martedì 21 dicembre 2010

1 gennaio 2011 a Spilamberto - Strenna aggiunta per la presentazione del Libro dei Mutamenti



Nella foto: Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi che ridono dei loro stessi discorsi....

....dove la civiltà dei vivi e dei morti si incontrano!

Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento... potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un'analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l'attenzione dall'io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno. Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell'imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt'uno. La “farsa” del sogno mostra un'apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell'esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo. Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall'intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell'affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti. Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all'identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com'è nell'opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l'Io si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l'identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell'individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l'essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l'automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività”
(Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell'essere ed il “ritorno” all'intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia... e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo....

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall'identificazione con il personaggio incarnato. A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l'imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti (I Ching), un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell'analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare. Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l'intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

Paolo D'Arpini

In aggiunta alla presentazione del Libro dei Mutamenti del 1 gennaio 2011 a Spilamberto:
http://paolodarpini.blogspot.com/2010/12/spilamberto-1-gennaio-2011.html
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Commento ricevuto

Devo leggerlo con il filtro delle mie conoscenze? Devo interpretare? Lo sai che mi saturo facilmente! La risposta agli eventi può essere quella immediata e spontanea, oppure quella che deriva da attenta riflessione (in questo caso lettura e rilettura). Fare questa presentazione non può portare ad un pregiudizio? Una volta mi avevi detto che il Libro dei Mutamenti andava letto come un romanzo o come si può guardare un tramonto, dico io, o come si osserva un gatto che si lecca, o come si ascolta una musica dolce, o come si guarda nel profondo degli occhi il proprio amato, senza riserve, senza sotterfugi, senza pre-giudizi, E allora..... tutte queste parole? Forse devo leggere anche queste come si ascolta una musica? Forse erano sufficienti il primo e l'ultimo pezzo, ma tu abbondi di parole.....
Tieni questo tuo scritto, vorrei leggerlo dal vero, sulla carta, con le impronte delle tue dita...

Caterina Regazzi

Bioregionalismo, riequilibrio ecosistemico con elementi naturali e produzione energetica pulita

"Foto del pranzo dell'incontro rifondativo della Rete Bioregionale Italiana, il 31 ottobre 2010, il prof. Benito Castorina è ritratto in primo piano sulla destra. In quella occasione fu presentata la pianta Vetiver e ne fu fatto omaggio di un esemplare a tutti i convenuti. (Nota di Paolo D'Arpini)

Per riequilibrare l’ecosistema non è necessario compiere un’analisi esaustiva di tutte le cause che determinano le condizioni di squilibrio e gli effetti talora devastanti che ne derivano, perché tale ricerca sarebbe, come di fatto è, difficile e si presta a quel dibattito che è occasione o alibi per rinviare ogni possibile soluzione del problema. Sarebbe velleitario, tra l’altro, presumere che l’uomo possa progettare e gestire un modello di interventi per il riequilibrio dell’ecosistema, continuando a violentare la natura anziché assecondarla, con azioni che limitano o inibiscono la sua capacità di rigenerarsi.

Come sarebbe velleitario chiedere, per ciò che riguarda la produzione di energia, un’immediata sospensione delle attività estrattive dei combustibili fossili al fine di non immettere nell’aria l’anidride carbonica, derivante dalla combustione di quelle materie prime che lasciate nel sottosuolo non avrebbero generato nessuno squilibrio. Allo stesso modo non si può chiedere di sospendere quelle attività antropiche che sono possibili cause di alluvioni, frane, esaurimento dell’acqua e di materie prime non rinnovabili, desertificazione e quant’altro, mentre si deve chiedere almeno un uso intelligente delle risorse e di lasciare l’ambiente, quando si effettua un intervento, in condizioni migliori di come lo si è trovato.

Cosa fare?

Tra le soluzioni dei problemi ambientali, non sono certamente auspicabili quelle di chi propone o addirittura sperimenta (non si sa con quali autorizzazioni) interventi con lo spargimento di prodotti chimici nell’atmosfera per spostare venti e piogge, per modificare la temperatura, per eliminare l’effetto serra, perché le conseguenze sono di una portata tale da rendere impossibile qualunque tipo di controllo. Ritengo che non siano soluzioni idonee, anzi inquietanti per i rischi che comportano, anche quei tipi di intervento permessi, come lo smaltimento delle scorie atomiche, il sotterramento della CO2 e tutti quelli che prevedono l’inserimento di corpi estranei nel sottosuolo.

Gli interventi che mi rassicurano sono quelli basati su principi biologici e con l’ausilio delle piante, e sarebbe opportuno concentrare le ricerche su questi, per risolvere i problemi del nostro tempo. Le ricerche di quest’ultimo trentennio sul risanamento ambientale hanno portato alla scoperta di piante che consentono di realizzare interventi (in alternativa a quelli tradizionali, molte volte realizzati con opere invasive) con sistemi naturali, che comportano una riduzione dei costi ed un impatto ambientale positivo facilmente immaginabile. Si sono scoperte piante che svolgono contemporaneamente una serie di funzioni che ad esempio, impiegate per la regimentazione delle acque, consentono contemporaneamente il recupero delle falde acquifere, il consolidamento dei versanti e la bonifica dell’acqua, della terra e dell’aria circostante, piante che possono essere utilizzate anche come foraggio per gli animali e per infiniti altri impieghi, inclusa la produzione di energia pulita proveniente dalla loro biomassa.

La scelta dell’impiego di biomassa per la produzione di energia potrebbe essere anche una scelta strategica per il nostro Paese dove le colture dedicate trovano terreno fertile e assolato, ci liberano dal debito di CO2 (dal 2008 ogni giorno accumuliamo un debito di 3,6 milioni €), creano posti di lavoro e potrebbero essere un’occasione per rilanciare ricerca, economia e sviluppo agrario e industriale. Con le biomasse dedicate, oltre al gas, si può produrre biodisel, etanolo e ricavare materie prime vegetali, come la clorofilla e la cellulosa. E’ importante anche tener conto che gli impianti a biomassa non hanno i limiti ed i problemi dell’eolico e del solare di cui parlerò più avanti.

Cogliere le opportunità che la natura ci offre

La soluzione auspicabile è di cogliere le opportunità che ci offre la natura e adottare i risultati della ricerca che la assecondano. Nel pianeta il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’anidride carbonica sono cicli naturali che si succedono e s’intersecano armonicamente. La forza vitale della natura, che nell’uomo è l’istinto di sopravvivenza, si riscontra in tutto il creato, e gli scienziati illuminati, assecondati da questa forza, stanno facendo in tutto il mondo ricerche per la produzione di energia pulita.

Queste ricerche hanno evidenziato i vantaggi in termini economici e ambientali dell’impiego di biomasse provenienti da colture dedicate. Le ricerche si sono spinte sino a trasformare in risorse anche materie che rappresentano tuttora costi e problemi per lo smaltimento, con processi di biodegradazione che trasformano in energia le biomasse in genere, inclusi i liquami delle fogne e la parte organica dei rifiuti urbani e industriali. E’ questa la sfida da cogliere, la capacità di trasformare gli esiti delle attività antropiche in risorse (trasformare e non sotterrare come avviene per la Co2) adottando ad esempio il sistema inventato da un nostro ricercatore, Andrea Capriccioli, che alimentato con acqua e CO2, produce metano e ossigeno, trasformando un problema in una risorsa; il sistema ha tra l’altro la capacità di immagazzinare e riprodurre energia diventando un volano per il fotovoltaico e il solare.

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte.

