venerdì 30 ottobre 2026

Deforestazione ed auto elettriche viaggiano insieme...

 



Le batterie dei veicoli elettrici di alcune delle principali case automobilistiche occidentali potrebbero avere una connessione con la deforestazione. Un’inchiesta  https://www.journalismfund.eu/indonesia-forests-nickel-vokswagen?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, finanziata da Journalismfund Europe e dal Pulitzer Center, ha analizzato i documenti societari, commerciali e doganali di società come Tesla, Ford e Volkswagen. Tra le miniere della loro catena di approvvigionamento ce ne sarebbero anche alcune in Indonesia, da tempo sotto i riflettori dei gruppi ambientalisti per la distruzione della foresta e l’impatto sulle comunità indigene locali.

Le auto elettriche sono uno dei pilastri della transizione energetica. Per questo l’inchiesta è un monito per le società coinvolte: servono una filiera dei materiali più tracciabile e una minore dipendenza da metalli come il nichel. E occorre puntare sul riciclo delle batterie, lo sviluppo di veicoli elettrici più piccoli e altre soluzioni sostenibili.


Le miniere di nichel di Sulawesi e la deforestazione in Indonesia

Le miniere di Cahaya e Hengjaya sono due grandi siti di estrazione di nichel sull’isola di Sulawesi, in Indonesia. L’area in cui sorgono è classificata come “foresta produttiva”: le attività al suo interno dovrebbero quindi riguardare la silvicoltura. Nel corso degli anni, però, i governi indonesiani che si sono succeduti hanno indebolito le misure di protezione ambientale. Hanno così concesso nuovi permessi per attività industriali, tra cui quella estrattiva.

Il risultato è stata una progressiva perdita di foresta. Secondo Revealed: VW, Ford and Tesla batteries linked to destructive deforestation of indigenous lands | Mining | The Guardian l’estrazione di nichel potrebbe aver pesato per due terzi sulla deforestazione registrata dal 2001 nella concessione di Cahaya e per oltre la metà in quella di Hengjaya. L’Ong indonesiana Auriga stima inoltre che Sulawesi Cahaya Mineral, la società che gestisce la miniera di Cahaya, abbia contribuito al disboscamento di altri 330 ettari di foresta nel 2024. Nel 2025 la società ha ricevuto due sanzioni per aver disboscato al di fuori dei limiti consentiti.

I Tolaki, popolazione indigena dell’area, hanno denunciato la perdita delle proprie fonti di sussistenza a causa del disboscamento. Hanno anche sottolineato che i benefici per lo sviluppo promessi dalle miniere non hanno avuto alcun riflesso sulle loro vite.

Il percorso del nichel indonesiano dalle miniere alle batterie

Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il minerale estratto nelle due concessioni viene inviato a una fonderia a Morowali, sulla costa orientale di Sulawesi. La fonderia è gestita da una filiale locale del produttore di catodi Huayou. Nel 2024 la miniera di Cahaya ha consegnato alla fonderia di Morowali 11 milioni di tonnellate di limonite, un minerale che contiene nichel. Qui la limonite viene raffinata in precipitato di idrossido misto, il materiale usato per produrre i catodi delle batterie. Il precipitato viaggia poi verso la Cina, dove rifornisce Catl, la più grande produttrice di batterie al mondo. Secondo https://www.theguardian.com/environment/2026/oct/16/vw-ford-tesla-batteries-deforestation-indigenous-lands?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, le spedizioni dalla fonderia ai porti cinesi valevano 606 milioni di dollari nel 2024 (circa 560 milioni di euro) e 470 milioni di dollari nel 2025 (circa 415 milioni di euro).

Da qui, il nichel estratto nelle miniere indonesiane potrebbe essere finito nelle batterie dei veicoli elettrici delle principali case automobilistiche internazionali. I bilanci delle società cinesi coinvolte includono infatti clienti come Volkswagen, Ford, Tesla, Volvo, Bmw, General Motors, Stellantis e Hyundai. L’inchiesta ha così ricostruito i collegamenti tra miniere, impianti di lavorazione, produttori di componenti e costruttori di auto. Non è però possibile stabilire con precisione quali batterie siano state realizzate con il nichel di Cahaya e Hengjaya.

