domenica 18 marzo 2018

C'era una volta: "Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno!"



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Agli inizi dell'avventura di Grillo e dei suoi 5 stelle, quando sembrava bastasse un computer e una connessione internet per spazzare via l'intera Casta, il principio di gratuità dell'azione politica ha svolto un ruolo fondamentale per costruire dal nulla uno straordinario bacino elettorale. Ora invece, dopo l'affermazione del 4 marzo, tutto cambia. E così la «democrazia diretta» passa, d'improvviso, da costo zero a quasi 100mila euro al mese, e la candidatura di ogni eletto da «gratis» a «18mila euro in 5 anni» direttamente nelle casse della Casaleggio & associati. Così l'azienda di famiglia, la quale è il motore immobile intorno a cui ruota l'attività del M5S, ha fatto sottoscrivere a tutti i 333 eletti un contratto che prevede il versamento di 300 euro al mese in favore della piattaforma Rousseau per cinque anni, la durata della legislatura. E con 99.900 euro mensili, cioè 5 milioni 994mila euro in cinque anni, Davide Casalaggio ha già un incasso di tutto rispetto senza dovere svolgere più nessun'altra attività. Insomma, un bel gruzzoletto per un'azienda privata che, contrariamente a quanto sempre detto in merito al finanziamento pubblico dei partiti, vivrà ora interamente col denaro fornito dai suoi parlamentari, che a loro volta l'incassano dai contribuenti. Niente male la parabola di un movimento che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno!

Paolo Sensini

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giovedì 15 marzo 2018

Distruzione, deportazione, invasione - Jus soli contro jus patriae



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Le forze del vero male assoluto, oggi del mondialismo neoliberista e totalitario, da sempre sterminatrici, saccheggiatrici, belliciste, colonialiste, sperimentarono il massimo del loro potenziale di morte prima con le crociate (Goffredo da Buglione in “Terra Santa” ad Acri passò a fil di spada tutti gli abitanti musulmani; Saladino non ha torto un capello neanche a uno dei successivi cristiani; era già “scontro di civiltà”) e, poi, olocausto di tutti gli olocausti, con l’eliminazione delle popolazioni native delle Americhe.e dell’Africa (20 milioni di morti ammazzati in Congo per grazia di Leopoldo del Belgio, tra 50 e 100 nel genocidio degli amerindi). Lo fecero nel nome e con la benedizione della Chiesa che, da tale taglio di messi si aspettava un concomitante allargamento del proprio dominio su beni e anime.

Nome e benedizione della Chiesa che anche oggi, col Bergoglio indefesso raccoglitore di “migranti” per conto terzi e suo, concorre a validare le imprese ancora e sempre di quelle che da qualche secolo si confermano le potenze del male assoluto. La clip allegata si limita a riferire alcuni episodi che hanno segnato la marcia devastatrice delle armate uccidentali e dei loro mercenari jihadisti nella stagione delle guerre contro gli arabi. Arabi protagonisti di una delle più grandi civiltà della Storia, oggi in macerie. Arabi che potremmo chiamare gli zii della nostra civiltà, in quanto fratelli dei nostri padri latini, figli dei greci, insieme ai quali dell’Ellade ci hanno fatto arrivare le parole di Euripide, Aristofane, Euclide, Pitagora, Aristotele e tanti altri. Senza i quali non saremmo quelli che siamo. Quelli che eravamo prima del “meticciato” prossimo venturo. Per quei poteri colpa grave loro, difetto ormai quasi genetico nostro. 

Occorre provvedere: si tratta di elementi identitari incompatibili con l’architettura della globalizzazione, dove ogni elemento strutturale deve rispondere al requisito della decostruzione di identità specifiche, dell’uniformità funzionale a produzione, consumi, assetti politici, economici, sociali, culturali (per dire anticulturali).

Così, distruzioni (ma anche predazioni di quanto può produrre profitto nei caveau bancari e museali) di ogni segno del percorso storico di un gruppo umano, della comunità costituitasi attorno a territorio, lingua, opere, civiltà. Subito, aprile 2003, appena arrivati a Baghdad, distruzione e saccheggio del Museo Nazionale iracheno, cui ho assistito, e della Biblioteca Nazionale: polverizzati 4000 anni di quanto le genti di quei luoghi avevano contribuito ai più alti valori del genere umano e dell’ambiente in cui si sono perpetuati, fedeli e profondamente consapevoli di un progetto collettivo proiettato ai limiti del tempo. A seguire i cingoli e gli artigli dell’invasore e dei suoi briganti di passo sui siti con le opere della passione, dello sforzo evolutivo di generazioni in sfida con l’oblio. Cingoli e missili anche sulle opere contribuite da ospiti e invasori, greci, persiani, romani, bizantini, ottomani. Opere divenute tanto carne e ossa e spirito della nazione, quanto i suoi neuroni, le sue vertebre, il suo cuore.