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.

Ugualmente se mi sarà dato, in futuro parlerò più specificamente della produzione d’energia con le piante, mentre qui mi limito a farvi notare che il vetiver, essendo una pianta perenne, è un serbatoio inestinguibile di carburante ed un volano per qualunque tipo d’energia che non dipenda dalla volontà dell’uomo, come l’eolico ed il fotovoltaico, ma anche per le stesse biomasse che sono stagionali o episodiche, tipo quelle provenienti dalla potatura degli alberi, dai gusci di frutta secca e dalla pulizia dei boschi La natura ci viene incontro! E noi?

Benito Castorina

Docente di Economia Agraria e dell’Agroindustriale – Università di Cassino
e Referente della Rete Bioregionale Italiana per l'Agricoltura Contadina e per la Produzione Energetica Pulita

lunedì 20 dicembre 2010

Codex Alimentarius e normative europee sulle medicine alternative a partire dal 1 aprile 2011

Giorgio Vitali e Gianni Donaudi si scagliano contro il potere finanziario, per via delle nuove normative europee sulle cure naturali che entrerebbe in vigore a partire dal 1 aprile 2011, e ritengo che abbiano colto nel segno, quasi.


(Vedi: http://saul-arpino.blogspot.com/2010/12/il-giornaletto-di-saul-del-20-dicembre.html)

Premessa: far scomparire una macchia di umidità nel muro di casa semplicemente stendendoci sopra della vernice, senza aver riparato la perdita del tubo sottostante, non serve altro che a far aggravare il problema. Infatti, la chiesa cattolica sta crollando sotto il maglio degli scandali di pedofilia e, presto, degli scandali finanziari, ma la chiesa ortodossa è già pronta al rimpiazzo.

Cadremo dalla padella nella brace. Il potere finanziario è quello che oggi (anzi, da veri secoli) viene usato per soggiogare l'umanità. Ma non serve a nulla demonizzare il potere finanziario se non si individua e si toglie autorità a chi ci sta dietro e che lo alimenta tramite, ad es., boom di borsa immancabilmente seguiti, dopo qualche anno, da crisi di portata mondiale. Come non è possibile risolvere la situazione dell'Italia inveendo contro Berlusconi, che è solo una pedina.

E' stato ritenuto lui idoneo ad essere lì, oggi, ma poteva essere qualcun altro e comunque lui è solo l'ultimo visibile anello di una catena lunghissima, a volte tinta di bianco, a volte di rosso e altre di nero. La soluzione, e torno all'inizio, sta nell'individuare la causa della macchia, cioè chi sta dietro il potere finanziario, farmaceutico, mediatico, ecc. ecc. e togliergli la possibilità di agire tramite l'autorità, che si è arrogato grazie al nostro permissivismo, di decidere per noi.

La vera soluzione è smettere di credere che chi siede su un qualche trono, religioso o politico che sia, agisca per volere di Dio e, per ciò stesso, che agisca per il nostro bene. Non è assolutamente vero; agisce per il suo potere e noi, ascoltandolo a bocca aperta, gli diamo potere e lo autorizziamo ad agire. Ad es. continuando ad essere registrati nel registro dei battezzati. Poiché nella bibbia è scritto che all'uomo è richiesto di dare a Dio il 10% del suo lavoro (la decima), chi si spaccia per rappresentante di Dio sulla terra pretende dai vari stati soggiogati che gli diano il 10% del lavoro dei suoi cittadini battezzati o comunque registrati nei registri di una qualche istituzione religiosa.

Mentre Dio semplicemente vuol dire, ad es., di non raccogliere tutto il grano, tutta l'uva, tutto...., ma di lasciarne un decimo sul campo o sull'albero, affinché anche gli altri Suoi figli (uccelli, vermi, cervi, cinghiali, ecc.) possano nutrirsi e ripararsi. Invece noi desertifichiamo la terra e poi uccidiamo gli animali selvatici "perché sono troppi".

E concludo: è sempre il singolo individuo che crea le premesse per il suo sfruttamento. Quando sempre più individui avranno preso possesso della loro potenzialità e del loro essere essi stessi dèi, non ci saranno più sfruttatori né sfruttati, ma un'umanità LIBERA. L'obiettivo può sembrare lontano, ma se mai cominciamo, MAI LO RAGGIUNGEREMO e dovremo sempre barcamenarci fra una crisi e l'altra, fra un olocausto e l'altro, continuando a ritornare sulla terra per riparare al male fatto e per capire.

Marco Bracci

domenica 19 dicembre 2010

Il dramma della sicurezza e dell'esistenza delle scuole pubbliche nella valle del Treja: il caso di Faleria (Viterbo)



Già dagli anni scorsi abbiamo sollevato varie problematiche in cui si sono venute a trovare le scolaresche nei comuni della valle del Treia. A Mazzano Romano c'è stato il problema di coibentazione del tetto che rendeva inagibili diverse aule della scuola materna, elementare e media. A Calcata sussiste il rischio della cancellazione della scuola elementare, per soddisfare le esigenze burocratiche di risparmio gestionale da parte dello stato che intende chiudere la maggior parte delle piccole scuole accorpandole in un poutpourrì scolastico amorfo. Ed ora scopriamo che a Faleria la sicurezza dei bambini è facoltativa.... a denunciare il problema è il nostro sodale di European Consumers Tuscia, Armando Marchesini, il quale denuncia lo stato di sfacelo del tessuto sociale, culturale e urbano, ridotto allo stremo, della cittadina falisca.

Paolo D'Arpini, portavoce di European Consumers Tuscia

Lettera ricevuta:
Il sottoscritto, al termine della riunione all’inizio dell’anno scolastico a Settembre, convocata dall’amministrazione comunale di Faleria, informava e mostrava di persona al Sindaco Pierluigi Bianchi ed il dirigente scolastico Alfonso Francocci (ENTRAMBI E NELLO STESSO MOMENTO) la pericolosità di una lampada posta a circa 5 metri di altezza nella palestra della scuola, dalla quale pendeva un coperchio di metallo quasi del tutto distaccato.

Orbene, dopo ben 4 mesi, in occasione del saggio di Natale, con mia grande sorpresa, ho notato che nulla è cambiato. Entrambe le figure istituzionali se ne sono altamente fregate del fatto esposto. Ricordo che la sicurezza dei nostri figli è in mano a queste due persone e che davanti a pericoli che mettono a rischio l’incolumità dei bambini NON esistono né scuse che reggano, né distrazioni, né tantomeno dimenticanze.

Mandando mail non si ottiene mai alcuna risposta (vedi, tra gli altri, articoli su http://www.faleria.info/Art_articolo.asp?Id=860 e su http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=chiusura+scuola+di+calcata), scrivere articoli sui siti ancor meno ed a comunicare di persona si viene ignorati. Che diavolo devono fare i cittadini davanti a tale dimostrazione d’ignoranza e irresponsabilità?

Approfittiamo per ricordare alle due audaci figure istituzionali che la loro incolumità dipende anche, e immancabilmente, da quella dei nostri figli.
Il resto è conseguenza.

Armando Marchesini

sabato 18 dicembre 2010

“ISTOCHIMICA DEL COMPORTAMENTO DEGLI ENZIMI RESPIRATORI ENCEFALICI IN SOGGETTI CON INTOSSICAZIONE ACUTA E CRONICA DA ALCOOL”

Premessa

La motivazione di proporre questo lavoro, più a carattere storico che tecnico, vuole spiegare l’origine nella decisione del Legislatore di formulare un nuovo “Testo Unico del Codice della Strada”, in ciò accogliendo quanto è dalla Medicina Legale, ormai da tanti anni, asserito in materia d’alcoolismo e guida.


