Le batterie dei veicoli elettrici di alcune delle principali case automobilistiche occidentali potrebbero avere una connessione con la deforestazione. Un’inchiesta https://www.journalismfund.eu/indonesia-forests-nickel-vokswagen?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, finanziata da Journalismfund Europe e dal Pulitzer Center, ha analizzato i documenti societari, commerciali e doganali di società come Tesla, Ford e Volkswagen. Tra le miniere della loro catena di approvvigionamento ce ne sarebbero anche alcune in Indonesia, da tempo sotto i riflettori dei gruppi ambientalisti per la distruzione della foresta e l’impatto sulle comunità indigene locali.
Le auto elettriche sono uno dei pilastri della transizione energetica. Per questo l’inchiesta è un monito per le società coinvolte: servono una filiera dei materiali più tracciabile e una minore dipendenza da metalli come il nichel. E occorre puntare sul riciclo delle batterie, lo sviluppo di veicoli elettrici più piccoli e altre soluzioni sostenibili.
Le miniere di nichel di Sulawesi e la deforestazione in Indonesia
Le miniere di Cahaya e Hengjaya sono due grandi siti di estrazione di nichel sull’isola di Sulawesi, in Indonesia. L’area in cui sorgono è classificata come “foresta produttiva”: le attività al suo interno dovrebbero quindi riguardare la silvicoltura. Nel corso degli anni, però, i governi indonesiani che si sono succeduti hanno indebolito le misure di protezione ambientale. Hanno così concesso nuovi permessi per attività industriali, tra cui quella estrattiva.
Il risultato è stata una progressiva perdita di foresta. Secondo Revealed: VW, Ford and Tesla batteries linked to destructive deforestation of indigenous lands | Mining | The Guardian l’estrazione di nichel potrebbe aver pesato per due terzi sulla deforestazione registrata dal 2001 nella concessione di Cahaya e per oltre la metà in quella di Hengjaya. L’Ong indonesiana Auriga stima inoltre che Sulawesi Cahaya Mineral, la società che gestisce la miniera di Cahaya, abbia contribuito al disboscamento di altri 330 ettari di foresta nel 2024. Nel 2025 la società ha ricevuto due sanzioni per aver disboscato al di fuori dei limiti consentiti.
I Tolaki, popolazione indigena dell’area, hanno denunciato la perdita delle proprie fonti di sussistenza a causa del disboscamento. Hanno anche sottolineato che i benefici per lo sviluppo promessi dalle miniere non hanno avuto alcun riflesso sulle loro vite.
Il percorso del nichel indonesiano dalle miniere alle batterie
Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il minerale estratto nelle due concessioni viene inviato a una fonderia a Morowali, sulla costa orientale di Sulawesi. La fonderia è gestita da una filiale locale del produttore di catodi Huayou. Nel 2024 la miniera di Cahaya ha consegnato alla fonderia di Morowali 11 milioni di tonnellate di limonite, un minerale che contiene nichel. Qui la limonite viene raffinata in precipitato di idrossido misto, il materiale usato per produrre i catodi delle batterie. Il precipitato viaggia poi verso la Cina, dove rifornisce Catl, la più grande produttrice di batterie al mondo. Secondo https://www.theguardian.com/environment/2026/oct/16/vw-ford-tesla-batteries-deforestation-indigenous-lands?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter, le spedizioni dalla fonderia ai porti cinesi valevano 606 milioni di dollari nel 2024 (circa 560 milioni di euro) e 470 milioni di dollari nel 2025 (circa 415 milioni di euro).
Da qui, il nichel estratto nelle miniere indonesiane potrebbe essere finito nelle batterie dei veicoli elettrici delle principali case automobilistiche internazionali. I bilanci delle società cinesi coinvolte includono infatti clienti come Volkswagen, Ford, Tesla, Volvo, Bmw, General Motors, Stellantis e Hyundai. L’inchiesta ha così ricostruito i collegamenti tra miniere, impianti di lavorazione, produttori di componenti e costruttori di auto. Non è però possibile stabilire con precisione quali batterie siano state realizzate con il nichel di Cahaya e Hengjaya.
Riciclo, trasporto pubblico e tracciabilità per ridurre i rischi
L’https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/global-nickel-demand-in-the-net-zero-scenario-2023-2040?mtm_campaign=chicxulub&mtm_kwd=2810&mtm_source=newsletter che la domanda globale di nichel raddoppierà entro il 2040, raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate. Se il nichel resta legato a pratiche di disboscamento come quelle documentate in Indonesia, i benefici della transizione ecologica legata ai veicoli elettrici rischiano di ridursi notevolmente o di azzerarsi.
Come evidenzia l’inchiesta, la risposta non sta nella demonizzazione della mobilità sostenibile privata. Sta invece in una serie di soluzioni che rendano il processo più efficiente. Tra le principali ci sono il riciclo delle batterie, il potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione delle dimensioni delle automobili e la ricerca di materiali alternativi al nichel, con un’estrazione a più basso impatto ambientale. Secondo studi condotti negli Stati Uniti, un trasporto pubblico più efficiente ridurrebbe la domanda di litio tra il 18% e il 66%. Con un riciclo delle batterie più efficiente, la riduzione arriverebbe fino al 92%.
Un altro aspetto su cui investire è il controllo delle catene di fornitura. Le case automobilistiche occidentali coinvolte nell’inchiesta hanno infatti sostenuto di non avere i mezzi per verificare da dove provenga ogni singolo componente delle loro batterie, né come sia stato estratto. Processi commerciali più trasparenti e meglio tracciati permetterebbero di evitare tutto questo.
Luigi Mastrodonato - Dalla newsletter Chicxulub di valori.it













