del peggio è di quelli da cui non ti aspetti che l'attraente maschera celi i bubboni della peste morale. I loro archetipi li ritrovi, invece, nella Giudecca, o nella Caina, serrati tra i ghiacci della vita-non vita, nell'irrimediabile abiezione dei traditori. Non te n'eri accorto? Mica per l'abilità dissimulatoria del soggetto, piuttosto per la tua disattenzione. La tua buona fede, la tua ingenuità sono state prese alle spalle. È perciò che il colpo fa tremare le vene. 

A un certo punto il golpista sul Colle, visto che la zuffa tra cosche, mandamenti e  logge minacciava l'ingovernabilita' e la crisi della Grande Macchinazione, ha suonato la campanella. Dall'orizzonte, improvvisamente vicino, ha fatto apparire greppie, mangiatoie e truogoli. E si è scatenata la corsa, sollecitata da qualche sondaggio che prometteva banane più certe.

LOS ESQUALIDOS

Cinque. Fenomenale è risultato con che travolgente rapidità, in vista dei blocchi di partenza (neanche ancora del problematico filo di lana, o della coppa), i neoscattisti abbiano saputo cambiarsi di casacca, insegne e fede di casato.

Vabbè, ti rassegni, nel bene e nel male è bassa storia italiota di peones: gli Scilipoti, i Razzi, i Di Maio... Invece no, la pratica ha ormai contagiato anche quelli intellettualmente chic che,  ai Parioli,  godono a farsi scandalizzare da pensieruccoli eversivi.

 Pensierini evidentemente compatibili con lo Zeitgeist e innocui per chi sta sul trono (o sul Colle), sia di vispe terese che  nell'erbetta al vol han sorpreso gentil farfalletta New Age; sia di laureati in filosofia che, messisi a parlare aulico e difficile, si proclamano filosofi e pretendono, non solo di educarti il pupo attivista, ma addirittura di guidare le masse. Ma, occhio!, solo quelle che, secondo i sondaggi e i favori delle telecamere, assicurino di portarlo al quel truogolo. E così ci siamo giocati uno splendido epitomatore della filosofia in bignami, uno che pretendeva di farsi l'ennesimo guru alla ricerca di discepoli adoranti e...paganti (quanto meno in termini di lucidità).

Miserie, amici miei. squallori da buttarsi subito alle spalle, possibilmente mentre si passa davanti a un cassonetto. Anche perché tutto questo guazzabuglio di sorcetti e rosponi svanisce come fuligine dai camini allo spirare di una brezza forte e limpida.

Sei.Li ho visti e ascoltati tutti. E me li sono scordati in un solo giro completo dell'orologio del campanile che svetta  su queste valli. Tutti tranne uno, fissatosi nella coscienza del sottoscritto che di politica ne mastica e ne vede masticare da, diciamo, oltre mezzo secolo, avendo cacciato il naso anche in quella di mezzo millennio.

Dopo la lectio davvero magistralis tenuta al Congresso di Ancora Italia a Napoli, ho ascoltato Francesco Toscano  alla conferenza stampa di presentazione della lista "Italia Sovrana e Popolare" (nomen est consequentia rerum), in Senato. E ho anche sentito Marco Rizzo e Antonio Ingroia e gli altri esponenti della lista unitaria. (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=F96boxM18bg)
Sinceramente,  un abisso tra questi e i proclami sloganati di uno che da te pretende il giuramento "Io sto con Polacco, avvocato"; o che ti invita gentilmente alla subordinazione, marcheseggiando "Io so' io e voi nun siete 'ncazzo". Così, o ci state  o l'exit tocca a voi.

Rizzo, segretario del Partito Comunista (non sclerotizzato), forte di una battaglia storica della sua gente per i non privilegiati, da alcuni destinati a essere travasati e sbattacchiati, ha messo su un impianto solido e realistico su come porre fine al vampirismo dei pochi, ultimamente espressosi con Draghi-Mattarella in termini degni di corte marziale.

