domenica 10 maggio 2026

Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!... - Resoconto assemblea plenaria CNNN del 4 maggio 2026


Premessa

All’assemblea erano presenti:

Emanuele Lepore, Elena Abate (Osservatorio contro militarizzazione scuole e università), Patrizia Sterpetti (WILPF Italia), Gabriele Giovanoli e Fabio De Maio (Coord. Modenese contro la guerra imperialista), Lucia De Sanctis (Pax Christi), Luigi e Verdiana (Antudo Palermo), Riccardo (NCN Firenze), Ludovico Chianese (Tavolo uniti contro la guerra Napoli), Marianna Panico (Generazioni Future), Chiara (Taranto per la Palestina), Stefano Antonelli (Brigate Verdi), Elena e Leonardo Mazzei (Fronte del Dissenso), Chiara Benedetti, Mauro Morini, Emanuele Montagna (CNNER), Enrico Lallai e Enrico Lobina (Sardegna chiama Sardegna), Max Aliprandini (Lega Obiettori di Coscienza), Emanuele Fanesi (Prospettiva Umbria), Davide Guerra e Chiara Masini (Partito dei Carc), Antonella (Torre del Greco per la Palestina), Chiara Intermite (Sud in Movimento), Michele Ziveri (PCUP), Alessandro Capuzzo (Tavola per la pace FVG e No Green Pass e oltre Trieste), Mila e Baldo (Collettivo Millepiani Arezzo), Ida Merello (Coord. No Riarmo), Marta (rete resistenza attiva), Piero Vannuccini, Carlotta Gandolfi, Patrizia Morciano, Francesco Ravelli, Ossama al jaber, Giuliano Bertozzini e altri (totale partecipanti 45).

Non siamo riusciti a riportare i nominativi di tutti i partecipanti (scusateci!) e non riusciamo a portare per esteso il contenuto di tutti gli interventi, faremo quindi una sintesi delle questioni principali, elencheremo le date e iniziative segnalate e i link condivisi durante la riunione.

L’assemblea ha inizio alle ore 20.45 e si chiude alle 22.40. Al centro del dibattito

- il bilancio delle iniziative dello scorso 4 aprile promosse dal Coordinamento Nazionale No Nato;

- un ragionamento più ampio sulla fase attuale (allargamento della guerra mondiale, esito delle piazze del 25 aprile, attacco alla Global Sumud Flotilla);

- iniziative e proposte in corso verso il 2 giugno.

I gruppi locali promotori delle iniziative del 4 aprile fanno un bilancio positivo per la riuscita delle iniziative, per il contenuto politico delle iniziative e per la convergenza delle forze che vi hanno partecipato. In particolare a Ghedi (BS), dove l’appello ha raccolto molte adesioni di gruppi locali, e a Bologna, dove l’iniziativa si è tenuta in un quartiere popolare che ha risposto bene. A Roma, l’assemblea di fronte al Comando Operativo Vertice Interforze si è tenuto nonostante il diniego della questura e questa è stata una vittoria perché mai prima di allora si era tenuta un’assemblea così vicina ai cancelli della base. A Napoli, il corteo a Capodichino ha visto la partecipazione e convergenza di realtà locali che possono costruire un percorso insieme. Dobbiamo quindi lavorare su questi risultati e costruire. Bene sono andate anche le iniziative a Firenze (presidio alla Caserma Predieri, nuovo comando Nato), Milano e altre attività più piccole ma comunque importanti (volantinaggi, striscionate) in altre città.