Riciclo, trasporto pubblico e tracciabilità per ridurre i rischi

L’https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/global-nickel-demand-in-the-net-zero-scenario-2023-2040?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter che la domanda globale di nichel raddoppierà entro il 2040, raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate. Se il nichel resta legato a pratiche di disboscamento come quelle documentate in Indonesia, i benefici della transizione ecologica legata ai veicoli elettrici rischiano di ridursi notevolmente o di azzerarsi.

Come evidenzia l’inchiesta, la risposta non sta nella demonizzazione della mobilità sostenibile privata. Sta invece in una serie di soluzioni che rendano il processo più efficiente. Tra le principali ci sono il riciclo delle batterie, il potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione delle dimensioni delle automobili e la ricerca di materiali alternativi al nichel, con un’estrazione a più basso impatto ambientale. Secondo studi condotti negli Stati Uniti, un trasporto pubblico più efficiente ridurrebbe la domanda di litio tra il 18% e il 66%. Con un riciclo delle batterie più efficiente, la riduzione arriverebbe fino al 92%.

Un altro aspetto su cui investire è il controllo delle catene di fornitura. Le case automobilistiche occidentali coinvolte nell’inchiesta hanno infatti sostenuto di non avere i mezzi per verificare da dove provenga ogni singolo componente delle loro batterie, né come sia stato estratto. Processi commerciali più trasparenti e meglio tracciati permetterebbero di evitare tutto questo.

Luigi Mastrodonato  -  Dalla newsletter Chicxulub di valori.it


da Wikipedia (estrazione del nichel in Indonesia)


giovedì 29 ottobre 2026

Abu Dhabi. Preparativi per i negoziati tra USA, Ucraina e Russia con ospiti indesiderati...



L'Unione Europea sta allestendo una delegazione diplomatica per i negoziati di pace sulla guerra in Ucraina ad Abu Dhabi, previsti per la prima metà di novembre 2026, nonostante non sia stata ufficialmente invitata al tavolo delle trattative. 

La Russia, gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno concordato un summit trilaterale negli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, Mosca e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov hanno espresso forte contrarietà alla presenza europea, definendo i tentativi dell'UE un'intromissione non richiesta e specificando che gli europei potranno sedersi al tavolo solo in una fase successiva. I media riportano persino indiscrezioni secondo cui, nel caso in cui i diplomatici europei si presentassero, verrebbero "alloggiati in un hotel separato" e non  ammessi nella stanza dei bottoni.

Il tentativo di intrufolarsi, indesiderati ospiti, è un'iniziativa della Commissione Europea, che si sta concretizzando attraverso la formazione di una squadra, guidata da Björn Seibert, capo del gabinetto di Ursula von der Leyen. L'obiettivo dell'UE è di partecipare alle decisioni strategiche ed evitare che i termini sulla futura architettura di sicurezza del Vecchio Continente vengano stabiliti unicamente da Washington, Mosca e Kiev. 

La gestione dell'evento di Abu Dhabi ha generato forti tensioni tra le capitali europee. Telefonate indipendenti a Vladimir Putin da parte del presidente finlandese Alexander Stubb e del premier norvegese Jonas Gahr Støre hanno irritato alleati come la Danimarca e la Polonia, contrari ad azioni non coordinate.  Paesi come l'Italia (tramite Palazzo Chigi) stanno spingendo con urgenza affinché venga nominato un unico rappresentante ufficiale europeo per evitare che l'Europa perda completamente il proprio peso diplomatico muovendosi in ordine sparso.

Comunque l'assistente del Presidente della Federazione Russa, Yuri Ushakov, ha confermato che nessuno ha invitato i rappresentanti europei ai negoziati di Abu Dhabi.




