lunedì 5 agosto 2019

Geopolitica. Cronache degli ultimi giorni, prima dell'olocausto finale...


Risultati immagini per mezzanotte atomica

Saltano in aria 12 palazzi d’abitazione palestinesi, “perché vicini al muro” (costruito da Israele); vengono annunciati altri 8000 palazzi d’abitazione per coloni su terre palestinesi; la decimazione a forza di pallottole di civili disarmati e bambini di Gaza nel corso della Grande Marcia del Ritorno si avvicina a 300 vittime e a 17mila feriti e mutilati. 

La Grande Armada Usa-Nato (con tanto di pedalò blindati italiani) sfiora le coste iraniane nel Golfo; dopo aver cancellato il trattato con l’Iran per lo stop all’arricchimento dell’uranio, Washington esce dal trattato INF, missili nucleari a corta e intermedia gettata e, di conseguenza, Mosca lo ritiene annullato, però propone immediatamente una moratoria sul dispiegamento di nuovi missili, respinta da Washington. 

Ne risultano sotto tiro atomico dalla Russia tutti i centri abitati italiani ed europei e, sotto tiro Usa-Nato, dai confini del loro paese, tutti gli abitanti della Federazione Russa, ma nessuno degli Stati Uniti, visto che di missili russi sulla frontiera Messico-Usa non ce n’è. Siamo ormai a secondi, più che a minuti, dalla mezzanotte sull’orologio degli scienziati che calcolano l’imminenza dell’olocausto. 

Del nuovo input di Trump alla corsa alla mezzanotte atomica trae grande soddisfazione il complesso militar-industriale Usa e Nato, strumento principe del globalismo militar-neoliberista.

Fulvio Grimaldi

Risultati immagini per Fulvio Grimaldi

domenica 4 agosto 2019

Chiese aperte a tutti...? La storia si ripete...


