lunedì 9 ottobre 2023

Cancellazione di Israele come stato etnocratico, una soluzione possibile?



L'Unione Sovietica prima, e la Federazione Russa oggi, hanno sempre cercato soluzioni nell'ambito diplomatico sino all'estremo, là dove possibile. Partendo da ciò, ricordo che l'ultima tornata di incontri a presidenza sovietica dei famosi "Colloqui di pace per uno Stato di Palestina" si tenne proprio a Mosca poco prima del dissolvimento dell'URSS. Da qui credo prendano le mosse le dichiarazioni, molto diplomatiche, di Marija Zacharova, che potrebbero significare il riproporsi di Mosca ad un intermediazione che parta da quelle premesse.

Io però sono convinto che una soluzione, non fittizia e definitiva, sia quella a lungo discussa, approfondita ed auspicata dall'intellettualità palestinese così come esposta da Edward Said. Uno Stato laico, plurinazionale, democratico, dotato di Costituzione, con confini dichiarati e certi.

Questo però significa cancellare Israele, che è una sorta di Stato etnocratico, a supremazia religiosa ebraica con esclusivamente due lingue ufficiali l'ebraico e l'inglese, ed altre tollerate di serie "b" compresa la lingua araba. Questa sorta di Stato non possiede una Costituzione, non riconosce al suo interno cittadini che non siano ebrei, si estende su una territorio al quale non ha mai riconosciuto confini e quindi ne può variare l'estensione senza doverne rispondere al suo interno o all'estero. Tra l’altro, Israele risponde dei suoi atti sempre e solo a sé stesso. Le violazioni delle leggi internazionali sono quindi valutate in ordine al proprio interesse politico. I rapporti con la popolazione autoctona palestinese improntati a repressione, apartheid e uso omicida e stragistico della forza  militare, sono quindi prive di remore legali, diplomatiche ed umane e considerati "affar di Israele".

Israele è un formidabile bastione dell'illegalità esterna ed interna. Mentre quella esterna, che prescinde da ogni relazione normale tra Stati, non è mai stata sanzionata, quella interna in anni recenti è stata confutata da una grande parte dai propri "cittadini" riconosciuti come tali. Infatti le garanzie reciproche interne, essendo saltate, sono confutate come fasciste dalla stessa intellighenzia ebraico sionista.

Per tutte queste ragioni, tralasciando le convenienze coloniali della potenza (ancora) egemone ed i legami internazionali che ne supportano l'esistenza, non è neanche lontanamente pensabile ad un cambiamento di Israele, neanche per gradi, in Stato democratico alla Edward Said, per intenderci. Ma non è pensabile nemmeno ad una soluzione di due Stati, sollecitata (spesso solo come alibi) da una serie di altre realtà politiche statuali e come interpretata oggi da Mosca. Tra l'altro, va ricordato, al proposito, che nel 2021 Israele ha oramai negato la possibilità di uno Stato Palestinese, definito aprioristicamente “terrorista”, accanto a sè. Affetta da patologia di onnipotenza, Israele si sente immune da qualsiasi obbligo. Ciò fa il paio con il senso di superiorità verso il resto del mondo, al quale, quando si rivolge lo fa o in modo autoritario o con disprezzo.

Mettere insieme questa congerie di situazioni pratiche e teoriche fa sì col concludere che Israele sarà condotta alla ragione e al cambiamento solo ed esclusivamente con la forza.

Nel frattempo, la nostra modestissima, ma totale, adesione alla lotta palestinese... 

Giorgio Stern







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https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2023/10/israele-e-palestina-due-stati-per-la.html?sc=1696769538231#c5342823815688079979

1 commento:

  1. Commento di J.E.: "Io, in verità (haha..) "asupico" uno USP-RDP Unico Stato Palestinese come Repubblica Democratica Popolare con dentro tutti chi ci vuole vivere, ebrei compresi e fuori nazisti e sionisti, ashkenaziti compresi..."

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