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sabato 28 luglio 2012

Siria: "..la guerra dell'oro contro il sangue. Ovvero: manipolazione e guerra democratica"



Stralcio di un articolo di Giulietto Chiesa sulla situazione in Siria:

Siria - Andiamo con ordine con le distorsioni: “L’Amministrazione Obama ha per il momento abbandonato gli sforzi per un regolamento diplomatico del conflitto in Siria”. Notare le diverse finezze inscatolate in una sola riga. Il “per il momento” lascia pensare che, dopo, forse, ci ripenserà. Poi notate “gli sforzi” per un “regolamento diplomatico”. Cioè il lettore deve pensare che, fino ad ora, lo sforzo di Obama è stato per un “regolamento diplomatico” è che solo ora questa idea è stata “abbandonata”.

È, naturalmente, una palese falsità. E non lo dico io. Lo dice il New York Times nella riga successiva, comunicandoci che Obama “sta aumentando l’aiuto ai ribelli e raddoppiando gli sforzi (letteralmente, ndr) per costruire una coalizione di paesi concordi ad abbattere con la forza il governo del presidente Bashar al-Assad “.

Dunque se “sta aumentando” vuol dire che l’aiuto ai ribelli già c’era. Cioè che gli Stati Uniti stavano già violando la Carta dell’Onu e tentavano di sovvertire dall’esterno un paese sovrano. Adesso dice che “raddoppiano gli sforzi”. Cioè da oltre un anno gli USA stanno conducendo una guerra per interposta persona contro la Siria e l’ineffabile New York Times (con il codazzo di giornali e telegiornali italiani) ci spaccia che quello che è avvenuto fino ad ora era per un “regolamento diplomatico”.

Si trattava e si tratta, dunque, di un progetto di “abbattere con la forza” un governo. Prosegue il NYT(citando fonti dell’Amministrazione) con l’annuncio che ci sono stati “colloqui con la Turchia e Israele sul tema della gestione del collasso del governo siriano” e, anzi, si fa capire che potrebbe essere affidato proprio ad Israele il compito di “distruggere i depositi di munizioni”. Nel frattempo i tagliagole libici di Al Qaeda, portati in Turchia da aerei inglesi, americani e francesi, estendono la guerra, mentre i servizi segreti dei paesi di cui sopra mettono le bombe a Damasco facendo saltare in aria, uno ad uno, i generali di Bashar. Cioè organizzano il terrorismo.

L’Amministrazione – scrive pudico il NYT – non fornirà armi alle forze ribelli, anche perché lo stanno già facendo egregiamente tre campioni della democrazia occidentale come la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita. In compenso Washington “fornirà istruzione tecnica e equipaggiamento per le comunicazioni” per accrescere la capacità di combattimento delle opposizioni”. Si presume con corredo di detonatori e di esplosivi. Infatti è previsto anche “un supporto di intelligence”.

Come si vede tutto molto diplomatico.

Aggiungo una notazione che piacerà molto ai debunkers dell’11/9. “Noi stiamo puntando ad una demolizione controllata del regime di Assad”, ci rivela Andrei J. Tabler dell’Istituto per la politica del Vicino Oriente, di Washington. E poi aggiunge, prudentemente: “Ma, come in qualunque demolizione controllata, c’è sempre qualcosa che può andare storto”.

Appunto: qualcuno se ne accorge, com’è avvenuto con le tre “controlled demolitions” dell’11 Settembre 2001.


Giulietto Chiesa
(Fonte: Megachip)


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Commento di F.C.: "Continua la guerra dell'oro contro il sangue, con il metodo "graduale", che però potrebbe portare infine allo scoppio di una terza guerra mondiale..
Il nostro governo e la "Casta" dei politici+ media+ sindacati+giudici+funzionari, in una parola: i "camerieri ", come aveva ben diagnosticato il grande Ezra Pound, tradiscono i nostri interessi e mettono a repentaglio le nostre vitee quelle dei nostri figli.....


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Commento di Maurizio Barozzi:

Fino a poche tempo fa queste cose le dicevamo in pochi. Oggi, dopo che i banksters hanno dovuto scendere direttamente in campo e prendere in mano vari governi (da noi vedi Monti) tutto sta diventando evidente a tutti.
Un vasto fronte, almeno sul piano delle idee, si sta formando nel paese, indipendentemente da chi era o può ritenersi fascista o ex socialcomunista o altro. E’ un fatto positivo. Del resto questi criminali, che hanno riempito le città di banche e distrutto tutta la piccola economia popolare, stanno facendo carne di porco dello stato sociale: ogni euro deve andare ai banksters, non c’è più niente per il popolo! Siamo sotto un usura peggio di quella mafiosa. Questo crea miseria e disperazione. In Argentina fu possibile una rivolta di popolo, in Italia, da noi, ho i miei dubbi.
Il fatto è che da noi tutte le tradizioni nostrane sono state distrutte o stravolte; a sinistra basta vedere come è finito il comunismo, e a destra, un pugno di farabutti, collusi con i servizi, fin dagli anni ‘50, hanno deviato quella che poteva essere una magnifica rifioritura di una base nazionalpopolare.
La gioventù infine, tra mode, miti musicali, sballo, droghe, video giochi e sport demenziali, l’hanno americanizzata e dissolta.
Non credo sia possibile in Italia una rivolta di popolo, tranne saccheggi ai negozi di Hi Fi, senza contare che siamo pieni di basi Nato e la presenza dei Servizi, che possono controllare ogni gruppo politico, non consentirà di mettere in piedi seri tentativi di rivolta.
L’unica speranza, solo per chi rimarrà in vita, è il disastro nucleare a cui questi criminali d’occidente ci stanno facendo correre un serio rischio.
Ho paura che hanno tutto già progettato: o russi e cinesi, cedono in qualche modo e danno il via libera, alla distruzione della Siria, del Libano e dell’Iran, con dissoluzione successiva della Russia di Putin, aprendo la strada alla Repubblica Universale, oppure rischierebbero anche una breve guerra atomica.
Del resto è da sempre nei progetti mondialisti la drastica riduzione della popolazione mondiale e chi di dovere ha già predisposto rifugi e località in cui, portarsi momentaneamente.
Vada come vada, ben sapendo che l’Italia, a causa delle basi Nato, sarà un obiettivo strategico. Bruciasse pure il Colosseo, Castel Sant’Angelo, San Pietro: chi se ne frega! oramai sono solo monumenti vuoti, morti. Anzi l’Arco di Tito lo usano per festeggiare le vendette ebraiche, alla presenza umiliante del sindaco di Roma (chissà se per l’occasione, nel 2008 ai festeggiamenti dei 50 anni di Israele, sotto l’arco di Tito, si nascose la croce celtica che portava al collo).
Magnifici questi destristi, in men che non si dica diventano i migliori amici di Israele. Fini è di casa a Gerusalemme, Akemanno cosa non farebbe per la comunità ebraica romana, la moglie di Storace dichiarò che Francesco a Gerusalemme, di fronte al museo dell’olocausto pianse. Bah.
Comunque questa cinica, falsa civiltà occidentale merita di morire. E con la distruzione di Roma speriamo che almeno, possa arrivare un bombardamento atomico sulla sacra terra di Israele, veri mandanti del massacro, rendendola invivibile per migliaia di anni. Una volta tanto lo diciamo noi il “muoia Sansone....”.

venerdì 15 giugno 2012

L'aggressione alla Siria come prima mossa nella guerra del gas....

Il castello del mago - Dipino di Franco Farina

Quattro osservazioni in margine alla (bella) intervista di Federico Dal Cortivo a Claudio Mutti (cfr. http://europeanphoenix.net/it/component/content/article/18-interviste/316-crisi-siriana-e-ruolo-geopolitico-della-russia-di-putin-intervista-al-prof-mutti-direttore-di-qeurasiaq).


> L'aggressione contro la Siria si configura dunque, simultaneamente, come la prima guerra della "geopolitica del gas", come un attacco inteso a spezzare l'"Asse della Resistenza" e come un tentativo di espellere la Russia dal Mediterraneo. In Siria si decide dove dovranno passare le nuove frontiere che separano i blocchi geopolitici contrapposti: la NATO e l'Organizzazione di Sciangai. Le altre motivazioni che vengono addotte sono pretestuose, demagogiche o prive di senso; lo scontro che ha luogo in Siria infatti non è né per i "diritti umani" né contro uno "Stato laico" (la Costituzione siriana stabilisce infatti che la fonte principale della legislazione è il diritto islamico e che il presidente deve essere di religione musulmana).


