venerdì 12 agosto 2016

La grande crisi ed il ruolo della finanza internazionale


conseguenze della crisi
Mi sembra chiaro che la cosiddetta “grande crisi” che ha colpito il mondo occidentale dal 2008 in poi, e che non accenna a finire, sia dovuta in gran parte alla preponderante forza della finanza internazionale. Quando un gruppo di potere arriva a disporre e muovere risorse in masse ben maggiori di quelle di uno stato, e non si parla solo di Stati piccoli, non ci sono possibilità di difesa da parte del mondo della legalità. Il mondo è tornato ad una organizzazione del tipo che fino a pochi anni fa consideravamo primitivo: solo che al posto di re, principi ed alti prelati  ci sono oggi banchieri, industriali, finanzieri, che detengono una porzione esagerata di risorse mentre tutto il resto dei sudditi (bisogna proprio chiamarli così) deve spartirsi, lottando, le briciole.
Il mondo occidentale è nominalmente organizzato nella forma chiamata ancora, anche se le varianti sono ormai molte, democratica, cioè basata sulle libere elezioni, ma il popolo di fatto è ben lungi dall’essere sovrano! Solo in occasione delle elezioni, gli viene fatto credere che quelli che governeranno si adopereranno per il bene comune, ma in realtà quelli non riescono nemmeno sempre a capire da che parte stia il bene comune e allora si arrangiano altrimenti, fino alle prossime elezioni.
Nell’Empireo dei potenti, finanzieri, industriali, banchieri, ci sono naturalmente anche i grossi capi della malavita, come si usava chiamarli non molti decenni fa. E infatti perché stupirsi: una volta che il bene supremo è il denaro, una volta raggiunto quello in gran quantità, mica si va più a vedere da dove viene e come viene utilizzato!
La politica ha il dovere di indirizzare e proteggere la vita associativa dei cittadini degli stati, ma consapevole di essere più debole delle grandi multinazionali, banche, lobbies, mafie, ecc., finisce per assecondare quelle, anche perché effettivamente dalle grandi tavole imbandite qualche mollica cade e con quelle il popolo si può sfamare. Il discorso in fondo è perfino corretto, ma rivela appieno il grande vuoto che abbiamo creato nel nostro mondo di umani occidentali ed evoluti del ventunesimo secolo: nessun valore ideale: l’onestà, l’aiuto reciproco, la libertà, l’eguaglianza potenziale di ognuno, il riconoscimento del merito, la dignità e quant’altro ci veniva insegnato nella nostra infanzia, a noi che oggi siamo vecchi, è rimasto in vita se non in forma del tutto ristretta di alcuni individui; anzi di questa perdita delle ideologie siamo addirittura fieri: solo il denaro col suo potere salvifico è rimasto come unico valore.
Un altro sintomo della veridicità del quadro che andiamo facendo, è il blocco del cosiddetto ascensore sociale: il popolo è stratificato in maniera pressoché impermeabile: il passaggio per merito da uno all’altro livello è diventato rarissimo, tanto che se ne fa un argomento giornalistico.
Mentre scrivo queste righe mi rendo conto che anche gli insegnamenti “morali” che ci venivano propinati anni fa, probabilmente contenevano una buona dose di ipocrisia e servivano anche ad indorare la pillola per le persone comuni, ma quello che oggi rende intollerabile la situazione è che il fenomeno si è enormemente allargato: crisi come quella iniziata nel 2008 ce ne saranno ancora e ben vicine nel tempo, ammesso che per alcuni periodi se ne possa uscire, visto anche che le autorità politiche non hanno voluto/potuto fare almeno delle leggi chiare che le rendessero meno probabili.
Nei nostri paesi europei, tornati ormai in pieno allo spirito degli Stati nazionali sovrani, soprattutto i giovani hanno grandissime difficoltà ad inserirsi, sia pure cercando di seguire la scala dei valori vincente, quella della ricchezza: ma molte porte sono chiuse e chi ha non molla. E’ ben vero che esistono molte possibilità di colloquio con coetanei: smartphone, social net, auto, moto, ma legate al passato, alle possibilità economiche dei padri o addirittura dei nonni: troppo poco è aperto alle loro capacità, al dimostrare la loro capacità oggi per il loro domani. La straordinaria diffusione della droga ha certamente una delle valide spiegazioni in questo tipo di atmosfera nella quale i giovani si trovano inseriti, ma insoddisfatti.
In quest’ultimo periodo, si sta facendo molto forte un pericolo di tutt’altra natura per il mondo occidentale: il fanatismo dell’IS, nel quale giovani fortemente ideologizzati arrivano a sacrificare, e volentieri nel loro pensiero, la loro stessa vita pur di colpire gli odiati nemici. Il fenomeno si collega, e si nutre, dell’altro grande evento che in misura eccezionale sta colpendo l’Europa occidentale: la migrazione di massa di gran numero di persone – in gran parte giovani uomini – in fuga da terre dove una guerra rende impossibile per loro la vita o dove per altre ragioni non riescono a condurre una esistenza decente.
Il fenomeno esistenziale. che è la prima spinta alla migrazione, si congiunge con questioni di differente religione e si complica tanto che lo spirito di accoglienza col quale gli europei li ricevono è decisamente peggiorato, tanto da diventare in molti paesi aperto rifiuto. Certo, si tratta di questioni di grande portata, ma proprio per questo dovrebbero essere affrontate con l’impegno che meritano, mentre invece si assiste ad una fuga dalla responsabilità che viene lasciata nelle mani di chi, per il fatto geografico di essere la prima terra di arrivo, si trova in pieno nella corrente migratoria.
Gli argomenti che abbiamo toccato sono tali da non lasciarci prevedere un periodo di ripresa, come tutti speriamo (e i governanti ce lo fanno credere), bensì di grandi mutamenti epocali che richiederebbero il meglio delle intelligenze umane per affrontarli, ma sembra che questo sia lo spirito col quale si opera.
Andrea Alessandri
(Fonte: Mondo Sabino)