Per quanto riguarda il 25 aprile e la cacciata di sionisti dalla piazza di Milano, avviata da un piccolo nucleo di militanti e poi diventata ampia contestazione da parte dei partecipanti al corteo istituzionale, l’assemblea concorda sul fatto che sia una vittoria importante segno della difficoltà a portare in piazza in maniera più smaccata simboli e slogan dei sionisti e degli USA e che ci si può organizzare per impedire a questi soggetti di promuovere le proprie iniziative di guerra. A Roma, i sionisti non si sono proprio presentati alla deposizione della corona di fiori a Piramide, mentre in altre zone sono comunque stati contestati o cacciati (es. Bergamo). In alcune piazza (Roma e Bologna) si sono presentati i sostenitori della corsa al riarmo e dell’invio di armi in Ucraina, contestati e cacciati. Dalle piazze quindi c’è stata una buona risposta che ha reso la giornata non una “celebrazione rituale” come vorrebbe il governo Meloni (il 25 aprile “di tutti”), ma come una giornata di lotta contro i promotori della guerra mondiale.

Vengono poi condivise esperienze territoriali: dalla Sicilia, militarizzata e hub della guerra USA, dove è in costruzione il più grande hub di addestramento per piloti F-35 (Trapani Birgi), alla Puglia con la sua miriade di installazioni militari a partire dalla città di Taranto e Grottaglie. Non è un caso che in questa occasione l’iniziativa di presentazione del dossier del CNNN sulle installazioni militari USA-NATO a Grottaglie è stato oggetto dell’attacco di Fratelli d’Italia che addirittura ha incoraggiato la repressione verso i lavoratori Leonardo coinvolti nell’iniziativa. L’iniziativa svoltasi nella sede di Sud in Movimento a Grottaglie (TA) si è tenuta lo stesso nonostante le pressioni e le minacce e il ronzio delle forze dell’ordine attorno al luogo della presentazione. Infine, Taranto per la Palestina segnala la buona pratica di costruzione di assemblee di quartiere, pubblicizzate con volantini e locandine, sul tema della guerra e della leva.

Testimonianze inoltre dal Friuli Venezia Giulia, dove è in piedi ancora la denuncia depositata presso il tribunale di Pordenone contro la presenza delle bombe atomiche nella base USA di Aviano (PN) per la quale ci sarà un’udienza il prossimo 15 giugno (diffonderemo nei prossimi giorni un programma di iniziative di sensibilizzazione), e dove è in corso il progetto IMEC per la militarizzazione del porto franco di Trieste già coinvolto nel traffico di armamenti.

Ancora, vengono portati contributi

- sulla petizione promossa dal Coordinamento No Riarmo, che ha come base della propria iniziativa l’art. 50 della Costituzione  diritto di petizione, che permette a tutti i cittadini di rivolgersi alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi) e come contenuto politico lo stop all’invio di armi all’Ucraina, recessione dell’obiettivo dell’aumento delle spese militari al 5% del PIL, la revoca delle sanzioni e altre misure di guerra contro la Federazione Russa, il rispetto della legge 185/90 contro il traffico di armi verso paesi in guerra (Ucraina e Israele), il divieto dell’uso delle basi militari su suolo italiano nel sostegno alla guerra di USA e sionisti contro l’Iran;

- sulla necessità di denunciare i piani di guerra dell’UE contro la Federazione Russa e la lotta per la neutralità e disarmo del nostro Paese;

- sull’importanza di sostenere l’appello che alcune soggettività e operai e altri lavoratori stanno diffondendo con l’obiettivo di far convocare al sindacalismo di base alla CGIL lo sciopero generale a sostegno della Global Sumud Flotilla;

- la necessità di legare i progetti di mappatura che molti organismi stanno portando avanti (CNNN per quanto riguarda le installazioni USA-Nato, altri sui traffici di armi, la produzione di armi, ecc.) nel confronto e dibattito e nello sviluppo di iniziative comuni;

- la necessità di concepire questa fase di guerra come opportunità per costruire qualcosa di nuovo, un fronte di forze di coloro che hanno come obiettivo quello di farla finita con la guerra imperialista.

Rispetto alla mobilitazione del prossimo 2 giugno, esistono due sostanziali appelli: uno lanciato da Rete pace e disarmo, per la costruzione di iniziative territoriali (100 mobilitazioni in 100 città) contro la guerra, per la pace e a sostegno della proposta di legge per la “difesa civile”; il secondo, frutto dell’iniziativa di A Foras, No Muos, No Base né a Coltano né altrove e altri organismi.