* L'affermazione conclusiva mi pare destituita di fondamento. E' certo al contrario che lo scontro in corso avviene, anche, tra forze che sono per una visione e una pratica laica (di separazione fra cosa pubblica e sfera religiosa o pretesa tale) della Repubblica Araba di Siria, visione e pratica PREFERITE dalla maggioranza, pur sunnita, del popolo siriano, e altre, minoritarie, che parteggiano per la teocrazia e l'Islam più retrivo e oscurantista. Non si dimentichi che proprio in seguito a una laicissima (e giustissima) proposta di legge per impedire che il Presidente del Paese dovesse necessariamente essere musulmano fatta dal padre di Bashar scoppiò l'insurrezione di Hama, finanziata e manovrata, allora come oggi, dai delinquenti sauditi al servizio dell'Anglogiudamerica (cfr. http://andreacarancini.blogspot.it/2012/05/joe-fallisi-tutte-le-donne-sono-regine.html).


> Il 9 maggio scorso, celebrando la vittoria dell’URSS nel secondo conflitto mondiale, il presidente ha sottolineato la necessità per la Russia di essere pronta a un nuovo sacrificio, per garantire la sovranità del Paese. Nei giorni successivi alla sua investitura, Putin si è occupato delle forze armate, dell’industria militare russa e del sistema di alleanze militari. Ha continuato questa mobilitazione con la scelta di fare della Siria la linea rossa da non oltrepassare. Per quanto riguarda in particolare lo scacchiere mediterraneo, egli ha fatto ricorso ad un parallelo storico piuttosto eloquente, paragonando l’invasione occidentale della Libia all’annessione tedesca del Sudetenland e un’eventuale attacco alla Siria all’attacco tedesco contro la Polonia.


* Il paragone politically correct di Putin (che avrebbe semmai dovuto fare AUTOCRITICA relativamente all'errore esiziale e in malafede commesso contro la Giamahiria - i Russi sapevano perfettamente come fossero FALSE le accuse dell'Occidente) potrà forse far gongolare i giudeobolscevicostalinisti e, più in generale, coloro che si considerano eredi dei vincitori "democratici" del secondo macello mondiale. Ma è insieme conformista e farlocco. Le cose, nei Sudeti e in Polonia, non andarono affatto come vulgata comanda. Consiglio la lettura dell'esauriente studio in merito di Gianantonio Valli (cfr. http://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/02/05/gianantonio-valli-22-giugno-1941-operazione-barbarossa.html)


> In particolare, il modello di ortodossia islamica rappresentato dall'Iran può contrastare la diffusione di quei movimenti settari (wahhabiti, salafiti ecc.) che l'Imam Khomeini accomunava sotto la definizione di "Islam made in USA".


* Nessun dubbio che "quei movimenti settari" traggano linfa (oltreché dai pedopetrolmonarchi del Golfo) dalla Cia-Mi6-Mossad, ma...
1) l'ascesa stessa al potere del sig. Khomeini in Iran, nonché la politica interna e internazionale della "Repubblica Islamica" impiantatasi sulla giugulare di quel Paese si dovrebbe avere il coraggio di vederla con occhio critico e smagato - con amore della verità, non del proprio "credo" (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/94898).
2) dire che si tratterebbe, in Persia, di "ortodossia islamica" è assurdo, essendo notoriamente lo sciismo un ramo (molto) minoritario dell'Islam.


> Nell’articolo dedicato alla sua futura politica estera e pubblicato all’inizio di quest’anno su “Moskovskie Novosti”, Vladimir Putin si è espresso nei termini seguenti: "Per quanto riguarda il conflitto arabo-israeliano, una 'ricetta magica' in grado di risolvere la situazione non è ancora stata trovata. Non bisogna in nessun caso rinunciare. Data la vicinanza delle nostre relazioni con il governo israeliano e i dirigenti palestinesi, la diplomazia russa continuerà a contribuire attivamente al restauro del processo di pace bilaterale e nell’ambito del Quartetto per il Medio Oriente, coordinando le sue azioni con la Lega Araba".


* Pessima dichiarazione. E, in ogni caso, dall'effetto sinora nullo riguardo anche solo a un eventuale minimo alleviamento del martirio palestinese.


Joe Fallisi

martedì 15 maggio 2012

Alla tomba del Saladino, fuori della Moschea di Damasco dove tutte le civiltà si incontrano

Nella Moschea di Damasco

All’esterno della Moschea c’è la tomba del Saladino, all’interno la
cappella che secondo la tradizione contiene la testa di San Giovanni
(il profeta Yaḥyā per l'Islam).

Amorrei, greci, romani, cristiani, arabi musulmani si sono nei secoli
susseguiti: se c’è un luogo che rappresenta l’incontro e il crogiolo
delle civiltà e religioni del Vicino Oriente questo è proprio la
Moschea di Damasco.

al-Buti, vecchio teologo da tutti stimato e rispettato, considera un
disonore blasfemo le azioni dei criminali vociferanti Allāhu Akbar e
allo stesso tempo sostiene che la crisi in corso, una volta finita,
avrà un effetto positivo. Non so in base a cosa ne sia convinto, ma
sembra sincero. Qui tutti sanno, ci dice, che l’America, Israele e i
loro alleati vogliono minare dall’interno l’Islam. Considera noi molto
più fratelli di “certi cugini generati dallo stesso padre”. Il
riferimento ai necromonarchi del Golfo non potrebbe essere più
esplicito. Mi viene da pensare all’estremo paradosso: dovunque si
trovino, i musulmani orientano le preghiere in direzione della Mecca,
città sacra per antonomasia da tanto, troppo tempo nelle mani di quei
“cugini” corrotti, dei peggiori traditori e sfruttatori del messaggio
di Muḥammad, "il grandemente lodato".

Ouday Ramadan, uno dei miei compagni di viaggio, formidabile attivista
che, abitando da tanti anni a Pisa, parla bene l’arabo come il
toscano, è stato vittima il 7 novembre 2011 di un attentato mentre
veniva da Tartus, dove abitano i suoi parenti (il padre è il capo
spirituale degli alauiti). Si è salvato per una speciale benedizione
del cielo e ora è di nuovo qui. Mi spiega con una parabola, mentre
torniamo al nostro pullman, come mai nei Paesi islamici non ci sia
l’usanza di dare o stringere la mano a una donna. Un inglese chiede
spiegazioni in proposito a un buon musulmano. Questi gli risponde a
sua volta con una domanda. “In Gran Bretagna qualunque uomo può fare
una cosa simile con la vostra Regina?” “No”, ammette l’altro. “Ecco:
nell’Islam tutte le donne sono regine”.

Gli Assad, quei tiranni, quei dittatori… il padre ancora peggio del
figlio, ma il figlio presto peggio del padre!... E Gheddafi lo stesso,
va sans dire… e Milosevic, Chávez, forse tra non molto persino la
Kirchner!… Bisogna rendersene - e tenerne - conto sempre: siamo ormai
nella società spettrale del Kosherbig Brother, dove, per tutto quel
che attiene l’assetto e le strategie del potere, il falso è presentato
come vero e il vero diviene momento del falso. Che lo utilizza, lo
ingloba, lo annulla.

Ho conosciuto casualmente un giornalista di Londra, Gari Sullivan
(http://garisullivan.co.uk/, http://noozdesk.com/), che è qui da 4
mesi.

Mi conferma che siamo sommersi, in relazione alla Siria, da una
valanga di menzogne incredibili... tutta roba da al-Jewzeera, da
al-Arabyia, che hanno acquisito il perfetto modus operandi attraverso
l'esperienza libica... costruita appositamente a tavolino da
specialisti della disinformazione... liste di morti che poi risultano
vivi... cadaveri di torturati e uccisi dai terroristi fatti passare
come opera dell'esercito... simulazioni, ricostruzioni, stages
fantasmatici, attori, attrici... E' la stessa cosa, peraltro, che
sostiene la televisione siriana indipendente Addounia (cfr.
http://syria360.wordpress.com/2012/05/06/marinella-correggia-a-report-from-addounia-syrian-television-against-disinformation/).
Società degli spettri.

Fino all’8 marzo 1963 la Siria, che aveva ottenuto l’indipendenza dai
francesi nel 1946, era un Paese a regime feudatario, con l’equivalente
locale dei vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba del
Medioevo europeo. E con il 90% della popolazione analfabeta. Poi salì
al potere il partito socialista panarabo Ba’th, il cui programma
prevedeva cambiamenti radicali che di lì a pochi anni avrebbero
cominciato a manifestarsi. Fu, sino al 1970, un periodo di completa
instabilità. Ogni qualche mese si succedevano Putsch e governi
aleatori “a scendere”… per mano di colonnelli, di maggiori, di
capitani, di tenenti… al punto che si diceva: tra poco arriverà il
colpo di stato dei caporali… Finché invece fu la volta del generale e
comandante dell’aviazione militare Hāfiz al-Assad (1930-2000).

Uomo di umili origini, non corrotto né corruttibile, aveva in mente un
sogno, far progredire il suo Paese e migliorare la condizione di vita
della maggioranza. Tutti i siriani onesti che conoscono la storia lo
considerano come l’autentico padre della patria. Fu un militare duro,
spietato e accentratore, in questo non diverso da tanti altri suoi
colleghi (non solo) arabi. Ma a differenza di quasi tutti loro le
trasformazioni desiderate le seppe attuare. Tutto cominciò col
“movimento di correzione” o “delle riforme” degli anni 70. Esso dette
il via a una serie di conquiste sociali continue e durevoli – di cui i
siriani di oggi ancora beneficiano.