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 28 ottobre 2026

L'Iran ringrazia la Russia... (mentre aspetta i risultati elettorali in Israele)...



Il presidente iraniano, durante la visita a Mosca per l'incontro con Putin, ha ringraziato ancora una volta la Russia per il sostegno offerto all'Iran in quasi tutti i settori. A proposito delle diverse affermazioni secondo cui la Russia "ha abbandonato l'Iran", "non sostiene l'Iran", ecc., è importante sottolineare che l'Iran ringrazia costantemente la Russia, spesso anche più della Cina.

Naturalmente, molti aspetti dell'aiuto all'Iran non sono pubblici per ovvie ragioni, così come molti aspetti dell'aiuto cinese. Tuttavia, come ormai è evidente a molti, le guerre in Medio Oriente e in Ucraina sono interconnesse.

Intanto da Israele giungono a rilento i risultati parziali e preliminari per il rinnovo della Knesset.  In Israele le commissioni elettorali contano e ricontano le schede, evidenziando una situazione di forte stallo politico. In base all'ultimo aggiornamento ufficiale parziale  del 28 ottobre 2026, il Likud del Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu si conferma il primo partito con il 20,95% dei voti, corrispondenti a una proiezione di 27 seggi. Al secondo posto si attesta la lista Yashar, guidata dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, che ottiene il 16,07% dei consensi, pari a 21 seggi.

Al momento nessuno dei due schieramenti principali ha raggiunto la soglia della maggioranza di 61 seggi necessaria per governare in autonomia.

Le elezioni in Israele sono molto combattute. Secondo le stime preliminari l'opposizione è in vantaggio, in termini di mandati, mentre formalmente Netanyahu è in testa per numero di voti, ma nel complesso otterrà meno seggi. I partiti arabi hanno ottenuto molti seggi e ora entrambi i principali blocchi politici cercheranno di stringere accordi con loro.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 27 ottobre 2026

USA i democratici si preparano alle elezioni di midterm cercando motivazioni per "silurare" Trump


...e adesso pover'uomo?

"I Democratici stanno preparando un'indagine sull'accordo di Trump per le forniture di diesel russo", riporta  Axios

Importanti esponenti del Partito Democratico hanno chiesto a importanti banche e porti americani di conservare la documentazione relativa a possibili importazioni di carburante diesel russo e ad altre transazioni con risorse energetiche russe.

Se i Democratici ottengono il controllo di una o entrambe le Camere del Congresso, l'indagine sugli accordi dell'amministrazione Trump con Mosca potrebbe diventare una delle loro priorità.

In precedenza, Trump aveva annunciato un accordo che apriva le risorse energetiche russe ai mercati globali, compreso quello americano. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sospeso l'applicazione di alcune sanzioni per attuare l'accordo.

Gli oppositori dell'accordo sostengono che tali misure potrebbero essere in contrasto con una legge del 2022 che vieta l'importazione di petrolio, gas e prodotti petroliferi russi.

Insomma  negli Stati Uniti  in vista delle elezioni di midterm,  del 3 novembre 2026, il Partito Democratico punta a conquistare il controllo del Congresso per arginare politicamente  ogni azione del Presidente Donald Trump. I sondaggi e i modelli previsionali indicano un netto vantaggio nazionale per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti (circa 8-10 punti di scarto genericamente) e una forte competitività anche per il Senato, favorita dal calo di gradimento del capo della Casa Bianca.

L'obiettivo strategico dell'opposizione non mira a una rimozione immediata tramite un nuovo impeachment  -scenario considerato improbabile per la difficoltà di raggiungere i due terzi al Senato-, bensì a trasformare Trump in una "anatra zoppa" e a depotenziare politicamente la sua amministrazione.

