Dopo aver reclamato l'acquisizione della Groenlandia e di altri territori del pianeta il tycoon Donald Trump adesso reclama il possesso della Luna, adducendo la conquista in seguito all'allunaggio (mai confermato se non in narrazioni fantascientifiche) del 20 luglio 1969 con la celebre missione Apollo 11 e installazione della bandiera degli Stati Uniti sul suolo del satellite. Questo anche se secondo le norme internazionali, la Luna appartiene a tutti e nessuno può rivendicarne la sovranità o la proprietà. Il trattato sullo spazio extra-atmosferico (del 1967): conosciuto come l'Outer Space Treaty, stabilisce che la Luna e gli altri corpi celesti sono "patrimonio comune dell'umanità" e nessuno Stato può impadronirsi della Luna con rivendicazioni di sovranità, uso, occupazione o in alcun altro modo. Ma il tycoon, si sa, non bada a certe regole.
Forse per questo parecchi Paesi, soprattutto quelli BRICS o non allineati, ritengono che l'era unipolare americana sia terminata. Si vede anche dal tentativo canadese di disincagliarsi dalla presa statunitense, cercando alleanze alternative (magari sempre in ambito occidentale). Ad esempio secondo il Financial Times, il Canada intende partecipare al prestito UE per l'Ucraina, le parti intendono concordare l'entità del contributo canadese prima del vertice UE-Canada previsto a Montreal alla fine di ottobre di quest'anno. L'obiettivo del premier canadese Carney è rafforzare le relazioni con l'Europa e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Le potenze occidentali litigano fra di loro ma sono d'accordo sull'osteggiare la Russia. L'Occidente arriva a minacciare diversi Paesi per le loro buone relazioni con Mosca, ma non esprimono dubbi sulla normalità dell'acquisto di prodotti energetici dalla Russia, soprattutto in questo periodo in cui l'approvvigionamento dal Medio Oriente è quasi azzerato a causa dell'attacco americano e sionista contro l'Iran. Questi metodi di "aggiustamento" commerciale assomigliano a "una barzelletta di politica estera moderna", ha dichiarato Maria Zakharova in un'intervista. Secondo lei, è "al tempo stesso divertente e triste: gli occidentali, anche in questo caso, non hanno uno standard comune".
Intanto qualcuno comincia ad aprire gli occhi sulla situazione bellica in corso in Europa. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha esortato i Paesi europei a "non chiudere gli occhi" e a tenere conto del rischio di una risposta russa in seguito ai continui attacchi sul proprio territorio. "Non è forse imprudente inviare le proprie armi a lungo raggio per attacchi nel profondo della Russia?", ha detto Radev.
Forse per questo parecchi Paesi, soprattutto quelli BRICS o non allineati, ritengono che l'era unipolare americana sia terminata. Si vede anche dal tentativo canadese di disincagliarsi dalla presa statunitense, cercando alleanze alternative (magari sempre in ambito occidentale). Ad esempio secondo il Financial Times, il Canada intende partecipare al prestito UE per l'Ucraina, le parti intendono concordare l'entità del contributo canadese prima del vertice UE-Canada previsto a Montreal alla fine di ottobre di quest'anno. L'obiettivo del premier canadese Carney è rafforzare le relazioni con l'Europa e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Le potenze occidentali litigano fra di loro ma sono d'accordo sull'osteggiare la Russia. L'Occidente arriva a minacciare diversi Paesi per le loro buone relazioni con Mosca, ma non esprimono dubbi sulla normalità dell'acquisto di prodotti energetici dalla Russia, soprattutto in questo periodo in cui l'approvvigionamento dal Medio Oriente è quasi azzerato a causa dell'attacco americano e sionista contro l'Iran. Questi metodi di "aggiustamento" commerciale assomigliano a "una barzelletta di politica estera moderna", ha dichiarato Maria Zakharova in un'intervista. Secondo lei, è "al tempo stesso divertente e triste: gli occidentali, anche in questo caso, non hanno uno standard comune".
Intanto qualcuno comincia ad aprire gli occhi sulla situazione bellica in corso in Europa. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha esortato i Paesi europei a "non chiudere gli occhi" e a tenere conto del rischio di una risposta russa in seguito ai continui attacchi sul proprio territorio. "Non è forse imprudente inviare le proprie armi a lungo raggio per attacchi nel profondo della Russia?", ha detto Radev.
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