Joe Fallisi

martedì 8 maggio 2012

Le forze sane della Siria unite contro la disinformazione mondiale - Servizio di Marinella Correggia da Damasco

Marinella Correggia

Prima della tempesta arrivata a scuotere la Sirianel marzo 2011, la tivù privata Addounia (“mondo”) si occupava poco di politica e molto di soap opera all’araba come di altre specialità da tivù commerciale. Non era neanche tanto ben vista dal governo perché dava spesso voce al malcontento dei cittadini sulla situazione economica e sulla corruzione.

Poi è arrivato l’attacco (anche) mediatico internazionale alla Siria, sotto forma di una disinformazione che ha raggiunto picchi inusitati, superando perfino in quantità e qualità le mistificazioni che hanno reso possibile la guerra alla Libia nel 2011.

E Addounia ha sentito di dover fare la sua parte, in Siria. La crisi le ha imposto di cambiare. Adesso è in prima linea perché ogni giorno oltre alle news (alle quali viene dato molto più spazio che in passato) cura un programma contro la disinformazione dei grandi media. In particolare al-Jazeera.

Addounia trasmette solo in arabo, e in più è stata oscurata in Europa (a proposito di libertà di informazione). Ma “ci interessa raggiungere appunto i telespettatori arabi e quelli siriani in particolare. Anche loro sono intossicati” dice il direttore dell’informazione Hassem Hassan. Intossicati da al-Jazeera, al-Arabiya e dalle centinaia di tivù pagate dai petromonarchi, soprattutto dall’Arabia Saudita quanto ai canali religiosi. Hassan (originario di Homs) chiede di non essere fotografato perché è già pluriminacciato (e un giorno mentre seguivamo gli osservatori dell’Onu qualcuno si è avvicinato alla troupe per dire ‘ vi bruceremo con la benzina’”. E puntualizza: Non siamo il megafono di nessuno. Cerchiamo la verità a prescindere dalle posizioni politiche. E personalmente voglio che la pace ritorni e questa crisi sia superata. E chi vuole la pace deve riconoscere che a offrire continuamente il dialogo è appunto il governo in carica e il presidente”. Il direttore è indignato perché i media del mondo (arabo e non) non danno alcuna visibilità alla maggioranza (almeno secondo lui) dei siriani che non stanno con l’opposizione armata.

Come funziona la controinformazione di Addounia?

Spiega il direttore: “Usiamo vari strumenti. Intanto rapporti giornalieri dal terreno. I nostri reporter vanno dove accadono eventi riferibili alla “repressione” o alla “sollevazione popolare” e intervistano le persone, ad esempio i testimoni o le famiglie dei morti. E si accorgono che i fatti sono andati in modo ben diverso dalla narrazione internazionale dei media sostenuti dall’occidente o dai petromonarchi”. La narrazione mondiale ufficiale che viene da un sedicente osservatorio siriano basato a Coventry dice che Assad ha ucciso novemila o undicimila persone, “ma noi abbiamo migliaia di storie che dicono altro. Certo tutto non si può provare ma molto abbiamo confutato investigando sul posto. Del resto non di rado sono i cittadini che chiamano la tivù piangendo; sono le vittime della paura o degli attacchi e chiedono più esercito! Molti uccisi lo sono solo perché lavorano nell’amministrazione pubblica. O perché appartengono a un gruppo religioso odiato. E’ questa la libertà e democrazia di cui parlano?”. Poi ci sono gli attentati. “Una delle tante esplosioni per uccidere soldati e forse dell’ordine è avvenuta vicino a una scuola e solo per via dell’orario non c’è stata una carneficina di bambini”.

Addounia oltre ad andare sul posto fa un lavoro certosino di studio dei filmati che sedicenti “attivisti” mandano alle tivù mondiali. E se ne vedono delle belle: “ci accorgiamo spesso che sono manipolazioni, scene costruite, con l’attivista che si mette d’accordo prima con la tivù su che cosa dire”. In altri casi gli “attivisti” si vestono da medici, mentre in altri spezzoni appaiono armati…eccetera.

Un altro strumento di contrasto alla disinformazione è la valorizzazione di notizie oscurate dagli altri media. Per esempio i morti per mano di terroristi, o il fatto che centinaia di armati si consegnano alla polizia in cambio dell’amnistia, o che si svolgano manifestazioni a sostegno del governo.

L’archivio di Addounia è ormai nutrito.

“A volte sono stato io testimone degli eventi”, continua il direttore; “Faccio il caso di Homs, un week end di aprile del 2011, dopo le proteste a Deraa dove tutto è iniziato. Su facebook appare un richiamo per protestare appunto a Homs. Io sono in macchina vicino alla Piazza dell’orologio. Mentre ancora la preghiera nelle moschee è in corso, all’improvviso circa cinquanta persone si raggruppano per gridare slogan settari coperti da slogan politici. Le forze di sicurezza sono lì intorno; uno solo di loro avanza e senza armi e dice “non rovinate il paese”. Loro rispondono “è pacifica, è pacifica”. Ma migliaia di persone quando escono dalle moschee si dirigono verso la piazza. Nel farlo (da una distanza di 500 e 1.000 metri) distruggono auto e vetrine. Le forze di sicurezza guardano. Poi dalla manifestazione che si diceva “pacifica” esce un gruppo di dici persone. Va al ‘ristorante degli ufficiali’, che comunque è un normale ristorante, che non ha allora clienti ma solo le guardie e un cameriere; distrugge il locale e soprattutto uccide una delle guardie. La polizia arresta delle persone ma, credo, non gli assassini. Ecco la prima manifestazione a Homs. Programmata e con violenza”.

Marinella Correggia

sabato 5 maggio 2012

Damasco, maggio 2012 - Dietro le quinte, quel che non si potrà leggere sui giornali - Facebook chat on Siria..



ciao joe


ciao


sei in siria?


sì


com'è la situazione adesso?


ogni giorno i terroristi, gli islamici del Kali Yuga, scannano qualcuno... ma il popolo li aborre


bisognerebbe spiegarlo alla redazione di umanità nova, che quasi ogni settimana parla di stragi e brutale repressione del governo siriano contro i dissidenti


sono dei disgraziati... non voglio più sentirne neanche parlare... con quella gente HO CHIUSO... oggi pomeriggio mi sono incontrato con un giornalista di Londra che è qui da 4 mesi... mi ha confermato che sono menzogne spudorate... tutta roba da al-Jewzeera si chiama Gari Sullivan (http://noozdesk.com/)


una settimana fa a napoli hanno organizzato il viaggio a pisa per l'aniversario della morte di Serantini, ma ho deciso di non andarci
non ce la faccio più a vedere le solite facce da preti e suore mancati


ma che vadano AFFANCULO!... sono morti che vivono di cadaveri


Serantini si rivolterebbe dalla tomba a vedere che fine ha fatto il movimento anarchico


bisogna chiudere il libro - e scriverne uno nuovo. BASTA.


secondo me il movimento anarchico deve rinascere al di fuori degli ambienti anarchici


certo, proprio così


in italia chiunque è interessato a frequentare gli anarchici, trova preti e suore mancati, fricchettoni, cannati e teste di cazzo, intelletualoidi carrieristi il cui solo scopo un tempo era quello di essere accettati nei salotti radicalchic ed oggi nei salotti liberali
ed alla fine chi è interessato ad un progetto serio si allontana


esatto... IGNORALI... sono larve, spettrucoli, involucri senza vita


sabato scorso l'ho detto ai giovani che frequentano l'oacn, quando andrete a pisa non avete idea di che razza di preti troverete


devi disintossicarti pure tu
lasciali perdere


infatti non li frequento da anni


meglio così
però parli sempre di loro


ci sono quelli del comidad che sebbene non facciano attività militante si sforzano per fare delle anlisi politiche anticonformiste
nel movimento anarchico sono tra i pochi che si sono schierati contro i terroristi in libia ed in siria tu hai mai letto il loro sito?