giovedì 11 agosto 2016

In attesa di un "nuovo" calendario... il tempo è sempre lo stesso!



Il computo del tempo e la nascita dei calendari è un’operazione puramente convenzionale basata sull’idea di voler fornire continuità ad un evento ritenuto particolarmente importante per una data civiltà che – da quel momento – sancisce la sua fioritura. Sappiamo infatti che sono esistiti ed esistono vari calendari, ognuno con un suo particolare inizio. Alcuni inizi sono stati più significativi e sono perdurati nei secoli altri invece sono stati effimeri e si sono esauriti dopo breve tempo, basti pensare ad esempio al calendario fascista, che durò pochi decenni.

Nell’antichità remota allorché l’uomo riconosceva la vita come un continuum, senza apparente inizio né fine, il calcolo del passaggio del tempo era immaginato su una scala ellittica/elicoidole che ripeteva cicli e stagioni secondo un ordine stabilito dalla natura. Pertanto il calendario non aveva un vero e proprio inizio bensì manteneva la funzione descrittrice dei cicli naturali ripetentesi – sia pur con variazioni comunque lentissime – (vedasi i tempi delle glaciazioni e delle inter-glaciazioni). Questo calendario “circolare” era assolutamente utile per la conoscenza di quanto andava avvenendo sulla terra e per la regolamentazione delle azioni opportune, i momenti ottimali per compiere determinati atti (semina, viaggi, feste, etc.). In questo sistema quindi si considerava il tempo come una sorte di flusso permanente in cui si riproponevano situazioni derivate dalla natura e -come avviene osservando lo svolgersi ripetitivo della vita animale e vegetale- magari basate su differenti stadi e situazioni di un Essere onnicomprensivo chiamato “Madre Terra”.

Ovviamente con l’andare del tempo, con l’affermarsi di civiltà teocratiche e di imperi, oppure iniziandosi a stabilire l’insorgere di popoli e di nazioni ecco che subentrò l’abitudine di dare un inizio specifico al tempo, da quel momento il computo divenne “lineare”. Ma – come dicevamo sopra- di inizi ce ne furono parecchi ed ognuno in concorrenza con l’altro… Sicuramente il più antico calendario ancora in vigore è quello indiano che si fa risalire a molte migliaia di anni fa, ma il sistema indiano è basato su epoche (yuga) che ritornano ed ogni epoca ha la durata di migliaia di anni (questa in esaurimento è il Kali Yuga). 