Risultati immagini per chiese di  san francesco a treia
Non sono un “fedele” cristiano, anzi sono perfettamente laico, pur che -da quando abito a Treia-  spesso il pomeriggio mi soffermo in una o due delle chiese rimaste aperte dopo il sisma (tutte le altre sono ancora  inagibili malgrado gli anni trascorsi), lì  si respira una bella atmosfera di pace,  quindi non manco di restarci per diversi minuti in raccoglimento e meditazione. Raramente qualcun  altro entra in chiesa perciò posso starmene tranquillo  ed in silenzio. La chiesa è un luogo sacro dedicato alla divinità ed è giusto che resti aperto, a chiunque, non solo ai credenti ma anche ai laici, agnostici ed atei,  come me.
Teoricamente -da questo punto di vista- sembrerebbe corretto che le alte cariche ecclesiastiche abbiano invitato a preghiere comuni i praticanti di fedi diverse, in particolare musulmani, come segno di pace, di fratellanza e di rispetto per le reciproche religioni. Ma è veramente così?
Prima di andare avanti con questo discorso debbo fare un passo indietro a quando ancora giovane e desideroso di girare il mondo mi trovai in diversi paesi islamici e non mi fu mai impedito di entrare nelle moschee, anche se mi veniva chiesto di accedervi senza scarpe e di lavarmi i piedi in apposite vasche prima di entrare, ma questo avveniva solo durante le ore di “riposo” ovvero non quando si celebravano cerimonie religiose. In certi casi si poteva andare incontro ad estremi rifiuti, come avviene a La Mecca dove la visita alla Kaaba è strettamente consentita ai soli maomettani certificati (alieni di altri credo se scoperti sono sottoposti a minacce e scacciati in malo modo se non picchiati).
Ma torniamo all’Italia, anzi torniamo a Roma, ove prima del trionfo dottrinale del cristianesimo vigeva una grande libertà di culto. A Roma, ed in tutte le grandi città romane, esistevano basiliche aperte ai devoti di qualsiasi  aspetto del divino (vedasi ad esempio il celebre Panteon) e fu in seguito a questa apertura sincretica che  i cristiani, che appartenevano alle classi più derelitte e quindi più numerosi e determinati, riuscirono a prendere il sopravvento occupando pian piano questi templi collettivi e rendendoli loro sede esclusiva. Questa abitudine si ampliò sino ad occupare tutti i templi della paganità che furono riconvertiti in chiese cristiane (è un fatto storico riconosciuto che le antiche chiese siano state tutte edificate su mura e fondamenta di precedenti templi romani).
Ed ora vediamo cosa sta succedendo in Italia in seguito alle richieste  del papa di aprire le chiese agli islamici, per svolgervi funzioni comuni, con lettura di brani del vangelo e del corano e con diverse testimonianze di fede. Se questo atteggiamento sembra una apertura ed una mano tesa per pacificare gli animi, soprattutto in seguito agli eccidi di cristiani nel mondo -parecchie migliaia in tutta l’Africa ed in Oriente (ivi comprese donne e bambini)- e di vari attentati terroristici compiuti in questi recenti anni, da parte di “fondamentalisti” (definiti per quieto vivere “squilibrati). in realtà questo gesto di apertura e perdono cattolico, basato sul detto “porgi l’altra guancia” è una sorta di sdoganamento dell’invasione islamica.
A mali estremi estremi rimedi e l’abbiamo visto attraverso tutti i gesti compiuti dal papa nei confronti dei fedeli di Maometto (lavacro di piedi, accoglienza nelle parrocchie, gestione dei profughi, etc.). Bisogna però capire come vedono i musulmani questa apertura e chi sono realmente i musulmani che hanno accettato l’invito a presenziare alle funzioni comuni in chiesa.
I maomettani più tradizionalisti riconoscono in questa apertura cattolica un segno dei tempi che verranno. In primis la concessione di liberalizzare il loro culto nelle chiese è un chiaro segnale di apostasia da parte dei cristiani e di riconoscimento implicito della superiorità coranica, tutto ciò in attesa del Giudizio Universale, in cui verrà il Madhì  per stabilire l’islam su tutta la terra, dopo aver sterminato o soggiogato tutti i non-musulmani (ed in particolare i laici, agnostici ed atei, come me). 
C’è poi la posizione dei cosiddetti musulmani “liberali”, che sono quei fedeli  per convenienza, tra cui parecchi italiani convertiti, che hanno tutto da guadagnare dal “sincretismo” papalino, anche per tamponare un’incipiente islamofobia che metterebbe a rischio gli affari milionari in corso legati allo spaccio di prodotti halal, alla costruzione di nuove moschee e di centri culturali di promozione islamica, etc. Dove ci sono affari da portare avanti è sempre meglio assumere il sorriso invece del ghigno (eventualmente il ghigno seguirà più tardi quando il potere sarà consolidato).
Stranamente ho notato che queste mie riflessioni  sono anche state fatte da cristiani senza paraocchi, persino da preti e vescovi che hanno avuto il coraggio di criticare le posizioni dei “vertici” vaticani, affermando che “nella chiesa vige la libertà di pensiero”. Questa frase mi sembra molto significativa… visto che per la “libertà di pensiero” in passato molti martiri furono messi al rogo. Ma evidentemente i tempi sono cambiati e non mi stupirei se il blocco monolitico cattolico si frantumasse, confermando così la profezia che questo Francesco I sia in realtà l’ultimo papa…
Paolo D’Arpini
Risultati immagini per paolo d'arpini
spiritolaico@gmail.com 

venerdì 2 agosto 2019

Passare dalla "memoria" al futuro


Risultati immagini per Passare dalla "memoria" al futuro

In quanto essere umano, nella mia memoria ci sono eventi che non ho vissuto direttamente, ma mi sono stati trasmessi dai miei padri e dai padri dei miei padri. Le loro sofferenze sono anche le mie sofferenze, come le loro gioie sono anche le mie gioie.

Oggi mi ritrovo un patrimonio che mi permette di riconoscere, prima che avvengano,  possibili errori ed orrori già vissuti dall’umanità che mi ha preceduto. La memoria di quegli errori e di quegli orrori mi trasmette l’immagine di un muro. Un muro che ancora una volta si sta alzando tra le migliori aspirazioni umane e la realtà.