sì... ma ho bisogno di altri linguaggi, altre facce, altre anime... altra ARIA
lì mi sento soffocare


anche i gridas di scampia fanno un ottimo lavoro all'interno del quartiere
infatti nelle loro iniziative ci vanno i proletari
i carc ogni anno alla loro festa organizzano il concerto di maria nazionale
quando dico agli anarchici che vado al concerto di maria nazionale al concerto dei carc, ricevo una sorta di linciaggio morale
per loro chi ascolta maria nazionale deve essere necessariamente un camorrista e la feccia dell'umanità
invece al suo concerto non ci trovo i camorristi ma ci trovo i proletari veri, qualli che la mattina si alzano e devono combattere per lavorare
nella sinistra negli ultimi anni si è diffuso una sorta di disprezzo elitario nei confronti dei proletari e della loro cultura


io non provo né disprezzo né infatuazione


io non parlo di infatuazione ma il rispetto per chi si identifica in una certa cultura, che loro considerano rapprestande del mondo in cui vivono
essere razzisti verso i neomelodici vuol dire essre razzisti verso gli abitanti di scampia, forcella dello zen di palermo
se un proletario va al concerto di roberto vecchioni e sente il pippone su pericle e la democrazia ateniese, anche se lo capisce non si identifica, se ascolta nino dangelo che canta, cumm se fa a dicere w l'iralia murendo sott' 'e riebiti ca fanno l'ate , si identificano
il napoletano ed il siciliano costretti ad emigrare al nord o all'estero, si identificano con le canzoni di mario merola che parlano di emigrazione, non con quelle di vecchioni, la badante rumena ascolta ciao ciao di maria nazionale, mica fiorella mannoia


"Vecchioni" fa SCHIFO!... il suono tremolante della sua voce... di 'sto altro lemure gelatinoso, leccaculo, opportunista, democVatico, "comunista", tirchione, avidadollars, mediocre, puzzolente, conformista... come si fa ad ascoltarlo?????!!!...


che è venuto a fare la campagna elettorale per de magistris, facendo finta di averlo fatto per l'amore nei confronti di napoli
in realtà perché in cambio gli era stata promessa la direzione del forum delle culture


ma ti prego!... mi parli sempre di sottouomini che mi disgustano... non anche in Siria... no...


maria nazionale anche se in buona fede ha partecipato al film di quella merda umana di roberto saviano, però ai concerti dei carc suona gratis per idealismo
ok
scusa
a me piace daniele sepe
non so se lo conosci


no


puoi trovarlo su youtube
è un ottimo sassofonista jazz negli anni settanta suonò con gli zezi nell disco tammurriata dell'alfasud
adesso è stato messo al bando perché ha fatto una canzone contro saviano


a me NON piace il jazz - mi ritirerei su un'isola deserta con la musica di Bach, Mozart, Haydn... o anche solo del mare e del vento


(Joe Fallisi Chat on Facebook)


................


Per approfondire il tema: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/05/03/joe-fallisi-maggio-in-siria-visto-con-occhi-puliti/

venerdì 2 marzo 2012

Siria - Stragi, subbuglio, manipolazione di notizie.. l'altra campana sugli eventi siriani



Il noto giornalista investigativo statunitense, che si e’ occupato degli attentati alle Torri Gemelle e ha smascherato le attivita’ di George Bush, offre un resoconto della crisi interna siriana molto diverso da cio’ che riportano gran parte dei media.

Nena News «In Siria sono al lavoro squadroni della morte, composti da libici, ceceni, iracheni, afghani, gente senza scrupoli che semina terrore». La denuncia arriva da uno dei maggiori giornalisti investigativi americani, Webster Tarpley, che si è recentemente recato in Siria con una delegazione di colleghi provenienti da tutto il mondo invitati da un gruppo di religiosi guidati da Agnes Marie de La Croia, del convento di S. Giacomo mutilato, «una specie di moderna Giovanna d’Arco che si batte contro la violenza e la guerra», spiega al telefono Tarpley, ancora provato da un viaggio interessante ma molto inquietante.

Perché, cosa l’ha colpito?

Eravamo ospiti nella città di Kara, a metà strada tra Damasco e Homs.
Ma abbiamo poi potuto girare liberamente nel paese, prendendo atto che
la situazione è molto diversa da come la raccontano i mass media
internazionali. Mentre l’inglese Bbc, ad esempio, dava la notizia
dello ‘scoppio della guerra civile’, che ho sentito con le mie
orecchie mentre ero nell’albergo di Damasco, mi sono recato insieme al
collega Mark George di Media Libre presso il luogo segnalato come il
focolaio, la Tv siriana. In realtà, era stato tirato solo qualche
petardo, niente di più. C’erano solo curiosi e nessuna tensione ma
intanto la notizia aveva fatto il giro del mondo. Mi ha colpito in
particolare la nostra visita in un quartiere di Homs che si chiama
Zahara. Qui ci sono stati molti morti ma in realtà gli abitanti di
questa zona si lamentano perché non c’è una sufficiente presenza
dell’esercito.

Può spiegarci meglio?

Sì, certo. Nell’ospedale di Zahara ci hanno detto che sono
terrorizzati dai cecchini, appostati in ogni angolo, gente di varie
nazionalità che uccide senza scrupoli. Colpiscono indiscriminatamente
e un medico mi ha confidato che in questo momento la più grande
preoccupazione per lui, come per chiunque, è quella di trovare il modo
di tornare ogni giorno a casa senza farsi uccidere.

Si è fatto un’idea di chi ci sia dietro queste squadre della morte?

Sicuramente alcuni paesi interessati alla destabilizzazione della
Siria, come Arabia Saudita, Emirati, Qataer e la Libia del dopo-
Gheddafi. C’è un ruolo diretto nei finanziamenti e dei rifornimenti da
paret della famiglia libanese Hariri e il lavoro di un uomo pericolo
solo come Abdul Halim Bel Haj, che ha guidato la rivolta in Libia. La
notizia della sua presenza in Siria è stata data da varie fonti. Si
sarebbe portato dietro manovalanza adatta in caso di attacco alla
Siria. La figura di Bel Haj spiega le dinamiche che hanno fatto
nascere e alimentano il caos.

Si profila uno scenario come quello libico?

Il tentativo è chiaro. Io sono stato in Libia dopo il criminale
attacco militare (della Nato, ndr), nelle settimane precedenti la
caduta di Gheddafi e la situazione era ben diversa. C’era in atto una
guerra civile, cosa di cui non c’è traccia in Siria. Inoltre, a
complicare i piani di questi strateghi anglo-americani impazziti c’è
la presenza della flotta russa a largo della Siria. Se ne parla poco
ma sono testimone di questo, ci sono un incrociatore, portaerei, tre o
quattro sommergibili. La Libia era isolata, la Siria si trova in una
condizione diversa. Ma la situazione è gravissima. In definitiva, dopo
il mio viaggio posso dire di aver visto un forte attivismo dei greci
ortodossi, dei cristiani melchiti e della chiesa siriaca (riunita
nella congregazione delle Chiese orientali). Credo che manchi la voce
della Chiesa di Roma e che il papa dovrebbe andare in pellegrinaggio a
Damasco per contrastare la follia omicida di chi sta pianificando una
terribile aggressione militare alla Siria.


Inviato da STEFANIA LIMITI

venerdì 17 febbraio 2012

La sinistra al caviale.. e l'appoggio dato alla finanza mondialista.. fino all'attaco alla Libia ed alla Siria

Alchimia della stupidità umana

La storia ci dimostra come una certa sinistra rivoluzionaria sia stata funzionale ai progetti mondialisti dell’Alta Finanza. Fin dalle lotte contro i cartelli e il monopolio di fine ottocento, quindi quelle contro l’industria del capitalismo privato, seppur giuste nelle rivendicazioni sociali della classe lavoratrice, non sfuggiva però il fatto indiscutibile che gli attacchi al capitalismo erano ben visti dal mondo finanziario che in tal modo riusciva a subentrare, a bassi costi, all’imprenditore messo in crisi nella sua azienda.

Alla figura del manager, del imprenditore, del capitano d’industria, che bene o male (purtroppo spesso più male che bene) era legato ai suoi operai dalla stessa produzione da lui creata, anche grazie a quelle lotte che nulla portavano in vantaggio ai lavoratori, se non aleatori aumenti salariali, si sostituiva, a poco a poco, un azionariato controllato dalla Finanza, anonimo, spietato per il quale i lavoratori sono solo numeri, contabilità.

Accecati da teorie marxiste, a volte concrete, ma spesso astruse e oltremodo complicate, tanto che ogni fazione di sinistra se le interpretava come gli pareva, i cosiddetti “compagni” continuavano a disegnare nei loro giornali e volantini i “padroni” con la faccia da maiale, il sigaro in bocca, la tuba e lo smoking, e non si accorgevano del bankiere che si avvantaggiava di queste tematiche.

E siamo arrivati ad oggi, dove di fatto, tutta l’economia è nelle mani dell’Alta finanza.

Ma negli anni, mano a mano che le ideologie neoradicali si facevano strada nel mondo moderno, quelle teorie che sono la totale dissoluzione dell’uomo, si verificava anche l’incontro e il connubio tra sinistra e neordicalismo. Un connubio che già si era verificato, ma era stato limitato dalla presenza della Russia di Stalin, ai tempi della massonica Giustizia e Libertà. Prendeva così sempre più corpo un altra figura ributtante di “compagno”, quello della sinistra illuminata, quella radical scic, il comunista al caviale.

Un prototipo perfettamente integrato nel mondo moderno, un mondo che a parole contesta, altamente funzionale all’Alta finanza e che non a caso deambula in giro con il peggior foglio della stampa nazionale, espressione della sinistra finanziaria e sionista, che possa esserci: La Repubblica. Nasce così, ovviamente, la Sinistra per Israele, la sinistra impegnata nella tematiche dei gay, un altra lobby potentissima, a livello mondiale, nella mani delle Intelligence occidentali.