Possiamo vedere che alcuni calendari, pur anch’essi alquanto antichi, -ad esempio quello egiziano o sumero-babilonese- pian piano scomparirono con il raffreddarsi degli stimoli e dell’influenza politica e culturale dei suoi fondatori. Il calendario ebraico in qualche modo è rimasto, pur essendo uno dei più recenti del mondo antico per due sostanziali motivi. Il primo è che tale calendario è basato su una immaginaria creazione del mondo, avvenuta il 6 ottobre 3761, che in verità corrisponde alla nascita del concetto di appartenenza ad uno specifico popolo (appunto quello ebraico), che mantenne nei secoli la sua identità attraverso la compattezza delle proprie caratteristiche genetiche (gli ebrei sono solo ebrei e non si mescolano con altre etnie). Il secondo motivo sta nel fatto che questo calendario fu mantenuto, sia pur revisionandolo con un nuovo inizio, dalla “cultura” successiva definita cristiana.

Lasciamo per un momento da parte le connivenze di genere fra ebrei e cristiani e cerchiamo invece di capire come un calendario venga stabilito. Ad esempio il calendario ciclico lunare cinese, basato su un semplice calcolo circolare di commistione fra cinque elementi primordiali e dodici archetipi psichici, si fa risalire (per modo di dire perché a quel tempo ed in quel luogo non conoscevano nemmeno l’esistenza della Palestina) all’anno 2.637 avanti Cristo. Il fatto che, come viene riferito dalle cronache storiche- il momento di inizio corrispondesse al 61° anno del suo fondatore, l’imperatore Huang, e siccome un ciclo completo (che tocca i 5 elementi ed i dodici archetipi) è esattamente di 60 anni (12 x 5), possiamo supporre che quell’inizio fosse conseguente alla consapevolezza che antecedenti inizi c’erano stati in passato (seguendone innumerevoli altri). Infatti per stabilire un inizio in un calendario circolare ovviamente bisogna essere coscienti che si è già all’interno di una sequenza.. quindi quell’inizio è solo un pro-forma per “dare valore e sostanza pratica” al calendario prescelto. 

Un particolare interessante del calendario cinese è che esso è basato su una serie di ruote o ingranaggi contigui e affini, ma sempre più grandi.. Non volendo scendere né salire troppo dirò che il giorno è come una ruota suddivisa in dodici periodi minori, chiamiamoli “denti” o segmenti di un piccolo ingranaggio, questo ingranaggio va poi a congiungersi (per moto proprio) al successivo “insieme temporale” definito mese lunare che a sua volta contribuisce a creare un anno, l’anno diviene il “dodecennale” che, congiunto ai diversi archetipi, si addentella al successivo ciclo dei 60 anni e che a sua volta forma nuovi cicli sempre più grandi e duraturi… il tutto posizionato lungo una spirale eterna. 

Insomma provate ad immaginare gli ingranaggi di un enorme orologio dal più piccolo al più grande continuamente e costantemente collegati e ripetentesi nei vari processi (so che non è facile immaginarselo poiché è un’idea alla quale non siamo abituati..). Ma quello che volevo significare con questo discorso è che l’imperatore Huang stabilì in modo formale e convenzionale, in forma di inizio, un calendario che evidentemente era in auge già da tempo immemorabile in quella parte del mondo (infatti il calendario archetipale “cinese” è accettato e usato in tutto l’estremo oriente, dalla Siberia alla Mongolia, dalla Cina al Giappone, etc.).

Torniamo ora al calcolo lineare e soprattutto alla considerazione sull’ipotetico inizio del nostro calendario cristiano. Ma prima di arrivarci esaminiamo il calendario in vigore durante i primi secoli della così detta “era cristiana”. Roma fu fondata, si dice, nell’anno 753 a.C., il dubbio è d’obbligo poiché come abbiamo visto nel caso del calendario cinese anche Roma doveva pre-esistere per poter far dire ai suoi abitanti che era stata fondata… Insomma nel 753 a.C. Quelli che poi saranno i romani decisero che Roma era ufficialmente nata e da qual momento nacque anche il calendario dell’era Romana… 

