giovedì 8 gennaio 2026

Diritti umani condivisi e democrazia...?



A cosa possiamo comparare la politica internazionale recente degli Stati Uniti, come il sequestro di beni altrui  o la cattura di un presidente straniero? L'uccisione a distanza di politici ritenuti nemici? Rivolte eterodirette in Paesi non allineati?  Occupazioni coloniali di Paesi del Terzo Mondo? Ecc.  


In termini tecnici, potremmo avvicinarla a un atto di pirateria, inteso violenza, sequestro o depredazione compiuto da una nave privata per fini privati (articolo 101 della Convenzione sul diritto del mare). Solo che al posto di una nave all’arrembaggio abbiamo la strapotenza militare dell’America. Marchio del “poliziotto globale”, l’altro nome del pirata internazionale. Segno dei tempi. Siamo in piena rivoluzione geopolitica su scala mondiale. Tutti i potenti si sentono in lotta per la sopravvivenza, dunque autolegittimati a usare qualsiasi mezzo. Già, ma a quale scopo? 
Lucio Caracciolo


Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande di briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: "La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta". (S. Agostino, De civitate Dei, IV). 
Giacomo Greggan


Per chi non se ne fosse reso conto (a partire da Bruxelles, che sembra dormire in piedi), dopo 45 anni di Bi-polarismo post guerre mondiali (1946-1991, Urss e Usa) e altri 30 di Mono-polarismo post implosione dell’Urss (1992-2022, Usa da solo), siamo entrati nell’era del Multi-polarismo.
Pertanto, stiamo vivendo una serie di azioni di posizionamento:
l’aggressione russa in Ucraina, l’allargamento della Nato, l’allargamento del Brics, gli attacchi degli Houti in Yemen, l’attacco di Hamas del 7 Ottobre per far saltare gli Accordi di Abramo e la dura reazione israeliana a Gaza, la pressione turca per la rinuncia territoriale dell’Armenia nel Nogorno-Karabah, il disarmo degli Hezbollah in Libano, la fuga di Assad dalla Siria, le esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, il riarmo di Germania e Giappone, i raid statunitensi in Nigeria, il riconoscimento diplomatico del Somaliland, le proteste in Iran, la Corea del Nord che lancia missili sul mar del Giappone, l’arresto del dittatore in Venezuela e la rivendicazione territoriale sulla Groenlandia.
In mezzo, come sempre, il controllo degli approvvigionamenti energetici (gasdotti, pozzi petroliferi, miniere, terre rare, ecc.), delle rotte commerciali (Indomediterraneo, antartica, via della seta, ecc.) e dei dati (satelliti di orbita bassa, sistemi operativi, semiconduttori, ecc.)
È tutto collegato, anche quando sono partite separate, sono mosse di un unico torneo: quello di POSIZIONAMENTO delle potenze e super-potenze in questo nuovo Mondo.
Il problema è che, in queste partite, il Diritto Internazionale è purtroppo moribondo.
Ma il motivo per cui lo sia va cercato nella politica estera occidentale post-‘91, cioè durante quel Monopolarismo americano nel Mondo, con le azioni militari o sovversive delle amministrazioni Clinton (Serbia), Bush (Iraq e Afghanistan) e Obama (Primavere arabe, Euromaidan, Libia e Siria), assieme principalmente alla Gran Bretagna di Blair e Cameron e la Francia di Chirac e Sarkozy, ben prima di Trump (e  di Netanyahu).
Oggi le altre potenze, rivitalizzate come la Russia o emergenti come la Cina, si adeguano alle regole scelte - ahi noi - proprio dall’Occidente. Ed anche Trump, si adegua alle regole che ha ricevuto dai suoi predecessori.
Ora, come fare per avere in futuro un Mondo meno agitato e quindi meno pericoloso?
Bisogna far diventare questo Multi-polarismo, dove ognuno agisce secondo i propri interessi, in Multi-lateralismo, dove ognuno agisce insieme all’altro nell’interesse comune.
E, per questo, ci vogliono sforzi enormi e chissà quanti decenni.
Deve intanto terminare la fase di posizionamento con un equilibrio stabile di compromesso, poi si dovranno riformare gli organismi internazionali (a partire dalla revisione dell’Onu, della composizione del suo Consiglio di Sicurezza e delle regole della sua Assemblea) e, solo a quel punto, si potrà ricostruire un Diritto Internazionale universalmente riconosciuto e possibilmente rispettato.
Giancarlo Paonessa


La Cina reagirà, è costretta a farlo, con i suoi tempi e modi, ma lo farà, pena vedere la propria esistenza strangolata dal tentativo americano di riprendere il controllo mondiale. Il rischio di un confronto diretto aumenta.
Andrea Palazzetti


Basterebbe riconoscere che tutti gli uomini hanno pari dignità e che la nostra casa comune la Terra è ciò che va tutelato più di ogni altra cosa. Invece facciamo esattamente l'opposto dell'utile e del necessario. Tutte queste guerre per le risorse energetiche e le terre rare necessarie a costruire computer sempre più veloci e potenti, telefoni più performanti, robot che sostituiscono l'umano, ma a chi serve tutta 'sta roba? E pure 'sti ricconi pieni di botulino che vivono alla mercé degli Epstein, che rubano persino alle loro madri (vedi la faida Agnelli), che ostentano sicurezza per coprire la loro nullità umana, malati di potere e denaro ma che vita fanno? Boh! 
Ma si fermassero un attimo a riflettere!
Carla Ricci




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