Un muro che ha come base i “valori della razza” e istinti primitivi e zoologici. Su questa base si ergono, con evidente sincronia cromatica, etnocentrismo e razzismo.


La sincronia continua, perché subito sopra si appoggiano odio, xenofobia e violenza.

Lo riconosco. È lo stesso muro dietro il quale si consumò l’olocausto.  Nonostante abbia colori diversi e sia reso più accettabile da un velo di democrazia formale, lo riconosco. È lo stesso muro. Non ho alcun dubbio. La memoria non m’inganna.

La memoria mi dice che non c’è tempo da perdere.

Quell’orrore non venne dalla sera alla mattina. Quel muro non fu costruito in un giorno. In molti videro quel muro che si alzava lentamente, giorno dopo giorno. In molti pensarono che in fondo era solo un muro e che prima o poi qualcuno lo avrebbe abbattuto. Non fu così. I miei padri e i padri dei miei padri arrivarono a capire troppo tardi.

E fu violenza. Tanta violenza. Quando si arriva troppo tardi non resta che la violenza. E fu la liberazione. Ma la violenza non uccide mai se stessa.  Fu liberazione, ma non dalla violenza del potere e della sopraffazione. Lo dimostra il muro che ancora una volta si sta ergendo tra le migliori aspirazioni e la realtà.

La memoria è fatta per il futuro, altrimenti non serve a un bel niente.

La memoria ci dice che, prima che la violenza prenda il sopravvento, bisogna abbattere quel muro.

Non bisogna fare lo stesso sbaglio dei nostri padri.
Stavolta è la nonviolenza che deve entrare in scena.
Quel muro deve essere abbattuto prima che sia troppo tardi.  Prima che si renda necessaria altra violenza.

Affinché la storia non si ripeta, bisogna anticiparla.
E non c’è altro modo per anticipare la ripetizione della storia se non con la nonviolenza.

Non lasciamo che coloro che godono di questa falsa democrazia fermino la storia  e ci trascinino di nuovo verso una inevitabile violenza.

La memoria è di tutti. Il futuro è di tutti. Non lasciamolo di nuovo nelle loro mani. Stavolta saremo più veloci. Stavolta saremo noi la storia.

Carlo Olivieri

giovedì 1 agosto 2019

Israele – Le radici dell’ebraismo e la devianza sionista




Ogni cosa segue un suo percorso ciclico. E sarà così anche per il sionismo, ora che apparentemente questo “potere distintivo” del nostro secolo sembra giunto al culmine ecco che giungono le avvisaglie del suo declino.
Ma iniziamo con il cercare di capire come e quando è nato questo sionismo. Solitamente si ritiene che esso sia originato da un filone di pensiero, sorto all’interno della comunità ebraica, verso i primi anni del secolo scorso (od alla fine del precedente) ed abbia trovato una sua prima attuazione concreta nella fondazione di Israele. Questo fatto è stato comunque accompagnato da una forte crescita dell’influenza di un certo “ceto” ebraico nel campo economico e della finanza mondiale. Il nido in cui tale influenza ha potuto svilupparsi si trova negli USA, il cuore dell’America, ed in parte anche in Inghilterra. Fu proprio in seguito a questa forte influenza che l’Inghilterra acconsentì alla cessione della Palestina, al termine del secondo conflitto mondiale, affinché gli ebrei (vittime di persecuzioni e sterminio) potessero fondare (o rifondare) una loro patria. La famosa “terra promessa”… Ed il ritorno in quella casa ideale avvenne con una celere penetrazione e occupazione del territorio palestinese, considerato “proprio”.
La nascita d’Israele, il necessario caposaldo per sancire un precedente e stabilire un percorso futuro, sancì di fatto l’attuazione del sionismo. Una terra è come un tempio, se si possiede un tempio la religione viene santificata altrimenti è solo un’ipotesi. E l’identità sionista aveva ed ha bisogno proprio di questo: un tempio simbolo dell’avverarsi delle promesse del dio Jawè. Un ritorno alla casa madre dopo la diaspora provocata dalla distruzione del tempio ad opera di Tito.