Sia pur con quell’inizio anche per i romani il calendario era originariamente un mezzo “circolare” per calcolare gli atti sacrali e mondani che contraddistinguevano la vita sociale, infatti esiste un antico calendario romano di cui una edizione ci è stata tramandata, l’autore della quale “sarebbe” un tal Dionysus Petavius. E qui vediamo che già il nome lascia trapelare qualcosa… Dioniso è il remotissimo Dio identificabile con Shiva che appartiene alla tradizione ancestrale indoeuropea e petavius (dal sanscrito peta) significa antenato. Perciò è facile dedurre che si tratta di un calendario tramandato da illo tempore e poi “codificato” ufficialmente con la “fondazione” di Roma. Ed ora consideriamo cosa avvenne attorno all’anno mille di Roma, in quel periodo stavano maturando due fatti contigui e consequenziali. Roma in seguito all’espansione imperiale ed al mescolamento continuo delle culture aveva perso gran parte delle sue tradizioni ancestrali, le religioni all’interno dell’impero erano molteplici e spesso in contraddizione e conflitto tra loro.. Il potere romano aveva cercato di unificare politicamente le varie popolazioni d’Europa, d’Africa e d’Asia, che facevano parte dei suoi sconfinati domini, attraverso l’imposizione di una unità amministrativa politica e militare lasciando però -per ammorbidire la stretta- ampia libertà di culto religioso e di usi e costumi ai vari popoli.

Durante il terzo secolo d. C., corrispondente all’anno 1000 di Roma, era andato consolidandosi un culto di origine ebraica, derivato dalla setta degli Esseni, che a differenza della tradizione giudea accettava i convertiti al suo interno, senza che questi dovessero necessariamente essere di origine ebraica. Questo nuovo escamotage favorì grandemente lo sviluppo della nascente nuova religione nell’Impero, soprattutto presso le classi povere, poiché fra i primi cristiani -come tra gli ebrei e tra gli esseni- vigeva la pratica della mutua assistenza e solidarietà fra correligionari (lo stesso antico metodo di mafia ed affini). Con l’impoverimento progressivo delle popolazioni e la disgregazione del potere temporale, l’unico legante che univa il mondo romano fu la condivisione del nuovo credo religioso, da quel momento definito “cristianesimo”…. 

Si noti bene che il cristianesimo prese ad avere la diffusione più virulenta attorno all’anno mille di Roma (da qui l’idea successivamente riportata anche in epoca medioevale di mille e non più mille). Si fa inoltre presente che all’epoca del Concilio di Nicea (nel 325 d.C. anno di Roma 1078) ancora non si sapeva o poteva indicare una data certa sull’ipotetica nascita di Cristo… E la partenza ufficiale del nuovo calendario cristiano avvenne non prima del V o VI secolo d. C. allorché si stabilì una data convenzionale per la nascita del Cristo fissandola appunto al 753° anno dalla fondazione di Roma (corrispondente all’anno 1 della nuova era). 

Successivamente essendo crollata la potenza temporale di Roma nel mondo conosciuto rimase il suo primato religioso in forma di cristianesimo con il nuovo calendario. Tra l’altro quest calendario servì enormemente all’espansione ed affermazione del cristianesimo, ponendosi come legante comunitario riconosciuto anche presso le nuove popolazioni barbariche che pian piano occupavano i confini dell’ex impero o presso i nuovi stati che sorgevano oltre quei confini, ad oriente….. Insomma il calendario cristiano era ed è tutt’ora -come fu il latino in precedenza e come è l’inglese oggi nel mondo- un elemento di coesione e di imposizione di una cultura.

Infatti il calendario cristiano viene oggi utilizzato per consuetudine in tutto il mondo (anche nei paesi non cristiani che sono per altro la maggioranza).
Ma i calendari sono cambiati per le civiltà antiche cambieranno ancora, non c’è dubbio.

Quale sarà il nuovo calendario per l’umanità dei millenni avvenire? Forse l’identità con l’esistenza stessa della vita sulla terra riporterà l’umanità alla considerazione del tempo circolare e magari per i calendari futuri non sarà più necessario che vadano avanti coi numeri a partire da… per finire non si sa quando, potranno cambiare -ad esempio come avviene in India- con l’avvento di ogni yuga… yuga dopo yuga..  sempre lo stesso tempo è…

Paolo D'Arpini

mercoledì 10 agosto 2016

Prove di accordo fra Siria e Turchia...(con la benedizione di Putin)


