domenica 11 agosto 2019

Governo a 5 Stelle... cadenti

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Qualcuno era 5 Stelle perché erano per l’ambiente. Qualcuno era 5 Stelle perché erano onesti in un mondo di ladri. Qualcuno era 5 Stelle perché tutti gli altri mentivano. Perché sul territorio a lottare c’erano rimasti solo loro. 

Perché Grillo era matto come un cavallo e saggio come un oracolo greco. 

Perché Di Battista assomigliava al Che Guevara in forma e contenuto. Perché tutti coloro con i quali aveva sperato, o addirittura combattuto, erano tornati a casa o si erano fatti lacchè dei signori. 

Perché gli argomenti di Di Maio, Taverna, Bonafede, Di Battista, radevano al suolo quelli di Repubblica. Qualcuno era 5 Stelle perché ci avrebbero fatto uscire dalla caserma e strappato di dosso la divisa Nato. Perché avrebbero tagliato gli artigli agli avvoltoi che ci avevano rinchiuso nella gabbia UE e strozzato con l’euro. 

Qualcuno era 5 Stelle perché a sinistra non c’erano che detriti spiaggiati, al centro una bolla di nulla e a destra tutti gli altri.

Qualcuno era 5 Stelle perché, scavando una via di fuga dalla discarica, aveva visto qualcosa di integro e di pulito da farci la casa per i suoi figli...

Fulvio Grimaldi -  www.fulviogrimaldicontroblog.info

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sabato 10 agosto 2019

La nascita del cristianesimo nell'ottica della psicostoria


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Ciò che viene definito “storia” è al meglio una cronaca aggiustata in funzione di soddisfare le esigenze dei potenti coinvolti negli eventi descritti... oppure rispecchia le posizioni ideologiche dei narratori, che debbono in ogni caso far sempre i conti con il potere in carica...
Lo vediamo anche nelle cronache attuali, quelle dei giornali, radio e tv, in cui la narrazione dei fatti è sempre aggiustata al fine di soddisfare un “potere” o una “idea”…
Secondo la teoria di Albert Einstein si può dedurre che una forma che si manifesta nella spazio è semplice durata nel tempo. Come dire che la proiezione energetica della forma è individuabile soltanto in rapporto con la sua prosecutio temporale. Da qui l’idea che ogni cosa ed ogni accadimento sono semplici proiezioni spazio temporali, e pertanto “immaginarie”, ovvero percepibili attraverso la visione, in un continuum inscindibile… La coscienza riflessa della mente è in grado di fermare i fotogrammi nel caotico flusso energetico spaziotemporale rendendo le forme, i fatti, insomma ciò che compone lo svolgimento dell’agire, non solo visibili ma anche consequenziali e sperimentabili sensorialmente.
Nella descrizione degli eventi, definita storia, prevale l’impressione dell’osservatore (come sopra evidenziato), questa è la caratteristica della mente individuale che, percependo attraverso la rete di sue predisposizioni, interpreta ed aggiusta i significati delle azioni vissute o riportate.
A questo punto per conoscere una parvenza oggettiva di “verità” occorre rivolgersi alla psicostoria, ovvero alla capacità di lettura della memorizzazione automatica, empirica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino akashico della funzione mnemonica vitale, che è presente in forma olografica in ognuno di noi.
Bisogna pescare nell’inconscio, bisogna percepire quello che è presente nella mente universale in forma di traccia mnemonica psico-fisica. Bisogna comprendere gli eventi narrati non solo dal punto di vista del narratore ma di quello dei vari personaggi coinvolti. Bisogna sprofondare nel mondo archetipale e sapersi riconoscere in ognuno dei “modelli” evocati. Bisogna lasciar andare la ragione e l’analisi per soffermarsi sulla memoria collettiva dalla quale possono così emergere messaggi e intuizioni diverse dalle conclusioni descritte nella storia ufficiale.
Secondo la teoria della "psicostoria" si potrebbe arrivare a ciò attraverso l’analisi memorica residua impressa negli oggetti coinvolti negli eventi... Con questo metodo possono aversi risultati “stravolgenti” rispetto a quelle che sono le opinioni sulle cause degli eventi storici, ad esempio nell’analisi che stabilisce i motivi della caduta dell’impero romano di solito si evidenziano sia la decadenza dei costumi, sia la calata dei barbari ma non si tiene mai conto delle conseguenze dell’affermazione cristiana, che fu veramente un fatto disgregante e distruttivo della romanità, trasformandola da civiltà politica laica in mera fondazione religiosa.
E qui mi sembra utile fare una piccolo inciso. Dopo la scoperta dei rotoli di Qumran è risultato evidente che gli insegnamenti e le cronache in essi contenuti anticipavano di fatto tutti gli insegnamenti cristiani. Solo che quei rotoli erano di molto antecedenti all’ipotetica nascita di Cristo. Dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito si intensificò la diaspora ebraica (che era già iniziata da tempo immemorabile essendo gli ebrei già presenti in moltissimi luoghi nel mondo). Fra i vari gruppi o sette ebraiche quella degli Esseni era la più spiritualmente qualificata e la meno radicata alle tradizioni rabbiniche.
Da qui la bella pensata di Saulo di Tarso, un ebreo cittadino romano il quale, evidentemente al corrente della filosofia essena, aveva capito una cosa... ovvero che nella immaginazione scritturale ebraica si continuava a prospettare l’arrivo di un messia, salvatore d’Israele, ma di messia -o autodefinitisi tali- ne erano passati a decine nei secoli ed il risultato era sempre stato deludente. Per questo Saulo decise -pragmaticamente e mettendosi contro le gerarchie rabbiniche- che non valeva più la pena di proiettare la venuta del messia in un futuro lontano (cosa che per tutti gli altri ebrei era motivo di speranza e di forza per continuare a mantenere la “fede”) e intuì anche che non poteva trionfare presso le popolazioni umane una religione che fosse trasmissibile solo per via ereditaria diretta (geneticamente). Egli decise perciò due cose che cambiarono radicalmente la struttura della religione giudaica, allargandola sempre più e rendendola inoltre alla portata di tutti. In primis Saulo stabilì che il messia non doveva venire in futuro ma era già venuto in passato e “descrisse” (come fatto storico) un personaggio (che dal punto di vista delle cronache ufficiali romane non è mai esistito) mettendogli in bocca quegli insegnamenti che facevano parte della tradizione dei rotoli del Mar Morto (di cui sopra) e soprattutto stabilì che si potesse aderire alla nuova “religione” non solo per censo ma anche per conversione…. Quella fu la causa della frattura definitiva tra la sua setta chiaramente "eretica" e l’ebraismo tradizionale e da quella frattura nacque il cristianesimo (che assunse una sua identità specifica a partire dal III secolo d.c o meglio dall’anno 1.000 di Roma).
Questo percorso esemplificativo, che qui vi ho narrato, è il risultato di una “lettura” psicostorica.