Ma attenzione la diaspora ebraica in realtà non fu causata specificatamente dalla distruzione di Gerusalemme. Questo fatto militare contribuì soltanto ad incrementare un processo che era già avvenuto ed era in corso da secoli. La diaspora, od il nomadismo, degli ebrei era una componente della loro cultura, L’origine semitica pastorale di questa tribù patriarcale e la tendenza a vagare cercando nuovi pascoli era ben radicata nel dna ebraico. Il popolo ebraico, suddiviso in varie famiglie, era già sparso in tutto il mondo conosciuto allorché alcune sue bande presero ad insediarsi in Palestina, contrastando e sottomettendo gli agricoltori autoctoni, quelli che avevano costruito le prime città dell’antichità (ricordate la storia di Gerico?).
Questa spinta espansionistica e la considerazione di avere un diritto, garantito dal loro dio, di appropriarsi dei beni altrui, ed inoltre la “distinzione” settaria che rendeva gli ebrei diversi da ogni altro popolo fece sì che nella loro cultura si affermasse un diritto, un credo, che poneva il popolo eletto ad di sopra di ogni altro essere umano. Non me lo sto inventando, basterà leggere la bibbia e la torah per rendersene conto. Ma questo ora non c’entra con il mio discorso.. ritorniamo al tema principale. Comunque un’ultima considerazione mi sia consentita. Per gli ebrei il fatto di considerasi appartenenti ad una “unica” cultura, condivisa per trasmissione genetica, fece sì che il legante religioso fosse abbastanza forte da mantenere il senso della nazione e della comunità, pur non vivendo nella stessa terra. E questo è un punto saliente. Ma questo attaccamento ancestrale alle proprie radici etniche non è ancora la causa originaria del sionismo… Tutt’altro! Infatti per i veri ebrei, quelli nati e vissuti secondo la tradizione, il sionismo viene visto come una sorta di devianza, una eresia. Come lo fu l’eresia cristiana e maomettana. Infatti sappiamo bene che queste due religioni sorsero come varianti dell’ebraismo.
Ma cosa e chi intendo per “ebrei veri”? Non intendo riferirmi semplicisticamente a quegli ortodossi, con barboni e palandrane nere, che folkloristicamente si lamentano al muro del pianto, mi riferisco in generale a tutta la “gens” di origine ebraica, sia quella antecedente che quella successiva alla “diaspora” (del ‘70 d.C.). Sono i discendenti degli ebrei sparpagliati in tutto il mondo conosciuto dell’antichità, dalla Persia alla Grecia, dall’Egitto all’Italia, etc. ma tutti questi ebrei, meglio: i loro discendenti, sono oggi una minoranza ristretta della comunità internazionale giudea.
In verità questi ebrei “originali” sono oggi fra i più accaniti oppositori del sionismo. Ed il motivo è semplice: il sionismo nasce da elementi non ebraici. Il sionismo sorge in un contesto razziale diverso da quello ebraico, è il risultato di una rivalsa storica da parte di “conversi” di origine caucasica turcomanna, che abbracciarono nell’anno 1000 della nostra era la “fede” del popolo eletto (per un malaugurato errore di alcuni rabbini), semplicemente per convenienza politica, per questioni di potere, per mantenere una differenziazione fra i due blocchi “religiosi” che allora si contendevano il dominio della terra: i musulmani ed i cristiani.
Questi “conversi”, un intero popolo, i kazari, formarono la componente ebraica dell’Europa orientale. Il sionismo comincia da loro, anche se non era ancora chiaro come modello. Infatti si sa che gli ultimi saranno i primi e che i nuovi aderenti ad un credo divengono spesso i più fanatici, anche perché sanno di non averne realmente diritto e quindi se lo conquistano con un reiterato zelotismo ed odio sia nei confronti degli opponenti originari, i cristiani ed i musulmani, sia contro i loro “fratelli maggiori” gli ebrei originari. Sono i successori di questi kazari, sedicenti ebrei (cosa contraria alla legge giudaica), che oggi compongono la schiera dei banchieri e finanzieri che dirigono la politica e l’economia e che hanno creato il fulcro sionista in Israele e che sono diventati la “maggioranza” del popolo eletto… Tanto per fare chiarezza…
Paolo D’Arpini

martedì 30 luglio 2019

La natura privilegia la biodiversità...