I media israeliani hanno ammesso che un’eventuale liberazione di Aleppo da parte delle forze siriane darà la vittoria al presidente siriano Bashar al-Assad.
Il Canale UNO israeliano ha sostenuto che i leader arabi e internazionali sono convinti che la cacciata di Al-Assad, non può essere una condizione preliminare per la risoluzione del conflitto in Siria, mentre le forze siriane ed i loro alleati hanno compiuto, di recente, progressi significativi ad Aleppo. 
Considerando vari fattori, aggiunge il media israeliano, compresa la flessibilità di USA e Turchia sul destino del presidente siriano e le ultime conquiste delle forze siriane appoggiate dall’aviazione russa, è certamente iniziato il conto alla rovescia per la caduta di Aleppo. Inoltre, si presume che la Turchia cerchi la riconciliazione con la Siria, dopo che il suo presidente, Recep Tayyip Erdogan, si è scusato con la Russia per l’abbattimento di un caccia russo Sukhoi Su-24. 
Erdogan cerca di chiudere un accordo con il suo omologo siriano, secondo il quale Ankara impedirebbe il transito dei terroristi attraverso il confine in cambio della cooperazione della Siria nel prevenire la creazione di una zona autonoma curda a nord del paese arabo.A loro volta, i paesi occidentali considerano l’ISIS(Daesh, in arabo) come la principale minaccia per la loro sicurezza, che li ha costretti a stabilire relazioni di sicurezza con la Siria e smettere di sostenere la cosiddetta opposizione siriana.
Nel frattempo, il quotidiano israeliano Haaretz ritiene che la caduta di Aleppo non solo sia un colpo morale pesante per gruppi armati, ma fornirà il controllo vitale all’esercito siriano per una serie di percorsi, dove le truppe siriane possono facilmente attaccare le altre aree a nord e ad est del paese nelle mani di gruppi armati, in particolare in Idlib, Raqqa e altre province.
Infine, si evidenzia che, anche se Damasco ha espresso la sua volontà di partecipare ai colloqui di pace alla fine di questo mese per porre fine alla crisi siriana, in realtà il fattore militare sarà decisivo nel raggiungimento di eventuali accordi.
Fonte: Hispantv

martedì 9 agosto 2016

Svezia degradata: da paradiso del welfare a società distopica



Per la generazione nostra, degli attuali sessantenni, la Svezia nell’immaginario collettivo ha sempre rappresentato il paradiso della libertà individuale, del welfare, dell’assistenzialismo, basti pensare che sono pure fornite le cure dentistiche a carico del sistema sanitario pubblico. Ma come sempre solo il tempo rivela quali sono le vere effettive ripercussioni di scelte politiche importanti che influiscono sulla vita famigliare e sociale, soprattutto quando si esagera e si abusa, perdendo il senso della misura. 

L’articolo che segue  è abbastanza sintetico, per non dire riduttivo, rivela solo alcuni aspetti dell’attuale non invidiabile situazione svedese, ma sufficiente per rendersi conto di come sia degenerata ed abbia disgregato il senso profondo della famiglia, dei legami affettivi, della responsabilità individuale e famigliare, producendo una società distopica, nella quale alla fine si riduce tutto a procedure burocratiche e meccanismi assistenziali a scapito degli aspetti esistenziali qualitativi che possono derivare solo dalla spontaneità e validità dei rapporti umani, in primis quelli famigliari, che dovrebbero semplicemente essere sostenuti quando sorgono difficoltà e non sostituiti da surrogati surrettizi. 

Claudio Martinotti Doria



A che cosa serve l'uomo? In Svezia non serve a niente

Era il paradiso del welfare, la meta di ogni sogno di liberazione. Che cosa è successo alla Svezia? Nel suo ultimo documentario, l'autore di Videocracy Erik Gandini racconta un Paese in cui le persone vivono isolate, sempre più donne single scelgono la fecondazione artificiale e molti anziani muoiono da soli, dimenticati da tutti. E con 80 euro vi spediscono anche il kit per la fecondazione artificiale a domicilio

«Nell'inverno del '72, un gruppo di politici ebbe una visione rivoluzionaria del futuro. Era giunto il momento di liberare le donne dagli uomini, gli anziani dai figli, gli adolescenti dai genitori». Venne scritto anche un manifesto, La famiglia del futuro. A volerlo, fu la sezione femminile del partito socialdemocratico allora guidato dal primo ministro Olof Palme.