Molti utenti, spinti dai commenti della vox populi, sostengono che sia eccessiva la norma, che è ora in vigore, in tema d’alcolimetria e stato d’ebbrezza durante la guida, dimostreremo che il loro parere è errato.

Costoro, mossi più dalla passione che dall’ingegno, verosimilmente non hanno idea dell’enorme numero di vittime della strada e della ancor maggiore quantità di cosiddetti “incidenti mancati”. Avvenimenti che conducono, inevitabilmente, a proporre misure idonee, per diminuire il numero delle morti da ascrivere a questo fenomeno.

Il traffico stradale, sempre più imponente, crea incessantemente episodi con elevato tasso di mortalità ed invalidità temporanea o definitiva e le statistiche lo indicano ormai al primo posto tra le cause di morte in toto, sia a carico del guidatore sia dei trasportati.

In ogni caso anche “l’uomo della strada”, pur non rendendosi conto delle cifre impressionanti in materia, conosce, se non altro per sentito dire, quanto sia alto il tributo in vite umane per la spericolatezza della guida.

Pochi sanno però valutare l’aspetto economico negativo che ne deriva, cosa che per lo Stato diviene un elevatissimo passivo.

Solo per citare qualche elemento sui costi si tenga presente che un funerale oltre al prezzo sborsato dai familiari del defunto, porta con se un’aggiunta di probabile ricovero ospedaliero, più diverse centinaia d’ore di lavoro perdute e di cifre aggiuntive per le più svariate ragioni.

L’elemento di passività economica è certo di minore impatto emozionale della perdita di un congiunto ma, per l’economia nazionale, ciò ha una notevole importanza che si manifesta nei concetti di “danno emergente e lucro cessante”.

Per questo, nella logica della ricerca, il gravoso costo in vite umane, apparentemente, si riduce ad un’arida statistica di numeri che mostrano un grafico dell’incidentistica stradale per indice d’orari, di giorni, di stagioni, per tipo di lesioni, di veicoli, di strade… fatto che non è però così arido, tant’è che il Legislatore è intervenuto per tentare di sedare il fenomeno.

Nulla, in questo scritto, possiamo dire nei confronti dell’evento luttuoso in sé, perché quest’aspetto è proprio delle famiglie che lo patiscono, ma di esso esamineremo un altro versante, quello medico legale in tema di alcoolismo acuto e cronico.

Proprio in quest’ultimo versante che, analizzeremo nella seconda parte del lavoro, cercheremo gli aspetti biologici derivanti dall’assunzione d’alcol e ciò nel tentativo di fornire un’utile informazione.


Non sembri strano al lettore l’interesse che la Medicina Legale mostra verso il fenomeno dell’alcoolismo, interesse che è giustificato dalle conseguenze giuridiche, penali e civili, che purtroppo spesso ne conseguono nei più diversi più settori societari. Un altro tema importantissimo, non direttamente collegato alla Medicina Legale, che perciò qui non tratteremo direttamente, è legato allo stato di salute, fenomeno, anche questo, che è capace di creare enormi passivi societari e che deve essere valutato nell’interezza dei suoi dati. Questa disciplina tratta, sotto il profilo anche giuridico, il problema dell’alcolismo distinto in due diversi aspetti. Il primo legato alla possibile insorgenza di psicopatologia nell’alcolista[1], il secondo considera il tema delle lesioni derivanti dall’infortunistica stradale. Anche se sono ben note le tappe attraverso cui si evolve il quadro clinico psichico, sussistono ancora, durante il dibattimento, difficoltà e dubbi nei confronti della patogenesi delle lesioni organiche. Il massimo interesse medico legale e magistrale, per la dimostrazione della continuità lesiva dell’azione svolta dalla “psicopatologia” verso il reato che si crea, risiede proprio nell’incertezza dell’evoluzione e d’interpretazione dei dati di laboratorio. Il termine “psicopatologia”, è qui espresso in senso temporale, riguardante sia le forme d’etilismo cronico sia quello acuto e, dovrebbe sempre intendersi come aggravante per la genesi della dinamica del reato. In ambedue i casi, infatti, a mio modo di intendere, le forme in cui possono evidenziarsi queste cause di reato, non devono essere soggette ad attenuanti generiche, bensì devono, al contrario, essere colpite con gran severità per i motivi che più avanti indicheremo.

Un aspetto, infatti, modernamente preminente in tema d’infortunistica stradale, è quello medico sociale della traumatologia del traffico, ciò per l’enorme incremento del flusso veicolare che la nostra società ricerca e patisce. Infatti, la facilità d’ottenimento del permesso di guida e le migliorate condizioni economiche, ben compendiate nello slogan “una macchina per tutti, fanno sì che si crei uno smodato aumento del numero dei soggetti deceduti o lesi per infortunistica stradale. E’ anche da rilevare che il numero di disgrazie derivanti dalla motorizzazione, dichiarato dalla Medicina Legale, è molto sotto il livello della realtà, perché in questa disciplina sono considerati solo gli incidenti che esitano in morte immediata di uno o più attori e non di quelli che sono destinati a subire i danni patiti in tempi più lunghi.

Per ottenere la completezza dei dati si sono svolte molte ricerche sul verificarsi delle sinistrosità stradali. Per esempio si è tentato di classificare questi accadimenti per categorie di vetture coinvolte, per tipo di strade, per giorno della settimana, per stagione, per aree geografiche.

Per quanto riguarda il dato geografico, si è appurato che il centro nord d’Italia ha l’indice più alto d’incidentistica stradale, certo anche rapportata alla maggiore densità abitativa ed alla migliore economia presente.

Com’era facile prevedere, il mese con maggiore incidenza di sinistri è quello di Luglio, ciò è chiaramente in relazione con l’elevato movimento turistico che si realizza. Al contrario il mese con minore incidenza di questo dato è Febbraio, sia per il ridottissimo flusso turistico, sia per l’inclemenza del clima. Per quanto riguarda il sesso, nonostante ormai i dati che si succedono si mostrino in contro tendenza, è il maschio a patire il maggior numero d’incidenti.

Un aspetto particolare delle cause d’incidenti stradali, sono i malori che insorgono durante la guida, per esempio crisi cardiache in cardiopatici, improvvise e istantanee perdite di coscienza per l’alternarsi rapido di luci ed ombre in epilettici latenti “effetto stroboscopico”, ipoglicemie improvvise in iperglicemici. Una discreta incidenza manifesta anche l’incidente dovuto a “colpo di sonno” e, distanziati, sono quelli creati da persone che si pongono alla guida in stato di malattia grave.

Questi dati hanno la stessa incidenza in tutte le regioni.

Ma, certamente l’incidente che più crea scalpore sul pubblico è quello che avviene in stato d’ebbrezza alcolica o da stupefacenti.

Per una migliore politica sanitaria e sociale, sarebbe opportuno, a mio giudizio, che lo Stato rilasciasse i permessi di guida, oggi oltremodo permissivi, solo dopo che il richiedente abbia dimostrato il suo reale stato di salute.

Il richiedente deve per esempio sottoporsi a visita specialistica per appurare la necessità di presidi acustici e visivi durante la conduzione di veicoli a motore, dimostrare, attraverso una valutazione neurologica, l’assenza di micro sonni, sottomettersi a test capaci di mostrare la prontezza dei riflessi, attitudine alla guida e tipo di personalità, essere esente da forme conclamate di diabete o gravi cardiopatie e non essere etilista o tossico dipendente.