Stessa procedura in Libia e in Siria, tra Leptis Magna e Palmira. Stessa procedura in Africa dove, mancando le bombe, il deserto naturale e civile viene esteso e incrementato dai cambi climatici, nostri, dai terroristi di una artefatta Jihad, nostri, dalle multinazionali della devastazione mineraria, agraria, urbana, morale, nostre.

E il momento in cui vengono attivate luci verdi che lumeggino da lontano e promettono a chi non se lo mangia il deserto, non se lo scarnifica il trafficante, o non se lo beve il mare, la salvezza sotto padrone e prete bianco. Promessa di mantenerlo in vita, magari a pace e acqua, di integrarlo, assimilarlo, meticciarlo. Alienarlo per sempre, elevandolo al proprio rango di occidentale. Ma privato definitivamente di nome e cognome. Di un sostegno, un retroterra a cui appoggiarsi, da cui prendere la rincorsa. Una volta che milioni di costruttori del futuro della propria comunità, di quella comunità abbiano perso la memoria, la speranza, il filo conduttore e il senso, tra macerie da bombe e fiumi disseccati da dighe, la preda è spoglia, inerme, inerte. Pronta a concorrere con chi lo dovrà ospitare per chi si vende al prezzo più basso.

Una comunità umana generizzata, uniformizzata, de-destinizzata, con un futuro, un progetto, squallidamente individuali, senza il conforto, il coraggio, il calore della collettività. Una comunità plebizzata, inconsapevole di sé perché inconsapevole di origini e futuro. Prostrata al verbo falso di un progresso senza la sua impronta. Costretta a rinnegare, tradire la missione che i padri hanno realizzato e trasmesso e i figli dei figli aspettavano che gli venisse affidata.
Qualcuno a Babilonia si chiederà da dove mai venissero quei frammenti di smalto con una zampa, o una testa di antilope. Qualcuno di Timbuctu, occupata dalla Legione Straniera e i cui mausolei millenari i mercenari al soldo del colonialismo hanno raso al suolo, sotto una coperta alla Stazione Centrale, o in corsa affannata in un magazzino Amazon, si vedrà apparire in sogno la Grande Moschea di Djenne, alla cui ombra sostava con i padri. Suo figlio, nella scuola multietnica e multiculturale, sosterà tra le luci dell’Outlet finto moresco. Forse qui avrà avuto lo jus soli. In cambio gli hanno preso lo Jus Patriae.

Com’è che della catena della “migrazione” nessuno veda mai il primo anello?  Forse perchè il manifesto non gliene parla? Forse perchè le ONG care a Soros glielo nascondono?  Forse perchè colonialisti inveterati e razzisti sono quelli che accolgono senza se e senza ma?

Appunto senza se e senza ma. 

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Fulvio Grimaldi - www.fulviogrimaldicontroblog.info




P.S. - Una gentile mano ha girato questa clip - https://www.facebook.com/lacasa.rossa.3/videos/1670870933000786/ -  estratta da un intervento che, sabato 10 marzo 2018, ho fatto alla presentazione a Milano, Casa Rossa, del mio film “O la Troika o la vita – epicentro Sud, non si uccidono così anche i paesi”.