In caso di vittoria, i Democratici otterranno la presidenza delle commissioni parlamentari alla Camera e potenzialmente al Senato. Questo potere permetterà loro di emettere mandati di comparizione (subpoena) e avviare indagini ufficiali su presunti casi di corruzione interna, sui conflitti di interesse legati alle attività commerciali della famiglia Trump, sulla gestione dei fondi pubblici, ecc.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 26 ottobre 2026

Nessuna speranza di pace con Zelensky al potere in Ucraina...

 


Zelenski ha dichiarato che "l'Ucraina non accetterà mai uno status neutrale e non allineato, né una riduzione dell'esercito. Queste  -ha affermato- sono linee rosse irrinunciabili".

Nelle ultime interviste rilasciate ai media internazionali, la posizione ufficiale di Zelensky lascia poche speranze per un eventuale accordo di pace con la Russia. 

In recenti colloqui con emittenti statunitensi, Zelensky ha definito il congelamento dei combattimenti lungo l'attuale linea del fronte come un "passo più realistico" per fermare le ostilità.  Pur accettando una tregua sulle linee attuali. Zelensky ha ribadito che l'Ucraina non è disposta a cedere formalmente o legalmente i territori attualmente occupati dalla Russia. 

Inoltre -e questo è il punto cruciale- Zelensky dice "No alla neutralità forzata": Kiev insiste sul fatto che i negoziati non debbano costringere il Paese a una neutralità permanente, quindi resta in piedi la decisione di aderire alla UE ed alla NATO da parte dell'Ucraina. Inoltre Zelensky richiede solide garanzie di sicurezza internazionali, compreso lo stanziamento di truppe alleate sulle linee del cessate il fuoco per evitare futuri attacchi da parte di Mosca. 

Sulla base di queste pre-condizioni  Zelensky sarebbe  comunque disposto  a nuovi incontri e tavoli tecnici trilaterali che coinvolgano Ucraina, Stati Uniti e Russia. Tuttavia esprime  cautela, ipotizzando che le aperture del Cremlino ai negoziati possano essere una "strategia politica".

Dall'altro lato, la leadership russa si dice pronta a proseguire i colloqui diplomatici e trilaterali, ma mantiene ferme le sue richieste strategiche (tra cui la rinuncia definitiva dell'Ucraina alle ambizioni NATO e al controllo delle regioni russofone che hanno scelto con un referendum di aderire alla Federazione Russa), escludendo al momento un cessate il fuoco immediato senza passi concreti sui propri obiettivi. 



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

domenica 25 ottobre 2026

Brasile. Lula o Bolsonaro... chi vincerà?


Notizie dell'ultima ora - Il presidente uscente di centro-sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile, sconfiggendo al ballottaggio del 25 ottobre 2026 il candidato della destra Flávio Bolsonaro (figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro)... 



Si è votato in Brasile, domenica 25 ottobre 2026, per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. La sfida, considerata un testa a testa serratissimo dai principali sondaggi, vede contrapposti il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva (Partito dei Lavoratori - PT) e il senatore Flávio Bolsonaro (Partito Liberale - PL), figlio dell'ex capo di Stato Jair Bolsonaro.

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange si è schierato a favore di Luiz Inácio Lula da Silva, con questa motivazione: «Fuori dal potere, Lula si è battuto per la mia libertà» scrive Assange, ricordando i 1.901 giorni passati in isolamento. «Al contrario, Jair e Flávio Bolsonaro non hanno fatto nulla e non hanno detto nulla». E aggiunge: «Senza la capacità di dire no a Washington e Tel Aviv non può esserci una politica interna, solo istruzioni dall’estero», scrive l'Indipendente.

Aggiornamenti:


La pubblicazione dei primi dati reali è prevista a partire dalla serata (ora locale).
 

