Le autorità iraniane giustamente non credono al presidente americano, anzi ribattono alle sue dichiarazioni con diplomazia attraverso conversazioni con le regioni limitrofe, assicurandole che i responsabili degli attacchi non sono iraniani ma altri proxy asserviti agli interessi sionisti e americani. La situazione da questo punto di vista è per il momento sotto controllo, molti cominciano a capire (o fanno finta) che gli interessi dei veri colpevoli rischiano di coinvolgerli. Altre monarchie del Golfo che hanno scommesso sulla rapida sparizione del governo iraniano e hanno permesso l’uso di armi e forze armate occidentali sul loro territorio saranno costrette a fare un passo indietro o saltare nel tritacarne esse stesse, perché i droni kamikaze in quella direzione non accennano a diminuire.
Tra l’altro le monarchie del golfo pensano di introdurre la pena di morte per chiunque condivida sui social immagini dei bombardamenti in corso, dimostrando di essere moderate tanto quanto i ribelli moderati che sono stati sponsorizzati specialmente in Siria. Quando dicevo che la maschera sta cadendo non mi sbagliavo affatto. Adesso si comincia anche a capire il legame tra i moderati regnanti sunniti e le milizie tagliagole dell’Isis, di Al-Nusra ecc. scatenate contro la Siria. Sono le stesse milizie che hanno operato anche in Libia e che possono a comando passare sotto l’ala protettiva di qualsiasi nazione, a seconda degli interessi, dei pagamenti e delle condizioni sul terreno.
Trump, in conversazioni private, ha inoltre ammesso l’intenzione di voler uccidere anche la nuova guida suprema. Quest’uomo ha perso suo padre, la madre e la moglie durante i bombardamenti. Non si hanno notizie della sorte dei figli ma l’idea che un uomo possa piegarsi dopo questo massacro è tanto folle quanto il presidente americano. Donald vorrebbe eleggere lui stesso la nuova leadership iraniana, segnalando a tutti che è completamente impazzito.
E mentre si palesa una catastrofe economica, ambientale e militare, il desiderio di vincere sta portando quest’uomo a scommettere tutto, raddoppiando la posta come se si trovasse a un casinò di Las Vegas. Le voci di un intervento di terra sono sempre più frequenti e gli iraniani aspettano questo momento per dirigere tutto ciò che hanno sulle truppe che saranno dispiegate sul terreno. La strada verso la vittoria non è un deserto come in Iraq, la geografia locale ha catene montuose enormi che non permettono l’uso di massa di carri armati, presentando sfide come imboscate facili e perdite garantite.
La forza sul terreno sarà composta inizialmente da forze speciali e un numero non specificato di uomini, probabilmente attorno alle 50.000 unità, per poi rischiare di doverne mandare da 10 a 100 volte tanto. Una volta iniziato questo processo sarà difficile se non impossibile fermarlo.
Come si fa a negoziare con un elemento simile? E’ la domanda che gli iraniani hanno smesso di porsi. Chi aveva un minimo di fiducia in questo presidente è probabile che abbia perso ogni speranza.
Come ho detto negli editoriali precedenti, mentre gli americani continuano su questo fronte, gli israeliani possono commettere atrocità in Libano con poca o nessuna opposizione da parte della coalizione, dove ogni elemento è occupato con “la minaccia iraniana”, che viene usata come scusa ormai per giustificare attacchi a qualsiasi cosa si muova in Medio Oriente.
Sarebbe troppo bello se la guerra finisse domani, darebbe tempo alla coalizione di riprendere fiato e attaccare di nuovo, magari in occasione di trattative, come è già capitato due volte in passato.
Quello che sta diventando chiaro è che questa guerra sta già coinvolgendo il mondo intero. Mi auguro che i nostri politici italiani capiscano i rischi e non decidano di saltare sull’occasione sbagliata per guadagnare qualcosa sul tavolo dei negoziati... (Sascha Picciotto)
Dichiarazione di Mohammed al-Farah, membro del politburo degli Houthi:
"Mesi prima della guerra avevamo detto che l'America era debole e incapace di sostenere una lunga guerra di logoramento, e che non era più quella di dopo l'11 settembre.
E che Trump non è un militare, ma un uomo di spettacolo in cerca di accordi.
Israele è al suo punto di massima debolezza, e i continui bombardamenti di Tel Aviv e delle basi statunitensi avranno un impatto negativo sul futuro politico di Trump, Netanyahu e dei loro partiti.
Ciò avrà un impatto anche sull'economia globale e statunitense, gravate dal debito, e minerà la fiducia globale nel dollaro come valuta di riserva e sistema di cambio globale.
La guerra con l'Iran ha un prezzo alto, e il mondo intero lo sta pagando.
Dobbiamo riconoscere che la debolezza americana sarà compensata dal ruolo di agenti e regimi nella regione che conducono guerre per procura e mercenari che combattono per raggiungere gli obiettivi americani."
Scott Ritter: L’Iran Colpisce Basi USA e Israele, la Guerra di Trump si Rivolta Contro di Lui: https://www.youtube.com/watch?v=G09WfCU5yCU