mercoledì 14 marzo 2018

Appello all'unione di vegani vegetariani ed animalisti


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Il movimento vegan/animalista, che va manifestandosi in modo sempre più crescente negli ultimi decenni, è lo specchio di un’umanità finalmente più responsabile e aperta al progresso umano. Associazioni, leghe, movimenti, gruppi in difesa degli animali, della natura e dalla salute emergono continuamente in ogni parte del paese. Vegetariani, vegani, animalisti e amanti della natura sono ormai un vero e proprio esercito.
Questa nuova inarrestabile tendenza culturale è variegata, complessa, trasversale perché esprime le differenti nature delle anime che ne fanno parte. Coinvolge l’individuo in tutta la sua interezza mentale, emozionale, spirituale e ognuno aderisce a seconda delle proprie convinzioni in difesa degli animali, dell’ambiente o della propria salute.
C’è chi sceglie di essere vegetariano, vegano, animalista o ambientalista per non rendersi responsabile della sofferenza degli animali, chi per tutelare la natura, chi per non essere complice della fame nel mondo. E c’è chi dà maggiore enfasi alla lotta contro la mattazione, chi alla vivisezione, chi alla caccia o alla pesca, chi all’uso delle pellicce e chi in tutti gli altri ambiti in cui gli animali e la natura sono vittime dell’uomo.
Ma questa grande massa soffre di frammentazione quando non trova la necessaria concordanza di idee nei programmi operativi per tradurre in forza di legge i principi e le iniziative necessarie alla causa: un esercito che disperde le sue potenzialità perché manca la vera volontà di superare visioni settoriali in modo da fare fronte unico e coordinare una rete operativa tra i vari componenti. 
Le motivazioni vanno ricercate anche nel fatto che il Movimento è una realtà giovane e, nei suoi effetti, rivoluzionario,  in antitesi con i giganteschi interessi economici delle grandi lobby zootecnici e chimico-farmaceutici fortemente intenzionati a conservare questo stato di cose e ad impedire la grande innovazione in atto. Ma ciò che a mio avviso occorre è superare improduttivi personalismi, o interessi di settore e fare in modo che ogni associazione senta e sostenga, come prioritario, lo scopo fondamentale del Movimento, che nella sostanza è comune a tutta la grande famiglia vegan-animalista.

PRIMA SAREMO UNITI E PRIMA VINCEREMO

Il nostro obiettivo è quello di una nuova coscienza umana in difesa di ogni essere vivente. Qualunque sia il nostro credo, la nostra estrazione sociale, politica o religiosa, affretteremo i tempi della liberazione dei nostri fratelli animali solo se metteremo in sintonia le nostre singole energie al servizio del bene comune. 

Franco Libero Manco - francoliberomanco@fastwebnet.it

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martedì 13 marzo 2018

USA. L'insicurezza sociale aiuta il potere costituito (e ci prepara alla guerra)