Paolo D'Arpini
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mercoledì 7 agosto 2019

Non tutto l'Islam viene per nuocere...




Osserviamo che l’islamismo, soprattutto quello di matrice sciita, sta diventando simbolo di un ritorno all’umano. Infatti anche in occidente non son pochi coloro che si convertono. Il fatto è che la nostra società sta perdendo ogni valore umano, una società dell’immagine in cui le donne son solo carne da esibizione, gli uomini debbono arrancare sulla scala sociale senza remore morali o spirituali, i vecchi possono e debbono marcire in silenzio negli ospizi, i bambini sono istruiti nelle scuole a diventare servi del sistema, etc. In tutto questo marciume, in cui si cancella l’umanità a favore del consumismo, l’islam si propone come alternativa al degrado, riportando l’attenzione alle cose essenziali.
Spesso mi son posto criticamente verso alcune posizioni assunte nei paesi islamici, che non tengono conto dei diritti delle donne e della libertà individuale. Ma a dire il vero forse lì la condizione femminile gode di maggiore stima, sia pur nelle ristrettezze dell’espressione formale, altrettanto dicasi per le dignità personali godute nella vita sociale, ove è più sentita la regola del rispetto reciproco e dei valori condivisi.
Insomma l’Islam è sicuramente poco  “libertario” ma l’uomo comune vive in un ambito comunitario più rispettoso dei rapporti umani. Per queste ragioni l’islamismo si è ben inserito nelle pieghe della società occidentale e non solo per il continuo afflusso di emigranti di religione maomettana ma anche per il crescente numero di europei “convertiti”, soprattutto per i valori umani e le norme sociali manifestate in questa cultura.
La gente si converte all’Islam perché si sente socialmente più protetta e sviluppa nelle comunità una maggiore solidarietà interna, un po’ come succedeva ai cristiani della prima ora. Questo dovrebbe far meditare i nostri preti cattolici ed i nostri sociologi che ormai si interessano solo degli aspetti “economici” del benessere…
Ovviamente per persone laiche, come me, la considerazione verso ogni aspetto della comunità e della natura può essere sperimentata attraverso altre modalità, come ad esempio la spiritualità laica e l’ecologia profonda, ma dobbiamo comunque tener presente che non tutte le menti sono uguali, le disposizione sono diverse, l’importante è che -nei fatti- si proceda verso una crescita in intelligenza. 
D’altronde in quale altro modo possiamo conservare l’umanità…?