L'ex-magistrato Ingroia, uno che con la mafia di zona e di Stato è venuto alle mani, insieme al temutissimo (dal regime) Di Matteo, residuo di magistratura pre-Napolitano e pre-Cartabia, ha scolpito nel granito la determinazione di questa forza politica a restaurare la legalità repubblicana e a installarla in cima alle colonne portanti della Costituzione. Prima di tutto a difesa dei vessati e abusati.
 
Toscano, presidente di Ancora Italia, non è dato riassumerlo. Almeno a me. Il suo è stato un intervento panoramico,  semplice e complesso, comprensivo di ciò che all'essere umano,  rimasto tale, serve ed esclusivo di ciò che gli si vuole togliere o infliggere. Tutto molto chiaro sui piani dell'animo e del corpo,  dell'individuo, della comunita', della nazione. E dei suoi nemici interni ed esterni. 

Sarò fissato, ma a me, quando tra parole,  propositi e sentimenti spira aria di rivoluzione, mi formicolano mani e cuore.  Così è stato.

E ora alla pugna, non ai giardinetti, o allo scranno sicuro. Quello che conta è intraprendere la lotta, prima che vincerla. Lo sa anche Francesco Toscano, cattolico, ma che ha ricordato che di guance da porgere ne abbiamo due,  poi basta.

 

Fulvio Grimaldi









martedì 2 agosto 2022

Dare voce alla Nonviolenza...

 


E' possibile tentare comunque di proporre candidate e candidati della nonviolenza in elezioni palesemente truccate? Forse sì...

Il meccanismo elettorale costruito su misura per far vincere o la destra neofascista o la destra tecnocratica potrebbe tuttavia incepparsi.
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Faccio un solo esempio, e mi scuso se farò riferimento a una persona cui non ho chiesto il permesso di citarla.
Supponiamo che si realizzino liste orientate alla nonviolenza, caratterizzate quindi dall'opposizione alla guerra, all'ecocidio, al razzismo, allo schiavismo, al maschilismo.
E supponiamo che in un collegio uninominale, a Verona, questa lista candidi una persona veronese che ha dedicato l'intera sua vita alla nonviolenza e che in quella citta' tutti conoscono ed apprezzano.
Se le macchine politiche del regime della corruzione candideranno a Verona personaggi discutibili o di basso profilo, non e' forse possibile che quella persona possa vincere?
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L'esempio di Verona e' certo peculiare.
Ma in quanti altri luoghi non si potrebbero verificare situazioni analoghe?
Mi viene ora in mente Ferrara: anche li' ci sarebbe una persona che ha dedicato l'intera sua vita alla nonviolenza e che in quella citta' (ed in quella regione, considerando anche i prestigiosi incarichi istituzionali ricoperti) tutti conoscono ed apprezzano.
*
E non e' forse vero che l'intera Italia civile vorrebbe vedere in parlamento a fare le leggi l'autrice de "L'infamia originaria" o l'autrice de "L'ordine simbolico della madre"?
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Il tempo e' certo poco per organizzare liste della nonviolenza, femministe ed ecologiste, socialiste e libertarie, pacifiste e solidali, e per raccogliere le firme necessarie.
Ma non varrebbe comunque la pena di tentare?
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Scrivo queste parole sapendo che non potro' dare alcun fattivo contributo a questo impegno, il che forse implica che dovrei tacere, ma a tacere non ci riesco.
Forse altri cantera' con miglior plettro.

Peppe Sini - Viterbo, 2 agosto 2022




Mittente: c/o "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt@gmail.com
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e' una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E' la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la piu' ampia campagna di solidarieta' con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino". Da alcuni mesi e' particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da 46 anni prigioniero innocente.

lunedì 1 agosto 2022

Un chiarimento di Andrea Zhok - Uniti per la Costituzione con “Italia Sovrana e Popolare”




Dedico questo post ad una spiegazione pubblica che ho già dato a molti privatamente. Mi scuso per la tematica personale,  non necessariamente di interesse generale, ma questo è uno di quei casi in cui il personale è politico.

Prendiamola larga.

Nell’ultimo anno le vicende politiche hanno preso l’ennesima accelerazione in una direzione tecnocratica e seriamente autoritaria. 