E la classe operaia, ovviamente va in paradiso con leggendo Repubblica e l’Espresso e mirando i tanti prodotti lussuosissimi e costosissimi ivi reclamizzati che solo il comunista al caviale potrebbe comprarsi...

Maurizio Barozzi


Leggete ora un articolo in linea con quanto qui espresso:

La sinistra internazionale piccolo-borghese supporta la guerra imperialista alla Siria

di Alejandro López - 16/02/2012

Una serie di partiti e personalità della “sinistra”piccolo-borghese di Spagna, Tunisia, America Latina e altrove, ha recentemente pubblicato un manifesto in lingua castigliana sulla Siria sul sito Rebelion, dal titolo “Al popolo della Siria che si batte contro la Tirannia“.

I firmatari sono esponenti della sinistra anticapitalista (IA) in Spagna, del Partito Operaio Comunista della Tunisia (PCOT), del Parito della Libertà e del Socialismo del Brasile (PSOL), Sinistra socialista argentina (IS) e di forze simili di Messico, Cile, Turchia e altri paesi. (Vedi Rebelion per l’elenco completo dei firmatari).

La dichiarazione presenta le organizzazioni e gli individui che appoggiano tale dichiarazione come strumenti dell’imperialismo. La loro dichiarazione dà sostegno totale all’”opposizione” dei gruppi supportati dagli USA e impegnati in una guerra civile e in una campagna armata di destabilizzazione della Siria, e che si tenta di rappresentare come l’intero popolo della Siria, anche se è noto che ampi settori della popolazione della Siria sia ostile alla rivolta filo-USA. Il loro obiettivo è dare una copertura “da sinistra” al piano degli Stati Uniti, delle potenze europee e dei regimi della Lega Araba per un intervento militare per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.

La dichiarazione inizia, “Dieci mesi fa, voi, popolo della Siria, siete insorti contro la dittatura brutale di Bashar al-Assad, con conseguenti innumerevoli martiri, prigionieri e rifugiati. Vogliamo farvi sapere che siamo al vostro fianco … Siamo anche consapevoli del fatto che le nazioni ricche e potenti vi ignorano chiudendo un occhio, mentre le uccisioni da parte del regime continuano, ma tenete presente che ci sono molti di noi, in tutto il mondo, che sono con voi e respingono la politica di collaborazione che tali potenze imperialiste e i loro governi forniscono al regime di Bashar.”

Questa versione dei fatti della realtà sta nella loro testa. Le potenze imperialiste e i loro delegati arabi, non stanno sostenendo il regime di Assad; hanno preso risoluzioni che denunciano Assad e chiedono l’urgente intervento straniero in Siria, presso le Nazioni Unite e la Lega Araba. È ampiamente noto che forniscono armi e addestramento ai gruppi armati dell’“opposizione” siriana, che conducono attacchi e bombardamenti contro il governo siriano.

La Turchia ha fornito una base vicino al confine, per l’addestramento dei ribelli siriani e sta discutendo con i suoi alleati della NATO, la possibilità di imporre una no-fly zone sul territorio siriano. I media occidentali hanno ampiamente riferito che la Turchia e la Francia stanno fornendo armi e aiuti a queste forze, con conseguente maggiore spargimento di sangue e alimentando una guerra civile (Vedi: “France’s New Anti-Capitalist Party backs imperialist intervention in Syria“).
Stanno usando la stessa strategia della guerra della NATO dello scorso anno contro la Libia. Il rovesciamento di Gheddafi da parte della NATO è stato compiuto con l’aiuto delle forze libiche mercenarie sul terreno, il Consiglio nazionale di transizione della Libia, dominato dai combattenti islamici e finanziato e armato dagli alleati regionali degli Stati Uniti. Il costo della guerra della NATO è stato di almeno 80.000 vittime, secondo le stime del CNT.

La versione siriana del CNT è il Consiglio nazionale siriano (SNC) e l’Esercito libero siriano, sostenuti da Turchia, Qatar, Arabia Saudita e dal londinese Osservatorio siriano per i diritti umani.

L’osservazione dell’inizio della dichiarazione pone solo la domanda: se i firmatari del manifesto criticano le potenze imperialiste per non agire in modo abbastanza aggressivo contro Assad, che altro vogliono? Che altro possono sostenere se non un intervento militare aperto e diretto dagli Stati Uniti e loro alleati per sostenere i loro mercenari siriani, sulla falsariga della guerra in Libia?

I firmatari di questo manifesto sono consapevoli delle conseguenze di un intervento imperialista. Infatti, molti di loro hanno apertamente abbracciato l’intervento imperialista in Libia, a volte compiendo cinici e inefficaci i tentativi di presentare il rovesciamento e l’assassinio di Gheddafi da parte della NATO in Libia, come una sconfitta dell’imperialismo.

In un comunicato stampa dello scorso agosto, Liliana Olivero (deputata di Córdoba), Angélica Lagunas, Jose Castillo e Juan Carlos Giordano di Izquierda Socialista (sinistra socialista) in Argentina, hanno dichiarato che “l’imminente caduta della dittatura di Gheddafi è una vittoria per il popolo della Libia … non è un trionfo della NATO, attribuito dallo stesso Obama e dall’imperialismo europeo. Hanno fatto solo dei bombardamenti limitati per cercare di impedire una vittoria delle milizie e cercare una soluzione negoziata che gli permettesse di difendere il loro business del petrolio.”

Esattamente un anno fa, Esther Vivas e Josep Maria Antentas di IA di Spagna, hanno apertamente sostenuto “l’isolamento politico ed economico internazionale del regime [della Libia], e l’incondizionata fornitura di armi ai ribelli“.

Pedro Fuentes, il segretario delle relazioni estere del PSOL, ha dichiarato lo scorso maggio al quotidiano messicano La Jornada: “Quello che i ribelli vogliono e di cui hanno bisogno sono armi e aiuti umanitari … La presunta neutralità del governo brasiliano finisce per essere una politica del tutto ambigua e ipocrita del laissez-faire per Gheddafi e i paesi imperialisti. L’unica alternativa corretta sarebbe riconoscere il governo ribelle come forza belligerante e sostenerli in ogni modo possibile e rispondere positivamente a quello che chiedono. Nel frattempo, le posizioni socialiste e anti-imperialiste che devono difendere sono, pur riconoscendo e denunciando gli obiettivi di intervento imperialista, con tutti i mezzi si deve continuare a sostenere il rovesciamento di Gheddafi“.

Vale a dire, che i politicanti pro-imperialisti come Fuentes hanno sostenuto la campagna della NATO per conquistare la Libia, mentre rilasciavano vane critiche all’imperialismo, solo per nascondere il loro ruolo di difensori spudorati della guerra imperialista.

Questi farabutti stanno ripetendo gli stessi argomenti oggi, con la Siria, anche se le conseguenze reazionarie dell’intervento imperialista in Libia sono chiare agli occhi di tutti. La guerra ha portato a intere città rase al suolo dai bombardamenti, decine di migliaia di vittime, pogrom razzisti contro persone dalla pelle scura e l’uso della tortura su larga scala; le compagnie petrolifere occidentali ora controllano i giacimenti petroliferi libici e a un regime islamista fantoccio che governa la Libia.

Il manifesto continua ad attaccare “un settore della sinistra anti-imperialista“, che accusa di “voltare le spalle alla rivoluzione contro la dittatura di Bashar.” Questo non è altro che un attacco preventivo contro chiunque critichi l’intervento imperialista, marchiandolo come difensore di Assad.

Il manifesto prosegue citando cinicamente il ruolo reazionario del regime di Assad nella repressione dei “palestinesi nei massacri dei campi di profughi di Tal Zaatar nel 1976” e di collaborare “con Israele per la sicurezza delle sue frontiere“. Cioè, si citano i rapporti della borghesia siriana con l’imperialismo e il sionismo per reprimere il popolo palestinese, al fine di stimolare l’ostilità al regime di Assad, ora che Assad stesso è l’obiettivo degli imperialisti.

Questa osservazione è profondamente fuorviante e reazionaria. Il suo obiettivo non è contrastare l’oppressione imperialista e sionista dei palestinesi, ma sostenere la guerra imperialista contro Assad.

Il manifesto continua: “le potenze occidentali hanno solo da guadagnare da questa situazione e niente di buono verrà fuori per l’impero americano e i governi occidentali … non fidatevi di loro, l’unica cosa che vogliono è rubare le ricchezze prendendole dai lavoratori, dai popoli di America, Africa e Asia, e come hanno fatto con i loro bombardamenti in Iraq e in Libia, e come stanno facendo ora in Egitto, sostenendo la criminale giunta militare.”

