domenica 11 gennaio 2026

ASSEMBLEE NAZIONALI DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO NATO

 


Milano, 31 gennaio 2026, ore 14.30: Circolo Familiare di Unità Proletaria, viale Monza n.140

Napoli, 21 febbraio 2026, ore 14.30: Circolo culturale ex Asilo Filangieri, vico G. Maffei n.4

Il 2025 è stato un anno di grandi e significativi passi avanti nella lotta per farla finita con la Terza guerra mondiale. Significativi non significa che i lavoratori sono riusciti ad imprimere a questo paese un indirizzo politico differente, ma che la loro mobilitazione, unita a quella degli studenti e degli altri settori della società, ha segnato un salto di qualità nella mobilitazione popolare, nel rendere di massa, diffuse, parole d’ordine che prima erano appannaggio di alcuni gruppi e reti e ha avuto la capacità di mostrare al resto della società che è possibile costruire un futuro fatto di pace tra i popoli, di solidarietà, di riconquista di diritti. Ha avuto la capacità di mostrare che le scelte politiche del governo Meloni, supino agli imperialisti USA e NATO, leccapiedi dei criminali sionisti e scodinzolante verso l’UE, non sono le scelte politiche della classe lavoratrice di questo Paese.

Ha mostrato inoltre che la Terza guerra mondiale a pezzi e sempre più estesa, parte da qui: dai porti e aeroporti italiani, dalle fabbriche che producono armi, dalle basi USA e NATO dedite allo stoccaggio di munizionamento, allo spionaggio e al coordinamento delle operazioni militari USA e NATO all’estero e in cui si addestrano gli eserciti NATO.

Oggi si tratta di fare un salto di qualità nella lotta per fermare la Terza guerra mondiale. Questo salto consiste innanzitutto nel fare più precisamente i nomi e i cognomi di chi sono i promotori della guerra mondiale. È sempre più palese agli occhi di larga parte della popolazione del nostro paese la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della Terza guerra mondiale, in particolare per quanto riguarda il sostegno al regime di Kiev e ai sionisti d’Israele (in ultimo, non per importanza, l’aggressione al Venezuela e il rapimento del presidente Maduro, in continua e aperta violazione di ogni legge internazionale) e ciò che comporta anche in termini di guerra interna: per mantenere la propria guerra nel mondo c’è bisogno di tagli alle risorse pubbliche destinate a soddisfare i bisogni collettivi e bisogna aumentare le prebende per speculatori e guerrafondai; bisogna aumentare la repressione verso le avanguardie di lotta e i gruppi e organismi che promuovono la lotta contro la guerra, ecc.; bisogna occupare militarmente la società (scuole e università, eventi pubblici, ecc.).

A ciò si affianca l’occupazione militare del Paese: basi, caserme, antenne e radar, poligoni di tiro, depositi di munizioni, ecc. che prosciugano risorse, impoveriscono e inquinano i territori, fanno si che intere porzioni del nostro paese siano appannaggio dei guerrafondai e degli imperialisti e non di chi in quei territori ci vive e ci lavora.

È necessario quindi organizzarsi e ancora organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo e la NATO e via via animare e sviluppare un’iniziativa sempre più unitaria. Non esiste pace che verrà dalla bontà e dal benestare degli imperialisti e dal buon cuore del governo Meloni, ad essi sempre più sottomesso. L’unica strada percorribile è quella di mettere insieme le forze e sviluppare ad un livello superiore la lotta per liberare il Paese dalla nefasta presenza delle basi USA e NATO, spezzare le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO.

Facciamo appello ad ogni comitato, rete e organismo, ad ogni gruppo di lavoratori che si organizza e lotta contro guerra, NATO e riarmo a portare la propria esperienza, il proprio contributo, le proprie proposte.

Le assemblee saranno inoltre occasione per presentare il dossier, a cura del Coordinamento Nazionale No Nato, sulle installazioni militari USA e NATO nel nostro Paese.


Coordinamento Nazionale No Nato

Telegramhttps://t.me/CoordNazNoNATO

Contatto mailcoordinamentonazionalenonato@proton.me

Sitohttps://www.noguerranonato.org/coordinamentonazionale



sabato 10 gennaio 2026

Iran. Le proteste eterodirette continuano... ma il governo resiste!

 


venerdì 9 gennaio 2026

Decreto Milleproroghe e l'inutile tortura sugli animali...

 


Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2025, il decreto Milleproroghe ha eliminato i divieti, introdotti nel 2014, sui test che impiegano animali per xenotrapianti e per lo studio delle dipendenze da fumo, alcol e altre sostanze d’abuso. Una scelta che rappresenta un duro arretramento per la ricerca etica e per l’adozione di metodi scientificamente avanzati e privi di animali.