Il 2 giugno è, soprattutto negli ultimi anni, una ricorrenza (la “Festa della Repubblica”) utilizzata dai vari governi che si sono susseguiti per promuovere “l’unità nazionale” e la propaganda di guerra. Nessuna unità nazionale è possibile quando il paese è di fatto in guerra e in nome di questa guerra alimenta degrado sociale e ambientale, corsa al riarmo, depauperamento del settore pubblico dell’economia, smantellamento della sanità e dell’istruzione, conversione bellica della produzione, repressione. Questa giornata deve caratterizzarsi per mettere al centro non un “generico” no alla guerra, ma per mettere al centro parole d’ordine che individuano negli imperialisti USA e Nato i promotori della guerra mondiale e traducono le iniziative di lotta in favore della pace e per interrompere la spirale della guerra mondiale in iniziative di lotta contro i promotori della guerra mondiale nel nostro paese, le loro strutture militari, le loro iniziative di guerra (propaganda di guerra, militarizzazione dei territori, traffico di armi, ecc.) e contro il governo Meloni.

Viene quindi criticata la posizione espressa dalla Rete pace e disarmo in quanto la “difesa civile” è una iniziativa ideale se però è attuata in un contesto che non è di guerra, altrimenti rischia di diventare sostegno alla guerra imperialista in altra forma. Il Coordinamento si impegnerà a mettere in campo, per il 2 giugno, proprie iniziative laddove non ce ne sono, iniziative in comune con altri organismi e reti laddove sono già in corso, portando le parole d’ordine “Fuori l’Italia dalla Nato, fuori l’Italia dalla Nato”, per la chiusura delle basi USA e Nato in Italia, per la smilitarizzazione dei territori e altre parole d’ordine che localmente vengono individuate per alimentare la lotta contro l’occupazione del paese da parte degli imperialisti USA e della Nato, nell’ottica di alimentare dibattito con altre forze e organismi e un fronte di lotta comune.

É importante arrivare alla giornata di mobilitazione del 2 giugno costruendola per tappe, tra cui

- le iniziative e mobilitazioni in programma per lo sciopero del 7 maggio (scuole e porti);

- le mobilitazioni in occasione della Nakba (15/16 maggio);

- eventuali scioperi, cortei, presidi e manifestazioni a sostegno della GSF;

- lo sciopero generale del sindacalismo di base del 29 maggio.

Il CNNN preparerà per l’occasione un volantino. Preparerà anche un questionario utile ai gruppi locali/territoriali da diffondere tramite banchetti per informare e raccogliere informazioni sulle installazioni USA e Nato (questionario informativo/inchiesta). La segreteria del CNNN si occuperà di produrre questi materiali.

Viene sollevata anche la proposta di costruire un gruppo di lavoro sulla leva obbligatoria, discorso su cui il CNNN può esprimersi anche combinandosi con altri organismi già attivi su questo fronte.

Iniziative segnalate:

- 2 giugno, presidio di fronte alla Caserma Predieri a Firenze (promosso da Pax Christi);

- La Notte dei Briganti il 28-29-30 agosto 2026 presso le Cave di Fantiano (Grottaglie – TA), occasione per promuovere iniziative contro la militarizzazione dei territori.

Link e articoli segnalati:

- Campagna contro gli accordi della Regione Sicilia e i sionisti stopaccordisicilia.com;

- Manifesto per la resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato alla guerra diffuso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

- La critica alla legge di iniziativa popolare sulla difesa nonviolenta promossa dalla “Conferenza nazionale enti di servizio civile”, dalla “Rete Italiana Pace Disarmo” e da “Sbilanciamoci!” a cui è seguita una risposta da parte di Alfio Nicotra, Coordinatore nazionale della Rete Italiana Pace e Disarmo.