La domanda logica da porsi quindi è: se i firmatari del manifesto non si fidano degli imperialisti, perché essi sostengono il CNT libico, e perché stanno ora sostenendo l’ELS sostenuto dagli imperialisti per sconfiggere Assad? Perché stanno trattando il CNS come legittimo rappresentante della classe lavoratrice siriano, invece di avvertire i lavoratori siriani del ruolo dell’ELS ed esigere una lotta della classe operaia sia contro le forze pro-imperialiste che con Assad?

Il manifesto non è e non può rispondere a questa domanda, perché porta ad una sola conclusione: gli autori del manifesto sono le forze pro-imperialiste, la cui verbosità di “sinistra” è solo una foglia di fico per nascondere le loro politiche di destra.

Il WSWS insiste sul fatto che Assad deve essere rovesciato, ma questo compito spetta soltanto alla classe lavoratrice siriana come parte di una lotta di tutta la classe araba e lavoratrice internazionale, diretto in primo luogo contro l’imperialismo. In questa lotta, la classe operaia scopre che i firmatari del manifesto pubblicato da Rebelión, sono i suoi acerrimi nemici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

giovedì 16 febbraio 2012

Al Qaida getta la maschera... è sempre stata dalla parte degli USA dall'attentato alle Twin Towers fino all'invasione della Siria



Ante scriptum

...Non riuscivano a convincere il mondo sulle cattive intenzioni di Saddam... ed ecco che "provvidenzialmente" arriva l'attentato di Bin Laden alle Torri Gemelle, sbriciolate in polvere su se stesse per "l'impatto" di un semplice areoplanino di linea.. Dell'altro impatto sul Pentagono non se ne parlò più, poichè le foto mostravano un "buco piccolo e preciso " che un aereo di linea non avrebbe mai potuto causare..

Insomma Al Qaida ha fatto un gran favore alla politica espansionista USA (e dei suoi alleati), un vero "buon affare" che giustificò l'attacco all'Iraq, prima, ed all'Afganistan, poi... "Scovato" successivamente Bin Laden, con una misteriosa operazione segreta, viene fatto sparire dalla circolazione, e "sepolto in mare il cadavere" -dicono le fonti USA-.. ma i video del blitz in Pakistan mostrano un uomo che non è Bin.. è un vecchietto con la barba.... Subito dopo Al Qaida da una mano sostanziale a rovesciare il regime libico, "perchè non abbastanza musulmano" dicono i capi bastone.

Recentemente appaiono sui giornali (foraggiati dal NWO) ampi articoli sul "testamento morale" di Bin Laden in cui egli diceva ai suoi figli "non diventate terroristi.. ma andate a studiare ad Harvard e vivete in pace con gli USA".
Ora infine giungono le ultime notizie che Al Qaida si dichiara favorevole alla coalizione occidentale contro la Siria e l'Iran...

Vi dice nulla tutto ciò? Per logica induttiva si direbbe che un filo conduttore lega gli eventi dall'inizio alla fine.. Io ne ho tratto le mie conclusioni, che non sono solo mie, così la pensano anche altri analisti...
(Paolo D'Arpini)

Il discorso continua con Giulietto Chiesa...

Vi propongo un articolo di Thierry Meyssan, pubblicato dal più diffuso quotidiano russo, la «Komsomolskaja Pravda», e ignorato da tutti i media occidentali (e già questo è assai significativo).

Il pezzo contiene informazioni sulla Siria che, se verificate, sarebbero sensazionali.

La prima indica che Mosca ha deciso non solo di rompere gl'indugi e di mettere mano direttamente alla questione siriana, scendendo in campo non solo diplomaticamente ma anche con l'intervento di consiglieri militari e di altro genere, dalla parte del governo di Damasco. Non solo. Mosca sarebbe riuscita a far mutare posizione alla Turchia e al Libano, i cui territori hanno dato rifugio alle forze militari che, dall'esterno, hanno agito contro il governo di Bashar el-Assad.

La seconda cosa che traspare è che l'Amministrazione americana, senza gridarlo ai quattro venti, avrebbe abbandonato i suoi protetti del Consiglio Nazionale Siriano e avrebbe, per così dire, fatto una discreta marcia indietro.

I motivi di queste modificazioni di rotta - sempre che esse siano reali- potrebbero essere diversi. Uno dei quali, si potrebbe supporre, è calmare i bollenti spiriti di Israele, che potrebbe approfittare del caos per lanciare l'attacco di sorpresa contro l'Iran.

Tuttavia molti sono gl'indizi che la partita siriana non è ancora affatto chiusa, sebbene la Russia sia sicuramente più presente e determinata di quanto non fosse stata fino a due mesi fa.

L'incontro tra Bashar el-Assad e Sergej Lavrov, il ministro degli esteri russo, è avvenuto a Damasco all'inizio di febbraio. Lavrov era accompagnato da una fitta delegazione di esperti, non certo soltanto "commerciali".

Tuttavia sabato scorso Lavrov dichiarava in pubblico, con toni molto duri, che la proposta della Lega Araba di far intervenire le Nazioni Unite era inaccettabile e evocava senza mezzi termini il rischio, "da non escludere", della "ripetizione in Siria dello scenario libico".

Lavrov aggiungeva due domande che appaiono ridurre la portata delle rivelazioni di Meyssan: ha il "Consiglio Nazionale Siriano" (opposizioni diverse) qualche mezzo per influire sulle decisioni dell'"Esercito siriano di liberazione"? E, nel caso non lo abbia, allora chi è che dirige quelle forze militari?

Domanda retorica, naturalmente. Ma che indica che l'intervento armato dall'esterno non è affatto disinnescato.

Il tutto mentre si è rifatto vivo Ayman al-Zawahiri, cosiddetto numero 1 di Al-Qa’ida dopo la - si fa per dire- morte di Osama bin Laden, per lanciare la guerra santa contro Bashar. Doppiato dalle infiltrazioni massicce di armi, munizioni e uomini dal confine iracheno, e dalle dichiarazioni di guerra santa provenienti dal confine giordano, dove la Fratellanza Musulmana è in piena mobilitazione.

Dunque forse la Russia sta muovendo in termini nuovi le sue pedine, ma non ha ancora affatto rovesciato la situazione. La guerra continua e ormai non si differenzia più da una guerra civile di vaste proporzioni. I sostenitori esterni hanno già ottenuto questo risultato ed è estremamente difficile che le bocce si fermino.

Giulietto Chiesa

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Finale di partita nel Vicino Oriente

di Thierry Meyssan - -«Komsomolskaya Pravda» - «Rete Voltaire».

Mentre i combattimenti non sono ancora cessati nel quartiere ribelle di Homs e intanto che le autorità siriane e libanesi non hanno ancora dato notizia della loro recente azione, Thierry Meyssan ha fatto un primo bilancio delle operazioni, lunedì sera sul primo canale russo, in base alle sue informazioni di prima mano che ora condivide con i lettori della Rete Voltaire.

Da undici mesi, le potenze occidentali e del Golfo conducono una campagna di destabilizzazione della Siria. Diverse migliaia di mercenari si sono infiltrati nel paese. Reclutati da mestatori in Arabia Saudita e Qatar in seno alla comunità sunnita estremista, sono venuti a rovesciare "l’usurpatore alauita" Bashar al-Assad per imporre una dittatura di ispirazione wahhabita. Dispongono delle più sofisticate attrezzature militari, compresi sistemi di visione notturna, centrali di comunicazione, e robot per la guerriglia urbana. Sostenuti sottobanco dalle potenze della NATO, hanno inoltre accesso alle informazioni militari essenziali, specie le immagini satellitari dei movimenti delle truppe siriane e le intercettazioni telefoniche.

Questa operazione è subdolamente presentata al pubblico occidentale come una rivoluzione politica schiacciata nel sangue da una dittatura spietata. Naturalmente, questa menzogna non è universalmente accettata. La Russia, la Cina e gli Stati americani membri dell'ALBA la respingono. Ognuno ha infatti esperienze storiche che permettono loro di capire velocemente cosa sia in gioco. I russi pensano alla Cecenia, i cinesi allo Xinjiang, e gli americani a Cuba e Nicaragua. In tutti questi casi, al di là delle apparenze ideologiche o religiose, i metodi di destabilizzazione della CIA sono stati gli stessi.

La cosa più bizzarra in questa situazione sta nell’osservare i media occidentali mentre si auto-convincono che i salafiti, i wahabiti e i combattenti dell’annessa Al-Qa’ida si siano presi una cotta per la democrazia, mentre questi ultimi non smettono mai di fare appello - sui canali satellitari sauditi e qatarioti - affinché siano sgozzati gli eretici alauiti e gli osservatori della Lega Araba. Poco importa che Abdelhakim Belhaj (numero 2 di Al Qa’ida e attuale governatore militare di Tripoli, in Libia) sia venuto di persona a collocare i suoi uomini nel nord della Siria, e che Ayman Al-Zawahiri (numero 1 di al-Qa’ida dalla morte ufficiale di Osama bin Laden) abbia fatto appello alla jihad in Siria: la stampa occidentale continua comunque il suo sogno romantico di una rivoluzione liberale.