Paolo D’Arpini
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europeanconsumers.tuscia@gmail.com

lunedì 5 agosto 2019

Geopolitica. Cronache degli ultimi giorni, prima dell'olocausto finale...


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Saltano in aria 12 palazzi d’abitazione palestinesi, “perché vicini al muro” (costruito da Israele); vengono annunciati altri 8000 palazzi d’abitazione per coloni su terre palestinesi; la decimazione a forza di pallottole di civili disarmati e bambini di Gaza nel corso della Grande Marcia del Ritorno si avvicina a 300 vittime e a 17mila feriti e mutilati. 

La Grande Armada Usa-Nato (con tanto di pedalò blindati italiani) sfiora le coste iraniane nel Golfo; dopo aver cancellato il trattato con l’Iran per lo stop all’arricchimento dell’uranio, Washington esce dal trattato INF, missili nucleari a corta e intermedia gettata e, di conseguenza, Mosca lo ritiene annullato, però propone immediatamente una moratoria sul dispiegamento di nuovi missili, respinta da Washington. 

Ne risultano sotto tiro atomico dalla Russia tutti i centri abitati italiani ed europei e, sotto tiro Usa-Nato, dai confini del loro paese, tutti gli abitanti della Federazione Russa, ma nessuno degli Stati Uniti, visto che di missili russi sulla frontiera Messico-Usa non ce n’è. Siamo ormai a secondi, più che a minuti, dalla mezzanotte sull’orologio degli scienziati che calcolano l’imminenza dell’olocausto. 

Del nuovo input di Trump alla corsa alla mezzanotte atomica trae grande soddisfazione il complesso militar-industriale Usa e Nato, strumento principe del globalismo militar-neoliberista.

Fulvio Grimaldi

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domenica 4 agosto 2019

Chiese aperte a tutti...? La storia si ripete...