L'ultimo duello televisivo trasmesso su TV Globo ha visto forti scontri verbali. Come riportato da Il Fatto Quotidiano il 24 ottobre, Bolsonaro ha attaccato l'avversario ironizzando sulla perdita del dito mignolo subita da Lula in un incidente sul lavoro nel 1964; il presidente ha replicato rivendicando con orgoglio il suo passato da operaio metalmeccanico.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 24 ottobre 2026

Se la protesta diventa "fuorilegge"... - Lettera aperta di Antonio Castronovi

 


Per rispondere alla manifestazione di Milano, di alcuni giorni fa, censurata dalla grande stampa e dal governo, si è messo in moto all'unisono il "sistema" per fronteggiare questa "grave" emergenza nazionale e la "violenza" di "bande" di ragazzini.

Col Decreto Sicurezza approvato di corsa (come l'emergenza reclamava!), il governo mobilita l'esercito con 500 militari (per ora solo a Milano) per proteggerci da adolescenti pericolosi (che vogliono rubare capi firmati nelle boutique di lusso). Il decreto prevede il divieto di radunarsi in più di cinque minorenni in un luogo pubblico o durante una manifestazione potrà essere disposto dal questore; estensione del fermo preventivo anche per i minorenni in luoghi pubblici qualora si ravvedano rischi potenziali per la sicurezza (una carta bianca per il fermo anche solo in base a dei semplici sospetti); si parla di intensificare l'utilizzo di droni sulle nostre teste per controllarci meglio , non solo quando manifestiamo; sarà punito col carcere fino a 12 anni chi convoca manifestazioni non autorizzate di protesta coi social, quindi niente "rivoluzione colorata". Non ne hanno bisogno (per ora!), ma rimangono valide -invece- per i Paesi non allineati a Bruxelles e alla NATO, dove la violenza rimane buona e democratica, benedetta dalla Von der Leyen, quindi legittima, e i social qui sono i benvenuti.

Le manifestazioni saranno quindi consentite solo se convocate, anche con i social, da organizzazioni certificate in grado di garantire ordine, disciplina, compostezza, senza troppi grilli per la testa e che possono essere allegre, gioiose, colme d'amore e piene di antifascismo retorico.

Le uniche "proteste" consentite saranno praticamente quelle che fanno riferimento alla attuale opposizione parlamentare (per ora!). Vietate quindi le manifestazioni di protesta che non garantiscono la compatibilità con l’ordine sociale e istituzionale esistente.
Le proteste dei trasportatori e degli agricoltori che stanno infiammando il Sud contro l'economia di guerra e il caro gasolio, con un ampio e straordinario sostegno popolare, sarebbero quindi anch'esse fuori della legalità e i trattori e i camion potranno essere requisiti dalle forze dell'ordine per blocco stradale.

Questa protesta dei territori periferici del Sud sta assumendo sempre più nella coscienza popolare un carattere meridionalista e sta rendendo evidente che il Sud non ha rappresentanza né al governo e né all'opposizione del sistema politico e mediatico.

Questo vuoto meriterebbe attenzione e considerazione politica da parte di tutti quelli che si candidano a identificarsi in una postura anti-sistemica contro la guerra e l'economia di guerra e dei suoi promotori, NATO e UE in primis. Vedremo se accadrà. Ma ho i miei dubbi, nonostante si sia sollevata qualche flebile voce in tale direzione. In genere prevale, tranne lodevoli eccezioni, il non detto che queste siano esplosioni di carattere corporativo e parziale, fuochi di paglia, che non meritano attenzioni politiche da parte dell'ortodossia teorica incentrata sulla centralità del conflitto capitale-lavoro sempre e comunque, prevalente nella galassia variamente e diversamente comunista del nostro Paese. Una semplificazione astorica della teoria marxiana delle lotte di classe e del materialismo storico.

Ovviamente queste posizioni sono da criticare, ma spiegano da sé la loro inconsistenza politica in assenza di riferimenti e di interessi sociali reali di cui siano portatori.