Ricordiamo, per inciso, che tutti questi tipi di test sono adottati, dal nostro Stato, per il conseguimento di determinate qualifiche professionali; si tratterebbe perciò solamente di estenderne l’obbligatorietà dell’uso.

Altre cause d’incidenti derivano da soggetti con personalità psicopatiche latenti che attuano smodate reazioni nei confronti di stimoli “normali”, e nel traffico ce ne sono un numero infinito. Ma anche microstimoli possono scatenare l’enormità della reazione per un meccanismo di sommatoria e reclutamento degli “spikes” da loro indotti, che superano così l’effetto soglia e realizzano gravi stati d’aggressività per risposta abnorme della corteccia piriforme amigdalica non controllata dai centri inibitori corticali.

Dopo quanto asserito, ci rendiamo conto che le tabelle statistiche non sono sufficienti per descrivere la gravità del fenomeno che esaminiamo e che dobbiamo adottare nuovi e più validi criteri di screening.

Ogni anno sono perse, solo a causa degli incidenti stradali, oltre sei milioni d’ore lavorative in seguito a ricoveri ospedalieri e riposi forzati, con grave danno per la collettività.

Esaminiamo ora, per sommi capi, il comportamento del soggetto alla guida dei mezzi circolanti.

L’incidente stradale è ancora considerato reato di tipo colposo, in altre parole, accaduto per imprudenza o imperizia, per negligenza o inosservanza delle disposizioni, discipline e ordini.

Le personalità dei soggetti coinvolti nell’incidente sono fondamentalmente di due tipi, quelle con tendenza esibizionistica, ossia con un Io ipertrofico, e quelle che s’auto compiacciono del sé, facendo del loro mezzo di trasporto un simbolo di status e “arrampicata sociale”.

Gli appartenenti alla prima categoria sono sempre spericolati e perciò pericolosi, quelli della seconda categoria sono spesso inetti alla guida ma, proprio per l’abitudine ad imitare chi li circonda, si lasciano andare a manovre pericolosissime che sortiscono esiti severi.

Insieme a queste due più comuni categorie di soggetti che si trovano alla guida, deve essere considerata un diverso tipo di personalità, quella di chi compie un reato contro il T.U. C. d. S. in corso d’altra colpa grave che è in divenire, sono questi i criminali per tendenza o per passione.

Sarebbe perciò interessante poter avere dati statistici che dimostrassero se il soggetto, coinvolto nell’incidente del traffico, ha una storia di delinquenza abituale e se è implicato abitualmente in sinistri della motorizzazione. Se così dovesse essere, il conducente, sovente invischiato in queste occasioni, deve essere controllato specie se si è reso protagonista di gravi incidenti.

Anche questo tipo di controllo già è attuato dal nostro ordinamento legale sui conducenti di mezzi pubblici.

Per giungere a questo scopo è sufficiente istituire un “Casellario Centrale” dei sinistri stradali e schedare ogni singolo guidatore.

Come si può apprezzare, il campo medico – sociale preventivo è vastissimo, ma ciò deve a maggior ragione spronare il Legislatore a disporre l’adempimento di maggiori controlli per il conseguimento del brevetto di guida.


Meccanismo d’azione dell’alcol etilico

La possibile lesività di un qualsiasi agente chimico, introdotto in un organismo ospite, ed anche dell’alcol alimentare o etilico CH3-CH2OH, è quella di svolgere un’azione metabolica dinamica. L’effetto suscitato nell’organismo vivente dipende dalla risposta di tre variabili: 1) il modo in cui il prodotto svolge la sua azione; 2) la sensibilità dei tessuti che possono essere interessati; 3) il modo in cui la sostanza è assorbita ed escreta.

L’azione svolta dall’alcol etilico avviene per via sistemica e, non è necessario dilungarci più oltre per indicare che le manifestazioni consecutive sono proporzionali alla concentrazione del prodotto nell’organismo. Possiamo solo aggiungere che le manifestazioni, della sua azione, si evidenziano dopo che è stato superato il livello soglia della tolleranza.

La sensibilità di risposta dei tessuti interessati dall’azione farmacodinamica, di una qualsiasi sostanza, è simile nella specie, ma differente, entro un certo range, tra i soggetti di quella specie.

Ecco allora emergere da parte del Legislatore, la necessità di promulgare una legge che tuteli la salute pubblica, tenendo conto della media dei risultati acclarati dal laboratorio e ponendo l’indice di pericolosità della sostanza, in questo caso l’alcol etilico, al maggiore livello di sicurezza.

Molti suscitano opposizioni sulla classificazione dell’alcol alimentare tra le sostanze venefiche, ma, come già abbiamo implicitamente riferito, ogni sostanza possiede limiti d’azione che possiamo definire compresi tra l’esaltazione adiuvante di una funzione e la dose minima letale. Per questo concetto l’alcol diviene un agente compreso tra le sostanze definite “veleni”.

Certo è che tutti siamo d’accordo nel definire l’alcol come una sostanza capace di deprimere il Sistema Nervoso Centrale, e di creare, per l’alterata ideazione con intorpidimento dei riflessi, anche incidenti automobilistici. Inoltre, se assunto in eccesso, può anche essere letale.

L’abuso di questa sostanza, e l’incidenza di mortalità che crea, è più manifesto nelle società tecnologicamente avanzate, dove è ubiquitariamente diffuso tra i diversi strati sociali, in questo periodo con prevalenza tra il pubblico maschile. L’effetto dell’assunzione, che si rende evidente con tre sindromi cliniche, mostra ubriachezza, etilismo acuto e cronico.

Tralasciamo l’alcolismo cronico che esula dalla nostra trattazione, perché pone in discussione molti complessi problemi che spaziano dalla malnutrizione alla deficienza del sistema immunitario.

Gli effetti dell’intossicazione acuta negli stati d’ubriachezza e nella sindrome acuta sono relativi alla concentrazione dell’alcolimetria ematica, per questo è importante conoscerne la dinamica metabolica.

All’ingestione di una certa quantità d’alcol, fa seguito, entro un’ora, l’assorbimento del 90% della quantità assunta da parte della mucosa gastrica e dell’intestino tenue. Circa il 95% dell’assunto è metabolizzato dal fegato e trasformato in acetato, mentre il 5% circa è eliminato con la perspiratio insensibilis. L’acetato, per il suo catabolismo, entra a far parte del ciclo degli acidi tricarbossilici ed è trasformato in grasso e carboidrati, mentre la maggior quantità è degradata in H2O e CO2.[2]

Le trasformazioni sistemiche prodotte dall’alcol sono connesse con le percentuali ematiche raggiunte che, a loro volta, derivano dalla dose di sostanza ingerita e dalla celerità della sua metabolizzazione. Questa celerità di trasformazione è assoggettata a distinti fenomeni; per esempio dall’esistenza d’alimenti nel lume gastrointestinale, o dalla volumetria del corpo e probabilmente anche da una certa maggiore tolleranza acquisita nei consumatori abituali. In genere possiamo affermare che alcolimetrie ematiche di mg 100/100ml di sangue sono intossicanti mentre dosi di mg 500/100ml sono letali per un gran numero d’individui.

E’ necessario riflettere sul fatto che già gr 113,5 d’alcol, assunto a stomaco vuoto ed in breve tempo, realizzano un’alcolemia di mg 100/100 ml, mentre la velocità media di metabolizzazione è di mg 15/100ml/ora.