Risultati immagini per paolo d'arpini bioregioni

"La natura privilegia la biodiversità..."   (Saul Arpino)

Nel’ultimo secolo il mondo non sta andando verso l’unificazione bensì verso la separazione e diversificazione politica. Dimostrazione: alla fine della seconda guerra mondiale le nazioni erano una ottantina, oggi son circa duecento, più del doppio. Ma allora, ha senso che l’unione europea voglia procedere aggregando e unendo, assieme ai trattati internazionali di libero scambio, invece di favorire la differenziazione?

Per sostenere i processi aggregativi e globalitari bisognerebbe dimostrare che siano preferibili a quelli separatisti.

Ma la logica dell’analisi economica ci dice il contrario, supportando il dato storico della separatività: in un mondo nel quale l’informazione viaggia sempre più veloce, e più velocemente delle merci, sono più razionali e funzionali i processi decisionali locali rispetto a quelli centralistici aggregativi.

E’ dispersivo e controfunzionale demandare ogni decisione ai vertici di una piramide, quando la disponibilità diffusa di informazione e di comunicazione rende possibile ed agevole prenderle localmente.

Le tradizionali difficoltà dei macrosistemi, sempre destinati a frantumarsi, possono oggi essere evitate attraverso una rete interattiva di microsistemi capaci di autonomia decisionale, ciascuno in interazione con gli altri con i quali deve collaborare, senza passare attraverso grandi reti gerarchiche.

Questo non significa eliminare i confini naturali, con tutte le loro caratteristiche, significa poterli attraversare decisionalmente senza attendere le risoluzioni di enormi sistemi affetti da gigantismo. Preservando dunque la capacità di ogni bioregione di legiferare le norme necessarie a proteggere la propria specifica economia, a giusta difesa preventiva da ogni dumping concorrenziale internazionale.
Dunque  globalitari e mondialisti dai grandi progetti piramidali centralistici sostengono una tesi regressiva, antistorica, antilogica, e controfattuale.

Vincenzo Zamboni – vincenzo.zamboni@gmail.com

Risultati immagini per vincenzo zamboni

domenica 28 luglio 2019

L'accademia Europea delle Scienze chiede più attenzione per il clima


Risultati immagini per eventi metereologici estremi..

Secondo l'Accademia europea delle scienze la priorità a livello politico è quella di stabilizzare il clima e aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni fossili entro il 2050.


In un recente lavoro l’Accademia Europea delle Scienze (ESASAC) si è occupata di cambiamento climatico, evidenziando alcune importanti sfide da mettere in atto, in particolare la riduzione delle emissioni in atmosfera e il monitoraggio degli eventi metereologici estremi.

Molta attenzione, in questo report, è dedicata agli effetti sulla salute, che sono complessi, non solo perché sono sia diretti che indiretti, ma anche in quanto si intersecano con molte questioni, come l’urbanizzazione, l’invecchiamento e le abitudini della popolazione.