Che cosa prevedeva il documento? Ce lo spiega Erik Gandini, regista bergamasco autore di Videocracy, che in Svezia vive e lavora. Lo spiega in un documentario importante, di cui si è parlato poco o, comunque, non abbastanza in Italia: La teoria svedese dell'amore. Andato in onda la settimana scorsa sulla Rai (che, a dispetto delle critiche, fa ancora qualcosa di buono) per Doc3

Ogni individuo dovrà essere considerato come autonomo, non come l'appendice di qualcun altro. È dunque necessario creare le condizioni economiche e sociali che ci renderanno finalmente individui indipendenti

Olof Palme, pilastro della socialdemocrazia svedese, voleva modernizzare il Paese. Riformò il sistema pensionistico, stabilì sussidi e forme di sostegno, edificò il paradiso del welfare attorno a un'idea non così scontata, quando si parla di Stato e diritti sociali: l'autonomia individuale. L'indipendenza degli individuio. L'indipendenza della donna dall'uomo, dei figli dai padri, della madri dai figli. In qualche modo, la distopia immaginata dal grande drammaturgo svedese August Strindberg nella riscrittura post-amletica del Padre, ma senza più ossessioni per la solitudine.

Oggi, in Svezia il 50% dei cittadini vive solo. Una vita senza l'altro e una morte che non è da meno: 1 cittadino su 4 muore in solitudine, abbandonato dai figli. È la teoria svedese dell'amore: un'idea talmente assoluta di indipendenza che porta a considerare che l'amore autentico può esistere solo tra estranei. O tra sconosciuti. O tra sé e sé: la relazione è un peso che sempre meno svedesi sembrano disposti a sopportare. Non serve. Nemmeno per avere figli.


In Svezia va per la maggiore la fecondazione fai da te. Una gran parte delle donne svedesi - svela Gandini - acquista sperma per corrispondenza. Lo fa dalla Cryos, una società danese fondata da Ole Schou. «La banca del seme più grande del mondo», alimentata da donatori che dichiarano di «volere il bene dell'umanità» e disponibile per tutti e per tutte le tasche. Lo sperma in Europa arriva con corriere espresso, conservato in ghiaccio secco e pronto all'uso (vengono fornite delle apposite fiale/siringhe fai da te). I tempi di consegna vanno da 1 a massimo 2 giorni.

Il prezzo va da 63 euro per 1 fiala/siringa ai 12mila euro per il "donatore esclusivo". Si possono poi consultare i dati ex post, con le fotografie dei bambini, il loro - testuale - «profilo di intelligenza emotiva e il campione vocale». Si può pure scegliere - anche qui: testuale - la razza: caucasica, africana, medio orientale. Più della metà dei clienti della Cryos sono donne single.

«Ho pensato che fosse meglio avere un figlio da sola, ed evitarmi la fatica di trovare un partner», dichiara una donna.

A 40 anni dal manifesto Familjen i framtiden - en socialistisk familjepolitik l'utopia svedese si è rivelata una desolante emancipazione regressiva. Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. Come nota Gandini nel Docu-film: “Ognuno va per la propria strada ma non c'è nulla che li tenga insieme”. Quest’ultimo fenomeno è talmente aumentato negli ultimi anni che lo Stato svedese ha dovuto creare uffici appositi che si occupano di tutte le incombenze legali e burocratiche legate alla scoperta di un morto senza legami, nel disinteresse di figli e parenti.

di Marco Dotti
Fonte: Vita

lunedì 8 agosto 2016

Illuminazione è il vedere ciò che già si è



L'illuminazione, non è ottenibile con un atto di volontà od uno sforzo. E' una spontanea "rivelazione" che la coscienza trasmette alla mente. Cosa è la mente? Cosa è la coscienza? In verità sono la stessa identica cosa ma se osserviamo dal punto di vista della mente (ego) non possiamo comprenderlo. Ed allora? Ramana Maharshi diceva "indaga da dove sorge la mente e scoprirai che essa non esiste". Chi indaga, chi scopre? Tutte domande all'interno della mente le cui risposte - qualsiasi esse siano-  impediscono il satori... 

Per questa ragione i maestri zen ponevano ai discepoli quesiti irrisolvibili (koan) per spingere la tendenza raziocinante e speculativa al collasso. Il percorso della "spiritualità laica" è il più semplice: continuare a vivere con massima attenzione e capacità di risposta sapendo di stare in un film. E' come navigare nel mezzo della corrente senza fermarsi sulla sponda destra o sinistra del fiume, alla fine spontaneamente si sfocia nel mare.