Oggi la lotta di classe non è prevalentemente tra borghesia e proletariato, soggetti storici usciti sconfitti in occidente dalla globalizzazione. Lo scontro in atto è tra le élite tecno-finanziarie- militari e la sovranità degli stati e dei popoli, tra globalismo in crisi e multipolarismo, tra il capitale finanziario e militare da una parte e gli strati sociali usciti perdenti dalla lotta di classe del Novecento: il ceto medio impoverito, le periferie territoriali ed urbane nelle metropoli, le classi lavoratrici dei settori industriali marginalizzati nelle piccole e medie imprese e nei servizi poveri delle metropoli, la piccola e media impresa produttiva e contadina nell'industria e nelle campagne che soffrono la pressione delle multinazionali che controllano le filiere produttive e i prezzi . Da aggiungere i "moderni" lavoratori super sfruttati nei servizi del capitalismo delle piattaforme governati da algoritmi impersonali.

Questa rivolta in atto è lo specchio oggi della crisi di egemonia del globalismo neoliberale su cui forze autenticamente rivoluzionarie potrebbero far leva per disarticolare e rompere la gabbia d'acciaio dell'oligarchia tecno-militare della UE e della NATO impegnata in una guerra di sopravvivenza contro la Russia in Ucraina e che sta impoverendo le società occidentali e ne sta condizionando le menti per renderle ricettive alla propaganda ossessiva di guerra. Il fantasma di Putin aleggia ormai come una comica sulle rovine morali e sociali dell'Europa e testimonia della disperazione in cui sono precipitate le nostra classi dirigenti.
Noi non vediamo purtroppo questa potenzialità . Non ci sarà purtroppo nessuno sciopero generale del sindacato confederale a sostegno di questa protesta popolare, come manca oggi pure la solidarietà di quello territoriale meridionale alle lotte in corso.

Giuseppe Di Vittorio si sta rivoltando nella tomba!

Fa eccezione a questo triste scenario il sindacato USB che ha indetto meritoriamente uno sciopero generale per il 30 ottobre 2026 in concomitanza con lo sciopero internazionale dei portuali contro la militarizzazione dei porti e la guerra. Non reclama un finto pacifismo: questa insurrezione di popolo reclama una risposta politica , essendo inadeguata e insufficiente quella puramente sindacale, pur importante.

Ma la pericolosità politica di questi movimenti è stata ben colta dall'apparato repressivo che sovraintende le politiche autoritarie europee che tramite le loro agenzie nazionali sta reagendo con la militarizzazione del conflitto sociale, imponendo misure di guerra come il coprifuoco in Francia e l'ingresso dei militari nella gestione dell'ordine pubblico in Italia.
Da oggi in poi, in Italia, le manifestazioni soprattutto se spontanee e contro il carovita, contro la guerra, contro la UE, contro la NATO diventeranno di per sé portatrici di odio e di violenza e quindi saranno tutte monitorate per motivi di ordine pubblico: chi manifesta può incorrere nelle norme repressive del decreto sicurezza, ovviamente pensate, orwellianamente, per proteggerci dalla violenza e dalle tentazioni di una qualche "rivoluzione...". Insomma la "Rivoluzione" e la protesta sociale da oggi sono fuori legge!

Non si sa mai... con tutti questi camionisti, agricoltori, operai, maranza vari, studenti in piazza... Potrebbero farsi venire strane idee in testa.

A proposito! Non sarebbe male lavorare politicamente per unificare i due poli dell'opposizione: quelle delle periferie urbane prodotte dalla globalizzazione e dai suoi valori consumistici e quelle delle periferie territoriali del Sud e delle zone interne, colpite e desertificate dalla industrializzazione capitalistica o ridotte a zone di servitù militari e industriali come la tanto devastata Taranto.

Sic rebus stantibus, il prossimo passo sarà il coprifuoco come in Francia. E pure peggio.

C'è solo una emergenza nazionale! E non è quella propagandata col decreto. La vera emergenza nazionale è farla finita con questi governi imbelli, di destra o di sinistra, al servizio della economia di guerra e dell'oligarchia UE-NATO, per ripristinate la nostra sovranità politica e decidere liberamente del nostro futuro.

Antonio Castronovi - Libero pensatore