Viene infine definito di convocare per giugno un’assemblea del CNNN in presenza, per fare il punto sulle iniziative in corso e ragionare su mobilitazioni e campagne comuni da promuovere (sulla desecretazione degli accordi USA-Italia, contro la militarizzazione dei territori, preparazione del controvertice NATO - a luglio ci sarà il vertice NATO in Turchia. Il controvertice è in preparazione da parte della rete GWAN, Global Women United for Peace against NATO).

L’assemblea si chiude con un appello a scrivere alla mail del CNNN per promuovere iniziative locali di presentazione del dossier sulle installazioni USA-Nato in Italia prodotto dal CNNN e con un appello a proporsi per contribuire ai lavori della segreteria del CNNN.

Coordinamento Nazionale No Nato


Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO

Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me


2 giugno giornata di mobilitazione contro i promotori della terza guerra mondiale!

Chiudere le basi USA e NATO in Italia!

Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!

sabato 9 maggio 2026

Mosca, 9 maggio 2026 - Zelensky annuncia il suo "nulla osta" alla Parata della Vittoria...

 

Annunciazione, annunciazione...

Zelensky concede il suo nulla osta  ed ha ufficialmente ordinato all'esercito ucraino di non attaccare la Parata del Giorno della Vittoria del 9 maggio in Piazza Rossa a Mosca.

"La Russia non ha bisogno del permesso di nessuno per organizzare la Parata del Giorno della Vittoria a Mosca", ha commentato Peskov in merito al decreto di Zelensky.

Nel frattempo Donald Trump ha inaspettatamente annunciato con gioia un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.  Il Presidente degli Stati Uniti si è svegliato e ha fatto una dichiarazione sorprendente che ha scatenato risate isteriche persino in Ucraina. "Sono lieto di annunciare l'introduzione di un CESSATE IL FUOCO DI TRE GIORNI (9, 10 e 11 maggio) nel conflitto tra Russia e Ucraina. In Russia, questa celebrazione è dedicata al Giorno della Vittoria", ha dichiarato il tycoon.

A quanto pare, Trump non sapeva che Vladimir Putin avesse dichiarato un cessate il fuoco a partire  dall'8 maggio, che è  già passato, ma lo ha protratto   sino all'11. Trump ha anche annunciato uno scambio di prigionieri 1.000 a 1.000 tra Russia e Ucraina.

Peskov, il portavoce di Putin,  ha precisato che Ushakov fornirà chiarimenti in merito alle dichiarazioni di Trump sull'estensione del cessate il fuoco tra Russia e Ucraina fino all'11 maggio.

Intanto la UE si prepara a dialogare con la Russia. Secondo quanto riferito da una fonte  all'Agenzia Tass, l'UE terrà la prima discussione su una lista di condizioni per i negoziati diretti con la Russia sull'Ucraina durante una riunione informale dei Ministri degli Esteri dell'UE a Cipro il 27 e 28 maggio 2026.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 

venerdì 8 maggio 2026

8 maggio 2026. Riassunto sugli eventi in corso...





giovedì 7 maggio 2026

Mosca, 8 e 9 maggio 2026 - Parata della Vittoria ed avvertimento a Kiev...

 