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Non sono un “fedele” cristiano, anzi sono perfettamente laico, pur che -da quando abito a Treia-  spesso il pomeriggio mi soffermo in una o due delle chiese rimaste aperte dopo il sisma (tutte le altre sono ancora  inagibili malgrado gli anni trascorsi), lì  si respira una bella atmosfera di pace,  quindi non manco di restarci per diversi minuti in raccoglimento e meditazione. Raramente qualcun  altro entra in chiesa perciò posso starmene tranquillo  ed in silenzio. La chiesa è un luogo sacro dedicato alla divinità ed è giusto che resti aperto, a chiunque, non solo ai credenti ma anche ai laici, agnostici ed atei,  come me.
Teoricamente -da questo punto di vista- sembrerebbe corretto che le alte cariche ecclesiastiche abbiano invitato a preghiere comuni i praticanti di fedi diverse, in particolare musulmani, come segno di pace, di fratellanza e di rispetto per le reciproche religioni. Ma è veramente così?
Prima di andare avanti con questo discorso debbo fare un passo indietro a quando ancora giovane e desideroso di girare il mondo mi trovai in diversi paesi islamici e non mi fu mai impedito di entrare nelle moschee, anche se mi veniva chiesto di accedervi senza scarpe e di lavarmi i piedi in apposite vasche prima di entrare, ma questo avveniva solo durante le ore di “riposo” ovvero non quando si celebravano cerimonie religiose. In certi casi si poteva andare incontro ad estremi rifiuti, come avviene a La Mecca dove la visita alla Kaaba è strettamente consentita ai soli maomettani certificati (alieni di altri credo se scoperti sono sottoposti a minacce e scacciati in malo modo se non picchiati).
Ma torniamo all’Italia, anzi torniamo a Roma, ove prima del trionfo dottrinale del cristianesimo vigeva una grande libertà di culto. A Roma, ed in tutte le grandi città romane, esistevano basiliche aperte ai devoti di qualsiasi  aspetto del divino (vedasi ad esempio il celebre Panteon) e fu in seguito a questa apertura sincretica che  i cristiani, che appartenevano alle classi più derelitte e quindi più numerosi e determinati, riuscirono a prendere il sopravvento occupando pian piano questi templi collettivi e rendendoli loro sede esclusiva. Questa abitudine si ampliò sino ad occupare tutti i templi della paganità che furono riconvertiti in chiese cristiane (è un fatto storico riconosciuto che le antiche chiese siano state tutte edificate su mura e fondamenta di precedenti templi romani).
Ed ora vediamo cosa sta succedendo in Italia in seguito alle richieste  del papa di aprire le chiese agli islamici, per svolgervi funzioni comuni, con lettura di brani del vangelo e del corano e con diverse testimonianze di fede. Se questo atteggiamento sembra una apertura ed una mano tesa per pacificare gli animi, soprattutto in seguito agli eccidi di cristiani nel mondo -parecchie migliaia in tutta l’Africa ed in Oriente (ivi comprese donne e bambini)- e di vari attentati terroristici compiuti in questi recenti anni, da parte di “fondamentalisti” (definiti per quieto vivere “squilibrati). in realtà questo gesto di apertura e perdono cattolico, basato sul detto “porgi l’altra guancia” è una sorta di sdoganamento dell’invasione islamica.
A mali estremi estremi rimedi e l’abbiamo visto attraverso tutti i gesti compiuti dal papa nei confronti dei fedeli di Maometto (lavacro di piedi, accoglienza nelle parrocchie, gestione dei profughi, etc.). Bisogna però capire come vedono i musulmani questa apertura e chi sono realmente i musulmani che hanno accettato l’invito a presenziare alle funzioni comuni in chiesa.
I maomettani più tradizionalisti riconoscono in questa apertura cattolica un segno dei tempi che verranno. In primis la concessione di liberalizzare il loro culto nelle chiese è un chiaro segnale di apostasia da parte dei cristiani e di riconoscimento implicito della superiorità coranica, tutto ciò in attesa del Giudizio Universale, in cui verrà il Madhì  per stabilire l’islam su tutta la terra, dopo aver sterminato o soggiogato tutti i non-musulmani (ed in particolare i laici, agnostici ed atei, come me). 
C’è poi la posizione dei cosiddetti musulmani “liberali”, che sono quei fedeli  per convenienza, tra cui parecchi italiani convertiti, che hanno tutto da guadagnare dal “sincretismo” papalino, anche per tamponare un’incipiente islamofobia che metterebbe a rischio gli affari milionari in corso legati allo spaccio di prodotti halal, alla costruzione di nuove moschee e di centri culturali di promozione islamica, etc. Dove ci sono affari da portare avanti è sempre meglio assumere il sorriso invece del ghigno (eventualmente il ghigno seguirà più tardi quando il potere sarà consolidato).
Stranamente ho notato che queste mie riflessioni  sono anche state fatte da cristiani senza paraocchi, persino da preti e vescovi che hanno avuto il coraggio di criticare le posizioni dei “vertici” vaticani, affermando che “nella chiesa vige la libertà di pensiero”. Questa frase mi sembra molto significativa… visto che per la “libertà di pensiero” in passato molti martiri furono messi al rogo. Ma evidentemente i tempi sono cambiati e non mi stupirei se il blocco monolitico cattolico si frantumasse, confermando così la profezia che questo Francesco I sia in realtà l’ultimo papa…
Paolo D’Arpini
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spiritolaico@gmail.com 

venerdì 2 agosto 2019

Passare dalla "memoria" al futuro


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In quanto essere umano, nella mia memoria ci sono eventi che non ho vissuto direttamente, ma mi sono stati trasmessi dai miei padri e dai padri dei miei padri. Le loro sofferenze sono anche le mie sofferenze, come le loro gioie sono anche le mie gioie.