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Gli americani vivono in una falsa realtà, creata con fatti inventati. «La maggior parte delle persone consapevoli e capaci di pensare hanno rinunciato a credere al sistema chiamato “media mainstream”». E le “presstitutes”, gli organi di stampa “prostituiti al potere” «hanno perso la loro credibilità pur di aiutare Washington a mentire», sostiene un autorevolissimo analista come Paul Craig Roberts, economista e politologo, già viceministro di Ronald Reagan. Il piano? Diffondere crescente insicurezza, in un vista di una svolta autoritaria. E’ un po’ uno schema che si va ripetendo, sia a livello nazionale che internazionale: le “armi di distruzione di massa” di Saddam, il “nucleare iraniano”, e poi l’uso delle armi chimiche attribuito ad Assad e “l’invasione russa” dell’Ucraina”. Dai media, solo la versione ufficiale, su tutto: l’11 Settembre, le bombe sulla maratona di Boston, le «presunte sparatorie sulle masse, come Sandy Hook e San Bernardino». Nonostante «le incongruenze lampanti, le contraddizioni e i fallimenti dei sistemi di sicurezza che sembrano troppo improbabili per essere credibili – aggiunge Roberts – i media mainstream non si fanno domande e non indagano: si limitano a raccontare, come un dato di fatto, tutto quello che dicono le autorità».
Il segno di uno Stato totalitario o autoritario, scrive Craig Roberts in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”, si ha quando i media non sentono più la responsabilità di dover indagare per cercare la verità, accettando invece il ruolo del propagandista. Paul Craig Roberts«Negli Stati Uniti la trasformazione dei giornalisti in propagandisti si è completata con la concentrazione di un sistema che era formato da parecchi media indipendenti in sei mega-società che ormai non sono più gestite da giornalisti». Di conseguenza, le persone più avvedute «fanno affidamento sempre più su media alternativi, quelli che si fanno domande, che seguono la logica dei fatti e che offrono analisi al posto di una linea ufficiale con storie incredibili». Il primo esempio fu l’11 Settembre, in cui la versione ufficiale è stata smontata da centinaia di esperti e tecnici. Nonostante ciò, grazie ai media, la versione ufficiale regge ancora: «Dobbiamo credere che alcuni sauditi, senza nessuna tecnologia che potesse andare oltre il coltellino da tasca e senza nessun appoggio dei servizi segreti di nessun governo, siano stati tanto abili da superare in astuzia la tecnologia di sorveglianza di massa creata dalla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) e dalla Nsa (National Security Agency) e che siano stati capaci di affondare il colpo più umiliante mai subito da una superpotenza in tutta la storia umana».
Invece di mettersi alla guida delle indagini su un fallimento tanto massiccio della sicurezza, la Casa Bianca ha continuato a resistere per più di un anno prima di cedere alle richieste delle famiglie delle vittime delle Torri Gemelle, e solo allora ha accettato di nominare una commissione d’inchiesta, che però «non investigò, ma semplicemente si insediò e scrisse la stessa storia che aveva raccontato il governo», anche se poi gli stessi protagonisti della commissione – presidente, co-presidente e consulenti legali – hanno scritto libri in cui si dichiara che ogni informazione era stata negata alla commissione, che i funzionari governativi avevano mentito e che la Commissione «era stata istituita per fallire». Eppure, le “presstitutes” ancora ripetono la stessa propaganda ufficiale, «e ci sono abbastanza americani che ci credono, tanto da evitare che debbano essere riconosciute le vere responsabilità». Continua Craig Roberts: «Qualsiasi storico competente sa che vengono usati degli eventi “false flag” per portare a compimento gli ordini del giorno che, altrimenti, non potrebbro essere raggiunti». L’11 Settembre? 11 Settembre«Diede ai neocon, che controllavano l’amministrazione Bush, una nuova Pearl Harbor che, dicevano, era necessaria per lanciare le loro invasioni militari egemoniche sui paesi musulmani».
E le bombe alla maratona di Boston? «Hanno permesso di testare la polizia americana», verificando «come si può isolare totalmente una grande città, mandando per le strade 10.000 soldati armati e squadre speciali con truppe che facevano perquisizioni casa per casa costringendo, con le armi, gli abitanti a lasciare le loro case». Una operazione senza precedenti, «giustificata come necessaria per trovare un ragazzino di 19 anni, ferito, che era chiaramente un capro espiatorio». In mezzo, un’infinità di anomalie, a cui nessuno si cura di dare una spiegazione. In un video, realizzato montando le copertine dei telegiornali, compare un uomo in lutto per la perdita del figlio. E’ la stessa persona che, in altre immagini, indossa l’uniforme delle squadre speciali Swat mentre è intenta a seguire la sparatoria di Sandy Hook. Si tratta di un attore conosciuto, scrive Roberts, che interpreta parti diverse: «Dobbiamo chiederci il perché di questo falso». I primi che dovrebbero farlo sono proprio i media, ma non lo fanno. Insieme a Mike Palecek, il professor Jim Fetzer ha scritto in un libro che Sandy Hook sarebbe stato un esperimento della Fema per promuovere il controllo delle armi. Si dice anche che non sia morto nessuno, a Sandy Hook. «Il libro era disponibile su Amazon, ma è stato improvvisamente vietato. Perché vietare un libro?».