Sulla considerazione della sospetta maggiore resistenza all’azione dell’alcol, da parte dei consumatori abituali, si è però messo in risalto che pur essa esistendo è minima e sempre nei confronti d’assunzione di piccole dosi.

Nell’azione depressiva del S. N. C. gli effetti si manifestano, inizialmente sulla corteccia cerebrale e, in seguito, anche i centri nervosi inferiori sono progressivamente interessati. L’azione principale di depressione centrale avviene con un effetto deprimente dei centri inibitori, sì che molti descrivono l’influenza dell’alcol come favorente l’attività ideativa.

In conclusione possiamo affermare che le condizioni dell’intossicazione acuta, come poi meglio diremo, creano un edema cerebrale con congestione dei vasi meningei e corticali superficiali, ma secondo Wright questi fenomeni sono sporadici ed aspecifici.

Una maggiore assunzione d’alcol etilico è capace di deprimere gravemente i centri apneustico e pneumotassico siti nel midollo allungato, facendone conseguire l’arresto respiratorio con morte per asfissia.

A valle del problema anatomopatologico esiste tutta quella sequela d’avvenimenti, di pertinenza psichiatrica, psicologica e medico legale, che possono avvenire creando il reato per le deviate caratteristiche psicologiche e psicopatologiche, ancora, purtroppo definito solo colposo. Torniamo però a ripetere che tali circostanze, quando per concause ed occasioni, realizzano l’omicidio colposo, anche del traffico, devono essere perseguite con rigore perché mostrano il lato asociale dell’individuo che pur albergando in ognuno di noi, ha necessità, per esplodere, di stimoli opportuni. Per esempio, l’alcol possiede la capacità di reprimere i freni inibitori.

La stessa identica logica deve essere applicata nei confronti di colui che si trova in stato d’ebbrezza stuporosa da stupefacenti o da psicofarmaci, assunti, questi ultimi, con particolari modalità, al solo scopo di creare un proprio piacere.


Aspetti medico-legali

Le alterazioni anatomopatologiche evidenziabili nel cadavere connaturate con lo stato d’alcoolismo, purtroppo incostanti, variano, come già detto, da un semplice edema cellulare sino ad imponenti fenomeni degenerativi, delle stesse cellule, che sono propri dei gravi casi cronici.

Secondo il pensiero d’alcuni Autori, si deve valutare con attenzione l’ipotesi che l’eventuale regressione dei fenomeni clinici reversibili delle cellule nervose centrali, nei gravi stati d’alcolismo cronicizzato, sia da porre in relazione con turbe funzionali dopo avere praticata un’adeguata terapia disintossicante.

Tantissime, sono le tesi proposte che si sono succedute, per l’interpretazione dell’esatto meccanismo che sottende all’intossicazione alcolica.

Gli studi sempre più imponenti dell’istochimica, anche in questo settore di ricerca, portati a termine per la chiarificazione d’alcuni aspetti fisiopatologici, sono divenuti d’impiego comune anche per fini medico-legali.

Quest’asserzione è la motivazione tecnica inducente lo studio intrapreso, al fine di poter comprendere il comportamento degli enzimi ossiriduttivi encefalici in corso d’intossicazione acuta e cronica da alcool etilico.

Sono state eseguite ricerche su quindici conigli del peso medio di gr 2500; di questi, sei furono sottoposti a trattamento intensivo per realizzare un’intossicazione acuta da alcool alimentare. Una successiva serie di sei animali fu invece sottoposta a somministrazione capace originare etilismo cronico, mentre i restanti tre furono utilizzati come controlli.

La somministrazione d’alcool etilico a 60°, nella serie d’animali in cui doveva essere realizzato lo stadio d’ebbrezza acuta, avveniva attraverso un sondino naso gastrico utilizzato come via per l’assunzione, da parte dell’animale, di ml 15 in tre dosi assunte nel tempo di trenta minuti.

Gli animali che dovevano sviluppare la forma d’etilismo cronico, assunsero invece ml 7 per due volte al dì per gg 60 continuati.

Il tasso alcolemico dei conigli in fase acuta, rilevato attraverso il test di Widmark, presentò, dopo quarantacinque minuti dall’assunzione, valori compresi fra gr 2,5 e 3 per mille.

Durante l’ebbrezza alcolica acuta, l’animale manifestava evidenti turbe dell’equilibrio con atassia e dismetria poste in evidenza dalla disarmonica incoordinazione degli arti. Apparvero, dopo breve tempo, anche astasia e sfinteri incontinenti.

Dopo sessanta minuti dall’insorgenza della sintomatologia si sacrificarono gli animali mediante l’uso d’arma bianca, colpendone il cuore, questo per evitare di che si creassero, nei centri nervosi, lesioni addebitabili ad altri tipi di morte.

Negli animali con intossicazione cronica, regolarmente si manifestavano, durante il periodo di riposo, comportamenti d’ipereccitabilità seguiti da inappetenza, tremori diffusi e caduta del pelo. Anche questi animali furono sacrificati con la tecnica descritta, tre in corso di trattamento ed i rimanenti nei periodi d’intervallo.

I tre conigli utilizzati per controllo furono in seguito sacrificati in maniera analoga.

Tutti gli animali, dopo la morte, furono lasciati a temperatura ambiente per circa otto ore e poi posti in frigorifero per dodici ore.

Alla fine del trattamento, scalottato l’animale, si prelevava l’encefalo in toto e su di esso si applicavano tecniche istochimiche per rilevarne la citocromossidasi e la succinodeidrogenasi.

E’ noto che la citocromossidasi è una porfirina contenente ferro, che forma con i citocromi un unico complesso funzionale, essa ha il potere di andare incontro ad autossidazione utilizzando l’O2 cellulare.

Al contrario i citocromi accettori di H, sono privi di questa proprietà e sono bloccati in tale funzione, che può però continuare a svolgersi per opera delle citocromossidasi che permettono perciò il regolare susseguirsi dei fenomeni respiratori. Herlich fu il primo ricercatore, ad interessarsi di studi istochimici in proposito delle citocromossidasi, utilizzando il Naftolo e la N-N-dimetil-p-fenilendiamina così ottenendo la sintesi d’indofenolo blu a causa delle citocromossidasi.

Screening successivi sono quelle di Glick, Gomori e Nachlas, ma i risultati più efficaci furono ottenuti da Burstone che, nel 1959 utilizzò la N-fenil-p-fenilendiamina a basso potere autossidativo e l’acido l-idrosso-2-naftoico, ai quali seguiva una post fissazione e l’esposizione all’azione di un metallo.

In proposito di succinodeidrogenasi, enzima del gruppo delle dismutasi e catalizzatrice dell’ossidazione dell’acido succinico ad acido fumarico, così partecipando al ciclo di Krebs, i primi studi d’istochimica furono condotti da Kuhn e Jerchel. Questi Autori sfruttarono la proprietà dell’enzima di ridurre i sali di tetrazolio in formazani, complessi colorati e non miscibili in H2O. Nachlas, in seguito, per ovviare allo svantaggio della liposolubilità e cristallizzazione dei sali di tetrazolio comunemente impiegati, adoperò il “nitro BT o sale di tetrazolio paranitrofenilsostituito” in modo da conseguire un dinitroformazano mancante delle già dette proprietà pregiudizievoli.