La Conoscenza del Sé, in termini zen definita "satori",  non è descrivibile a livello intellettuale, quindi tentare di darne qui una descrizione è azzardato e fuori luogo. Allo stesso tempo è importante fare chiarezza su questa "conoscenza" che non comparabile alla comprensione empirica, anche se non esclude questa comprensione (basata cioè sulla percezione sensoriale).
Zen, satori e conoscenza del Sé
Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.
L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.  
Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.
Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.
Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi. 
Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara.
Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.
In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…

Paolo D'Arpini
Comitato per la Spiritualità Laica - paolo.darpini@alice.it
Via Mazzini 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293

domenica 7 agosto 2016

Nel nome della Spiritualità Laica: "… pura consapevolezza”



Gentilissimo Paolo, ho letto con molto interesse un suo breve lavoro che parla si spiritualità, tema che ultimamente sto affrontando sia per approfondire lo studio dello sviluppo psico-mentale dell'uomo, sia per dare senso compiuto all'interpretazione psicodinamica dei Tarocchi. La lettura del suo lavoro mi ha aperto molte strade che trovavo un po' difficili anche perché mai transitate dai filosofi che sono più propensi ad una preponderanza (ossessiva) della ragione. Ho cercato di mettere insieme il suo sapere con il mio e ne è uscita una lettura che mi sembra interessante ma che mi permetto di porre alla sua critica. Grazie e a risentirci presto. - Romeo Lucioni


La spiritualità che caratterizza il genere-umano è intesa dal buddismo-zen come “… pura consapevolezza”. Ciò significa che la spiritualità è in sé un sentimento laico, quindi non legato a nessun contesto religioso o sociale.

La pura consapevolezza non è innata (quindi non è legata a qualcosa di genetico), ma deriva dalle ingerenze vissute, primitive cioè nei primi rapporti con le persone di riferimento fondamentali. Prima di tutto con la madre attraverso la percezione del suo battito cardiaco che si pone in sintonia con quello del figlio nel momento dell’allattamento (… una pratica nutritiva che, nelle civiltà più umanistiche si protrae spesso sino ai tre anni, quando sicuramente tutto il cervello ha raggiunto la propria maturazione strutturale e connettomiale).

La pura-consapevolezza ha in sé un senso soggettivo, ma anche sociale e partecipativo: è “senso di essere presenti” e di “partecipare alla vita, alle relazioni interpersonali, al senso ecologico della natura e dell’universo (… scoperta del legame con le stelle e con l’armonia dell’energia cosmica, come ecologia-profonda o anche ondulazione gravitazionale universale).

Si sente dire spesso che è il pensiero che lega l’universo intero, ma … se il pensiero deriva dal linguaggio, come è stato riferito dai più grandi filosofi, la definizione deve portare decisamente a sostituire pensiero con il concetti di Stephen Hawking di “… campo gravitazionale”.

Ogni essente, come “puro essere”, ogni uomo ed ogni donna partecipano tutti profondamente al mantenimento dell’armonia del “campo gravitazionale universale”, partecipando, in ogni istante, come “… piccola anomalia”.

Pura consapevolezza va intesa alla stregua di “pura verità” ed è proprio la nadre (che poi sarà la Grande-Madre o Madre-Terra) che dona al figlio questo sentimento soggettivo che il bambino trasforma come “senso di verità interno ed esterno”, riferito al Sé ed al Mondo.

La “vera, pura ed universale consapevolezza” si raggiunge come “integrazione interno-esterno” attraverso la relazione del piccolo-bambino con il proprio “oggetto-genitoriale”, cioè nel rapporto equilibrato, omogeneo ed intercambiabile con la madre e con il padre (… tenendo in conto che la madre diventa un “oggetto-interno nel reale”; mentre il padre diventa un “oggetto-interno-virtuale”).

Paolo D’Arpini parla di “… disponendo di ciò che riteniamo sia al di fuori di noi come fosse altro da noi”. La meraviglia di questo “...sentimento profondo di disponibilità” è forse proprio il fondamento della spiritualità che assume nel soggetto un senso in-equivoco di partecipazione, di integrazione, di sussidiarietà e di … amore!