I messaggi che l’Accademia delle Scienze lancia sono i seguenti:
  • il cambiamento climatico è su scala globale, risulta attribuibile all’attività umana e sta già colpendo la salute umana con un rischio sempre maggiore nel futuro
  • è necessario assumere decisioni importanti in breve tempo per far sì che le temperature non si alzino sopra i due gradi rispetto a livello pre-industriale, già questo ridurrebbe i rischi per la salute umana
  • alcuni benefici sulla salute si potrebbe ottenere, nel breve termine, optando per la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni in atmosfera e l’adozione di misure di mitigazione dei cambiamenti climatici
  • gli effetti del cambiamento climatico sulla salute non sono confinati all’Europa ma vanno oltre i suoi confini
  • le soluzioni sono a portata di mano, ma sicuramente può essere fatto di più partendo dalle conoscenze attuali ma questo richiede una precisa volontà politica
  • la comunità scientifica ha un ruolo importante nel creare conoscenza e nel combattere l’ignoranza sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sui fattori che aumentano la vulnerabilità ma anche sulle strategie di mitigazione da adottare in stretta collaborazione con i decisori politici.
L'Accademia è consapevole dell'esistenza di trends divergenti e della difficoltà di attribuire, con precisione, alcuni impatti sulla salute a specifici mutamenti ambientali e climatici; nonostante ciò, è evidente che il cambiamento climatico abbia effetti sulla salute di tutti i cittadini dei paesi europei, e non solo. Questo, senza un tempestivo intervento, non potrà che peggiorare e le fasce di popolazione più colpite sono, e saranno sempre di più, gli anziani, i bambini, i malati, i migranti ed altri gruppi  emarginati della società.

Secondo l'Accademia europea delle scienze la priorità a livello politico è quella di stabilizzare il clima e aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni fossili entro il 2050.

A livello di società, è necessario costruire legami strategici tra adattamento e mitigazione, lavorando sul cambiamento climatico, ma anche sull’inquinamento e su altri settori. Questo presuppone la definizione di un chiaro confine tra ciò che è di competenza dell’UE e ciò che, invece, riguarda i singoli Stati con l'obiettivo di intergrare quanto più possibile le regole dell’una e degli altri.

Per quanto riguarda in particolare le politiche sanitarie, gli scienziati dell'Accademia sintetizzano il loro contributo nelle seguenti raccomandazioni.

 La salute deve divenire un elemento trasversale di tutte le politiche, per questo è necessario:
  1. riformare la strategia di adattamento per assicurare maggiore attenzione sulle conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sulla salute
  2. valutare l’impatto reale sulla salute delle strategie di adattamento e mitigazione legate ai cambiamenti climatici, come ad esempio quelle che riguardano i trasporti, l’energia e il settore immobiliare/edilizio, la qualità dell’aria, l’economia circolare, la bioeconomia, le politiche di migrazione
  3. sviluppare sistemi alimentari sani e sensibili al cambiamento climatico sia a livello di nazione che di singole città in comune accordo con la politica agricola comune dell’UE
  4. promuovere linee guida per una dieta sostenibile, valutando se e come l’UE, ma anche i singoli paesi membri, possono usare questi criteri per influenzare le politiche legate alla produzione di cibo
  5. mettere in connessione il cambiamento climatico e gli obiettivi di salute con tutte le altre politiche non solo quelle dei paesi confinanti ma anche politiche internazionali, con particolare riferimento a quelle stabilite dall’Organizzazione mondiale della salute, dal G7 e dal G20.
La ricerca deve colmare i "gap" di conoscenza con un continuo impegno per comprendere i meccanismi dell’impatto dell’ambiente sulla salute
  1. raccogliendo dati
  2. individuando gruppi vulnerabili
  3. definendo scenari alternativi anche attraverso la modellistica
  4. implementando gli indicatori di esposizione e vulnerabilità
  5. valutando l'efficacia concreta dei processi di adattamento e delle politiche di resilienza e mitigazione.
I dati devono essere intergrati per rafforzare la comprensione dei legami tra rischio ed esposizione, inoltre devono essere approfonditi i rapporti tra ambiente, politiche socio-economiche e dati sanitari.

Il rischio legato alla salute e dovuto ai cambiamenti climatici deve essere oggetto di comunicazione, risulta urgente aumentare la consapevolezza di quali possano essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana.
La comunità scientifica deve fare di più:
  1. comprendere quali sono i comportamenti individuali ma anche quelli collettivi
  2. opporsi alla disinformazione e alla polarizzazione delle idee 
  3. rafforzare la risposta attraverso maggiori servizi sanitari ed anche attraverso l’attività delle Agenzie europee.
Approfondisci leggendo il rapporto dell'Accademia Europea delle scienze