Nella nostra sperimentazione abbiamo adottato la metodica secondo Burstone per le citocromossidasi e quella di Nachlas per la succinodeidrogenasi, proponendo il seguente schema:

METODICA DI STUDIO

Citocromossidasi

1) Realizzazione di fettine di tessuto dello spessore di micron 15 ottenute con microtomo congelatore-

2) Le fettine, adese ai vetrini ed asciugate all’aria, erano incubate a 37° C per due ore in soluzione, agita e filtrata, d’acido l-idrossi-2-naftoico mg 10; N-fenil-p-fenilendiamina in 0,5 d’etanolo mg 10; acqua distillata mg 35; tampone “Tris” 0,2 M a pH 7,2 mg 15 -

3) Immersione in acetato di cobalto al 10% in formalina neutra al 10% per un’ora -

4) Rapido lavaggio in acqua distillata -

5) Montaggio in gelatina glicerinata -

Le zone ad attività citocromossidasica apparivano di colore bruno scuro.

Succinodeidrogenasi-

1) Realizzazione di fettine non fissate di spessore di micron 15 ottenute con microtomo congelatore -

2) Le fettine, adese ai vetrini ed asciugate all’aria, erano incubate a 37° C per un’ora in soluzione, agitata e filtrata di succinato di Na 0,2 M ml5, tampone fosfato 0,2 M a pH 7,6 ml 5, soluzione acquosa di Nitro BT- mg 1/ml- ml 10 –

3) Fissazione in formalina neutra al 10% per m 5’ -

4) Rapido lavaggio in acqua distillata –

5) Montaggio in gelatina glicerinata -

Le zone ad attività enzimatica apparivano di colore blu.


RISULTATI

L’attività enzimatica, negli animali usati come controllo, si presentava diffusa e di modesta entità a carico dei vari strati di corteccia cerebrale e cerebellare, dei nuclei della base e delle formazioni bulbo-mesencefaliche. Le modalità di reazione, inoltre, non presentavano sensibili differenze per i due enzimi considerati e, nessuna reazione fu posta in evidenza a carico della sostanza bianca.

La succinodeidrogenasi, nell’intossicazione acuta, non subisce variazioni degne di nota a livello della corteccia cerebrale, del mesencefalo, dei nuclei della base e del bulbo.

Un accrescimento notevole, dell’attività enzimatica, si presentava permanentemente presente a carico della corteccia cerebellare e, precisamente, a livello delle cellule del Purkinje e dello strato molecolare, meno intensa era invece la reazione dello strato granulare.

La citocromossidasi si mostrava, topograficamente, con le stesse caratteristiche della succinodeidrogenasi e metteva inoltre meglio in evidenza l’arborizzazione condritica delle cellule del Purkinje.

Il quadro dei due enzimi, nell’intossicazione cronica, si presentava con eguali caratteristiche per quanto riguardava la corteccia cerebrale, i nuclei della base e le formazioni bulbo-mesencefaliche, sia negli animali sacrificati durante il trattamento, sia in quelli uccisi nel periodo intermedio del trattamento.

Un aumento dei due enzimi, ancora maggiore rispetto a quello osservato negli animali sottoposti ad intossicazione acuta, si notava a carico della corteccia cerebellare.


CONCLUSIONI

Abbiamo già affermato che sono molteplici le teorie che tentano di spiegare il reale meccanismo d’azione svolto dall’alcol a livello encefalico.

Fuhrman e Field, in vitro, riscontrarono che l’alcol, fino a concentrazione del 2%, provocava un aumento del consumo d’O2, mentre in concentrazioni superiori ne determina una diminuzione.

Goldfarb e Battey riscontrarono, separatamente, una diminuzione del consumo d’ossigeno cerebrale in corso d’intossicazione da alcol.

Beer e Quastel hanno studiato l’effetto dell’alcol sulla respirazione mitocondriale di cervelli isolati.

Truitt-Bell e Krantz ne hanno posto in rilievo gli effetti sulla fosforilazione ossidativa.

Sembra però che nessuno di questi AA abbia dimostrato un’azione dell’alcol sulle fondamentali reazioni mitocondriali. In tal modo non si potrebbe spiegare la riduzione del consumo d’O2 in conformità ad un semplice impedimento della respirazione mitocondriale.

Secondo l’ipotesi proposta da Jarnefelt, l’alcol sarebbe capace d’inibire il trasporto di Na attivo verso la membrana delle cellule nervose e, quest’Autore ritiene anche che gli effetti dell’alcol, sulle cellule nervose, siano da attribuire all’inibizione dell’adenosintrifosfatasi sodio stimolante dei microsomi cerebrali.

Dagli studi riportati, emerge dunque che l’orientamento comune è verso il ritenere che esista, indotta dall’alcol, una diminuzione del consumo d’ossigeno a livello cerebrale.

Sotto tale profilo, i risultati delle ricerche qui presentate, sembrerebbero contrastare con le vedute prima riferite. Noi abbiamo rilevato, a livello cerebellare, un’intensa attività dei due enzimi che si accumulavano nel corso dell’intossicazione cronica e che quindi dovrebbe dimostrare un aumentato dinamismo respiratorio cellulare.

Bisogna però ricordare, che l’incremento di un enzima, impegnato in una via metabolica, non ha per conseguenza, necessariamente, un aumento dell’attività stessa. Sono stati riportati, infatti, degli esempi d’aumento di un singolo enzima con contemporanea riduzione dell’attività del relativo ciclo enzimatico come ha reso evidente Ricceri.

Nel nostro caso è quindi da supporre che l’aumento delle attività enzimatiche, dimostrate istochimicamente, non sia attribuibile ad incremento dei processi ossidativi, bensì ad un semplice fenomeno di accumulo. Il blocco di una via metabolica ad un dato livello è stato dimostrato che comporta accumulo di sostanze, che per un effetto feed back, determinano incremento enzimatico a monte del blocco.

Il mancato riscontro, come già detto, di alterazioni dei mitocondri confermerebbe questi dati, perché l’alcol non agendo su di essi permetterebbe la regolare produzione degli enzimi che non verrebbero poi utilizzati.

Oltre a ciò, secondo quanto prospettato da Bailey –1946- in conseguenza di un deficit di tiamina, causato dall’alcol, si riscontrerebbe una diminuzione dell’apporto d’O2 nei tessuti. Tale deficit agirebbe a livello degli idrati di carbonio e sull’ossidazione dell’acido piruvico. L’arresto del metabolismo dell’acido piruvico, allora, ben si accorderebbe con l’ipotesi da noi prospettata d’accumulo enzimatico a monte, nel caso specifico della succinodeidrogenasi.

L’anossia prolungata ed il depositarsi di metaboliti tossici che s’instaurano in corso d’intossicazione cronica, dove noi abbiamo notato un successivo accumulo enzimatico, sarebbero causa di sofferenza cellulare. Essa sarebbe dimostrata anche dalla diminuzione in attività fosfatasica alcalina e acida, messo in evidenza da Kemali e Scarlato nelle cellule della corteccia cerebellare ed in particolare in quelle del Purkinje.

Tali cause porterebbero alla degenerazione delle cellule nervose.

L’avere riscontrato il danno funzionale, essenzialmente a livello cerebellare, giustifica i dati sintomatologici che sono tipici di tale distretto encefalico, nel corso d’intossicazione alcolica.

Kiriosomega - kiriosomega@alice.it

Bioregionalismo ed Umanità - La notte di Luigi Daga e quella di un ignoto barbone romeno.. il freddo secca i migliori!


Senza spazio né tempo... in memoria!

….alcune note un po' tristi, un uomo politico che ho conosciuto e rispettato in passato il 16 dicembre u.s. se ne é andato... si tratta di Luigi Daga. Un esponente del vecchio PCI, poi confluito nel PDS, che fu consigliere regionale ed anche assessore nel Lazio. Successivamente fu compagno e portavoce di Achille Occhetto, il fondatore del PDS esautorato dal “deputato di Gallipoli” (sapete chi è vero?).