Sotto il profilo filosofico, possiamo anche intuire la spiritualità come possibilità di riempire la falla (lo iato) che si crea tra autocoscienza e coscienza delle cose, in un processo creativo che “… libera dall’angoscia indotta da un senso del nulla. Nello iato della coscienza, si crea una “spazio negativo pericolosa che avvicina alla percezione di una dissoluzione improvvisa (psico-fisica) che possiamo intendere ora come superabile proprio attraverso la “pura consapevolezza” e la “disponibilità”, quindi attraverso quel sentimento umano ed umanistico che chiamiamo spiritualità !
Romeo Lucioni

........

Mia rispostina:

 Gentile Romeo, proprio stamattina parlando con una nuova amica venuta a trovarmi da Grosseto, con il marito ed il figlio di 6 anni,  le raccontavo di come mi fossi deciso ad accedere a internet, un sistema  comunicativo che in passato avevo disdegnato, perché infine  mi ero reso conto che non possiamo astrarci dal mondo in cui viviamo. 

Non è tempo questo di ritirarsi su una "torre eburnea" ma è tempo di mescolarsi ai nostri simili, nella situazione in cui essi si trovano, cercando di condividere esperienze e sentimenti che possano contribuire a sviluppare un discorso evolutivo. Pertanto la tua lettera mi giunge come un messaggio sincronico di conferma...

Infatti, nel discorso spirituale quel che conta maggiormente, secondo il mio criterio, è la condivisione di esperienze e la tua lettera mi sembra in sintonia con questo agire costruttivo e concreto. Ti ringrazio e benvenuto nel  "movimento" della spiritualità laica.... "  - (Paolo D'Arpini)




sabato 6 agosto 2016

La Turchia cambia bandiera? - Golpe: retroscena e post-spettacolo



In Turchia le scosse di assestamento post-golpe non si arrestano: ora Erdogan ha deciso di sospendere la convenzione europea sui diritti umani. Nell’indifferenza di chi, per molto meno, ha preteso le sanzioni alla Russia.*
 
*Sul colpo di Stato emergono retroscena meritevoli di essere messi a fuoco. *
 
*A partire dal riavvicinamento di Ankara verso Assad e anche verso Mosca. “Il golpe è stato tentato nella notte tra il 15 e il 16 luglio”, inizia da qui la ricostruzione dei fatti del giornalista Gianluca Savoini, “tre giorni prima, il 12, il primo ministro turco aveva annunciato l’intenzione di riallacciare i rapporti con Damasco, visto che in Siria, grazie alla Russia, si sta avvicinando la fine dell’Isis. Dichiarazioni che di certo hanno fatto imbestialire chi vede nel regime di Assad un male assoluto, peggio dell’Isis stesso. A partire dagli americani, per esempio”.*
 
*“Il 14 luglio”, prosegue il giornalista, “due esponenti del Cremlino si trovavano ad Ankara; uno di loro ha anche rilasciato, in conferenza stampa, dichiarazioni sulla necessità di riallacciare i rapporto Russia-Turchia. 24 ore più tardi, guarda caso, arriva il colpo di stato”. Ma in quelle ore incandescenti le cose non sono andate esattamente come riportato da molti media italiani ed europei.*
 
*“È interessante sapere”, ci racconta Savoini, “che in realtà il leader turco stava per riparare in Qatar, non in Germania. Inoltre, secondo fonti dell’intelligence irachena, riportate dal giornale libanese Al Arab Post, Erdogan ha ricevuto una telefonata dal governo dell’Iran, che gli consigliava di restare in Turchia, garantendogli che i musulmani sciiti, filo iraniani, sarebbero scesi in piazza per sostenerlo contro i golpisti militari. Militari non solo amici del filo-americano Gulen, ma anche appoggiati evidentemente da forze atlantiste”. Un quadro dei fatti che proietta nel futuro uno scenario internazionale ben diverso da quello attuale.*
 
*“Non essendo riusciti a ripetere con Erdogan l’operazione Gheddafi”, conclude Savoini, “si aprono sviluppi potenzialmente sconvolgenti. Ci sono già alcuni falchi sostenitori di Erdogan, per esempio, che chiedono di uscire dalla NATO.*
 
*Una situazione del genere darebbe un colpo definitivo agli equilibri
geopolitici per come li abbiamo conosciuti in questi ultimi 15 anni, dopo l’11 settembre. Si apre un’altra storia, lontana dall’ordine unipolare voluto finora dagli Stati Uniti”.*

 
*Fonte: Katehon*