«Se le informazioni fornite da Fetzer sono corrette – aggiunge Craig Roberts – risulta chiaramente che il governo degli Stati Uniti sta mettendo in atto un’agenda di lavori autoritaria e che sta usando eventi orchestrati ad arte per mostre una falsa realtà agli americani, per raggiungere gli obiettivi della sua agenda». Fetzer «non può essere liquidato come un semplice folle: è uno che si è laureato con lode all’università di Princeton, ha un dottorato di ricerca dell’Indiana University ed è stato “distinguished professor” alla McKnight University del Minnesota fino al suo pensionamento nel 2006. Ha avuto una borsa di studio della Jim FetzerNational Science Foundation e ha pubblicato più di 100 articoli e 20 libri di filosofia della scienza. E’ esperto di intelligenza articiale e di “computer science”, ha anche fondato la rivista internazionale “Minds and Machines”».
Per una persona di media intelligenza, continua Craig Roberts, sia la storia ufficiale dell’assassinio del presidente Kennedy che quella dell’11 Settembre semplicemente non sono credibili, perché le storie ufficiali non sono coerenti con le prove. «Quello che mi disturba è che nessuno, né tra le autorità né tra i media mainstream, mostra un minimo interesse a controllare i fatti. Invece, quelli che hanno tirato fuori delle questioni scomode vengono additati come teorici della cospirazione». Sappiamo dall’Operazione Gladio e dall’Operazione Northwoods che i governi «si invischiano in cospirazioni criminali contro i propri cittadini: pertanto, il vero errore è concludere che i governi non si impegnino nelle cospirazioni». Spesso, si sente qualcuno che obietta che se l’11 Settembre fosse stato un attacco “false flag”, qualcuno avrebbe parlato. «Perché avrebbero dovuto parlare? Dovrebbe sapere qualcosa solo chi ha organizzato la cospirazione. E allora perché dovrebbe far venire altri dubbi su quella che è stata una sua congiura?».
Ricordiamoci di William Binney, l’uomo che sviluppò il sistema di sorveglianza utilizzato dalla Nsa. Quando si rese conto che il suo sistema veniva usato contro il popolo americano, Binney si mise a parlare. «Ma non si era preso nessun documento con cui poter provare le sue affermazioni, cosa che lo salvò dall’essere condannato ma che non gli permise di produrre nessuna prova su quanto diceva», scrive Roberts. «Questo è il motivo per cui Edward Snowden si è preso tutti i documenti e li ha resi Norman Mineta con Bushpubblici. Tuttavia, molti vedono Snowden come una spia, come uno che ha rubato dei segreti sulla sicurezza nazionale, non lo vedono come uno che ha saputo avvertirci che la Costituzione – quella cosa che ci protegge – è stata ribaltata».
Funzionari governativi di alto livello hanno smentito varie parti della storia ufficiale sia dell’11 Settembre che della versione ufficiale che lega l’attentato alle Twin Towers all’invasione dell’Iraq, attraverso la fiaba delle “armi di distruzione di massa”. Il segretario ai trasporti, Norman Mineta, smentì il vicepresidente Cheney e la tempistica della storia ufficiale dell’11 Settembre, ricorda Craig Roberts. E il segretario del Tesoro, Paul O’Neill, affermò che il rovesciamento di Saddam Hussein fu oggetto della prima riunione di gabinetto dell’amministrazione di George W. Bush, molto prima dell’11 Settembre. Lo scrisse in un libro e lo disse a “Cbs News”. Anche la Cnn e altri organi di stampa ne parlarono, ma la cosa non ebbe nessun effetto. Gli informatori – quelli veri – pagano un caro prezzo e molti finiscono in carcere. «Obama ne ha perseguito e incarcerato un numero record. Una volta che li hanno buttati in galera, la domanda diventa: “Chi avrebbe creduto a un criminale?”».
Per quanto riguarda l’11 Settembre, aggiunge Craig Roberts, hanno parlato persone di ogni tipo: oltre 100 poliziotti, vigili del fuoco e altri soccorritori hanno riferito di aver nettamente percepito un gran numero di esplosioni nelle Torri. Il personale della manutenzione ha raccontato di enormi esplosioni avvenute negli scantinati appena prima che gli edifici fossero colpiti dagli aerei. Ma nulla da fare: «Niente di tutte queste testimonianze ha avuto qualche effetto né con le autorità che erano dietro la storia ufficiale, né con le “presstitutes”». Ci sono 2.300 architetti e ingegneri che hanno scritto al Congresso chiedendo di aprire una vera indagine, ma invece di accogliere la richiesta con il rispetto che meritano 2.300 professionisti, sono stati liquidati come “teorici della cospirazione”. E ancora: una tavola internazionale di scienziati ha segnalato la presenza di un potentissimo esplosivo come la nanotermite nelle polveri del World Trade Center. Hanno offerto dei campioni alle agenzie governative e agli scienziati, per ottenere conferma. Ma nessuno potrà toccare quei reperti. «Il motivo è chiaro: oggi i Paul O'Neillfinanziamenti per la scienza sono fortemente dipendenti dal governo federale e dalle aziende private che hanno contratti federali. Gli scienziati sanno bene che tirare fuori qualcosa sull’11 Settembre significa la fine della carriera».
Il governo americano, conclude Craig Roberts, ci ha reso proprio come voleva: impotenti e disinformati, completamente privi di strumenti per capire quello che sta realmente accadendo, sulla nostra pelle. «La maggior parte degli americani sono troppo ignoranti per essere in grado di comprendere la differenza tra un edificio che crolla per danni strutturali (per asimmetria) e edifici che invece saltano in aria. I giornalisti mainstream non possono fare domante o fare indagini e contemporaneamente mantenersi il posto di lavoro. Gli scienziati non possono parlare se vogliono continuare ad essere finanziati». E così., sintetizza amaramente l’ex viceministro di Reagan, «dire la verità è un compito che ormai si permettono solo i media Internet alternativi, tra i quali io scommetto che il governo sta gestendo dei siti che gridano selvaggiamente alle cospirazioni, con il vero scopo di screditare tutti gli altri siti, quelli scettici».

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lunedì 12 marzo 2018

De-natalità ed ecologia - Se avere figli diventa "innaturale"



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“Hai dei bambini?” E' una domanda che mi hanno ripetutamente fatto nei miei viaggi, in quanto ovunque le culture celebrano i bambini e la capacità delle donne di farli. Io no, né lo pianifico, per ragioni sia personali sia ambientali. Ma non volendo innescare uno scambio imbarazzante, di solito nicchio con un “non ancora”. Ho trovato difficile giocare in anticipo riguardo alla mia scelta, perché citare la sovrappopolazione è stata una pericolosa area di conversazione. Dopo tutto, la maggior parte delle culture hanno tradizioni fondate in una qualche versione del “crescete e moltiplicatevi” biblico.
 
Ma esortazioni del genere sono venute molto prima che la popolazione
mondiale si impennasse nel XX secolo da 1,6 miliardi nel 1990 ai 6,1
miliardi del 2000, prima che il cambiamento climatico cominciasse a
fondere i ghiacciai che forniscono acqua potabile a miliardi di
persone. Oggi, i livelli del mare aumentano, minacciando coloro che
vivono nelle città costiere e rendendo salate le falde acquifere.
L'insicurezza idrica causata in parte dalla pressione della
popolazione ha un ruolo nei conflitti armati, come nella guerra che
sta decimando la Siria. Stiamo spingendo le altre specie verso
l'estinzione ad un ritmo 1.000 volte più alto di quello pre-umano,
cosa che è sicuro che ci condizionerà in modi che non comprendiamo
ancora.
 
Gli ottimisti tecnologici sono convinti che l'ingegno umano ci
salverà, come la Rivoluzione Verde ha raddoppiato i rendimenti
agricoli. Ma mentre le persone stanno lavorando per rendere le
attività umane più sostenibili, aumentare la popolazione vanifica il
loro impatto. Considerate i requisiti di efficienza degli
elettrodomestici in California, che hanno ridotto il loro uso di
energia solo al 25% di quello di 40 anni fa. Sfortunatamente la
popolazione della California è quasi raddoppiata in quel periodo,
quindi il consumo di elettricità si è spostato di poco. Altri
sostengono che il consumo è un problema più grande della popolazione.
Dopotutto, l'impatto di carbonio di un bambino nato negli Stati Uniti
(compresi i suoi discendenti) è più di 160 volte l'impatto di un
bambino nato in Bangladesh. Tuttavia, popolazione e consumo sono
collegati. La storia mostra che la rapida crescita della popolazione
di solito è seguita da un periodo di aumento di consumo pro capite
come quella che stiamo vedendo ora in Cina. Inoltre, la
globalizzazione sta portando espansione urbana, proprietà di
automobili, una mentalità usa e getta e una dieta con più carne per
miliardi di consumatori in più che attualmente non se lo possono
permettere. E alla fine, le azioni per rendere verde lo stile di vita
di qualcuno sono meno efficaci dell'avere meno bambini. Una donna
americana che guida un'automobile che consuma meno, che migliora
l'efficienza energetica della propria casa, che ricicla e fa
cambiamenti dello stile di vita simili risparmierebbe 486 tonnellate
di CO2 durante il corso della sua vita, mentre scegliere di avere un
figlio di meno ne farebbe risparmiare 9.441 tonnellate.
 
Se non riduciamo il nostro numero in modo proattivo, lo farà la natura
al posto nostro, in modo duro ed improvviso, attraverso malattie,
carestie, siccità, super tempeste o guerre. Non sostengo una politica
mondiale del “figlio unico” o sterilizzazioni autoritarie. Piuttosto,
la chiave per ridurre la popolazione è l'educazione delle ragazze e
l'accesso al controllo delle nascite. Ciò è stato piuttosto efficace
in paesi sviluppati e in paesi in via di sviluppo, come Thailandia e
Vietnam, stanno cominciando a mostrare a loro volta tassi di fertilità
in declino. Ma abbiamo ancora bisogno di un cambiamento degli
atteggiamenti sociali. Le persone si comportano come se la mia scelta
sia pericolosamente sovversiva ed una minaccia. Famiglia, amici ed
stranieri mi hanno detto che sono egoista. Che non so cosa mi perdo.
Che lo rimpiangerò quando sarò vecchia e nessuno si prenderà cura di
me. Che in qualche modo sono manchevole perché amo il mio gatto
piuttosto che un bambino. Che sono ipocrita perché anche il mio gatto
ha un'impronta ecologica. Ma l'americano medio contribuisce per 17
tonnellate all'anno di carbonio nell'atmosfera. E, mentre non conosco
effettivamente l'impronta ecologica del mio gatto, questo avrà una
vita più breve di quella di un bambino, di sicuro non procreerà e non
avrà l'abitudine di guidare, volare, riscaldare la casa o comprare
apparecchiature elettroniche che richiedono molte risorse.
 
Ho scritto per la prima volta della mia decisione nel 2011, quando ho
notato che che la popolazione mondiale era raddoppiata nel corso della
mia vita, fino a 7 miliardi. Mentre alcune risposte sono state
negative, comprese persone che mi hanno detto che mi devo uccidere
(quindi se stavate pensando di farlo, non ce n'è bisogno!), altre
persone mi hanno ringraziata per aver articolato i loro punti di
vista. Molti non sono occidentali, come l'uomo di 29 anni che ha detto
che la lotta per la sopravvivenza nell'India sovrappopolata lo ha
portato a decidere di non avere figli, un punto di vista che è un
anatema per la sua famiglia. “A differenza dell'occidente dove non
avere figli è visto come un atto di egoismo”, ha scritto, “gli indiani
pensano a questo come ad un fallimento personale completo”. Nel suo
trattato classico “Sulla libertà”, John Stuart Mill ha sostenuto che
il tuo diritto di fare ciò che vuoi finisce nel punto in cui questo
viola i diritti di qualcun altro. Direi che, data la nostra
popolazione estrema, avere più di due figli, il livello di
sostituzione di una coppia, lede la libertà altrui utilizzando la loro
parte di risorse. Eppure, gli incentivi del governo sono asimmetrici,
offrendo riduzioni delle tasse per la riproduzione, penalizzando
pertanto le persone senza figli. Questo deve cambiare. Le persone
senza figli biologici possono dare ancora molto alla generazione
successiva. L'adozione fornisce l'amore necessario e la stabilità ad
un bambino che c'è già. Sono stata adottata, come lo sono stati due
dei miei nipoti. E in anni recenti sono diventata una madre adottiva
di due bambini intelligenti, caldi e divertenti. E' un ruolo
illuminante ed impegnativo, che mi spinge a crescere mentre mi sforzo
di essere un'influenza positiva sulle loro vite. Quando considero il
loro futuro e il pianeta sano di cui hanno bisogno per prosperare,
spero che continueremo a passare ad una maggiore accettazione sociale
del fatto di non avere figli, a migliori politiche di governo e
un'educazione più diffusa per le donne come percorso soft per ridurre
il nostro numero. Per una qualità di vita ottimale, dobbiamo essere di
meno.
 
 Erica Gies

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Da “The Washington Post”. Traduzione di MR (via Population Matters)

domenica 11 marzo 2018

20 consigli pratici per la qualità della vita e per l'ecologia della mente


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Dare una mano all'ambiente e vivere meglio è facile! Ecco 20 mosse intelligenti: 

1. Fai finta che i sacchetti di plastica non esistano: usa borse di cotone per la spesa. 

2. Consuma prodotti bioregionali: il trasporto di prodotti da lontano fa consumare petrolio e aumentare l'inquinamento. 

3. Copriti  d'inverno e spogliati d'estate, la temperatura in casa si può regolare con sistemi ecologici: vivi meglio ed inquini di meno. 

4. Usa con accortezza  gli elettrodomestici, tieni solo quelli indispensabili  e quando non li usi  non tenerli in  "stand-by",  consuma, quindi inquina 

5. Prendi  energia dall'ambiente. Come? Con  pannelli solari e mini eolico. 

6. L’automobile, se proprio indispensabile,  sceglila a metano, gpl o elettrica. E, soprattutto, usala il meno possibile. 

7. Tieni, se puoi, i piedi per terra: gli aerei  inquinano alla grande. 

8. Mangia frutta e verdura (biologiche è meglio) e soprattutto, se proprio non puoi eliminarlo, mangia poca carne: il ciclo di produzione della carne industriale è responsabile del 18% delle emissioni mondiali di gas serra, oltre a favorire per il suo sfruttamento intensivo la deforestazione. 

9. Usa pannolini eco-compatibili: la biodegradazione di quelli "tradizionali" richiede 500 anni. 

10. Per conservare i cibi, usa vetro e non alluminio che inquina e per la sua produzione lo spreco energetico è enorme. 

11. Pulisciti i denti, ma con intelligenza: se la lasci scorrere, getti fino a 30 litri d'acqua. Apri il rubinetto solo quando li risciacqui.

12. Non incartarti, utilizza la tecnologia digitale per inviare e ricevere documenti e per informarti: salvi alberi e non inquini coi trasporti. 

13. Usa  lampadine a risparmio energetico: consumano di meno e durano di più. Illumina solo i locali in cui stai. 

14. Al supermercato scegli di non comprare prodotti  in vaschette di polistirolo e plastica: sono inutili e inquinano. 

15. Mangia sano consapevole: scegli il biologico. E’ un metodo di coltivazione rispettoso dell’ambiente. 

16. Una doccia è bella se dura poco: in 3 minuti consumi 40 litri d'acqua, in 10 minuti più di 130 litri. 

17. Pensa sempre che ogni oggetto che usi diventerà un rifiuto: fallo durare il più a lungo possibile 

18. Usa e getta? No grazie. 

19. Fai la raccolta differenziata e ricicla il più possibile: è il contributo più intelligente e più importante che puoi dare all'ambiente. 

20. Informati con intelligenza: ci sono centinaia di siti, riviste e libri  che ti parlano di ecologia ed economia  sostenibile. 

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Fonte: Accademia Kronos - ak@accademiakronos.it

sabato 10 marzo 2018

La pseudo-sinistra amica dell' "uccidente" - Il gender e i migranti, ovvero: quando i “sinistri” condividono distruzioni e distrazioni di massa



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Quelli “del popolo”
Quelli che risultano più nauseabondi sono sempre gli ipocriti. A partire dal “manifesto” e da tutta la combriccola pseudosinistra dell’imperialismo di complemento, che volteggia nel vuoto dell’interesse e del consenso di un elettorato italiano che, per quanto disinformato o male informato sulle cose del mondo, ha dimostrato di badare più alla sostanza che alle formulette di palingenesi sociale incise sulle lapidi della sinistra che fu. E la sostanza ci dice che mettere tutti sullo stesso piano, 5 Stelle e ologrammi nazifascisti, Putin e Trump, opposti imperialismi, migranti in fuga da bombe Nato e migranti attivati dalle Ong di Soros, jihadisti a Ghouta Est e truppe governative, a dispetto dell’immane e unanimistica potenza di fuoco mediatica, poi produce al massimo l’1 virgola qualcosina per cento. 

Brave persone, certo (esclusi i paraculi fessi dei GuE), ma fuori dal mondo, da chi è il nemico e da come si muove l’1% finanzcapitalista e tecno-bio-fascista nell’era del mondialismo e dell’high-tech. E, permettetemi una risatina, neanche bravi, ma di un narcisismo solipsista che rivela tratti patologici per quanto è dissociato dal reale, quelli della Lista del Popolo (Chiesa, Ingroia, bislacchi e farlocconi vari), trionfalmente giunti allo 0,02%. Ma si può!

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Di Maio tra omaggi a San Gennaro e Mattarella e rifiuto degli F35
Sebbene questo unanimismo di fondo in fatto di geopolitica tra gli ambiguoni o catafratti della sinistra ausiliaria del sistema e del sistema i militanti in divisa, possa aver confuso le idee a molti sulla partita che si gioca in Medioriente, o nei trasferimenti via Ong di popolazioni, o a proposito dello “Zar Putin” e dei suoi maneggi per non far vincere Hillary, basta a volte una piccola crepa e la luce passa e illumina quanto si voleva restasse al buio. 

Possiamo dire tutto e il contrario di tutto su Di Maio, ma credo che siano davvero pochini gli italiani che condividono l’idea che spendere 80 milioni al giorno per muovere guerre a chi non si sogna di disturbarci e che quindi non abbiano apprezzato il voto 5 Stelle contro ogni missione militare e contro l’acquisto degli F35. 

Questo al netto delle promesse di “normalizzazione” profferite ora a tutto spiano dal leader 5 Stelle e che lo fanno apparire come il pifferaio di Hamelin le cui liete marcette si trascinano dietro tutti i ratti della prima e seconda repubblica. Pensano di salire sul carro del vincitore, ma nella storia il pifferaio i ratti li porta a precipitare nell’abisso. Di Maio se lo ricorda? Non vorremmo che si finisse come la fiaba: che poi quelli trascinati via sono i bambini.


Fulvio Grimaldi - www.fulviogrimaldicontroblog.info

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