Ma Luigi Daga, lasciando Tarquinia la città di cui fu anche “primo” cittadino, è semplicemente “andato avanti” nella regione dove tutti lo raggiungeremo. In quel luogo di giudizio lui non avrà nulla da rimproverarsi, poiché lui sino all'ultimo è stato coerente con le sue idee e con se stesso. Ad esempio quando era diventato assessore regionale per il rinnovo delle istituzioni, sotto Badaloni, allorché si accorse che non poteva minimamente operare quel cambiamento auspicabile e che tutte le sue proposte venivano bocciate (dalla segreteria politica del “baffetto” che manovrava il timone sotto coperta), non esitò a dimettersi (come per altro aveva fatto degnissimamente il suo compagno Achille Occhetto). Le sue dimissioni da assessore regionale fecero scalpore perché già si stava affermando in politica l'uso malsano che chi accaparra una poltrona ci si incolla sopra, costi quel che costi.. (vedi i fatti recenti in parlamento).

E quali erano le innovazioni che Luigi Daga proponeva alla Regione Lazio? Tanto per cominciare il decentramento amministrativo, sotto forma anche di riaggiustamento delle competenze e delle delimitazioni territoriali. Daga fu il primo uomo politico ad appoggiare apertamente le idee bioregionali del far combaciare le aree omogenee e le matrici culturali con gli ambiti delle province storiche. Apertamente, contro tutti, caldeggiò la riaggregazione della Tuscia storica unificando i suoi territori smembrati durante il fascismo e suddivisi tra la Provincia di Roma e quella di Viterbo (senza dimenticare Orvieto e la Maremma). Il suo sogno era di veder la Tuscia risorgere e riacquistare integrità territoriale e culturale oltre che economica... e la stessa cosa auspicava per la Sabina e per gli altri territori che erano stati penalizzati per favorire la crescita smisurata di Roma. Insomma le sue idee avrebbero condotto il Lazio verso un vero federalismo bioregionale, compensando Roma con lo status amministrativo di Città Regione / Capitale.

Ricordo tra l'altro che a suo tempo fu uno dei promotori della variazione della legge che condannava il borgo di Calcata all'abbattimento e contribuì, assieme a Primo Mastrantoni, altro benefattore di Calcata, a formulare una nuova Legge Regionale che prevedeva il recupero dell'abitato storico e concedeva il “diritto” ai suoi riabitanti di esserne cittadini a tutti gli effetti. Anche questa del “riabitare” pienamente i luoghi è uno degli indirizzi bioregionali, che non riconoscono l'etnia come primaria (il contrario del federalismo bossista) bensì considerano la piena adesione al luogo ed alla comunità, indipendentemente dall'origine etnica.

La sua battaglia emendatrice della politica, trascorsa l'esperienza in Regione, continuò, nei limiti del possibile, nella sua Tarquinia ove combatté sino all'ultimo contro lo sperpero e la corruzione e contro la mancanza di trasparenza e l'amoralità politica.

Mi duole che siano spesso i migliori a lasciare questo mondo... ma allo stesso tempo son lieto che “andando avanti” (e qui intendo in ogni senso) uomini come Luigi Daga abbiano fornito un esempio e stabilito con la loro condotta le pietre miliari di una nuova società.

Voglio accomunare al ricordo di Luigi Daga anche l'ignoto barbone che non ha potuto trovare umana accoglienza a Viterbo, morendovi nottetempo nel gelo. Per significare come la classe politica ed amministrativa della Tuscia abbia ancora molto da apprendere in fatto di “coscienza etica”.....

Paolo D'Arpini, portavoce della Rete Bioregionale Italiana

…

Notte

Nella campagna alle porte di Viterbo
nel suo rifugio di cartone e compensato
iernotte hanno trovato i carabinieri
morto di freddo un uomo
immigrato dalla Romania, mio coetaneo.

Non e' una notizia
non e' niente
e' solo l'orrore
quotidiano.

L'orrore quotidiano
di un paese razzista che sperpera
miliardi di euro per comprare
cacciabombardieri
ad armamento anche nucleare
e lascia morire di freddo i poveri cristi.

Beppe Sini

venerdì 17 dicembre 2010

Giuseppe Turrisi: Draghi, Merkel, Shauble, Marchionne, Cameron, Blankfein, Juncker, Amato, Alesina, Trichet, Attali, Barroso.. ecco i veri terroristi

Fondo Monetario Internazionale: carta colorata in cambio di beni - Come si arriverà al giorno in cui uno scrittore poserà le dita sulla sua tastiera e scriverà ciò che oggi ancora non si deve scrivere...

...e cioè che l’unico atto rimastoci per non morire da vermi, l’unico che ci è stato lasciato dal Potere, è di dare la nostra vita mentre spegniamo quella dei criminali di massa come Draghi, Merkel, Shauble, Marchionne, Cameron, Blankfein, Juncker, Amato, Alesina, Trichet, Attali, Barroso e i loro soci?

Perché siamo vicini, molto vicini badate bene, al destino dei ribelli islamici
che oggi conosciamo come irragionevoli folli sanguinari, e che invece sono
come noi, cioè voci cui non fu lasciata altra voce se non quella di
immolarsi in atti di cieca disperazione. Questo fa il Potere, che si chiami Impero
americano e sionista, o che si chiami Fondo Monetario Internazionale,
Commissione Europea, Gruppo Bilderberg e mercati di capitali coi loro
sacerdoti di cui sopra, esso ti schiaccia, ti tortura, ti dissangua,
t’inganna, ti umilia, e ti prende per i fondelli con la menzogna dei
mezzi di lotta democratici fino al punto in cui l’individuo si trova
talmente senza voce, talmente disperato, talmente soffocato dai muri
di gomma da prendere un’arma, un coltello, una cintura di esplosivi e
reagire nell’unico modo che lo stesso Potere gli ha lasciato. E quando
questo accadrà, il Potere invertirà i ruoli di vittima e carnefice ed
ecco che Hamas non è più l’erede brutale di 80 anni di sevizie assai
più brutali a un intero popolo; Hamas è il terrorista.

La domanda rimane: come si arriverà a quel giorno?

Scrive il Prof. Robert E. Prasch, economista del Middlebury College,
USA: “L’Irlanda poteva semplicemente dichiarare il fallimento,
rinegoziare il suo debito e far capire ai suoi creditori che
l’alternativa era prendere o lasciare un’offerta unilaterale del
governo di Dublino. Ma il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la UE
hanno intuito questa via d’uscita e hanno inserito nei termini per il
‘salvataggio’ dell’Irlanda la pretesa che il suo governo si giocasse
come garanzia per gli investitori i soldi del Fondo di Riserva delle
Pensioni Nazionali Irlandesi… detto in parole povere, la sopravvivenza
dei pensionati d’Irlanda sarà ostaggio di questo accordo.” E poi: “Non
deve sorprendere venire a sapere che fra le condizioni del medesimo
accordo di ‘salvataggio’ d’Irlanda ci siano dettagli inspiegabili come
l’obbligo per le famiglie di dotare ogni casa di un contatore
dell’acqua a unità separate, precondizione essenziale per la
privatizzazione del servizio. O la riduzione dei già miseri stipendi
minimi. Cos’hanno a che fare i contatori dell’acqua e gli stipendi
minimi con le frodi bancarie, le deregulation, e la condotta folle del
governo che hanno creato e nutrito questa crisi? Li hanno incastrati:
il FMI, la UE e il governo di Dublino sono d’accordo che la via
migliore è di smollare i rischi e i costi associati col salvataggio
delle banche a coloro che non c’entrano nulla con quella frode e che
ne hanno beneficiato zero.” E ancora: “Gli appiopperanno più tasse e
più alte, abbasseranno gli stipendi dei dipendenti pubblici, alzeranno
le rette per gli studenti, crollerà l’assistenza ai poveri e ai
disoccupati, saranno tagliati i benefici alle famiglie con bimbi
piccoli, mentre saranno salvati i gruppi di ricchi, le corporations,
quasi tutti i dirigenti di banca e gli speculatori stranieri.”