LEAL Lega Antivivisezionista annuncia una mobilitazione in tutte le sedi istituzionali per contrastare un provvedimento che ripropone pratiche retrograde, pericolose e irrispettose della vita animale e umana.

“Daremo battaglia in ogni sede – afferma Gian Marco Prampolini, presidente LEAL - contro questo provvedimento, che è già in vigore, ma che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. Il rischio, infatti, è che il Governo ricorra alla questione di fiducia, blindando il testo e impedendo ai parlamentari di votare emendamenti migliorativi. In tal caso, respingere la norma diventerebbe quasi impossibile”.

La reintroduzione di procedure invasive sugli animali per le dipendenze e il via libera agli xenotrapianti ignorano l’evidenza scientifica: questi modelli non sono predittivi per l’uomo, oltre a essere eticamente inaccettabili e fallimentari. Mentre la comunità internazionale investe con decisione nei metodi animal-free e nella ricerca human-based, l’Italia taglia i fondi destinati alle alternative, condannandosi a un ruolo marginale nel progresso scientifico.

“Uno studio ha dimostrato che circa 195.000 persone ogni anno in Europa muoiono per avere assunto un farmaco. La sperimentazione animale non è un metodo di ricerca in grado di selezionare le sostanze tossiche da quelle innocue per l’uomo. Il rischio quindi è che si continui con questa ecatombe” conclude Prampolini.

LEAL Lega Antivivisezionista



giovedì 8 gennaio 2026

Diritti umani condivisi e democrazia...?



A cosa possiamo comparare la politica internazionale recente degli Stati Uniti, come il sequestro di beni altrui  o la cattura di un presidente straniero? L'uccisione a distanza di politici ritenuti nemici? Rivolte eterodirette in Paesi non allineati?  Occupazioni coloniali di Paesi del Terzo Mondo? Ecc.  


In termini tecnici, potremmo avvicinarla a un atto di pirateria, inteso violenza, sequestro o depredazione compiuto da una nave privata per fini privati (articolo 101 della Convenzione sul diritto del mare). Solo che al posto di una nave all’arrembaggio abbiamo la strapotenza militare dell’America. Marchio del “poliziotto globale”, l’altro nome del pirata internazionale. Segno dei tempi. Siamo in piena rivoluzione geopolitica su scala mondiale. Tutti i potenti si sentono in lotta per la sopravvivenza, dunque autolegittimati a usare qualsiasi mezzo. Già, ma a quale scopo? 
Lucio Caracciolo


Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande di briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: "La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta". (S. Agostino, De civitate Dei, IV). 
Giacomo Greggan


Per chi non se ne fosse reso conto (a partire da Bruxelles, che sembra dormire in piedi), dopo 45 anni di Bi-polarismo post guerre mondiali (1946-1991, Urss e Usa) e altri 30 di Mono-polarismo post implosione dell’Urss (1992-2022, Usa da solo), siamo entrati nell’era del Multi-polarismo.
Pertanto, stiamo vivendo una serie di azioni di posizionamento:
l’aggressione russa in Ucraina, l’allargamento della Nato, l’allargamento del Brics, gli attacchi degli Houti in Yemen, l’attacco di Hamas del 7 Ottobre per far saltare gli Accordi di Abramo e la dura reazione israeliana a Gaza, la pressione turca per la rinuncia territoriale dell’Armenia nel Nogorno-Karabah, il disarmo degli Hezbollah in Libano, la fuga di Assad dalla Siria, le esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, il riarmo di Germania e Giappone, i raid statunitensi in Nigeria, il riconoscimento diplomatico del Somaliland, le proteste in Iran, la Corea del Nord che lancia missili sul mar del Giappone, l’arresto del dittatore in Venezuela e la rivendicazione territoriale sulla Groenlandia.
In mezzo, come sempre, il controllo degli approvvigionamenti energetici (gasdotti, pozzi petroliferi, miniere, terre rare, ecc.), delle rotte commerciali (Indomediterraneo, antartica, via della seta, ecc.) e dei dati (satelliti di orbita bassa, sistemi operativi, semiconduttori, ecc.)
È tutto collegato, anche quando sono partite separate, sono mosse di un unico torneo: quello di POSIZIONAMENTO delle potenze e super-potenze in questo nuovo Mondo.
Il problema è che, in queste partite, il Diritto Internazionale è purtroppo moribondo.
Ma il motivo per cui lo sia va cercato nella politica estera occidentale post-‘91, cioè durante quel Monopolarismo americano nel Mondo, con le azioni militari o sovversive delle amministrazioni Clinton (Serbia), Bush (Iraq e Afghanistan) e Obama (Primavere arabe, Euromaidan, Libia e Siria), assieme principalmente alla Gran Bretagna di Blair e Cameron e la Francia di Chirac e Sarkozy, ben prima di Trump (e  di Netanyahu).
Oggi le altre potenze, rivitalizzate come la Russia o emergenti come la Cina, si adeguano alle regole scelte - ahi noi - proprio dall’Occidente. Ed anche Trump, si adegua alle regole che ha ricevuto dai suoi predecessori.
Ora, come fare per avere in futuro un Mondo meno agitato e quindi meno pericoloso?
Bisogna far diventare questo Multi-polarismo, dove ognuno agisce secondo i propri interessi, in Multi-lateralismo, dove ognuno agisce insieme all’altro nell’interesse comune.
E, per questo, ci vogliono sforzi enormi e chissà quanti decenni.
Deve intanto terminare la fase di posizionamento con un equilibrio stabile di compromesso, poi si dovranno riformare gli organismi internazionali (a partire dalla revisione dell’Onu, della composizione del suo Consiglio di Sicurezza e delle regole della sua Assemblea) e, solo a quel punto, si potrà ricostruire un Diritto Internazionale universalmente riconosciuto e possibilmente rispettato.
Giancarlo Paonessa