Oggi mi ritrovo un patrimonio che mi permette di riconoscere, prima che avvengano,  possibili errori ed orrori già vissuti dall’umanità che mi ha preceduto. La memoria di quegli errori e di quegli orrori mi trasmette l’immagine di un muro. Un muro che ancora una volta si sta alzando tra le migliori aspirazioni umane e la realtà.

Un muro che ha come base i “valori della razza” e istinti primitivi e zoologici. Su questa base si ergono, con evidente sincronia cromatica, etnocentrismo e razzismo.


La sincronia continua, perché subito sopra si appoggiano odio, xenofobia e violenza.

Lo riconosco. È lo stesso muro dietro il quale si consumò l’olocausto.  Nonostante abbia colori diversi e sia reso più accettabile da un velo di democrazia formale, lo riconosco. È lo stesso muro. Non ho alcun dubbio. La memoria non m’inganna.

La memoria mi dice che non c’è tempo da perdere.

Quell’orrore non venne dalla sera alla mattina. Quel muro non fu costruito in un giorno. In molti videro quel muro che si alzava lentamente, giorno dopo giorno. In molti pensarono che in fondo era solo un muro e che prima o poi qualcuno lo avrebbe abbattuto. Non fu così. I miei padri e i padri dei miei padri arrivarono a capire troppo tardi.

E fu violenza. Tanta violenza. Quando si arriva troppo tardi non resta che la violenza. E fu la liberazione. Ma la violenza non uccide mai se stessa.  Fu liberazione, ma non dalla violenza del potere e della sopraffazione. Lo dimostra il muro che ancora una volta si sta ergendo tra le migliori aspirazioni e la realtà.

La memoria è fatta per il futuro, altrimenti non serve a un bel niente.

La memoria ci dice che, prima che la violenza prenda il sopravvento, bisogna abbattere quel muro.

Non bisogna fare lo stesso sbaglio dei nostri padri.
Stavolta è la nonviolenza che deve entrare in scena.
Quel muro deve essere abbattuto prima che sia troppo tardi.  Prima che si renda necessaria altra violenza.

Affinché la storia non si ripeta, bisogna anticiparla.
E non c’è altro modo per anticipare la ripetizione della storia se non con la nonviolenza.

Non lasciamo che coloro che godono di questa falsa democrazia fermino la storia  e ci trascinino di nuovo verso una inevitabile violenza.

La memoria è di tutti. Il futuro è di tutti. Non lasciamolo di nuovo nelle loro mani. Stavolta saremo più veloci. Stavolta saremo noi la storia.

Carlo Olivieri

giovedì 1 agosto 2019

Israele – Le radici dell’ebraismo e la devianza sionista




Ogni cosa segue un suo percorso ciclico. E sarà così anche per il sionismo, ora che apparentemente questo “potere distintivo” del nostro secolo sembra giunto al culmine ecco che giungono le avvisaglie del suo declino.
Ma iniziamo con il cercare di capire come e quando è nato questo sionismo. Solitamente si ritiene che esso sia originato da un filone di pensiero, sorto all’interno della comunità ebraica, verso i primi anni del secolo scorso (od alla fine del precedente) ed abbia trovato una sua prima attuazione concreta nella fondazione di Israele. Questo fatto è stato comunque accompagnato da una forte crescita dell’influenza di un certo “ceto” ebraico nel campo economico e della finanza mondiale. Il nido in cui tale influenza ha potuto svilupparsi si trova negli USA, il cuore dell’America, ed in parte anche in Inghilterra. Fu proprio in seguito a questa forte influenza che l’Inghilterra acconsentì alla cessione della Palestina, al termine del secondo conflitto mondiale, affinché gli ebrei (vittime di persecuzioni e sterminio) potessero fondare (o rifondare) una loro patria. La famosa “terra promessa”… Ed il ritorno in quella casa ideale avvenne con una celere penetrazione e occupazione del territorio palestinese, considerato “proprio”.
La nascita d’Israele, il necessario caposaldo per sancire un precedente e stabilire un percorso futuro, sancì di fatto l’attuazione del sionismo. Una terra è come un tempio, se si possiede un tempio la religione viene santificata altrimenti è solo un’ipotesi. E l’identità sionista aveva ed ha bisogno proprio di questo: un tempio simbolo dell’avverarsi delle promesse del dio Jawè. Un ritorno alla casa madre dopo la diaspora provocata dalla distruzione del tempio ad opera di Tito.