Infine: “Senza dubbio i banchieri e i burocrati del Fondo Monetario
Internazionale e della UE hanno colto nella crisi irlandese
un’opportunità eccezionale… di imporre agli irlandesi una politica
economica decisa da un potere non eletto e fuori controllo,
esattamente come sotto l’egemonia britannica dell’800… Il capitalismo
della catastrofe è approdato in Irlanda.”

Per favore, rileggete, pensando che stiamo parlando di esseri umani
come me e come te, che hanno una sola vita, e in questa sola vita si
giocano tutta la già minima quota di speranza, di amore, di autostima,
di bene per i propri figli, un poco di gioia magari ogni tanto, prima
che una malattia o la sofferenza gli spengano le luci. Non avranno una
seconda chance, questa vita è tutto ciò che hanno, ma cento uomini
nelle stanze del loro potere hanno deciso, per profitto, che milioni
di loro, e i loro figli, devono schiattare da vivi, piangere, sentire
il degrado, la melma della precarietà alla gola sempre… e poi morire.
Ci può essere una cosa più infame?

Per favore, rileggente, sapendo che arriveranno anche qui, perché il
piano del colpo di Stato finanziario europeo lo prevede in termini
certi. Funziona così, badate alla perversa frode con cui ci ammazzano:
l’agenzia di rating Moody's (dà le pagelle ai governi e chi sgarra
sanguina) viene istruita di abbassare il voto dell’Italia;
immediatamente i titoli di Stato emessi dal nostro Tesoro dovranno
pagare un tasso di interesse più alto perché chi li compra ha visto la
bocciatura di Moody’s e non si fida più di noi, quindi per comprarli
pretende di guadagnarci di più; poiché non abbiamo più moneta sovrana,
cioè usiamo l’euro prendendolo in prestito dai mercati privati, pagare
interessi più alti significa per noi doverci indebitare ancor di più;
ma di nuovo i mercati si allarmano perché temono che facciamo
bancarotta e questo significa per Roma “cadere vittima di una spirale
di bocciature (da parte di Moody’s) che portano ad ancora meno fiducia
dei mercati, che porta ad ulteriori bocciature, che portano a tassi
sui titoli di Stato ancora più alti e così fino al
collasso” (Financial Times). Non se ne esce, impossibile. Nel panico
da crash finanziario, il governo di Roma, come quello di Lisbona,
Madrid, Atene ecc., deve accettare l’arrivo dei tecnici del FMI, e… la
ricetta è quella di Dublino, sangue dei cittadini, pacchia per i
manager e privatizzazioni selvagge del nostro bene pubblico nelle
tasche degli speculatori. Uno dei loro sicari, Financial Times, lo
scrive nero su bianco: “(Lo Stato) evita di dover vendere questi
titoli solo se accelera le privatizzazioni.”

Tutto questo orrore, che già ha soffocato un’enorme fetta di economia
italiana - aziende, lavoro, posti pubblici, stipendi pubblici,
servizi, istruzione, precari…- e che nei prossimi 5 anni ci farà
conoscere il più devastante attacco ai salari della Storia moderna,
proviene, lo ricordo, da una pianificazione di 70 anni da parte delle
elite finanziarie che è culminata con l’introduzione dell’euro come
arma finale per lo sventramento di ogni residua sovranità dello Stato
nel creare ricchezza per i propri cittadini (si legga Il Più Grande
Crimine). La realtà è che ogni singola parola spesa dai criminali che
ho citato all’inizio e dai loro soci mira precisamente all’opposto di
ciò che dichiarano, cioè mira a stringere ancora di più la spirale di
collasso finanziario degli Stati descritta dal Financial Times poco
sopra. Ma intanto i media ci dicono che Wikileaks è la notizia! che
Berlusconi è la crisi!, che Obama è la speranza!

Mario Draghi, in un inglese robotico, ha recentemente declamato in
un’intervista video al massimo quotidiano finanziario della City di
Londra che “… si devono rendere le regole già esistenti ancora più
stingenti, più severe. Sanzioni, costi politici e sanzioni finanziarie
devono diventare misure praticamente automatiche, così da dare alle
nazioni con politiche deboli, incapaci di fare la cosa giusta, la
forza per correggersi”. Draghi, 'criminale falsario', usa le parole
vere: fare la cosa giusta come impegnare i soldi guadagnati in una
vita di lavoro da milioni di pensionati per garantire i profitti degli
speculatori che hanno ‘cucinato’ questa catastrofe economica mondiale
con la complicità tua, di Moody’s, di Giuliano Amato, della Goldman
Sachs di New York cui tu rispondi quotidianamente e che ti ha creato,
e dove un uomo che risponde al nome di Lloyd Craig Blankfein ha
detto, mentre milioni di esseri umani perdevano la casa, la salute, il
futuro dei figli nella loro unica vita, che “Goldman Sachs fa il
lavoro di Dio”. Fare la cosa giusta come illudere decine di migliaia
di operai italiani che la Fiat li tutelerà, quando la Fiat del
criminale Marchionne sa benissimo che si prospetta non solo il
collasso dei salari di tutti gli operai europei, ma anche la
dismissione totale del lavoro umano dalle catene di montaggio di tutti
gli stabilimenti. Fare la cosa giusta come impedire allo Stato dei
diritti nato dal pensiero illuminista di usare la moneta sovrana per
fare ciò che lo Stato deve fare: spendere a deficit per creare
ricchezza nei cittadini, mentre tu e i tuoi soci criminali avete
sottratto all’Italia di noi umani 457 miliardi di euro di ricchezza in
2 anni, e lo hai pubblicato tu nei tuoi bollettini di Banca d’Italia
il 16 dicembre 2009. Fare la cosa giusta come sedere di fronte a una
telecamera con la tua voce robotica che copre le mattine, le sere e le
notti di milioni di vite spezzate per il tuo e per il vostro profitto.
Criminali.

Per noi, la gente.

E' vero che siamo strozzati dai ritmi di vita; è vero che lottare
contro il Potere è oggi come attraversare un labirinto di muri di
gomma, chi lo ha fatto lo sa bene; è vero che i mezzi di lotta
cosiddetti democratici sono in gran parte una frode; è vero che 'loro'
sono spietati e che non ci risparmiano nulla; ed è vero che tutto ciò
finisce per costringere le loro vittime all'angolo della violenza. Ma
l'apatia di milioni di noi non si può giustificare. E la miopia della
minoranza attiva ossessionata dal 'cortiletto del potere', ancora
meno. Il Mahatma Gandhi, quello vero, predicò di affrontare il proprio
nemico facendosi persino macellare col sorriso sulle labbra. Ma disse
anche che se non si posseggono i mezzi per fare ciò, l'apatia non può
mai essere giustificata..... Questo disse Gandhi.

Giuseppe Turrisi Salvatore

Tel. 3938424644
giuseppeturrisi@leonardo.it