La Cina reagirà, è costretta a farlo, con i suoi tempi e modi, ma lo farà, pena vedere la propria esistenza strangolata dal tentativo americano di riprendere il controllo mondiale. Il rischio di un confronto diretto aumenta.
Andrea Palazzetti


Basterebbe riconoscere che tutti gli uomini hanno pari dignità e che la nostra casa comune la Terra è ciò che va tutelato più di ogni altra cosa. Invece facciamo esattamente l'opposto dell'utile e del necessario. Tutte queste guerre per le risorse energetiche e le terre rare necessarie a costruire computer sempre più veloci e potenti, telefoni più performanti, robot che sostituiscono l'umano, ma a chi serve tutta 'sta roba? E pure 'sti ricconi pieni di botulino che vivono alla mercé degli Epstein, che rubano persino alle loro madri (vedi la faida Agnelli), che ostentano sicurezza per coprire la loro nullità umana, malati di potere e denaro ma che vita fanno? Boh! 
Ma si fermassero un attimo a riflettere!
Carla Ricci




mercoledì 7 gennaio 2026

Situazioni preoccupanti nel mondo...


martedì 6 gennaio 2026

Il Venezuela si riorganizza... (per far cosa?)



lunedì 5 gennaio 2026

Gli Stati Uniti d'America sono nati e vivono sul ladrocinio...

 



Provo a riassumere lo stato delle cose, cercando una difficile brevità. Il petrolio venezuelano è gestito da una compagnia di Stato, PDVSA, che ha mantenuto relazioni con la major statunitense Chevron, nel bacino del Lago di Maracaibo, mentre nella Fascia dell’Orinoco, dove sono detenute le riserve più grandi, sono presenti joint venture con russi (Roszarubezhneft), cinesi (CNPC) e con le europee Eni e Repsol: una condizione, quest'ultima, certamente non gradita a Trump. Il petrolio, poi, veniva spesso venduto anche "sotto banco" a intermediari che lo portavano in Asia, soprattutto in Cina, cambiando il nome delle navi o spegnendo i trasmettitori GPS, le cosiddette "navi fantasma”, e con pagamenti che avvenivano tramite scambi di merci o valute digitali per evitare il sistema bancario americano; dunque un ulteriore danno al dollaro. Soprattutto, grandi ambizioni sul petrolio venezuelano nutrivano anche Exxon Mobil e Conoco Phillips, estromesse al tempo di Chavez, così come interessi di rilievo manifestano le grandi raffinerie del Golfo del Messico, per le quali l’approvvigionamento del petrolio venezuelano risulta decisamente conveniente. La fine di Maduro e la costruzione di una “colonia” in Venezuela saranno certamente un’occasione formidabile, quindi, per tutta questa rete di società, così come per quelle impegnate nella ricostruzione e nella protezione degli impianti, da Hallibarton, a Schlumberger e a Baker Hughes; società americane che hanno il dato comune, e impressionante, di avere BlackRock, Vanguard e State Street come principali azionisti. Per queste stesse ragioni, davvero la Groenlandia potrebbe essere il prossimo bersaglio di Trump. Dal luglio del 2021 infatti esiste un blocco delle nuove licenze per l'estrazione di gas e petrolio, che ha estromesso le grandi compagnie americane, a cominciare da Chevron e Conoco, mentre quelle precedenti al 2021 stanno scadendo. Un'azione militare, con conseguente occupazione della Groenlandia, risolverebbe il problema e consentirebbe a Trump di provare a risolvere, almeno parzialmente, anche un'altra questione. Il "possedimento" danese, infatti, è una formidabile riserva di terre rare, di zinco e di piombo, che potrebbero ridurre la dipendenza americana dalla Cina. Peraltro, nei progetti più importanti di sfruttamento sono già coinvolte Exim Bank di proprietà del governo federale degli Stati Uniti e Critical Metal Group, quotato al Nasdaq, con dentro le solite Big Three. In merito alle terre rare, il giacimento di Kvanefjeld (Kuannersuit), uno dei più grandi al mondo, ha il limite di contenere anche uranio.
Nel 2021, come ricordato è stata approvata la legge che vietava le estrazioni compresa quella di uranio (e di qualsiasi minerale con sottoprodotti radioattivi sopra una certa soglia).
Ciò ha bloccato il progetto della Energy Transition Minerals (società australiana a partecipazione cinese) e la disputa è finita in un arbitrato internazionale. Anche in questo caso, l'occupazione americana risolverebbe ogni questione. Per un'economia in crisi, la guerra è, agli occhi di Trump, la soluzione migliore e la legittimazione che ha ricevuto dalle servili élite europee, a cominciare dal governo Meloni, sembra dargli, drammaticamente, ragione. Un inciso finale; in cambio di tutto questo le Big Three dreneranno in maniera ancora più massiccia i risparmi degli europei verso il traballante debito federale Usa.





