lunedì 1 giugno 2026

Chi comanda davvero in Italia...?



Alberto Bradanini non è un analista qualsiasi.  È stato ambasciatore d’Italia prima a Teheran e poi a Pechino: due capitali che, negli ultimi decenni, sono state al centro di tutte le grandi trasformazioni geopolitiche del pianeta. L’Iran, cuore delle tensioni mediorientali. La Cina, protagonista principale della crisi dell’ordine unipolare a guida statunitense.

Proprio per questo la sua voce pesa. Perché quando Bradanini parla dell’Italia come di un Paese che non è pienamente sovrano, non lo fa da osservatore esterno, né da commentatore improvvisato. Lo fa da uomo che per anni ha rappresentato lo Stato italiano nei luoghi dove la storia si decide davvero.

In questa intervista, l’ex ambasciatore a Pechino descrive l’Italia come un Paese stretto dentro una doppia gabbia: da una parte la subordinazione politico-militare agli Stati Uniti, fatta di basi, truppe, NATO e vincoli strategici mai davvero messi in discussione; dall’altra la subordinazione economico-monetaria all’Unione Europea, che ha progressivamente svuotato gli spazi reali della democrazia e della politica economica nazionale.

Il risultato è un Paese che ha perso capacità industriale, autonomia diplomatica, visione strategica e perfino l’abitudine a pensarsi come soggetto sovrano.

Dalla Via della Seta alla Cina, dal ruolo delle élite italiane alla crisi dell’Unione Europea, dal rapporto con Washington alla possibilità di ricostruire una politica estera fondata sugli interessi reali del paese, Bradanini mette sul tavolo una critica durissima dell’establishment italiano ed europeo. Una critica che fa ancora più rumore proprio perché arriva da qualcuno che quell’establishment lo conosce dall’interno.

Una conversazione scomoda, radicale, necessaria. Perché la domanda di fondo è semplice: l’Italia può ancora decidere qualcosa del proprio futuro? Oppure ha definitivamente interiorizzato la propria subordinazione? 

Ottolina TV


Video collegato:     https://www.youtube.com/watch?v=nzwL8COdbmk 

domenica 31 maggio 2026

Stralcio di una lettera aperta di Jeffrey Sachs al Cancelliere Friedrich Merz...



Cancelliere Merz,

Quando le ho scritto una lettera aperta sei mesi fa, ho esortato la Germania a perseguire la via diplomatica con la Russia piuttosto che la normalizzazione della guerra. Sei mesi dopo, la situazione in Europa è drammaticamente peggiorata. L’Europa e la Russia stanno scivolando verso una guerra aperta. 

E in questa deriva, Cancelliere, la sua responsabilità è unica. Nessun leader europeo — né a Parigi, né a Varsavia, né a Roma — detiene la posizione che ha la Germania, o il potere che lei personalmente detiene, per interrompere questa catastrofe. Cercherà di ottenere la pace ?

Lei stesso, insieme alla Primo Ministro Meloni e al Presidente Macron, nel gennaio 2026 ha invitato l’Europa a riprendere le relazioni con la Russia e ha descritto la Russia come «un paese europeo». Eppure lei non ha perseguito la via diplomatica. Con il futuro dell’Europa in gioco, questa è una straordinaria abdicazione alla leadership. 

Nei suoi mesi da Cancelliere, ha tentato un dialogo sostanziale con il Presidente Putin? Il suo ministro degli Esteri ha tentato un dialogo sostanziale con il ministro degli Esteri Lavrov? Conversazioni vere, del tipo che ha posto fine alla Guerra Fredda. La risposta, per quanto rivelano i dati pubblici, è no. Nemmeno una volta. E non per mancanza di consapevolezza dell’urgenza.

Gli ultimi giorni hanno portato a una pericolosa accelerazione che dovrebbe concentrare l’attenzione di ogni europeo. Entrambe le capitali sono ora sotto attacco continuo: i droni ucraini a lungo raggio hanno colpito in profondità Mosca, compresi siti civili... (continua)



Fonte: https://www.berliner-zeitung.de/article/jeffrey-sachs-an-open-letter-to-chancellor-friedrich-merz-10038768

sabato 30 maggio 2026

UE Segnali di guerra imminente...

 


venerdì 29 maggio 2026

Oro nero... (di satana) e horror vacui!

giovedì 28 maggio 2026

Teheran cambia le regole nello Stretto di Hormuz...


mercoledì 27 maggio 2026

Ucraina, UE, NATO, Russia: "La guerra bolle in pentola!?"...


"Non intendiamo entrare in guerra con l'Europa, l'ho detto cento volte -ha detto Putin-. Ma se l'Europa decidesse improvvisamente di combattere e iniziasse, saremmo pronti fin da subito".


martedì 26 maggio 2026

La NATO/UE si dedica all'arte del terrorismo... qui ci vuole un nuovo Orban

 


Il "valoroso" attacco della Nato via Ucraina, di alcuni giorni fa, contro il dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk nella Repubblica di Lugansk, ha ucciso 10 ragazzi che dormivano e ne ha seppelliti altrettanti se non di più sotto le macerie. Non c’è migliore dimostrazione di come siano proprio gli obiettivi civili, sempre e in qualsiasi teatro di guerra, l’obiettivo primario dell’alleanza occidentale, la strategia fondamentale.
Il giorno dopo l'atto terroristico c’è stata una risposta missilistica russa contro obiettivi militari a Kiev e dintorni, subito condannata da tutto il coro UE/NATO al completo, ma la cosa non finisce qui: di fronte a un atto terroristico e privo di qualsiasi senso militare, Putin ha incaricato il ministro della Difesa di elaborare una serie di proposte su come rispondere: è chiaro che in campo c’è la possibilità di colpire depositi o fabbriche di droni al di fuori del territorio ucraino.

Nel frattempo l'Alto Rappresentante per la Politica Estera dell'UE, Kaja Kallas, ha più volte dichiarato che "se vogliamo la pace, dobbiamo prepararci alla guerra", sottolineando che "la Russia rappresenta una minaccia esistenziale a lungo termine e che la deterrenza richiede un riarmo massiccio dell'Europa". Come dire: "mano alle saccocce del popolo bue per armarci e continuare ad armare e finanziare il mercenariato ucraino".

Descrive il pro/cesso anche l'analista Francesco Dall'Aglio: "Sappiamo tutti che prima era colpa dello scellerato Orbán se l'Ucraina non riceveva tutto ciò che le serviva per chiudere la partita con la Russia. Era lui che bloccava il fiume di soldi e armamenti che gli alleati europei avevano pazientemente e lealmente messo da parte per riversarlo su Kiev. Ma ora che Orban non c'è più tutto è cambiato, no? No. Ora semplicemente non c'è più l'uomo cattivo, quello contro cui si poteva puntare il dito e dire "that's the bad guy". Orban risolveva tantissimi problemi, perché si poteva dare la colpa a lui se non si poteva fare come dice la Kallas"

Vediamo invece che la Gran Bretagna, la Francia e "altri stati della NATO", come Canada, Spagna e Italia, hanno bloccato il progetto di destinare lo 0.25% del proprio PIL ad aiuti militari per l'Ucraina. Perché una cosa è scrivere tweet bellicosi o andare in gita a Kiev e farsi le foto mentre si abbraccia Zelensky e un'altra è quando si presentano gli omini della Ragioneria dello Stato con le loro cartelline e tirano fuori tutti quei numeri. Quindi, per gli ucraini e per i "virtuosi" (baltici, polacchi, nordici vari e teutonici) gli ex "volenterosi" ora sono diventati mezzi putiniani..."


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)