Putin ha dichiarato una tregua per l'8 e 9 maggio 2026


Mentre i tulipani rossi fioriscono nel centro di Mosca e le bandiere sventolano con il Cremlino sullo sfondo, l'atmosfera nella capitale è tesa. La città si prepara alla storica parata dell'8 e  9 maggio, anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, ma quest'anno il clima è segnato da un allerta sicurezza senza precedenti. Kiev, infatti, ha minacciato di guastare la festa inviando droni o missili, nonostante la tregua dichiarata da Putin per l’8 e il 9 maggio. Ma questa volta Mosca non si limiterà a captare i missili e i droni lanciati contro l'evento, un’azione del genere non resterà impunita. Un comunicato ufficiale del Cremlino lo dice con chiarezza, rivolgendosi alla banda Zelensky ma anche ai volenterosi europei che potrebbero essere tentati di dare una mano...:
“In conformità con la decisione del Comandante Supremo delle Forze Armate della Federazione Russa, V.V. Putin, viene dichiarata una tregua per l’8 e il 9 maggio 2026, in onore della celebrazione della Vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica. Ci aspettiamo che la parte ucraina segua questo esempio.
Allo stesso tempo, abbiamo preso atto della dichiarazione rilasciata dal capo del regime di Kiev a Yerevan, in occasione del vertice della Comunità Politica Europea, che contiene minacce di colpire specificamente Mosca il 9 maggio.
Le Forze Armate della Federazione Russa adotteranno tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza delle celebrazioni.
Qualora il regime di Kiev tentasse di attuare i suoi piani criminali con l’obiettivo di interrompere le celebrazioni dell’81° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, le Forze Armate della Federazione Russa lanceranno un massiccio attacco missilistico di rappresaglia contro il centro di Kiev.
La Russia, pur possedendo le capacità per farlo, si è astenuta in passato da tali azioni per ragioni umanitarie. Avvertiamo la popolazione civile di Kiev e il personale delle missioni diplomatiche straniere della necessità di lasciare la città tempestivamente.”

(Fonte: Il Simplicissimus)



Considerazioni a latere:

Commentando la dichiarazione del Ministero degli Esteri russo, è opportuno sottolineare che il valore di una minaccia non è determinato dalla sua formulazione, bensì dalla capacità di sostenerla con azioni di portata ben maggiore di quanto l'avversario possa immaginare. Non pretendiamo di avere l'ultima parola su questa questione, poiché non abbiamo esperienza in ambito diplomatico e non comprendiamo appieno le complessità dei giochi geopolitici che si svolgono dietro le quinte. Tuttavia, secondo la nostra visione, il semplice atto di esprimere pubblicamente una minaccia dovrebbe essere immediatamente punito secondo il principio di tolleranza zero: la punizione non dovrebbe riguardare l'azione in sé, ma l'intento.

Se sia razionale rispondere con un attacco missilistico su Kiev in un momento in cui i media hanno appena iniziato a raccogliere le dichiarazioni di un uomo in maglietta sudata, attualmente in carica nell'ufficio del presidente ucraino, è una questione che spetta a coloro che, per la loro posizione e il loro rango, hanno il potere di risolverla.

Ma la Russia possiede le forze e i mezzi per tali attacchi, nonché la capacità di rendere Kiev inabitabile nel più breve tempo possibile. In parole semplici, questa sarebbe una punizione per l'insolenza e le minacce. Tuttavia, tali misure non sono state adottate (le ragioni diventeranno chiare solo decenni dopo), e ora l'uomo con la maglietta sudata dichiara apertamente di non avere alcuna intenzione di rispettare un cessate il fuoco condizionato, mostrandosi al contempo insolente, come se non ci fosse alcuna minaccia per lui personalmente o per la sua parte in quanto parte del conflitto.

Non conosciamo le conseguenze politiche e/o militari della completa demolizione del quartiere governativo di Kiev (a parte quelle architettoniche e storiche, poiché il palazzo della Rada e le altre strutture sovietiche sono oggettivamente belle e sarebbe un peccato distruggerle), ma a tale insolenza bisogna rispondere. Anzi, bisogna rispondere in modo tale da creare una ferita così profonda nella memoria ancestrale del nemico da non fargli nemmeno venire in mente di proferire minacce. Sarebbe opportuno farlo semplicemente per una questione di decenza e per restituire al concetto di "sicurezza nazionale" il suo vero significato.  (Warhronica)




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 6 maggio 2026

Medio Oriente. Passi incerti verso la normalizzazione...

 


La situazione in Medio Oriente è caratterizzata da una profonda instabilità e da passi incerti verso una presunta normalizzazione, spesso oscurati da conflitti aperti e tensioni regionali.



martedì 5 maggio 2026

L'Ucraina attacca di nuovo la centrale nucleare di Zaporizhzhya... Un avvertimento?


lunedì 4 maggio 2026

Di Mali in peggio...