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Reiterazione:

Chiedo venia, ma siccome continuo a vedere persone che, apparentemente normodotate, in tutta serietà, giustificano l'operazione americana in Venezuela come azione di liberazione e sostegno alla popolazione impoverita dal regime, mi permetto di fare una cosa stucchevole come riproporre un post dello scorso ottobre.
Mi scuso per la ripetitività.
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Ogni tanto c’è qualcuno che ricorda come la vita a Cuba o in Venezuela sia dura, come la popolazione soffra, come l’economia sia in gravi ambasce. Spesso questi soggetti proseguono assumendo, o sostenendo senz'altro, che questa è responsabilità di governi illiberali, che dunque sarebbe auspicabile veder rovesciati, consentendo così finalmente di emancipare il popolo dalla miseria.
Non si sa mai se per ignoranza o dolo, ma questi soggetti dimenticano sempre di menzionare un dettaglio.
Paesi come Cuba e Venezuela sono sotto la morsa di devastanti sanzioni internazionali promosse dagli USA.
Cuba è sotto sanzioni da sempre, sin da quando hanno osato cacciare il dittatore filoamericano Fulgencio Batista (1959).
Il Venezuela è sotto embargo, con impedimento a vendere il proprio petrolio e ad accedere al sistema creditizio internazionale dal 2017 (primo mandato Trump). Tra il 2017 e il 2024 il Venezuela ha subito perdite stimate intorno a 226 miliardi di dollari, a causa di questa morsa.
Ora, il giochino americano è sempre lo stesso, ovunque nel mondo: esercitano una combinazione di ricatti economici, minacce (o senz’altro interventi) militari, e finanziamento delle forze filoamericane all’interno del paese su cui vogliono mettere le mani. Questo logoramento prosegue fino ad ottenere l’ascesa al potere di un loro pupazzo, in forme che vengono gabellate per “spontanea espressione della volontà popolare”.
Che sia Pinochet in Cile o Al-Jolani in Siria, che si parli di Guatemala, Nicaragua, Bolivia, Libia, ecc. lo schema si ripresenta con piccolissime variazioni.
In ciò non c’è niente di misterioso. Si tratta di ordinaria politica imperialista.
L’unica cosa in questo quadro che rasenta il mistero è la reattività degli “emancipatori a molla” nelle lande occidentali. Si tratta di imbarazzanti quanto frequenti gonzi, per lo più baizuo, che, di quando in quando, vengono svegliati dal giornale del mattino nelle vesti di intrepidi liberatori di popoli oppressi.
Fino alla sera prima non sapevano neanche dell’esistenza di questo o quel terribile regime illiberale ed affamatore dei popoli, ma il giorno dopo, d’un botto, si scoprono protettori dei campesinos e dei diritti civili in qualche paese remoto dove – guarda te le coincidenze – sta or ora maturando un “regime change made in USA”.
Poi, tipicamente, il giorno dopo che il nuovo regime “amico” ha preso il potere, dimenticano in tempo reale l’esistenza del paese medesimo, certi – si suppone – che da quel momento in poi le sorti dei popoli che gli stavano così a cuore si siano definitivamente risollevate, tanto che non vale più la pena occuparsene.