Ma attenzione la diaspora ebraica in realtà non fu causata specificatamente dalla distruzione di Gerusalemme. Questo fatto militare contribuì soltanto ad incrementare un processo che era già avvenuto ed era in corso da secoli. La diaspora, od il nomadismo, degli ebrei era una componente della loro cultura, L’origine semitica pastorale di questa tribù patriarcale e la tendenza a vagare cercando nuovi pascoli era ben radicata nel dna ebraico. Il popolo ebraico, suddiviso in varie famiglie, era già sparso in tutto il mondo conosciuto allorché alcune sue bande presero ad insediarsi in Palestina, contrastando e sottomettendo gli agricoltori autoctoni, quelli che avevano costruito le prime città dell’antichità (ricordate la storia di Gerico?).
Questa spinta espansionistica e la considerazione di avere un diritto, garantito dal loro dio, di appropriarsi dei beni altrui, ed inoltre la “distinzione” settaria che rendeva gli ebrei diversi da ogni altro popolo fece sì che nella loro cultura si affermasse un diritto, un credo, che poneva il popolo eletto ad di sopra di ogni altro essere umano. Non me lo sto inventando, basterà leggere la bibbia e la torah per rendersene conto. Ma questo ora non c’entra con il mio discorso.. ritorniamo al tema principale. Comunque un’ultima considerazione mi sia consentita. Per gli ebrei il fatto di considerasi appartenenti ad una “unica” cultura, condivisa per trasmissione genetica, fece sì che il legante religioso fosse abbastanza forte da mantenere il senso della nazione e della comunità, pur non vivendo nella stessa terra. E questo è un punto saliente. Ma questo attaccamento ancestrale alle proprie radici etniche non è ancora la causa originaria del sionismo… Tutt’altro! Infatti per i veri ebrei, quelli nati e vissuti secondo la tradizione, il sionismo viene visto come una sorta di devianza, una eresia. Come lo fu l’eresia cristiana e maomettana. Infatti sappiamo bene che queste due religioni sorsero come varianti dell’ebraismo.
Ma cosa e chi intendo per “ebrei veri”? Non intendo riferirmi semplicisticamente a quegli ortodossi, con barboni e palandrane nere, che folkloristicamente si lamentano al muro del pianto, mi riferisco in generale a tutta la “gens” di origine ebraica, sia quella antecedente che quella successiva alla “diaspora” (del ‘70 d.C.). Sono i discendenti degli ebrei sparpagliati in tutto il mondo conosciuto dell’antichità, dalla Persia alla Grecia, dall’Egitto all’Italia, etc. ma tutti questi ebrei, meglio: i loro discendenti, sono oggi una minoranza ristretta della comunità internazionale giudea.
In verità questi ebrei “originali” sono oggi fra i più accaniti oppositori del sionismo. Ed il motivo è semplice: il sionismo nasce da elementi non ebraici. Il sionismo sorge in un contesto razziale diverso da quello ebraico, è il risultato di una rivalsa storica da parte di “conversi” di origine caucasica turcomanna, che abbracciarono nell’anno 1000 della nostra era la “fede” del popolo eletto (per un malaugurato errore di alcuni rabbini), semplicemente per convenienza politica, per questioni di potere, per mantenere una differenziazione fra i due blocchi “religiosi” che allora si contendevano il dominio della terra: i musulmani ed i cristiani.
Questi “conversi”, un intero popolo, i kazari, formarono la componente ebraica dell’Europa orientale. Il sionismo comincia da loro, anche se non era ancora chiaro come modello. Infatti si sa che gli ultimi saranno i primi e che i nuovi aderenti ad un credo divengono spesso i più fanatici, anche perché sanno di non averne realmente diritto e quindi se lo conquistano con un reiterato zelotismo ed odio sia nei confronti degli opponenti originari, i cristiani ed i musulmani, sia contro i loro “fratelli maggiori” gli ebrei originari. Sono i successori di questi kazari, sedicenti ebrei (cosa contraria alla legge giudaica), che oggi compongono la schiera dei banchieri e finanzieri che dirigono la politica e l’economia e che hanno creato il fulcro sionista in Israele e che sono diventati la “maggioranza” del popolo eletto… Tanto per fare chiarezza…
Paolo D’Arpini