Mali: 4 maggio 2026. Un jihadista catturato dalle forze dell'Afrika Korps ha rivelato che istruttori ucraini hanno aiutato le bande mercenarie a prendere d'assalto la capitale del Mali.

Il jihadista, del gruppo terroristico "JNIM" *,  è stato catturato dai soldati del Corpo d'Armata russo per l'Africa durante la battaglia per Bamako, capitale del Mali. L'informazione più importante ottenuta dal prigioniero è che istruttori stranieri provenienti da Francia e Ucraina sono stati coinvolti nell'addestramento e guida dei combattenti del gruppo terroristico che hanno partecipato al tentato colpo di stato in Mali il 25 aprile 2026.

Intanto continuano le  operazioni delle forze russe dell'Afrika Korps contro i  terroristi del JNIM e  mercenari tuareg vicino al confine tra Mali e Mauritania.   L'attacco ha distrutto 70 motociclette e quattro veicoli blindati appartenenti a un gruppo di 150 combattenti.



Articolo collegato de "Il Contesto":

"Il 25 aprile 2026, il Mali è stato investito da una serie di attacchi coordinati su vasta scala che hanno colpito il Paese da nord a sud. Nello specifico, una coalizione composta dai separatisti tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad e dai radicali islamisti del Jnim, affiliati ad al-Qaeda, ha lanciato un’offensiva che ha interessato simultaneamente centri nevralgici come Kidal, Gao e la stessa capitale Bamako. Nonostante l’effetto sorpresa iniziale, le forze armate maliane, coadiuvate dal contingente russo del African Corps, sono riuscite a contenere l’avanzata e ad avviare una massiccia operazione di stabilizzazione del territorio nazionale. Il viceministro degli Esteri russo Georgy Borisenko ha dichiarato durante una riunione della Commissione Affari Esteri del Consiglio della Federazione che «il 25 aprile, gruppi terroristici affiliati ad al-Qaeda e separatisti tuareg hanno condotto incursioni coordinate in Mali. Attraverso azioni congiunte, hanno lanciato attacchi in diverse parti del Paese contro le forze armate maliane e, purtroppo, contro unità del nostro African Corps. Di conseguenza, ci sono state perdite anche da parte nostra». Secondo Borisenko, gli attacchi sono stati respinti nella maggior parte delle località, inclusa Bamako. Allo stesso tempo, però, «il Ministro della Difesa maliano Sadio Camara, che era uno dei sostenitori del riavvicinamento del Mali alla Russia, è rimasto ucciso per effetto di un’esplosione all’inizio degli attacchi. Purtroppo, i separatisti tuareg hanno conquistato la città settentrionale di Kidal e la controllano tuttora. Pertanto, le ostilità sul territorio maliano continuano». Sul suo canale X, l’African Corps ha affermato senza mezzi termini che «i gruppi terroristici Fronte di Liberazione dell’Azawad e al-Qaeda nel Maghreb islamico, con il supporto dei servizi segreti occidentali e di forze considerevoli (circa 10.000-12.000 effettivi), hanno tentato un colpo di stato in Mali». Secondo l’Africa Corps, mercenari ucraini ed europei avrebbero partecipato agli attacchi, utilizzando missili terra-aria portatili di fabbricazione occidentale. Il gruppo armato facente capo al Ministero della Difesa russo è convinto che le bande armate protagoniste degli assalti abbiano ricevuto addestramento e supporto logistico sia dalle forze ucraine intenzionate a ridimensionare l’influenza russa, sia da agenzie di intelligence e sicurezza occidentali interessate a minare la stabilità di una regione che si sta progressivamente allontanando dalle storiche influenze europee".

Video con Filippo Bovo, giornalista e saggista specializzato in questioni africane e mediorientali. Gestisce il sito «Le Nuove Vie del Mondo»:    https://www.youtube.com/watch?v=wlYS0e3-6Bw


* Il JNIM è affiliato all'Organizzazione di Al-Qaeda (ITO Al-Qaeda), bandita in Russia.