La cosa più ridicola sta nel sentire i media occidentali ripetere pedissequamente le accuse quotidiane formulate dal ramo siriano della Fratellanza Musulmana che diffonde dispacci sui crimini del regime e le sue vittime, sotto la firma dell'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo. Di grazia, da quando in qua questa confraternita di golpisti è così interessata ai Diritti umani?

Ayman Al-Zawahiri, numero 1 di al-Qa’ida dopo la morte ufficiale di Osama bin Laden
ha fatto appello alla jihad a fianco degli occidentali per far cadere il regime baathista siriano.

Sarebbe bastato che i servizi segreti occidentali mettessero in scena il burattino denominato "Consiglio nazionale siriano", il cui Presidente è un professore della Sorbona e per portavoce ha l'amante dell'ex capo della DGSE (uno dei servizi segreti francesi, NdT), per far sì che dei "terroristi" diventassero dei "democratici". In un batter d'occhio, la menzogna diventa verità dei media. Le persone rapite, mutilate e uccise dalla Legione wahhabita sono diventate nella stampa vittime del tiranno. I coscritti di tutte le confessioni che difendono il proprio paese contro l'aggressione settaria sono diventati soldati alauiti che opprimono il loro popolo.

La destabilizzazione della Siria da parte degli stranieri è diventato un episodio della «Primavera araba». L'emiro del Qatar e il re dell’Arabia saudita, due monarchi assoluti che non hanno mai organizzato elezioni nazionali nei loro paesi e incarcerano i manifestanti, sono diventati campioni della rivoluzione e della democrazia. Francia, Regno Unito e Stati Uniti, che hanno appena ucciso 160mila libici in violazione del mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza, sono diventati filantropi responsabili della protezione delle popolazioni civili. Ecc.

Tuttavia la guerra a bassa intensità che la stampa occidentale e del Golfo nasconde dietro questa mascherata si è conclusa con il doppio veto di Russia e Cina del 4 febbraio 2012. Alla NATO e ai suoi alleati è stato ordinato di cessare il fuoco e ritirarsi, a rischio di causare una guerra regionale, cioè anche mondiale.

Il 7 febbraio una folta delegazione russa, compresi i più alti responsabili dell’intelligence esterna, è giunta a Damasco dove è stata salutata da una folla plaudente, certa che il ritorno della Russia sulla scena internazionale segnava la fine dell'incubo. La capitale, ma anche Aleppo, la seconda città del Paese, erano pavesate con colori bianco, blu, rosso, e sfilavano dietro striscioni scritti in cirillico. Al palazzo presidenziale, la delegazione russa ha raggiunto le delegazioni di altri Stati, incluse quella della Turchia, dell’Iran e del Libano. Una serie di accordi è stata raggiunta per il ritorno alla pace. La Siria ha restituito 49 istruttori militari catturati dall'esercito siriano.

La Turchia è intervenuta per fare liberare gli ingegneri e i pellegrini iraniani rapiti, compresi quelli detenuti dai francesi (in proposito, il tenente Tlass che li sequestrava per conto della DGSE è stato liquidato).

La Turchia ha cessato ogni supporto all’«Esercito Siriano Libero», ha chiuso le sue installazioni (ad eccezione di quella situata nella base NATO di Incirlik), e consegnato il suo comandante, il colonnello Riad el-Asaad.

Alla Russia, che si è fatta garante degli accordi, è stata autorizzata la riattivazione dell’ex base sovietica di intercettazione del Monte Qassioum.

Il giorno dopo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha informato l'opposizione siriana in esilio che non doveva più contare su un aiuto militare USA.

Rendendosi conto che hanno tradito il loro paese per niente, i membri del Consiglio nazionale siriano sono partiti in cerca di nuovi sponsor. Uno di loro arrivando perfino a scrivere a Benjamin Netanyahu per supplicarlo affinché invada la Siria.

Dopo una latenza di due giorni, necessaria per l'attuazione degli accordi, gli eserciti nazionali non solo della Siria, ma anche del Libano, hanno preso d'assalto le basi della Legione wahhabita.

Nel nord del Libano, un massiccio arsenale è stato sequestrato a Tripoli e quattro agenti occidentali sono stati fatti prigionieri nel distretto di Akkar presso una scuola abbandonata dell'UNRWA trasformata in quartier generale militare.

In Siria, il generale Assef Shawkat in persona ha comandato le operazioni. Almeno 1.500 combattenti sono stati catturati, tra cui un colonnello francese del servizio tecnico di comunicazione della DGSE, e più di mille persone sono state uccise.

In questa fase non è possibile determinare quante vittime siano tra i mercenari stranieri, quanti siriani stiano collaborando con le forze straniere, e quanti siano i civili intrappolati nella città in guerra.

Libano e Siria hanno ripristinato la loro sovranità sull’insieme del proprio territorio.

Degli intellettuali discutono per sapere se Vladimir Putin non abbia commesso un errore nel proteggere la Siria al costo di una crisi diplomatica con gli Stati Uniti. Questa è una questione mal posta.

Nel ricostituire le sue forze per anni e affermandosi sulla scena internazionale odierna, Mosca ha messo fine a due decenni di un ordine mondiale unipolare in cui Washington poteva estendere la sua egemonia fino a ottenere un dominio globale. La scelta non era quella di allearsi o con la piccola Siria, o con i potenti USA, ma o di lasciare che la prima potenza mondiale distruggesse un altro Stato ancora o di rovesciare i rapporti di forza e creare un ordine internazionale più giusto nel quale la Russia abbia voce in capitolo.

Fonte: «Komsomolskaya Pravda».

(Traduzione per Megachip a cura di Vladimir Santa Cruz)

"Le bugie dell'USA (e getta) che fanno comodo al NWO" (Saul Arpino)

domenica 12 febbraio 2012

Damasco - Incontro tra il ministro degli Esteri russo Lavrov e il presidente Assad nel tentativo di evitare il conflitto



Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e il capo del Servizio di intelligence, Mikhail Fradkov, si sono incontrati il 7 febbraio 2012 a Damasco con il presidente siriano, Bashar Al Assad. I risultati delle trattative possono placare il conflitto interno alla Siria, ma è indispensabile anche il contributo dei principali attori impegnati sulla scena politica del Medio Oriente, ovvero Stati Uniti e monarchie del Golfo Persico.

A Damasco si è parlato innanzitutto di intensificare gli sforzi affinché il potere e l’opposizione interrompano il conflitto e siedano al tavolo dei negoziati. “È chiaro che gli sforzi per porre fine alla violenza devono essere accompagnati dalla ripresa del dialogo tra tutte le forze politiche”, ha dichiarato, a trattative concluse, il ministro russo. “Oggi il presidente Assad ci ha confermato la sua disponibilità in tale direzione”.

Stando a quanto riporta l’agenzia di stampa Itar-TASS, Lavrov ha aggiunto che dalla controparte siriana è arrivata anche la richiesta di “intervenire per convincere i gruppi dell’opposizione che si dimostrano ancora restii al dialogo”.La Russia continua le sue trattative con vari gruppi dell’opposizione siriana, ha precisato Lavrov. “Ma è indispensabile anche il contributo di coloro i quali esercitano su questi gruppi un’influenza maggiore rispetto alla Russia”, ha concluso.

Le reazioni
L’ex ministro degli Esteri russo, Evgenij Primakov, analizzando la situazione in Siria, attraverso le pagine del quotidiano Rossiyskaya Gazeta, osserva: “Nonostante alcune voci del campo dell’opposizione si dichiarino aperte al dialogo con il governo siriano, l’opposizione si è dimostrata, ad oggi, contraria a contatti reali. E i numerosi tentativi per porre fine agli spargimenti di sangue sono stati tutti respinti. Non vi è da escludere che siano stati dei suggerimenti provenienti dall’esterno ad aver aggravato la situazione”.

Si tratta di un’allusione piuttosto chiara dell’esperto russo al fatto che dietro alla crisi siriana si celino delle forze influenti, interessate ad alimentare il conflitto, che mina, ora dopo ora, il regime di Assad.

Lavrov ha nuovamente proposto Mosca come sede per ospitare le trattative fra le diverse forze siriane, offrendo l’intermediazione del Cremlino. In un comunicato del Ministero degli Esteri siriano sui risultati dell’incontro tra Assad e Lavrov si legge che il presidente Assad “ha ribadito la sua disponibilità a inviare una delegazione ufficiale del governo all’incontro di Mosca con le varie parti siriane”. Nel caso in cui l’opposizione si rifiutasse per l’ennesima volta di partecipare ai negoziati, ciò costituirebbe un duro colpo per la reputazione di quest’ultima, ma rafforzerebbe la posizione, in seno all’Onu, della Russia, la quale richiede che sia Damasco e che l’opposizione vengano riconosciute ugualmente responsabili di questi undici mesi di continui spargimenti di sangue.