Accademia europea delle scienze: rapporto clima e salute
(Fonte: Arpat)

sabato 27 luglio 2019

Ucraina - NATO e neonazisti uniti

Risultati immagini per Ucraina - NATO e neonazisti uniti
Proseguono le indagini sui moderni arsenali scoperti in Piemonte, Lombardia e Toscana, di chiara matrice neonazista come dimostrano le croci uncinate e le citazioni di Hitler trovate insieme alle armi.
Resta però senza risposta la domanda: si tratta di qualche nostalgico del nazismo, collezionista di armi, oppure siamo di fronte a qualcosa di ben più pericoloso?
Gli inquirenti –  riferisce il Corriere della Sera  – hanno indagato su «estremisti di destra vicini al battaglione Azov», ma non hanno scoperto  «nulla di utile».
Eppure vi sono da anni ampie e documentate prove sul ruolo di questa e altre formazioni armate ucraine, composte da neonazisti addestrati e impiegati nel putsch di piazza Maidan nel 2014 sotto regia Usa/Nato e nell’attacco ai russi di Ucraina nel Donbass.
Va chiarito anzitutto che l’Azov non è più un battaglione (come lo definisce il Corriere) di tipo paramilitare, ma è stato trasformato in reggimento, ossia in unità militare regolare di livello superiore.
Il battaglione Azov venne fondato nel maggio 2014 da Andriy Biletsky, noto come il «Führer bianco» in quanto sostenitore della «purezza razziale della nazione ucraina, impedendo che i suoi geni si mischino con quelli di razze inferiori», svolgendo così «la sua missione storica di guida della Razza Bianca globale nella sua crociata finale per la sopravvivenza».
Per il battaglione Azov Biletsky reclutò militanti neonazisti già sotto il suo comando quale capo delle operazioni speciali di Pravy Sektor. L’Azov si distinse subito per la sua ferocia negli attacchi alle popolazioni russe di Ucraina, in particolare a Mariupol.
Nell’ottobre 2014 il battaglione fu inquadrato nella Guardia nazionale, dipendente dal Ministero degli interni, e Biletsky fu promosso a colonnello e insignito dell’«Ordine per il coraggio».
Ritirato dal Donbass, l’Azov è stato trasformato in reggimento di forze speciali, dotato dei carrarmati e dell’artiglieria  della 30a Brigata meccanizzata. Ciò che ha conservato in tale trasformazione è l’emblema, ricalcato da quello delle SS Das Reich, e la formazione ideologica delle reclute modellata su quella nazista.
Quale unità della Guardia nazionale, il reggimento Azov è addestrato da istruttori Usa e da altri della Nato.
Risultati immagini per Ucraina - reggimento azov
«Nell’ottobre 2018 – si legge in un testo ufficiale  – rappresentanti dei Carabinieri italiani hanno visitato la Guardia nazionale ucraina per discutere l’espansione della cooperazione in differenti direzioni e firmare un accordo sulla cooperazione bilaterale tra le istituzioni».
Nel febbraio 2019 il reggimento Azov è stato dislocato in prima linea nel Donbass.
L’Azov è non solo una unità militare, ma un movimento ideologico e politico. Biletsky – che  ha creato nell’ottobre 2016 un proprio partito, «Corpo nazionale» – resta il capo carismatico in particolare per l’organizzazione giovanile che viene educata, col suo libro «Le parole del Führer bianco», all’odio contro i russi e addestrata militarmente.
Contemporaneamente, Azov, Pravy Sektor e altre organizzazioni ucraine reclutano neonazisti da tutta Europa (Italia compresa) e dagli Usa. Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi del Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi, mantenendo evidentemente legami con i centri di reclutamento e addestramento.
Ciò avviene in Ucraina, paese partner della Nato, di fatto già suo membro, sotto stretto comando Usa.
Si capisce quindi perché l‘inchiesta sugli arsenali neonazisti in Italia non potrà andare fino in fondo. Si capisce anche perché coloro che si riempono la bocca di antifascismo restano muti di fronte al rinascente nazismo nel cuore dell’Europa.
Manlio Dinucci
Risultati immagini per Manlio Dinucci
 Comitato promotore della campagna NO GUERRA NO NATO