Come molti ho vissuto questo momento come la goccia che fa traboccare il vaso, che non mi permetteva di rimanere politicamente alla finestra (anche perché la proverbiale “torre d’avorio” dove gli intellettuali solgono rifugiarsi è oramai attaccata ogni giorno con catapulte e olio bollente…).

Di fronte al senso di frustrazione diffuso in ampia parte della popolazione per non avere alcuna voce in difesa ed alcuna rappresentanza istituzionale, due istanze sono emerse:

1) La prima era una richiesta impellente di provare a fornire questa rappresentanza alternativa sul piano politico (anche perché in molti avevano capito che la difesa fondata solo sull’associazionismo e sul volontarismo, senza rappresentanza istituzionale, poteva essere spazzata via in ogni momento – gli eventi del 15 ottobre al porto di Trieste erano stati esemplari.)

2) La seconda era un mandato chiarissimo dal basso a cercare una soluzione il più unitaria e comprensiva possibile che potesse avere in comune l’esigenza di porre un argine al debordare dell’arbitrio autoritario, all’esautoramento del parlamento, al perenne emergenzialismo con confisca dei diritti più elementari.

Per tentare di dare seguito a queste istanze avevo iniziato a collaborare con l’unica rappresentanza parlamentare rimasta su posizioni di opposizione, ovvero la componente dei fuoriusciti dal M5S che avevano fondato “Alternativa”.

Per mesi come coordinatore regionale FVG di Alternativa, sulla base di quel mandato nei due punti di cui sopra, abbiamo dato forma ad un gruppo affiatato, e abbiamo collaborato lealmente e proficuamente con molte altre forze “di area”. Incidentalmente l’unica forza di area che si era sempre sottratta costantemente ad ogni incontro, ogni discussione e ad ogni manifestazione comune era Italexit di Paragone, che ha sempre dichiarato che sarebbe corsa in solitaria alle prossime elezioni. 

D’un tratto, a causa della caduta del governo e dell’indizione di elezioni a tempo di record, quel processo, che certamente abbisognava di molto più tempo per maturare, è stato interrotto, e purtroppo è stato interrotto proprio dalla componente politica in cui mi riconoscevo, che, non senza interna conflittualità, ha deciso all’ultima curva di spostare l’asse e di entrare in Italexit di Paragone. 

Quest’operazione per la gran parte del gruppo con cui lavoravo sul territorio era non solo deludente, ma proprio inaccettabile. La ragione era molto semplice: era una mossa che tradiva il percorso avviato finora, che smentiva comportamenti e atteggiamenti, che rompeva legami di amicizia politica che si erano creati localmente e che soprattutto incrementava la spaccatura del “fronte del dissenso”, cosa che era l’opposto di quanto richiesto costantemente dalla base.

So che in politica queste operazioni basate su calcoli elettorali, magari realistici, magari prudenziali, sono tutt’altro che strane e personalmente non ho maturato nessun astio o inimicizia verso gli ex compagni di strada che hanno deciso di farlo, e per cui ho immutata stima. 

Però credo che quanto fatto sia politicamente un grave errore e inoltre, sul piano umano (e questo vale per molti) io non riesco a trasformare in cinque minuti, sulla base di una decisione a freddo piovuta dall’alto, gli amici di prima in avversari e quelli che ci snobbavano in alleati. Mio limite.

Ho perciò rassegnato le dimissioni da coordinatore regionale di “Alternativa”, e ho comunicato ai gruppi alleati con cui avevamo collaborato (ora raccolti sotto “Italia Sovrana e Popolare”) la volontà di molti militanti e mia di proseguire nel percorso di collaborazione precedente.

Per questa ragione ora sto cercando di aiutare “Italia Sovrana e Popolare” nella titanica impresa di raccogliere le firme necessarie in agosto, e per questa stessa ragione ho accettato la candidatura come capolista al Senato nella regione Friuli Venezia Giulia. 

Se prima si partiva in salita, ora si parte in salita e con una gomma bucata, ma per il mio gusto personale restare nella zona di comfort del mugugno social, mentre il Titanic affonda, non è più un’opzione.

 Andrea Zhok