Il ministro degli Esteri russo ha ovviamente cercato di incoraggiare il presidente siriano ad attuare riforme democratiche, dal momento che rappresentano l’unico modo per poter passare da una semplice riappacificazione con l’opposizione, alla conduzione di un dialogo politico in grado di indebolire le ragioni del conflitto.

Al termine dei negoziati, Lavrov ha dichiarato: “Il presidente Assad ha annunciato che nei prossimi giorni si incontrerà con la commissione incaricata di redigere il progetto di una nuova costituzione. I lavori sono ormai conclusi, a giorni verranno comunicate le date del referendum relativo a questo importante documento per la Siria”, riporta l’agenzia di stampa Interfax, citando le parole del ministro russo.

Primakov, che ha condotto gran parte della sua carriera in Medio Oriente, a questo proposito, ricorda: “Le autorità siriane hanno annunciato la revoca dello stato d’emergenza, la fine del monopolio del partito del potere Baas, l’introduzione di un sistema pluripartitico, elezioni presidenziali e parlamentari democratiche e così via. Da parte dell’opposizione non è giunta alcuna reazione. Inoltre, a quanto pare, a sostegno del governo di Bashar Al Assad rimarrebbe comunque una parte significativa, se non la maggioranza, della popolazione”.

L’introduzione di riforme politiche a sostegno della maggioranza della popolazione gioca anche a favore di Assad, e persino dell’Onu. La questione rimane, tuttavia, se i Paesi dell’Occidente e le monarchie del Golfo Persico sono disposti a prendere in considerazione questo fatto .

L’irritazione, dimostrata dall’Occidente a seguito del veto di Russia e Cina al progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro il regime in Siria, ha superato ogni limite immaginabile. Lavrov ha sottolineato come i commenti espressi da alcuni Paesi occidentali riguardo al comportamento tenuto da Mosca all’interno del Consiglio di Sicurezza “siano alquanto inappropriati e al limite di una crisi isterica”.

C’è, tuttavia, dell’altro. Gli Stati Uniti hanno chiuso la loro ambasciata a Damasco e altri Paesi europei hanno richiamato i loro ambasciatori. Si è parlato del lancio di una coalizione internazionale di “amici della Siria democratica”. Viste le premesse, l’isolamento internazionale di Damasco non sembra poi così lontano. Si sta formando un fronte anti-Assad, che ricorda palesemente la coalizione anti-irachena, che, senza l’approvazione dell’Onu, aveva iniziato lo smantellamento del regime di Saddam Hussein.

Questo approccio minaccia non solo l’emergere di un altro acceso conflitto in Medio Oriente, ma anche la destabilizzazione dell’intero sistema di rapporti internazionali basato sull’autorità dell’Onu nel mantenimento della sicurezza internazionale.

Andrej Iljashenko, Russia Oggi

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Commento di Giorgio Vitali: "...a me sembra che se il regime di Assad molla solo un centimetro è spiazzato. Mi meraviglio dei russi. Maestri in spionaggio e nell'uso degli agenti segreti!.."

Commento di Ubaldo: "I russi hanno già allertato gli osservatori internazionale a provare (o riferire) ciò che si dice sul fatto che reparti speciali dell’esercito inglese (SAS) siano a combattere clandestinamente in Siria. E pare che se tale notizia fosse vera i russi non starebbero a guardare. E non mi meraviglierei se già reparti speciali russi (Spetnaz) siano già in Siria a rendere agli inglesi clandestini e soci pan per focaccia… E non sarebbe la prima volta..."

sabato 5 novembre 2011

Vittoria inutile quella in una guerra che segue l’altra… Vera “vittoria” è dove si vede la fine di ogni guerra...

Paolo D'Arpini in meditazione nella Stanzetta del Pastore


Da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare alla Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si considera l’unitarietà della vita in tutte le sue forme.

Questo è il dettame dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe della rete esistenziale una quantità di interconnessioni celate alla vista superficiale. Le relazioni nel vivente sono inscindibili dal vivente stesso e comprendono anche il pensiero, oltre all’inorganico ed all’organico.

Per questa ragione, noi del Circolo vegetariano VV.TT., quest’anno durante le ricorrenze per i defunti sino al 4 novembre, in cui si ricorda la fine della prima guerra mondiale, abbiamo cercato di analizzare e comprendere i valori della nonviolenza inserendoli nel contesto di un sistema di vita, vegetariano, ecologista e rispettoso dell’altrui pensiero. “Praticando l’utopia di speranza, chiamata nonviolenza, che ci permette di vivere meglio nell’orizzonte storico, troppo tormentato e troppo deluso, del nostro tempo. In questa prospettiva, prende forma un’aspirazione epocale, orientata ad uscire dal ciclo della negatività che spesso rischia di sommergerci” affermò il filosofo Aurelio Rizzacasa.

Ad esempio nel ricordare il 4 novembre, definito il giorno della “vittoria” abbiamo considerato l’inutilità di una guerra, che si dice sia stata combattuta per ottenere l’integrazione del suolo patrio ancora parzialmente occupato dallo straniero. Ma quella ragione fu menzognera, anche dal punto di vista politico. Infatti l’impero Austro-Ungarico e quello Tedesco (nostri precedenti alleati) si erano impegnati a restituirci i territori contesi in cambio della nostra astensione dalla belligeranza.

Purtroppo prevalse un calcolo politico diverso, che andava oltre l’ottenimento di quei benefici territoriali, e l’Italia fu coinvolta in un conflitto che costò enormemente in vite umane, distruzioni, perdita di credibilità.. cose che avrebbero poi contribuito alla costituzione del fascismo e di conseguenza alla seconda e più rovinosa guerra mondiale. Ogni guerra è sempre in qualche modo collegata a quella che la precede: causa ed effetto. E potrebbe avvenire ancora se non si interrompe il meccanismo diabolico.

Lo possiamo osservare nelle scusanti “democratiche e fintamente pacifiste” che stanno spingendo l’umanità verso una più rovinosa guerra mondiale. I sentori ci sono stati con l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan, con la scusa delle armi occulte e del terrorismo. Lo vediamo oggi nella ragioni “libertarie” che sono alla base della distruzione della vicina Libia, dal costo altissimo in vite umane e persino in denari… Infatti con il costo delle bombe e dei missili dei nostri arsenali bellici, che abbiamo sganciato sui libici inermi, avremmo potuto pareggiare il bilancio dello Stato… ed invece ora gli arsenali dovranno essere nuovamente riempiti con nuove bombe, nuovi aerei e nuovi missili.. e questo andrà a scapito della assistenza sociale, del lavoro, della sanità, della cultura.. insomma di tutto ciò che è necessario alla vita. E non è finita… già ci sono avvisaglie ed ammonimenti per la futura guerra di “liberazione” quella contro la Siria e contro l’Iran.. e chissà poi chi….

Le bugie hanno però le gambe corte, si spera, e la verità sui retroscena delle varie guerre “democratiche” stanno sempre più venendo a galla. Il popolo si informa, non sui giornali e sui piccoli schermi, che sono venduti al potere, ma su internet e per passaparola. Occorre perciò essere molto discriminativi nell’esaminare le notizie che ci vengono propinate dalla informazione ufficiale e soprattutto occorre mantenere una posizione “laica” ed imparziale poiché in qualsiasi forma ideologica, economica o religiosa si nasconde un mascheramento della Verità.

E per affermare la Verità occorre sempre partire da noi stessi. Indagando sulla nostra verità interiore. Una volta un cercatore della verità chiese al saggio Nisargadatta: “C’è un modo di porre fine agli orrori della guerra e delle prevaricazioni?” Ed il saggio rispose: “Quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale.…”.

Per questa ragione è così importante cercare di eliminare dalla nostra vita quotidiana ogni forma di violenza ed è per questa ragione che è importante prendere coscienza dell’unitarietà della vita e del come rapportarci gli uni e gli altri, in perfetta armonia simbiotica, senza dover predare quel che non ci appartiene e che è bene comune di tutti i viventi.

In questo filone ricordo le parole del professor Osvaldo Ercoli che, il 6 giugno 2010 a Viterbo, disse: “Pertanto è nostro dovere assumere comportamenti che non compromettano l’equilibrio ecologico della terra nonché i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l’umanità. Nessun essere umano ha il dritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, né trattarli con crudeltà e violenza. Le biodiversità sono ricchezze da mantenere e difendere. La democrazia della comunità terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l’impegno disinteressato, anziché separarli attraverso la competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore. In alternativa ad un mondo fondato sull’avidità, sulla disuguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarietà, la giustizia e la sostenibilità”

La competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore… è questa la maschera che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper gridare assai più forte di quanto si faccia. A quanti, ancora oggi e nonostante quello che accade, restano inerti si può ricordare la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller: “Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

Vorrei ora concludere questo intervento con le parole di un altro maestro della nonviolenza, Nelson Mandela, che scrisse: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi…E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.

Paolo D’Arpini

Presidente Circolo Vegetariano VV.TT.
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana