Martedì, 20 gennaio 2026 - A Treia è giorno di mercato in piazza, i banchetti sono radi ed ancor più radi sono i clienti. Il verduraio di fiducia, quando gli chiedo come va, si lamenta: "C'è sempre meno gente, gli affari languono!" - "Dipenderà dal freddo!", faccio io - "Macché, -risponde lui- non si è mai visto un gennaio più caldo, ha fatto solo una piccola gelata e quattro fiocchi di neve, è la gente che manca..."
In effetti la piazza è semivuota, sarà che la crisi si fa sentire. Ed in effetti quando vado al forno delle delizie, che ha anche un servizio caffetteria, agguanto il giornale a disposizione dei clienti e leggo che "la borsa è in calo in seguito alle nuove tariffe imposte da Trump all'Europa per punirla dell'opposizione alla sua pretesa di impossessarsi della Groenlandia. La UE non sa come rispondere ed intanto l'economia crolla...
Al ritorno a casa scorro le notizie apparse sul web. Il Times elenca possibili modi per fare pressione su Washington.
Aumento dell'affitto per le basi militari americane in Europa;
Limitazione dell'accesso degli Stati Uniti alle "perle" dell'economia europea, come l'insulina danese, i rompighiaccio finlandesi o le tecnologie olandesi per la produzione di microchip;
Rinvio della ratifica dell'accordo commerciale unilaterale concluso tra Bruxelles e Trump, la scorsa estate, in cui gli europei hanno accettato i dazi americani del 15% senza imporre dazi di ritorsione;
Introduzione di dazi reciproci, inclusi attacchi selettivi ai prodotti di esportazione importanti per l'elettorato di Trump, come il bourbon del Kentucky;
Introduzione di una tassa sull'esportazione - in pratica, dazi sui prodotti europei nei settori in cui è difficile per gli Stati Uniti trovare sostituti, in particolare per le attrezzature industriali specializzate;
Appelli informali al boicottaggio dei prodotti americani;
Restrizioni nei confronti dei servizi internet americani, inclusi i progetti di Elon Musk, come Grok;
Possibile sospensione del trasferimento di dati attraverso l'Oceano Atlantico, nonostante ciò arrecherebbe un grave danno a gran parte dell'infrastruttura informatica europea;
Esclusione delle società americane da alcuni settori dell'economia europea, dalle forniture di idrocarburi ai progetti nell'ambito dell'intelligenza artificiale;
Esclusione dei produttori americani di armi dagli acquisti per la difesa europea, il che potrebbe aumentare la pressione sull'amministrazione Trump.
Poi vengo a sapere che secondo il primo ministro britannico: "La Casa Bianca potrebbe aver "frainteso" l'invio di truppe di Paesi dell'UE in Groenlandia. Le forze europee si trovavano sull'isola "per valutare e rispondere ai rischi da parte dei russi".
Ah, ecco, mi meravigliavo che nessuno in Europa avesse ancora lanciato la consueta accusa: "Ha stato Putin!. Sì, è tutta colpa dei russi. Sono loro che vogliono conquistare la Groenlandia, ma per fortuna c'è Trump che glielo impedisce... occupandola!"
L'ipocrisia della perfida Albione e la vigliaccheria degli eurocrati stanno assumendo proporzioni addirittura ridicole.
Buon giorno di Marte!
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
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